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martedì 8 gennaio 2008

Libri e musica: da Rino Gaetano a Mario Biondi passando per il Boss.

(Panorama) IL LIBRO. Se la fiction su Rino Gaetano non vi ha soddisfatto del tutto, anche perché ha mostrato il suo volto eccessivamente malinconico, questo libro, dedicato alla memoria di del cantante, dal titolo Rare tracce, scritto da Silvia D’Ortenzi, vi farà, al contrario, ripercorre con nostalgia la musica del cantautore calabrese. Dal suo addio alla natia Crotone fino alla vita romana, fatta di bevute, locali e amici incontrati di notte. Ma soprattutto in questo volume, edito dall’Arcana, c’è il più autentico spirito di Rino. Quello che lo ha portato a scrivere canzoni che non avevano una bandiera, ad occuparsi con ironia sagace dei problemi delle persone comuni, quelle che lui amava e che gli sono state sempre più a cuore. Non manca poi il periodo del successo, vissuto da Gaetano in modo contrastante e con consensi altalenanti. Fino alla morte, avvenuta per indicente stradale il 2 giugno 1981 a Roma.

I DISCHI. È stato la rivelazione del musicale del 2007. Mario Biondi, il Berry White della musica italiana, è arrivato dal nulla e con la sua This is what you are e ha scalato classifiche e riempito arene e teatri. Ora si presenta con un doppio cd dal vivo dal titolo: I love you more, un album che racchiude in modo pregevole il concerto tenuto dal cantante d’origine catanese allo Smeraldo di Milano nell’ottobre scorso insieme alla superba Duke Orchestra.

Da segnalare nei dischi appena usciti anche un progetto assai particolare: Musetta. Il duo, formato da Matteo Curcio e Mariella Mastrosimone, ha pubblicato un album dal titolo: Mice to meet you!, davvero pregevole nella costruzione e, ovviamente, nella messa in opera.
IN TOUR. Dopo le tre date dello scorso ottobre, che hanno fatto registrare il tutto esaurito, tornano in Italia i Kula Shaker. Per tutti i loro fan l’appuntamento è il 22 febbraio all’Estragon di Bologna. Buone notizie anche per i fedelissimi di Bruce Springsteen. Il Boss sarà di nuovo nel nostro Paese. Unica data prevista quella del 25 giugno a Milano allo stadio Meazza. Tanti i tagliandi già andati a ruba, ma ci sono nuove disponibilità, quindi sarà meglio affrettarsi. I prezzi variano da 34 a 92 euro.

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Olocausto, Generali pagherà le vittime. L’indennizzo sarà di 35 milioni di dollari. Nella class action contate 30 mila rivendicazioni.

Raggiunto un accordo con il giudice del distretto di New York per chiudere la causa che vedeva la compagnia sul banco degli imputati.

(Il Messaggero Veneto) Le Generali hanno raggiunto un accordo con il giudice del distretto di New York per chiudere la causa che vedeva la compagnia sul banco degli imputati per non aver indennizzato le vittime dell’Olocausto e i loro eredi. Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, l’accordo riconosce un indennizzo di almeno 35 milioni di dollari.
Il giudice George Daniels ha controfirmato l’accordo con il Leone per la seconda volta. Un compromesso sul piano di indennizzo era stato infatti già raggiunto a febbraio dello scorso anno, ma i legali delle vittime avevano presentato un appello ritenendo il piano inadeguato. «La transazione è una transazione giusta, ragionevole e adeguata», ha sottolineato Daniels respingendo invece le richieste di alcuni dei legali delle vittime che pretendevano un rimborso di 2 miliardi di euro.
La class action contro Generali, avviata nel 1997, è l’ultima delle grandi azioni giudiziarie presentate a nome delle vittime dell’Olocausto nazista: altri processi intentati contro compagnie assicurative tedesche e austriache hanno infatti già portato alla creazione di un fondo di compensazione multimiliardario per i sopravvissuti e per i loro parenti. Anche prima dell’accordo raggiunto oggi, la compagnia triestina ha pagato circa 35 milioni di dollari ai partecipanti all’azione di classe e potrebbe pagare ora molti altri milioni, secondo Robert Swift, uno degli avvocati delle vittime. Nell’azione di classe contro Generali si contano oltre 30.000 rivendicazioni.
Di tutt’altro tipo, invece, l’accordo raggiunto ieri dal gruppo di Trieste con i propri dipendenti. Generali ha infatti rinnovato l’accordo sul Comitato aziendale europeo (Cae), organo per l’informazione e consultazione dei lavoratori del gruppo, che è convocato sia in via ordinaria sia, tempestivamente, in caso di operazioni straordinarie. L’accordo avrà efficacia fino al 31 dicembre 2011 e rafforza l’istituto del Cae, nato in Generali nel 1997 ai sensi di una direttiva comunitaria applicata anche da altri gruppi multinazionali italiani, a partire da Unicredit e Fiat.
L’accordo dei giorni scorsi innalza e fissa in 37 il numero dei componenti del Cae, dove la rappresentanza è proporzionale al numero di dipendenti nei vari paesi: il maggior numero di delegati, sei, va così alla Germania che supera Italia e Francia con cinque delegati ciascuno. Seguono l’Austria con 4 delegati e quindi Spagna e Ungheria con 3 ciascuno mentre i lavoratori degli altri paesi europei dove è presente il gruppo (Belgio, Bulgaria, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia) esprimono ognuno un membro del comitato.(08 gennaio 2008)Torna indietro

