Secondo una ricerca condotta in Canada per le donne un nudo maschile è eccitante quanto un bel paesaggio. Risulta invece più eccitante un nudo femminile: siamo quindi predisposte alla bisessualità?
(Girlpower) E’ vero: un corpo femminile nudo è più armonioso a vedersi, più piacevole e dolce da guardare, anche per una donna eterosessuale. Ma che addirittura per una donna non lesbica, un corpo femminile nudo sia più eccitante di un uomo nella stessa condizione, proprio non me lo aspettavo. E’ quanto è risultato da una ricerca del Center for Addiction and Mental Health dell'Università di Toronto, volta proprio a scoprire cosa può risultare eccitante per una donna.
La ricerca ha evidenziato tendenze assolutamente inaspettate dell’inconscio e del conscio femminile: "Per le donne eterosessuali - afferma la dottoressa Meredith Chivers, che ha guidato la ricerca - guardare un uomo nudo che passeggia sulla spiaggia è eccitante quanto ammirare un paesaggio". Ma il fatto secondo me è che dipende da qual è il paesaggio. E forse anche dai soggetti presi in esame.
In pratica, un gruppo di signore è stato sottoposto alla visione di diversi filmati, erotici e non; nel contempo le signore sono state monitorate dal punto di vista dell’eccitazione genitale. Come? Con un apparecchio molto sofisticato chiamato foto pletismografo, si spera più affidabile della macchina della verità dei nostri canali televisivi. Dalle trascrizioni del suddetto aggeggio, è emerso quindi che una donna eterosessuale ammirante un bel fascio di muscoli che fa yoga senza veli, si eccita come quando contempla un paesaggio innevato dell’Himalaya. E allora cos’è che eccita queste donne così pretenziose? A quel che dice il misterioso foto pletismografo, sarebbero altre donne nude, che nella fattispecie dell’esperimento, fanno ginnastica (?!?).
donne-e-bisessualitaOk, cerchiamo di riordinare le idee: un uomo con una bella tartaruga sulla pancia e dei bicipiti da urlo, in affascinante atteggiamento da yoga e senza un brandello di tessuto addosso, è paragonato a una montagna innevata, perché considerato in un atteggiamento poco “erotico”; una donna qualunque che fa ginnastica è invece eccitante, perché in una situazione più accattivante. Qualcosa non mi quadra.
Tuttavia la dottoressa Chivers sembra convinta dei risultati della sua ricerca e sostiene che "alle donne ciò che importa veramente non è il sesso dell'attore nel video ma il grado di sensualità emanato dalla scena stessa. Le donne - precisa l'esperta - sono più stimolate da video di autoerotismo, ed ancora di più da scene grafiche di coppie, etero o gay, che hanno rapporti sessuali". Come a ripetere la solita frase da manuale “la donna ama il contenuto e non l’involucro”.
Inoltre lo studio confermerebbe certe convinzioni che ultimamente pervadono gli studi dei sessuologi americani, sulla presunta bisessualità latente o predisposizione naturale alla bisessualità, delle donne; la Chivers però tiene a sottolineare che concludere dal suo studio che ogni donna è predisposta alla bisessualità per natura, sarebbe riduttivo e fuorviante, in quanto la psicologia femminile è più profonda, sottile, individuale: "Concludere che tutte le donne siano bisessuali in base alle loro reazioni in questo studio, trascurerebbe la complessità e multidimensionalità della sessualità femminile". L'apparente flessibilità delle donne, secondo la ricercatrice dimostra semplicemente "una maggiore predisposizione alla bisessualità rispetto al mondo maschile".
Ammetto che il contatto fisico tra donne eterosessuali è più facile; ammetto che la donna non soffre di quello che per l’uomo è un grande problema e che si indica come omofobia; ammetto anche che vedere un bel corpo femminile, anche per una donna etero, può essere piacevole (oltre che scatenare crescenti invidie) e potrebbe addirittura suscitare fantasie bisessuali. Ma per favore non ditemi che un bronzo di Riace o un fisico asciutto ma tonico (a seconda dei gusti) non suscitano nulla in una donna etero e senza problemi con la propria sessualità, perché a quel punto si tratterebbe soltanto di ipocrisia.
mercoledì 10 settembre 2008
Le donne sono predisposte alla bisessualità?
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Etichette: donne, eccitazione, lesbismo, ricerche, sessualità, studi
mercoledì 27 agosto 2008
Sesso, scende Il 'macho' e sale il 'bravo ragazzo'.
(Adnkronos Salute) Addio sciupafemmine (... ma degli sciupapatte non parlano mai?) dagli addominali scolpiti e l'aria poco affidabile, impegnati a far strage di cuori. Secondo i maschi del 2008 sono più importanti onore, fiducia in se stessi e rispetto degli altri, piuttosto che fascino e successo col gentil sesso. Lo rivela un'indagine condotta dai ricercatori dell'Indiana University (Usa) su un esercito di uomini di otto Paesi del mondo, Italia compresa. Una ricerca che in poche pagine sfata gli stereotipi della virilità. Lo studio, pubblicato sul 'Journal of Sexual Medicine', è stato condotto su 27 mila italiani, tedeschi, americani, britannici, spagnoli, brasiliani, messicani e francesi.
E sembra testimoniare una sorta di rivoluzione per il cosiddetto sesso forte: in barba alle classifiche sugli addominali più hot che impazzano sulla stampa, il vero uomo non è il macho affamato si sesso, ma un bravo ragazzo affidabile e rispettato, attento a famiglia e coppia. Senza troppe differenze fra età e nazionalità, infatti, gli intervistati hanno detto che stare bene in salute, godere di una vita familiare serena e di un buon rapporto con la propria compagna è più importante, per la propria qualità di vita, rispetto ai beni materiali o all'aspetto puramente sessuale. Lo studio, parte del progetto 'Males' (acronimo di Men's Attitude to Life Events and Sexuality), puntava a disegnare le caratteristiche della virilità e della qualità di vita per gli uomini di oggi, con o senza problemi sessuali.
Ebbene, se il 16% del campione ha confessato qualche difficoltà di erezione, sull'idea della virilità sembrano tutti d'accordo. "Molti significati, positivi e negativi, si agganciano al termine virilità - spiega Julia Heiman, direttore del Kinsey Institute dell'Indiana University, fra gli autori dello studio - Chiedere a un vasto campione maschile che cosa voglia dire virilità è molto utile per la ricerca. E i risultati mostrano che dovremmo essere più attenti a chiedere, piuttosto che presumere di sapere".
