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mercoledì 3 settembre 2008

Londra, tory ostile agli omosessuali lascia la moglie e per un uomo.

Greg Barker ha infatti votato contro le adozioni per i single e ha votato a favore della "section 28".

(Il Giornale) Si è innamorato dell'arredatore venuto a riammodernargli casa, e non ci ha pensato due volte: ha lasciato la moglie, dopo 14 anni di matrimonio, ed è scappato col suo nuovo amore.

Peccato che il fuggitivo del caso sia il conservatore britannico Greg Barker, colonna dell'ala più radicale dei tories inglesi.

Barker ha infatti votato contro le adozioni per i single e ha votato a favore della «section 28», la legge che proibisce di parlare di omosessualità nelle scuole.

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martedì 5 agosto 2008

Inghilterra, mea culpa dei conservatori: Sulle unioni civili sbagliammo.

Oggi riconoscono che sono "giuste e morali".
(Patrizio Nissirio - Ansa) Il partito Conservatore britannico sbaglio' a prendere posizioni negative e pregiudiziali verso gli omosessuali e le madri single negli anni Ottanta, e si scusa per questo. La presa di posizione e' di Michael Gove, parte del governo ombra del partito Tory come portavoce sull'istruzione, che plaude anche alle unioni civili, che definisce 'giuste e morali', in quanto mostrano l'impegno e la dedizione verso il partner di chi le contrae.

'Noi conservatori sbagliammo a fissarci sull'omosessualita' - ha affermato in un intervento all'Institute of Public Policy Research - Indulgemmo nel pregiudizio negli anni Ottanta, senza capire la questione'. Per Gove 'non sono i gay ad abusare delle donne e abbandonare i figli, sono gli eterosessuali. E la richiesta di unioni civili, giusti diritti di eredita' e eguaglianza nelle adozioni da parte delle coppie gay non e' respingere l'impegno, ma il desiderio di vedere l'impegno celebrato pubblicamente. E' una cosa giusta e morale'.

Gove fa ammenda a nome del partito che fu di Margaret Thatcher e Winston Churchill anche per quel che riguarda l'atteggiamento verso le madri single: 'La destra ebbe torto nella sua retorica sulle madri sole. Dobbiamo riconoscere che occorre criticare per il loro comportamento quei padri che hanno abbandonato le proprie responsabilita', non le donne che sono state lasciate con i loro bambini in braccio'.

La presa di posizione 'progressista' dell'esponente conservatore e' l'ennesimo segnale della trasformazione dei Tory sotto la guida del giovane David Cameron, che da subito ha segnalato, ad esempio, il desiderio di inserire candidati apertamente gay nelle liste elettorali, e che non perde occasione per promuovere la tutela dell'ambiente e la riduzione delle emissioni che provocano l'effetto serra. Un cambiamento rispetto all'immagine un po' rigida e polverosa che il suo partito ha sempre avuto, che gli e' valso un consistente balzo in avanti nei sondaggi: se si votasse oggi vincerebbe con ogni probabilita' le elezioni contro Gordon Brown, in picchiata nei consensi.

Gove, nel suo intervento sulla responsabilita' sociale e nelle famiglie, se l'e' anche presa con le riviste dedicate a un pubblico essenzialmente maschile - come Nuts e Zoo - che mostrano solo signorine svestite in parte o completamente, e parlano solo di vip e mode. A suo avviso, esse promuovono un modello di 'irresponsabilita' egoista' tra i ragazzi, che finiscono per avere figli, per poi non occuparsene. I Conservatori, ha aggiunto, chiederanno contro agli editori di queste pubblicazioni.

'Queste riviste mostrano un'immagine di donne sempre disponibili, in modo lascivo e senza complicazioni un'immagine che rafforza un concetto molto riduttivo di bellezza e un approccio vuoto verso le donne. Si celebra la ricerca di emozioni e di gratificazioni istantanee senza far mai lasciar passare un pensiero sulla responsabilita' verso gli altri o sull'impegno', ha tuonato.

