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lunedì 1 settembre 2008

Manipolazione? Silvio riscrive la storia.

Una enciclopedia in videoclip rilegge gli eventi del mondo. andrà in tv e sul web. Al lavoro una società collegata a fininvest. Alla guida il vj Andrea pezzi. sullo sfondo un discusso guru.

(Peter Gomez - L'Espresso) Gli uffici dove gli uomini di Silvio Berlusconi provano a riscrivere la storia sono in via Maroncelli, in un cortile della vecchia Milano. Qui ormai da un anno lavorano a pieno ritmo e nel segreto quasi assoluto una quarantina di persone. Sono i dipendenti e i collaboratori di Ovo, una srl partecipata al 47 per cento da Trefinace, una società lussemburghese che fa capo alla Fininvest. Ovo ha un obiettivo, anzi una missione, creare Ovopedia la prima enciclopedia in videoclip del mondo: un'opera colossale da migliaia e migliaia di voci che tra qualche mese entrerà nelle case degli italiani via satellite, e forse sul digitale terrestre, e sul Web.

Responsabile del progetto, molto apprezzato dall'ideatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, è un ragazzo simpatico e carino di 35 anni: l'ex vj Andrea Pezzi che presiede la società e la controlla al 53 per cento attraverso Nova Fronda, un'altra srl il cui nome si richiama direttamente al singolare credo psico-filosofico di Antonio Meneghetti, un ex frate francescano dal burrascoso passato giudiziario che negli anni '70 ha fondato l'ontopsicologia, una disciplina che ha come scopo la "formazione del leader, inteso come intuizione attiva di soluzioni per il collettivo".

Nel febbraio del 1998 l'Associazione di Ontopsicologia si è guadagnata quasi una pagina in un corposo rapporto del ministero dell'Interno su "sette religiose e i nuovi movimenti magici in Italia".

Ma all'ex frate sentir dipingere la propria organizzazione come una psicosetta nella quale "verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore", proprio non andava giù. Così Meneghetti ha intentato causa al Viminale ed è riuscito a ottenere un risarcimento civile per danni d'immagine di alcune decine di milioni di lire.

Setta o non setta, resta il fatto che Meneghetti, considerato da Pezzi "un uomo straordinario e quasi magico", propaganda teorie storico-politiche sconcertanti (vedi articolo a pag. 48). Dichiaratamente filo russo e anti americano, nei suoi scritti e nelle sue conferenze l'ex frate sostiene la necessità di "relativizzare l'olocausto ebraico", perché "bisogna ricordare che gli ebrei non sono l'unico popolo che ha sofferto e pagato". "Io ho visto", spiega, "alcuni ebrei, ma anche molti italiani, molti tedeschi, molti russi e molti austriaci, morire. Ognuno ha perso, la guerra è bestiale. Tutti abbiamo perso, tutti siamo stati cattivi, tutti siamo stati partigiani".

Così Adolf Hitler, ma pure Josif Stalin, secondo Meneghetti, vanno studiati dal punto di vista del loro essere interiore, senza mai dimenticare che "la realtà è come una partita di scacchi, in cui il vicitore fa le leggi, scrive la storia e definisce la morale". "Se avessimo potuto indagare l'obiettiva motivazione interna di un leader", dice Meneghetti, "con sorpresa di molti si sarebbe notato che le fonti culturali di un Hitler sono nella dottrina dei Dalai Lama del Tibet. Lì sono i fondamenti ispirativi che giustificano il suo modo di fare, che sostanzialmente non era un voler occupare gli altri, ma voler purificare e salvare il mondo".

Simili teorie hanno una ricaduta diretta sulla linea editoriale di Ovo. In via Marroncelli, infatti, non è il solo Pezzi a frequentare i corsi a pagamento (2.500 euro) di Meneghetti, ribattezzati 'residence lideristici' e indirizzati - in Italia, in Russia e in Brasile - a "professionisti, imprenditori e politici di qualsiasi estrazione". Con lui sono seguaci del 'professore' anche il direttore editoriale Simone Ciaruffoli, un ex autore di 'Camera Cafè', la sit-com in onda su Italia 1 e l'ex direttore di produzione Andrea Andreini, proveniente dalla tv satellitare de 'Il gambero rosso', mentre in redazione circolano in numero copioso vari manuali e libri di ontopsicologia. Il risultato è per molti versi inquietante. 'L'espresso' ha potuto visionare in anteprima alcune delle videoclip finora prodotte.

In quella dedicata 'All'ascesa del nazismo', accanto a un montaggio incalzante tipico dei video musicali, accompagnato da una colonna sonora decisamente furba e coivolgente, la storia della presa del potere da parte delle croci uncinate è presentata senza indugiare in alcun tipo di giudizio storico, etico o morale. Hitler diventa così solo un leader dal fortissimo "carisma personale e dalle straordinarie virtù di oratore", mentre la questione del 'Mein Kampf', ovvero della Bibbia del nazismo, viene liquidata senza far cenno al razzismo e limitandosi a dire che nella sua opera il Führer "afferma che l'attuale declino della Germania dipende da un complotto dei comunisti e degli ebrei volto a seminare discordia e indebolire l'economia del paese".

È un po' quello che sostiene Meneghetti riferendosi all'Italia. Già nel 1997, l'ex frate scriveva: "Gli Stati Uniti - con l'appoggio del denaro ebraico (la stampa, ndr) - attraverso la 'demonizzazione' del leader hanno determinato il frammentarismo del potere del leader naturale della nostra nazione". E poi continuava dicendo che, se papa Wojtyla "va a pregare nella Sinagoga, ciò succede perché gli ebrei hanno aiutato una situazione bancaria (i debiti dello Ior, ndr)".

Insomma, viste le posizioni del 'professore', non stupisce che Hitler, stando a quanto riferiscono una serie di fonti interne a Ovo, nella biografia a lui dedicata secondo i vertici della società dovesse essere definito "un personaggio controverso", ovvero con la stessa frase che chiude il video su Stalin. Anche in questo caso viene messa in evidenza "la forza d'animo" del dittatore comunista e dopo un passaggio sui milioni di morti da lui causati "per mantenere l'ordine", la clip si conclude con queste parole: "Figura controversa del '900, l'uomo d'acciaio lascia dietro di sé un impero".

Non è un caso. Agli autori dei testi di Ovopedia, in gran parte giovani con pochissima o nessuna esperienza nel campo dell'informazione storica e scientifica, viene fornito un format preciso, che ha come comune denominatore: "La volontà".

In Ovobio, la sezione dell'enciclopedia interattiva in videoclip dedicata agli uomini che nel loro campo hanno lasciato il segno, si ordina di "mettere in luce la volontà del personaggio di raggiungere i suoi obiettivi e l'intelligenza nel saper applicare questa volontà". Mentre nel piano dell'opera Meneghetti compare tra gli "intellettuali e i mistici" cui dedicare una videoclip, accanto a figure come Aristotele, Freud, Sartre e Sant'Agostino.

