Due partner, o tre. Ma alla luce del sole. Cresce, negli Usa, la tribù dei poliamoristi. Per i quali la monogamia è innaturale
(Lorenzo Soria - L'Espresso) Quando è stato annunciato che a vincere l'Oscar nella categoria della miglior attrice non protagonista era stata lei, Tilda Swinton è apparsa incredula, sul viso stampata la domanda: io? Poi è salita raggiante sul palco a raccogliere l'ambito trofeo, ma prima ha dato un bacio e un abbraccio a Sandro Kopp (nella foto), un pittore tedesco di 29 anni conosciuto durante le riprese di 'Cronache di Narnia' e col quale la Swinton ha una relazione sentimentale. E John Byrne, l'uomo con il quale sta assieme da 18 anni? Era nella loro tenuta in Scozia, vicino a Inverness, con Xavier e Honor, i loro due gemelli di 10 anni. "John è un uomo straordinario e un padre fenomenale", sostiene la coprotagonista di 'Michael Clayton'. "Viviamo nella stessa casa, ma vado in giro per il mondo con un pittore delizioso". E non ha problemi con questo tipo di ménage? "Viviamo sotto lo stesso tetto, ci amiamo e ci ameremo per il resto delle nostre vite, amiamo i nostri figli", continua. "Quanto al resto, sono affari nostri".
Affari che inevitabilmente hanno finito invece per venire discussi e dibattuti: quando ci sono, i triangoli sentimentali vengono tenuti nascosti e raramente sbattuti in faccia a un pubblico di un miliardo di persone. Ma per Anna Wagner, segretaria in uno studio legale di Washington che chiama Jim il suo 'partner primario', e che ha una relazione con Timothy che a sua volta convive con Carla, la rivelazione dell'attrice quarantasettenne non l'ha sorpresa più di tanto. "Se mettiamo da parte la fama e il denaro, la relazione sentimentale di Tilda è esattamente come quella di tante persone che conosco", sostiene.
Persone come la Wagner e la Swinton si considerano 'poliamoristi': hanno relazioni con più di un partner senza sentirsi né dei traditori né degli ipocriti perché lo fanno alla luce del sole e con il consenso di tutti. E sono convinte di avere trovato, mentre il matrimonio e le relazioni monogame mostrano segni di tensione e di fatica, una soluzione a sua volta irta di incognite e difficoltà ma sempre più diffusa e accettata. "Quelli della mia generazione riconoscono che quando devono decidere quale tipo di famiglia vogliono creare hanno molte scelte", conferma Diane Adams, un'avvocatessa ventottenne di New York la cui famiglia è composta da lei e da due uomini.
Secondo un sondaggio condotto dal sito di Oprah Winfrey, ben sette americani su cento sono coinvolti in relazioni aperte. Un numero forse eccessivo, il prodotto di un campione statistico non scientifico. Ma i poliamoristi crescono. Perlomeno, sono sicuramente più visibili: hanno vari siti in Rete, giornali come 'Loving more', gruppi di supporto, un libro che è una sorta di manifesto e che è diventato un best-seller intitolato 'The Ethical Slut', la sgualdrina etica. Hanno anche uno show televisivo col quale identificarsi: 'Big Love', la storia di un uomo (l'attore Bill Paxton) che si divide tra tre donne, altrettante case e un gran numero di figli. E ogni paio di mesi si riuniscono, nella East come nella West Coast, per scambiare opinioni, per darsi supporto, per contarsi, per partecipare a seminari che hanno titoli come 'Tre, quattro o più', 'Come rivelare di essere poly' o 'Gestione della gelosia'.
Per il Merriam-Webster poliamori è 'la pratica di avere più di una relazione romantica alla volta'. Una pratica entrata nel dizionario solo due anni fa ma che ha radici nei tempi biblici. "Abramo, Davide, Giacobbe e Salomone erano tutti poligami e prediletti da Dio", ricorda Jonathan Turley, professore di diritto pubblico alla George Washington University. Diego Rivera aveva accettato che la sua donna, Frida Kahlo, avesse relazioni con altri uomini e donne, Leon Trotsky compreso.
Hugh Hefner gira sempre accompagnato da almeno due girl-friends. E Warren Buffett, investitore diventato l'uomo più ricco del mondo, sino a quando - tre anni fa - gli è morta la moglie Susie, mandava auguri di Natale firmati da 'Warren, Susie and Astrid'. Astrid? La sua seconda e molto pubblica partner.
Sotto diversi nomi e in diversi contesti, il poliamorismo non è insomma fenomeno del tutto nuovo. Ma perché si sta diffondendo? E perché oltre che da artisti, pornografi, miliardari e hippies viene preso in considerazione e adottato da gente comune? "Visto che un matrimonio su due finisce davanti ai giudici, e le coppie sposate in America sono ormai una minoranza, la gente è diventata più disponibile ad accettare stili di vita diversi", sostiene Elisabeth Sheff, professoressa di sociologia alla Georgia State University e autrice di una ricerca accademica sul poliamorismo che l'ha portata a intervistare centinaia di individui. "Molti di noi hanno prima provato a far funzionare la monogamia", aggiunge la Wagner, due matrimoni alle spalle. "Ma questa non ti lascia vie d'uscita se il rapporto non funziona più: con quella persona chiudi. Il poliamorismo non è la panacea, ma consente di non chiedere tutto a una persona sola. Cercando altrove ciò che il partner non ti può dare".
I poliamoristi sono di vario tipo. C'è chi è coinvolto in un triangolo amoroso e chi fa parte di catene sentimentali di quattro o più persone. Sono in genere bianchi che abitano in aree metropolitane, hanno un buon livello di educazione e lavorano nell'informatica, occupazione che facilita la nascita di forti comunità operanti in Rete. "Non accettano gli si dica che la loro è una scelta dovuta a ragioni sessuali", aggiunge la Sheff. "Per loro è una questione di amore: di un diverso tipo di relazione affettiva". Ripetono anche che la fedeltà non ha basi biologiche, ed è per questo che il matrimonio spesso conduce a bugie, tradimenti e giudici.
