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domenica 7 settembre 2008

Papa: ai giovani, attenti a false idee e forme di famiglia.

(Ansa) La famiglia, intesa come matrimonio uomo-donna, puo' essere una sola: e' tornato a denunciare il Papa incontrando i giovani a Cagliari. Benedetto XVI ha sottolineato come oggi domini 'una mentalita' diversa', abusando il termine famiglia 'per unioni che famiglia non sono'. Il Papa ha anche avvertito i giovani a guardarsi dagli idoli del 'guadagno e del successo', imposti dalla societa' consumistica evitando l'errore di 'dar valore solo a chi ha fatto fortuna e ha una notorieta''.
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mercoledì 3 settembre 2008

Londra, tory ostile agli omosessuali lascia la moglie e per un uomo.

Greg Barker ha infatti votato contro le adozioni per i single e ha votato a favore della "section 28".

(Il Giornale) Si è innamorato dell'arredatore venuto a riammodernargli casa, e non ci ha pensato due volte: ha lasciato la moglie, dopo 14 anni di matrimonio, ed è scappato col suo nuovo amore.

Peccato che il fuggitivo del caso sia il conservatore britannico Greg Barker, colonna dell'ala più radicale dei tories inglesi.

Barker ha infatti votato contro le adozioni per i single e ha votato a favore della «section 28», la legge che proibisce di parlare di omosessualità nelle scuole.

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mercoledì 20 agosto 2008

La7, su "Omnibus" un dibattito sempre attuale. Family day, family gay, family mai.

(La7) Ospiti del dibattito di oggi condotto da Manuela Ferri il sen. Carlo Giovanardi (sottosegr. alla Famiglia), Miriam Mafai (La Repubblica), Barbara Alberti (scrittrice), Laura Laurenzi (scrittrice) e, da Bologna, Franco Grillini (Partito Socialista).
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lunedì 11 agosto 2008

Polemiche. Quei comunisti di Famiglia Cristiana.

(Insieme a sinistra) Sediziosi comunisti illiberali popolano le redazioni dei giornali. Questa è da sempre la teoria di Silvio sull’informazione italiana. Poco conta, per lui, che ne possegga una gran parte e ne controlli la quasi totalità.

Ed ecco che, a dare manforte alla sua teoria della cospirazione, sbuca un nuovo covo di pericolosi estremisti di sinistra: la redazione di Famiglia Cristiana.

Nell’anticipazione di un editoriale in uscita nel prossimo numero del settimanale, infatti, si leggono dure e pesanti critiche al governo in carica.

“Neanche fossimo in Angola” - scrive Famiglia Cristiana a proposito dei militari in strada - e prosegue: “La verità è che ‘il Paese da marciapiede’ i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del ‘Presidente spazzino’, l’inutile ‘gioco dei soldatini’ nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone”.

Mica male! Colpito ed affondato. In queste poche parole c’è la denuncia, netta ed incontrovertibile, dello stato di annichilimento mediatico in cui ci stanno conservando da tempo.

Il cuore della critica del settimanale cattolico è chiaro: il governo svia l’attenzione dai problemi economici in cui versa il paese inscenando un farsesco Far West urbano. “C’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le ‘buffonate’, che servono solo a riempire pagine di giornali”.

La guerra dei penultimi conto gli ultimi. Cioè quello che la Sinistra denuncia da sempre, il peggiore dei mali perchè consente ai più ricchi di prosperare mentre i più deboli pensano semplicemente ad individuare un pericolo. Anzi, questo consente una inedita “alleanza” tra sfruttati e sfruttatori.

E il giornale fornisce i dati, sottolineando che a una crescita delle imprese corrisponde una diffusione del disagio tra le famiglie: “Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni”.

Prosegue Famiglia Cristiana: “L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso”. Di qui la domanda dei cattolici: “E’ troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

Come non condividere? Parole sante! (il gioco di parole non è voluto, lo giuro…)

Insomma, questa uscita di Famiglia Cristiana è la palese dimostrazione che i problemi di questo Paese sono così drammatici da essere davvero sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo lottare con forza e fermezza, oltre che con grande convinzione, affinchè questi siano i temi al primo posto dell’agenda politica e sociale.

E’ incredibile che il Partito Democratico si faccia scavalcare a sinistra da Famiglia Cristiana. Avete mai sentito un esponente del PD esprimersi in questi termini?

Solo recuperando una forte capacità di opposizione della Sinistra possiamo evitare che questa destra spadroneggi come già sta abbondantemente facendo. E’ ormai evidente l’incapacità del PD di fare opposizione in maniera credibile.

Riportiamo al centro la questione sociale prima che sia troppo tardi.

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Veronica e Silvio, l'estate del gran ritorno «Rimasto male chi credeva divorziassi». Ma le foto tradiscono...

Parenti serpenti? Questa foto con il sorriso "tirato" di Veronica Berlusconi qualche domanda la pone..

La telenovela "I Berlusconi's".

Le foto della coppia mano nella mano e il cambio di look della riservatissima first lady. Sono più o meno quindici anni che Silvio Berlusconi sacrifica l'agosto per tutti noi. Per noi che lavoriamo nei giornali, intendo. Un'estate si offre, forse inconsapevolmente, ai fotografi in compagnia di una bella squadretta di amici. Tutti in candida divisa, tutti di corsa sul curatissimo prato di Bermuda.

(Maria Latella - Il Corriere della Sera) Qualche anno dopo, sempre d'agosto, non più amici ma sempre e comunque in compagnia. Passeggia (altro curatissimo prato) nel parco di villa Certosa con la prima graziosa fanciulla di una serie che presto diverrà numerosa . Passano le estati, ma Berlusconi continua a lavorare per noi: c'è la bandana che fa sgranare gli occhioni di Cherie Blair, ci sono le festone sarde però con ballerine cubane, c'è insomma sempre e comunque una notizia, una foto, una novità in arrivo da Berluscolandia. Succede anche st'estate, naturalmente e lo scoop è Silvio marito e nonno. Dopo il presidente operaio di un'indimenticabile 6 per tre (campagna elettorale 2001), il presidente pater familias è davvero la più stupefacente carambola mediatica del Cavaliere. Siamo di fronte al solito lavoro d'immagine, indispensabile per riequilibrare il Berlusconi devoto alle raccomandate a Saccà? O invece, dietro il photoshop, c'è, come si dice, anche un po' di sostanza? Un indizio darebbe un po' credito alla seconda ipotesi. Perché, stavolta, l'estate non è del solo Silvio. È, a sorpresa, piuttosto di Veronica. Tornata accanto al marito nelle foto ufficiali di Chi ma anche in quelle diciamo paparazzate. E se «la casalinga di Macherio» lascia il suo eremo, una qualche sostanza ci dev'essere. Considerando dunque lei, e non lui, protagonista di quest'estate, ecco qualche commento all'album dell' agosto 2008.

