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lunedì 3 dicembre 2007

Gay e islam, artista minacciata all'Aja. «Offende Maometto»: ritirati video e foto dell'iraniana Sooreh Hera.

L'installazione raffigurava il Profeta e il genero Ali come una coppia omosessuale. Timori di un nuovo caso Van Gogh.

(Luigi Offeddu - Il Corriere della Sera) Quel video e quelle foto non compariranno più nel museo municipale del-l'Aja, dove avrebbero dovuto essere esposti in questi giorni: «ragioni di opportunità», la spiegazione ufficiale. E le immagini sono state ritirate anche dal sito YouTube, dov'erano apparse per poco («contenuto inappropriato», la motivazione). Perché ritraggono — attraverso le sembianze di Ghosro e Farhad, due giovani modelli iraniani — il profeta Maometto e il suo genero Ali come una coppia omosessuale, battezzata «Adamo ed Eva». I due modelli avrebbero chiesto di comparire mascherati per paura di ritorsioni. E il nome dato all'intero progetto multimediale è «Allah o gay-bar», distorsione beffarda dell'invocazione «Allah'hu akbar», «Allah è grande».

La notizia di tutto questo, già ripresa su vari Web musulmani qui e in Medio Oriente, ha sollevato bufere di proteste (una fra tutte: «Troppo è troppo: vergogna, il vostro è puro odio»). Ma anche di minacce dirette contro l'autrice, Sooreh Hera, bruna fotografa nata 34 anni fa a Teheran, e da 7 residente in Olanda, cioè nel Paese dove morì il regista Theo Van Gogh, ucciso da terroristi islamici; e dove, anche oggi, la tensione ritorna alta dopo l'annuncio di Geert Wilders, leader dell'estrema destra fiamminga erede di Pym Fortuyn: vuole produrre un telefilm che paragona il Corano al Mein Kampf di Hitler.

Le Tv hanno già detto di no, ma i servizi anti-terrorismo sono entrati ugualmente in stato di allerta, come per Sooreh Hera. Secondo alcune voci, giorni fa Soreeh avrebbe voluto incontrare in un teatro dell'Aja lo scrittore Salman Rushdie giunto in visita fra stuoli di poliziotti, ma le è stato sconsigliato per motivi di sicurezza.

Lei viene da un Paese, l'Iran, dove gli omosessuali accade di vederli impiccati in piazza. E vive in un altro Paese, l'Olanda, dove invece si sposano in chiesa, crescono figli, entrano nei governi. Catturata fra due mondi così opposti, Sooreh Hera ha deciso di «rompere un tabù», come dicono i suoi sostenitori. O di compiere una cinica provocazione pubblicitaria, come dicono i suoi avversari più moderati. Ne è nata quella che lei ora bolla come censura ideologico- religiosa: «Volevo denunciare l'ipocrisia dei Paesi musulmani dove si perseguitano i gay e dove poi molti uomini anche sposati sono gay mascherati. Il direttore del museo sapeva bene che c'era un Maometto gay, nelle mie opere, aveva detto che il mio era un lavoro molto bello, e io avevo pensato: "beh, finalmente qualcuno con un po' di coraggio". Tutto era pronto. Ma si vede che una minoranza musulmana può decidere chi ha diritto di esibire la sua arte ».

Secondo il direttore, «l'intento era di tenere un'esibizione artistica, non un forum politico». Sui blog, a parte insulti e minacce (c'è già chi parla di «mano di Israele»), affiorano anche riflessioni amare e abbastanza pacate come questa: «Da una parte, io sostengo in tutto la libertà di parola. Ed è vero che molta gente usa l'Islam per diffondere la violenza. È vero anche che in tanti Paesi musulmani gli uomini vanno con gli uomini. Così, se qualcuno critica o scherza sull'Islam, ha il diritto di farlo: dopotutto anche noi abbiamo criticato la cristianità negli ultimi trent'anni. Ma è sbagliato insultare così chiunque sia musulmano. Ci sono molti pacifici musulmani. E poi quell'altro Wilders, il deputato fiammingo, è un tipo pericoloso: spero che gli stupidi che lo sostengono tornino presto a ragionare».

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Obama e Huckabee sorpassano in Iowa, Clinton e Romney affilano le armi.

(Rainews 24) Ai caucus dell'Iowa manca ormai un mese, la corsa alla Casa Bianca entra nel vivo e lo scenario politico americano continuano a riservare sorprese. Gli ultimi sondaggi indicano nell'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee il favorito per la vittoria in Iowa tra i Repubblicani, mentre il senatore nero Barack Obama sta consolidando la leadership tra i democratici, costringendo Hillary Clinton ad inseguirlo, fatto questo inimmaginabile appena due settimane fa.