Ma come si affrontano il sentimento, naturale e universale, della gelosia? Sostenendo che se amiamo non noi stessi ma il nostro partner la sua gioia deve diventare la nostra. Purché tutto sia vissuto con apertura e onestà. "Se James è felice con Nicole io sono felice per lui", conferma Rebecca, che assicura di non avere problemi a starsene a guardare la televisione mentre gli altri due amoreggiano di sopra, nella camera da letto. Passa Eric, il figlio di James e Nicole, che ha tre anni e che oggi è molto agitato. Rebecca lo rincorre e lo ferma, Nicole la ringrazia con lo sguardo. "Non so come fanno gli altri genitori a tirare su i figli da soli".
Mentre il loro numero cresce e diventano più visibili, i poliamoristi sono anche oggetto di disprezzo e di critiche. C'è chi li prende per degli ingenui attaccati a una visione utopica della realtà - e in effetti, a sentirne i racconti, le loro relazioni multiple sono molto spesso accompagnate da separazioni, liti e instabilità. Chi pensa che dietro gli idealistici propositi dei poliamoristi ci sia in realtà solo la ricerca della gratificazione sessuale, che sono semplici scambisti. E chi li attacca, naturalmente, sul piano morale. "Il matrimonio significa mettere l'altro davanti a te", sostiene Bill Maier, psicologo e vicepresidente di Focus on the Family, un'associazione evangelista. "È per questo che sono condannati al fallimento". Poi, aggiunge Maier, ci sono i costi: dopo i gay, anche i poliamoristi rivendicheranno pensioni, assistenza medica e altri benefici per i loro molteplici partner?
A tutti questi problemi vanno aggiunti i figli. Per timore che i tribunali glieli portino via, molti genitori poliamoristi tendono a tener nascosta la loro scelta di vita. Ma i figli sono una realtà e crescendo quasi sempre vivono con disagio il nucleo familiare del quale fanno parte. Per i più piccini, c'è però un libro di ninnenanne dal titolo molto evocativo. 'Else-Marie and Her Seven Little Daddies', si chiama. Ovvero: 'Else-Marie' e i suoi sette piccoli papà'.
lunedì 4 agosto 2008
Nuovi comportamenti, Quando la monogamia è innaturale.
martedì 22 gennaio 2008
Una società eticamente omofobica. Capitalismo e sessualità.
(Cronache di Agharta) Credo che la società, nei confronti dei gay abbia sempre e continui ancora oggi ad usare una doppia morale che è: eticamente omofobica, cioè condanna l’omosessualità come “amore nichilista e imperfetto” come sostiene Benedetto XVI al secolo Ratzinger, ed economicamente omofilica, nel senso che con i gay si fanno affari d’oro. E’ notoriamente risaputo da tempo che i maschi gay, per la loro condizione sociale sono in genere un soggetto appetibile per moltissime società commerciali a cominciare da quelle che si occupano di viaggi fino a quelle che si occupano di produzione voluttuaria in senso lato.
Solitamente il target gay standard è quello di una persona con un buon lavoro, una cultura superiore alla media, buona disponibilità al tempo libero. Naturalmente però non mi sento di generalizzare conosco molti gay che sono poveracci, poco colti e e morti di fame con situazione socio economiche disastrate e con i tempi che attraversiamo quest’altra dimensione della condizione omosessuale si va sempre più diffondendo. Ora si apprende che le banche asiatiche preferiscono assumere persone omosessuali rispetto che persone eterosessuali, perché le prime, proprio perché non vincolate dalla riproduttività e dunque dai doveri verso la famiglia, sarebbero più propense alla produttività, intesa come massimizzazione degli utili aziendali. Il mio punto di vista in merito è che al capitalismo ( termine caduto in disuso troppo presto) non importi molto l’orientamento sessuale e la sua pratica, importa invece avere braccia da lavoro, corpi per il lavoro, vite per il lavoro e questa regola è estesa a tutti. Le persone omosessuali diventano un soggetto di osservazione solo perché in alcune società – poche per la verità – il diritto alla scelta e alla pratica del proprio orientamento sessuale è salvaguardato da leggi ed articoli costituzionali.
In tutte le altre, quelle asiatiche, la cinese per esempio - ma anche in molti stati del nord America e ed in alcuni paesi delle ex repubbliche socialiste, Russia in testa vale un’unica morale: quella repressiva e basta senza neanche più l’ipocrisia vaticana della tolleranza della persona ma non della pratica. In ultima analisi io credo che per il capitalismo maturo siamo considerati tutti degli Iloti ( come a Sparta), solo che, rimanendo intatte le differenze di classe ( anche questo termine caduto troppo preso in disuso) , ci sono gay delle classi alte che non risentono di nessun condizionamento , si sposano vivono in ville a Malibù e se ne strafregano della doppia morale o del giudizio del Papa , mi vengono in mente Elton Jhon e il suo compagno, Valentino e Giammetti, Dolce & Gabbana e altri che magari fanno i gommisti o i meccanici, ma anche gli impiegati e che subiscono pesanti condizionamenti sociali o economici che ne compromettono lo stile e la qualità della vita, anche se, rispetto al lavoro credo che le condizioni – per le persone omosessuali non agiate – siano anche più insopportabili. Dunque le banche asiatiche hanno solo ottimizzato il rendimento delle” risorse umane” e la riflessione che hanno fatto sulla maggiore disponibilità delle persone omosessuali e quindi sulla loro selezione la faccio rientrare tutta nella categoria dello sfruttamento capitalistico delle persone che oggi è peggiore di quello praticato nella Londra dickensiana anche se sembra esattamente il contrario, solo perché nessuno si cura più di farlo notare.
sabato 12 gennaio 2008
I libri più venduti fino al 6 gennaio.
(Booksblog) Ecco la top 10 dei libri più venduti in Italia, la prima del 2008 aggiornata al 6 gennaio, secondo i dati di Arianna.org
Al decimo posto scende Mondo senza fine di Ken Follett, sequel de I pilastri della terra che in chiusura di 2007 occupava l’ottava posizione.
Al nono posto, L’arte del dubbio di Gianrico Carofiglio, sulle tecniche di interrogatorio nel processo penale moderno.
Scende all’ottavo posto della top 10 anche La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili di Stella e Rizzo, libro-inchiesta sulla sfacciata e paradossale corruzione dell’Italia moderna.
Al settimo gradino troviamo Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, atroce racconto di violenza e riscatto ambientato in Afghanistan.
