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mercoledì 10 settembre 2008

Imma Battaglia e l'aggressione a Roma. "Evitare strumentalizzazioni" ed invita Alemanno e Veltroni al village. E questo cos'è?

Un comunicato stampa ad opera di Imma Battaglia sull'ultima aggressione romana nei confronti di due gay, si legge che (...) “E dovere di tutti evitare strumentalizzazioni tutte politiche. L'episodo grave di aggressione va rapidamente perseguito e vanno trovati i colpevoli ma senza creare allarmismi che fanno male innanzitutto agli omosessuali, soprattutto a chi vive in condizioni sfavorevoli. (...) ribadisce inoltre che "Roma è città aperta ai gay". Fa poi una sorta di consuntivo sull'andamento della "gaya estate romana" e che la vede al centro con il suo gay village.

Ci domandiamo se per caso le parole di Imma Battaglia, che sembrano quasi minimizzare l'accaduto, non suonino invece come una sorta di "allarmismo del tutto commerciale" perchè preoccupati che la pubblicizzazione di queste aggressioni e l'idea che questa nuova Roma anti-gay "de destra" provochi una fuga di avventori al village ed in locali o luoghi gay della capitale.
La fine de comunicato poi ci lascia un pò perplessi, infatti ha tutte le sembianze di uno "spottone pubblicitario" e dice: (...) "E proprio su questi temi lancia un invito ad Alemanno e all’ex Sindaco Walter Veltroni a incontrarsi in occasione della chiusura del Gay Village, il villaggio estivo al Parco del Ninfeo all’Eur che ormai da anni rappresenta un luogo di incontro, di cultura e spettacolo del mondo gay, voluto e ideato da Imma Battaglia." (...).

Che ne dite... ce sbajamo?

Il comunicato.
ROMA: AGGRESSIONE AL COLOSSEO: IMMA BATTAGLIA “EPISODIO GRAVE DA PERSEGUIRE MA OCCORRE EVITARE ALLARMISMI E STRUMENTALIZZAZIONI. ROMA E' CITTA' APERTA AI GAY”.

E LANCIA UN INVITO: “ALEMANNO E VELTRONI OSPITI ALLA CHIUSURA DEL GAY VILLAGE, SEGNO DEL SUPERAMENTO DEGLI STECCATI E DI PROGRESSO DELLA POLITICA SUI DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI”.

Sull’aggressione alla coppia gay al Colosseo, interviene Imma Battaglia: “E dovere di tutti evitare strumentalizzazioni tutte politiche. L'episodo grave di aggressione va rapidamente perseguito e vanno trovati i colpevoli ma senza creare allarmismi che fanno male innanzitutto agli omosessuali, soprattutto a chi vive in condizioni sfavorevoli.
I reati d’odio vanno perseguiti con rigore ma non ci sono gli elementi per dire che a Roma c’è una situazione di emergenza. Roma è città aperta ai gay.”

“La vivibilità della città di Roma per la comunità gay/lesbica e trans è certamente molto visibile, prosegue Imma. La Gay Street al Colosseo ne è testimonianza, è di buon livello, e come tutte le cose può essere migliorata ma non certo creando falsi miti.
D’altra parte quest’estate ci sono stati avvenimenti che confermano l’apertura della città di Roma e della politica. Infatti in via di San Gregorio nella nota manifestazione all’Ombra del Colosseo da sempre vicina alla destra, si sono tenuti due eventi gay “Fresh” sostenuti peraltro da Arcicgay e Coming Out.
Al Gay Village, poi, tutte le sere ci sono state migliaia di persone gay e non solo e non è successo mai nulla. Sarà un segnale anche questo?”

E proprio su questi temi lancia un invito ad Alemanno e all’ex Sindaco Walter Veltroni a incontrarsi in occasione della chiusura del Gay Village, il villaggio estivo al Parco del Ninfeo all’Eur che ormai da anni rappresenta un luogo di incontro, di cultura e spettacolo del mondo gay, voluto e ideato da Imma Battaglia. “Sarebbe bello se Alemanno e Veltroni venissero, sarebbe un segno del superamento definitivo di vecchi steccati ideologici oltre che, finalmente, il segno che al di là di certi vittimismi gay, anche la politica italiana sta progredendo!”

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"Ve ne dovete andare, le cose sono cambiate". La Roma di Alemanno rifiuta i gay?

"Sassi e urla: quest'Italia non vuole i gay". È l'ultima di una catena di episodi che si sono verificati negli ultimi mesi a Roma: ecco i precedenti.

(Massimo Lugli - La Repubblica) Camminavano per via dei Fori Imperiali, all´una e mezzo di notte, tenendosi per mano. Una passeggiata romantica conclusa in modo drammatico per Cristian e Federico, due ragazzi di 29 anni vittime dell´ennesimo episodio di violenza contro i gay nella capitale. Prima gli insulti: «Froci di m... «, «Fate schifo», «Ve ne dovete andare, in questo paese per voi non c´è posto». Poi una pioggia di pietre e di bottiglie scagliate dall´alto che, fortunatamente, non sono andate a bersaglio. In azione una decina di ragazzi, alcuni dei quali, secondo le vittime, non avevano più di 15 anni e che sono riusciti a dileguarsi.

E´ accaduto nella notte tra lunedì e martedì, a poche decine di metri dal Colosseo, l´ultimo capitolo di una serie di violenze omofobe, dopo l´assalto al circolo Mario Mieli ad aprile, il pestaggio del Dj Christian Floris a maggio e quello di una ragazza che lavora al "Coming out" a luglio. Immediate e sdegnate le reazioni di condanna per l´aggressione e solidarietà alle vittime dal sindaco Alemanno («Mi auguro che i responsabili siano consegnati alla giustizia al più presto») al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo («Un fatto inaccettabile che merita una risposta dura»), dalla Rosa Arcobaleno all´Arcigay, dal capogruppo del Pd Umberto Marroni agli assessori Umberto Croppi, Sveva Belviso e Cecilia D´Elia.

I due ragazzi sono entrambi bolognesi ma Federico lavora a Terni e Cristian, assistente ai disabili, era andato a trovarlo nei giorni scorsi. «Avevamo deciso di andare a Roma per passare una serata romantica - ricorda più amareggiato che spaventato per la brutta avventura - ho vissuto molti anni nella capitale e sono molto legato a questa città. Siano andati a bere qualcosa al "Coming out" e poi siano usciti per fare una passeggiata al Colosseo. Ci tenevamo per mano, niente di più. All´improvviso, da un rialzo che fiancheggia via dei Fori, un gruppo di ragazzi molto giovani ha cominciato a urlarci insulti di ogni tipo: "Fate schifo", "froci di m...", "chi è la femmina di voi due?" "Ve ne dovete andare, le cose sono cambiate".
Abbiamo tirato dritto ma quelli hanno iniziato a sputare e a tirarci dietro pietre e bottiglie. Per la rabbia ne ho raccolta una e gliel´ho scagliata addosso ma Federico mi ha trascinato via dicendomi di lasciar perdere. No, non ho notato teste rasate, slogan o abbigliamento che potessero far pensare a un gruppo di estrema destra». I due ragazzi non sono stati inseguiti nè aggrediti. Incolumi, Federico e Cristian sono tornati al "Coming out", hanno raccontato quello che era accaduto e, poco dopo, sono stati raggiunti dal presidente dell´Arcigay del Lazio che li ha convinti a chiamare il 112.
«I carabinieri sono stati gentilissimi e molto professionali - conclude il ragazzo - sono andati subito sul posto ma ormai quelli erano già scappati. Purtroppo è vero: in questo paese le cose stanno veramente cambiando e non certo in meglio».

