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mercoledì 10 settembre 2008

Gianfranco Rotondi: "Ma io, cattolico, difendo i gay". E va dritto per la sua strada.

(Susanna Turco - Liberal) «Sono un politico di ispirazione cristiana che non prende ordini e non si fa spaventare dagli anatemi». Non perde l’abituale ironia e dice che alla fine avrà gli applausi «sia della Cei che dell’Arcigay», ma ci va giù duro, Gianfranco Rotondi. Nel giorno in cui Avvenire lo chiama in causa con un corsivo, accusandolo di incoerenza per l’annunciato progetto di legge sulle unioni civili, il segretario della Nuova democrazia cristiana dedica l’ora di pranzo a ribaltare l’argomentazione contro il quotidiano dei vescovi. Di più: arriva anche a toccare le ragioni personali per le quali non ritiene incoerente il suo agire, anche in difesa dei diritti dei gay: «Mi sono sposato in chiesa, ma tutto ciò che è al di fuori di questo patto eterno davanti a Dio, per me che sono cristiano, è interessante solo su questa terra», spiega. E aggiunge: «Per me occuparmi dei diritti dei gay è come parlare dei diritti dei divorziati e dei loro figli. Non tutti i peccati sono reati».

Non avverte su di sé l’incoerenza di cui l’accusa il quotidiano della Cei?
Avverto l’incoerenza giornalistica di Avvenire. Nei giornali le fonti si verificano sempre. Loro no: lanciano un anatema preventivo senza sapere cosa voglio fare. La mia sfida sarà preparare un testo nel quale anche il quotidiano della Cei si troverà d’accordo.

Ma i valori? Gli appelli di Benedetto XVI? La famiglia come nucleo portante della società?
Senta, io sono un indegnissimo erede di De Gasperi, Moro e Sullo, contro cui pii corsivi furono indirizzati per fermare l’alleanza coi partiti laici, il centrosinistra, la riforma urbanistica. E mi dispiace che siamo tutti caduti in miseria, ma il metodo rimane lo stesso: aderire ai principi, non obbedire ai corsivi. Così potrà crescere quella nuova classe dirigente auspicata da Benedetto XVI.

Ma si ricorda il putiferio che è venuto giù tra Pacs, Dico e Cus?

Il politico cristiano deve risolvere i problemi di tutti. Non mi invento io i figli delle coppie di fatto e i conviventi senza diritti.
All’epoca, il centrosinistra ha adottato una soluzione ideologica, dal presupposto inaccettabile: equiparare le convivenze alla famiglia. Non è certo il nostro obiettivo.

Intendete tutelare anche le unioni gay?
Ma perché mai i gay non dovrebbero aver diritto ad assistersi reciprocamente nella malattia o a succedere nel contratto di affitto? Fare una legge che, agendo sui diritti soggettivi, garantisca questo significa risolvere questioni pratiche. Questioni che la saggia Dc avrebbe chiuso con un compromesso e una leggina, magari a Ferragosto.

Due anni fa Prodi ha fatto un buco nell’acqua. Perché ricominciare?
Dirò una cosa molto dura, ma è ora di farlo. Sono un cristiano, mi sono sposato prima in municipio e poi in chiesa. La sera prima delle nozze a mia moglie ho detto pensaci bene, siamo cristiani, per noi è per sempre. Tutto quello che è fuori da questo patto eterno davanti a Dio, per me che sono cristiano, è interessante solo su questa terra; ed io, come legislatore, i diritti dei mortali li amministro solo su questa terra: quindi per me occuparmi dei diritti dei gay è come parlare dei diritti dei divorziati e dei loro figli. E un affare terreno, doveroso per chi, pur da cristiano, deve legiferare per tutti e tenendo unita la società. Come disse Rocco Buttiglione - incompreso - a Strasburgo non tutti i peccati sono reati e viceversa. È una distinzione che fonda la cultura liberale e spiega perché uno come me, che in quarant’anni non ha mai perso una messa, si affatichi tanto per le vedovanze fuori sacramento.

E’ ottimista sui risultati?
Brunetta ha un geniaccio tale che alla fine applaudiranno sia la Cei che l’Arcigay.

La proposta di legge a che punto è?
Nero su bianco non c’è ancora nulla. L’importante è che sarà a costo zero per lo Stato.

Non ci sarà la reversibilità della pensione?
Esatto: così abbiamo chiuso la polemica sull’ipotesi che si tratti di una famiglia alternativa. Vogliamo invece introdurre diritti nelle cure, nella successione nel contratto di affitto e nella proprietà della casa. Proponiamo una sorta di contratto unico valido davanti allo Stato, limitatamente alle questioni accennate e restando nell’ambito del diritto privato.

Chi sarà della partita?
Ci sono altri colleghi attenti al tema: questo corsivo di Avvenire è stato coli rapido perché si sa che cattolici eminenti e anche eminenze hanno approvato le mie dichiarazioni.

Come rassicurerà i cattolici?
Il testo nascerà da un dibattito culturale che partirà dal mondo cattolico. Sentirò anzitutto colleghi come Pezzotta, Binetti,Volontè ed altri. Ed è chiaro che l’iniziativa avrà successo solo se ci sarà più o meno l’unanimità. Altrimenti non partiamo neanche.

E perché un Parlamento di centrodestra dovrebbe venirvi dietro?
I veri conservatori sono quelli che al momento giusto sanno salvare il minimo indispensabile: altrimenti la rivoluzione li travolge.

Il Pdl travolto da masse di coppie di fatto?
Voglio dire che se lasciamo il problema irrisolto e, per un malaugurato accidente, il governo dovesse cadere... La Chiesa lo sa come risolverebbe il problema la sinistra tornata al potere?

Lo dica lei.
Alla Zapatero. Perciò, qua giù nelle retrovie c’è un manovale cristiano al lavoro.

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lunedì 8 settembre 2008

Proposta Rotondi-Brunetta già sepolta dal Governo. Vale solo il matrimonio.

La notizia di una proposta di legge sulle unioni civili che tuteli anche quelle gay, firmata dai ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, ha fatto appena in tempo a essere diffusa dalle agenzie, che subito arriva il secco "no" da parte della stessa maggioranza.

I "no" della maggioranza - Dopo il parere contrario di Carlo Giovanardi, ecco ora la posizione di Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl. La senatrice tiene a precisare la posizione del Governo e dice: "Nel programma presentato agli elettori dal presidente Berlusconi e, quindi, dall'attuale Governo non è prevista alcuna regolamentazione delle unioni civili, anche per questo siamo stati premiati dagli italiani, per la nostra chiara posizione nel ribadire che l'unica unione riconosciuta che vogliamo tutelare è quella della famiglia fondata sul matrimonio, così come prevede la Costituzione".

Niente Pacs ma diritti dei singoli - "Con questo - prosegue - non voglio dire che non si debbano tenere nel dovuto conto i diritti individuali delle persone e, quindi, anche di coloro che decidono di vivere come una coppia di fatto. Sono anni che invito le varie associazioni a farci un chiaro elenco dei diritti che come persone, e non come coppia, non vengono loro garantiti e poi andremo ad esaminarli. Ma essendo il loro obiettivo solo quello di vedersi riconosciuti come coppia convivente non ho mai ricevuto nulla. A questo loro scopo continuerò a dire il mio fermo no. Così come ho fatto nella precedente legislatura quando abbiamo seppellito definitivamente iniziative legislative come quelle dei Dico e dei Cus. Mi auguro che il nostro Governo non decida di aprire una porta in tal senso, la maggioranza degli italiani non lo vuole tanto che hanno deciso di bocciare il centro sinistra anche perché cercava di compiere un vero e proprio attentato minando le basi della cara famiglia tradizionale, perno fondante dei nostri valori e della nostra società".

Per An le priorità sono altre - Si fanno sentire anche le donne di An che, "nella riapertura del dibattito sulle unioni civili provocata dalla proposta dei ministri Brunetta e Rotondi ribadiscono con forza la necessità di avviare preliminarmente politiche tese al sostegno della famiglia e alla conciliazione dei tempi di vita e professionali per le madri lavoratrici". A loro nome parla Barbara Saltamartini, responsabile delle Pari opportunità di Alleanza nazionale. "Dinnanzi ad una situazione italiana che registra uno dei più bassi indici di natalità in Europa e una percentuale di abbandono del lavoro femminile, credo che non si possano avere dubbi su quali siano le priorità da affrontare". Un secco 'no', dunque, appena temperato dall'attenzione assicurata ai "diritti individuali delle persone componenti le coppie di fatto. Ci sembra sinceramente che la valorizzazione della famiglia, delle donne e dell'infanzia costituisca oggi il primo e più importante obiettivo di ogni riforma dello stato sociale".

Il commento di Brunetta - "Per il momento si tratta solo di una riflessione culturale, laica, fatta come persone non come membri di governo". Renato Brunetta, precisa la sua posizione e dice: "In ogni caso il riconoscimento di diritti e doveri di reciprocità nelle convivenze deve avvenire senza oneri per lo Stato". A questo punto il ministro ha illustrato meglio il suo pensiero in tema di diritti civili: "Io penso - ha detto - che l'unica unione degna di questo nome sia quella definita dalla nostra Costituzione, cioè la famiglia costituita da un uomo e da una donna. Su questo bene pubblico fondamentale la Costituzione dà la sua definizione cui io mi riconosco totalmente.

Un codice dei diritti e dei doveri - Poi ci sono una serie di altre realtà di convivenza, da buon laico voglio prescindere dalla dimensione sessuale. Queste situazioni di fatto, di tipo relazionale-solidaristico, che nulla devono avere a che fare con la famiglia, sono tutelate in maniera farraginosa dal diritto civile, ci sono diritti di reciprocità parziali". "Io vorrei cercare - continua il ministro della Pubblica amministrazione - questa è la riflessione fatta con l'amico Rotondi, di fare una sorta di codice, mettendo insieme i diritti e i doveri di reciprocità per le convivenze, che nulla abbiano a che fare con il sesso e la famiglia, però con un'altra clausola: tutto questo deve avvenire senza oneri per lo Stato. Le risorse dello Stato - puntualizza infine Brunetta - devono essere destinate unicamente alla famiglia come prevista dalla Costituzione, sul resto ci puo' essere una sorta di ricognizione di diritti e doveri in campo civilistico".