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Firenze, sorpresi in un cinema a fare sesso, Assolti 5 uomini.

Il fatto risale al novembre scorso quando un gruppo di rumeni ed italiani furono sorpresi ad adescare clienti con cui facevano sesso sui sedili del cinema Italia di Firenze.
Un giro di prostituzione maschile smantellato dalla polizia ma che il tribunale di Firenze ha assolto.

Ha infatti assolto dall'accusa di atti osceni in luogo pubblico 5 uomini, 4 italiani e un rumeno, sorpresi mentre erano impegnati in rapporti sessuali all'interno di un cinema a luci rosse a Firenze. La sala fu controllata dagli agenti della Questura fiorentina dopo una serie di esposti. Coinvolti nella vicenda anche altre tre persone che hanno patteggiato una pena di 4 mesi.

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Francobolli. Bette Davis, Dario Fo e James Bond.

Negli Stati Uniti, le Poste Federali hanno deciso l'emissione di un francobollo per celebrare il centenario della nascita di Bette Davis, mentre nel novembre 2008 la Svezia dedicherà un francobollo a Dario Fo.
La Svezia ha deciso di dedicare a Dario un foglio con due francobolli raffiguranti la consegna del Nobel con Arlecchino sullo sfondo.



(la7) In Gran Bretagna sei francobolli oer ricordare Lan Fleming. E' l'omaggio di Londra per i 100 anni dalla nascita dello scrittore che ha creato James Bond.
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I Caminada sul palco dei Deep Purple.

(Panorama) Chi è solito affibbiare etichette direbbe che i Caminada sono un perfetto power-trio, cioè chitarra (Mauro), basso e voce (Massimo) e batteria (Francesco). Ma nel caso specifico non c’è nulla di più sbagliato. I Caminada non vogliono certo sfuggire ai vocaboli tecnici della musica, ma per la loro giovane età crediamo si vogliano sentir liberi di esprimere se stessi al di là degli stereotipi. Le loro facce parlano da sole così come il loro curriculum che, come tutte le band emergenti, si scorre velocemente. Ma c’è una caratteristica che nel loro profilo salta subito all’occhio. Alla voce live troviamo che i Caminada hanno aperto uno dei recenti concerti italiani dei Deep Purple. Che botta. Non succede a tutti, specie a inizio carriera. Bene, la nostra chiacchierata negli studi della Emi, dove presentano il loro primo disco in uscita il 18 di gennaio e dal titolo omonimo, parte proprio da qui.

