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mercoledì 10 settembre 2008

Procedura contro Sabina Guzzanti per vilipendio al Papa al "No cav day".


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L'iniziativa in base all'articolo 290 del codice di procedura penale e del concordato tra Italia e stato del Vaticano. Gli inquirenti hanno chiesto l'archiviazione per le frasi di Beppe Grillo su Napolitano.

(Quotidiano.net) La Procura di Roma ha chiesto al ministro della giustizia l'autorizzazione ad avviare un procedimento a carico di Sabina Guzzanti, per quanto dichiarato dall'attrice l'8 luglio scorso, in occasione della manifestazione "No Cav Day", svoltasi in piazza Navona. La showgirl è indagata per il reato di vilipendio.

L'iniziativa dei pm Angelatonio Racanelli, Sergio Colaiocco e del procuratore capo Giovanni Ferrara, è presa in base all'articolo 290 del codice di procedura penale e del concordato tra Italia e stato del Vaticano che equipara, e quindi protegge, che la figura del pontefice a quello del Capo dello Stato.

Gli inquirenti hanno poi chiesto l'archiviazione del fascicolo riguardante le frasi pronunciate da Beppe Grillo, nella stessa occasione, e che riguardavano il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Secondo l'interpretazione dei magistrati quelle del comico genovese erano delle battute in cui non erano contenute offese o frasi irriguardose, ma solo comiche.

La posizione di Grillo è stata valutata sotto il profilo della satira e del diritto di critica. Le parole, invece, della Guzzanti sono state valutate estremamente irriguardose nei nei confronti del Papa. L'autorizzazione al ministro è un passaggio necessario per instaurare il procedimento nei confronti dell'attrice, che comunque è stata iscritta sul registro degli indagati per l'ipotesi di reato di vilipendio. I magistrati in questi casi hanno proceduto d'ufficio.
Per quel che riguarda invece le parole della Guzzanti per Mara Carfagna, per avviare un fascicolo servirebbe una querela dello stesso ministro delle Pari opportunità. Ma ad oggi, a piazzale Clodio, non è stata ancora posta all'attenzione degli inquirenti una denuncia.

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lunedì 8 settembre 2008

Berluscono ha salvato il mondo dalla guerra. Lo dice Kaladze del Milan.

Il mondo non lo sa, ma è stato Silvio Berlusconi a fermare la guerra in Georgia. Per questo gli dico grazie.”
Nel secondo giorno del vertice straordinario dell’Unione Europea sulla crisi Russia-Georgia, il difensore del Milan e capitano della nazionale caucasica, Kakha Kaladze, interviene sul ruolo del Presidente del Consiglio italiano nelle trattative di pace.

Berlusconi è da sempre molto vicino al primo ministro russo Vladimir Putin - ha spiegato all’ANSA il giocatore rossonero, in partenza per raggiungere i compagni di nazionale in ritiro per la gara casalinga con l’Irlanda, che precede quella del 10 a Udine con l’Italia di Lippi. - I due sono molto amici. E’ stato proprio l’intervento di Berlusconi a fermare la guerra tra la Georgia e la Russia. So che il premier italiano ha trascorso oltre cinque ore al telefono con Putin per cercare di mediare questa delicatissima situazione. Anche in questa occasione - conclude Kaladze - il presidente Berlusconi si è dimostrato persona sensibile e abile nei rapporti diplomatici, un vero ambasciatore di pace che non smetterò mai di ringraziare.”

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lunedì 1 settembre 2008

Manipolazione? Silvio riscrive la storia.

Una enciclopedia in videoclip rilegge gli eventi del mondo. andrà in tv e sul web. Al lavoro una società collegata a fininvest. Alla guida il vj Andrea pezzi. sullo sfondo un discusso guru.

(Peter Gomez - L'Espresso) Gli uffici dove gli uomini di Silvio Berlusconi provano a riscrivere la storia sono in via Maroncelli, in un cortile della vecchia Milano. Qui ormai da un anno lavorano a pieno ritmo e nel segreto quasi assoluto una quarantina di persone. Sono i dipendenti e i collaboratori di Ovo, una srl partecipata al 47 per cento da Trefinace, una società lussemburghese che fa capo alla Fininvest. Ovo ha un obiettivo, anzi una missione, creare Ovopedia la prima enciclopedia in videoclip del mondo: un'opera colossale da migliaia e migliaia di voci che tra qualche mese entrerà nelle case degli italiani via satellite, e forse sul digitale terrestre, e sul Web.

Responsabile del progetto, molto apprezzato dall'ideatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, è un ragazzo simpatico e carino di 35 anni: l'ex vj Andrea Pezzi che presiede la società e la controlla al 53 per cento attraverso Nova Fronda, un'altra srl il cui nome si richiama direttamente al singolare credo psico-filosofico di Antonio Meneghetti, un ex frate francescano dal burrascoso passato giudiziario che negli anni '70 ha fondato l'ontopsicologia, una disciplina che ha come scopo la "formazione del leader, inteso come intuizione attiva di soluzioni per il collettivo".

Nel febbraio del 1998 l'Associazione di Ontopsicologia si è guadagnata quasi una pagina in un corposo rapporto del ministero dell'Interno su "sette religiose e i nuovi movimenti magici in Italia".

Ma all'ex frate sentir dipingere la propria organizzazione come una psicosetta nella quale "verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalità dell'adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore", proprio non andava giù. Così Meneghetti ha intentato causa al Viminale ed è riuscito a ottenere un risarcimento civile per danni d'immagine di alcune decine di milioni di lire.

Setta o non setta, resta il fatto che Meneghetti, considerato da Pezzi "un uomo straordinario e quasi magico", propaganda teorie storico-politiche sconcertanti (vedi articolo a pag. 48). Dichiaratamente filo russo e anti americano, nei suoi scritti e nelle sue conferenze l'ex frate sostiene la necessità di "relativizzare l'olocausto ebraico", perché "bisogna ricordare che gli ebrei non sono l'unico popolo che ha sofferto e pagato". "Io ho visto", spiega, "alcuni ebrei, ma anche molti italiani, molti tedeschi, molti russi e molti austriaci, morire. Ognuno ha perso, la guerra è bestiale. Tutti abbiamo perso, tutti siamo stati cattivi, tutti siamo stati partigiani".

Così Adolf Hitler, ma pure Josif Stalin, secondo Meneghetti, vanno studiati dal punto di vista del loro essere interiore, senza mai dimenticare che "la realtà è come una partita di scacchi, in cui il vicitore fa le leggi, scrive la storia e definisce la morale". "Se avessimo potuto indagare l'obiettiva motivazione interna di un leader", dice Meneghetti, "con sorpresa di molti si sarebbe notato che le fonti culturali di un Hitler sono nella dottrina dei Dalai Lama del Tibet. Lì sono i fondamenti ispirativi che giustificano il suo modo di fare, che sostanzialmente non era un voler occupare gli altri, ma voler purificare e salvare il mondo".

Simili teorie hanno una ricaduta diretta sulla linea editoriale di Ovo. In via Marroncelli, infatti, non è il solo Pezzi a frequentare i corsi a pagamento (2.500 euro) di Meneghetti, ribattezzati 'residence lideristici' e indirizzati - in Italia, in Russia e in Brasile - a "professionisti, imprenditori e politici di qualsiasi estrazione". Con lui sono seguaci del 'professore' anche il direttore editoriale Simone Ciaruffoli, un ex autore di 'Camera Cafè', la sit-com in onda su Italia 1 e l'ex direttore di produzione Andrea Andreini, proveniente dalla tv satellitare de 'Il gambero rosso', mentre in redazione circolano in numero copioso vari manuali e libri di ontopsicologia. Il risultato è per molti versi inquietante. 'L'espresso' ha potuto visionare in anteprima alcune delle videoclip finora prodotte.

In quella dedicata 'All'ascesa del nazismo', accanto a un montaggio incalzante tipico dei video musicali, accompagnato da una colonna sonora decisamente furba e coivolgente, la storia della presa del potere da parte delle croci uncinate è presentata senza indugiare in alcun tipo di giudizio storico, etico o morale. Hitler diventa così solo un leader dal fortissimo "carisma personale e dalle straordinarie virtù di oratore", mentre la questione del 'Mein Kampf', ovvero della Bibbia del nazismo, viene liquidata senza far cenno al razzismo e limitandosi a dire che nella sua opera il Führer "afferma che l'attuale declino della Germania dipende da un complotto dei comunisti e degli ebrei volto a seminare discordia e indebolire l'economia del paese".

È un po' quello che sostiene Meneghetti riferendosi all'Italia. Già nel 1997, l'ex frate scriveva: "Gli Stati Uniti - con l'appoggio del denaro ebraico (la stampa, ndr) - attraverso la 'demonizzazione' del leader hanno determinato il frammentarismo del potere del leader naturale della nostra nazione". E poi continuava dicendo che, se papa Wojtyla "va a pregare nella Sinagoga, ciò succede perché gli ebrei hanno aiutato una situazione bancaria (i debiti dello Ior, ndr)".

Insomma, viste le posizioni del 'professore', non stupisce che Hitler, stando a quanto riferiscono una serie di fonti interne a Ovo, nella biografia a lui dedicata secondo i vertici della società dovesse essere definito "un personaggio controverso", ovvero con la stessa frase che chiude il video su Stalin. Anche in questo caso viene messa in evidenza "la forza d'animo" del dittatore comunista e dopo un passaggio sui milioni di morti da lui causati "per mantenere l'ordine", la clip si conclude con queste parole: "Figura controversa del '900, l'uomo d'acciaio lascia dietro di sé un impero".

Non è un caso. Agli autori dei testi di Ovopedia, in gran parte giovani con pochissima o nessuna esperienza nel campo dell'informazione storica e scientifica, viene fornito un format preciso, che ha come comune denominatore: "La volontà".