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La destra minimizza. Ministra Meloni "Non si può dire che a Roma i gay siano in pericolo".

"E' una citta' tranquilla verso gli omosessuali".

(AdnKronos) Non si puo' dire che i gay a Roma siano in pericolo: questa e' una citta' che per tutta l'estate ha ospitato manifestazioni gay, che ha una strada a loro dedicata. E' una citta' tranquilla verso gli omosessuali. Dipingere Roma come insicura per i gay mi pare una forzatura". A parlare e' il ministro per le Politiche giovanili, Giorgia Meloni, che in un'intervista al 'Corriere della Sera' ha commentato l'aggressione della coppia gay a Roma.

"Voler dire che Roma sia intollerante mi sembra ingiusto verso Alemanno e anche verso i romani - ha aggiunto la Meloni - Io credo nella responsabilita' di chi amministra se ci sono degrado, abbandono, quartieri lasciati senza niente. Ma non e' questo il caso. E mai, mai c'e' stata disponibilita' da parte di Alemanno verso la violenza o la discriminazione di qualunque tipo".

"Non mi pare proprio che ci sia un ritorno ad un clima pesante - ha concluso il ministro - invece mi sembra che, come accade ovunque, esistono degli episodi terribili. Si eviti di trasformarli in elementi di contrapposizione politica, e di strumentalizzarli. Determinati episodi si devono combattere tutti assieme".

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Gay aggrediti, la voce degli omofobi..

omofobia-200 by you.

(River-Blog) Diversi lettori mi hanno indirizzato alla pagina di Tgcom che tratta la notizia dell’ennesima aggressione gay avvenuta ieri a Roma. A fronte di moltissime persone - la maggioranza - che difendono (ma c’è da “difendere” una manifestazione d’affetto?) la coppia gay, altri commentatori regalano una serie di perle di omofobia. Mi fanno riflettere su quello che la “gente” pensi a riguardo. Non ho editato “k” ed errori ortografici.

simon: gli sta bene sono contro natura…
fred: mannaggia, peccato che non c’ero. incredibile questi finocchi in giro in atti osceni…
Alex: Che vadano a farle a casa loro queste indecenze, VERGOGNA!!! Se Adamo ed Eva erano maschio e femmina.
Luigi: Non si puo’ tollerare tutto , se vogliono fare ste cose che vadano a fale a casa loro dove non siamo obbligati a vederli ne noi ne i nostri bimbi.
massimiliano: è uno schifo vedere coppie gay baciarsi in pubblico ed è un trauma per i bambini.
Flavio: secondo me il gesto dei ragazzi è da criticare ma anke l’azione della coppia gay ke ha voluto in pubblico offendere il pudore delle persone etero k hanno dovuto assistere al bacio quindi non condanniamo solo i ragazzi (anke il loro comportamento è stato sbagliato)ma deploriamo anke la coppia gay ke poteva risparmiarsi il gesto pubblico.
Aleksandar: Secondo me anno fatto bene a insultarli. Io non sono Razzista ma questo mi sembra una stupidaggine, se sono gay vabbene ma non facciamoci vedere il pubblico, che si spaventano i bambini anche. Io consiglio di non farli andare da tutte le parti come con il fumo, niente gay in certi ristoranti.
marco: I gay se si voglione baciare lo devono fare in casa loro, è una cosa innaturale ed è giusto che non lo facciano in pubblico.
luna: E’ vero che siamo tutti liberi, ma è anche vero che bisogna rispettare anche gli altri e oggi mi sembra che queste persone facciano di tutto per sbandierare la loro sessualità, magari evitando di andare per strada a provocare si eviterebbero episodi spiacevoli. Con questo bisogna punire però tutti coloro che non rispettano la libertà altrui. Però cerchiamo di evitare provocazioni inutili.
max: Rispetto assolutamente le tendenze sessuali di chiunque, purché ci sia un pochino di pudore. qualche tempo fa, passeggiando per Verona con mio figlio di 3 anni, abbiamo incontrato 2 uomini in piazza Brà che si baciavano e si abbracciavano… uno “spettacolo” che non ho saputo spiegare a mio figlio. forse l’italia non è ancora pronta.. o forse non lo sono io… dovrebbero avere anche loro un po’ di rispetto per le persone etero.
Paolo: “Ma scherziamo? ma che cosa insegnamo ai nostri figli! far circolare per strada due omosessuali non fa altro che confondere gli ideali dei più piccoli. L’omossesualità vista a mio parere come una “una malattia”(non mi viene adesso il termine giusti), va curata o quanto meno non pubblicata per le strade nei locali pubblici…etc… Io non li condanno personalmente…..ma perlomeno manifestino il loro “stato” in privato e non dinanzi”.

Mi chiedo dove inizi l’istigazione all’odio. L’omofobia è un cancro contro il quale tutti, etero e omo, devono battersi. Nel nome della civiltà.

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martedì 9 settembre 2008

Roma. Camminano mano nella mano, aggrediti due giovani gay.

(River-blog) Ancora un’aggressione, sempre nella Gay street. Nella notte tra lunedì 8 e martedì 9 settembre, Federico e Cristian, entrambi di 28 anni, stavano andando verso i Fori Imperiali mano nella mano, quando sono stati aggrediti da un gruppo di 8-10 giovanissimi ragazzi, che, lanciando sputi, pietre e bottiglie, urlavano ‘Froci, via dall’Italia’, ‘Fate Schifo’. I ragazzi aggrediti hanno chiesto aiuto e hanno denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine.

“Ancora una volta una terribile testimonianza di intolleranza verso le persone gay e verso l’amore omosessuale - afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - i due ragazzi aggrediti si tenevano per mano e questo è bastato a scatenare gli insulti e l’aggressione. Ci preoccupa molto il clima di violenza che si respira in città, per questo ci auguriamo che le Istituzioni collaborino con tutte le associazioni lesbiche, gay e trans per mettere a punto un serio piano per la sicurezza e contro l’omofobia”.
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Gay aggrediti: la solidarieta' di Alemanno.
(Agr) Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha espresso solidarieta' ai due ragazzi gay aggrediti ieri sera ai Fori Imperiali. "Apprendiamo con sconcerto quanto avvenuto - ha detto il primo cittadino - nell'esprimere la nostra solidarieta' alle vittime di questa assurda violenza, vogliamo ribadire la piena condanna dell'amministrazione comunale e di tutta la citta' di Roma". Alemanno ha anche chiesto che i responsabili dell'aggressione siano consegnati alla giustizia in tempi brevi.

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domenica 7 settembre 2008

Aggressione a Napoli. Quell'ultrà di Piazza Bellini era sul treno per l'Olimpico.

Le associazioni gay pensano a organizzare una manifestazione nazionale in città.