A come Alessandro Per lei è il primo nipotino, per Silvio il quarto. Al fine di presentare il piccino, Veronica è tornata davanti all'obiettivo di Enrico Labriola. Il medesimo non la fotografava dai tempi del lancio di Tendenza Veronica. Più di un lustro, oramai.

B come Berlusconi La famiglia prima di tutto. Riuniti a villa Certosa per il cinquantaduesimo compleanno di Veronica, così come a Pasqua si erano visti tutti a Valbonne, in Provenza, nella villa di Marina Berlusconi. I Berlusconi versione Magnum costituiscono ormai un'impressionante task force: erano presenti figli di primo e secondo letto, nipotini, compagni e compagne. Tra loro ovviamente non si chiamano così: papà non gradirebbe. Perciò Marina dice di Vanadia «mio marito», Piersilvio della Toffanin «la mia fidanzata» e Barbara di Valaguzza «Giorgio». Il boyfriend americano di Eleonora è, al momento, soltanto: «my friend». L'imponente gruppone ha inviato urbi et orbi il seguente messaggio: «Piantatela di seminare zizzania. A differenza di altre grandi famiglie, non abbiamo intenzione di massacrarci per l'eredità».

C come caftano
Anche Veronica, del resto da tempo sedotta dall'Oriente, manifesta passione per la moda del momento. Numerosi caftani (il prediletto, verde acqua, è di Blumarine) sono arrivati con lei a Villa Certosa. Restano appesi alle stampelle di metallo, quelle che trovi nei negozi. In camera sua, in Sardegna, Veronica non aveva, e forse non ha ancora, un vero armadio. Per sottolineare la precarietà della presenza?

C come capelli
Ferve, tra Forte dei Marmi e Sabaudia, un appassionante dibattito: Veronica sta meglio liscia o gassata? Le scelte tricologiche derivano talvolta da moti dell'anima, talaltra da necessità. L'impressione è che la blanda permanente esibita nelle più recenti sedute fotografiche sia effetto della necessità. Consente il fai da te, elimina il passaggio dal parrucchiere e in effetti comparve già nella scorsa primavera, proprio mentre nonna Veronica si dava, con entusiasmo, alle pappe di Alessandro.

D come divorzio Da anni la signora Berlusconi raccoglie notizie sul suo imminente divorzio. Quest'estate, in coincidenza con le note telefonate intercettate, l'ultimativo gesto era dato per certo: «Chissà come ci saranno rimasti male» ha commentato lei pensando ai tanti e accorati appelli rivoltile da più parti e da più prime pagine.

L come lago Parafrasando il fortunato film, potrebbe essere lei la nuova «ragazza del lago». Tra le notizie in arrivo da Berluscolandia, figura infatti anche una nuova annessione al patrimonio: la decima (undicesima? Dodicesima? Ah saperlo) villa del Cavaliere. Sul lago Maggiore, questa volta. Veronica, per ora, c'è stata una sola volta. Pare la trovi bellissima ma così perfetta, e così perfettamente arredata dai precedenti proprietari, che a dormirci si sentirebbe un po' a disagio. Più ospite che padrona di casa. «Magari le prime volte preferirei dormire in albergo», ha confidato alle amiche.
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lunedì 4 agosto 2008

Nuovi comportamenti, Quando la monogamia è innaturale.

Due partner, o tre. Ma alla luce del sole. Cresce, negli Usa, la tribù dei poliamoristi. Per i quali la monogamia è innaturale
(Lorenzo Soria - L'Espresso) Quando è stato annunciato che a vincere l'Oscar nella categoria della miglior attrice non protagonista era stata lei, Tilda Swinton è apparsa incredula, sul viso stampata la domanda: io? Poi è salita raggiante sul palco a raccogliere l'ambito trofeo, ma prima ha dato un bacio e un abbraccio a Sandro Kopp (nella foto), un pittore tedesco di 29 anni conosciuto durante le riprese di 'Cronache di Narnia' e col quale la Swinton ha una relazione sentimentale. E John Byrne, l'uomo con il quale sta assieme da 18 anni? Era nella loro tenuta in Scozia, vicino a Inverness, con Xavier e Honor, i loro due gemelli di 10 anni. "John è un uomo straordinario e un padre fenomenale", sostiene la coprotagonista di 'Michael Clayton'. "Viviamo nella stessa casa, ma vado in giro per il mondo con un pittore delizioso". E non ha problemi con questo tipo di ménage? "Viviamo sotto lo stesso tetto, ci amiamo e ci ameremo per il resto delle nostre vite, amiamo i nostri figli", continua. "Quanto al resto, sono affari nostri".

Affari che inevitabilmente hanno finito invece per venire discussi e dibattuti: quando ci sono, i triangoli sentimentali vengono tenuti nascosti e raramente sbattuti in faccia a un pubblico di un miliardo di persone. Ma per Anna Wagner, segretaria in uno studio legale di Washington che chiama Jim il suo 'partner primario', e che ha una relazione con Timothy che a sua volta convive con Carla, la rivelazione dell'attrice quarantasettenne non l'ha sorpresa più di tanto. "Se mettiamo da parte la fama e il denaro, la relazione sentimentale di Tilda è esattamente come quella di tante persone che conosco", sostiene.

Persone come la Wagner e la Swinton si considerano 'poliamoristi': hanno relazioni con più di un partner senza sentirsi né dei traditori né degli ipocriti perché lo fanno alla luce del sole e con il consenso di tutti. E sono convinte di avere trovato, mentre il matrimonio e le relazioni monogame mostrano segni di tensione e di fatica, una soluzione a sua volta irta di incognite e difficoltà ma sempre più diffusa e accettata. "Quelli della mia generazione riconoscono che quando devono decidere quale tipo di famiglia vogliono creare hanno molte scelte", conferma Diane Adams, un'avvocatessa ventottenne di New York la cui famiglia è composta da lei e da due uomini.

Secondo un sondaggio condotto dal sito di Oprah Winfrey, ben sette americani su cento sono coinvolti in relazioni aperte. Un numero forse eccessivo, il prodotto di un campione statistico non scientifico. Ma i poliamoristi crescono. Perlomeno, sono sicuramente più visibili: hanno vari siti in Rete, giornali come 'Loving more', gruppi di supporto, un libro che è una sorta di manifesto e che è diventato un best-seller intitolato 'The Ethical Slut', la sgualdrina etica. Hanno anche uno show televisivo col quale identificarsi: 'Big Love', la storia di un uomo (l'attore Bill Paxton) che si divide tra tre donne, altrettante case e un gran numero di figli. E ogni paio di mesi si riuniscono, nella East come nella West Coast, per scambiare opinioni, per darsi supporto, per contarsi, per partecipare a seminari che hanno titoli come 'Tre, quattro o più', 'Come rivelare di essere poly' o 'Gestione della gelosia'.

