Dopo il breve comunicato stampa di sabato 6 settembre, diffuso dal Circolo Mario Mieli, che ha annunciato la notizia dell'assegnazione dell'Europride a Roma per il 2011, ecco alcune notizie e considerazioni aggiuntive che potranno certamente essere utili e stimolanti. Come e chi sceglie la città dove svolgere un Europride? La scelta viene effettuata da un'organizzazione europea, l'EPOA, cui partecipano delle associazioni che hanno organizzato nei propri paesi dei Pride e che ovviamente risultino iscritti a tale struttura sovranazionale.
Dopo il breve comunicato stampa di sabato 6 settembre, diffuso dal Circolo Mario Mieli, che ha annunciato la notizia dell'assegnazione dell'Europride a Roma per il 2011, ecco alcune notizie e considerazioni aggiuntive che potranno certamente essere utili e stimolanti.
Come e chi sceglie la città dove svolgere un Europride? La scelta viene effettuata da un'organizzazione europea, l'EPOA, cui partecipano delle associazioni che hanno organizzato nei propri paesi dei Pride e che ovviamente risultino iscritti a tale struttura sovranazionale.
Esiste ovviamente un regolamento, sia per appartenere all'Epoa, sia per concorrere all'assegnazione dell'Europride, con una candidatura che deve essere posta tre anni prima dell'anno in esame. Inoltre va presentato un progetto tecnico, economico e di idee, fatto dall'associazione che si propone come organizzatore, e chiaramente delle motivazioni di opportunità politica, nonché vanno presentate delle lettere di intenti e di appoggio da parte di altre associazioni e di amministrazioni pubbliche. Per riassumere esistono regole, procedure, anzianità, esperienza ed affidabilità, cadenze temporali, rete di interconnessioni pubbliche e private.
Questo chiarimento è importante per evitare che si possa pensare che ci sia un'attribuzione casuale o misteriosa ad un organizzatore e che si scelga una città al posto di un'altra solo perché vi è oscillato sopra il pendolino di una maga.
Il Circolo Mario Mieli organizza Pride dal 1994, è iscritto all'Epoa sin dal 1996, ha ripetutamente fatto parte del direttivo (quest'anno compreso), ha già organizzato un Europride (il World Pride del 2000) e aveva già vagliato tempi e modi per una propria candidatura negli ultimi due anni, in vista delle date precedenti al 2011.
Quest'anno ci abbiamo riprovato, avendo costruito, con i due tentativi precedenti, una più proficua possibilità di successo; non a caso a luglio abbiamo inviato una e-mail alle associazioni italiane lgbt chiedendo lettere di appoggio. Sono giunte molte di queste dichiarazioni da parte di realtà che hanno così già dimostrato di essere interessate ed entusiaste rispetto all‘idea, e abbiamo raccolto anche le lettere d'intenti del Comune di Roma, della Provincia di Roma e della Regione Lazio.
Va chiarito che nessuna altra realtà d'Italia si è mai proposta né in passato né oggi, anche perché solo da quest'anno si è iscritta all'Epoa un'altra associazione lgbt italiana: il Comitato provinciale Arcigay di Milano.
C'è stato inoltre solo un interessamento verso una candidatura da parte di Torino, non realizzabile per il regolamento Epoa. Come dire: se c'era qualche possibilità di riportare l'Europride in Italia, tecnicamente lo poteva fare solo il Mieli, oltre al fatto che solo il Mieli si è dimostrato interessato e pronto a farlo.
Spiegato doverosamente l'iter, mi preme dire che il Mieli è elettrizzato dalla nuova avventura che si apre, con l'ulteriore certezza che questi anni antecedenti saranno preziosi e forieri di stimoli ed opportunità di ogni tipo, soprattutto politici ma anche culturali e sociali; inoltre si apre un'occasione ottima per chiunque ci vorrà credere ed è disposto a costruire insieme a noi l'appuntamento e gli anni da vivere prima. Due anni e mezzo che possono essere rivoluzionari sia all'interno del movimento, sia per la comunità; mesi che possono far tornare l'entusiasmo a chi oggi non vede molte prospettive o si sente depresso dalla politica italiana; giorni e giorni utili a chi vuole lavorare, lottare per i diritti e creare opportunità di ogni tipo alla comunità e alle persone lgbt; migliaia di ore da spendere per pensare ed agire, tralasciando le incrostazioni delle contrapposizioni e la vacuità del chiacchierare per se stesso.
A noi interessano i risultati, che siano fattibili, di successo e politicamente “con la schiena dritta”, e siamo certi che nella galassia lgbt italiana c'è una marea di singoli, associazioni e reti interessati a questo approccio e che si spenderanno con noi.
Noi ci abbiamo messo e ci metteremo le idee, la comprovata e riconosciuta esperienza, l'impegno e la responsabilità: chi vuole condividere è atteso con bramosia; chi pretende senza dare, ha sbagliato interlocutori ed epoca storica.
Che la strada fino al 2011 ci sia a tutti lieve ed elettrizzante, costruttiva e fattiva. Una scossa e una serie di orgogliosi obiettivi da realizzare.
Testardamente vostra.
Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
lunedì 8 settembre 2008
Dal Circolo Mieli, precisazioni sull'EuroPride 2011.
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sabato 6 settembre 2008
Francia e diritti gay. Fisco riconosce matrimonio olandese.
Consentita la denuncia dei redditi congiunta.
(Apcom) Il ministero delle Finanze francese ha riconosciuto come valido il matrimonio di due uomini olandesi, celebrato in patria, consentendo loro di presentare una dichiarazione dei redditi congiunta. I due, Peter Jan e Aad, si erano sposati in Olanda (uno dei tre paesi europei con Belgio e Spagna che consentono i matrimoni omosessuali) ma risiedono da anni in Francia dove gestiscono un agriturismo. E' stato il loro avvocato ad annunciare che hanno vinto la loro battaglia con il fisco francese.
"Questa decisione amministrativa della direzione generale delle Finanze, un anno e mezzo dopo la richiesta, è una piccola vittoria per un grande futuro" ha dichiarato l'avvocato Alain Leclerc.
L'avvocato ha aggiunto che la coppia ha tenuto a "rendere partecipi altri della loro vittoria, soprattutto attraverso i media olandesi" sottolineando che la battaglia "non era tanto sulle economie da realizzare, bensì una questione di principio". L'edizione del quotidiano Le Monde oggi pomeriggio in edicola ha rilanciato la notizia così come il mensile omosessuale Tetu.
La coppia finora non era riuscita a depositare una denuncia dei redditi congiunta. In Francia il matrimonio omosessuale non esiste; ci sono invece i Pacs (Patti civili di solidarietà) che garantiscono alcune tutele anche alle coppie gay.
Infine una decisione amministrativa dell'11 luglio 2008 riconosce la legalità del matrimonio contratto in Olanda e le conseguenze fiscali. Per l'avvocato Leclerc "abbiamo scardinato l'amministrazione fiscale".
