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mercoledì 10 settembre 2008

Alberto Villa è consigliere nazionale Udc: "io cattolico e gay", Sì ai diritti per le coppie omosessuali.

(Giovanni Mari - Il Secolo XIX) Alberto Villa è membro del consiglio nazionale dell'Udc di Casini e Cesa. Tra il 2000 e il 2005 è stato a capo dello staff politico dell'assessore ai Trasporti Vittorio Adolfo (Udc) nella giunta ligure di centrodestra. Da poco ha lasciato la presidenza della Ferrovia Genova-Casella, dove ha unanimemente lasciato un buon ricordo. Ha coordinato le campagne elettorali di diversi "campioni" del Pdl, da Sandro Biasotti a Enrico Musso (oggi entrambi parlamentari). Ieri ha annunciato la sua presenza al Gay Pride nazionale di Genova, il 13 giugno 2009.

Villa, lei al Gay Pride. Sa che in molti a destra e sinistra, hanno chiesto di boicottare la parata?
«La veritàè che per quanto mi riguarda, da politico impegnato da sempre per Genova e la Liguria, sono contento. Il fatto che si scelga Genova come sede del Gay Pride suscita in me una grande soddisfazione. Perché questa cittàè sicuramente pronta a ospitare un evento del genere».

La sua tesi contrasta con quella di tutto il centrodestra, ma pure con parte di centrosinistra.
«Ma io sono omosessuale».

E come fa, allora, a essere membro del consiglio nazionale Udc?
«Ritengo che le tendenze e i gusti sessuali, come le altre "diversità", non incidano sull'impegno politico. E non mettono in contraddizione le idee che una persona esprime. Evidentemente, in particolare sull'omosessualità, all'interno dell'Udc non tutte le sensibilità sono come le mie. Ma secondo me questo è un arricchimento del partito e del dibattito politico in genere».

Certo che a sentire le dichiarazioni su gay e coppie di fatto...
«È per questo che gli omosessuali in politica possono essere utili. Anche per discutere di temi importanti come il matrimonio gay e le adozioni»

Matrimonio e adozioni.
«Il matrimonio è un istituto nato per le coppie eterosessuali, indiscutibilmente. Credo che per gli omosessuali sia giusto trovare una nuova formula: sono persone dello stesso sesso che si amano e che chiedono giustamente diritti da esercitare e doveri da rispettare. È ingiusto non riconoscere che esistano persone dello stesso sesso che vivono insieme e si amano».

E sulle adozioni ai gay?
«La natura ha voluto che i figli fossero solo per gli eterosessuali. Ma Dio ha creato anche noi omosessuali. Giusto darci un bimbo in adozione? Me lo chiedo anche io e quando penso agli orfanotrofi pieni di bimbi penso sia giusto. Ma il discorso è molto più ampio e complicato. Dovremmo andare a vedere cosa è successo in quei Paesi in cui l'adozione è possibile. Se ci accorgiamo che le cose funzionano bene, allora potremmo iniziare a discuterne».

Un gay può essere cristiano?
«Eccomi»

E cattolico?
«Eccomi, battezzato e cresimato».

Non negherà che la Chiesa ha posizioni rigide sull'omosessualità.
«Io penso che sull'omosessualità non dovrebbero neppure esistere le posizioni. Le diversità sono in ognuno di noi. Per mille anni c'è stata la discriminazione dei bianchi sui neri. Pensate se fossimo tutti uguali: no, le diversità arricchiscono. E se guardate bene anche nel centrodestra esistono posizioni differenti. Altro discorso se si tratta di posizioni strumentali».

Strumentali quanto vuole, ma le ultime dichiarazioni di alcuni Pdl sono state molto violente.
«Magari chi ha posizioni pubbliche così contrarie in privato dice altro. O sennò ci sono "i più realisti del re": se ascoltate le parole del cardinal Bagnasco si capisce questo fatto. Lui ha usato toni e parole molto diverse».

Il Gay Pride nella città del presidente Cei non è una provocazione?
«Credo che il Gay Pride si debba fare dove decidono gli organizzatori. Vero è che le manifestazioni devono essere a favore, non contro. Non dobbiamo sfilare "contro" ma "per". Per i diritti, e far vedere che i gay sono persone come le altre, che lavorano, che partecipano alla crescita della società e che vivono tranquillamente la loro diversità. Sarà una grande festa, colorata e viva come al solito. Se posso dirlo, Genova avrà anche forti ritorni economici».

Sfilerà con vestiti appariscenti?
«Vestito come al solito. In cravatta quando lavoro, in jeans nel tempo libero. Non devo dimostrare niente a nessuno. Tanti giovani gay hanno paura a uscire allo scoperto, soffrono perchè non possono dirlo ad amici e famiglie. Il Gay Pride aiuta tutti quei giovani che hanno paura di ciò che sono. È la cosa peggiore per un essere umano».

Ma i suoi colleghi Udc sanno?
«A livello locale si, mi sono dichiarato da tempo. La maggioranza deve ascoltare la minoranza. Solo in Italia, Grecia e Irlanda non c'è una legge sui diritti degli omosessuali. Andava bene il dibattito sui Pacs, stavo male, a quel tempo, perché la linea del mio partito era molto diversa dalla mia».

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martedì 9 settembre 2008

Il gaypride dell'Arcigay. Le opinioni di Repubblica e Corriere della Sera.

Genova pride. Il Pd frena, Bagnasco: "Liberi di sfilare".
La manifestazione fissata per il giorno del Corpus Domini. Il sindaco "Sì al pride ma non nel giorno previsto". L'Arcigay: non vogliamo dare fastidio alla processione, ci sono spazi sufficienti per orari e percorsi diversi.

(La Repubblica) L'annuncio che il Gay Pride nazionale 2009 si terrà a Genova il prossimo 13 giugno spariglia le carte nella città ligure. A sorpresa, contro la manifestazione insorge il Partito Democratico che offre la sponda ad An in un'alleanza trasversale con l'Udc, mentre la curia genovese si divide perché, a complicare la vicenda, c'è la questione della data scelta per la Gay Parade, la sfilata su carri allegorici del mondo gay, trans e transgender: il 13 giugno. Stesso giorno in cui si svolgerà la processione del Corpus Domini, l'appuntamento religioso più sentito dai genovesi.

Da Gerusalemme getta acqua sul fuoco il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei che al Tg3 della Liguria dichiara: «Il Gay Pride si è già svolto a Roma nell'anno del Giubileo e non sono contrario alle manifestazioni del pensiero quando avvengono con modalità corrette senza recare offesa. Quanto al problema della data, si troverà un accordo». Parole che vanno di traverso a una delle figure più influenti della curia sotto la Lanterna, monsignor Marco Granara, rettore del santuario di Nostra Signora della Guardia: «Attendo una presa di posizione da parte della Chiesa e del governo della città. La processione del Corpus Domini è delicatezza e spiritualità, il Gay Pride una carnevalata. Se l'hanno fatto apposta è una doppia provocazione».