Come avete vissuto un evento come quello di aprire il concerto di un gruppo che ha fatto la storia dell’hard rock mondiale?
Un po’ di tensione c’è sempre, ma alla fin fine è andato tutto benissimo.
E il pubblico come ha reagito? Mi spiego. I gruppi spalla sono spesso oggetto di fischi.
A noi non è successo niente di tutto questo. Siamo stati, anzi, molto applauditi.
Primo disco e subito un contratto con una casa discografica importante. Niente male…
Hai già detto tutto tu. Siamo felicissimi che il nostro lavoro sia piaciuto. Ora aspettiamo il riscontro del pubblico.
Di cosa parla questo album?
Il disco è incentrato su di noi. Parla delle nostre esperienze, delle nostre mancanze e semplicemente della nostra vita.
I Caminada propongono un rock decisamente diverso dal punk-rock di altre giovani band italiane. Il vostro suono trae ispirazione da Hendrix e dai Cream, tanto per semplificare le numerose citazioni che fate. In questi vostri ascolti sono stati fondamentali i dischi rubati ai vostri genitori?
Forse sì. Siamo cresciuti ascoltando questa musica. Ma ci piaceva l’idea di riportare al centro una tipologia di suono che oggi è dimenticato e forse anche superato. Ma che certe sonorità siano ancora valide lo dimostra ad esempio il consenso ottenuto al concerto dei Deep Purple.
Leggendo i testi abbiamo visto un riferimento alla vostra Milano. Qual è la critica più forte che fate alla vostra città?
Milano ha tutto e spesso ti fa sentire estraneo. Una città piena di abitudini e cliché. Poi in realtà tanta gente è sola. Ma essendo la nostra città siamo più attenti ai problemi che la circondano e forse anche per questo più critici.

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Preghiera per le vittime dei preti pedofili: la storia si ripete!