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lunedì 28 luglio 2008

Ferrero nuovo segretario di Rifondazione con otto voti di scarto Vendola sconfitto: "No scissione".

Il VII congresso di Rifondazione comunista si chiude con spaccatura netta.
Otto voti di scarto incoronano l'ex ministro. Aria di una nuova scissione.
Il nuovo leader: "Ha vinto una coalizione politica. Rilancio il partito dal basso e da sinistra". Il governatore della Puglia: "Un grosso errore. Così finisce questo partito".

(Claudio Fusani - La Repubblica) Paolo Ferrero diventa segretario di Rifondazione comunista con otto voti di vantaggio (142 sì, 134 no), davanti a una sala con i pugni alzati che intona "Bandiera Rossa", spaccando il partito e lasciando macerie. Nichi Vendola e i bertinottiani, da sempre la maggioranza, sono sconfitti con il 47,7 per cento dei delegati. "Questa scelta è un grave errore, il partito diventa un guazzabuglio" dice il governatore della Puglia. E annuncia: "Noi non ce ne andiamo, continuiamo la nostra battaglia, non ci sarà scissione ma non entriamo in segreteria". Nasce l'area "Rifondazione da sinistra".

Il VII congresso di RC, quello che in un modo o nell'altro doveva lasciare il segno nella storia del partito che più di tutti ha perso le elezioni, è raccontato da numeri e alcune istantanee: cinque mozioni; quattro giorni di liti e accuse furibonde; due mesi di recriminazioni e tiri mancini; riunioni notturne e agguati; i dieci minuti di applausi per Bertinotti e la speranza lunga un pugno di ore di una ricomposizione; i cori "Bella ciao" e "Bandiera rossa" urlati da una parte come se fossero di quella sola invece che di tutti. Un delegato anziano, di Firenze, che ancora poche ore prima dello sfacelo prende per un braccio Gennaro Migliore e Paolo Ferrero, li mette uno di fronte all'altro, e li prega: "Smettete di litigare, che ci avete fatto piangere". L'ex cossuttiano Claudio Grassi, per giorni l'uomo della mediazione che ancora ieri diceva, dal palco: "Nichi, Paolo, parlatevi perché se Rifondazione si divide in due, Rifondazione finisce". Non si sono parlati. Non a sufficienza.

Momenti e situazioni che difficilmente saranno superati e digeriti. Come la votazione, oggi all'ora di pranzo, dei due documenti contrapposti avvenuta con chiamata nominale: per tre ore i 646 "compagni" e "compagne" che non si fidano più l'uno dell'altro, sono sfilati davanti al microfono per dire nome, cognome e numero del documento votato. Qualcosa di surreale. Esercizio di democrazia, si dirà. Poteva immaginare Rifondazione di arrivare a questo?

La squadra vincente. Ha vinto, alla fine, Ferrero, arrivato qui col 40 per cento dei voti. E' riuscito a ribaltare storia, numeri, tradizione e prospettive di un partito diventato "verticistico e leaderistico". Lui, invece, che è stato l'unico ministro di Rc nel governo Prodi, è l'uomo della ripartenza "dal basso, a sinistra", che non parla col Pd, di lotta dura e pura e non di governo, che fa della lotta di classe e dell'anticapitalismo i cardini del programma e giudica "l'unità a sinistra" il più grave errore degli ultimi anni. Insieme a lui, per mettere insieme il 50,5 per cento, un gruppo di trotzkisti e di duri e puri della falce e del martello; Ramon Mantovani "nostalgico del partito del '95 che non ha espulso Nichi"; il giovane Maurizio Acerbo, ex deputato dell'Unione; il cossuttiano Claudio Grassi, che fino all'ultimo ha cercato una mediazione, e Giovanni Russo Spena, capogruppo al Senato nel governo Prodi. Curioso destino: Russo Spena e Ferrero sono ex di Democrazia proletaria. Chi si rivede, vent'anni dopo.