Ma perché il premier ha deciso di finanziare personalmente Ovo attraverso la cassaforte di famiglia Fininvest e di inserire un suo uomo, Paolo Mazzoni, nel consiglio di amministrazione della società? Rispondere alla domanda non è semplice. Qualche dato di fatto però aiuta a capire. Già nel 2006 Meneghetti ha potuto presentare il suo libro più importante ('La psicologia del leader') alla quarta convention dei circoli giovani di Dell'Utri, mentre Pezzi nel 2005, grazie alla fortissima sponsorizzazione dell'ex assistente personale del Cavaliere e attuale parlamentare Deborah Bergamini, ha ottenuto un programma su RaiDue, 'Tornasole', in cui Meneghetti, suscitando lo sconcerto del critico televisivo del 'Corriere della Sera', Aldo Grasso, è stato tra gli ospiti d'onore. Tra gli obiettivi del 'Tornasole' c'era quello di rompere la presunta egemonia culturale della sinistra. Gli ascolti sono stati deludenti, ma quello è stato comunque un primo passo.

Poi, mentre Dell'Utri (in ottimi rapporti con Meneghetti) cercava d'intervenire sul mondo degli intellettuali con il settimanale 'il Domenicale', annunciando la scoperta dei falsi diari di Mussolini e spiegando, subito prima delle elezioni, che il Pdl "avrebbe revisionato i libri di storia, ancor oggi caratterizzati dalla retorica della Resistenza", la Fininvest si è data da fare per trovare il modo di raggiungere i giovani.

La tv interattiva di Pezzi è sembrata il sistema giusto per fare guerra a Internet
(anche perché il progetto della web tv non è stato ancora scartato), ormai divenuto il primo media nella fascia d'età compresa tra i 16 e i 26 anni. Ovo ha così cercato, finora inutilmente, di trovare spazio sulla piattaforma di Sky, ha concluso un accordo con Vodafone per fornire contenuti multimediali (Ovoday) e ha bussato al mercato delle televisioni via cavo americane. In programma c'è la produzione di 2 mila clip all'anno, al costo di circa 3 mila euro l'una, cui va aggiunto il denaro per acquisire le immagini dagli archivi. Un business insomma da 7 o 8 milioni di euro ogni 12 mesi, che nel 2007, con le produzioni effettive cominciate a settembre, ha portato la società a una perdita di quasi 2 milioni.

Marcello dell'UtriIl progetto però è più complesso. È prevista una sezione chiamata Ovonews che si dovrebbe dedicare all'approfondimento delle notizie del giorno e una di satira politica chiamata Ovospirit. Nelle riunioni in cui Pezzi e gli altri accoliti del 'professore' discutevano con la redazione i nuovi traguardi, i vertici di Ovo hanno molto insistito sulla necessità di mettere nel mirino Antonio Di Pietro che, secondo Meneghetti, durante Mani Pulite sarebbe stato un burattino nelle mani degli americani, utilizzato per distruggere le imprese italiane.

Ancora fermo è invece il capitolo di Ovowise, dei mediometraggi dedicati al pensiero politico dei grandi leader contemporanei raccontato da loro stessi. Per il primo video, in calendario c'erano 30 minuti dedicati al premier, Silvio Berlusconi. Ma il budget era basso, poco più di 35 mila euro, e la casa di produzione straniera a cui Ovo si era rivolta ha detto no.

Ma in fondo non è un problema. Pezzi è ormai ospite fisso di molte manifestazioni di Forza Italia. Con Berlusconi vanta un rapporto personale. A convincere il Cavaliere ad allargare i cordoni della borsa ci penserà lui. Perché, in fondo, anche ad Ovo o si fa la storia, o si muore.

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sabato 23 agosto 2008

Pdl: scene da un patrimonio.

Silvio Berlusconi, Raffaele Lombardo e Gianfranco Fini

(Carlo Puca - Panorama) Lo Statuto, la costituente, la leadership. Ma i soldi, la vile pecunia? Ufficialmente la questione è marginale. Eppure se ne parla, eccome, tra i fondatori del Popolo delle libertà, il nascente partito unico composto dai due giganti Forza Italia e Alleanza nazionale e da nanetti vari (quel che resta di democristiani, socialisti, repubblicani, radicali e liberali di centrodestra, più il movimento di Alessandra Mussolini). E però, per dirla alla Shakespeare, “nulla può andare male se viene insieme ai soldi”. Già, ma i denari chi ce li mette?

Arriviamo così al paradossale. Secondo la bibbia del lusso, la rivista americana Forbes, Silvio Berlusconi è l’uomo più ricco d’Italia e il 51esimo nel mondo con un patrimonio pari a 11,8 miliardi di dollari. Ma con circa 110 milioni di euro di saldo negativo, il suo partito, Forza Italia, è il più indebitato d’Italia (se si escludono i 180 milioni dei Ds, partito ormai virtuale, perché confluito nel Pd). Al punto che il Cavaliere, per evitare il default, ha garantito al tesoriere Rocco Crimi fideiussioni personali per 75 milioni di euro. Inoltre, Forza Italia è priva di un quotidiano di partito, mentre la brambilliana Tv delle libertà ha chiuso i battenti da poco più di un mese. Né il partito possiede immobili: tutte le sedi dei 4 mila circoli sono in affitto. Nessuna esclusa.
Gianfranco Fini, invece, ha dichiarato per il 2007 un reddito di 147.814 euro, inferiore, per dire, a quello del leader comunista Fausto Bertinotti (233.195 euro). Eppure la sua creatura, Alleanza nazionale, non ha debiti. Anzi, ha chiuso il bilancio in pareggio e vanta proprietà immobiliari invidiabili: circa il 30 per cento delle 14 mila sezioni, più case e palazzi, talvolta di lusso, sparsi in tutta Italia. Stando al racconto del senatore Franco Pontone, segretario amministrativo di An, “le sedi sono nostre perché fino agli anni Novanta nessuno affittava locali al Movimento sociale ed eravamo costretti ad acquistare per poterci diffondere in modo capillare in tutta Italia”. Il risultato? An ha costituito una immobiliare che proprio a causa della fusione con Forza Italia sta catalogando le proprietà del partito. Sul mercato immobiliare, quello vero, non segnato a bilancio secondo i parametri del catasto, i beni di An valgono almeno mezzo miliardo di euro. Un tesoretto niente male.
Poi c’è il Secolo d’Italia, il quotidiano di partito. Il deputato bolognese Enzo Raisi ne ha rimesso a posto i conti su mandato di Fini. A Panorama dice: “Con la fusione, il giornale ha la grande occasione di diventare il quotidiano di opinione del centrodestra, sulla falsariga dello stile di Foglio e Riformista”. Non solo: “Vogliamo affiancare al giornale una casa editrice per produrre libri e dvd di area”. Ma il Secolo rimarrà in mano ad Alleanza nazionale? “In queste settimane stiamo ragionando su una struttura societaria capace di allargare l’area degli azionisti. Sia chiaro però: a nuovi azionisti devono corrispondere soldi freschi”. Soldi azzurri, s’intende.
Dunque, è vero che sulla carta il Pdl sembra cosa fatta e finita, con numeri da paura: un potenziale elettorale superiore al 40 per cento, un capitale umano di 400 mila iscritti, una forza parlamentare di 273 deputati e 147 senatori. Ma non tutto è risolto. Nella riunione del 9 settembre si metteranno nero su bianco le decisioni prese il 18 agosto, anzitutto il rapporto percentuale tra Forza Italia (70) e An (30) nella dirigenza del nuovo partito. Ma restano aperte questioni vitali come quella del reggente o del comitato di reggenti e del tesseramento. Secondo Fi basta il reggente, secondo Alleanza nazionale ci vuole il comitato. E ancora: se non c’è il tesseramento, non ci sarà mai congresso vero. An, Fini e tutti gli altri sarebbero così condannati alla subalternità, vita natural durante. Magari rimettendoci pure gli immobili.
Una ipotesi che fa sobbalzare la vedova di Giorgio Almirante, padre fondatore della destra italiana. Donna Assunta, dall’alto del suo piglio di proprietaria terriera, così commenta il prossimo matrimonio, del quale non vorrebbe essere “né sensale né madrina”. Dice: “Forza Italia arriva a mani nude, le uniche proprietà sono personali di Berlusconi. An invece porta tante belle proprietà ereditate dal Msi. Proprio bella questa: per una volta faremo noi la figura dei ricchi dinanzi al Cavaliere”.
E invece no, An si sta cautelando. O Berlusconi mette mano al portafogli secondo il criterio del 70-30 (70 euro Fi, 30 An) oppure, in vista della fusione dei bilanci, prevista per atto notarile nel 2011, Fini punta sulla strada già intrapresa dai Ds al momento di confluire nel Pd. Riparare, cioè, il patrimonio del partito in una fondazione. Manca soltanto un dettaglio non secondario: quale fondazione?
Fini già presiede Farefuturo. I più audaci tra i suoi collaboratori vorrebbero piazzare qui i beni postmissini; altri, più romantici, in una fondazione ex novo di vago sapore almirantiano. Si vedrà.
Certo è che la manovra economica ha sottinteso un valore politico. Quando Italo Bocchino, Ignazio La Russa e compagnia chiedono, fin da ora, che il successore di Berlusconi sia Fini, recitano un discorso di chiarezza ai vari aspiranti leader: o comandiamo noi o dopo Berlusconi rifacciamo Alleanza nazionale. I soldi ci sono, insieme a giornali e casa editrice. Libro e tesoretto, partito perfetto.

