(Agi) "Io la donna piu' sexy del pianeta? Penso che qualsiasi cosa nella vita debba essere presa con una gigantesca dose d'ironia, soprattutto se si fa la mia professione. Questo titolo e' una cosa molto carina, un gran bel complimento, ma sappiamo tutti che 'la donna piu' sexy del mondo' non esiste". Cosi' si racconta la bella attrice in un'intervista esclusiva al settimanale 'Grazia'. Charlize, in partenza per la Mostra del Cinema di Venezia -sara' la figlia di Kim Basinger nel film drammatico 'The Burning Plain'- e' ora su tutti gli schermi americani con Hancock, il nuovo film di Will Smith, in Italia dal 12 settembre. "Sono sempre stupita di quanto siamo ossessionati dalla bellezza", prosegue, "Io cerco di vivere in modo sano, ma non sto cosi' attenta al fattore estetico. Ho fumato per molti anni e sono sicura che, prima o poi, i segni saranno visibili sul mio volto. Spero di essere capace di accettare questi cambiamenti, anche perche' sono le conseguenze di una vita in cui mi sono divertita molto". Fidanzata con l'attore e regista Stuart Towsend, Charlize confida: "Non sono mai stata contraria al matrimonio, ma sin da piccola mi sono considerata diversa dalle mie amiche. Loro collezionavano foto di abiti bianchi, io non ho mai avuto quel desiderio". E continua: "Voglio vivere in un Paese dove tutti abbiano uguali diritti. Ora sono cittadina statunitense e mi rattrista pensare che l'amore di alcuni non sia ritenuto uguale a quello di altri (il riferimento e' alle unioni omosessuali, ndr). Mi sentirei ipocrita a sposarmi se lo Stato e la Chiesa sono i primi a discriminare. Pero' so anche che, se aspetto che questo diritto sia riconosciuto, finiro' per non sposarmi mai". .
lunedì 18 agosto 2008
Charlize Theron e le unioni gay: "Che ipocrisia discriminare l'amore.
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14:38:00
Etichette: attori, cinema, questione omosessuale, unioni civili
Polemiche. Cattolici e alleanze spregiudicate.
(Chiara Saraceno - La Stampa) Non ci si dovrebbe sorprendere che Famiglia Cristiana critichi il governo per la mancanza di una politica di contrasto alla povertà e più in generale per una diffusa indifferenza, quando non criminalizzazione dei poveri. O che denunci una diffusa indifferenza per le difficoltà quotidiane delle famiglie con redditi modesti. Queste alla ripresa autunnale si troveranno alle prese non solo con gli aumenti degli alimentari di base, delle tariffe della luce e del gas, ma anche delle rette nei nidi e nelle scuole materne e magari di qualche taglio alla già scarsa assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti. Le ristrettezze di bilanci locali falcidiati, tra l’altro, dall’eliminazione dell’Ici possono infatti essere compensate solo fino a un certo punto dall’eliminazione di sprechi e inefficienze. La difesa dei più poveri e dei più fragili dovrebbe essere la prassi normale di una rivista d’ispirazione cattolica. Ciò che sorprende è che lo faccia solo ora. Dopo mesi e mesi in cui il tema più caldo su cui l’autorevole rivista ha battuto con una sistematicità e un vigore (spesso anche livore) degni di miglior causa è stato la difesa della «famiglia tradizionale», tout court definita come naturale. E la denuncia della pericolosità dei pochi difensori di una cultura laica che ancora osano parlare nel nostro Paese. Chi oggi si stupisce e si offende per la violenza delle accuse era ben contento quando dagli stessi pulpiti, e talvolta dalle stesse persone, chiunque avesse una visione meno univoca della famiglia e dei rapporti tra le persone, meno apodittica sulle questioni che riguardano la vita e la morte, veniva e viene tacciato d’immoralità e malafede. Quando non veniva identificato come pericoloso per gli stessi fondamenti del vivere sociale.
