(Emilia Saggiomo - Il Corriere del Mezzogiorno) L'incontro del giovedì all'antica birreria Heineken di Fuorigrotta è un classico. Del resto per la gran parte delle serate gay a Napoli si può parlare di «one night», singoli appuntamenti itineranti di sabato. Ci si sposta ogni settimana di locale in locale: i numeri uno nell'organizzazione di serate, i «Free lovers», ci fanno sapere che, a parte la loro presenza costante all'antica antica birreria con musica commerciale e revival, portano il loro staff con dj sexy, ragazzi e ragazze immagine, ballerini, artisti di strada, house e disco music ogni sabato in un ritrovo diverso: il «Divino» di Agnano, l'«Underbridge » in via San Domenico, l'«Accademia» in via Piave, il «Gold» — ex Kiss — in via Iannelli al Vomero. Gli fanno pure concorrenza in un certo senso: il «Kapsula» al centro direzionale, disco- pub gay tutti i giorni della settimana, riserva la sua serata forte per il sabato. In ogni caso, per conoscere di volta in volta quale sarà il locale prescelto ogni fine settimana si può ricorrere all'aggiornatissima pagina web www.napoligaypress.it per poi cliccare su «napoligayguide».
C'è poi la tipologia del cruising bar, creata esplicitamente per incontri intimi, come il «Depot» in via della Veterinaria, con serate full fetish party e underwear party, e il «Red Moon disco» al centro direzionale, con serate ogni sabato, che è anche provvisto di sauna finlandese, bagno turco, salette e labirinto; altro locale-sauna è il «Blue Angel», sempre al centro direzionale, con camerini, vasca idromassaggio, bar con tv. Per chi ama ballare e per i nostalgici della musica anni Ottanta, la domenica è la volta del «Sudterranea», nei pressi di piazza Dante. Altri luoghi d'incontro possono essere le librerie (benché l'unica libreria gay propriamente detta, la Mercurio di piazza Salazar, abbia chiuso qualche anno fa): l'intramontabile Colonnese al Conservatorio, la Feltrinelli di piazza dei Martiri e la Fnac in via Luca Giordano, soprattutto di domenica.
Per incontri all'aperto, anche l'Arcigay conferma che piazza Bellini si aggiudica il primato di luogo più frequentato da gruppi gay, anche per i caffè letterari che risultano molto graditi, come «Intra Moenia », o il pub «Saint James» dove l'Arcilesbica ha istituito l'happy hour del giovedì. Intanto si avvicina il 2 febbraio, giorno di ossequio per Mamma Schiavona, la Madonna di Montevergine protettrice degli omosessuali, quando numerosi i «femminielli» napoletani, soprattutto dai Quartieri Spagnoli e da Forcella, viaggeranno in autobus diretti al santuario irpino: attesa anche Vladimir Luxuria che, a Napoli per la presentazione del suo Chi ha paura della Mucca Assassina, annunciò di essere intenzionata ad andarci. Per quanto riguarda le spiagge di Formia e i Bagni della Regina Giovanna bisognerà aspettare l'estate.
martedì 29 gennaio 2008
Napoli e le serate gay: ecco la mappa dei locali omosex. Serate a tema: E il 2 febbraio pellegrinaggio a Montevergine.
Joan Mirò a Palazzo Diamanti di Ferrara.
(Artsblog) Parliamo di mostre in arrivo: Joan Mirò sbarcherà dal prossimo 17 febbraio a Palazzo Diamanti a Ferrara. L’inaugurazione della stagione 2008 parte con una antologica dedicata all’artista catalano, a venticinque anni di distanza dall’ultima esposizione nel nostro paese. Il percorso rivisita tutta la produzione di Mirò, partendo dagli anni di Montroig, località nel sud della Catalogna intorno al 1918, per approdare alle alle soglie degli anni ‘80 al sole di Palma De Maiorca. Le opere in mostra saranno un’ottantina, con una netta prevalenza di dipinti, ma non mancheranno tuttavia sculture, assemblaggi, disegni e collage.
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Via libera dal Senato alla nomina del fisico Maiani (firmatario della lettera contro il Papa) alla Presidenza del CNR.
