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mercoledì 10 settembre 2008

Napolitano: Non tutti si identificano nella Costituzione.

(Panorama) “Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c’è in vari paesi europei rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea quale strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazi-fascismo.

Da Helsinki, nella sua seconda giornata della visita di Stato, il presidente prima di lasciare la Finlandia, ha risposto alle domande dei giornalisti. Quando gli è stato chiesto di chiarire l’affermazione secondo la quale rimangono nel nostro Paese ‘’questioni aperte per quello che riguarda la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutte le componenti della società nei principi e nei valori della Costituzione Repubblicana”, Napolitano ha risposto : “Non ho detto che in Italia manchi più che in altri paesi la tensione per l’integrazione europea. Come ho ribadito tante volte in questi giorni, nella stessa chiave, ho ribadito per l’Italia l’esigenza di un forte moto di patriottismo costituzionale.
Penso che ci siano tutte le condizioni”, ha aggiunto,”perché si vada verso questo comune riconoscimento dei valori e dei principi della nostra Costituzione. Questo discorso”, ha chiarito, “non ha nulla a che vedere con quello che riguarda le possibili, necessarie e concertate modifiche della seconda parte della Costituzione. Quindi ho considerato con grande favore il fatto che nelle scuole primarie fra gli insegnamenti si introduca la disciplina ‘Cittadinanza e Costituzione”’.
‘’Mi auguro” ha concluso “sia l’inizio di uno sforzo maggiore della cultura, della politica, dell’informazione. Non so se nel celebrare il 60esimo anniversario della Costituzione si sia fatto abbastanza per mantenere gli impegni. Prima di chiudere l’anno non dobbiamo ancora considerarci pienamente soddisfatti”.

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Gianfranco Rotondi: "Ma io, cattolico, difendo i gay". E va dritto per la sua strada.

(Susanna Turco - Liberal) «Sono un politico di ispirazione cristiana che non prende ordini e non si fa spaventare dagli anatemi». Non perde l’abituale ironia e dice che alla fine avrà gli applausi «sia della Cei che dell’Arcigay», ma ci va giù duro, Gianfranco Rotondi. Nel giorno in cui Avvenire lo chiama in causa con un corsivo, accusandolo di incoerenza per l’annunciato progetto di legge sulle unioni civili, il segretario della Nuova democrazia cristiana dedica l’ora di pranzo a ribaltare l’argomentazione contro il quotidiano dei vescovi. Di più: arriva anche a toccare le ragioni personali per le quali non ritiene incoerente il suo agire, anche in difesa dei diritti dei gay: «Mi sono sposato in chiesa, ma tutto ciò che è al di fuori di questo patto eterno davanti a Dio, per me che sono cristiano, è interessante solo su questa terra», spiega. E aggiunge: «Per me occuparmi dei diritti dei gay è come parlare dei diritti dei divorziati e dei loro figli. Non tutti i peccati sono reati».

Non avverte su di sé l’incoerenza di cui l’accusa il quotidiano della Cei?
Avverto l’incoerenza giornalistica di Avvenire. Nei giornali le fonti si verificano sempre. Loro no: lanciano un anatema preventivo senza sapere cosa voglio fare. La mia sfida sarà preparare un testo nel quale anche il quotidiano della Cei si troverà d’accordo.

Ma i valori? Gli appelli di Benedetto XVI? La famiglia come nucleo portante della società?
Senta, io sono un indegnissimo erede di De Gasperi, Moro e Sullo, contro cui pii corsivi furono indirizzati per fermare l’alleanza coi partiti laici, il centrosinistra, la riforma urbanistica. E mi dispiace che siamo tutti caduti in miseria, ma il metodo rimane lo stesso: aderire ai principi, non obbedire ai corsivi. Così potrà crescere quella nuova classe dirigente auspicata da Benedetto XVI.

Ma si ricorda il putiferio che è venuto giù tra Pacs, Dico e Cus?

Il politico cristiano deve risolvere i problemi di tutti. Non mi invento io i figli delle coppie di fatto e i conviventi senza diritti.
All’epoca, il centrosinistra ha adottato una soluzione ideologica, dal presupposto inaccettabile: equiparare le convivenze alla famiglia. Non è certo il nostro obiettivo.

Intendete tutelare anche le unioni gay?
Ma perché mai i gay non dovrebbero aver diritto ad assistersi reciprocamente nella malattia o a succedere nel contratto di affitto? Fare una legge che, agendo sui diritti soggettivi, garantisca questo significa risolvere questioni pratiche. Questioni che la saggia Dc avrebbe chiuso con un compromesso e una leggina, magari a Ferragosto.

Due anni fa Prodi ha fatto un buco nell’acqua. Perché ricominciare?
Dirò una cosa molto dura, ma è ora di farlo. Sono un cristiano, mi sono sposato prima in municipio e poi in chiesa. La sera prima delle nozze a mia moglie ho detto pensaci bene, siamo cristiani, per noi è per sempre. Tutto quello che è fuori da questo patto eterno davanti a Dio, per me che sono cristiano, è interessante solo su questa terra; ed io, come legislatore, i diritti dei mortali li amministro solo su questa terra: quindi per me occuparmi dei diritti dei gay è come parlare dei diritti dei divorziati e dei loro figli. E un affare terreno, doveroso per chi, pur da cristiano, deve legiferare per tutti e tenendo unita la società. Come disse Rocco Buttiglione - incompreso - a Strasburgo non tutti i peccati sono reati e viceversa. È una distinzione che fonda la cultura liberale e spiega perché uno come me, che in quarant’anni non ha mai perso una messa, si affatichi tanto per le vedovanze fuori sacramento.

E’ ottimista sui risultati?
Brunetta ha un geniaccio tale che alla fine applaudiranno sia la Cei che l’Arcigay.

La proposta di legge a che punto è?
Nero su bianco non c’è ancora nulla. L’importante è che sarà a costo zero per lo Stato.

Non ci sarà la reversibilità della pensione?
Esatto: così abbiamo chiuso la polemica sull’ipotesi che si tratti di una famiglia alternativa. Vogliamo invece introdurre diritti nelle cure, nella successione nel contratto di affitto e nella proprietà della casa. Proponiamo una sorta di contratto unico valido davanti allo Stato, limitatamente alle questioni accennate e restando nell’ambito del diritto privato.

Chi sarà della partita?
Ci sono altri colleghi attenti al tema: questo corsivo di Avvenire è stato coli rapido perché si sa che cattolici eminenti e anche eminenze hanno approvato le mie dichiarazioni.

Come rassicurerà i cattolici?
Il testo nascerà da un dibattito culturale che partirà dal mondo cattolico. Sentirò anzitutto colleghi come Pezzotta, Binetti,Volontè ed altri. Ed è chiaro che l’iniziativa avrà successo solo se ci sarà più o meno l’unanimità. Altrimenti non partiamo neanche.

E perché un Parlamento di centrodestra dovrebbe venirvi dietro?
I veri conservatori sono quelli che al momento giusto sanno salvare il minimo indispensabile: altrimenti la rivoluzione li travolge.

Il Pdl travolto da masse di coppie di fatto?
Voglio dire che se lasciamo il problema irrisolto e, per un malaugurato accidente, il governo dovesse cadere... La Chiesa lo sa come risolverebbe il problema la sinistra tornata al potere?

Lo dica lei.
Alla Zapatero. Perciò, qua giù nelle retrovie c’è un manovale cristiano al lavoro.

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lunedì 8 settembre 2008

Su Alemanno (”Il fascismo non fu male assoluto”) si scatena la polemica.

(Panorama) Hanno scatenato forti polemiche le dichiarazioni sul fascismo del sindaco di Roma Gianni Alemanno (”Le leggi razziali sono state il male assoluto, non fu così tutto il fascismo”). Secco il commento del leader del Pd Walter Veltroni: “Ricordo ad Alemanno che il fascismo, ancor prima delle leggi razziali, cancellò la libertà dei cittadini che non la pensavano allo stesso modo, per questo morirono Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti”. Veltroni si dimetterà oggi dal comitato per il museo della Shoah in rottura con le affermazioni di Gianni Alemanno. Veltroni spiegherà le motivazioni del suo gesto in una lettera al comitato del museo. Il leader del Pd era stato da sindaco tra i promotori del comitato del museo romano e, dopo le sue dimissioni da primo cittadino gli era stato chiesto di rimanere, ma ritiene inaccettabile restare in un organismo in cui siede chi non condanna in modo inequivocabile il fascismo e le leggi razziali. “Mi auguro che Veltroni ci ripensi” ha detto Alemanno, al termine della cerimonia di celebrazione del 65mo anniversario dell’inizio della Difesa di Roma. “Capisco la posizione di Veltroni, ma mi auguro che ci ripensi e ci possa essere un chiarimento” sostiene il presidente del Museo della Shoah di Roma, Leone Paserman, ex presidente della Comunità ebraica romana.