Ancora Khaled Hosseini in sesta posizione con Mille splendidi soli, storia di due afghane unite da un curioso destino.
In ascesa, alla quinta posizione, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. È il racconto di una portinaia super-colta che si nasconde dietro l’immagine di una portinaia super-burbera, e di una bambina di nome Paloma che, nello stesso palazzo, nasconde anch’ella la propria vera natura.
Scende al quarto posto Una giornata nell’antica Roma di Alberto Angela, libro divulgativo sulla vita quotidiana nell’antica Roma imperiale.
E andiamo ora alla top 3.
Se sul finire del 2007 si piazzava al terzo posto il succitato libro di Alberto Angela, adesso tocca invece a Il giorno in più di Fabio Volo, che precipita dalla prima posizione.
Al secondo posto resiste granitico, dopo oltre un anno di grandi e meritatissimi successi, lo spendido libro inchiesta di Roberto Saviano Gomorra (che da oggi trovate anche su Facebook), l’unico grande e vivido affresco della malavita campana e del sistema industriale contemporaneo.
Ed entra direttamente al primo posto, com’era ovvio, l’ultimo romanzo su Harry Potter di J. K. Rowling, Harry Potter e i doni della morte. I lettori hanno fatto le file in libreria per acquistarlo già dalla mezzanotte del giorno di uscita. Un trionfo annunciato che chiude uno dei cicli più fortunati della storia dell’editoria di tutti i tempi.
Sphere: Related Contentgiovedì 10 gennaio 2008
E' già tempo di carnevale. Venezia ne organizza sei tutti insieme.
(Tuzone) “Sensation: 6 sensi per 6 sestieri”: è questo il tema per il prossimo Carnevale di Venezia. Un carnevale da sentire, vedere, gustare, toccare, immaginare. Il format della manifestazione più popolare in Italia è stato presentato al Casinò di Venezia, dal direttore artistico, Marco Balich. Un carnevale nuovo, che investe i cinque sensi più uno - la mente, sede dell’anima, ha specificato Balich - sensi che troveranno posto uno per ogni sestiere di Venezia. Sarà un format ripetitivo, che servirà a creare una immagine forte e consolidata del Carnevale di Venezia, vendibile all’estero e fruibile da veneziani e turisti. Un concept, quello presentato da Balich, che non dimentica la terraferma e che vede in Mestre e Marghera due location che sapranno attrarre un pubblico numeroso.
Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha elogiato l’idea di Marco Balich e della neonata società Venezia Marketing & Eventi, che per la prima volta è chiamata a organizzare le manifestazioni cittadine. Il programma, ha sottolineato il sindaco, ha ora una sua inquadratura generale, “un suo senso”, caratteristica questa che lo distingue da tutti quelli passati e lo identifica “non come un, ma come il Carnevale di Venezia”. Cacciari ha anche assicurato che la nuova società e l’organizzazione lavoreranno in questi giorni assieme alle Municipalità, in particolare quelle di terraferma, per arricchire il programma e valorizzare al meglio anche le realtà al di fuori della città storica.
Il sindaco si è quindi soffermato sul fatto che il Carnevale è un esempio di come Venezia funga da richiamo mondiale e che la terraferma, in questo caso, tragga da tale traino un indubbio beneficio. Ciò dimostra, ha evidenziato Cacciari, “quanto fatuo e stupido sia ragionare in termini di contrapposizione tra queste due realtà, poiché alcune cose si possono fare solo a Venezia e altre solo a Mestre”. “E’ solo comprendendo queste ovvietà - ha concluso Cacciari - che possiamo diventare forti”.
Sull’aspetto multiculturale della manifestazione, che coinvolgerà anche gruppi di artisti romeni, si è soffermata l’assessore Zanella, che ha proposto, anche per i prossimi anni, di mettere al centro della manifestazione un Paese al fine di contribuire, pur nel divertimento, alla reciproca conoscenza e comprensione. Uno spunto è venuto anche dall’assessore Salvadori che ha suggerito che già da quest’anno si organizzi una gara tra sestieri per identificare quello che meglio vivrà il carnevale ed al quale sarà consegnato il premio di “sestiere più carnevalizzato”.
INFO:
www.carnivalofvenice.com
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Bruno Vespa: Il 2007 è stato veramente l'anno dell'inizio della decadenza.
Un minimo di onestà intellettuale mi impone di dire che l’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato quello in cui la decadenza dell’Italia è stata più percepibile.
(Bruno Vespa - Grazia) Un giorno il cane è venuto dalla campagna in casa. I due gatti sono stati chiusi a lungo nello studio. Quando il cane è andato via, loro sapevano che sarebbe potuto tornare e che la loro vita, in ogni caso, era cambiata. I due gatti convivevano da dieci anni, ma non si erano mai sopportati. Lei bellissima, aristocratica e insofferente. Lui randagio, furbissimo e affettuoso. La notte dopo che il cane era andato via, i gatti sono venuti nella nostra camera, sono saliti sul lembo estremo del letto e hanno dormito con noi. La gatta, in particolare, che quando ha sete viene a svegliarmi per chiedere acqua fresca, è rimasta immobile fino a quando io non ho provveduto spontaneamente. Mi spiace che un episodio sgradevole abbia migliorato il grado di saggezza dei miei gatti, ma anch’io spero d’imparare qualcosa da questo episodio. Lo cito nel primo articolo del nuovo anno perché la direzione di «Grazia» mi ha chiesto se me la sentivo di aprire il nuovo ciclo con una parola di ottimismo.
Sono ottimista per carattere, ho visto sempre il bicchiere mezzo pieno, ma un minimo di onestà intellettuale mi impone di dire che l’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato quello in cui la decadenza dell’Italia è stata più percepibile.
Non voglio ripercorrerne le ragioni perché - come mi diceva l’avvocato Agnelli - nei momenti difficili bisogna sempre guardare avanti. Ma guardare avanti senza dimenticare.