«Nessuna provocazione», assicura Aurelio Mancuso presidente di Arcigay. «Nemmeno c'è venuto in mente che a Genova risiede il cardinale Bagnasco. Abbiamo scelto la città perché lì non si è mai svolto il Pride o altre nostre manifestazioni nonostante un'importante comunità gay. Non vogliamo dare fastidio alla processione, ci sono spazi sufficienti per studiare orari e percorsi diversi».

Dalle pagine del quotidiano genovese Il Secolo XIX il capogruppo di An in consiglio regionale Gianni Plinio invoca l'intervento del sindaco Marta Vincenzi: «Vieti questa oscena carnevalata d'insulti». Stesso augurio espresso dall'Udc.

Ieri Plinio ha dato vita al comitato «Gay Pride-No grazie»: «Da qui a giugno c'è tempo per formare un fronte trasversale per impedire questa blasfemia ». Il comitato ideato dall'esponente del centro-destra potrebbe trovare un insperato appoggio da parte di una vasta area del centro-sinistra. A partire dal presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto della Margherita («Una manifestazione provocatoria »), continuando con il Partito Democratico: «Rispetto le persone ma ostentare esageratamente situazioni diverse come si fa durante il Gay Pride è un fatto negativo. Data la concomitanza con il Corpus Domini, il minimo che può fare il sindaco è spostare la data della sfilata omosessuale», dice il vicepresidente della giunta regionale Massimiliano Costa.

Ancora più deciso il senatore Pd Claudio Gustavino: «Come genovese non posso essere orgoglioso che il Gay Pride si svolga nella mia città». Che a dirlo sia un uomo del centro-sinistra suona strano: «Essere del Pd non significa aver abolito il buon senso. Far sfilare transessuali e travestiti è solo una provocazione. Se fossi il sindaco...».
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Il sindaco Vincenzi: si farà ma non nel giorno previsto.
(Roberto Rizzo - Il Corriere della Sera)
Marta Vincenzi donna di sinistra e sindaco di Genova, sul Gay Pride del 13 giugno 2009 si è scatenata la bufera e la città attende la sua risposta.
«Genova dimostrerà di che pasta è fatta».

Lo dica.
«Questa è una città aperta, pronta ad accogliere tutte le iniziative che si svolgono nella legalità».

Dunque?
«Il Gay Pride 2009 si farà. Altre città prima della mia hanno ospitato la manifestazione, non vedo qual è il problema».

Innanzitutto la data scelta, sabato 13 giugno, giorno della processione del Corpus Domini.
«In effetti, il Corpus Domini è una ricorrenza di popolo molto sentita dai miei concittadini, non solo dai cattolici praticanti. Ora si tratterà di concordare con gli organizzatori del Gay Pride se non è il caso di spostarlo di un giorno. Posticiparlo la domenica può essere la soluzione giusta. Per me è importante che non ci sia contrapposizione tra le due manifestazioni, mi impegnerò perché non accada».

Ha già incontrato l'Arcigay?
«Non ancora, spero di farlo presto. Voglio che il Gay Pride si svolga in piena armonia e sia l'occasione per informare e dibattere sul tema dei diritti individuali».

Il cardinale Bagnasco non pone veti ma monsignor Granara ha già dichiarato la sua contrarietà.
« Confido nell'intervento di Bagnasco per cogliere l'occasione che offre questa vicenda: definire un rapporto di correttezza tra Chiesa e iniziative civili e laiche».

Anche una parte del Pd genovese è nettamente contrario.
«Io penso che nessuno può permettersi di dare giudizi su come la gente deve manifestare, ripeto, nel rispetto della legalità».

Il capogruppo di An in consiglio regionale ha appena dato vita a un comitato che si batterà contro il Gay Pride genovese e le ha scritto una lettera per invitarla a riflettere.
«Non ho ancora ricevuto alcuna lettera, ho letto quanto ha dichiarato ai giornali. Gli esponenti del centro-destra in Regione hanno l'abitudine di scrivermi, tutti scrivono al sindaco. Significa che sono un punto di riferimento, mi fa piacere. E da sindaco assicuro che il Gay Pride 2009 si svolgerà a Genova».
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Intervista rilasciata a Radio radicale dal sindaco di Genova Marta Vincenzi avente come tema il Pride dell'Arcigay.

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Genovapride. Mons. Granara: "Si urla ma non si risolvono i problemi".

"L'omosessualità è un problema serio che però, affrontato in questa maniera, non so fino a che punto vada a favore o contro gli omosessuali". Monsignor Marco Granara, rettore del Santuario di Nostra Signora della Guardia e presidente della commissione diocesana "Emergenza famiglia", entra nel merito del Gay Pride annunciato per il prossimo 13 giugno a Genova. "Per affrontare un problema - ha detto monsignor Granara - bisogna pensarlo in profondità, con grande delicatezza e con rispetto e non urlarlo con manifestazioni trasgressive". "Con manifestazioni come queste" - ha aggiunto il rettore della Guardia - "si urla ma non si risolvono i problemi".

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domenica 7 settembre 2008

Tutu: "Chiesa ossessionata da gay"

Per il premio Nobel prima viene lotta alla povertà.

(TGCom) "Dio sta soffrendo nel vedere tutto questo affanno sul tema della sessualità e giustamente la Chiesa viene vista da molti come irrilevante nella lotta alla povertà". Lo ha detto l'Arcivescono africano Desmond Tutu a Londra per una conferenza organizzata dalla "Tearfund", un'ente di beneficenza cristiana britannica. Il premio Nobel ha affermato di vergognarsi per quello che ha chiamato una "concentrazione ossessiva" sul tema della omosessualità.

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venerdì 5 settembre 2008

Sacerdote condannato per molestie dirigerà festival cattolico.

(Uaar) Circa sei anni fa, don Alessandro Ghersi è stato condannato in tribunale per molestie, dato che aveva inviato e-mail compromettenti ad una diciottenne, trovate dai suoi genitori, i quali avevano sporto denuncia per molestie sessuali e ingiurie. Pare che Ghersi infatti frequentasse chat erotiche, dedicandosi al sesso “virtuale”, ed ha patteggiato durante il processo.

Oggi la diocesi di Ventimiglia-San Remo ha annunciato che lo stesso sacerdote, trasferito nella cittadina di San Lorenzo al Mare, dirigerà Jubilmusic (di cui è uno dei fondatori), il festival internazionale di musica cattolica che si svolgerà a San Remo dal 20 al 23 novembre (tra le varie location, anche l’Ariston). La scelta, che è di fatto una riabilitazione, potrebbe accendere di nuovo polemiche del mondo cattolico.

