(Giacomo Rossi - Sfera pubblica) “Los españoles hemos sido convocados a las urnas para el próximo 9 de marzo.” Così si apre la nota della Conferenza Episcopale Spagnola, redatta in occasione delle elezioni spagnole del prossimo 9 marzo. Quelle che vedranno l’esponente del Partido popular Mariano Raoy fronteggiare il premier in carica José Luis Zapatero.
Terzo partito. La nota, di cui è disponibile solo la versione in spagnolo, prosegue affermando come i vescovi spagnoli vogliano ofrire “a los católicos algunas consideraciones que estimulen el ejercicio responsable del voto”. Insomma, l’intenzione della Cee (l’equivalente spagnola della conferenza episcopale guidata in Italia da Bagnasco), è quella di fornire, come già accaduto in altre occasioni, un’indicazione agli elettori cattolici circa il voto da destinare nelle prossime elezioni generali. Così facendo, non solo interferisce apertamente con la campagna elettorale in corso, ma a sole cinque settimane dal voto pone sul tavolo del confronto tra Rajoy e Zapatero problemi particolarmente sentiti dalla popolazione: diritti civili, scuola e terrorismo.
Eta. Non più solo matrimonio tra omosessuali, questione definita «inquietante» in una nota della Cei del 2003, ma anche educazione e sicurezza. In entrambi i casi l’obiettivo è di smontare, pezzo per pezzo, il lavoro portato avanti dal Psoe di Zapatero in quanto, si legge ancora nella nota, «non tutti i programmi sono compatibili con la fede e le esigenze della vita cristiana». Ed è così che l’attenzione dei vescovi si sposta dalla famiglia all’educazione, dove la sostituzione dell’ora di religione con quella di educazione civica ha irritato non poco le gerarchie ecclesiastiche, e alla delicata questione legata al terrorismo basco. In quest’ultimo caso il riferimento è ai tentativi di Zapatero, giudicati «inaccettabili», di trattare con la formazione terroristica del Nord.
Se divorzio lampo e unioni civili avevano tenuto banco per parecchio tempo, meritando addirittura la convocazione di un Family Day, ora lo spazio di confronto si allarga. Il tentativo è duplice: da una parte si cerca di porre il premier in ottica negativa, rilanciando la questione basca e coniugandola ad una impropria strategia politica del leader socialista; dall’altra si sposta leggermente lo spettro d’interesse della comunità cattolica. Se gay e famiglie “non-tradizionali” sono ampiamente tollerati dalla società spagnola anche di tradizione cattolica, allora deviare l’attenzione su altri temi ed evitare una battaglia svantaggiosa, se non inutile, in termini elettorali, potrebbe rivelarsi una mossa efficace.
Difesa. Dopo il raduno organizzato in difesa della famiglia tradizionale, la Chiesa spagnola torna a far discutere. Soprattutto i giornali. El Pais, che già aveva dedicato all’intraprendenza dei vescovi spagnoli un duro editoriale intitolato “Victimismo”, ieri torna all’attacco con un altro articolo che prende di mira “l’intrusione” della Chiesa nella campagna elettorale. Le acque non sono calme nemmeno nei giornali più vicini al partito popolare come El Mundo, che però non sembra cavalcare l’onda scatenata dalla nota. Il tempo, in effetti, non c’è stato. Zapatero è presto corso ai ripari definendo una “tentazione” quella dei vescovi spagnoli nell’appellarsi al terrorismo per sferrare l’attacco verso il suo partito. Definizione che segue quella, ancor meno morbida, che aveva etichettato come “immorale” l’accusa mossa dalla nota. Due aggettivi coraggiosi e spiazzanti, specialmente considerando il destinatario a cui sono indirizzati. Destinatario che rappresenta l’autorità morale di una comunità religiosa.