Qualche anno fa, incontrando l’allora primo ministro spagnolo José Maria Aznar, gli feci i complimenti per il sorprendente sviluppo del suo Paese. «Magari avessi l’economia dell’Italia…», mi rispose lui. Bene, adesso lo spagnolo medio è più ricco dell’italiano medio. E il greco - dico il greco - incalza. Pochi giorni fa ho scambiato qualche battuta a Istanbul col primo ministro turco Recep Erdogan: non sapevo che da loro il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo è la metà del nostro. La Turchia ha perfettamente in regola le carte economiche per entrare in Europa. Noi, in teoria, non abbiamo quelle per restarci. Il cane ci è piombato in casa dalla campagna e noi gatti dobbiamo chiarirci le idee. Attingo dalla saggezza di Massimo Catalano (Quelli della notte, con Renzo Arbore, 20 anni fa). Se non produciamo ricchezza, saremo più poveri. Se non studiamo meglio, resteremo ignoranti. Se continuiamo a bloccare cantieri, centrali elettriche, rigassificatori, resteremo paralizzati e presto anche al freddo. Se non vogliamo termovalorizzatori, saremo sommersi dai rifiuti. Se aumenteremo i prezzi dei nostri negozi con la scusa dello sciopero degli autotrasportatori, i clienti ci puniranno. Se non paghiamo le tasse, contribuiremo all’ingiustizia sociale. Se le paghiamo, costringeremo il governo a deliberare aliquote più sostenibili. Per 15 anni ci siamo rifiutati di usare chemioterapia e bisturi per affrontare il tumore dell’Alitalia e siamo arrivati alla metastasi. Se continueremo ad avere 30 partiti (o quanti sono, è difficile contarli), avremo il sistema più inefficiente del mondo sviluppato. Noi siamo davvero un grande Paese, e lo scrivo con la maiuscola. Gli italiani hanno fatto nel mondo cose che nessuno avrebbe osato immaginare. E se guardiamo in casa nostra ai primi 15 anni dopo la guerra, c’è da commuoversi. Abbiamo perciò la possibilità di farcela. E abbiamo il dovere di provarci subito, per noi stessi e soprattutto per i nostri figli. Per quanto mi riguarda, spero davvero di imparare dai miei gatti.
martedì 8 gennaio 2008
Il costume più bello del cinema.
(La7) In Gran Bretagna un sondaggio indetto dalla rivista Style Magazine e da Sky Cinema ha stilato una classifica.
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domenica 6 gennaio 2008
Quella strana voglia di portarsi a casa Azouz.
(Nicola Forcignanò - Il Giornale) Io contro Azouz Marzouk non ho nulla. Odio chi ha massacrato a Erba la sua famiglia e immagino quanto possa essere grande il dolore e la rabbia. Ho grande pietà e pena per lui. Punto. Ciò non toglie che a casa mia, con mia moglie e i miei figli non lo vorrei. E non certo perché arriva dalla Tunisia. Non ce lo vorrei perché prima di quel dramma aveva avuto problemi con la giustizia per colpa della droga e, dopo quell'orribile mattanza, è finito nuovamente in galera ancora a causa della cocaina. Una lunga fila di intercettazioni telefoniche lo incastra lasciando pochissimo spazio ai dubbi. È uno spacciatore, genere di delinquente abbastanza odioso.
Ma non basta. Il disgraziato (nel senso che ha subito una disgrazia) nei mesi che sono passati da quell'angosciante delitto ha provato a spacciare pure se stesso e la propria faccia nello squallido mondo che ruota intorno - e talvolta anche dentro - allo spettacolo e alle riviste di gossip. Soldi facili (addirittura per prestazioni sessuali, ha confessato lui), notorietà, perfino celebrità. In cambio, ha messo in vendita il proprio dolore, il ricordo della moglie assassinata e del bimbo sgozzato, addirittura le loro bare vendendo l'esclusiva fotografica del funerale.
Come si fa, dunque, a non pensare male della «buona azione» di centocinquanta famiglie italiane che hanno dato vita a una specie di assurda gara per ospitare Azouz nelle proprie case così da permettergli di richiedere gli arresti domiciliari e uscire dalla prigione? Non sarà giusto, ma è più che comprensibile sospettare siano davvero serie e disinteressate le intenzioni della famiglia alla periferia di Lecco che avrebbe vinto la competizione per portarsi a casa il tunisino accusato ancora una volta di spaccio di droga? Dicono trattarsi di ottima famiglia e rispettosa del vivere sociale, gente «al di sopra di ogni sospetto» come ha tenuto a precisare l'avvocato di Marzouk. Sarà, ma perché?
La spiegazione fornita dai «vincitori del trofeo» non aiuta certo a capire. «Noi in famiglia discutiamo su tutto e Azouz potrebbe integrarsi con le nostre abitudini e stili di vita arricchendo in qualche modo il dibattito sull'integrazione sociale» è la motivazione di questa coppia con due figli, una ragazza che lavora e un giovane studente. Belle parole, politicamente corrette dell'anonima famigliola.
Ma anonima per quanto? Se il giudice concederà a loro Azouz, se l'immaginano l'assalto del solito circo mediatico - Corona in testa - alla loro casa? Se l'immaginano oppure se l'aspettano?
giovedì 20 dicembre 2007
Elisabetta è la sovrana più anziana della storia del Regno unito.
Da oggi la madre di Carlo d'Inghilterra batte il primato della regina Vittoria di 81 anni, 7 mesi e 29 giorni.
(La7) "God save the Queen", "Dio salvi la Regina", cantano i britannici alla loro regnante nell'inno nazionale. E evidentemente da lassù hanno preso sul serio la richiesta: da stasera Elisabetta II d'Inghilterra è la sovrana più anziana della storia del Regno Unito. Elisabetta, classe 1926, batte il primato di 81 anni, 7 mesi e 29 giorni appartenuto alla sua antenata, la regina Vittoria. Una bella soddisfazione per Elisabetta, la quarantesima monarca della storia del regno: da quando, cioè, nel 1066 salì al trono Guglielmo il Conquistatore. Da Buckingham Palace fanno sapere che per l'occasione non ci saranno festeggiamenti particolari. Forse aspetteranno il 2015, quando Elisabettà II batterà un altro record che appartiene alla regina Vittoria, quello della sovrana più longeva del regno: 64 anni di fila al comando. Sempre che, naturalmente, da lassù continuino ad scoltare il grido degli inglesi "god save the Queen".
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22:47:00
Etichette: costume, gayfriendly, inghilterra, personaggi, società, televisione
Un orgasmo globale per la pace nel mondo. L'iniziativa è alla seconda edizione: l'appuntamento è per sabato 22 dicembre alle 7 del mattino.