In Ovobio, la sezione dell'enciclopedia interattiva in videoclip dedicata agli uomini che nel loro campo hanno lasciato il segno, si ordina di "mettere in luce la volontà del personaggio di raggiungere i suoi obiettivi e l'intelligenza nel saper applicare questa volontà". Mentre nel piano dell'opera Meneghetti compare tra gli "intellettuali e i mistici" cui dedicare una videoclip, accanto a figure come Aristotele, Freud, Sartre e Sant'Agostino.

Ma perché il premier ha deciso di finanziare personalmente Ovo attraverso la cassaforte di famiglia Fininvest e di inserire un suo uomo, Paolo Mazzoni, nel consiglio di amministrazione della società? Rispondere alla domanda non è semplice. Qualche dato di fatto però aiuta a capire. Già nel 2006 Meneghetti ha potuto presentare il suo libro più importante ('La psicologia del leader') alla quarta convention dei circoli giovani di Dell'Utri, mentre Pezzi nel 2005, grazie alla fortissima sponsorizzazione dell'ex assistente personale del Cavaliere e attuale parlamentare Deborah Bergamini, ha ottenuto un programma su RaiDue, 'Tornasole', in cui Meneghetti, suscitando lo sconcerto del critico televisivo del 'Corriere della Sera', Aldo Grasso, è stato tra gli ospiti d'onore. Tra gli obiettivi del 'Tornasole' c'era quello di rompere la presunta egemonia culturale della sinistra. Gli ascolti sono stati deludenti, ma quello è stato comunque un primo passo.

Poi, mentre Dell'Utri (in ottimi rapporti con Meneghetti) cercava d'intervenire sul mondo degli intellettuali con il settimanale 'il Domenicale', annunciando la scoperta dei falsi diari di Mussolini e spiegando, subito prima delle elezioni, che il Pdl "avrebbe revisionato i libri di storia, ancor oggi caratterizzati dalla retorica della Resistenza", la Fininvest si è data da fare per trovare il modo di raggiungere i giovani.

La tv interattiva di Pezzi è sembrata il sistema giusto per fare guerra a Internet
(anche perché il progetto della web tv non è stato ancora scartato), ormai divenuto il primo media nella fascia d'età compresa tra i 16 e i 26 anni. Ovo ha così cercato, finora inutilmente, di trovare spazio sulla piattaforma di Sky, ha concluso un accordo con Vodafone per fornire contenuti multimediali (Ovoday) e ha bussato al mercato delle televisioni via cavo americane. In programma c'è la produzione di 2 mila clip all'anno, al costo di circa 3 mila euro l'una, cui va aggiunto il denaro per acquisire le immagini dagli archivi. Un business insomma da 7 o 8 milioni di euro ogni 12 mesi, che nel 2007, con le produzioni effettive cominciate a settembre, ha portato la società a una perdita di quasi 2 milioni.

Marcello dell'UtriIl progetto però è più complesso. È prevista una sezione chiamata Ovonews che si dovrebbe dedicare all'approfondimento delle notizie del giorno e una di satira politica chiamata Ovospirit. Nelle riunioni in cui Pezzi e gli altri accoliti del 'professore' discutevano con la redazione i nuovi traguardi, i vertici di Ovo hanno molto insistito sulla necessità di mettere nel mirino Antonio Di Pietro che, secondo Meneghetti, durante Mani Pulite sarebbe stato un burattino nelle mani degli americani, utilizzato per distruggere le imprese italiane.

Ancora fermo è invece il capitolo di Ovowise, dei mediometraggi dedicati al pensiero politico dei grandi leader contemporanei raccontato da loro stessi. Per il primo video, in calendario c'erano 30 minuti dedicati al premier, Silvio Berlusconi. Ma il budget era basso, poco più di 35 mila euro, e la casa di produzione straniera a cui Ovo si era rivolta ha detto no.

Ma in fondo non è un problema. Pezzi è ormai ospite fisso di molte manifestazioni di Forza Italia. Con Berlusconi vanta un rapporto personale. A convincere il Cavaliere ad allargare i cordoni della borsa ci penserà lui. Perché, in fondo, anche ad Ovo o si fa la storia, o si muore.

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sabato 30 agosto 2008

Silvio Berlusconi: l’icona pop che spopola in libreria, nel cinema, nell’arte.

Silvio Berlusconi icona pop

(Panorama) Il Cavaliere sta diventando una vera icona nell’immaginario italiano, alla maniera del Che o di J.F.K. Tutti sognamo o ci scontriamo con questo prototipo. Non solo fioriscono nuovi libri come l’intervista di Claudio Sabelli Fioretti al neo ministro della cultura e fedelissimo del Premier, Sandro Bondi, intitolato Io, Berlusconi, le donne, la poesia (Aliberti editore), dove è scontato l’inno appassionato alle qualità del premier e nemmeno l’ironia di Sabelli Fioretti riesce a scalfire la corazza del legionario berlusconiano, ma anche Nicola Fano, noto studioso teatrale, indaga sulla miscela teatrale del mito Berlusconi in Gli italiani di Shakespeare da Iago a Berlusconi (Gaffi editore). Il bacillo del Cavaliere ha infettato anche la letteratura di genere thrilleristico-giallo: dall’Omicidio Berlusconi di Andrea Salieri, già del 2003 per le edizioni Clandestine a Chi ha ucciso Berlusconi di Giuseppe Caruso (2005 Ponte alle Grazie) e La verità bugiarda di Raul Montanari, (2005 Baldini Castoldi) in cui il Presidente viene ucciso in piazza Duomo a Milano.

L’icona diventa tale se anche arte e cinema se ne appropriano. E allora basti guardare le opere della serie Liturgie di Gianluigi Colin, art director del Corriere della Sera (la mostra si è tenuta a luglio a Sansepolcro). Fra i suoi “decollage” dei manifesti elettorali spicca quello di Berlusconi, e anche sulla satira e l’ironia l’hanno vinta l’immagine, il rituale. E cosa dire dei film che hanno sempre in Berlusconi il leitmotiv della pellicola e non solo sotto metafora come nel noto Caimano di Nanni Moretti? I giovani registi Gian Luca Rossi e Daniele Giometto portano sullo schermo l’assassinio del Presidente del consiglio con una black comedy dal titolo, Ho ammazzato Berlusconi, trasposizione del romanzo di Salieri. E si prova ad ammazzare l’icona cavalleresca anche nel film di Berardo Carboni Shooting Silvio. Ma la caricatura al premier non è solo nazionale, come dimostra Bye bye Silvio di Jan Henrik Stahlberg. Per quanto però lo si ammazzi e strapazzi Berlusconi diventa elemento costitutivo di una sorta di allegoria e non mera riconferma di quello che è. Insomma: come Superman o l’Uomo Ragno, il Cavaliere è entrato nel mito.

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sabato 23 agosto 2008

Pdl: scene da un patrimonio.

Silvio Berlusconi, Raffaele Lombardo e Gianfranco Fini

(Carlo Puca - Panorama) Lo Statuto, la costituente, la leadership. Ma i soldi, la vile pecunia? Ufficialmente la questione è marginale. Eppure se ne parla, eccome, tra i fondatori del Popolo delle libertà, il nascente partito unico composto dai due giganti Forza Italia e Alleanza nazionale e da nanetti vari (quel che resta di democristiani, socialisti, repubblicani, radicali e liberali di centrodestra, più il movimento di Alessandra Mussolini). E però, per dirla alla Shakespeare, “nulla può andare male se viene insieme ai soldi”. Già, ma i denari chi ce li mette?

Arriviamo così al paradossale. Secondo la bibbia del lusso, la rivista americana Forbes, Silvio Berlusconi è l’uomo più ricco d’Italia e il 51esimo nel mondo con un patrimonio pari a 11,8 miliardi di dollari. Ma con circa 110 milioni di euro di saldo negativo, il suo partito, Forza Italia, è il più indebitato d’Italia (se si escludono i 180 milioni dei Ds, partito ormai virtuale, perché confluito nel Pd). Al punto che il Cavaliere, per evitare il default, ha garantito al tesoriere Rocco Crimi fideiussioni personali per 75 milioni di euro. Inoltre, Forza Italia è priva di un quotidiano di partito, mentre la brambilliana Tv delle libertà ha chiuso i battenti da poco più di un mese. Né il partito possiede immobili: tutte le sedi dei 4 mila circoli sono in affitto. Nessuna esclusa.
Gianfranco Fini, invece, ha dichiarato per il 2007 un reddito di 147.814 euro, inferiore, per dire, a quello del leader comunista Fausto Bertinotti (233.195 euro). Eppure la sua creatura, Alleanza nazionale, non ha debiti. Anzi, ha chiuso il bilancio in pareggio e vanta proprietà immobiliari invidiabili: circa il 30 per cento delle 14 mila sezioni, più case e palazzi, talvolta di lusso, sparsi in tutta Italia. Stando al racconto del senatore Franco Pontone, segretario amministrativo di An, “le sedi sono nostre perché fino agli anni Novanta nessuno affittava locali al Movimento sociale ed eravamo costretti ad acquistare per poterci diffondere in modo capillare in tutta Italia”. Il risultato? An ha costituito una immobiliare che proprio a causa della fusione con Forza Italia sta catalogando le proprietà del partito. Sul mercato immobiliare, quello vero, non segnato a bilancio secondo i parametri del catasto, i beni di An valgono almeno mezzo miliardo di euro. Un tesoretto niente male.
Poi c’è il Secolo d’Italia, il quotidiano di partito. Il deputato bolognese Enzo Raisi ne ha rimesso a posto i conti su mandato di Fini. A Panorama dice: “Con la fusione, il giornale ha la grande occasione di diventare il quotidiano di opinione del centrodestra, sulla falsariga dello stile di Foglio e Riformista”. Non solo: “Vogliamo affiancare al giornale una casa editrice per produrre libri e dvd di area”. Ma il Secolo rimarrà in mano ad Alleanza nazionale? “In queste settimane stiamo ragionando su una struttura societaria capace di allargare l’area degli azionisti. Sia chiaro però: a nuovi azionisti devono corrispondere soldi freschi”. Soldi azzurri, s’intende.
Dunque, è vero che sulla carta il Pdl sembra cosa fatta e finita, con numeri da paura: un potenziale elettorale superiore al 40 per cento, un capitale umano di 400 mila iscritti, una forza parlamentare di 273 deputati e 147 senatori. Ma non tutto è risolto. Nella riunione del 9 settembre si metteranno nero su bianco le decisioni prese il 18 agosto, anzitutto il rapporto percentuale tra Forza Italia (70) e An (30) nella dirigenza del nuovo partito. Ma restano aperte questioni vitali come quella del reggente o del comitato di reggenti e del tesseramento. Secondo Fi basta il reggente, secondo Alleanza nazionale ci vuole il comitato. E ancora: se non c’è il tesseramento, non ci sarà mai congresso vero. An, Fini e tutti gli altri sarebbero così condannati alla subalternità, vita natural durante. Magari rimettendoci pure gli immobili.
Una ipotesi che fa sobbalzare la vedova di Giorgio Almirante, padre fondatore della destra italiana. Donna Assunta, dall’alto del suo piglio di proprietaria terriera, così commenta il prossimo matrimonio, del quale non vorrebbe essere “né sensale né madrina”. Dice: “Forza Italia arriva a mani nude, le uniche proprietà sono personali di Berlusconi. An invece porta tante belle proprietà ereditate dal Msi. Proprio bella questa: per una volta faremo noi la figura dei ricchi dinanzi al Cavaliere”.
E invece no, An si sta cautelando. O Berlusconi mette mano al portafogli secondo il criterio del 70-30 (70 euro Fi, 30 An) oppure, in vista della fusione dei bilanci, prevista per atto notarile nel 2011, Fini punta sulla strada già intrapresa dai Ds al momento di confluire nel Pd. Riparare, cioè, il patrimonio del partito in una fondazione. Manca soltanto un dettaglio non secondario: quale fondazione?
Fini già presiede Farefuturo. I più audaci tra i suoi collaboratori vorrebbero piazzare qui i beni postmissini; altri, più romantici, in una fondazione ex novo di vago sapore almirantiano. Si vedrà.
Certo è che la manovra economica ha sottinteso un valore politico. Quando Italo Bocchino, Ignazio La Russa e compagnia chiedono, fin da ora, che il successore di Berlusconi sia Fini, recitano un discorso di chiarezza ai vari aspiranti leader: o comandiamo noi o dopo Berlusconi rifacciamo Alleanza nazionale. I soldi ci sono, insieme a giornali e casa editrice. Libro e tesoretto, partito perfetto.

