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martedì 2 ottobre 2007

Le lesbiche sono razziste tra loro?

(Queer blog) Prendendo spunto dalla puntata della nuova serie di The L Word, andata in onda venerdì scorso, abbiamo pensato di proporvi un sondaggio.

Durante la puntata della serie si svolge una partita/sfida di basket tra lesbiche (il motivo è che una fa a gara con Shane per il numero delle conquiste). Ebbene, alla partita decide di partecipare anche Tina che ormai non sta più con Beth ma con un uomo. Le amiche, un po’ scherzando un po’ no, ripropongono una discussione che richiama molto ad una scena di “Go fish”, film culto della comunità lesbica degli anni 90, diretto da Rose Troche che è poi una delle produttrici della serie tv. Ovvero: una lesbica può definirsi ancora tale anche quando decide di stare con un uomo? Una che è stata lesbica per anni e che magari è stata con 20 donne e un solo uomo può definirsi bisessuale?

Vorremmo sapere come la pensate voi. Perché abbiamo ragione di credere, e la scena di The L Word ne è la prova, che ci sia del razzismo da parte delle lesbiche “doc” nei confronti di donne che si concedano ogni tanto relazioni o rapporti con uomini senza per questo sentirsi meno lesbiche. Diteci la vostra. (Nella foto l’attrice che interpreta Alice nella serie tv abbracciata alla cantante country/mito lesbico k.d.Lang)

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Perversioni sessuali e rituali satanici.

Gli episodi di perversione sessuale venuti recentemente alla ribalta fanno temere che siamo vicini alla scoperta di una serie di delitti a sfondo sessuale perpetrati per decenni dai sacerdoti malati di sesso.
All'età di otto anni, Jane Doe fu mandata a studiare in un collegio di preti cattolici annesso alla diocesi di Toledo (Ohio), dove fu costretta a subìre sistematicamente le loro violenze.
La bambina veniva condotta in una camera semibuia, che gli stupratori avevano adornato con altari, candele e paramenti sacri, per creare l'unico clima che riusciva a eccitarli.
Prima dello stupro, il sacerdote che fungeva da cerimoniere mutilava orrendamente dei piccoli animali e faceva bere il loro sangue ai presenti.
Dieci anni dopo, perseguitata da un terribile senso di colpa, la ragazza scappò dal collegio e, con l'aiuto dei genitori, intraprese una costosa terapia psicoanalitica.
Guarita dalle sue ossessioni, chiese alla diocesi 50.000 dollari a titolo di rimborso delle spese sostenute per mandare avanti la terapia.
La diocesi non si degnò neppure di risponderle. Jane allora denunciò alla polizia i preti che avevano distrutto la sua vita, tra i quali non poteva mancare padre Gerald Robinson, il cerimoniere al quale ho appena accennato.
La polizia si rivolse alla diocesi per aiuto. Questa tuttavia, non solo si rifiutò di collaborare, ma si diede da fare perché il caso fosse archiviato.
Fortunatamente nel corso delle indagini si presentarono davanti al magistrato le altre ragazze che avevano subìto la stessa sorte di Jane e tutte parlarono di rituali satanici e fecero il nome di padre Robinson.
Questo particolare destò i sospetti degli inquirenti, che si ricordarano di Margaret Anna Palh, una vecchia suora, che era stata soffocata e finita con trentuno pugnalate, di cui nove inferte all'altezza del cuore in forma di crocifisso, nell'ospedale presso il quale padre Robinson lavorava come cappellano.
Accusato del crimine, sotto l'incalzare delle domande degli inquisitori, il reverendo ha confessato tutto ed è stato condannato a quindici anni di reclusione.
Se, oltre ai pedofili, la chiesa cattolica nasconde pure i rituali satanici e i preti assassini, vuol dire che le cose di cui deve vergognarsi sono più gravi e numerose di quanto non siamo ancora riusciti a immaginarci.

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Curiosità: Che pittore del ca**o.

L' australiano Tim Patch ha deciso di darsi alla pittura, disegnando ritratti di personaggi celebri in tutto il mondo.
Ah, dimenticavo, li disegna col suo pene.
Si veste solo di papillon e cilindro, comincia a spennellare: George Bush, Tony Blair, il primo ministro giapponese Junichiro Kuizumi, a lui piacciono i politici. Ma vi fa anche un autoritratto su richiesta. Tim ha inaugurato il giorno di apertura dell' esposizione d' arte Sexpo a Johannesburg (Sud Africa) con performance live intasando la mostra con una coda infinita dinanzi al suo stand.
Che dite, sarà a disagio la ragazza in posa che mestamente rivolge lo sguardo altrove? :-)

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Amanda Lear confessa: "Dalì non aveva vita sessuale".

