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lunedì 24 settembre 2007

Alla festa del libro degli autori di Pordenone l`Aldo Busi Show.


(Dagospia) L'obiettivo della "festa del libro con gli autori" di Pordenone, quest'anno all'ottava edizione, sembra proprio essere quello di superare il Festivaletteratura di Mantova. E se nella provincia lombarda tutti ripetevano che la rassegna era più piccola, «meno autori più qualità» - che in soldoni voleva dire un appuntamento al ribasso - qui dicono a denti stretti che la manifestazione cresce, che c'è tantissimo pubblico. Lo dicono per esempio gli occhi azzurri e i capelli biondi della ragazza che mi dota del programma del festival. Lei è uno degli "angeli" di Pordenone. Una miriade di ragazzini che sciamano per la città e scortano turisti, curiosi e giornalisti fra dibattiti e presentazioni.
Vedo cose che nessun umano avrebbe immaginato mesi fa: stand con la V dei Vaffanculo di Beppe Grillo, l'antipolitica sbarcata nella piazza, col pubblico che corre verso una conferenza di Marco Travaglio. Arrivo al teatro Verdi. Manca un'ora al Busi show. Ci saranno mille persone in coda per entrare. E poi una parata di autorità: militari, polizia, politici. C'è pure Riccardo Illy. Ed eccolo, finalmente: Busi c'è… ed esplode sul palco. Urla, applausi, gente che resta fuori dal teatro.

«Pordenone eccomi!», esordisce, braccia aperte. È Mosè di fronte al suo popolo, luccica. È antipolitico pure lui, anzi, prepolitico, un corpo animale che si muove e atteggia a statua michelangiolesca. Inveisce contro i politici, contro il governo Prodi «che per me è morto, visto che nel programma c'erano i Dico e non li ha fatti: ma sarebbe stato lo stesso per qualsiasi altra cosa».

Intrattiene il pubblico. Una ragazza gli chiede, timida, che ne pensa delle fiabe. E lui risponde: nelle fiabe c'era il bacio della donzella al principe, ma non era un bacio, in realtà era una fellatio. Infine, Busi si manifesta in se stesso. Annichilisce la meccanicità di tutti i Faxbasino del mondo e si spoglia. Prima la camicia, dopo qualche minuto canottiera e calze, infine i pantaloni: «Le mutande no, perché per me è più intimo e difficile tenerle che calarle».

La rockstar Busi infastidisce, ma convince. Irrita ma conferma la sua unicità. Avevo chiesto un'intervista anche a lui: impossibile, mi risposero. Lui si concede, perché esiste, ma lo fa a mo' di marchetta. E vuole parecchie migliaia di euro, è off limits. Al teatro, invece, la folla può fare domande; chissà forse ci chiederanno un forfait alla fine. Busi si spoglia e proclama: «Essere il più grande scrittore italiano era facile, sono l'unico. Ma essere il più bel sessantenne d'Italia no e guardate qui!». Poi si fa serio e parla delle sue opere: «Si bastano da sole non le promuovo».

Allora prendo il microfono e gli chiedo: ma perché va in tivù allora? Insomma, perché interpreta il personaggio Aldo Busi, invece di fare il Faxbasino invisibile? «Ma i miei libri non vendono di più se io vado in televisione» risponde «la tivù è lavoro, ma non ha niente a che fare col mio essere scrittore». E poi addosso alla letteratura italiana: «Non sono per leggere a tutti i costi, non serve a nulla leggere solo un libro di Camilleri o il libro di un giornalista». Meglio non leggere. «A che serve un libro di un giornalista? A che serve far dire a Saviano che la camorra esiste? Avevamo bisogno di lui per saperlo? Lei istituzioni dov'erano? Serviva immolare uno di 26 anni, che pure un po' se la mena anche?».