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lunedì 25 agosto 2008

Inghilterra. I cattolici vogliono riesumare il cardinale gay sepolto accanto al suo compagno.

Polemici con gli anglicani.
(TGCom) E' polemica in Inghilterra per la decisione della Chiesa cattolica di riesumare il corpo di un celebre cardinale, John Henry Newman. Il prelato, anglicano ma poi diventato cattolico, riposa dal 1890 accanto alla tomba dell'uomo che amò e con il quale convisse per gran parte della sua vita. Secondo i gruppi gay, il Vaticano vuole semplicemente spostare Newman per coprire l'omosessualità del religioso.

La Santa Sede respinge le accuse. La decisione di riesumare la salma sarebbe stata presa per avviare il processo di beatificazione. Per gli attivisti gay, invece, si violerebbe in questo modo il desiderio del cardinale di essere sepolto accanto al compagno di una vita.

Contrari alla riesumazione anche molti cattolici britannici. Un sondaggio condotto dalla rivista "The Church Times" ha evidenziato che la maggioranza degli anglicani è contraria a separare il cardinal Newman da padre Ambrose St. John, con il quale visse "come marito e moglie" per lungo tempo.

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sabato 23 agosto 2008

Al via il Meeting di Rimini. Protagonisti l’uomo e la pace nel mondo.

Il Card. Angelo Bagnasco

(Panorama) Sarà il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, ad aprire domani con la sua prolusione il 29 esimo Meeting dell’amicizia e dei popoli, tradizionale evento in programma a Rimini fino al 30 agosto e che segna la ripresa del dibattito politico, istituzionale ed economico del paese dopo la pausa estiva. “O protagonisti o nessuno” è il titolo scelto per quest’anno. L’obiettivo degli organizzatori è stimolare la riflessione delle migliaia di partecipanti e degli oltre 3 mila volontari sul concetto di persona: per vincere la tentazione all’omologazione che porta allo scetticismo ed al cinismo guardando alla libertà dell’uomo, anche dal punto di vista religioso.

“I protagonisti di cui vuol parlare il Meeting sono tutte quelle persone che prendono sul serio il problema della verità di se stessi, della propria soddisfazione e del proprio compimento, a prescindere dalla riuscita o dal successo in senso mondano. Come disse Giussani, ‘protagonismo è avere il proprio volto che è in tutta la storia e l’eternità unico e irripetibile’”, sottolinea a Panorama.it Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. “Per questo teniamo particolarmente al ciclo di incontri intitolato ‘Si può vivere così’ dove interverranno quelli che per noi sono protagonisti del nostro tempo, avendo innanzitutto ricercato la verità, e per questo avendo anche prodotto risultati socialmente interessanti, anche in situazioni proibitive: Marguerite Barankitse, premio internazionale Onu per i rifugiati, Rose Busingye, impegnata con le donne malate di Aids in Uganda, Salih Osman, premio Sacharov 2007 per il suo impegno tra e per i rifugiati del Darfur”.

Nutrita la rappresentanza di ministri: ne interverranno otto. Non ci sarà, invece, il presidente del Consiglio. Presenti, fra gli altri, anche il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, il commissario ai Trasporti, Antonio Tajani, e il “ministro degli Esteri” del Vaticano, l’arcivescovo Dominique Mamberti. Il 25 agosto, il ministro degli Esteri italiano Frattini ed il segretario della Lega Araba Moussa si confronteranno sulle prospettive di pace nel mondo insieme con il cardinale Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Il 26 agosto sarà la giornata del ministro della Giustizia Angelino Alfano ma anche dell’Arcivescovo di Mosca, Paolo Pezzi. Il 27 agosto ci saranno i ministri Giulio Tremonti e Altero Matteoli, oltre al sempre presente Giulio Andreotti.

Di educazione e scuola si parlerà, il 28 agosto, con il ministro Maristella Gelmini, ma sarà anche la giornata dedicata al confronto dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, cui prenderanno parte tra gli altri il capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri, Enrico Letta del Pd ed il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. La kermesse riminese si concluderà il 30 agosto da un confronto tra i ministri degli Esteri di Andorra e San Marino sul ruolo dei piccoli Stati e dal presidente della Commissione Ue, Barroso, che parlerà di Darfur con il premio “Sacharov 2007″ Salih Osman (consulta il programma completo degli incontri).

“Il tema del protagonismo è stato scelto in continuità con i titoli dei due anni precedenti (verità e ragione), vale a dire, l’uomo che usa la ragione come finestra spalancata nella ricerca della verità ha come esito quello del suo protagonismo. Per sottolineare un altro esito del protagonismo, questa edizione, come le precedenti, non viene meno alla missione per cui è nato il Meeting: essere un contributo all’amicizia tra i popoli”, aggiunge Vittadini. “Il Meeting è un’occasione unica per mostrare come il principio di sussidiarietà, che sostiene l’iniziativa ‘dal basso’ come la sola in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni personali e sociali, può risolvere tanti dei problemi che affliggono l’Italia e il mondo intero in questo momento, a partire dalla crisi sociale ed economica. Gli impegni futuri della Fondazione proseguiranno su questa strada con le sue attività di ricerca, formazione e divulgazione di quei contenuti che, certamente, saranno proposti alla discussione anche dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà”.

Vittadini chiede infine un impegno preciso ai tanti ospti della manifestazione, “ricercare la verità è la forza della pace e lo sviluppo che non può che nascere da un amore all’uomo. Dopo la caduta del muro di Berlino ci si era illusi che magicamente venisse la pace o che bastasse la predominanza di una grande potenza per assicurare un ordine mondiale”, conclude a Panorama.it. “Tutto questo ormai è fallito. Occorre ricominciare umilmente dall’evidenza che la pace duratura nasce solo quando l’uomo accetta di vivere obbedendo al desiderio di verità, giustizia e bellezza che è nel suo cuore, come continua a ripetere anche questo Papa”.

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lunedì 18 agosto 2008

“Famiglia Cristiana” e l’eterna ambiguità democristiana.

(il blog del solista) Il recente articolo di “Famiglia Cristiana”, che ha rilanciato contro Berlusconi e il suo governo le solite, comiche accuse di fascismo deliziando i soliti intellettualetti paracomunisti di “Repubblica” e della Rai, mi sembra un contributo prezioso al chiarimento della nostra vita politica, da troppo tempo inquinata dall’eterna ambiguità di tanti reduci della democrazia cristiana. Esso infatti ricorda ai tanti nostri politici inclini all’amnesia quanto sia insidiosa e precaria l’alleanza con certe forze cattoliche.
Sarebbe ovviamente molto facile ricordare a “Famiglia Cristiana” quanto poco siano qualificati a dare lezioni di antifascismo gli esponenti di un movimento cattolico che, come ha così bene documentato già cinquant’anni fa Ernesto Rossi col suo ottimo saggio “Il manganello e l’aspersorio”, col fascismo e col Duce, definito “Uomo della Provvidenza” dal papa dell’epoca, ha collaborato strettamente per quasi tutto il ventennio della dittatura.

