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lunedì 8 settembre 2008

Proposta Rotondi-Brunetta già sepolta dal Governo. Vale solo il matrimonio.

La notizia di una proposta di legge sulle unioni civili che tuteli anche quelle gay, firmata dai ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, ha fatto appena in tempo a essere diffusa dalle agenzie, che subito arriva il secco "no" da parte della stessa maggioranza.

I "no" della maggioranza - Dopo il parere contrario di Carlo Giovanardi, ecco ora la posizione di Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl. La senatrice tiene a precisare la posizione del Governo e dice: "Nel programma presentato agli elettori dal presidente Berlusconi e, quindi, dall'attuale Governo non è prevista alcuna regolamentazione delle unioni civili, anche per questo siamo stati premiati dagli italiani, per la nostra chiara posizione nel ribadire che l'unica unione riconosciuta che vogliamo tutelare è quella della famiglia fondata sul matrimonio, così come prevede la Costituzione".

Niente Pacs ma diritti dei singoli - "Con questo - prosegue - non voglio dire che non si debbano tenere nel dovuto conto i diritti individuali delle persone e, quindi, anche di coloro che decidono di vivere come una coppia di fatto. Sono anni che invito le varie associazioni a farci un chiaro elenco dei diritti che come persone, e non come coppia, non vengono loro garantiti e poi andremo ad esaminarli. Ma essendo il loro obiettivo solo quello di vedersi riconosciuti come coppia convivente non ho mai ricevuto nulla. A questo loro scopo continuerò a dire il mio fermo no. Così come ho fatto nella precedente legislatura quando abbiamo seppellito definitivamente iniziative legislative come quelle dei Dico e dei Cus. Mi auguro che il nostro Governo non decida di aprire una porta in tal senso, la maggioranza degli italiani non lo vuole tanto che hanno deciso di bocciare il centro sinistra anche perché cercava di compiere un vero e proprio attentato minando le basi della cara famiglia tradizionale, perno fondante dei nostri valori e della nostra società".

Per An le priorità sono altre - Si fanno sentire anche le donne di An che, "nella riapertura del dibattito sulle unioni civili provocata dalla proposta dei ministri Brunetta e Rotondi ribadiscono con forza la necessità di avviare preliminarmente politiche tese al sostegno della famiglia e alla conciliazione dei tempi di vita e professionali per le madri lavoratrici". A loro nome parla Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunità di Alleanza nazionale. "Dinnanzi ad una situazione italiana che registra uno dei più bassi indici di natalità in Europa e una percentuale di abbandono del lavoro femminile, credo che non si possano avere dubbi su quali siano le priorità da affrontare". Un secco 'no', dunque, appena temperato dall'attenzione assicurata ai "diritti individuali delle persone componenti le coppie di fatto. Ci sembra sinceramente che la valorizzazione della famiglia, delle donne e dell'infanzia costituisca oggi il primo e più importante obiettivo di ogni riforma dello stato sociale".

Il commento di Brunetta - "Per il momento si tratta solo di una riflessione culturale, laica, fatta come persone non come membri di governo". Renato Brunetta, precisa la sua posizione e dice: "In ogni caso il riconoscimento di diritti e doveri di reciprocità nelle convivenze deve avvenire senza oneri per lo Stato". A questo punto il ministro ha illustrato meglio il suo pensiero in tema di diritti civili: "Io penso - ha detto - che l'unica unione degna di questo nome sia quella definita dalla nostra Costituzione, cioè la famiglia costituita da un uomo e da una donna. Su questo bene pubblico fondamentale la Costituzione dà la sua definizione cui io mi riconosco totalmente.

Un codice dei diritti e dei doveri - Poi ci sono una serie di altre realtà di convivenza, da buon laico voglio prescindere dalla dimensione sessuale. Queste situazioni di fatto, di tipo relazionale-solidaristico, che nulla devono avere a che fare con la famiglia, sono tutelate in maniera farraginosa dal diritto civile, ci sono diritti di reciprocità parziali". "Io vorrei cercare - continua il ministro della Pubblica amministrazione - questa è la riflessione fatta con l'amico Rotondi, di fare una sorta di codice, mettendo insieme i diritti e i doveri di reciprocità per le convivenze, che nulla abbiano a che fare con il sesso e la famiglia, però con un'altra clausola: tutto questo deve avvenire senza oneri per lo Stato. Le risorse dello Stato - puntualizza infine Brunetta - devono essere destinate unicamente alla famiglia come prevista dalla Costituzione, sul resto ci puo' essere una sorta di ricognizione di diritti e doveri in campo civilistico".

La proposta di Brunetta e Rotondi - I ministri Rotondi e Brunetta, nell'illustrare il loro progetto, avevano parlato della proposta come un'iniziativa personale e non del Governo che non ha questo argomento tra i punti del suo programma. Secondo i due però la materia merita una riflessione e c'è la necessità, come ha sostenuto Rotondi, "di legiferare in ordine a un fenomeno che non è marginale e che riguarda le persone che a vario titolo convivono senza essere sposati. Spesso indipendentemente dal fatto sessuale". Rotondi e Brunetta pensano dunque a tutele basate su "alcuni diritti fondamentali" come "l'assistenza in caso di malattia, la successione, i diritti relativi all'alloggio, insomma tutti i diritti che rendono il convivente prioritario rispetto ai parenti e che per ora non esistono". E, hanno ribadito "Ci occupiamo anche delle coppie gay".

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domenica 7 settembre 2008

Colombia, poliziotti addestrati al rispetto dei gay.

Le forze di polizia lavoreranno di concerto con le associazioni Lgbt, per accordare meccanismi di lavoro e di tutela delle comunita' stesse.


(Ansa) La polizia di Bogota' ha annunciato oggi un programma di addestramento per 650 agenti al ''rispetto dell'identita' sessuale'' dei fermati, durante le procedure di arresto e perquisizione. Lo scrive la stampa colombiana.
Il programma, diretto principalmente al rispetto dei diritti di membri della comunita' gay della capitale della Colombia, sarebbe attivo da alcuni mesi, ma le forze di polizia lo hanno reso noto solo dopo che un rapporto di 'Colombia Diversa', associazione attiva nel rispetto dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (Lgbt), ha denunciato che 67 omosessuali erano stati uccisi in Colombia nel biennio 2006-2007 (13 a Bogota') e che troppe volte i delitti erano stati liquidati come passionali.
Lo stesso rapporto denunciava anche le violenze di cui gli omosessuali sono vittima in carceri, caserme o scuole. Il colonnello Claudia Puentes ha fatto sapere che la polizia della capitale sta sviluppando soprattutto ''un protocollo speciale per le pattuglie che operano nelle zone dove e' piu' alta la concentrazione di membri della comunita' gay''.
Puentes ha anche fatto sapere che le forze di polizia lavoreranno di concerto con le associazioni Lgbt, per accordare meccanismi di lavoro e di tutela delle comunita' stesse.
La Colombia, dopo l'Uruguay, e' il paese latinoamericano dove i diritti degli omosessuali sono piu' tutelati. Recentemente una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che in condizioni di poverta', i membri delle coppie gay hanno diritto a ricevere gli alimenti proprio come accade per le coppie eterosessuali.

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sabato 6 settembre 2008

Napoli. La Iervolino stoppa ancora il registro delle unioni civili alla V municipalità (Vomero).