I promotori: «Fare l'amore produce un'ondata positiva».
(Alessandro Grandesso - Il Corriere della Sera) Facciamo l'amore, non la guerra. Slogan tipico delle manifestazioni pacifiste e ormai motto dei militanti del "Global O". Ovvero, l’"Orgasmo globale" che può salvare il pianeta dai conflitti. Un'iniziativa giunta alla seconda edizione con tanto di tesi scientifica e portale virtuale di supporto.
SOLSTIZIO – L’appuntamento è fissato per sabato 22 dicembre, solstizio d’inverno, ovvero la giornata più corta dell'anno. Donna Sheehan e Paul Reffell, promotori dell'orgasmo planetario, invitano tutti a dare il proprio "contributo" alle 7,08, ora italiana, in nome della pace nel mondo.
PENSIERO – Non basta raggiungere l'orgasmo. Bisogna anche concentrarsi, pensare alla pace. Altrimenti si rischia il fallimento. Il "Global O" si basa su una teoria scientifica sviluppata da una comunità di scienziati, ingegneri e artisti di provenienza internazionale sotto l'egida dell'Università di Princeton, in New Jersey.
SCIENZA – Una piattaforma denominata "Global Consciousness Project" che raccoglie dati su ogni tipo di eventi dal 1998, esaminandone con metodologia scientifica le correlazioni su scala planetaria. Secondo il portale universitario, l'umanità condivide emozioni e intenzioni, contribuendo alla creazione di una coscienza globale. Coscienza che può modificare il campo energetico della terra con conseguenze sulla vita reale. Per rendere quindi la terra pacifica basta poco.
HITS – Basta fare l'amore pensando alla pace, provocando un'ondata di energia positiva, un movimento univoco di coscienza globale contro le guerre. Lo scorso anno, il sito "Global O" è stato cliccato più di 14 milioni di volte in poche settimane, attirando oltre un milione di visitatori: 214,806 il 22 dicembre. Quasi cinquemila da Madrid, poco più di quattromila da Bangkok e 3212 da Parigi. Si può fare di più, seguendo però i consigli del portale "Global O" che ricorda che «la sovrappopolazione della terra è fonte di ulteriori conflitti». Per cui, occhio.
Usa: gli indiani Lakota "rompono" con il governo di Washington.
(Agenzia radicale) Gli indiani Lakota - una delle tribu' Sioux piu' leggendarie, che ha dato alla storia figure come Toro Seduto e Cavallo Pazzo - hanno stracciato i trattati con gli Stati Uniti. Una delegazione di leader indiani ha consegnato un messaggio al Dipartimento di Stato, annunciando la recessione unilaterale dgli accordi firmati con il governo federale, alcuni piu' di 150 anni fa: adesso quei trattati non sono altro "che parole senza senso su carta priva di valore", hanno denunciato i leader della tribu', in una conferenza stampa convocata per render noto il clamoroso gesto. Nel mirino le ripetute violazioni dei trattati, "per rubare la nostra cultura, le nostre terre e la nostra capacita' di mantenere il nostro stile di vita", ha denunciato Russel Means, uno dei piu' famosi attivisti indiani dei diritti umani. L'"annessione" della terra dei nativi indiani ha fatto si' che alcune delle tribu' piu' orgogliose della loro identita' siano diventate "facsmili dei bianchi". I territori Lakota spazionano in cinque Stati: Nebraska, South Dakota, North Dakota, Montana e Wyoming. "Non siamo piu' cittadini statunitensi e tutti coloro che vivono nell'area dei cinque Stati del nostro territorio sono liberi di unirsi a noi", ha continuato Russell Means, annunciando tra l'altro che, a coloro che rinunceranno alla nazionalita' statunitense, saranno consegnati nuovi passaporti e patenti di guida e, nella nuova entita' statale, non si dovranno piu' pagare le tasse. "Abbiamo 33 trattati con gli Stati Uniti che non sono stati rispettati", ha aggiunto Phyllis Young, colui che aiuto' a organizzare la prima conferenza sugli indigeni, a Ginevra nel 1977. I Lakota Sioux furono una delle piu' temibili tribu' di pellerossa, che con Sitting Bull (Toro Seduto) riuscirono a battere il generale Custer nella battaglia di little Big Horn, del 1876. Oggi pero' la media dei suicidi, tra gli adolescenti Lakota, e' 150 volte superiore a quella statunitense; la mortalita' infantile e' cinque volte piu' alta; e la disoccupazione e' una costante.
lunedì 17 dicembre 2007
Amsterdam, addio alle vetrine a luci rosse. La città olandese si rifà il look.
(Tiscali notizie) Il comune di Amsterdam ha presentato un vasto piano di recupero del centro storico che prevede la chiusura di centinaia di vetrine del suo celebre quartiere a luci rosse di Wallen. "Diminuiremo il numero delle donne che si prostituiscono nelle vetrine, dei coffeeshops (dove si fuma la droga leggera) e dei ristoranti a buon mercato", ha dichiarato il sindaco laburista Job Cohen in una conferenza stampa, assicurando tuttavia che non intende bandire la prostituzione dalla città. Da alcune vie e piazze del più antico quartiere della capitale olandese sarà invece completamente off-limit il commercio del sesso.
Sesso. Sono le russe le donne più calde del mondo... Terze le italiane.
(Affari italiani) Sono le russe le donne più "hot" del mondo. È quanto emerge da una ricerca internazionale condotta da Men’s Health su un campione di 22.496 lettrici di Cosmopolitan sulle fantasie più recondite del gentil sesso. Terze le italiane insieme a serbe e statunitensi
La ricerca è stata condotta in 13 paesi per scoprire i pensieri più intimi delle donne sul rapporto con gli uomini e la sessualità di coppia. Cercano “maschi” che conoscano il galateo, che abbiano un aspetto curato, che capiscano senza chiedere troppo: questi sono i desideri più diffusi e che accomunano le giovani donne di tutto il mondo.
