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giovedì 17 aprile 2008

GayLib sui risultati elettorali. Una dichiarazione d'intenti?

(Velino) "GayLib (gay liberali di centrodestra) esprime piena soddisfazione per la vittoria definita e schiacciante del Popolo della Libertà. Stavolta c’è lo spazio laico necessario a sanare la questione gay italiana", spiega una nota del direttivo dell'organizzazione. "Noi offriamo al presidente Berlusconi la nostra collaborazione piena, sincera e fattiva. Lo spostamento a destra del Paese potrà certamente garantire maggiore sicurezza a tutti i cittadini e maggiori tutele in materia economica con scelte politiche che, ci auguriamo da cittadini italiani liberali, vadano per lo più nella direzione della Libertà a gran voce e più che mai questa volta dichiarata come ideale guida del nuovo grande partito liberale di destra in fase di costituzione. Allo stesso modo in qualità di rappresentanti politici dell’associazione GayLib, unico gruppo rimasto fino ad oggi e da dieci anni, politicamente e culturalmente vicino al centrodestra,

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Paolo Cento, Sinistra Arcobaleno: "Abbiamo perso perchè troppo attaccati alle poltrone". Ma anche i gay non scherzano...

Pierluigi Diaco, il poco amato dai gay "giovane" giornalista ha sentito Paolo Cento.

Paolo Cento, della Sinistra Arcobaleno, in queste ore è stato il più onesto e lucido analista della pesante sconfitta incassata dalla sinistra radicale alle ultime elezioni.
Cento, lei sostiene che la Sinistra Arcobaleno ha perso perchè i suoi dirigenti sono stati, negli ultimi anni, troppo attaccati alla poltrona.
“Non solo. Abbiamo perso perchè abbiamo governato male, perchè non siamo stati capaci di essere nè partito di lotta, nè di governo. La strada che avremmo dovuto scegliere, cioè quella di essere un partito del territorio, l’ha percorsa la Lega. Noi della sinistra abbiamo costruito un nostro modo di vivere la politica che ha privilegiato i talk show televisivi a discapito dei marciapiedi e purtroppo per noi, negli ultimi tempi, il mantenimento delle posizioni nel partito e nelle istituzioni è diventato il fine e non più il mezzo. Se abbiamo perso è colpa nostra”.
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Ndr. Si può dire la stessa cosa per quel che riguarda Arcigay, la maggior organizzazione Lgbt del nostro paese, monopolizzata dalla sinistra ed omologata alla sua ideologia ed alla sua cultura sin dalla sua fondazione, Oggi è tempo di ripensare questa organizzazione, la sua dirigenza e le sue vergogne (non solo l'ideologia omofoba della sinistra, ma anche il circuito ricreativo). Le dimissioni di quello che più che una direzione nazionale sembra un Comitato Centrale , un congresso straordinario ed il coraggio di eleggere un direttivo nazionale fuori dalle logiche culturali e politiche della sinistra sarebbe non solo una vittoria per l'intero movimento gay del nostro paese ma anche un rilancio per il raggiungimento dei sacrosanti diritti civili omosessuali. Oggi il "partito ideologico" non ha più senso. La maggioranza degli italiani non votano più per ideologie da molti anni. Adesso la sinistra ha realmente il peso che ha nella società. Se ne deve prendere atto. I Grillini nel ruolo di tuttologi, i Pecoraro moralizzatori ecologisti da moralizzare e lo stesso Cento scandalosamente nominato Sottosegretario alle finanze è una bestemmia per chi anche solo la mastica.Tutte queste componenti bene assemblate per produrre nelle menti del Popolo la consapevolezza prima e la certezza poi che la Sinistra non fosse piu’ una forza detentrice di valore aggiunto per le sorti del Paese, bensi’ una componente deteriore allo sviluppo dello stesso.

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FilmFest Lgbt di Torino. Cinema gay nero per caso.