Sul ruolo di defensor fidei e defensor ecclesiae della destra si è giocata, da ambo le parti, una partita non limpida in cui ciascuno ha pensato di usare l’altro. Subito dopo la formazione del governo, c’è stata la delusione per la mancanza di «ministri riconoscibilmente cattolici», espressa anche da Famiglia Cristiana. Le corrisponde specularmente oggi la delusione dei politici al governo per le critiche della rivista. Essi si vedono sfuggire una legittimazione che avevano creduto di aver conquistato durevolmente con la promessa (esplicitata formalmente anche da Berlusconi all’atto della sua prima visita in Vaticano) di non toccare il diritto di famiglia e di «compiacere la Chiesa» in tutte le norme che riguardano i temi di bioetica.
In realtà, ciò che i politici italiani di destra, sinistra e centro non sembrano capire è che le istituzioni cattoliche in Italia, con tutte le loro anche importanti differenze, condividono la pretesa del monopolio di definizione dei valori e delle norme appunto sulle questioni che riguardano la famiglia, la sessualità, l’origine e la fine della vita. Su questo sono disposti anche alle alleanze più spregiudicate e a giustificare ogni forma di doppia morale, oltre che a far cadere governi. Sul resto, si tengono le mani libere e possono far valere le proprie differenze.
Proprio perché la Chiesa cattolica ha vinto nella partita più importante, quella della famiglia e dei temi bio-etici, per altro anche con la connivenza di un centro-sinistra impaurito e afono, Famiglia Cristiana può oggi dare voce alla sua anima più sociale. Meglio questo che nulla. Ma non facciamone una sorta di paladino della libertà e della democrazia, neppure quando usa parole forti e forse fuori luogo, come l’accusa di fascismo. Soprattutto spero che l’opposizione non la usi per cercare di (ri-)legittimarsi. Sarebbe ben triste e rischioso per la nostra democrazia che, dopo aver di fatto delegato alla Chiesa e ai cattolici (in primis a quelli del Pd) la definizione dei limiti della laicità, ora l’opposizione delegasse a Famiglia Cristiana la critica all’azione del governo.
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14:19:00
Etichette: cattolici, centrodestra, famiglia cristiana, governo, polemiche
Uomini. Vincent Cassel: "Trovate che io sia sexy?"
Ha stregato Monica Bellucci ed è stato scelto per far rivivere un leggendario bandito playboy in quello che sarà il più costoso film francese mai prodotto. Eppure, sostiene lui, "sono stupito di piacere alle donne".
(Paola Jacobbi - Vanity Fair) [...] Vincent Cassel, che compirà 42 anni a novembre, è alla vigilia di un momento clou della sua carriera. Il 22 ottobre, uscirà in Francia (ma, prima, dovrebbe essere presentato al Festival di Toronto), il film che lo dovrebbe consacrare definitivamente [...].
Diviso in due parti di un paio d'ore ciascuna - stile Kill Bill - che si intitolano L'istinto di morte e Il nemico pubblico numero uno, racconta la vita, le armi e gli amori di Jacques Mesrine, il gangster più famoso di Francia, braccato per anni e infine ucciso dalla polizia per le strade di Parigi nel 1979 [...].
Per un attore, recitare nella parte di un super «cattivo» come Jacques Mesrine dev'essere fantastico.
«Recitare non è un lavoro. È un gioco in cui è bello perdersi completamente. Ecco perché mi piace interpretare i cattivi. Ti consentono di fare tutte le cose che nella vita non faresti mai».
Cose che comprendono la violenza? L'aggressività?
«Anche. Viviamo in una società in cui ci sono molte regole da rispettare. La buona educazione e la gentilezza prevalgono, ed è bene che sia così. Però ci sono molti aspetti istintivi degli esseri umani che restano repressi. Per un attore, è sempre interessante incontrare il Male. Anche perché il Male spesso è molto creativo».
...Lei, al cinema, non ha paura di niente. Film difficili, polemici, da L'odio a Irréversible. Ha interpretato gay e delinquenti. Nella vita, che cosa le fa paura? «La violenza. Il dolore per le amicizie che finiscono. Le incomprensioni nei rapporti umani».