La maggior parte di loro gradisce che il proprio compagno manifesti il suo affetto e soprattutto in pubblico, lo dicono nove su dieci. L’80% desidera che il proprio partner sia capace di resistere ad almeno quindici minuti di preliminari. Solo alcune, il 21%, hanno come serio ostacolo al raggiungimento del piacere la paura che i vicini sentano i loro gemiti. E, a sfatare la più grande delle fissazioni maschili, è una rassicurante bassa percentuale (circa il 2,4%) di donne che considera “importanti” per il rapporto sessuale le dimensioni del pene. Ne esce un’immagine di una donna sicura di sé, di ciò che vuole, disinibita ma soprattutto attenta ai dettagli.
Guidano la classifica delle donne più calde le russe con un 34%, le quali dichiarano che farebbero sesso tutti i giorni, seguite dalle portoghesi con un 27%, e in terza posizione troviamo con un 25% le italiane, a pari merito con serbe e statunitensi. Nell’estremo Oriente sembra invece che il desiderio non sia così forte.
Non uscirebbero mai con uomo maleducato le italiane, con un collerico le inglesi, con un timido le ucraine. Le spagnole invece non sopportano quelli che flirtano con le altre e le serbe quelli che restano legati alle ex. Le messicane chiedono ai propri uomini di essere più curati.
Cosa vorrebbe sentirsi dire una ragazza dal fidanzato? Il 39% i motivi dell’amore nei suoi confronti, il 33% i perché della sua unicità, il 16% che lei è la migliore compagna che si possa avere.
Ed ecco anche tre consigli per gli uomini...
Seduzione: il 54% di donne vogliono essere conquistate molto lentamente magari iniziando con un bacio sul collo, il 24% in modo spontaneo ad esempio strette con un abbraccio da dietro, l’11% con un sussurro nell’orecchio ma si raccomanda che sia adeguatamente “hot”.
Orgasmo: il 33% del campione risponde che ha bisogno di una persona capace di saperla stimolare nei punti erogeni giusti come clitoride e capezzoli, un 17% richiede una forte vicinanza emotiva col partner, 13% sono quelle a cui piace percepire l’eccitazione del maschio, 12% di donne cercano una situazione “piccante” e l’11% va sempre alla ricerca della posizione giusta.
Qualità ideali di un uomo: il 33% delle intervistate conferma che vuole ridere e divertirsi, insomma il senso dell'umorismo è indispensabile; il 27% ama la dolcezza nell'approccio; l'intelligenza poi è assolutamente imprescindibile, lo dice il 24%, e invece solo il 6% richiede abilità a letto, il 5% un bell'aspetto e il 4% un gran conto in banca.
Sphere: Related ContentUn firma è il divorzio è fatto. La Francia lancia la "separazione light".
Parigi rompe un'altra tradizione del diritto di famiglia.
In caso di consenso ci si divide evitando carte bollate, spese e lunghe attese.
(Anais Ginori - La Repubblica) Dopo i Pacs, la Francia rompe un'altra tradizione nell'ambito del matrimonio: nasce il divorzio lampo. In caso di consenso di entrambi i coniugi, una nuova legge allo studio permetterà di sancire la separazione con una firma dal notaio, senza passaggi in tribunale. "Per le coppie sarà una procedura più semplice, rapida e meno traumatica", spiega Eric Woerth, il ministro dell'Economia che sta negoziando la riforma con i notai.
I casi di divorzio consensuale sono circa la metà dei 140mila divorzi consumati ogni anno. I promotori della legge, che verrà esaminata a gennaio, fanno notare che la possibilità di rinunciare all'avvocato comporterà un grosso risparmio (le parcelle possono arrivare fino a 4mila euro). E anche il ministro della Giustizia, la battagliera Rachida Dati, è a favore della misura, che solleverebbe un grosso carico di lavoro per i tribunali civili, dove i divorzi rappresentano il 13% delle cause.
Gli avvocati hanno già dichiarato battaglia alla riforma. Secondo i rappresentanti del foro, la nuova procedura è una minaccia per il rispetto dei diritti civili. "Nelle separazioni c'è sempre una parte forte e una debole", ha spiegato Violette Gorny, specialista del diritto di famiglia intervistata da Libération. "Il magistrato serve proprio a verificare che l'accordo è veramente alla pari". Anche quando c'è il consenso sulla separazione, possono rimanere controversi molti punti, dai beni in comune all'affidamento dei figli.
"Il divorzio che si conclude felicemente per entrambi in coniugi è una rarità - conclude Gorny - per questo servono figure di mediazione e garanzia". Inoltre, fanno notare gli avvocati - che già hanno indetto uno sciopero per mercoledì - il risparmio sul fronte legale sarà probabilmente bilanciato dall'onorario dovuto al notaio.
Il "divorzio light", scrive oggi Libération in prima pagina, è la conseguenza di un paese che non crede più al matrimonio: il tasso delle unioni civili secondo la vecchia promessa suggellata davanti al sindaco è tra i più bassi d'Europa (4,5 ogni mille abitanti, contro 4,8 di Spagna, e 6,7 della Danimarca) e quasi la metà delle coppie prima o poi si separano. D'altro canto, il matrimonio "light", ovvero i Pacs inventati dal governo socialista nel 1999, e che prevedono proprio un unico passaggio davanti al notaio, stanno crescendo di anno in anno. Dai 6mila patti firmati nel '99, la Francia è arrivata ai 75mila del 2006. E contrariamente a quello che molti pensano, i Pacs non sono stati inventati per gli omossessuali, almeno non unicamente. Oggi più del 90% dei Pacs suggellano convivenze tra eterossessuali.
Trenitalia: non è tutto un MiTo quello che viaggia.
Di certo, una bella scommessa per il domani del gruppo ferroviario italiano. Anche perché l’oggi non è poi così roseo, fatto com’è di treni datati e in ritardo, servizi scadenti, sporcizia. E di proteste dei pendolari. Le ultime riguardano l’annunciato aumento, da gennaio 2008, delle tariffe dell’ordine del 15 per cento: “La situazione è curiosa” risponde Moretti. “Le nostre tariffe sono metà di quelle francesi e quasi un terzo di quelle tedesche, però si chiede qualità tedesca e francese ma prezzi polacchi”. Una posizione che non è piaciuta associazioni dei consumatori: “Prima di aumentare i prezzi bisogna migliorare i servizi, a partire dalla pulizia e dalla puntualità”, hanno risposto. La tratta Catania-Torino, fanno notare, costa oggi in prima classe 154 euro e 108 euro in seconda: “un’enormità” che, con il rincaro, arriverà a 178 euro in prima classe e 125 euro in seconda. Molto di più, denunciano le associazioni, “dei circa 80 euro che si riescono a pagare prenotando un volo low cost”, a cui Moretti ha lanciato il guanto di sfida.