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venerdì 22 agosto 2008

Michele Serra a La Stampa: "Bravo Veltroni. Ma non si può votare Pd: colpa della Binetti...".

(Claudio Sabelli Fioretti - La Stampa) Il mitico direttore di Cuore, l'autore di successo in televisione e in teatro, l'editorialista della Repubblica, lo scrittore di libri di successo. Michele Serra. Anche lui è entrato qualche giorno fa nel dibattito fondamentale.
Michele, togliamoci subito il pensiero: i salotti.
"Oh Gesù..."

Sapevo che saresti stato contento di questa domanda...
"I salotti... mi fa molto ridere parlarne..."

Ne hai scritto. Non ti colgo impreparato.
"Esistono salotti di diversa metratura, forma e lusso".

Ma tutti piuttosto ricchi.
"Il salotto del delegato Fiom effettivamente non si è mai visto. Ma dei salotti altolocati so poco, non li frequento".

Il salotto dell'avvocato Augusto Bianchi... Un salotto cult della sinistra milanese…
"Ci sono andato una volta. C'erano centinaia di persone affastellate… Non era un salotto, era una Curva Sud. Mi ricordava un'assemblea del '68".

E i salotti romani?
"Suspisio... Verusio... E se uno viene invitato da Suspisio e si sbaglia e va da Verusio?"

Succede molto spesso.
"E se va da Subasio?"

Senti...
"Vuoi sapere se c'è una fascia alta di intellettuali di sinistra che amano fare quel tipo di vita?"

Se lo chiedono in molti.
"Questo discorso del salotto romano inciucione mi riguarda poco. Riguarda forse Bertinotti. Capisco che possa irritare: io trovo sconveniente anche andare a Porta a Porta. Pensa da Suspasio e Verisio".

Suspisio e Verusio.
"Le borghesie urbane sono sempre più di sinistra. E i ceti popolari sono sempre più di destra. Ogni tanto mi chiedo se non sto frequentando troppi giornalisti, professori, urbanisti, architetti, scrittori. Avrei bisogno di frequentare idraulici".
I salotti hanno spaccato Rifondazione Comunista. Hai visto la polemica fra i Ferrero e i Bertinotti?
"Tanta demagogia. Però..."

Però?
"Però... i padri della sinistra... costumi più austeri..."

Togliatti forse esagerava…
"Sicuramente esagerava, però..."

Però?
"Non ce lo vedo Togliatti dalla Verasio..."

Verusio.
"O Cossutta dalla Sospesio".

Suspisio.
"Pappa e ciccia. Tutto molto romano. Mettiamo le gambe sotto lo stesso tavolo..."

Siamo all'orrendo moralismo?
"Sarebbe giusto porsi il problema della misura. Io sono stato educato da una famiglia liberale e da un partito comunista. Il risultato è che quando leggo un'intervista a Fabrizio Corona rimango sconvolto".

La misura...
"Il fatto che l'uomo più ricco d'Italia sia anche il capo del Paese è qualcosa di smisurato. Che lo stesso signore abbia sette ville in Sardegna è qualcosa di smodato. Io non sono un pauperista, la ricchezza mi piace. Ma se avessi i soldi per comperarmi la Ferrari non lo farei. L'idea che possano considerarmi burino me la vieta".

Moralista... vogliamo sdoganare questa parola?
"Se non sei immorale sei moralista. Una via di mezzo?"
E coprire le tette nei quadri del Tiepolo?
"Un provvedimento assurdo proprio mentre è presidente del Consiglio il più grosso spacciatore di tette dell'Occidente".
La sinistra radicale è scomparsa. Hanno detto per overdose di cachemire.
"La sinistra radicale perde perché nessuno crede più nella rivoluzione comunista".

La sinistra radicale rappresenta anche la voglia di non arrendersi, di opporsi, di lottare, di protestare...
"Vero. Ma il progetto politico qual è? Non basta essere il serbatoio della protesta e delle incazzature..."
Se non si fosse spezzettata avrebbe superato il 4 per cento...
"Siamo alla patologia. Fa paura il livello di odio interno dove dovrebbe esserci il massimo della coesione e della socialità".
Anche all'interno del Pd non abbonda la coesione.
"C'è una schizofrenia paurosa tra componente laica e componente cattolica. Finirà malissimo".

Quindi Veltroni…
"Veltroni ha fatto la cosa giusta in un Paese che non aveva i presupposti politici per farla. La sfiga esiste".
Quale sfiga?
"La sfiga di avere i vescovi. Una zavorra spaventosa".
Aggravata dalla morte della Dc.
"Oggi i vescovi fanno politica in prima persona. Quando penso alla Dc la ricordo come un enorme paio di mutande, non immacolate ma robuste, atte a contenere le vergogne del Paese".
Che metafora schifosa.
"Finita la Dc è come se il Paese si fosse tolto le mutande. Le vergogne sono in libera uscita".

Criminalizzare Berlusconi non ha dato grandi risultati.
"Trovo ridicolo accusare qualcuno di avere l'ossessione di Berlusconi. E' come accusare un beduino di avere l'ossessione della sabbia. Non è colpa mia se Berlusconi è ovunque".
Si diceva: questa volta governerà bene perché ha sistemato i sui affari personali...
"Berlusconi governa male non perché deve sistemare i suoi affari ma perché ha una concezione della società e dello Stato sediziosa. Secondo lui le regole rompono le scatole".
Il politico non rappresenta le virtù civiche ma le basse tendenze goistiche singole...
"Da Gad Lerner, a 'L'infedele', ho avuto un piccolo scontro con Speroni, politico leghista. Lo avevo rimproverato per la sua rudezza. Fuori onda mi disse: 'Io sono maleducato perché rappresento un elettorato maleducato. Questa è la democrazia'. Da un certo punto di vista Speroni aveva detto una cosa corretta. In questo Paese si pensa sia giusto parcheggiare in seconda fila".
E quindi ci vuole qualcuno che rappresenti quelli che parcheggiano in seconda fila...
"Esatto. Ma quelli che parcheggiano in seconda fila sono già al governo".

"Limiti della democrazia, anche i coglioni votano". Grande titolo del tuo "Cuore".
"Resto convintamente democratico, un uomo un voto...".

Però...
"Ogni tanto mi viene la tentazione di pensare il contrario. Forse ci vorrebbe la patente per votare. Un esamino. Chi è il Presidente della Repubblica? Quante sono le Camere?".

Sei un vecchio borbottone...
"Se tu ti richiami alla Costituzione, ai padri costituenti, rispetto ad un magma in vorticoso cambiamento, sei un parruccone. E precettoso. Non fare così, fai cosà. Ma noi non siamo vecchissimi. Io ricordo che la parola cambiamento, si vota per cambiare, cambiamo l'Italia, era automaticamente accostata alla sinistra, persino al Pci che era un pachiderma. Ora non la usa più. O la usa a sproposito".

Che cosa ti appassiona oggi?
"Le questioni della terra, dell'alimentazione, del clima. Non ne parla nessuno in questo Paese. Sono rimasto sconcertato quando Giampaolo Pansa si scandalizzò per il fatto che nell'elenco dei 45 membri del comitato promotore del Pd, aveva visto il nome di Carlin Petrini, uno considerato un 'ghiottone'. Ma Carlin Petrini è uno dei pochi leader mondiali che abbiamo in questo Paese. Organizza la più grande rassegna mondiale di contadini. Frequenta Carlo d'Inghilterra, Vandana Shiva, gira il mondo, il suo Slow Food ha 40 mila iscritti in America. L'ultimo sussulto politico che ho avuto è stato quando un idraulico mi ha spiegato che nella mia casa di campagna dovevo mettere la geotermia, un sistema per scaldare gratis la casa. Questa è la politica. Ma non ne parla nessuno. Tranne Petrini".