In piazza il 27 settembre per una manifestazione anti omofobia e anti camorra di tutte le associazioni omosessuali e transessuali napoletane programmata già da diverso tempo.

(Cristina Zagaria - La Repubblica, edizione di Napoli) Arriva il secondo stop del sindaco al registro delle unioni civili. La Iervolino blocca la V Municipalità e delude il mondo gay, che insorge. Le unioni civili riguardano tutti, coppie omosessuali ed eterosessuali, ma l´istituzione del registro per il mondo omosessuale è un simbolo e «anche i simboli hanno importanza, altrimenti possiamo cominciare a togliere i crocifissi dalle scuole e le immagini del presidente della Repubblica dagli uffici pubblici» tuona Salvatore Simioli, presidente provinciale di Arcigay.

La V Municipalità da un anno cerca di istituire il registro. A dicembre 2007 il sindaco Iervolino aveva scritto al presidente, Mario Coppeto, per bloccare l´iniziativa («non avete potere in materia»). A fine luglio, però, il parlamentino del Vomero, ignorando il parere contrario di Palazzo San Giacomo, aveva portato a termine la missione, votando la delibera. In questi giorni si stava appunto lavorando al regolamento attuativo. Ma è arrivato il secondo no della Iervolino. La lettera (protocollo numero 9024) è datata 21 agosto, ma Mario Coppeto l´ha vista solo due giorni fa, al rientro dalle vacanze e ieri se ne è discusso in consiglio di Municipalità.

Il linguaggio usato dalla Iervolino è tecnico. La lettera stringata. Appena dieci righe. «In relazione alla sua lettera, con la quale mi trasmette l´ordine del giorno, approvato all´unanimità dal vostro Consiglio, nella seduta del 23 luglio 2008, desidero farle rilevare che la materia non rientra nelle competenze delle Municipalità». Motivo? Per il sindaco sarebbe anticostituzionale. «Infatti l´articolo 117 della Costituzione (così come rivisto dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 numero 3) prevede espressamente che la materia dello stato civile rientri nella competenza legislativa esclusiva dello Stato». Risultato? La Municipalità viene diffidata dal procedere: «Di conseguenza è preclusa qualsiasi possibilità di intervenire». Simioli ride: «Il sindaco accusa di incostituzionalità mezza Italia. A Bologna il registro esiste da dieci anni e anche in moltissime altre città». E il presidente Arcigay, che è anche avvocato, affonda il coltello: «I termini della questione utilizzati dalla Iervolino sono giuridicamente infondati, visto che il provvedimento non ha niente a che fare con l´istituzione di nuove figure di stato civile. La delibera della V Municipalità prevede semplicemente l´istituzione di un registro anagrafico come previsto dal Testo unico per gli enti locali (legge 267 del 2000), che dice che fermi restando i registri previsti dalla legge e dal regolamento anagrafico, il Comune può istituire uno o più registri per fini diversi ed ulteriori rispetto a quelli propri dell´anagrafe». E Simioli, togliendosi di nuovo i panni del legale, spiega: «Il registro non ha valore sul piano giuridico. Non é assolutamente equiparato al matrimonio. Però può essere riempito di contenuti. Per esempio, come è accaduto già in altre città d´Italia, il Comune potrebbe fare un provvedimento per l´assegnazione delle case popolari, includendo anche le coppie del registro delle unioni civili».

Mario Coppeto non si arrende. «Ho chiesto un incontro urgente al sindaco - dice - Voglio capire perché si ostina a bloccarci. Non credo che il Vomero risolverà i dibattiti sui Dico o sui Pacs, ma l´ordine del giorno è stato votato all´unanimità, vuol dire che c´è una parte dei residenti nella nostra municipalità che ha questo bisogno e noi non possiamo ignorarlo. È solo un segnale politico quello che vogliamo dare, non crediamo certo di poter modificare lo stato civile. E mi stupisce che questo segnale politico non sia condiviso dal sindaco».

Accanto a Coppeto i consiglieri Francesco Fabozzi (Prc) e Norberto Gallo (Decidiamo insieme). E Gallo, promotore del registro, è determinato ad andare fino in fondo: «Ovviamente il problema è politico - culturale e quindi riguarda il Pd, ma riguarda anche la volontà della Sinistra Arcobaleno rappresentata in giunta municipale da presidente e due assessori che a maggioranza potrebbero tranquillamente emanare il registro richiesto dal consiglio. Coppeto ha i numeri e la possibilità di istituire il registro anche senza il via libera del sindaco». Alla V Municipalità annunciano battaglia e l´Arcigay porterà la lotta per l´istituzione del registro civile al Vomero, in piazza, per la manifestazione nazionale del 27 settembre, in piazza Bellini, piazza simbolo di violenza e discriminazione contro gli omossessuali.

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Francia e diritti gay. Fisco riconosce matrimonio olandese.

Consentita la denuncia dei redditi congiunta.

(Apcom) Il ministero delle Finanze francese ha riconosciuto come valido il matrimonio di due uomini olandesi, celebrato in patria, consentendo loro di presentare una dichiarazione dei redditi congiunta. I due, Peter Jan e Aad, si erano sposati in Olanda (uno dei tre paesi europei con Belgio e Spagna che consentono i matrimoni omosessuali) ma risiedono da anni in Francia dove gestiscono un agriturismo. E' stato il loro avvocato ad annunciare che hanno vinto la loro battaglia con il fisco francese.

"Questa decisione amministrativa della direzione generale delle Finanze, un anno e mezzo dopo la richiesta, è una piccola vittoria per un grande futuro" ha dichiarato l'avvocato Alain Leclerc.

L'avvocato ha aggiunto che la coppia ha tenuto a "rendere partecipi altri della loro vittoria, soprattutto attraverso i media olandesi" sottolineando che la battaglia "non era tanto sulle economie da realizzare, bensì una questione di principio". L'edizione del quotidiano Le Monde oggi pomeriggio in edicola ha rilanciato la notizia così come il mensile omosessuale Tetu.

La coppia finora non era riuscita a depositare una denuncia dei redditi congiunta. In Francia il matrimonio omosessuale non esiste; ci sono invece i Pacs (Patti civili di solidarietà) che garantiscono alcune tutele anche alle coppie gay.

Infine una decisione amministrativa dell'11 luglio 2008 riconosce la legalità del matrimonio contratto in Olanda e le conseguenze fiscali. Per l'avvocato Leclerc "abbiamo scardinato l'amministrazione fiscale".

Anche Alain Piriou, portavoce dell'interassociazione "Lesbienne gaie bi et transsexuelle" osserva che prima della coppia olandese "nessuno era riuscito a ottenere ragione" e osserva che le conseguenze dovrebbero essere logiche: se il matrimonio è legale per la denuncia dei redditi, il ministero dovrebbe riconoscerlo tale anche per la successione. Ma, osserva Piriou, "già dal 2007 i Pacs sono allineati dal punto di vista fiscale sul matrimonio". Le coppie gay "pacsate" insomma già godono in Francia di questi diritti fiscali. La novità è che il fisco adesso riconosce valido anche un vero e proprio matrimonio celebrato all'estero. Ma questo cambia radicalmente le cose?

