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martedì 12 agosto 2008

Intervista a Stefano Grespan; "Il cinema ritrae i gay al margine della società".

(Giovanni Zambito) Venerdì scorso alle ore 21.30, nell’ambito della manifestazione culturale “Letture d'estate a Roma” a Castel Sant’Angelo, le Edizioni Libreria Croce hanno presentato “Engendering gay cinema. Analisi ed evoluzione del cinema omosessuale tra contaminazioni e sdoganamento di genere”, un libro di Stefano Grespan (pp. 216, € 16,00).

L'autore, 29 anni di Treviso, laureato in Scienze della Comunicazione, appassionato e studioso di cinema e fotografia, ha esperienza nel campo della ristorazione e organizzazione di eventi culturali. Attualmente lavora per un’agenzia di comunicazione di livello nazionale ed è alla sua prima pubblicazione. ClandestinoWeb lo ha intervistato.

Da quale occasione e/o quando è nata l'idea del volume?
"Questo volume nasce come lavoro accademico, anche grazie alla disponibilità e all’aiuto del Prof. Gian Piero Brunetta dell’Università di Padova. L’idea si è sviluppata nel corso degli anni osservando molti film considerati ‘a tematica’ omosessuale e rintracciando al loro interno degli aspetti comuni non solo nell’aspetto rappresentativo e iconografico piuttosto che narrativo, quelle che possiamo definire ‘logiche di ripetizione’ che danno struttura al processo di generificazione di un genere cinematografico. Il genere cinematografico omosessuale appunto".
Che valore assume un libro del genere? che finalità persegue?
"Lo scopo del lavoro non è entrare nella disputa un po’ faziosa tra sostenitori del tematismo e i sostenitori del genere. Questa la ritengo una diatriba ormai superata e inutile. Il mio pensiero è spiegare perché ad oggi possiamo definire un genere cinematografico omosessuale e quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per poterlo identificare, in un attuale panorama filmico mondiale. Quando parlo di strumenti mi riferisco a strumenti tecnici di ricerca. È per questa ragione che ho utilizzato un approccio semiologico nell’indagare il fenomeno. Questo metodo mi ha permesso di andare in profondità all’interno della realtà cinematografica, non escludendo a margine un certa ricostruzione storica e sociale, d'altronde inevitabile nel ricostruire la genesi e il consolidarsi di questo genere. Una concettualizzazione tecnica e ricostruzione di questa fattispecie non prettamente storica e non prettamente sociologica ma rigorosamente cinematografica non era ancora stata operata in Italia".
Perché c’è la necessità di rintracciare in ogni categoria la componente gay? Non dovrebbe essere naturale? Forse gli stessi gay alimentano il pregiudizio di ‘anormalità’…
"La disciplina semiologia, che mi dato il metodo, e la materia cinematografica rintracciano aspetti culturali e ne sono espressione. Un genere, cinematografico ma non solo, perché esiste deve essere percepito come tale. La coscienza dell’identità generica di un film gay permette, solo oggi, al suo spettatore, che riconosce una formula di comunicazione stabile, di organizzare il proprio sistema di aspettative rette dalla personale attività percettiva e cognitiva. Forse molti attori della ricezione, teorici piuttosto che critici, non hanno ancora organizzato alla stessa maniera del pubblico il loro ‘regine generico’ spettatoriale, poiché si distinguono per la loro esperienza sociale ed estetica, per la loro cultura cinematografica, per il rispettivo sistema di valori, per il loro grado d’adesione o di rifiuto a logiche identitarie. Il categorizzare è un’esigenza umana di semplificazione, tralasciare alcuni aspetti per una rappresentazione più diretta e maggiormente fruibile. Non credo sia plausibile confondere quest’operazione culturale e cognitiva come un fenomeno di ghettizzazione, di autoghettizzazione o di stereotipizzazione. Non si può prescindere dall’analizzare e fotografare un fenomeno come il momento di evoluzione di un genere cinematografico solo per ragioni di basso moralismo autoreferenziale. L’aver voluto trattare la cinematografia omosessuale alla stregua degli altri generi cinematografici, ricostruendo com’è stato fatto per questi il loto iter di formazione, sebbene in un rinnovato contesto cinematografico, ne dà pari dignità".
A suo parere qual è la situazione del cinema italiano in generale?
"Non sono un critico del cinema e non credo sia serio dare giudizi sommari. Penso comunque che il cinema italiano sia in una fase di riscoperta e di rinnovamento, non è difatti privo dal percorrere la cinematografia omosessuale. Purtroppo come l’intero assetto culturale del nostro Paese è bloccato da fattori di diversa natura".
Il cinema di Ozpetek è così rappresentativo ed esaustivo?
"La cinematografia di un solo autore non può essere totalmente rappresentativa ed esaustiva di un fenomeno ma contribuisce alla propria crescita e affermazione. Ferzan Ozpetec è stato eletto dalla comunità gay italiana a proprio rappresentante nel mondo del cinema. Ma questa è solo una porzione del suo pubblico che è molto più esteso e che inevitabilmente considera la sua produzione filmica ‘genericamente modellata’ al genere cinematografico omosessuale".
In base al suo studio il cinema gay italiano quali cliché avalla e quale novità apporta?
"Al pari di altre cinematografie nazionali anche il cinema Italiano vuole sempre più fornire un’immagine di ‘normalità’, per certi versi rasserenanti per certi altri reazionaria. Nel senso che la ‘diversità’ fa paura allora meglio non mostrarla. In passato la rappresentazione degli omosessuali nel nostro Paese è stata molto legata alla figura del Sissy, dell’effemminato, edulcorante e inoffensiva quanto stereotipica e offensiva. Seguendo il modello del cinema Hollywoodiano ancora si inseriscono quegli elementi iconografici che ritraggono l’omosessuale al margine della società perché malato piuttosto che deviante".
La presenza ingombrante del Vaticano è un ostacolo per la cinematografia gay?
"Paradossalmente la novità della cinematografia omosessuale italiana sarà fornita proprio dalle innegabili ingerenze culturali che vive il nostro Paese. Mi spiego: la Chiesa italiana sta fornendo una tale quantità di elementi e di alibi per parlare di sé all’interno di questa produzione filmica che presto il tema emergerà e prolifererà sempre più e con dei risvolti innovativi, sotto il profilo espressivo, nella cinematografia omosessuale nazionale.

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