Dopo l'annuncio che il Gay Pride 2009 si farà a Genova il prossimo anno, a giugno, arrivano le prime reazioni politiche. Gianni Plinio, capogruppo regionale di An, ha annunciato stamattina che promuoverà un comitato denominato “Gay Pride a Genova? No grazie” e di aver chiesto al sindaco e al Presidente della Regione di non concedere i rispettivi patrocini alla manifestazione. “E’ una carnevalata oscena e blasfema che mortifica la città – dice Plinio - Occorre impegnarsi per tempo alfine di impedire per le vie genovesi una sconcia esibizione che, nelle più recenti edizioni, si è contraddistinta per becera immoralità e gratuite offese al Papa e alla Chiesa Cattolica . Secondo Plinio la scelta di organizzare a Genova la “Giornata dell’orgoglio omosessuale” è stata fatta come "provocazione nei confronti del Presidente della Cei Angelo Bagnasco che è anche l’Arcivescovo della città". "Sono certo che al Comitato per dire No al Gay Pride genovese - spiega il capogruppo di An - aderiranno tanti cittadini che, al di là delle singole appartenenze politiche, ritengono che una siffatta parata scollacciata di esibizionisti non giovi assolutamente alla causa gay che è tutt’altra cosa”. Sul fronte opposto interviene Antonio Bruno, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale a Genova: "Appena si è diffusa la voce che l'evento si svolgerà a Genova - dice Bruno - subito si sono levati alti strilli da parte di fondamentalisti e pruriginosi uomini politici della destra". "Per quanto ci riguarda - dicono da Rifondazione - riteniamo che Genova sia in grado di poter gestire una manifestaizone politica come il Gay Pride, come negli anni passati è riuscita agestire adunate di alpini e la visita del Pontefice. Tutto il resto fa parte di una concezione autoritaria, perbenista e un po' complessata".
lunedì 8 settembre 2008
Gay Pride 2009 a Genova, è già nato il comitato "No grazie".
A Napoli An è d'accordo con la Iervolino sul no al registro unioni civili a Vomero.
"Approvato registro fittizio"
Sono felice di vedere che il Sindaco Jervolino finalmente è intervenuta a rispondere alla gravissima violazione di competenze consistente nell'istituzione di un fittizio Registro delle Unioni civili>>.
Queste sono le dichiarazioni del consigliere alla Municipalità Arenella Vomero di Alleanza Nazionale, Andrea Fonsmorti, a seguito del venire a galla di una nota indirizzata a Coppeto da parte del Sindaco per dichiarare la votazione sull'argomento del tutto priva di valore.
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sabato 23 agosto 2008
Pdl: scene da un patrimonio.
Arriviamo così al paradossale. Secondo la bibbia del lusso, la rivista americana Forbes, Silvio Berlusconi è l’uomo più ricco d’Italia e il 51esimo nel mondo con un patrimonio pari a 11,8 miliardi di dollari. Ma con circa 110 milioni di euro di saldo negativo, il suo partito, Forza Italia, è il più indebitato d’Italia (se si escludono i 180 milioni dei Ds, partito ormai virtuale, perché confluito nel Pd). Al punto che il Cavaliere, per evitare il default, ha garantito al tesoriere Rocco Crimi fideiussioni personali per 75 milioni di euro. Inoltre, Forza Italia è priva di un quotidiano di partito, mentre la brambilliana Tv delle libertà ha chiuso i battenti da poco più di un mese. Né il partito possiede immobili: tutte le sedi dei 4 mila circoli sono in affitto. Nessuna esclusa.
Gianfranco Fini, invece, ha dichiarato per il 2007 un reddito di 147.814 euro, inferiore, per dire, a quello del leader comunista Fausto Bertinotti (233.195 euro). Eppure la sua creatura, Alleanza nazionale, non ha debiti. Anzi, ha chiuso il bilancio in pareggio e vanta proprietà immobiliari invidiabili: circa il 30 per cento delle 14 mila sezioni, più case e palazzi, talvolta di lusso, sparsi in tutta Italia. Stando al racconto del senatore Franco Pontone, segretario amministrativo di An, “le sedi sono nostre perché fino agli anni Novanta nessuno affittava locali al Movimento sociale ed eravamo costretti ad acquistare per poterci diffondere in modo capillare in tutta Italia”. Il risultato? An ha costituito una immobiliare che proprio a causa della fusione con Forza Italia sta catalogando le proprietà del partito. Sul mercato immobiliare, quello vero, non segnato a bilancio secondo i parametri del catasto, i beni di An valgono almeno mezzo miliardo di euro. Un tesoretto niente male.
Poi c’è il Secolo d’Italia, il quotidiano di partito. Il deputato bolognese Enzo Raisi ne ha rimesso a posto i conti su mandato di Fini. A Panorama dice: “Con la fusione, il giornale ha la grande occasione di diventare il quotidiano di opinione del centrodestra, sulla falsariga dello stile di Foglio e Riformista”. Non solo: “Vogliamo affiancare al giornale una casa editrice per produrre libri e dvd di area”. Ma il Secolo rimarrà in mano ad Alleanza nazionale? “In queste settimane stiamo ragionando su una struttura societaria capace di allargare l’area degli azionisti. Sia chiaro però: a nuovi azionisti devono corrispondere soldi freschi”. Soldi azzurri, s’intende.
Dunque, è vero che sulla carta il Pdl sembra cosa fatta e finita, con numeri da paura: un potenziale elettorale superiore al 40 per cento, un capitale umano di 400 mila iscritti, una forza parlamentare di 273 deputati e 147 senatori. Ma non tutto è risolto. Nella riunione del 9 settembre si metteranno nero su bianco le decisioni prese il 18 agosto, anzitutto il rapporto percentuale tra Forza Italia (70) e An (30) nella dirigenza del nuovo partito. Ma restano aperte questioni vitali come quella del reggente o del comitato di reggenti e del tesseramento. Secondo Fi basta il reggente, secondo Alleanza nazionale ci vuole il comitato. E ancora: se non c’è il tesseramento, non ci sarà mai congresso vero. An, Fini e tutti gli altri sarebbero così condannati alla subalternità, vita natural durante. Magari rimettendoci pure gli immobili.
Una ipotesi che fa sobbalzare la vedova di Giorgio Almirante, padre fondatore della destra italiana. Donna Assunta, dall’alto del suo piglio di proprietaria terriera, così commenta il prossimo matrimonio, del quale non vorrebbe essere “né sensale né madrina”. Dice: “Forza Italia arriva a mani nude, le uniche proprietà sono personali di Berlusconi. An invece porta tante belle proprietà ereditate dal Msi. Proprio bella questa: per una volta faremo noi la figura dei ricchi dinanzi al Cavaliere”.
E invece no, An si sta cautelando. O Berlusconi mette mano al portafogli secondo il criterio del 70-30 (70 euro Fi, 30 An) oppure, in vista della fusione dei bilanci, prevista per atto notarile nel 2011, Fini punta sulla strada già intrapresa dai Ds al momento di confluire nel Pd. Riparare, cioè, il patrimonio del partito in una fondazione. Manca soltanto un dettaglio non secondario: quale fondazione?
Fini già presiede Farefuturo. I più audaci tra i suoi collaboratori vorrebbero piazzare qui i beni postmissini; altri, più romantici, in una fondazione ex novo di vago sapore almirantiano. Si vedrà.
Certo è che la manovra economica ha sottinteso un valore politico. Quando Italo Bocchino, Ignazio La Russa e compagnia chiedono, fin da ora, che il successore di Berlusconi sia Fini, recitano un discorso di chiarezza ai vari aspiranti leader: o comandiamo noi o dopo Berlusconi rifacciamo Alleanza nazionale. I soldi ci sono, insieme a giornali e casa editrice. Libro e tesoretto, partito perfetto.
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martedì 6 maggio 2008
Una destra ambigua? Fini: "«Tolleranza zero per i giovani di Verona, ma più gravi i fatti della Fiera del Libro».
Il presidente della camera a "Porta a porta". Polemica con sinistra radicale e Pd Fini: «Dietro l'aggressione non c'è alcun riferimento ideologico». Veltroni: «Sbagliato stabilire priorità».
(Il Corriere della Sera) «Tolleranza zero» contro i neonazi che hanno pestato selvaggiamente Nicola Tommasoli, il giovane di Verona dichiarato clinicamente morto dopo quattro giorni di agonia. «Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà». Però, rispetto a questo episodio, sono «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino (durante le quali sono state bruciate alcune bandiere israeliane, ndr). Lo ha dichiarato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante le registrazioni di "Porta a Porta". «L'aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi - ha spiegato Fini - sono due fenomeni che non possono essere paragonati». A giudizio del presidente della Camera, in sostanza, se dietro l'aggressione di Verona non c'è alcun «riferimento ideologico», a Torino le frange della sinistra radicale «cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista» un autentico antisemitismo, veri e propri «pregiudizi di tipo politico-religioso». Su questo, sottolinea Fini, «c'è un consenso non dico di massa, ma una posizione politicamente considerata legittima da una parte della sinistra radicale».