(Ansa) Via libera dalla Commissione Istruzione del Senato alla nomina del fisico Luciano Maiani alla presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
La nomina di Maiani e' stata approvata dalla Commisione Istruzione di palazzo Madama con il voto favorevole della maggioranza e la non astensione da parte dell'opposizione. Non ci sono stati, quindi, voti contrari nell'ambito della Commissione. L'iter parlamentare della nomina del presidente del Cnr prosegue domani, con l'esame da parte della Commissione Cultura della Camera.
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RICERCA: CNR; MAIANI, ATTENZIONE PUNTATA SU INTERESSE PAESE.
(Ansa) E' soddisfatto il fisico Luciano Maiani del voto espresso oggi dalla Commissione Istruzione del Senato in favore della sua nomina alla presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Un voto, ha rilevato, che va al di la' degli interessi di parte e che pone un'attenzione prioritaria al bene del massimo ente pubblico di ricerca in Italia.
''Sono contento - ha detto - soprattutto per l'atteggiamento cosi' collaborativo e preoccupato del bene del Cnr dimostrato oggi da parte dell'opposizione. Mi e' sembrato molto incoraggiante''. Secondo Maiani e' importante ''concentrare l'attenzione sul Cnr negli interessi del Paese, anziche' dare la priorita' a interessi di parte, siano essi di destra o di sinistra''.
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22:14:00
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Apre in Turchia la prima libreria femminista.
(Panorama) Nel cuore della Istanbul europea, poco lontano dalla chiassosa Istikal Caddesi, ha aperto da poco i battenti una libreria unica nel suo genere: la prima che al proprio nome affianca l’aggettivo “femminista”. Trovarla non è certo difficile: bisogna abbandonare il viale principale e avventurarsi nelle strette strade limitrofe, dove a nessuno dei commercianti presenti la sua apertura è passata inosservata.
Sulla porta d’ingresso campeggia la scritta “Amargi“, che è anche il nome di un’organizzazione fondata nel 2001 dalla sociologa 35enne Pinar Selek per sviluppare le teorie e la pratica femministe. La libreria, che è anche una caffetteria, è stata pensata come punto di incontro per i membri dell’associazione e tutte le lettrici che vogliono addentrarsi nel mondo della letteratura femminista. Dalla prossima settimana si alterneranno scrittrici che leggeranno testi di autrici giudicate importanti, a partire da Virginia Woolf. Tra le ospiti illustri anche la poetessa turco-cipriota Nese Yasin, il cui libro “Üzgün Kizlarin Gizli Tarihi” (”Storia segreta di ragazze tristi”) è stato messo al bando.
Sugli scaffali sono appoggiati con cura non solo libri e riviste nuove di zecca, ma anche testi di seconda mano e calendari prodotti dall’associazione “perché servono soldi per tenere questo posto aperto”, spiega la fondatrice, con un sorriso che non nasconde l’orgoglio per un’iniziativa che si sostiene esclusivamente con i soldi della cooperativa. “Amargi” è un nome sumero che significa “libertà” ma anche “ritorno alla madre”. L’ambiente è piccolo, ma accogliente e colorato. A tutte le ore c’è un via-vai di donne di tutte le età e di tutte le tipologie: da quella che si definisce anarchica (”non membro ma simpatizzante dell’associazione” ) e veste con un look da centro sociale, a quella che appare come una perfetta madre di famiglia. Ogni volta che una di loro fa l’ingresso in libreria, viene subito calorosamente abbracciata da altre due o tre e così restano avvinghiate per qualche secondo. Come se non si vedessero da mesi.
A una cittadina europea, il termine “femminista” può sembrare inattuale, ed è Pinar a spiegarne il valore. “Sviluppiamo il pensiero e le politiche femministe attraverso l’analisi dei problemi attuali - dice - che in una società fortemente maschilista come questa non sono di certo pochi”. Benché alcune associazioni femminili sostengano che importanti passi avanti siano stati fatti negli ultimi anni, molto resta ancora da fare soprattutto nelle aree a prevalenza curda, dove i delitti d’onore e i test per la verginità sono ancora troppo diffusi. E la situazione curda, nel suo complesso, è ben conosciuta a questa sociologa che in passato ha trascorso oltre due anni in prigione per essere stata ingiustamente accusata di aver preparato un attentato terroristico nel cuore di Istanbul attribuito al Pkk. Solo dopo molto tempo è emersa la verità: l’esplosione era stata il frutto di un incidente. Ma Pinar è una turca che ha sposato la causa curda, e questo è bastato per attirare su di sé il sospetto e il risentimento degli inquirenti.