Anche Alain Piriou, portavoce dell'interassociazione "Lesbienne gaie bi et transsexuelle" osserva che prima della coppia olandese "nessuno era riuscito a ottenere ragione" e osserva che le conseguenze dovrebbero essere logiche: se il matrimonio è legale per la denuncia dei redditi, il ministero dovrebbe riconoscerlo tale anche per la successione. Ma, osserva Piriou, "già dal 2007 i Pacs sono allineati dal punto di vista fiscale sul matrimonio". Le coppie gay "pacsate" insomma già godono in Francia di questi diritti fiscali. La novità è che il fisco adesso riconosce valido anche un vero e proprio matrimonio celebrato all'estero. Ma questo cambia radicalmente le cose?
Non secondo Piriou: "restano aperte le questioni dell'adozione e della pensione di reversibilità", due cose non consentite alle coppie unite dal Pacs. "Ma non mi pare che questa decisione apra una breccia giuridica per far avanzare la questione".
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giovedì 4 settembre 2008
Gli europei più a rischio Hiv? La colpa è di Giulio Cesare.
EUROPEI PIÙ A RISCHIO AIDS? E' COLPA DELL'IMPERO ROMANO.
Una ricerca francese spiega come le ex colonie romane siano più vulnerabili al virus dell'Hiv.
(Leonardo Zellino - La7) Gli antichi romani oltre a sconfiggere i barbari riuscirono anche a distruggere - e per sempre - le loro difese immunitarie. E' sconvolgente il risultato di una ricerca francese, riportata dalla rivista New Scientist, che si è interrogata sul perché la resistenza al virus dell'HIV degli europei vari spostandosi lungo il Continente. Per i ricercatori sarebbe tutta colpa dell'Impero romano: i paesi che furono colonizzati da Roma, infatti, sarebbero più vulnerabili all'Hiv. E' questione di geni: nei paesi che hanno subìto più a lungo la dominazione romana, come Spagna, Grecia, e, ovviamente, Italia, il gene che offre una certa protezione dalla malattia dell'Aids è presente con un'incidenza molto più bassa che altrove. Le malattie portate dai legionari romani, è la spiegazione degli studiosi, colpivano soprattutto le persone portatrici del gene anti-Hiv, rendendole col passare del tempo sempre più vulnerabili all'Aids.
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sabato 23 agosto 2008
La Lettonia ribadisce: matrimonio solo tra un uomo e una donna.
Omosessualità: il Parlamento della Lettonia resiste alle pressioni UE.
Il Parlamento della Lettonia ha deciso di escludere dalla sua Legge Anti-Discriminazione il divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale. In risposta i rappresentanti dell’Associazione internazionale gay e lesbiche (ILGA) esigono che l’UE riveda l’ammissione della Lettonia all’Unione…
(Fatti sentire) Nonostante quanto stabilito da una normativa dell'Unione europea, il Parlamento della Lettonia ha deciso di escludere dalla sua Legge Anti-Discriminazione il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale. I legislatori lettoni hanno rifiutato di mettere in atto tale normativa nonostante fosse fra le condizioni per l'acccesso della Lettonia all'Unione nel 2004.
In Lettonia il Disegno di legge Anti-Discriminazione fu presentato nel marzo 2004 allo scopo di adempiere ai requisiti imposti dall'UE per l'uguaglianza razziale e occupazionale, che comprendono un divieto esplicito della discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. Ma diversi membri del partito al governo, i Cristiano-democratici, hanno chiesto la cancellazione della clausola sull'orientamento sessuale, definendo l'omosessualità come “peccaminosa” e “degenere”.
La Lettonia è l'unico stato dell'UE a non avere una normativa speci***** contro la discriminazione sul lavoro e nelle politiche di assegnazione di alloggi che faccia riferimento all'orientamento sessuale.
Quest'ultima mossa da parte del Parlamento lettone ha nuovamente suscitato le ire degli attivisti omosessuali. Nel dicembre 2005, il parlamento aveva approvato con una maggioranza schiacciante un emendamento costituzionale per proteggere la definizione tradizionale del matrimonio. Ai sensi del codice civile della Lettonia era già illegale il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso, ma adesso l'emendamento costituzionale afferma esplicitamente che il matrimonio può esistere solo fra un uomo e una donna.
I rappresentanti dell'Associazione internazionale gay e lesbiche (ILGA) esigono che l'UE riveda l'ammissione della Lettonia all'Unione e ha detto di sperare che la Commissione europea avrebbe fatto dei passi legali per assicurare che la legge venga applicata in pieno. La direttrice di ILGA-Europa, Patricia Prendiville ha dichiarato che «come stato membro dell'Ue la Lettonia si sta comportando in modo contraddittorio e mancante di rispetto per i principi di uguaglianza e di non-discriminazione concordati e confermati dai vari trattati UE». Riccardo Gottardi, Co-presidente dell'ILGA – Consiglio esecutivo per l'Europa ha detto: «crediamo sia giunto il momento di agire in modo concreto e serio perché tutti nell'Unione europea abbiano ben chiaro il fatto che l'omofobia e le altre forme di discriminazioni non sono accettate e saranno affrontate nella maniera più seria».
All'ILGA è stato più volte rifiutato dall'ONU l'accredito come ONG perché ammette fra i suoi membri i gruppi pedofili. Le linee guida dell'ONU per l'accredito delle ONG proibiscono anche alle ONG di procedere ad attacchi «motivati politicamente» contro gli stati membri dell'ONU. Gli attacchi dell'ILGA alla Lettonia probabilmente saranno visti come una violazione di questo divieto.
Il giorno prima della decisione del parlamento della Lettonia, l'UE aveva approvato una risoluzione per la lotta all'omofobia che prevederebbe delle sentenze contro fatti di omofobia, anti-semitismo e islamofobia. Nonostante la pressioni dagli attivisti omosessuali e dall'UE, i parlamentari della Latvia hanno considerato improbabile che venga reintrodotto o sostenuto il divieto di discriminazione in base all'orientamento sessuale. Il disegno di legge Anti-Discriminazione della Lettonia sarà votato in seconda lettura in autunno.
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lunedì 18 agosto 2008
Anglicani. Il vescovo Miller: "La chiesa d’Irlanda non accetterà mai le unioni gay”.
La conferenza di Lambeth è finita, ma non sono terminate le discussioni sui temi caldi che l’hanno attraversata. Così se il responsabile anglicano della chiesa d’Irlanda, l’Arcivescovo Alan Harper ha affermato che “se la scienza provasse che l’omosessualità è “naturale” la Chiesa dovrebbe ripensare la sua posizione sulle relazioni tra persone dello stesso sesso”, gli fa eco il vescovo Miller che afferma che “la chiesa d’Irlanda non potrà mai sostenere le relazioni omosessuali, anche nel caso in cui la scienza dimostrasse che sono naturali”. Come dire anche tra conservatori ormai non ci s’intende.
(Gionata news) Uno dei principali vescovi evangelici della Chiesa d’Irlanda, il vescovo Harold Miller, afferma che la chiesa (ndr evangelica d’Irlanda) non potrà mai sostenere le relazioni omosessuali, anche nel caso in cui la scienza dimostrasse che sono “naturali”.
