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lunedì 8 settembre 2008

Altri figli di "una sega". Un figlio per Portia de Rossi ed Ellen DeGeneres?

(Gossipblog) Con alle spalle un matrimonio da favola (soprattutto il vestito di Portia, capperi!) e davanti la riapertura del celeberrimo show, Portia de Rossi ed Ellen DeGeneres stanno parlando di figli.

Non è qualcosa di immediato, nè di certo, ma un desiderio espresso più volte da entrambe, che ora si sentirebbero pronte a realizzare. Anche se alle domande in merito entrambe le donne rispondono seriamente che sanno benissimo quanto una maternità (anzi, due!) aggiunga ad una vita, sia in termini di ricchezza, che di impegno, poi aggiungono scherzando… “Se l’hanno fatto pure Angelina Jolie e Brad Pitt…”.

E pensando ai nomi? Ellen se ne esce con un “Jumbo Shrimp non è male” che inquieta un pò… Ellen, fai tutti i figli che vuoi, ma chiamali John ed Anne, ti prego…

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sabato 6 settembre 2008

Francia e diritti gay. Fisco riconosce matrimonio olandese.

Consentita la denuncia dei redditi congiunta.

(Apcom) Il ministero delle Finanze francese ha riconosciuto come valido il matrimonio di due uomini olandesi, celebrato in patria, consentendo loro di presentare una dichiarazione dei redditi congiunta. I due, Peter Jan e Aad, si erano sposati in Olanda (uno dei tre paesi europei con Belgio e Spagna che consentono i matrimoni omosessuali) ma risiedono da anni in Francia dove gestiscono un agriturismo. E' stato il loro avvocato ad annunciare che hanno vinto la loro battaglia con il fisco francese.

"Questa decisione amministrativa della direzione generale delle Finanze, un anno e mezzo dopo la richiesta, è una piccola vittoria per un grande futuro" ha dichiarato l'avvocato Alain Leclerc.

L'avvocato ha aggiunto che la coppia ha tenuto a "rendere partecipi altri della loro vittoria, soprattutto attraverso i media olandesi" sottolineando che la battaglia "non era tanto sulle economie da realizzare, bensì una questione di principio". L'edizione del quotidiano Le Monde oggi pomeriggio in edicola ha rilanciato la notizia così come il mensile omosessuale Tetu.

La coppia finora non era riuscita a depositare una denuncia dei redditi congiunta. In Francia il matrimonio omosessuale non esiste; ci sono invece i Pacs (Patti civili di solidarietà) che garantiscono alcune tutele anche alle coppie gay.

Infine una decisione amministrativa dell'11 luglio 2008 riconosce la legalità del matrimonio contratto in Olanda e le conseguenze fiscali. Per l'avvocato Leclerc "abbiamo scardinato l'amministrazione fiscale".

Anche Alain Piriou, portavoce dell'interassociazione "Lesbienne gaie bi et transsexuelle" osserva che prima della coppia olandese "nessuno era riuscito a ottenere ragione" e osserva che le conseguenze dovrebbero essere logiche: se il matrimonio è legale per la denuncia dei redditi, il ministero dovrebbe riconoscerlo tale anche per la successione. Ma, osserva Piriou, "già dal 2007 i Pacs sono allineati dal punto di vista fiscale sul matrimonio". Le coppie gay "pacsate" insomma già godono in Francia di questi diritti fiscali. La novità è che il fisco adesso riconosce valido anche un vero e proprio matrimonio celebrato all'estero. Ma questo cambia radicalmente le cose?

Non secondo Piriou: "restano aperte le questioni dell'adozione e della pensione di reversibilità", due cose non consentite alle coppie unite dal Pacs. "Ma non mi pare che questa decisione apra una breccia giuridica per far avanzare la questione".

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mercoledì 3 settembre 2008

California, anche i detenuti gay potranno sposarsi.

Il portavoce del dipartimento statunitense che si occupa della carceri ha annunciato che i detenuti gay nelle prigioni della California potranno sposare i loro compagni. "Non ci saranno richieste basate sull’identità sessuale, esattamente come accade fuori dalle mura delle prigioni" ha aggiunto. Lo scorso anno, gli istituti di pena della California avevano già data la possibilità per i detenuti gay di incontrare in prigione i propri conviventi.

In California, dopo una storica sentenza della Corte Suprema, sono stati legalizzati i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

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mercoledì 27 agosto 2008

Ellen Degeneres e Portia De Rossi: Noi sposate per allegria".

Intervista sul settimanale "A".

(Apcom) E' stato il matrimonio gay dell'estate, il più rinomato da quando la California ha legalizzato le unioni omosessuali, nello scorso mese di maggio. Le attrici Ellen DeGeneres e Portia De Rossi, sua compagna da quattro anni, si sono sposate in una cerimonia privata nella loro villa di Beverly Hills. "Tutte le ragazze, in fondo, sognano di sposarsi, con un abito o bianco o rosa. Noi l`abbiamo fatto" dice al numero di "A" in edicola dal 27 agosto Ellen DeGeneres, attrice ed entertainer televisiva americana di grande successo.

"Non è stato unicamente per me che un giorno ho deciso di fare coming out e raccontare la mia verità" spiega la DeGeneres, pilastro della comunità gay-lesbica di Los Angeles, "a volte mi sento vergognosamente felice e privilegiata per la bellezza della mia compagna, per il successo nel mio lavoro. E allora cerco di dare al mondo quello che ho, impegnandomi in opere civili, non escludendo domani di aiutare a crescere bambini che hanno bisogno di genitori sereni, e che dalla vita, a differenza di me, hanno avuto poco o nulla".

