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martedì 1 luglio 2008

Sex a Madrid. La gangbang di Diana, in 3 giorni 1000 rapporti e puoi partecipare anche tu.

Il calcio si impone anche sul sesso. Le ottime prestazioni e la conquista della finale di Euro 2008 da parte della nazionale spagnola, ha giocato un brutto scherzo agli organizzatori del Festival del Cinema Erotico (Ficeb) che si è chiuso all'alba di lunedì a Madrid. «Il calcio è una delle poche cose con le quali il sesso non può competere», ha riconosciuto Juli Simòn, direttore del Ficeb, al momento di tracciare un bilancio del festival con un deludente numero di visitatori, appena 15.000.
Né gli spettacoli di strip-tease, né gli shows di sesso dal vivo, sono riusciti ad imporsi sul calcio. Madrid ha ospitato quest'anno, per la prima volta, la manifestazione, che si era tenuta a Barcellona nelle sue 14 precedenti edizioni. La scelta di Madrid era stata fatta dagli organizzatori proprio per migliorare il numero di presenze che nel festival del 2007, nella capitale catalana, aveva fatto segnare ben 50.000 visitatori.

Ad aprire il Ficeb 2008, nella Sala 'Multiusos Fabrik de Fuenlabrada', a Madrid, era stata una iniziativa di Gangbang: una situazione in cui una sola persona fa sesso con più partners.

L'idea è di una bella brasiliana, Diana, che ha deciso di battere il record mondiale di sesso dal vivo: durante i tre giorni dello svolgimento del Festival madrileno, dovrà raggiungere o superare i 1000 rapporti sessuali. Diana, pornostar brasiliana, cercherà di avere 1.000 rapporti sessuali non stop al ritmo di 5 persone per volta.

La brasiliana ha lanciato un appello: "Ayuda a Diana a lograr el reccord de 1000 polvos en 3 dias. Apuntate y ayutade". L'evento ha fatto parlare la stampa e i siti Internema non sappiamo come sia andato a finire ne se se sia svolto. Comunque, se non è stato fatto e qualora gli organizzatori siano comunque intenzionati a farlo, tutti gli interessati (italiani compresi) potranno partecipare al Gangbang di Diana compilando questo form.

E qui la vedi come mamma l'ha fatta...

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Neofascisti bolognesi contro il gaypride con parole farneticanti.

(Gli italici) Gioventù italiana Bologna - Bononia 189 a.C. disapprova il Gay Pride che si “celebra” oggi A Bologna. Al di là delle scelte individuali che sono libere e legittime, non è però ammissibile che si blocchi una città per dar spazio ad una carnevalata che non ha nessun obiettivo se non quello di scandalizzare e “trasgredire”. Precisiamo che non avremmo accettato una manifestazione simile nemmeno se i protagonisti fossero stati gli eterosessuali. Il sesso attiene all’intimità della persona e non può essere “sbattuto” in faccia a chiunque in piazza. Riteniamo che la trasgressione fine a sé stessa sia irrazionale ed abbia l’effetto di offendere la comunità nelle regole che sottendono alla civile convivenza. Pensiamo che non esista il problema della discriminazione degli omosessuali in Italia, né tanto meno a Bologna. Tale manifestazione partecipa al tentativo, perpetrato in modi diversi e penetranti, di imporre un modello sociale alternativo e disgregante. Ci riferiamo, in particolare, alle norme sull’omofobia imposte dall’oligarchia europea agli stati nazionali, le quali, in oltraggio alla democrazia, violerebbero, qualora ratificate anche in Italia, il principio della libertà di manifestazione del pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione. Ribadito che le scelte sessuali di ognuno non sono in discussione, attenendo, tuttavia, al privato ed alla intimità, teniamo a ribadire che l’unico modello sociale da tutelare e promuovere sia quello fondato sulla famiglia tradizionale: uomo, donna, figli; il solo in grado di permettere alla natura umana di riprodursi e non estinguersi.