VILI - Tornando ai fatti di Verona, secondo il leader di An - che nel frattempo ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza del partito - «la società si deve interrogare sul perché questi giovani danno vita a questi comportamenti». «Si tratta di episodi gratuiti, fenomeno diffuso non solo in Italia ma anche in altri Paesi - spiega Fini -. Sono giovani che presi uno per uno, nove volte su dieci sono dei vili». Tolleranza zero, dunque? «Certo. Non è che uno è delinquente se è immigrato e non lo è se nasce sotto i portici di casa nostra».
REAZIONI - Le affermazioni di Fini provocano l'immediata reazione della sinistra radicale. Iacopo Venier, della segreteria nazionale del PdCI, afferma che «nel momento in cui tutti dovrebbero piangere la morte di un ragazzo, unirsi al dolore della famiglia e chiedere la massima punizione per gli assassini, assistiamo invece ad una serie di basse speculazioni politiche. Tra queste la più grave è certo quella del presidente della Camera che assolve i picchiatori fascisti e si prepara a scatenare nuove repressioni violente come quelle che egli comandò a Genova». Per Salvatore Cannavò, esponente di Sinistra critica, le parole di Fini sono «allucinanti e incredibili». «Mettere sullo stesso piano l'incendio di una bandiera con un barbaro omicidio - spiega - non solo costituisce una assoluta mancanza di rispetto per il dolore di due genitori a cui la barbarie ha strappato il figlio, ma il sintomo della cultura di fondo del neo presidente della Camera».
«POSIZIONI ESTREMISTE» - Passano pochi minuti e arriva la contro-replica di Fini: «Vorrei capire: quando ho assolto i naziskin? Quando ho detto che ci accingiamo a repressioni come quelle di Genova? Sono polemiche non so quanto autorevoli, che dimostrano che quando non si hanno argomenti per polemizzare si inventano». «Io non capisco queste polemiche, bisognerebbe preoccuparsi di dichiarazioni come queste, i naziskin di Verona sono da condannare e i due fenomeni non sono paragonabili tra di loro - ribadisce il presidente della Camera - Di che cosa meravigliarsi? Non si lamentino quelli della sinistra se sono fuori dal Parlamento, sono portatori di posizioni non dico estremiste ma minoritarie, tanto da non raggiungere il quorum per essere presenti in Parlamento». «I naziskin di Verona sono dei pazzi criminali assassini - scandisce Fini - la violenza che c'è in alcune frange della società nei confronti dello Stato di Israele è una violenza di tipo politico ideologico, non perché i naziskin non avessero una distorta ideologia nazista nella testa, ma i due fenomeni non sono paragonabili tra di loro».
IL PD - Più tardi tocca a Walter Veltroni criticare la presa di posizione di Fini. «Io sono per non stabilire mai priorità su questi temi - afferma il leader del Pd -. Sono due fatti diversi: nel primo caso c'è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio». Il secondo episodio è «altrettanto grave e stabilire delle priorità è assolutamente sbagliato». «Bisogna contrastare ogni forma di violenza e intolleranza - aggiunge Veltroni -. Quando poi diventa una violenza fisica nei confronti di un ragazzo ucciso a bastonate, è necessario avere un giudizio molto severo». Rosy Bindi invita Fini a usare maggiore "prudenza" nel commentare l'uccisione del ragazzo a Verona: «Siamo in presenza di una morte, inviterei il presidente della Camera ad una certa prudenza, credo sia veramente pericoloso stabilire delle gerarchie di gravità tra bruciare le bandiere di un Paese e aggredire una persona fino a sopprimerne la vita». La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, si chiede: «Cosa c'è di più grave dell'omicidio di un ragazzo innocente?».
SCHIFANI - Sull'episodio di Verona interviene anche il presidente del Senato, Renato Schifani: «Tolleranza zero, ma anche certezza della pena: davanti a questi gesti di violenza lo Stato sarà rigorosissimo». «Sono giovani che non stanno bene, che non hanno equilibrio - aggiunge Schifani, sempre durante la registrazione della puntata di "Porta a porta" -. Giovani che chiedono di essere rieducati. È come se ci fosse un pezzo della gioventù italiana che non riesce a trovare un suo percorso e la severità della pena va coniugata con la funzione rieducativa».
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Dopo voto al Campidoglio. La caduta dell'impero romano.
Non solo l'addio al Campidoglio. Il voto di Roma segna la sconfitta della strategia di Veltroni. E il Pd ora rischia la disintegrazione della sua classe dirigente.
(Edmondo Berselli - L'Espresso) Il borgataro si stacca dalla festa in Campidoglio per Gianni Alemanno, stappa una birra e ti punta il dito nel costato: "Ahò, lo volevate er nuovo conio, mò beccatevelo". Per il Partito democratico, per Francesco Rutelli, per Walter Veltroni la serata romana di lunedì è il segno di una disfatta spaventosamente incomprensibile. È come se la capitale avesse deciso di sferrare un uppercut micidiale all'idea democratica, al progetto stesso del Pd: già, perché lo sconfitto è Rutelli, ma la batosta romana si ripercuoterà sul partito, sui suoi equilibri, forse sulla sua stessa esistenza.
Per il momento c'è lo choc tremendo di uno schianto politico inatteso anche nelle dimensioni, il rovesciamento clamoroso del risultato del primo turno, ma soprattutto un urto che fra molti saluti romani, clacson di tassisti entusiasti, cori di ultras, spazza via 15 anni di egemonia del centrosinistra, cominciati nella dura campagna elettorale del 1993, quella che aveva sdoganato Gianfranco Fini, e fa a pezzi il 'modello Roma', l'invenzione di Goffredo Bettini portata all'eccellenza mondana e planetaria da Veltroni, liquidando la Roma piaciona che aveva egemonizzato il gusto e anche il conformismo in società.
Eppure, per restare al caso romano, la politica "lieve" e colorata di Veltroni era forse l'unico strumento capace di tenere insieme l'establishment e le periferie; non appena si è assistito al ritorno in campo di un candidato come Rutelli, interpretato come un uomo dell'establishment, anzi della 'casta' politica, è scattato il cortocircuito. Con distorsioni che devono essere ancora interpretate, e possono portare a vendette e regolamenti di conti, ma che per il momento rappresentano concretamente un attrito ineluttabile della scelta di Veltroni di rompere con la Sinistra Arcobaleno alle politiche: accanto al fallimento di Rutelli, il successo conquistato alla Provincia di Roma dal candidato Zingaretti, con un numero di voti nelle sezioni elettorali della capitale che fanno subito sospettare un paradossale esercizio del voto 'disgiunto', Zingaretti alla Provincia e Alemanno al Comune ("Ipotesi che fa ribrezzo", scrive 'l'Unità', ma tant'è).
Una modalità quasi dadaista per praticare la vendetta della sinistra radicale contro la leadership del Pd, responsabile della scelta di 'correre da soli' (nei centri sociali l'idea di punire Veltroni votando Alemanno era stata sostenuta ripetutamente). Un colossale 'tié', magari con il gesto dell'ombrello, rivolto a 'Franciasco', l'uomo dei vescovi, l'amico della Binetti, il cattolico delle alleanze "di nuovo conio". E che esalta la capacità di Alemanno di unire le 'due Rome', da un lato la città centrale della borghesia, i Parioli, i circoli tiberini, il generone scettico che si era prestato all'unanimismo veltroniano, e dall'altro le borgate e gli outsider. La destra 'sociale' del genero di Pino Rauti promette infatti misure di sicurezza alla borghesia spaventata dai comportamenti irregolari dei clandestini, e offre rappresentanza all'universo marginale nelle periferie (laboratorio sociale e politico tutto da analizzare, che sembra essere stato messo a fuoco soltanto dalla percezione letteraria di Walter Siti, autore di un recente e impressionante libro postpasoliniano, 'Il contagio', che esplora l'antropologia degradata e mutante della Roma periferica). Mentre anche dalle borgate salgono slogan che scandiscono "via gli albanesi, via i romeni", Alemanno seleziona utilmente aspettative differenziate anche nella Roma del degrado, prospettando criteri che etichettano i clandestini come il nemico interno da colpire con spettacolari misure di polizia.