La proposta di Brunetta e Rotondi - I ministri Rotondi e Brunetta, nell'illustrare il loro progetto, avevano parlato della proposta come un'iniziativa personale e non del Governo che non ha questo argomento tra i punti del suo programma. Secondo i due però la materia merita una riflessione e c'è la necessità, come ha sostenuto Rotondi, "di legiferare in ordine a un fenomeno che non è marginale e che riguarda le persone che a vario titolo convivono senza essere sposati. Spesso indipendentemente dal fatto sessuale". Rotondi e Brunetta pensano dunque a tutele basate su "alcuni diritti fondamentali" come "l'assistenza in caso di malattia, la successione, i diritti relativi all'alloggio, insomma tutti i diritti che rendono il convivente prioritario rispetto ai parenti e che per ora non esistono". E, hanno ribadito "Ci occupiamo anche delle coppie gay".

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Parla Brunetta. Si' a legge riconoscimento diritti reciprocita'. Ma se va in parlamento mancheranno i voti del Pd.

Che si chiamino Dico, Cus o Pacs, una cosa e' certa: le unioni di fatto non sono nel programma elettorale del centrodestra e quindi l'appuntamento con i diritti delle coppie conviventi non e' in agenda politica a palazzo Chigi. E' una dichiarazione a suo tempo fatta dalla Lega e nonostante questo due ministri del governo, Gianfranco Rotondi, per l'attuazione del programma, e Renato Brunetta, titolare della funzione pubblica, preparano un testo ''laico'' per riconoscere diritti e doveri di reciprocita' per le convivenze. ''Da buon laico voglio prescindere dalla sfera sessuale, e dico che le convivenze sono tutelate in maniera farragginosa dal diritto civile'', spiega Brunetta a radio 24. L'idea nata insieme a Rotondi e' quella di studiare e poi eleborare ''una sorta di codice dei diritti e doveri di reciprocita' per le convivenze che non abbia nulla a che fare con la famiglia e con il sesso. L'unica unione degna di questo nome e' la famiglia, fatta da un uomo e una donna e sancita dalla nostra Costituzione'', precisa Brunetta. Il progetto, che ''per il momento e' solo una riflessione culturale'', prevede l'assistenza in caso di malattia, la successione e i diritti relativi all'alloggio. Diritti che rendono prioritario il convivente rispetto ai parenti e che ora non sono riconosciuti. L'unica condizione imposta da Brunetta e' ''che tutto dovra' avvenire senza oneri per lo Stato le cui risorse devono essere destinate solo ed esclusivamente alla famiglia, come previsto dalla Costituzione''. Ma ciò che allarma è che se la legge dovesse approdare per l'approvazione in parlamento, non otterrebbe i voti sufficienti. Questo grazie alla trasversalità dell'integralismo cattolico presente nei vari gruppi parlamentari, soprattutto nel Pd dove la compagine capitanata dal duo Binetti-Carrà darà certamente una fiera e dura battaglia come già avvenne nella scorsa legislatura.

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martedì 2 settembre 2008

Le centraliniste licenziate rilanciano con la “strip conference”.

Il gioco dello striptease
(Panorama) Prima il video provocazione /vedi sotto) su Youtube, ora la “strip conference”. Le 11 centraliniste precarie licenziate dal call center dell’ospedale di Legnano, complice anche l’attenzione guadagnata sui giornali con la singolare forma di protesta, rilanciano e annunciano per venerdì una seconda puntata hot.
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“Non abbiamo intenzione di mollare”, fanno sapere. “Venerdì organizzeremo una ’strip conference’ e siamo pronte a onorare le promesse. Se è l’unico modo per farci ascoltare, ben venga: ci spoglieremo. Tanto ci hanno già denudato dei nostri diritti”. Una norma del decreto Brunetta, spiegano le impiegate che hanno in media 35 anni, “ci condanna, perché abbiamo lavorato più di tre anni nel quinquennio e il provvedimento in questione impedisce il proseguimento di questo rapporto di lavoro. Precario, ma pur sempre un lavoro”.

A suscitare “rabbia e frustrazione”, spiega Ornella Cameran a nome delle sue colleghe, è il modo in cui vengono trattati i lavoratori “con la scusa della flessibilità. Una parola che abbiamo conosciuto da vicino”. Dall’ospedale non si aspettano un ripensamento. “Ci hanno detto che gli dispiace e che non c’è soluzione. Di stabilizzarci si era parlato tempo addietro, mai seriamente. Poi la cosa era sfumata. Troppo costoso”, raccontano. Da ieri “ci hanno detto che il call center dell’ospedale è stato affidato ad alcuni dipendenti dell’ospedale destinati temporaneamente a questo compito in attesa di una soluzione”. Che potrebbe essere, a quanto ha appreso una ex centralinista, “quella di affidare il servizio a un call center siciliano che già si occupa del numero regionale 803000 per la prenotazione delle prime visite mediche”.

Secondo le Rdb Cub pubblico impiego, la vicenda che ora coinvolge le lavoratrici di Legnano, e che rischia di interessare tutti i call center sanitari della Regione Lombardia, è la dimostrazione di come l’attuale esecutivo non lasci alcun margine di soluzione alla vicenda del precariato. Commenta Sabino Venezia del Coordinamento nazionale: “Il decreto Brunetta, intervenendo pesantemente sulla più importante risorsa della pubblica amministrazione, ovvero i suoi operatori, determinerà di fatto una riduzione di personale con la conseguente impossibilità di stabilizzazione dei precari. In altri termini, a Legnano come nel resto del paese, l’unica soluzione alla piaga del precariato cronico è il licenziamento dei lavoratori. Contro questa macelleria sociale”, prosegue Venezia, “le Rdb rilanciano con forza lo sciopero dei lavoratori precari indetto per il prossimo 19 settembre e l’assemblea nazionale che si terrà in quella data a Roma”, conclude il dirigente sindacale.

Il ministro Brunetta intanto ha risposto alle accuse con una nota: la “responsabilità” della gestione del personale è “ascrivibile” ai vertici dell’Asl, mentre il cosiddetto decreto Brunetta “non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato” rispetto al limite massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, il cui protrarsi oltre “non può essere assecondato. Preliminarmente”, sottolinea il ministro, “occorre segnalare che la responsabilità della gestione del personale è ascrivibile ai vertici dell’Azienda sanitaria, che il contratto di lavoro a tempo determinato ha per sua natura un carattere temporaneo e che il suo protrarsi per lunghi periodi di tempo, in quanto segnale di un utilizzo improprio della tipologia contrattuale, non può essere assecondato, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico, per evitare di favorire il costituirsi di forme di precariato cronico”.

Il limite temporale massimo dei tre anni per i contratti a tempo determinato, aggiunge il ministro della Pubblica amministrazione, “non è tipico del lavoro pubblico ma si desume dalla normativa prevista per il settore privato così come introdotta dalla recente legge 247/2007 che ha recepito il Protocollo sul Welfare del precedente governo. Pertanto”, conclude, “il decreto legge 112/2008 (comunemente chiamato ‘decreto Brunetta’) non ha fatto altro che recepire nel pubblico quello che il governo precedente ha previsto nel settore privato”.

Finora non sono arrivate proposte serie di impiego, hanno spiegato le centraliniste licenziate all’agenzia Adnkronos Salute, ma molte attestazioni di solidarietà. In attesa dello spogliarello di venerdì oggi le ex operatrici di call center si sono radunate davanti all’ospedale di Legnano per un presidio di protesta, organizzato con il sostegno del sindacato Rdb Cub pubblico impiego Lombardia. L’obiettivo, precisano, è di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica “non solo sul nostro caso specifico ma sull’emergenza precariato”. E se il metodo inaugurato dalle centraliniste dovesse funzionare, da venerdì le strade d’Italia potrebbero riempirsi di precari senza veli…

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giovedì 28 agosto 2008

Il governo Berlusconi co-finanzia i progetti dell'Arcigay a favore degli emigranti Lgbt.

E alla fine anche Belzebù tira fuori i quattrini per gli omosessuali. Eppure, non ne capiamo il motivo, ci puzza forse perchè non ce ne spiega l'utilizzo ed a chi serve o servira, Comunque cercheremo di capire il perchè non ci convince.

(Arcigay) Il Ministero per la Solidarietà Sociale ha co-finanziato il progetto IO: Immigrazioni e Omosessualità (Nuovi approcci nel campo dell’integrazione dei migranti residenti in Italia: l’aiuto ai migranti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), di cui potete scaricare una scheda descrittiva.

Il progetto mira a sostenere l’integrazione dei migranti LGBT attraverso:

  1. due seminari (uno a Bologna ed uno a Napoli)
  2. la produzione di materiale per operatori delle associazioni LGBT e dei servizi rivolti a migranti;
  3. una ricerca, che rappresenta l’azione preparatoria per raccogliere le informazioni necessarie a mirare efficacemente le suddette azioni.

La ricerca mira a raggiungere migranti LGBT e ragazz* LGBT migranti di seconda generazione da intervistare dal vivo o telefonicamente.

L’intervista si concentrerà su:

  • il percorso migratorio e la rilevanza dell’essere LGB nel determinarlo e/o orientarlo;
  • rapporto con la comunità LGBT italiana;
  • il rapporto con i servizi pubblici e privati dedicati ai migranti (sono adatti anche a un pubblico LGBT, cosa dovrebbero fare per essere più accoglienti ecc.);
  • il rapporto con coetanei italiani e della propria comunità, con la famiglia e con le istituzioni (per i/le ragazz* di seconda generazione)
  • il rapporto con la famiglia del/la partner, con la sua comunità; l’esperienza di coppia interculturale (per i partner)
  • l’accompagnamento del migrante LGB nel percorso di inserimento in Italia.

Per identificare le persone da intervistare, abbiamo bisogno della collaborazione di tutt* i volontari e le volontarie delle associazioni LGBT.

Per questo vi chiediamo di parlare del progetto e della ricerca a tutte le persone LGBT straniere che conoscete o ai loro partner.

Se sono interessate a farsi intervistare, compilate la scheda in allegato e inviatela alla ricercatrice Dott.ssa Laura Pozzoli, all’e-mail

pozzoli.arcigay@tiscali.it

Chi, pur non volendo partecipare a un’intervista volesse comunque condividere la propria esperienza lo potrà fare compilando la scheda di testimonianza scaricabile su questa pagina

Per ulteriori informazioni sul progetto, potete contattare

Miles Gualdi al 339 23 64 216 o milesgualdi@yahoo.it
Giorgio Dell’Amico al 348 76 69 298 o migra@arcigay.it

Grazie in anticipo per la collaborazione.