Nel tempo libero, si diverte con il surf e le arti marziali.
«Vuol dire che mi piace provare la paura fisica? Sì, questo è vero. Ma, delle arti marziali, per esempio, amo molto l'aspetto coreografico. I pugni, proprio no».
...Di che cosa parla il film che ha realizzato in Brasile?
«È la storia della separazione di una coppia... Una storia malinconica su un amore che finisce, ambientata a Búzios, negli anni Ottanta...».
In Francia è un criminale da leggenda, in Brasile un protagonista sentimentale. E nei film americani...
«Lì, sono il "cattivone", francese o russo, l'uomo che si ama odiare».
In ogni continente, lei piace alle donne. Almeno quanto George Clooney. Lo sa, vero?
«Che Clooney piaccia alle donne, lo so. Quanto a me, sono stupito».
Non faccia il modesto.
«Il cinema ha un potere afrodisiaco. Infatti, prima di diventare un po' famoso, non mi si filava nessuno. E anche adesso, mi basta andare in un posto in cui sono meno conosciuto per avere molto meno successo con le ragazze. Al contrario, appena la gente sa che sei "qualcuno", anche se non ha visto né sentito nominare i tuoi film, improvvisamente diventi simpaticissimo. Le cito una canzone rap anni Novanta, dei A Tribe Called Quest: I wasn't that cute when I didn't have no loot, non ero così carino quando non avevo un soldo»...
Anglicani. Il vescovo Miller: "La chiesa d’Irlanda non accetterà mai le unioni gay”.
La conferenza di Lambeth è finita, ma non sono terminate le discussioni sui temi caldi che l’hanno attraversata. Così se il responsabile anglicano della chiesa d’Irlanda, l’Arcivescovo Alan Harper ha affermato che “se la scienza provasse che l’omosessualità è “naturale” la Chiesa dovrebbe ripensare la sua posizione sulle relazioni tra persone dello stesso sesso”, gli fa eco il vescovo Miller che afferma che “la chiesa d’Irlanda non potrà mai sostenere le relazioni omosessuali, anche nel caso in cui la scienza dimostrasse che sono naturali”. Come dire anche tra conservatori ormai non ci s’intende.
(Gionata news) Uno dei principali vescovi evangelici della Chiesa d’Irlanda, il vescovo Harold Miller, afferma che la chiesa (ndr evangelica d’Irlanda) non potrà mai sostenere le relazioni omosessuali, anche nel caso in cui la scienza dimostrasse che sono “naturali”.
Parlando in una intervista con la Nothern Irish Pubblication News Letter questa settimana, il vescovo Miller ha detto che il capo della chiesa d’Irlanda, l’Arcivescovo Alan Harper ha sbagliato ad asserire che, se la scienza provasse che l’omosessualità è “naturale” per alcuni uomini e donne, la Chiesa dovrebbe ripensare la sua posizione sulle relazioni tra persone dello stesso sesso.
”Non ha alcun senso affermare che, per il fatto che si è nati con una certa inclinazione, allora essa è data da Dio e si dovrebbe essere liberi di assecondarla nella propria vita“ ha detto il vescovo al giornale.
”Si dovrebbe allora dire che ci sono molte differenti inclinazioni con cui ciascuno nasce – anche se queste fossero un dato essenziale della loro natura – e che si spende una intera vita a cercare di dominarle. Il fatto che si sia nati con una di esse non implica alcun giudizio morale sull’inclinazione. Ci sono persone che combattono per dominare le loro inclinazioni inerentemente cattive. Alcune inclinazioni sono buone, altre non lo sono ed alcune sono miste.”
L’arcivescovo Harper ha dichiarato in una comunicazione ad una conferenza della organizzazione missionaria USPG, “Non è stato ancora conclusivamente dimostrato che per alcuni maschi e femmine l’omosessualità e gli atti omosessuali sono naturali piuttosto che innaturali.