Aggiunge Portia De Rossi: "Questo matrimonio è anche un segno forte per tutta la nostra famiglia e la comunità alla quale siamo entrambe legate". Ma sottolinea: "La parola lesbian non fa assolutamente parte del mio vocabolario, se proprio dovessi darmi un'etichetta, allora preferisco quella di girlfriend...".

Per Ellen DeGeneres "La nostra è stata una scelta affettiva, al di là di ogni implicazione legale. Sicuramente, comunque, la possibilità del matrimonio è stato un grande passo avanti: a prescindere dal fatto che qualcuno decida di usare questa opportunità, oppure no. Ha un valore simbolico. Noi ci siamo sposate per allegria e per felicità. Sperando, come tutti si augurano, che sia per sempre. Quando ci siamo incontrate non eravamo due adolescenti... Avevamo alle spalle le nostre vite, i nostri incontri, i ricordi delle nostre giovinezze non sempre facili. Tra me e Portia c`è stata subito grande affinità per un progetto di vita in comune. La seduzione tra noi è stata immediata e reciproca".

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lunedì 25 agosto 2008

California, fedi unite contro i matrimoni tra omosessuali.

Cattolici, ebrei e musulmani insieme per dire sì alla "Proposizione 8".
(a fianco il pastore Jim Garlow della Skyline Church) Le fedi della California si uniscono contro i matrimoni tra omosessuali. Gli organizzatori sperano nel supporto di un milione di credenti per combattere la battaglia contro le nozze tra gay e lesbiche. Il mese prossimo se tutto andrà secondo i piani centinaia tra cattolici, mormoni, ebrei, musulmani, cristiani evangelici e indù mostreranno il loro sostegno piantando nei loro cortili delle sorte di cartelli con scritto “Sì alla Proposizione 8”, il referendum abrogativo che si terrà a novembre e che potrebbe mettere un divieto definitivo ai matrimoni gay nella Costituzione dello Stato. Un progetto forte a ambizioso che a detta di alcuni analisti politici potrebbe servire a costruire preziose alleanze superando i confini religiosi e costruendo nuove coalizioni attorno alle questioni politiche della California. Il più grande coinvolgimento in questa campagna è rappresentato da mormoni, cattolici e cristiani evangelici, mai così in stretto contatto per portare avanti una battaglia. Mark Jansson, un mormone membro della Protect Marriage Coalition, ha detto che il gruppo comprende anche ebrei, musulmani e indù. “La cosa che ci unisce è un’ossessione comune: il matrimonio”, ha detto Jim Garlow, pastore della Skyline Church, una congregazione evangelica di La Mesa.

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venerdì 22 agosto 2008

Arrivano i biglietti d’auguri per le nozze gay.

(River-blog) L’americana Hallmark, famosa per i suoi biglietti augurali, ha deciso di schierarsi in maniera chiara a favore delle unioni gay. Ha, infatti, dato alle stampe quattro tipi di biglietti che possono essere utilizzati per questa occasione. “Due cuori, una promessa”, recita uno di questi. Ma la mossa non è politica: “Veniamo semplicemente incontro alle richieste della nostra clientela”, fanno sapere. Lo scorso anno Hallmark aveva immesso sul mercato dei biglietti per il “coming out”. A oggi, in America si stima che 85mila coppie abbiano contratto un’unione civile. Ma nei prossimi tre anni si calcola che solo in California si sposeranno 120mila coppie. Dati che, ovviamente, non potevano lasciare indifferente il mercato dei bigliettini augurali.

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domenica 17 agosto 2008

Nozze gay: Ellen Degeneres ha sposato la compagna Portia de Rossi.

(Apcom) L'attrice statunitense Ellen de Generes avrebbe sposato la compagna Portia de Rossi in quello che sarebbe il matrimonio gay di più alto profilo da quando la California ha legalizzato le unioni omosessuali, nello scorso mese di maggio: è quanto riportano le riviste People e Us Magazine.

Secondo le fonti la 50enne DeGeneres e la 35enne De Rossi, sua compagna da quattro anni, si sarebbero sposate ieri notte in una cerimonia privata nella loro villa di Beverly Hills.
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giovedì 14 agosto 2008

Oprah Winfrey sposerà Ellen Degeneres e Portia deRossi?

(Gossipblog | Via: BackSeatCuddler) E’ ormai prossimo il matrimonio tra Ellen Degeneres e Portia de Rossi e sembra che Oprah Winfrey celebrerà il matrimonio. Oprah è una delle invitate ma Ellen vorrebbe tanto che fosse lei ad officiare la cerimonia. Vedremo. Sarà sicuramente uno dei matrimoni dell’anno!

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lunedì 11 agosto 2008

California e matrimoni gay, la battaglia che divide gli americani.

La sentenza della Corte Suprema ha permesso a molti di coronare un sogno. Obama condivide il verdetto. McCain appoggia le crociate "pro-family".

(Mario Calabresi - La Repubblica) Quando nel 1952 Estelle Lau e Mason Gaffney si trasferirono a Columbia in Missouri, dopo essersi sposati all'International House dell'Università di Berkeley in California, scoprirono che il loro matrimonio era fuorilegge. Ci pensò l'agente che gli stava vendendo casa a farglielo sapere, spiegandogli che uno qualunque dei vicini, se non li avesse presi in simpatia, avrebbe potuto denunciarli. La loro colpa era di avere origini razziali diverse: erano entrambi cittadini americani ma Estelle era nata alle Hawaii da genitori cinesi mentre Mason era un bianco di origine anglosassone che aveva ottenuto un posto come professore di economia nell'università locale. Il loro matrimonio era stato possibile soltanto perché nel 1948 la Corte Suprema della California aveva annullato il divieto alle unioni interrazziali sostenendo che i cittadini dovevano avere "la libertà di sposare la persona che sceglievano". Per molto tempo a San Francisco si potè fare quello che in molti Stati rimase vietato fino al 1967, all'epoca della battaglia per i diritti civili.