Lapidario sulla frase di Alemanno è stato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna: “Le leggi razziali furono emanate dal regime fascista”. Più cauto invece il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: “Ho motivo di credere, alla luce dei molti incontri privati di questi mesi, che il pensiero espresso dal nostro sindaco volesse arrivare a conclusioni diverse”.
Di fascismo parla il deputato del Pd Emanuele Fiano: “Forse non tutti sanno cosa fu il fascismo nel nostro Paese, un ventennio di repressione culturale, l’alleanza con i nazisti, l’uccisione e la tortura di migliaia di partigiani e di antifascisti. Le leggi razziali furono elemento essenziale della storia del fascismo”.
Il centrodestra difende Alemanno appellandosi alla complessità del pensiero espresso dal sindaco. “Alemanno ha categoricamente definito come male assoluto il fascismo”, ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, “strappargli di bocca un giudizio o un atto di plenaria indulgenza verso il fascismo sarebbe un’operazione mistificante e menzognera”. Chiede di smetterla con “speculazioni meschine e inutili” il senatore del Pdl Andrea Augello, mentre per il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello “la sinistra è a caccia di fantasmi”. Il deputato del Pdl Vincenzo Piso sostiene che quella di Alemanno “non è un’assoluzione storica del fascismo, quanto piuttosto una volonà di distinguere tra alcuni aspetti ed alcuni periodi del regime fascista”.
Oggi il sindaco Alemanno ha parlato dell’ 8 settembre del 1943, dal palco allestito a Porta San Paolo in occasione del 65mo anniversario della Difesa di Roma e dell’inizio della guerra di Liberazione. “Se nei momenti piu’ bui si accende una luce questa rischiara piùche in altre circostanze” ha detto. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Alemanno ha parlato di ‘’un giorno indicato come quello della morte della Patria, per l’abbandono in cui furono lasciate le truppe e le strutture statuali italiane di fronte alla reazione tedesca all’armistizio'’.
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La Russa rende omaggio ai “patrioti” repubblichini. Siamo all’apologia del fascismo.
La Russa, ministro della Difesa, ha reso omaggio ai militari dell’esercito della Repubblica sociale italiana (Rsi) che combatterono credendo nella difesa di Roma “meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni”. Nel suo discorso durante la cerimonia per il 65.mo anniversario della difesa di Roma.

L’ha motivato così:
"Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, oggettivamente e dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani, e meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia."

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Parla Brunetta. Si' a legge riconoscimento diritti reciprocita'. Ma se va in parlamento mancheranno i voti del Pd.

Che si chiamino Dico, Cus o Pacs, una cosa e' certa: le unioni di fatto non sono nel programma elettorale del centrodestra e quindi l'appuntamento con i diritti delle coppie conviventi non e' in agenda politica a palazzo Chigi. E' una dichiarazione a suo tempo fatta dalla Lega e nonostante questo due ministri del governo, Gianfranco Rotondi, per l'attuazione del programma, e Renato Brunetta, titolare della funzione pubblica, preparano un testo ''laico'' per riconoscere diritti e doveri di reciprocita' per le convivenze. ''Da buon laico voglio prescindere dalla sfera sessuale, e dico che le convivenze sono tutelate in maniera farragginosa dal diritto civile'', spiega Brunetta a radio 24. L'idea nata insieme a Rotondi e' quella di studiare e poi eleborare ''una sorta di codice dei diritti e doveri di reciprocita' per le convivenze che non abbia nulla a che fare con la famiglia e con il sesso. L'unica unione degna di questo nome e' la famiglia, fatta da un uomo e una donna e sancita dalla nostra Costituzione'', precisa Brunetta. Il progetto, che ''per il momento e' solo una riflessione culturale'', prevede l'assistenza in caso di malattia, la successione e i diritti relativi all'alloggio. Diritti che rendono prioritario il convivente rispetto ai parenti e che ora non sono riconosciuti. L'unica condizione imposta da Brunetta e' ''che tutto dovra' avvenire senza oneri per lo Stato le cui risorse devono essere destinate solo ed esclusivamente alla famiglia, come previsto dalla Costituzione''. Ma ciò che allarma è che se la legge dovesse approdare per l'approvazione in parlamento, non otterrebbe i voti sufficienti. Questo grazie alla trasversalità dell'integralismo cattolico presente nei vari gruppi parlamentari, soprattutto nel Pd dove la compagine capitanata dal duo Binetti-Carrà darà certamente una fiera e dura battaglia come già avvenne nella scorsa legislatura.

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Unioni civili, Della Vedova: pieno sostegno a Rotondi e Brunetta.

"Per centrodestra sarebbe segno di maturità politica e modernità".

(Apcom) Pieno sostegno da Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl, all'iniziativa dei ministri Gianfranco Rotondi e Renato Brunetta che hanno annunciato la presentazione di una proposta di legge sulle unioni civili.

"Va salutata con estremo interesse l'intenzione di Rotondi e Brunetta di presentare una proposta di legge sulle unioni civili, che affronti in modo diretto anche la questione dei diritti delle coppie omosessuali (che oggi non dispongono di alcun istituto attraverso il quale suggellare, in termini di doveri e di diritti, la loro convivenza), senza forzature ideologiche e senza introdurre surrettiziamente nuove forme di assistenzialismo pubblico", afferma Della Vedova.

"La mancanza di uno strumento di riconoscimento giuridico di centinaia di migliaia di coppie - spiega il deputato del Pdl - rende la nostra legislazione deficitaria rispetto a quella della maggior parte dei grandi paesi europei. E' importante che il Pdl, come partito, prima che come forza di maggioranza, affronti l'argomento scegliendo una via pragmatica e non ideologica, seguendo le orme dei grandi partiti moderati e liberali che aderiscono al Ppe, che hanno promosso strumenti concreti di riconoscimento delle coppie omosessuali".

A giudizio di Della Vedova, "la via indicata da Rotondi, un dibattito parlamentare aperto all'opposizione e 'sganciato' dalle logiche di governo, è l'unica via percorribile ma anche la migliore possibile: sui Dico, un disegno di legge governativo sarebbe inutile e dannoso. La discussione può tranquillamente (e immediatamente) iniziare in Parlamento, senza obbedire alla logica degli schieramenti costituiti di maggioranza e opposizione. Per il centrodestra sarebbe un segno straordinario di maturità politica e di modernità civile".

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domenica 7 settembre 2008

Sarà il centrodestra a dare una normativa alle unioni civili comprese le coppie Lgbt? Pare di si.

PRESTO UNA PROPOSTA SULLE UNIONI CIVILI PREPARATA CON IL MINISTRO BRUNETTA. ROTONDI VUOLE UNA LEGGE ANCHE PER LE COPPIE GAY.

(Agi) Una proposta di legge sulle unioni civili: e' la "sorpresa" che stanno preparando Gianfranco Rotondi e Renato Brunetta. Lo rivela in una intervista al Tempo il ministro per l'Attuazione del programma, chiarendo che "il governo sara' tenuto fuori da questa iniziativa. Sara' un progetto di legge a firma mia e di Brunetta". Rotondi spiega che, anche se la materia non riguarda il programma dell'esecutivo, "c'e' da legiferare in ordine a un fenomeno che non e' marginale e che riguarda le persone che a vario titolo convivono senza essere sposati. Spesso indipendentemente dal fatto sessuale". Rotondi e Brunetta pensano dunque a tutele come "l'assistenza in caso di malattia, la successione, i diritti relativi all'alloggio, insomma tutti i diritti che rendono il convivente prioritario rispetto ai parenti e che per ora non esistono. E ci occuperemo anche delle coppie gay".
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Gianfranco Rotondi parla della sua proposta di legge durante un'intervista rilasciata a Radio radicale.

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martedì 2 settembre 2008

Il vizietto del centrodestra: Le prostitute. A Udine notti a luci rosse con un politico di Fi.

Nell’inchiesta del pm di Trieste Tito indagati tre professionisti. Coinvolto l’imprenditore Di Tommaso (Bernardi). L’esponente nazionale veniva in regione per l’Election day di aprile.

(Il Piccolo) Tre noti professionisti udinesi sono indagati per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione essendosi adoperati per procurare notti calde a un esponente politico nazionale di Forza Italia. Dopo diversi incontri politici a Udine – tutti precedenti all’Election day di aprile – il politico aveva assicurata, dopo le cena, la compagnia di prostitute. Sudamericane e dell’Est, anche tre per notte.
Secondo l’ipotesi investigativa, l’imprenditore friulano Riccardo Di Tommaso, proprietario della linea d’abbigliamento Bernardi in tutto il mondo, finanziava gli incontri, l’avvocato udinese Massimiliano Basevi procacciava le prostitute (pare su Internet) anticipandone il pagamento e l’albergatore Franco Marini ospitava gli incontri nel suo hotel Là di Moret, il 4 stelle alle porte di Udine. Quindi Di Tommaso «rimborsava» l’avvocato, che fra l’altro è uno dei suoi consulenti legali.
Tutto questo risulta in una inchiesta da qualche mese avviata dal sostituto procuratore di Trieste Raffaele Tito. Galeotta è stata una intercettazione telefonica «di sponda» (ovvero, non era lui l’intercettato) nella quale l’avvocato Basevi parlava di quegli incontri.
Sono quindi seguiti pedinamenti, interrogatori e altri accertamenti (anche telematici) da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Trieste per mettere i tre indagati davanti al fatto compiuto: almeno in questa prima fase delle indagini, che hanno segnato l’invio delle informazioni di garanzia con l’invito a presentarsi all’interrogatorio.
L’inchiesta è ancora lontana dalla chiusura e la sospensione feriale dei termini ha di fatto bloccato la situazione in questa fase. A Udine, però, negli ambienti non soltanto politici, ma anche giudiziari, la notizia dell’inchiesta sta serpeggiando.
Il Pm Tito si è mosso in aprile da un’inchiesta di natura fiscale e poi ha svolto gli accertamenti necessari a trovare conferma all’ipotesi del favoreggiamento della prostituzione, con i ruoli descritti: nelle contestazioni formali si fa cenno ad almeno cinque incontri a luci rosse in un periodo compreso fra il novembre 2007 e la fine di marzo di quest’anno, un momento politicamente molto caldo per il Friuli Venezia Giulia che in primavera con l’Election day doveva andare alle urne anche per scegliere se confermare il Governatore Riccardo Illy o cambiare dando fiducia a Renzo Tondo, che poi ha vinto e sta governando. Ed erano giorni caldi anche per Udine con la scelta del nuovo sindaco e del presidente della Provincia.
Tutto è nato da quell’intercettazione e nei loro interrogatori i tre indagati hanno offerto la propria ricostruzione dei fatti, rispondendo alle domande del magistrato inquirente.