Se questo dovesse essere dimostrato, sarebbe necessario riconoscere tutte le implicazioni di questo nuovo aspetto della verità, e questa conoscenza applicata per stabilire e riconoscere quale potrebbe essere il nuovo status delle relazioni omosessuali rispetto alla chiesa”
Il vescovo Miller ha ammonito che se la Chiesa compisse una inversione ad U sull’omosessualità, questo condurrebbe a cedere in altre contestate aree della sessualità umana.
”Ero davanti al portale di una Cattedrale in America il mese scorso ed ho letto un avviso che diceva ‘Chiunque stà andando alla parata GLBT (il Gay Pride, n.d.t) passerà prima in Cattedrale avrà la benedizione della sua relazione dal vescovo’ .
Non c’è dubbio - si inizia con gay, lesbiche, bisessuali e transessuali – e così la cosa si amplia e ci si deve chiedere: che cosa significa per qualcuno che è nato bisessuale seguire la sua inclinazione o inclinazioni?“.
Il vescovo Miller ha comunque dichiarato a News Letter che queste rivelazioni scientifiche non sarebbero basi sufficienti per alterare la posizione della Chiesa sull’omosessualità. Provare che l’omosessualità è naturale “non fa alcuna differenza” ha contestato.
Il vescovo Miller è appena tornato dalla Conferenza di Lambeth che si tiene una volta ogni dieci anni e si è conclusa Domenica scorsa con la Anglican Communion intatta ma ancora profondamente divisa sulla questione dell’omosessualità.
Il vescovo ha ribadito che nonostante la Communion ha spazio per molti punti di vista differenti, la verità dovrebbe venire prima dell’unità. Viviamo in una meravigliosa Comunione in cui si può essere in disaccordo l’un l’altro. Non penso che nessuno di noi a questo punto sappia se la Anglican Communion sarà mai più la stessa”, ha affermato. ”E’ meglio stare insieme ma non ad ogni costo – la verità è più importante dell’unità”. Ha sottolineato che l’opposizione all’omosessualità non è un attacco alle persone gay.
”Non penso che ci siano membri della Chiesa d’Irlanda [che] intraprenderanno una qualche deriva anti-gay o minacceranno le persone gay”, ha detto.
Riferendosi alle assicurazioni delle rappresentanze della chiesa Cattolico Romana ed Ortodossa a Lambeth circa il fatto che le rispettive Chiese stanno affrontando gli stessi problemi, ha detto, “Penso che la Anglican Communion si stia confortando con questi temi a beneficio dell’intera Chiesa e che ci sono altre Chiese che sanno perfettamente bene che questo è un problema, ma che non si sono mai trovate nella posizione di ammetterlo o menzionarlo ma stanno cercando di vedere come la Anglican Communion lo risolverà”.
I vescovi a Lambeth hanno convenuto sul continuare il processo di definizione di un patto che ponga le strutture per un’autorità all’interno della Communion e stabilisca un Forum Pastorale che si prenda cura dei pastori conservatori. Ha concluso il vescovo Miller che la conferenza di Lambeth “è finita meglio di come si è svolta e dove siamo arrivati l’ultimo giorno,era probabilmente la miglior punto a cui potevamo arrivare”.
Sphere: Related Content"100% furioso": il nuovo spettacolo queer di Ricci/Forte.
(Queerblog) Debutta il 20 agosto e sarà in scena fino al 23, con due repliche a sera, “100% furioso”, il nuovo spettacolo del duo Ricci/Forte, ospitato nella splendida cornice del Palazzo Ducale di Andria, in Puglia, nell’ambito della XII edizione del Festival Internazionale Castel dei Mondi, con la direzione artistica di Riccardo Carbutti. E, parafrasando il titolo, “100% queerness” è la cifra che caratterizza tutta la produzione teatrale del duo di drammaturghi, che si cimentano stavolta col tema della follia amorosa.