Una volta eri del Pci...
"E ho apprezzato la svolta della Bolognina. Ho preso il primo anno la tessera del Pds. Poi ho lasciato perdere. Mi irritò il fatto che preferirono Napolitano a Rodotà per la presidenza della Camera. Mi dissi: siamo quelli di prima".

Solo per Rodotà?
"L'idea di creare un partito di sinistra che uscisse dalla rigida tradizione del Pci era ammaliante. Però non hanno avuto la forza di farlo. Invece di aprire le porte si pensò a conservare l'ufficio, la poltrona, l'assessorato".

Oggi?
"Oggi mi sento un moderato di sinistra".

Veltroniano? Prodiano?
"Veltroniano. Credo che sia stata un'idea giusta fondare il Pd. Ma non so se lo voterò".

Hai le idee confuse.
"C'è una spina che non si può inghiottire. La Binetti. Non sopporto la presenza dei teodem nel Pd".

E quindi?
"Mi sento totalmente in libera uscita dal punto di vista del voto. Ho votato Pd per fare mucchio e per contribuire alla diga antiberlusconiana".

Rifondazione comunista?
"Non credo. C'è qualcosa di vagamente perverso nel rivendicare la tradizione comunista. Il comunismo è stato una tragedia storica spaventosa, non ne è spendibile la nostalgia".

Qualche anno fa Marco Travaglio parlò di sinistra entrata nel palazzo con le pezze al culo e uscita rimpannucciata.
"Certamente ci sono dei casi di forte miglioramento sociale. Di più non so dire".

Però...
"Torniamo al salotti di Gandusio..."

Verusio.
"L'impulso a dire: 'Bè adesso ho cambiato ragione sociale' c'è stato. La fretta di levarsi di dosso una maschera di diversità un po' ingombrante ha portato a mosse incaute".

E quando vedevi il risotto di D'Alema, il servizio fotografico al timone del veliero, le sue scarpe da un milione, l'anticipo di 300 milioni per il suo libro stampato dalla casa editrice di Berlusconi...
"Effettivamente avrei preferito che D'Alema pubblicasse con un altro editore. Il discorso della diversità è molto complicato. Ma la domanda è: 'Si poteva evitare che da quello si passasse allo sbraco? Riusciamo a trovare una normale via di mezzo?'".

Tipo?
"Mi piace lo stile di vita normale di Veltroni, paparazzato mentre gira con l'ombrellone nella spiaggia libera".

Hai detto: "Fassino che va dalla De Filippi a fare la carrambata non mi è simpatico, mi sembra solo un travestimento".
"Era pesce fuor d'acqua, un ostaggio di un linguaggio non suo. Si intuiva benissimo l'operazione simpatia".

Prodi avrebbe vinto al posto di Veltroni?
"No. Non avrebbe vinto. Prodi è una persona perbene, ha fatto un governo di persone serie. Benissimo. Ma non si può governare un Paese dicendogli che deve farsi un gran mazzo. Qualche speranza bisogna darla".

La speranza, il sogno...
"Veltroni ha capito che la sinistra rischia di diventare una congrega di borbottatori scontenti e depressi. Se uno apre un negozio deve metterci della merce appetibile. Il negozio triste non funziona".

Chi ti piace a destra?
"Quando parla Fini dissento ma non mi offendo come quando parla Berlusconi. I post fascisti, tranne La Russa e Gasparri, mi fanno sentire meno a disagio di quelli di Forza Italia".

Giuliano Ferrara ha scritto della tua "snobistica innocenza"...
"Uno che fa un giornale da ottomila copie non può dare dello snob a uno che scrive su un giornale da settecentomila copie".

Sei snob o no?
"Ci sono aspetti della società di massa che ritengo deteriori. La cosa veramente snob e antipopolare è dare merda al popolo. Io penso che sia snob quello che a casa sua legge Proust e la sera va nel salotto della Vandusio..."

Verusio…
"E poi dice: mettiamo una bella telenovela di merda per le massaie che tanto non capiscono un cazzo. Io facevo lo gnocco fritto alla festa dell'Unità e so che il popolo non merita la merda".

Hai detto che Cuore è morto di missione compiuta. Non di missione fallita?
"Forse a vent'anni potevo illudermi che la satira potesse avere una influenza sul potere. Adesso penso che serve solo a chi la fa e a chi la legge. La satira è un vizio di minoranza".

E poi...
"Si può far satira su Calderoli? La satira è deformazione. Si può deformare il deforme?".

Ti piacciono i giornali?
"Mica tanto. Ci sono momenti in cui dico: 'Meno male che Travaglio ha scritto quell'articolo'. Ma anche momenti in cui penso che i giornali abbiano un ruolo pernicioso, che servano solo a generare ansia. Zanzare mostruose, invasioni di meduse. E' il vero pulp".

E' sempre stato così.
"Ma era l'informazione superpopolare, era Cronaca Vera. 'Violentata sei ore dallo zio su un tappeto di gran pregio', un capolavoro assoluto. Dove capisci che il peccato e la lussuria stanno nel gran pregio del tappeto. Però anche il Corriere della Sera titola: 'Meduse assediano le coste e nessuno fa niente'."

Di Rutelli hai detto: "Cerca di imporre i suoi obiettivi etico-confessionali".
"Io sono contentissimo che si sia convertito. Ma non capisco perché una cosa così privata debba influire pesantemente sulla vita del Pd".
Di Veltroni hai detto: "E' ingenuo, vulnerabile e permaloso".
"Permaloso molto".
Per esempio?
"Si è molto risentito quando ho scritto che Roma è sporca. Ma Roma è sporca. Dai tempi di Diocleziano. Un politico non deve offendersi di fronte alle critiche".

Gioco della torre. Bertinotti o Cofferati?
"Butto Bertinotti".

Cofferati...
"E' un mistero. Cinque anni fa sembrava che avesse il Paese in mano, che riuscisse a tenere insieme l'orgoglio di appartenenza e l'innovazione contro gli apparati. Tutti eravamo lì pronti a seguirlo. E poi... un mistero".

Veltroni o D'Alema?
"Butto D'Alema. Ha troppo disprezzo per la società di massa. E' un aristocratico. E' uno convinto che le piccole avanguardie cambieranno il mondo, che lui va avanti e il popolo seguirà. Veltroni è molto più moderno. A volte è un po' troppo marketing. Però ha capito che la politica è una faccenda di massa. D'Alema crede che la politica sia una partita a scacchi tra persone molto abili, tra intelligenze".
D'Alema è molto intelligente…
"Ma non ha capito che l'intelligenza non basta".

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giovedì 21 agosto 2008

Statuto Pdl, Della Vedova si auspica un salto di qualità democratico.

"Sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud".

(Dire) La ricetta per il Pdl? "Serve costruire non un partito che punta ad una identita' definita, confessionale o altro, ma un 'partito paese', che sia aperto, plurale, che comprenda lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, persone del nord e del sud". Lo spiega il deputato del Pdl e leader dei Riformatori liberali Benedetto Della Vedova, al microfono di Radio radicale.

Della Vedova si augura "che non vada perso l'impianto e l'imprinting berlusconiano sul nuovo partito: raccogliere energie, consensi, voti, che si basavano su una leadership forte e su un programma di governo che tendeva a includere e non ad escludere. Costruire un partito plurale e inclusivo e non identitario e chiuso. Fare diversamente- avverte- scegliere i valori e l'identita' valoriale, sarebbe un'operazione sbagliata e miope. Perche' in Europa i grandi partiti sono aperti". Per esempio, aggiunge Della Vedova, "nel Ppe certo ci si confronta innanzitutto con la Chiesa cattolica e i suoi valori, ma anche con la gran parte dell'elettorato, che spesso la pensa diversamente".
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Ndr. In pratica Della Vedova si auspica che oltre alla libertà il Pdl acquisisca anche democrazia? La vedo dura con i postfascisti e la chiusura della Lega, il vero azionista di maggioranza di questo governo.

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martedì 19 agosto 2008

Calcio, Tabloid Inglese: Milan Vende Kakà per 102 Mln.

(Agi) Il Milan non considera più incedibile Ricardo Kakà e se Roman Abramovich metterà sul piatto 70 milioni di sterline, ovvero 102 milioni di euro, il magnate russo se lo porterà al Chelsea: è quanto scrive il tabloid inglese "Daily Star", secondo il quale però Felipe Scolari preferirebbe al fuoriclasse rossonero un altro brasiliano, ovvero Robinho del Real Madrid, prima scelta per il nuovo manager dei Blues. Sempre secondo il "Daily Star", però, la pista Robinho è quella più praticabile, nonostante il Real attraverso il presidente Calderon lo abbia tolto dal mercato rifiutando l'offerta di 35 milioni di sterline (circa 51 milioni di euro) presentata da Abramovich.

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lunedì 18 agosto 2008

“Famiglia Cristiana” e l’eterna ambiguità democristiana.

(il blog del solista) Il recente articolo di “Famiglia Cristiana”, che ha rilanciato contro Berlusconi e il suo governo le solite, comiche accuse di fascismo deliziando i soliti intellettualetti paracomunisti di “Repubblica” e della Rai, mi sembra un contributo prezioso al chiarimento della nostra vita politica, da troppo tempo inquinata dall’eterna ambiguità di tanti reduci della democrazia cristiana. Esso infatti ricorda ai tanti nostri politici inclini all’amnesia quanto sia insidiosa e precaria l’alleanza con certe forze cattoliche.
Sarebbe ovviamente molto facile ricordare a “Famiglia Cristiana” quanto poco siano qualificati a dare lezioni di antifascismo gli esponenti di un movimento cattolico che, come ha così bene documentato già cinquant’anni fa Ernesto Rossi col suo ottimo saggio “Il manganello e l’aspersorio”, col fascismo e col Duce, definito “Uomo della Provvidenza” dal papa dell’epoca, ha collaborato strettamente per quasi tutto il ventennio della dittatura.