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lunedì 1 settembre 2008

Manipolazione? Silvio riscrive la storia.

Una enciclopedia in videoclip rilegge gli eventi del mondo. andrà in tv e sul web. Al lavoro una società collegata a fininvest. Alla guida il vj Andrea pezzi. sullo sfondo un discusso guru.

(Peter Gomez - L'Espresso) Gli uffici dove gli uomini di Silvio Berlusconi provano a riscrivere la storia sono in via Maroncelli, in un cortile della vecchia Milano. Qui ormai da un anno lavorano a pieno ritmo e nel segreto quasi assoluto una quarantina di persone. Sono i dipendenti e i collaboratori di Ovo, una srl partecipata al 47 per cento da Trefinace, una società lussemburghese che fa capo alla Fininvest. Ovo ha un obiettivo, anzi una missione, creare Ovopedia la prima enciclopedia in videoclip del mondo: un'opera colossale da migliaia e migliaia di voci che tra qualche mese entrerà nelle case degli italiani via satellite, e forse sul digitale terrestre, e sul Web.

Responsabile del progetto, molto apprezzato dall'ideatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, è un ragazzo simpatico e carino di 35 anni: l'ex vj Andrea Pezzi che presiede la società e la controlla al 53 per cento attraverso Nova Fronda, un'altra srl il cui nome si richiama direttamente al singolare credo psico-filosofico di Antonio Meneghetti, un ex frate francescano dal burrascoso passato giudiziario che negli anni '70 ha fondato l'ontopsicologia, una disciplina che ha come scopo la "formazione del leader, inteso come intuizione attiva di soluzioni per il collettivo".

Nel febbraio del 1998 l'Associazione di Ontopsicologia si è guadagnata quasi una pagina in un corposo rapporto del ministero dell'Interno su "sette religiose e i nuovi movimenti magici in Italia".

Ma all'ex frate sentir dipingere la propria organizzazione come una psicosetta nella quale "verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore", proprio non andava giù. Così Meneghetti ha intentato causa al Viminale ed è riuscito a ottenere un risarcimento civile per danni d'immagine di alcune decine di milioni di lire.

Setta o non setta, resta il fatto che Meneghetti, considerato da Pezzi "un uomo straordinario e quasi magico", propaganda teorie storico-politiche sconcertanti (vedi articolo a pag. 48). Dichiaratamente filo russo e anti americano, nei suoi scritti e nelle sue conferenze l'ex frate sostiene la necessità di "relativizzare l'olocausto ebraico", perché "bisogna ricordare che gli ebrei non sono l'unico popolo che ha sofferto e pagato". "Io ho visto", spiega, "alcuni ebrei, ma anche molti italiani, molti tedeschi, molti russi e molti austriaci, morire. Ognuno ha perso, la guerra è bestiale. Tutti abbiamo perso, tutti siamo stati cattivi, tutti siamo stati partigiani".

Così Adolf Hitler, ma pure Josif Stalin, secondo Meneghetti, vanno studiati dal punto di vista del loro essere interiore, senza mai dimenticare che "la realtà è come una partita di scacchi, in cui il vicitore fa le leggi, scrive la storia e definisce la morale". "Se avessimo potuto indagare l'obiettiva motivazione interna di un leader", dice Meneghetti, "con sorpresa di molti si sarebbe notato che le fonti culturali di un Hitler sono nella dottrina dei Dalai Lama del Tibet. Lì sono i fondamenti ispirativi che giustificano il suo modo di fare, che sostanzialmente non era un voler occupare gli altri, ma voler purificare e salvare il mondo".

Simili teorie hanno una ricaduta diretta sulla linea editoriale di Ovo. In via Marroncelli, infatti, non è il solo Pezzi a frequentare i corsi a pagamento (2.500 euro) di Meneghetti, ribattezzati 'residence lideristici' e indirizzati - in Italia, in Russia e in Brasile - a "professionisti, imprenditori e politici di qualsiasi estrazione". Con lui sono seguaci del 'professore' anche il direttore editoriale Simone Ciaruffoli, un ex autore di 'Camera Cafè', la sit-com in onda su Italia 1 e l'ex direttore di produzione Andrea Andreini, proveniente dalla tv satellitare de 'Il gambero rosso', mentre in redazione circolano in numero copioso vari manuali e libri di ontopsicologia. Il risultato è per molti versi inquietante. 'L'espresso' ha potuto visionare in anteprima alcune delle videoclip finora prodotte.

In quella dedicata 'All'ascesa del nazismo', accanto a un montaggio incalzante tipico dei video musicali, accompagnato da una colonna sonora decisamente furba e coivolgente, la storia della presa del potere da parte delle croci uncinate è presentata senza indugiare in alcun tipo di giudizio storico, etico o morale. Hitler diventa così solo un leader dal fortissimo "carisma personale e dalle straordinarie virtù di oratore", mentre la questione del 'Mein Kampf', ovvero della Bibbia del nazismo, viene liquidata senza far cenno al razzismo e limitandosi a dire che nella sua opera il Führer "afferma che l'attuale declino della Germania dipende da un complotto dei comunisti e degli ebrei volto a seminare discordia e indebolire l'economia del paese".

È un po' quello che sostiene Meneghetti riferendosi all'Italia. Già nel 1997, l'ex frate scriveva: "Gli Stati Uniti - con l'appoggio del denaro ebraico (la stampa, ndr) - attraverso la 'demonizzazione' del leader hanno determinato il frammentarismo del potere del leader naturale della nostra nazione". E poi continuava dicendo che, se papa Wojtyla "va a pregare nella Sinagoga, ciò succede perché gli ebrei hanno aiutato una situazione bancaria (i debiti dello Ior, ndr)".

Insomma, viste le posizioni del 'professore', non stupisce che Hitler, stando a quanto riferiscono una serie di fonti interne a Ovo, nella biografia a lui dedicata secondo i vertici della società dovesse essere definito "un personaggio controverso", ovvero con la stessa frase che chiude il video su Stalin. Anche in questo caso viene messa in evidenza "la forza d'animo" del dittatore comunista e dopo un passaggio sui milioni di morti da lui causati "per mantenere l'ordine", la clip si conclude con queste parole: "Figura controversa del '900, l'uomo d'acciaio lascia dietro di sé un impero".

Non è un caso. Agli autori dei testi di Ovopedia, in gran parte giovani con pochissima o nessuna esperienza nel campo dell'informazione storica e scientifica, viene fornito un format preciso, che ha come comune denominatore: "La volontà".

In Ovobio, la sezione dell'enciclopedia interattiva in videoclip dedicata agli uomini che nel loro campo hanno lasciato il segno, si ordina di "mettere in luce la volontà del personaggio di raggiungere i suoi obiettivi e l'intelligenza nel saper applicare questa volontà". Mentre nel piano dell'opera Meneghetti compare tra gli "intellettuali e i mistici" cui dedicare una videoclip, accanto a figure come Aristotele, Freud, Sartre e Sant'Agostino.

Ma perché il premier ha deciso di finanziare personalmente Ovo attraverso la cassaforte di famiglia Fininvest e di inserire un suo uomo, Paolo Mazzoni, nel consiglio di amministrazione della società? Rispondere alla domanda non è semplice. Qualche dato di fatto però aiuta a capire. Già nel 2006 Meneghetti ha potuto presentare il suo libro più importante ('La psicologia del leader') alla quarta convention dei circoli giovani di Dell'Utri, mentre Pezzi nel 2005, grazie alla fortissima sponsorizzazione dell'ex assistente personale del Cavaliere e attuale parlamentare Deborah Bergamini, ha ottenuto un programma su RaiDue, 'Tornasole', in cui Meneghetti, suscitando lo sconcerto del critico televisivo del 'Corriere della Sera', Aldo Grasso, è stato tra gli ospiti d'onore. Tra gli obiettivi del 'Tornasole' c'era quello di rompere la presunta egemonia culturale della sinistra. Gli ascolti sono stati deludenti, ma quello è stato comunque un primo passo.

Poi, mentre Dell'Utri (in ottimi rapporti con Meneghetti) cercava d'intervenire sul mondo degli intellettuali con il settimanale 'il Domenicale', annunciando la scoperta dei falsi diari di Mussolini e spiegando, subito prima delle elezioni, che il Pdl "avrebbe revisionato i libri di storia, ancor oggi caratterizzati dalla retorica della Resistenza", la Fininvest si è data da fare per trovare il modo di raggiungere i giovani.