L’associazione “Armargi” pubblica una rivista quadrimestrale, in vendita in molte librerie, ma certo il ricavato non basta a coprire da solo tutte le spese. “I sacrifici da fare sono molti - spiega - ma sono molte le donne che avevano bisogno di un posto così, che vengono qui con i loro saggi in mano e vorrebbero che fossero pubblicati o semplicemente letti”. Chissà che da questa piccola libreria, in futuro, non passi anche una nuova Virginia Woolf.
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21:53:00
Etichette: democrazia, diritti, donne, femminismo, letteratura, libri, turchia
Il grande fratello 8 (seconda puntata). Per Selvaggia Lucarelli è un'edizione ad alto tasso di omosessualità.
(Selvaggia Lucarelli) Anche la cronaca della seconda puntata de “Il grande fratello” comincia con una gran bella notizia: la direzione di canale 5 d’accordo con i piani alti di Publitalia, il consiglio di amministrazione di Rti e Silvia Toffanin ha deciso che tutti i telespettatori che ieri sera hanno assistito alla trasmissione hanno diritto ad una visita gratis presso un qualsiasi oculista convenzionato per i gravi danni riportati alle retine dopo la visione per più di un minuto di seguito della camicia di raso fucsia del capofamiglia della tribù Orlando.
La brutta notizia è che invece per le lesioni riportate a causa della visone di mamma Carmela con maglione rosa abbinato a golfino arancio e foulard maculato, di papà Filippo con accappatoio rosso fuoco con cintura azzurro puffo e del figlio più piccolo in giacca patchwork pare che oltre al cane lupo non ci sia molto altro da fare.
Ma passiamo alle cose serie. Io non so se il problema sia stato sempre di natura cromatica, ovvero mamma Carmela ai tre figli maschi, nella culla, metteva delle tutine ciniglia di paillettes lilla, ma almeno due di ‘sti tre ragazzi sembrano i candidati ideali per il remake di “Brokeback mountain”.
E mentre tutti i telespettatori notavano che il tasso di mascolinità nei due fratelli minori della famiglia Orlando è pari a quello che si respira nei corsi da visagista di Gil Cagnè arrivava, geniale, il commento di Alfonso Signorini: “Che bello! La famiglia Orlando è qui per dimostrarci che in Italia non ci sono solo famiglie sfasciate e divorzi, ma anche famiglie sane!”.
Alfò, io ti voglio bene e lo sai, te lo giuro su Naike Rivelli, però diciamo le cose come stanno. Anche io per un attimo ho pensato che questi potessero essere la famiglia Istat, ma una serie di piccolissimi dettagli mi ha aperto gli occhi: se è normale una famiglia in cui il padre si veste come il pagliaccio di Mc Donald’s, la madre dà l’idea di essere una convinta che la striscia di Gaza sia un levapelucchi adesivo, il figlio più grande ha una faccia da pirla che se lo porta via, il figlio di mezzo si definisce eterocurioso e il figlio più piccolo, dopo una serie di flessioni sul comò, va in bagno e si veste da “Winx fata dei fiori”, beh, allora facciamo che la prossima pubblicità dei pandistelle la facciamo fare agli Osbourne.
Che poi a voler essere proprio sinceri, neanche i genitori mi pare incarnino tutti ‘sti gran valori: quando la Marcuzzi gli ha domandato chi dei tre figli secondo loro dovesse uscire dalla casa hanno riposto “Giuseppe così torna dai suoi pesci!” e considerato che in teoria ci sarebbero anche tre figli piccoli che aspettano il suo ritorno sorge il dubbio che questo tenga un flavescens e un pesce pagliaccio nel lettino Foppapedretti e i tre figli in ammollo nell’acquario Poseidon. Quando poi arriva il verdetto e scoprono che ad uscire sarà Domenico, i due sono così commossi da rendere palese un unico fatto, ovvero che nella gerarchia delle cose utili nell’universo per loro, il figlio più piccolo, se ne sta esattamente sullo stesso gradino occupato dal levatorsolo a manovella e dalla suoneria per cellulari “bella topolona”.