La corsa in Iowa
Secondo l'ultimo sondaggio del Des Moines Register, il principale quotidiano dell'Iowa, Huckabee è in testa con il 29% delle preferenze, davanti a Mitt Romney (24%), Rudy Giuliani (13%) e Fred Thompson (9%). Per Huckabee, un conservatore che ha mobilitato nelle ultime settimane le chiese evangeliche, è un sorprendente balzo di 17 punti rispetto allo stesso sondaggio a ottobre. Quasi immediata, anche se in realtà ponderata da settimane, la contromisura adottata da Romney, che ha annunciato un discorso agli Americani sul suo orientamento religioso dal Texas, giovedì, in Texas, non lontano da dove John F. Kennedy indirizzò 50 anni fa un messaggio alla nazione per rassicurarla sulla sua fede cattolica.

L'outsider repubblicano
A 52 anni, con un passato da pastore battista e origini a Hope (speranza), la stessa città di Bill Clinton, Huckabee sta raccogliendo i favori di un elettorato conservatore che non si fida del mormone Romney, del 'liberal' Giuliani, dell'opaco Thompson o dell'anziano John McCain. Huckabee ha posizioni senza compromessi contro l'aborto e i matrimoni gay e non nasconde l'influsso della religione sulle sue idee politiche. Ma è nello stesso tempo un conservatore anomalo e un predicatore diverso dalla consueta tradizione evangelica. "E' un conservatore da Nuovo Testamento, non solo da Vecchio Testamento", sintetizza Dick Morris, che fu consulente politico di Clinton e ora lavora per Huckabee. Da governatore ha fatto una serie di scelte che hanno inorridito molti conservatori. Huckabee si è battuto per garantire l'educazione gratis ai figli di immigrati clandestini. Poi ha alzato un gran numero di tasse e, se eletto, promette di stravolgere il sistema fiscale. Il 'Club for Growth', un influente think tank conservatore, ha lanciato spot televisivi contro Huckabee, accusandolo di "spendere soldi pubblici come un marinaio ubriaco".

In Iowa l'ascesa di Huckabee è legata anche al personaggio che incarna. L'ex governatore e' un ex obeso che ha perso 50 kg ed è ora un'ispirazione per milioni di americani sovrappeso. Huckabee solleva dubbi sulla teoria dell'evoluzione, incontrando anche in questo molti seguaci nel Midwest. E tra i giovani colpisce il suo ruolo di chitarrista basso in una rock band. In un'intervista a 'Rolling Stone', Huckabee ha raccontato che uno dei suoi primi gesti da governatore fu concedere la grazia al chitarrista Keith Richards, cancellando un reato stradale che era rimasto sulla sua fedina penale dal 1975. A chi protestava, chiedendo se avrebbe fatto lo stesso per una persona qualunque, Huckabee replicò: "Trovatemi uno che suona come Richards e perdonerò anche lui".

La battglia fra i Democratici
Sull'altro versante, Obama, con il 28% dei favori, ingaggia un testa a testa con la Clinton (25%, quattro punti in meno rispetto a ottobre) e John Edwards (23%). Ecco perché Hillary passa al contrattacco e accentua gli attacchi al senatore nero: in Iowa c'è “una grande differenza fra il nostro coraggio e le nostre convinzioni” e che gli abitanti dell' Iowa dovranno “scegliere fra qualcuno che chiacchiera le chiacchiere e qualcuno che cammina sui marciapiedi”, un modo per enfatizzare la retorica di Obama rispetto ai suoi sette anni di esperienza da senatrice.

Perché l'America guarda a questo piccolo stato
La vittoria in Iowa, dove si vota il 3 gennaio, offre tradizionalmente uno slancio e una copertura mediatica impagabili per chi trionfa nei caucus, le assemblee pubbliche con cui avviene il voto. Appena 5 anni dopo si replica nel New Hampshire: una vittoria di Huckabee danneggerebbe soprattutto Romney, che ha puntato la propria strategia sul successo nei primi due stati, per arrivare in testa all'appuntamento con il voto in stati dove è più forte, invece, Giuliani, il leader nazionale dei sondaggi. A beneficiare dell'ascesa imprevista di Huckabee, alla fine, potrebbe essere proprio l'ex sindaco di New York.