Come detto, Zapatero ha già risposto alle accuse. Ora tocca a Raoy provare a sfruttare la sferzante critica mossa dai vescovi per capitalizzare le polemiche e conquistare il voto dei cattolici. Tentativo però che non deve falsare la percezione della realtà. L’influenza della polemica scatenata dalla nota della Cee potrebbe avere meno risonanza di quanto sembra aver fatto sui media. Schierarsi apertamente con i vescovi, dunque, non necessariamente porterà a esiti positivi per il partito dello sfidante. Forse attraverso una tale riflessione è possibile interpretare la cautela adottata da Raoy in merito ai particolari temi trattati dal documento della Conferenza Episcopale. Cautela che lo aiuta a presentarsi come il candidato capace di raccogliere le istanze dei cattolici, senza, per questo, rinunciare all'indipendenza politica e programmatica.
sabato 2 febbraio 2008
Educazione, gay e terrorismo: i vescovi spagnoli contro Zapatero.
venerdì 1 febbraio 2008
Chiesa Svizzera. Il vescovo chiede perdono alle vittime dei pedofili.
(Swissinfo) Bernard Genoud – vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo – si è espresso in merito agli abusi sessuali ai danni di minori compiuti nella sua diocesi: il prelato ha chiesto perdono alle vittime.
Al fine di garantire in futuro maggiore trasparenza, l'ecclesiastico ha deciso di istituire una commissione incaricata di effettuare verifiche in caso di sospetti concernenti membri del clero.
Dopo gli scandali legati ad atti di pedofilia commessi da religiosi, la diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo ha deciso di creare una speciale commissione incaricata di intervenire in presenza di situazioni dubbie. L'organo sarà presieduto dalla ex giudice istruttrice friburghese Françoise Morvant.
In particolare, ha spiegato venerdì alla stampa Bernard Genoud, la commissione dovrà registrare tutte le informazioni che riceve in merito a eventuali abusi, controllarne la veridicità e presentare un rapporto all'autorità diocesana. «Suggeriremo sistematicamente alle vittime di rivolgersi alla giustizia civile e, se necessario, le accompagneremo durante l'iter», ha aggiunto il vescovo.
Secondo Genoud, potrebbe anche essere necessario rivedere le direttive della Conferenza svizzera dei vescovi, introducendo segnatamente l'obbligo di denuncia contro i religiosi sospettati di abusi sessuali.
Richiesta di perdono
Si tratta della prima occasione in cui il vescovo Genoud si esprime ufficialmente in merito agli abusi commessi nella sua diocesi. Il prelato ha sottolineato il dovere, per la Chiesa, di domandare perdono alle vittime.
Il religioso ha in special modo evidenziato «la mancanza di trasparenza, di chiarezza, di comunicazione e di coraggio, che hanno purtroppo condotto a casi di recidiva». La linea telefonica speciale, recentemente istituita dal vescovo, è stata utilizzata da 14 persone: due casi sono stati trasmessi alla giustizia civile (uno a Friburgo, l'altro a Ginevra).
«Clero integro»
Il vescovo Genoud ha poi affermato che, nonostante la gravità dei casi in questione, la grande maggioranza del clero è integra e merita di essere difesa. In generale, il prelato ha affermato di non approvare lo spostamento, in caso di problemi, dei preti coinvolti. A suo parere, è necessario trovare soluzioni sul posto.
In merito alla questione dei risarcimenti alle vittime, l'ecclesiastico ha commentato: «Non apprezzo questo termine: preferisco si parli di "aiuto alla ricostruzione"». Secondo Genoud, le somme versate non hanno mai avuto l'obiettivo di pagare per ottenere il silenzio delle vittime. Le cifre sarebbero infatti state calcolate, per esempio, in base alle spese per le cure.
Banca dati
Dal canto suo, il nuovo responsabile delle questioni giuridiche della diocesi, l'abate Nicolas Betticher, ha rilanciato l'idea di creare una banca dati concernete i religiosi coinvolti in casi di abusi. Il prelato ha ricordato che papa Benedetto XVI aveva già sostenuto un'iniziativa simile cinque anni or sono.
