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mercoledì 4 giugno 2008

Il coraggio di Mughini: "con il cancro ho perso la virilità".


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(Francesco Perugini - Libero) Perdere la virilità, ma continuare a vivere, lavorare, scrivere. Giampiero Mughini ha raccontato al mensile "Ok Salute" la sua vita dopo l'asportazione della prostata, subita nel marzo 2006 a causa di un tumore. «Le moderne tecniche chirurgiche permettono di risparmiare i nervi che consentono l'erezione e di mantenere la capacità sessuale, ma non è così semplice, non sempre va tutto liscio. A me non è andato tutto liscio», dice il giornalista catanese, ospite fisso della trasmissione tv "Controcampo".

I primi sospetti all'inizio del 2006, quando dalle analisi risulta un eccesso di Psa, l'antigene che rivela l'eventuale presenza di tumori alla prostata (la ghiandola che si trova tra la vescica e il pene). Dopo i 50 anni, il suo medico gli aveva consigliato di controllarne il livello ogni 12 mesi. La prevenzione gli ha salvato la vita: «Il giorno dopo l'asportazione della prostata ho scritto» ricorda il collaboratore di "Libero" «la parola prevenzione è infinitamente migliore della parola rivoluzione. Non è difficile capire il perchè: è in gioco la vita».

I rapporti con la sua compagna sono cambiati e Mughini spiega come, citando un romanzo di Philip Roth, "Exit Ghost": «Il protagonista subisce un intervento alla prostata e, pur provando attrazione verso una donna, sa di non poterla appagare. So com'è: una sberla che non finisce mai». La sfida più difficile è insomma quella di ricominciare a vivere, senza sentirsi più un uomo, ma Mughini non può che prenderla, come sempre, con filosofia: «Il destino va preso per quello che è: ogni giorno è un'opportunità, un regalo che qualcuno ci ha fatto».

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