Aurelio Mancuso, Presidente nazionale Arcigay
Salvatore Simioli, responsabile Multiculturalità Arcigay

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venerdì 22 agosto 2008

La nuova coppia del gossip. Frattini-Brambilla: è amore.

Sempre più insistenti le voci sui due. Il ministro degli Esteri e la rossa Miss Forza Italia farebbero coppia. Si parla di una vacanza romantica alle Maldive... Ma Silvio lo sa?

(Libero news) Se son rose fioriranno. Intanto però la notizia sta rimbalzando sui media da qualche ora: tra Michela Vittoria Brambilla e il ministro degli Esteri Frattini sarebbe sbocciata una storia d'amore.

Da Vanity Fair a Lino Jannuzzi (giornalista di Panorama) passando per il mitico Dagospia, ormai il pettegolezzo è sulla bocca di tutti. «Metà del Parlamento s'interroga, fingendosi disinteressato alla risposta, se sia vera o no la favola d’amore sbocciata tra la rossa Brambilla, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Franco Frattini, ministro degli Esteri: “La coppia più bella del mondo”, secondo l’informatissimo Lino Jannuzzi» scrive Dago.

La loro sarebbe, secondo i bene informati, un’autentica passione che giustificherebbe addirittura, secondo molti parlamentari, l’assenza del ministro dall’importantissimo vertice europeo sull’emergenza in Georgia, impegnato in una romantica vacanza alle Maldive con Miss Forza Italia.
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giovedì 21 agosto 2008

Governo assente. Latticini a peso d’oro, pasta alle stelle: +30,4% rispetto al 2007.

Un carrello vuoto

(Panorama) Sempre più inarrivabile il vecchio e “caro” piatto di spaghetti. Continuano a salire i prezzi della pasta che, nei primi sei mesi dell’anno, hanno messo a segno un rincaro del 30,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un aumento enorme certificato dal Tesoro nell’ultimo documento sui prezzi, che mostra un dato ancora più allarmante di quello dell’Istat che a luglio ha evidenziato un incremento annuo intorno al 25%. Dal Dipartimento di Via XX Settembre arriva anche la conferma dell’allarme per tutti i generi di prima necessità: il costo del pane cresce del 13,2% e il latte registra un +11,8.

Quello della pasta è un rincaro da record, il secondo maggior aumento registrato nel primo semestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2007. Solo il gasolio, che ha segnato un +31,9%, è riuscito a batterlo. Il piatto di spaghetti è aumentato molto di più anche del prezzo della benzina (+24,5%). Nei primi sei mesi - secondo i dati del Tesoro che esaminano l’indice dei prezzi del paniere delle famiglie e impiegati - mostrano un inflazione al 3,8%. Con una spinta che arriva dai prezzi dei prodotti liberalizzati. Sul fronte di quelli “controllati”, il Tesoro fotografa infatti un aumento del 2,8% mentre per i “liberalizzati” la corsa dei prezzi, in media è stata dell’8,1%.

Volano anche i pedaggi autostradali che sono lievitati del +7,7% e l’istruzione secondaria (+7,5%). Sono aumentati, anche a causa del caro carburanti, tutti i trasporti che hanno marcato un +9,2% per quelli urbani e un +6,2% per i traghetti. Seguono i treni (+6,4%). In netta flessione, invece, i medicinali controllati (-8,6%). Scendono per la prima volta in dieci anni gli alberghi: -0,8% contro il +1,6% del 2007 ed il 2,5% dell’anno prima. E i “servizi di deposito incasso e pagamento” (-0,8). Sostanzialmente fermi invece lo zucchero (+0,5%) ed i medicinali a prezzo libero (+0,7%).
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Marco Travaglio e Famiglia Cristiana.

Foto di intiquilla da flickr.com
Famiglia Censoria
Ora d'aria
l'Unità, 20 agosto 2008


I giornali seri non sposano nessun partito, o movimento, o governo, o leader. Hanno una propria linea editoriale, in base alla quale leggono e giudicano l’attualità, plaudendo a chi è più vicino e criticando chi è più lontano. Famiglia Cristiana è un giornale cattolico serio, diretto da un sacerdote serio come don Antonio Sciortino che ne rappresenta la linea editoriale insieme agli editorialisti, a cominciare da Beppe Del Colle, giornalista di lungo corso e di specchiata onestà, morale e intellettuale. Sulle questioni di fede è allineata al magistero della Chiesa. Sulle scelte politiche risponde al cervello e alla coscienza dei suoi editori (la Compagnia di San Paolo) e giornalisti. Ha criticato il governo Prodi sui Dico, ora critica il governo Berlusconi per le tendenze fascistoidi e xenofobe, oltrechè per le violazioni della legalità e della Costituzione (che persino in Pakistan portano alle dimissioni forzate del presidente). Insomma è un’ottima cartina al tornasole per misurare il rapporto fra i nostri politici e la libertà di stampa. Che, per lorsignori, corrisponde alla libertà di applauso. La critica non è ammessa, né a destra né a sinistra.

Il 9 giugno scorso F.C. critica il Pd per le ambiguità sulle questioni etiche. Franco Grillini la tratta come serva del Vaticano: “F.C. si allinea alle posizioni più reazionarie della gerarchia vaticana sposando la politica della diffamazione e dell'insulto verso gli omosessuali”. Zanda: “Espressioni cattive, violente e ingiuste. Non le usa nemmeno il più duro degli avversari politici. Sono mortificato e addolorato”. Soro: “Editoriale inaccettabile, settimanale fazioso, non fa un buon servizio ai cattolici”. Marini: “La posizione di F.C. è sbagliata, ingenerosa e inaccettabile. Noi cattolici democratici non siamo sotto tutela”. Fioroni: “Non vorrei che F.C., rimpiangendo vecchi schemi, chiedesse il restauro di una corporazione cattolica bonsai”. Vita: “Che senso ha un attacco così aspro? Anche F.C. partecipa alla contesa politica?”. Vita non spiega che c’è di male se un giornale partecipa alla contesa politica. Poi, due mesi dopo, difende F.C. quando la stessa accusa - “fare politica” - la lanciano i berluscones a proposito dell’allarme sul “nuovo fascismo” e il Vaticano la scomunica: “La libertà d'informazione non può essere messa in discussione. Neanche dalla Chiesa. E' alquanto discutibile che vi sia stato un intervento che, al di là delle intenzioni, non può che apparire come censorio. Tra l'altro le opinioni liberamente espresse da F.C. riflettono evidentemente un sentimento diffuso in ampi strati del Paese, sia tra i credenti che i non credenti. E' curioso che spesso F.C. venga presa come esempio editoriale, ma quando fa riflessioni un po’ scomode va ridotta al silenzio”. Ecco, appunto.

La stessa smemoratezza mostrano i berluscones, a parti invertite. Quando F.C. criticava Prodi, Il Giornale della ditta titolava compiaciuto: “Anche F.C. contro il governo”. Ora, forse per dimostrare che il fascismo sta tornando davvero, sbatte in prima pagina il seguente titolo: “Famiglia cristiana sfruttava i figli dei poveri”. James Bondi; ancora cinque mesi fa, scioglieva peana: “F.C. ha il merito di prendere atto che in Italia esistono i centristi, ma non esiste un centro cattolico. Il che equivale da un lato a riconfermare la fine di ogni residuale idea di partito unitario cattolico, e dall'altro lato ad apprezzare l'evoluzione bipolare indelebile per la discesa in campo di Berlusconi e le scelte del Pd” (12 marzo 2008). Ora invece sostiene che F.C. è “catto-comunista”, ha “un’antipatia viscerale per Berlusconi”, “ha perso il rapporto con il popolo, credenti e parrocchie”, “prende lucciole per lanterne”, insomma “danneggia la Chiesa”.

Poi c’è Maurizio Lupi, l’onorevole ciellino che la sera di Pasqua scortava Magdi Allam per la conversione a favore di telecamera. Il 19 maggio F.C. chiede di rivedere la legge 194. Lupi si spella le mani: “Condivido pienamente l'appello lanciato da Famiglia Cristiana”. Poi F.C. critica il governo Berlusconi e riecco Lupi, riveduto e corretto: “F.C. ha un continuo pregiudizio contro il nostro esecutivo… Un attacco come questo me lo sarei aspettato da Liberazione o dal Manifesto, non da un giornale cattolico… Spiace che un simile orientamento sia espresso da un settimanale cattolico che sembra sempre più allineato sulle posizioni dell’Unità o del Manifesto invece di trasmettere messaggi per la costruzione del bene comune… Il settimanale è ondivago: un giorno attacca il Pd, l’altro il Pdl, insomma dà un colpo al cerchio e uno alla botte”. L’idea che sia semplicemente un giornale libero non lo sfiora neppure. E’ la Casa delle Libertà.

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The Guardian, sul neofascismo Famiglia Cristiana ispirata da Papa.

Italia: Silvio Berlusconi sotto attacco dopo che il Papa sembra lanciare l’allarme sul ritorno del fascismo.
I ministri sulla difensiva dopo la condanna al razzismo dell’angelus.
Una rivista critica gli attacchi ai Rom ed agli immigrati.

(John Hooper - The Guardian | via Italia dall'estero)) Ieri il governo di Silvio Berlusconi è stato molto occupato nel limitare i danni, dopo che papa Benedetto si era mostrato propenso a condividere come autorità morale i timori riguardanti il pericolo di un ritorno del fascismo in Italia, sotto la guida della politica fortemente orientata a destra del magnate.

Nella sua tradizionale omelia domenicale, il pontefice cattolico ha espresso la preoccupazione nei confronti dei “recenti esempi di razzismo” ed ha ricordato ai cattolici che é loro compito guidare il prossimo nella società lontano da “razzismo, intolleranza ed esclusione [degli altri]“.

In un qualsiasi altro momento le sue osservazioni avrebbero potuto essere considerate come nient’altro che una riaffermazione della dottrina cattolica. Ma sono capitate proprio nel bel mezzo di un furioso dibattito riguardante un editoriale pubblicato dal settimanale cattolico più venduto in Italia, Famiglia Cristiana.

Nell’editoriale di venerdì, dove si condannavano le recenti azioni del governo contro gli immigrati ed i Rom, il settimanale ha detto che bisogna sperare che il fascismo non stia “riemergendo nel nostro paese sotto nuove forme”. La critica è stata accolta come un’offesa dai sostenitori di Berlusconi, molti dei quali sono ferventi cattolici.