Secondo Betticher, è importante assicurare la trasparenza tra i dati disponibili a Roma, quelli della commissione d'esperti in materia di abusi sessuali della Conferenza episcopale svizzera e della commissione diocesana. In generale, ha concluso il sacerdote, le strutture attuali devono comunque essere migliorate.
Usa. Le posizioni dei candidati Repubblicani e Democratici verso gli omosessuali.
(Sostenibile) Sia Barack Obama che Hillary Clinton sono contrari ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma favorevoli alle unioni civili. Entrambi si oppongono ad un divieto costituzionale ai matrimoni omosessuali e ritengono che la scelta spetti infine ai singoli Stati.
Tra i Repubblicani, John McCain si oppone ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma, come i suoi rivali democratici, è favorevole alle unioni civili, si oppone ad un divieto costituzionale ai matrimoni omosessuali e ritiene che spetti ai singoli Stati decidere la propria legislazione in materia.
Ron Paul, anche in questa materia, segue la sua logica di un governo minimale. Conseguentemente, pur ritenendo a titolo personale che il matrimonio sia definibile come l'unione tra persone di sesso diverso, considera che una simile definizione non possa essere inserita nella Costituzione federale e che i singoli Stati debbano essere liberi di regolare come meglio credono la materia.
Mike Huckabee si oppone sia ai matrimoni omosessuali che alle unioni civili.
Problematica la posizione di Mitt Romney, che anche su questo argomento ha recentemente cambiato idea per non alienarsi il supporto dei neocon. Da governatore del Massachussets aveva promosso una legge in favore del riconoscimento delle unioni civili tra omosessuali, ma oggi si dice contrario sia ai matrimoni omosessuali che alle suddette unioni civili.
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Inghilterra. La sanità pubblica pensa ad un rimborso per chi usa una "madre surrogato". Ammesse anche coppie gay.
(Apcom) In attesa della trasformare le cellule del midollo osseo femminile in sperma, il servizio sanitario nazionale inglese potrebbe aiutare in un altro modo le coppie infertili, erogando loro fino a 15.000 sterline, circa 20.000 euro, per 'usufruire dei servigi' offerti dalle madri surrogate, le cosiddette 'madri in affitto'. Una iniziativa che andrebbe in aiuto anche delle coppie omossessuali e dei single che desiderano avere un bambino. Lo si legge sul quotidiano britannico Daily mail secondo il quale, se la proposta sarà approvata, il servizio sanitario inglese erogherà dalle 7.000 alle 15.000 sterline, oltre al rimborso dei costi della fecondazione in vitro, non come 'pagamento' alla madre surrogata, ma rigorosamente come 'rimborso spese' alle coppie etero e omosessuali che decideranno di diventare genitori in questo modo
Alla azienda sanitaria North East Essex Primary Care, che ha proposto il progetto, si è già discusso 'ad alti livelli' di questa eventualità, e secondo la 'asl' inglese altre aziende sanitarie potrebbero essere interessate a seguire questa strada, come quelle di Cambridge, Doncaster, Nottingham e Gloucestershire. Iniziativa che, per i critici, potrebbe costituire un pericoloso precedente in casi estremi, come quello di potere avere dei figli grazie alla maternità surrogata usando gli embrioni della propria moglie morta. Proprio per vagliare questi casi-limite la decisione verrà presa tra un mese, dopo ulteriori approfondimenti.
Se si considera il rimborso dei costi della fecondazione in vitro, che non sempre ha successo e deve quindi essere ripetuta al costo di 3.000 sterline ogni volta, la spesa totale si aggirerà attorno alle 30.000 sterline per coppia o single.
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Il "carro della Shoah" non può sfilare al Carnevale di Rio.