Il segretario incoronato. E' stanco Ferrero. E preoccupato. Fedele al principio "prima la linea politica, poi il leader", è diventato candidato alla segreteria poche ore prima del voto, dopo un tormentone durato giorni e solo perché indicato dai suoi nel Cpn, il parlamentino del partito. Precisa che "il congresso è stato vinto da una coalizione che ha un accordo su una base politica basata su tre elementi: Rifondazione c'è oggi e domani; rilancio di un'opposizione sociale al governo Berlusconi e maggiore autonomia dal Pd anche se non usciremo dalle giunte locali". Non è vero che "siamo un fortino" e "staremo più col popolo e meno in tv".


Vendola: "Questa è la fine del partito". Il governatore della Puglia lascia il congresso prima che la conta finisca. Dopo un giorno di speculazioni sulla sua rinuncia alla segreteria, rilanciate fin dalla mattina da quelli dell'area Ferrero, Vendola resta candidato fino alla riunione del Comitato politico nazionale, il parlamentino che vota il segretario. Solo in quella sede, alle 18, con i numeri nero su bianco, si ritira. Annuncia che i suoi voteranno contro Ferrero e che non entreranno in segreteria "per evitare qualsiasi compromissione con una linea che non ha il fiato per risollevare la sinistra". E' stata, dice, una battaglia "importante, appassionata e durissima". Per la sinistra "non è un colpo mortale ma una battuta d'arresto. Noi non abbandoniamo questa battaglia".

Prima della votazione dei due documenti - 1 per Ferrero-Russo Spena; 2 per Vendola-Migliore - il governatore era stato ancora più duro. E sanguigno. "Sono sconfitto ma sereno - aveva detto - Considero questo congresso il compimento della sconfitta politica di aprile, la ratifica di un arretramento culturale perché ho sentito cose di una volgarità straordinaria, ben oltre la decenza e la fine del partito della Rifondazione comunista". Poi, per mettere a tacere voci di una scissione, "noi, con il nostro 47,7 per cento, non ce ne andiamo, stiamo qua a costruire la nostra battaglia". Quella che vince oggi, precisa, è "una maggioranza ricreata con alchimie".

La notte dei lunghi coltelli. Il dramma politico dentro Rifondazione diventa irrecuperabile nella notte tra sabato e domenica, riunioni e incontri fino all'alba per cercare una mediazione a cui però vengono chiuse tutte le porte. Viene bocciata in Commisione Statuto l'idea del Pesidente del partito da affiancare al segretario, due cariche per due anime. Finisce male l'incontro Bertinotti-Grassi. Ancora peggio in Commissione politica, sempre di notte, dove Gennaro Migliore (mozione 2) si presenta con un documento di possibile mediazione ma si trova solo davanti una situazione già predefinita: Ferrero ha riunito in un solo documento altre due posizioni, Pegolo-Giannini (documento 3, "per rilanciare il conflitto sociale") e Bellotti (mozione 4, "per la falce e il martello"). Sommando minoranze, la maggioranza Vendola finisce sotto. Un colpo di scena. Sono le tre di notte. Finiscono adesso quasi tutte le speranze.

Mascia: "Vi prendete un simbolo ma buttate un partito". Le tensioni della notte si replicano in mattinata, nell'assemblea che deve votare le mozioni. Restano due soli documenti. Il primo lo legge Giovanni Russo Spena (1-3-4): dice "no alla Costituente di sinistra", "no a qualsiasi alleanza con il Pd", parla di "ricostruzione dal basso e da sinistra", di "lotta di classe e al capitalismo", di "lanciare nuovi referendum sul sociale", soprattutto che la nuova Rifondazione "dovrà decidere non da posizioni di vertice ma in nome del pluralismo interno". Qualche fischio, molti applausi, sala divisa come sempre. Poi prende la parola Graziella Mascia, per la piattaforma 2. E si arriva a un passo dalla rissa. "Nel documento appena letto - contesta Mascia - ci sono cose molto gravi rispetto alla storia di Rifondazione. La mozione 2 (Vendola ndr) presenta un altro documento e afferma che in questo congresso si è impedito di cercare una soluzione unitaria. Sapete, si può tenere il simbolo di un partito e insieme buttarne via la storia". Fischi, applausi, cori, due distinte tifoserie.