Ma, lasciando agli accademici queste dispute storiche, qui vorrei cercare di capire perché, in tanti politici cattolici interni ed esterni alla Democrazia Cristiana, la tara dell’ambiguità sia stata e sia così diffusa.

Questa tara ha anzitutto profonde ragioni psicologiche. Chi vede nelle gerarchie ecclesiastiche la fonte suprema della saggezza morale e politica è fatalmente portato a privilegiare quest’alleanza prioritaria ed a considerare gl’incontri e gli scontri politici come vicende subordinate e contingenti. Qui hanno le loro radici le formule ambigue ed eloquenti dei massimi dirigenti democristiani: dalle “convergenze parallele” con cui Aldo Moro proponeva l’alleanza con i comunisti al “compromesso storico” ed alla “teoria dei due forni” di Giulio Andreotti. Ma ci sono anche realtà ecclesiastiche da cui certe ambiguità derivano.

Anzitutto va tenuto presente l’humus parrocchiale in cui si radica il diffusissimo settimanale che oggi accusa il Centro Destra e il Governo Berlusconi. Pochi ricordano che già cinque anni “Famiglia Cristiana” diffuse i risultati di una vasta indagine sugli orientamenti politici del clero cattolico.

Era un sondaggio d’opinione interessante non solo per i dati che forniva sul calo della partecipazione della popolazione alla vita religiosa, anche se si tratta di dati impressionanti: gli 800 preti interpellati (un campione ampiamente rappresentativo) valutano al 26% la riduzione della presenza dei giovani nella vita religiosa, al 18% il calo della loro frequenza (già bassissima) alla messa e addirittura al 49,1% il calo del ricorso alla confessione, che è notoriamente il cardine del potere ecclesiastico sulla mente dei fedeli.

Ma l’indagne era interessante anche e soprattutto perché dimostra il grave errore strategico compiuto dalle dirigenze del Centro-Destra con le loro scelte di allineamento e subordinazione al mondo clericale e, dall’altro, conferma l’esiguità dell’influenza ecclesiastica sulle scelte politiche dell’elettorato italiano.

L’indagine, infatti, ha svelato che, mentre quasi il 30% dei preti italiani dichiara di appoggiare la Sinistra o il Centro-Sinistra, solo l’11,4% si dichiara a favore della Destra o del Centro-Destra, ed oltre il 48% esprime un’ovvia nostalgia per la defunta Democrazia Cristiana, dichiarandosi a favore di un fantomatico Centro che, peraltro, non esiste nel panorama politico italiano e può tutt’al più trovare una vaga rispondenza nominalistica nei partitini di Buttiglione o di Mastella. Già cinque anni fa, dunque, era chiaro che gli sforzi tenaci di Berlusconi e Fini per assicurarsi l’appoggio delle forze clericali e dei loro corteggiatissimi parroci erano servirti solo a raccattare il tiepido appoggio di poco più d’un decimo di quei parroci, che viceversa si proclamavano tre volte più vicini alla Sinistra e al Centro-Sinistra e cinque volte più interessati alla creazione di un nuovo partito da loro più direttamente controllabile, come la vecchia DC. E l’influenza di questo clero sugli elettori risultava minima, dato che essa non aveva di certo trascinato su posizioni sinistresi o centriste la maggioranza schiacciante dell’elettorato. Infine, anche la lotta feroce tra clerico-forzisti e clerico-finiani per assicurarsi il sostegno elettorale del Vaticano e dei suoi parroci appare, alla luce di questi dati, come una sorta di rissa tra vecchie madame per il possesso di un diamante falso.

A questi dati si deve aggiungere che i coccolatissimi e prediletti dirigenti cattolici del Centro Destra si sono dimostrati regolarmente inaffidabili: è arcinoto infatti che il ribaltone e il conseguente crollo del primo Governo Berlusconi furono architettati e promossi da Rocco Bottiglione e che la lunga paralisi della Rai è stata, in larga misura, opera dei giochini ambigui di Casini e di Follini.

A questo punto, l’inconsistenza e l’assurdità della strategia clericaleggiante delle dirigenze di Forza Italia, della Lega e di Alleanza Nazionale appaiono più che evidenti: il successo del PdL non si è realizzato mediante, ma nonostante l’influenza del Vaticano e dei parroci sull’elettorato. E simmetricamente appare evidente quanto enorme sia stato l’errore, imposto dai furrrbi, furrrbissimi consiglieri clericaleggianti di Berlusconi e Fini, di emarginare le forze liberali all’interno e all’esterno di Forza Italia e di Alleanza Nazionale.

La tragicomica, recente sortita di “Famiglia Cristiana” sul “pericolo fascista” costituito dal PdL ci dice che, purtroppo, le posizioni di certi ambigui ambienti cattolici non sono cambiate: anzi sono semmai peggiorate. Quella che è cambiata, per fortuna, è invece la posizione di Berlusconi verso gli alleati di stampo clericale, un tempo prediletti. Così, non è stato di certo un caso che il Governo oggi in carica, non a caso tanto efficiente e tanto apprezzato dagli italiani, abbia escluso in larga misura i clericali 18 karati aprendo invece le porte a vari laici di provenienza socialista.

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L'italietta di destra fa ridere il mondo. Polemiche sui divieti.

L’estate italiana dei divieti diventa un caso internazionale.

Un tuffo in una spiaggia troppo affollata?

(Panorama) Lo avevano fatto notare (quasi) tutti i giornali italiani (anche qui, qui e qui) che l’estate del 2008 in Italia sarebbe stata all’insegna del “Non si può”. Una sfilza di divieti e ordinanze (più o meno strani), che i sindaci - dotati dei super poteri grazie al decreto Maroni - hanno messo in campo (e in strada, sulle spiagge, in piazza) per limitare l’esuberanza dei turisti in libertà.

Ma dopo la segnalazione della stampa nostrana, ecco l’attenzione dei giornali stranieri: in Italia sono vietate tutte le cose divertenti, titola il quotidiano britannico The Indipendent (vedi articolo tradotto sotto), che prende di mira le ordinanze dei sindaci e avverte i turisti stranieri: attenzione perchè rischiate di essere multati. A cominciare dalle spiagge, dove su tutto il territorio nazionale è vietato farsi fare un massaggio cinese, o comprare un pareo o un costume da un vu cumprà. Il titolo dell’articolo recita così: “Turisti attenti: se una cosa è divertente, l’Italia ha una legge che lo vieta”.
In realtà l’articolo dell’Independent mette in guardia i turisti che, magari abituati a situazioni più permissive, vanno incontro a possibili sanzioni: “Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano -scrive il giornale- a Genova, per esempio, è ora illegale camminare per strada con una bottiglia di vino o una lattina di birra”. “A Roma è okay, ma se ti sdrai sotto un pino o sui gradini di piazza di Spagna per berla, o solo per mangiare un sandwich, il tuo comportamento ‘indecoroso’ può essere penalizzato. Lo stesso se il tuo snack all’aria a aperta è seguito da un sonnellino”, scrive il quotidiano britannico.
Il giornale elenca molte delle ordinanze di quest’estate, e ricorda: “Il governo di Silvio Berlusconi può essere stato il primo al mondo a introdurre il ministero della semplificazione (quello gestito dal leghista Roberto Calderoli, ndr) con il compito di identificare ed abolire leggi inutili, ma nell’interesse di una maggiore democrazia a livello locale e della sicurezza, il suo ministro dell’Interno Roberto Maroni ha consentito a migliaia di fiori legali di sbocciare. Molte di queste ordinanze non verranno probabilmente mai fatte rispettare, ma sarà una scarsa consolazione per colui che dava da mangiare ai piccioni, e che avrà una pesante multa tra i suoi souvenir delle vacanze”. E gli esempi, potrebbero continuare.

“Su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano 360 euro di multa, ma in tutto il territorio nazionale sono stati vietati i massaggi offerti dagli immigranti, per il rischio che i ’servizi estetici o terapeutici’ offerti da costoro ‘non siano in possesso di adeguata esperienza’”. A Eraclea, vicino Venezia, i genitori devono tenere d’occhio i bambini: i castelli di sabbia sono vietati, perché’ostruiscono il passaggio’ lungo il bagnasciuga. Giocare a racchettoni o a pallavolo è vietato su molte spiagge, e i sub che se ne vanno tranquilli in mare rischiano multe se si avventurano fuori dalle aree consentite”. E poi, continua il quotidiano inglese, formato compact, edito dalla Tony O’Reilly’s Independent News and Media, nato nel 1986 e con una tiratura di 250 mila copie circa: “A Forte dei Marmi non si può fare giardinaggio nel weekend, mentre a Novara, dopo le 23,00 è proibito stazionare nei parchi in più di due persone. A Capri e a Positano, è proibito portare gli zoccoli ai piedi. Il divieto di andare in giro a torso nudo se sei uomo, in bikini se sei donna arriva invece da Viareggio, dove è vietato anche appoggiare i piedi sulle panchine o andare in skateboard sulla passeggiata del lungomare. L’articolo dell’Independent arriva dopo quello del quotidiano svizzero Le Matin, che ha titolato: “L’Italia ha perso la brocca!”. “I comuni combattono il disordine” scrive il quotidiano svizzero “ma qualcuno (leggi il settimanale cattolico Famiglia Cristiana, ndr) ha paura del ritorno del fascismo”.
Ai toni polemici dell’Indipendent, risponde il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, che osserva che il suo autore è “un burlone o disinformato” salvo concludere che quell’articolo sull’Italia “è grottesco e insultante”. “I divieti a cui fa riferimento il giornale britannico” ha spiegato Giro in una nota “sono contenuti in alcune delibere comunali e in alcuni provvedimenti di governo per contrastare la microcriminalità e fronteggiare l’accattonaggio molesto, l’uso del vetro nei locali dei centri storici nelle ore notturne, lo sfruttamento dei minori, l’abusivismo commerciale, il degrado urbano dei monumenti, tutte misure previste in molte Capitali europee e non”. E ancora: “Quando” ha osservato Giro, in tono polemico “da turisti andiamo all’estero ci multano se gettiamo un pezzo di carta per terra. Non vediamo il perché i turisti stranieri possano fare in Italia, e spesso lo fanno, l’esatto contrario di ciò che sono abituati a non fare nei loro rispettivi paesi di appartenenza”.
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Attenti, turisti: se è divertente, l’Italia ha una legge che lo proibisce.
(Peter Popham - The Indipendent | via Italia dall'estero) Andate in una spiaggia o sulla panchina di un parco senza conoscere le regole, scrive Peter Popham, e potreste tornare a casa con una bella multa.
Oltre ai normali pericoli quali scottature, attacchi di meduse e palpeggiamenti, i vacanzieri in Italia fronteggiano una nuova serie di minacce questa estate, il risultato della risposta frontale del governo Berlusconi a quello che definisce “emergenza sicurezza”.
I sindaci italiani hanno ottenuto carta bianca per emanare leggi per risolvere le proprie problematiche relative alla sicurezza. Il risultato è una tempesta di nuove leggi e regolamenti che minaccia di trasformare il bel paese nel più grande stato bambinaia di sempre.
Ignari stranieri rischiano multe salate per cose perfettamente legali in tutto il mondo esclusa la determinata città in cui si trovano.