(Uaar) Postiamo queste considerazioni di Francesco Paoletti, coordinatore del Circolo UAAR di Roma.
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Alcuni lo hanno già dimenticato, ma nell’ultimo anno giubilare (il 2000), l’allora capo di stato vaticano escogitò un’iniziativa di impatto mediatico unica nel suo genere : la richiesta di perdono per le colpe perpetrate dalla chiesa nei secoli.
Il teocrate si presentò davanti da una piazza osannante inginocchiandosi e chiedendo perdono a dio per tutti i crimini che l’organizzazione di cui egli era rappresentante aveva commesso dal giorno della sua nascita.
Molta dell’opinione pubblica italiota (intrisa di quella giusta dose di superficialità estetica e bigotta che da sempre ci contraddistingue) fu seriamente impressionata da questo gesto.
L’assurdità farsesca si manifestò in tutta la sua ipocrisia quando vennero chiamati in causa gli stessi laici (dimenticando che tra i laici ci sono credenti e non credenti) a testimoniare il gesto del papa, senza considerare che per i non credenti non esiste il concetto di peccato e perdono come lo intendono i cattolici (laici o confessionalisti che siano).
Sembra doveroso a questo punto riesumare, con le dovute estensioni, le osservazioni che allora Eugenio Scalfari riportò su La Repubblica.
Agli occhi di un laico poco importa che si fosse chiesto perdono per salvare la faccia, perché nel bel mezzo dell’ultimo anno giubilare non c’era bisogno di essere Machiavelli per capire che si trattava di un atto politico essenziale nel disperato tentativo di riunificare le chiese di estrazione cristiana. In fondo il papa aveva chiesto perdono ad una divinità nel nome della quale quei crimini sono stati commessi, una divinità inventata e proposta dalla stessa chiesa cattolica e la cui esistenza è opinabile agli occhi di chi non è cattolico (perché, purtroppo per lui, non siamo tutti cattolici) : di fatto la chiesa ha chiesto perdono a se stessa.
Ma non venne chiesto alcun perdono alla comunità internazionale : a chi non la pensava come la chiesa cattolica e a chi dalla chiesa cattolica ha dovuto subire ingiurie e persecuzioni.
Chissà se l’opinione pubblica mondiale sarebbe stata altrettanto indulgente e disposta giustificare un imam o uno sciamano animista delle comunità sub-sahariane, che dopo aver incitato i propri fedeli allo sterminio di chi non condivideva i loro valori, fossero andati a chiedere perdono alle loro personali divinità.
Tra l’altro la richiesta di “perdono giubilare” del 2000 fu per delle colpe che hanno intaccato i principi stessi su cui poggia la fede cattolica, colpe che hanno violato i principi di amore per il prossimo, di diritti degli uomini e di “purezza dello spirito” (da questo punto di vista molto più gravi quindi di quelle commesse dalle altre dottrine) ma quelle colpe furono fondamentali e necessarie per costruire il potere prima temporale, poi politico e finanziario della stessa chiesa.
Un occhio critico a questo punto avrebbe il diritto di chiedersi : “Ma la chiesa sputa nel piatto dove ha mangiato ? … E poi non si autodefinisce santa ? … E la volontà dei papi non viene definita indiscutibile ? … E allora perché chiedere perdono per qualcosa che comunque era già ampiamente giustificato nel passato dall’infallibilità e dalla santità della chiesa e dei suoi stessi capi ?“.
Ciò che il confessionalismo non capirà mai del concetto di laicità è che “quel contesto” (suo contraltare) è costituito dalle libere opinioni e dai liberi pensieri : che possono essere funzionali o non funzionali, che possono essere utili o dannosi per la collettività, che possono essere colpi di genio o pura follia, che possono essere condivisi o rifiutati (a scelta di ciascuna persona) con tutte le possibili conseguenze.
E la chiesa (guarda caso) li rifiuta, anzi : li ha condannati in concili ed encicliche.
Quelle condanne restano tali, Woytila non le mise nell’elenco degli errori e delle colpe, e da un certo punto di vista è stato anche coerente : sarebbe stato alquanto curioso vedere il capo della chiesa cattolica iscriversi al circolo UAAR di Roma ed elogiare le tesi di Giordano Bruno, di Diderot e di Spinoza.
Non sarebbe stato certo un atto come quello recitato dal papa nel marzo del 2000 a cambiare la natura degli uomini e la natura stessa della chiesa cattolica, ma non è questo il punto : il problema nasce dalla modalità con cui tale atto venne proposto alla collettività.
A poco più di sette anni di distanza la storia si ripete : (dopo aver riconosciuto e mondato le proprie colpe dei secoli passati) su iniziativa del Cardinale Claudio Hummes, la chiesa si prostra di nuovo in un patetico e contrito atto di dolore per le vittime di abusi sessuali da parte dei propri esponenti in tutte le parti del mondo.
E’ legittimo chiedersi a questo punto se i numerosi casi di pedofilia (molti dei quali già consumati prima del 2000) erano stati dimenticati durante l’ammissione di colpa dell’ultimo giubileo o se il nuovo millennio ci ha portato una nuova era di “atti di dolore pubblici a ritmo serrato” da parte della CCAR.
Anche questa volta tutto si riduce ad una “preghiera mondiale” per le vittime, ma non ad una pubblica ammissione di responsabilità di fronte alla comunità internazionale e di fronte alle stesse vittime di quegli abusi dopo l’omertà adottata per decenni attraverso la procedura imposta da un pontefice (che, ricordiamolo, come tutti i suoi colleghi era infallibile per dogma) nota con il nome di Crimen Sollicitationis e diventata tristemente famosa nel 2007 con il video SEX CRIMES AND VATICAN.
Il confessionalismo utilizza la religione per indottrinare con veemenza i propri fedeli su quanto debbano fare e pensare, per poi demolire tali certezze quando sono le sue figure rappresentative a sedere sul banco degli imputati sfruttando il meccanismo del senso di colpa unito alla sua auto-definita superiorità etica e morale che sfocia in questo caso nell’arbitrio assoluto.
Quando alla fine l’apparato confessionale ubriaco della sua stessa onnipotenza rilascia una confessione pubblica vera e propria, la “liturgia” si è completata : il potere confessionale riafferma se stesso dichiarando inesistenti le macchie che costellano la sua coscienza sporca ed arrogandosi il diritto implicito a perseverare nella sua azione.
Come avviene per tutti gli apparati autocratici, i crimini che sono stati commessi in suo nome o dai suoi esponenti vengono riassorbiti in un meccanismo fondato sull’ebbrezza da potere e sulla degenerazione morale, che in questo caso si nascondono dietro ad una facciata di “valori sani” imposti da una dottrina che lo stesso apparato ha dichiarato indiscutibile.

Cedric Watts scriveva : “L’imperialismo può si riscattare solo se mosso da un’ideale”

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