Ora, è vero che il trionfo capitolino ha un impatto anche sul Pdl e nel rapporto con la Lega, con un politico meridionale che fa il salto di qualità, comincia a oscurare Gianfranco Fini in procinto di sedersi sullo strapuntino della Camera, e in qualche misura riequilibra il successo di Umberto Bossi al Nord. Ma è fuor di dubbio che il crollo a Roma rappresenta un macigno sulla strada del Pd, e in particolare del Pd veltroniano. Finora, dopo il risultato del 13-14 aprile, si poteva sostenere che il 33,1 per cento, pur nella sconfitta, rappresentava la costituzione del 'motore riformista', un partito in grado di diventare competitivo nel medio periodo, e che risultava capace di mobilitare le città, i ceti culturalmente più elevati, il lavoro dipendente qualificato, la società italiana più moderna e creativa.
Prima del 'voto di pancia' e della voglia di discontinuità, prima del sacco di Roma da parte delle 'truppe alemanne', Veltroni poteva accampare una serie di giustificazioni credibili. A gravare sul Pd c'era l'impopolarità di Prodi, nel Nord industriale lo sfondamento della Lega nelle fasce operaie, al Sud l'effetto desolante dell'emergenza rifiuti. C'era da mettere a fuoco il progetto berlusconiano di 'modernizzazione reazionaria', o anche semplicemente conservatrice, fondato sulla sintesi del secessionismo leghista con il protezionismo tremontiano e il clientelismo dell'Mpa di Raffaele Lombardo. A cui adesso si aggiunge il successo 'missino' di Alemanno, prefigurando una destra complessivamente nazionalcorporativa, aggregatrice di interessi parziali.
Non conviene naturalmente ai 'democrat' cercare pallide rivincite di tipo culturale, stigmatizzando un modello politico a sfondo peronista. Ma intanto, prima di procedere alle ritorsioni interne inevitabili nelle sconfitte, ci sono da mettere a fuoco alcuni aspetti problematici, che la leadership del Pd dovrà affrontare. In primo luogo, l'esaurirsi empirico della pregiudiziale antifascista e resistenziale, cioè l'esito fisiologico di un processo socioculturale per molti versi inevitabile (ma che toglie valore alle richieste di "lealtà costituzionale" che Veltroni aveva inviato a Berlusconi negli ultimi giorni della campagna elettorale del 13 aprile, ricevendone in cambio un'alzata di spalle). In futuro sarà difficile esibire una sorta di superiorità etico-repubblicana come risorsa politica spendibile, così come sarà inutile puntare sui simboli se in gioco ci sono gli interessi. Insomma se ne va fuori dalla simbologia politica il ditino alzato dell'ideologismo targato Fgci, se è vero che il 'capobranco missino' Alemanno sbanca il Campidoglio con una campagna sinceramente populista, in una fragranza tutt'intorno di umori autenticamente fascisti.
In secondo luogo, se il Pd riuscirà a sopravvivere al contraccolpo della sconfitta alle politiche e alla caduta di Roma, dovrà uscire dalla sindrome di un partito che per una settimana, aspettando l'apertura del Parlamento, ha discusso esclusivamente della questione epocale di chi dovevano essere i capigruppo alle Camere. Andrebbe tenuta a mente come uno scongiuro la battuta di Giancarlo Pajetta dopo i funerali del 'Migliore': "Con la morte di Togliatti nel Pci si chiude una fase e non se ne apre nessun'altra".
Per evitare una dinamica dissolutiva, il Pd deve provare a ripartire. Deve avere la consapevolezza che la propria classe dirigente è particolarmente logora e che niente come le sconfitte richiama le sconfitte. Occorre quindi mettere in rete gli amministratori locali più capaci, dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, e individuare una strategia di azione sul territorio. È la fase in cui le posizioni di rendita stanno smottando, e in momenti come questo devono uscire allo scoperto le energie meno consumate. Innanzitutto la coppia composta da Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta, per ricominciare dal territorio. E poi, occorre inquadrare le prossime sfide: ci sono alle viste le elezioni europee del 2009 (un incubo, dato che con la proporzionale non c'è voto utile che tenga) e il referendum elettorale. Ci vuole una strategia. Altrimenti, le spinte alla disintegrazione non le fermerà nessuno, e il tutti a casa sarà inevitabileSphere: Related Content
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venerdì 28 marzo 2008
Pdl. Gasparri: In futuro potremmo anche avere un leader donna o gay.
Dal Pdl «Ma resto contrario all'istituzionalizzazione di coppie dello stesso sesso». An apre: possibile un leader gay. E arriva il plauso degli omosessuali. «Strappo» di Gasparri: no alle discriminazioni. Il via libera di Fini.
Intervista a KlausCondicio: l'unica condizione è che sia una persona capace e che sia scelto dagli elettori.
(Roberto Zuccolini - Il Corriere della Sera) Lo dice con convinzione: «Potrebbe assolutamente accadere tra qualche anno che sia un gay a guidare il Pdl. A condizione che si tratti di una persona capace e che sia scelto dagli elettori». Firmato Maurizio Gasparri, uomo politico che proviene da un partito, An, che in passato non è stato certo tra i più aperti sull'argomento. E invece Gasparri lo afferma tranquillamente, intervistato da KlausCondicio, trasmissione internet che si trova dentro You Tube: «Non sono assolutamente omofobo anche se resto contrario all'istituzionalizzazione della famiglia gay. Non importa che il leader del Popolo della Libertà sia una donna, un eterosessuale o un gay. Conta che sia capace politicamente. Se dipendesse da me, le donne avrebbero il 90 per cento dei posti disponibili, sempre se capaci. Ripeto: se gli elettori dovessero scegliere un leader gay, non ci dovrebbe essere nessuna discriminazione ».
Non solo, l'esponente di An accetta di parlare di tanti altri argomenti e ad un certo punto sentenzia: «Quando si fa politica può capitare di avere anche lunghi periodi di astinenza sessuale. Durante la campagna elettorale il sesso per un politico diventa veramente una cosa secondaria». Applaude all'uscita di Gasparri sull'omosessualità anche il portavoce di An, Andrea Ronchi: «Per noi non ci può essere alcun tipo di razzismo: nè per il colore della pelle, nè per le inclinazioni sessuali. Ciò che conta è la qualità della persona». E a chi gli ricorda che nell'98 Gianfranco Fini fece discutere affermando che un gay non può fare il maestro, risponde: «Era un'iperbole per dire che a scuola ciò che conta è l'educazione, il fatto che chi esercita quel mestiere non deve mai dimenticare che ha davanti a sé bambini e adolescenti da formare. E comunque, lo ripeto: siamo da sempre contro ogni tipo di discriminazione ». Reagisce da sinistra che l'Arcigay.
Addirittura con una nota ufficiale: «Accogliamo con soddisfazione ciò che dice Gasparri, vale a dire che un omosessuale possa diventare leader del centrodestra italiano purché sia una persona capace». Ma, con il suo leader Aurelio Mancuso, sottolinea anche che il «vero problema » sono «i diritti negati alle persone lgbt» (lesbiche, gay, bisessuali, transgender): «Ci fa sempre molto piacere quando esponenti della destra italiana esprimono concetti di buon senso, per altro tardivi rispetto ai conservatori europei. Anche se occorre ricordare che nel nostro Paese ci sono già stati Presidenti del consiglio omos essuali, ma nulla hanno fatt o per le persone del loro stesso orientamento ». Si chiede quindi a Gasparri, «se dovesse diventare capogruppo del Pdl al Senato», di impegnarsi «a dare seguito con un'efficace azione politica al superamento degli steccati ideologici nei confronti degli omosessuali, come si addice a un partito popolare europeo ».
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sabato 1 marzo 2008
La tentazione di votare Alemanno, da sinistra.
(Illuminismo) In questi ultimi mesi, la mia anima antifascista lotta contro la razionalità che mi suggerisce a più riprese di votare per Alemanno sindaco di Roma.
Innanzi tutto, diciamo che io non credo nell'astensione, un mezzo non sufficientemente limpido per contare i risultati elettorali. La scelta di Elfo di annullare la scheda mi sembra poco incisiva, perché le schede non vengono classificate in base al modo in cui si annullano. Avrei preferito la restituzione delle tessere elettorali, ma una simile mossa avrebbe funzionato solo a patto di...
Continua su il Voto gay.
giovedì 7 febbraio 2008
Pasticcio all'italiana. Bologna, assessorato ai gay, dura la posizione di An.
Bologna: An no ad assessorato che unisce donne a gay e disabili.
(Bologna 200) “Ritengo non solo inutile ma assolutamente pericolosa l’istituzione di un mini assessorato che vada ad occuparsi genericamente della condizione femminile, trattandola fra l’altro assieme alle problematiche delle differenze, ad esempio dei disabili e dei gay” – afferma Claudia Rubini, Consigliere provinciale AN e Responsabile regionale femminile del partito in Emilia Romagna.