Oggi quasi nessuno se ne ricordava, più ma sessant'anni dopo è stata nuovamente la Corte Suprema californiana a usare le stesse parole quando il 15 maggio ha annullato la legge che stabiliva che i matrimoni sono possibili solo tra un uomo e una donna vietando quelli tra persone dello stesso sesso.

A chiedere l'intervento dei giudici è stato Stuart, il figlio di Estelle e Mason, uno dei primi gay a sposarsi a San Francisco. E Stuart tiene nel suo ufficio, all'Aids Research Institute dell'Università della California, la foto in bianco e nero della madre in abito da sposa, con il bouquet tra le mani e un fiore tra i capelli: "La decisione della Corte fa riferimento proprio al precedente del 1948, un'altra volta il destino della mia famiglia è legato alle scelte dei giudici, di nuovo si ribadisce che il diritto di sposarsi non ha senso se non puoi farlo con chi ami".

A parlare con Stuart e con il suo neosposo John Lewis, avvocato cinquantenne, sembra tutto semplice e lineare, ma la loro storia potrebbe decidere l'esito delle prossime elezioni americane. Il 4 novembre i cittadini della California dovranno indicare non solo il presidente ma anche se sono favorevoli o contrari ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una serie di gruppi "pro-family", con l'appoggio dei repubblicani, hanno presentato un referendum (chiamato Proposition 8) in cui si chiede di eliminare il diritto di sposarsi per le coppie omosessuali. Il partito di Bush spera di sfruttare la mobilitazione conservatrice per vincere non solo il referendum ma anche lo Stato, e chi conquista la California ha vinto le elezioni. John McCain lo sa e si è schierato per il referendum, Barack Obama invece è contrario e propone di lasciare intatta la libertà stabilita dalla Corte.

Già nel 2004 la mobilitazione sui valori fu determinante per la vittoria di George Bush: il suo stratega elettorale Karl Rove riuscì a far mettere al voto in molti Stati in bilico tra i due partiti una serie di referendum sui matrimoni gay, l'aborto e le cellule staminali che portarono alle urne in massa gli evangelici e la destra religiosa e trainarono la volata repubblicana. "Non penso che funzionerà di nuovo - sostiene John - perché in questi quattro anni il clima nel Paese è cambiato, la gente è stanca di crociate e divisioni e perché ha visto che i matrimoni celebrati a San Francisco non hanno avuto nulla di scandaloso ma sono stati un momento di gioia e di felicità non solo per le coppie ma anche per le loro famiglie e gli amici. E anche il rispetto delle scelte e della dignità di un'altra persona è un valore, e molti lo hanno capito".
I sondaggi al momento sembrano dargli ragione: il 51 per cento degli elettori di dice contrario al referendum e il 42 a favore e il governatore Schwarzenegger ha detto di rispettare la decisione della corte e si è congratulato con le coppie che si sono sposate.

Che il clima sia diverso lo dice anche il manifesto dei grandi magazzini Macy's, che pubblicizza le sue liste nozze e si congratula con le nuove coppie. Certo l'opinione degli elettori è cosa che muta in fretta e Stuart e John non sono tranquilli: "Se nel 1948 ci fosse stato un referendum - racconta Stuart - allora io non sarei qui perché i miei genitori non avrebbero potuto sposarsi: secondo un sondaggio Gallup solo il 4 per cento degli americani era favorevole ad un matrimonio tra un bianco e un nero o un cinese". E John ammette le sue ansie: "Guardo le persone per la strada e penso che ognuna di loro dovrà decidere della mia vita privata e mi chiedo se ci toglieranno il diritto che abbiamo conquistato".

Anche perché se vincesse il sì al referendum sarebbe la seconda volta che le loro nozze sono annullate: il 12 febbraio del 2004 il sindaco Gavin Newsom decise di permettere i matrimoni: "L'annuncio - racconta John - arrivò alla fine di una manifestazione per le pari opportunità, ero lì e chiamai Stuart sul cellulare e gridai: "Corri qui subito, abbiamo la chance che aspettiamo da una vita".

Da 17 anni vivevano insieme e quel giorno furono tra i primi dieci a sposarsi, Stuart aveva i jeans e una felpa blu, John un paio di pantaloni della tuta e una maglietta viola, non c'erano parenti e amici: "Ma per la prima volta nella vita ci sentimmo considerati come cittadini con pieni diritti". Dopo di loro furono celebrati altri 4000 unioni in un mese, poi la Corte suprema bloccò tutto dicendo che il sindaco non aveva l'autorità e sei mesi dopo tutti i matrimoni vennero annullati: "Ci sentimmo ricacciati indietro, eravamo di nuovo cittadini di seconda classe senza il diritto di sposare chi si ama".

Decisero di fare causa insieme con altre 14 coppie e a maggio hanno vinto la loro battaglia: questa volta alla cerimonia il 17 giugno c'erano i parenti, gli amici e le foto li mostrano vestiti con lo smoking e con un identico papillon blu elettrico. Poi c'è stato il ricevimento in un ristorante turco, come torta nuziale la baklava e i vecchi compagni di scuola che riempiono la macchina di schiuma da barba. Ma niente viaggio di nozze, per scaramanzia preferiscono stare a San Francisco fino al voto e darsi da fare per far fallire il referendum: "Sarebbe terribile tornare dal viaggio e vedere che tutto è stato cancellato di nuovo, ma se vinceremo allora potremo finalmente partire. Andremo a Kauai, l'isola giardino delle Hawaii".