Non secondo Piriou: "restano aperte le questioni dell'adozione e della pensione di reversibilità", due cose non consentite alle coppie unite dal Pacs. "Ma non mi pare che questa decisione apra una breccia giuridica per far avanzare la questione".

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mercoledì 3 settembre 2008

California, anche i detenuti gay potranno sposarsi.

Il portavoce del dipartimento statunitense che si occupa della carceri ha annunciato che i detenuti gay nelle prigioni della California potranno sposare i loro compagni. "Non ci saranno richieste basate sull’identità sessuale, esattamente come accade fuori dalle mura delle prigioni" ha aggiunto. Lo scorso anno, gli istituti di pena della California avevano già data la possibilità per i detenuti gay di incontrare in prigione i propri conviventi.

In California, dopo una storica sentenza della Corte Suprema, sono stati legalizzati i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

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lunedì 1 settembre 2008

Emilia Romagna. Forza Italia in regione: Fermate quella legge che riconosce le coppie omosessuali.

(Dire) Tutto da rifare. E se non e' possibile modificare il progetto di legge sulla famiglia che tra una decina di giorni sara' discusso dalla commissione Sanita' della Regione Emilia-Romagna, allora bisogna fermarlo. Insomma, il consigliere regionale di Forza Italia, Gianni Varani (nella foto) lancia un vero e proprio appello "alla parte migliore e piu' ragionevole del Partito democratico" affinche' non prosegua sulla strada del riconoscimento delle relazioni omosessuali. Strada imboccata, secondo l'azzurro, solo per accontentare le minoranze della coalizione e convincerle a votare un testo sulla famiglia.

"Il tentativo di offrire uno scambio implicito- scrive Varani in una nota- ovvero una legge regionale per la famiglia, obiettivo importante, purche' si accettino verbalmente e legislativamente le coppie tra generi, e' un implicito ricatto politico, rappresenta un cedimento serio sul piano ideale e politico, e finisce per incrinare famiglia e legami sociali".

Dunque, prosegue il consigliere, "quel progetto di legge cosi' com'e' ora, e' sbagliato, e' fuori dalle competenze regionali e fuori dai sentimenti popolari prevalenti. Va cambiato o fermato".

Anche perche', ammonisce il forzista, "non e' seguendo Zapatero, o su altri fronti Di Petro, che il Pd trovera' l'anima che oggi non ha". Come dire: "Il laicismo e certo radicalismo, per chi voglia governare per il bene comune, non pagano: l'han detto se non altro le urne". I temi chiave, invece, conclude Varani, "oggi sono l'equita' fiscale per la famiglia, il sostegno all'educazione dei figli, l'accrescere le possibilita' di scelte dei servizi sociali e scolastici".

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Elezioni Usa. La rentrée dell'ex sindaco Giuliani nei repubblicani.

Le sue posizioni in materia di aborto e di convivenza tra gay sono più vicine ai democratici.

(L'Unità) Per Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York, è come resuscitare dopo la terrificante campagna elettorale per le primarie repubblicane in vista della Casa Bianca, giudicata una delle peggiori della storia Usa. Giuliani, 64 anni, è stato scelto infatti da McCain, come oratore principale, il «keynote speaker» della Convention che si apre oggi. L’ex sindaco della Grande Mela prenderà la parola domani (a meno che ci siano cambiamenti di programma quando il tema della giornata sarà «La Riforma». Ma più che il tema della relazione, conterà la sua presenza, perché si tratta per lui di un ritorno nella cerchia che conta davvero nel partito. Giuliani è sempre stata una figura atipica tra i repubblicani, visto che le sue posizioni in materia di aborto e di convivenza tra gay sono più vicine ai democratici.

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lunedì 25 agosto 2008

La sinistra italiana deve ritrovare la via dei diritti umani.

(Roberto Malini e Dario Picciau) Un amico Sinto italiano, uomo di sinistra da tanti anni, ci scrive, esponendoci i suoi dubbi e le sue speranze riguardo alla posizione del suo partito nei confronti dei Rom e dei Sinti in Italia: "Cari Roberto e Dario, cari compagni, ci siamo conosciuti qualche anno fa a Bologna, durante la proiezione del vostro bel film 'L'Uovo, un'allegoria profetica che spiega, secondo me, come nasce l'intolleranza verso chi è diverso. Ho una domanda che mi assilla da tempo: è conciliabile che un 'nomade' continui a credere in questa sinistra e nelle organizzazioni per i diritti umani che essa sostiene? E' vero, il Partito Comunista e la corrente progressista non esistono più. E' anche vero che quando si parla di Rom e Sinti, non sono più così evidenti le differenze fra destra e sinistra. Ma l'alternativa per uno 'zingaro' non può essere solo l'anarchia. Cosa ne pensate?"
Rispondono Roberto Malini e Dario Picciau. Cari amici, come giustamente sottolineate, in questo frangente destra e sinistra inseguono il consenso dell'elettorato cavalcando il pericoloso "destriero" della sicurezza, che il movimento razzista, un'ideologia transpartitica, ha demagogicamente e in mala fede identificato nei Rom, nei Sinti e nei "clandestini". Una scelta xenofoba e intollerante, perché i problemi di sicurezza sono ben altri: la criminalità organizzata, la corruzione politica, l'inadeguatezza delle forze dell'ordine, la pericolosità sulle strade e negli ambienti di lavoro, la violenza razzista (i cui autori, spesso squadre armate, non vengono perseguiti dalle autorità). Riguardo poi ai crimini sessuali e alle violenze sulla persona, come Amnesty International ha ribadito attraverso diverse campagne, il nemico non è "fuori", ma "dentro": oltre il 90% di tali atti criminali vengono infatti compiuti fra le mura domestiche. Ai politici, però, fa comodo indicare, quando servono voti o consenso, un capro espiatorio indifeso ed esterno alla famiglia, simbolo - oggi come negli anni del nazifascismo - della "nazione" e della "razza": adesso gli "zingari" e i rifugiati (perché chiamare "clandestino" o addirittura "autore di reato di clandestinità" un essere umano che cerca rifugio nel nostro Paese, per sottrarsi a guerre, carestie, condizioni di indigenza inaccettabili?), domani, non ci si illuda, le altre minoranze. Votare a sinistra o impegnarsi nelle organizzazioni per i diritti umani che gravitano attorno alla sinistra è un atto di fede nel domani, un auspicio che le forze politiche che dovrebbero essere vicine alle classi sociali più vulnerabili ritrovino la loro anima. La Comunità ebraica, per esempio, sostiene la destra, che mantiene buone relazioni con Israele, ma così facendo regala il suo consenso a forze politiche antisemite, neofasciste e intolleranti. Personalmente, ribadiremo sempre e in ogni sede che le ultime elezioni politiche costituiscono un gigantesco broglio, un'immane truffa perpetrata ai danni del popolo italiano, perché è iniquo, secondo le leggi nazionali ed internazionali, condurre una campagna elettorale su basi di xenofobia e razzismo. E' necessario impegnarsi perché un fenomeno perverso come quello verificatosi in occasione del suffragio dello scorso aprile non si ripeta mai più. Non bisogna dimenticare, però, che fu proprio la sinistra ad aprire la strada all'attuale governo xenofobo, ancora più intollerante del regime di Mussolini: fu il precedente governo, infatti, a iniziare la campagna razziale, gli sgomberi senza alternativa, la persecuzione del popolo Rom. E' importante riconoscere, tuttavia che vi sono persone che si impegnano dall'interno delle forze politiche e umanitarie di sinistra per ripristinare in esse una linea di condotta tollerante e antirazzista. Tocca a loro, uomini e donne illuminati, cercare di far comprendere ai compagni che non bisogna temere di tornare sulla via dei diritti umani e che è una pericolosa devianza competere con la destra sui temi della "legalità" e della "sicurezza", per conseguire e mantenere risultati elettorali. La sinistra dei diritti umani, al contrario, deve impedire - senza eccezioni - che la controparte politica attui propaganda razziale e xenofoba. Se continuasse a imitarla, seminando fra la popolazione italiana pregiuizi e terrori immotivati, il confine che separa fascismo e antifascismo sarebbe cancellato per sempre.