Parlando in una intervista con la Nothern Irish Pubblication News Letter questa settimana, il vescovo Miller ha detto che il capo della chiesa d’Irlanda, l’Arcivescovo Alan Harper ha sbagliato ad asserire che, se la scienza provasse che l’omosessualità è “naturale” per alcuni uomini e donne, la Chiesa dovrebbe ripensare la sua posizione sulle relazioni tra persone dello stesso sesso.
”Non ha alcun senso affermare che, per il fatto che si è nati con una certa inclinazione, allora essa è data da Dio e si dovrebbe essere liberi di assecondarla nella propria vita“ ha detto il vescovo al giornale.
”Si dovrebbe allora dire che ci sono molte differenti inclinazioni con cui ciascuno nasce – anche se queste fossero un dato essenziale della loro natura – e che si spende una intera vita a cercare di dominarle. Il fatto che si sia nati con una di esse non implica alcun giudizio morale sull’inclinazione. Ci sono persone che combattono per dominare le loro inclinazioni inerentemente cattive. Alcune inclinazioni sono buone, altre non lo sono ed alcune sono miste.”
L’arcivescovo Harper ha dichiarato in una comunicazione ad una conferenza della organizzazione missionaria USPG, “Non è stato ancora conclusivamente dimostrato che per alcuni maschi e femmine l’omosessualità e gli atti omosessuali sono naturali piuttosto che innaturali.
Se questo dovesse essere dimostrato, sarebbe necessario riconoscere tutte le implicazioni di questo nuovo aspetto della verità, e questa conoscenza applicata per stabilire e riconoscere quale potrebbe essere il nuovo status delle relazioni omosessuali rispetto alla chiesa”
Il vescovo Miller ha ammonito che se la Chiesa compisse una inversione ad U sull’omosessualità, questo condurrebbe a cedere in altre contestate aree della sessualità umana.
”Ero davanti al portale di una Cattedrale in America il mese scorso ed ho letto un avviso che diceva ‘Chiunque stà andando alla parata GLBT (il Gay Pride, n.d.t) passerà prima in Cattedrale avrà la benedizione della sua relazione dal vescovo’ .
Non c’è dubbio - si inizia con gay, lesbiche, bisessuali e transessuali – e così la cosa si amplia e ci si deve chiedere: che cosa significa per qualcuno che è nato bisessuale seguire la sua inclinazione o inclinazioni?“.
Il vescovo Miller ha comunque dichiarato a News Letter che queste rivelazioni scientifiche non sarebbero basi sufficienti per alterare la posizione della Chiesa sull’omosessualità. Provare che l’omosessualità è naturale “non fa alcuna differenza” ha contestato.
Il vescovo Miller è appena tornato dalla Conferenza di Lambeth che si tiene una volta ogni dieci anni e si è conclusa Domenica scorsa con la Anglican Communion intatta ma ancora profondamente divisa sulla questione dell’omosessualità.
Il vescovo ha ribadito che nonostante la Communion ha spazio per molti punti di vista differenti, la verità dovrebbe venire prima dell’unità. Viviamo in una meravigliosa Comunione in cui si può essere in disaccordo l’un l’altro. Non penso che nessuno di noi a questo punto sappia se la Anglican Communion sarà mai più la stessa”, ha affermato. ”E’ meglio stare insieme ma non ad ogni costo – la verità è più importante dell’unità”. Ha sottolineato che l’opposizione all’omosessualità non è un attacco alle persone gay.
”Non penso che ci siano membri della Chiesa d’Irlanda [che] intraprenderanno una qualche deriva anti-gay o minacceranno le persone gay”, ha detto.
Riferendosi alle assicurazioni delle rappresentanze della chiesa Cattolico Romana ed Ortodossa a Lambeth circa il fatto che le rispettive Chiese stanno affrontando gli stessi problemi, ha detto, “Penso che la Anglican Communion si stia confortando con questi temi a beneficio dell’intera Chiesa e che ci sono altre Chiese che sanno perfettamente bene che questo è un problema, ma che non si sono mai trovate nella posizione di ammetterlo o menzionarlo ma stanno cercando di vedere come la Anglican Communion lo risolverà”.
I vescovi a Lambeth hanno convenuto sul continuare il processo di definizione di un patto che ponga le strutture per un’autorità all’interno della Communion e stabilisca un Forum Pastorale che si prenda cura dei pastori conservatori. Ha concluso il vescovo Miller che la conferenza di Lambeth “è finita meglio di come si è svolta e dove siamo arrivati l’ultimo giorno,era probabilmente la miglior punto a cui potevamo arrivare”.
Sphere: Related Contentsabato 16 agosto 2008
40 anni fa. La sinistra e la Cecoslovacchia: Intellettuali sui carri armati.
Dopo l’intervento delle truppe del Patto di Varsavia, molti guardarono verso il Partito comunista italiano nella speranza di cogliere qualche utile segnale. Ma il Pci sembrava essere altrettanto esitante. Luigi Longo, segretario del partito, espresse dissenso e riprovazione. Ma dopo un difficile dibattito interno, il partito finì per adottare una linea equidistante fra il riformismo di Alexander Dubcek e l’ortodossia sovietica.
Particolarmente equidistante fu Pietro Ingrao. In una dichiarazione alla Camera disse che il corso inaugurato da Dubcek e dai riformatori “non era esente da pericoli”. Anziché condannare esplicitamente l’intervento sovietico, preferì osservare che “non è la via giusta per combattere quei pericoli”. Insomma i riformatori sarebbero stati troppo imprudenti e l’Urss troppo impetuosa. Chi legge le parole di Ingrao e continua a ritenere che l’autorevolezza del Pci sia un assioma della democrazia italiana, non è incoraggiato a sbilanciarsi.
Non fu questo, tuttavia, il principale motivo della reticenza degli intellettuali di sinistra. Molti di essi sapevano ormai che l’Unione Sovietica era uno stato conservatore, governato da una oligarchia, depositario di “brevetti” falliti. Nikita Krusciov aveva distrutto il mito di Stalin ed era stato a sua volta eliminato dall’ala immobilista del partito. Vi erano ancora cose in cui credere? Certo, l’Urss era una grande potenza, utile per controllare “l’imperialismo” capitalista degli Stati Uniti e garantire gli equilibri della Guerra fredda. Ma questi erano argomenti troppo realisticamente freddi per coloro che si erano nominati profeti del progresso e si erano professionalmente dedicati all’attesa di un futuro migliore.
Se l’Urss appariva intorpidita e invecchiata, occorreva trovare qualcosa che giustificasse una nuova stagione di speranze e di attese. Questo “qualcosa”, beninteso, doveva essere di sinistra.
Come scrive Il Manifesto in quegli anni, occorre uscire dallo stalinismo, ma “da sinistra”. Occorre insomma un altro paradigma rivoluzionario, un altro “balzo in avanti”. Fra i due Sessantotto – quello delle barricate di Parigi e quello di Praga – gli intellettuali impegnati non hanno dubbi. Parigi ha indicato, anche se in modi confusi e pasticciati, nuovi modelli rivoluzionari: il Vietnam, Cuba, soprattutto la Cina comunista. Dai riformisti di Praga, invece, si sprigiona uno sgradevole odore di socialdemocrazia, l’ideologia più detestata dal massimalismo rivoluzionario e pseudorivoluzionario della sinistra italiana.