Lo ha stabilito un giudice, dopo le proteste della comunità ebraica. "Diventerà un'allegoria della libertà d'espressione", spiegano gli inventori.
(La7) Da carro della Shoah a allegoria della libertà d'espressione. E' questo l'escamotage trovato dalla scuola di samba di Viradouro, per uscire dalla dura polemica scatenato dall'idea di portare al carnevale di Rio de Janeiro un carro allegorico che rappresentava l'Olocausto degli ebrei, con tanto di immagini di corpi scheletrici delle vittime e ballerini di samba vestiti da Hitler. Dopo la denuncia presentata dalla Federazione ebraica di Rio, un giudice ha stabilito una sanzione di 113.000 dollari per la scuola di samba se lunedì presenterà al Sambodromo della città le immagini proibite e 28.000 dollari di multa per ogni ballerino vestito da Hitler. Dalla direzione di Viradouro fanno sapere che lunedì sfileranno lo stesso, ma che stanno smantellando il carro per trasformarlo in un allegoria della libertà d'espressione.
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Unioni civili a Milano. Secondo il quotidiano dei Vescovi è "Una scelta che divide".
AN: "Il registro era nel programma del centrosinistra e per fortuna il governo Prodi è caduto.
(Cinzia Arena - L'Avvenire) A Milano entra nel vivo il dibattito sull’istituzione di un registro delle coppie di fatto. La scorsa settimana il Consiglio comunale aveva scelto un nuovo rinvio in commissione, dove ieri l’argomento è stato affrontato, anche alla luce della situazione nazionale. Il centrosinistra guidato da Prodi aveva messo nel programma il riconoscimento dei diritti dei conviventi senza però poi legiferare in materia per le tante polemiche e perplessità che il testo sui famigerati 'dico' aveva sollevato. Alcuni Comuni però hanno deciso di andare per la loro strada istituendo lo stesso i registri, peraltro con scarsi risultati in termini di iscrizioni. A Milano da più di un anno si parla di questa eventualità, ma senza troppa convinzione. Ieri il dibattito in commissione ha visto il centrosinistra (con l’eccezione di tre consiglieri dell’ex Margherita) convergere sulla mozione presentata dalla consigliera Patrizia Quartieri (Prc) che è stata sottoscritta anche da cinque esponenti della CdL tra i quali il capogruppo di Fi Giulio Gallera. La mozione propone l’istituzione del registro anche per le coppie omosessuali e il riconoscimento di alcuni diritti da parte del Comune, a partire da quelli per l’assegnazione degli alloggi popolari e il subentro nei contratti. «Mi sembra doveroso in una città dove un’unione su quattro non è fondata sul matrimonio» ha detto la Quartieri. Gli azzurri si sono spaccati con l’ala formigoniana che ha presentato un altro testo. Nell’ordine del giorno (primo firmatario Aldo Brandirali) si chiede al governo di legiferare in «materia dei diritti fra conviventi senza nessuna confusione con l’istituzione della famiglia» e si propone un’anagrafe dei conviventi che riguardi però solo le coppie eterosessuali e non preveda l’affido di bambini.
I due documenti dovrebbero arrivare in aula tra due settimane. Le date indicate dal presidente Manfredi Palmeri sono due: l’11 o il 14 febbraio. Ma in molti nel centrodestra ritengono che non ci sia fretta. «Noi di An siamo contrari – ha detto il capogruppo Carlo Fidanza –. Il registro era nel programma del centrosinistra e per fortuna il governo Prodi è caduto. Non spetta al Comune prendere queste decisioni ». Sulla stessa lunghezza d’onda Pasquale Salvatore capogruppo dell’Udc: «Sono assolutamente contrario ad ogni tipo di scorciatoia che rischi di minare la solidità della famiglia».
Sì in commissione a due documenti che aprono, con toni diversi, alle coppie di fatto. Ma nella CdL c’è chi frena.
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