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giovedì 21 agosto 2008

Statuto Pdl, Della Vedova si auspica un salto di qualità democratico.

"Sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud".

(Dire) La ricetta per il Pdl? "Serve costruire non un partito che punta ad una identita' definita, confessionale o altro, ma un 'partito paese', che sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud". Lo spiega il deputato del Pdl e leader dei Riformatori liberali Benedetto Della Vedova, al microfono di Radio radicale.

Della Vedova si augura "che non vada perso l'impianto e l'imprinting berlusconiano sul nuovo partito: raccogliere energie, consensi, voti, che si basavano su una leadership forte e su un programma di governo che tendeva a includere e non ad escludere. Costruire un partito plurale e inclusivo e non identitario e chiuso. Fare diversamente- avverte- scegliere i valori e l'identita' valoriale, sarebbe un'operazione sbagliata e miope. Perche' in Europa i grandi partiti sono aperti". Per esempio, aggiunge Della Vedova, "nel Ppe certo ci si confronta innanzitutto con la Chiesa cattolica e i suoi valori, ma anche con la gran parte dell'elettorato, che spesso la pensa diversamente".
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Ndr. In pratica Della Vedova si auspica che oltre alla libertà il Pdl acquisisca anche democrazia? La vedo dura con i postfascisti e la chiusura della Lega, il vero azionista di maggioranza di questo governo.

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martedì 19 agosto 2008

Pdl. Per lo statuto se ne riparla a settembre. Lega gelida sui diritti lgbt da parte del Pdl.

Si parla di inserire nello statuto "diritti civili per i gay". Borghezio, per noi la famiglia sono un uomo e una donna.

L'incontro tra Forza Italia ed alleanza nazionale si è svolto nell'abitazione romana del coordinatore azzurro Verdini e rappresenta la prima riunione «informale» della commissione statuto del PdL.
All'incontro, oltre a Verdini, hanno preso parte il reggente di An ignazio La Russa, Niccolò Ghedini, il senatore Caruso e il ministro Rotondi in rappresentanza dei piccoli partiti che hanno deciso di aderire al progetto.

Nella riunione si sono svolti i passaggi preliminari per mettere a punto le norme dello statuto e definire le scadenze. Prossimo incontro il 9 settembre quando - è l’obiettivo - verrà formalizzato il testo base.

Intanto La Russa ha già chiarito, in un’intervista, che le porte restano chiuse per Casini e Daniela Santanché. Il senatore leghista Borghezio, in una intervista al volo ha ribadito che per la Lega la famiglia è composta da un uomo e da una donna, quello che pensano sui diritti Glbt a Forza Italia ed Allenza nazionale non lo interessano.

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Pdl: Riunione della commissione Statuto. Inserimento riconoscimento dei diritti Glbtq? Forse.

Prossimo appuntamento fissato per il 9 settembre.
Prima riunione per la commissione Statuto del Popolo della liberta', a Roma, in casa del coordinatore nazionale di Fi, Denis Verdini. All'incontro hanno partecipato La Russa, Ghedini, Caruso e Rotondi, che rappresentava i piccoli partiti che hanno deciso di aderire al progetto del Pdl. Tra le tante notizie anche quella relativa all'inserimento dei diritti civili per gay e lesbiche nella bozza di statuto ma non c'è niente di sicuro. La riunione e' stata dedicata 'ai preliminari per mettere a punto le norme fondamentali dello statuto del Popolo della liberta' e per definire le prossime scadenze'. Nuovo incontro il 9 settembre.

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domenica 17 agosto 2008

Vieni avanti, Frattini.

Foto di albissola.com da flickr.com
(Marco Travaglio - L'Unità) Se non fosse per un paio di esternazioni polemiche delle opposizioni, l’assenza di Franco Frattini al vertice dei ministri degli Esteri europei sarebbe passata del tutto inosservata. Com’è noto, mentre i colleghi discutevano della guerra russo-georgiana, il cosiddetto capo della nostra diplomazia rosolava su un atollo delle Maldive. Ma nessuno dei colleghi aveva avvertito la sua mancanza. Non che sottovalutino il peso internazionale dell’Italia: è noto che il regime fasciostalinista di Putin ha nel nostro governo il più servile alleato. Il fatto è che, nonostante i due anni trascorsi da Frattini alla Farnesina e i tre alla Commissione europea, nessuno sa chi sia. Quando lo vedono aggirarsi per i corridoi dell’Europarlamento con l’aria assente, tipica dei suoi momenti di massima concentrazione, lo scambiano per un rappresentante della Folletto e lo congedano con un glaciale: “Giovanotto, abbiamo da fare e gliel’abbiamo già detto mille volte: nessuno qui ha bisogno di un aspirapolvere”. E quando tenta di sedersi al tavolo al posto dell’Italia, c’è chi gli infila una banconota da 5 euro nel taschino e lo accompagna alla porta. Figurarsi se l’altroieri qualcuno ha notato che Frattini non c’era e ha intimato: “Ragazzi, sia chiaro: finchè non arriva lui, non si decide nulla”. Al posto dell’Italia s’è seduto un anziano signore occhialuto e con la gobba, Enzo Scotti, che tutti hanno scambiato per Andreotti congratulandosi per il continuo ricambio generazionale della classe politica italiana e soprattutto perché il governo Berlusconi ha trovato un ministro che sa dov’è l’Ossezia.