Questo spiega, incidentalmente, perché uno dei primi ad accorgersi dell’importanza di Praga, negli anni seguenti, sia stato Bettino Craxi. Il leader socialista capì che il riformismo, grazie alla Primavera cecoslovacca e alla repressione sovietica, aveva ormai ciò che in passato era stato principalmente un appannaggio dei comunisti: i suoi coraggiosi combattenti, i suoi martiri, i suoi esuli.
Quando uno di questi, Jiri Pelikan, giunse in Italia e bussò inutilmente alla porta del Pci, Craxi non esitò ad accoglierlo nel suo partito e includerlo nelle liste socialiste per le elezioni europee del 1979. Ma il fatto che il riformismo praghese fosse caduto nelle mani dei socialisti lo rendeva, agli occhi di certi intellettuali, ancora più sospettabile.
La Biennale del dissenso dette qualche conforto e qualche speranza agli oppositori dei paesi satelliti, ma in Italia sembrò a molti soltanto una mossa opportunistica del craxismo.
È giusto ricordare, tuttavia, che anche l’intellighenzia liberaldemocratica fu avara di consensi e di incoraggiamenti. Vi furono gli articoli di Enzo Bettiza sul Corriere della sera (riprodotti in un libro pubblicato recentemente da Mondadori) e altre voci liberali si levarono per segnalare l’interesse di ciò che accadeva a Praga nella primavera del 1968. Ma ciò che in quel momento più preoccupava le classi dirigenti dei paesi democratici era la creazione di un equilibrio europeo in cui i rigori della Guerra fredda venissero temperati dall’esistenza di regole condivise.
Cominciava in quel periodo la lunga marcia verso la Conferenza per la cooperazione e la sicurezza in Europa. Furono necessari tre anni per preparare i primi incontri finlandesi del 1972 e l’inizio formale dei lavori nel 1973. Ne occorreranno altri due per l’Atto unico che verrà firmato a Helsinki nell’agosto del 1975. Per quanti ritenevano che la Conferenza fosse necessaria alla pace, la Primavera di Praga fu soltanto un imbarazzante incidente di percorso.
Non fu un incidente di percorso, invece, per molti intellettuali sovietici e dei paesi satelliti. A Varsavia, a Budapest e nella stessa Praga l’esperienza del 1968 divenne il punto di partenza per nuovi progetti e per nuove esperienze. A Mosca e a Leningrado molti giovani aprirono gli occhi e cominciarono a interrogarsi sulla natura del regime in cui vivevano. Non occuparono le aule universitarie, non manifestarono nelle piazze, non imbrattarono di graffiti le mura del Cremlino, non cercarono d’infilare fiori nelle canne dei fucili della polizia. Non fecero in altre parole ciò che in Occidente era oggetto di compiaciute disquisizioni intellettuali e in Urss sarebbe stato represso con alcuni anni di prigione.
Ma il Sessantotto delle loro coscienze si fuse con il meglio della esperienza kruscioviana e concorse a creare la generazione dei “shestidesiatniki“, degli uomini degli anni Sessanta, di cui parla Giuseppe Boffa in un libro del 1995 pubblicato da Laterza (Dall’Urss alla Russia. Storia di una crisi non finita).
La loro sorte non fu migliore di quella degli intellettuali di Praga. Erano stati sconfitti all’epoca di Krusciov e sarebbero stati sconfitti ancora una volta, dopo avere sperato nelle riforme gorbacioviane, dal fallimento della perestrojka. Ma anche gli esperimenti falliti, quando sono vissuti con passione, possono essere utili alla trasformazione di un paese. Dalla Primavera di Praga, invece, gli intellettuali della sinistra italiana non seppero trarre alcun insegnamento.
E forse non hanno ancora smesso di pagare il prezzo di quella distrazione.
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Aperto ieri il FilmFest di Sarajevo.
Ospiti di richiamo come il premio Oscar Kevin Spacey e il regista Todd Haynes parteciperanno alla 14sima edizione del Sarajevo Film Festival, la cui apertura ufficiale è prevista per venerdì 15 agosto.
(Nicola Falcinella - Osservatorio Balcani) Il due volte premio Oscar Kevin Spacey - per “I soliti sospetti” di Brian Singer (che sarà proiettato in suo onore nell’arena Open air) e per “American Beauty” – sarà l’ospite di richiamo della 14° edizione del Sarajevo Film Festival che si apre domani.
La più importante rassegna cinematografica del sudest Europa si conferma un appuntamento da non mancare, e non solo per chi si interessa all’area geografica circostante. Nomi di grande prestigio, più che in festival di ben maggiore tradizione, grazie anche al richiamo della città.
Oltre a Spacey ci saranno i registi Todd Haynes (cui sarà dedicato un omaggio con “Safe”, “Lontano dal paradiso”, “Velvet Goldmine”, “I’m Not There” e gli altri suoi lavori), Mike Leigh (un vecchio amico del festival, porterà la commedia “Happy Go-Lucky”), il turco Nuri Bilge Ceylan (il nuovo “Three Monkeys” premiato a Cannes) e Jia Zhang-ke che porta il “24 City” sulle contraddizioni del sistema cinese.
Per l’Italia ci sarà “Gomorra” di Matteo Garrone, presentato nella grande arena all’aperto, nel cuore della città. Il teatro nazionale con il suo tappeto rosso ospiterà gli eventi più importanti, a cominciare dal film di apertura: sarà come consuetudine un lavoro bosniaco, il bel “Snijeg - Neve” di Aida Begic già vincitore della settimana della critica a Cannes.
Alcune delle pellicole in programma sono già passate a Berlino o in Costa Azzurra, ma molte saranno in prima europea se non internazionale. Tra i film per il grande pubblico dell’arena anche la coproduzione slovena, croata e bosniaca “Traktor, ljubav i rock’n’roll” di Branko Djuric.
Il concorso allinea 10 lavori, tra questi la novità slovena “We’ve Never Been To Venice” di Blaz Kutin con Alojsa e Peter Ternovsek e Iva Krajnc. Poi il croato-bosniaco “Buick Riviera” di Goran Rusinovic con Leon Lucev e Slavki Stimac tratto dall’omonimo romanzo di Miljenko Jergovic.
Ancora i turchi Sonbahar – Autunno” di Ozcan Alper, “My Marlon and Brando” di Huseyin Karabey e “Dot” di Dervis Zaim, il croato “Kino Lika” di Dalibor Matanic, il serbo “The Fourth Man” di Dejan Zecevic e l’ungherese “Delta” di Kornel Mondruczo.
Tra i cortometraggi da segnalare “Vem – I Know” dello sloveno Jan Cvitkovic e l’animazione “Angel” del macedone Vuk Mitevski, fratello delle più note Labina e Teona.
Molto interessante come sempre sarà il concorso documentari (da segnalare il romeno “The Flower Bridge” di Thomas Ciulei, il bulgaro “Corridoio 8” di Boris Despodov e il bosniaco “Srebrenica’s Cenotaph” di Haris Prolic), una delle ragioni più valide per raggiungere il festival insieme al talent Campus che darà modo di sviluppare i nuovi progetti.
domenica 10 agosto 2008
Bulgaria, un'indagine rivela quanto sia omofoba.
