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domenica 7 settembre 2008

Nel Pd non gira un'idea che sia una.

(Biagio De Giovanni - Il Riformista) Ipnotizzato da Berlusconi, dal berlusconismo e soprattutto dall’antiberlusconismo, il centrosinistra italiano non sembra essersi reso conto non dico dell’entità della sconfitta subita, ma del carattere periodizzante delle elezioni di aprile e delle radicali novità di storia politica che esse comportano. Per la prima volta tutte le forze che hanno governato la Prima Repubblica sono state collocate all’opposizione; per la prima volta, una coalizione di centrodestra, senza confini a destra se non marginali, governa l’Italia, priva anche del contributo di alcuni eredi della Dc; per la prima volta, nella storia dell’Italia democratica, un grande partito di centrodestra in formazione (la De era tutt’altra cosa) si va radicando nella società, e sviluppa i tratti di una sua cultura politica e si colloca in una reinterpretazione dei canoni più consolidati della stessa storia repubblicana, a muovere dal senso dello Stato unitario, ricostituendo le linee di una sua nuova e inedita legittimazione.

Quante cose stanno accadendo per la prima volta! Dinanzi a questo terremoto culturale e politico, sicuramente di portata storica, sul fronte opposto dominano scarsa consapevolezza della posta in gioco, poco coraggio di interrogare l’Italia e se stessi, e ci si divide tra un fragile gioco di rimessa e una persistente analisi paragiudiziaria del berlusconismo, visto o come una clamorosa e provvisoria(!) eccezione, o come causa ed effetto di una mucillagine sociale - che Berlusconi ha magari contribuito a produrre e che lo riproduce moltiplicato per mille - dentro la quale si vanno disperdendo i "valori" di una comunità nazionale ed emerge la "vitalità" dell’Italia peggiore. Di una analisi storico-politica non sembra che si avverta il bisogno. Su questo fronte, a parte la differente eleganza e complessità delle argomentazioni, si ritrovano insieme Eugenio Scalfari e Furio Colombo, e mi scuso con il fondatore di Repubblica per questa semplificazione che tuttavia non mi pare inappropriata. Non parlo di Antonio Di Pietro, che la sua piccola rendita la realizza proprio nella diagnosi indicata e dunque non può che riprodurla per naturale istinto di sopravvivenza.

In questo quadro, la difficoltà del centrosinistra appare anzitutto culturale, come avviene sempre quando la crisi di una forza politica è talmente profonda da toccare la struttura intima del suo sistema ideale. Il Partito democratico ha commesso un clamoroso errore nell’immaginare di poter nascere, come è stato detto, «perché il Novecento è finito», e dunque i vecchi sistemi di idee potevano semplicemente andare in soffitta. La verità è che essi erano attraversati pur sempre da un senso della storia e germinavano da una dialettica storica e politica che dava corpo e sostanza alle forze esistenti. Perché nella "melassa conflittuale" del Partito democratico non gira una idea? Forse perché, vichianamente, «natura di cose altro non è che nascimento di esse in certi tempi e con certe guise», e se quel partito ha deciso di nascere mettendo insieme delle oligarchie almeno in parte stanche e sconfitte, rinunciando a costruire un processo autocritico di rilettura della storia d’Italia e della propria funzione nazionale, il risultato non poteva essere granché diverso. Veltroni ha provato a dare una scossa, ma si è come fermato a mezz’aria, bloccato da che cosa? Un elemento è nella sottovalutazione della strategia avversaria, di quella capacità del centrodestra di trasmettere una visione dell’Italia, di mettersi in sintonia, insieme, con gli strati più vitali e aggressivi e quelli più tradizionalisti (l’Italia peggiore nella rappresentazione di Eugenio Scalfari), in un quadro rozzo e profondo, demagogico e penetrante, parolaio e decisionista, ma capace di rimettere in discussione idee che sono state cardini della storia repubblicana. La raffinata sinistra perde il confronto proprio sulle idee, dopo aver dominato in lungo e in largo, attraverso di esse, l’Italia repubblicana? Sarebbe un bel contrapasso, ma è proprio così che si stanno svolgendo le cose. Il centrosinistra è senza idee, è come lo stanco erede di se stesso, disunito e conflittuale non sulle idee ma sulle microlotte di potere al proprio interno.