Ma, lasciando agli accademici queste dispute storiche, qui vorrei cercare di capire perché, in tanti politici cattolici interni ed esterni alla Democrazia Cristiana, la tara dell’ambiguità sia stata e sia così diffusa.

Questa tara ha anzitutto profonde ragioni psicologiche. Chi vede nelle gerarchie ecclesiastiche la fonte suprema della saggezza morale e politica è fatalmente portato a privilegiare quest’alleanza prioritaria ed a considerare gl’incontri e gli scontri politici come vicende subordinate e contingenti. Qui hanno le loro radici le formule ambigue ed eloquenti dei massimi dirigenti democristiani: dalle “convergenze parallele” con cui Aldo Moro proponeva l’alleanza con i comunisti al “compromesso storico” ed alla “teoria dei due forni” di Giulio Andreotti. Ma ci sono anche realtà ecclesiastiche da cui certe ambiguità derivano.

Anzitutto va tenuto presente l’humus parrocchiale in cui si radica il diffusissimo settimanale che oggi accusa il Centro Destra e il Governo Berlusconi. Pochi ricordano che già cinque anni “Famiglia Cristiana” diffuse i risultati di una vasta indagine sugli orientamenti politici del clero cattolico.

Era un sondaggio d’opinione interessante non solo per i dati che forniva sul calo della partecipazione della popolazione alla vita religiosa, anche se si tratta di dati impressionanti: gli 800 preti interpellati (un campione ampiamente rappresentativo) valutano al 26% la riduzione della presenza dei giovani nella vita religiosa, al 18% il calo della loro frequenza (già bassissima) alla messa e addirittura al 49,1% il calo del ricorso alla confessione, che è notoriamente il cardine del potere ecclesiastico sulla mente dei fedeli.

Ma l’indagne era interessante anche e soprattutto perché dimostra il grave errore strategico compiuto dalle dirigenze del Centro-Destra con le loro scelte di allineamento e subordinazione al mondo clericale e, dall’altro, conferma l’esiguità dell’influenza ecclesiastica sulle scelte politiche dell’elettorato italiano.

L’indagine, infatti, ha svelato che, mentre quasi il 30% dei preti italiani dichiara di appoggiare la Sinistra o il Centro-Sinistra, solo l’11,4% si dichiara a favore della Destra o del Centro-Destra, ed oltre il 48% esprime un’ovvia nostalgia per la defunta Democrazia Cristiana, dichiarandosi a favore di un fantomatico Centro che, peraltro, non esiste nel panorama politico italiano e può tutt’al più trovare una vaga rispondenza nominalistica nei partitini di Buttiglione o di Mastella. Già cinque anni fa, dunque, era chiaro che gli sforzi tenaci di Berlusconi e Fini per assicurarsi l’appoggio delle forze clericali e dei loro corteggiatissimi parroci erano servirti solo a raccattare il tiepido appoggio di poco più d’un decimo di quei parroci, che viceversa si proclamavano tre volte più vicini alla Sinistra e al Centro-Sinistra e cinque volte più interessati alla creazione di un nuovo partito da loro più direttamente controllabile, come la vecchia DC. E l’influenza di questo clero sugli elettori risultava minima, dato che essa non aveva di certo trascinato su posizioni sinistresi o centriste la maggioranza schiacciante dell’elettorato. Infine, anche la lotta feroce tra clerico-forzisti e clerico-finiani per assicurarsi il sostegno elettorale del Vaticano e dei suoi parroci appare, alla luce di questi dati, come una sorta di rissa tra vecchie madame per il possesso di un diamante falso.

A questi dati si deve aggiungere che i coccolatissimi e prediletti dirigenti cattolici del Centro Destra si sono dimostrati regolarmente inaffidabili: è arcinoto infatti che il ribaltone e il conseguente crollo del primo Governo Berlusconi furono architettati e promossi da Rocco Bottiglione e che la lunga paralisi della Rai è stata, in larga misura, opera dei giochini ambigui di Casini e di Follini.

A questo punto, l’inconsistenza e l’assurdità della strategia clericaleggiante delle dirigenze di Forza Italia, della Lega e di Alleanza Nazionale appaiono più che evidenti: il successo del PdL non si è realizzato mediante, ma nonostante l’influenza del Vaticano e dei parroci sull’elettorato. E simmetricamente appare evidente quanto enorme sia stato l’errore, imposto dai furrrbi, furrrbissimi consiglieri clericaleggianti di Berlusconi e Fini, di emarginare le forze liberali all’interno e all’esterno di Forza Italia e di Alleanza Nazionale.

La tragicomica, recente sortita di “Famiglia Cristiana” sul “pericolo fascista” costituito dal PdL ci dice che, purtroppo, le posizioni di certi ambigui ambienti cattolici non sono cambiate: anzi sono semmai peggiorate. Quella che è cambiata, per fortuna, è invece la posizione di Berlusconi verso gli alleati di stampo clericale, un tempo prediletti. Così, non è stato di certo un caso che il Governo oggi in carica, non a caso tanto efficiente e tanto apprezzato dagli italiani, abbia escluso in larga misura i clericali 18 karati aprendo invece le porte a vari laici di provenienza socialista.

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Polemiche. Cattolici e alleanze spregiudicate.

(Chiara Saraceno - La Stampa) Non ci si dovrebbe sorprendere che Famiglia Cristiana critichi il governo per la mancanza di una politica di contrasto alla povertà e più in generale per una diffusa indifferenza, quando non criminalizzazione dei poveri. O che denunci una diffusa indifferenza per le difficoltà quotidiane delle famiglie con redditi modesti. Queste alla ripresa autunnale si troveranno alle prese non solo con gli aumenti degli alimentari di base, delle tariffe della luce e del gas, ma anche delle rette nei nidi e nelle scuole materne e magari di qualche taglio alla già scarsa assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti. Le ristrettezze di bilanci locali falcidiati, tra l’altro, dall’eliminazione dell’Ici possono infatti essere compensate solo fino a un certo punto dall’eliminazione di sprechi e inefficienze. La difesa dei più poveri e dei più fragili dovrebbe essere la prassi normale di una rivista d’ispirazione cattolica. Ciò che sorprende è che lo faccia solo ora. Dopo mesi e mesi in cui il tema più caldo su cui l’autorevole rivista ha battuto con una sistematicità e un vigore (spesso anche livore) degni di miglior causa è stato la difesa della «famiglia tradizionale», tout court definita come naturale. E la denuncia della pericolosità dei pochi difensori di una cultura laica che ancora osano parlare nel nostro Paese. Chi oggi si stupisce e si offende per la violenza delle accuse era ben contento quando dagli stessi pulpiti, e talvolta dalle stesse persone, chiunque avesse una visione meno univoca della famiglia e dei rapporti tra le persone, meno apodittica sulle questioni che riguardano la vita e la morte, veniva e viene tacciato d’immoralità e malafede. Quando non veniva identificato come pericoloso per gli stessi fondamenti del vivere sociale.