Tra i democratici, invece, l'Iowa resta una corsa a tre: anche Edwards è più che mai in lizza con una campagna porta a porta condotta dai suoi simpatizzanti, in contatto costante via web. La moglie di Edwards, Elizabeth ha offerto una sintesi efficace quanto spietata: "Chi arriva terzo, è finito". Sul Financial Times, oggi, arriva un nutrito decalogo di consigli per Barak Obama per battere la Clinton: a darli, curiosamente, è il consigliere principe di George W. Bush, Karl Rove, l'uomo che ha fatto più volte le fortune elettorali dei Repubblicani. "Hillary può apparire calcolatrice e fredda ma sempre con il controllo della situazione. Tu, Barak, appari spesso debole e inefficace. In alcuni dibattiti non hai neppure guardato verso Hillary quando non eri d'accordo, è come se fossi dispiaiuto per lei. Lei ti ha dato più volte assist per repliche che non hai mai pronunciato. Affila i tuoi attacchi e rendili più precisi". E ancora: "Concentrati sul fatto molti Democratici hanno davvero forti dubbi su Hillary. Temono che non possa vincere, che se andrà alla Casa Bianca sarà un disastro. Sai meglio di altri le loro preoccupazioni: ti hanno confessato le loro paure. Ecco perché hai raccolto denaro anche dall'ex staff di Bill: ricordalo".

I superdelegati
Non contano solo le primarie. A decidere il vincitore, infatti, saranno anche i "superdelegati", ovvero i dirigenti dei partiti il cui voto alla convention nazionale, che nominerà il candidato che correra' alla Casa Bianca, è svincolato dalle primarie. E un sondaggio dell'Associated Press, che ha contattato il 90% dei 765 superdelegati dà per favorita Hillary Clinton con un margine di 2 a 1.

Il sondaggio peraltro mette in evidenza anche un particolare che conferma l'indecisione dei superdelegati. Poco meno della metà degli intervistati ha ammesso di non aver deciso ancora chi scegliere tra i candidati democratici, il che significa che la situazione rimane molto fluida.

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Web: Il ricatto dei siti porno.

(Francesco Semprini - La Stampa) "Attenzione, iscriviti o il tuo computer non sarà più quello di una volta". Non si tratta della nuova trovata pubblicitaria dell'ennesimo programma anti-virus, ma dell'ultima frontiera in fatto di truffe su Internet. Un sito pornografico americano imponeva ai propri visitatori di pagare la quota trimestrale di iscrizione pur di evitare che il computer fosse inondato da una serie di filtri a rallentatore che ne pregiudicavano seriamente efficienza e prestazioni.

Il torbido piano portato alla luce grazie agli esperti di Avert Labs, i laboratori di ricerca del colosso dei software di protezione McAfee, rafforza «l'allarme rosso» lanciato negli ultimi anni sui siti «hard» sempre più spesso portatori di malattie informatiche che rischiano di contagiare processori e programmi causandone anche la morte tecnica. La scoperta è avvenuta alla fine di novembre come spiega il sito americano di informazione Abc tra i primi a riportare la notizia del disegno messo a punto grazie al contributo di spregiudicati pirati informatici.

La trappola scattava quando gli sprovveduti visitatori, stimolati dalle immagini senza veli delle attraenti ed esuberanti ragazze del sito pornografico, decidevano di iscriversi per un periodo di soli tre giorni a titolo rigorosamente gratuito. L'opzione è comune a moltissimi siti erotici e porno e consente di accedere alla gran parte dei servizi offerti: foto, video muti e col sonoro e persino «chat room», ovvero le stanze virtuali dove si poteva parlare (dicevano) direttamente con le protagoniste della avventure virtuali.

Installando sul computer il «software» di navigazione necessario per sperimentare l'ampia gamma di servizi però si scaricavano automaticamente e senza che nessuno se ne accorgesse anche una serie di codici occulti che in base a comandi preimpostati ad hoc generavano fiumi di «pop-up», ovvero finestre che apparivano sullo schermo durante la navigazione impedendo o rallentando l'apertura di siti e programmi di posta elettronica.

Il visitatore diventava vittima al termine dei tre giorni, quando il periodo di prova scadeva e sul sito pornografico apparivano messaggi a raffica che chiedevano senza troppi complimenti il pagamento della quota di sottoscrizione di 80 dollari per l'abbonamento di 90 giorni. Le grandi finestre contenenti i minacciosi avvisi spuntavano proprio al centro di ogni pagina Internet aperta dal navigatore: se spostate riapparivano automaticamente nella stessa posizione, se ridotte nelle dimensioni tornavano della misura originale, se chiuse si duplicavano. Per l'utente in sostanza non c'era possibilità di fuga: il messaggio non poteva essere ignorato neanche riavviando il computer perché ricompariva puntuale al centro dello schermo senza nemmeno che fosse ristabilita la connessione ad Internet.