Antonio Del Prete
Resp. Provinciale Gioventù italiana Bologna
www.bononia189ac.it

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Agenzia UE: Anche ai gay gli stessi diritti degli eterosessuali.

"Preoccupazione" per disparità trattamento da Stato a Stato Ue.
(Apcom) Il mancato riconoscimento in Italia dei matrimoni gay o delle unioni civili contratte in un altro Stato membro dell'Ue "restringono la libertà di movimento" degli omosessuali ed è fonte di "incertezza giuridica". E' l'opinione - non vincolante - espressa nel primo rapporto dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali di Vienna, dedicato al tema dell'omofobia e della discriminazione in base all'orientamento sessuale.

"La parità di trattamento è un diritto fondamentale di cui dovrebbero godere tutti i membri della nostra società", afferma in un comunicato il direttore dell'Agenzia, il danese Morten Kjaerum, ricordando che è il principio è tutelato dall'articolo 21 della Carta europea dei diritti fondamentali dell'uomo. "Il fatto che le lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali non vengono trattati in modo uguale da alcuni aspetti della legislazione Ue, particolarmente per quanto riguarda le coppie dello stesso sesso, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per tutti noi", continua Kjaerum, esortando gli Stati membri ad assegnare maggiori poteri e risorse alle Agenzie nazionali contro le discriminazioni.

Nel rapporto viene citato espressamente il caso di due cittadini italiani di sesso maschile, che non sono riusciti a farsi riconoscere dalla magistratura il valore legale del matrimonio contratto in Olanda. L'Agenzia sottolinea che oltre all'Italia, ci sono 10 Paesi Ue che non riconoscono le unioni e i matrimoni gay: Estonia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. Belgio, Spagna e Olanda sono gli unici tre Stati membri che hanno legalizzato i matrimoni gay, riconosciuti anche da Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Francia, Lussemburgo, Romania, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna. In Bulgaria, Cipro, Ungheria e Austria, invece "la situazione non è chiara".

"In assenza di indicazioni chiare agli Stati membri sui loro obblighi ai sensi del diritto Ue in queste situazioni, le discriminazioni contro le coppie dello stesso sesso, in violazione del principio della parità di trattamento in base all'orientamento sessuale, persistono in almeno 11 Stati membri" denuncia l'Agenzia, riferendosi al gruppo di Paesi Ue di cui fa parte anche l'Italia.

Il rapporto dell'Agenzia è mirato semplicemente a 'fotografare' la situazione nell'Ue e non è vincolante per le istituzioni comunitarie. Tuttavia, è stato pubblicato oggi per contribuire al dibattito che sarà lanciato tra i Ventisette sulla comunicazione contro le discriminazioni che la Commissione europea presenterà mercoledì a Bruxelles, nell'ambito del pacchetto sulla 'Agenda sociale'.

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Gaypride. Catania, il comune cede piazza dell'università.

Vittoria del Comitato Catania Pride.
(Ansa) L'Amministrazione Comunale di Catania ha accolto la richiesta del Comitato Catania Pride di far concludere in piazza Universita' il corteo del Gay Pride il prossimo 5 luglio. Lo ha reso noto lo stesso Comitato al termine di un incontro, svoltosi stamane in municipio, con il segretario generale, durante il quale il Comitato ha manifestato 'la propria determinazione e fermezza nel ritenere piazza Universita' come l'unico possibile punto di arrivo del corteo e luogo per la conclusione della festa'. Nei giorni scorsi l'amministrazione comunale aveva dato la disponibilita' di piazza Dante.

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A Capri ripaperta la via Krupp. Nel 1901 i socialisti tedeschi lo accusarono di essere omosessuale.