Per il Merriam-Webster poliamori è 'la pratica di avere più di una relazione romantica alla volta'. Una pratica entrata nel dizionario solo due anni fa ma che ha radici nei tempi biblici. "Abramo, Davide, Giacobbe e Salomone erano tutti poligami e prediletti da Dio", ricorda Jonathan Turley, professore di diritto pubblico alla George Washington University. Diego Rivera aveva accettato che la sua donna, Frida Kahlo, avesse relazioni con altri uomini e donne, Leon Trotsky compreso.

Hugh Hefner gira sempre accompagnato da almeno due girl-friends. E Warren Buffett, investitore diventato l'uomo più ricco del mondo, sino a quando - tre anni fa - gli è morta la moglie Susie, mandava auguri di Natale firmati da 'Warren, Susie and Astrid'. Astrid? La sua seconda e molto pubblica partner.

Sotto diversi nomi e in diversi contesti, il poliamorismo non è insomma fenomeno del tutto nuovo. Ma perché si sta diffondendo? E perché oltre che da artisti, pornografi, miliardari e hippies viene preso in considerazione e adottato da gente comune? "Visto che un matrimonio su due finisce davanti ai giudici, e le coppie sposate in America sono ormai una minoranza, la gente è diventata più disponibile ad accettare stili di vita diversi", sostiene Elisabeth Sheff, professoressa di sociologia alla Georgia State University e autrice di una ricerca accademica sul poliamorismo che l'ha portata a intervistare centinaia di individui. "Molti di noi hanno prima provato a far funzionare la monogamia", aggiunge la Wagner, due matrimoni alle spalle. "Ma questa non ti lascia vie d'uscita se il rapporto non funziona più: con quella persona chiudi. Il poliamorismo non è la panacea, ma consente di non chiedere tutto a una persona sola. Cercando altrove ciò che il partner non ti può dare".

I poliamoristi sono di vario tipo. C'è chi è coinvolto in un triangolo amoroso e chi fa parte di catene sentimentali di quattro o più persone. Sono in genere bianchi che abitano in aree metropolitane, hanno un buon livello di educazione e lavorano nell'informatica, occupazione che facilita la nascita di forti comunità operanti in Rete. "Non accettano gli si dica che la loro è una scelta dovuta a ragioni sessuali", aggiunge la Sheff. "Per loro è una questione di amore: di un diverso tipo di relazione affettiva". Ripetono anche che la fedeltà non ha basi biologiche, ed è per questo che il matrimonio spesso conduce a bugie, tradimenti e giudici.

Ma come si affrontano il sentimento, naturale e universale, della gelosia? Sostenendo che se amiamo non noi stessi ma il nostro partner la sua gioia deve diventare la nostra. Purché tutto sia vissuto con apertura e onestà. "Se James è felice con Nicole io sono felice per lui", conferma Rebecca, che assicura di non avere problemi a starsene a guardare la televisione mentre gli altri due amoreggiano di sopra, nella camera da letto. Passa Eric, il figlio di James e Nicole, che ha tre anni e che oggi è molto agitato. Rebecca lo rincorre e lo ferma, Nicole la ringrazia con lo sguardo. "Non so come fanno gli altri genitori a tirare su i figli da soli".

Mentre il loro numero cresce e diventano più visibili, i poliamoristi sono anche oggetto di disprezzo e di critiche. C'è chi li prende per degli ingenui attaccati a una visione utopica della realtà - e in effetti, a sentirne i racconti, le loro relazioni multiple sono molto spesso accompagnate da separazioni, liti e instabilità. Chi pensa che dietro gli idealistici propositi dei poliamoristi ci sia in realtà solo la ricerca della gratificazione sessuale, che sono semplici scambisti. E chi li attacca, naturalmente, sul piano morale. "Il matrimonio significa mettere l'altro davanti a te", sostiene Bill Maier, psicologo e vicepresidente di Focus on the Family, un'associazione evangelista. "È per questo che sono condannati al fallimento". Poi, aggiunge Maier, ci sono i costi: dopo i gay, anche i poliamoristi rivendicheranno pensioni, assistenza medica e altri benefici per i loro molteplici partner?

A tutti questi problemi vanno aggiunti i figli. Per timore che i tribunali glieli portino via, molti genitori poliamoristi tendono a tener nascosta la loro scelta di vita. Ma i figli sono una realtà e crescendo quasi sempre vivono con disagio il nucleo familiare del quale fanno parte. Per i più piccini, c'è però un libro di ninnenanne dal titolo molto evocativo. 'Else-Marie and Her Seven Little Daddies', si chiama. Ovvero: 'Else-Marie' e i suoi sette piccoli papà'.

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mercoledì 16 luglio 2008

Unioni gay, per McCain i figli di coppie omosessuali sono orfani di un genitore.

La comunità gay protesta: pregiudizi medievali.
(Apcom) Il senatore dell'Arizona John McCain, il candidato repubblicano alle presidenziali americane di novembre, ha le idee chiare: alle coppie di persone dello stesso sesso non deve essere consentito di adottare un figlio. La ragione è semplice, i figli di genitori omosessuali è come se fossero orfani di un genitore, allevati in una "famiglia a metà". Negli Stati Uniti solo in Florida le adozioni sono vietate alle coppie gay mentre si stima che almeno 100.000 bambini vivano in affidamento.

"Abbiamo dimostrato che entrambi i genitori sono necessari per tenere in piedi una famiglia - ha detto ai giornalisti McCain, a margine di un comizio - quindi non credo nelle adozioni gay". McCain e la moglie Cindy hanno adottato una figlia nata in Bangladesh e il senatore invita gli americani a fare altrettanto, purché siano etero.

Le parole di McCain hanno sollevato un inevitabile polverone. "McCain - ha commentato Jody Huckaby, responsabile dell'associazione 'Parents, Families and Friends of Lesbians and Gays' - vuol negare l'affetto di una casa a bambini che ne hanno disperatamente bisogno, sulla base di un pregiudizio medievale su come dovrebbe essere fatta una famiglia".

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lunedì 7 luglio 2008

Usa: Oppositori dei matrimoni gay invitano a boicottare McDonald’s.