Vero che i prezzi dei treni italiani sono assai più bassi di quelli della media europea. Altrettanto vero che l’ultimo ritocco è scattato all’inizio del 2007 ed è assai difficile per qualsiasi azienda proporre un rincaro delle tariffe a fronte di una qualità delle prestazioni particolarmente scadente come attualmente è quella ferroviaria. A meno che l’azienda non conti sul fatto di agire praticamente in monopolio come succede con le Fs e quindi parta dal presupposto che, qualsiasi scelta venga effettuata, i clienti non possano far altro che adeguarsi. O, al massimo, protestare, costituendo anche dei comitati, che tra una storia e l’altra buttano lì anche un sospetto: che Trenitalia voglia mettere le mani avanti sia in vista della liberalizzazione del mercato delle rotaie che dal 2009 vedrà il consorzio privato guidato da Montezemolo e Della Valle farle concorrenza sulle tratte più redditizie; sia per tentare di porre almeno un limite alle spese del gruppo che perde 2 miliardi su 6 di ricavi. Su questo, Moretti si dice sicuro di poter “raggiungere l’utile nel 2009″. Purché, è sottinteso, il governo approvi nelle prossime settimane il piano industriale che il manager ha messo a punto e che prevede nei prossimi 4 anni investimenti nelle infrastrutture per 25 miliardi da parte dello Stato, e investimenti da parte di Trenitalia per 10 miliardi, di cui 6,4 per l’acquisto di treni e vagoni per il trasporto locale.
Ma la battaglia per i fondi si sta facendo ardua. A mettersi di traverso il ministro Antonio Di Pietro: “Se gli do dei soldi per gli investimenti e Moretti li utilizza per ripianare il deficit della holding, fa bene dal suo punto di vista ma non dal mio che faccio infrastrutture. Così non si può andare avanti: o prendono soldi dallo Stato e fanno ciò che dice lo Stato o sono del tutto autonome”. Il ministro delle Infrastrutture ha anche ricordato che la Finanziaria 2007 ha stanziato circa 7,8 miliardi per le Ferrovie. Un atto di grossa generosità da parte dell’esecutivo Prodi. Ma adesso basta, ha tuonato in sostanza Di Pietro. E infatti: i tagli nella manovra 2008 hanno già costretto Trenitalia a rinviare l’acquisto di mille nuovi treni che dovevano sostituire i malandati convogli del traffico regionale (quello che più interessa allo zoccolo duro dei clienti). Forse, godendo di amici nel Pd, Moretti riuscirà a spuntare qualcosa al governo. Magari con l’aiuto di Legambiente, che ha promosso una petizione on-line per chiedere al governo di ripristinare le risorse oppure di trovarle togliendole dal Fondo della Legge obiettivo per la costruzione di autostrade.
Se così non fosse, saranno i soliti pendolari a pagare: viaggiando in dribbling tra ritardi, rincari e guasti.
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Redazione
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16:28:00
Etichette: costume, governo, malgoverno, società
Calorie "natalizie" fuori controllo: Rischi e rimedi.
(Tulife) Davanti ad una tavola imbandita siamo tutti più buoni e indulgenti, anche con noi stessi. E così, quando arriva il momento del cenone, ci si scatena sugli antipasti, poi sul primo. In pochi evitano il doppio secondo, i contorni e la consueta sfilata di dolci. Il totale di calorie è da capogiro.
Facciamo un po’ di conti. Un antipasto che comprende un misto di salumi (300 calorie per 100 grammi) e tartine con maionese (330 calorie per 100 grammi) vale ben 630 calore; mangiando due primi, come gli spaghetti ai frutti di mare e i tagliolini, si arriva a 900 calorie (500 gli spaghetti e 400 i tagliolini con parmigiano).
Una faraona con funghi, invece, conta 300 calorie per circa 150 grammi. Se si preferisce la faraona farcita allora l’apporto calorico raddoppia (560 calorie), mentre 200 grammi del più classico cotechino aggiungono al nostro pasto 545 calorie. E gli alcolici? Sono sempre a portata di mano sia sul tavolo dei giochi di carte natalizi sia su quello da pranzo. Un bicchierino di whisky vale 270-300 calorie mentre un calice di vino 120.
L’immancabile frutta secca poi è il vero colpo di grazia. Cento grammi di noci e nocciole apportano oltre 600-650 calorie (se si parla di datteri). Per non parlare delle specialità dolciarie regionali che ormai compaiono sulle tavole di tutta la Penisola: dal pandoro (540 calorie una fetta da 200 grammi) agli struffoli (500 calorie per cento grammi), dal babà (200 calorie per cento grammi) al panforte (408 calorie per cento grammi), passando per la cassata alla siciliana (il dolce meno calorico con 220 calorie) al panettone (668 calorie una fetta).
In una dieta regolare bisogna pensare ai grassi che non devono superare il 30 per cento. Per duemila calorie al giorno non devono esserci più 65 grammi di grasso. Per cui a Natale è molto facile superare il limite. Ci nutriamo di molta carne, latticini e carboidrati e assumiamo troppi grassi saturi, come burro e maionese, a discapito dei polinsaturi, contenuti nel pesce e nelle carni bianche.
Come muoversi dunque per arginare i danni? “Bisogna cercare di godersi i giorni di festa evitando però di mangiare fuori pasto”, spiega la dottoressa Debora Giannini. Passino la vigilia, Natale, Santo Stefano, la notte di Capodanno, il primo gennaio e la Befana, ma negli altri giorni sarebbe bene mantenere, in ogni caso, un’alimentazione qualitativamente controllata. “Ricordiamoci però che le malattie non vanno in vacanza ne conoscono feste – continua la Giannini – chi soffre di diabete, pressione alta, malattie cardiovascolari, lieve insufficienza renale, non può sottrarsi al conteggio di zuccheri, sale, grassi e proteine, perché rischia comunque problemi acuti. Se comunque si può indulgere con la pasta, almeno non lo si faccia con i dolci, mentre se gustiamo un alimento “saporito”, compensiamo con la scelta di uno insipido”.