Il capogruppo parlamentare al Senato, Maurizio Gasparri, ha annunciato di voler fare causa al sacerdote e direttore resonsabile di Famiglia Cristiana, mentre il sottosegretario alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi, ha accusato la rivista di “pregiudizio” ideologico.

In uno sforzo per calmare le acque il portavoce del Vaticano ha sottolineato che Famiglia Cristiana non era autorizzata a parlare a nome del papa o della la Conferenza Episcopale Italiana - cosa che il giornale non ha mai preteso di fare, come riporta lo stesso editore. Le osservazioni del Papa sono state interpretate dai critici di Berlusconi come un segnale che indica come il Vaticano non voglia prendere le distanze dalle opinioni di Famiglia Cristiana. Benedetto ha citato nel suo angelus la storia tratta dai vangeli che racconta del’incontro di Gesù con una donna pagana e di come egli superò le sue esitazioni iniziali compiendo un miracolo per sua figlia.

Il Papa ha detto: “Una delle più grandi conquiste dell’umanità è il superamento del razzismo. Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi paesi nuove manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale”.

Il sottosegretario alle politiche per la famiglia di Berlusconi, Giovanardi, ha respinto l’idea che le parole di Benedetto fossero dirette al governo. “Il Papa ha una prospettiva globale” ha detto. “Non stava parlando dell’Italia”.

Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, ha ammesso che il Papa “stava senza dubbio parlando al mondo intero”. Ma ha aggiunto: “E quindi anche all’Italia in cui, mi spiace dirlo, ci sono molti segnali di razzismo che ci turbano e che non si possono nascondere”.

Incalzato dagli alleati della Lega Nord anti-immigrazione, Berlusconi ha ordinato la linea dura contro il crimine e contro coloro che il suo Governo ritiene principalmente responsabili per esso, gli immigrati clandestini. Questo mese il governo di Berlusconi ha inviato le truppe per le strade per combattere una presunta ondata di crimine di cui ritiene responsabili soprattutto gil immigrati clandestini ed i Rom. Le cifre del Ministero degli Interni indicano che più di un terzo degli arresti effettuati dalla polizia lo scorso anno erano di stranieri.

L’immigrazione clandestina è stata resa un reato, ai sindaci sono stati dati nuovi poteri sulla sicurezza e le espulsioni sono state aumentate. In giugno Famiglia Cristiana ha definito “indecente” il programma di governo per rilevare le impronte digitali dei bambini Rom. Finora i rappresentanti della chiesa sono stati molto più schietti del partito di opposizione di centro sinistra nel criticare le politiche del governo.

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lunedì 18 agosto 2008

“Famiglia Cristiana” e l’eterna ambiguità democristiana.

(il blog del solista) Il recente articolo di “Famiglia Cristiana”, che ha rilanciato contro Berlusconi e il suo governo le solite, comiche accuse di fascismo deliziando i soliti intellettualetti paracomunisti di “Repubblica” e della Rai, mi sembra un contributo prezioso al chiarimento della nostra vita politica, da troppo tempo inquinata dall’eterna ambiguità di tanti reduci della democrazia cristiana. Esso infatti ricorda ai tanti nostri politici inclini all’amnesia quanto sia insidiosa e precaria l’alleanza con certe forze cattoliche.
Sarebbe ovviamente molto facile ricordare a “Famiglia Cristiana” quanto poco siano qualificati a dare lezioni di antifascismo gli esponenti di un movimento cattolico che, come ha così bene documentato già cinquant’anni fa Ernesto Rossi col suo ottimo saggio “Il manganello e l’aspersorio”, col fascismo e col Duce, definito “Uomo della Provvidenza” dal papa dell’epoca, ha collaborato strettamente per quasi tutto il ventennio della dittatura.

Ma, lasciando agli accademici queste dispute storiche, qui vorrei cercare di capire perché, in tanti politici cattolici interni ed esterni alla Democrazia Cristiana, la tara dell’ambiguità sia stata e sia così diffusa.

Questa tara ha anzitutto profonde ragioni psicologiche. Chi vede nelle gerarchie ecclesiastiche la fonte suprema della saggezza morale e politica è fatalmente portato a privilegiare quest’alleanza prioritaria ed a considerare gl’incontri e gli scontri politici come vicende subordinate e contingenti. Qui hanno le loro radici le formule ambigue ed eloquenti dei massimi dirigenti democristiani: dalle “convergenze parallele” con cui Aldo Moro proponeva l’alleanza con i comunisti al “compromesso storico” ed alla “teoria dei due forni” di Giulio Andreotti. Ma ci sono anche realtà ecclesiastiche da cui certe ambiguità derivano.

Anzitutto va tenuto presente l’humus parrocchiale in cui si radica il diffusissimo settimanale che oggi accusa il Centro Destra e il Governo Berlusconi. Pochi ricordano che già cinque anni “Famiglia Cristiana” diffuse i risultati di una vasta indagine sugli orientamenti politici del clero cattolico.

Era un sondaggio d’opinione interessante non solo per i dati che forniva sul calo della partecipazione della popolazione alla vita religiosa, anche se si tratta di dati impressionanti: gli 800 preti interpellati (un campione ampiamente rappresentativo) valutano al 26% la riduzione della presenza dei giovani nella vita religiosa, al 18% il calo della loro frequenza (già bassissima) alla messa e addirittura al 49,1% il calo del ricorso alla confessione, che è notoriamente il cardine del potere ecclesiastico sulla mente dei fedeli.

Ma l’indagne era interessante anche e soprattutto perché dimostra il grave errore strategico compiuto dalle dirigenze del Centro-Destra con le loro scelte di allineamento e subordinazione al mondo clericale e, dall’altro, conferma l’esiguità dell’influenza ecclesiastica sulle scelte politiche dell’elettorato italiano.

L’indagine, infatti, ha svelato che, mentre quasi il 30% dei preti italiani dichiara di appoggiare la Sinistra o il Centro-Sinistra, solo l’11,4% si dichiara a favore della Destra o del Centro-Destra, ed oltre il 48% esprime un’ovvia nostalgia per la defunta Democrazia Cristiana, dichiarandosi a favore di un fantomatico Centro che, peraltro, non esiste nel panorama politico italiano e può tutt’al più trovare una vaga rispondenza nominalistica nei partitini di Buttiglione o di Mastella. Già cinque anni fa, dunque, era chiaro che gli sforzi tenaci di Berlusconi e Fini per assicurarsi l’appoggio delle forze clericali e dei loro corteggiatissimi parroci erano servirti solo a raccattare il tiepido appoggio di poco più d’un decimo di quei parroci, che viceversa si proclamavano tre volte più vicini alla Sinistra e al Centro-Sinistra e cinque volte più interessati alla creazione di un nuovo partito da loro più direttamente controllabile, come la vecchia DC. E l’influenza di questo clero sugli elettori risultava minima, dato che essa non aveva di certo trascinato su posizioni sinistresi o centriste la maggioranza schiacciante dell’elettorato. Infine, anche la lotta feroce tra clerico-forzisti e clerico-finiani per assicurarsi il sostegno elettorale del Vaticano e dei suoi parroci appare, alla luce di questi dati, come una sorta di rissa tra vecchie madame per il possesso di un diamante falso.

A questi dati si deve aggiungere che i coccolatissimi e prediletti dirigenti cattolici del Centro Destra si sono dimostrati regolarmente inaffidabili: è arcinoto infatti che il ribaltone e il conseguente crollo del primo Governo Berlusconi furono architettati e promossi da Rocco Bottiglione e che la lunga paralisi della Rai è stata, in larga misura, opera dei giochini ambigui di Casini e di Follini.

A questo punto, l’inconsistenza e l’assurdità della strategia clericaleggiante delle dirigenze di Forza Italia, della Lega e di Alleanza Nazionale appaiono più che evidenti: il successo del PdL non si è realizzato mediante, ma nonostante l’influenza del Vaticano e dei parroci sull’elettorato. E simmetricamente appare evidente quanto enorme sia stato l’errore, imposto dai furrrbi, furrrbissimi consiglieri clericaleggianti di Berlusconi e Fini, di emarginare le forze liberali all’interno e all’esterno di Forza Italia e di Alleanza Nazionale.

La tragicomica, recente sortita di “Famiglia Cristiana” sul “pericolo fascista” costituito dal PdL ci dice che, purtroppo, le posizioni di certi ambigui ambienti cattolici non sono cambiate: anzi sono semmai peggiorate. Quella che è cambiata, per fortuna, è invece la posizione di Berlusconi verso gli alleati di stampo clericale, un tempo prediletti. Così, non è stato di certo un caso che il Governo oggi in carica, non a caso tanto efficiente e tanto apprezzato dagli italiani, abbia escluso in larga misura i clericali 18 karati aprendo invece le porte a vari laici di provenienza socialista.

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Polemiche. Cattolici e alleanze spregiudicate.

(Chiara Saraceno - La Stampa) Non ci si dovrebbe sorprendere che Famiglia Cristiana critichi il governo per la mancanza di una politica di contrasto alla povertà e più in generale per una diffusa indifferenza, quando non criminalizzazione dei poveri. O che denunci una diffusa indifferenza per le difficoltà quotidiane delle famiglie con redditi modesti. Queste alla ripresa autunnale si troveranno alle prese non solo con gli aumenti degli alimentari di base, delle tariffe della luce e del gas, ma anche delle rette nei nidi e nelle scuole materne e magari di qualche taglio alla già scarsa assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti. Le ristrettezze di bilanci locali falcidiati, tra l’altro, dall’eliminazione dell’Ici possono infatti essere compensate solo fino a un certo punto dall’eliminazione di sprechi e inefficienze. La difesa dei più poveri e dei più fragili dovrebbe essere la prassi normale di una rivista d’ispirazione cattolica. Ciò che sorprende è che lo faccia solo ora. Dopo mesi e mesi in cui il tema più caldo su cui l’autorevole rivista ha battuto con una sistematicità e un vigore (spesso anche livore) degni di miglior causa è stato la difesa della «famiglia tradizionale», tout court definita come naturale. E la denuncia della pericolosità dei pochi difensori di una cultura laica che ancora osano parlare nel nostro Paese. Chi oggi si stupisce e si offende per la violenza delle accuse era ben contento quando dagli stessi pulpiti, e talvolta dalle stesse persone, chiunque avesse una visione meno univoca della famiglia e dei rapporti tra le persone, meno apodittica sulle questioni che riguardano la vita e la morte, veniva e viene tacciato d’immoralità e malafede. Quando non veniva identificato come pericoloso per gli stessi fondamenti del vivere sociale.

