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venerdì 28 settembre 2007

Iran - si ammazzano i gay, solo se non cambiano sesso.

(Gaywave) L’Iran è un Paese di forti contraddizioni, diviso fra l’integralismo e la voglia di nuovo; l’osservanza delle leggi coraniche più obsolete ed una disinibità propensione verso la modernità. E così, a fronte delle recenti e macabre notizie sull’impiccagione di numerosi ragazzi gay giovanissimi, si apprende che nel Paese islamico è facile cambiare sesso, tanto che moltissimi stranieri si rivolgono alle cliniche iraniane per provvedere facilmente all’operazione chirurgica.
Sembra infatti che la legge islamica abbia fatto di necessità virtù e che, intuìto il grosso business, lo stato iraniano abbia da tempo rilasciato i permessi ad alcune strutture ospedaliere, la più famosa è la Clinica Mirdamad del professor Bahram Mirjalali a Teheran (nella foto con un paziente), per provvedere senza grosse complicazioni a dare il via ad una specializzazione protesa alle nuove frontiere del cambio di sesso.
Fu Khomeini nel 1964, durante gli anni dell’esilio in Turchia, a scrivere un trattato di giurisprudenza in cui esaminò il “problema” del cambio di sesso che “per il Corano non è da considerare reato e, in presenza di una dichiarazione medica credibile, non presenta alcun problema”.
Un dettato che negli ultimi anni è stato utilizzato per rendere le operazioni di cambio sesso facili e veloci, ed anche econimiche: soltanto 3.500 euro per l’intero trattamento. Se a questo aggiungiamo che non vengono richiesti particolari controlli e i tempi sono più che veloci, è facile intuire perché moltissimi europei, anche tanti italiani, ogni anno raggiungono le città iraniane per tornare poi in patria con un nuovo sesso e una nuova identità.

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