banda http://blografando.splinder.com

sabato 22 dicembre 2007

Internet e pedofilia. Nella tana dell’orco.

(River-blog) L’orco si chiama Shon. Sul suo profilo in Myspace - la social community preferita dai teen americani, sbarcata da poco dalle nostre parti - ha piazzato la foto di un 16enne, e si spaccia per lui. Ma basta fare qualche giro tra quelli che lui definisce “suoi amici”, per rendersi conto che quello pubblicato nella cartella di foto è uno squallido catalogo di minorenni, carne da dare in pasto ad altri orchi: ragazzi dai 15 ai 18 anni, con indicato il nome e, tra parentesi, l’età (vedi la foto sotto; il volto del 15enne è stato da me censurato). Lo stesso Shon ha creato un gruppo, sempre su Myspace, che si chiama TeenBoysWorld (sono iscritte 52 persone, molte delle quali over 40). Raccoglie esclusivamente foto di adolescenti. Scrive l’orco nel forum: “Le mie foto preferite sono quelle di ragazzini dai 13 ai 19 anni di età, in topless e possibilmente con un bel fisico”.

L’ho trovato per puro caso, seguendo link su link. Poi mi sono fermato, impietrito. Qualcosa, però, mi dice che se continuassi a cercare troverei anche di peggio.

Se avessi un figlio, oggi, avrei paura a fargli usare internet.

Sphere: Related Content

Prostituzione, terzo rinvio La delusione di Amato. Rutelli spiega lo stop: tema non per il governo.

Sfida laici-cattolici No anche da Bonino: così il ddl è svuotato. La precisazione del Viminale. inutile portare per ben tre volte in Consiglio un ddl che aveva ricevuto parere favorevole.

(Corriere della Sera) Doveva colpire la baby-prostituzione, istituire zone vietate alle squillo (divieto davanti a scuole, chiese e ospedali), dare una mazzata al racket, introdurre la certezza delle pene e il reato di prostituzione coatta. Ma il ddl voluto dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, già entrato due volte in Consiglio dei ministri e sempre rinviato, ieri è stato ritirato per la terza volta. Il no è arrivato dal vicepremier Francesco Rutelli e dal ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino. Per motivi diversi. A questi stop s'è aggiunto anche quello del ministro per la Famiglia Rosy Bindi. Uscendo dalla riunione Bonino aveva detto, a caldo: «Non era un provvedimento urgente, non ne capivo la priorità». Un pensiero conciso che aveva immediatamente scaldato gli animi nel centrodestra. Parole «inquietanti » le aveva definite Barbara Saltamartini, An, e «sconcertanti », Beatrice Lorenzin di Forza Italia. Pier Ferdinando Casini senza far riferimento al ddl sulla prostituzione ha detto che Amato dovrebbe dimettersi «se fosse uomo di polso», dopo la scelta del governo di far cadere il decreto sicurezza. Come non comprendere dunque l'amarezza del ministro? Sembra che in Consiglio sia sbottato e che abbia mascherato poi la sua rabbia con una battuta: «D'altronde, Merlin era una socialista, finché c'è la sua legge mi va pure bene».
Più tardi la precisazione del Viminale: il ministro ha solo detto quanto fosse inutile portare per ben tre volte in Consiglio un ddl che aveva ricevuto parere favorevole in preconsiglio e sul quale non c'erano obiezioni di merito. E poi rifiutarlo. Ma allora perché quei no? Rutelli ha detto di essere convinto che «questa non sia una materia che il governo deve regolamentare » e che la sua è una «riserva etica non moralistica». Perplessa Rosy Bindi, che pur volendo dare il suo «contributo ad un testo che era stato migliorato », teme una qualche forma di pseudolegalizzazione della prostituzione. Ma non è un segreto che il ddl spiaccia ad una parte del-l'area cattolica, che teme l'introduzione di distretti «a luci rosse». Il Viminale nega: si vuole vietare non favorire. Non zone rosse ma nere.
Anche dall'ala radicale c'è insofferenza. Emma Bonino ha precisato: «M'è parso che dopo gli innumerevoli ritocchi che lo hanno svuotato, il testo fosse diventato una legge inutile. L'ennesimo provvedimento manifesto. Ma le leggi ci sono già, occorre la certezza della pena». Quanto al ministro Barbara Pollastrini, non ha posto il veto perché pensa che il ddl «era migliorabile in Parlamento. Comunque quel che conta è la convinzione comune che il dramma da aggredire è la prostituzione coatta».