Sul ruolo di defensor fidei e defensor ecclesiae della destra si è giocata, da ambo le parti, una partita non limpida in cui ciascuno ha pensato di usare l’altro. Subito dopo la formazione del governo, c’è stata la delusione per la mancanza di «ministri riconoscibilmente cattolici», espressa anche da Famiglia Cristiana. Le corrisponde specularmente oggi la delusione dei politici al governo per le critiche della rivista. Essi si vedono sfuggire una legittimazione che avevano creduto di aver conquistato durevolmente con la promessa (esplicitata formalmente anche da Berlusconi all’atto della sua prima visita in Vaticano) di non toccare il diritto di famiglia e di «compiacere la Chiesa» in tutte le norme che riguardano i temi di bioetica.

In realtà, ciò che i politici italiani di destra, sinistra e centro non sembrano capire è che le istituzioni cattoliche in Italia, con tutte le loro anche importanti differenze, condividono la pretesa del monopolio di definizione dei valori e delle norme appunto sulle questioni che riguardano la famiglia, la sessualità, l’origine e la fine della vita. Su questo sono disposti anche alle alleanze più spregiudicate e a giustificare ogni forma di doppia morale, oltre che a far cadere governi. Sul resto, si tengono le mani libere e possono far valere le proprie differenze.

Proprio perché la Chiesa cattolica ha vinto nella partita più importante, quella della famiglia e dei temi bio-etici, per altro anche con la connivenza di un centro-sinistra impaurito e afono, Famiglia Cristiana può oggi dare voce alla sua anima più sociale. Meglio questo che nulla. Ma non facciamone una sorta di paladino della libertà e della democrazia, neppure quando usa parole forti e forse fuori luogo, come l’accusa di fascismo. Soprattutto spero che l’opposizione non la usi per cercare di (ri-)legittimarsi. Sarebbe ben triste e rischioso per la nostra democrazia che, dopo aver di fatto delegato alla Chiesa e ai cattolici (in primis a quelli del Pd) la definizione dei limiti della laicità, ora l’opposizione delegasse a Famiglia Cristiana la critica all’azione del governo.

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domenica 17 agosto 2008

El Pais. La filosofia berlusconiana.

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La traduzione di un articolo del quotidiano spagnolo "El Pais" dal titolo "Verso la berlusconizzazione dell'Europa".

"Il giornalista Indro Montanelli, che era di destra, si sbagliò a pronosticare che l'elezione di Berlusconi sarebbe stata utile. “Quell'uomo è una malattia: solo si cura con un vaccino. Una buona iniezione del Cavaliere come primo ministro per immunizzarci”. Nonostante, il popolo italiano lo ha votato non due, ma tre volte. “Il popolo” ammira quest'uomo. Montanelli si sbagliava anche ad insistere che “gli italiani non sono capaci di andare a destra senza il manganello”, facendo riferimento al fascismo. Questa destra berlusconiana non ha bisogno di manganelli, ha le televisioni.

Se la demagogia è la degenerazione della democrazia, accettiamo che l'Italia berlusconiana è il regno di tutte le demagogie possibili. Crisi economica, spazzatura a Napoli, crimine organizzato, corruzione ai livelli più alti. Però il nuovo governo italiano ha identificato immediatamente le cause di tutti i mali del Paese: gli immigrati e i bambini rom. Spero che le decisioni conseguenti non si prendano con il fine di raddrizzare l'Europa, come ha dichiarato il Cavaliere, che l'ha incontrata cambiata dopo due anni di assenza. “Un Europa senza Tony Blair, Aznar, Chirac e me stesso ha perso personalità e protagonismo ed è retrocessa”. Più chiaro di cosi è impossibile.

Quando Silvio Berlusconi promette di raddrizzare l'Europa, ciò significa, nel suo vocabolario, che in Italia si sono già raggiunti gli obiettivi proposti. Aveva una ricetta per il Paese e l'ha applicata. Desiderava un Paese senza norme, senza spirito critico, con individui addormentati in una passività carente di significato. E lo ha raggiunto in due decenni. Un progetto nato con la creazione del suo impero mediatico. Con il controllo dei mezzi di comunicazione, gli è stato facile ottenere il consenso che numerosi politici sognano. Quando Berlusconi parla di Europa, le sue parole si prendono alla leggera. Di fatti, con il suo colorito linguaggio, fa sembrare tutto meno serio di quello che è. Razzismo, xenobofia e maschilismo si trasformano in opinioni, in scherzi. E' la stessa tecnica che si utilizza da sempre nei suoi media: abituare la gente a quel tipo di discorsi fino a farli diventare normali. Si cerca di evitare gli ostacoli. La democrazia deve perdere tutta la sua forza. Si deve ammalare. Bisogna eliminare qualsiasi possibilità di difesa, che a volte si appoggia esclusivamente nell'uso di un linguaggio cortese, rispettoso verso il prossimo. E' il linguaggio che Berlusconi e chi gli sta attorno definiscono con disprezzo “politicamente corretto”.

Per questo, quando Berlusconi parla di raddrizzare l'Europa, bisogna prenderlo sul serio. Si è reso conto delle difficoltà di adattare l'Italia alle regole del gioco europeo e, in vista di ciò, ha deciso di adattare l'Europa al modello italiano. Adattare la realtà alla sua misura. Se ha funzionato in Italia, perché non tentare di “esportare” il modello in tutta Europa? In fondo è un grande imprenditore. E sta cercando imitatori. Chi credete che sia Sarkozy, se non un alunno della scuola di Berlusconi? Quello è il sogno del Cavaliere: un Europa a sua immagine e somiglianza.

La questione della immigrazione potrebbe essere un buon esempio per dimostrare che l'Europa sta diventando ogni giorno più berlusconiana. Il berlusconismo è un modo di analizzare il mondo, un autentica filosofia. Invece di affrontare il problema con serietà, basta lanciare alcuni slogan. Per gli immigrati irregolari, leggi rigorose. Il carcere, per esempio. Vogliamo spiegare al popolo la paura che può infondere l'idea di alcuni anni in prigione ad una persona che è disposta a morire per sfuggire dalla fame e dalla persecuzione?

Per far fronte alla caduta libera della sua popolarità, Sarkozy propone la creazione del bunker europeo: blindare l'Unione per lasciare fuori l'immigrazione indiscriminata. Una delle quattro priorità per i sei mesi di presidenza francese dell'Unione Europea. Il suo “contratto d'integrazione” è, in questo senso, un capolavoro, l'apoteosi della demagogia. Una dimostrazione del berlusconismo ad alto livello. L'idea che qualcuno possa integrarsi solo per aver firmato un contratto è un prodotto di un immaginazione che non sa, ne cos'è l'immigrazione ne cosa significa la povertà. Molti anni fa, quando collaboravo con la chiesa di Tànger in Marocco, fui testimone da una quantità di persone disposte a convertirsi al cattolicesimo in cambio di un visto per entrare in Spagna. Se la gente è disposta a cambiare religione, perché non dovrebbe firmare un foglio di carta?

In situazioni estreme, le persone sono disposte a firmare tutti i contratti possibili, e accettare infinite umiliazioni, ma è evidente che questo non risolve la situazione sull'immigrazione ne il disagio della popolazione locale. In un mondo globalizzato, affrontare la questione dell'immigrazione con slogan e demagogia può aumentare la popolarità di chi la utilizza, però non aiuta a risolvere nulla.

Solo con una visione aperta del mondo e accettando la realtà attuale potremmo sconfiggere il vero male: la povertà. Chiudere le porte dell'Europa è una fantasia, una grande bugia. Al contrario, il berlusconismo, che sta invadendo il vecchio continente, è una realtà consolidata; il problema è “la sua capacità di mentire così commovente– come diceva Montanelli – perché il primo a credere alle sue bugie è proprio lui”.

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Vieni avanti, Frattini.

Foto di albissola.com da flickr.com
(Marco Travaglio - L'Unità) Se non fosse per un paio di esternazioni polemiche delle opposizioni, l’assenza di Franco Frattini al vertice dei ministri degli Esteri europei sarebbe passata del tutto inosservata. Com’è noto, mentre i colleghi discutevano della guerra russo-georgiana, il cosiddetto capo della nostra diplomazia rosolava su un atollo delle Maldive. Ma nessuno dei colleghi aveva avvertito la sua mancanza. Non che sottovalutino il peso internazionale dell’Italia: è noto che il regime fasciostalinista di Putin ha nel nostro governo il più servile alleato. Il fatto è che, nonostante i due anni trascorsi da Frattini alla Farnesina e i tre alla Commissione europea, nessuno sa chi sia. Quando lo vedono aggirarsi per i corridoi dell’Europarlamento con l’aria assente, tipica dei suoi momenti di massima concentrazione, lo scambiano per un rappresentante della Folletto e lo congedano con un glaciale: “Giovanotto, abbiamo da fare e gliel’abbiamo già detto mille volte: nessuno qui ha bisogno di un aspirapolvere”. E quando tenta di sedersi al tavolo al posto dell’Italia, c’è chi gli infila una banconota da 5 euro nel taschino e lo accompagna alla porta. Figurarsi se l’altroieri qualcuno ha notato che Frattini non c’era e ha intimato: “Ragazzi, sia chiaro: finchè non arriva lui, non si decide nulla”. Al posto dell’Italia s’è seduto un anziano signore occhialuto e con la gobba, Enzo Scotti, che tutti hanno scambiato per Andreotti congratulandosi per il continuo ricambio generazionale della classe politica italiana e soprattutto perché il governo Berlusconi ha trovato un ministro che sa dov’è l’Ossezia.