Il centrodestra sembra invece avere una visione dell’Italia, e a modo suo la porta avanti. Ha mandato in soffitta la questione meridionale, e quella decisiva rappresentazione della storia d’Italia che ha fatto perno su di essa. Il Mezzogiorno oggi dibatte sul federalismo fiscale. La questione settentrionale indica un’altra direzione alla storia d’Italia: la "rozza" Lega (ma si può star tranquilli: Colombo ci ricorda di non aver mai stretto la mano a Calderoli) ha deciso, con genuino istinto politico, le priorità di questa agenda, che costituisce un altro modo di leggere la formazione della coscienza nazionale e un’altra risposta al dualismo italiano. Il revisionismo storiografico (che non appartiene, certo, esaustivamente a un campo politico, ma che è comunque segno di una sensibilità una volta inconsistente) sta lavorando ai fianchi la lettura mitica della Resistenza e anche della Costituzione, mettendo in discussione l’enorme patrimonio di egemonia accumulato nella Dc e nel Pci per cinquant’anni. Si va incrinando il corporativismo sindacale, e si mostra che il re è nudo: il paese più sindacalizzato d’Europa - risultato del compromesso Dc-Pci - è quello con i salari più bassi d’Europa e con la strage pressocché quotidiana delle morti bianche. Alla visione di Giulio Tremonti sulla globalizzazione, al netto di tutte le ironie che si è tirato dietro, non corrisponde molto sul piano opposto se non spesso una vaga melassa cosmopolita. E si potrebbe naturalmente continuare.

Nessuno è in grado di prevedere, certo, quale fisionomia avrà l’Italia alla fine della legislatura. Ma sarà assai diversa da quella attuale, e al centrosinistra servirà un Tony Blair - dopo, mutatis mutandis, Berlusconi-Thatcher - per riprendere il filo di un proprio discorso con questa Italia che la "cultura" del centrodestra (posso utilizzare questa parola senza scandalo a sinistra?) avrà certamente contribuito a cambiare. Per ora, questa figura non si intravede. come non si intravede l’abbozzo di una nuova cultura politica, ma se non dovessero, prima o dopo, quella figura e quella cultura irrompere sulla scena politica, sarà difficile ridurre i tempi di una lunga separazione del centrosinistra italiano dall’Italia reale.

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giovedì 21 agosto 2008

Sergio Cofferati: "Questo Pd è senz'anima". Colloquio con il candidato sindaco.

Veltroni non si discute. Ma senza congresso il partito non ha programma e valori definiti. Parola di sindaco.

(Gigi Riva - L'Espresso) Ci vorrebbe un congresso. Anzi, si doveva farlo subito dopo la disfatta elettorale di aprile. Perché un congresso disegna la struttura del partito, ne definisce i valori e il programma: cose che oggi nel Partito democratico sono molto confuse. Sergio Cofferati lo chiede in questa intervista con 'L'espresso', però non si illude. Gli diranno di 'no' perché si è preferita la formula dell'assemblea programmatica, dopo la quale non ci sarà più il tempo: troppo vicine le scadenze elettorali, amministrative ed europee.

Cofferati, un congresso serve, talvolta, a mettere in discussione il leader. Walter Veltroni è sotto pressione. Si fanno i nomi di possibili successori (Enrico Letta, Pier Luigi Bersani) e quelli dei congiurati (il solito Massimo D'Alema).

"Non è in discussione la leadership. Il segretario è Veltroni. È stato scelto con la validazione più ampia ed efficace possibile. Detto questo io sono convinto che un congresso avremmo dovuto organizzarlo subito dopo il voto per poterlo chiudere entro l'anno e affrontare le prossime scadenze elettorali avendo risolto il problema".

Se non è in discussione la leadership, che cosa merita un chiarimento?
"Un partito di massa ha bisogno di una struttura flessibile ma ben definita. E radicata nel territorio. Un partito deve avere una presenza in tutti i luoghi. Quando si esamina il fenomeno Lega e si resta sorpresi dai suoi risultati in certe zone, si trascura il fatto che in quelle zone la Lega è capillare e strutturata".

Come un tempo la Dc e il Pci.
"Appunto. Il Pd non può pensare di essere un partito di massa senza un punto di partenza che sia il partito di modello novecentesco. Quello è il punto più antico ma indispensabile. Poi ci sono altri livelli più flessibili dove dibattere, Internet, la tv, la stampa. Io vado in sezione e discuto con gli altri. Poi i militanti si confrontano con chi la pensa come loro, o anche no, attraverso gli altri strumenti. Ciascuno dei quali non è risolutivo in sé, vanno usati insieme".