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Australia, su iniziativa del municipio zone de-omofobizzate a Sydney.

Negozi e locali sono incoraggiati a dichiararsi liberi da omofobia con cartelli o adesivi.

(Ansa) Il comune di Sydney, che raccoglie i quartieri centrali della metropoli australiana, ha dichiarato zone libere da omofobia' il quartiere gay' lungo la Oxford Street, teatro ogni anno del piu' grande Mardi Gras gay e lesbico al mondo, e altre due aree riconosciute come distretti gay, lesbici, bisessuali e transessuali' (Glbt). La decisione, raggiunta con 5 voti a 4, prevede che i locali possano perdere la licenza di operare fino a tardi se i clienti commettono abusi o violenze omofobiche. Negozi e locali sono incoraggiati a dichiararsi liberi da omofobia con cartelli o adesivi.

Il sindaco, signora Clover Moore, che e' anche parlamentare indipendente nell'elettorato che comprende Oxford Street, ed e' molto popolare fra la comunita' gay, si e' impegnata a collaborare con la polizia, con gli esercizi commerciali, le organizzazioni per i diritti dei Glbt e la comunita' dei residenti, per definire i dettagli del piano. ' 'Gli insulti omofobici sono spesso precursori della violenza. Mentre tutte le aree sono tecnicamente zone libere da omofobia, questa strategia riconosce l'importanza della comunita' Glbt nella nostra citta'', ha dichiarato Moore, sottolineando che il provvedimento e' in risposta a lettere di gay che hanno subito insulti e violenze. I media gay riportano spesso notizie di abusi lungo Oxford Street, e la comunita' collabora con la polizia da vari anni per ridurre tali episodi.

La decisione e' stata accolta pero' con qualche scetticismo da alcuni dei consiglieri comunali e dei frequentatori della zona. Molti la vedono come un'arma a doppio taglio, che rischia di attrarre ancora piu' malintenzionati nelle zone gay, e insistono nel chiedere piu' presenza di polizia e di telecamere a circuito chiuso. 'Se dei giovani vengono da altri quartieri per bere alcool e aggredire i gay, non si fermeranno per qualche adesivo sulle vetrine', ha detto il consigliere comunale Shayne Mallard, conservatore, anch'egli gay.

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Arcigay Roma. Federica Pezzoli una speranza di rinnovamento.

Intervista a Federica Pezzoli.
(Lampi di pensiero) D. Federica, tu sei una donna. In effetti, sei un’ex transessuale, poiché il tuo percorso di trasformazione si è completato e adesso, dopo tanto tempo, il tuo “involucro biologico” corrisponde alla tua “identità di genere”, in sostanza hai potuto essere ciò che sentivi di essere. Come ti senti oggi?

R. Lotto da anni per affermare la pari dignità sociale delle persone LGBT - e non solo.
Sempre fiera del mio passato, oggi sono orgogliosa di essere una ex-transessuale. Sono una DONNA a tutti gli effetti di legge con sentenze passate in giudicato e sigilli.
Sentenze nelle quali si riconosce, per me, il diritto ad essere me stessa, la mia identità femminile - donna alla pari con le altre, a chiamarmi, ed essere chiamata - FEDERICA.

D. Quanto ti è costato in termini umani e di impegno raggiungere questo risultato?

R. Ho lottato otto anni, lunghi, lunghissimi. Fatti di tribunali per vedere riconosciuto un mio Diritto, ma anche di 4 interventi chirurgici. Ed infine quella sentenza, la seconda, la più importante - un bel “foglio di carta” dattiloscritto, pieno di diritti - In nome del popolo Italiano … “Federica”.
Ma…

D. Non è bastato, dunque?

R. No. C’é sempre un ma. Donna, si! Federica, si! “Ma” solo per lo Stato, per la legge.
Molte, troppe, persone che con me dividono quello spazio territoriale chiamato città, non perdono occasione di ricordarmi la loro omo/transfobia sbagliando come minimo il pronome. Apostrofandomi come una lesbo-zoccola-travestita quando passeggio per la città - mia dalla nascita.

D. Vuoi dire che non basta avere un documento dove c’é scritto: Federica Pezzoli?

R. No, è solo un altro bel “foglio di carta”, dattiloscritto, pieno di diritti.
La città eterna, una città dove le esistenze LGBT sono impossibili. Salvo vivere nell’oscurità. Nascosti. Confinati.

D. Senti Federica, di recente hai posto la tua candidatura alla presidenza nelle elezioni del congresso Arcigay di Roma che si terrà il 13 settembre. Puoi spiegarmi come mai hai sentito il bisogno di fare questo passo? A chi rivolgi la tua proposta politica?

R. Io sento di appartenere alla comunità LGBT, bear, handygay, queer ed è a chi la compone che io mi rivolgo. C’è bisogno di imprimere una forte spinta dinamica nell’associazione LGBT che conta più aderenti nel territorio del Lazio e che ha una vasta rete nazionale di presenze e di attività. Per questo, convinti della mia passione e delle mie proposte, un gruppo di soci di Arcigay Roma ha deciso di dare vita ad un Comitato per sostenere la mia candidatura e quella di altri soci che si presenteranno per essere eletti negli organi dell’Associazione.

D. Quindi, oltre al tuo impegno professionale, se riuscirai ad avere la fiducia dei soci, dovrete spendere molte delle vostre energie per portare avanti un programma molto denso di cose da realizzare.

R. E’ un impegno che non mi spaventa. Sono una persona che ha messo in gioco tutto per essere se stessa e lotto da anni per i diritti LGBT.
Non mi nascondo dietro ad un Nick. Cammino a testa alta, da Monte Caprino, alle dune di Capocotta. Nel supermercato, come nei Tribunali e in Cassazione. L’indirizzo di casa è visibile ovunque, anche nel web, come il mio telefono di studio - molte persone chiamano grazie a quel numero, anche lui visibile, dietro alle loro parole disperazione e richieste di aiuto, di una strada per la normalità. Rischio in prima persona per una pari dignità sociale di tutt*. 24 ore su 24. Il prezzo che pago è alto. Pochi e rari affetti. Una vita blindata. Telecamere a circuito chiuso, per vigilare. Non mi qualifico mai nel movimento per quello che sono, professionalmente. Titoli e curriculum ricchi di qualifiche, così come le sentenze che sanciscono una
identità, in Italia non bastano - serve lavorare per un cambio culturale. In una società dove le persone come me vengono considerate e raccontate come esseri con sembianze umane utili all’occorrenza come
dispensatori di piaceri sensuali e, se non utili, brutalmente ammazzate dal boia omo/transfobico che si materializza ovunque - anche dentro casa.
In Italia, ci sono vite e vite, morti e morti - per le nostre, l’ultima pagina della peggiore cronaca nera dell’ultimo giornaletto di quartiere. C’é molto da fare.

