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martedì 24 giugno 2008

In un libro gli atti del processo "Oscar Wilde".

(Roberto Barbolini - Panorama) «A Oscar Wilde, che posa da sodomita». Quando, giovedì 28 febbraio 1895, il portiere dell’Albermale club gli consegnò, con tanto di errore d’ortografia, l’offensivo biglietto del marchese di Queensberry, forse Wilde non immaginava di aver già profetizzato a rovescio la propria sventura in uno dei suo celebri paradossi: «La moderazione è una cosa fatale. Nulla ha più successo dell’eccesso». Smodato per partito preso estetico, oltreché per nascita irlandese, fu proprio a causa del suo successo nell’eccesso che Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde venne ipocritamente crocifisso ai valori del perbenismo e della moderazione da quella stessa società vittoriana di cui era stato il fascinoso animale da salotto, che lui divertiva con il suo spirito caustico e le pose da dandy anticonformista. A rovinarlo fu una passione travolgente, all’insegna di quella specie di amore «che non osa dire il suo nome», per un apollineo rampollo dell’aristocrazia: Alfred Douglas, Bosie per gli amici.

Si conobbero nel 1891, l’anno del Ritratto di Dorian Gray: l’attrazione di Oscar per Bosie sembra in effetti ricalcare quella di Basil per Dorian nel romanzo, inverando l’aforisma wildiano secondo cui la vita imita l’arte. Per Bosie, narciso bizzoso, lo scrittore perse subito la testa e, successivamente, la reputazione. Finché il padre del ragazzo, il rozzo marchese di Queensberry, si fece un punto d’onore di troncare quella relazione pericolosa. Dopo essersi presentato a una prima teatrale di Wilde con un allusivo mazzo di ortaggi, Queensberry gli spedì il famigerato biglietto in cui l’accusava di pose sodomitiche. Fu l’inizio della catastrofe.

Su istigazione di Bosie, Wilde querelò Queensberry e lo fece arrestare. Ma il dibattimento si ritorse contro di lui e, dopo due successivi processi, lo scrittore fu condannato per omosessualità a 2 anni di lavori forzati nel duro carcere di Reading. Wilde non sopravvisse a lungo alla sua dannazione sociale: morì a Parigi, il 30 novembre 1900, a soli 46 anni.

Ora gli atti del Primo processo di Oscar Wilde - Regina contro Queensberry sono resi disponibili in italiano dalla Ubulibri, a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio, che si sono basati sui verbali del processo, ritrovati nel 2000 alla British Library. Le risposte del divino Oscar sono sempre brillanti, ma suonano a tratti altezzose. Arroccato sulla difensiva, sente progressivamente avvicinarsi la catastrofe per amore della quale ha incessantemente cospirato contro se stesso.

Bosie, in quanto aristocratico, fu tenuto lontano dallo scandalo, ma a caldo difese l’amico in un articolo sul Mercure de France in cui, citando la pleiade omosessuale da Platone a Cellini, da Shakespeare a Michelangelo, si proclamava «fiero di essere stato amato da un grand’uomo e fiero di aver sofferto per lui». Riemerso dall’oblio soltanto nel 2002, l’articolo esce per la prima volta in Italia in appendice a Io e Oscar Wilde, le inedite memorie di Alfred Douglas curate da Orlandelli per le edizioni della libreria Croce.

E tuttavia, qui, il filisteismo morale dà luogo a un autentico voltafaccia. Il Bosie del 1912, offeso dalle accuse rivoltegli da Wilde nel De Profundis, non esita a screditare il suo vecchio idolo con punte di astiosa volgarità: «Mancava di umiltà esattamente come mancava di blasone»; «La fortuna di Wilde è dovuta al fatto che è stato in prigione e che ha scritto delle sconcezze».

Lo accusa addirittura di averlo plagiato, salvo demolirne l’opera (eccetto la Ballata del carcere di Reading), o definire superficiali i suoi aforismi. Senza capire che c’è molta più verità nella cosiddetta superficialità del vecchio Oscar che in tanta falsa profondità. Ha detto bene Jorge Luis Borges: ci si deve arrendere al «fatto documentabile ed elementare che Wilde, quasi sempre, ha ragione».