Sphere: Related Content

Il lupo, l'agnello e i diritti.

(Moni Ovadia - L'Unità) La parabola del lupo che si abbevera a monte di un ruscello e accusa l’agnello, il quale beve a valle, di intorbidargli l’acqua è piuttosto nota. Essa rappresenta molto bene la prepotenza del più forte esercitata sul debole con un’argomentazione deliberatamente assurda per affermare una prerogativa di potere ammantandola con un inverosimile rapporto causa effetto. Questa mi pare essere la situazione che si è creata nel nostro paese in merito allo statuto giuridico pubblico delle unioni di fatto e in particolare a quelle fra omosessuali. Una parte delle gerarchie vaticane, devotissimi cattolici, teocon vari, in solido con divorziati e pluridivorziati appartenenti ad entrambe gli schieramenti politici, si oppongono ai «Dico» o a qualsivoglia altra modalità di riconoscimento pubblico delle unioni di fatto. Costoro essendo maggioranza nel paese o ritenendosi tale si comportano come il lupo vaneggiando di azioni di provocazione o di disturbo da parte dell’agnello. Con argomentazioni assurde, agitano inesistenti «questioni eticamente sensibili», accusano l’agnello di intorbidare le purissime acque della morale cattolica, quando le acque frequentate dall’agnello sgorgano da un’altra fonte, quella del libero pensiero e del diritto delle minoranze e, se si sentono alle corde, inventano capziosamente aggressioni laiciste inesistenti per passare dalla parte delle vittime. Il risultato di questa propaganda «lupesca» è inesorabilmente la negazione della piena titolarità di cittadinanza a chi non si sottomette al volere del prepotente. Uno stato democratico non può tollerare questo stato di cose senza perdere il suo carattere di stato di diritto e senza cadere in intollerabili forme di perversione del senso comune e dei più basilari criteri di equità nei confronti di ogni essere umano. Un esempio? Le nostra legislazione tollera senza problemi né scandali che una coppia eterosessuale si sposi, divorzi e si risposi più volte, tollera che ogni donna o uomo possa costituire un “n-numero” di unioni matrimoniali, ciascuna con figli e dare vita a famiglie allargate con intrecci multipli, ritiene pienamente lecito che ciascun coniuge abbia amanti ad libitum senza che questo sia motivo di colpa nelle cause di divorzio, ritiene pienamente legittimo che figli nati dalle nozze di un coniuge con la prima moglie convolino a giuste nozze con figli di primo letto di una seconda moglie e quindi che tutte queste famiglie formino una tribù aperta o una famiglia super allargata. Ma, se due gay, o due lesbiche che vivono insieme condividendo amore, affetto, gioie, dolori, cure, progetti chiedono una forma di unione pubblicamente sancita allora ecco che i custodi della morale strillano al vulnus contro la sacra famiglia. Ci sarebbe da ridere se questo démi-pensée camuffato da morale cristiana non ferisse nell’intimo centinaia di migliaia di persone. Sulle coppie di fatto, i Dico, Pacs o altre formule di unione pubblicamente riconosciute non c’è nessuna discussione da fare. Il Pd e le altre forze dell’Unione devono uscire da questo pantano che rappresenta un gravissimo vulnus alla democrazia con una legge ferma e seria se in non vogliono sprofondare nelle sabbie mobili dell’intolleranza, residuo penoso di un tempo oppressivo e tristo. La legge potrebbe essere votata con il concorso dei laici di ogni schieramento. Per superare questa ridicola e avvilente arretratezza civile si devono aggregare tutte le forze laiche e democratiche che siano cattoliche, cristiane, altrimenti credenti, agnostiche o atee. Qui non si tratta né di religione, ne di fede, né di morale, e tanto meno di conflitto con la Costituzione. Qui si tratta di sacrosanti diritti e basta. Stupisce che autorevoli esponenti di una grande istituzione come la Chiesa Cattolica, ricca di culture, di organizzazioni e di uomini straordinari combattano una battaglia di retroguardia foriera di sofferenze morali e fisiche inflitte a persone che scelgono di amarsi a modo loro. Ha senso nell’Europa del terzo millennio partire lancia in resta per una crociata persa in partenza solo al fine di raschiare una manciata di anni in cui tenere aperto sopra la società italiana il vetusto ombrello schizzato dal fango della storia che si chiama: «nulla salus extra Ecclesia»?

Sphere: Related Content

E Sarkò "paggio del Papa" inquieta anche la destra. Polemiche dopo il richiamo del Presidente alle "radici cristiane della Francia".