Lo scrittore è solo lui, Busi: «Non sono Pasolini» urla «non sono Arbasino o la Tamaro, teneteveli». E sigilla il tutto: «Mi hanno processato a Trento per "Sodomie in corpo 11". Purtroppo non mi hanno condannato alla galera. Sarei stato sollevato d'andarci: lì devi farti inculare per forza». Risate, qualche applauso, qualche protesta: un successo. Si chiedeva il bell'Aldo nel recente "E io, che ho le rose fiorite anche d'inverno?": morendo, che cosa lascerei, a parte me e tutta la gratitudine che mi devo? A me lascerà questo: una fiammella d'entusiasmo, subito cancellata dallo splendore degli occhi celesti dell'assistente all'ufficio stampa del festival che mi chiede: «Hai ricevuto i buoni pasto?».

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Stasera in onda su La7 "Arancia meccanica"

(Napoli gaypress) Alex, il nostro eroe, fa a botte, ruba, stupra e uccide con gioia e senza alcun rimorso: è un perfetto esempio di animale predatore in ottime forze. Alla fine viene catturato e imprigionato, e viene sottoposto ad un esperimento scientifico che lo condiziona contro la violenza e il sesso. Questo condizionamento rende Alex sicuro per la società ma gli porta via anche il suo libero arbitrio, trasformandolo in “un’arancia meccanica”, sana e compatta all’esterno ma bloccata al suo interno da meccanismi condizionati di azioni riflesse del tutto fuori dal suo controllo.

Martedi 25 settembre in Tv accade qualcosa di importante. Non va in onda solo un film, non si tratta di una semplice prima visione.

Il 25 settembre va in onda su la7 alle 22.30 “Arancia Meccanica” di Stanely Kubrick“La meccanica dell’Arancia” in cui si raccontano le vicissitudini del film, dalla realizzazione all’uscita e non solo… preceduto dallo special

Il film infatti è stato protagonista di numerose vicende che lo hanno consacrato come capolavoro. La violenza che il film denunciava (attraverso la messa in scena di situazioni violente) ha causato all’epoca dell’uscita del film atti di emulazione che hanno spinto lo stesso regista a ritirare il film dalle sale ed a vietarne la proiezione in pubblico.

Paradossalmente questa scelta invece che condannare il film lo ha reso quasi mitico. Citato sia visivamente che musicalmente (le elaborazioni musicali sono di Wendy Carlos, già collaboratrice -col nome di Walter- di Kubrick prima di cambiare sesso) è un film (che sia, prima in vhs e poi in dvd) continua ad essere noleggiato, visto ed apprezzato. Il libro di Anthony Burgess (da cui è tratto, fatte le dovute differenze tra prodotto letterario e cinematografico) è ristampato continuamente. Per non parlare delle influenze iconografiche che giungono fino ai giorni nostri.

A quasi quarant’anni di distanza è scioccante ed attuale nella tenatica che tratta e Kubrick si dimostra ancora di più il grande regista che molti riconoscono in lui. Ma Kubrick è soprattutto un regista che ha del cinema una concezione quasi filosofica (come dimostrato dal precedente “Odissea nello spazio”) che lo porta ad essere ben più di un semplice realizzatore di film.

All’epoca il film in Italia fu denunciato per oscenità (poi ci fu la giusta sentenza di assoluzione). La trasmissione del film in televisione (seppur in seconda serata, secondo le leggi vigenti) segna una svolta importante oltre che un evento culturale.

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Per il suo 60° «Arlecchino» di Strehler sul palco della Scala