A Genova, per esempio, adesso è reato andare in giro con in mano una bottiglia di vino o una lattina di birra. A Roma invece questo va bene, ma se vi stendete sotto un pino o sulle scale di piazza di Spagna per berle, o semplicemente per mangiare un sandwich, il vostro “indecoroso” comportamento potrebbe essere punito. Stesso discorso se il vostro spuntino al fresco è seguito da un pisolino.
Per i bagnanti sono previsti regolamenti severi: su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano una multa di 360€, mentre a livello nazionale, il ministro del welfare ha imposto il divieto dei massaggi offerti dagli immigrati, per i possibili effetti nocivi dei “servizi estetici o terapeutici” offerti da persone “che non possiedono adeguata formazione o competenza”.
A Eraclea, vicino a Venezia, i genitori devono controllare attentamente i propri bambini: i castelli di sabbia sono vietati perché “ostacolano il passaggio” lungo la battigia. I racchettoni ed altri giochi con palle sono proibiti in molte spiagge ed i nuotatori che si tuffano noncuranti in mare possono andare incontro a multe salate qualora non si trovino in “aree che lo permettano”.

E attenti voi vacanzieri in località di mare che vi aggirate lontano dalla spiaggia indossando solo boxer o bikini: è contro la legge.
La caccia alla streghe nazionale contro i venditori di borse contraffatte è stata rafforzata a Ostia, la spiaggia più popolare di Roma, attraverso l’uso di elicotteri in pattugliamento, rendendo l’esperienza della spiaggia italiana persino più infernale del solito.
Lontano dall’acqua, le cose non migliorano. Due persone possono sedersi su una panchina di un parco nella città di Novara, ma se una terza si unisce a loro dopo le 11 di sera, i tre stanno infrangendo la legge. A Viareggio possono sedersi sulle panchine tutte le persone per cui c’è posto, ma se uno di loro ci appoggia i piedi rischia una multa. Spargete briciole di pane per i piccioni nella città di Lucca e potreste diventare più poveri di centinaia di euro.
La guerra all’accattonaggio è stata intrapresa da molte città - inclusa Assisi, la città di S. Francesco che proprio qui iniziò la sua vita religiosa come mendicante. Nella romantica città di Verona questa tendenza è stata portata fino alla sua logica conclusione: la confisca dei guadagni dei mendicanti. A Firenze adesso è illegale pulire i parabrezza delle automobili in coda ai semafori.
Il governo di Silvio Berlusconi potrebbe essere il primo al mondo ad avere introdotto un “Ministro della semplificazione” con il compito di identificare ed abolire le leggi superflue, ma nell’interesse di una maggiore democrazia e sicurezza a livello locale il suo Ministro degli interni, Roberto Maroni, ha permesso lo sbocciare di migliaia di leggi.
La maggior parte di esse con tutta probabilità non verrà mai applicata, ma sarà una magra consolazione per chi, dopo aver dato da mangiare ai piccioni, si ritroverà una multa salata tra i souvenir delle vacanze.
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The Independent, i sindaci sceriffi ed editoriali senza senso dell'umorismo.

(Noirpink) Gli inglesi, si sa, sono un popolo amante del senso dell'umorismo. Lo adorano così tanto da aver dato un nome al loro tipo di comicità, lo British Humor. Esso ha origini antiche, si è poi formato attraverso libri di scrittori come Laurence Sterne, Henry Fielding, William Thackeray, Jerome K. Jerome e altri... Lo humor inglese è qualcosa di unico, lo utilizzano soprattutto per prendere in giro incongruenze e ipocrisie.

L'articolo che in questi giorni sta facendo discutere mezza Italia, pubblicato su The Independent, riguarda proprio alcune incongruenze che la legge sulla sicurezza e i poteri speciali ai sindaci ha fatto nascere. In questo articolo si citano molti divieti che i sindaci hanno stabilito nelle varie città. Si legge che a Novara una terza persona non può sedersi su una panchina dopo le 11 di sera; o che in molte città di mare non ci si può allontanare dalla spiaggia solamente con il costume; o che ad Ostia ci siano più elicotteri del previsto; o che a Venezia non siano permessi i castelli di sabbia. Tuttavia, l'articolo scrive dei più divertenti divieti, non a caso si chiama "Il divertimento ha una legge contro". Non c'è nulla di male nell'indicare, e descrivere in quel tipico humor inglese, questi divieti tipici delle zone costiere, anche considerando che sono gli anglosassoni a contribuire, in maniera netta, alla salvaguardia dell'economia turistica italiana. Anche perchè, a parte la "lista" dei divieti, quello che l'articolo vuole mettere in evidenza è, ancora una volta, un'altra contraddizione del Governo Berlusconi, capace di istituire il Ministero della semplificazione e dare poteri speciali ai sindaci che, in questo modo, possono creare norme su norme.

Ma, evidentemente, molti giornalisti italiani non riescono a cogliere questo sottile umorismo. Anzi, una giornalista de Il Giornale evidenza in un suo editoriale che noi dobbiamo essere gli ultimi a prendere lezioni dagli inglesi. E fornisce una lista, senza spirito di umorismo ma anzi con piglio molto offeso, tutta la lista dei divieti degli inglesi. In stile Occhio per occhio. Ma, in ogni caso, l'ammissione di qualche errore del Governo che quel giornale difende strenuamente e a spada tratta, nemmeno l'ombra.

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domenica 17 agosto 2008

El Pais. La filosofia berlusconiana.

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La traduzione di un articolo del quotidiano spagnolo "El Pais" dal titolo "Verso la berlusconizzazione dell'Europa".

"Il giornalista Indro Montanelli, che era di destra, si sbagliò a pronosticare che l'elezione di Berlusconi sarebbe stata utile. “Quell'uomo è una malattia: solo si cura con un vaccino. Una buona iniezione del Cavaliere come primo ministro per immunizzarci”. Nonostante, il popolo italiano lo ha votato non due, ma tre volte. “Il popolo” ammira quest'uomo. Montanelli si sbagliava anche ad insistere che “gli italiani non sono capaci di andare a destra senza il manganello”, facendo riferimento al fascismo. Questa destra berlusconiana non ha bisogno di manganelli, ha le televisioni.

Se la demagogia è la degenerazione della democrazia, accettiamo che l'Italia berlusconiana è il regno di tutte le demagogie possibili. Crisi economica, spazzatura a Napoli, crimine organizzato, corruzione ai livelli più alti. Però il nuovo governo italiano ha identificato immediatamente le cause di tutti i mali del Paese: gli immigrati e i bambini rom. Spero che le decisioni conseguenti non si prendano con il fine di raddrizzare l'Europa, come ha dichiarato il Cavaliere, che l'ha incontrata cambiata dopo due anni di assenza. “Un Europa senza Tony Blair, Aznar, Chirac e me stesso ha perso personalità e protagonismo ed è retrocessa”. Più chiaro di cosi è impossibile.

Quando Silvio Berlusconi promette di raddrizzare l'Europa, ciò significa, nel suo vocabolario, che in Italia si sono già raggiunti gli obiettivi proposti. Aveva una ricetta per il Paese e l'ha applicata. Desiderava un Paese senza norme, senza spirito critico, con individui addormentati in una passività carente di significato. E lo ha raggiunto in due decenni. Un progetto nato con la creazione del suo impero mediatico. Con il controllo dei mezzi di comunicazione, gli è stato facile ottenere il consenso che numerosi politici sognano. Quando Berlusconi parla di Europa, le sue parole si prendono alla leggera. Di fatti, con il suo colorito linguaggio, fa sembrare tutto meno serio di quello che è. Razzismo, xenobofia e maschilismo si trasformano in opinioni, in scherzi. E' la stessa tecnica che si utilizza da sempre nei suoi media: abituare la gente a quel tipo di discorsi fino a farli diventare normali. Si cerca di evitare gli ostacoli. La democrazia deve perdere tutta la sua forza. Si deve ammalare. Bisogna eliminare qualsiasi possibilità di difesa, che a volte si appoggia esclusivamente nell'uso di un linguaggio cortese, rispettoso verso il prossimo. E' il linguaggio che Berlusconi e chi gli sta attorno definiscono con disprezzo “politicamente corretto”.