Intanto Frattini chiamava e richiamava dall’atollo, senza riuscire a prendere la linea. Quando finalmente ce l’ha fatta e ha detto dov’era, una gentile segretaria gli ha spiegato che lo sportello viaggi del Parlamento europeo era chiuso. Lui ha obiettato: “Ma sono un ministro degli Esteri Nato”. Allora la signorina non ci ha più visto e l’ha liquidato in malo modo: “Sì, e io sono un ministro degli Esteri morto”. L’unico che l’ha preso sul serio è Johnny Raiotta, che gli ha regalato cinque minuti di Tg1 per spiegare che “le moderne tecnologie (cioè i telefoni, peraltro inventati oltre un secolo fa, ndr) accorciano le distanze”, per cui lui può fare tranquillamente il ministro degli Esteri dell’Italia dalle Maldive e, telefonando dalla spiaggia, “contribuire in modo decisivo a formare la posizione dell’Europa”. All’insaputa dell’Europa, s’intende. Più che un ministro, è il vuoto pneumatico, l’aria che cammina. Non per nulla - informa il sito della Farnesina - “pratica gli sport invernali, già maestro di sci alpino ed ha profonda conoscenza della montagna e della realtà naturale e geomorfica alpina” ed è stato presidente della “Commissione Scuole e Maestri di Sci”: nessuno è mai riuscito a pronunciare meglio di lui concetti profondi come “corpo a valle”, “piega le ginocchia”, “scendi a uovo”, “fammi lo spazzaneve”. Li esprime con la stessa aria pensosa, il ditino poggiato sul mento, le sopracciglia aggrottate, con cui ai vertici internazionali, le rare volte in cui lo fanno entrare, contribuisce in modo decisivo a formare la posizione dell’Europa: di solito, proponendo di aprire le finestre per cambiare un po’ l’aria. Con quella fronte inutilmente spaziosa, Frattini sembra fatto apposta per la penna di Fortebraccio.

Ogni tanto, alla Farnesina, si ferma un’auto blu e non ne scende nessuno: è Frattini. Fu così già nel reparto maternità della clinica di Roma dove nacque nel 1957, ovviamente all’insaputa dei genitori e dell’ostetrica. In fondo è bello avere agli Esteri un ministro ignoto ai più, soprattutto a se stesso: almeno lui evita le figuracce che fanno i suoi colleghi. Non dice mai nulla, ma lo dice benissimo. E, soprattutto, è sempre all’oscuro di tutto. Nel 2004 apprese a Porta a Porta che, in Irak, avevano ammazzato Fabrizio Quattrocchi (alla Farnesina lo sapevano da due ore, ma si eran dimenticati di avvertirlo) e dai tg che avevano assassinato in Arabia Saudita il cuoco Antonio Amato. Dopo questi trionfi il Cainano lo spedì alla Commissione europea, dov’era stato appena bocciato Buttiglione per le sue idee sulle donne e i gay: impossibile che bocciassero anche Frattini, visto che lui di idee non ne ha mai avute. È come il ficus: non disturba, non sporca, fa la sua figura, dove lo metti sta. E, last but not least, ha “profonda conoscenza della realtà geomorfica alpina”. Ma ora, alle Maldive, si fa una cultura anche in materia di barriere coralline. Uno statista completo, alpestre e marino. Si potrebbe lasciarlo tranquillamente lì, a telefonare dall'atollo, per cinque anni. Almeno finchè qualcuno non l'avvertirà che è il ministro degli Esteri.

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giovedì 14 agosto 2008

Roma. Ater, affitti scontati agli "amici". E c'è anche l'Arcigay.

(Rita Smordoni - Il Giornale) Due righe e zac! Una bella sforbiciata. Nel maxi-emendamento approvato alla Pisana la notte del 4 agosto, grazie a un colpo di mano dell’ultima ora di ex esponenti Ds, è passata una norma che consente all’Ater di abbattere fino all’80 per cento gli affitti, per le associazioni non a fini di lucro, dei locali commerciali. Un maxi-sconto da far saltare i bilanci. Altro che saldi di fine stagione. A Roma associazioni culturali, polisportive, sezioni di partito, onlus, già assegnatarie di locali dell’Ater, o richiedenti, potranno beneficiare a quattro soldi di locali in vie residenziali e di alto reddito commerciale. Prati, Delle Vittorie, Testaccio, Salario, San Saba, Ostiense. È bastato un tratto di penna, una votazione nel cuore della notte.
La denuncia è del consigliere regionale Francesco Lollobrigida, An-Pdl. «Le strategie sulle politiche abitative di Piero Marrazzo e del neoassessore alla casa Di Carlo si sono mostrate nella loro piena essenza in quest’ultima manovra di assestamento. Mentre sempre più cittadini non riescono a ottenere un alloggio né a pagare la pigione, la maggioranza di centrosinistra ha ridotto dell’80 per cento gli affitti dei locali già assegnati o da assegnare ad associazioni senza fini di lucro. Tra queste, guarda caso, decine di sezioni di partiti di centrosinistra o associazioni “amiche”», rimarca l’esponente del Pdl.
Quali esattamente? Di Carlo l’altra notte faceva ampi cenni con la testa, ma teneva la bocca cucita. Lollobrigida preannuncia per settembre una formale richiesta a Marrazzo per avere tutto l’elenco: «Sappiamo già che dentro ci sono decine di sedi di Pd, Sinistra Arcobaleno, Idv di Di Pietro. Ma anche una sfilza di associazioni di discutibile utilità sociale. In lista ci sarebbe perfino un circolo del Psdi, estinto da anni. In quella sede chi c’è oggi?». La denuncia di Lollobrigida, che riguarda Roma, nel resto del Lazio c’è poco o niente, ricorda molto da vicino l’analoga denuncia di qualche anno fa dell’allora consigliere Andrea Augello. Sezioni e circoli Pds-Ds, Rifondazione, ex Dc. Sigle dimenticate da anni. Partito monarchico, associazione anarchici. Si sa, agli amici (specie se di vecchia data) è difficile sbattere la porta in faccia. Anni e anni di affitti arretrati, mai riscossi (e neppure richiesti) dai vertici dell’allora Iacp. Una montagna di quattrini, 10 anni fa in lire, oggi in euro.
Nei locali dell’Ater trovano (o troveranno) posto pure associazioni di centrodestra. Ma sono le classiche mosche bianche, si conteranno sulle dita di una mano. Complessivamente beneficeranno del «regalo» almeno 300 fra circoli di partito e onlus vicine alla sinistra. Parecchi locali si trovano in vie centrali. In media sul libero mercato varrebbero almeno mille euro al mese di pigione ognuno. «Complessivamente l’Ater perderà 3,6 milioni di euro all’anno», calcola il consigliere comunale Marco Di Cosimo, delegato del sindaco Alemanno per l’emergenza abitativa: «C’è per esempio l’Arcigay, che a dicembre 2007 ha avuto assegnato un megalocale a Testaccio (in via Nicola Zabaglia, ndr) di 450 metri quadri a circa 4mila euro al mese. Con lo sconto e in virtù dei lavori fatti dentro, adesso l’Arcigay pagherà 239 euro al mese per i prossimi 6 anni. Non male, nel cuore di Testaccio». «Lo scandalo consiste nel fatto che l’Ater è in crisi economica e piena di debiti - aggiunge Lollobrigida -. L’unica voce attiva sono i locali commerciali. In questo modo ora saranno “regalati” e verranno a diminuire le risorse in favore degli inquilini. Non una sola riga, al contrario, è stata dedicata in questa manovra agli impegni assunti con il comune di Roma meno di un mese fa».