D. Quindi tu stai ponendo una questione legata alla tua “comunità di appartenenza”, oppure fai riferimento a problemi più complessi e di rilievo generale?

R. Ovviamente la questione che mi sta a cuore è quella dei diritti lgbt e di tutto il resto della comunità delle persone che sono soggetti di discriminazione e di violenza a causa delle loro scelte affettive e sessuali, o della loro impossibilità di scegliere. Ma in questo contesto brutale, repressivo e liberticida, io mi identifico e sono slidalmente unita anche con Rom e Sinti, con la (ex)transessuale ammazzata con sei accetate vicino Pescara mentre preparava il caffè al suo carnefice; con i sette operai della Thyssen Krupp morti carbonizzati, con il commerciante costretto a pagare il “pizzo” alla criminalità organizzata; con il magistrato fatto saltare in aria dalla mafia; con il blogger cinese al quale hanno tolto la connessione ad internet, censurando così la sua libertà di pensiero; con l’iranianiano/a impiccato/a per il suo orientamento omo-affettivo; con la transessuale costretta a prostituirsi sulla Salaria o in Via Togliatti per assenza di politiche di avviamento al lavoro pulito; con la giovane lesbica o il giovane gay morti suicidi, perché il senso di sconfitta ha prevalso sull’istinto di sopravvivenza. E poi, ovviamente, penso anche a lesbiche, gay, travestiti/e, transgender, handygay, queer e bear.

D. Insomma, per te la questione dei diritti è centrale e la stai proiettando, come riferimento principale, sulla comunità LGBT e sulla volontà di portare aria nuova in casa Arcigay?

R. Esattamente. Federica Pezzoli (ex)transgender da uomo a donna, oggi è in corsa con il comitato promotore per assicurare alla comunità LGBT di Roma una progettualità che finora è mancata e che passa necessariamente attraverso un forte impegno nella cultura e nella promozione dei diritti finora non riconosciuti e che non possono che essere diritti per tutta la comunità lgbt e per le sue componenti troppo spesso ignorate perché considerate marginali: hanygay, bear, queer. Tutti uniti per il cambiamento

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sabato 23 agosto 2008

La Lettonia ribadisce: matrimonio solo tra un uomo e una donna.

Omosessualità: il Parlamento della Lettonia resiste alle pressioni UE.
Il Parlamento della Lettonia ha deciso di escludere dalla sua Legge Anti-Discriminazione il divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale. In risposta i rappresentanti dell’Associazione internazionale gay e lesbiche (ILGA) esigono che l’UE riveda l’ammissione della Lettonia all’Unione…

(Fatti sentire) Nonostante quanto stabilito da una normativa dell'Unione europea, il Parlamento della Lettonia ha deciso di escludere dalla sua Legge Anti-Discriminazione il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale. I legislatori lettoni hanno rifiutato di mettere in atto tale normativa nonostante fosse fra le condizioni per l'acccesso della Lettonia all'Unione nel 2004.
In Lettonia il Disegno di legge Anti-Discriminazione fu presentato nel marzo 2004 allo scopo di adempiere ai requisiti imposti dall'UE per l'uguaglianza razziale e occupazionale, che comprendono un divieto esplicito della discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. Ma diversi membri del partito al governo, i Cristiano-democratici, hanno chiesto la cancellazione della clausola sull'orientamento sessuale, definendo l'omosessualità come “peccaminosa” e “degenere”.
La Lettonia è l'unico stato dell'UE a non avere una normativa speci***** contro la discriminazione sul lavoro e nelle politiche di assegnazione di alloggi che faccia riferimento all'orientamento sessuale.
Quest'ultima mossa da parte del Parlamento lettone ha nuovamente suscitato le ire degli attivisti omosessuali. Nel dicembre 2005, il parlamento aveva approvato con una maggioranza schiacciante un emendamento costituzionale per proteggere la definizione tradizionale del matrimonio. Ai sensi del codice civile della Lettonia era già illegale il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso, ma adesso l'emendamento costituzionale afferma esplicitamente che il matrimonio può esistere solo fra un uomo e una donna.
I rappresentanti dell'Associazione internazionale gay e lesbiche (ILGA) esigono che l'UE riveda l'ammissione della Lettonia all'Unione e ha detto di sperare che la Commissione europea avrebbe fatto dei passi legali per assicurare che la legge venga applicata in pieno. La direttrice di ILGA-Europa, Patricia Prendiville ha dichiarato che «come stato membro dell'Ue la Lettonia si sta comportando in modo contraddittorio e mancante di rispetto per i principi di uguaglianza e di non-discriminazione concordati e confermati dai vari trattati UE». Riccardo Gottardi, Co-presidente dell'ILGA – Consiglio esecutivo per l'Europa ha detto: «crediamo sia giunto il momento di agire in modo concreto e serio perché tutti nell'Unione europea abbiano ben chiaro il fatto che l'omofobia e le altre forme di discriminazioni non sono accettate e saranno affrontate nella maniera più seria».
All'ILGA è stato più volte rifiutato dall'ONU l'accredito come ONG perché ammette fra i suoi membri i gruppi pedofili. Le linee guida dell'ONU per l'accredito delle ONG proibiscono anche alle ONG di procedere ad attacchi «motivati politicamente» contro gli stati membri dell'ONU. Gli attacchi dell'ILGA alla Lettonia probabilmente saranno visti come una violazione di questo divieto.
Il giorno prima della decisione del parlamento della Lettonia, l'UE aveva approvato una risoluzione per la lotta all'omofobia che prevederebbe delle sentenze contro fatti di omofobia, anti-semitismo e islamofobia. Nonostante la pressioni dagli attivisti omosessuali e dall'UE, i parlamentari della Latvia hanno considerato improbabile che venga reintrodotto o sostenuto il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale. Il disegno di legge Anti-Discriminazione della Lettonia sarà votato in seconda lettura in autunno.

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giovedì 21 agosto 2008

Mamma quei turchi. La vita agra dei gay in Turchia.

Intimiditi, perquisiti, arrestati. Quando non minacciati, picchiati, violentati. O uccisi in delitti d'onore come Ahmet. L'inchiesta de "Il Manifesto".
Sono i lesbian-gay-bisexual-trans, quelli di Istanbul come quelli dei paesini in Anatolia. Costretti dall'esercito a esibire foto e video per certificare quella loro malattia chiamata omosessualità.