La sinistra: vuole ridiscutere la legge del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa. Critiche all´Eliseo anche da Le Figaro "Una laicità che volta le spalle alla nostra tradizione".

(Anais Ginori - La Repubblica) Una laicità positiva e pacificata, un Paese fortemente ancorato alle sue radici cristiane. Nicolas Sarkozy reinterpreta a modo suo uno dei capisaldi della République, ed è subito polemica.
«È un paggetto in ginocchio dal Papa» attacca il giornale comunista L´Humanité mentre Le Monde usa l´ironia. Nella vignetta pubblicata in prima pagina, il presidente è travestito da vescovo e recita «In nome del padre, del figlio e di Carla Bruni». Al suo fianco, George W. Bush, aggrappato a un´enorme croce implora Benedetto XVI: «Santo Padre, credo che questo tizio voglia rubarmi il mestiere». Sarkozy che diventa un teocon? Persino il moderato Figaro, vicino all´Eliseo, ha dovuto prendere atto di un nuovo, inedito rapporto tra Francia e Vaticano. «La laicità versione Sarkozy - scrive il giornale - volta le spalle alla tradizionale concezione della laicità alla francese».
L´interesse spirituale di Sarkozy era già stato notato quando lui era ministro dell´Interno, e aveva fatto della rispetto dei culti la sua battaglia.
Aveva espresso perplessità sulla legge contro i simboli religiosi nelle scuole (velo ma anche croce), e affidato alcune riflessioni sul bisogno di fede al libro "La Repubblica, le religioni, la speranza" scritto insieme al domenicano Philippe Verdine e al filosofo Thibaud Collin, e offerto in dono al Papa.
Le parole pronunciate a Roma non sono dunque del tutto inaspettate e si inseriscono in un clima di dialogo con Parigi aperto a suo tempo dal governo socialista.

Ma nessun presidente francese si era spinto fino al punto di rivendicare l´eredità cattolica della Francia, parlando della «sofferenza» provocata in numerosi fedeli dalla legge di separazione tra Stato e Chiesa del 1905. Sarkozy, che ha tenuto a prendere il titolo di canonico onorario laterano che presidenti laici come Mitterrand e Pompidou avevano rifiutato, ha ribadito che la fede è una ricchezza e una necessità per la vita privata ma anche pubblica. «Abbiamo bisogno di cattolici convinti che non abbiano paura di dire chi sono e in che cosa credono» ha detto il capo di Stato, accomunando la sua vocazione a quella di un sacerdote. «Non si può essere prete a metà e neanche presidente a metà».

«È un discorso che farà storia» ha osservato il giornale La Croix, salutando la fine delle «ostilità» con la comunità cattolica francese. I vescovi francesi avevano preso posizione contro alcune misure del governo di destra, dalla legge sull´immigrazione al progetto di apertura domenicale dei negozi.
Sarkozy, pluridivorziato e che si definisce «culturalmente cattolico», ha comunque negato di voler parteggiare per una fede o un´altra. «Ovviamente, chi non crede deve essere protetto dall´intolleranza e dal proselitismo. Ma una persona che crede - ha precisato - è qualcuno che spera. E la Repubblica ha bisogno di donne e uomini che abbiano speranza».
Secondo la sinistra, il discorso a San Giovanni in Laterano potrebbe invece preparare il terreno per una revisione della legge del 1905. «Da tempo i laici francesi sono preoccupati dall´atteggiamento "religioso" di Sarkozy» spiega il socialista Jean Galvany.
Il segretario del partito, Francois Hollande, confuta gli argomenti del presidente. «Lascia pensare che la laicità è stata chiusa, settaria e che ha commesso un errore nel combattere le religioni. Questo è un vecchio ritornello della destra più clericale». «Si tratta di un arretramento notevole e di una rimessa in discussione del nostro fondamento repubblicano» aggiunge la senatrice dei Verdi, Dominique Voynet. Già mobilitato il potente sindacato degli insegnanti pubblici, che teme attacchi alla laicità della scuola. «Oggi - commentano i rappresentanti dell´Unsa-Education - è la laicità una garanzia della pace sociale, e non il contrario».

Sphere: Related Content

Via dal solito Natale. Fuggite negli hotel più particolari d’Europa.