“In questo modo, ancora una volta e proprio dalle forze di sinistra, - continua la Consigliera Rubini - le donne vengono trattate come dei panda, come una razza da tutelare e difendere perché diverse e pertanto deboli: non è assolutamente così ed è paradossale, ma anche molto triste che anni di femminismo sbandierati come assolutamente provvidenziali abbiano portato a questi risultati!”
“La donna – conclude Claudia Rubini - ha la propria specificità, il proprio ruolo all’interno della famiglia e nella società e la propria dignità di persona che deve essere valorizzata anche nelle istituzioni, ma con politiche trasversali a tutti gli assessorati che ne esaltino il valore aggiunto e ne tutelino l’immagine: esattamente il contrario di ciò che farà il Comune di Bologna”.
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domenica 3 febbraio 2008
Nino Strano chiede cusa dopo gli insulti a Cusumano e i festeggiamenti per la caduta di Prodi.
Tre giorni in processione per il senatore pentito.
(Ettore Maria Colombo - La Nazione) Andrà in processione per le vie della sua Catania con un sacco bianco, cappuccio nero, cordone in vita e stemma dell’amatissima «Santuzza», cioè Sant’Agata, patrona della città, insieme a folle di devoti pellegrini. Ma le preghiere del senatore di An Nino Strano hanno una ragione in più. «A maggio dell’anno scorso ho rischiato di morire per una bruttissima malattia, l’acalasia esofagea e mi sono salvato dopo un’operazione rischiosa» confida. «Ho fatto voto a Sant’Agata, ora lo onoro». Storie di ordinaria devozione meridionale, se non fosse che Nino Strano —57 anni, catanese, un cursus honorum nella destra lungo come una quaresima — è lo stesso uomo finito sui giornali di mezzo mondo perché urlava «checca squallida» all’indirizzo del senatore Nuccio Cusumano. E perché ingurgitava mortadella e pasteggiava a champagne mentre cadeva il governo Prodi. «Esteta fottuto», «amico di troie, froci e travestiti», «amante del turpiloquio«: così si descriveva fino a ieri. Con Qn, invece, rivela ben altro profilo. «Sono cattolico. Credente e praticante. Anche se sono divorziato, un prete amico di famiglia mi permette di fare la comunione. Ho il culto della famiglia, penso sempre ai miei genitori scomparsi, ho un bel rapporto con la mia ex moglie, un figlio fiero di me». E anche per quello che è successo al Senato Nino si è pentito. «Ho chiesto scusa a Cusumano subito. Poi via email a tutti i senatori, a Prodi e al presidente Marini. Ma anche ai catanesi, comprando una pagina a pagamento — che mi è costata ben 5mila euro — su La Sicilia». Persino i particolari che ne hanno fatto un’icona, in quei giorni infuocati, per lui vanno riletti sotto un’altra luce: «Portavo il maglione rosso attorno al collo perché avevo mal di gola, gli occhiali da sole perché avevo dimenticato quelli da vista, la mortadella me l’hanno passata in aula, lo champagne pure». E le parolacce? «La debolezza di un momento». E un temperamento focoso.
A Catania hanno capito, pare. D’altronde Strano viene rieletto da trent’anni con il pieno dei voti: come consigliere e assessore comunale, poi deputato e assessore all’Assemblea siciliana, nel 2001 deputato e nel 2006 senatore. Nel partito, se il suo capogruppo Altero Matteoli lo ha rimbrottato, l’amicizia personale con Gianfranco Fini e Ignazio la Russa (catanese a sua volta) resta a prova di bomba. Strano sa già che verrà rieletto. Crede nella nascita «di un unico, grande, partito conservatore, fondato sui valori». Politicamente non si definisce più «fascista», ma culturalmente le sue letture sono Gentile, Cèline, Evola, Nietsche. Amante del cinema, della musica e del balletto, vorrebbe «l’immenso Zeffirelli, che mi onora della sua amicizia, senatore a vita». Le contraddizioni, però, continuano a inseguirlo: frequenta locali per omosessuali, ma rivendica rapporti rigorosamente etero. «Oggi sono single, dopo la fine di un grande amore» sospira. Ha presentato una proposta di legge per le coppie gay: «Ma non sono certo per i Dico, solo per l’agibilità di alcuni diritti» dice. Chissà se è per pentirsi di questi (e altri) peccati che per tre giorni il senatore sfilerà incappucciato invocando la Santuzza.
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venerdì 1 febbraio 2008
Unioni civili a Milano. Secondo il quotidiano dei Vescovi è "Una scelta che divide".
AN: "Il registro era nel programma del centrosinistra e per fortuna il governo Prodi è caduto.
(Cinzia Arena - L'Avvenire) A Milano entra nel vivo il dibattito sull’istituzione di un registro delle coppie di fatto. La scorsa settimana il Consiglio comunale aveva scelto un nuovo rinvio in commissione, dove ieri l’argomento è stato affrontato, anche alla luce della situazione nazionale. Il centrosinistra guidato da Prodi aveva messo nel programma il riconoscimento dei diritti dei conviventi senza però poi legiferare in materia per le tante polemiche e perplessità che il testo sui famigerati 'dico' aveva sollevato. Alcuni Comuni però hanno deciso di andare per la loro strada istituendo lo stesso i registri, peraltro con scarsi risultati in termini di iscrizioni. A Milano da più di un anno si parla di questa eventualità, ma senza troppa convinzione. Ieri il dibattito in commissione ha visto il centrosinistra (con l’eccezione di tre consiglieri dell’ex Margherita) convergere sulla mozione presentata dalla consigliera Patrizia Quartieri (Prc) che è stata sottoscritta anche da cinque esponenti della CdL tra i quali il capogruppo di Fi Giulio Gallera. La mozione propone l’istituzione del registro anche per le coppie omosessuali e il riconoscimento di alcuni diritti da parte del Comune, a partire da quelli per l’assegnazione degli alloggi popolari e il subentro nei contratti. «Mi sembra doveroso in una città dove un’unione su quattro non è fondata sul matrimonio» ha detto la Quartieri. Gli azzurri si sono spaccati con l’ala formigoniana che ha presentato un altro testo. Nell’ordine del giorno (primo firmatario Aldo Brandirali) si chiede al governo di legiferare in «materia dei diritti fra conviventi senza nessuna confusione con l’istituzione della famiglia» e si propone un’anagrafe dei conviventi che riguardi però solo le coppie eterosessuali e non preveda l’affido di bambini.
I due documenti dovrebbero arrivare in aula tra due settimane. Le date indicate dal presidente Manfredi Palmeri sono due: l’11 o il 14 febbraio. Ma in molti nel centrodestra ritengono che non ci sia fretta. «Noi di An siamo contrari – ha detto il capogruppo Carlo Fidanza –. Il registro era nel programma del centrosinistra e per fortuna il governo Prodi è caduto. Non spetta al Comune prendere queste decisioni ». Sulla stessa lunghezza d’onda Pasquale Salvatore capogruppo dell’Udc: «Sono assolutamente contrario ad ogni tipo di scorciatoia che rischi di minare la solidità della famiglia».
Sì in commissione a due documenti che aprono, con toni diversi, alle coppie di fatto. Ma nella CdL c’è chi frena.
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sabato 26 gennaio 2008
Il senatore "non gay" di An. Nino Strano: Adoro i locali gay ma non sono omosessuale...
Il senatore di An che ha dato della checca a Cusumano: io, un esteta fottuto.
"Amo dannatamente il turpiloquio e le contraddizioni. Con gli uomini mi fermo un attimo prima".
(Antonello Caporale - La Repubblica) Nino Strano è catanese, senatore di An e molto altro ancora: "Esteta fottuto, amico di travestiti, troie e gay".
E' anche amico delle male parole.
"Vorrei essere lieve e soave, vorrei vivere la politica come una passeggiata su una spiaggia della Normandia".
Invece quando entra a palazzo Madama cade in trance.
"Il turpiloquio mi afferra, mi tira per un braccio. A me poi piace il turpiloquio".
Ci ricadrà.
"Temo di non sapervi resistere".
"Checca squallida", ha detto al collega Cusumano.
"Ponevo l'accento sull'aggettivo. Denunciavo lo squallore della sua posizione".
Checca invece stava per cosa?
"Non ci azzecca niente. E ho chiesto scusa a lui".
Le serviva comunque l'epiteto per segnalare all'aula la sua presenza.
"Avevo bisogno di urlare la mia contrarietà a quel bagno d'ipocrisia in cui il collega era immerso. Cusumano non credeva a una sola delle parole che pronunciava".
Ha anche guarnito la sua faccia di lembi di mortadella espulsi dalla bocca oramai incapiente. E tracannato spumante oltre a quello versato sullamoquette.