Insomma, metà puntata se ne va nel raccontare le vicissitudini della famiglia Orlando, per cui sugli altri concorrenti non posso che fare una brevissima carrellata: Raffaella, la gnocca napoletana, dichiara diciannove anni ma ha il look e il piglio di una con due giri del mondo e tre divorzi alle spalle con il particolare che sembra Carolina Marconi con la parrucca di Afef. (sì, trattasi esattamente di commento gratuitamente cattivo dettato dall’invidia che mi sta logorando, non siete fuori strada)
Memorabile il suo “Di sicuro lei è rimasta IMMUNA dalle nomination!”.
Francesco Botta, il romano, è Michael Bublè dopo sei mesi di tornei di calcetto serali al Tufello. Alice è Gabriella Pession rimasta chiusa incidentalmente nella capsula alta pressione al solarium.
Christine è talmente brillante e sveglia che la Marcuzzi è riuscita a tirar fuori delle dichiarazioni più interessanti dal rododendro che aveva in testa che dalla sua bocca. Lina, la napoletana mi è personalmente simpatica quanto Monica Bellucci che esprime solidarietà a Mastella ricordando che la bellezza è in realtà un handicap, “Teresa Pulsatilla” è il classico concorrente denominato dagli autori “La ragazza si farà anche se ha le spalle strette” per cui al momento, nel programma, ha avuto un po’ meno spazio di Bertinotti nel tg4 ma poi magari vince, Roberto il ragionier Zampetti ci ha provato con tutte le donne della casa compresa Carmela Orlando e la figlia minore di un cameraman per cui mi auguro che la sua fidanzata rimasta a casa, da stamattina aspetti due gemelli da Raz Degan.
E poi c’è lui, Gianfilippo. Siciliano con sangue marocchino, bello come il sole, camminata dell’uomo che non deve chiedere mai a parte il mio numero di telefono appena fuori da quella casa. La sottoscritta si candida ufficialmente come sorpresa per Gianfilippo nella suite e sottolinea la sua totale disponibilità a travestirsi, per l’occasione da danzatrice del ventre, da cubista romagnola o da operaio dell’anas, insomma, da quel che cavolo pare agli autori purchè riesca a marcare il territorio prima che un nugolo di torniste invasate lo attenda fuori dalla porta rossa.
Ma arriviamo al momento clou della serata, ovvero lo spazio già denominato su queste pagine “Famiglia Mulino bianco col mulino manomesso dai diabolici autori del Grande fratello , per cui a breve vedremo schizzare le pale rotanti in mezzo all’aia facendo strage di polli e famigliole felici.”
Insomma, parliamo del brasiliano Thiago che se la spassa nella casa e della moglie Benedetta che lo attende fuori con la tranquillità di un toro infilzato. Per chi si fosse perso il siparietto tra i due le cose sono andate più o meno così: lei, con la stessa dignità di un’aletta di pollo Aia, gli fa avere un videomessaggio in cui in lacrime lo implora di uscire dalla casa e di tornare da lei perché da sola lì fuori sta vivendo un inferno. Lui recita la parte di quello profondamente commosso con la stessa credibilità con cui io vado dicendo che Alessia Fabiani tutto sommato è una brava ragazza, poi in una lingua completamente sconosciuta dice qualcosa del tipo: “Ajfklajuieghbnjhvbjhbeuegh!” che a quanto pare è un dialetto brasiliano con influenze trentine parlato solo da alcune tribù autoctone in Amazzonia e che starebbe su per giù a dire: “Co’ lu cazzo che esco!”. A quel punto Benedetta lo guarda con gli occhi comprensivi e pieni d’amore di chi in quel momento sta pensando: “Ah Grana Padau, ora ti rimando nelle favelas a scippare i turisti brutto pezzente!” e se ne torna a casa con la coda (di Lucifero) in mezzo alle gambe. Thiago comunica la sua soffertissima decisione ai compagni che pronunciano tutta una serie di frasi sensate quali: “Bravo! Sei un vero uomo!” o anche “L’hai fatto per lei!”. Messaggio per il mio fidanzato: qualora ti saltasse in testa di emulare Thiago e compiere tutta una serie di atti così generosi per fare del bene a me tipo accoppiarti nella toilette dell’aereo con una ventenne venezuelana o lasciare la tua fedina al Monte dei pegni, ecco, sarei felice se non ti disturbassi troppo.