Anche se la tradizione, infatti, impone panettone, pandoro, torrone, panettone, frutta secca, cioccolata, è consigliabile assumerli con moderazione. È consigliabile preferire il pesce alla carne, servire tanta frutta e verdura per incrementare l’apporto di minerali, vitamine e fibre che tendono, in parte, a sequestrare, i grassi in eccesso.
Bere molta acqua, spremute e limitare al massimo l’assunzione di alcolici. È bene però ricordarsi che Natale non è il periodo ideale per la dieta. Infatti, se è certo consigliabile limitare gli eccessi, è anche preferibile adottare un regime di dieta durante l’anno e non durante le festività. Del resto dicevano i romani “Semel in anno licet insanire” (Una volta ogni tanto eccedere è lecito).
Prima Svizzera per la flat rate tax.
Obvaldo sarà il primo cantone ad introdurre, nel 2008, la flat rate tax, l'aliquota fiscale uguale per tutti i redditi. Con questa decisione del popolo, diventa anche il cantone fiscalmente più vantaggioso.
Anche a Ginevra si è votato domenica. L'elettorato ha bocciato due iniziative della sinistra sulle tassazioni, mentre ha approvato la nuova legge sulla disoccupazione.
L'innovazione fiscale obvaldese nella votazione di domenica è stata plebiscitata dal popolo, con una maggioranza schiacciante del 90,7% (6840 voti contro 702).
Dal prossimo primo gennaio, Obvaldo avrà dunque un'aliquota d'imposizione unica dell'1,8% per tutti i redditi a partire da 10'000 franchi (quelli inferiori saranno esonerati).
L'aliquota fiscale sugli utili delle società sarà inoltre ridotta dal 6,6 al 6%.
Dall'inferno... al paradiso fiscale
Obvaldo rafforzerà, assieme ad Appenzello Esterno, la sua posizione di cantone più vantaggioso in campo fiscale. Oltre all'aliquota unica dell'1,8%, la flat rate tax obvaldese prevede una deduzione di 10'000 franchi annua per tutti i redditi. Essa dovrebbe favorire le persone con bassi salari, che trarrebbero altrimenti pochi vantaggi dall'imposizione non progressiva. La particolarità della flat rate tax obvaldese è che si applica a tutti i redditi. Altri cantoni, come Sciaffusa, utilizzano già questo tipo di imposizione, ma soltanto a partire da un determinato livello di reddito e di sostanza.
Sorti contrastanti per altri due oggetti in votazione
Gli obvaldesi hanno d'altro canto respinto, con 4044 contro 3502 voti, un'iniziativa denominata "Per l'ospedale cantonale" che voleva ancorare tale struttura nella legge cantonale sulla sanità. L'obiettivo era di impedire eventuali fusioni o una chiusura del nosocomio di Sarnen. Con 5968 suffragi contro 1185. è stata infine approvata una modifica costituzionale che estende il principio di incompatibilità per vincoli di parentela nelle cariche pubbliche alle unioni domestiche registrate. In concreto: il principio secondo il quale marito e moglie o stretti parenti non possono sedere nel governo o in altre autorità varrà in futuro anche per le coppie registrate di omosessuali o per le coppie di conviventi.
Tasse d'attualità anche a Ginevra
Anche gli elettori del canton Ginevra erano chiamati alle urne domenica. Con una proporzione del 58,6%, hanno respinto l'iniziativa della sinistra per sopprimere gli sgravi fiscali accordati attualmente ai redditi superiori a 240mila franchi. Pure bocciata - nella misura del 64% - la seconda iniziativa, che proponeva l'introduzione di un contributo di solidarietà a carico delle persone con un patrimonio superiore a 1,5 milioni di franchi. I ginevrini hanno invece accettato, con una maggioranza del 57,3%, l'agevolazione fiscale a favore delle nuove imprese. Le nuove aziende saranno dunque esonerate dall'imposta sul capitale durante i primi tre anni di attività. Gli elettori del cantone lemanico hanno pure dato il nullaosta, con il 60,4% dei suffragi, a un abbassamento delle tasse di circolazione per i furgoni, che erano state rincarate del 60% nel 2002.
Un sì che mette fine a un diverbio con Berna
Oggetto molto discusso, anche la nuova Legge sulla disoccupazione ha superato l'esame delle urne. la normativa, che prevede tra l'altro la soppressione degli impieghi temporanei cantonali, ha ottenuto una maggioranza del 68,5%. Si pone così termine al conflitto sulla questione sorto con la Confederazione, che chiedeva l'abrogazione degli impieghi temporanei, ritenuti contrari al diritto federale. Gli elettori hanno inoltre accettato di fornire una base legale, ancorandoli nella Costituzione cantonale, agli attuali monopoli pubblici sulla distribuzione dell'acqua e dell'elettricità. Nel primo caso, la proposta - praticamente incontestata - ha raccolto il 75,9% di adesioni. Il monopolio sull'elettricità, combattuto dalla destra, ha invece riunito una maggioranza del 59%. I votanti, infine, hanno plebiscitato con il 93,7% di voti favorevoli la nuova legge sull'alloggio, che impone al Cantone di applicare elevati standard di risparmio energetico alle costruzioni degli stabili pubblici e degli alloggi sussidiati.
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Milena Gabanelli vince il premio "E' Giornalismo 2008".
Il premio sarà consegnato alla giornalista di Report a marzo, in quel di Milano. La giuria, composta da Giancarlo Aneri, Giorgio Bocca, Curzio Maltese, Gianni Riotta e Gianantonio Stella, esprime attraverso le parole di Bocca le motivazioni di questo meritatissimo riconoscimento:
è l’ultima giornalista che fa inchieste vere, in un momento in cui su tutti i giornali sono state abbandonate. E addirittura stupisce che le possa fare.
E’ giornalismo è stato fondato nel 1995 da Indro Montanelli. Nel 2003 è stato vinto da Antonio Ricci: era la prima volta per un personaggio televisivo. Poi toccò a Fabio Fazio, quattro anni dopo; nel corso degli anni hanno ottenuto il premio anche Curzio Maltese, Gianni Riotta, Gian Antonio Stella, Ettore Mo, Claudio Rinaldi, Natalia Aspesi e Francesco Tullio Altan, Barbara Spinelli, Bill Emmott e Francesco Giavazzi.
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