La tv interattiva di Pezzi è sembrata il sistema giusto per fare guerra a Internet
(anche perché il progetto della web tv non è stato ancora scartato), ormai divenuto il primo media nella fascia d'età compresa tra i 16 e i 26 anni. Ovo ha così cercato, finora inutilmente, di trovare spazio sulla piattaforma di Sky, ha concluso un accordo con Vodafone per fornire contenuti multimediali (Ovoday) e ha bussato al mercato delle televisioni via cavo americane. In programma c'è la produzione di 2 mila clip all'anno, al costo di circa 3 mila euro l'una, cui va aggiunto il denaro per acquisire le immagini dagli archivi. Un business insomma da 7 o 8 milioni di euro ogni 12 mesi, che nel 2007, con le produzioni effettive cominciate a settembre, ha portato la società a una perdita di quasi 2 milioni.

Marcello dell'UtriIl progetto però è più complesso. È prevista una sezione chiamata Ovonews che si dovrebbe dedicare all'approfondimento delle notizie del giorno e una di satira politica chiamata Ovospirit. Nelle riunioni in cui Pezzi e gli altri accoliti del 'professore' discutevano con la redazione i nuovi traguardi, i vertici di Ovo hanno molto insistito sulla necessità di mettere nel mirino Antonio Di Pietro che, secondo Meneghetti, durante Mani Pulite sarebbe stato un burattino nelle mani degli americani, utilizzato per distruggere le imprese italiane.

Ancora fermo è invece il capitolo di Ovowise, dei mediometraggi dedicati al pensiero politico dei grandi leader contemporanei raccontato da loro stessi. Per il primo video, in calendario c'erano 30 minuti dedicati al premier, Silvio Berlusconi. Ma il budget era basso, poco più di 35 mila euro, e la casa di produzione straniera a cui Ovo si era rivolta ha detto no.

Ma in fondo non è un problema. Pezzi è ormai ospite fisso di molte manifestazioni di Forza Italia. Con Berlusconi vanta un rapporto personale. A convincere il Cavaliere ad allargare i cordoni della borsa ci penserà lui. Perché, in fondo, anche ad Ovo o si fa la storia, o si muore.

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mercoledì 27 agosto 2008

Prostituzione online, partono i controlli via Web.

(Affari italiani) “Da settembre, attraverso un’ordinanza, innalzeremo le multe ai clienti che adescano le ‘lucciole’ per le strade di Milano dagli attuali 166 a 500 euro. E gli introiti continueranno a finanziare il progetto “Accoglienza vittime della tratta” che ha permesso di salvare dal 2001 a oggi circa 500 donne dalla strada. Andremo a colpire il fenomeno ancora più capillarmente. A tal fine, a seguito di quanto apparso alcuni giorni fa su un quotidiano nazionale, ho dato disposizione al comandate della Polizia Municipale di effettuare un monitoraggio delle vie e delle località dove si eserciterebbe la prostituzione secondo quanto riportato via web dal sito Google Maps”

Lo comunica il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.
“La Polizia Municipale - spiega De Corato - ha naturalmente un’approfondita conoscenza dei luoghi della prostituzione e gli agenti della specifica task force fanno uscite mirate. Questa notte, per esempio, hanno controllato piazza Bonomelli, piazza Trento, viale Umbria, corso Lodi e le vie Ortles, Crema, Adige, Ippodromo, Aniene, Vezza d’Oglio, Ludovico di Breme, Soave, Marco d’Agrate, Vittadini, Vallarsa, Sant’Elia, Ferrari, Calabiana, Trebbia, Palladio, Cassano d’Adda, Bocconi, Trenno, Salmoiraghi, Papa e Terzaghi.

“Dal momento che - prosegue De Corato - apprendiamo dell’esistenza di una presunta dettagliata mappa via web sulla prostituzione faremo apposite verifiche per sapere se ci sono luoghi finora sfuggiti ai controlli. E con l’opportunità della specifica ordinanza che emaneremo a settembre, andremo a sanzionare anche in quei posti. Senza dimenticare che il decreto sicurezza ci ha dato uno strumento in più: quello del sequestro di appartamenti affittati a clandestini. Due fenomeni, quello della prostituzione e della clandestinità, che spesso vanno a braccetto”

“Il Comune di Milano - sottolinea De Corato - dispone di un’ordinanza ad hoc contro la prostituzione sin dal 1998. Un provvedimento, deciso dal sottoscritto come sindaco d’agosto e mai contestato. E che solo quest’anno ha permesso di infliggere 2099 multe a seguito del controllo di 4068 persone e 3633 veicoli. E collateralmente, nell’ambito di questa attività, di effettuare 2 arresti, 33 denunce, 7 accompagnamenti in Questura, 5 fotosegnalamenti per stranieri irregolari, 7 fermi amministrativi di veicoli e il ritrovamento di 4 auto furtive”.

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sabato 23 agosto 2008

Pdl: scene da un patrimonio.

Silvio Berlusconi, Raffaele Lombardo e Gianfranco Fini

(Carlo Puca - Panorama) Lo Statuto, la costituente, la leadership. Ma i soldi, la vile pecunia? Ufficialmente la questione è marginale. Eppure se ne parla, eccome, tra i fondatori del Popolo delle libertà, il nascente partito unico composto dai due giganti Forza Italia e Alleanza nazionale e da nanetti vari (quel che resta di democristiani, socialisti, repubblicani, radicali e liberali di centrodestra, più il movimento di Alessandra Mussolini). E però, per dirla alla Shakespeare, “nulla può andare male se viene insieme ai soldi”. Già, ma i denari chi ce li mette?

Arriviamo così al paradossale. Secondo la bibbia del lusso, la rivista americana Forbes, Silvio Berlusconi è l’uomo più ricco d’Italia e il 51esimo nel mondo con un patrimonio pari a 11,8 miliardi di dollari. Ma con circa 110 milioni di euro di saldo negativo, il suo partito, Forza Italia, è il più indebitato d’Italia (se si escludono i 180 milioni dei Ds, partito ormai virtuale, perché confluito nel Pd). Al punto che il Cavaliere, per evitare il default, ha garantito al tesoriere Rocco Crimi fideiussioni personali per 75 milioni di euro. Inoltre, Forza Italia è priva di un quotidiano di partito, mentre la brambilliana Tv delle libertà ha chiuso i battenti da poco più di un mese. Né il partito possiede immobili: tutte le sedi dei 4 mila circoli sono in affitto. Nessuna esclusa.
Gianfranco Fini, invece, ha dichiarato per il 2007 un reddito di 147.814 euro, inferiore, per dire, a quello del leader comunista Fausto Bertinotti (233.195 euro). Eppure la sua creatura, Alleanza nazionale, non ha debiti. Anzi, ha chiuso il bilancio in pareggio e vanta proprietà immobiliari invidiabili: circa il 30 per cento delle 14 mila sezioni, più case e palazzi, talvolta di lusso, sparsi in tutta Italia. Stando al racconto del senatore Franco Pontone, segretario amministrativo di An, “le sedi sono nostre perché fino agli anni Novanta nessuno affittava locali al Movimento sociale ed eravamo costretti ad acquistare per poterci diffondere in modo capillare in tutta Italia”. Il risultato? An ha costituito una immobiliare che proprio a causa della fusione con Forza Italia sta catalogando le proprietà del partito. Sul mercato immobiliare, quello vero, non segnato a bilancio secondo i parametri del catasto, i beni di An valgono almeno mezzo miliardo di euro. Un tesoretto niente male.
Poi c’è il Secolo d’Italia, il quotidiano di partito. Il deputato bolognese Enzo Raisi ne ha rimesso a posto i conti su mandato di Fini. A Panorama dice: “Con la fusione, il giornale ha la grande occasione di diventare il quotidiano di opinione del centrodestra, sulla falsariga dello stile di Foglio e Riformista”. Non solo: “Vogliamo affiancare al giornale una casa editrice per produrre libri e dvd di area”. Ma il Secolo rimarrà in mano ad Alleanza nazionale? “In queste settimane stiamo ragionando su una struttura societaria capace di allargare l’area degli azionisti. Sia chiaro però: a nuovi azionisti devono corrispondere soldi freschi”. Soldi azzurri, s’intende.
Dunque, è vero che sulla carta il Pdl sembra cosa fatta e finita, con numeri da paura: un potenziale elettorale superiore al 40 per cento, un capitale umano di 400 mila iscritti, una forza parlamentare di 273 deputati e 147 senatori. Ma non tutto è risolto. Nella riunione del 9 settembre si metteranno nero su bianco le decisioni prese il 18 agosto, anzitutto il rapporto percentuale tra Forza Italia (70) e An (30) nella dirigenza del nuovo partito. Ma restano aperte questioni vitali come quella del reggente o del comitato di reggenti e del tesseramento. Secondo Fi basta il reggente, secondo Alleanza nazionale ci vuole il comitato. E ancora: se non c’è il tesseramento, non ci sarà mai congresso vero. An, Fini e tutti gli altri sarebbero così condannati alla subalternità, vita natural durante. Magari rimettendoci pure gli immobili.
Una ipotesi che fa sobbalzare la vedova di Giorgio Almirante, padre fondatore della destra italiana. Donna Assunta, dall’alto del suo piglio di proprietaria terriera, così commenta il prossimo matrimonio, del quale non vorrebbe essere “né sensale né madrina”. Dice: “Forza Italia arriva a mani nude, le uniche proprietà sono personali di Berlusconi. An invece porta tante belle proprietà ereditate dal Msi. Proprio bella questa: per una volta faremo noi la figura dei ricchi dinanzi al Cavaliere”.
E invece no, An si sta cautelando. O Berlusconi mette mano al portafogli secondo il criterio del 70-30 (70 euro Fi, 30 An) oppure, in vista della fusione dei bilanci, prevista per atto notarile nel 2011, Fini punta sulla strada già intrapresa dai Ds al momento di confluire nel Pd. Riparare, cioè, il patrimonio del partito in una fondazione. Manca soltanto un dettaglio non secondario: quale fondazione?
Fini già presiede Farefuturo. I più audaci tra i suoi collaboratori vorrebbero piazzare qui i beni postmissini; altri, più romantici, in una fondazione ex novo di vago sapore almirantiano. Si vedrà.
Certo è che la manovra economica ha sottinteso un valore politico. Quando Italo Bocchino, Ignazio La Russa e compagnia chiedono, fin da ora, che il successore di Berlusconi sia Fini, recitano un discorso di chiarezza ai vari aspiranti leader: o comandiamo noi o dopo Berlusconi rifacciamo Alleanza nazionale. I soldi ci sono, insieme a giornali e casa editrice. Libro e tesoretto, partito perfetto.