Intanto Frattini chiamava e richiamava dall’atollo, senza riuscire a prendere la linea. Quando finalmente ce l’ha fatta e ha detto dov’era, una gentile segretaria gli ha spiegato che lo sportello viaggi del Parlamento europeo era chiuso. Lui ha obiettato: “Ma sono un ministro degli Esteri Nato”. Allora la signorina non ci ha più visto e l’ha liquidato in malo modo: “Sì, e io sono un ministro degli Esteri morto”. L’unico che l’ha preso sul serio è Johnny Raiotta, che gli ha regalato cinque minuti di Tg1 per spiegare che “le moderne tecnologie (cioè i telefoni, peraltro inventati oltre un secolo fa, ndr) accorciano le distanze”, per cui lui può fare tranquillamente il ministro degli Esteri dell’Italia dalle Maldive e, telefonando dalla spiaggia, “contribuire in modo decisivo a formare la posizione dell’Europa”. All’insaputa dell’Europa, s’intende. Più che un ministro, è il vuoto pneumatico, l’aria che cammina. Non per nulla - informa il sito della Farnesina - “pratica gli sport invernali, già maestro di sci alpino ed ha profonda conoscenza della montagna e della realtà naturale e geomorfica alpina” ed è stato presidente della “Commissione Scuole e Maestri di Sci”: nessuno è mai riuscito a pronunciare meglio di lui concetti profondi come “corpo a valle”, “piega le ginocchia”, “scendi a uovo”, “fammi lo spazzaneve”. Li esprime con la stessa aria pensosa, il ditino poggiato sul mento, le sopracciglia aggrottate, con cui ai vertici internazionali, le rare volte in cui lo fanno entrare, contribuisce in modo decisivo a formare la posizione dell’Europa: di solito, proponendo di aprire le finestre per cambiare un po’ l’aria. Con quella fronte inutilmente spaziosa, Frattini sembra fatto apposta per la penna di Fortebraccio.

Ogni tanto, alla Farnesina, si ferma un’auto blu e non ne scende nessuno: è Frattini. Fu così già nel reparto maternità della clinica di Roma dove nacque nel 1957, ovviamente all’insaputa dei genitori e dell’ostetrica. In fondo è bello avere agli Esteri un ministro ignoto ai più, soprattutto a se stesso: almeno lui evita le figuracce che fanno i suoi colleghi. Non dice mai nulla, ma lo dice benissimo. E, soprattutto, è sempre all’oscuro di tutto. Nel 2004 apprese a Porta a Porta che, in Irak, avevano ammazzato Fabrizio Quattrocchi (alla Farnesina lo sapevano da due ore, ma si eran dimenticati di avvertirlo) e dai tg che avevano assassinato in Arabia Saudita il cuoco Antonio Amato. Dopo questi trionfi il Cainano lo spedì alla Commissione europea, dov’era stato appena bocciato Buttiglione per le sue idee sulle donne e i gay: impossibile che bocciassero anche Frattini, visto che lui di idee non ne ha mai avute. È come il ficus: non disturba, non sporca, fa la sua figura, dove lo metti sta. E, last but not least, ha “profonda conoscenza della realtà geomorfica alpina”. Ma ora, alle Maldive, si fa una cultura anche in materia di barriere coralline. Uno statista completo, alpestre e marino. Si potrebbe lasciarlo tranquillamente lì, a telefonare dall'atollo, per cinque anni. Almeno finchè qualcuno non l'avvertirà che è il ministro degli Esteri.

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sabato 16 agosto 2008

Nomadi. Monsignor Fisichella: Impronte a bimbi rom non e' discriminatorio.

Monsignor Rino Fisichella (ultimo a destra) assieme al Cardinal Ruini e marcello Pera, ex Presidente del Senato.

Da 'Famiglia Cristiana' solo una provocazione.

(Apcom) Giusto prendere le impronte ai bambini rom. "L'obiettivo delle impronte è di portare i bambini rom a scuola, e le impronte sono l'unico modo per capire chi sono e chi non sono. Questo è conforme alla dignità della persone nel momento che non diventa discriminatorio, se è fatto nei confronti di un solo gruppo": parola di monsignor Rino Fisichella, rettore della Università Lateranense, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e cappellano di Montecitorio.

"Purtroppo abbondano le strumentalizzazioni politiche - dice in una intervista al 'Messaggero' - rimprovero alla politica di strumentalizzare la Chiesa. Si tende ad avere dell'insegnamento cattolico una visione parziale e non si vede l'orizzonte globale. Sicchè il contenuto del messaggio alla fine sfuma".

Per Fisichella inoltre "è evidente che l'immigrazione clandestina è un reato; la Chiesa non difende l'immigrazione clandestina come fenomeno in sè. Semmai - spiega - difende le persone che una volta che sono sul territorio hanno dei diritti. Non si possono ributtare in mare, occorre dare loro sostegni".

Il vescovo entra anche nella polemica che da giorni coinvolge 'Famiglia Cristiana' e il Governo. La paura di un ritorno in Italia del fascismo? "Mi pare fuori dalla storia, uno slogan fuori luogo, forse solo una provocazione. È però - conclude Fisichella - un giudizio espresso da una testata che ha tutta la libertà di farlo. Ci può essere chi è d'accordo e chi no. Nel dibattito pubblico ognuno dice la sua e sarà poi il lettore a farsi una sua opinione".

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L'italietta della destra. Quei soldati di Maroni come le vacche di "anni Ruggenti".


Un brano del Film "Anni Ruggenti".
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Antefatto.
(Redazione) Nel leggere questi due articoli mi è venuto in mente un film degli anni '60 diretto da Luigi Zampa; "Anni ruggenti" con un cast di tutto rispetto tra cui vanno segnalati Nino Manfredi, Gino Cervi, Gastone Moschin, Rosalia Maggio e la procace Angela Luce. E perchè si chiederà qualcuno di voi più curioso. In una scena del film Nino Manfredi, un assicuratore scambiato per un funzionario fascista in ispezione, viene scarrozzato dal Podestà Gino Cervi e dal Federale Gastone Moschin nelle adiacenze di una cittadina in visita a delle fattorie modello. Per farle apparire tenute bene e pasciute, il bestiame, sempre quello, viene trasportato da una fattoria all'altra nel tentativo di imbrogliare le carte. ma il trucchetto non passa inosservato ed il nostro Nino Manfredi falso funzionario sgama il trucco grazie alle corna di una vacca cresciute storte e che se la ritrova in tutte le fattorie visitate. Morale: questa destra ci sta imbrogliando e lo dichiara pure, basta leggere le dichiarazioni di Maroni che trovate qui sotto e che sia incapace di nasconderlo lo si evince leggendo il secondo articolo che parla dei militari distaccati a Milano. Che la destra abbia sempre sognato i militari per strada è storia vecchia ma che voglia ancora giocare ai soldatini nel 2008 è grottesco... Povera Patria!
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Il bilancio del ministro dell'Interno, reati in diminuzione "Ma non è merito di Amato". Lotta alla violenza negli stadi. Maroni: "Aumentano le espulsioni. Esercito, il piano funziona".
(Alberto Custodero - La Repubblica) "Pronti i regolamenti della riforma dei servizi segreti, sta nascendo la nuova organizzazione del Dis, che coordina le due intelligence, civile e militare. "Tolleranza zero" negli stadi: è stato istituito un Comitato tecnico per le manifestazioni sportive del quale farà parte anche il servizio segreto civile. Grazie al fattore C (clima), si sono ridotti drasticamente gli incendi. Raddoppiano gli sbarchi a Lampedusa, ma aumentano le espulsioni.

Sono queste le principali novità annunciate al Viminale dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. Il ministro Maroni non ha presentato però i dati sull'andamento della criminalità, che registrano nel secondo semestre un calo del 10 per cento. A chi gli ha fatto notare che questa diminuzione non giustificherebbe forse lo stato di allarme sicurezza pubblica, cavallo di battaglia del governo, Maroni ha risposto così. "Mi riservo di capire gli effetti delle misure che noi abbiamo messo in atto".

C'è stato un calo, ha ammesso, ma secondo il ministro non è grazie ai "patti per la sicurezza" firmati dal suo predecessore Giuliano Amato. "I patti per la sicurezza - è stata la frecciata di Maroni al governo Prodi - sono rimasti tutti sulla carta, tranne quelli attuati da noi come quello di Milano. Il calo è dovuto a tanti fattori, ad esempio il venire meno dell'effetto negativo di crescita della criminalità dovuta all'indulto. Quel picco del 2007 non c'è più anche perché molti sono tornati in carcere".

I militari nelle città. Il Ministro ha invece voluto "sottolineare" i dati relativi ai primi 10 giorni di impiego dei soldati comparsi nelle grandi città il 4 agosto. "Nei primi dieci giorni - ha detto il ministro - si possono già segnalare alcuni risultati significativi: sono state arrestate 37 persone di cui 33 extracomunitarie per reati predatori (spaccio di droga, violenza e resistenza a pubblico ufficiale), 37 persone sono state denunciate, di cui 24 cittadini stranieri, 3805 persone sono state identificate, e 1139 veicoli sono stati controllati, 10 dei quali sequestrati". "E' la dimostrazione - ha commentato Maroni - che è stata una operazione utile a garantire maggiore sicurezza, l'hanno percepito bene i cittadini al di là di qualche polemica un po' strampalata".

Terrorismo. Fra maggio, giugno, luglio e la prima metà di agosto, sono stati arrestati importanti "esponenti" in Italia che possono in qualche modo essere ricondotti al terrorismo internazionale. Maroni: "Stiamo monitorando questo settore con grande attenzione sia per il terrorismo di matrice islamica, sia per quello interno".

Criminalita organizzata. La relazione del capo della polizia, Antonio Manganelli, fatta in mattinata al Viminale, dimostra una grande attività di contrasto alla criminalità organizzata. Il ministro dell'Interno ha "segnalato la cattura di numerosi latitanti dal primo gennaio a oggi (86), e negli ultimi giorni la cattura di 4 compresi nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi". A questo proposito, si registra il primo bilancio della collaborazione con la polizia romena, iniziata il 29 maggio, che "proprio il 12 agosto - ha riferito Maroni - a portato alla conclusione di un'operazione con l'arresto di 10 cittadini romeni responsabili di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione".

Immigrazione clandestina. Sono raddoppiati gli sbarchi in Italia nel periodo gennaio luglio 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007, ma a questo dato ha fatto riscontro "una più efficace azione di espulsione". Le espulsioni effettuate nei primi 7 mesi del 2008 rispetto al '07 sono aumentate del 15 per cento. I respingimenti del questore hanno registrato un più 25 per cento, le riammissioni più 5 e i rimpatri con voli charter più 57,7.

L'unica percentuale con segno meno, ha osservato il titolare del Viminale, è relativa ai respingimenti alla forntiera, meno 29 per cento, "ma ciò è dovuto - ha spiegato Maroni - all'ingresso nell'area Schengen di vari paesi come Slovenia, Malta, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lettonia, Estonia, Lituania, e Polonia". Le politiche di respingimento e di espulsioni - ha annunciato Maroni - "diventeranno più efficaci quando il ddl sulla sicurezza sarà definitivamente approvato".