Insomma la modernità inserita su una struttura classica. Andrebbe bene se non fosse che alla sinistra pare venire meno quella base volontaristica che era l'anima delle sezioni e che ora pare appartenere alla Lega.

"È vero. Ma una struttura la si costruisce solo con un congresso. Perché è in quella occasione che si contano gli iscritti, si definisce un programma fondamentale, la Magna Charta che è poi la ragion d'essere per la quale si sta insieme. Il congresso poi stabilisce cosa fare in coerenza col programma e a quel punto possono nascere opzioni diverse perché condividiamo gli stessi valori ma pensiamo a un modo diverso per attuarli. Le mozioni danno origine alle correnti in un percorso trasparente e limpido".

Le correnti, invece, sono nate prima...
"Oggi soffriamo perché siamo nati di corsa, non abbiamo una struttura definita o l'abbiamo solo vagamente annunciata. E allora ci portiamo dietro le correnti dei Popolari (neanche della Margherita, dei Popolari) o dei Ds, che si sono tra loro affiancate e sovrapposte".

La fusione fredda tra il riformismo post comunista e cattolico presenta crisi di rigetto?
"La fusione fredda andava fatta. Adesso non ci si può fermare ecco tutto. E allora le mozioni per un congresso sarebbero servite a rimescolare le carte oltre le posizioni date di partenza. La Conferenza programmatica a cui andiamo incontro è importante ma non risolutiva per questi problemi".

Andrete alle prossime scadenze elettorali senza aver definito questa benedetta struttura.
"Ed è un guaio. Il segretario nazionale e quelli regionali sono stati eletti in un modo, gli altri livelli di direzione in un altro, in qualche caso si è preceduto per cooptazione. Se eleggi il segretario nazionale con le primarie anche gli altri devono avere la stessa legittimazione. E invece per il Parlamento non l'abbiamo fatto. L'anno prossimo i cittadini andranno a votare candidati alle amministrative sottoposti alle primarie e candidati alle europee che non avranno fatto lo stesso percorso. Non va bene".

Lei cita le amministrative. Il caso Chiamparino e le polemiche seguite dimostrano come, fatta la tara di tutto il resto, c'è un problema di rapporto tra il centro del partito e la periferia.
"Il problema del rapporto che i livelli istituzionali, come i sindaci, devono avere col partito è vecchio come il mondo. Chi esercita un ruolo istituzionale credo debba avere e utilizzare la necessaria autonomia. Il che non vuol dire essere in disaccordo col proprio partito, ma che le decisioni a livello locale hanno sedi proprie".

Lei è sempre un fautore del Partito del Nord?
"Sì. Ci sono degli elementi che identificano dei confini socio-economici. Il Nord, compresa l'Emilia Romagna, hanno le stesse dinamiche di rapporti economici e sociali che andrebbero riconosciuti. Non per creare un altro partito e il suo leader, idea che non mi ha mai sfiorato, ma per orientare delle scelte che servano a un determinato territorio".

Un territorio cui la sinistra non sa più parlare.
"È parzialmente vero. In Emilia Romagna il rapporto tra istituzioni e mondo delle imprese è sempre stato fecondo. E nessuno può sostenere che non succedeva altrettanto a Genova-Torino-Milano per citare il triangolo industriale classico".

Trapassato remoto. Poi qualcosa si è rotto.
"La grande impresa è entrata in crisi. Il fenomeno della piccola e media impresa emergente non è stato osservato con sufficiente attenzione dalla sinistra".

Se da una parte il Pd è accusato di non aver capito la 'modernità' di alcune aree del Paese, dall'altra gli si imputa di non essere di sinistra o di non esserlo sufficientemente.
"Io non credo. La nostra radice è il riformismo di sinistra che in Italia è sempre stato forte almeno come quello cattolico. Quella radice non deve scomparire".

Un po' generico. Di quali valori si riempie di contenuti il Pd?
"Il riformismo ha come obiettivo il cambiamento della società, dunque della vita delle persone. Ciò avviene in un sistema di diritti riconosciuti e rispettati. L'emancipazione delle classi più deboli arriva quando si coniuga il miglioramento delle condizioni materiali con la dignità e i diritti".

Caliamo nel pratico l'assunto teorico.
"Bisogna agire per dare ai ragazzi la prospettiva di un lavoro stabile e culturalmente ricco. Ma se a quel lavoro non fosse riconosciuta la giusta mercede, per usare un termine antico, e i necessari diritti, ecco che si lederebbe la dignità di quella persona e di quel lavoro".