"Tutto il cinema di Almodovar si nutre della carne viva come scena fondante della propria rappresentazione creativa. In me c'era l'idea di sviluppare anche visivamente il senso della vittoria".
Non è un po' troppo cinematografico il suo senso delle Istituzioni?
"Ho scritto a Marini, naturalmente mi scuso. E devo dire che Prodi ieri ha fatto una bella figura. Evola diceva: a una cosa si badi! A tenersi in piedi in un mondo di rovina".
Senatore: i suoi gusti sessuali sono liberi e anticonformisti. E' credente ma ama i dannati dalla Chiesa. Anche il travestimento personale, le piume.
"Travestimento no".
I maschi.
"Mi squaglio davanti a una creatura di marmo. Ma non ho avuto mai un rapporto sessuale con una persona del mio stesso genere".
Frequenta soltanto.
"Frequento con enorme piacere i locali dove ogni desiderio è possibile e praticabile. Le mie donne sono sempre con me".
Frequenta ma non consuma.
"Mi fermo un attimo prima".
Costringe ad approfondire.
"Stamane ho fatto all'amore. Terminato alle 12,15".
Ah!
"Con una donna, la mia donna. Ho avuto un figlio da un'altra".
Zeffirelli le ha dedicato un grande suo film: Storia di una capinera.
"Zeffirelli è amico di famiglia, nutro immenso affetto, è uno dei più grandi, più grandi, più grandi. Ero assessore alla cultura a Catania, dove quel film è stato girato. Ho fatto di tutto per agevolargli il lavoro".
Per riassumere: lei è un praticante della perdizione.
"Vivo dannatamente di contraddizioni".
S'è chiesto cosa ci faccia in Alleanza Nazionale?
"Bella domanda".
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Urne in vista, così il Polo farà più economia.
I 5 anni trascorsi a Palazzo Chigi sono un monito per tutti i segretari dei partiti dell’ex Cdl, nel centrodestra è arrivato il momento di lavorare ai programmi, la macchina organizzativa è in moto.
Alleanza nazionale ha già una nuova piattaforma politica, anticipata da Panorama, che sarà presentata a Milano di fronte a 2 mila delegati dal 3 al 5 febbraio. La Lega è in pista, letteralmente, sulla riapertura della questione settentrionale e farà della moratoria di 3 anni sul trasferimento delle rotte da Malpensa uno dei suoi cavalli di battaglia. Mentre l’Udc sta concentrando il suo lavoro sui temi della famiglia.
Per tutti l’emergenza da affrontare è quella economica, perché, se i sondaggi indicano un’affermazione consistente del centrodestra nella corsa elettorale, vincere la sfida del governo, in un momento di turbolenza dei mercati, non sarà facile. L’economia sta entrando in una fase molto critica: negli Stati Uniti si teme la recessione, in febbraio la Commissione europea rivedrà al ribasso le stime di crescita per il 2008-2009 e l’Italia è il fanalino di coda del Continente.
Tutte le previsioni sono pessime: il Fondo monetario internazionale stima la crescita del pil italiano nel 2008 all’1,3 per cento (vedere tabella in basso), l’Ocse all’1,2, Bankitalia all’1, la Confindustria allo 0,9. Gli effetti della crisi globale e le due Finanziarie recessive del governo Prodi si fanno sentire. La perdita di potere d’acquisto dei salari (e il conseguente forte rallentamento dei consumi), l’aumento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio alle stelle e beni primari come il pane e la bistecca a livelli da record) e il rialzo dei tassi sui mutui (con l’aumento delle sofferenze, su cui ha acceso un faro il governatore Mario Draghi) sono gli elementi del complicato scenario in cui si muoverà il prossimo governo.
«Recessione vuol dire fare una nuova manovra economica, di corsa» spiega Maurizio Sacconi a Panorama. Il senatore è uno degli esperti che sta lavorando con Berlusconi al programma di governo di Forza Italia. Si parte dalla valutazione delle due Finanziarie varate dall’esecutivo Prodi. Giudicate «non funzionali alla crescita, inutilmente distributive», rappresentano l’elemento sul quale scrivere la parola discontinuità. La formula sintetica del programma economico è in linea con le indicazioni di Bankitalia: abbassare le tasse, spingere gli investimenti e tagliare le spese improduttive.
Dove tagliare? Sacconi non si sottrae alla domanda: «Dobbiamo ridurre la spesa corrente e vi sono elementi ordinari e straordinari sui quali agire». Quali elementi straordinari? «Credo sia ora di dire che bisogna cancellare le province, così semplifichiamo anche la catena democratica».
Per agire occorre una ricognizione sulla spesa corrente e su questo punto c’è sintonia con l’Udc. Il partito di Pier Ferdinando Casini ha in corso l’elaborazione di un documento, un vero e proprio «spending review», che a breve vedrà la luce. «Siamo a buon punto» conferma a Panorama Gianluca Galletti, commercialista, dall’aprile scorso nuovo responsabile del dipartimento economico udc. «È uno studio sul bilancio dello Stato che punta alla riqualificazione della spesa pubblica. Al di là dei numeri, è un approccio filosofico diverso, non devono aumentare i volumi di spesa» spiega Galletti.
Controllo della spesa in parallelo significa mettere mano alla produttività del settore pubblico e Forza Italia ha una serie di provvedimenti in cantiere. Il primo, frutto del prezioso lavoro di Giulio Tremonti, punta a ricostruire i principi di gerarchia e responsabilità nella pubblica amministrazione, perché non si possono controllare i risultati nel settore pubblico senza «un superiore che riconosce il merito e il demerito» dice Sacconi.
Le tasse, pietra tombale del consenso sul governo Prodi, sono il tema ad alto voltaggio di qualsiasi programma, le soluzioni sono molteplici, ma tutte in questo momento convergono sulla diminuzione della pressione fiscale e l’ammorbidimento delle aliquote Irpef.
Per aiutare le imprese e i lavoratori Forza Italia proporrà la tassazione secca al 10 per cento di straordinari, premi e incentivi che vengono riconosciuti dalle aziende ai dipendenti. Sono parti di reddito fortemente penalizzate, fanno scattare l’aliquota marginale, tanto che «spesso non conviene neppure avere una promozione» chiosa Sacconi.
Croce con la matita rossa anche sulle «lenzuolate». I provvedimenti di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani non hanno avuto l’effetto sperato sui prezzi e le tariffe (paradosso: quelle dei taxi, nonostante le nuove licenze, a Roma sono aumentate), e se «il centrosinistra ha fatto cadere la bandiera delle liberalizzazioni, noi la raccoglieremo» commentano nel quartier generale di Forza Italia. Come? Riformare il settore delle grandi utility, i servizi e le telecomunicazioni dove «sono necessari imponenti investimenti».
Il centrista Galletti concorda («migliora i servizi al cittadino ed è a costo zero») perché ha un’esperienza diretta: è stato assessore al Bilancio a Bologna, con la giunta Guazzaloca, dove ha privatizzato la società di servizi Hera. Gli interventi su questi settori puntano a mitigare l’inflazione (con l’abbassamento delle tariffe, per effetto della concorrenza) e nello stesso tempo a riprendere la spesa per investimenti in alta tecnologia. Sul punto il senatore Rocco Buttiglione è netto: «Occorre un investimento sostenuto dallo Stato e deve essere accompagnato da una profonda riforma di scuola e università».
Il terreno comune nel centrodestra è ampio. L’Udc infatti è pronta a sostenere un’idea chiave di Tremonti: meno tasse per le aziende che investono.
L’Udc ha nel suo dossier una revisione dello strumento dell’indice di equità familiare, Buttiglione conferma che il suo partito ha «un vasto programma di sgravi fiscali». Galletti spiega nel dettaglio: «Porterà un beneficio alle famiglie con figli e non discrimina tra lavoratori dipendenti e autonomi. Meglio aumentare gli assegni familiari, i contributi per i servizi e gli asili nido, piuttosto che spingere solo su una detassazione degli stipendi».
«Cento euro al mese di sgravi per tutti su ogni figlio, 300 euro per gli scaglioni di reddito più bassi» mette i numeri nero su bianco Buttiglione. Si guarda al modello francese, ma ci sarà da attendere la proposta della Cei, che con gli organizzatori del Family day ha promosso una raccolta di firme per un fisco a misura di famiglia che punta a un «sistema di deduzione dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base di scale di equivalenza indipendenti dal reddito».
Problema numero uno del bilancio familiare la bolletta energetica: come si taglia? Vince la scuola realista e si profila una rivoluzione copernicana: i partiti del centrodestra sono pronti a sostenere la fine della moratoria sul nucleare. È l’abbattimento di un totem. Sarà una campagna elettorale atomica, in tutti i sensi.