(La Repubblica) Pallone e violenza. La coesistenza stretta fra questi due mondi è confermata dall´arresto ieri di un uomo ritenuto fra i responsabili dell´aggressione, avvenuta una settimana fa, a tre ragazze lesbiche in piazza Bellini. Il punto è che l´arrestato è un ultrà del Napoli, che ha ammesso di aver partecipato alla disgraziata spedizione di domenica scorsa a Roma. L´episodio ai danni delle ragazze lesbiche avvenne nella notte fra il 29 e il 30 agosto. Tre giovani furono affrontate a male parole e una di esse venne sfregiata con un bicchiere. La polizia si è messa subito sulle tracce del gruppo di aggressori, anche grazie alla collaborazione delle vittime e delle associazioni gay. Si è giunti così ieri all´arresto di Luigi Del Bono, 36 anni, con l´accusa di tentata violenza sessuale e lesioni aggravate in concorso con altre persone che naturalmente sono ancora in fase di identificazione. Del Bono è stato catturato all´interno di un albergo di via Mezzocannone, dove aveva trovato rifugio. Ad arrestarlo sono stati gli uomini del commissariato Decumani, guidati dal vicequestore Maurizio Casamassima. Ultrà dichiarato, Del Bono è anche pregiudicato con precedenti in tema anche di devastazioni e saccheggi. I reati tipici insomma degli ultras in trasferta. E infatti era sul treno per Roma domenica scorsa anche se ha negato di aver partecipato a incidenti. Circostanza che naturalmente è ora al vaglio della Digos.

Di sicuro da ieri Del Bono è accusato anche di un atto di tipica violenza urbana, che si inscrive nel clima di crescente omofobia in varie città italiane. L´Arcigay di Napoli aveva già denunciato a luglio una aggressione a due giovani gay all´interno di un convoglio della Circumvesuviana. E nessuno ha dimenticato le aggressioni dell´agosto 2007 ai danni di ragazzi gay, sempre a piazza Bellini (nella foto sopra una manifestazione contro l´intolleranza). Episodi a cui fa esplicito riferimento la nota con la quale Arcilesbica Napoli commenta l´arresto di ieri: «Un anno è trascorso, ma non inutilmente. É stato infatti un periodo pieno d´iniziative finalizzate al coinvolgimento della cittadinanza nella lotta all´omofobia. Riconfermiamo la nostra denuncia nei confronti di autorità statali e locali, che mancano di portare a realizzazione pratica uno stato sociale di diritto in grado di garantire pari diritti e pari dignità a tutti i cittadini, siano donne, immigrati, omosessuali o transessuali». E, mentre analoga soddisfazione viene espressa dall´avvocato Elena Coccia per la «Associazione giuristi democratici» che assiste le tre vittime, si lavora a una manifestazione nazionale da tenersi a Napoli, come rivela l´assessore comunale Valeria Valente: «Domani dovremmo avere un incontro con le associazioni LGBT (è la sigla che racchiude i sodalizi lesbian, gay, bisexual e transgender, ndr) per approntare una piattaforma comune».

Probabile che la convocazione della manifestazione scatti per fine settembre. D´altro canto negli ambienti gay napoletani si lavora anche alla possibilità di convocare il gay-pride del 2009 a Napoli. Intanto Valente plaude alle forze dell´ordine: «A loro va il compito della repressione, che è una delle strade da perseguire. A noi spetta l´altra, quella della prevenzione, per promuovere l´integrazione, far sì che le differenze siano percepite come un valore, non un problema. Spero che così la parte migliore di Napoli dia alla città il ruolo che merita e continui a relegare i protagonisti di questi episodi lì dove sono, in una ristretta minoranza».

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sabato 6 settembre 2008

Napoli. Individuati e fermati gli aggressori di Piazza Bellini.

Riceviamo un comunicato stampa da Arcilesbica Napoli che pubblichiamo.

LE VITTIME DI PIAZZA BELLINI E ARCILESBICA NAPOLI DENUNCIANO LE VIOLENZE.
Oggi, sei settembre duemilaotto, il commissariato di polizia presso via San Biagio dei Librai ha individuato e fermato, con l’accusa di tentata violenza sessuale, lo scellerato protagonista della violenta aggressione omofoba dello scorso ventinove agosto in piazza Bellini.
Il soggetto è stato segnalato alle forze dell’ordine in seguito alla coraggiosa denuncia delle vittime, rappresentate dall’avvocato Elena Coccia e sostenute dall’ associazione Arcilesbica Napoli, che ha a sua volta sporto querela per essere venuta a conoscenza dei fatti.

Esprimono soddisfazione per l’ottimo risultato ottenuto l’avvocato Coccia per l’associazione Giuristi Democratici e Arcilesbica Npoli per il Coordinamento Campano LGT, formato da i-Ken onlus e M.I.T. Napoli, nato proprio in seguito agli episodi di violenza omofoba verificatisi nell’agosto duemilasette sempre in piazza Bellini.

Un anno quasi esatto è trascorso dall’episodio di violenza omofoba che tanto scosse ed indignò la comunità omosessuale napoletana ed eccoci costretti a dover assistere ad una nuova ondata di brutalità dove, stavolta, si è infierito contro ragazze poco più che maggiorenni,profittando del medesimo “palcoscenico”: quella piazza napoletana che ancor oggi appare più come luogo votato al conflitto che alla socializzazione e all’incontro di gruppi differenti.

Un anno è trascorso, ma non inutilmente. E' stato infatti un periodo pieno d’iniziative finalizzate al coinvolgimento della cittadinanza nella lotta all’omofobia. Forte dell’azione portata dunque avanti, riconfermiamo oggi la nostra denuncia nei confronti delle Autorità statali e locali, che mancano di portare a realizzazione pratica uno “ stato sociale di diritto” in grado di garantire a tutti i cittadini, siano essi donne, immigrati, omosessuali o transessuali, pari diritti e pari dignità, a partire dalla libertà di aggregazione e dalla coesistenza di realtà sociali e culturali diverse.

Quest’atto di denuncia, oltre alla manifestazione di un grande coraggio personale, è forse anche il risultato di una politica per i diritti su cui molto abbiamo lavorato e lavoreremo e che rende il senso più profondo del nostro ruolo di associazioni; tuttavia, ciò non può impedirci –anche in un momento di soddisfazione- di ricordare come restino gravi le innumerevoli mancanze dell’organizzazione pubblica, che per prima dovrebbe apportare gli strumenti di sicurezza e integrazione necessari a che tra i cittadini –non solo omosessuali- fiorisca un senso di sicurezza e una cultura delle differenze.
In qualità di associazioni a tutela dei diritti civili non ci tireremo mai indietro di fronte a questi obiettivi ma siamo nelle condizioni di dovercene assumere tutto il carico, quando il perseguimento di questi dovrebbe essere prima di tutto compito dello Stato.

Insieme intendiamo continuare a lavorare per una società diversa da questa, in cui non esistano cittadini “minori” capro espiatorio dell’ignoranza e della violenza del branco. Una società dove il branco non esista. E dove la donna sia sempre persona. Ovunque. E non bastonata comunque.

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Milano. Venti di guerriglia urbana sull'apertura di "Cuore nero".

Dalle ore 15 i ragazzi del Torchiera tengono un presidio contro il circolo di estrema destra.