Il congresso finisce così. Cosa succede adesso a sinistra del Pd è domanda difficile. Di sicuro oltre a Sinistra democratica di Mussi e Fava, c'è un gruppo di Verdi che fanno capo allo sconfitto Marco Boato e a un pugno di socialisti. E c'è l'area "Rifondazione da sinistra": la guida Vendola, Bertinotti darà più che una mano, ha molti giovani (Migliore, De Palma, De Cristoforo, Fratoianni) e donne lucide e agguerrite (Deiana). Farà sentire la sua voce e il suo peso. Andrà in piazza molto presto. Avrà gli artigli. E non solo quelle poesie così citate e così dileggiate durante il congresso.

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martedì 1 luglio 2008

Gelmini: “Tornare a scuola col grembiule? Perchè no”

Il primo giorno di scuola

(Panorama) Il grembiule a scuola. Un’uniforme, per eliminare le differenze delle “griffe” e non una divisa, di tipo militaresco.

Così lo intende la ministra dell’istruzione Mariastella Gelmini, che oggi non ha escluso un possibile ritorno dell’indumento per gli scolari delle elementari. “Il grembiule? Perchè no”, ha detto la Gelmini rispondendo alla domanda di una parlamentare del Pdl. La ministra è stata applaudita per il suo compleanno in commissione Istruzione alla Camera, dove è stata ascoltata dai parlamentari. La Gelmini è tornata sul tema degli stipendi degli insegnanti: ‘’Per la prima volta” ha detto rispondendo a una domanda dei cronisti sull’incongruenza tra i tagli previsti nella manovra economica e la volontà di adeguare le retribuzioni dei docenti agli standard europei “il 30% dei risparmi ottenuti con i tagli non verranno reinvestiti in altri settori ma nella scuola.
L’impegno è di utilizzare quel 30% sulla premialità. Non è che un segnale di partenza. Ma è chiaro che il percorso per adeguare gli stipendi non si ottiene con un anno e nemmeno due. Però è un percorso che viene avviato. Innescando il merito, qualche segnale positivo ne potrà derivare. Poi naturalmente serviranno altri provvedimenti sui quali stiamo ragionando'’. Ma il piano del governo sulla scuola non piace alla Federconsumatori, che risponde alla ministra: “Invece di proporre il ritorno del grembiule e quindi di interessarsi all’abbigliamento degli alunni, all’ordine e all’uguaglianza, dovrebbe occuparsi, ma soprattutto preoccuparsi, della situazione in cui si troveranno le famiglie e la scuola pubblica con la nuova Manovra Economica sulla Scuola'’.
Secondo l’associazione, la manovra (previsti 140mila tagli nel settore) porterà a conseguenze disastrose, aumento degli alunni per classe, cancellazione del tempo pieno, riduzione degli insegnanti di sostegno. “Se l’uguaglianza è la parola d’ordine del ministro” dice Federconsumatori, “le ricordiamo che l’istruzione è un diritto fondamentale e universale e il nostro ruolo sarà quello di denunciare in ogni sede le conseguenze negative che subiranno le famiglie italiane'’.

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domenica 4 maggio 2008

Con Londra ora le capitali europee sono piu' a destra. E due sono amministrate da sindaci gay.

(Ansa) Il successo di Boris Johnson a Londra, che simboleggia il tracollo laburista nelle amministrative di giovedì in Gran Bretagna, segna anche, a livello continentale, il sorpasso dei sindaci conservatori su quelli progressisti nei cinque municipi più importanti d'Europa. Se Berlino e Parigi restano a sinistra infatti, Madrid, e ora anche Roma e Londra, sono governate dal centrodestra. Il trend degli ultimi anni che vedeva i progressisti affermarsi senza problemi nelle metropoli europee risulta così invertito.