Indagine dell'istituto 'Gallup International' resa nota a luglio.
(Ansa) Forti pregiudizi nei confronti degli omosessuali in Bulgaria dove vengono considerati nemici della societa', della morale e della crescita demografica: e' quanto emerge da un'indagine dell'istituto 'Gallup International' resa nota a luglio.
I bulgari risultano ''estremamente insofferenti'' verso persone di diverso orientamento sessuale e sarebbero i piu' infelici fra i cittadini Ue se avessero come vicino di casa un gay o una lesbica. Sempre secondo l'indagine, nel migliore dei casi la gente in Bulgaria e' propensa a ritenere che l'omosessualita' sia una posa: dirsi gay sarebbe una scusa per attirare l'attenzione. Nel peggiore dei casi l'omosessualita' e' considerata una grave malattia, pericolosa anche per gli altri.
Su tale sfondo creera' sicuramente vivaci polemiche la recente posizione della Commissione nazionale antidiscriminazione, la quale ha chiesto al governo e al parlamento di autorizzare le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso. Dopo le vacanze estive dovra' essere votato in parlamento l'emendamento della legge per la famiglia che presenta per ora il vecchio testo, secondo cui il matrimonio puo' essere contratto soltanto tra uomo e donna.
Il 28 giugno scorso a Sofia si e' svolta la prima sfilata del gay Pride organizzata in Bulgaria, coordinata dall'organizzazione gay 'Gemini' al motto di 'Io e la mia famiglia'. Un centinaio di attivisti hanno marciato attraverso il centro di Sofia per protestare contro la discriminazione degli omosessuali. La polizia ha arrestato circa 60 estremisti di destra per lancio di bottiglie incendiarie, sassi e uova contro i manifestanti. Il patriarca della Chiesa ortodossa bulgara, Maxim, ha definito la parata ''un raduno oltraggioso ed empio, opera delle tenebre, amorale e turpe, contraria alla coscienza cristiana''.
La Francia rifiuta di riconoscere un'unione civile gay ad un inglese compagno di un francese.
Pink news con un servizio in esclusiva ci informa delle difficoltà che sta incontrando un cittadino gay inglese, Fernando Soares nel far riconoscere i propri diritti in Francia. L'uomo, 54enne, unito con un partnership act a Nigel, un 31enne francese non riesce a far riconoscere il legame dal governo di Parigi, infatti, mentre l'Inghilterra riconosce i Pacs francesi, la Francia, a sua volta, non riconosce gli equivalenti inglesi.
L'amara sorpresa Fernando la fà dopo la morte di Nigel, morto di cancro a marzo.
La coppia, trasferitasi dall’Inghilterra alla Francia, avevan acquistato una casa nella cittadina di Ceret, vicino a Perpignan, ma quando l’uomo si è rivolto al notaio per far valere i propri diritti di partner si è sentito dire che la Francia non riconosceva la loro unione e che quindi era costretto a pagare la tassazione sulle proprietà prevista dalla legislazione francese per le persone non unite civilmente.
"Non è giusto - ha dichiarato l’uomo a Pink news -perché l'Inghilterra ha stabilito il pieno riconoscimento dei Pacs francesi sul suo territorio”.
La Francia non è nuova a queste imprese liberticide infatti a maggio il governo Sarkozy tolse la cittadinanza ad un cittadino francese perde dopo le sue nozze gay contratte in Olanda e di cui abbiamo parlato.
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Se il poliziotto fa coming out.
L'ambiente è molto "macho", il rischio discriminazione altissimo. Ma qualcosa si muove per gli omosessuali nelle forze dell'ordine. Noi siamo andati alla conferenza di Barcellona. Per scoprire qual è il paese più friendly. E quello più bacchettone.
(Luca Tancredi Barone - Io donna) Isabel e Dolors si sono conosciute undici anni fa in servizio. E si sono innamorate. Da allora vivono e lavorano insieme. Tutti i colleghi lo sanno. La loro storia, raccontata dalla televisione nazionale spagnola Tve, è quella emblematica di due poliziotte catalane che vivono la loro relazione alla luce del sole. Non come Alan Rogers, l'eroe di guerra gay finito sulle prime pagine dei giornali perché il Pentagono lo aveva costretto al silenzio. Come loro, tanti altri poliziotti omosessuali si sono incontrati a luglio a Barcellona, per la quarta conferenza europea dei gay e delle lesbiche in polizia.
A fare gli onori di casa Victor Argelaguet, Nuria Torres e Manuel Gonzalez, rispettivamente presidente, vice presidente e segretario di Gaylespol, la locale associazione di poliziotti e poliziotte omosessuali, fondata un paio di anni fa seguendo l'esempio di analoghe associazioni in paesi nordeuropei, Olanda in primis. Per mostrare il sostegno delle istituzioni, c'erano anche rappresentanti della Generalitat della Catalogna (il governo della regione autonoma) e Fernando GrandeMarlaska, giudice istruttore della Audiencia Nacional, il tribunale superiore spagnolo di giurisdizione nazionale, che da due anni ha reso pubblica la propria omosessualità e che nel discorso inaugurale ha sottolineato i silenzi e le discriminazioni di cui soffrono ancora molti omosessuali in Spagna.
E poi, naturalmente, c'erano poliziotti e poliziotte in divisa da tutta Europa: Olanda, Inghilterra e Scozia, i paesi che hanno fatto più passi avanti nella valorizzazione della diversità, ma anche Svezia, Germania, Austria, Francia, e persino delegati dalla cattolicissima Irlanda. Anche l'Italia aveva i suoi inviati, i membri della semi clandestina Polis Aperta.
Clima di festa, come si conviene in una città dove la diversità è vista come un valore, e dove solo nel quartiere più gay della città, Eixample, ci sono più di ottanta esercizi commerciali rivolti esplicitamente a una clientela omosessuale (non a caso Xarxagay, l'associazione dell'imprenditoria gay catalana, era fra gli sponsor dell'incontro). Un'occasione per parlare di problemi e capire quali sono i problemi e le buone pratiche per risolverli che molte polizie hanno già messo in atto.
«In Francia è ancora difficile essere apertamente gay» spiega Steeve Bouali, in forza nelle banlieue parigine, di origine algerina e membro dí Flag!, l'associazione francese dei poliziotti omosessuali che organizzerà il prossimo incontro della rete europea nel 2010 (i precedenti si sono tenuti ad Amsterdam, Londra e Stoccolma). «Formalmente nessuno ti può discriminare, ma il mobbing dei colleghi può essere molto forte». Anche in Irlanda la situazione non è facile. «La legge ufficialmente difende tutti i lavoratori contro le discriminazioni» racconta P., della Garda irlandese. «Porto sempre con me il mio fidanzato, ma per molti non è facile perché il disprezzo dí superiori e colleghi è sempre in agguato. Per combattere l'omofobia della polizia la prima cosa è parlarne, far sapere a tutti che esistiamo. Il nostro modello è l'Inghilterra, dove esistono associazioni riconosciute, politiche di sostegno avanzate e programmi di training sui temi gay e lesbici. Un giorno ci arriveremo anche noi».