(Panorama) Voglia di scappare per le feste? Siete ancora in tempo per prenotare un weekend lungo in un hotel particolare. Dove dormire tra i ghiacci di un igloo o magari dentro una grotta. O passare una notte in un faro, cullati dallo sciabordio delle onde: forse non è più una novità, ma il Corsewall Hotel però, ricavato nel vecchio faro di Kirkcolm, nella selvaggia costa scozzese, è un po’ diverso. Perché non offre una romantica ma rude ospitalità marinara, bensì poche camere lussuose, più alcune suite, affacciate sul mare che separa la Scozia dall’Irlanda, e un ristorante di classe superiore dove gustare il famoso salmone. Qui un tour virtuale dell’hotel. I prezzi partono da circa € 98 per la camera doppia, fino a € 195 per la suite. L’aeroporto internazionale più vicino è Glasgow, raggiunto anche da alcune compagnie low cost.

Se preferite qualcosa di più natalizio, in Finlandia, tra i ghiacci della Lapponia, c’è l’Igloo Village Hotel Kakslauttanen a Saariselkä. Potete scegliere tra lo stile esquimese, dormendo nei veri igloo di ghiaccio, oppure optare per una soluzione più comoda in quelli con il tetto di vetro, per ammirare l’aurora boreale. Sconsigliato ai freddolosi; anche bar e ristorante sono tutti di ghiaccio (circa € 130 la doppia). Gli igloo si raggiungono volando su Ivalo oppure via terra da Rovaniemi, situata a circa 250 km.


Per chi non teme la claustrofobia, ci sono le grotte vicino a Granada, a pochi chilometri da Guadix, sullo sfondo della Sierra Nevada. Alloggiare nelle Cuevas Pedro Antonio de Alarcón è come fare un viaggio nel tempo, per rivivere la vita rurale dell’Andalusia. Ma con il bonus di una jacuzzi nella suite. I prezzi variano da € 56,99 per una cueva da due persone fino a € 105,50 per la suite con idromassaggio, in alta stagione.
Chi è già stato in Cappadocia ricorderà sicuramente l’atmosfera fiabesca regalata al paesaggio dai camini delle fate, le caratteristiche formazioni laviche a cono che punteggiano il territorio. Il Gamirasu Cave Hotel, ad Ayvali, era un antico monastero bizantino nel cuore di questa regione incantata. Oggi offre stanze lussuose e suite ricavate all’interno delle grotte scavate nella pietra chiara (prezzi da € 95 per la doppia a € 250 per la suite).
Infine il meraviglioso villaggio scolpito nella pietra di Les Baux de Provence cela uno dei B&B più affascinanti d’Europa, Le Prince Noir. All’ombra di un castello medievale, domina i crepacci e il paesaggio surreale della Val d’Enfer e permette di vivere la Provenza più vera. Da prenotare al volo però: ci sono solo tre stanze, una doppia, una suite e un mini appartamento. Prezzi da € 85 a € 145.

Sphere: Related Content

In manette un vice parroco. E' accusato di violenza su un 12enne. Il prete insegna religione in una scuola di Villa Literno, nel Casertano.

Il sacerdote sorpreso in auto dai carabinieri disteso sul sedile della vettura con a fianco il ragazzo.

(Il Corriere della Sera) Tre ore di interrogatorio e poi l'arresto: M.C., vice parroco trentatrenne della Chiesa del SS.Salvatore di Casal di Principe (Caserta) è in carcere con l'accusa di violenza sessuale su di un bambino di 12 anni. Una pattuglia di carabinieri, dopo una segnalazione telefonica, ha sorpreso il sacerdote, insegnante di religione in una scuola media dell'istituto comprensivo di Villa Literno, fermo in auto su di un lato di una strada di campagna, a poca distanza dalla provinciale Casal di Principe-Castelvolturno, disteso sul sedile della vettura con a fianco il ragazzo.

LA FUGA E L'ARRESTO - Accortosi della presenza dei militari il sacerdote è fuggito ma è stato raggiunto dopo qualche chilometro ed arrestato. Il gip del Tribunale di S.Maria Capua, Raffaele Piccirillo ha confermato l'arresto a conclusione di un interrogatorio nel corso del quale, secondo quanto si è appreso, il sacerdote non è riuscito a contestare le accuse degli investigatori; un impianto accusatorio molto articolato, basato anche sul racconto del bambino, effettuato con l'ausilio di una assistente sociale. Il difensore del sacerdote ha annunciato che chiederà per il suo assistito il beneficio degli arresti domiciliari. Il sacerdote arrestato era stimato e benvoluto per il suo impegno anche nel volontariato.

Sphere: Related Content