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mercoledì 13 agosto 2008

Famiglia Cristiana rilancia: “Speriamo non rinasca il fascismo”.

Censimento dei nomadi

(Panorama) Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”.

In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss.
Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”.
E la polemica torna a montare. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”.
La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”.
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lunedì 11 agosto 2008

Veronica e Silvio, l'estate del gran ritorno «Rimasto male chi credeva divorziassi». Ma le foto tradiscono...

Parenti serpenti? Questa foto con il sorriso "tirato" di Veronica Berlusconi qualche domanda la pone..

La telenovela "I Berlusconi's".

Le foto della coppia mano nella mano e il cambio di look della riservatissima first lady. Sono più o meno quindici anni che Silvio Berlusconi sacrifica l'agosto per tutti noi. Per noi che lavoriamo nei giornali, intendo. Un'estate si offre, forse inconsapevolmente, ai fotografi in compagnia di una bella squadretta di amici. Tutti in candida divisa, tutti di corsa sul curatissimo prato di Bermuda.

(Maria Latella - Il Corriere della Sera) Qualche anno dopo, sempre d'agosto, non più amici ma sempre e comunque in compagnia. Passeggia (altro curatissimo prato) nel parco di villa Certosa con la prima graziosa fanciulla di una serie che presto diverrà numerosa . Passano le estati, ma Berlusconi continua a lavorare per noi: c'è la bandana che fa sgranare gli occhioni di Cherie Blair, ci sono le festone sarde però con ballerine cubane, c'è insomma sempre e comunque una notizia, una foto, una novità in arrivo da Berluscolandia. Succede anche st'estate, naturalmente e lo scoop è Silvio marito e nonno. Dopo il presidente operaio di un'indimenticabile 6 per tre (campagna elettorale 2001), il presidente pater familias è davvero la più stupefacente carambola mediatica del Cavaliere. Siamo di fronte al solito lavoro d'immagine, indispensabile per riequilibrare il Berlusconi devoto alle raccomandate a Saccà? O invece, dietro il photoshop, c'è, come si dice, anche un po' di sostanza? Un indizio darebbe un po' credito alla seconda ipotesi. Perché, stavolta, l'estate non è del solo Silvio. È, a sorpresa, piuttosto di Veronica. Tornata accanto al marito nelle foto ufficiali di Chi ma anche in quelle diciamo paparazzate. E se «la casalinga di Macherio» lascia il suo eremo, una qualche sostanza ci dev'essere. Considerando dunque lei, e non lui, protagonista di quest'estate, ecco qualche commento all'album dell' agosto 2008.

A come Alessandro Per lei è il primo nipotino, per Silvio il quarto. Al fine di presentare il piccino, Veronica è tornata davanti all'obiettivo di Enrico Labriola. Il medesimo non la fotografava dai tempi del lancio di Tendenza Veronica. Più di un lustro, oramai.

B come Berlusconi La famiglia prima di tutto. Riuniti a villa Certosa per il cinquantaduesimo compleanno di Veronica, così come a Pasqua si erano visti tutti a Valbonne, in Provenza, nella villa di Marina Berlusconi. I Berlusconi versione Magnum costituiscono ormai un'impressionante task force: erano presenti figli di primo e secondo letto, nipotini, compagni e compagne. Tra loro ovviamente non si chiamano così: papà non gradirebbe. Perciò Marina dice di Vanadia «mio marito», Piersilvio della Toffanin «la mia fidanzata» e Barbara di Valaguzza «Giorgio». Il boyfriend americano di Eleonora è, al momento, soltanto: «my friend». L'imponente gruppone ha inviato urbi et orbi il seguente messaggio: «Piantatela di seminare zizzania. A differenza di altre grandi famiglie, non abbiamo intenzione di massacrarci per l'eredità».

C come caftano
Anche Veronica, del resto da tempo sedotta dall'Oriente, manifesta passione per la moda del momento. Numerosi caftani (il prediletto, verde acqua, è di Blumarine) sono arrivati con lei a Villa Certosa. Restano appesi alle stampelle di metallo, quelle che trovi nei negozi. In camera sua, in Sardegna, Veronica non aveva, e forse non ha ancora, un vero armadio. Per sottolineare la precarietà della presenza?

C come capelli
Ferve, tra Forte dei Marmi e Sabaudia, un appassionante dibattito: Veronica sta meglio liscia o gassata? Le scelte tricologiche derivano talvolta da moti dell'anima, talaltra da necessità. L'impressione è che la blanda permanente esibita nelle più recenti sedute fotografiche sia effetto della necessità. Consente il fai da te, elimina il passaggio dal parrucchiere e in effetti comparve già nella scorsa primavera, proprio mentre nonna Veronica si dava, con entusiasmo, alle pappe di Alessandro.

D come divorzio Da anni la signora Berlusconi raccoglie notizie sul suo imminente divorzio. Quest'estate, in coincidenza con le note telefonate intercettate, l'ultimativo gesto era dato per certo: «Chissà come ci saranno rimasti male» ha commentato lei pensando ai tanti e accorati appelli rivoltile da più parti e da più prime pagine.

L come lago Parafrasando il fortunato film, potrebbe essere lei la nuova «ragazza del lago». Tra le notizie in arrivo da Berluscolandia, figura infatti anche una nuova annessione al patrimonio: la decima (undicesima? Dodicesima? Ah saperlo) villa del Cavaliere. Sul lago Maggiore, questa volta. Veronica, per ora, c'è stata una sola volta. Pare la trovi bellissima ma così perfetta, e così perfettamente arredata dai precedenti proprietari, che a dormirci si sentirebbe un po' a disagio. Più ospite che padrona di casa. «Magari le prime volte preferirei dormire in albergo», ha confidato alle amiche.
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domenica 10 agosto 2008

Lucciole? “Pericolose”. E il modello Rimini potrebbe fare scuola.

Prostitute in azione

Le prostitute? Soggetti pericolosi.

(Panorama) Il senatore Filippo Berselli, torna a riproporre il pugno duro contro la prostituzione. Chiede, il presidente della commissione Giustizia in Senato, di applicare a tutto il terrotorio nazionale la norma anti-lucciole, che assimila le prostitute ai “soggetti peicolosi”, già attiva a Rimini, attraverso una circolare del ministero dell’Interno. “Sarà di fatto una disposizione ai questori” sottolinea il senatore Pdl “affinché valutino ciò che ha fatto il questore di Rimini per applicarlo poi sul proprio territorio”.