(Uaar) L’American Family Association (AFA), un gruppo della destra cristiana fortemente impegnato nell’opposizione al riconoscimento legale delle relazioni omosessuali, ha lanciato un boicottaggio contro McDonald’s. Il numero uno mondiale del fast-food sarebbe reo, a detta dell’organizzazione, di voler “rimanere neutrale nella guerra culturale sull’omosessualità”. In particolare, McDonald’s è accusato di aver aderito alla Camera di Commercio Nationale Gay e Lesbica.
“L’odio non ha posto nella nostra cultura,” ha replicato il portavoce di McDonald’s, Bill Whitman: “e diamo il nostro supporto affinché la nostra gente possa vivere e lavorare in una società libera da discriminazioni e molestie”.
L’AFA è nota per aver imposto alla Ford, dopo due anni di boicottaggio, di terminare di pubblicizzare le autovetture del gruppo sui mezzi di informazione gay. L’associazione ha anche boicottato la catena Target per aver sostituito ‘Natale’ con ‘vacanza’ nella propria pubblicità, nonché la Walt Disney per “aver abbracciato lo stile di vita omosessuale”.
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domenica 6 luglio 2008

Ancora Gattuso e i gay. Continuerò a ringhiare la mia verità.

Gattuso: Possibilità di avere figli riservata a coppie uomo donna.
(Rino Gattuso - Il Giornale) Mi trovo in Spagna, in vacanza con la mia famiglia, e qui mi hanno raggiunto alcuni amici per segnalarmi la lettera aperta di Francesco Cavalla pubblicata sulla prima pagina del Giornale fornendomene una sintesi telefonica. Non conosco l’autore del testo ma prometto, al ritorno in Italia, di colmare la lacuna. Non è del tutto vero che in qualità di esponente del calcio italiano me la sia cavata senza lividi né polemiche roventi. La mia frase, preceduta da una dichiarazione rispettosa del mondo gay, è stata presa, manipolata e trasformata in una rozza teoria. Io ho preso, incassato e portato a casa: in quei giorni, a Baden, dovevo pensare a ben altro. D’altro canto esistono due modi di rispondere dinanzi a una domanda così netta e precisa in una conferenza stampa dell’Uefa: chiedendo al giornalista di passare a quella successiva, oppure esponendo in maniera chiara il proprio convincimento. E la mia convinzione sull’argomento è la seguente: che il matrimonio in chiesa, con la possibilità di avere dei figli, debba essere riservato alla coppia tradizionale, un uomo e una donna.

Immagino anche che se avessi esposto una tesi opposta, sarei probabilmente finito sotto il fuoco dell’altra fazione e perciò sono uscito dalla vicenda con una convinzione ancora più radicale. E cioè che per nessun motivo al mondo bisogna rinunciare a esporre le proprie idee e le proprie convinzioni specie su temi così sensibili, senza naturalmente presumere di avere ragione. Non tanto per me, difficile che cambi testa, alla mia età e con le origini che mi ritrovo, quanto per i miei figli a cui vorrei consegnare una buona bussola per il futuro.

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sabato 5 luglio 2008

Giovanardi il governo e la famiglia. "Spero che in questa legislatura il dibattito sui Pacs venga accantonato".

Dubbi sulla gratuità delle adozioni e sul Garante per l'Infanzia, rilancio del quoziente familiare, riportare a una sola sede l'Osservatorio nazionale sulla famiglia.

(Vita) Il 3 luglio il sottosegretrario Carlo Giovanardi, con delega alle politiche familiari, ha presentato alla Commissione Affari Sociali della Camera il suo piano programmatico. Ecco in anteprima il suo intervento. Con qualche stoccata e la messa in discussione di parecchie idee ormai consolidate... Sul Garante dell'Infaniza, per esempio, la sintonia con il ministro Carfagna non pare proprio essere perfetta.

Una premessa
Una premessa politica: la famiglia titolare delle politiche per la famiglia di questo Governo è quella della Costituzione, fondata sul matrimonio. Io spero che in questa legislatura il dibattito sui Pacs venga accantonato, però non ho problema a dire che - al di là del dibattito ideologico – nella scorsa legislatura sono state portate avanti anche politiche vere nei confronti della famiglia, apprezzabili, anche se ora vi dirò le criticità che ho riscontrato nella loro attuazione.
Politiche concorrenti
Le politiche per la famiglia sono di competenza delle Regioni, quindi si è sempre su un confine labile. Se il Governo decide di finalizzare dei fondi per le politiche per la famiglia, non si può fare: puoi solo metterti attorno a un tavolo con le Regioni, con poi il probelma del monitoraggio dell’uso dei fondi. Faccio l’esempio della cosiddetta “triplice”, quei 100milioni di euro stanziti dal ministro Bindi per politiche tariffarie a favore delle famiglie numerose, consultori, assistenti familiari, più – in un secondo momento - 25 milioni di euro per il rientro e la permanenza in famiglia di anziani non autosufficienti. Le regioni dovevano dare almeno il 20%, però poi c’è stata la deroga e alcune ne hanno dato solo l’8%. Le diverse regioni hanno enfatizzato diversi settori. Per esempio vedo che alcune Regioni hanno presentato dei progetti per il capitolo politiche tariffarie per le famiglie numerose, ma poi lo hanno attuato solo su alcuni comuni campione ed esteso anche alle società sportive: allora non è più un intervento a favore delle famiglie numerose.

Piano per la famiglia
È in via di elaborazione, ma si pone il problema dovuto al fatto che non c’è uno strumento che riesca a prevedere quale sarà l’impatto degli interventi – qualsiasi essi siano - sulla famiglia. Il piano dovrebbe innanzitutto farsi carico di questo. C’è una bozza del prof. Donati, che dovrebbe essere portata avanti.

Asili nido
Il ministro Bindi ha avviato un piano straordinario che, seguendo Lisbona, dovrebbe portare entro il 2010 alla copertura del 33%; c’è stata un’intesa in Conferenza unificata, ma vedo due problemi: i fondi sono finalizzati alla costruzione di nuovi asili, ma poi questi nuovi asili hanno bisogno di risorse per geestrli. E pure di un monitoraggio per verificare a che punto siamo.

Un organigramma complesso
A occuprsi di famiglia c’è l’Osservatorio nazionale per l’infanza e l’adolescenza, poderoso, che ha sette sottocommisioni, che deve fornire materiale per una relazione del Governo all’Onu sulla condizione infanzia nel nostro paese e d’altra parte fare un Piano infanzia; collegato c’è il Centro di documentazione e analisi, che fa da comitato tecnico scientifico; poi ambedue hanno come braccio operativo l’Istituto degli Innocenti. C’è l’Osservatorio nazionale sulla famiglia, che adesso ha tre sedi, Bologna, Bari e Roma: io l’ho trovato fatto, ma questa tripartizione non è che mi convinca molto, ne bastava uno. Io devo nominare dei tecnici e degli esperti di famiglia, che partecipino a 16 commissioni governative… Un quadro complesso. Un riordino e una riflessione complessiva forse va fatta, per avere un quadro unitario sul soggetto unitario della famiglia.