"Comunque andrà - conclude Stuart - penso che faremo in tempo a vedere il giorno in cui ovunque sarà permesso sposare chi si ama, come è successo ai miei genitori".

Chi non può invece permettersi il lusso di aspettare sono Del Martin e Phillis Lyon, due donne di 87 e 84 anni, vivono insieme dall'inizio degli anni Cinquanta e hanno fondato la prima organizzazione lesbica d'America, anche loro si sono sposate due volte e sperano che questa sia quella buona: "Sarebbe la ciliegina sulla torta di una vita e ci direbbe quanta strada è stata fatta".

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martedì 5 agosto 2008

Nozze gay: Il padre non accompagnerà all'altare Lindsay Lohan.

(L'Unione sarda) Le nozze gay sono legali in California ma Michael Lohan, padre dell'attrice americana Lindsay Lohan, non sarebbe pronto a condurre la figlia all'altare nel caso in cui si trattasse di un matrimonio omosessuale con la compagna Sam Ronson. Durante un'intervista all'emittente Msnbc, l'uomo ha spiegato le sue considerazioni sulla relazione della figlia con la famosa deejay e cantante inglese di 10 anni più grande. La giovane coppia, da qualche mese inseparabile, fino ad ora non ha espresso il desiderio di convolare a nozze, ma la recente legge sui matrimoni gay in California, potrebbe invogliare Lohan e compagna a fare il grande passo. "Non credo che Lindsay mi chiederebbe mai di accompagnarla all'altare - ha raccontato il padre dell'attrice - mia figlia sa che non sono contrario alla sua relazione con Sam, ma conosce anche le mie radici cattoliche".

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California, dalla chiesa cattolica sì al referendum antigay.

Village) A novembre, insieme alle elezioni presidenziali, i cittadini della California voteranno alcuni referendum fra cui la Proposta 8, che punta a modificare la Costituzione stabilendo che il matrimonio è solo l'unione fra un uomo e una donna.

In vista dell'appuntamento alle urne diverse associazioni si stanno preparando a fare campagna elettorale: da un lato i sostenitori dei diritti lgbt, dall'altro i conservatori. La chiesa cattolica locale ha appena preso posizione, invitando i vescovi e i parroci a sostenere moralmente ed economicamente il sì al referendum, per cancellare il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso, riconosciuto da una sentenza della Corte Costituzionale.

I vescovi cattolici dello stato si sono riuniti e hanno deciso di schierarsi dalla parte della Proposta 8, pur sostenendo con la solita dose di ipocrisia che tutte le persone hanno apri dignità. E allora se hanno pari dignità, perché non dovrebbero potersi sposare?

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giovedì 31 luglio 2008

Marc Jacobs si sarebbe sposato con un brasiliano.

(River-blog) Lo stilista Marc Jacobs si sarebbe sposato, in Francia, domenica scorsa. La sua metà si chiama Lorenzo Martone, ed è brasiliano. I due sono stati uniti grazie ai patti civili di solidarietà, istituiti nel 1999. Non tutti confermano la versione delle nozze.

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mercoledì 30 luglio 2008

A Fano un prete omofobo lancia anatemi contro coppia gay.

Sabato scorso, intorno alle 17, a Fano, a quanto riferisce un articolo apparso su Il Messaggero di ieri, il parroco della chiesa di San Giuseppe al Porto, nel corso della celebrazione che vedeva unirsi in matrimonio una coppia fanese, avrebbe lanciato anatemi contro una coppia di omosessuali – Fausto ed Elvin – ben nota nella cittadina, che nei giorni scorsi aveva annunciato, attraverso una radio locale, di voler convolare civilmente a nozze il prossimo 16 agosto in Olanda, a Schiedam, paese originario di uno dei due. Il parroco avrebbe più volte fatto i nomi e cognomi dei due promessi sposi omosessuali, nonché rivelate le loro qualifiche professionali: dj animatore il primo, dirigente dei servizi educativi del Comune di Fano il secondo. “E a costui dovremmo affidare l'educazione dei nostri figli?” ha sentenziato il sacerdote, riferendosi proprio a quest’ultimo, davanti ai due sposi eterosessuali e alla platea incredula di invitati. “Ciò che è avvenuto a Fano è ovviamente sintomatico del clima di omofobia e ignoranza che offusca la Chiesa cattolica,” dichiara Sergio Rovasio, segretario dell’associazione radicale Certi Diritti “e il voler alzare il dito da un altare contro due persone che hanno il diritto come chiunque altro di amarsi – e di vedere riconosciuta la loro unione in un Paese più civile dell’Italia – dimostra come sia ormai inesistente negli uomini di Chiesa lo spirito dell’accoglienza e della fratellanza nei confronti di tutti gli individui, indipendentemente dalla loro condizione sociale o personale. A Fausto ed Evin” continua Rovasio “manifesto tutta la solidarietà dell'associazione radicale Certi Diritti, nonché la nostra piena disponibilità a essere al loro fianco se i due ragazzi vorranno chiedere la trascrizione del loro matrimonio in Italia, avviando una procedura giudiziaria per il riconoscimento di un diritto legittimo e fondamentale, sancito dalla nostra Costituzione”.