Sul ruolo di defensor fidei e defensor ecclesiae della destra si è giocata, da ambo le parti, una partita non limpida in cui ciascuno ha pensato di usare l’altro. Subito dopo la formazione del governo, c’è stata la delusione per la mancanza di «ministri riconoscibilmente cattolici», espressa anche da Famiglia Cristiana. Le corrisponde specularmente oggi la delusione dei politici al governo per le critiche della rivista. Essi si vedono sfuggire una legittimazione che avevano creduto di aver conquistato durevolmente con la promessa (esplicitata formalmente anche da Berlusconi all’atto della sua prima visita in Vaticano) di non toccare il diritto di famiglia e di «compiacere la Chiesa» in tutte le norme che riguardano i temi di bioetica.

In realtà, ciò che i politici italiani di destra, sinistra e centro non sembrano capire è che le istituzioni cattoliche in Italia, con tutte le loro anche importanti differenze, condividono la pretesa del monopolio di definizione dei valori e delle norme appunto sulle questioni che riguardano la famiglia, la sessualità, l’origine e la fine della vita. Su questo sono disposti anche alle alleanze più spregiudicate e a giustificare ogni forma di doppia morale, oltre che a far cadere governi. Sul resto, si tengono le mani libere e possono far valere le proprie differenze.

Proprio perché la Chiesa cattolica ha vinto nella partita più importante, quella della famiglia e dei temi bio-etici, per altro anche con la connivenza di un centro-sinistra impaurito e afono, Famiglia Cristiana può oggi dare voce alla sua anima più sociale. Meglio questo che nulla. Ma non facciamone una sorta di paladino della libertà e della democrazia, neppure quando usa parole forti e forse fuori luogo, come l’accusa di fascismo. Soprattutto spero che l’opposizione non la usi per cercare di (ri-)legittimarsi. Sarebbe ben triste e rischioso per la nostra democrazia che, dopo aver di fatto delegato alla Chiesa e ai cattolici (in primis a quelli del Pd) la definizione dei limiti della laicità, ora l’opposizione delegasse a Famiglia Cristiana la critica all’azione del governo.

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giovedì 14 agosto 2008

A destra fuoco di sbarramento contro Famiglia Cristiana. Il Giornale in prima fila.

Dite qualcosa di cristiano.

(Mario Giordano - Il Giornale) Se errare è umano e perseverare è diabolico, per Famiglia Cristiana ci vuole l’esorcista. Dopo aver sferrato un attacco contro il governo con toni che al confronto Bakunin è forlaniano, il settimanale ormai più pierino che paolino torna sulle barricate, a soli due giorni di distanza, con un secondo editoriale ancor più estremisticamente bislacco. E dopo aver usato una serie di delicati epiteti, ballando sul baratro del ridicolo («Paese da marciapiede», «presidente spazzino», «peggio dell’Angola», etc.), fa un deciso passo in avanti: scopre il «rischio del fascismo» e giudica l’azione del governo alla pari dei rastrellamenti nazisti nel ghetto di Varsavia. Non stiamo scherzando: se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz.
Il direttore del settimanale, che una volta veniva letto come se fosse la voce del vangelo e adesso invece, al massimo, come se fosse la voce di Pecoraro Scanio, ha detto che sono un po’ in crisi con le vendite e che per questo stanno facendo molti tagli. Si sa, sono tempi duri per tutti. Ma se non si decidono a ripristinare l’aria condizionata in redazione sono guai seri: ad agosto il caldo fa sragionare. E così anche i più autorevoli editorialisti finiscono per scrivere su un settimanale cattolico articoli che apparirebbero un po’ forti anche per il manifesto e liberazione. Risultato: uno cerca in edicola una copia di Famiglia Cristiana, si trova tra le mani al massimo una coppia di fatto bertinottiana.
Vi sconsigliamo di comprare il papiro, ma vi riassumiamo il pezzo forte debitamente anticipato alle agenzie. Un articolo di Beppe Del Colle che, per rispondere al vespaio di polemiche suscitate dal primo violento ukaze, accusa i politici di fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». E, per restare in tema, parla di «rischio fascismo» in Italia e, di fianco, pubblica la storica foto del bimbo ebreo di Varsavia, simbolo della persecuzione nazista, dicendo che è venuta in mente a tutti (proprio a tutti?) quando Maroni ha presentato il pacchetto sicurezza e le norme sui rom. C’è altro da aggiungere? Evidentemente non sono solo i politici a fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». Anche i giornalisti si difendono bene.
Sarebbe fin troppo facile contrapporre ai vaneggiamenti del settimanale, l’analisi di Newsweek (periodico non certo amico del centrodestra italiano) che parla dei primi cento giorni del governo come «miracolo di Berlusconi». Non ne vale la pena. E non vorremmo nemmeno dare troppa importanza a un editorialista evidentemente vittima del solleone. Ma c’è una cosa che ci preoccupa: è il fatto che, di fronte agli indiscutibili risultati ottenuti dal governo e al disorientamento dell’opposizione, i toni incivili, finora prerogativa del trattorista di Montenero e dei suoi girotonti, sfiorino anche chi, per la sua stessa ragione sociale, dovrebbe rappresentare il volto più moderato e ragionevole del Paese. Non è in questione, naturalmente, il diritto di critica: è in questione la possibilità di un dialogo. Paragonare un governo al nazismo significa alzare un muro, una trincea, una barricata: con i nazisti si può forse parlare? Trattare? Discutere? No, certo. E questo è ingiusto, non solo nei confronti del governo. È ingiusto soprattutto nei confronti della famiglia cristiana, quella vera, che non merita che il suo nome venga usurpato da alcuni orfani del cattocomunismo, sempre meno capaci di fare chiesa e sempre più capaci di fare cappelle.

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mercoledì 13 agosto 2008

Osservatore Romano, bene Lambeth, Anglicani diventano piu' 'chiesa'.