Stasera il via a Torino tra black comedy e l’omaggio alla Foster.
(Daniele Cavalla - La Stampa) Duecentosettanta film per un lungo viaggio nel «cinema che esplora e costruisce l’immaginario queer». S’inaugura questa sera all’Ideal «Da Sodoma a Hollywood - Torino International Glbt Film Festival», manifestazione approdata al ventitreesimo anno di vita sull’onda di una crescente risonanza a livello internazionale. Il film scelto dal direttore Giovanni Minerba per aprire questa edizione arriva dalla Spagna: s’intitola «Chuecatown» (vedi trailer sotto), è diretto da Juan Flahn, ospite in sala con l’attore Pepon Nieto. Opera prima di questo cineasta originario di Bilbao, è una commedia nera ambientata nel quartiere gay di Madrid, il Chueca, e descrive le vicissitudini sentimentali e non di Leo e Rey, coppia coinvolta da un’intraprendente ispettrice di polizia nell’indagine su una serie di omicidi di persone anziane. Appuntamento alle 21, la cerimonia di inaugurazione è arricchita dalla musica proposta da Syria e dagli Amour Fou e dal flamenco di Gala Evora.
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«Chuecatown».

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Il Festival propone tre concorsi: i Lungometraggi vedono in gara quattordici film, i Corti ventidue lavori, i Documentari undici titoli. Il Panorama comprende tre sezioni non competitive e qualche opera italiana come «The Beirut apt.» di Daniele Salaris, «Dalla testa ai piedi» di Simone Cangelosi, «Giustino l’agnellino alla conquista del West» di Francesco Guttuso, «Pailettes» di Cinzia Pedrizzetti.

La Retrospettiva prende in esame il Giappone ripercorrendone la storia del cinema dagli Anni Sessanta ai giorni nostri, quindi dalla libertà artistica e di costumi della cosiddetta «nouvelle vague» nipponica alle ormai popolari «Anime». Il Festival ritrae inoltre Sebastien Lifshitz, regista fra i più interessanti del cinema contemporaneo francese ma pressochè sconosciuto nel nostro Paese: al centro dei suoi lavori, giovani inquieti in fuga dal passato. Per quanto riguarda la parte dedicata agli Omaggi, due i protagonisti: Divine e Jodie Foster. La prima, a vent’anni dalla sua scomparsa, viene ricordata attraverso l’immagine-regalo di Francesco Vezzoli e la proiezione del film di Paul Bartel «Lust in the Dust». Mentre il suo ultimo lavoro «Alla ricerca dell’isola di Nim» è ai vertici degli incassi settimanali, Jodie Foster approda sullo schermo dell’Ambrosio, sede di Cinemagay, nel documentario di Pratibha Parmar «Jodie: An Icon» e nel film «Hotel New Hamshire», girato nel 1984 dal maestro del movimento inglese del «Free Cinema» Toni Richardson. Da segnalare, per il resto, la sezione «Omosessualità e Islam».

«Da Sodoma a Hollywood» prosegue sino al 25 aprile, l’atteso «The Walker» di Paul Schrader - definito oltreoceano come l’ideale prosecuzione di «American gigolò» - il film di chiusura.

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Amici di Maria. Vince Marco Carta ma il vero vincitore è Jurman. Restano i sospetti di truffe e le polemiche.

marco carta(Tvblog) (Marco) Carta Canta: Amici lo vince il metodo Jurman.

Il vincitore della settima edizione di Amici è un bellissimo rapporto, toccante e sorprendentemente sincero. Nato a dispetto dei giochi autoriali e dei favoritismi didattici. E’ il rapporto tra un professore, severo ma dall’occhio lungo, e del suo allievo, indisciplinato ma con un gran talento naturale. Il maestro ha creduto in lui e ha trasformato un ragazzetto senza né arte né parte in un cantante da brividi (basti ripercorrere le sue grandi performances della finale).

Amici 7 premia la dote innata, ma soprattutto il miglioramento, il genio e sregolatezza ma anche il duro lavoro per fare di una qualità “in potenza” un atto artistico. Marco Carta (che porta a casa 300.000 euro e uno stage a New York) e Luca Jurman sono i due vincitori a pari merito di Amici, visto che sono riusciti a oscurare le facili certezze degli storici prof di canto, le manie di onnipotenza della Celentano, le faccette di Susy e la tracotanza dei suoi colleghi bianchi.

Una vittoria esemplare, anche se a suo modo Marco incarnava l’idolo delle ragazzine un po’ scemotto, che gioca a fare vedere il tricipite e si gasa per il tifo da stadio. Quello che va a suo favore è l’ingenuità di fondo con cui ha vissuto tutto questo, senza malizia né arroganza, rispettando profondamente il più maturo mentore. Del timbro di Marco, parrucchiere sardo cresciuto senza genitori e con un sorriso travolgente, non ci dimenticheremo tanto facilmente… Idem per l’eleganza del ballerino Francesco Mariottini, altro blu a meritarsi un riconoscimento: la prestigiosa borsa di studio di 50.000 euro affidata dalla stampa.
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Amici 7: le ragioni del successo.