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giovedì 19 giugno 2008

Svizzera. A giudizio il fratello del presidente degli Emirati Arabi Uniti.

L'uomo accusato di avere aggredito un uomo che aveva rifiutato le sue avances.
(Tetu.com - traduzione Lamanicatagliata.com) Si è aperto il 18 giugno, così come riporta il sito Tetu.com, il processo al fratello del presidente degli Emirati Arabi Uniti, accusato di avere aggredito un cittadino americano in un gran hotel di Ginevra, nel 2003. Cheikh Falah ben Zayed ben Sultan Al-Nahyane (nella foto) è accusato di avere picchiato a colpi di cintura l'americano Silvano Orsi, infliggendogli ''lesioni corporali intenzionali con l'aiuto di oggetto contundente''. I fatti risalgono all'agosto 2003 quando i due si erano incontrati al bar dell'hotel La Réserve di Ginevra e Orsi aveva rifiutato le avances dello sceicco. L'aggressore gli avrebbe offerto una bottiglia di champagne che la vittima avrebbe rifiutato. Immediata la reazione dello sceicco che si è tolta la cintura dai pantaloni e ha cominciato a picchiare l'uomo con violenza, provocandogli ferite alle mani e al viso, oltre a lesioni gravi alla spina dorsale. All'epoca dei fatti lo sceicco era figlio dell'allora presidente degli Emirati Arabi Uniti dove l'omosessualità è illegale; ora l'uomo è fratello dell'attuale presidente, lo sceicco Khalifa Ben Zayed Al-Nahyane. La notizia nell'originale francese al link in alto.

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giovedì 22 maggio 2008

Il processo a don Gelmini.

(Sky tg24) Si è aperto, ma è stato subito rinviato il processo contro don Pierino Gelmini. L'ex sacerdote, fondatore della Comunità Incontro, è accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ospiti della sua struttura ed oggi è comparso davanti al Gup per l'udienza preliminare.
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mercoledì 27 febbraio 2008

Accusato di stupro e salvato da un video hard. Si era ripreso insieme all’ex cognata-amante che l’ha denunciato dopo essere stata lasciata.

Vigonza a luci rosse. Svelata la tresca scatta un processo per calunnia. La vendetta: «Dirò a mia sorella che mi hai violentata».

(Cristina Genesin - Il Mattino di Padova) Lui, il marito. Lei, la moglie. E l'altra, l'amante. Non un'amante qualsiasi. Ma la sorella della moglie. Storia d'amore (fra cognati) e di tradimento (fra marito e moglie e fra sorelle). Tuttavia quando l'amore - forse solo una breve storia di sesso e passione - si è esaurito, non si dà per vinta l'altra, la cognata «mollata» da lui (marito della sorella di lei) perchè - si giustifica l'uomo - il senso della famiglia alla fine prevale sempre e anche il rimorso verso la consorte e i figli («dopo la consumazione », ovviamente) vengono a galla. L'amante-cognata (B.D., 42enne di Vigonza, dipendente pubblico) prova e riprova a recuperare la relazione interrotta non per sua volont à. Niente da fare. Lui, coetaneo, pure di Vigonza, appare distante. E, anche se si è trasferito a vivere in casa della madre, ha tutta l'intenzione di riannodare il filo del legame coniugale spezzato da una (momentanea) separazione. Replica dell'amante-cognata: «Dirò a mia sorella (la moglie) che mi hai violentata». Una minaccia tradotta in una denuncia per diffamazione (non violenza sessuale come promesso) fatta nella caserma dei carabinieri di Noventa dove l'11 giugno 2007 si presenta accompagnata dal marito. Denuncia risultata del tutto infondata per la stessa ammissione della protagonista che, il successivo 18 giugno, confesserà agli uomini dell'Arma: «Ho avuto con mio cognato una relazione dal dicembre 2006 al marzo 2007... Ho avuto diversi rapporti sessuali a casa sua quando mia sorella non c'era per lavoro... Tutto ha preso una brutta piega quando lei ha cominciato a diventare gelosa, temendo che il marito avesse qualche storia». Scatta la denuncia per calunnia e l'inchiesta da parte del pubblico ministero padovano Silvia Scamurra che sollecita il giudizio a carico della donna. Richiesta accolta dal gup Claudio Marassi: il 15 aprile B.D. sarà processata (difesa dal legale Marta Michelon) davanti al giudice Sonia Bello. Lui, G.S., si è costituito parte civile, assistito dall'avvocato Giorgio Gargiulo. Storia complicata da bugie, intrecci clandestini, rapporti filmati con un pizzico di voyerismo. «Da anni ci provava - ha raccontato ai carabinieri il marito-cognato-amante con aria sfinita - Mesi fa avevo problemi con mia moglie... Mia cognata, che è sua sorella, mi invit ò a casa sua... Diceva che voleva starmi vicino moralmente ». E così tutti e due sono finiti troppo vicini. E in senso fisico. Gli incontri avvenivano a casa di lui quando moglie e figli erano fuori. Incontri a luci rosse. Incontri bollenti. Tanto era «l'entusiasmo » che i cognatini non ci hanno pensato un attimo a riprendersi nella sala giochi dei bambini con una web-cam lì installata. I dvd prodotti erano custoditi dall'amante-cognata. Tuttavia (per sua fortuna) il marito, fresco di denuncia per diffamazione ed estorsione (era accusato dall'ex di pretendere 5000 euro per ritirare la querela per calunnia contro di lei), ha scoperto che due filmini erano stati registrati nella memoria della telecamera. Immediata la consegna agli investigatori che, di fronte ai due dvd girati con tanta passione e acrobatico ardimento sessuale, si sono resi conto come fosse stata B.D. a non aver raccontato la verità.