(Cronaca qui) Venti di guerriglia urbana aleggiano su Milano. Il pretesto è l’inaugurazione, oggi pomeriggio alle 17, della nuova sede di Cuore Nero, il centro sociale di ispirazione neofascista che sorgerà in via Pareto, quartiere Certosa, a soli 300 metri dalla cascina occupata Torchiera, frequentata da militanti “antifascisti”.

La base operativa sarà “Il sogno di Lohan”, ex negozio di lapidi mortuarie “regolarmente acquistato con il solo contributo dei simpatizzanti” - si legge in un comunicato. Dopo l’attentato dinamitardo che lo scorso anno distrusse il negozio, i rapporti tra le due frange militanti ora rischiano di diventare davvero esplosivi.

«Attenzione agli assembramenti di antifascisti in piazza Cimitero Maggiore» - si avverte sul sito ufficiale. I rivali del Torchiera, infatti, hanno annunciato un presidio contro l’apertura del circolo.

GUERRIGLIA URBANA
Gli scontri tra i due gruppi militanti hanno origini lontane. Nella notte del 16 marzo 2003 un giovane di nome Dax, frequentatore del centro sociale Orso (Officina di resistenza sociale), rimase ucciso dopo una lite violenta con alcuni militanti di estrema destra. Nel 2006 in corso Buenos Aires, un presidio nato per impedire il corteo di Fiamma Tricolore si concluse saccheggi e devastazioni. 26 persone, furono arrestate e 18 di loro condannati con rito abbreviato.

CUORE NERO
Cuore Nero nasce dall’idea di aprire un circolo culturale di estrema destra a Milano. Tra i suoi fondatori, Alessandro Todisco, ex irriducibile dell’Inter e Roberto Jonghi Lavarini. Il luogo prescelto non è casuale: l’ex negozio di lapidi è a due passi dal cimitero Musocco. Vicinissimo, non solo simbolicamente, al Campo X, dove sono sepolte le spoglie di un certo numero di SS, tra cui il comandante delle Brigate Nere Alessandro Pavolini.

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venerdì 5 settembre 2008

Settant'anni fa le leggi razziali. Una vergogna incancellabile per quell'Italia del duce e dei Savoia.

La vigilia della IX Giornata europea della cultura ebraica coincide con i 70 anni dall'entrata in vigore delle leggi razziali. Era il 5 settembre 1938.
Liliana Segre: «Avevo 8 anni. Papà mi disse che non avrei più potuto andare a scuola».
Settant'anni fa le vergognose leggi razziali: vittime 5mila milanesi. Lo storico Nissim: provvedimenti figli dell'opportunismo politico.

(Paola D'Amico - Il Corriere della Sera) Esclusi dalle scuole statali, esattamente settant'anni fa, gli studenti e gli insegnanti ebrei di Milano ricominciarono da via Eupili. In due palazzine poco distanti dal parco Sempione, dove oggi ci sono residenze e il Centro di documentazione ebraica, che vennero trasformate in fretta e furia in edificio scolastico. Il 5 settembre del 1938, quando venne promulgato il «Regio decreto per la difesa della razza nella scuola», cadde di lunedì. Due giorni dopo, il 7 settembre, un altro decreto avrebbe bandito dalla città cinquemila ebrei stranieri, bollati come «indesiderabili».

Una pagina di storia che non va dimenticata ma che lo storico e scrittore Gabriele Nissim, alla vigilia della IX Giornata europea della cultura ebraica, che si celebra domenica in 27 paesi europei e in 58 località italiane e che quest'anno vede Milano capofila, invita a rileggere sotto una nuova chiave. «Nel nostro paese non ci fu una cultura antisemita, e le leggi razziali del '38 nacquero da un opportunismo politico. Ma se mancò una reazione da parte della Chiesa e degli intellettuali, in compenso reagì la società. Ne sono testimoni quanti si misero in gioco per salvare gli ebrei. Un numero di "giusti", anche milanesi, altissimo, come non c'è stato in altri paesi ».
Gente comune che ebbe «il coraggio di sapersi scandalizzare e contrastare il male usando la propria testa». Cosa che oggi, dice Nissim, «sembra venir meno», sottolineando la contraddizione tra i tanti «mea culpa sul passato» e il «fastidioso silenzio sui ripetuti fatti di antisemitismo che avvengono fuori del nostro paese». E' una soddisfazione «essere protagonisti di questo evento internazionale» ha detto il presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri, che ha ospitato a Palazzo Marino la presentazione della giornata europea della cultura. Con lui Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane (Ucei) il quale ha aggiunto: «In altri paesi europei si verificano ancora casi di antisemitismo, ma in Italia sono episodi rari e la convivenza è ottima».

Ottimismo che Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio, smorza. «Quando vennero promulgate le leggi razziali stavo per compiere 8 anni. Eravamo a tavola quando papà mi annunciò che non avrei più potuto andare alla scuola di via Ruffini. Lui, che era un ragazzo del '99 e che con mio zio era stato ufficiale nella prima guerra mondiale, fino all'ultimo aveva creduto che qui non sarebbe stato come in Germania. Tutti quelli come loro fino all'ultimo non hanno creduto. Quando ad entrambi hanno ritirato la tessera di ufficiali in congedo hanno sofferto moltissimo. Eppure, fuori, le piazze piene erano vere. Il pericolo, oggi come ieri, è l'indifferenza. Che giustifica tutto», conclude la Segre. «A distanza di tanti anni una compagna di classe ancora al mondo mi ha confidato di non aver mai capito perché ero sparita». Liliana Segre aggiunge che «il fatto che la mia famiglia fosse laicissima, integrata, aveva dato a questa espulsione da scuola un'aggravante per me. Solo in casa mia potevo essere me stessa. Fuori avevo subito imparato a tacere. Noi non potevamo avere la donna di servizio, ci bloccavano la radio su una stazione, ricevevamo telefonate anonime e minacciose. A otto anni vivevamo in un altro mondo. Non basta celebrare una giornata senza far capire la violenza dell'indifferenza che, allora come oggi, è il male assoluto».

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mercoledì 3 settembre 2008

Milano, giornalista adescava e stuprava badanti straniere.

Violenza sulle donne

(Panorama) Vestiva con giacca e cravatta, diceva di essere un giornalista televisivo e attaccava bottone con le ragazze alla fermata dell’autobus. Sceglieva quasi sempre badanti o infermiere straniere, cui proponeva di fare un servizio per un canale locale o un’intervista per un quotidiano nazionale. In realtà l’adescamento aveva ben altri fini. Una donna ucraina di 37 anni ha denunciato che Fadil S., bosniaco 42enne, l’ha rapita e poi violentata. Gli agenti del commissariato Greco-Turro, a Milano, lo hanno sottoposto a fermo con l’accusa di sequestro di persona a scopo sessuale.

Nel telefonino dell’uomo sono stati trovati i numeri di altre 18 ragazze, con gli sms che aveva inviato a ciascuna. Tutti con tono maniacale, di chi controlla e perseguita la propria vittima. Per questo la polizia le vuole interrogare, per capire se anche loro hanno subito il terribile trattamento della 37enne ucraina. Pare che il bosniaco studiasse e seguisse le donne che voleva adescare e che le incontrasse soprattutto alla metropolitana di piazzale Loreto e sugli autobus 91 e 92.