Una volta risolti i problemi interni, poi il Pd si deve porre il problema di come vincere.
"Stabilito un programma, bisogna poi essere coerenti e rigorosi, pochi punti ben definiti. L'obiettivo deve essere quello di vincere e governare. Non semplicemente di vincere come è successo in passato. Il limite dell'Unione è stato proprio quello: ha vinto ma non è stata in grado di governare. Allora la coerenza. Non si possono tenere insieme protezionismo e mercato, welfare e filantropia, che sono, ad esempio, le contraddizioni che esploderanno nella coalizione attualmente al governo".

Insomma la base è un programma. Da attuare con chi? Guardando al centro di Casini, aprendo di nuovo a sinistra?
"Il Pd è il più forte partito di opposizione. Semmai sono gli altri che devono guardare a noi. Il centro del campo dell'opposizione è nostro. Partiamo da lì".

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venerdì 18 luglio 2008

Ecco il sondaggio segreto sulla disfatta che Veltroni ha tenuto segreto.


(Carlo Puca - Panorama) La caduta di Romano Prodi, le dimissioni da sindaco di Walter Veltroni, il bagno di sangue di Francesco Rutelli. Ancora: i veleni, le risse di questi giorni, i rischi di scissione del Partito democratico. A voler essere colpevolisti, tutto potrebbe dipendere da un dettaglio in grado di spiegare la storia recente del centrosinistra italiano: un documento di 58 cartelle del gennaio 2008. Un sondaggio della Ipsos, per la precisione...

Continua su Il voto gay.

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giovedì 3 luglio 2008

Paola Concia e l'intervista a "Gioia" ovvero la saga delle ovvieta'.

Donne che amano le donne. Paola Concia in parlamento: Mi sento sola ma non sono sola.
E’ l’unica omosessuale dichiarata della legislatura. Una condizione difficile? “Se mi avvicino a una deputata, i maschi sipreoccupano della concorrenza”.