Segue breve clip in cui i genitori di Silvia, ovvero l’uomo che era trans poi s’è operato e è diventato donna per cui non è più trans ma al limite un ex trans e anche un ex uomo e quindi io non so più come cacchio chiamarlo. Fatto sta che dopo le toccanti dichiarazioni dei due genitori (meravigliosi) inquadrano la sorella di Silvia e lì sorge il dubbio inquietante che per ‘sti due non ci sia mai pace perché dopo un paio di risposte date alla Marcuzzi con la grazia dell’insegnante di judo di Putin, l’impressione è che la tizia abbia tutte le intenzioni di diventare un uomo.
Si chiude la puntata con due perle indimenticabili. Signorini chiede a Domenico, il primo eliminato rientrato in studio, perché nella casa fosse così fiacco e lui risponde serafico: “Perché una settimana fa è morto un mio caro amico e perché sono freddoloso!”.
E infine, Signorini, tanto per fugare ogni sospetto di essere un tantino filo-berlusconiano, alla Marcuzzi che lo interroga su quale sia il personaggio della casa, lui risponde entusiasta: “Attenti a ROSA!”, riferendosi in realtà a Raffaella. Se la prossima settimana al posto suo non ci mettono Platinette qui va a finire che l’ottava edizione del Grande fratello la vince Mamma Rosa sul serio.
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AltaRoma dedica un omaggio a Emilio Schubert, il Dior made in Italy.
AltaRoma dedica al "grand createur", protagonista estroso del primo Italian style, un documentario di immagini sontuose e testimonianze di chi l'ha conosciuto.
(Marialuisa Viglione - Style) Schu, nome del profumo, è il titolo del documentario di Antonello Sarno proiettato nell'ambito di AltaRoma dedicato a Emilio Schuberth, definito il "grande Dior della moda italiana", nato a Napoli nel 1904 e morto a Roma nel 1972.
Talentuoso creatore, Schubert partecipò nel '51 alla sfilata storica di Palazzo Pitti a Firenze e fu tra i protagonisti della nascente moda italiana.
Il film inizia con una dichiarazione di Schuberth che ne riflette il culto per lo stile: «La donna elegante è facilitata a mantenere il successo». Lo affermava a ragion veduta, dato che nel corso della sua carriera aveva vestito Soraya, Rita Hayworth, Ingrid Bergman, Bette Davis, Brigitte Bardot, Sofia Loren, Gina Lollobrigida e Anna Magnani. «Schubert capì per primo l'importanza della comunicazione della moda attraverso l'eccentricità e la bravura», sostiene Beppe Modenese, mentre Lavinia Biagiotti afferma «è stato un grande maestro per mia madre e mia nonna. Il mio retaggio di romanticismo lo devo a lui».
Lui dice di se stesso, con accento tedesco: «Amo molto le donne e le voglio rendere belle. Non amo gli abiti corti. Preferisco il lungo, la donna elegante, longilinea». Nel video - oltre alle immagini di abiti strepitosi - scorrono le testimonianze di Micol Fontana che lo ricorda con nostalgia, Renato Balestra che lavorò con lui, Giusi Ferré che definisce le sue linee "melodiose", Bianca Maria Piccinino che lo considera precursore della modernità. «Esaltava la donna con il senso del colore e dello spettacolo», conclude Beppe Modenese. Tra gli amici e gli ammiratori anche la figlia Gretel, in prima fila a godersi commossa il video.
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21:03:00
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