Una lunga storia di ossessione alle spalle, quindi. E anche dei precedenti penali per reati sessuali, estorsione, furto, minacce e lesioni risalenti a una decina di anni fa. Nonostante ciò, e nonostante fosse in Italia da clandestino, Fadil S. era riuscito realmente a collaborare con alcune tv locali e a scrivere per alcune testate, anche nazionali. Usava un nome falso e si faceva chiamare Fabio o Frederick.

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martedì 2 settembre 2008

Aggressione a Napoli, Dopo quattro giorni la posizione di Arcigay e Arcilesbica in un comunicato.

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato.

Le associazioni napoletane per la difesa dei diritti degli omosessuali Arcilesbica, Arcigay e i Ken denunciano il gravissimo episodio di violenza avvenuto a Napoli venerdì 29 agosto in piazza Bellini, riportato dal quotidiano Il Napoli nell’edizione del primo settembre.
Vittima dell’accaduto è una ragazza diciannovenne che sostava nella piazza insieme ad un gruppo di amici e per il sol fatto d’essersi intrattenuta teneramente con la compagna si è trovata a subire insulti, molestie sessuali e lesioni sotto gli occhi terrorizzati dei presenti, rimasti impotenti di fronte a tanta violenza. La giovane non ha sporto denuncia nei confronti dell’aggressore, nel frattempo allontanato dai suoi amici, perché dissuasa da alcuni dei presenti che, probabilmente, avevano tutto l’interesse a non avere “questioni in sospeso” con certe frequentazioni -purtroppo abituali- del posto.

Questi i fatti. Di seguito le dichiarazioni delle associazioni.

Arcilesbica Napoli esprime vicinanza e solidarietà nei confronti di chi ha dovuto subire questa ignominiosa aggressione, invitando lei e chiunque si sia trovato a patire abusi e brutalità del genere a rivolgersi senza paura a chi di dovere e alle associazioni di genere perché vengano tutelati i diritti e le libertà di ciascuno.
Oltre a manifestare sdegno di fronte al vergognoso perpetrarsi di simili episodi di violenza ai danni dei cittadini omosessuali di questo paese, Arcilesbica Napoli intende esprimere seria preoccupazione verso l’indifferenza generale -e in particolare delle amministrazioni- nei confronti di un conflitto sociale che lungi dall’essere affrontato con interventi mirati, viene incalzato e legittimato da una politica nazionale che troppo spesso esprime intolleranza verso ogni manifestazione dell’ “altro”, alimentando così nella società che dovrebbero educare, fenomeni di discriminazione e di esclusione.
Come Organizzazione al servizio della cittadinanza per la difesa dei diritti delle persone omosessuali, Arcilesbica Napoli chiede a viva voce che i governi locali e nazionali acquisiscano la responsabilità necessaria al fine di realizzare interventi immediati volti ad una reale integrazione della società civile che parta dall’affermazione dei diritti, delle libertà e della dignità di tutte e tutti.

Arcigay Napoli oltre ad esprimere sdegno per il ripetersi di tali atti di inciviltà ed intolleranza è vicina a quanti subiscono ogni giorno situazioni discriminatorie e di violenza che ripetute, scarsamente contrastate anche da chi ha il dovere di vigilare sul rispetto di tutti gli individui e purtroppo da taluni ostentate portano poi al verificarsi di tragici eventi come questo.
L'ennesima aggressione in quella piazza che da tutti è riconosciuta come luogo di incontro della comunità lesbica gay bisex e trans napoletana è il sintomo inequivocabile che esiste un'emergenza omofobia a Napoli; non esistono alibi per transigere sui diritti e la legalità.
Arcigay Napoli invita tutte le persone omosessuali bisessuali e transessuali oggetto di violenza omofoba a denunciare immediatamente i fatti o a rivolgersi per ogni supporto alle associazioni napoletane.
L’Associazione i Ken ONLUS di Napoli invita tutti e tutte le cittadini napoletani a vigilare sulla piazza e a proteggere chi subisca una violenza chiamando tempestivamente il 112 o il 113.
Si ritiene che a 12 mesi esatti dalle ultime aggressioni di piazza Bellini, la comunità napoletana ( non solo omosessuale e ovviamente non solo a piazza Bellini) debba manifestare con solidarietà il sostegno a chiunque, in pace, viva la propria libertà di amare e di essere amata o amato.
Con cinismo occorre dire che questo da solo non basta!
Occorre che chi subisca la violenza sporga denuncia presso le autorità di Pubblica Sicurezza e alle associazioni Gay e Lesbiche di Napoli perchè è sbagliato lasciare alla cronaca del giornali costruire fobie ed odi inutili.

Ci rifiutiamo d immaginare che l’esercito risolva il problema vivibilità e chiediamo con decisione una maggiore attenzione alle troppe violazioni della legalità verso persone e verso il patrimonio a cui piazza Bellini è abbandonata. La Napoli che ci meritiamo non questa è ben altra.
Le associazioni Arcilesbica, Arcigay e i Ken chiedono all’assessore Valeria Valente ed al Sindaco Rosa Iervolino Russo una riunione del gruppo di lavoro del Tavolo per le Pari Opportunità LGT per discutere del grave fatto accaduto in piazza Bellini.
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Ndr. Formidabile i tutori dei diritti Lgbt scoprono i fatti dai giornali e tre giorni dopo e ne fanno il solito "minestrone" ideologico ... (Aspis)

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lunedì 1 settembre 2008

Napoli: Ragazza lesbica sfregiata da un ultras.

In piazza Bellini l'anno scorso un episodio analogo: le associazioni manifestarono. Un giovane si toglie le mutande e insulta alcune ragazze gay. Poi ne ferisce una con un bicchiere.