Per questo, quando Berlusconi parla di raddrizzare l'Europa, bisogna prenderlo sul serio. Si è reso conto delle difficoltà di adattare l'Italia alle regole del gioco europeo e, in vista di ciò, ha deciso di adattare l'Europa al modello italiano. Adattare la realtà alla sua misura. Se ha funzionato in Italia, perché non tentare di “esportare” il modello in tutta Europa? In fondo è un grande imprenditore. E sta cercando imitatori. Chi credete che sia Sarkozy, se non un alunno della scuola di Berlusconi? Quello è il sogno del Cavaliere: un Europa a sua immagine e somiglianza.

La questione della immigrazione potrebbe essere un buon esempio per dimostrare che l'Europa sta diventando ogni giorno più berlusconiana. Il berlusconismo è un modo di analizzare il mondo, un autentica filosofia. Invece di affrontare il problema con serietà, basta lanciare alcuni slogan. Per gli immigrati irregolari, leggi rigorose. Il carcere, per esempio. Vogliamo spiegare al popolo la paura che può infondere l'idea di alcuni anni in prigione ad una persona che è disposta a morire per sfuggire dalla fame e dalla persecuzione?

Per far fronte alla caduta libera della sua popolarità, Sarkozy propone la creazione del bunker europeo: blindare l'Unione per lasciare fuori l'immigrazione indiscriminata. Una delle quattro priorità per i sei mesi di presidenza francese dell'Unione Europea. Il suo “contratto d'integrazione” è, in questo senso, un capolavoro, l'apoteosi della demagogia. Una dimostrazione del berlusconismo ad alto livello. L'idea che qualcuno possa integrarsi solo per aver firmato un contratto è un prodotto di un immaginazione che non sa, ne cos'è l'immigrazione ne cosa significa la povertà. Molti anni fa, quando collaboravo con la chiesa di Tànger in Marocco, fui testimone da una quantità di persone disposte a convertirsi al cattolicesimo in cambio di un visto per entrare in Spagna. Se la gente è disposta a cambiare religione, perché non dovrebbe firmare un foglio di carta?

In situazioni estreme, le persone sono disposte a firmare tutti i contratti possibili, e accettare infinite umiliazioni, ma è evidente che questo non risolve la situazione sull'immigrazione ne il disagio della popolazione locale. In un mondo globalizzato, affrontare la questione dell'immigrazione con slogan e demagogia può aumentare la popolarità di chi la utilizza, però non aiuta a risolvere nulla.

Solo con una visione aperta del mondo e accettando la realtà attuale potremmo sconfiggere il vero male: la povertà. Chiudere le porte dell'Europa è una fantasia, una grande bugia. Al contrario, il berlusconismo, che sta invadendo il vecchio continente, è una realtà consolidata; il problema è “la sua capacità di mentire così commovente– come diceva Montanelli – perché il primo a credere alle sue bugie è proprio lui”.

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mercoledì 13 agosto 2008

Famiglia Cristiana rilancia: “Speriamo non rinasca il fascismo”.

Censimento dei nomadi

(Panorama) Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”.

In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss.
Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”.
E la polemica torna a montare. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”.
La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”.
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Newsweek: ''Il miracolo dei 100 giorni di Berlusconi''.

Per il settimanale del gruppo Washingon Post giudizio positivo per il cavaliere!

(Agenzia radicale) Il settimanale statunitense Newsweek elogia l'operato del premier italiano che con ''un'approvazione più alta di Sarkozy, Brown e Zapatero'' è riuscito ad avere ''un controllo di questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti'' , mentre l'opposizione è ''impanata nei bisticci interni''. "Nei suoi primi 100 giorni al potere - scrive l'Adnkronos - Silvio Berlusconi può aver compiuto l'impossibile: ha stabilito un controllo su questa apparentemente ingovernabile nazione a un livello senza precedenti nella moderna storia italiana".

Cosi il settimanale giudica l'operato del governo in un pezzo intitolato 'Miracolo in 100 giorni'. "I partiti dell'opposizione - continua - sono impantanati nei loro bisticci e Berlusconi, primo ministro per la terza volta dal 1994, ha un'approvazione del 55% degli italiani. Il settimanale sottolinea - scrive ancora l'Adnkronos riportando i contenuti dell'articolo - che il governo Prodi era ostacolato da una esile maggioranza al Senato e da una coalizione di nove partiti ma Berlusconi "ha saputo sfruttare una legge elettorale del 2005 che ha cancellato i piccoli partiti" portandolo a una "sorprendente vittoria a valanga dalla quale l'opposizione sta ancora cercando di riprendersi".

"Dopo dieci anni di crescita economica vicina allo zero", continua il settimanale del gruppo Washingon Post "chiedono sicurezza finanziaria e di altro genere. E Berlusconi lo sta facendo con una competenza da pugno d'acciaio in guanto di velluto".

Mentre gode della "sua luna di miele con l'elettorato" scrive Newsweek parlando del Lodo Alfano, Berlusconi "ha perso poco tempo nel consolidare la propria autorità" e commenta: "Che in questa nuova legge fosse un possibile conflitto di interesse non è passato inosservato, ma gli Italiani si sentono troppo poveri per darci troppa attenzione".

"Emblematica - sottolinea - è stata la sua capacità di pulire le strade di Napoli". Inoltre "con la stessa determinazione ha affrontato la percezione che il crimine violento sia in crescita" scrive ancora, citando anche lo scontro con l'Europa sui Rom e lo spiegamento dei militari nelle città. "Tattiche così dure potrebbero dare a Berlusconi la copertura per affrontare alcuni dei problemi più profondi dell'Italia", conclude Newsweek.

Dopo aver ricordato che gli Italiani pagano fra le tasse più alte in Europa il settimanale scrive che Berlusconi, contrariamente alla volta scorsa, "ha promesso di ridurre la spesa" ma farlo "renderà più difficile mantenere la sua promessa di tagliare le tasse per stimolare la crescita. Ora agli italiani lui piace ma quello che vogliono davvero è stabilità economica. Pulire le strade e perseguitare gli immigrati non sarà sufficiente".
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lunedì 11 agosto 2008

Veronica e Silvio, l'estate del gran ritorno «Rimasto male chi credeva divorziassi». Ma le foto tradiscono...

Parenti serpenti? Questa foto con il sorriso "tirato" di Veronica Berlusconi qualche domanda la pone..

La telenovela "I Berlusconi's".

Le foto della coppia mano nella mano e il cambio di look della riservatissima first lady. Sono più o meno quindici anni che Silvio Berlusconi sacrifica l'agosto per tutti noi. Per noi che lavoriamo nei giornali, intendo. Un'estate si offre, forse inconsapevolmente, ai fotografi in compagnia di una bella squadretta di amici. Tutti in candida divisa, tutti di corsa sul curatissimo prato di Bermuda.

(Maria Latella - Il Corriere della Sera) Qualche anno dopo, sempre d'agosto, non più amici ma sempre e comunque in compagnia. Passeggia (altro curatissimo prato) nel parco di villa Certosa con la prima graziosa fanciulla di una serie che presto diverrà numerosa . Passano le estati, ma Berlusconi continua a lavorare per noi: c'è la bandana che fa sgranare gli occhioni di Cherie Blair, ci sono le festone sarde però con ballerine cubane, c'è insomma sempre e comunque una notizia, una foto, una novità in arrivo da Berluscolandia. Succede anche st'estate, naturalmente e lo scoop è Silvio marito e nonno. Dopo il presidente operaio di un'indimenticabile 6 per tre (campagna elettorale 2001), il presidente pater familias è davvero la più stupefacente carambola mediatica del Cavaliere. Siamo di fronte al solito lavoro d'immagine, indispensabile per riequilibrare il Berlusconi devoto alle raccomandate a Saccà? O invece, dietro il photoshop, c'è, come si dice, anche un po' di sostanza? Un indizio darebbe un po' credito alla seconda ipotesi. Perché, stavolta, l'estate non è del solo Silvio. È, a sorpresa, piuttosto di Veronica. Tornata accanto al marito nelle foto ufficiali di Chi ma anche in quelle diciamo paparazzate. E se «la casalinga di Macherio» lascia il suo eremo, una qualche sostanza ci dev'essere. Considerando dunque lei, e non lui, protagonista di quest'estate, ecco qualche commento all'album dell' agosto 2008.

A come Alessandro Per lei è il primo nipotino, per Silvio il quarto. Al fine di presentare il piccino, Veronica è tornata davanti all'obiettivo di Enrico Labriola. Il medesimo non la fotografava dai tempi del lancio di Tendenza Veronica. Più di un lustro, oramai.

B come Berlusconi La famiglia prima di tutto. Riuniti a villa Certosa per il cinquantaduesimo compleanno di Veronica, così come a Pasqua si erano visti tutti a Valbonne, in Provenza, nella villa di Marina Berlusconi. I Berlusconi versione Magnum costituiscono ormai un'impressionante task force: erano presenti figli di primo e secondo letto, nipotini, compagni e compagne. Tra loro ovviamente non si chiamano così: papà non gradirebbe. Perciò Marina dice di Vanadia «mio marito», Piersilvio della Toffanin «la mia fidanzata» e Barbara di Valaguzza «Giorgio». Il boyfriend americano di Eleonora è, al momento, soltanto: «my friend». L'imponente gruppone ha inviato urbi et orbi il seguente messaggio: «Piantatela di seminare zizzania. A differenza di altre grandi famiglie, non abbiamo intenzione di massacrarci per l'eredità».

C come caftano
Anche Veronica, del resto da tempo sedotta dall'Oriente, manifesta passione per la moda del momento. Numerosi caftani (il prediletto, verde acqua, è di Blumarine) sono arrivati con lei a Villa Certosa. Restano appesi alle stampelle di metallo, quelle che trovi nei negozi. In camera sua, in Sardegna, Veronica non aveva, e forse non ha ancora, un vero armadio. Per sottolineare la precarietà della presenza?

C come capelli
Ferve, tra Forte dei Marmi e Sabaudia, un appassionante dibattito: Veronica sta meglio liscia o gassata? Le scelte tricologiche derivano talvolta da moti dell'anima, talaltra da necessità. L'impressione è che la blanda permanente esibita nelle più recenti sedute fotografiche sia effetto della necessità. Consente il fai da te, elimina il passaggio dal parrucchiere e in effetti comparve già nella scorsa primavera, proprio mentre nonna Veronica si dava, con entusiasmo, alle pappe di Alessandro.