E’ l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto il punto di partenza delle storie che di dipanano nella forma dello spettacolo itinerante, affrescando “una raccolta di fiabe del desiderio per noialtri diseredati d’amore del XXI secolo”. Abbiamo chiesto a Stefano Ricci e Gianni Forte, che definiscono il loro un “sodalizio western”, le ragioni di questo nuovo lavoro. Dopo il salto, inoltre, trovate i nomi di tutti gli attori dello spettacolo.
Interrogare il tema della follia d’amore è un’operazione attuale?
Perdere la testa per i tentennamenti di Angelica non rende Orlando un caso originale. Il giorno in cui non bruceremo più d’amore, molti altri moriranno di freddo. Milioni di gesti inconsulti e fiumi di lacrime sono stati spesi intorno a un tradimento amoroso. La nostra sfida è quella di approfondire il senso di abbandono e il seme ossessivo che da questo viene generato.
Racconteremo di noi, di una XXI Generation che prende a morsi il cuore per colmare una voragine che si allarga a vista d’occhio. Una vertigine che ci impedisce di trovare il nostro funambolo ideale, lasciandoci dondolare sul trapezio degli incontri multipli senza rete, senza senso, che ci accompagnano lungo il giorno. Come può tutto questo non originare furia, stordimento?! Il download è iniziato: qual è la percentuale di bugie, carezze, promesse che dobbiamo ingurgitare per illuderci di essere “in due”?
Che cos’è “100% furioso” e come nasce?
“100% furioso”, una mappa dell’alienazione affettiva del mondo contemporaneo, una raccolta di fiabe del desiderio per noialtri diseredati d’amore del XXI secolo. “100% furioso”, perché solo con un concentrato d’ira è possibile fronteggiare una vita che disattende, un luna-park di casualità, simulazioni ed errori. “100% furioso”, una parabola magica sulle nevrosi sentimentali della cultura occidentale in bilico tra contraddizioni e legami con la tecnologia dell’anima. “100% furioso”, un luogo dove perdersi, dove poter ritrovarsi sfiorandosi il cuore. “100% furioso”, ovvero le donne, i cavallier, l’arme, gli amori: tutti uniti mano nella mano, in un incantamento famelico che travalica l’identità, per un ultimo giro panoramico sull’imperscrutabile Ruota dell’Oggi.
Il progetto nasce dalla scoperta di un cortocircuito tra il capolavoro di Ariosto e la metodologia drammaturgica intorno alla quale stiamo lavorando da qualche anno. Frammenti, non racconti, squarci passionali che vanno a tratteggiare un universo “altro”. L’indagine sull’abbandono e sull’ossessione, scaturiti entrambi dalla passione amorosa, tratteggiano un perimetro di disagio e confusione sessuale - famosi i travalicamenti di identità nell’Orlando Furioso, che portano diversi personaggi a desiderare rappresentanti dello stesso sesso – una corrida dei rapporti interpersonali che apre invitanti bagliori interpretativi.
Novità, differenze, cesure, continuità rispetto a “Troia’s discount”, lo spettacolo che avete portato in scena in primavera a Roma e a Napoli, e in generale al vostro percorso di ricerca?
Circa quattrocento domande di partecipazione sono arrivate dopo aver lanciato on-line il bando sul prossimo laboratorio. Il cospicuo numero di candidati ci ha costretti ad operare una prima selezione basandosi esclusivamente sui curricula. Gli interpreti, con eterogenee formazioni (accademica o di ricerca) provengono da scuole prestigiose come Il Piccolo di Milano, lo Stabile di Torino, l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, lo stabile di Genova o si distinguono per aver frequentato corsi con maestri della scena contemporanea europea. Del resto, alcune sorprese anche per quanto riguarda la nazionalità dei candidati: ci sono attori dal Cile, dal Brasile, dalla Cina e dalla Germania.
L’internazionalità del gruppo, consona alla nostra metodologia espressiva fa ben sperare. Le audizioni svolte hanno formato un gruppo dei 30 giovani attori che scenderà ad Andria per la prima settimana di workshop. Dopo sette giorni, l’ultima scrematura porterà alla costituzione finale del cast che debutterà con “100% furioso” ad agosto, al Festival Internazionale di Castel dei Mondi.