Associazione Radicale Certi Diritti

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martedì 29 luglio 2008

Matrimonio Gay. Sondaggio de Il Sole 24 ore. Ovviamente han votato solo i gay...

Queerblog, ci informa che da un sondaggio di Quotidiano.net sul matrimonio gay emerge un dato provvisorio abbastanza netto. Il 60 per cento circa del pubblico web che frequenta il sito di informazione è d’accordo con i matrimoni gay. Dove sono finiti tutti gli ardui sostenitori della tesi contraria? E' lapalissiano come l'acqua calda che probabilmente votano solo gli interessati ed i "precettati" da amici, conoscenti e "sinceri democratici", gli altri manco ci vanno.

Ma una domanda ci sorge spontanea a che servono questi sondaggi? Ovviamente ad aumentare pubblico, pagewiev e quindi la propria visibilità da parte del sito e poi? A convincere ad esempio i Teodem? Non è un poco ingenuo?

Ma a proposito di sondaggi, vi invitiamo a leggere ciò che pensa il politologo Giovanni Sartori dalle pagine del Corriere della Sera.

GLI ERRORI DA EVITARE
Governare senza sondaggi
di Giovanni Sartori

Tra poco anche la politica andrà in vacanza. Sarà, per Silvio Berlusconi, la prima vacanza tranquilla. Perché ha finalmente sistemato tutti i suoi interessi privati (da quelli del suo impero mediatico a quelli delle sue residue pendenze giudiziarie). Finalmente il Nostro è un uomo libero, libero di mostrare la sua bravura come uomo di governo, la sua statura di statista. Finora Berlusconi si è molto regolato, nel suo passato governare, sui sondaggi di opinione. Così fanno un po' tutti; ma nessuno quanto lui. Ecco allora la domanda: un governo molto (moltissimo) guidato dai sondaggi può essere un buon governo?

Dipende da come i sondaggi vengono letti. Il più delle volte, male. E il punto è che il territorio coperto dai sondaggi è molto più piccolo del territorio, dell'ambito, che i governi debbono coprire. Che lo vogliano o no.

I sondaggi rilevano — tra le tante cose—i pareri e le priorità dell'«uomo comune» difeso e elogiato negli anni Quaranta da Karl Friedrich (un importante costituzionalista di allora). Il che già indica quale ne sia la gittata. Ma vediamo meglio distinguendo fra tre contesti. In primo luogo il contesto dei tutti. In questo contesto i sondaggi mettono in evidenza l'esperienza quotidiana, e quindi più frequente, dell'uomo comune: la spesa per mangiare, il costo della vita, il peso delle tasse e simili. Queste priorità sono ovvie; ma i sondaggi le misurano, e per ciò stesso ne precisano l'importanza, il «peso».

In secondo luogo ci sono le cose che fanno infuriare soltanto porzioni (più o meno estese) della popolazione: la lentezza della burocrazia, la paralisi della giustizia, lo sfascio della scuola e della sanità, l'insufficienza delle infrastrutture e simili. Ma siccome non si dà mai il caso che tutti abbiano cause in corso (anche se gli italiani che aspettano giustizia sono più di 7 milioni), che non tutti sono simultaneamente a scuola, che non tutti sono malati, ecco che i valori percentuali di questi casi scendono. Ma sarebbe una cattiva lettura dei dati ricavarne che per gli italiani quei problemi siano poco rilevanti. La differenza rilevata dai sondaggi riguarda solo la frequenza con la quale ciascuno di noi «batte la testa», in concreto, in queste disfunzioni.

In terzo luogo ci sono i problemi che per il grosso pubblico sono «astratti », e che non capisce finché la tegola non gli cade sulla testa. L'uomo comune non afferra che le disfunzioni di cui sopra dipendono da una macchina istituzionale che a sua volta non funziona. E afferra ancor meno i problemi in arrivo, i problemi del futuro (anche se prossimo). L'acqua, la benzina, l'elettricità e anche i prodotti alimentari stanno già diventando insufficienti; ma acqua, benzina, energia gli mancano soltanto quando di fatto mancano; non prima e purtroppo non a tempo. Dal che consegue che i sondaggi sottostimano alla grande il problema ecologico che è, invece, il più grave di tutti.

E' proprio per questo che un governante che asseconda e ascolta soltanto i sondaggi è un pessimo governante. Il non-fare perché «tanto agli italiani non interessa» è un non-fare vergognosamente irresponsabile. Ci sono tantissime cose che un buon governo deve fare (per essere buono) a prescindere dai sondaggi.

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lunedì 28 luglio 2008

Parole molto pesanti di Mons. Sgreccia sulle adozioni gay: "E' un abominio per la ragione prima ancora che per la fede".

(AdnKronos) "E' un abominio per la ragione prima ancora che per la fede. Le adozioni a single e coppie di fatto violano il diritto naturale e sono il cavallo di Troia per consentire ai gay di adottare bambini". Lo afferma in un'intervista a 'La Stampa' il presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita Elio Sgreccia, dopo la proposta dell'esponente del Pdl Alessandra Mussolini di estendere il diritto d'adozione anche a single e coppie di fatto.

"Consentire per legge ai single e alle coppie di fatto di diventare genitori adottivi - dice mons.Sgreccia - e' il modo per aprire la strada all'adozione da parte delle coppie gay. Sappiamo bene che queste cose sono legate. Il primo livello e' dire si' all'assegnazione dei figli ai conviventi eterosessuali, pero' si sa che queste coppie di fatto evitano sia di adottare bambini sia di avere figli naturali finche' non hanno definito il loro status. In realta' l'obiettivo e' un altro. Cio' che si va cercando di legittimare e' un altro strappo: dare stabilita' formale alle coppie gay, conferendo anche la facolta' di adottare bambini. E' un modo palese per scardinare il fondamento della legge naturale.