D come divorzio Da anni la signora Berlusconi raccoglie notizie sul suo imminente divorzio. Quest'estate, in coincidenza con le note telefonate intercettate, l'ultimativo gesto era dato per certo: «Chissà come ci saranno rimasti male» ha commentato lei pensando ai tanti e accorati appelli rivoltile da più parti e da più prime pagine.

L come lago Parafrasando il fortunato film, potrebbe essere lei la nuova «ragazza del lago». Tra le notizie in arrivo da Berluscolandia, figura infatti anche una nuova annessione al patrimonio: la decima (undicesima? Dodicesima? Ah saperlo) villa del Cavaliere. Sul lago Maggiore, questa volta. Veronica, per ora, c'è stata una sola volta. Pare la trovi bellissima ma così perfetta, e così perfettamente arredata dai precedenti proprietari, che a dormirci si sentirebbe un po' a disagio. Più ospite che padrona di casa. «Magari le prime volte preferirei dormire in albergo», ha confidato alle amiche.
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giovedì 7 agosto 2008

I neofascisti tornano alla "casa del padre"? Pare di si.

Santanchè: Meglio tornare dal cavaliere.
(AdnKronos) Il tempo delle contrapposizioni con il Cavaliere e' finito e anche i sospetti dell'"inciucio" con Walter Veltroni sono caduti. Insomma, secondo Daniela Santanche', non ci sono piu' motivi per fare la guerra al Pdl.
"Dobbiamo partecipare alla nascita del piu' grande partito italiano -dice l'esponente della Destra in una intervista a 'Libero'- Il Paese non ha bisogno della frammentazione ma di stabilita' e il compito del centro destra e' di governare per i prossimi 15 anni".
"Con la mia decisione -aggiunge Santanche', ormai in aperta rottura con il leader del partito, Francesco Storace- penso di interpretare il desiderio di quel milione di elettori che ha votato la Destra e vuole vederla 'con' e non 'contro' Berlusconi. E' caduto il pregiudizio dell'inciucio. In camapgna elettorale sospettavamo che Berlusconi e Veltroni, il giorno dopo, sarebbero scesi a patti, sovvertendo il risultato elettorale. Pregiudizio che e' proseguito anche durante le prime battute della legislatura".
Santanche' rivendica la propria autonomia e replica al segretario che non vuol sentir parlare di riavvicinamento. "Rispetto Storace ma chi ha votato la Destra, chi voleva mandarmi a Palazzo Chigi, e' schierato politicamente da questa parte. I nostri elettori -aggiunge Santanche'- non capirebbero posizioni solitarie e distanti dal governo. E men che meno se appoggissimo i referendum di Di Pietro".

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martedì 5 agosto 2008

The Guardian. Verità, Bugie e Berlusconi: il Premier playboy d’Italia accusato di nascondere le nudità.

Silvio Berlusconi e il presidente romeno Traian Basescu.

I suoi assistenti ritoccano un capolavoro di un maestro veneziano per nascondere un capezzolo. Le critiche denunciano il fatto come “assurdo e patetico”.

(John Hooper - The Guardian | via Italia dall'estero) Se esiste un leader politico al mondo che non si sentirebbe per nulla a disagio vicino ad una bellezza poco vestita, è sicuramente Silvio Berlusconi.

Il magnate dei media nonchè Presidente del Consiglio italiano deve larga parte delle sue fortune finanziarie a varietà televisivi pieni di corpi femminili svestiti ed ancheggianti. Uno dei membri del Consiglio dei Ministri - il Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna - solo fino a pochi anni fa era una modella sexy e showgirl in uno dei suoi canali televisivi.

Dunque quasi con incredulità ieri è emerso che lo staff di Berlusconi ha perpetrato un atto di censura degno dei Vittoriani che mettevano le gonne persino alle gambe dei tavoli. Al di sopra del tavolo dal quale Berlusconi tiene le conferenze stampa a Palazzo Chigi, l’equivalente italiano del N° 10 di Downing Street, campeggia un’enorme riproduzione di un quadro del maestro veneziano del XVIII secolo Giovanni Battista Tiepolo. E’ stato scelto da Berlusconi in persona.

Proprio in mezzo al quadro c’è un chiaro e tondeggiante seno femminile. Durante le conferenze stampa, come ha fatto notare un giornalista del quotidiano La Stampa, il seno fluttua sulla testa del primo ministro “come un’aureola”. Si è ritenuto che questo fosse troppo per la sensibilità di una nazione che - ben prima che Berlusconi arrivasse - aveva deliziato i propri occhi con Maddalene e Minerve semi-nude, per non parlare delle sculture esplicitamente erotiche di Antonio Canova. Il seno del Tiepolo, con capezzolo annesso, doveva essere rimosso.

Le foto scattate durante le conferenze stampa più recenti a Palazzo Chigi dimostrano che la figura principale è stata ritoccata. E’ apparsa un’ulteriore piega del vestito a coprire il seno offensivo.

Il portavoce di Berlusconi, il sottosegretario Paolo Bonaiuti, ha detto al Corriere della Sera che si è trattato di “un’iniziativa dello staff del Primo Ministro che cura la sua immagine “. Ha poi proseguito: “Quel seno [e] quel capezzolo finivano dritti nelle riprese dei comunicati usati [per riportare] le conferenze stampa.”

Ha aggiunto che gli addetti all’immagine del Primo Ministro temevano che una tale vista potesse offendere la sensibilità di qualche telespettatore. Quello che sembra chiaro, tuttavia, è che la rimozione del seno e dell’annesso capezzolo ha offeso per lo meno la sensibilità di alcuni ammiratori di Berlusconi.

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi, che è stato sottosegretario alla cultura in uno dei precedenti governi Berlusconi, ha affermato: “Spero veramente che la decisione di questo assurdo, folle, patetico, comico ed inutile ritocco sia stato fatto a sua [di Berlusconi] insaputa. Tanto più se l’idea era quella di fargli un favore non associando nell’immaginazione del pubblico un seno con qualcuno che è - come dire? - suscettibile al fascino femminile”.

Delle foto pubblicate ieri mostravano il dipinto originale a maggio. Sembra dunque che sia stato coperto all’epoca in cui il Primo Ministro cominciava ad essere coinvolto in una serie di polemiche riguardanti amicizie e frequentazioni femminili.

Il mese scorso, Berlusconi ha annullato un’intervista televisiva in cui avrebbe dovuto rispondere a domande circa la sua relazione con la 32enne Carfagna e la presunta esistenza di nastri contenenti compromettenti scambi tra di loro. La Carfagna si è rifiutata di commentare la notizia, dicendo solo: “Non mi occupo di intercettazioni telefoniche, di gossip e di cose senza senso.”

Allo stesso tempo, un tribunale di Roma ascoltava il caso presentato dall’ex-marito di un’annunciatrice televisiva che afferma di aver perso il proprio lavoro a causa della relazione del 71enne Berlusconi con la sua ex-moglie. I legali del Primo Ministro hanno criticato duramente tali accuse.

La polemica sul Tiepolo costituisce ulteriore elemento d’interesse poichè la figura femminile ritoccata nella rappresentazione allegorica è la Verità. E la sua semi-nudità è fondamentale per il significato complessivo dell’opera, il cui titolo è Verità svelata dal Tempo, dipinta intorno al 1743.

In senso letterale, si tratta della “nuda verità”. Fluttuante su di una nuvola in una delle caratteristiche distintive del Tiepolo, uno sfondo ovale di cielo azzurro, la Verità civetta con un anziano e barbuto Tempo che pare l’abbia appena spogliata fino alla vita. In una mano, la Verità tiene uno specchio che riflette la sua semi-nudità verso una figura che simboleggia le Bugie. Incapace di affrontare tale visione, quest’ultima si copre gli occhi.

Ci si può aspettare che i politici dell’opposizione notino che, adesso che la Verità ha un nuovo abito adattato dai consulenti d’immagine di Berlusconi, le Bugie dovrebbero sentirsi maggiormente a proprio agio nell’ufficio del Primo Ministro italiano.

Frasario italiano
· Ad aprile di quest’anno Berlusconi provoca un’ondata d’indignazione dichiarando: “Zapatero [Primo Ministro spagnolo] ha formato un governo troppo rosa, cosa che noi non possiamo fare in Italia perchè ci sono molti più uomini in politica e non è facile trovare donne qualificate … avrà problemi a gestirle”

· Sempre quest’anno parlando del candidato primo ministro per il partito italiano La Destra, dichiara: “La gente voterà la Santanchè perchè è una bella sventola”

· Durante l’ultima campagna elettorale disse alle sostenitrici: “Signore … ho un compito per voi il giorno delle elezioni: cucinate! Dolci e cose prelibate, per favore. Portatele ai seggi elettorali per esaminarle. Le più intraprendenti possono provare a fare una crostata, le più abili i profiteroles.”

· Nella campagna elettorale per le elezioni di questo anno ha osservato: “La sinistra non ha gusto, neanche in fatto di donne … invece le nostre [candidate donna] sono molto più belle, dico questo perchè per loro in Parlamento non c’è competizione”

· In marzo dà il seguente consiglio ad una studentessa in bolletta: “La soluzione migliore per lei sarebbe trovare un milionario” aggiungendo “con un sorriso come il tuo puoi farcela”

· Accogliendo in Parlamento il neo-eletto Ministro Mara Carfagna, scherza: “Sono obbligato a ricordarti una regola del gruppo di Forza Italia, lo jus primae noctis.” (una citazione latina per il medievale “diritto della prima notte” che dava al proprietario terriero il diritto di “deflorare” le nuove spose).

· Nel 2005, afferma di aver “sfoderato” tutte le sue “qualità di playboy” per convincere il Presidente della Finlandia, Tarja Halonen, ad accettare di ospitare l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare in Italia.

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