Berselli ha avuto una conversazione telefonica col ministro dell’Interno, Maroni, sulla questione. Ho spiegato a Maroni” afferma Berselli “che cosa ha fatto il questore di Rimini e lui mi è sembrato molto interessato. Mi ha assicurato che avrebbe parlato direttamente con questo questore per capire meglio i dettagli della vicenda. Ma sulla possibilità di poter rimpatriare le prostitute straniere, applicando la norma che già esiste”, ha assicurato Berselli, “il Ministro mi è sembrato molto attento e interessato”.
Tutto ha inizio a Rimini, dove il questore, Antonio Pezzano, ha ripescato una sentenza della Cassazione del ‘96 che estendevano alle prostitute la legge del 1956 sui soggetti pericolosi. Tale legge prevede che ci sia prima una diffida del questore a non delinquere, poi la possibilità di rinviare i “rei” al comune di residenza con foglio di via obbligatorio, infine, in caso di “disobbedienza”, scatta l’arresto da uno a sei mesi, il processo, e il rimpatrio obbligatorio. Il questore di Rimini, applicando questa misura, nel solo mese di luglio ha così emesso fogli di via obbligatori per 47 prostitute straniere. Quindi ne ha denunciate 40 che ora dovranno attendere il processo e, in caso di condanna, dovranno essere rimpatriate nel loro paese, con foglio di via obbligatorio.
Oggi il senatore Berselli, confortato dall’iniziativa del questore, ha chiesto proprio a Maroni una circolare ad hoc. “Per evitare un’applicazione della normativa a macchia di leopardo, sarebbe bene che intervenisse una circolare del Viminale. Poi, evidentemente, spetterà ad ogni questore valutare la situazione, ma, forti dei risultati raggiunti a Rimini, dove la prostituzione si è dimezzata soltanto nel giro di un mese, confido che verrà applicata, in breve, a livello nazionale”.

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giovedì 7 agosto 2008

I neofascisti tornano alla "casa del padre"? Pare di si.

Santanchè: Meglio tornare dal cavaliere.
(AdnKronos) Il tempo delle contrapposizioni con il Cavaliere e' finito e anche i sospetti dell'"inciucio" con Walter Veltroni sono caduti. Insomma, secondo Daniela Santanche', non ci sono piu' motivi per fare la guerra al Pdl.
"Dobbiamo partecipare alla nascita del piu' grande partito italiano -dice l'esponente della Destra in una intervista a 'Libero'- Il Paese non ha bisogno della frammentazione ma di stabilita' e il compito del centro destra e' di governare per i prossimi 15 anni".
"Con la mia decisione -aggiunge Santanche', ormai in aperta rottura con il leader del partito, Francesco Storace- penso di interpretare il desiderio di quel milione di elettori che ha votato la Destra e vuole vederla 'con' e non 'contro' Berlusconi. E' caduto il pregiudizio dell'inciucio. In camapgna elettorale sospettavamo che Berlusconi e Veltroni, il giorno dopo, sarebbero scesi a patti, sovvertendo il risultato elettorale. Pregiudizio che e' proseguito anche durante le prime battute della legislatura".
Santanche' rivendica la propria autonomia e replica al segretario che non vuol sentir parlare di riavvicinamento. "Rispetto Storace ma chi ha votato la Destra, chi voleva mandarmi a Palazzo Chigi, e' schierato politicamente da questa parte. I nostri elettori -aggiunge Santanche'- non capirebbero posizioni solitarie e distanti dal governo. E men che meno se appoggissimo i referendum di Di Pietro".

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martedì 29 luglio 2008

Pdl, Mazzocchi alla Mussolini sulle adozioni ai gay: "Rispetta il programma".

"Abbiamo un dovere ben preciso di rispettare il programma elettorale grazie al quale siamo stati eletti".
“Non mi risulta che nel programma elettorale che ha permesso tanto al sottoscritto, quanto all’On.Alessandra Mussolini di essere eletti, sia presente il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto o le adozioni per le stesse.

Abbiamo fatto anni di battaglie contro ogni forma di pacs, dico e cus che permettessero di creare famiglie alternative a quella naturale fondata sul matrimonio; ora una volta al Governo dovremmo addirittura riconoscergli il diritto d’adozione. Come cattolici non possiamo accettare questo discorso ed anzi ci opporremo proponendo le identiche battaglie che hanno fermato queste stesse proposte durante il Governo Prodi”.

Con queste parole Antonio Mazzocchi, deputato del Popolo della Libertà e Presidente dei Cristiano Riformisti, ha commentato le dichiarazioni dell’On.Mussolini sulle adozioni ai single”.

“Proprio perché questo sistema elettorale non vede una elezione diretta di collegio, ma vede da parte della gente un voto al simbolo, al programma ed ai valori della coalizione, abbiamo un dovere ben preciso di rispettare il programma elettorale grazie al quale siamo stati eletti, che deve essere una vera e propria stella polare nell’azione dei 5 anni di Governo. E penso sinceramente - conclude Mazzocchi - che le priorità, anche della commissione infanzia, in questo momento debbano essere altre, dal censimento degli orfanotrofi alla lotta alla pedofilia”.

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giovedì 3 luglio 2008

Cesena: Celletti (Pdl), ecco perchè diciamo no ad elenco unioni civili.

Circa un anno fa fu approvato dal Consiglio comunale, a maggioranza, con il nostro voto assolutamente contrario, ma con una ferma opposizione anche dell'allora capogruppo della Margherita, oggi nel PD, un ordine del giorno in cui si auspicava il riconoscimento anagrafico delle coppie di fatto. Ad un anno di distanza è tornato alla carica il gruppo PRI, con un testo di delibera che prevede l'istituzione a Cesena dell'elenco delle unioni civili, al quale, se fosse approvato, potrebbero iscriversi due persone legate da vincoli affettivi, coabitanti da almeno due anni o due persone, sempre coabitanti da almeno due anni, ma per motivi di reciproca assistenza.

I presentatori hanno parlato di un atto di civiltà. Per noi si tratta di un'iniziativa ipocrita, un atto puramente simbolico dal punto di vista politico ed ideologico. Ipocrita, in senso laico, perché con il falso pretesto di tutelare le coppie eterosessuali che liberamente scelgono la convivenza senza vincoli matrimoniali, si tenta di introdurre l'accreditamento culturale, giuridico e sociale di un surrogato di famiglia per le coppie omosessuali.

Il dibattito intervenuto ha ben chiarito quanta confusione ci sia tra pacs, dico, cus, famiglie anagrafiche, ecc. Ma ha evidenziato anche che spesso per motivi meramente strumentali si nega che l'attuale legislazione e la giurisprudenza già prevedono molte tutele per le coppie di fatto. Se poi, giustamente, si volessero ampliare queste tutele, lo si potrebbe fare attraverso puntuali modifiche del codice civile e penale. La battaglia per il riconoscimento anagrafico delle unioni fondate su vincoli affettivi è quindi pretestuosa e rischia perfino, come hanno scritto alcuni docenti in un documento, di portare a "nuclei estranei o addirittura antitetici a quelli che richiedono una positiva considerazione sociale", vedi nuclei poligamici, sette, ecc. Bisogna quindi sgombrare il campo dalle mistificazioni.