Adozioni internazionali
Un tema che anche oggi [ieri, ndr] è sui giornali. Problema serio per la domanda, la complssità delle procedure, che riguarda anche una sempre maggior severità dei paesi d’origine, che pretendono cose che a noi sembarno incongrue ma che per loro sono importanti. Una semplificazione delle procedure si scontra quindi con la volontà di questi paesi, che chiedono procedure complesse e approfondite. Nella scorsa legislatura c’è stato un giusto provvedimento per dare 1.200 euro a tutte le coppie adottanti, una cifra che più o meno copre i costi nazionali, ed è stata avanzata la richesta di gratuità totale dell’adozione internazionale, su cui occorre aprire una riflessione: è anche vero però che per accedere all’adozione bisogna garantire un certo reddito e che i paesi d’origine sono sempre più rigidi anche su questo. Se lo Stato si fa interamente carico delle spese è un problema, nell’ottica delle priorità, bisogna fare delle scelte.

Minori
Ci sono progetti anche governativi e parlamentari sull’istuzione del Garante nazionale per l’Infanzia, in campo c’è la riforma dei Tribunali dei minori per arrivare a un Tribunale per la famiglia. Sul Garante aprirei una riflessione parlamentare approfondita per ragionare sulla sua funzione, i suoi compiti, gli interventi che può fare… Bisogna capire come il Garante si rapporta con i tribunali per i minori… Negli ultimi anni abbiamo visto una moltiplicazione degli organi di garanzia, ma alcuni ora chiudono preché non ce n’era bisogno.

Fisco
È il problema forse più importante, ma non è di competenza mia. Prendo atto con soddisfazione che anche ieri Tremonti ha ribadito pubblicamente un’attenzione fiscale per le famiglie. Io ribadisico che siamo orientati a una politica di deduzioni fiscali, che quindi aderiamo a quanto è stato indicato dal Forum delle associazioni familiari con le 1milione e passa firme raccolte, per arrivare poi - col tempo e le risorse necessarie - al quoziente familiare. È un po’ come scoprire l’acqua calda, anche se è difficile da realizzare: le politiche fiscali devono riconoscere che avere figli non è una questione privata ma questione importante per il futuro sociale del paese

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venerdì 27 giugno 2008

“Le Cesarone”, vita quotidiana di una famiglia con due mamme.

La piazza del Gay Pride di Roma nel 2005

(Katia Acquafredda di Listalesbica.it per Panorama) Antonella ha meno di quarant’anni, da sei vive con la sua compagna in una grande città italiana.

Una coppia come tante, se non fosse che nella loro casa ci sono anche tre figli adolescenti: immagino la musica che esce dalle finestre, scarpe da ginnastica abbandonate in sala, la fatica di farli studiare fino al momento di caricare tutti in auto per le meritate vacanze.
Al Bologna Pride loro non ci saranno, la vita è complicata quando devi combinare le esigenze di una famiglia numerosa come oggi non si vedono quasi più. Un po’ come nella fortunata serie tv I Cesaroni, famiglie che si formano quando due genitori separati provano a tenere insieme il bisogno di rifarsi una vita e la responsabilità, l’amore verso i figli.
Nell’ospedale dove lavorano le mie nuove amiche i colleghi non hanno fatto storie, anzi mi dicono che tutti vogliono loro un gran bene e la loro rumorosa famiglia è stata assimilata in fretta a tutte le altre, di cui condivide pregi e difettti. È l’Italia di sempre, quella che sa stringersi e creare legami, e anche capire le cose che contano grattando un po’ sotto la crosta dei pregiudizi, che fa in fretta a saltare quando ci si conosce e ci si vuole bene.
Le mie amiche mi mancheranno un bel po’ in mezzo al variopinto corteo del Pride, mi è rimasto il dubbio che non si siano sentite coinvolte in quella che è diventata la principale battaglia del movimento glbt italiano, e cioè il riconoscimento delle unioni civili, perchè la questione dei figli e delle adozioni per le coppie è stata un po’ accantonata per ragioni di realismo politico.
Vista come politicamente impraticabile, forse controproducente, si è preferito lottare per una legge, quale che fosse, capace di sancire l’unione tra due persone dello stesso sesso, e pazienza se i ragazzi a casa già scorazzano con in un mano un secchio d’acqua per farsi un gavettone.
Le Cesarone (chissà cosa diranno se le chiamo così!) sono talmente belle, giovani e solari che proprio non ti passa per la testa che se per disgrazia una delle due dovesse improvvisamente mancare, la famiglia d’origine o magari i servizi sociali potrebbero pensare di non far loro mai più rivedere la compagna della madre che per anni li ha accompagnati a scuola, aiutati a fare i compiti, insegnato ad andare in bicicletta.
Mi viene in mente un distinto Lord inglese chiamato Robert Baden Powell, fondatore cento anni fa di uno straordinario movimento educativo chiamato Scautismo e ormai diffuso in tutto il mondo il quale, messo alle strette da chi gli chiedeva conto del suo metodo educativo rispondeva semplicemente: “Ask the boys!”, letteralmente: “Chiedetelo ai ragazzi!”.
Se qualcuno oggi chiedesse la mia opinione su quelle proposte di legge tanto poco generose sul versante del riconoscimento dei diritti dei minori nelle coppie omosessuali, credo che anch’io risponderei così: chiedetelo ai ragazzi, di cosa avrebbero bisogno loro!
Riconoscimento dei figli e adozioni per le coppie omosessuali: siete d’accordo? Partecipa al FORUM

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mercoledì 25 giugno 2008

Gattuso i giornalisti e i gay. E' piu' idiota una risposta o una domanda?