LEGGI ANCHE: Il dossier sulla crisi di governo
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martedì 22 gennaio 2008
Il Gesù gay. Scandalo in Australia come in Italia con Alleanza Nazionale che si rivolse alla procura.
Scandalo in Australia per il Gesù Gay di Terence McNally.
Lo spettacolo, un musical dai toni allegri e irriverenti ambientato nel ventesimo secolo, è in cartellone per il martedì grasso gay e lesbico previsto in febbraio a Sydney.
Ad onor del vero non è la prima volta che questo spettacolo viene portato in scena. “Corpus Christi” debuttò nel 1997 negli Stati Uniti (dove l’autore venne addirittura minacciato di morte) e poi fu rappresentato anche qui da noi in Italia nel 2000, anno del Giubileo, attraverso una rivisatazione del regista Enrico La Manna.
La show ovviamente anche in Italia suscitò aspre polemiche. In quella occasione furono i rappresentanti di Alleanza Nazionale, capeggiati dal senatore Michele Bonatesta, a gridare allo scandalo e ad annunciare l’imminente giudizio universale per chi fosse andato a teatro ad assistere al musical.
A Sidney, invece, ad insorgere contro lo show è addiittura la Chiesa Anglicana infastidita dall’idea che Gesù venga rappresentato come un vizioso e svenevole omosessuale, che addirittura celebra un matronomio gay fra due apostoli e che perde letteralmente la testa per il perfido Giuda.
La trama:
Il Gesù Cristo del ventesimo secolo è un ragazzo vissuto negli Stati Uniti in pieni anni ‘50, e morto crocifisso a causa della sua diversità. Un figlio di Dio troppo umano che ama indistintamente - e anche fisicamente - uomini e donne, compresi i suoi discepoli. E che davanti al giudice che lo processa, Ponzio Pilato, ammette di essere sia omosessuale che eterosessuale.
Gesù avrebbe potuto benissimo essere gay. Non aveva un discepolo che amava? Quando seppe che l'amico Lazzaro era morto, pianse. E la gente commentò: "vedete quanto lo amava!" (nel Vangelo di Giovanni)
Certo, "amare" in questo caso potrebbe significarre, al più, una omofilia platonica, un amore-amicizia senza toni sessuali. E in effetti, è una delle tante affermazioni su Gesù che, basandoci sui vangeli, non possiamo certo ritenere provate oltre ogni dubbio.
Gesù era sposato? Magari con la Maddalena (che NON era una prostituta, ma una ex indemoniata guarita da Gesù)? Le nozze di Cana erano le nozze fra Gesù e la Maddalena? Anche qui, nulla di certo.
Io credo che Gesù sarebbe dalla parte degli omosessuali contro gli ipocriti paladini dell'omofobia in parlamento, che poi sono indulgenti con puttanieri, pedofili, mafiosi.Sarebbe dalla parte dei gay calunniati, vilipesi e discriminati da una chiesa che chiede libertà e tolleranza solo per se stessa. I nuovi Caifas e Hannas sono i Suoi presunti rappresentanti Ratzinger e Ruini, Bertone, Betori e Bagnasco.
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venerdì 18 gennaio 2008
Gay Roma. Presentata interrogazione in Campidoglio da An per il ritiro del bando "Unisci le differenze".
Il Comune di Roma annulli e ritiri il Bando ''Unisci le Differenze'' che prevede nelle scuole la realizzazione di filmati e iniziative, da parte degli studenti, sui temi degli orientamenti sessuali.
A chiederlo sono i consiglieri comunali di An che, nel corso di una conferenza stampa, hanno comunicato di aver presentato a riguardo un'interrogazione.
Il Bando che recita ''Unisci le differenze: etero, gay, lesbiche, bisessuali e trans: una citta' senza differenze'' e' promosso dall'assessorato alle Pari opportunita'. ''E' l'ennesimo atto da parte della sinistra - dicono i consiglieri di An - volto a riformare la societa' in senso progressista e che attacca valori e tradizioni consolidate, oltre alle radici cristiane di Roma. Ancora piu' grave e' il fatto che il progetto si rivolga a minori delle scuole''.
Per il consigliere comunale Fabrizio Ghera, firmatario dell'interrogazione, ''e' un'iniziativa fuori da ogni logica.
Da una parte si portano nelle scuole queste iniziative contro le discriminazioni, dall'altra il Papa non puo' parlare all'universita'. Chiediamo al sindaco Veltroni di annullare l'iniziativa''.
Ghera ha anche ricordato che domani, in Consiglio, il gruppo di An presentera' una mozione di solidarieta' nei confronti del Papa.
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«Gay, quel bando dev’essere ritirato».
(Stefano Scarpa - Il Giornale) Il Comune di Roma annulli e ritiri il bando «Unisci le differenze», che prevede nelle scuole la realizzazione di filmati e iniziative da parte degli studenti, sui temi degli orientamenti sessuali. A chiederlo sono i consiglieri comunali di Alleanza nazionale che, nel corso di una conferenza stampa svoltasi ieri, hanno comunicato di aver presentato a riguardo un’interrogazione. Il bando, che recita «Unisci le differenze: etero, gay, lesbiche, bisessuali e trans: una città senza differenze», è promosso dall’assessorato alle Pari Opportunità. «È l’ennesimo atto da parte della sinistra - dicono i consiglieri di Alleanza nazionale - volto a riformare la società in senso progressista e che attacca valori e tradizioni consolidate, oltre alle radici cristiane di Roma. Ancora più grave è il fatto che il progetto si rivolga a minori delle scuole».
Per il consigliere comunale Fabrizio Ghera, firmatario dell’interrogazione, quella del Campidoglio «è un’iniziativa fuori da ogni logica. Da una parte si portano nelle scuole queste iniziative contro le discriminazioni, dall’altra il Papa non può parlare all’ università. Chiediamo al sindaco Veltroni di annullare l’iniziativa». Ghera ha anche ricordato che oggi in consiglio comunale il gruppo di An presenterà una mozione di solidarietà nei confronti del Papa costretto a rinunciare alla visita all’università La Sapienza.
I consiglieri di Alleanza nazionale hanno infine denunciato che «l’Ater ha assegnato un locale di 460 metri quadri in via Nicola Zabaglia a Testaccio all’Arcigay senza che sia stato fatto un regolare bando pubblico, ma tramite una delibera, contravvenendo così alle regole di trasparenza». Per Alessandro Cochi «l’assegnazione ha carattere politico. Zingaretti ha chiaramente voluto velocizzarla dopo la bocciatura della delibera sulle Unioni civili. È assurdo che intanto all’Ater giacciano decine di domande per assegnazione di locali da parte di associazioni con finalità sociali o case famiglia a rischio sfratto».
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Ndr. Probabilmente è l'ennesima iniziativa per sganciare quattrini all'Arcigay inoltre il consigliere di Alleanza Nazionale ha anche chiesto di fermare la concessione dei locali Ater all'Argigay romana.
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mercoledì 16 gennaio 2008
Bologna: Il Comune benedice le coppie di fatto.
Bagarre a Palazzo d´Accursio. Centrodestra in rivolta contro il provvedimento. Impegno a sostenere anche le unioni senza matrimonio. Forza Italia: «Un ordine dl giorno sulla famiglia il cui massimo esponente è Lo Giudice è come dare a Dracula la gestione dell’Avis».