Amici di Maria De Filippi(Tvblog) Anche la settima edizione di “Amici” si è chiusa. Anche quest’anno molti, tutti, si sono chiesti le ragioni di tanto successo. I motivi sono tanti e in questa breve sede analitica proveremo a sviscerarli uno ad uno. Amici è innanzitutto un’espressione televisiva modernamente istituzionale che riesce a raccogliere le famiglie quasi nella loro interezza. Perla rara sociale, figurarsi mediatica.

Negli anni il crescente successo è determinato dalla coltivazione di due poli contrapposti: quello di una superficialità leggera e priva di contenuto (così commerciale, così popolare) tipica di un certo modo di fare talk e reality insieme alle emozioni che nascono dalla natura acerba e per lo più convincente dei suoi protagonisti. Il talento immerso nel reality, esposto ma non imposto nei mesi del daytime emerge per volere pilotato dal suo pubblico, che porta avanti con poca intermediazione i personaggi più amati, anche se non sempre i più bravi.

La malleabilità del format permette un continuo rinnovamento bilanciato sui mutevoli gusti del pubblico giovanile, creando nel tempo punti di forza inossidabili come l’opposizione urlata dal gusto tutto calcistico delle due squadre in continua opposizione, non solo competitiva (la classifica, i capi squadra, le scelte di posizionamento oppositivo delle squadre del daytime) ma soprattutto umana. L’affezione per i personaggi e il gusto delle buone esibizioni aprono la strada a coloro che oggi difficilmente e con scarso successo potrebbero cavalcare un palco in uno show televisivo: i già professionisti del ballo veicolati dalla massima libertà dei loro coreografi (e maestri). Il cattivo tempo di “Amici” diventa condizione necessaria per valorizzare temporaneamente l’immagine di uno sconosciuto e mostrare l’eccellenza dei suoi ballerini.

Come nello sport, le partite non sono sempre ben giocate e ad onor del vero, alcune volte non ci si diverte per nulla. Questo accade anche quando le vittorie diventano prevedibili: ma è il sentimento che guida, l’affetto acefalo che fidelizza, porta ad una totale immedesimazione partecipativa anche quando le mille prove consecutive preparate industrialmente dai ragazzi appiattiscono lo show fino al disatteso ma non percepito grafico piatto.

“Amici” è un palazzo in continua costruzione fatto di tanti mattoni che come in un vecchio gioco di legno possono essere tolti e riposizionati senza che nulla crolli. In “Amici” c’è una conduzione finemente sobria, percorsi intrisi di amabile e odiabile caciara, i professori che ogni studente o ex studente vorrebbe avere e che non ha mai avuto ma anche no, un percorso in cui ragazzi normali con doti potenziali diventano personaggi caratterizzati e molto reattivi, netti. Quindi facilmente idolatrati o odiati.

Amici è un bicchiere metà pieno di preziosa acqua e metà vuoto, una luna con due facce in contrasto luminoso e perfettamente integrate. Puoi vedere tutto chiaro o tutto nero, ma alla fine la osservi perchè quel totale ti sta parlando. Con tutti i suoi molteplici sotto testi.

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mercoledì 16 aprile 2008

Terza Repubblica. E i diritti degli omosessuali?

La trappola si è chiusa... ed i diritti gay, ideologizzati dagli attuali vertici associativi, in parlamento non hanno nemmeno un rappresentante dello specchietto per le allodole...

(Manliok - Aprile online) Tranne pochi coraggiosi omosessuali e transessuali, che hanno scelto di continuare con il PD apertamente un discorso per i diritti cercando compromessi con la popolazione cattolica di questo paese, tutti gli altri (che poi ovviamente sono la minoranza reale ma hanno impropriamente le leve del potere delle associazioni per i diritti) hanno gettato l'intero movimento gay (Arcigay e Contro:Arcigay) nella Trappola!
Adesso la trappola si è chiusa... ed i diritti gay, ideologizzati dagli attuali vertici associativi, in parlamento non hanno nemmeno un rappresentante dello specchietto per le allodole...

Son contento...