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giovedì 21 agosto 2008

Statuto Pdl, Della Vedova si auspica un salto di qualità democratico.

"Sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud".

(Dire) La ricetta per il Pdl? "Serve costruire non un partito che punta ad una identita' definita, confessionale o altro, ma un 'partito paese', che sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud". Lo spiega il deputato del Pdl e leader dei Riformatori liberali Benedetto Della Vedova, al microfono di Radio radicale.

Della Vedova si augura "che non vada perso l'impianto e l'imprinting berlusconiano sul nuovo partito: raccogliere energie, consensi, voti, che si basavano su una leadership forte e su un programma di governo che tendeva a includere e non ad escludere. Costruire un partito plurale e inclusivo e non identitario e chiuso. Fare diversamente- avverte- scegliere i valori e l'identita' valoriale, sarebbe un'operazione sbagliata e miope. Perche' in Europa i grandi partiti sono aperti". Per esempio, aggiunge Della Vedova, "nel Ppe certo ci si confronta innanzitutto con la Chiesa cattolica e i suoi valori, ma anche con la gran parte dell'elettorato, che spesso la pensa diversamente".
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Ndr. In pratica Della Vedova si auspica che oltre alla libertà il Pdl acquisisca anche democrazia? La vedo dura con i postfascisti e la chiusura della Lega, il vero azionista di maggioranza di questo governo.

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lunedì 18 agosto 2008

Polemiche. Cattolici e alleanze spregiudicate.

(Chiara Saraceno - La Stampa) Non ci si dovrebbe sorprendere che Famiglia Cristiana critichi il governo per la mancanza di una politica di contrasto alla povertà e più in generale per una diffusa indifferenza, quando non criminalizzazione dei poveri. O che denunci una diffusa indifferenza per le difficoltà quotidiane delle famiglie con redditi modesti. Queste alla ripresa autunnale si troveranno alle prese non solo con gli aumenti degli alimentari di base, delle tariffe della luce e del gas, ma anche delle rette nei nidi e nelle scuole materne e magari di qualche taglio alla già scarsa assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti. Le ristrettezze di bilanci locali falcidiati, tra l’altro, dall’eliminazione dell’Ici possono infatti essere compensate solo fino a un certo punto dall’eliminazione di sprechi e inefficienze. La difesa dei più poveri e dei più fragili dovrebbe essere la prassi normale di una rivista d’ispirazione cattolica. Ciò che sorprende è che lo faccia solo ora. Dopo mesi e mesi in cui il tema più caldo su cui l’autorevole rivista ha battuto con una sistematicità e un vigore (spesso anche livore) degni di miglior causa è stato la difesa della «famiglia tradizionale», tout court definita come naturale. E la denuncia della pericolosità dei pochi difensori di una cultura laica che ancora osano parlare nel nostro Paese. Chi oggi si stupisce e si offende per la violenza delle accuse era ben contento quando dagli stessi pulpiti, e talvolta dalle stesse persone, chiunque avesse una visione meno univoca della famiglia e dei rapporti tra le persone, meno apodittica sulle questioni che riguardano la vita e la morte, veniva e viene tacciato d’immoralità e malafede. Quando non veniva identificato come pericoloso per gli stessi fondamenti del vivere sociale.

Sul ruolo di defensor fidei e defensor ecclesiae della destra si è giocata, da ambo le parti, una partita non limpida in cui ciascuno ha pensato di usare l’altro. Subito dopo la formazione del governo, c’è stata la delusione per la mancanza di «ministri riconoscibilmente cattolici», espressa anche da Famiglia Cristiana. Le corrisponde specularmente oggi la delusione dei politici al governo per le critiche della rivista. Essi si vedono sfuggire una legittimazione che avevano creduto di aver conquistato durevolmente con la promessa (esplicitata formalmente anche da Berlusconi all’atto della sua prima visita in Vaticano) di non toccare il diritto di famiglia e di «compiacere la Chiesa» in tutte le norme che riguardano i temi di bioetica.

In realtà, ciò che i politici italiani di destra, sinistra e centro non sembrano capire è che le istituzioni cattoliche in Italia, con tutte le loro anche importanti differenze, condividono la pretesa del monopolio di definizione dei valori e delle norme appunto sulle questioni che riguardano la famiglia, la sessualità, l’origine e la fine della vita. Su questo sono disposti anche alle alleanze più spregiudicate e a giustificare ogni forma di doppia morale, oltre che a far cadere governi. Sul resto, si tengono le mani libere e possono far valere le proprie differenze.

Proprio perché la Chiesa cattolica ha vinto nella partita più importante, quella della famiglia e dei temi bio-etici, per altro anche con la connivenza di un centro-sinistra impaurito e afono, Famiglia Cristiana può oggi dare voce alla sua anima più sociale. Meglio questo che nulla. Ma non facciamone una sorta di paladino della libertà e della democrazia, neppure quando usa parole forti e forse fuori luogo, come l’accusa di fascismo. Soprattutto spero che l’opposizione non la usi per cercare di (ri-)legittimarsi. Sarebbe ben triste e rischioso per la nostra democrazia che, dopo aver di fatto delegato alla Chiesa e ai cattolici (in primis a quelli del Pd) la definizione dei limiti della laicità, ora l’opposizione delegasse a Famiglia Cristiana la critica all’azione del governo.

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L'italietta di destra fa ridere il mondo. Polemiche sui divieti.

L’estate italiana dei divieti diventa un caso internazionale.

Un tuffo in una spiaggia troppo affollata?

(Panorama) Lo avevano fatto notare (quasi) tutti i giornali italiani (anche qui, qui e qui) che l’estate del 2008 in Italia sarebbe stata all’insegna del “Non si può”. Una sfilza di divieti e ordinanze (più o meno strani), che i sindaci - dotati dei super poteri grazie al decreto Maroni - hanno messo in campo (e in strada, sulle spiagge, in piazza) per limitare l’esuberanza dei turisti in libertà.

Ma dopo la segnalazione della stampa nostrana, ecco l’attenzione dei giornali stranieri: in Italia sono vietate tutte le cose divertenti, titola il quotidiano britannico The Indipendent (vedi articolo tradotto sotto), che prende di mira le ordinanze dei sindaci e avverte i turisti stranieri: attenzione perchè rischiate di essere multati. A cominciare dalle spiagge, dove su tutto il territorio nazionale è vietato farsi fare un massaggio cinese, o comprare un pareo o un costume da un vu cumprà. Il titolo dell’articolo recita così: “Turisti attenti: se una cosa è divertente, l’Italia ha una legge che lo vieta”.
In realtà l’articolo dell’Independent mette in guardia i turisti che, magari abituati a situazioni più permissive, vanno incontro a possibili sanzioni: “Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano -scrive il giornale- a Genova, per esempio, è ora illegale camminare per strada con una bottiglia di vino o una lattina di birra”. “A Roma è okay, ma se ti sdrai sotto un pino o sui gradini di piazza di Spagna per berla, o solo per mangiare un sandwich, il tuo comportamento ‘indecoroso’ può essere penalizzato. Lo stesso se il tuo snack all’aria a aperta è seguito da un sonnellino”, scrive il quotidiano britannico.
Il giornale elenca molte delle ordinanze di quest’estate, e ricorda: “Il governo di Silvio Berlusconi può essere stato il primo al mondo a introdurre il ministero della semplificazione (quello gestito dal leghista Roberto Calderoli, ndr) con il compito di identificare ed abolire leggi inutili, ma nell’interesse di una maggiore democrazia a livello locale e della sicurezza, il suo ministro dell’Interno Roberto Maroni ha consentito a migliaia di fiori legali di sbocciare. Molte di queste ordinanze non verranno probabilmente mai fatte rispettare, ma sarà una scarsa consolazione per colui che dava da mangiare ai piccioni, e che avrà una pesante multa tra i suoi souvenir delle vacanze”. E gli esempi, potrebbero continuare.