Insomma, secondo i maschi moderni essere giudicati uomini d'onore è una componente essenziale per la virilità. Mentre l'importanza data al successo con il gentil sesso, più contenuta, non cambia se si hanno problemi nell'intimità. Anzi, pensare di ricorrere a delle cure per trattare questi problemi non modifica l'idea di virilità scolpita nella mente degli uomini.
Ma qual è l'aspetto più importante per i nuovi 'uomini veri'? Italiani, britannici e tedeschi pensano che "avere il controllo della propria vita" sia la caratteristica più importante di un vero macho, mentre per tutti gli altri al primo posto c'è l'essere riconosciuti come uomini d'onore.
L'indagine, infine, punta il dito sul trionfo dei sentimenti: per la maggioranza degli intervistati, il rapporto di coppia supera il piacere sessuale nella classifica delle cose davvero importanti. Insomma, magari le compagne non se ne sono ancora accorte, ma gli uomini moderni hanno messo in cantina il mito della 'sexy-canaglia', per investire nella salute della propria relazione sentimentale. Come dire, per lui amore batte sesso due a zero.
Sphere: Related Contentvenerdì 22 agosto 2008
Eros, psiche e fantasia. C'è chi descrive scene di necrofilia e perfino sesso con alieni.
Un tempo erano considerate perversioni. Ora gli psicoterapeuti assolvono i nostri desideri proibiti. Perché possono curare molte patologie.
(Paola Emilia Cicecore e Laura Margottini - L'Espresso) Ci imbarazzano quando invadono la nostra mente, disegnando scenari che a volte ci sembrano inaccettabili. Ma possono servire a curare traumi e malesseri che compromettono la serenità della nostra vita sessuale. Per questo gli psicoterapeuti hanno sdoganato le fantasie sessuali, anche quelle più indecenti. Che sono le più frequenti e le più importanti per il nostro equilibrio. Qualche esempio? Al 90 per cento degli adulti succede di pensare a qualcun altro mentre fa l'amore col proprio partner, il 15 per cento sogna un rapporto a tre, l'11 si immagina sul set di un film porno. E c'è anche chi descrive scene di necrofilia e perfino sesso con alieni. È quanto emerge da un'indagine scientifica sulle fantasie sessuali di 19 mila inglesi sopra i 18.
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giovedì 21 agosto 2008
Nazismo e gay, quella terribile attrazione.
Un'inquietante dossier titolato: "Tendenze - Nazismi gay?" curato dal blog Noirpink, ci fa ragionare sulla fascinazione che subiscono molti gay da uno dei momenti storici più alti e terribili del sadismo e della criminalità umana.
Scrive l'autore: (...) "Nonostante il suo carico di odio e di morte, o forse proprio a causa di esso, il nazismo esercita su alcune persone una fascinazione erotica molto forte: nelle scorse puntate della nostra inchiesta abbiamo ricordato il successo avuto in decenni passati del genere porno-nazista eterosessuale e abbiamo conosciuto i feticismi omosessuali del nazismo. (...). Parole d'effetto, non c'è che dire, che fanno il paio con una serie di film realizzati negli anni '70 che portano alla ribalta proprio il nazismo e la fascinazione ambiguo-sessuale da esso esarcitato.
Vi citiamo quelli che secondo noi sono i più rappresentativi:
Portiere di notte di Lliana Cavani.
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Salon Kitty di Tinto Brass.
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La caduta degli dei di Luchino Visconti.
martedì 19 agosto 2008
Pensa lui & Pensa lei. Il mondo gay.
(Alessandro Bertirotti - L'Opinione) Il nuovo millennio ha aperto le porte ad una parte della società rimasta fino a qualche anno fa ghettizzata e biasimata: il mondo gay. Poche attenzioni reali, pochi riconoscimenti intellettivi (se non artistici…) e protagonista di crociate spesso esagerate. Abbiamo intervistato ragazzi e ragazze tra i 24 e i 37 anni rivolgendo loro le seguenti domande:
Cosa pensi dell’omosessualità?
Ti dà fastidio l’omosessualità?
Pensa lui
Il maschio, per quanto riguarda le aperture mentali, ha fatto e continua a fare un percorso molto accidentato rispetto alle femmine della stessa specie, tanto da indurre molti studiosi a ritenerlo una deviazione evolutiva di genere. Se su certi argomenti sembra essere dalla mente relativamente aperta, su altri si dimostra recintato e barricato dietro una sua presunta quanto invisibile potenza virile. Alla domanda: “Cosa pensi dell’omosessualità”?, il 68% degli intervistati risponde: “Io… l’omosessualità non la capisco, la accetto… ma non la capisco. Capisco di più quella femminile che quella maschile. Però non giudico in base a questo”. Tipico discorso inutile e cognitivamente strampalato: accettare e non capire. Come per le liste bloccate: si fa, ma non si capisce perché. Che anche le liste siano gay?
La restante percentuale, i più giovani intervistati, risponde: “Non ho nessun tipo di problema. Non mi interessa e anzi mi ci trovo molto bene con il mondo omosessuale perché molte volte è privo di pregiudizi”. Alla domanda: “Ti dà fastidio l’omosessualità”?, il 73% dei maschi biologici – cosa diversa da quelli rari di tipo culturale – risponde: “Un po’ di fastidio sì, ma solo la parte maschile. Le femmine omosessuali invece quasi mi piacciono”. Ovvio: il sogno erotico di tre quarti della popolazione maschile è fare l’amore con due femmine, meglio se lesbiche, perché più eccitante l’italica performance sessuale. Rimane la restante percentuale (32%, alta comunque) di maschi che non si fanno problemi e che sono forse la speranza. La speranza? Speriamo…
Pensa lei
La femmina del nuovo millennio ha sicuramente gli orizzonti più aperti di una volta, anche grazie all’utilizzo delle lenti a contatto. Il nome del femminismo che fu ed a causa della crisi del maschio contemporaneo, la femmina sapiens sapiens ha conosciuto la virtù dell’accoglienza piuttosto che la (triste) virtù presuntuosa della tolleranza. Alla domanda: “Cosa pensi dell’omosessualità”?, il 75% delle intervistate risponde: “Non penso nulla in particolare, ognuno è libero di amare chi crede. Non giudico le persone in base alle loro inclinazioni sessuali ma in base alle doti umane”. Sante parole ma non sante azioni. Per la femmina umana italiana, i gay maschi sono competitors agguerriti, e la fortuna che i transessuali hanno presso i “maschioni italiani stradali” lo dimostra. Vi è una piccola percentuale (25%) che è rimasta ancorata al modello “i panni sporchi laviamoli in casa ma fuori tutti radical schic comunisti per finta”.