(Amalia De Simone) Le ha tagliato la faccia colpendola con un bicchiere dopo averla insultata e molestata spogliandosi dei jeans e delle mutande: "lo vuoi il pisello? Lo vedi lesbica di merda?". È successo ad una ragazzina non ancora ventenne rea di aver rivolto un gesto affettuoso alla sua innamorata in una delle più note e affollate piazze della movida napoletana. Un episodio gravissimo di omofobia che arriva, quasi come fosse un vergognoso rituale di fine estate, a "celebrare" l'anniversario della sassaiola contro i gay da parte di un gruppo di ragazzi simpatizzanti di un'organizzazione di tifosi del Napoli, avvenuta proprio un anno fa. Allora l'episodio scatenò polemiche e ben due manifestazioni pubbliche contro l'omofobia. Non è bastato. L'onta della discriminazione e dell'intolleranza sporca ancora una volta piazza Bellini, la bellissima agorà amata dagli stranieri
che da anni riunisce davanti ai decumani diverse realtà di studenti, musicisti, magistrati, scrittori, intellettuali, gruppi di tifosi e tradizionalmente anche gay, grazie ad una serie di iniziative culturali e di socializzazione di arcilesbica.
Erano le due della nottata tra venerdì e sabato: la piazza, secondo il racconto di alcuni testimoni, era ancora viva, e tra i tanti giovani c'era una tavolata di una decina di amici. tra loro, anche due ragazze inequivocabilmente innamorate che partecipavano alla serata occhi negli occhi. Un abbraccio di troppo ha inspiegabilmente infastidito un giovane che sostava con alcuni amici nei pressi delle rovine archeologiche. "Era fuori di testa, si vedeva lontano un miglio
- ha raccontato un ragazzo presente in piazza con la sua comitiva - si è staccato dal suo gruppo e come una furia si è avvicinato a quelle ragazze. Io lo vedevo di spalle: si è abbassato i pantaloni e le mutande e ha cominciat ad urlare insulti e volgarità". "Qualcuna si è alzata dal tavolo spaventata - aggiunge un'altra testimone - e lui ha provato addirittura ad inseguirla.
Poi alcune ragazze del gruppo hanno risposto alle provocazioni e lui, completamente invasato, le ha aggredite fino ad afferrare un bicchiere e scaraventarlo contro una di loro chiamandola "lesbica di merda". La ragazza, giovanissima, sanguinava: aveva un taglio profondo tra il naso e la fronte e un altro sopra la bocca. A quel punto sono intervenuti alcuni amici dell'aggressore che, capita la gravità della situazione, hanno cercato di calmare le acque, hanno immobilizzato il loro amico e lo hanno portato via". Secondo i presenti in piazza, la vittima dell'aggressione avrebbe voluto allertare le forze dell'ordine ma sarebbe stata dissuasa da alcune persone che le avrebbero chiesto di non creare scompiglio in zona e suggerito inoltre che non sarebbe stato opportuno "mettere i suoi affari in piazza". Non è chiaro quindi se successivamente le ragazze si siano rivolte alla polizia. "L'assenza di denuncia è uno degli elementi più sconcertanti di questa vicenda. - commenta la presidente di Arcilesbica Napoli Giordana Curati - È grave che anzichè supportare queste ragazze, i presenti le abbiano scoraggiate soprattutto se è successo per ragioni "commerciali". Sarebbe stato utile anche un esposto in forma anonima: la polizia ha già in passato monitorato la piazza per episodi analoghi. Siamo rimaste qui cercando un incontro e senza provocazioni. A questo punto ci facciamo carico noi dell'associazione di denunciare questo gravissimo fatto all'opinione pubblica. Cercheremo le vittime dellaggressione perché l'arcilesbica esiste anche per essere al fianco delle ragazze omosessuali che si trovano a dover affrontare situazioni più grandi di loro.
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La ragazza sfregiata a Napoli da un ultras. Le dichiarazioni di Arcilesbica.

Ecco l'omofobia legittimata "La politica è responsabile".
La deriva omofoba arriva alla vigilia di una manifestazione (già programmata) di Arcilesbica, arcigay, I Ken e Mit contro l'intolleranza e l'ignoranza.
«Sono molto preoccupata - confessa la presidente di arcilesbica Giordana Curati - e mi inquieta questa diffusa convinzione dell'inutilità della denuncia.
Un atto come quello capitato venerdì non può restare impunito. soprattutto perchè i "personaggi" della piazza li conoscono tutti e quindi l'autore di questo episodio che sfiora la molestia sessuale oltre che le lesioni, può essere individuato. In genere sono ragazzi che a loro volta vivono situazioni di marginalità e disagio. Inoltre va detto che all'assenza di qualsiasi forma di intervento politico per l'integrazione si sono aggiunti tanti interventi pubblici contro i gay che
hanno creato anche un senso di legittimazione a compiere violenze del genere. Eppure
la ministra per le pari opportunità in una delle sue prime uscite disse che l'omofobia non esiste"».

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Torna a casa il gay brutalizzato in carcere, ha ottenuto i domiciliari.

È lametino il detenuto calabrese di 40 anni, omosessuale e sieropositivo, orfano dei genitori, che sarebbe stato stuprato, picchiato e minacciato durante la sua detenzione nel carcere di Catanzaro, dov'era stato trasferito dopo essere stato chiuso per tre giorni in quello lametino dopo il suo arresto per furto di tubi di rame.
Secondo quanto è trapelato, sarebbe stato ripetutamente violentato dai compagni di cella che, non appena scoperta la sua sieropositività, l'hanno picchiano più volte minacciandolo anche di ucciderlo.
Anche per questo l'uomo è stato messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Poi è stato trasferito nel carcere di un'altra regione e per alcuni giorni - incredibilmente - rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali.
Ora il quarantenne gay si trova agli arresti domiciliari ed ha trovato la forza di raccontare tutta la sua drammatica vicenda a Franco Corbelli, leader del movimento Diritti Civili, che da anni è impegnato in battaglie di legalità, che non ha esitato a denunciare la violenza che il carcerato lametino avrebbe subito durante la sua detenzione.
Una storia che il leader di Diritti Civili ha definito "una barbarie indegna di un Paese civile, un dramma e un'inaudita violenza". Un episodio, aggiunge Corbelli, "di una brutalità e disumanità inaudite".
È la vicenda triste di un uomo arrestato lo scorso 17 luglio dai carabinieri perché trovato insieme ad un complice mentre rubava tubi di rame.
Un passato costellato da piccoli episodi criminali commessi in evidente stato di bisogno. A Lamezia lo conoscono in molti. E perfino dagli inquirenti non è definito come un criminale incallito, ma come un soggetto che spesso commette degli errori, ma quasi sempre per necessità.
Dopo la sua "brutale disavventura" è tornato a casa dove si trova agli arresti domiciliari in attesa che qualcuno l'aiuti ad venir fuori finalmente dal suo dramma, consumato tra sofferenza e disperazione.

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sabato 30 agosto 2008

Violenze su detenuto gay, Corbelli: "Guardasigilli faccia luce".

(Ansa) Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha presentato un esposto-denuncia al ministro della Giustizia, Angelino Alfano sul caso del detenuto calabrese, quarantenne, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e minacciato in un carcere calabrese. Corbelli, nell'esposto, chiede al Guardasigilli di intervenire ''per fare luce e giustizia su questa turpe e disumana vicenda, indegna di un Paese civile''. Attualmente il detenuto che e' orfano di entrambi i genitori, e' agli arresti domiciliari dopo essere stato in isolamento in una cella con topi e scarafaggi e, successivamente, trasferito dalla casa circondariale calabrese, teatro della violenza, in un altro carcere siciliano, in un reparto riservato ai condannati per reati sessuali. ''Quando mi ha telefonato per raccontarmi il suo dramma e la sofferenza per la brutale violenza subita - afferma Corbelli - ho avuto la netta sensazione di trovarmi dall'altra parte del telefono una persona disperata, rassegnata, per la quale, come mi ha detto piangendo, la vita non aveva piu' alcun senso. Ho temuto fortemente che potesse compiere qualche insano gesto, che volesse suicidarsi. Ho cercato di rasserenarlo, assicurandogli il mio intervento e il mio aiuto''. ''Al ministro - conclude Corbelli - chiedo che si faccia chiarezza sulla vicenda rendendo giustizia alla vittima di questa brutale violenza''.

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venerdì 29 agosto 2008

Detenuto gay sieropositivo stuprato in un carcere calabrese.

(Agi) Il leader del movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quella che definisce "una barbarie indegna di un paese civile, il dramma e la inaudita violenza subita in carcere da un giovane detenuto calabrese, 40 anni, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e minacciato in prigione, messo quindi in isolamento in una cella con topi e scarafaggi".