(Alessandra Di Pietro - Gioia) Quando Paola Concia prese la tessera del Partito Comunista Italiano (1986) sapeva di essere lesbica, ma era sposa di un bel giovanotto. Ventidue anni dopo, è l’unica deputata omosessuale dichiarata della XVI legislatura, eletta nelle file del Partito Democratico. L’Italia è tra i pochi Paesi a non aver ratificato la norma antidiscriminatoria sull’orientamento sessuale, prevista nel trattato di Amsterdam. L’emendamento fu causa di un duro scontro in Parlamento, ma alla fine saltò per un errore tecnico, si citava un articolo al posto di un altro. Fu sciatteria, non malafede, però se a un provvedimento ci tieni, presti attenzione.
Il Governo era di centrodestra. La ratifica di quella norma non interessava nemmeno a loro?
Non abbastanza, forse. Talvolta la sinistra usa i diritti delle persone glbt (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, ndr) per dirsi democratica e laica, ma non ci crede fino in fondo.
Conferma che in Parlamento non è l’unica omosessuale?
Mi sento sola, ma non sono la sola.
La sua collega e amica Paola Binetti, democratica e teodem, dice che anche i credenti in Aula sono più numerosi di quanto si pensi. Cattolici e gay hanno in comune la clandestinità?
(Ride) Bella battuta, ma io non la potrò ripetere.
E’ credente?
No, però Binetti prega per me
Per la sua redenzione?
Non lo so, non sono lì con lei.
Come riconosce le persone gay?
D’istinto, ma lo tengo per me.
Franco Grillini, ex deputato, nel suo libro “Ecce omo” (Rizzoli) fornisce qualche indizio.
Non l’ho ancora letto. Comunque non mi piace la caccia all’omosessuale nascosto, il coming out è una scelta personale.
Ci dia una stima delle persone gay in Parlamento.
Una percentuale tra il 7 e il 10 per cento. Il Parlamento rispecchia l’Italia, almeno in questo caso.
Ha notato sguardi di disapprovazione tra i colleghi?
No, mai.
Qualcuna la corteggia?
C’è una bella deputata di Forza Italia che mi guarda con insistenza. Le piaccio? Oppure mi detesta? Ah, saperlo… Però le dico, sul posto di lavoro non faccio la corte a nessuna.
L’omosessualità è trasversale?
Certo.
Anche l’omofobia è bipartisan?
Si, riguarda tutti. Tra i democratici c’è stata un’elaborazione culturale poiché il movimento glbt è nato a sinistra. La battuta volgare, però, scappa. In privato, ovvio. Davanti a me, nessuno osa.
Ipocrisia?
È un tabù politicamente corretto che non amo ma ha una minimale funzione pedagogica. In realtà, la paura della diversità sessuale si scioglie solo con la conoscenza. Scherzarci su può aiutare.
Lei lo fa? Anche in Parlamento?
Certo. Se mi avvicino ad una deputata, i colleghi si preoccupano della concorrenza e hanno la faccia tosta di farmelo sapere. Dovrei mandarli a quel paese e invece gli dico:attenti, potete scoprirvi omosessuali da un momento all’altro. Qualcuno si spaventa e scappa.
Chi ha superato la prova?
Giovanni Lolli e Roberto Giochetti sono persone a me care, non hanno alcun timore.
In questa legislatura ci sono deputati di destra amici delle persone gay?
Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova sono alleati sui temi dei diritti. Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia dove sono assegnata, è seria e competente. Angela Napoli è una donna sensibile e ho avuto un buon contatto personale con Eugenia Roccella, sottosegretaria al welfare. Spero in un consenso trasversale per approvare la mia proposta di estendere la legge Mancino anche alle discriminazioni per orientamento sessuale. Conto pure sull’Italia dei Valori: Antonio Di Pietro ha detto più volte di essere contro i razzismi.
Come la mettiamo con il celodurismo leghista?
Sono pavidi. Venissero a dirmi di persona, in Parlamento, non sui giornali, che sono culattona, e poi vediamo.
Con il centrodestra si va indietro con i diritti?
Culturalmente, andiamo verso il baratro. La destra fa leva sui peggiori istinti e sulle paure irrazionali, accomunando i diversi nella figura del nemico, sia straniero, rom o gay.
Con il centrosinistra non si erano fatti molti passi in avanti, però.
È vero, è stato lo zero assoluto; nel dibattito sui Dico (contratti di convivenza anche per coppie omosessuali, ndr) è venuta fuori l’omofobia pure nella mia parte politica. La proposta era buona, ma è stato un errore passare per il governo. Le leggi di civiltà si fanno in Parlamento cercando il consenso più ampio.
Perché una persona deve essere definita pubblicamente sulla base delle sue preferenze a letto?
Fino a quando l’orientamento sessuale sarà causa di razzismo di necessità elemento di identificazione e strumento di battaglia politica.
Gay si nasce?
No, ci si scopre gay. Altrimenti creiamo le basi per il razzismo genetico. L’omosessualità non è una malattia ma una condizione umana che puoi reprimere o assecondare.
Le piace il lato carnascialesco e desnudo del GayPride?
Si, è un pezzo di storia del nostro movimento, in quell’ostentazione c’è il coraggio di mostrarsi.
Per dovere istituzionale vede persone contrarie al riconoscimento di molti diritti per i gay. Come si comportano con lei?
Benissimo. Mi dicono subito: “Ho tanti amici omosessuali”. francamente, però, chi se ne frega! E se non li avessero? Le leggi non si fanno per gli amici. Capisco però che è il loro modo per nascondere l’omofobia.
Come è andato l’incontro con la Ministra Mara Carfagna?
Serio e cordiale, lei non era imbarazzata, concordava sulla necessità di combattere le discriminazioni, ma non è servito. Le sue dichiarazioni sono sempre pessime e ha tagliato 180mila euro destinati alla prima indagine italiana sull’omofobia.
Lei veste da maschiaccio, ma con molta cura e si intravede un bel corpo da sportiva.
Ohi, grazie!
La mattina per chi si fa bella?
Per me stessa, ovvio
E mette mai le gonne?
Si certo, per andare al Gay Village. Vuole venire stasera?

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giovedì 29 maggio 2008

Addio Festa dell’Unità. Ora è “Democratica” e fa litigare i vertici del Pd.

Preparativi per la Festa de L'UnitÃ

(Filippomaria Battaglia - Panorama) Cambiano i tempi e cambiano anche i nomi. Anche se a volte non lasciano affatto indifferenti. Come già si sussurava da diversi mesi, la vecchia e gloriosa “Festa dell’Unità” non ha trovato più posto nel loft del Pd. Va in soffitta, con buona pace dei suoi militanti. Da quest’anno, al suo posto, ci sarà la “Festa democratica”: “c’è un partito nuovo, che mescola varie culture, è giusto che la Festa nazionale tenga conto di un’identità e un’immagine nuova” fanno sapere gli organizzatori della storica kermesse.