Essere una minoranza è sempre difficile in Spagna e nella polizia la tradizione maschilista è molto forte . Ma c'è chi, come Victor Argelaguet, è "uscito dall'armadio", ha fatto cioè coming out. «Ero stufo di mentire, di fingere di stare con le donne, A un certo punto impazzisci, e ti senti a disagio» racconta. Le cose oggi sono cambiate. Il diretto superiore di Victor, Xavier Vilaró, a capo della Guàrdia Urbana dí Barcellona, ricorda ancora che quando lo assunse fu colpito dalla sua sincerità: «È stato il miglior colloquio della mia carriera» ha raccontato. «E mi ha insegnato quanto valorizzare le differenze sia un valore per la polizia e quanto sia importante che tutti i cittadini si possano sentire protetti da noi», Oggi sono proprio quelli di Gaylespol a formare i colleghi poliziotti catalani con corsi sui diritti civili e sulla diversità sessuale.
Un problema specifico delle poliziotte è che spesso essere lesbiche significa essere doppiamente discriminate: come donne e come omosessuali. Per limitare battute fuori luogo, Gaylespol ha presentato a Barcellona un fumetto sulle "buone maniere" da inviare a tutti i commissariati.
Oggi in Spagna c'è un "fiscal" (l'equivalente di un pubblico ministero) speciale contro i delitti di omofobia, con il compito dí combattere quelli che in inglese si chiamano hate crimes, i crimini dettati dall'odio. Ma non è sempre stato così: dal 1954 (secondo la legge cosiddetta dei "fannulloni e malviventi") e ancora più severamente dal 1970 (legge "della pericolosità e riabilitazione sociale") e fino al 1979, in Spagna l'omosessualità era un reato penale perseguito brutalmente dalla polizia franchista. A Barcellona, il catalano Armand de Fluvià, il padre fondatore del movimento gay e lesbico di Spagna, ha raccontato agli agenti europei gli anni in cui i gay si riunivano se gretamente e l'opposizione al regime passava sia attraverso l'identità sessuale, sia attraverso quella culturale (la lingua e la cultura catalana erano severamente vietate durante il governo del Generalissimo). «Alla caduta del franchismo, dopo anni in cui eravamo i nemici della chiesa, dello stato, della medicina, e manifestavamo insieme a tutti i movimenti di sinistra in Catalogna, poter gridare "il nostro culo è rivoluzionario" fu liberatorio» ha raccontato de Fluvià.
Ma il passato è passato. E oggi una maggiore sensibilità tra le forze dell'ordine può giocare un ruolo importante anche per prevenire il bullismo nelle scuole. In tutto il mondo si calcola che almeno il 30 per cento dei suicidi degli adolescenti sia legato alla tensione emotiva dovuta all'orientamento sessuale che causa derisione e isolamento da parte dei compagni. «I bambini introiettano tutte le fobie della società» ha spiegato il giurista Antoine Leonetti, esperto in diritti culturali. «È chiaro che il ruolo educativo centrale spetta ai genitori e agli insegnanti che dovrebbero combattere contro il giudizio negativo che pesa sugli omosessuali. Ma dai poliziotti può venire un'azione di rinforzo contro ogni intolleranza».
Nei paesi dove il fenomeno è stato studiato si è visto che «quando un lavoratore può essere se stesso, rende di più» ha raccontato David Small, dell'associazione inglese Stonewall. Per questo in Inghilterra molte imprese si fanno valutare con un equa index: basandosi su alcuni parametri, viene stilata una graduatoria dei primi cento datori di lavoro più friendly rispetto ai propri lavoratori omosessuali. Fra questi, naturalmente, anche molte polizie d'oltremanica.
«Fra i poliziotti ci sono tanti gay e lesbiche quanti ce ne sono in tutto il resto della società. Noi vogliamo che tutti gli agenti siano formati per comprendere cos'è la diversità e capire che esistono molte situazioni affettive possibili, e che tutti meritano di essere trattati allo stesso modo».
Ma in Italia sono clandestini.
Primavera 2007, Firenze. Riunione della rete europea degli omosessuali. Delegati da tutta Europa si riuniscono per discutere dei diritti di chi lavora in polizia e ha un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza. Peccato che gli italiani non si vedano: la Digos ha circondato la sede dell'incontro e scatta fotografie a più non posso. La strada che l'Italia deve percorrere per vincere la discriminazione è ancora lunga. Per aiutare e non isolare i gay nelle forze dell'ordine nel 2005 nasce Polis Aperta. Racconta M., in aeronautica: «Se qualcuno ti denuncia ai superiori, non sai che le esperienze degli altri possono aiutare». Ma che cosa succede se scoprono un gay? «Se lo scoprono prima, non lo fanno arruolare. Dopo, la situazione è più sfumata,. Siamo militari, per ordine di servizio possono punirti spostandoti dove vogliono senza spiegare perché. Oppure possono cacciare un cadetto con il massimo dei voti, magari denunciato da una lettera anonima pochi giorni prima che prenda i gradi. Motivo? Il suo comportamento porta disonore alle forze armate». Polis Aperta chiede regolamenti che non discriminino i gay per l'arruolamento. «Soprattutto vorremmo che l'Italia recepisse la direttiva europea sulle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale: uno scudo per tutti i lavoratori contro il mobbing di colleghi e superiori. Sogniamo una polizia tollerante e aperta. Un poliziotto gay è una ricchezza e non una vergogna».
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domenica 3 agosto 2008
SAS ha presentato una nuova sezione all’interno del proprio sito internet dedicata alla vita gay.
SAS ha presentato una nuova sezione all’interno del proprio sito internet dedicata alla vita gay all’indirizzo www.flysas.it/gay, diventando così la prima compagnia aerea a creare un sito internet rivolto a gay, lesbiche, bisessuali e trans. Il sito offre inoltre i preziosi suggerimenti di steward, hostess e piloti per scoprire il meglio della scena gay di Stoccolma e Copenaghen.
La nuova sezione www.flysas.it/gay è stata lanciata in occasione dell’EuroPride, che si terrà a Stoccolma dal 30 luglio al 2 agosto. E il prossimo anno Copenaghen ospiterà i World Out Games 2009, uno tra i maggiori eventi dedicati alla comunità gay.
SAS, in partnership con gli enti turistici Stockholm Visitors Board e Wonderful Copenhagen, l’editore svedese QX e Gay Life di Copenaghen, offriranno le mappe, le guide gay e il calendario degli eventi, aggiornato quotidianamente, delle due città scandinave.
Per scoprire il meglio della scena gay di Copenaghen e Stoccolma, visita il sito www.flysas.it/gay
In ottocentomila all'Europride di Stoccolma con poliziotti e pompieri nel corteo.
Affollatissima anche la presenza degli abitanti della citta' che hanno applaudito la presenza di decine di poliziotti gay e di pompieri, sia svedesi che inglesi.