(Asca) L'impulso dato dalla Conferenza di Lambeth per risolvere la crisi che attraversa da anni e' sicuramente ''promettente'' e il processo adottato dagli anglicani in questa fase cosi' delicato e' assolutamente ''trasparente'': a valutare in maniera complessiva l'esito dell'incontro dei vescovi anglicani e' mons. Donald Bolen, responsabile del 'dossier' anglicano presso il Pontificio consiglio per l'unita' dei cristiani. Mons. Bolen pubblica oggi un ampio articolo nell'edizione inglese dell'Osservatore Romano su contesto, aspetti ecumenici e risultati della Lambeth Conference. Gli anglicani, a livello mondiale, sono da anni sull'orlo dello scisma per il contrasto tra alcune diocesi 'liberali' dei Paesi ricchi, soprattutto negli Stati Uniti, che hanno ordinate preti e persino un vescovo gay e permettono benedizioni di unioni omosessuali, e quelle 'conservatrici' del Sud del mondo, che hanno in larga parte boicottato la conferenza. Circa un quarto dei vescovi anglicani non sono andati a Lambeth, tra cui tutti quelli della Nigeria, la provincia anglicana piu' popolosa. Accanto a questo problema, c'e' la questione dell'ordinazione delle donne, come preti e come vescovi, che pero' non divide tanto (anche se i contrasti non mancano) gli anglicani al loro interno quanto, scrive Bolen, ''ha effetto sull'obiettivo del dialogo anglicano-cattolico'' perche' ''impedisce alla Chiesa cattolica di riconoscere la validita' delle ordinazioni anglicane''. E tuttavia, in un momento cosi' grave, Bolen osserva che dalla Conferenza (che non ha nessun potere decisionale concreto) e' emersa una ''direzione'', quasi una 'via d'uscita' dalla crisi, con l'indicazione di ''elementi a breve e lungo termine per un rafforzamento della Comunione anglicana''. Paradossalmente, gli anglicani stanno pensando di 'cattolicizzare' la loro Comunione (fino ad oggi un network guidato solo simbolicamente dall'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams): e' questo il senso del Covenant, un ''patto'' in via di perfezionamento che dovrebbe dotare gli anglicani a livello mondiale di strutture e procedure piu' chiare e efficaci. Se, scrive Bolen, gli anglicani andranno verso ''una maggiore stabilita' ecclesiologica e se si realizza una coerenza all'interno della Comunione Anglicana, questo sviluppo verra' con ogni probabilita' accolto e sostenuto dalla Chiesa cattolica''. Gli anglicani, per il Vaticano, non sono piu' ''allo stesso punto di prima della Conferenza. Sta emergendo un senso di 'direzione', che chiarira' qual e' il ruolo della Comunione anglicana''. L'articolo accoglie anche favorevolmente il modo in cui la Conferenza e' stata ''ecumenica''. In totale sono 15 i cattolici che hanno aprtecipato ai lavori in diverse fasi e, poiche' l'obiettivo di Lambeth era piu' 'spirituale', con l'accento sulla conoscenza reciproca e il dialogo in piccoli gruppi, e senza votazioni, i rappresentanti del Vaticano sono stati ''partecipanti attivi''. L'intervento del card. Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l'unita' dei cristiani, sara' ''suonato troppo duro a chi non e' abituato al rigore del dialogo ecumenico'' ma, aggiunge Bolen, gli ''anglicani hanno ringraziato il cardinale per la sua onesta' e la sua 'amicizia critica'''; d'altra parte, era stato lo stesso Williams a chiedergli di porre ''domande scomode''. In questo modo, conclude Bolen, ''i cattolici hanno sperimentato la serieta' degli anglicani a prendere sul serio le preoccupazioni espresse dai loro partner ecumenici''.

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Famiglia Cristiana rilancia: “Speriamo non rinasca il fascismo”.

Censimento dei nomadi

(Panorama) Mica si tira indietro Famiglia Cristiana. Al polverone sollevato dopo l’ennesimo “numero anti governativo”, alle accuse di “cattocomunismo” lanciate da esponenti del centrodestra, il periodico dei paolini risponde citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”.

In un editoriale firmato da Beppe del Colle, il settimanale cattolico torna a criticare aspramente le misure varate dal governo italiano in tema di sicurezza, soprattutto “la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom” e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, “come un simbolo”, la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss.
Tutto questo a meno di 24 ore dalla prima sassaiola partita da Famiglia Cristiana, che ha definito “gioco con i soldatini, neanche fossimo in Angola” le misure sulla sicurezza prese dalla maggioranza del “presidente spazzino”. “Ora basta”, si legge nell’editoriale sul numero in edicola di questa settimana che replica soprattutto al sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. Giovanardi, scrive Famiglia Cristiana, “non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa” puntualizza il settimanale “ci ha rimproverato nulla del genere. Siamo stati, siamo e saremo sempre in prima linea su tutti i temi ‘eticamente irrinunciabili’: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, dico, diritti della famiglia; abbiamo condannato l’inserimento dei radicali nelle liste del Pd. E ora basta”. “Non siamo mai cambiati” aggiunge del Colle “nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l’attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo”.
Nell’editoriale, Famiglia Cristiana ribadisce tutte le sue critiche alla “sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze anche da parte dei genitori”. “Se ne sono accorti in tutta Europa, dove resta vivo l’orrore della discriminazione sociale delle minoranze: quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta” ricorda Del Colle “alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto: ‘Gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari’. Sarà ‘incredibile’, ma è vero. Speriamo” conclude Famiglia Cristiana “che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”.
E la polemica torna a montare. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che aveva tacciato Famiglia Cristiana di criptocomunismo, ha già annunciato querela al direttore del settimanale Don Antonio Sciortino per le espressioni ingiuriose usate nei suoi confronti. Un attacco che il capogruppo del Pdl definisce una “caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite, oggi documentato anche dal Sole 24 Ore“. Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, infatti, pubblica oggi un’inchiesta che mette in luce la “crisi in edicola” per il settimanale dei Paolini. Per Gasparri inoltre nel settimanale “c’è una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa”.
La replica del direttore Sciortino è che il settimanale non ha come bersaglio preferito il governo Berlusconi, a cui, sostiene il direttore siciliano, “pure abbiamo dato credito, tant’è che ho definito l’illustrazione del premier alle Camere un discorso da statista”. Semplicemente la rivista si schiera, come recita il nome, al fianco delle famiglie (cristiane). Quelle che non arrivano a fine mese, quelle che “vanno nelle mense della Caritas anche alla metà del mese per mangiare”, si legge nell’intervista rilasciata La Stampa. Una crociata dunque non politica ma ideologica. Nel senso cristiano del termine. “Le nostre posizioni sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino” si è difeso il direttore del settimanale. “Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti”.
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lunedì 11 agosto 2008

Polemiche. Quei comunisti di Famiglia Cristiana.