(Il Giornale) Partono questa sera al Teatro degli Arcimboldi le registrazione di Zelig aperte al pubblico. Al Teatro San Babila stasera prende il via la rassegna delle compagnie amatoriali con La cena dei cretini di Veber, per proseguire il 27 con Nuvole del Teatro del Pentagono e il 29 con Se devi dire una bugia dilla grossa del gruppo a Piedi nudi sul palco diretta da Alessandro Testa.
Ad aprire le celebrazioni per il decennale dalla scomparsa di Giorgio Strehler domani il Teatro della Scala ospiterà gratuitamente il pubblico per la rappresentazione dell'Arlecchino servitore di due padroni con Ferruccio Soleri. Sonata a Kreutzer di Tolstoj per la regia di Claudio Beccari è lo spettacolo con Giancarlo Dettori in programma domani al Teatro Filodrammatici. Domani al teatro Grassi va in scena La fine è il mio inizio, l'adattamento firmato da Mario Maranzani del libro dell'autore toscano Terzani.
Al Leonardo martedì è in programma Psychomuzical, spettacolo diretto da Dennis Gaita. La Locanda Almayer, spettacolo ideato e diretto da Gianlorenzo Brambilla torna da domani sulla scena del Teatro Libero. Al Teatro Oscar domani I Pandemonium Teatro sotto la direzione di Pippo Franco daranno vita a In un vecchio palco della Scala. Maria Stefanache firma la messinscena di Elettra di Euripide prevista da martedì al Teatro Out Off.
Torna da domani al Teatro Smeraldo, Stomp. Martedì al Teatro La Scala della vita andrà in scena Le due Marianne di Emilio De Marchi.
Mercoledì Moni Ovadia sulla scena del Teatro Strehler darà vita a La bella Utopia.
Al Teatro Caboto giovedì è in programma Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, per la regia di Giacomo Agosti.
Venerdì prende il via al Teatro dell'Elfo il Festival Milanoltre con la messinscena di Dave St.Pierre, Un peau del tendesse, bordel de merde!. Gianluca Guidi sarà il protagonista dei E sottolineo se... la resistibile ascesa di Gianluca G., il 28 al Teatro Nuovo. Brecht e le sue donne è lo spettacolo in cartellone da venerdì al Teatro della Memoria. Al Pim Spazio Scenico sabato approda Eeva Muilu con l'assolo Vermiculus. Sabato nell'ambito della rassegna Parole di Teatro al Teatro Studio Frigia Cinque Danilo Caravà dirigerà A muse to death , seguito da Passi di Paolo Bignami; domenica sarà la volta del lavoro di Pino Adduci, The Likeness e di Frate Sore di Anna Ceravolo..

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Investito sull'Adriatica, muore trans rumeno

(Corriere di Romagna) RIMINI – Non c'è l'ha fatta il transessuale rumeno di 19 anni investito venerdì notte sulla Statale 16 Adriatica all’altezza del ristorante ''Il Gufo'' Rimini, assieme ad altri due viados, un brasiliano di 27 anni ed un portoghese di 35, da un trentenne riminese che stava percorrendo l’arteria in direzione nord al volante di un’Alfa 147. Nella nottata di sabato, infatti, è subentrata la morte celebrale. Migliorano le condizioni degli altri due feriti.

Il drammatico incidente, secondo una prima ricostruzione effettuata dagli agenti della locale Polizia Municipale, è stato innescato da un’errata manovra di un 19enne di Rimini, al volante di una Panda, che ha tagliato la strada al conducente dell’Alfa.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno trasportato i feriti all'ospedale ''Infermi''. Resta critico il quadro clinico del 19enne, mentre per il 27enne brasiliano la prognosi è ancora riservata. Per quanto concerne il portoghese i medici hanno emesso una prognosi di 30 giorni.

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Arriva in Italia la "gayband" Bearforce 1

Sono tutti muscolosi e ben piazzati, con la faccia scura e peli da far invidia agli scaricatori di porto. Sono i Bearforce 1, una gay band nata negli Usa e adesso in tour in Europa.
Lontani dai soliti stereotipi del mondo gay, i 4 componenti non amano lustrini e mossettine da diva, eppure sanno divertirsi e divertire con la loro musica dance.
I Bearforce1 sono in quattro: Ian, Peter, Yuri e Robert. Tre olandesi e un irlandese conosciutisi durante un viaggio a New York. Lo scorso hanno deciso di formare una gay band diversa dalle altre, lontane dal glamour e dai colori fluo tipici della musica gay. A cosa si ispirano per le loro performance? al ballo delle pon pon girls dei licei americani, alle festicciole delle casalinghe vestite solo di biancheria intima, alla musica elettronica, al bere vodka a fiumi.

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