(Ansa) 'Grande successo a Stoccolma della manifestazione dell'Europride: per le vie della capitale svedese hanno sfilato 800 mila partecipanti provenienti da tutto il continente ed in particolare dai Paesi dell'Est. Affollatissima anche la presenza degli abitanti della citta' che hanno applaudito la presenza di decine di poliziotti gay e di pompieri, sia svedesi che inglesi, presenti in delegazione ufficiale con i mezzi di servizio'. Lo sottolinea - in una nota - Franco Grillini, ex parlamentare e presidente di 'Gaynet', associazione gay di informazione. 'Moltissime anche le famiglie omosex con figli e famiglie etero intervenute per solidarieta' e vicinanza con le battaglie per i diritti civili e di solidarieta' alla base delle manifestazioni dei Pride - aggiunge Grillini -: la manifestazione europea di Stoccolma corona politicamente la stagione dei Pride in Europa che e' stata caratterizzata da enormi manifestazioni in tutte le capitali'.
'In Europa le leggi rivendicate dal movimento lgbt - conclude Grillini - sono in vigore in 22 dei 27 stati che compongono l'Unione e l'Italia rischia di diventare l'unico stato europeo privo di leggi di promozione e di tutela delle persone lesbiche, gay, bisesssuali e trasgender'.
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giovedì 31 luglio 2008
Eurogames di Barcellona. Io, rappresentante di un Paese che ho abbandonato.
(River-blog) Francesco Z. è un river-lettore che conosco ormai da tre anni. Da quando, studentello a Milano, decise di trasferirsi in Spagna. Una vera e propria fuga dal nostro Paese. Adesso vive a Barcellona. Lavora, ed è felice. Qualche giorno fa mi ha proposto di scrivere per questo blog qualche racconto dalla Spagna. Ecco la sua testimonianza - testuale e fotografica - dalle Olimpiadi gaye. Qui ha portato il cartello del nostro Paese (la bandiera è stata portata dalla parlamentare del Pd, Paola Concia).
24-27 luglio, Eurogames 2008, i “giochi (olimpici?) della diversitá” organizzati per la prima volta a Barcelona, per la prima volta in un paese del Sud Europa. Io c’ero. Ero uno tra le centinaia di volontari gay e lesbiche, transessuali e bisex, ed etero. Guarda caso ero portacartelli nella cerimonia di inaugurazione, per il mio amato/odiato Paese. 300 italiani, belli, belli, belli; erano dietro di me, ma guarda un po’, dandosi alla pazza gioia durante la cerimonia di inaugurazione nel Palau Sant Jordi, con piú di 13.000 persone provenienti da tutta Europa, una trentina di Paesi partecipanti, tra cui la Germania, con piú di 1000 atleti. C’erano anche delegazioni di molti Paesi “omofobi” tra cui la Croazia, Turchia, Russia, Ucraina, Romania, Polonia, Estonia. E poi gli atleti italiani, tutti in azzurro, come la nazionale di calcio ma tra un “It’s raining man” e “Ymca”! In prima fila, dietro di me, a sbandierare il tricolore c’era la nostra unica deputata lesbica, Anna Paola Concia, con cui mi sono fatto quattro chiacchiere:
Concia: “ahhh, ma tu sei italiano, e vivi qui?”
Francesco: “sì sì sono italiano… vivo qui a Barcelona da 8 mesi e in Spagna da 3 anni più o meno”
Concia: ” e come mai te ne sei andato via dall’Italia? studio? lavoro?”
Francesco: ” no no, perché mi faceva schifo…”
Morale della favola: un evento sportivo memorabile per la comunitá LGTB europea, che ha apportato alla cittá di Barcelona 10 milioni di euro in 4 giorni. Sport, feste, brunch e soprattutto tanto divertimento! Anche nei bagni del Palau Sant Jordi durante l’inaugurazione e del parco di Montjuic, dove sono presenti tutte le istallazioni olimpiche adiacenti: un grande Palombini (traduco per i non-romani: un’immensa dark-room). Aspettando che gli Eurogames arrivino anche in Italia, quando anche il nostro Paese sará pronto e all’altezza di un tale evento…
martedì 29 luglio 2008
Conferenza IGLYO 2008 in Italia
Dal 12 al 19 Ottobre 2008 la città di Torino ospiterà la Conferenza annuale di IGLYO, Organizzazione Internazionale dei Giovani e Studenti Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Questo evento vede la collaborazione diretta di Arcigay.
IGLYO da 25 anni riunisce i giovani e gli studenti omosessuali di oltre quaranta paesi. Alla Conferenza di Torino parteciperanno decine di ragazze e ragazzi provenienti dalla Russia alla Spagna. Il tema della conferenza è "Lo sviluppo di strategie innovative per combattere l'omofobia".
IGLYO ha di recente presentato al Parlamento Europeo un'indagine che rivela come due ragazzi omosessuali su tre (61.2 per cento) subiscono discriminazioni a scuola, uno su due (51.2 per cento) in famiglia, uno su tre (29.8 per cento) nel gruppo dei pari.
"Questi dati rivelano – sottolinea Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay - come siano urgenti politiche serie di intervento contro il bullismo omofobico anche nella scuola italiana e un sostegno formativo alle famiglie di conoscenza dei differenti orientamenti sessuali".
"Questa Conferenza vuole segnare un passo avanti verso la costruzione di sinergie tra le politiche delle istituzioni, i servizi sociali e il lavoro delle organizzazioni omosessuali" - sono le parole di Claire Anderson del direttivo IGLYO.
Fabio Saccà, responsabile della Rete Giovani Arcigay aggiunge: "Siamo orgogliosi di portare un po' di Europa nel nostro paese! L'Italia è tra gli ultimi paesi europei a non avere alcuno strumento per eliminare l'odiosa discriminazione verso i cittadini omosessuali."
L'evento avrà il sostegno della Fondazione Europea dei Giovani, di Arcigay, e del Comitato Provinciale "Ottavio Mai" di Torino.
Per maggiori informazioni www.iglyo.com
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venerdì 18 luglio 2008
Fano: Nozze gay in Olanda per un dirigente del comune. Lo annuncia per radio.
(Il Resto del Carlino) All'insegna della totale trasparenza, l'annuncio delle nozze gay arriva via radio. Radio Fano ha trasmesso la notizia che il dirigente comunale Fausto Schermi e il suo compagno olandese Elvin Van Dijk per far sapere a tutta la città che il 16 agosto convoleranno a nozze in Olanda, dopo 21 anni di fidanzamento. Il matrimonio - in Italia non sarà valido, ma lo sarà in Olanda, dove i gay possono anche adottare figli - verrà celebrato nel Museo civico della città di Schiedam. Trecento gli invitati, fra cui il sovrintendente del Teatro La Fortuna di Fano Simone Brunetti, cantante lirico, che intonerà un brano di Haydn. Fausto Schermi è responsabile dell'assessorato ai Servizi educativi del Comune di Fano (amministrato da una giunta di centro destra), e in passato ha fatto anche l'attore e il regista. Elvin Van Dijk vive a Fano da molti anni; ex dj, è maestro e animatore didattico. La scelta di annunciare il matrimonio per radio Schermi l'ha spiegata così: "Abbiamo voluto lanciare un messaggio a tutti coloro che si sentono emarginati per la loro condizione sessuale. Io e Elvin abbiamo dimostrato che si può vivere tranquillamente la propria vita sentimentale senza ledere minimamente la professionalità e la serietà delle cose che si fanno". "Io stesso - ha aggiunto - non mi sono mai sentito discriminato: non ho mai fatto una bandiera della mia condizione, ma non ho mai nascosto nulla". Strada ancora più in discesa per Van Dijk: "le nozze gay in Olanda sono normalissime. I miei nipoti, ad esempio, parlano senza problemi del marito del loro maestro". Mentre a Fano "non c'è neppure il Registro delle coppie di fatto".