(Il mattino di Napoli) Capri. Una giornata storica. Non solo per i capresi. Perchè via Krupp è conosciuta nel mondo ed è rimasta chiusa per trentadue infiniti anni, a causa di una frana staccatasi dal costone roccioso che fiancheggia la lunga e sinuosa sequenza dei tornanti. Anni di impasse. Di amarezza. Di aspre polemiche per un angolo di bellezza stratosferica che sembrava per sempre perduto. «Onore a noi che non ci siamo mai arresi», sussurrano i capresi. Nuda la cronaca. Tortuoso come quei tornanti l'iter dei finanziamenti. Nel 2004 il Comune di Capri viene incluso in graduatoria e ottiene dalla Regione sei milioni di euro. La Regione successivamente stanzia altri 800mila euro (fondi Por) destinati agli interventi ultimativi, al rifacimento dell'assetto stradale e dei muretti di contenimento. Alla fine, il restauro - firmato dall'ingegner Gianluca Salvia - si presenta curatissimo, raffinato, credibile. Insomma, all'altezza della strada «più bella del mondo». Una consolazione dopo le terribili e ripetute paure che il serpentone scavato nella roccia ha più volte suscitato. Ottobre 2005, per esempio. Quando, dopo tre giorni di pioggia, uno smottamento fa tremare via Krupp nell’area ancora transitabile, dove già esiste per fortuna la rete paramassi. Intervengono i vigili del fuoco. Si procede a sgomberi. Si spera nel futuro. È un percorso magico, stagliato nella roccia. Un groviglio di giravolte. Un invito a nozze per il turismo colto che da sempre arriva a Capri per ripercorrere strade e suggestioni del mitico Grand Tour. La suggestione è assicurata: sono le stesse stradine frequentate, per esempio, da Lenin e da Gorky, che qui aveva casa e trascorreva lunghi periodi di riflessione e riposo. La strada dei sogni. A realizzarla, insieme a molte altre opere assai ardite, fu all'alba del '900 un ingegnere-architetto napoletano dal cognome forestiero, Emilio Mayer, che contribuì con la sua straordinaria creatività a trasformare e a modernizzare Capri. Fu lui a progettare le vie provinciali per collegare Marina grande con il centro dell'isola. Fu lui a collegare Capri ad Anacapri. Dal sito che oggi occupa la mitica Piazzetta, l'ingegnere fece sloggiare il carcere. E così nacque quello che oggi è il «salotto del mondo». Per via Krupp il «miracolo» fu possibile solo grazie a quelle 46mila lire che costituivano il costo inizialmente previsto per l'opera. A sborsare il denaro fu colui che all'epoca era l'uomo più ricco d'Europa, il tedesco Friedrich Alfred Krupp, titolare delle officine di famiglia che a Essen si estendevano per 400 ettari e occupavano 40mila operai. Rotaie, vagoni ferroviari, ancore e scafi. I Krupp erano definiti «i re dei cannoni». Perchè ne fabbricavano di ogni tipo. Alfred Fritz Krupp, sposato e papà di due bambine, non era solo un capitano di industria, ma anche cultore di scienze e in particolare di biologia marina. Lui era di salute cagionevole: soffriva di vertigini, pressione alta, asma. I medici perciò gli imposero di trascorrere buona parte dell'anno sul mare. Fu per questo che nel 1898 sbarcò a Capri. Dove portò il suo yacht «Maya», che mise a disposizione dell'Acquario di Napoli. Krupp restò a Capri per quattro anni, tra allontanamenti e ritorni. La strada, la via Krupp, doveva essere lunga 1346 metri e 60 centimetri. L'incarico operativo all'ingegner Mayer fu affidato nel 1900. E fu subito polemica. Violenta e senza esclusione di colpi, specie da parte del giornale di sinistra di Napoli, «La propaganda», che - convinto che Krupp fosse schierato sul versante opposto - mise in giro voci su una sua presunta omosessualità. Veleni giunti fino al paese natale di Krupp: l'organo del partito socialista tedesco, il «Vorwarts», scrisse che «l'uomo più ricco di Germania indulge a pratiche omosessuali con giovani capresi». Oscura e carica di dubbi fu la morte di Fritz Krupp: era il 1902 quando lo ritrovarono morto nella sua villa una mattina di novembre. Infarto, la spiegazione ufficiale. Ma nessuno vide il cadavere. E in tanti pensarono che l'industriale si fosse tolto la vita.