Alla domanda: “Ti dà fastidio l’omosessualità”?, l’83% delle intervistate risponde: “No, anzi mi trovo benissimo, perché gli omosessuali sono dotati di una sensibilità e apertura mentale che normalmente il maschio etero, rudimentale e rozzo com’è, non possiede”. Il migliore amico di questo tipo di femmina umana è infatti il gay maschio. Egli è sempre più curato, dotato di attenzioni verso l’amica, sempre raffinato, di acume intellettivo pronto e fervido. Però, dulcis in fundo, l’esclamazione più quotata della parte femminile di fronte all’amico gay è sempre: “Tutta roba sprecata, sempre i migliori sono dall’altra sponda”! Già. La questione del pane, dei denti e della loro relazione. Peccato davvero: alle femmine etero restano gli uomini etero. Così è la vita e… per molti!
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16:35:00
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Alle donne inglesi piace alto, spalle larghe, proporzionato. "E' questa la formula del macho".
I ricercatori britannici hanno provato a individuare gli elementi che ci rendono attraenti. Con l'aiuto di un super scanner. I parametri? 24. E una indicazione: piccolo non è poi così bello.
(Benedetta Perilli - La Repubblica) Nella botte piccola non c'è il vino buono. E se vi siete consolati per anni con il famoso detto popolare, sfoggiandolo ogni qual volta un aspetto fisico non proprio giunonico veniva messo in discussione, ora anche la scienza dice la sua. Il partner perfetto è alto, ha le spalle larghe, il fisico tornito, le proporzioni equilibrate e le movenze sinuose. Secondo uno studio della Brunel University West London condotto dal dottor William Brown in collaborazione con i dipartimenti di scienze sociali e di ingegneria e design, quello che rende un corpo umano attraente all'altro sesso sono forme e caratteristiche fisiche armoniche, proporzionate e ben visibili.
Ben vengano allora i seni grandi, le curve mozzafiato e le dimensioni statuarie per quanto riguarda le donne, mentre per gli uomini ci vogliono toraci sviluppati, braccia possenti e spalle larghe ma contano anche l'ampiezza di nuca e avambraccio. Basta donne scheletriche e modelli efebici, il partner ideale, quello capace di portare alla riproduzione perfetta, deve essere ben visibile, e conquistare l'attenzione dell'altro sesso con un fisico accattivante.
Lo sapevano già le belle Monica Bellucci e Angelina Jolie, più volte indicate come donne più sexy del pianeta, così come era già noto alle tante fans di Brad Pitt e Daniel Craig, ma ora a confermare la teoria che forme, altezza e muscoli rendono un corpo assolutamente irresistibile arriva lo studio dell'Università inglese di Brunel.
Per affermare che l'uomo è bello se muscoloso e la donna sexy se formosa il team di ricercatori britannici ha messo a punto uno speciale scanner ottico tridimensionale capace di catturare a grandezza naturale le caratteristiche topografiche di un corpo umano. Immaginate dunque un macchinario molto simile ai comuni scanner da ufficio ma grande come un uomo. Al suo interno non passano fogli e documenti ma volontari. Per la precisione quaranta uomini e trentasette donne che hanno prestato i loro corpi per la ricerca. A stabilire quanto fossero attraenti ci hanno pensato ottantasette volontari impiegati nella visione delle immagini, tutte riprodotte in colori neutrali (così da cancellare ogni tipo di colorazione della pelle) e senza la presenza della testa, catturate dal super scanner.
Come risultato della ricerca gli scienziati hanno messo a punto una particolare formula che, definendo un "indice di mascolinità", include una serie matematica di circa ventiquattro parametri: dalla maggiore altezza all'ampiezza delle spalle ampie, dalla grandezza dei seni piccoli alla lunghezza delle gambe. Per i volontari esaminati sono dunque più attraenti le donne che hanno sviluppato misure corporee più lontane da quelle dell'indice di mascolinità, mentre gli uomini che sfoggiano misure vicine ai parametri dell'indice sono, per le donne esaminate, molto attraenti.
Rispetto agli studi condotti in precedenza quello del dottor William Brown può vantare, proprio grazie al prodigioso macchinario, una precisione assoluta nei dati di misurazione dei corpi, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni e i contorni. "È ormai dimostrato che gli esseri umani sono attratti l'uno dall'altro in base ad una serie qualità genotipiche e fenotipiche - ha spiegato William Brown - in altre parole gli uomini, proprio come molte altre specie animali, individuano come possibile partner quello che può garantire una migliore riproduzione".
Ecco spiegato dunque perché altezze e forme piacciono tanto. Gli essere umani, proprio come gli animali, al momento della scelta del partner pensano alla prole e preferiscono un compagno le cui caratteristiche fisiche possono garantire una genia sana e robusta. Ma non tutto quello che è perfettamente visibile è anche attraente. Secondo William Brown un altro aspetto importante dell'attrazione corporea è la simmetria: "I miei studi precedenti - spiega - dimostravano che la simmetria non era propriamente l'aspetto più rilevante dell'essere attraente. Ora però, con questi dati più precisi, possiamo affermare che ci sono delle relazioni tra forma del corpo e attrazione: le proporzioni, la forma, la statura sono segnali che comunicano all'altro un buono sviluppo fisico e buone condizioni di salute. In molte specie la simmetria è associata a sviluppo, salute e successo nella riproduzione".
Ma, dato che la simmetria corporale non è un aspetto facilmente percepibile ad occhio nudo, William Brown conclude: "Per decifrare le qualità del partner, l'evoluzione ha messo così a punto un sistema di segnali più prominenti, come la larghezza delle spalle, la sinuosità delle curve e dei movimenti e l'ampiezza dei fianchi".