«Vi sarà addebitata la quota intera - avvertiva - e se non pagherete a farne le spese sarà il vostro computer, di cui perderete controllo e funzioni». L'unica salvezza una volta caduti in trappola era cancellare la sottoscrizione gratuita prima della fine dei tre giorni di prova, ma in caso contrario il navigatore in cerca di emozioni in rete era praticamente spacciato. Solo una volta pagata la quota di iscrizione il software pirata poteva essere rimosso grazie a uno speciale codice puntualmente inviato dal gestore del sito, e la truffa virtuale era conclusa con successo.

«Si tratta di un'estorsione in piena regola», spiega sul blog di Avert Labs, Seth Purdy ricercatore di McAfee e uno degli investigatori informatici che ha scoperto il sito-trappola, il cui nome non è stato però reso noto. «Scucivano denaro con l'inganno, approfittando del fatto che ormai nessuno può rinunciare al proprio computer perché lo usa molto spesso anche per lavorare. E sono molti altri i rischi che si nascondo dietro questo genere di siti». Per gli amanti del porno informatico si prospettano tempi duri.

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Preti omosessuali: Lettera aperta: "Non ci negate di esistere".

(Adista) Non abbiamo nulla da nascondere, e voi? La domanda sale dalla lettera aperta che un gruppo di preti omosessuali sottopone alla comunità cristiana e alla gerarchia cattolica che con la recente Istruzione della Congregazione per l'Educazione Cattolica li vorrebbe far scomparire dalla ‘presentabilità' ecclesiastica. (...). Non vogliono avere nulla da nascondere i preti omosessuali che hanno consegnato ad Adista in esclusiva la lettera aperta. E proprio per questo, questa Chiesa li costringe a nascondersi, a celare il loro volto: costretti a chiedere la garanzia dell'anonimato, pur avendo il coraggio di firmarsi a viso aperto nella redazione di Adista.

A firmare la lettera sono 39 preti: 26 diocesani e 13 religiosi, provenienti da tutte le regioni d'Italia (complessivamente 18 diocesi e 6 Istituti religiosi). Di seguito, la lettera integrale.
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La recente "Istruzione della Congregazione per l'Educa-zione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali" ci spinge a presentare alcune riflessioni a riguardo. Ci rivolgiamo ai fratelli nel sacerdozio, ai Pastori e ai Superiori religiosi, ai consacrati e alle consacrate, agli uomini e donne della società. Siamo dei sacerdoti cattolici con tendenza omosessuale, diocesani e religiosi, e il fatto di essere tali non ci ha impedito di essere buoni preti. Alcuni di noi hanno speso la loro vita in missione, altri sono parroci e pastori d'anime, amati e stimati dalla loro gente, altri ancora vivono il loro sacerdozio nell'insegnamento con dedizione e professionalità. La nostra tendenza omosessuale, come il documento farebbe credere, non è stato un impedimento a far si che la vita del ministro sacro sia animata dal dono di tutta la sua persona alla Chiesa e da un'autentica carità pastorale. La nostra omosessualità non ci mette in una situazione tale da ostacolare gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne come afferma il documento al secondo paragrafo: come uomini e sacerdoti ci sentiamo feriti da questa affermazione assolutamente gratuita. Non abbiamo problemi maggiori degli eterosessuali a vivere la castità, perché omosessualità non è sinonimo di incontinenza, né di istinti irrefrenabili: non siamo malati di sesso e la tendenza omosessuale non ha intaccato la nostra salute psichica né le nostre doti morali e umane.

Il documento definisce determinante per il candidato il fatto che eventuali tendenze omosessuali transitorie siano chiarite e superate tre anni prima dell'ordinazione diaconale. Ora la maggior parte dei preti hanno vissuto il periodo del seminario come un momento sereno dal punto di vista sessuale. Infatti confrontandoci tra noi sacerdoti in varie occasioni, come ritiri o esercizi spirituali, ci siamo resi conto che i turbamenti, per gli eterosessuali come per gli omosessuali, sono venuti dopo, causati non dalla tendenza sessuale, ma dalla solitudine, dalla mancanza di amicizia, dal sentirsi poco amati e, qualche volta, abbandonati dai propri superiori, dai confratelli, dalle nostre comunità. Inoltre, per quanto ci riguarda, vari di noi hanno preso coscienza della loro omosessualità solo dopo l'ordinazione.