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Anglicani. strappo dei tradizionalisti ostili ai vescovi gay.

(Ansa - nella foto l'arcivescovo di Canterbury, Rowan William) Va a pezzi la chiesa fondata da Enrico VIII, il re-barbablu' dalle sei mogli che nel 1535 ruppe con la Roma dei Papi: l'ala tradizionalista della Comunione Anglicana, contraria alla consacrazione vescovile di donne e preti gay e alle nozze religiose tra persone delle stesso sesso, ha deciso di organizzarsi in modo indipendente e autonomo. Avra' un proprio clero e propri seminari. Non riconoscera' piu' come indiscutibile autorita' suprema l'arcivescovo di Canterbury. Di fatto si va allo scisma, anche se i diretti interessati rifiutano questa definizione.

Il clamoroso strappo covava da tempo e si e' consumato ufficialmente ieri a Gerusalemme, dove per un'intera settimana circa trecento vescovi conservatori - perlopiu' in provenienza di Africa, Asia e Australia - hanno tuonato contro il 'falso vangelo' predicato dai sacerdoti anglicani 'liberali' e si sono ripromessi di essere fedeli ai 'principi morali biblici' senza piu' contaminazioni moderne. D'ora in poi avranno come unico parametro il 'Book of Common Prayer', il libro delle preghiere uscito nel 1622. A loro giudizio la gerarchia anglicana occidentale (in particolare quella americana) ha manipolato le scritture sacre in un erroneo lavoro di aggioramento e ha anche il torto di non essersi opposta con il dovuto vigore al 'secolarismo miliante e al pluralismo' contribuendo cosi' al generalizzato 'declino spirituale'.
Il 'casus belli' all'origine della clamorosa rottura risale al 2003 quando gli anglicani tradizionalisti - molto vicini alla religione cattolica sotto il profilo teologico - reagirono con choc al fatto che negli Stati Uniti un prete apertamente gay - Gene Robinson - era stato consacrato vescovo del New Hampshire.
Il disagio viene pero' da molto piu' lontano, almeno dai primi Anni Novanta quando la Church of England ammise tra mille polemiche l'ordinazione sacerdotale delle donne.
I trecento vescovi riuniti a Gerusalemme - punto di riferimento per almeno trentacinque milioni di anglicani sparsi per il mondo su un totale di ottanta - hanno detto adesso basta alle derive modernistiche: daranno vita ad una vera e propria struttura ecclesiale alternativa. L'hanno chiamata 'The Fellowship of Confessing Anglicans' (Foca). Rifiutano la parola scisma, sottolineando che opereranno come 'chiesa dentro la chiesa', ma proprio di questo sembra trattarsi.
Significativo il siluro contro l'arcivescovo di Canterbury, finora autorita' suprema di quella che nel Regno Unito e' tuttora la religione di Stato: per i tradizionalisti - che non gli perdonano di non essersi opposto alla consacrazione del vescovo gay in Usa - va riconosciuto 'per il suo ruolo storico' ma nella 'realta' post-coloniale' non puo' essere piu' considerato il leader indiscusso.
Una delle figure di maggior spicco nella 'Fellowship of Confessing Anglicans' e' l'arcivescovo di Sydney, il reverendo Peter Jensen, che ha definito 'un atto di follia' e 'un grossolano errore strategico' la consacrazione del vescovo gay in Usa. Durante il vertice di Gerusalemme un'altra figura di primo piano, l'arcivescovo della Nigeria Peter Akinola, ha sferrato un attacco diretto contro l'arcivescovo di Canterbury - Rowan William - e gli ha addossato la responsabilita' per 'lo stato di 'agitazione e bancarotta' in cui e' finita la Comunione Anglicana.

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