(Insieme a sinistra) Sediziosi comunisti illiberali popolano le redazioni dei giornali. Questa è da sempre la teoria di Silvio sull’informazione italiana. Poco conta, per lui, che ne possegga una gran parte e ne controlli la quasi totalità.

Ed ecco che, a dare manforte alla sua teoria della cospirazione, sbuca un nuovo covo di pericolosi estremisti di sinistra: la redazione di Famiglia Cristiana.

Nell’anticipazione di un editoriale in uscita nel prossimo numero del settimanale, infatti, si leggono dure e pesanti critiche al governo in carica.

“Neanche fossimo in Angola” - scrive Famiglia Cristiana a proposito dei militari in strada - e prosegue: “La verità è che ‘il Paese da marciapiede’ i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del ‘Presidente spazzino’, l’inutile ‘gioco dei soldatini’ nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone”.

Mica male! Colpito ed affondato. In queste poche parole c’è la denuncia, netta ed incontrovertibile, dello stato di annichilimento mediatico in cui ci stanno conservando da tempo.

Il cuore della critica del settimanale cattolico è chiaro: il governo svia l’attenzione dai problemi economici in cui versa il paese inscenando un farsesco Far West urbano. “C’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le ‘buffonate’, che servono solo a riempire pagine di giornali”.

La guerra dei penultimi conto gli ultimi. Cioè quello che la Sinistra denuncia da sempre, il peggiore dei mali perchè consente ai più ricchi di prosperare mentre i più deboli pensano semplicemente ad individuare un pericolo. Anzi, questo consente una inedita “alleanza” tra sfruttati e sfruttatori.

E il giornale fornisce i dati, sottolineando che a una crescita delle imprese corrisponde una diffusione del disagio tra le famiglie: “Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni”.

Prosegue Famiglia Cristiana: “L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso”. Di qui la domanda dei cattolici: “E’ troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

Come non condividere? Parole sante! (il gioco di parole non è voluto, lo giuro…)

Insomma, questa uscita di Famiglia Cristiana è la palese dimostrazione che i problemi di questo Paese sono così drammatici da essere davvero sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo lottare con forza e fermezza, oltre che con grande convinzione, affinchè questi siano i temi al primo posto dell’agenda politica e sociale.

E’ incredibile che il Partito Democratico si faccia scavalcare a sinistra da Famiglia Cristiana. Avete mai sentito un esponente del PD esprimersi in questi termini?

Solo recuperando una forte capacità di opposizione della Sinistra possiamo evitare che questa destra spadroneggi come già sta abbondantemente facendo. E’ ormai evidente l’incapacità del PD di fare opposizione in maniera credibile.

Riportiamo al centro la questione sociale prima che sia troppo tardi.

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martedì 5 agosto 2008

California, dalla chiesa cattolica sì al referendum antigay.

Village) A novembre, insieme alle elezioni presidenziali, i cittadini della California voteranno alcuni referendum fra cui la Proposta 8, che punta a modificare la Costituzione stabilendo che il matrimonio è solo l'unione fra un uomo e una donna.

In vista dell'appuntamento alle urne diverse associazioni si stanno preparando a fare campagna elettorale: da un lato i sostenitori dei diritti lgbt, dall'altro i conservatori. La chiesa cattolica locale ha appena preso posizione, invitando i vescovi e i parroci a sostenere moralmente ed economicamente il sì al referendum, per cancellare il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso, riconosciuto da una sentenza della Corte Costituzionale.

I vescovi cattolici dello stato si sono riuniti e hanno deciso di schierarsi dalla parte della Proposta 8, pur sostenendo con la solita dose di ipocrisia che tutte le persone hanno apri dignità. E allora se hanno pari dignità, perché non dovrebbero potersi sposare?

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giovedì 31 luglio 2008

I cattolici agli anglicani: "Gay e donne vescovo ci preoccupano!

(Apcom) La questione dell'omosessualita' e l'ordinazione di donne vescovo sono altrettanti motivi di preoccupazione per la Chiesa cattolica: lo ribadisce il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unita' dei cristiani, intervenendo oggi a Canterbury, alla Lambeth Conference che riunisce ogni dieci anni gli arcivescovi e i vescovi anglicani (16 luglio - 4 agosto).

"Come ben sapete, l'ordinazione delle donne al sacerdozio in alcune province anglicane, a cominciare dal 1974, e all'episcopato, dal 1989, ha complicato molto i rapporti fra la Comunione anglicana e la Chiesa cattolica", afferma Kasper. Quanto ai pastori omosessuali e alla benedizione delle coppie gay, "una dichiarazione chiara da parte della Comunione anglicana - afferma il porporato - ci offrirebbe maggiori possibilità di offrire una testimonianza comune della sessualità umana e del matrimonio, una testimonianza dolorosamente necessaria nel mondo di oggi". Il discorso di Kasper e' stato pubblicato integralmente dall''Osservatore romano'.

Il ministro del Papa per il dialogo con le altre confessioni critsiane auspica "un nuovo ricorso alla tradizione apostolica in una situazione inedita. Non significherebbe rinunciare alla vostra profonda attenzione per le sfide e le lotte umane, al vostro desiderio di dignità e giustizia umane, alla vostra sollecitudine affinché tutte le donne e tutti gli uomini abbiano un ruolo attivo nella Chiesa", prosegue Kasper. "Piuttosto, porterebbe tali istanze e le questioni che ne derivano più direttamente nell'ambito creato dal Vangelo e dall'antica tradizione comune su cui si basa il nostro dialogo".

Un altro cardinale, il prefetto della Congregazione della dottrina della fede William Levada, ha espresso intanto la "seria attenzione" della Santa Sede ad una proposta di un gruppo conservatore anglicano di unirsi alla Chiesa cattolica. "Mentre si avvicinano i mesi estivi, voglio assicurarvi della seria attenzione che la Congregazione presta alla prospettiva di un'unità corporativa presentata in quella lettera", scrive. "Non appena la Congregazione sarà nella posizione di rispondere in modo più definito sulle proposte che avete presentato vi informeremo", afferma il porporato in una lettera resa pubblica dalla stessa Traditional Anglican Communion sul proprio giornale 'The Messanger Journal'.

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Verona, pugno duro e 500 euro di multa per chi va a prostitute.

Una prostituta in strada
(Panorama) Conto salatissimo per i clienti delle prostitute veronesi: chi venisse sorpreso appartato per strada per fare sesso a pagamento rischia infatti una multa di 500 euro. La pena pecuniaria massima consentita dalle nuove norme del decreto sicurezza che danno più potere ai sindaci. E quello di Verona, il leghista Flavio Tosi, non si è lasciato sfuggire l’occasione:”In questo caso” spiega “abbiamo deciso di applicare la sanzione massima di 500 euro per la violazione dell’ordinanza antiprostituzione: un deterrente ben più forte dei 36 euro per intralcio alla circolazione previsti dal codice della strada al quale finora i sindaci erano tenuti a richiamare le proprie ordinanze”.