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Parlamento croato approva legge contro discriminazione. Cattolici polemici.
Dura reazione del clero cattolico: "così si apre la strada ad adozioni gay e coppie di fatto".
(Apcom) Il parlamento croato ha approvato la legge contro la discriminazione, suscitando lo sdegno della Chiesa cattolica. Malgrado le pressioni del clero, secondo il quale così si apre la strada alle coppie di fatto e all'adozione da parte di genitori omosessuali, a favore della norma ha votato una larghissima maggioranza: 117 deputati su 153. Dando il via libera, il parlamento ha approvato un emendamento che prevede un periodo di tre mesi di monitoraggio degli effetti della legge. Dopo quest'arco di tempo, se sarà ritenuto necessario, saranno apportare delle modifiche. All'approvazione si è arrivati dopo una guerra di dichiarazioni tra la Chiesa e il vicepremier Jadranka Kosor, sostenuta da diverse ong, che ha difeso la linea dell'esecutivo. Il clero di Zagabria si sente soprattutto tradito dall'Unione democratica croata (Hdz), la formazione conservatrice al potere che, tra l'altro, nella campagna elettorale delle ultime elezioni ha potuto contare sull'appoggio incondizionato degli ecclesiastici. Per rispondere alle critiche, il governo del premier Ivo Sanader ha ricordato più volte che prima del voto la Chiesa ha ricevuto donazioni statali per circa 15 milioni di euro. Stando alla legge approvata, qualsiasi discriminazione sarà vietata e sanzionata. L'adozione non rientra nella nuova norma. Questa la reazione del cardinale Josip Bozanic: "Sono semplici pedine tutti coloro che voltano le spalle ai valori cristiani in nome del potere, del danaro o del governo".
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domenica 13 luglio 2008
In 120mila sfilano al gaypride di Vienna.
(Il Piccolo di Trieste) Circa 120 mila persone hanno partecipato oggi a Vienna al Rainbow Parade, multicolore manifestazione per chiedere parità di diritti per gay e lesbiche. Una partecipazione record, favorita dal caldo e dal bel tempo, per una marcia che è giunta quest'anno alla 13.ma edizione. I manifestanti chiedevano, fra le altre cose, il riconoscimento di matrimoni omosessuali. Come ha notato uno dei principali organizzatori della versione viennese del Gay Pride, Christian Hoegl le previste elezioni anticipate di settembre rischiano di rinviare alle calende greche l'iter del progetto di legge in preparazione sul matrimonio omosex.
lunedì 7 luglio 2008
Budapest. Tra molotov e cariche della polizia spunta il gay più bello e l'italiano era un poliziotto.
E così a Budapest tra le molotov lanciate dai neonazisti contro la polizia che tentava di allontanarli dal corteo del Gaypride per eviarne il contatto ed i relativi scontri che ne sarebbero derivati, insomma tra bombe, manganelli, fumo e urla, veniva eletto il "Mr Gay Europe 2008". Il vincitore è uno spagnolo (quest'anno fanno man bassa di tutto...) e i chiama Antonio Pedro Almijez. La gara ha visto sfidarsi concorrenti di 20 paesi diversi.
L'Italia era rappresentata da Fabrizio Caiazza, 33enne milanese ed ufficiale di polizia, stando alla sua scheda qui sotto.
Ce ne da conto con una galleria fotografica anche La Stampa.
domenica 6 luglio 2008
Budapest, Londra e Madrid, tre pride cosi' diversi. Un milione sfilano a Madrid!

DISORDINI AL GAYPRIDE DI BUDAPEST. UN MILIONE A MADRID.
(Agi/Reuters) E’ finito in rissa il Gay Pride per le strade di Budapest. La polizia in assetto antisommossa si e’ scontrata con un gruppo di dimostranti di estrema destra che aveva cominciato a bersagliare le forze dell’ordine con bottiglie molotov e pietre. La polizia ha usato gli idranti e i gas lacrimogeni per disperdere i militanti che cercavano di raggiungere e fermare il corteo gay. Quarantacinque persone sono state fermate e dieci feriti, tra cui due agenti di polizia.
I militanti di estrema destra hanno attaccato un’auto della polizia che trasportava la deputata europea socialista e attivista per i diritti umani Katalin Levai e con una pietrata sono riusciti a sfondare un finestrino della vettura. La Levai e’ rimasta illesa. “Un atto vergognoso e oltraggioso” lo ha definito la parlamentare. Il parlamento ungherese ha approvato una legge che a partire dal 2009 riconoscera’ alle coppie gay gli stessi diritti di quelle eterosessuali.
Decisamente piu’ rilassato il clima a Londra, dove migliaia di persone hanno sfilato fino a Trafalgar Square per manifestare l’orgoglio omosessuale. Tra i politici che hanno sostenuto la manifestazione, il ministro per le Pari opportunita’, Harriet Harman, e il leader del Partito liberaldemocratico, Nick Clegg.
A centinaia di migliaia hanno invece marciato per le strade di Madrid (nelle foto), dove tra i 30 carri sponsorizzati da locali gay spiccava quello del partito socialista del premier Zapatero: un bus a due piani su cui campeggiava lo slogan “Costruire la parita’”. Nel 2005 la Spagna e’ diventata il terzo Paese europeo dopo Olanda e Belgio ad autorizzare i matrimoni gay e le adozioni da parte delle coppie omosessuali.
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sabato 5 luglio 2008
Gaypride Budapest. Estremisti attaccano manifestanti: "Omosessuali a morte".
Bombe molotov contro i poliziotti. Le prime drammatiche immagini dal tg ungherese.
Diversi incidenti, tra cui il lancio di bombe molotov contro i poliziotti che sorvegliavano il corteo promosso dalla comunità omosessuale di Budapest, sono scoppiati questo pomeriggio durante il gay pride che si è svolto nella capitale ungherese.
Il percorso è stato modificato dopo che le bombe molotov sono state lanciate da alcune finestre su dei poliziotti che accompagnavano il corteo. Un gruppo di estremisti ha poi attaccato i manifestanti, circa 450 persone, tirando loro uova, bottiglie e gridando "morte agli omosessuali".
Danneggiati inoltre tre furgoni tv. La polizia è ricorsa al lancio di gas lacrimogeni per disperdere la folla sulla piazza degli Eroi. Verso le 18.30 il corteo era bloccato sulla piazza, mentre gli agenti si sono messi in mezzo per dividere i partecipanti dagli estremisti.
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