Un'operazione contro tutti i riferimenti sia del diritto sia della natura, un cedimento che porta a scivolare verso violazioni ulteriori".

"Lo Stato - spiega inoltre Monsignor Sgreccia - ha l'obbligo di assicurare il contesto migliore all'adozione, invece una coppia di fatto non ha stabilita' a prescindere dai figli, quindi non puo' dare le sicurezze richieste ai genitori adottivi. Inoltre - aggiunge- le domande di adozioni sono talmente tante che e' irrazionale ampliare la normativa". Quanto ai single il presidente della Pontificia Accademia della Vita parla di "deficit di complementarita'" riferendosi alla "necessita'", per lo sviluppo del minore, 'di un'identificazione con il padre e la madre e di superarle entrambe per maturare una personalita' autonoma".

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Quindici coppie gay presenteranno ricorsi ai tribunali per sposarsi.

Contro no a pubblicazioni da parte rispettivi Comuni.
(Apcom) Una quindicina di coppie lesbiche e gay italiane sta depositando nei tribunali italiani ordinari di competenza i ricorsi contro il diniego alle pubblicazioni di matrimonio opposti loro da parte degli ufficiali di Stato civile dei vari Comuni. L'obiettivo dichiarato è quello di vedersi riconosciuto da un giudice il diritto a contrarre matrimonio "secondo i principi di uguaglianza e di non discriminazione, garantiti dalla legge". E' quanto ribadisce in una nota Sergio Rovasio, segretario dell'associazione radicale Certi Diritti, dopo la notizia diffusa da Il Gazzettino che le Assicurazioni Generali hanno risarcito un cittadino omosessuale italiano, rimasto "vedovo" del suo compagno ottantenne francese, morto a causa di un incidente d'auto.

"Le nostre assicurazioni sono più serie e affidabili dei politici italiani", dice Rovasio precisando che l'associazione proseguirà "ancora più forza nella sua azione di affermazione civile". "Non si tratta né di disobbedienza civile, né di un'azione avventata mirata a fare clamore, bensì di una battaglia per la civiltà dove - dice riferendosi ai ricorsi in tribunale da parte delle coppie omosessuali che vogliono sposarsi - proprio perché i politici non sono in grado di rispondere ai nostri bisogni e alle nostre istanze, garantendo l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, i cittadini omosessuali sono chiamati in causa per rivendicare i loro diritti fondamentali come individui".

Rovasio denuncia infine una politica che considera "inesistente" la tutela giuridica delle formazioni sociali diverse da un'unione eterosessuale, anche se ormai si tratta di una tutela "voluta dall'intera società civile. Tuttavia, decine di migliaia di coppie lesbiche e gay ne stanno facendo le spese senza che i nostri politici muovano un dito per assicurare loro diritti considerati basilari in gran parte dei paesi dell'Unione Europea".

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domenica 27 luglio 2008

Nozze gay per Udo Walz il parrucchiere delle stelle. Da 14 anni vive con il compagno Carsten Thamm.

(Apcom) - Il suo motto è "La vita non è una prova generale", e così ha fatto il gran salto. Dopo 14 anni di amore e convivenza, a Berlino si è celebrata l'unione del celebre "parrucchiere delle stelle" Udo Walz con il compagno Carsten Thamm, manager della catena dei suoi negozi, di 25 anni più giovane; la festa di "nozze" si è svolta all'Hotel Brandenburger Hof, i due sposi si sono uniti con due braccialetti d'argento, dono dell'amica e modella Barbara Becker (ex moglie del tennista Boris). Testimoni anche l'attrice Bettina Zimmermann e la stilista Mads Roennborg.

Dopo il matrimonio civile i testimoni hanno innaffiato Walz e Thamm di riso; la serata del sabato è passata in celebrazioni con 200 ospiti al "Club Cina" della capitale. La star dei parrucchieri domani festeggerà di nuovo: compirà 64 anni.

Walz ha dichiarato che "non è cambiato nulla. Carsten e io sappiamo da 14 anni cosa c'è fra noi". Non è "un matrimonio" ma "il rafforzamento del nostro legame", e il motivo è sostanzialmente pratico. In aprile, Walz spiegava "Me ne andrò prima di Carsten. Voglio sistemare le cose perché non debba pagare tante tasse. E non voglio che scoppi una lotta sul mio patrimonio con mia sorella".

Nato a Waiblingen (Baden-Wuerttemberg), il celebre parrucchiere ha nove saloni con 90 dipendenti a Berlino, Potsdam, ma anche a Maiorca e sulla SM Deutschland, la "barca dei sogni". Fra i suoi 200.000 clienti del passato e di oggi anche Marlene Dietrich, Romy Schneider, Claudia Schiffer, Placido Domingo, l'attuale cancelliere Angela Merkel e il suo predecessore Gerhard Schroeder.

In Germania gay e lesbiche possono sottoscrivere una unione civile (Lebenspartnerschaftsrechts) che tutela i reciproci diritti pensionistici, ereditari, regola le separazioni e consente anche l'adozione del figlio del compagno o della compagna.

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venerdì 18 luglio 2008

Fano: Nozze gay in Olanda per un dirigente del comune. Lo annuncia per radio.