Si ha la sensazione che questo documento nasca come reazione ai casi di pedofilia recentemente manifestati, soprattutto nella Chiesa americana e brasiliana: ma la tendenza omosessuale non è assolutamente sinonimo di pedofilia.

Si ha pure un'altra impressione: che si pensi agli omosessuali come necessariamente inseriti in una cultura gaia, esibizionista, pungente, fuori degli schemi, una filosofia di vita che spesso appare agli occhi di molti come contraria ad ogni regola morale, in cui tutto è permesso. Certe manifestazioni del mondo gay nascono come rivalsa da anni di ghetto e di persecuzione in cui è stato imprigionato il mondo omosessuale, ma non tutto il mondo gay condivide tali manifestazioni. In ogni caso nessun di noi assume atteggiamenti stravaganti né accetta un permissivismo edonistico in cui non esistono leggi morali.

Nel documento sembrerebbe che il problema maggiore per poter essere buoni preti sia la tendenza sessuale, per poi sorvolare su certi stili di vita che pur ineccepibili dal punto di vista sessuale, creano scandalo tra i fedeli: ci riferiamo al lusso, all'attaccamento al denaro, alle egemonie di potere, alla lontananza dai problemi della gente. Noi, invece, consideriamo la nostra omosessualità come una ricchezza, perché ci aiuta a condividere l'emarginazione e la sofferenza di tante persone: per parafrasare san Paolo, possiamo farci tutto a tutti, deboli con i deboli, emarginati con gli emarginati. (...)

Quella Chiesa che ha ricevuto il ministero della riconciliazione ha bisogno di riconciliarsi con l'omosessualità, realtà di tanti credenti, figli e figlie di Dio: uomini e donne di buona volontà che hanno il diritto di trovare in essa il tetto della loro anima. (...) Ora, dopo la pubblicazione del citato documento, proviamo maggiore disagio, come se la nostra vocazione non fosse autentica. Ci sentiamo figli abbandonati e non amati da quella Chiesa alla quale abbiamo promesso e dato fedeltà e amore. Ci sentiamo "fratelli minori" in un presbiterio in cui sembra di essere entrati quasi clandestinamente.

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Modena intitola a Luciano Pavarotti il Teatro Comunale della città

(Prima) A tre mesi dalla morte di Luciano Pavarotti, Modena intitola al tenore il Teatro Comunale della città. La cerimonia si svolgerà giovedì 6 dicembre alle 11.30 alla presenza del sindaco Giorgio Pighi, delle autorità cittadine e dei famigliari del maestro. Sarà proprio il sindaco a ricordare la figura del tenore e a togliere il drappo rosso dalle due iscrizioni - "Teatro Comunale Luciano Pavarotti" - collocate nel foyer del Teatro e sulla facciata principale dell'ottocentesco edificio, in corso Canalgrande. "Il ricordo di Luciano Pavarotti, grande artista modenese che ha illustrato con passione la sua città assume carattere permanente attraverso un luogo d'eccellenza a lui dedicato", commenta Pighi, che annunciò l'intitolazione il giorno stesso della morte del tenore. In occasione dell'inaugurazione, il Teatro Comunale sarà aperto al pubblico per visite guidate gratuite di circa un'ora anche negli spazi dietro le quinte, nella sala di scenografia e nei camerini. Nel corso della visita si assisterà alle prove aperte della nuova opera "Le Piccole Storie" di Lorenzo Ferrero, in produzione in questi giorni. Le visite, per gruppi di massimo 35 persone, avranno inizio dal foyer (ingresso da corso Canalgrande), presentandosi circa 10 minuti prima dell'inizio e si svolgeranno alle 12.30, alle 15 e alle 16.

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La Binetti contraria alla concessione di nuovi diritti civili.

«Un´iniziativa di questo tipo è irricevibile. Come può pensare Veltroni nella città del Papa, nella capitale simbolo del cristianesimo, di creare il registro delle unioni civili che vogliono i Radicali? È un´offesa, e il mio non è clericalismo».
Paola Binetti.

Ndr. No. il suo non è clericalismo è solo un'inutile ed ottuso conservatorismo. I soggetti come la signora Binetti, e nel centrosinistra come nel centrodestra ce ne sono tanti, stanno inutilmente ritardando un irriversibile realtà. I tempi cambiano e con essi anche i diritti civili. Questi irrigidimenti sono solo inutili e dispendiose perdite di tempo.

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