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domenica 17 agosto 2008
La bisessualità potrebbe essere legata ai geni. Viene ereditata dalla mamma.
Lo suggerisce uno studio italiano pubblicato dal Journal of Sexual Medicine.
(Il Corriere della Sera) Una nuova ricerca scientifica potrebbe rivoluzionare gli studi sugli orientamenti sessuali. Anche la bisessualità, come già ipotizzato per l'omosessualità, potrebbe infatti avere una base genetica. Lo suggerisce uno studio italiano pubblicato dal Journal of Sexual Medicine, secondo cui sarebbe una combinazione presente nel cromosoma X, e quindi ereditata per via materna, a determinare l'orientamento.
LA RICERCA - Lo studio parte dall'osservazione, fatta qualche anno fa dal gruppo di ricerca di Andrea Camperio Ciani dell'università di Padova, che le mamme di omosessuali tendono a fare più figli. Questo fenomeno, che spiega anche come mai un eventuale gene dell'omosessualità riesca a «sopravviver» anche senza riproduzione, è stato legato proprio alla presenza di un set genetico nel cromosoma X. I ricercatori questa volta hanno intervistato 239 uomini sulle loro preferenze sessuali e sulla loro famiglia. Il risultato è stato che sia mamme e nonne di bisessuali che di omosessuali hanno in media più figli. «Più che un 'gene gay' - spiega il ricercatore al settimanale New Scientist - si tratta di una serie di fattori genetici che promuovono l'attrazione verso gli uomini sia nei maschi che nelle femmine».
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domenica 10 agosto 2008
Bulgaria, un'indagine rivela quanto sia omofoba.
Indagine dell'istituto 'Gallup International' resa nota a luglio.
(Ansa) Forti pregiudizi nei confronti degli omosessuali in Bulgaria dove vengono considerati nemici della societa', della morale e della crescita demografica: e' quanto emerge da un'indagine dell'istituto 'Gallup International' resa nota a luglio.
I bulgari risultano ''estremamente insofferenti'' verso persone di diverso orientamento sessuale e sarebbero i piu' infelici fra i cittadini Ue se avessero come vicino di casa un gay o una lesbica. Sempre secondo l'indagine, nel migliore dei casi la gente in Bulgaria e' propensa a ritenere che l'omosessualita' sia una posa: dirsi gay sarebbe una scusa per attirare l'attenzione. Nel peggiore dei casi l'omosessualita' e' considerata una grave malattia, pericolosa anche per gli altri.
Su tale sfondo creera' sicuramente vivaci polemiche la recente posizione della Commissione nazionale antidiscriminazione, la quale ha chiesto al governo e al parlamento di autorizzare le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso. Dopo le vacanze estive dovra' essere votato in parlamento l'emendamento della legge per la famiglia che presenta per ora il vecchio testo, secondo cui il matrimonio puo' essere contratto soltanto tra uomo e donna.
Il 28 giugno scorso a Sofia si e' svolta la prima sfilata del gay Pride organizzata in Bulgaria, coordinata dall'organizzazione gay 'Gemini' al motto di 'Io e la mia famiglia'. Un centinaio di attivisti hanno marciato attraverso il centro di Sofia per protestare contro la discriminazione degli omosessuali. La polizia ha arrestato circa 60 estremisti di destra per lancio di bottiglie incendiarie, sassi e uova contro i manifestanti. Il patriarca della Chiesa ortodossa bulgara, Maxim, ha definito la parata ''un raduno oltraggioso ed empio, opera delle tenebre, amorale e turpe, contraria alla coscienza cristiana''.
venerdì 8 agosto 2008
Messico, chiude conferenza Aids.
(Sky tg24) Si conclude oggi la conferenza internazionale dell'Hiv in Città del Messico, iniziata il 3 agosto. Secondo le ultime stime presentate, l'epidemia si sta espandendo soprattutto in Europa orientale e in Asia centrale, una crescita mai registrata in nessun'altra parte del mondo.
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17:18:00
Etichette: aids, conferenze, prevenzione, ricerche, studi, sudamerica
giovedì 7 agosto 2008
Stupro. Quando la violenza diventa poi malattia.
“Che ci sia una relazione molto forte tra la violenza sessuale e il tentato suicidio è certo” afferma Patrizia Romito, docente del dipartimento di psicologia dell’Università di Trieste. Una ricerca recente, ancora in fase di elaborazione e di cui Panorama anticipa le conclusioni salienti, mette in rapporto diretto la violenza sessuale con l’impulso a suicidarsi e alcuni distubi psicologici con cui la vittima deve fare i conti dopo.
E il dopo è malattia, perché essere violati significa “avere una vita resa molto più difficile”, “soffrire per ferite che restano aperte a lungo” e, nei casi più gravi, essere piegati da “danni che non si recuperano”. Tutto questo va sotto il nome di: tentato suicidio o ricorrente desiderio di morte, depressione, attacchi di panico, abuso di alcol, problemi alimentari come bulimia e anoressia. “La nostra ricerca documenta l’effetto diretto dello stupro su ciascuno di tali indicatori di salute” spiega Romito. Lo studio è stato promosso dalla Commisione regionale per le pari opportunità del Friuli Venezia Giulia e ha interessato 627 studenti e studentesse di 14 tra licei, istituti tecnici e professionali della regione.
Tra le ragazze che hanno subito violenza o molestia sessuale l’11 per cento ha tentato di uccidersi, mentre i tentativi di suicidio sono del 3 per cento per chi non ha dovuto affrontare questa esperienza. La fantasia di volersi togliere la vita riguarda ben 48 under 20 su 100, sempre limitandosi a coloro che hanno dovuto affrontare la violenza, mentre le altre pensano a farla finita nel 28 per cento dei casi. Sempre tra le studentesse abusate, il 55 per cento ha dichiarato di avere attacchi di panico (il 38 per cento è la percentuale delle non abusate) e addirittura il 65 per cento dice di soffrire di depressione (la percentuale scende al 43 per le compagne). Il questionario mirava anche a mettere in evidenza quale sia la percezione della violenza in famiglia da parte dei giovanissimi, in tutte le sue declinazioni.