(Insy loan e lo stato delle cose) Per invogliarci a fare qualche domanda, una qualsiasi pur di rompere la cortina di silenzio che regnava durante le sue lezioni, il nostro professore di economia politica all’università, un giorno, ci esortò ad esprimere i nostri dubbi dicendo: “Ragazzi chiedete, senza reticenze perché non esistono domande stupide ma solo risposte stupide”. Di sicuro la frase non era sua anche perché qualche altra volta io ‘sta cosa l’ho sentita ripetere e l’ho sempre condivisa. Ma oggi, leggendo l’esternazione di Gattuso, che mi dicono essere un giocatore dell’Italia (io non li conosco per nome ma solo di faccia e di pacco quando pubblicano le loro foto esultando in mezzo al campo mezzi nudi per una vittoria) e non un docente di morale in qualche istituto universitario, scoprivo la sua avversione ai matrimoni omoricchioni perché crede nell’istituzione del sacramento che è valido solo tra uomo e donna, aggiungendo che a lui le coppie ghei fanno strano.
Ma non è che Rino sia impazzito e durante un’intervista, alla domanda: “che ne pensa della squalifica della Francia agli Europei?” è partito con una filippica sul fatto che per lui le coppie “vere” sono quelle formate da un lui e una lei e non da un lui che vorrebbe essere lei e un altro lui che vorrebbe essere, se possibile, ancora più una lei.
L’intervistatore, latore della curiosità della più vasta popolazione di CT sulla terra, cosa gli va a chiedere? “Cosa ne pensa delle unioni omosessuali?”, che detta così tanto valeva gli chiedesse dove fosse il bagno delle signore.
Quindi per questo oggi mi sono chiesto se non sia vero anche il contrario dell’affermazione del mio professore ovvero: non esistono risposte stupide ma solo domande idiote. Io figuriamoci se voglio difendere l’ignoranza della gente, tanto più che sogno staccionate dipinte di verde intorno al giardino di casa, una stanza per i bambini e una familiare guidata da mio marito, ma mi rendo conto che non ci si può stupire se non esce sangue da una pietra (a meno che questa pietra non sia la Madonna di Civitavecchia che invece fiotta come un ruscelletto).
Io la trovo una dichiarazione del tutto coerente con il personaggio e le vesti lacerate dei rappresentanti ghei che si dicono dispiaciuti per questa dichiarazione perché i giocatori sono esempio per tanti giovani e quindi le loro esternazioni omofobe potrebbe ingenerare razzismo, è una idiozia bella e buona. Non spetta ai giocatori ne agli attori ne ai conduttori dell’Italia sul 2 dare esempi di vita. La gente, per fortuna, è meno idiota di quanto si possa credere.
Non mi pare infatti che ci siano milioni di adolescenti che fumano crack, vanno in giro senza mutande e frequentano ereditiere di facili costumi (scegliete voi quale delle tre cose sia la peggiore) solo perché Britni Spirs lo fa. Il mio mito è la Moroni della Prova del Cuoco eppure io se voglio mangiare una lasagna o me la compro o non c'è verso che me la sappia preparare da solo.

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venerdì 20 giugno 2008

Domani a Firenze sentenza della Corte d'Appello sulla richiesta di matrimonio gay.

(Imgpress) Domani alle ore 11, in via di Mezzo 39/r (zona Sant'Ambrogio) a Firenze, si volgerà una conferenza stampa cui presenzieranno Matteo Pegoraro e Francesco Piomboni, la coppia gay che ha richiesto le pubblicazioni di matrimonio civile al Comune di Firenze il 29 marzo 2007 e ha avviato una procedura legale per affermare il proprio diritto a contrarre matrimonio. Domani alle 9,30 si svolgerà l'udienza presso la Corte d'Appello di Firenze, dove il giudice è chiamato a esprimersi con una sentenza sulla possibilità o meno, per la coppia omosessuale, di sposarsi. In aula saranno presenti anche i legali della coppia, Francesco Bilotta e Paola Pasquinuzzi, e i legali del Comune di Firenze, che si è costituito in giudizio contro Piomboni e Pegoraro per sostenere le motivazioni del diniego al matrimonio addette dall'Ufficiale di Stato civile. Nel corso della conferenza stampa, sarà illustrata la decisione della Corte d'Appello di Firenze, e dunque l'esito dell'udienza con le eventuali sue conseguenze. Inoltre, verranno forniti maggiori dettagli sull'iniziativa dell'Associazione Radicale Certi Diritti, che sta promuovendo, con la collaborazione dei legali della Rete Lenford, un'azione di affermazione civile in tutto il Paese: coppie gay e lesbiche che, come Piomboni e Pegoraro, si rechino nei comuni di residenza, richiedano le pubblicazioni di matrimonio e impugnino poi presso i tribunali competenti i rispettivi dinieghi. Tra le diverse coppie che hanno già aderito all'iniziativa, anche una nuova coppia omosessuale di Firenze.

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Il 20-21 giugno 2008 a Firenze conferenza europea su “famiglie e omosessualità”.

Le famiglie spesso si trovano si trovano sole nell'affrontare l'omosessualità dei propri figli e nel fronteggiare le discriminazioni che essi subiscono e di cui non parlano perchè hanno paura di essere colpevolizzate.
Il progetto Family Matters, finanziato dall'Unione Europea, ha cercato di colmare questa mancanza e di individuare i bisogni e le buone pratiche per costruire delle modalità d'intervento. Con il convegno europeo "Family matters. Sostenere le famiglie per prevenire la violenza verso giovani gay e lesbiche", che avrà luogo a Firenze dal 20 al 21 giugno 2008, saranno presentati i risultati i risultati della ricerca, che ha coinvolto ben 500 famiglie in Italia, Gran Bretagna e Spagna e e gli strumenti creati per le famiglie e gli operatori.
Alla conferenza europea interverranno numerosi relatori italiani e stranieri e sarà anche proiettato il video-documentario (vedi un estratto) del regista Claudio Cipelletti sulla vita delle famiglie con figli omosessuali che sarà distribuito nelle scuole.

Per saperne di più clicca qui.

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mercoledì 18 giugno 2008

Ricerche. Per la famiglia avere un figlio gay non è un dramma.

E' quanto emerge da una ricerca effettuata su 200 famiglie italiane da due ricercatrici dell'Universita' del Piemonte orientale, Chiara Bertone e Marina Franchi.
(Ansa) Avere un figlio omosessuale non e' un dramma per le famiglie italiane: pochissimi sono i genitori che lo hanno cacciato da casa o hanno reagito con violenza. La stragrande maggioranza, dopo il primo attimo di smarrimento, lo accetta e lo ama come prima. Il problema, semmai, e' il timore che i figli non vengano accettati dalla societa', e il fatto che molti genitori cattolici si trovano a scontrarsi con i loro precetti religiosi.

E' quanto emerge da una ricerca effettuata su 200 famiglie italiane da due ricercatrici dell'Universita' del Piemonte orientale, Chiara Bertone e Marina Franchi, che sara' presentata nel corso della conferenza internazionale 'Family matters-sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche', in programma a Firenze il 20 e 21 giugno e che e' organizzata da associazioni tra cui l'Agedo, con il sostegno della Regione Toscana.

All'appuntamento partecipera' anche Paolo Brunetto, il giovane palermitano che a fine maggio e' stato accoltellato dal padre che non accettava la sua omosessualita'. Ora Brunetto vive in Toscana dove ha trovato un lavoro.

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Pronunciamento della Cassazione: Essere coppia di fatto non salva da espulsione.

(Adnkronos) Essere una coppia di fatto per un clandestino non vale ad evitargli l'espulsione. Parola di Cassazione che sottolinea che in materia di immigrazione clandestina non e' possibile ''estendere l'equiparazione tra famiglia legittima e famiglia di fatto''. Applicando questo principio, la prima sezione penale ha respinto il ricorso di un clandestino contro il provvedimento di espulsione applicato dal Tribunale di sorveglianza di Lecce nel luglio del 2007.