Qui nessuno contesta la libera scelta delle coppie eterosessuali di convivere con o senza matrimonio o di ottenere maggiori tutele. Non si affermi però che la strada per ottenerle passa dall'istituzionalizzazione di altri vincoli che, a questo punto, potrebbero a ragione essere chiamati di serie B. Ma quello che appare più grave è che questa ‘crociata ideologica' rischia di minare ancora di più la famiglia come è tradizionalmente intesa anche nella nostra Costituzione. Da un lato ci si lamenta per l'indebolimento della coesione sociale e per il deterioramento della vita civica e dei valori, dall'altro si fa di tutto per scardinare la cellula fondamentale della nostra organizzazione sociale che è la famiglia. La sua sopravvivenza ed il suo rafforzamento devono invece interessare tutti, laici, cattolici, atei, perché passa di lì qualsiasi strada per affrontare la pericolosa crisi che sta investendo la nostra società".

Antonella Celletti
Consigliere comunale Gdl-Pdl Cesena

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domenica 29 giugno 2008

Bolognapride. Dalla Bertolini (Pdl) parole sprezzanti: Una manifestazione inutile.

Una partecipazione al di sotto delle attese e controproducente per gli stessi interessi degli omosessuali.
(Il Velino) "Una manifestazione, inutile, con una partecipazione al di sotto delle attese e controproducente per gli stessi interessi degli omosessuali. Gli eccessi verbali e comportamentali che lo contraddistinguono, rendono il gay pride un evento sgradevole intriso di una cultura settaria e di risentimento verso coloro che non si piegano alla logica dei capricci elevati a rango di presunti diritti. I soliti slogan che ossessivamente hanno contraddistinto anche il gay pride di Bologna di quest'anno lo testimoniano. Una sfilata carnevalesca con tanto di messinscena di un 'matrimonio' tra due uomini trasforma il tutto in una barzelletta e si ritorce come un boomerang contro la causa omosessuale. Respingiamo quindi al mittente la richiesta di poter accedere al diritto di adottare bambini e la proposta di legalizzazione del matrimonio gay. Crediamo nella famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, come sancito dall'art. 29 della Costituzione italiana. L'ordinamento gia' riconosce moltissimi diritti ai conviventi dello stesso sesso. Nel caso vi siano lacune, c'e' la disponibilita' a valutarle ed eventualmente a colmarle con gli strumenti che il codice civile mette a disposizione dei cittadini. Vogliamo pero' essere ben chiari e ribadire la nostra ferma contrarieta' a qualunque tipo di riconoscimento pubblico per le coppie gay.

Gli agitprop delle comunita' omosessuali e non solo se ne facciano una ragione: con il centrodestra maggioranza in Parlamento per questa legislatura la cosa e' morta e sepolta."

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sabato 28 giugno 2008

I gaypride e le piazze negate. Dopo Roma, Biella e Bologna tocca a Catania.

(Elfobruno) Il biglietto da visita del nuovo governo e delle amministrazioni comunali che si riconoscono in esso è scritto coi caratteri della discriminazione e della carenza di democrazia.
Non bastano le impronte ai rom. Si negano le piazze alle manifestazioni democratiche, civili e pacifiche come i Pride. E' già successo a Biella e a Roma. Il sindaco Stancanelli, neoeletto nel Pdl, vuole estendere questa pratica pure a Catania.

Tipi strani i maggiordomi del cavaliere. Chiamano il loro partito con un nome che inneggia alla libertà, ma poi nei fatti la vietano. Non mi pare strano, poi, che tale partito sia stato votato dalla maggioranza degli italiani, un popolo razzista, omofobo, misogino e mafioso. Un popolo di merda, per dirla in quattro parole.

Faccio notare due cose.

1. La piazza era già stata concessa dalla questura e non sono state presentate da parte dell'amministrazione comunale validi motivazioni per impedire il corteo e lo stanziamento. Il Catania Pride, che si celebra in città dal 2000, è una manifestazione civile e pacifica, per cui non ci sono ragioni di ordine pubblico. Aspettiamo di vedere cosa si inventeranno;

2. Vogliono farci andare a piazza Dante - noi avevamo richiesto piazza dell'Università - che si trova in cima a una salita angusta e dove risiedono alcune associazioni di ultrà di estrema destra. Come mandare le pecore nella tana del lupo.

Adesso capiamo pure che la cultura politica del sindaco si rifà a quella del manganello. Però, come abbiamo già dichiarato nel comunicato stampa, noi non ci faremo intimidire e andremo ugualmente in piazza dell'Università. In modo allegro, pacifico e civile.

Poi ognuno si prenderà le proprie responsabilità.

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giovedì 26 giugno 2008

Critica la Concia per i tagli della Carfagna. Silenzio dai gay di destra che si isolano.

CONCIA: "IL MINISTRO CARFAGNA NON DEVE CEDERE ALLE SPINTE OMOFOBE DELLA SUA MAGGIORANZA".

"Il governo getta la maschera, dice di voler combattere le discriminazioni contro gli omosessuali e, per coprire il buco lasciato dalla cancellazione dell'ICI, taglia 180.000 euro stanziati in favore dell'ISTAT per l'indagine contro le discriminazioni per orientamento sessuale.
La somma tagliata è una inezia per il bilancio dello stato ed è evidentemente un attacco contro gli omosessuali, perché è la prima volta che all'ISTAT viene commissionata una indagine del genere.
Il fenomeno delle discriminazioni per orientamento sessuale va studiato per poter essere compreso.
E' un evento storico che l'ISTAT faccia questo studio: il Ministro Carfagna non deve cedere alle spinte omofobe della sua maggioranza, abbia il coraggio di essere all'altezza delle destre europee, prenda esempio dai Ministri di altri governi di destra, come quelli francesi che esaltano le differenze e non le cancellano, come vorrebbe fare il governo italiano.

Quanto tempo ancora ci metterà la destra italiana a capire che le società aperte ed inclusive generano maggiore ricchezza, rispetto alle società retrograde?"

on. Anna Paola Concia - deputata PD.
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Ndr. Sorprende il completo silenzio dai "gay discriminati solo dalla sinistra" che con questa azione vengono discriminati anche dai loro sodali politici. Se ci siete battete un colpo, o meglio un comunicato, visto che in pratica fate solo quello.

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La destra e i gay. L’Udc cancella il registro delle unioni civili a Formia e la Carfagna una ricerca Istat.