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venerdì 14 dicembre 2007

"Sborra Boy" era il nickname del prete pedofilo di Como.

(Vivereacomo.com) Non scandalizzatevi via, e’ il nickname usato da Don Mauro Stefanoni nelle chatroom omosex e se lo usa un prete… voglio dire non sara’ mica una brutta parola.

Volevo, pero’, con questo post fare un’analisi serena del dibattimento occorso nei giorni scorsi. Per prima cosa e’ palese che la richiesta del processo a porte aperte, fatta dalla parte civile, ha dato i suoi frutti: tutti i giornali, perfino i due più vicini alla curia, e TV Espansione hanno finalmente dato notizie di prima mano e sostanzialmente esatte.

Non solo: hanno evidenziato per prima cosa il fatto che l’ imputazione di detenzione di immagini pedopornografiche è totalmente indipendente dalla accusa più grave di violenza sul minore. In tal modo hanno dato ben poco spazio all’imputato di gridare all’assoluzione.

Proscioglimento che peraltro è dovuto al fatto che è stata rinvenuta una sola fotografia riproducente un’apparente bambina in atti pornografici con un uomo per cui non si è potuta raggiungere la prova dell’elemento soggettivo del reato contestato ossia della volontà di detenere tale immondo materiale.

Vorrei sottolineare inoltre che:

1) il perito ha confermato la navigazione internet su siti pornografici quasi tutti omosessuali maschili su ben quattro computer in casa parrocchiale e di proprietà di Stefanoni, e che il Collegio ha acquisito le riproduzioni agli atti
del processo. Inoltre è stato confermato l’utilizzo di chat su siti porno omosessuali maschili con nike name a tema e molto chiari come detto dal perito in aula : " sborra boy","cazzone", " caxone"ed altre amenità del genere.

2) E’ stato poi confermato dallo stesso imputato al Collegio che la Curia lo ha avvisato delle indagini in corso e che è stata fatta riserva da parte dei giudici di indagare per il reato di favoreggiamento.

La testimonianza del prete polacco ha poi confermato le dichiarazioni avute dal ragazzo ed ha saputo con autorevolezza rendere la propria importantissima testimonianza nonostante i tentativi, tutti falliti, della difesa di farlo confondere.

Concludendo ora il processo continua e sta procedendo sembrerebbe nel verso giusto visto anche anche le testimonianze precise e calzanti dei testi di Pontetresa….e per averne conferma dobbiamo partecipare numerosial processo: prossime udienze 7 e 9 gennaio

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