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venerdì 13 giugno 2008

Spagna: allo studio congedo parentale anche per coppie omosessuali.

(Ansa) In Spagna potrebbe esserci un congedo lavorativo di maternità e paternità anche per i genitori omosessuali. A proporlo è la nuova proposta del ministro dell'Uguaglianza del governo Zapatero, Bibiana Aido. Secondo quanto riferiscono i quotidiani El Mundo, Abc e la Razon, nei prossimi giorni dalla stessa Aido assieme al titolare del Lavoro, Jesu's Caldera, metterano a punto il provvedimento che dovrebbe interessare tutte le coppie omosessuali, che potranno chiedere di assentarsi dal lavoro in caso di malattia del proprio figlio.

Il ministro socialista, 31 anni - scrivono i giornali - ritiene che questo progetto faccia parte di un disegno piuù ampio, quello della ''trasversalita'''. ''Voglio essere un ministro trasversale e non settoriale - afferma Bibiana Aido, stando ai quotidiani - e interverrò su tutto cioò che ha a che fare con le politiche di uguaglianza''.

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Se il gaypride si fa in famiglia.

Sono i figli a rivelare la propria omosessualità. E per i genitori prima scatta la sorpresa e poi la voglia di normalità. In una ricerca le reazioni dei congiunti.
(Giuseppe Nicotri - L'Espresso) Ho letto di nascosto il suo diario, perché aveva quasi 20 anni e si apriva poco, era chiusa, a volte strana. Vi ho trovato una lettera d'amore, bellissima. Anche commovente. Ma la firma in fondo non era di un ragazzo, era un nome di donna, senza possibilità di equivoco. Sono quasi svenuta... "Io invece credo di essere svenuto davvero. M'è crollato il mondo addosso. Il mio unico figlio era gay! Non sarei mai diventato nonno... E cosa avrei detto agli amici, ai colleghi, ai parenti, al parroco? L'ho saputo da mia moglie, che poi mi ha aiutato a superare la china". Non tutti i genitori hanno reazioni così forti, come la signora Marisa Mandelli di Milano, nel primo caso e Antonio Evaristo di Catania, nel secondo, ma venire a sapere di avere un figlio omosessuale non è mai una cosa semplice, priva di traumi prima e poi anche di faticosa ricerca di nuovi equilibri familiari. A volte si rischia la tragedia, come nel caso di Paolo Brunetto, diciottenne di Palermo. "Ai miei l'ho detto io, due mesi e mezzo fa, dopo cena", racconta Paolo, "mio padre l'ha presa malissimo. Mi voleva ammazzare! Due mesi di guerra continua. Finché mi ha anche preso a coltellate, per fortuna non in modo grave, mi ha colpito solo al braccio. Una settimana fa me ne sono andato di casa e i miei non si sono più fatti sentire".

Per capire come e con quali reazioni in Italia si viene a sapere di avere un figlio gay o una figlia lesbica, il 20 e il 21 giugno a Firenze verrà presentata la ricerca realizzata dalle studiose Chiara Bertone e Marina Franchi dell'Università del Piemonte Orientale. Due giornate per la prima Conferenza europea Family Matters - Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche.

A scendere in campo per discutere una realtà sempre meno disposta a far finta di non esistere sono l'Associazione genitori di omosessuali (Agedo) e le omologhe inglese e spagnola. "Abbiamo intervistato in profondità oltre 200 familiari di omosessuali tra i 14 e i 22 anni, o comunque dichiaratisi tali in quelle fascia di età, e la nostra ricerca è la più grande mai effettuata in Europa", chiariscono Bertone e Franchi. In totale, hanno risposto 119 madri (83 con un figlio gay e 36 con una figlia lesbica), 53 padri (42 con figlio e 11 con figlia omosessuali) e 50 tra fratelli e sorelle.

Cosa ne è emerso di significativo? Di omosessuali si parla molto e si tratta l'argomento in più modi, dai film ai gossip sui personaggi famosi, papi compresi, dai Gay Pride ai matrimoni, come quello recentissimo tra l'icona lesbo della tv americana, Ellen De Generes, e la sua bella e vistosa compagna, l'attrice Portia De Rossi. Ma dei loro genitori, dei loro problemi di accettazione e ridefinizione dei ruoli, invece non parla nessuno, è come se non esistessero. E dire che anche i genitori hanno il problema del proprio 'coming out', al quale sono totalmente impreparati, rispetto al parentado, gli amici, i colleghi di lavoro e, per i credenti, rispetto al loro ambito religioso, che rende più forte il problema del 'cosa dirà la gente' e la delusione per la sordità del clero. "La Chiesa predica amore, di fatto però nei confronti degli omosessuali lo esclude, li considera peccatori, malati da curare e 'contro natura', ai quali negare tutti i diritti civili di coppia", chiosano le due ricercatrici. Ma la convinzione che i propri figli dovranno fare i conti con una società ostile è di tutti i genitori, tanto che il 38 per cento ritiene probabile che i figli vadano a vivere all'estero e molti di più lo auspicano. "L'integrazione in famiglia della 'diversità' omosessuale in Italia è particolarmente difficile. Perché? Perché a differenza di altri Paesi europei sono poco accettate le esperienze e i modelli familiari 'altri' che potrebbero aprire spazi per le famiglie omosessuali", spiega Agostino Fragai, assessore della Regione Toscana alle Riforme istituzionali, tutore dei diritti e dell'identità di lesbiche, gay, bisex e transgender.

La scoperta di avere un figlio gay o una figlia lesbica avviene per circa la metà dei genitori in modo inaspettato, ma più per i padri (53 per cento) che per le madri (44). Ed è più inaspettato rispetto ai figli maschi che alle figlie. Nel 64 per cento dei casi è il figlio a 'dichiararsi' e per il 52 è la madre che lo viene a sapere o lo intuisce per prima e media la notizia con il padre. "Mia figlia mi ha detto: 'Mamma, aiutami a dirlo a papà'", ricorda la signora Mandelli. Il restante 48 per cento di genitori lo viene a sapere assieme al consorte. "A noi lo ha rivelato nostro figlio otto anni fa, una sera dopo cena", spiega con la moglie il milanese Felice Magni: "Aveva 26 anni, ci ha raggiunto in cucina: 'Vi devo dire una cosa, sono gay'. Dopo la paura, siamo diventati i suoi confidenti, parlavamo spesso con lui fino alle 2-3 di notte, per capire e aiutarlo. Abbiamo voluto accompagnarlo e stare con lui al Gay Pride di Como, guardandoci attorno".