Differenze sostanziali a ogni nuova partenza, sia nell’approccio per la materia trattata, sia per un team di lavoro completamente sconosciuto col quale si andrà ad affrontare il viaggio. Il collante che, idealmente, potrebbe accomunare i nostri passi è la curiosità e un senso di sconcerto – come persone e come artisti – che ci lega rispetto al tempo presente sempre più fosco.
Info:
100% FURIOSO (PRIMA TRACCIA)
dal 21 al 24 Agosto h 21.00 (replica h 23.00), Palazzo Ducale, Andria
Drammaturgia: Ricci/Forte
Regia: Stefano Ricci
Donne
Anna Gualdo, Barbara Manzato, Elisa Menchicchi, Liyu Jin, Paola Aaterina D’Arienzo, Silvia Quarantini, Valentina Bartolo, Valentina Beotti, Velia Esposito, Virginia Gherardini
Cavalieri
Davide Porro, Francesco Maria Rovere, Giovanni Di Lonardo, Luca Mori,
Mario Toccafondi, Nicolò Todeschini
Movimenti scenici: Marco Angelilli
Disegno luci: Michelangelo Campanale
Video: Enrico Zaccheo
Assistente regia: Fausto Cabra
Progetto grafico: Chris Von Steiner
Ufficio stampa: Antonella Mucciaccio
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alle
14:02:00
Etichette: cultura, estate, gayfriendly, spettacolo, teatro
Daniel Radcliffe recita nudo a teatro e la Warner posticipa di 8 mesi l'uscita del sesto Harry Potter.
(Il Messaggero) Non banali esigenze di programmazione, ma un Daniel Radcliffe nudo a teatro nella piece più scandalosa dell'autunno di Broadway: sarebbe stata questa la vera ragione del rinvio nell'uscita del sesto film della serie Harry Potter, Harry Potter e il Principe Mezzosangue.
L'uscita dell'ultimo Harry Potter posticipata di 8 mesi. Giovedì scorso la Warner Bros ha annunciato di aver spostato di otto mesi il debutto del film rispetto alla data prevista di novembre 2008. Ed ecco che la rete tv Fox ha lanciato l'insinuazione: è perchè Radcliffe, che dà il volto all'apprendista mago creato dalla fantasia di J.K. Rowling, è il protagonista di Equus, il celebre dramma di Peter Schaffer che racconta di un ragazzo che ha un rapporto erotico con i cavalli: nulla del genere si insegna a Hogwarts, ha ironizzato la rete di Rupert Murdoch. Equus, che Radcliffe ha già portato a Londra vincendo un premio per il miglior esordiente al West End, aprirà al Broadhurst Theater di Broadway a fine settembre e già Manhattan è invasa di manifesti che raffigurano il torace del maghetto di Hollywood che si fonde simbolicamente con la testa di un equino.
Se il sesto Harry Potter fosse davvero uscito in autunno, il giovane attore avrebbe dovuto a dividersi tra tour promozionale e repliche teatrali, con conseguente corredo di imbarazzanti domande, ha argomentato la Fox. La Warner si è limitata a dire che «si è aperta una finestra la prossima estate», un periodo teoricamente più lucrativo, per giustificare il ritiro di otto mesi destinato a irritare i fan di tutto il mondo.
La Warner. In estate l'industria di Hollywood realizza circa il 40 per cento dei suoi introiti medi annuali. Il cambio di data - ha precisato la Warner - non altererà comunque i piani di produzione per l'avventura finale di Harry Potter, settima e ultima puntata della saga della scrittrice britannica, che sarà divisa in due parti e la cui uscita, relativamente alla prima parte, è prevista per novembre 2010.
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Redazione
alle
13:56:00
Etichette: attori, cultura, nudo, personaggi, spettacolo, teatro







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