“Su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano 360 euro di multa, ma in tutto il territorio nazionale sono stati vietati i massaggi offerti dagli immigranti, per il rischio che i ’servizi estetici o terapeutici’ offerti da costoro ‘non siano in possesso di adeguata esperienza’”. A Eraclea, vicino Venezia, i genitori devono tenere d’occhio i bambini: i castelli di sabbia sono vietati, perché’ostruiscono il passaggio’ lungo il bagnasciuga. Giocare a racchettoni o a pallavolo è vietato su molte spiagge, e i sub che se ne vanno tranquilli in mare rischiano multe se si avventurano fuori dalle aree consentite”. E poi, continua il quotidiano inglese, formato compact, edito dalla Tony O’Reilly’s Independent News and Media, nato nel 1986 e con una tiratura di 250 mila copie circa: “A Forte dei Marmi non si può fare giardinaggio nel weekend, mentre a Novara, dopo le 23,00 è proibito stazionare nei parchi in più di due persone. A Capri e a Positano, è proibito portare gli zoccoli ai piedi. Il divieto di andare in giro a torso nudo se sei uomo, in bikini se sei donna arriva invece da Viareggio, dove è vietato anche appoggiare i piedi sulle panchine o andare in skateboard sulla passeggiata del lungomare. L’articolo dell’Independent arriva dopo quello del quotidiano svizzero Le Matin, che ha titolato: “L’Italia ha perso la brocca!”. “I comuni combattono il disordine” scrive il quotidiano svizzero “ma qualcuno (leggi il settimanale cattolico Famiglia Cristiana, ndr) ha paura del ritorno del fascismo”.
Ai toni polemici dell’Indipendent, risponde il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, che osserva che il suo autore è “un burlone o disinformato” salvo concludere che quell’articolo sull’Italia “è grottesco e insultante”. “I divieti a cui fa riferimento il giornale britannico” ha spiegato Giro in una nota “sono contenuti in alcune delibere comunali e in alcuni provvedimenti di governo per contrastare la microcriminalità e fronteggiare l’accattonaggio molesto, l’uso del vetro nei locali dei centri storici nelle ore notturne, lo sfruttamento dei minori, l’abusivismo commerciale, il degrado urbano dei monumenti, tutte misure previste in molte Capitali europee e non”. E ancora: “Quando” ha osservato Giro, in tono polemico “da turisti andiamo all’estero ci multano se gettiamo un pezzo di carta per terra. Non vediamo il perché i turisti stranieri possano fare in Italia, e spesso lo fanno, l’esatto contrario di ciò che sono abituati a non fare nei loro rispettivi paesi di appartenenza”.
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Attenti, turisti: se è divertente, l’Italia ha una legge che lo proibisce.
(Peter Popham - The Indipendent | via Italia dall'estero) Andate in una spiaggia o sulla panchina di un parco senza conoscere le regole, scrive Peter Popham, e potreste tornare a casa con una bella multa.
Oltre ai normali pericoli quali scottature, attacchi di meduse e palpeggiamenti, i vacanzieri in Italia fronteggiano una nuova serie di minacce questa estate, il risultato della risposta frontale del governo Berlusconi a quello che definisce “emergenza sicurezza”.
I sindaci italiani hanno ottenuto carta bianca per emanare leggi per risolvere le proprie problematiche relative alla sicurezza. Il risultato è una tempesta di nuove leggi e regolamenti che minaccia di trasformare il bel paese nel più grande stato bambinaia di sempre.
Ignari stranieri rischiano multe salate per cose perfettamente legali in tutto il mondo esclusa la determinata città in cui si trovano.

A Genova, per esempio, adesso è reato andare in giro con in mano una bottiglia di vino o una lattina di birra. A Roma invece questo va bene, ma se vi stendete sotto un pino o sulle scale di piazza di Spagna per berle, o semplicemente per mangiare un sandwich, il vostro “indecoroso” comportamento potrebbe essere punito. Stesso discorso se il vostro spuntino al fresco è seguito da un pisolino.
Per i bagnanti sono previsti regolamenti severi: su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano una multa di 360€, mentre a livello nazionale, il ministro del welfare ha imposto il divieto dei massaggi offerti dagli immigrati, per i possibili effetti nocivi dei “servizi estetici o terapeutici” offerti da persone “che non possiedono adeguata formazione o competenza”.
A Eraclea, vicino a Venezia, i genitori devono controllare attentamente i propri bambini: i castelli di sabbia sono vietati perché “ostacolano il passaggio” lungo la battigia. I racchettoni ed altri giochi con palle sono proibiti in molte spiagge ed i nuotatori che si tuffano noncuranti in mare possono andare incontro a multe salate qualora non si trovino in “aree che lo permettano”.

E attenti voi vacanzieri in località di mare che vi aggirate lontano dalla spiaggia indossando solo boxer o bikini: è contro la legge.
La caccia alla streghe nazionale contro i venditori di borse contraffatte è stata rafforzata a Ostia, la spiaggia più popolare di Roma, attraverso l’uso di elicotteri in pattugliamento, rendendo l’esperienza della spiaggia italiana persino più infernale del solito.
Lontano dall’acqua, le cose non migliorano. Due persone possono sedersi su una panchina di un parco nella città di Novara, ma se una terza si unisce a loro dopo le 11 di sera, i tre stanno infrangendo la legge. A Viareggio possono sedersi sulle panchine tutte le persone per cui c’è posto, ma se uno di loro ci appoggia i piedi rischia una multa. Spargete briciole di pane per i piccioni nella città di Lucca e potreste diventare più poveri di centinaia di euro.
La guerra all’accattonaggio è stata intrapresa da molte città - inclusa Assisi, la città di S. Francesco che proprio qui iniziò la sua vita religiosa come mendicante. Nella romantica città di Verona questa tendenza è stata portata fino alla sua logica conclusione: la confisca dei guadagni dei mendicanti. A Firenze adesso è illegale pulire i parabrezza delle automobili in coda ai semafori.
Il governo di Silvio Berlusconi potrebbe essere il primo al mondo ad avere introdotto un “Ministro della semplificazione” con il compito di identificare ed abolire le leggi superflue, ma nell’interesse di una maggiore democrazia e sicurezza a livello locale il suo Ministro degli interni, Roberto Maroni, ha permesso lo sbocciare di migliaia di leggi.
La maggior parte di esse con tutta probabilità non verrà mai applicata, ma sarà una magra consolazione per chi, dopo aver dato da mangiare ai piccioni, si ritroverà una multa salata tra i souvenir delle vacanze.
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The Independent, i sindaci sceriffi ed editoriali senza senso dell'umorismo.

(Noirpink) Gli inglesi, si sa, sono un popolo amante del senso dell'umorismo. Lo adorano così tanto da aver dato un nome al loro tipo di comicità, lo British Humor. Esso ha origini antiche, si è poi formato attraverso libri di scrittori come Laurence Sterne, Henry Fielding, William Thackeray, Jerome K. Jerome e altri... Lo humor inglese è qualcosa di unico, lo utilizzano soprattutto per prendere in giro incongruenze e ipocrisie.

L'articolo che in questi giorni sta facendo discutere mezza Italia, pubblicato su The Independent, riguarda proprio alcune incongruenze che la legge sulla sicurezza e i poteri speciali ai sindaci ha fatto nascere. In questo articolo si citano molti divieti che i sindaci hanno stabilito nelle varie città. Si legge che a Novara una terza persona non può sedersi su una panchina dopo le 11 di sera; o che in molte città di mare non ci si può allontanare dalla spiaggia solamente con il costume; o che ad Ostia ci siano più elicotteri del previsto; o che a Venezia non siano permessi i castelli di sabbia. Tuttavia, l'articolo scrive dei più divertenti divieti, non a caso si chiama "Il divertimento ha una legge contro". Non c'è nulla di male nell'indicare, e descrivere in quel tipico humor inglese, questi divieti tipici delle zone costiere, anche considerando che sono gli anglosassoni a contribuire, in maniera netta, alla salvaguardia dell'economia turistica italiana. Anche perchè, a parte la "lista" dei divieti, quello che l'articolo vuole mettere in evidenza è, ancora una volta, un'altra contraddizione del Governo Berlusconi, capace di istituire il Ministero della semplificazione e dare poteri speciali ai sindaci che, in questo modo, possono creare norme su norme.

Ma, evidentemente, molti giornalisti italiani non riescono a cogliere questo sottile umorismo. Anzi, una giornalista de Il Giornale evidenza in un suo editoriale che noi dobbiamo essere gli ultimi a prendere lezioni dagli inglesi. E fornisce una lista, senza spirito di umorismo ma anzi con piglio molto offeso, tutta la lista dei divieti degli inglesi. In stile Occhio per occhio. Ma, in ogni caso, l'ammissione di qualche errore del Governo che quel giornale difende strenuamente e a spada tratta, nemmeno l'ombra.

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sabato 16 agosto 2008

Ici: Bossi, Intendo introdurla di nuovo.