Ne è emerso che l’8 per cento degli intervistati ha visto in più occasioni il padre mentre picchiava la madre. Il 10 per cento delle ragazze con una esperienza di coppia (e il 3 dei loro compagni maschi), poi, ha subito gravi maltrattamenti dal giovane partner. Mentre il 27 per cento delle studentesse, appunto, ha conosciuto su di sé la ferita delle molestie sessuali o dello stupro. “Contrariamente al pregiudizio sociale secondo cui le donne gridano allo stupro quando invece non è successo niente” ammonisce Romito “le ragazze non riescono a riconoscere come tale ciò che invece è reato per il Codice penale”. L’esempio classico? La violenza sessuale compiuta dal fidanzato. “Dato che sto con lui, che ci sono uscita, che l’ho baciato…” si ripete tra sé e sé la vittima, senza però andare fino in fondo al proprio disgusto e dare il giusto nome a un rapporto intimo subito e destinato a creare una voragine nel profondo.
Il pregiudizio accoglie spesso le vittime, che con un comportamento freddo e in apparenza indifferente vanno a farsi visitare al pronto soccorso o si presentano in questura per la denuncia. “Quella freddezza può essere sintomo di una grande forma di sofferenza” mette in guardia Romito, che è autrice del volume Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori (Angeli Editore), tradotto in varie lingue.
Tra le conseguenze a breve e lungo termine dello stupro ci sono infatti due sintomatologie di segno opposto: “Da una parte la cosiddetta sindrome post traumatica da stress, che significa ansia, attacchi di panico, impossibilità di liberarsi del ricordo dell’abuso, incubi, agitazione. Il suo opposto, altrettanto grave, è la paralisi delle reazioni e delle emozioni”.
Prima della ricerca condotta sugli studenti medi del Friuli Venezia Giulia, la docente di Trieste ha svolto un altro studio, pubblicato nel 2007 dalla rivista Social science & medicine, per valutare l’impatto sulla salute psicologica della violenza tra gli studenti universitari: 502 gli intervistati, maschi e femmine, al massimo di 25 anni. Dall’indagine è emerso che il 20 per cento delle universitarie ha dichiarato di avere conosciuto lo stupro o di avere subito violenza grave. I maschi, non certo immuni dagli abusi sessuali, come si vede dalla tabella a pagina 60, sembrano reagire meglio al trauma, ma fanno registrare un maggiore ricorso all’alcol (con gli incidenti stradali a esso collegati).
“Siamo arrivati molto tardi a studiare le conseguenze dello stupro” conclude Romito. “Ci è voluta la conferenza dell’Onu sulle donne a Pechino perché, in Europa, si pubblicasse nel 2002 lo studio Enveff (Enquête nationale sur la violence enver les femmes en France) secondo cui nei primi 12 mesi successivi all’abuso sessuale le donne hanno un rischio 26 volte superiore di suicidarsi”.
Sbagliato, però, parlare di ripercussioni permanenti: “Sì, le ferite sono gravi, ma poi la maggior parte delle donne le supera. Gli stupri sono così frequenti che se così non fosse saremmo in tante in una condizione di disabilità. Con l’aiuto di chi ci ama, qualche volta con il ricorso a una guida professionale, di sicuro con il passare del tempo, le ferite possono rimarginarsi”.
lunedì 4 agosto 2008
Miti estivi alla prova, infradito e creme solari sotto accusa.
(Panorama) Viva le vacanze ma attenti a creme e infradito. L’allarme viene dagli Stati Uniti dove due équipe di ricercatori, rispettivamente dell’Auburn University e dell’ Environmental Working Group di Washington hanno letteralmente fatto a pezzi quelli che erano due miti cui aggrapparsi in mezzo alla calura estiva. Le hawaiane, che hanno accompagnato tante estati scanzonate di intere generazioni, si sono rivelate nocive per i piedi. Un team di ricercatori di biomeccanica ha infatti monitorato e filmato una quarantina di persone che hanno indossato per giorni solo infradito. Il loro modo di camminare risultava alterato dalla scarpa fino a creare problemi seri alle anche e al bacino. Non solo, ma tutta la fascia muscolare risultava infiammata a causa del continuo sforzo compiuto dal piede per non perdere l’infradito. Insomma quella che sembrava essere la panacea della camminata estiva sarebbe in realtà un incubo che sforza il nostro corpo in modo innaturale. Lo stesso dicasi per le creme solari
L’Environmental Working Group di Washington ha fatto uno screening su un migliaio di marche. Ogni 5 prodotti analizzati ben 4 si sono rivelati poco efficaci in termini di protezione dai raggi solari. E secondo i test dei ricercatori la maggior parte di questi prodotti sarebbero poco efficaci anche sul fronte della prevenzione dei tumori della pelle. Il che significa che forse è meglio affidarsi al buon vecchio cappello e alla camicia a maniche lunghe se si è particolarmente sensibili.
E per i consumatori più attenti il centro americano ha anche creato un database interamente consultabile su Internet.
martedì 29 luglio 2008
Sette minuti è il tempo giusto di un rapporto sessuale. Lo dice il sessuologo.
(Tulife) Chi non vanta prestazioni sessuali da maratoneta non deve farsene un cruccio. Il sesso migliore, infatti, è quello breve. Perlomeno stando a quanto sostenuto da uno studio basato sulle informazioni rilasciate da un campione di 33 sessuologi americani e canadesi. Secondo loro, appunto, per essere appagante e di qualità un intercorso sessuale non deve durare troppo a lungo. Anzi. Più precisamente, per gli esperti che hanno partecipato allo studio - pubblicato sul Journal of Sexual Medicine - il rapporto ottimale, diciamo desiderabile, è quello che dura dai 7 ai 13 minuti. Preliminari e coccole finali escluse dal conteggio. Troppo breve, invece, un incontro intimo che dura meno di 3 minuti, mentre da 3 a 7 è adeguato. Oltre i 13 minuti, poi, diviene stancante, e mezz’ora è decisamente troppo. Ma fortunatamente i sessuologi in questione sottolineano anche che la cosa migliore è tenere il cronometro fuori dalla camera da letto: tutto dipende dalla coppia, ogni individuo è diverso, le informazioni fornite dalla ricerca sono più che altro indicative, servono a rassicurare quanti vivono con frustrazione l’incapacità di «durare abbastanza a lungo». Insomma, l’intento è di ridimensionare le aspettative poco realistiche di chi è convinto che se un rapporto sessuale dura poco, o se l’uomo interessato non riesce a reggere per ore e ore tra le lenzuola, allora c’è qualcosa che non va. Certo ognuno ha bisogni e desideri diversi, non è possibile generalizzare e creare una regola che valga come standard. Infatti, da un sondaggio condotto tra la popolazione americana è emerso che per molte donne un rapporto di 7 minuti è troppo breve, ma vi sono anche quelle per le quali è più che sufficiente. Per gli uomini invece è quasi sempre auspicabile la maggiore durata possibile. In realtà - sostiene Sandra Byers, sessuologa e presidente del dipartimento di psicologia presso l’Università di New Brunswick - la durata ideale è quella che permette a entrambi i partner di divertirsi. Non si può prescindere dal contesto, dal momento, dall’intesa e dalla comunicazione tra i componenti della coppia: non è la durata che conta, ma la qualità del rapporto.