(Il Resto del Carlino) All'insegna della totale trasparenza, l'annuncio delle nozze gay arriva via radio. Radio Fano ha trasmesso la notizia che il dirigente comunale Fausto Schermi e il suo compagno olandese Elvin Van Dijk per far sapere a tutta la città che il 16 agosto convoleranno a nozze in Olanda, dopo 21 anni di fidanzamento. Il matrimonio - in Italia non sarà valido, ma lo sarà in Olanda, dove i gay possono anche adottare figli - verrà celebrato nel Museo civico della città di Schiedam. Trecento gli invitati, fra cui il sovrintendente del Teatro La Fortuna di Fano Simone Brunetti, cantante lirico, che intonerà un brano di Haydn. Fausto Schermi è responsabile dell'assessorato ai Servizi educativi del Comune di Fano (amministrato da una giunta di centro destra), e in passato ha fatto anche l'attore e il regista. Elvin Van Dijk vive a Fano da molti anni; ex dj, è maestro e animatore didattico. La scelta di annunciare il matrimonio per radio Schermi l'ha spiegata così: "Abbiamo voluto lanciare un messaggio a tutti coloro che si sentono emarginati per la loro condizione sessuale. Io e Elvin abbiamo dimostrato che si può vivere tranquillamente la propria vita sentimentale senza ledere minimamente la professionalità e la serietà delle cose che si fanno". "Io stesso - ha aggiunto - non mi sono mai sentito discriminato: non ho mai fatto una bandiera della mia condizione, ma non ho mai nascosto nulla". Strada ancora più in discesa per Van Dijk: "le nozze gay in Olanda sono normalissime. I miei nipoti, ad esempio, parlano senza problemi del marito del loro maestro". Mentre a Fano "non c'è neppure il Registro delle coppie di fatto".

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mercoledì 16 luglio 2008

Nozze gay. Il Massachusetts apre alle coppie gay di altri stati.

Una legge del 1913 vieta matrimoni a non residenti.
(Apcom) Nel 2004 è diventato il primo Stato americano a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, grazie a una storica decisione della Corte Suprema. Ora, il Massachusetts, vuole di più: non solo permettere alle coppie gay e lesbiche che vivono sotto la sua giurisdizione di sposarsi, ma estendere la rivoluzionaria legge sul matrimonio anche a chi non è residente nello Stato ma vive dove le unioni sarebbero considerate illegali.

Un tentativo, quindi, di abrogare la legge del 1913 che lo proibisce. Il Senato si è riunito proprio oggi per votare la proposta di legge con l'appoggio dei leader democratici di Camera e Senato, e del governatore Deval Patrick, la cui figlia diciottenne ha da poco dichiarato pubblicamente di essere lesbica.

L'abrogazione della legge attirerebbe migliaia di coppie gay nel Massachusetts, con una ricaduta per l'economia dello Stato, che crescerebbe fino a 111 milioni di dollari. Lo Stato di New York, inoltre, conterebbe il più alto numero di coppie omosessuali, più di 21.000, con New Hampshire, New Jersey, Connecticut, Vermont e Maine, arrivando così a più di 30.000 coppie nei primi tre anni dall'abrogazione del divieto. Previsioni che intimoriscono i critici dei matrimonio gay. L'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, tempo fa, aveva cercato di evitare che il suo Stato diventasse la cosiddetta "Las Vegas dei matrimoni omosessuali" con un'ondata di coppie gay provenienti da ogni angolo d'America.

A rafforzare la possibilità di una concreta abrogazione potrebbe essere il via libera della California alle nozze gay. Marc Solomon di MassEquality, che si occupa della protezione dell'uguaglianza nei matrimoni in Massachusetts, ha commentato: "Diamo tutto il nostro supporto alla legislatura dello Stato per l'eliminazione di una legge discriminatoria come quella del 1913".

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martedì 15 luglio 2008

California. Nozze gay in pericolo?

L'odissea matrimoniale di Divine e Molly.
(L'Unità) «La prima volta ci siamo sposate simbolicamente. Era dopo il pride del '98. Il prossimo primo settembre ci sposeremo davvero». Nel corso di dieci anni Davina e Molly, sempre indossando impeccabili abiti da spose, hanno chiesto la pubblicazione degli atti di matrimonio. «Ogni anno, il giorno di San Valentino, io e Molly, assieme a tante altre coppie gay ed etero, ci mettevamo in coda negli uffici dell'anagrafe della nostra contea di San Francisco, per richiedere il
certificato di matrimonio. Arrivato il nostro turno, la funzionaria ci guardava e ci diceva che non era possibile, perché siamo una coppia di donne. Le coppie etero ascoltavano il rifiuto e la
funzionaria arrossiva. Poi ci chiedeva scusa, imbarazzata. "mi dispiace, ma la legge non lo permette". La richiesta diventava una azione politica festosa e un po' triste. In tanti uscivamo
dall'ufficio manifestando in strada con cartelli e striscioni. E abbracciandoci anche per consolarci».

Davina Kotulsky racconta così la paziente e testarda battaglia per accedere al matrimonio in California. È raggiante ora, a pochi mesi dalla storica sentenza della Corte Suprema della California che il 15 maggio ha chiuso con il successo un decennio di impegni di tanti gay e lesbiche. Il primo settembre lei e Molly McKay si uniranno in matrimonio, così come avevano sognato. Lo avevano già fatto dieci anni fa a Wildwood Acres, con lo stesso rito, dagli anelli al party ,
assieme a 150 amici e parenti. Ma adesso la celebrazione avrà tutti gli effetti riconosciuti dalla legge.