(Agr) Umberto Bossi, che ha tenuto il tradizionale discorso di Ferragosto a Ponte di Legno, nel corso della serata di ieri ha parlato della crisi in Georgia, legge elettorale e Ici. Il leader del Carroccio ha affermato in particolare che intende reintrodurre la tassa sulla prima casa, pur spiegando che di quest'ipotesi non ha ancora parlato nè con il minitro Tremonti nè con il premier Berlusconi. "Bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali - ha detto Bossi - a una forma di autonomia finanziaria, in cui loro stessi prendono direttamente le tasse".
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giovedì 14 agosto 2008

A destra fuoco di sbarramento contro Famiglia Cristiana. Il Giornale in prima fila.

Dite qualcosa di cristiano.

(Mario Giordano - Il Giornale) Se errare è umano e perseverare è diabolico, per Famiglia Cristiana ci vuole l’esorcista. Dopo aver sferrato un attacco contro il governo con toni che al confronto Bakunin è forlaniano, il settimanale ormai più pierino che paolino torna sulle barricate, a soli due giorni di distanza, con un secondo editoriale ancor più estremisticamente bislacco. E dopo aver usato una serie di delicati epiteti, ballando sul baratro del ridicolo («Paese da marciapiede», «presidente spazzino», «peggio dell’Angola», etc.), fa un deciso passo in avanti: scopre il «rischio del fascismo» e giudica l’azione del governo alla pari dei rastrellamenti nazisti nel ghetto di Varsavia. Non stiamo scherzando: se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz.
Il direttore del settimanale, che una volta veniva letto come se fosse la voce del vangelo e adesso invece, al massimo, come se fosse la voce di Pecoraro Scanio, ha detto che sono un po’ in crisi con le vendite e che per questo stanno facendo molti tagli. Si sa, sono tempi duri per tutti. Ma se non si decidono a ripristinare l’aria condizionata in redazione sono guai seri: ad agosto il caldo fa sragionare. E così anche i più autorevoli editorialisti finiscono per scrivere su un settimanale cattolico articoli che apparirebbero un po’ forti anche per il manifesto e liberazione. Risultato: uno cerca in edicola una copia di Famiglia Cristiana, si trova tra le mani al massimo una coppia di fatto bertinottiana.
Vi sconsigliamo di comprare il papiro, ma vi riassumiamo il pezzo forte debitamente anticipato alle agenzie. Un articolo di Beppe Del Colle che, per rispondere al vespaio di polemiche suscitate dal primo violento ukaze, accusa i politici di fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». E, per restare in tema, parla di «rischio fascismo» in Italia e, di fianco, pubblica la storica foto del bimbo ebreo di Varsavia, simbolo della persecuzione nazista, dicendo che è venuta in mente a tutti (proprio a tutti?) quando Maroni ha presentato il pacchetto sicurezza e le norme sui rom. C’è altro da aggiungere? Evidentemente non sono solo i politici a fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». Anche i giornalisti si difendono bene.
Sarebbe fin troppo facile contrapporre ai vaneggiamenti del settimanale, l’analisi di Newsweek (periodico non certo amico del centrodestra italiano) che parla dei primi cento giorni del governo come «miracolo di Berlusconi». Non ne vale la pena. E non vorremmo nemmeno dare troppa importanza a un editorialista evidentemente vittima del solleone. Ma c’è una cosa che ci preoccupa: è il fatto che, di fronte agli indiscutibili risultati ottenuti dal governo e al disorientamento dell’opposizione, i toni incivili, finora prerogativa del trattorista di Montenero e dei suoi girotonti, sfiorino anche chi, per la sua stessa ragione sociale, dovrebbe rappresentare il volto più moderato e ragionevole del Paese. Non è in questione, naturalmente, il diritto di critica: è in questione la possibilità di un dialogo. Paragonare un governo al nazismo significa alzare un muro, una trincea, una barricata: con i nazisti si può forse parlare? Trattare? Discutere? No, certo. E questo è ingiusto, non solo nei confronti del governo. È ingiusto soprattutto nei confronti della famiglia cristiana, quella vera, che non merita che il suo nome venga usurpato da alcuni orfani del cattocomunismo, sempre meno capaci di fare chiesa e sempre più capaci di fare cappelle.

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mercoledì 13 agosto 2008

Famiglia Cristiana rilancia: “Speriamo non rinasca il fascismo”.

Censimento dei nomadi

(Panorama) Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”.

In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss.
Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”.
E la polemica torna a montare. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”.
La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”.
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Newsweek: ''Il miracolo dei 100 giorni di Berlusconi''.

Per il settimanale del gruppo Washingon Post giudizio positivo per il cavaliere!

(Agenzia radicale) Il settimanale statunitense Newsweek elogia l'operato del premier italiano che con ''un'approvazione più alta di Sarkozy, Brown e Zapatero'' è riuscito ad avere ''un controllo di questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti'' , mentre l'opposizione è ''impanata nei bisticci interni''. "Nei suoi primi 100 giorni al potere - scrive l'Adnkronos - Silvio Berlusconi può aver compiuto l'impossibile: ha stabilito un controllo su questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti nella moderna storia italiana".

Cosi il settimanale giudica l'operato del governo in un pezzo intitolato 'Miracolo in 100 giorni'. "I partiti dell'opposizione - continua - sono impantanati nei loro bisticci e Berlusconi, primo ministro per la terza volta dal 1994, ha un'approvazione del 55% degli italiani. Il settimanale sottolinea - scrive ancora l'Adnkronos riportando i contenuti dell'articolo - che il governo Prodi era ostacolato da una esile maggioranza al Senato e da una coalizione di nove partiti ma Berlusconi "ha saputo sfruttare una legge elettorale del 2005 che ha cancellato i piccoli partiti" portandolo a una "sorprendente vittoria a valanga dalla quale l'opposizione sta ancora cercando di riprendersi".

"Dopo dieci anni di crescita economica vicina allo zero", continua il settimanale del gruppo Washingon Post "chiedono sicurezza finanziaria e di altro genere. E Berlusconi lo sta facendo con una competenza da pugno d'acciaio in guanto di velluto".

Mentre gode della "sua luna di miele con l'elettorato" scrive Newsweek parlando del Lodo Alfano, Berlusconi "ha perso poco tempo nel consolidare la propria autorità" e commenta: "Che in questa nuova legge fosse un possibile conflitto di interesse non è passato inosservato, ma gli Italiani si sentono troppo poveri per darci troppa attenzione".

"Emblematica - sottolinea - è stata la sua capacità di pulire le strade di Napoli". Inoltre "con la stessa determinazione ha affrontato la percezione che il crimine violento sia in crescita" scrive ancora, citando anche lo scontro con l'Europa sui Rom e lo spiegamento dei militari nelle città. "Tattiche così dure potrebbero dare a Berlusconi la copertura per affrontare alcuni dei problemi più profondi dell'Italia", conclude Newsweek.

Dopo aver ricordato che gli Italiani pagano fra le tasse più alte in Europa il settimanale scrive che Berlusconi, contrariamente alla volta scorsa, "ha promesso di ridurre la spesa" ma farlo "renderà più difficile mantenere la sua promessa di tagliare le tasse per stimolare la crescita. Ora agli italiani lui piace ma quello che vogliono davvero è stabilità economica. Pulire le strade e perseguitare gli immigrati non sarà sufficiente".
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giovedì 7 agosto 2008

I neofascisti tornano alla "casa del padre"? Pare di si.

Santanchè: Meglio tornare dal cavaliere.
(AdnKronos) Il tempo delle contrapposizioni con il Cavaliere e' finito e anche i sospetti dell'"inciucio" con Walter Veltroni sono caduti. Insomma, secondo Daniela Santanche', non ci sono piu' motivi per fare la guerra al Pdl.
"Dobbiamo partecipare alla nascita del piu' grande partito italiano -dice l'esponente della Destra in una intervista a 'Libero'- Il Paese non ha bisogno della frammentazione ma di stabilita' e il compito del centro destra e' di governare per i prossimi 15 anni".
"Con la mia decisione -aggiunge Santanche', ormai in aperta rottura con il leader del partito, Francesco Storace- penso di interpretare il desiderio di quel milione di elettori che ha votato la Destra e vuole vederla 'con' e non 'contro' Berlusconi. E' caduto il pregiudizio dell'inciucio. In camapgna elettorale sospettavamo che Berlusconi e Veltroni, il giorno dopo, sarebbero scesi a patti, sovvertendo il risultato elettorale. Pregiudizio che e' proseguito anche durante le prime battute della legislatura".
Santanche' rivendica la propria autonomia e replica al segretario che non vuol sentir parlare di riavvicinamento. "Rispetto Storace ma chi ha votato la Destra, chi voleva mandarmi a Palazzo Chigi, e' schierato politicamente da questa parte. I nostri elettori -aggiunge Santanche'- non capirebbero posizioni solitarie e distanti dal governo. E men che meno se appoggissimo i referendum di Di Pietro".

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mercoledì 30 luglio 2008

The Indipendent. Silvio Berlusconi: Il padrone é tornato e fa sul serio!