LONDRA - Quarantaquattro anni, noto per il carattere irruente e le gaffe politicamente scorrette, Johnson è riuscito comunque a detronizzare Ken Livingstone dopo sette anni di dominio incontrastato. Playboy eccentrico, talmente popolare che da tutti viene chiamato semplicemente 'Boris', il nuovo sindaco di Londra è riuscito a vincere malgrado non goda di buona fama come amministratore, tanto che il partito conservatore aveva annunciato nei giorni scorsi l'intenzione di affiancargli validi manager per amministrare le casse cittadine.

ROMA - Prima di Londra, è stata l'altra grande capitale europea a passare al centrodestra dopo ben quindici anni di governo del centrosinistra. Con la clamorosa vittoria al ballottaggio della settimana scorsa, Gianni Alemanno è il primo esponente di destra a salire al Campidoglio dal dopoguerra.

MADRID - Cinquant'anni, da cinque sindaco della capitale spagnola, Alberto Gallardon è l'uomo politico più popolare nel Paese fra i dirigenti del centrodestra. Dopo essere stato escluso dalle liste del Partito Popolare alle ultime legislative da Mariano Rajoy, Gallardon aveva minacciato di dimettersi. Decisione rientrata solo di recente.

PARIGI - Saldamente in mano al Partito socialista, è governata da sette anni dal popolarissimo Bertrand Delanoe (a destra nella foto). Omosessuale dichiarato, l'inquilino dell'Hotel de Ville è destinato a giocare un ruolo nazionale nell'annunciato duello con Segolene Royal per la candidatura all'Eliseo nel 2012.

BERLINO - Gemellata con Parigi, anche la capitale tedesca è governata dalla sinistra con un borgomastro amatissimo e omosessuale. Come il suo collega parigino, anche Klaus Wowereit (a sinistra nella foto) non ha nascosto le sue ambizioni di passare alla politica nazionale. Nel 2001, dichiarò la sua omosessualità con una frase diventata famosa in Germania: "Sono gay, e va bene anche così".

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Disprezza gli omosessuali il nuovo sindaco conservatore di Londra.

«Le unioni omosessuali? Ridicole, se permettiamo a due gay di sposarsi, allora consacriamo anche i matrimoni fra tre gay o fra due gay e un cane».
(Guido Santevecchi - Il Corriere della Sera) Ora dice che il suo eroe è Pericle e promette per Londra «un'età d'oro come quella dell'antica Atene». Ma in passato ha anche buttato lì che «votare conservatore fa venire il seno più grosso alle mogli».
Questo è il nuovo sindaco di Londra: Alexander Boris de Pfeffel Johnson, un po' genio un po' clown.
La settimana scorsa gli era arrivato l'appoggio del Sun, il quotidiano popolare di Rupert Murdoch che vende più di tre milioni di copie al giorno. E che ama dare il suo endorsement solo ai vincenti. Nel 1992 il tabloid aveva dato il bacio della morte al laburista Neil Kinnock con il titolo: «Se vince Kinnock, l'ultimo cittadino a lasciare la Gran Bretagna spenga la luce». Dopo, conquistato da Tony Blair, Murdoch si era schierato sempre con i laburisti. Questa volta, per Londra, ha gettato il suo peso sulla bilancia di Boris (come lo chiamano tutti, amici e avversari), il candidato conservatore, deputato, ex giornalista, autore di libri sulla storia dell'antica Roma. Ma anche gaffeur, intrattenitore tv, buffoon per calcolo e per natura. Spostare il Sun può contare molto anche per il futuro della politica nazionale. Dopo otto anni di regno di Ken «il rosso» Livingstone che ha rilanciato l'immagine di Londra, inventato la tassa sul traffico, ottenuto le Olimpiadi del 2012, può essere Boris l'uomo giusto per gestire un bilancio da 11 miliardi di sterline l'anno? A 44 anni, il nuovo sindaco ha nella sua biografia una moglie, quattro figli e almeno due storie extraconiugali (negate oltre i confini dell'evidenza).

