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giovedì 10 aprile 2008

Egitto. Tre anni di carcere per cinque omosessuali ammalati di Aids.

Motivazione sentenza: "Prostituzione corpo in relazioni perverse".

(Apcom) Tre anni di carcere per Cinque omosessuali affetti di aids. E' quanto ha deciso ieri il tribunale del Cairo. Il sito web della tv satellitare al Arabiya riporta oggi la motivazione della sentenza emessa dal Tribunale penale di Qasr al Nil della capitale egiziana che "in mancanza di leggi che considerano reato i rapporti omosessuali" ha stabilito che i cinque imputati svolgevano attività di "prostituzione del corpo in relazioni sessuali perverse". La vicenda per? sembra avere dei risvolti diversi: Fonti giudiziarie citate dall'emittente araba, riferiscono che i cinque condannati "sono stati arrestati tre settimane fa dopo una rissa avvenuta in ristorante" della capitale. Clienti del locale gli avrebbero accusati di "perversione sessuale". Secondo la versione riportate da attivisti di organizzazioni civili le cose sarebbero andate diversamente: Le forze di sicurezza avrebbero sequestrato uno degli imputati, cinque mesi fa, "mentre passeggiava per strada". Alla richiesta delle sue generalità, l'uomo avrebbe spiegato ai poliziotti di "frequentare un programma governativo per combattere l'Aids" di cui è affetto. Portato al commissariato, avrebbe fornito i nomi di altri suoi quattro amici "malati di Aids" che venivano subito arrestati. Analisi mediche hanno stabilito di seguito che i quattro dei condannati erano effettivamente "affetti del virus HIV". Dando per scontato che i cinque abbiano affettivamente contratto il virus a seguito di rapporti omosessuali, in Egitto non esiste tuttavia una legge che considera reato tali rapporti. Ma secondo al Arabiya i giudici egiziani fanno ricorso ad una legge del 1961 che persegue la prostituzione. Il loro legale Adnan Ramadan, attivista dei diritti civili, contesta per? la sentenza in quanto i suoi assistiti non sono stati presi 'in flagranza di reato'. "Quando sono stati arrestati non stavano compiendo atti sessuali", ha detto il legale che accusa le autorità di averli arrestati "solo per il timore che trasmettessero la loro malattia". "Speravamo che la la procura avesse pietà per la loro malattia - ha concluso Ramadan - ma dopo le offese e i maltrattamenti subiti, sono stati sequestrati in ospedale pubblico e legati ai loro letti". Ci sarebbe da scommettere che altri, effetti del virus in quel paese, difficilmente si presenteranno all'ospedale per ricevere le cure necessarie per la loro soppravvivenza.

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