(Orsola Casagrande - Il Manifesto) L'appuntamento è nel pomeriggio alla sede di Lambda, l'associazione che riunisce gay, lesbiche, transessuali, transgender a Istanbul. In una stradina laterale, Lambda è a due passi dal cuore della città sul Bosforo, Istiklal Caddesi, la piazza Taksim. In un piccolo edificio dietro l'angolo di una stazione di polizia, all'ultimo piano con la porta di Lambda si apre un mondo che non è molto visibile. Anche se è estremamente attivo e vivace. Sorridente e molto cordiale, Ruzgar sarà un po' la guida dentro questa altra Istanbul. Che è fatta di determinazione, coraggio e tanta violenza e soprusi, da parte delle autorità come da parte di organizzazioni omofobiche e individui che coltivano il culto di una società macha, complice l'esercito che qui è più che una presenza pesante: tre colpi di stato in trent'anni, un servizio di leva obbligatorio lungo e violento, un battage pubblicitario insistente. Il culto della nazione, dello stato, del laicismo protetto dalle forze armate, il papà severo della Turchia. Disciplina e regole, pugno di ferro che significa repressione di quanti dissentono, e non solo politicamente. A farne le spese i kurdi e le altre etnie che popolano la Turchia, le donne naturalmente, e anche chi vive una sessualità altra. Le storie di abusi e violenze si moltiplicano.

A Lambda in questi giorni si parla di un omicidio che fa molto discutere. E' stato definito il primo caso di omicidio «d'onore» che ha come vittima un omosessuale. Ahmet Yildiz aveva 26 anni, studiava fisica all'università. L'anno scorso aveva rappresentato la Turchia a una iniziativa internazionale di gay a San Francisco. Stava uscendo da un caffè sul Bosforo, qualche settimana fa. Qualcuno gli ha sparato. Lo studente, anche se gravemente ferito, ha cercato di fuggire ma è svenuto. E'morto all'ospedale qualche ora dopo essere stato ricoverato. Per molti amici Ahmet è la prima vittima di quei crimini d'onore che riguardano le donne in Turchia (come in altri paesi mediorientali ma anche europei, non ultima l'Italia). Vittima di una guerra tra la vecchia mentalità omofobica e una nuova crescente cultura delle libertà civili, l'ha definito qualcuno. Perché se è vero che i gay in Turchia sono oggi più visibili (soprattutto nelle metropoli, diverso il discorso nelle zone rurali e nei piccoli centri) è anche vero che questa visibilità li rende più esposti alla violenza. Il coming out, cioè il dichiarare pubblicamente la propria sessualità altra, è ancora molto difficile in Turchia. Significa emarginazione, violenza, scherno, addirittura il licenziamento in alcuni posti di lavoro. Significa pressioni da parte della famiglia, spesso incapace di accettare un figlio o una figlia con un'altra sessualità. Che è considerata una malattia. Lo dimostra in maniera violenta l'umiliazione di chi, omosessuale, chiede di non fare il servizio militare.

Il nome di Mehmet Tarhan ricorre spesso sulle labbra di chi frequenta Lambda e non solo. E' un nome diventato noto anche a livello internazionale. Nel 2005 i vertici militari chiesero a Mehmet Tarhan, kurdo e obiettore di coscienza, di dimostrare la sua omosessualità - perché l'omosessualità è considerata una malattia e come tale va dimostrata. Le prove richieste erano fotografie o video di rapporti sessuali che provassero l'omosessualità del giovane. Tarhan aveva chiesto di non fare il servizio militare in quanto obiettore di coscienza e non in quanto omosessuale. Seguirono mesi di carcere e violenze inaudite che ancora, tre anni dopo, non si sono ancora esaurite.

In una ricerca condotta da Lambda, il 29% dei 27 uomini che avevano chiesto di non svolgere il servizio militare nel 2006 aveva dovuto fornire ai vertici militari «prova» della propria omosessualità. Il 62% era stato sottoposto a una umiliante visita anale. L'associazione diritti umani (Ihd) ricorda che l'omosessualità di una persona in Turchia deve essere determinata da uno psichiatra e che se ci si rifiuta di essere visitati da uno psichiatra si finisce con il dover svolgere il servizio militare. Che non è certo una passeggiatta per nessuno in Turchia, men che meno per i gay, costretti a subire le violenze dei commilitoni.

Oggi nelle grandi città come Istanbul, Ankara, Izmir gay, lesbiche e trans sono più visibili ma non certo più protetti, nemmeno legalmente. Negli anni Ottanta (subito dopo il golpe) e Novanta i bar frequentati dai gay venivano regolarmente perquisiti dalla polizia. Molti venivano arrestati, le conferenze omosessuali venivano vietate. La situazione un ventennio dopo non è migliorata di tanto. Quello che è inarrestabile è la capacità di organizzarsi dei Lgbt. Che non si arrendono, come ha dimostrato la grande manifestazione del Pride 2007 e 2008 a Taksim, nel cuore di Istanbul. Non una passeggiata, ma è stato fatto. In tribunale, associazioni gay e lesbiche ci finiscono regolarmente per offesa ai valori della famiglia, per offesa al pudore, per favoreggiamento della prostituzione. Riviste come Kaos vengono vietate un mese sì e un mese no. Ma continuano la loro battaglia per i diritti di tutti.

La Turchia ha discusso e rielaborato il codice penale per armonizzare le proprie leggi a quelle europee in vista di un possibile, per quanto ancora lontano, ingresso nella Ue. Ma la discriminazione nei confronti di Lgbt rimane alta. Anche se grazie al coming out di molte personalità del mondo dello spettacolo e della cultura si discute sempre di più di diritti delle persone a prescindere dai loro orientamenti sessuali. Curiosamente, tra i cantanti più amati in questa nazione macho-centrica ci sono due trans come Zeki Muren e Bulent Ersoy, quest'ultimo sotto processo per aver «diffamato le forze armate»: in una trasmissione televisiva molto seguita Ersoy aveva etto che se avesse avuto un figlio avrebbe fatto di tutto per non fargli svolgere il servizio militare.

L'ultimo rapporto di Human Rights Watch riporta alcuni dati preoccupanti. Per esempio da uno studio commissionato dal governo sulla violenza contro gay, lesbiche e trans si evince che il 37% degli intervistati ha subito violenza fisica, il 28% violenza sessuale. Soltanto il 26% delle vittime di questa violenza si sono rivolte alla polizia. La sensazione che chi commette violenza contro gli omosessuali goda di una impunità quasi totale è forte. E soprattutto non ci si fida della polizia. «Sono tante le storie che ascoltiamo qui dentro - dice Ruzgar - di maltrattamenti nelle stazioni di polizia, durante le perquisizioni nelle case».
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L'INTERVISTA
"Che umiliazione quelle prove alla visita di leva".

Ruzgar è una delle volontarie di Lambda.
Partiamo proprio dall'associazione. Quando è nata, cosa fate?
Lambda è stato aperto nel 1993 e io sono una volontaria dal 2004. All'inizio c'erano molti uomini gay tra i fondatori, poi con gli anni sono arrivate lesbiche e trans. L'idea era quella di aprire una associazione ma anche un centro culturale, in altre parole di fornire uno spazio dove la comunità gay potesse incontrarsi. Abbiamo cambiato un paio di sedi e ora siamo in questo ufficio che è anche centro culturale, biblioteca, videoteca. Nel 2006 abbiamo chiesto lo status legale e lo abbiamo ottenuto.

Ma la repressione contro di voi non è finita?
Tutt'altro. In questi anni sono stati aperti contro di noi diversi procedimenti penali. Questo ultimo è cominciato dicendo che gay, lesbian eccetera non erano termini turchi ma inglesi e quindi non potevano essere usati. Poi hanno cominciato a dire che si favoriva la prostituzione. Il pubblico ministero ha chiesto la chiusura dell'associazione perché siamo un pericolo per i valori tradizionali della famiglia.

