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venerdì 16 novembre 2007

Fini irato con Silvio per Storace e Mediaset "La misura è colma, ora la legge elettorale".

L´appoggio del Cavaliere alla Destra, le insistenti ironie sulla sua nuova compagna: e il leader di An ora si smarca. "È venuta meno la fiducia, ho telefonato a Silvio e gliel´ho detto in faccia"."Attenzione" per Veltroni. Ronchi: senza riforma non si andrà a votare.

(Francesco Bei - La Repubblica) «È venuta meno la fiducia, a Berlusconi l´ho anche scritto per lettera - ha annunciato Fini ai suoi -, d´ora in poi procediamo per conto nostro. Regolatevi di conseguenza».
Ad avvelenare l´atmosfera, raccontano a via della Scrofa, ha molto contribuito la galassia mediatica berlusconiana: i ripetuti servizi di Striscia, gli articoli graffianti del Foglio e del Giornale sulla nuova compagna di Fini e l´imminente nascita della bambina, l´intervista di Panorama a Daniela Santanché, in cui la pasionaria della Destra minaccia sfracelli contro il capo di An. Tutti indizi che, letti da Fini, portano a un unico mandante: il Cavaliere. Ma il leader di An è un animale a sangue freddo, fosse stato solo questa «aggressione personale» forse la cosa sarebbe finita lì, con una telefonata di Ronchi a Mediaset. Il fatto è che sabato scorso Berlusconi ha presenziato con tutti gli onori alla nascita della Destra di Storace all´Eur ed è esattamente questa operazione ad aver fatto saltare la diga. «Noi - ha ricordato Fini ai suoi - siamo sempre stati leali con lui, nei 5 anni di governo e in questi mesi all´opposizione. Finora non abbiamo fatto sponda a Casini. E questo è il ringraziamento? Per me la Cdl è una storia chiusa». L´arrabbiatura è talmente forte che un amico, qualche giorno fa, si è sentito fare dal leader di An un discorso che lo ha lasciato basito: «Vedi - gli ha detto Fini - alla fine io sono sicuro che Berlusconi riuscirò a farlo ragionare. Perché è un uomo con una scala di valori molto rigida e al primo posto c´è l´interesse personale. Per cui basterà minacciare di colpirlo sulla riforma delle tv».
Al di là del rancore personale, c´è comunque la politica. E la strada è quella dell´accordo con il centrosinistra sulla nuova legge elettorale. «Non siamo disponibili ad allungare artificialmente la vita del governo con un finto dialogo - spiega il portavoce Andrea Ronchi - ma ormai è chiaro che senza una nuova legge elettorale non si va a votare». E dunque è questa la nuova strategia di Fini, stanco di aspettare una crisi di governo che non arriva mai. «Fare subito la legge elettorale e poi andare al voto». E basta parlare solo di elezioni: «Sono quasi due anni che stiamo all´opposizione inseguendo il mito della spallata e non abbiamo costruito niente, almeno dall´altra parte hanno fatto il partito democratico». L´ex ministro degli Esteri guarda quasi con invidia all´operazione di semplificazione politica riuscita nel campo avverso. E non nasconde, in privato, «attenzione e rispetto» per quanto sta facendo Veltroni. Il centrodestra, al confronto, «sembra una foresta pietrificata» e a poco serve lo sforzo delle fondazioni Farefuturo, Liberal e Craxi che l´11 dicembre presenteranno lo statuto del chimerico «partito delle libertà». Allora, tanto vale riprendersi i propri spazi politici e di partito, mandando definitivamente in soffitta «la leggenda del delfino». Questo è anche il senso della conferenza programmatica convocata ieri da Fini per i primi di febbraio a Milano, un´alternativa all´Officina di Tremonti «che non ha mai iniziato a funzionare».
«Se non si vota - chiarisce Italo Bocchino, responsabile riforme di An e relatore alla Camera sul pacchetto Violante - è chiaro che da parte nostra c´è la disponibilità a non buttare via un anno di tempo. Fare le riforme di cui il Paese ha bisogno non significa inciuciare». Un discorso che ha portato al riavvicinamento politico tra Fini e Pier Ferdinando Casini. I due ormai si sentono ogni giorno e procedono uniti come ai tempi del famoso "subgoverno", quando si trattava di bilanciare a palazzo Chigi l´asse tra Berlusconi e Umberto Bossi. Non a caso oggi Casini presenzierà una tavola rotonda sulla riforma elettorale organizzata da Italianieuropei, la fondazione di D´Alema ed Amato. Sul merito, certo, le distanze di An con il centrosinistra restano ancora tutte sul tavolo. La bozza Vassallo, per dire, secondo Fini è ancora troppo tedesca e troppo poco spagnola. «È tagliata su misura di un Pd - osserva Bocchino - che sarà libero di scegliere dopo il voto se allearsi con la sinistra radicale o con il futuro polo di centro». Ma un accordo non è affatto escluso: «Veltroni vuole il bipolarismo ma anche, come direbbe Crozza, la fine del bipolarismo. Se toglie quel ma anche ci chiudiamo in una stanza e la legge elettorale la scriviamo in tre ore».
Forza Italia intanto guarda con preoccupazione a questa sollevazione degli alleati. Berlusconi è ancora deciso ad andare dritto per la sua strada, che è quella del rapporto diretto con gli elettori: «Il governo dal Senato ne esce a pezzi, la partita è ancora aperta». E comunque, se si dovesse davvero aprire un tavolo sulle riforme, vuole essere lui a dare le carte. «Sulla legge elettorale - sintetizza Fabrizio Cicchitto - non è possibile fare a meno di Forza Italia».

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