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Etichette: durata, rapporti sessuali, ricerche, sesso, sessualità, studi
venerdì 25 luglio 2008
Fantasie sessuali. La classifica dei sogni erotici.
I sogni erotici di uomini e donne sono almeno in parte differenti. E ciò dipende dal modo di amare, diverso e complementare, di uomini e donne.
(Sanihelp.it) Il sogno erotico maschile? Diciamolo senza ritegno: avere una donna che gode già nel vederlo nudo. Il sogno erotico femminile? Possedere così tanto fascino da ottenere da lui il massimo della tenerezza, della passione e della devozione. Chi lo dice? Ovviamente lo dicono uomini e donne, opportunamente intervistati in tal senso dagli esperti psicologi della Wisconsin University che hanno realizzato un vero e proprio censimento sui sogni erotici e i desideri legati al sesso di uomini e donne. Il primo sogno erotico, ricorrente, è quello di avere un rapporto con il proprio partner attuale.
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mercoledì 23 luglio 2008
Sesso: Il Viagra funziona anche con le donne, lo dice una ricerca.
Il Viagra funziona anche nelle donne. Assumendo la pillola blu, le disfunzioni intime tipiche delle pazienti in terapia contro il "male oscuro", come la difficoltà nel raggiungere l'orgasmo o la scarsa lubrificazione vaginale, sembrano scomparire. Lo dimostra uno studio condotto da esperti dell'università americana di Albuquerque, nel New Mexico. Alla metà delle donne sottoposte a sperimentazione è stato detto di assumere per 8 settimane il Viagra: il risultato ha visto superare i problemi dalle donne che avevano preso il Viagra, le quali hanno sperimentato una migliore funzionalità sessuale rispetto alle altre. Gli effetti collaterali sono stati pochi e leggeri mal di testa, vampate, indigestioni.
venerdì 18 luglio 2008
Studio inglese: La cannabis indebolisce cellule cancro.
(Agr) Ricercatori della St.George University sono arrivati alla conclusione che la cannabis e' in grado di rallentare sviluppo e riproduzione delle cellule tumorali. Lo studio non e' ancora stato pubblicato, ma mostrerebbe come il THC, il 'principio attivo' della droga 'leggera', puo' avere un effetto benefico su tutte le tipologie di tumore, e in special modo su quello al polmone e al cervello, oltre alla leucemia: indebolirebbe le cellule tumorali, rendendo piu' efficace la chemioterapia. Studi precedenti avevano gia' dimostrato come le proprieta' delle cannabis possono aiutare i malati di cancro: hanno un forte potere antidolorifico e stimolante dell'appetito, per la riduzione della nausea. Attenzione pero': l'unica versione ''sicura'' della cannabis a uso terapeutico e' stata generata in laboratorio.
mercoledì 16 luglio 2008
Domani su Rainews 24. Puntata dedicata all'Aids.
(Italpress) Sara' dedicata all'Aids e agli ultimi approdi della ricerca dell'Istituto Superiore di Sanita' per debellare il virus la puntata della rubrica di Rainews24 "Altrevoci Diritti Negati" in onda domani alle 9,33.
Ogni giorno nel nostro paese 11 persone vengono infettate dal virus dell'Hiv per un totale di circa 4.000 nuovi casi all'anno. I dati sono stati diffusi dallo stesso Istituto, secondo il quale nel 2007 la malattia non e' arretrata, anche se le caratteristiche delle persone sieropositive risultano cambiate. Si tratta cioe' sempre meno di tossicodipendenti, mentre aumenta la diffusione del virus tra gli eterosessuali rispetto agli omosessuali. Aumenta anche l'eta' delle persone colpite, che ormai supera i 40 anni.
Nel corso della trasmissione si parlera' dell'andamento della malattia e delle prospettive di cura. In studio con Luce Tommasi, che coordina e cura la rubrica, ci sara' la ricercatrice Barbara Ensoli, vice presidente della Commissione nazionale per la lotta contro l'Aids.
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lunedì 14 luglio 2008
Venticinque anni di lotta e si muore ancora di Aids.
(Giuliana Tambaro) Sono trascorsi ben 25 anni dall’identificazione, da parte del gruppo di Luc Montagnier, all’Institut Pasteur di Parigi, del virus Hiv che causa la sindrome di immunodeficienza acquisita, meglio conosciuta con l’acronimo di Aids. Anche se i massmedia, non ci bombardano più, come negli anni ’80, sul dilemma Aids, i casi di Hiv continuano a crescere nel mondo occidentale. L’Aids non ha smesso di essere causa di morte per milioni di esseri umani. E’ vero che la ricerca ha fatto passi da gigante, ma la malattia è trattabile, non curabile. Grazie ai progressi della ricerca, oggi, si può convivere con l’Hiv per 30 anni. Secondo quanto si credeva negli anni ’80, i più infetti erano gli omosessuali. Oggi anche questa idea è stata superata. L’immunologia, la virologia e la farmacologia sono state profondamente trasformate dall’emergenza Aids. Studiando la patogenesi dell’infezione da Hiv è stato possibile comprendere la complessità della struttura genetica e del comportamento del virus, migliorare la comprensione di numerosi processi immunologici, quali, per esempio, quelli inerenti alla funzione del timo e alla biologia delle citochine, proteine fondamentali per la comunicazione tra le cellule.