Ritorniamo alle attività del centro.
Abbiamo una piccola biblioteca, una videoteca, organizziamo serate a tema, ma non vogliamo che questo diventi uno spazio di autoreclusione dei gay, quindi lavoriamo molto anche fuori dalla sede di Lambda. Per questo organizziamo numerose iniziative, manifestazioni colorate, di strada. E poi negli ultimi due anni siamo riusciti, non senza sforzi enormi, a organizzare un Pride qui a Istanbul. Inoltre abbiamo attivato da qualche mese anche una help line, Un servizio che sta riscuotendo grosso successo, nel senso che è molto utilizzata e questo ci ha confermato di quanto siano soli gli omosessuali in questo paese. Raccogliamo denunce da ogni parte del paese. A volte chiamano le famiglie e a volte sono giovani che vogliono sapere come vivere la loro sessualità, come parlare, uscire allo scoperto. Perché il grosso problema qui è uscire allo scoperto. L'altra grande questione, per gli uomini, riguarda il servizio militare. L'omosessualità è vista dall'esercito come una malattia. Bisogna sottostare a un trattamento davvero umiliante. Chiedono prove della tua omosessualità. Che vuol dire portare dei video o delle foto che provano la tua omosessualità.

La violenza però si registra anche in strada e a volte anche in famiglia.
Sì purtroppo c'è molta violenza anche per strada. Ti confesso che a volte anch'io ho paura a tornare a casa da sola, ti rendi subito conto che la gente ti guarda strano. Ma soprattutto ci sono gang di ragazzi organizzati che vanno a colpire i gay o i trans. Ecco, i trans sono oggi forse i più colpiti dalla violenza, perché se sei trans immediatamente ti associano con una prostituta. Anche la polizia usa molta violenza, raccogliamo molte denunce contro le forze dell'ordine, ma va da sé che questa violenza rimane impunita.

Che aria si respira all'università?
Dipende molto dall'università. Io ho studiato qui a Istanbul. Non mi sono mai nascosta, vivo la mia sessualità apertamente e sono stata fortunata perché nella mia università ho trovato gente pronta a ascoltare, se non a accettare. Certo mi rendo conto che la gente mi guarda strano, ma per esempio i miei insegnanti sono stati molto aperti. Rimangono molto pesanti invece le discriminazioni sul posto di lavoro. Si può essere licenziati se si è gay o lesbiche. E, di nuovo, se sei trans molto spesso non ti danno nemmeno il lavoro.

Fare «coming out» non è mai facile. Per te come è stato?
Intanto va detto che c'è una enorme differenza tra quello che avviene nelle grandi città e quello che avviene nei piccoli paesi. Pensa a un paesino o un villaggio dell'Anatolia: «uscire» è molto più difficile. Detto questo, il coming out non è mai facile, anche se la tua famiglia è aperta. E qui faccio un esempio personale. La mia famiglia è stata da subito molto aperta e solidale, mi ha sempre detto di vivere tranquillamente la mia sessualità, ma anche loro mi chiedono di non fare troppa... pubblicità. Comunque c'è il timore che qualcuno della famiglia, qualche parente sappia, ti veda. I miei sono solidali, ma mi continuano a dire che la mia sessualità è un fatto privato.

Com'è stato il Pride?
Molto bello, un'esperienza di crescita importante. E' stato difficile organizzarlo ma ce l'abbiamo fatta, la polizia ha cercato di vietarlo ma siamo riusciti lo stesso a farci vedere. Credo che la cosa più importante sia il fatto che ogni giorno ci sono nuove associazioni che nascono in diverse città. E' importante che la gente si organizzi e questo sta accadendo, non solo nelle grandi città.

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Il bidello diventa bidella. E la scuola lo appoggia.

(River-blog) Brian Bonin è un bidello che, il prossimo autunno, si trasformerà in Brianna Bonin. Dopo 55 anni vissuti da uomo, Brian, che ha due figli, ha deciso di diventare donna. La scuola del Massachusetts in cui lavora lo ha supportato dall’inizio alla fine del suo processo. “E’ stato un impiegato modello per molti anni, e crediamo che continuerà a esserlo anche dopo questo cambiamento”, ha detto il preside dell’istituto. Lo stesso ha anche messo in guardia i genitori dei bambini: “Li abbiamo informati in tempo, per non farli trovare impreparati. E’ la vita di Brian. Non tollereremo alcun tipo di pregiudizio, perché noi insegniamo ai nostri bambini tolleranza e comprensione”. Chi non l’ha presa bene è l’ex moglie di Brian, che ha deciso di trasferirsi in Florida. “Si sente ferita - ha detto l’ex marito - ma deve capire che Brian non esiste più”.

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mercoledì 20 agosto 2008

Usa. Medici, vietate discriminazioni contro gay e lesbiche.

La Corte Suprema della California condanna due dottori che si erano rifiutati di inseminare artificialmente una donna omosessuale .

(La Stampa) Vietata qualsiasi discriminazione contro gay e lesbiche nel trattamento medico, anche se le procedure sono in contrasto con le credenze religiose dei dottori. La Corte Suprema della California dà torto a due medici cristiani che si erano rifiutati di inseminare artificialmente una lesbica per motivi religiosi. Il sesso, secondo i giudici, non può essere una discriminante. La decisione trae origine da una querela presentata da Guadalupe Benitez, una lesbica di Oceanside che vive insieme a un’altra donna e che desiderava una donazione di sperma per restare incinta. Benitez si era rivolta a un legale dopo che la dottoressa Christine Brody, ostetrica e ginecologa presso il North Coast Women’s Care Medical Group, si era detta contraria a effettuare l’ inseminazione intrauterina. La Benitez ha affermato che Brody sosteneva che il suo credo religioso le impediva di effettuare il trattamento a una lesbica. Brody si è difesa sostenendo che lei si rifiuta di effettuare l’intervento sulle donne non sposate, indipendentemente dal fatto che possano essere eterosessuali o omosessuali. Guadalupe ora ha 36 anni ed è madre di tre figlie: “Questa non è solo una vittoria per me, ma per tutte le donne lesbiche - ha dichiarato – E’ una vittoria per tutti, perché i medici non possono decidere se intervenire o meno su certi gruppi di persone in base ai loro credo religiosi”.

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Cambiare sesso è un diritto. Il Brasile approva la nuova legge.

Da oggi il sistema sanitario garantirà "cure complete" e libere da "discriminazione". La decisione era stata anticipata dalla sentenza di un tribunale di Porto Alegre.

(La Repubblica) Da oggi in Brasile si potrà cambiare sesso a spese dello Stato. Lo sancisce un decreto del ministero della Sanità pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale: le operazioni potranno ora essere fatte nel sistema sanitario pubblico che si farà carico di ogni spesa. E dovrà garantire cure "complete" e libere "da ogni discriminazione", ha sottolineato il ministro della salute Jose Temporao che ha firmato il provvedimento.

Già lo scorso anno un tribunale di Porto Alegre aveva deciso in tal senso in una sentenza e il ministero aveva annunciato che non avrebbe fatto ricorso. Ora la cosa è divenuta legge.
L'Organizzazione mondiale della sanità descrive il transessualismo come una malattia psichica. Studi in Brasile indicano che i transessuali siano uno ogni 10 mila uomini e una ogni 30 mila donne.