Ogni movimento inoltre oggi è distrutto... ma possiamo finalmente ripartire a costruire dei ponti con la realtà degli italiani e degli stessi omosessuali, perché è ovvio che hanno votato PD... come avevo già annunciato... laddove non sono stato CENSURATO da questi vertici arroganti...e secondo me hanno votato pure PdL... anche se con minore onore per la minore visibilità... ma sempre con uguale diritto e sono loro che hanno vinto!

Questi direttivi aggressivi e di parte fino in fondo, per me e per la maggioranza dei gay che ancora li ignorano, non hanno più motivo di esistere come tali, perché hanno ingannato i loro elettori a cui avevano promesso la distanza dai partiti e ci hanno invece gettato tutti nella trappola dello specchietto per le allodole....che voleva solo ricattare il PD, mentre chi non ha votato cercava solo una rivalsa senza consenso e quindi senza senso!

Io ho di fronte una strada in salita, ma questa è la realtà dei rapporti tra omosessuali e popolo italiano, mentre il trionfalismo di altri è appunto solo lo specchietto per emarginarci politicamente...

Adesso tocca a voi... le luci dell'emarginazione o la serietà?

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Blitz delle «Iene». Accusato di pedofilia, violinista si pente in tv.

Adescava le bambine. Le Iene a casa del musicista pescarese: Ho sbagliato, chiedo scusa.
(Valerio Simeone - Il Centro) «Chiedo scusa, ho fatto una grande stupidaggine». Si pente in tv, davanti alle «Iene» che lo riprendono con una telecamera nascosta, il violinista di Montesilvano accusato di pedopornografia proprio dopo l’inchiesta delle Iene riportata un mese fa dal Centro. «E’ stato bloccato in tempo», ribatte nella stessa trasmissione il dirigente della Mobile di Pesaro Andrea Massimo Zeloni.
Il musicista ha ammesso agli inquirenti che cercava tramite Internet bambine sotto i dieci anni e nel frattempo si è dimesso da tutte le sue attività di insegnamento perché, rivela, «ho fatto una s... e ne sto pagando le conseguenze». Lo dice davanti alla telecamera nascosta di Luigi Pelazza, la “iena” di Italia 1 che si è occupato del caso fin dall’inizio, con la puntata andata in onda lo scorso 15 novembre.
Il servizio di lunedì sera inizia mostrando i titoli dell’articolo del Centro e, subito dopo, fa un resoconto sulla vicenda fino a quando Pelazza ha raggiunto, la scorsa settimana, la sua abitazione a Montesilvano, nei pressi della strada parco, per capire quali fossero i reali motivi di quelle attenzioni verso i bambini.
«Io non ho alcun interesse in quel senso», dice l’insegnante quasi come volesse depistare il giornalista, «ma non posso parlare perché c’è un procedimento in corso».
E nel frattempo la situazione giudiziaria di «Niccolò Paganini», questo il nome in codice del presunto pedofilo, è peggiorata.
Dalla perquisizione nella sua abitazione, avvenuta in concomitanza con la prima puntata delle Iene, i periti informatici hanno tirato fuori dal computer dell’accusato molti filmati pedopornografici appena cancellati.
Una prova importante che pesa come un macigno quando gli inquirenti trovano anche altre immagini, definite “ambigue”, sulla telecamera di «Paganini».
Nella videocassetta sarebbe inciso un filmato amatoriale inquietante, dove vengono effettuati zoom sulle mutandine di alcune bambine che passeggiavano sotto casa sua.
«Ho solo fatto delle prove con la telecamera nuova», cerca di giustificarsi il violinista.
L’inchiesta, quella giudiziaria, è portata avanti dal capo della squadra Mobile di Pesaro, il vice questore Andrea Massimo Zeloni: «Nel personal computer», chiarisce l’investigaatore, «abbiamo scoperto immagini a carattere decisamente pedopornografico con rapporti tra minori anche di natura orale».
Quanto alle bambine riprese con la telecamera, Zeloni precisa: «C’erano immagini in atteggiamenti ingenuamente equivoci mentre giocavano lungo la strada».
Anche se «Paganini» ha ammesso di essere lui il responsabile, non ammette di avere tendenze pedofile.
«Non l’ha ammesso», ribatte Zeloni, «ma ha preso atto della sua condizione e sicuramente aderirà a un programma di natura socio-sanitaria e psicologica»

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