BATTUTE POLITICAMENTE SCORRETTE - Delle battute politicamente ultrascorrette si è perso il conto: «Le unioni omosessuali? Ridicole, se permettiamo a due gay di sposarsi, allora consacriamo anche i matrimoni fra tre gay o fra due gay e un cane»; ha insultato intere città: Portsmouth, glorioso porto nel Sud, definendolo «culla di drogati, obesi, falliti e deputati laburisti» e Liverpool «patria di vittimisti». Non ha trascurato escursioni internazionali, dando dei «cannibali » ai governanti di Papua e «negretti» ai popoli del Commonwealth. Poi è venuta la candidatura a sindaco. Ed è cambiato. Capelli più corti e lingua a freno. Basta battute pericolose, solo qualche gioco di parole corretto, tipo: «Io sono un melting pot umano: la mia bisnonna era una schiava circassa e fu comprata dal mio bisnonno turco». E pare che sia anche vero.

AFFLUENZA RECORD ALLE URNE - Ha capitalizzato sull'effetto-stanchezza degli elettori nei confronti di Livingstone. E i londinesi sono andati alle urne in numeri record per queste parti: affluenza al 45 per cento. Più 10% rispetto al 2004. Boris ha vinto con uno scarto di 140 mila voti, 6 punti. La campagna non ha evidenziato grandi differenze nei programmi dei due avversari. Gli elettori hanno aspettative di centro: sicurezza, trasporti, case. E il sindaco di Londra ha competenza su polizia, rete dei trasporti, pianificazione urbanistica, cultura, ambiente e sviluppo economico. Tutti d'accordo sul fatto che servano ancora più poliziotti nelle strade, risparmi nella burocrazia e case a prezzi abbordabili. Sui mezzi pubblici si è assistito a uno scontro da commedia: Johnson lanciato in una crociata contro i bendy bus, gli autobus snodati introdotti da Livingstone al posto dei vecchi routemaster rossi a due piani, senza la porta di dietro, che permettevano di saltar su e giù in corsa. Boris ha promesso di rottamarli perché li giudica goffi e pericolosi per i ciclisti (lui va in bicicletta). Ha aggiunto la promessa di cacciare gli ubriachi da autobus e metropolitana. Idee misere per un sindaco di Londra? Johnson finora ha amministrato solo una rivista da 70 mila lettori (lo Spectator) e Livingstone gli ha rinfacciato di non avere esperienza. Boris non ha resistito e ha gridato: «Sì, ma ho dimostrato leadership, decidevo io dove dovevamo andare a pranzo con i colleghi ». E negli ultimissimi giorni, sentendo arrivare la vittoria, si è lasciato andare di nuovo: «Cocaina? Forse ai tempi di Oxford, a una festa me l'hanno offerta, ma mi ha fatto starnutire » (questa battuta l'ha rubata a Woody Allen).

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domenica 27 aprile 2008

Gb: Ricco Lord tory organizzava party a base sesso e droga con prostitute e gigolò.

Dopo l’ex governatore Eliot Spitzer negli Stati Uniti e il bos della Formula1 Max Mosley un altro scandalo a luci rosse si abbatte sul mondo degli “happy few”.

(La Repubblica) Un ricco Lord scozzese, generoso finanziatore del partito conservatore, già sotto inchiesta per evasione fiscale, è anche un sesso-dipendente che adora organizzare gaudenti orge con prostitute e gigolò da 3.000 sterline a notte. Il tutto innaffiato da fiumi di champagne e cocaina. Protagonista dell’ennesima storiella piccante è Lord Laidlaw, 64 anni, 110.mo uomo più ricco del Regno Unito con una fortuna personale di 730 milioni di sterline, di cui 6 donati al partito di David Cameron. Secondo il domenicale popolare ‘News of the World’ Laidlaw, che risiede a Montecarlo, affitta spesso per le sue serate particolari da 27.000 sterline l’una la suite dell’hotel Ermitage, che da sola ne costa 6.000. Il resto della somma viene diviso in 4 ragazze, un gigolo’, la droga, viagra per lui e alcol. Il copione cambia vi volta in volta ma il domenica racconta che Laidlaw ami “ragazze alte con seni piccoli” e spesso si limiti a “guardare”.

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sabato 16 febbraio 2008

A Madrid i gay in piazza contro i conservatori che vorrebbero cambiare la legge sulle unioni gay.