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Argentina: Ai gay viene concesso il diritto alla pensione di reversibilità.

(L'Unione sarda) L'Argentina ha concesso martedì anche agli omosessuali il diritto di ottenere la reversibilità della pensione del partner in caso di morte di uno dei due componenti la coppia. Il dipartimento della previdenza sociale ha affermato in un comunicato che intende dare a tutte le coppie di fatto lo stesso status, nel quadro di un'iniziativa del governo di centrosinistra di garantire i diritti umani. I componenti di coppie gay che hanno perso il loro compagno o compagna dovranno provare di aver vissuto con i loro partner per almeno cinque anni, di aver avuto conti correnti bancari o proprietà comuni, o di aver condiviso le spese di menage. La capitale argentina, Buenos Aires, è stata la prima città dell'America Latina ad aver legalizzato nel 2003 le unioni di coppie omosessuali, aprendo un registro che "riconosce diritti civili alle coppie di fatto, indipendentemente dall'orientamento sessuale". Sono poi seguite Città del Messico e, l'anno scorso, l'Uruguay.

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martedì 19 agosto 2008

Pdl. Per lo statuto se ne riparla a settembre. Lega gelida sui diritti lgbt da parte del Pdl.

Si parla di inserire nello statuto "diritti civili per i gay". Borghezio, per noi la famiglia sono un uomo e una donna.

L'incontro tra Forza Italia ed alleanza nazionale si è svolto nell'abitazione romana del coordinatore azzurro Verdini e rappresenta la prima riunione «informale» della commissione statuto del PdL.
All'incontro, oltre a Verdini, hanno preso parte il reggente di An ignazio La Russa, Niccolò Ghedini, il senatore Caruso e il ministro Rotondi in rappresentanza dei piccoli partiti che hanno deciso di aderire al progetto.

Nella riunione si sono svolti i passaggi preliminari per mettere a punto le norme dello statuto e definire le scadenze. Prossimo incontro il 9 settembre quando - è l’obiettivo - verrà formalizzato il testo base.

Intanto La Russa ha già chiarito, in un’intervista, che le porte restano chiuse per Casini e Daniela Santanché. Il senatore leghista Borghezio, in una intervista al volo ha ribadito che per la Lega la famiglia è composta da un uomo e da una donna, quello che pensano sui diritti Glbt a Forza Italia ed Allenza nazionale non lo interessano.

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Pdl: Riunione della commissione Statuto. Inserimento riconoscimento dei diritti Glbtq? Forse.

Prossimo appuntamento fissato per il 9 settembre.
Prima riunione per la commissione Statuto del Popolo della liberta', a Roma, in casa del coordinatore nazionale di Fi, Denis Verdini. All'incontro hanno partecipato La Russa, Ghedini, Caruso e Rotondi, che rappresentava i piccoli partiti che hanno deciso di aderire al progetto del Pdl. Tra le tante notizie anche quella relativa all'inserimento dei diritti civili per gay e lesbiche nella bozza di statuto ma non c'è niente di sicuro. La riunione e' stata dedicata 'ai preliminari per mettere a punto le norme fondamentali dello statuto del Popolo della liberta' e per definire le prossime scadenze'. Nuovo incontro il 9 settembre.

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venerdì 15 agosto 2008

Usa. Colorado, candidato gay vince primarie per seggio Camera.

Il democratico Jared Polis sarebbe quinto deputato omosessuale.
(Apcom) Ha 33 anni, è un imprenditore ed è omosessuale. Non sarebbe una notizia, se non fosse che Jared Polis è il candidato democratico che ha appena vinto le primarie in Colorado e si appresta a sbaragliare, secondo le previsioni, anche il contendente repubblicano Scott Starin nella corsa per un seggio alla camera dei Deputati.

Se eletto, Polis diventerebbe il quinto deputato dichiaratamente gay, ma il primo uomo in assoluto ad essere eletto dopo aver fatto outing. Come riporta il Los Angeles Times, gli altri suoi colleghi deputati, tranne la democratica Tammy Baldwin del Massachusetts, hanno dichiarato la loro omosessualità solo durante il proprio mandato, mentre Polis non ha mai fatto mistero delle sue preferenze sessuali.

Anzi, durante la festa organizzata per celebrare la propria vittoria ha abbracciato e ringraziato il suo compagno, Marlon Reis. Jared Polis ha fatto fortuna con un'attività su Internet ed è impegnato in numerose attività di beneficenza a favore di minoranze e per garantire l'istruzione.

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Francia, authority chiede parità su congedi e reversibilità pensioni.

(Ansa) In Francia si assottiglia sempre piu' la distanza tra matrimoni e Pacs (Patti civili di solidarieta') dopo una serie di pronunce dell'Alta autorita' di lotta contro le discriminazioni (Halde) che chiedono parita' di diritti in materia di congedi familiari e reversibilita' delle pensioni per le due diverse forme di unione.
L'Halde non ha poteri legislativi diretti, ma tramite pareri e raccomandazioni puo' fornire al governo linee guida in determinati ambiti. Per quanto riguarda i diritti delle coppie legate da Pacs, nel solo 2008 si e' gia' fatta sentire tre volte.
Un primo parere, a febbraio, ha ritenuto 'discriminatoria' la mancata concessione di congedi per eventi familiari ai dipendenti uniti da un Pacs, dando al ministero del Lavoro sei mesi di tempo per fare le modifiche necessarie. Il consiglio, pero', non pare essere stato accolto, dato che dal ministero hanno fatto sapere di non ritenere il 'dispositivo normativo esistente' bisognoso di 'alcuna modifica', in quanto 'i pacs non hanno ne' come oggetto ne' come effetto la creazione di qualcosa di equivalente al matrimonio'.
Le altre due pronunce, datate maggio 2008, riguardano invece i diritti di un componente della coppia unita da Pacs in caso di decesso dell'altro: la prima chiede di estendere anche alle unioni civili il diritto alla reversibilita' della pensione (versamento al vedovo di parte della pensione del coniuge morto), mentre la seconda ritiene discriminatoria la scelta di negare al membro superstite di una coppia legata da Pacs la concessione di un 'capitale di decesso' (aiuto finanziario per le spese del funerale).
L'intensificarsi delle richieste di diritti per chi sottoscrive un pacs procede di pari passo all'aumento delle coppie che scelgono questa forma di unione, creata in Francia nel 1999: nel 2007 hanno ormai superato quota 100.000, con un aumento del 32% rispetto all'anno precedente, e solo nel 7% dei casi si trattava di coppie omosessuali. Una scelta favorita anche dalle attuali politiche fiscali del governo francese, che garantiscono a chi opta per i Pacs un regime di tassazione pressoche' analogo a quello delle coppie sposate. Continua invece, lenta ma inesorabile, la diminuzione dei matrimoni, che l'anno scorso, secondo i dati della cancelleria dello Stato, sono calati del 3%.
Le associazioni omosessuali si dicono disposte a lavorare con il governo per un miglioramento dei Pacs e giudicano ormai 'praticamente completato' l' allineamento dei diritti degli sposati e di quelli uniti con i Pacs.

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