La showgirl ricorda a 'Diva e Donna' il pittore, con il quale ha avuto un lungo legame sentimentale: "Le sue passioni erano solo cerebrali, era terrorizzato dalle malattie". Poi parla delle sue tragressioni: "Le droghe le ho provate tutte".

(Quotidiano.net) Adesso faranno un film americano su Dalì con Al Pacino. Dovrebbe interpretarmi Claudia Schiffer per il fatto che facevo la modella, come lei. Sarà in grado di recitare?". E' dissacrante come sempre Amanda Lear che si confessa sulle pagine del settimanale 'Diva e Donna', in edicola questa settimana. Nel ricordare Salvador Dalì, con il quale ha avuto un lungo legame, dichiara: "Non aveva vita sessuale. Le sue passioni erano solo cerebrali. Mi diceva che mai in vita sua aveva penetrato una donna. Mi raccontava quando andava da giovane con Picasso, suo grande amico, nei bordelli tutta la notte. Faceva sedere le prostitute lontane - ricorda - aveva paura che gli saltassero addosso. Si limitava all'onanismo. Era terrorizzato dalle malattie".

Prosegue poi parlando delle sue trasgressioni: "Nei due o tre anni più imbecilli della mia vita mi sono drogata. Ho provato tutto, anche eroina. Un paio di volte sono stata male, orrendo, ho vomitato. Poi ho provato la cocaina, - prosegue la Lear - ho fumato, bevuto whisky per avere la voce grossa, così cantavo meglio. Una vera imbecille. Oggi sono la persona più antidroga, antifumo, antialcol del mondo. Il miglior modo per lavorare, vivere. E amare

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E i gay di Springfield?

(L'Unità - D. V.) Omosex velati tra i Simpson.
Nel primo film dei Simpson che sta sbancando ai botteghini la sorella lesbica di Margie, moglie di Homer, il capofamiglia, non c'è. E non è la sola a mancare. I Simpson formato pellicola tengono sotto tono la tematica gay, per nulla compressa negli episodi televisivi. Per il piccolo schermo Usa fu annunciato un coming out. L'ideatore dei Simpson Matt Groening e i suoi autori lasciarono capire che il loro «gay» pronto a dichiararsi era Waylon Smithers, il mite segretario di Mr Burns, perfido proprietario dell'impianto nucleare di Springfield. Ma chi andrà a vederli nelle sale si accorgerà che gli sguardi languidi che Smithers lancia a Burns sono stati «epurati» e trasformati in occhiate di sottomissione e basta. Ancora. «Springfield legalizzerà le unioni omosessuali» aveva dichiarato uno dei produttori. Homer diventerà ministro di culto e unirà una coppia gay. Nel movie non c'è niente di tutto questo. Se in America si è acceso il dibattito sui matrimoni gay, i Simpson-film, che di consueto si rifanno all'attualità, non ne parlano affatto. A tenere banco è soprattutto il tema dell'inquinamento, mentre le bordate antimilitariste sono ridotte all'osso. L'omosessualità c'è, ma quale? Quella clandestina. Due poliziotti in pattuglia, che hanno l'ordine di arrestare Margie per il disastro ambientale commesso da Homer, la ignorano. Motivo? Hanno fretta di appartarsi per sbaciucchiarsi lontano da occhi indiscreti. Nessun coming out, niente nozze gay.
L'ironia dei Simpson non graffia il grande schermo.

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Wentworth Miller: “Non sono gay”.

In risposta ai rumors che lo vogliono gay e fidanzato con Luke MacFarlane, Wentworth Miller ha dichiarato all’edizione tedesca di In Style di essere totalmente eterosessuale.

“Gira voce che preferisci gli uomini..”, ha detto il giornalista all’attore. Quest’ultimo ha risposto così: “Non sono gay, ma questo rumor continuerà ad essere in giro. Io vorrei avere una ragazza e mettere su famiglia, ma non ho ancora incontrato quella giusta. Fino ad allora mi concentrerò sul lavoro. Ho dovuto aspettare tantissimo per una chance come questa quindi ora sto lavorando sodo, il che significa passare 14 ore al giorno sul set.”

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