La parata del gaypride in centro a Roma contro il governo e la chiesa.
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domenica 8 giugno 2008
Il gaypride romano visto dall'estero.
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Redazione
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16:24:00
Etichette: gaypride, governo, polemiche, questione omosessuale, roma, silvio berlusconi, vaticano
Roma, «meglio froci che fascisti» Il GayPride al tempo della Destra. Anche quattro matrimoni gay .
(Alessia Grossi - L'Unità) Susi e Annalisa che si sono simbolicamente sposate al GayPride romano«Sì, siamo d'accordo». Con questo rituale si apre il Roma GayPride 2008. A pronunciare il rito che li unisce in matrimonio Jeff e Domenico, Susi e Annalisa, Luciana e Susanna e, ultime a salire sul carro matrimoniale, le giovanissime Erica e Ornella. «Vogliamo celebrare qui, con la testimonianza di tutta la comunità omosessuale presente le prime unioni simboliche», apre la cerimonia Anna Paola Concia, unica deputata, del Pd, lesbica dichiarata a sedere in Parlamento. Accanto a lei sul carro dell'Arcigay di Roma pronto a partire per la sfilata in piazza della Repubblica, il giornalista del Tg1 Stefano Campagna che ufficia per metà il rito. Così secondo la formula istituita da Massimo Consoli, storico militante dell'Arcigay, le quattro coppie si promettono «amore libero» con tanto di scambio degli anelli e lancio di bouquet.
«Siamo 100mila - dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay di Roma all'inizio del corteo - per ora, ma il numero dei partecipanti è destinato ancora a salire», dice.
«Quello di quest'anno è il pride più faticoso e senza dubbio il più osteggiato: abbiamo ricevuto due schiaffi, il «no» a piazza San Giovanni e il «no» al patrocinio del Comune ma, come potrete vedere tutti, anche quest'anno sarà una festa». A ricordarlo Rossana Praitano, Circolo di Cultura omosessuale, che ci tiene a precisare che «nonostante le motivazioni dell'evento di quest'anno sono le stesse degli scorsi anni il motto scelto: «Testardamente manifestiamo» sta a significare che nonostante gli ostacoli, «siamo riusciti a portare a termine l'organizzazione. Arriveremo nel cuore della città con caparbietà e con la ragione dei giusti». Niente patrocinio per il Pride romano ma tanti i politici di centrosinistra che prendono parte al corto. A sostenere lo striscione, tra gli altri, Franco Grillini e Vladimir Luxuria, a capo del corteo anche Vittoria Franco.
Ad accompagnare la parata le note della canzone «Tutta mia la città» e il lancio di coriandoli colorati dal carro fucsia che apre la manifestazione e che «è la risposta migliore a tutte le polemiche» come sottolinea Massimiliano Smeriglio, assessore alle politiche del lavoro e alla formazione della Provincia di Roma. «I tratti di ironia molto azzeccati sono il modo migliore per rispondere ai tentativi di chiusura di questa città. Non si vogliono alzare i toni ma ribadire che la città è di tutti» ha continuato Smeriglio. A rappresentare la Provincia di Roma c'è anche l'assessore alla cultura Cecilia D'Elia che ha sottolineato come questa sia «una grande manifestazione per la laicità e i diritti. È importante - ha concluso - che nessuno sia discriminato per i suoi orientamenti sessuali».
E a proposito di ironia sono decine gli striscioni che richiamano sarcasticamente alle polemiche intorno al pride di Roma. «Meglio froci che fascisti» portano scritto sulle magliette i ragazzi dell'Arcigay. «Lieta di concedervi il patrocinio, e di non essere la ministra», dichiara a chiare lettere una delle tante etero sostenitrice del corteo. «Carfagna, tu nuda sul calendario, noi spogliati dei diritti», parla chiaro un altro striscione. E quando il corteo di 500 mila partecipanti- dalle ultime stime degli organizzatori - tra il traffico che non ha subito limitazioni, sfila pacificamente per via Cavour dal carro in fucsia dal megafono i partecipanti rispondono allo striscione «contro» che la Militia Christi ha affisso sabato mattina in via Cavour. «Loro sono contro di noi, noi non siamo contro nessuno, ma, nonostante tutto, nessuno ci azzittisce, siamo tantissimi».
E i carri variegati con a bordo ogni «tipo di coppia possibile» prosegue la sua sfilata fino all'arrivo a piazza Navona alle 21. Nel frattempo, alle 20,30 i radicali si fermeranno in segno di protesta a piazza San Giovanni per manifestare contro la negazione della piazza dove contemporaneamente si terrà un concerto nella Basilica.
Il GayPride di Milano. Aperto da uno striscione con la scritta «Ma non togliamo il disturbo» anche a Milano il corteo parte in forma polemica contro la negazione del patrocinio da parte del governo. La sfilata, che da Corso Venezia arriverà a piazza Castello è partita festosa, chiassosa e colorata come ogni parata degli omosessuali e delle lesbiche.
Prima della partenza sono stati distribuiti centinaia di foglietti bianchi adesivi con una X rossa che i manifestanti dovranno attaccare sulla bocca passando in piazza Duomo. «È la nostra forma di protesta - ha detto Aurelio Mancuso, presidente Arcigay - per ribellarci a chi vorrebbe ridurci al silenzio». Il corteo è formato cinque carri addobbati di palloncini e festoni e motivi luccicanti. Molte le bandiere della sinistra democratica, di sinistra critica, Prc, e dell'Arcigay. Tra gli slogan più urlati: «Attenta Italia, altro che alzati Italia» parafrasando una delle parole d'ordine della campagna elettorale del Pdl. Molti hanno urlato «Meno cardinali più staminali» e «meno preti più prati». Tra le maschere, invece, una delle più usate è stato il volto del sindaco di Milano Letizia Moratti. «Gli italiani ci obbligano a prostituirci - noi vogliamo un lavoro diurno» è il cartello portato da un transessuale della Fenice, associazione nazionale Transex e Transgender al corteo dei gay pride milanese. «Siamo tra le categorie più discriminate e prese in giro - hanno detto - ci trattano come delle caricature, ma noi siamo solo delle persone normali che vogliono un lavoro normale».