Silvio Berlusconi é determinato a portare a termine le cose, questa volta. Ha giá tirato fuori qualche sorpresa dal cilindro: dove porterá l'Italia?
(articolo originale qui | via Che dicono di noi) Ecco la novitá: la settimana scorsa é stata un trionfo per Silvio Berlusconi. Per anni, il suo genio politico é rimasto un segreto ben nascosto. Tutti noi, convinti che fosse un buffone, frugavamo ovunque alla ricerca dei motivi del suo successo alle elezioni: era riuscito a zombificare la popolazione del suo paese attraverso i suoi orrendi canali televisivi; aveva fatto accordi con la Mafia affinché le elezioni gli fossero regalate in cambio di favori; un Paese intrinsecamente amorale aveva visto in lui un proprio perfetto rappresentante, il proprio alleato per evadere le tasse ed aggirare la magistratura.

La veritá é piú semplice. Gli Italiani sono stanchi di governi che non fanno nulla, che raggiungono il potere per il rotto della cuffia con coalizioni ciniche, che restano in carica lo stretto necessario per tirare alcuni amici fuori dal carcere e procurare contratti succulenti ad altri. Hanno dato uno sguardo all’Europa ed hanno visto Blair, Zapatero e Sarkozy promettere grandi cose, salire in carica e poi di fatto attivarsi per mantenere le promesse fatte. E cosí hanno detto: sí, per favore, ne vogliamo un po’anche noi.

La settimana era cominciata con fotografie stranamente noiose sulle prime pagine su uno o due dei quotidiani amici di Silvio Berlusconi. Le foto mostravano la costiera napoletana: i palazzi, la baia, il forte in lontananza, qualche macchina, alcuni pedoni.

Il messaggio della foto era in ció che non mostrava: montagne di spazzatura. Napoli si sforza da anni di trovare una soluzione alla sfida piú elementare: cosa fare dei rifiuti. Iniziative precedenti avevano creato nuovi problemi quando gli uffici dei commissari speciali nominati per risolvere le cose si trasformarono in rackets finanziari. Durante la campagna elettorale Berlusconi promise che, se eletto, avrebbe tenuto il suo primo consiglio dei ministri a Napoli e si sarebbe dedicato alla ricerca di una soluzione permanente. Non gli credemmo: non sarebbe stato da Berlusconi trovare soluzioni a problemi reali. Ma ci sbagliavamo.

Tornato al potere con una maggioranza schiacciante, é sceso su Napoli ed ha minacciato di far schioccare la frusta. Ha promesso di liberare le strade dalla immondizia entro la fine di luglio, imponendo la riapertura delle discariche con l’esercito se necessario, e commissionando la costruzione urgente di nuovi inceneritori hi-tech. Due settimane fa ha pronunciato quelle fatidiche parole: missione compiuta. E, apparentemente, era tutto vero.

I giornali che lo disdegnano hanno sepolto la notizia nelle pagine interne. Altri hanno detto che l’immondizia é stata spazzata sotto al tappeto, che il problema é stato disseminato in parti remote della provincia, che la spazzatura é stata esportata in Germania. Nell’ immediato almeno tutto cio non ha importanza: Berlusconi ha dichiarato che Napoli é tornata ad essere "una cittá occidentale civilizzata".

Berlusconi ha dimostrato due cose: che questa volta é fortemente determinato a portare le cose a compimento, e che, nonstante le incoerenze della sua coalizione, sa come imporre il proprio volere. Si tratta del potere del padrone (in italiano nel testo, NdT), il potere dei soldi. Potrá essere anacronistico, ma funziona.

Il pericolo, onnipresente in Italia sin dai tempi di Mussolini, é che tutto si riduca al volere ed all’ego di un solo uomo, un uomo dall’illimitato potere d’acquisto e dalla ciclopica autostima, il quale la scorsa settimana ha compiuto un passo che gli storici potrebbero un giorno considerare fatale: porsi oltre il potere delle corti. Il Senato ha approvato una nuova legge che dona a Berlusconi l’immunitá processuale durante il suo mandato. Il Presidente Giorgio Napolitano ha prontamente firmato la legge.

Berlusconi ha voluto questa legge non soltanto per districarsi dal processo per corruzione in cui é coinvolto come imputato insieme all’ex marito di Tessa Jowell, David Mills. Afferma che, in un contesto piu’ampio, sarebbe stato vittima di una sostenuta campagna di persecuzione giudiziaria da parte di pubblici ministeri e magistrati di sinistra determinati a farlo cadere attraverso espedienti di carattere legale, quindi negando il volere democratico del Paese. “Da quando sono entrato in politica” ha affermato, “sono stato chiamato a presenziare in 2502 udienze giudiziarie”, secondo lui per il prezzo di 174m di Euro in spese legali.

“Mi hanno gettato fango addosso...per 10 anni, e tutte le accuse si sono rivelate infondate.Mi chiedo chi mi risarcirá per l’immagine che di me é stata riportata sui giornali mondiali, senza neanche parlare delle spese legali.”

“Mi avete liberato”, Berlusconi ha detto al Senato dopo il voto cruciale. "Non saro’piu’perseguitato.” Vi e’ancora il rischio che la legge sia respinta dalla corte costituzionale, come avvenne nel 2004. Ma, se questo non avvenisse, Berlusconi é un uomo libero.

Libero di fare che? Questa settimana ha visto anche l’approvazione di una legge di emergenza sulla sicurezza che abilita il governo ad ordinare all’esercito la demolizione dei campi rom. Venerdí, il governo ha decretato lo stato di emergenza per affrontare un aumento degli arrivi di immigrati clandestini dal Nord Africa. Improvvisamente, il governo agisce con tutta l’aggressivitá e l'imprevedibilitá del suo padrone.

Il Primo Ministro sta salpando verso le vacanze estive da uomo felice.

Anche la sua vita privata sembra migliorare: la scorsa settimana, un settimanale di cronaca rosa é uscito con una copertina a tinte sfocate che lo ritrae mano nella mano con sua moglie, Veronica, che dichiara di voler passare l’intera vacanza con il suo uomo, mettendo cosí a tacere le voci di un imminente divorzio.

A 71 anni, Berlusconi é il re nell'autunno (della sua vita, NdR). Eppure non c’é niente di lontanamente autunnale nella sua performance nei primi 100 giorni di governo: si comporta come se si fosse appena messo al volante di una nuova Ferrari. Ha sempre avuto l’abilitá di far sentire l’italiano comune a proprio agio con se stesso. Ed ora sembra essersi deciso ad usare costruttivamente questa ricchezza per fini politici: vuole essere ricordato per aver portato a termine cose concrete. Ma dove porterá l’Italia? Sará una corsa pazzesca (in originale "it's going to be a hell of a ride", NdR).

(a cura di Gypsy x)

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martedì 29 luglio 2008

Assegno sociale, il governo costretto a fare retromarcia.

(L'Unità) Retromarcia riparatrice. Dopo il polverone che si è scatenato sulla cancellazione dell’assegno sociale per 800 mila pensionati a reddito basso, il governo è costretto ad ammettere la sconfitta. La norma sull'assegno sociale contenuta nel decreto legge sulla manovra economica sarà modificata nel passaggio del provvedimento in Senato. Tutto era nato per colpire gli immigrati, specializzati, secondo la destra al governo, nel prendere soldi a spese dello Stato. Così i leghisti avevano fatto inserire tra i requisiti per l’assegnazione della pensione sociale da 400 euro un requisito in più: quello di aver lavorato almeno dieci anni di fila in Italia percependo un reddito pari alla pensione stessa. Peccato che, per penalizzare gli stranieri, si è finito per mettere a rischio un sussidio fondamentale per 800 mila anziani a basso reddito, tra cui le donne che hanno fatto le casalinghe per una vita.

Smentita così la linea Tremonti che solo lunedì aveva sottolineato l'esigenza di approvare in via definitiva la manovra, mentre gli «eventuali interventi correttivi» sarebbero finiti in un disegno di legge che sarebbe stato approvato «probabilmente entro l'anno». Ma evidentemente perfino per Tremonti “mani di forbice” tagliare l’assegno di 800 mila pensionati era troppo. Da qui il dietrofront. Resta invece invariata l’altra norma contenuta nel maxiemendamento alla manovra, quella che esclude la possibilità per i precari di essere reintegrati in azienda attraverso una causa giudiziaria. Non si tratta soltanto di un brutto colpo al diritto dei giovani a un lavoro sicuro, ma si crea anche una confusione non da poco. Come ha sottolineato anche il Servizio studi del Senato, la norma sui precari «non è chiara», nel senso che non si capisce se essa «concerna solo i giudizi in corso o se sia una nuova disciplina a regime». Inoltre, sarà un estate all'insegna dell'incertezza per quei precari che hanno ottenuto l'assunzione dal giudice in primo grado (nella sola Rai ce ne sono 400) e che ora rischiano di finire per strada in attesa che il ddl a fine anno chiarisca tutto. L'altro dubbio, sollevato perfino dal relatore Salvo Fleres (Pdl) riguarda l'eventuale incostituzionalità della norma.

«Più che un governo di sinistra, come dice Berlusconi, ci troviamo di fronte ad un governo delle marce indietro e degli annunci contraddittori», commenta l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. «Vorremmo chiedere alle ministre Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo – dice ancora Damiano – che cosa ne pensano della abrogazione voluta dal ministro Sacconi della norma varata nella precedente legislatura a tutela soprattutto delle lavoratrici, contro la pratica aberrante delle cosiddette “dimissioni in bianco” che loro stesse avevano sostenuto sottoscrivendo un ordine del giorno parlamentare della passata legislatura».
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