(La Repubblica, edizione di Bologna) Il Comune si addentra nel sentiero minato della famiglia, dà la benedizione alle coppie di fatto e in consiglio scoppia la guerriglia tra gli opposti schieramenti. Un altro capitolo sulla laicità che può diventare terreno di scontro anche fuori da Palazzo D´Accursio visti i già precari rapporti tra Curia e Comune già segnati dal caso-moschea. In aula infatti passa (con 21 «sì», 11 voti contrari del centrodestra e sette astensioni, provenienti dalla sinistra in consiglio e, a sorpresa, dall´ex An Patrizio Gattuso) l´ordine del giorno dell’ex diellino Paolo Natali sulle politiche famigliari. Al termine di una lunga mediazione nella maggioranza il testo messo a punto da Natali sancisce che il Comune «valorizza e sostiene - come si legge nel dispositivo - la scelta matrimoniale, quella genitoriale e quella fondata su progetti di coppia». Una formula che, in sostanza, suona come un´equiparazione della famiglia «tradizionale» a quella di fatto. Da qui le polemiche. E soprattutto, viene lasciato aperto uno spazio anche alle coppie omosessuali. Tanto basta all’opposizione per inscenare una singolare protesta: il vicepresidente del consiglio, il forzista Paolo Foschini - vicino a Cielle - fa mettere ai voti (invano, per il blocco contrario del centrosinistra) la versione originale dell’ordine del giorno Natali, che conteneva una preferenza molto più marcata per la famiglia tradizionale rispetto al documento definitivo (si parlava di punteggi privilegiati per le giovani coppie sposate nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica). Una conferma - secondo l´opposizione - che il cattolico Natali ha dovuto cedere alla componente diessina della maggioranza. D´altro canto, però, a dispetto della previsione di una nuova rimodulazione dei parametri Isee (il redditometro) e di ulteriori sgravi dell´Ici per le famiglie, l´ordine del giorno è ancora troppo «timido» per la sinistra radicale, che decide di astenersi. Una via morbida che prefigura quell’appoggio esterno teorizzato da Rifondazione proprio alla verifica di ieri. E sulla auspicata introduzione della family card (una sorta di bonus finanziario e fiscale per le famiglie con tre minori a carico ed al di sotto di un certo reddito) che gli schieramenti si danno battaglia. Durissimo l´intervento di Foschini, che punta il dito contro le rivendicazioni, poi accolte nell’odg, del presidente onorario Arcigay ed esponente Pd, Sergio Lo Giudice. Secondo alcuni il regista della correzione pro coppie di fatto del documento. Un vero e proprio «blitz», secondo il forzista, che dice senza mezzi termini: «Un ordine dl giorno sulla famiglia il cui massimo esponente è Lo Giudice è come dare a Dracula la gestione dell´Avis». Un’allusione contro la quale la maggioranza fa quadrato. Pronta la replica del capogruppo Pd in consiglio comunale, Claudio Merighi: «Riproporre, come ha fatto il centrodestra, l´ordine del giorno originale, è solo provocazione politica, un pessimo servizio all’attività consiliare». Alla fine perde la pazienza anche Paolo Natali che si è impegnato a fondo per uscire con un testo condiviso da tutto il centrosinistra. Si dice «amareggiato» e «deluso» dalla piega che ha preso il dibattito. Poi, sbotta: «Non veniamo a menarcela: parliamo di famiglia anagrafica». E la famigerata family card «riguarda lo 0,001 delle coppie omosessuali».
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martedì 8 gennaio 2008
Il concetto di famiglia per AN.
Fa parte di una campagna di Alleanza Nazionale - il partito che nasce da un altro partito che si ispirava direttamente al fascismo - contro l'affermazione dei diritti civili per le persone omosessuali.
Ne consegue che ci troviamo di fronte a un interessantissimo caso sociologico, antropologico e politico assieme.
Perché per gli amici dal braccio rigido la famiglia non nasce dall'amore dei suoi componenti - amore che dovrebbe anche essere il risultato di una libera volontà - ma dalla negazione di un modello che per i nipotini del duce è antitetico ad essa.
Come dire: il caffè è tale solo perché è cosa diversa rispetto al tè verde (che, è risaputo, non contiene caffeina).
Per me il caffè è tale, invece, perché ha caratteristiche specifiche che non lo rendono oggettivamente migliore o peggiore da qualsivoglia altra bevanda, ma solo diversa. E non penso che se qualcuno vuol bere solo caffé il mio tè verde, per questo, diventerà meno buono. Poi se facciamo le dovute sostituzioni in questa metafora da prima colazione, ci possiamo pure rendere conto di come certe argomentazioni siano sostanzialmente da poveri minchioni e il gioco è fatto.
Ma non solo!
Non so se ci avete fatto caso, ma in questa fotografia si vedono un papà, una mamma e la prole. Mi pare che, a guardare la storia personale del leader del partito, manchino pure, nell'ordine:
- l'ex marito di lei;
- la nuova compagna di lui, nella condizione di amante;
- i figli dei due letti;
- un prete che ricordi loro quanto sono NORMALI!
No, giusto per essere precisi fino in fondo, mica per altro.
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sabato 5 gennaio 2008
Fini scuote il partito e progetta la Rifondazione nazionale.
Con questa frase si chiude la bozza di un documento politico che Alleanza nazionale sta mettendo a punto in vista della conferenza programmatica fissata dall’8 al 10 febbraio a Milano. Una mano tesa agli ex alleati della Casa delle libertà e in particolare a Silvio Berlusconi che studia il varo del Partito del Popolo della libertà mentre contemporaneamente Gianfranco Fini lancerà l’Alleanza per l’Italia “che agisce nell’immediato ma guarda al futuro”. E proprio con gli occhi puntati ai prossimi appuntamenti istituzionali (e alle sorti del centrodestra) in via della Scrofa si lavora al programma di un partito non nuovo ma rinnovato. Perché se la coabitazione dentro la Casa delle libertà ora sembra impossibile, è chiaro che un condominio bisognerà metterlo su e allora tanto vale cominciare a (ri)progettarlo. Cinque tavoli sono apparecchiati da settimane per consegnare entro il 19-20 gennaio il documento definitivo che sarà prima discusso in venti conferenze regionali e poi presentato in grande stile a Milano. Panorama è in grado di anticipare i punti principali della nuova piattaforma politica di An, capitoli di un programma al quale stanno lavorando Maurizio Gasparri (Sicurezza), Ignazio La Russa (Riforme), Altero Matteoli (Ambiente), Gianni Alemanno (Economia e lavoro), Andrea Ronchi (Identità italiana e cultura) che saranno presto integrati da altri contributi. A Gianfranco Fini toccherà fare sintesi e dare uno scenario e un’agenda di questo passaggio da Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia “che parte dai valori della destra politica”.
La bozza del documento in possesso di Panorama riprende alcune tesi politiche del “sarkozismo”, tanto da aprirsi con un forte richiamo al “radicamento identitario, il primo passo della costruzione del partito degli Italiani” e alla critica a tratti quasi “tremontiana” del sistema economico mondiale quando parla di “globalizzazione non governata, senza una cultura dell’interesse nazionale” arrivando a mettere sul banco degli imputati “nazioni che posseggono grandi risorse finanziarie grazie all’esplosione incontrollata dei prezzi energetici (…) che fanno shopping di aziende e industrie, anche in Italia. Questo pone un problema di difesa degli interessi strategici economici nazionali”.
Critica alla globalizzazione e politiche protezionistiche in economia, identità e “riaffermazione del modello italiano”. C’è chi dirà che si tratta di un passo indietro rispetto alla visione laica e moderna del partito modellato da Fini. Forse non è così, ma certo un “ritorno” ai temi più in linea con il motto Dio, patria, famiglia è evidente e avrà un peso decisivo nelle prossime scelte di An in Parlamento. Si può leggere una dura critica ai disegni di legge in discussione al Senato sull’accanimento terapeutico che in realtà nascondono “l’introduzione dell’eutanasia, mascherandola sotto il nome di testamento biologico”. Un attacco a testa bassa ai Dico, definiti una “cambiale ideologica”, una “famiglia fai da te”, e infine la denuncia del “pedaggio ideologico” sulle norme antiomofobia. Se queste sono le premesse, la conclusione è che il partito di Fini lancerà una campagna “in difesa del diritto alla vita e della persona”. Questa linea segnerà un riavvicinamento se non di Fini quantomeno del partito alle posizioni del Vaticano sui temi etici. Sul piano fiscale la proposta di introduzione del quoziente familiare avrà un alleato certo nell’Udc di Pier Ferdinando Casini. An infatti pensa a un sistema di deduzioni per il minimo vitale (con la possibile creazione di un paniere di beni) e al Basic Incom per le deduzioni dei familiari a carico. Niente flat tax, sì alla riduzione delle tasse verso i redditi medio-bassi e le famiglie.
Sul caro vita l’Alleanza per l’Italia a Milano scoprirà le sue carte. A leggere la bozza in corso d’opera, sono proposte molto più vicine a quelle di un partito di sinistra che di centrodestra, ma è interessante anche qui vedere come riemerge il fil rouge della critica al capitalismo. E allora ecco spuntare soluzioni che faranno strabuzzare gli occhi ai liberisti: microcredito, mutuo sociale, attacco “ai grandi cartelli monopolistici rappresentati dalle banche”, dalle assicurazioni, dalla grande distribuzione organizzata, dai petrolieri e dalle telecomunicazioni”. Toccato il tema dei mutui – e processata la Banca centrale europea sulla quale bisogna “intervenire per abbassare il tasso di sconto e ridurre il costo del denaro per le famiglie e le imprese” – è naturale arrivare al mattone e… toh, rispunta la vena “socialista” perché “è necessario non solo finanziare l’edilizia economico-popolare, ma lanciare una vera politica di housing sociale che metta a disposizione case con affitti controllati per il ceto medio”.
Proposte in certi punti “eretiche” per un partito moderato, ma interessanti per cogliere i prossimi passaggi del partito di Fini. È un programma che muove la facile accusa di populismo, ma con il governo Prodi in sella è logico che l’opposizione – e soprattutto un partito più che mai in cerca d’autore come An – punti sulle debolezze dell’esecutivo per cercare di rilanciarsi dopo la “rivoluzione del predellino” di Silvio Berlusconi.