Incendi. Anche grazie a fattori climatici favorevoli (il fattore C l'ha chiamato, scherzosamente, Maroni), si è avuta nei primi mesi 2008 una drastica riduzione degli incendi boschivi: meno 87 per cento per ettari di superficie bruciata a bosco, meno 77 per cento per ettari superficie non boscata. In totale, gli interventi dei vigili del fuoco e del corpo forestale dello stato sono diminuiti del 68 per cento.

Sicurezza stradale. Nonostante i tragici incidenti stradali delle ultime settimane, i dati della sicurezza stradale, per Maroni (che ha presentato statistiche fino al 31 luglio), "sono confortanti". Nei primi sette mesi dell'anno, sono stati sequestrati 1263 veicoli di cui 1138 a persone che guidavano in stato di ebbrezza alcolica e 125 sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. In maggio, giugno e luglio sono raddoppiati gli accertamenti al codice della strada. "Questa scelta ha portato alla riduzione del 10 per cento degli incidenti, del 10,8 per cento delle persone ferite e del 6 per cento delle persone decedute".

Maroni ha annunciato una collaborazione con la Commissione Europea che porterà all'utilizzo di fondi messi a disposizione dell'Italia "scarsamente utilizzati negli anni passati". Il commissario europeo Tajani ha detto: "Nell'anno della campagna per la sicurezza stradale dell'Ue, ho scelto come testimonial, insieme ai pompieri del Regno del Belgio, il campione di F1 Raikkonen per raggiungere l'impegno di dimezzare entro il 2010 le vittime sulle strade dell'Ue"

Il comitato per la sicurezza delle manifestazioni sportive. Si affianca all'Osservatorio che opera su questi temi con la funzione di un organismo tecnico che deve valutare con attenzione gli interventi da fare per garantire la sicurezza durante le manifestazioni sportive. "L'esperienza di questi anni - ha commentato Maroni - ci ha detto che a valle dell'Osservatorio serve un comitato che possa avere tutte le informazioni rilevanti e utili per dare indicazioni al capo della polizia di quali provvedimenti prendere". Ci sarà un rappresentante dell'Aisi, il servizio segreto civile, "per garantire la massima sicurezza dentro gli impianti sportivi e dentro gli stadi". "Anche su questo - ha ammonito Maroni - avremo tolleranza zero per chi va alla partita non per gustarsi l'evento sportivo, ma per altre finalità". "Già le cose sono migliorate moltto dopo l'omicidio del dottor Raciti, ma vogliamo intensificare i controlli e le azioni di dissuasione e repressione per garantire a chi va negli stadi di poterci andare in massima sicurezza".
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Soldati e polizia a presidio della Stazione Centrale di Milano.

Dove andate, bei soldatini?
(Cadavrexquis) Finalmente li ho visti. Ho visto quella che secondo il Caimano sarebbe la soluzione a quello che, sempre secondo lui, sarebbe il problema numero uno in Italia oggi, cioè la sicurezza. Oggi, a Milano, ho visto i soldati per strada, con le loro belle tute mimetiche, gli stivaloni e, insomma, tutto l'ambaradan che contraddistingue il soldato che si rispetti. Ne ho visti un paio, dicevo, davanti al Consolato degli Stati Uniti, in Largo degli Stati Uniti, che sono montati subito su una camionetta militare. Io ho continuato a pedalare verso il centro e quando sono arrivato in fondo a via Manzoni ho visto altri soldati. Ho aguzzato la vista e mi sono accorto che, no, mi stavo sbagliando, perché erano sempre gli stessi di prima, nella stessa camionetta. Chissà dove andavano, chissà dove si sono fermati. E' noto, infatti, che lo spiazzo davanti al Consolato degli Stati Uniti - da sempre iperpresidiato, con un gabbiotto per polizia e carabinieri sempre occupato - è il luogo ideale per commettere scippi e reati di vario genere, di quelli che rendono per l'appunto insicuri i cittadini e li spingono a votare per il Piduista Pelato. Così come lo è piazza del Duomo, che oggi aveva l'aria di essere l'unico luogo frequentato della città, pieno com'era di turisti che, probabilmente, si scippano e rapinano tra di loro. Quel manipolo di soldati mi è sembrato così surreale in un contesto simile da essere, in fin dei conti, rivelatore: dell'assoluta inutilità - perché sono talmente pochi rispetto alla presunta necessità di sicurezza - e della pantomima, con relativo culto delle apparenze, a cui si riduce gran parte dell'azione di questo governo.

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Ici: Bossi, Intendo introdurla di nuovo.

(Agr) Umberto Bossi, che ha tenuto il tradizionale discorso di Ferragosto a Ponte di Legno, nel corso della serata di ieri ha parlato della crisi in Georgia, legge elettorale e Ici. Il leader del Carroccio ha affermato in particolare che intende reintrodurre la tassa sulla prima casa, pur spiegando che di quest'ipotesi non ha ancora parlato nè con il minitro Tremonti nè con il premier Berlusconi. "Bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali - ha detto Bossi - a una forma di autonomia finanziaria, in cui loro stessi prendono direttamente le tasse".
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Ai giornali di partito contributi per un miliardo. In sette anni.

Giornali in Parlamento

(Panorama) Un miliardo e 22 milioni di euro. È la cifra che in sette anni (dal 2000 al 2006) la presidenza del Consiglio ha versato agli editori di giornali politici in contributi diretti. Lo rivela Panorama in un’inchiesta pubblicata sul numero in edicola da giovedì 14 agosto. Una cifra cresciuta a ritmi esponenziali: erano 106 milioni nel 2000, quasi 115 milioni nel 2001, 132 nel 2002, fino ad arrivare agli oltre 185 milioni del 2006. E nei prossimi tre anni l’esborso previsto è di 500 milioni di euro.

Finora, incassare il contributo è stato facile: bastava dichiarare la tiratura, presentare un bilancio e poi aspettare la liquidazione della fattura. Le vendite non sono indispensabili. Ma in autunno il sistema subirà una rivoluzione. Al Dipartimento per l’Editoria il trio composto da Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Mauro Masi sta lavorando a uno schema di regolamento che sarà presentato nei primi giorni di settembre (qui la bozza in .pdf).
Non sarà più la tiratura ma la diffusione certificata (vendite e abbonamenti) a stabilire l’importo dell’assegno. Questa semplice regola darà un taglio alle vendite in blocco delle copie stampate (oggi praticate da tutti i gruppi editoriali) e ai non isolati casi di giornali che esistono solo sulla carta e non hanno mai visto un’edicola o un giornalista regolarmente retribuito.

L’elenco dei beneficiati, spiega Panorama, è sterminato: giornali di partito, testate legate a movimenti politici, cooperative (vere e presunte) di giornalisti, quotidiani editi da società controllate da fondazioni o enti morali…
Qualche cifra? In sette anni l’Unità ha incassato 43 milioni; Libero 39,247 milioni; il Riformista 10 milioni (ma solo a partire dal 2003); Avvenire, quotidiano della Cei, testata ammessa dal 2001 , 6,3 milioni; Il Foglio oltre 25 milioni; il manifesto (cooperativa) circa 30 milioni; la Padania 28 milioni.
Né mancano casi eclatanti come La Discussione, giornale fondato da Alcide De Gasperi (15,148 milioni); Linea, organo del Msi-Fiamma tricolore (quasi 16 milioni); il Campanile nuovo, organo dell’Udeur, (quasi 6 milioni); o l’Opinione delle libertà, diretto da Arturo Diaconale (13,542 milioni).

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venerdì 15 agosto 2008

L'Italia razzista supera ogni limite e, per bocca del prefetto di Roma, lancia una proposta aberrante: perchè non usiamo i ragazzini Rom come schiavi?

(Roberto Malini - Gruppo EveryOne*) I movimenti razzisti hanno sempre fatto uso di immagini simboliche forti, utilizzate nella propaganda per porre in rilievo la presunta superiorità di una razza rispetto a quelle perseguitate. Qualche mese fa divulgai in un forum romano un manifesto publicitario del 1930, che presentava l'immagine di un giovane lustrascarpe nero intento a lucidare gli stivali di un uomo bianco. E' un paradigma, assai conosciuto negli ambienti neofascisti e intolleranti. A Monza, un agente di polizia obbliga i ragazzini Rom - secondo alcune testimonianze - a lustrargli gli stivali, in segno di sottomissione. Poi, li umilia con una mancia. Non mi giunge inattesa la proposta del prefetto di Roma Carlo Mosca: impiegare gli adolescenti maschi di etnia Rom nell'attività di lustrascarpe - "sciuscià" è stata la definizione del prefetto - davanti ai supermercati, simbolo dell'opulenza e del potere d'acquisto dell'italiano. Non dico che Mosca abbia prospettato quest'ipotesi, che umilierebbe i giovani Rom in perpetuo di fronte agli italiani, mettendoli in ginocchio davanti a loro e alla loro opulenza, simili a schiavi, con un proposito apertamente razzista. Affermo però che l'idea di Mosca - figlia naturale della cultura imperante, improntata al'odio razziale - rappresenterebbe la piena realizzazione di un progetto di annientamento morale delle nuove generazioni Rom, progetto che è in corso da tempo, nel nostro Paese. Ve lo immaginate, il ragazzino Rom dalla pelle scura, malvestito, macilento e malinconico prostrato davanti al coetaneo italiano dalla pelle bianca, ipernutrito ad hamburger, patatine e coca-cola e intento a pulirgli le scarpe, con le labbra vicine alla pelle sintetica delle sue Nike? Di fronte alle critiche - per la verità nemmeno troppo accese, di fronte a un abominio di intolleranza inimmaginabile fino a cinque anni fa, che fa il paio con il rilievo delle impronte digitali ai bambini 'zingari' - il prefetto di Roma ha risposto: ''Non mi rimangio una sola parola. L'importante è garantire il diritto di lavorare e creare un senso di responsabilità nuovo e l'idea deve essere condivisa con le comunità Rom. La mia proposta prevede ovviamente il rispetto delle leggi italiane sul lavoro, è una proposta che riguarda solo chi è sopra i 14 anni''.
Incredibilmente, alcune personalità politiche, anche di "sinistra" ("sinistra" oggi andrebbe sempre scritto fra virgolette), difendono l'ipotesi di Mosca. Il ministro ombra della Difesa Roberta Pinotti (Pd) commenta che a suo parere l'idea di Mosca esprime "il buon senso di chi conosce il tema dei Rom e lo ha approfondito". Poi però ci ripensa e afferma che "forse però Mosca ha usato un'immagine folkloristica, per sottolineare un'esigenza che mi sento di condividere: valorizzare le capacità di questi ragazzi che sono da sempre molto bravi nei lavori manuali". Un'affermazione assurda, perché i ragazzi Rom hanno le stesse potenzialità di tutti gli altri tanto nei lavori manuali che in quelli intellettuali e sarebbe opportuno consentire loro di compiere qualsiasi genere di studio, anziché diventare gli "schiavetti" dei bianchi italiani. Ma in quest'Italia che ha perduto anche il minimo rispetto dei diritti umani, persino il presidente della Croce Rossa Massimo Barra definisce l'idea di avvilire al rango di lustrascarpe gli orgogliosi ragazzi Rom come "un fatto positivo, al di là della terminologia, una proposta da apprezzare, quella del comissario straordinario per i Rom, perché l'ozio in cui vivono questi giovani è il padre dei vizi e ciò che lo combatte è sempre positivo. Offrire lavoro, anche se si tratta di impieghi desueti e dimenticati significa andare nella direzione giusta". Che cosa penserebbero, il prefetto, il presidente della Croce Rossa e il "ministro ombra", se qualcuno mettesse in ginocchio i loro figli e li costringesse alla più umiliante delle attività, il lavoro dello schiavo?

*Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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giovedì 14 agosto 2008

Il Vaticano scarica Famiglia Cristiana: non parla a nome della Santa Sede.

(Panorama) Non a nome della Santa Sede, né a nome della Cei. Il settimanale Famiglia Cristiana parla per sé: la sua linea non è quella dei vertici cattolici italiani.Così il Vaticano misura la distanza dal settimanale dei Paolini e dai suoi numerosi scontri con il governo di Silvio Berlusconi. A scaricare il periodico cattolico è il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha precisato stamani che il settimanale dei Paolini “non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana“.

Certo, precisa padre Lonbardi: si sta parlando di una “testata importante della realtà cattolica”, ma “le sue posizioni sono esclusivamente responsabilità della sua direzione”.
L’ultimo duro intervento di Famiglia Cristiana contro le scelte dell’esecutivo è di ieri, quando è stato anticipato l’editoriale di Beppe Del Colle in cui si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia sta rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Un corsivo che ha scatenato la polemica.

D’accordo con il Vaticano si dice il senatore a vita, Francesco Cossiga, che ha giudicato “chiara ed esemplare” la dichiarazione resa da padre Lombardi. La prende invece come un invito alla riflessione e all’esame di coscienza Pierluigi Castagnetti (area teodem del Pd), presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera: “Diciamoci la verità, cari amici cattolici del centrodestra e del centrosinistra, il bersaglio nemmeno tanto implicito di Famiglia Cristiana siamo noi. È inutile polemizzare su una parola, una immagine o una citazione degli editorialisti della rivista che, da tempo per la verità, ha deciso di essere coscienza critica del potere. Forse perché più pochi ancora lo sono”. Lo afferma . “Può darsi” prosegue Castagnetti “che la colpa, come dice Tremonti, sia del dilagante pensiero unico ’mercatista’, oppure della paura di parte del ceto politico di pronunciare parole e giudizi anticonformisti, sta di fatto che la cultura cristiana in questo paese sta rivelandosi sempre più come la cultura dell’alterità e della difesa dell’uomo. Altro che cattocomunismo”.
Ma non tutti tra i democratici la pensano così: “L’attacco concentrico a Famiglia Cristiana di alcuni esponenti della destra non risolve i problemi che sta attraversando il governo. Non passa attraverso l’accusa di comunisti a tutti quelli che contestano l’azione del governo la soluzione alle difficoltà crescenti denunciate dalle famiglie italiane. Semmai, Gasparri, Bondi e Giovanardi prendano atto che anche nel mondo cattolico c’è un forte pluralismo politico. E chi non la pensa come la destra non è necessariamente un cripto o un proto comunista”, affermae il parlamentare del Pd Giorgio Merlo.

Più che sui contenuti, invece, la critica del ministro dei Beni Culturali è sul tono “che non si addice al settimanale cattolico” e quanto alla sostanza sostiene che i paolini hanno preso “lucciole per lanterne”. Sandro Bondi in un’intervista a Repubblica attacca il settimanale cattolico che “continua ad esprimere opinioni su questioni politiche e sociali che riflettono una cultura che sbrigativamente viene definita catto-comunista. Non capisco perché il suo direttore neghi scandalizzato questa accusa”. “Il filo conduttore - rilancia Bondi - è sempre quello: la simpatia per i cattolici adulti (primo fra tutti Prodi, ndr) e l’antipatia viscerale per Berlusconi”. Famiglia Cristiana, inoltre, si esprime con un linguaggio da “intellettuali che hanno perso il rapporto con il loro popolo, credenti e parrocchie, ma anche lontani dalle esigenze concrete dei cittadini”.

Editoriale dopo editoriale, in realtà, è da mesi che il periodico diretto da Don Antonio Sciortino non lesina attacchi e tirate d’orecchio nei confronti della maggioranza. Prima contro la norma sulle impronte ai bambini rom (”una trovata indecente”, quella del ministro Maroni), poi la “finta emergenza sicurezza” e la querelle “sui cassonetti” contro il sindaco di Roma Alemanno. Senza dimenticare la dichiarazione durissima contro Berlusconi che, secondo il settimanale dei Paolini, sarebbe ossessionato dai giudici.


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Mutilazioni genitali e gregarismo.

(Luigi De Marchi | nella foto l'abitazione della famiglia nigeriana) La morte di un bambino nigeriano (non si bene se per dissanguamento o per infarto) in seguito a un’operazione di circoncisione è scivolata sui giornali solo come un fatto di cronaca mentre, a mio parere, è un dramma carico di valenze sociali, culturali e perfino politiche che nessuno, a quanto so, ha denunciato o anche soltanto compreso.

Sul piano politico, va anzitutto denunciato la vergognosa discriminazione che, anche negli ambienti occidentali progressisti, subiscono i maschi rispetto alle femmine. Una discriminazione che, per parte mia, denuncio da molti anni e che non mancai di segnalare anche nel maggio 2004 quando la Camera dei Deputati approvò una legge che considera l’infibulazione (cioè la mutilazione delle grandi e piccole labbra e del clitoride, inflitta alle bambine musulmane di molte regioni africane) un reato penale da perseguire e punire, nel nostro paese, con pesanti pene detentive. Nei suoi 9 articoli la nuova legge prevede, infatti, la reclusione da 6 a 12 anni per chi pratica mutilazioni sessuali femminili e da 3 a 7 anni per altri tipi di lesioni agli organi genitali femminili. Ma, anche allora, commentavo: “Su questo tema resta comunque aperto un interrogativo drammatico che nessuno sembra porsi: “Perché la mutilazione genitale delle bambine è così giustamente condannata, mentre quella dei bambini, cioè la circoncisione, è così ingiustamente ignorata o assolta?” Beninteso, è ovvio che l’infibulazione comporta rischi fisici maggiori della circoncisione, ma anche questa, come dimostra il caso del povero bimbo nigeriano, può essere pericolosa.

Ma, per tornare agli aspetti politici della mutilazione genitale, va anzitutto segnalata lo scandaloso comportamento della sinistra nostrana in questo campo. Mi sembra evidente che l’approvazione della legge contro l’infibulazione doveva essere salutata con gioia non solo da ogni persona di buon senso e di buon cuore ma anche e soprattutto da chi considera la difesa intransigente dei diritti dell’uomo, della donna, dei bambini e delle bambine dovere sacrosanto di ogni paese liberal-democratico. Incredibilmente, viceversa, questa nostra sinistra infibulata nelle meningi e nelle palle, che si gargarizza dalla mattina alla sera con le belle parole sui diritti della donna, tentò invano di bloccare quella legge con un voto contrario che resterà come un’altra macchia vergognosa sulla sua già malconcia immagine. Naturalmente alcuni parlamentari dell’Ulivo e di Rifondazione hanno giustificato il loro voto contrario sostenendo che la dotazione finanziaria della legge era insufficiente ed altri che si tratterebbe d’una “condanna solo teorica”. Tutte balle. Tutti gli articoli del nostro Codice Penale potrebbero considerarsi “condanne solo teoriche” dal momento che il 90% dei crimini resta impunito. Si vergogni, dunque, una Sinistra che non sentì il dovere morale di varare una legge bipartisan su un tema così cruciale di libertà e dignità infantile e che, ancora una volta, scelse la via della polemica pretestuosa, sacrificando ai suoi miserandi giochini parlamentari i diritti di milioni e la salute di migliaia di bambine.

E, in questi giorni in cui Silvio Berlusconi ha rivendicato al suo Governo il merito di portare avanti “una politica di sinistra” ricca di tratti progressisti e riformatori, può essere utile ricordare i meriti del Centro-Destra e le latitanze della Sinistra anche sulla questione dell’infibulazione e raccomandare al nuovo Governo, dopo la tragedia del bimbo nigeriano, di estendere ai bambini maschi la tutela legale assicurata alle bambine nel 2004.

Non si tratta di problemi puramente sanitari. I danni peggiori delle mutilazioni genitali sono infatti di natura psichica e sociale. Sul piano psichico, già il fatto che il bimbo nigeriano possa essere morto d’infarto ci dà un’idea della spaventosa carica traumatica inerente alle mutilazioni genitali. E, analogamente, l’angosciante acquiescenza di tante donne islamiche verso le sopraffazioni maschiliste della loro cultura potrebbe avere nel trauma terribile dell’infibulazione una sua causa determinante.

Ma, del resto, ai fini della gregarizzazione sociale, il trauma può anche essere soltanto psichico. Già negli anni ’30 Wilhelm Reich sosteneva che, sebbene le mutilazioni genitali siano un formidabile strumento di gregarizzazione e sottomissione (così come lo è la castrazione negli animali domestici), il loro effetto è stato egregiamente sostituito dalla paralizzante colpevolizzazione che, con le umiliazion, le vergogne e i rimorsi, viene inferta alla psiche dei bambini e degli adolescenti mediante l’educazione sessuofobica. E queste analisi possono ottimamente spiegarci perché ogni sistema dogmatico (religioso o politico che sia) è sempre andato a braccetto con la repressione della sessualità naturale.

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