Inoltre sono state formulate molecole farmacologiche, dotate di attività antivirale. Conquiste grandiose, in tempi in cui mancano i finanziamenti per la ricerca. L’epidemia di Aids ha influenzato in maniera forte il campo artistico, basti pensare ad opere come “Angels” in America, a film come “Philadelphia” oppure “And the band played on”, oppure a musical come “Rent”, che nel tema finale apertamente riecheggia la chiusura della Bohème. La vita va amata, senza pretese. Va amata nella piena felicità, e nella solitudine assoluta. Quella solitudine, che ben conoscono, i malati di Aids. Dunque, accanto ad un grave male fisico, tamponato da farmaci con gravi effetti collaterali, la malattia della solitudine, del sentirsi soli ed abbandonati. La scienza, oggi, non è in grado di formulare un vaccino anti-Hiv, ma la scienza diviene operante attraverso l’ uomo. E questi è dotato di un sorriso che può, istantaneamente, regalare ad un ammalato di Aids.
mercoledì 9 luglio 2008
L'uomo italiano non è più uno "sciupafemmine". Ansie da "dimensione" e fragilita'.
(Agi) Addio allo sciupafemmine italiano. Il mito dell’amante latino per eccellenza appartiene oramai al passato.
Stando a quanto emerge dalla campagna ‘Torna ad amare senza pensieri’, promossa dalla Societa’ Italiana di Andrologia (SIA), oggi il giovane maschio italiano e’ “preoccupato, fragile e perennemente in ansia” per la sua vita sessuale.
La campagna ha registrato un successo senza precedenti del numero verde e del sito (www.amaresenzapensieri.it), interamente dedicati alle patologie sessuali. In 40 giorni, fanno sapere dalla SIA, sono state quasi 15.000 le chiamate ricevute dagli oltre 100 specialisti andrologi che hanno risposto al numero verde da sabato 17 maggio.
A chiamare sono stati uomini di tutte le regioni italiane, con una netta prevalenza delle regioni del sud e delle isole, con il 42,3%. Ultimo in classifica il nord est con l’11,4%. Tra le citta’, invece, Roma (1049) batte Milano (835) e Napoli, con 946 telefonate, sorpassa citta’ come Palermo (321) e Firenze (221).
“Tra tutti i dati raccolti nel corso dell’attivita’ del nostro numero verde - spiega Bruno Giammusso, andrologo e coordinatore scientifico della campagna - e’ da sottolineare la netta preponderanza di chiamate da parte di giovani uomini, sicuramente perche’ piu’ inclini all’utilizzo di strumenti quali infoline e siti web. Questo dato, pero’, deve farci riflettere. E’ un chiaro sintomo di come i giovani maschi italiani siano preoccupati, fragili e in ansia relativamente alle diverse tematiche della funzione sessuale, anche in assenza di particolari patologie”.
Le domande piu’ frequenti hanno riguardato “l’eiaculazione precoce e le dimensioni dei genitali”, continua Giammusso, “che ancora oggi rimangono una delle principali fonti d’ansia. Si tratta di una preoccupazione ingiustificata, perche’ essa deriva dalla mancanza di un’adeguata formazione in fatto di educazione sessuale e dal rapportarsi a modelli sbagliati”. Altra categoria di utenti assidui del numero verde SIA sono stati uomini “piu’ avanti con gli anni”, racconta Bruno Giammusso, “specialmente cardiopatici e ipertesi, che sentono il bisogno di tornare ad avere una vita sessualmente attiva e soddisfacente. Per questo, hanno chiesto agli andrologi delucidazioni sui farmaci orali con indicazione per il trattamento della disfunzione erettile (come il Viagra, ndr) e su loro possibili effetti collaterali”.
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martedì 8 luglio 2008
Il gay è un 'peccatore'? La religione confonde le idee degli americani.
"Dobbiamo riconoscere che le nostre posizioni storiche sulle questioni sessuali stanno diventando incredibilmente distanti per un numero sempre maggiore di persone che appartengono alla nostra cultura e soprattutto ai nostri mezzi di informazione e cultura popolare," ha detto Ed Stetzer, direttore del Southern Baptist Convention’s LifeWay Research team.
In una ricerca condotta la scorsa primavera su LifeWay i ricercatori hanno chiesto: pensi che il comportamento omosessuale sia un peccato? I risultati hanno mostrato che il 48 per cento degli americanio adulti ritengono che gli atti omosessuali siano peccaminosi, contro il 45% che non la pensa così.
Considerando il margine di errore, si tratta di un virtuale pareggio.
Tutto dipende dai banchi di chiesa che si frequentano: solo il 39% dei cattolici romani crede che gli atti sessuali fra persone dello stesso sesso siano peccaminosi, contro il 61% dei Protestanti e il 79% di coloro che si identificano nel credo evangelico dei 'born again', o cristiani fondamentalisti.
In un'altra ricerca simile (Pew Forum on Religion & Public Life) sono stati ottenuti gli stessi risultati. La domanda era: l'omosessualità è un modo di vivere che deve essere accettato o scoraggiato dalla società? Una domanda volutamente generica, non posta in termini strettamente politici o religiosi.
Anche qui si è ottenuto un sostanziale pareggio e ancora una volta si sono evidenziate differenze notevoli fra i vari gruppi religiosi: erano per accettare l'omosessualità il 79% degli ebrei americani, il 58% dei cattolici ed il 56% dei protestanti.
Da notare che solo il 39% dei rappresentanti delle chiese storiche dei neri, il 27% dei Musulmani e il 26% dei protestanti evangelici hanno accettato pubblicamente lo stile di vita omosessuale.
Conclusione: nella battaglia sociale per i diritti civili contano ancora, e molto, le pratiche religiose, che sono spesso alla base della scelta politica di votare per i conservatori o i progressisti.
Ciò non toglie che per i religiosi stessi sia diventato sempre più difficile conciliare i dettami della fede con i comportamenti della vita di oggi, a partire dal sesso prematrimoniale, al divorzio alla convivenza e all'adulterio.
Del resto anche chi predica bene finisce poi per razzolare male e questi esempi di vita sessuale non proprio limpida da parte dei rappresentanti del culto finiscono oggi per passare molto meno inosservati di quanto accadeva in passato.
Fonte: Daily Dispatch
mercoledì 2 luglio 2008
Pirati e sodomia? Una fantasia.
Pirati, armi improprie dei potenti.