In questa strategia di attenzione ai temi caldi, rientrano la sicurezza e l’immigrazione perché “diventare italiani è possibile, ma bisogna accettarne regole e doveri” e l’inasprimento della legge Bossi-Fini è una necessità, così come l’esame di italiano e il giuramento sulla Costituzione in stile Casa Bianca. La ricetta di An qui è nota, anche se la linea law and order in realtà ne esce ancora più netta e in una versione “movimentista”, anche per parare i colpi della Destra di Storace: si pensa infatti a un referendum per la modifica della legislazione premiale, in particolare della legge Gozzini, si propone l’instaurazione nelle aree metropolitane delle corti di giustizia permanenti (modello americano, attive 24 ore su 24) per giudicare i reati processabili per via direttissima, si studiano pene alternative per i reati minori perché “la tolleranza zero comincia da qui” e, dulcis in fundo, si chiederanno, anche attraverso una petizione popolare, più risorse per le forze dell’ordine.
Mentre An lima il programma da presentare a Milano, il dibattito sulla legge elettorale entra nella sua fase più incandescente e il partito di Fini chiede sistemi di democrazia diretta, premierato, semipresidenzialismo alla francese o il presidenzialismo all’americana. Tre carte e un soldo: ma su quale tavolo giocare? Quello dell’Assemblea costituente, per ora chimerico. A Milano ci sarà molto da discutere e da ascoltare cosa diranno gli ospiti (ancora non c’è una lista) su questo mix di rinascita italiana, identità, legge e ordine, Dio, patria e famiglia, destra sociale che si ridesta per passare da An all’Api, dall’Alleanza nazionale all’Alleanza per l’Italia. Oppure è Rifondazione nazionale?
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venerdì 4 gennaio 2008
Chiesa, ordine e più ecologia. così Fini cambia pelle ad An. E Berlusconi: vediamoci il 10 gennaio.
Le tesi della conferenza di febbraio. Campagna sul diritto alla vita. Esame d'italiano per immigrati.
(La Repubblica) Al ritorno dai Caraibi Berlusconi tenterà di riallacciare i fili del gidialogo con gli ex alleati bruscamente tranciati con il lancio del suo "Popolo della libertà". È stato nel corso della telefonata di auguri per Natale, prima di partire per le vacanze, che il Cavaliere ha proposto a Fini e Casini un incontro congiunto alla ripresa. Il leader di An si prepara a incontrarlo, assieme al collega Udc, probabilmente il 10 gennaio, ma intanto va per la sua strada e mette le basi per dar vita ad "Alleanza per l'Italia".
Le porte restano aperte a una pacificazione. "Vogliamo avviare un confronto per costruire un nuovo centrodestra, l'unità della coalizione è un valore che va costruito coinvolgendo tutti che hanno valori alternativi alle sinistre" si legge a chiusura delle 19 pagine del documento che traccia le linee del nuovo progetto e alle quali hanno lavorato Ronchi, La Russa, Gasparri, Matteoli e Alemanno. Campagna per la famiglia in linea col Vaticano, stretta su immigrati e sicurezza in stile Sarkozy e svolta ambientalista caratterizzano il battesimo del "Partito degli italiani" in salsa An, che sarà varato in occasione della conferenza programmatica di Milano dall'8 al 10 febbraio. Nuovo partito ma ritorno ai "valori storici della destra".
Intanto, viene lanciata una "campagna in difesa del diritto alla vita e alla persona" che passa anche attraverso il no all'eutanasia, ai dico-pacs-cus del centrosinistra e alle norme anti-omofobiche. Papa Ratzinger non è mai citato nel primo capitolo, ma è il Pontefice la figura di riferimento alla quale "Alleanza per l'Italia" attingerà sul piano dei valori. E tanto basta per parlare di un consolidamento dei rapporti del partito di Fini col Vaticano sui temi etici, dopo le frizioni generate dall'adesione del leader alla campagna laica (poi sconfitta) in occasione del referendum del 2005 sulla fecondazione assistita.
Ma c'è anche un'adesione implicita alla politica di Sarkozy, soprattutto sul fronte della sicurezza e dell'integrazione. La linea della "nuova An" sulla legalità parte dalla proposta di un referendum per abrogare parzialmente la legge Gozzini (che prevede in alcuni casi la riduzione di un quarto della pena per i condannati), per approdare a un giro di vite sull'espulsione dei clandestini "in termini ancora più restrittivi", con inasprimento della Bossi-Fini. La chicca sta nella proposta di inserimento dell'esame della lingua italiana e del giuramento sulla Costituzione per il conseguimento della cittadinanza italiana da parte degli extracomunitari.
Quindi, la vera svolta, quella ecologista, un po' in Al Gore style, con tanto di richiamo al Protocollo di Kyoto. "L'ecologia può e deve diventare un motore dell'economia in una visione politica capace di coniugare ambiente e crescita economica" si legge a pagina 14 del testo approvato da Fini. Certo, tutto questo porta poi a un invito a ripensare l'uscita dal nucleare che "ci ha penalizzati", ma resta come principio di fondo l'affermazione secondo cui la "politica ambientale non può fare a meno di investire nella natura".
Infine le riforme. Alleanza per l'Italia ripropone l'"assemblea costituente" per lavorarvi e si impegna a una "petizione popolare per l'elezione diretta del premier-sindaco degli italiani". Sogna insomma "sistemi di democrazia diretta" come il presidenzialismo "all'americana". Non senza un'autocritica sulla riforma del federalismo varato dal governo Berlusconi che, ricorda la Carta di An, "obiettivamente non incontrò il favore di larghe aree del Paese in cui era avvertita la necessità di una maggiore presenza dello Stato, anziché un bisogno di federalismo".
Il 10 al tavolo di Berlusconi dovrebbe andare anche Casini, che ancora ieri però confermava tutto il suo scetticismo sulle ultime mosse. "Nessuno ha mai detto che deve farsi da parte - ha spiegato in un incontro pubblico a Cortina - Anzi, se ora si facesse da parte sarebbe sleale verso i tantissimi che hanno fiducia in lui. Ma al contempo, noi siamo altrettanto liberi di non stare in un partito padronale. In un partito azienda, la cui nascita la apprendo dai tg, io non ci vado".
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lunedì 10 dicembre 2007
DL sicurezza: Mantovano (AN), Mastella indecente.
(Agi) "Domanda: ma il Clemente Mastella, ministro della Giustizia, che dalla sera del 6 dicembre tuona contro la norma c.d. sull'omofobia, assurdamente inserita nel "decreto sicurezza", e' lo stesso Clemente Mastella, ministro della Giustizia, cha la mattina del medesimo giorno ha presieduto il Consiglio dei ministri che ha varato il maxiemendamento contenente quella norma? E l'uno e l'altro sono lo stesso Clemente Mastella che, al Consiglio dei ministri del 25 gennaio 2007 ha proposto (proposto, non accettato in quanto chiesto da altri) un disegno di legge che all'art. 1 prevede tre anni di reclusione per chiunque "diffonde idee" di discriminazione fondata, fra l'altro, sull'orientamento sessuale o sull'identita' di genere? Cioe' la medesima disposizione che adesso il Clemente Mastella versione a) chiede di estromettere dal testo varato dal Clemente Mastella versione b), dopo che era stato proposto dal Clemente Mastella versione c). Chiedo ai tre Mastella: ma, anche se si e' ministri del Governo Prodi, non c'e' comunque un limite alla decenza?". Lo afferma Alfredo Mantovano di An.
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22:32:00
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Riforma elettorale. Fini contro Berlusconi, poi l'annuncio: "An cambia nome".
(Tiscali notizie) Non solo "non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito", Gianfranco Fini, per contrastare, dopo averlo attaccato, Silvio Berlusconi, tira fuori il suo asso e preannuncia: anche il mio partito cambierà nome. "Il progetto si chiama "Alleanza per l'Italia" e il presidente di An ne parla dal palco dell'assemblea nazionale del partito, riunita all'Hotel Erfige di Roma, dove annuncia che il 7-8-9 febbraio dell'anno prossimo a Milano si terrà la conferenza di programma di un partito che guarda a quel "35% di elettorato potenziale che non ha mai votato An ma, interrogato, dice di guardare con attenzione a noi".
I primi a venire in soccorso di Fini sono i centristi- Lo fa Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, che conferma l'asse di fatto che unisce via dei due Macelli a via della Scrofa. Infine il Carroccio. La Lega non prenderà parte al progetto di Berlusconi, mette in chiaro per l'ennesima volta Umberto Bossi, che torna a criticare un Cavaliere intento a "dare la spallata ai suoi alleati" invece che a Prodi.
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12:16:00
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