Davina Kotulsky è una delle leader di Gaymarriage.com, una delle organizzazioni californiane che più si è battuta per il riconoscimento del «Marriage Equality», cioè del diritto per tutti di
sposarsi. Psicologa, psicoterapeuta, con una lunga esperienza di lavoro con donne maltrattate e in carcere, si è gettata a capofitto nella battaglia per i diritti civili, insieme alla sua compagna,
avvocato e attivista.

Davina, in questi giorni a Venezia per seguire un workshop su una delle poche poetesse del XVII che si esprimeva pubblicamente, ci descrive il senso della sua protesta. «La storia delle discriminazioni è lunga e dolorosa. Ed è una storia di storie. Solo fino a qualche decennio fa, coppie miste, bianche e black, non si potevano sposare. Così come in molti stati gli autobus, i ristoranti, i luoghi pubblici erano interdetti agli african-american. Se non viviamo più questa vergogna è perché migliaia di persone hanno pensato, come stiamo facendo noi una cosa semplice: "se non hai un diritto, te lo devi prendere"».

Determinata e dolcissima, Davina Kotulsky è nota negli Stati Uniti anche per un libro e un film. Il primo, «Why you shoud give a damn about gay marriage» (che suona «perché dovreste farvi un'opinione sul matrimonio gay») spiega che l'esclusione dall'istituto matrimoniale è una ferita simbolica, legale e materiale alla piena cittadinanza per la popolazione gay e lesbica. Nel film, «Freedom to marry» (di cui parliamo sopra, girato da Laurie York e Carmen Goodyear, Davina e
Molly, assieme ad altre coppie, raccontano la loro storia di vita e di amore e l'iter per sposarsi. Il film ha girato i festival di tutto il mondo, ricevendo riconoscimenti e premi (come al Los Angeles Film Festival), fino ad approdare al grande pubblico sulla Pbs, emittente largamente seguita.

La campagna per il diritto al matrimonio suscita un grande dibattito negli Stati Uniti, dove è dei singoli stati la competenza di legiferare in merito alle politiche familiari. Il quadro normativo è
complesso: soltanto il Massachussets prevede l'accesso al matrimonio, altri dieci stati hanno forme di tutele - più o meno ampie - chiamate in vari modi, unioni civili o domestic partnership. Quest'ultima è prevista anche in California, ed è riservata alle coppie gay e a quelle etero over 62 anni, per permettere anche ai partner più «anziani» di non perdere i diritti pensionistici e fiscali
acquisiti (come la reversibilità della pensione del partner deceduto). Una motivazione che in Italia susciterebbe scandalo e invettive. «La prima svolta arriva nel 2004 – prosegue Davina -.
Quando il sindaco Gavin Newsome, che già aveva partecipato ai pride e ai matrimoni simbolici, decide, con il sostegno del difensore civico di San Francisco, di cambiare i moduli di matrimonio, sostituendo le parole marito e moglie con "applicant". Termine neutro dal punto di vista del genere. Non poteva farlo, ovviamente. Ma si è preso il diritto, sfidando la legge».

Davina ricorda bene quel giorno: «Una folla enorme si accalcava alle porte del City Hall. Migliaia di coppie gay e lesbiche in fila. Molti non riuscivano nemmeno a finire la frase di rito di fronte ai
funzionari, scoppiando in lacrime. Gli stessi impiegati gridavano di gioia, assieme a parenti ed amici. La festa contagiava l'intera città». Di quella folla facevano parte anche Davina e Molly, con i loro ennesimi abiti da cerimonia: la prima in giacca e pantaloni blu, Molly con uno smagliante vestito bianco tradizionale.

Ma la Corte suprema interviene e nel giro di un mese annulla qualcosa come 3.955 matrimoni. Bisognerà aspettare altri quattro anni perché la stessa Corte, per 4 voti contro 3, capovolga il verdetto, dopo ricorsi, cause legali, manifestazioni e una carovana che da San Francisco giunge fino a Washington, toccando 13 stati. Purtroppo non è detta l'ultima parola. La strada è tutt'ora in salita. I californiani dovranno esprimersi a novembre su una proposta di referendum, «Proposition 8», che dichiara: «solo il matrimonio tra un uomo e una donna è valido e riconosciuto in California». Se passasse, nessuna legge e nessuna sentenza potrebbe più consentire il matrimonio gay. Conosciuto come il «California Marriage Protection Act», il referendum è promosso da «Protect Marriage», un'agguerrita coalizione di 34 gruppi, associazioni e 62 parrocchie e chiese locali, dove a far la parte del leone è la Conferenza episcopale
cattolica. I repubblicani sono schierati con loro, a cominciare dal candidato alla Casa Bianca MacCain. Un ruolo defilatissimo ha il Governatore Arnold Schwarzenegger, che si è detto contrario ai matrimoni gay, ma che non parteciperà alla campagna. Sul fronte opposto ci sono i democratici: il battagliero sindaco di San Francisco e soprattutto Barak Obama. Obama è contrario al referendum vista la posta in gioco, ma ha dato il proprio appoggio alle associazioni Lgbt. «Sarà una battaglia durissima - sottolinea Davina -perché la California non è S.Francisco. Ci sono 58 contee. I sondaggi ci danno in leggero vantaggio, ma il paese resta spaccato.
La California sarebbe il quarantesimo stato a blindare la propria costituzione. È un momento pericoloso, Bush vuole emendare la Costituzione proprio su questo punto. Grazie a dio se ne andrà presto». Ride Davina, poi seria aggiunge: «In 200 anni, ci sono stati solo 16 emendamenti alla Costituzione e quasi tutti per estendere i diritti, in particolare a donne e black people. Sarebbe la prima volta che verrebbe usata per scrivere una discriminazione sulla nostra carta fondamentale».

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