Mancuso, Arcigay "Siamo pronti a invadere Bologna" ma i pulman prenotati in giro per l'Italia sono pochi. I partecipanti saranno meno che a Roma?
GAY PRIDE/ MANCUSO (ARCIGAY): SIAMO PRONTI A 'INVADERE' BOLOGNA. In Emila Romagna il Gay Pride nazionale il 28 giugno.
(Apcom) A Roma e Milano ha sfilato oggi "il popolo delle vere libertà, un popolo che vuole superare l'arretratezza culturale e sociale di un paese, dove troppo è permesso a chi uccide, violenta, aggredisce le donne e le persone lgbt, mentre alcun diritto umano e civile è riconosciuto. Questa prima dimostrazione di forza, di un soggetto politico e sociale protagonista di tante battaglie civili, si concentra da domani per la riuscita del Pride nazionale di Bologna del 28 giugno. Già ora sono attesi numeri straordinari per quanto riguarda l'organizzazione di pullman, treni, auto, che da tutta Italia giungeranno a Bologna". E' quanto dichiara in una nota il presidente nazionale dell'Arcigay, Aurelio Mancuso.
"Se qualcuno pensava che sarebbe stato sufficiente negare Piazza San Giovanni, o operare alcune intimidazioni, si è sbagliato di grosso. Il movimento lgbt, e soprattutto Arcigay, la più grande associazione gay italiana - prosegue Mancuso in un comunicato -sono in campo e intendono far sentire la propria voce ed ampliare la propria influenza politica".
"Alla ministra Carfagna spiegheremo, infine, che lo Stato laico si occupa delle leggi e non la Chiesa cattolica. Al Tg 2 ha dichiarato che è contraria alle unioni civili, siamo certi, che come è accaduto con l'imbarazzante affermazione che l'omofobia non esisteva, si ricrederà anche su questo punto", conclude.
Muore Dino Risi, il padre della commedia italiana.
Per capire il cinema di Dino Risi, il suo impasto di popolarismo e rigore, simpatica cialtroneria e moralismo segreto, bisogna rintracciarne le radici nella sua formazione. Secondo di tre fratelli (era nato da una famiglia discreta e benestante, suo padre era il medico del teatro La Scala, sua madre Giulia amava la pittura e le belle lettere), rimase orfano a 12 anni, fu allevato in una girandola di zii e amici di famiglia divisi da passioni politiche contrapposte, tra fascisti e liberali, si laureò in medicina dopo la guerra, tornato a casa dopo due anni in Svizzera.
L’approdo al cinema è fortuito: l’amicizia con Lattuada e Soldati, la formazione a Ginevra con Jacques Feyder. In realtà, come lui stesso ricordava, già nei tardi anni Trenta si era cimentato con la critica, per poi debuttare come assistente di Soldati (Piccolo mondo antico) e Lattuada (Giacomo l’idealista), tra il 1941 e il 1942. Sfuggito alla campagna di Russia per un attacco di epatite (da quella spedizione si salvò invece fortunosamente suo fratello Nelo, anch’egli laureando in medicina), Risi ritrova il cinema, a Milano, dirigendo una fitta serie di documentari e cortometraggi (a partire da Barboni e cortili) prodotti da Gigi Martello tra il 1946 e il 1950. Intanto la sua prima sceneggiatura, Anna, diventa un film di Lattuada prodotto da Carlo Ponti. Così Risi entra da protagonista nel cinema italiano.
Il successo arriva grazie a Pane, amore e… nel 1955, sequel dei fortunati Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia, che raccontano le comiche imprese del maresciallo Carotenuto (interpretato in tutte le pellicole da Vittorio De Sica). Arriva poi Poveri ma belli (1956). Lavora con Alberto Sordi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman. Con Sordi dirige Il vedovo (1958), satira di costume, mentre dirige Gassman in un film che consacra l’attore genovese, Il mattatore (1959). Sono gli anni ‘60 a salutare l’apice della sua carriera. Arriva Una vita difficile (1961), a fianco di Lea Massari, e Il sorpasso (1962), ancora con Gassman, forse il suo film più famoso.
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10:19:00
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In Polonia due su tre contrari al gaypride.
(Ansa) Per il 69 per cento dei polacchi, gli omosessuali non dovrebbero esprimere in pubblico il proprio orientamento sessuale e per il 37 per cento non dovrebbero neppure avere rapporti sessuali tra loro.
Da un sondaggio pubblicato oggi risulta che due polacchi su tre rifiutano il diritto delle organizzazioni di omosessuali di tenere manifestazioni per strada. Il sondaggio e' stato compiuto dal 9 al 12 maggio, su un campione di 1.116 adulti.
Il 76 per cento si oppone all'idea di matrimoni tra omosessuali ed il 90 per cento escludono la possibilita' che coppie gay e lesbiche adottino bambini.
Soltanto l'8 per cento degli intervistati considera l'omosessualita' come un fenomeno ''normale'', mentre per il 31 per cento dei polacchi si tratta di atteggiamenti ''anormali che non possono essere tollerati''.
Un polacco su due considera infine l'omosessualita' una cosa ''anormale che si deve accettare''. Una parata gay annuale e' prevista nel pomeriggio di oggi al centro di Varsavia, con la parola d'ordine ''Vivi, ama e sii''.
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10:16:00
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