(Valerio Evangelisti - Il Corriere della Sera) Philip Gosse riesce in un'operazione apparentemente impossibile: condensare in un numero limitato di capitoli un tema ampio che abbraccia diversi secoli e differenti quadranti del mondo, come la storia della pirateria. Lo fa con onestà, capacità di sintesi e chiarezza narrativa. Soprattutto, evita le seduzioni a cui si è prestata di recente certa saggistica, di matrice soprattutto libertaria, che ha scorto nelle «repubbliche dei pirati» (secondo la definizione di Hakim Bey, Le repubbliche dei pirati, Shake 2008) il regno dell'utopia, o addirittura della rivoluzione sessuale. Pure sciocchezze, visto che dai Fratelli della Costa fino a Jean Lafitte e oltre, per non parlare di tempi più remoti, i fuorilegge del mare hanno sempre unito, alle attività consuete di rapina, quella altrettanto fruttuosa di mercanti di schiavi.
Quanto alla libera sessualità, coincideva con quella dei bordelli. Le donne pirata, di cui tanto si è favoleggiato, furono in Occidente due sole, Anne Bonnie e Mary Read, trascinate in quella vita dai loro uomini e accettate perché si fingevano maschi (non dovevano essere tanto belle). E nemmeno è vero che tra pirati si praticasse liberamente l'omosessualità, come ha sostenuto B. R. Burg in uno studio pochissimo documentato ( Pirati e sodomia, Eleuthera 1994). La sessualità era libera con le prostitute, le schiave, le indigene caraibiche vendute dai loro mariti. Donne acquistabili, dunque. Si manifestava in forma di violenza carnale nelle città che i pirati riuscivano a conquistare, fossero barbareschi oppure filibustieri del Nuovo Mondo. Quanto alle pratiche omosessuali, erano quelle comuni alla vita di bordo, sotto tutte le latitudini. Ne facevano le spese soprattutto i mozzi, cioè ragazzini e adolescenti provenienti dai brefotrofi e imbarcati a forza. I filibustieri erano a volte omosessuali al largo, eterosessuali a terra.
Eppure la leggenda di una pirateria «liberatrice» ha preso piede, sull'onda di film di successo e dei vecchi romanzi salgariani. Va comunque detto che la composizione della Filibusta vi si prestava. Canaglie di tutto il mondo, certamente. La definizione di Marcus Rediker, autore del libro omonimo (Eleuthera 2007), è di sicuro appropriata. Rematori evasi dalle galere, eretici perseguitati, ex detenuti, disertori, contrabbandieri, fanatici e delinquenti. Un'umanità turbolenta, stretta da un solo ideale: arricchirsi in fretta, sperperare in fretta, e poi morire in fretta.
Philip Gosse evita le secche dell'idealizzazione a oltranza e, con rapidi cenni, riconduce il fenomeno piratesco alla sfera che gli compete: il banditismo. Al tempo stesso, non cade nell'anglocentrismo proprio di tanti autori inglesi e americani. Costoro hanno definito i primi decenni del '700 come l'«età d'oro della pirateria» soprattutto in virtù di un volume, firmato Capitano Johnson e da taluni attribuito a Daniel Defoe ( Storia generale dei pirati, edizioni Cavallo di ferro 2006), ricco di documentazione sulle gesta degli ultimi filibustieri inglesi della Giamaica. In realtà, se di «età d'oro» si vuole parlare, ci si dovrebbe riferire alla seconda metà del secolo precedente (come ha dimostrato Cruz Apestegui, in Piratas en el Caribe, edizioni Lunwerg 2000). Fu allora che i ladrones del mar del Nordamerica smisero di limitarsi a depredare i galeoni spagnoli di passaggio, e cominciarono a prendere d'assalto le più ricche colonie costiere, travolgendone le difese.
Fu l'epoca dell'Olonese, di Henry Morgan, di Roc il Brasiliano, di Laurens de Graaf. Forti, anzi fortissimi, perché incoraggiati dal Re Sole, in guerra con la Spagna. Nel XVII secolo venne meno, di fatto, la distinzione mai troppo chiarita tra pirata e corsaro. Se il secondo, all'epoca di sir Francis Drake, aveva goduto di una «patente di corsa» che quasi lo aggregava alla marina militare del suo Paese, i pirati, lungi dall'essere «liberi professionisti» della rapina in mare, quasi sempre godevano di una lettera d'incarico del governatore francese dell'isola di Tortuga o di quello inglese della Giamaica. A loro consegnavano, solitamente, il dieci per cento di quanto predato.
In definitiva, i pirati furono spesso strumento di guerre politiche combattute a distanza e con mezzi non convenzionali, e i loro momenti di declino coincisero con le fasi in cui le potenze committenti ritenevano di non avere più bisogno dei loro servigi. Il declino definitivo e irreversibile si ebbe poi agli albori del XX secolo, quando le navi, meglio difese, diventarono una preda troppo difficile per essere redditizia. Ciò non impedì che episodi di guerra da corsa si avessero anche durante il secondo conflitto mondiale, sia attorno all'Europa che in Asia, con comandanti di navigli militari o di sommergibili autorizzati dai comandi a navigare liberamente e ad affondare e depredare qualsiasi imbarcazione nemica incontrassero. L'introduzione del radar mise fine anche a questa estrema appendice, poco romantica, della pirateria.
Rimasero sul mare, invece, i contrabbandieri. A essa si può ascrivere la pirateria ancora esistente, che ha visto nel 2007 centinaia di assalti a yacht, cargo e persino petroliere, a opera di
gang organizzate dedite principalmente al contrabbando e attive sulle coste africane, cinesi, malesi oppure, ancora una volta, nei Caraibi. Sconcerta, in questo revival piratesco, l'estrema ferocia dei protagonisti, armati adesso di AK 47 e degli strumenti della moderna tecnologia.
I pirati del passato non erano meno crudeli degli attuali, e forse lo erano di più. L'Olonese che fa tagliare mani e piedi agli spagnoli catturati e, in un caso, divora il cuore di uno di essi sotto gli occhi dei compagni; Roc il Brasiliano che fa arrostire alcuni prigionieri e obbliga gli altri a nutrirsi dei loro corpi; Montauban che si diverte a sfilare le budella dal ventre di nemici ancora vivi. Non sono precisamente gesta da eroi libertari, né da Che Guevara in pectore; anche perché il fine, ossessivo, di tanta ferocia è uno solo: la sete di denaro.
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