(Ap) - Decine di manifestanti si sono radunati davanti alla sede di Madrid del Partido Popular per protestare contro le posizioni omofobiche della formazione conservatrice, che ha minacciato in caso di vittoria elettorale di abrogare la legge sui matrimoni omosessuali approvata dall'esecutivo socialista guidato da José Luis Rodriguez Zapatero.

"Ci siamo riuniti per chiedere al Pp di cambiare atteggiamento, abbiamo combattuto duramente per conquistare la parità di diritti e siamo sgomenti per il desiderio del partito di riportare indietro le lancette dell'orologio a un passato repressivo", ha commentato Antonio Poveda, presidente della Federazione Spagnola di Gay e Lesbiche.

La legge attuale, oltre al matrimonio, prevede anche la possibilità dell'adozione per le coppie omosessuali: un diritto più teorico che reale dato che le condizioni poste dalla legge spagnola per l'affidamento sono assai stringenti e la maggior parte dei Paesi con i quali esiste un accordo bilaterale per le adozioni non riconosce le coppie omosessuali

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martedì 15 gennaio 2008

Huckabee punta sulla fede ricordando la propria opposizione all’aborto e al matrimonio fra omosessuali per vincere in South Carolina.

Domenica in chiesa per conquistare i cristiani conservatori in vista del voto.

(La Stampa) L’ex pastore battista torna sul pulpito. Mike Huckabee va a caccia di voti fra i cristiani conservatori del South Carolina con le armi del predicatore: una chiesa da 2500 fedeli e parole che non sono quelle di un discorso elettorale, ma di un sermone.

Una domenica, quella di ieri, spesa a parlare di umiltà e fede che conduce al Signore: «Per raggiungere il paradiso non basta essere buoni, bisogna essere perfetti. Questa è la vera sfida», ha ricordato l’ex governatore dell’Arkansas dal pulpito della First Baptist North di Spartanburg. E se per Huckabee è certo che la strada verso il cielo passa dalla perfezione, è altrettanto sicuro che la via per la vittoria nelle votazioni del 19 gennaio passerà dal voto dei cristiani conservatori, che costituiscono oltre il 50% degli elettori schierati sul fronte repubblicano: Huckabee sceglie di non rivolgere nessun appello diretto alla congregazione della First Baptist, ma ci pensa il pastore Michael Hammet a incoraggiare i fedeli a votare secondo i principi che guidano la loro vita, quelli contenuti nella Bibbia. Solo poco prima di imbarcarsi sull’aereo diretto verso gli eventi elettorali del Michigan, l’ex pastore torna nei panni del candidato ed esprime fiducia nei risultati delle prossime consultazioni nel South Carolina: «Vogliamo davvero vincere qui», confida, «dire che saremmo soddisfatti di un buon piazzamento sarebbe una bugia, vogliamo vincere».

La domenica di Huckabee continua con un’apparizione pomeridiana all’Apostolic Church di Auburn Hills, nel Michigan, dove si vota martedì 15: anche in questo stato il supporto degli evangelici è fondamentale e Huckabee non perde l’occasione di corteggiarne il pensiero conservatore ricordando la propria opposizione all’aborto e al matrimonio fra omosessuali. Ma l’ex governatore conosce i pericoli di una campagna tutta giocata sulla religione: contro il rischio di essere etichettato come «il ministro battista candidato», abbandona i toni da sermone per esprimere la sua preoccupazione per la difficile situazione economica dello stato, colpito da una forte disoccupazione. E non tralascia neppure un altro tema caldo: «Penso di godere di una grande popolarità fra gli evangelici - almeno, lo spero - ma credo di poter contare anche sul supporto di molta gente che vuole che l’immigrazione sia finalmente regolamentata», ricorda Huckabee.

Per il vincitore dell’Iowa la strada è al momento in salita: i sondaggi lo danno al terzo posto dietro Mitt Romney e John McCain. Ma Huckabee non si perde d’animo: «Qualcuno è sempre con me. Il suo nome è Gesù e ha promesso di non abbandonarmi mai».

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