(River-blog) E’ resistito poco più di un anno il registro delle unioni civili a Formia, cittadina nel sud Lazio. Il neosindaco Michele Forte, ex senatore dell’Udc, reduce da una “bufera giudiziaria”, non ha invitato il Consiglio comunale a revocare il registro cittadino dove coppie di fatto gay e eterosessuali potevano iscriversi. Detto, fatto: lo scorso 18 giugno l’assise ha votato una delibera che ha incenerito lo strumento giuridico. Lo scorso anno il presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso aveva partecipato ad una conferenza stampa a Formia con i consiglieri comunali che avevano proposto la delibera per l’istituzione del Registro delle unioni civili, proprio per sottolineare l’importanza del provvedimento. Immediata, oggi, la reazione di Arci gay Roma: “Si tratta di una decisione molto grave. Il Registro delle unioni civili, quando unito a politiche inclusive, ha un altissimo valore simbolico e contribuisce a migliorare la qualità della vita e a dare dignità alle coppie lesbiche e gay, che in tutta l’area pontina vivono situazioni drammatiche: a Latina lo scorso anno fu incendiata l’auto di una coppia gay e sono molte le persone che ci segnalano episodi di disagio e violenza che si verificano in famiglia o nelle città del territorio. Come è possibile che un’Amministrazione che ha innumerevoli problemi da affrontare, come la dispersione scolastica, la riqualificazione del territorio, l’edilizia popolare, il problema della gestione dell’acqua pubblica, si impegni come primo atto del consiglio a cancellare i diritti delle persone omosessuali?”

I registri delle unioni civili sono ormai usciti dall’agenda politica del centrosinistra. Pardon, del Pd. Forse che il Pd di Veltroni è in altre faccende affaccendato? Sono cose da finocchi, dopo tutto.

Aggiornamento/Neanche la Carfagna, ministra delle non sempre Pari opportunità ha voluto mancare di regalare una carfagnata estiva. A due giorni dal Pride nazionale di Bologna ha infatti cancellato il finanziamento all’Istat per una ricerca nazionale sull’omofobia. La denuncia arriva sempre da ArciGay. “Tra l’altro colpisce il fatto che si ritiri il finanziamento ad un progetto avanzato non da un qualsiasi ente di ricerca, ma dall’Istat, ovvero l’istituzione più autorevole e presitiosa del paese - dice Arci Gay - Alla Carfagna, quindi, non interessa approfondire la materia e farsi finalmente guidare dai dati e dalla realtà sociale ma vuole invece proseguire nel dare di sé un’immagine ben precisa: la Crudelia Demon dei diritti civili italiani. Questa sua decisione è l’ulteriore offesa alla difficile condizione di vita di tante persone che vengono aggredite, insultate, discriminate in tutto il paese come dimostra il dossier sull’omofobia, redatto da Arcigay, acquisito persino dalla Commissione Europea”.

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martedì 24 giugno 2008

Un duro attacco di Famiglia Cristiana a Silvio Berlusconi.

(Il Mattino) Un altro duro attacco di Famiglia Cristiana contro i politici. E se l’ultima volta nel mirino del settimanale cattolico vi finì Veltroni, questa volta tocca al Cavaliere. Per l’ultima manovra economica approvata ma soprattutto per le norme del pachetto giustizia che «allontanano Berlusconi dal Colle». «Il Cavaliere ha un’ossessione: i magistrati. E una passione: gli avvocati. Naturalmente - scrive ironico il settimanale - i primi sono contro di lui, gli altri li fa eleggere in Parlamento». E fra questi ultimi «l’ex segretario personale, che mette come ministro della Giustizia». Ma i toni più duri arrivano dopo. «Il pacchetto sicurezza - è scritto nell’editoriale dell’ultimo numero - è inquinato dal ”complesso dell’imputato” (definizione di Bossi), e brucia il capitale di fiducia degli italiani (che l’hanno votato a larga maggioranza), assieme all’immagine di grande statista. Ma allontana anche il Colle più alto della politica». Per i Paolini, però, la questione giustizia è anche «un polverone capace di coprire la mancanza di misure a favore delle famiglie, soprattutto le più povere. La gente è satura di scontri e complotti, di trucchi e sotterfugi e il cambio di passo più volte promesso dal Cavaliere non c’è nella manovra che pure mette in fila provvedimenti per 35 miliardi». Immediate, è chiaro, le reazioni dal mondo politico. «Famiglia Cristiana è ingenerosa verso il ministro Alfano - dice il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi - e la parola segretario personale usata nei confronti del Guardasigilli come dispregiativo è prosa arrogante e priva di misericordia cristiana». Sorpreso Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e deputato del Pdl vicino a Cl, che spiega come «un attacco del genere me lo sarei aspettato da Liberazione o dal Manifesto e non certo da un giornale cattolico. Del nuovo editoriale colpiscono i toni aspri e i contenuti palesemente pretestuosi. Il settimanale è ondivago: un giorno attacca il Pd, l’altro il Pdl, insomma dà un colpo al cerchio e uno alla botte». In difesa del settimanale si schiera invece il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione: «L’intervento sulla Finanziaria - commenta - riprende le critiche che abbiamo esposto già al momento della presentazione delle prime misure economiche del governo».
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Vedi anche:
Famiglia Cristiana contro il cavaliere. "L'anarchia dei valori non va bene". Baget Bozzo: "Accuse indegne".

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venerdì 20 giugno 2008

Isabella Bertolini (Pdl) critica i giudici di Firenze: "In Italia le nozze tra persone dello stesso sesso sono vietate".

(Ansa) 'Non si comprende per quale motivo i giudici della Corte di Appello di Firenze si siano riservati di decidere sulla richiesta di matrimonio da parte di una coppia gay'. Lo afferma, in una nota, la parlamentare del Pdl Isabella Bertolini.
'In Italia le nozze tra persone dello stesso sesso sono vietate - prosegue -, punto e basta. La Corte d'Appello fiorentina intende andare contro la legge italiana? Il Comune di Firenze aveva gia' risposto picche alle richieste avanzate dai due omosessuali. In Italia, e purtroppo non e' la prima volta, si tenta di introdurre surrettiziamente le nozze gay. Noi dichiariamo la nostra aperta avversione a questa possibilita'.
Spero che i giudici fiorentini vogliano responsabilmente e doverosamente applicare la legge italiana e rigettare l'istanza'.

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Bolognapride. Nella parata non sfilera' il gonfalone della provincia. Vittoria del Pdl.

Forza italia pronta a fare da scudo umano per difendere il simbolo della Provincia.
(Dire) Il gonfalone della Provincia di Bologna non sfilera' al Gay Pride, in programma sotto le Due Torri per il 28 giugno.
La presidente Beatrice Draghetti lo ha comunicato al verde Alfredo Vigarani, che aveva avanzato la proposta, spiegando che l'evento non presenta le necessarie caratteristiche istituzionali. Vigarani ne parlera' martedi' al prossimo Consiglio provinciale, ma nel frattempo non nasconde il rammarico. "Spiace che la Provincia dia un patrocinio solo parziale", e cioe' esplicitato "solo per gli eventi di tipo convegnistico". Sarebbe stato piu' opportuno, continua Vigarani, "un patrocinio e una presenza completa, come avvenuto in altre circostanze nelle quali la Provincia non ha mai fatto mancare un'adesione totale".
Due consiglieri di Forza Italia, il capogruppo Luca Finotti e il vicepresidente del Consiglio provinciale Giuseppe Sabbioni, avevano annunciato che avrebbero fatto da "scudo umano" al gonfalone, in caso di risposta positiva da parte di Palazzo Malvezzi. "Sono solo boutades- minimizza Vigarani- non credo lo avrebbero fatto, perche' confido molto nel senso delle istituzioni dei consiglieri provinciali".

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