"E' un episodio - aggiunge Corbelli - di una brutalita' e disumanita' inaudite. Un giovane calabrese di 40 anni da qualche giorno agli arresti domiciliari mi ha raccontato per telefono la sua allucinante e dolorosa odissea. Arrestato per tentato furto, nel giugno scorso, viene rinchiuso in un carcere calabrese. Dichiara subito alla direzione dell'istituto di pena la sua omosessualita' e sieropositivita'. In cella agli inizi di luglio subisce una violenza bestiale, viene ripetutamente violentato da alcuni detenuti, che quando poi scoprono che e' sieropositivo lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. Il giovane viene per questo messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Successivamente viene trasferito in un carcere di un'altra regione e per alcuni giorni incredibilmente e irresponsabilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali. Intanto chi lo ha violentato in cella e anche gli altri detenuti, dell'intera struttura ospedaliera, che sono venuti a contatto con lui, vivono con l'incubo di aver contratto l'Aids. Da pochi giorni il giovane ha ottenuto gli arresti domiciliari. Mi ha telefonato per raccontarmi, piangendo, con rabbia e dignita', il suo dramma, la sua sofferenza, la sua disperazione. Sono profondamente indignato per quanto accaduto. Chiedo che venga fatta luce e giustizia su questo gravissimo episodio, accertate e perseguite le responsabilita' a tutti i livelli. Quel giovane merita rispetto, solidarieta' e giustizia. Naturalmente - conclude Corbelli - chiedo che in questo carcere venga fatto un attento esame per verificare se a seguito della violenza al giovane omosessuale sieropositivo si siano registrati casi di infezione da Hiv in altri detenuti che devono naturalmente essere seguiti con attenzione e curati adeguatamente per evitare il dilagare della malattia e per scongiurare che si diffonda in questa casa circondariale la psicosi Aids".

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mercoledì 27 agosto 2008

Perchè Ahmet Yildiz, ragazzo gay turco, è stato assassinato?

(Digayproject) Sono passate tre settimane da quando l'assassinio di Ahmet ha scosso la comunità di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e travestiti (GLBTT) turca. Nonostante ciò la polizia e le autorità giudiziarie non hanno ancora azzardato alcuna ipotesi sull'accaduto. Non si sa chi abbia commesso l'omicidio, non si conosce il movente, e questo non ha fatto che accrescere la preoccupazione all'interno della comunità.
L'associazione Kaos Gl (Ankara) ha inviato una lettera alla polizia che si sta occupando del caso al fine di capire a che punto siano le indagini, e ha annunciato alla stampa che non permetterà che l'omicidio di Ahmet Yildiz venga dimenticato.

Perchè Ahmet Yildiz è stato ucciso?
Ahmet è stato ucciso a causa del suo orientamento sessuale o per altre ragioni? Qualcuno l'ha ucciso per rispettare le vecchie tradizioni sull'onore? Si tratta di un crimine basato sull'odio? Non si può ancora dire. Tutto quello che sappiamo è che Ahmet Yildiz era omosessuale, è stato ostracizzato dalla sua famiglia a causa del suo orientamento sessuale e ha condiviso il suo dolore con la comunità GLBT.
In Turchia è normale che alcune persone possano essere uccise solo perchè vogliono avere una relazione gay alla luce del sole.
Fino ad oggi, nessuna giustizia è stata fatta per i gay, le lesbiche, i bisessuali, i transessuali e travestiti turchi che sono stati uccisi a causa del genere o del loro orientamento.
Gli assassini, che spesso provengono dalla famiglia stessa delle vittime, vengono protetti e sostenuti dalla famiglia in nome dell'onore, mentre in sede di giudizio ottengono il minimo della pena, grazie ad assurde attenuanti.

Onore o odio?
Ahmet Yildiz, in uno scritto in cui descrive il suo rapporto con i famigliari, usa l'espressione "pistola alla tempia" un numero impressionenate di volte per far capire quanto fosse sotto pressione e quanto fossero violenti gli insulti ricevuti dalla famiglia.
Viene quindi istintivo chiedersi se sia stato proprio chi gli era più vicino a "puntargli alla tempia" quella pistola che lo ha ammazzato, giustificato dall'ancora diffusissima tradizione dell' "omicidio d'onore". Dopo che un giornale indipendente ha pubblicato la storia dal titolo "primo omicidio d'onore gay in Turchia", altri media hanno trovato il coraggio di chiamare le cose col loro nome, "omicidio d'onore gay".
Ahmet Yildiz però non è stato il primo gay ad essere ucciso. Anche se fosse stato ucciso per una questione d'onore, certo non è il primo omicidio d'onore gay che avviene in Turchia. Sebbene molti altri casi non siano stati presi in considerazione dalla stampa, e quindi siano rimasti nell'ombra, non è la prima volta che si sente parlare di uccisioni di omosessuali. Un caso molto popolare è quello di un ragazzo gay di Kahramanmaras condannato a morte dalla sua famiglia: il fratello maggiore infatti ha confessato di averlo ucciso perchè "ci aveva disonorato e la famiglia aveva bisogno di ripulirsi da quest'onta".
La dinamica dei fatti ancora non si conosce. Nonostante ciò, la completa indifferenza della famiglia durante il funerale (il cadavere è stato abbandonato in obitorio per una settimana) danno l'impressione che il fatto non abbia riscosso poi molto stupore.
Naturalmente, parte della famiglia starà piangendo la perdita di Ahmed YIldiz (chiunque sia l'assassino e qualunque siano state le sue ragioni), nonostante ciò altri si sentiranno sollevati perchè il loro onore è stato ripulito.
Attendiamo spiegazioni dalla polizia di Istanbul.
Un omicidio dev'essere spiegato in base al movente e alle circostanze.
Il chiarimento di questo omicidio è un dovere, non solo per il processo ma anche per quanto riguarda le implicazioni politiche e sociali.
Ecco perchè stiamo continuando a fare pressioni sulla polizia di Istanbul affinchè ci dia le risposte che stiamo cercando. Perchè sembra che stiano insabbiando la sua morte?
Speriamo che i Media regiscano al nostro appello in modo responsabile.
Nella copertura dei Media del fatto, si è solo detto che Ahmed Yildiz "è stato ucciso perchè gay". I giornali devo smettere di trattare come leggeri pettegolezzi le storie di chi viene ammazzato solo perchè gay, come fosse una parabola sistematica che tutti i GLBTT devono prima o poi percorrere.
Certi articoli che incoraggiano e danno nuovi impulsi ai più bassi istinti omofobici rende la vita dei GLBTT un inferno e devono essere fermati.
Anche la comunità GLBTT è parte di questa società e la discriminazione è un reato.
Speriamo che i Media agiscano in modo sensibile e responsabile nel parlare di fatti che riguardano la comunità GLBTT e che ci assistano affinchè questo omicidio venga risolto nel più breve tempo possibile.

Kaos Gl
E-mail: kaosgl@kaosgl.org

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martedì 26 agosto 2008

Ad Agropoli il film-scandalo sui trans maltrattati in Turchia.