Per chi ne ha, quasi sempre il coming out inizia con un fratello o una sorella, come primo passo per riuscire poi a dirlo ai genitori. "Di mio fratello non voglio neppure parlare", dice Paolo Brunetto, "ma le mie due sorelle, specie la piccola di 13 anni, l'hanno presa bene, come una cosa quasi normale". La ricerca mette a nudo una verità ben precisa, dalle dure conseguenze: le famiglie in Italia non hanno né regole né ruoli né un linguaggio costruttivo per affrontare la scoperta dell'omosessualità di un proprio membro. "Gay e lesbiche sono stati socialmente costruiti come estranei alla famiglia, perciò non esiste un ruolo familiare al quale si possa fare riferimento", denuncia Mila Banchi, presidente dell'Agedo toscana e madre di un figlio "che a 12-13 anni aveva uno sguardo da innamorato vero per un ragazzino che frequentava casa nostra".

Una volta scoperto di avere un figlio o una figlia omosessuale i genitori vanno in cerca di aiuto. Digiuni di tutto, annaspano rivolgendosi a più fonti contemporaneamente: il 39 per cento alla televisione, il 31 a Internet, il 79 ai libri, il 46 al sostegno professionale privato contro appena il 5 che si rivolge ai servizi sociali e sanitari pubblici. Un altro 5 per cento si rivolge alla scuola frequentata dal figlio/a e il 21 al sostegno spirituale, deludente e conflittuale nella gran parte dei casi. Il 61 per cento trova un'ancora di salvezza nelle associazioni come Arcigay, Arcilesbica e Agedo.

La rabbia, la delusione e il dolore, che si esprimono con reazioni del tipo 'Non sarò mai nonno/a!', 'Perché mi dai questo dolore?' o 'Chi ti ha traviato?', cedono comunque ben presto il passo all'amore: ben l'88 per cento dei genitori vuole per le coppie omosessuali il riconoscimento degli stessi diritti di quelle eterosessuali, matrimonio compreso, e l'85 è del parere che due genitori dello stesso sesso possano dare a un bimbo amore e una buona educazione. Ecco perché il 72 per cento dei genitori vorrebbe che le lesbiche potessero adottare e il 64 che potessero ricorrere all'inseminazione artificiale. In Italia. Come se fossimo in Europa.

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mercoledì 11 giugno 2008

Picchia la ex moglie e la sua presunta amante lamentando tendenze omosex della ex consorte. Tutti dal giudice.

(Giulio Gavino - La Stampa) Sorprende sulla spiaggia l’ex moglie insieme a un’amica e le ricopre di insulti e botte. E’ un caso singolare, che parte da una causa di separazione che vede il marito lamentare le presunte tendenze omosessuali della moglie, quello che approda questa mattina di fronte al Giudice di pace di Bordighera. La «sceneggiata» sotto l’ombrellone risale al 10 agosto dello scorso anno quando l’uomo, 58 anni, sorprende la coppia sui lettini alle prese con la tintarella estiva. A volare sono prima insulti e poi le mani. Schiaffoni per la precisione, per entrambe le parti offese sulla guancia sinistra, giudicati guaribili da referto medico del pronto soccorso con dieci giorni di prognosi (lieve trauma contusivo e distorsione del rachide cervicale). A calmare gli animi, fortunatamente, ci pensano nel giro di pochi istanti un bagnino e alcuni presenti. L’uomo si calma e si allontana ma l’ex moglie e l’altra donna vanno dai carabinieri e poi decidono per la querela (una di loro è avvocato).

Di qui il via all’inchiesta che ha portato alla fissazione dell’udienza dal Giudice di Pace che contesta al protagonista degli «schiaffoni in spiaggia» le accuse di minaccia, lesioni personali e ingiurie. Il capo d’imputazione, impietoso, riporta nei dettagli le fasi dell’aggressione verbale. Prima all’amica dell’ex moglie, una quarantenne professionista milanese: «Ti mando a prendere da chi so io, ti rovino, mi arrendo solo quando vi metto sotto terra a tutte e due». E ancora: «Voi donne siete tutte p... , lesbica di m...». Poi all’ex moglie, 46 anni, anche lei di residenza lombarda: «Anche se mi mandi in galera ti faccio venire a prendere, non te la farò vincere, ti mando sul lastrico». E infine altri apprezzamenti tutt’altro che gentili sulla donna e sul suo orientamento sessuale. Il processo fissato per questa mattina, con l’imputato assistito dall’avvocato Fabrizio Spigarelli, sembra destinato però ad un rinvio a fronte dell’astensione settimanale che è stata proclamata dall’Ordine degli avvocati a fronte della carenza di magistrati presso il tribunale di Sanremo.

Se non interverranno remissioni di querele a sfilare davanti al Giudice di pace saranno diversi testimoni, bordigotti e non, chiamati a ricostruire la dinamica dei fatti (questo processo non ha chiaramente nulla a che vedere con la separazione della coppia e la doverosa tutela dell’onorabilità e del decoro delle parti offese).

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martedì 3 giugno 2008

La Rete Nazionale Femminista e Lesbica scrive alla Ministra Carfagna.

(Server donne) Pubblichiamo la lettera che la Rete Nazionale Femminista e Lesbica ha scritto alla Ministra delle Pari Opportunità, Mara Carfagna.

"Egregia Ministra Carfagna, abbiamo letto con attenzione la Sua "lettera al direttore" di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne. Di queste considerazioni non condividiamo quasi nulla. Il contenuto della lettera ci ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che trova d'accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre.
La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare "la famiglia, quale cellula primaria della società italiana".
Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all'interno del quale si realizzano le più atroci violenze. Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto "ammortizzatore sociale" necessiterebbe di tutela. E' infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.
Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una "scelta" e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia "un luogo di realizzazione".
Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza, a parte poche eccezioni, in cui le donne subiscono violenze. Ciò è possibile per una distorsione di quella stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all'interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità - secondo quanto da millenni qui in Occidente la Chiesa cattolica impone, e altrove analogamente fanno altre religioni - è il modo migliore per legittimare una mentalità discriminatoria e sessista di per se' veicolo di violenza.
E' poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all'affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all'interno dei nuclei familiari.
Una simile considerazione non tiene conto dei dati storici che dimostrano proprio che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l'affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge e si permette così all'ex di avere la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio.

Lei evidentemente non sa che se è vero che l'umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi di figli e figlie. Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto?
Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Saprà certamente che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne' adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.
Capita anzi che i bambini e le bambine vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l'intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l'aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.
E' di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata.
Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che siamo obbligate a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.
Siamo certe che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria all'interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d'accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di "concretezza" il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza.

Ecco invece quanto noi intendiamo per "concretezza:
- E' necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dai mariti.
- Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l'operatività.
- Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, certamente non plateali come l'adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.
- Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente "pari" per tutte le donne. Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità devono essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità.Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali”.

Cordiali saluti, Rete Nazionale Femminista e Lesbica.

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