Nel mirino la prostituzione di strada, quindi. Per una volta non solo dal lato dell’offerta, ma anche e soprattutto della domanda. “Chi contratta prestazioni sessuali alimenta un racket criminale che riduce in schiavitù le donne” dice l’ordinanza, che si propone di colpire soprattutto “il degrado e il disturbo causato ai cittadini”. Ma non ci sono solo clienti e “belle di notte” tra gli obiettivi del sindaco veronese. Anche chi beve alcolici per strada fuori dai locali (multe a partire da 100 euro), chi compie “atti contrari al pubblico decoro” (gettare rifiuti solidi al di fuori dei contenitori, bivaccare o sistemare giacigli, passeggiare a torso nudo) che rischiano fino a 50 euro di sanzione.

Non poteva mancare la multa anti accattonaggio, già stabilita in altri comuni, contro cui si era espressa la Chiesa dalle colonne di Avvenire.

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venerdì 18 luglio 2008

Sydney. Il papa non si scusa con le vittime di abusi da parte di preti pedofili.

(Uaar) Chris MacIsaac, portavoce di un gruppo di sostegno a persone abusate da sacerdoti cattolici, ha oggi esplicitamente accusato il papa di non essersi scusato in maniera significativa con le vittime.
Sull’argomento, il clima ha iniziato a surriscaldarsi martedì, quando ad ABC TV sono intervenuti i genitori di due ragazze ripetutamente violentate da un prete negli anni ‘90: una di esse è poi finita nel tunnel dell’alcolismo, mentre l’altra si è suicidata all’inizio di quest’anno. La coppia ha dichiarato di aver inutilmente chiesto di essere ricevuti dal papa e dall’arcivescovo di Sydney. Il vescovo Anthony Fisher, coordinatore della GMG, commentando la vicenda ha affermato che l’attenzione dei mass media sui casi di pedofilia ecclesiastica sarebbe diretta “a sminuire l’importanza del raduno” in corso in Australia. Il padre ha ribattuto che le parole del vescovo Fisher “attestano una completa mancanza di comprensione verso le vittime”.

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Udc. Molti voti gay al partito di Volontè... lo dice Pionati.

In futuro, un leader gay e Silvio Berlusconi presidente della repubblica.
(Apcom) Un leader omosessuale per l'Udc, Silvio Berlusconi presidente della Repubblica. Sono due scenari del futuro che incontrerebbero i favori del portavoce Udc Francesco Pionati.

"Non ho nulla in contrario ad un leader gay alla guida dell'Udc. Assolutamente da parte mia non c'è nessuna preclusione. Del resto moltissimi omosessuali votano il nostro partito e si sentono tutelati dalle nostre scelte. Quanto a me, ho molti amici gay ma nessun uomo mi ha mai fatto avances di natura sessuale, ha detto Pionati, a Klauscondicio.

Quanto alla presidenza della Repubblica, "a titolo personale - ha detto ancora Pionati- appoggerei la candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale, anche se è un discorso del tutto prematuro. Quanto alla successione al Governo, ci sono sicuramente molti pretendenti. Non credo, ad esempio, che Giulio Tremonti possa ereditare la forza e la capacità di penetrazione di Berlusconi. Credo, invece, che il premier punterebbe su Gianni Letta, una figura che sta bene a tutti e che dialoga con tutti".

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Uruguay. Il senato da il via libera alle adozioni gay. A solito polemiche dei cattolici.

Immediate le polemiche della Chiesa e dei partiti conservatori.
(Ansa) Il Senato dell'Uruguay ha approvato un progetto di legge che apporta delle modifiche al codice dell'infanzia e adolescenza permettendo alle coppie omosessuali di accedere alle procedure di adozione.
Decisivi i voti dei senatori del partito governativo Frente Amplio: su 25 presenti - il Senato e' composto da 30 membri - in 17 si sono espressi a favore dell'iniziativa.
Il disegno di legge, che concede solo all'Istituto del bambino e dell'adolescente dell'Uruguay (Ibau) la possibilita' di intervenire nel processo di adozione, passa ora al vaglio della Camera che lo esaminera' nei prossimi giorni.
Immediate le repliche della Chiesa e dei partiti conservatori. In dichiarazioni al quotidiano Ultimas Noticias il presidente della Conferenza episcopale dell'Uruguay (Ceu), mons.
Luis del Castillo, ha definito la modifica al codice dell'infanzia 'non ragionevole da qualsiasi punto la si guardi, perche' rispetto al ristretto numero di bambini in attesa di essere adottati la lista di persone sposate che aspettano di farlo e' molto lunga'.
Da parte sua il senatore di Alianza Nacional, Carlos Moreira, ha evidenziato il pericolo che un bambino 'cresciuto da genitori dello stesso sesso possa considerare questa unione come qualcosa di normale'.

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Parlamento croato approva legge contro discriminazione. Cattolici polemici.

Dura reazione del clero cattolico: "così si apre la strada ad adozioni gay e coppie di fatto".
(Apcom) Il parlamento croato ha approvato la legge contro la discriminazione, suscitando lo sdegno della Chiesa cattolica. Malgrado le pressioni del clero, secondo il quale così si apre la strada alle coppie di fatto e all'adozione da parte di genitori omosessuali, a favore della norma ha votato una larghissima maggioranza: 117 deputati su 153. Dando il via libera, il parlamento ha approvato un emendamento che prevede un periodo di tre mesi di monitoraggio degli effetti della legge. Dopo quest'arco di tempo, se sarà ritenuto necessario, saranno apportare delle modifiche. All'approvazione si è arrivati dopo una guerra di dichiarazioni tra la Chiesa e il vicepremier Jadranka Kosor, sostenuta da diverse ong, che ha difeso la linea dell'esecutivo. Il clero di Zagabria si sente soprattutto tradito dall'Unione democratica croata (Hdz), la formazione conservatrice al potere che, tra l'altro, nella campagna elettorale delle ultime elezioni ha potuto contare sull'appoggio incondizionato degli ecclesiastici. Per rispondere alle critiche, il governo del premier Ivo Sanader ha ricordato più volte che prima del voto la Chiesa ha ricevuto donazioni statali per circa 15 milioni di euro. Stando alla legge approvata, qualsiasi discriminazione sarà vietata e sanzionata. L'adozione non rientra nella nuova norma. Questa la reazione del cardinale Josip Bozanic: "Sono semplici pedine tutti coloro che voltano le spalle ai valori cristiani in nome del potere, del danaro o del governo".

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