(Napoligaypress) Parte il 28 agosto a Marina di Agropoli (e proseguirà fino al 31) l’undicesima edizione del Mediterraneo Video Festival, concorso internazionale del cinema documentario del mediterraneo che dedica particolare attenzione ad un cinema che riflette la diversità umana, la comprensione delle differenze promuovendo il rispetto delle identità dei luoghi favorendo il dialogo interculturale.

Tra gli eventi di questa edizione l’incontro venerdì 29 con l’artista e regista turca Sukran Moral (nella foto) di cui sarà proiettato il film Tranistanbul Demet: una lunga intervista ad una trans turca che racconta dei maltrattamenti subiti dalla polizia locale.

E’ la prima volta che il film, in Turchia contestato e censurato, viene proiettato in Europa. Sempre della Moral sarà proiettato il corto-performance “Zina” (in turco “adultera”) in cui viene messa in scena la lapidazione e la sepoltura ancora viva di una donna accusata di adulterio.

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lunedì 25 agosto 2008

Violenze sessuali su ragazzino, arrestato 56enne.

Un paio di birre in compagnia, una sigaretta, quattro innocenti chiacchiere.
(La Repubblica) Poi l'invito a salire in auto con la scusa di accompagnarlo a casa. Invece, una volta raggiunto un parcheggio di Menaggio, averebbe abusato di lui approfittando dello stato di intontimento che pare fosse dovuto a qualche sostanza messa nella sigaretta. Con le accuse di violenza sessuale aggravata e continuata è finito in manette un 56enne di Corrido (Como), Carlo Caccia, arrestato dai carabinieri di Porlezza dopo la denuncia fatta da un giovane. L'uomo, impiegato all'ufficio postale, è stato bloccato attorno all'una di sabato notte quando è caduto in una trappola costruita dai militari che da una settimana attendevano il momento giusto.

Ovvero quando il 56enne è tornato alla carica per incontrasi nuovamente con un 18enne residente in zona. Secondo quanto riferiscono i carabinieri, i due si erano incontrati una prima volta nel maggio scorso quando il giovane era ancora minorenne, tentando più volte di avere con lui rapporti sessuali. Il primo incontro in un locale pubblico dove gli aveva offerto da bere e una sigaretta probabilmente drogata. Stando alle accuse la sera del 16 agosto scorso sarebbe tornato alla carica nello stesso pub: avrebbe nuovamente incontrato il ragazzo e, adducendo, la volontà di chiarire quello che a suo dire sarebbe stato nulla più che un equivoco, lo avrebbe convinto a salire ancor una volta sulla sua auto ripetendo lo stesso copione della prima volta, in questo caso, però, appartandosi in una zona buia ai piedi del Monte Galbiga.

In questo caso, però, la 'preda' per nulla intontita, sarebbe riuscita a fuggire. Stanco di una situazione divenuta insopportabile, il ragazzino si è quindi rivolto ai carabinieri che hanno fatto scattare la trappola: all'ennesimo invito il giovane si è presentato all'incontro con due microspie: una per il collegamento diretto con i militari, l'altro per registrare il colloquio fra i due.

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Picchiano e rapinano trans a Roma, arrestati due giovani.

(La Repubblica) Hanno abbordato un trans brasiliano per picchiarlo e rapinarlo, e quando si sono accorti di essere inseguiti da una 'gazzella' dei carabinieri hanno tentato di speronarla.

Sono comunque finiti in manette due romani, di 18 e 20 anni, fermati dopo un breve inseguimento dai militari del Nucleo Radiomobile nella zona di via Prenestina, a Roma. I due balordi, che hanno compiuto l'aggressione intorno alle 3 di questa mattina, saranno giudicati con il rito direttissimo. La vittima è stata giudicata guaribile in cinque giorni.

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domenica 24 agosto 2008

Donna Assunta Almirante da forfait alla Versiliana. Tafferugli tra militanti di destra e sinistra.

Scritta offensiva e stella a 5 punte contro 'An'.
Ancora strascichi dopo i tafferugli tra militanti di destra e sinistra che si sono verificati alla Versiliana in occasione della presentazione del libro su Almirante. Nelle vie del centro sono infatti comparse scritte offensive contro il presidente della Fondazione Versiliana Massimiliano Simoni, il sindaco Massimo Mallegni e il vice sindaco Alberto Giovannetti.

(Daniele Masseglia - La Nazione) Non si è ancora spenta l'eco dei tafferugli di martedì in Versiliana, accaduti durante un incontro su Giorgio Almirante. La contestazione di partiti e movimenti di sinistra si è infatti 'trasferita' sui muri della città, imbrattati nella notte tra mercoledì e giovedì con scritte offensive e minacciose all'indirizzo di esponenti del centrodestra, in particolare verso il presidente della Fondazione Versiliana Massimiliano Simoni, il sindaco Massimo Mallegni e il vice sindaco Alberto Giovannetti.

Le scritte, comparse in via del Teatro, nel passo tra via Stagi e via Oberdan e dietro il mercato comunale, sono state fatte con uno spray rosso e riportano come 'firma' la stella rossa a cinque punte oltre a falce e martello. Gli operai comunali hanno subito pulito i muri imbrattati. Immediato anche lo sdegno del centrodestra.

"E' puro vandalismo - commenta il sindaco Massimo Mallegni - oltre ad essere un atteggiamento volgare compiuto da persone che non conoscono il dialogo. Atti preoccupanti che non hanno l'obiettivo di arrivare ad alcun positivo risultato di confronto civile. Sono anche gesti irresponsabili contro la comunità: gli operai comunali, impegnati in altri servizi sul territorio, sono stati distolti per ripulire le pareti imbrattate".

Il gesto, di cui si sta occupando il commissariato di polizia di Forte dei Marmi, viene condannato anche da Massimiliano Simoni: "E' un clima da guerra civile: la responsabilità è di chi soffia sul fuoco, incitando alla violenza. Vediamo se l'onorevole Caprili esprimerà solidarietà per il dileggio a cui mi hanno sottoposto con quelle scritte".

Simoni esprime poi la sua vicinanza alle forze dell'ordine per i fatti di martedì: "Hanno sempre garantito il regolare svolgimento delle manifestazioni promosse in Versiliana, con senso del dovere". Sui fatti del 'caffè' emergono intanto altri particolari. Azione giovani Versilia, per bocca di Luca Pedretti e Giuseppe Vitale, parla infatti di "due telefonate anonime che prima del dibattito annunciavano la presenza di una bomba": "La Digos - spiegano - ha controllato palco e platea intorno alle 17, dopo le due telefonate. Non si può far finta di niente: sono cose gravissime. Non ci faremo intimidire e ci batteremo per un'Italia libera, democratica e pluralista".

Sui tafferugli arriva anche la testimonianza di Paolo Pieraccini, di Viareggio: "Ero presente alla rissa: è stata una vera e propria aggressione da parte dei giovani di sinistra, i quali, evidentemente ripudiati dal popolo italiano, non hanno altri sistemi per farsi sentire".

Solidarietà a Simoni, infine, da parte di Giuseppe Lucchesi, coordinatore del circolo di An di Massarosa: "Simoni è stato oggetto di un linciaggio culturale perché ha il coraggio delle proprie idee e delle proprie azioni. Un personaggio come Almirante forse è scomodo, ma non è mai stato un gerarca: era giusto che se ne parlasse. Non era apologia di fascismo".

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