Ma la discussione, in casa Pd, non è affatto pacifica. Anzi: rischia di rivangare vecchie scorie e antichi sensi di appartenenza, forse mai sopiti.
A muoversi in difesa della rassegna è stata nei giorni scorsi L’Unità (da poco acquisita dal governatore della Sardegna e fondatore di Tiscali, Renato Soru) con un battagliero editoriale del suo direttore, Antonio Padellaro : “Le feste dell’Unità sono le feste dell’Unità e non basterebbe una intera biblioteca per raccontare, spiegare, esprimere la quantità di sentimenti, di passioni, di valori che questo nome suscita”. Meglio quindi “evitare la cancellazione di qualcosa che resta comunque nel cuore di milioni di persone”.

Passa qualche giorno è a rispondere è un altro quotidiano di partito, sempre del Pd ma di area ex Margherita, Europa. Che pensa bene di pubblicare in prima pagina un articolo dal titolo inequivolcabile: “Feste dell’Unità, storia finita”. “Finalmente” si legge nell’articolo “una buona notizia: non ci sarà più la festa nazionale dell’Unità”. Via dunque a “tutte le liturgie delle precedenti forme organizzative”, via a birre e salsiciotti grigliati all’ascolto di musica e canti nostalgici.
Ma il giornale diretto da Stefano Menichini non si ferma qui. E rincara la dose, ricordando ai giornalisti della testata fondata da Antonio Gramsci che “l’Unità non è più il quotidiano di un partito ma è diventato il quotidiano di un imprenditore impegnato in politica nel Pd” e che quindi “non c’è alcun bisogno di mantenere vivo attraverso le feste dell’Unità quel legame simbolico che attribuisce alla testata un ruolo di organo ufficiale e che da anni non corrisponde alla realtà e di cui forse il Pd non ha più bisogno”.

Nel frattempo, Walter e il suo loft tengono duro. Già fissata la data (23 agosto - 3 settembre), già fissato il luogo dell’incontro principale (Firenze: Fortezza da Basso). Unica concessione, la possibilità di chiamare gli altri incontri che si svolgeranno nelle città d’Italia come meglio si crede (e non è un caso che a Bologna la kermesse continuerà a mantenere il vecchio stampo). Lì, come del resto in altre città, il vecchio nome, sopravviverà. Almeno per quest’anno.

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lunedì 24 marzo 2008

Giordano Bruno Guerri intervista a Daniele Scalise."Nei confronti dei gay destra e sinistra sono identiche".

(Giordano Bruno Guerri - Prima comunicazione) A fare il padrone in casa d’altri ci si sente come un cane in chiesa, dicono in Toscana. Epperò Daniele Scalise non può mica autointervistarsi, in questa sua rubrica sui giornalisti che scrivono libri. Tocca a me, e volentieri.

Perché ho molto amato il suo saggio di storia Il caso Mortara, su un bambino ebreo fatto rapire da Pio IX, e perché anche il nuovo libro è bello, e lui schietto. Lettera di un padre omosessuale alla figlia, come molte lettere, parla più dell’autore che del destinatario: Scalise racconta cosa pensa della sua condizione e di quella degli altri omosessuali, come si è comportata verso di loro la società e di come dovrebbe comportarsi. Per cui, con un doppio salto mortale, è un libro rivolto soprattutto a chi omosessuale non è. Nient’affatto piagnucoloso, anzi piuttosto inalberato, Scalise spiega che l’omosessualità è ormai diventata una faccenda “normale”, ma che per esserlo del tutto ha bisogno di essere “normata”.

Prima - Di certo non ti chiedo perché sei passato da eterosessuale a gay, ma perché sei passato dalla Mondadori alla Rizzoli sì.

Daniele Scalise – Perché si era esaurito il rapporto con Mondadori, dopo nove anni. Avevo un editor eccezionale, Andrea Cane.

Prima – Lo so, è anche il mio.

D. Scalise – Poi avevamo chiuso, insieme, la collana “Men on Men”, cinque antologie di racconti gay. Ho pubblicato per nove anni da Mondadori, e mi sono trovato benissimo, ma quando ho fatto nuove proposte l’accoglienza è stata molto tiepida. Allora mi sono rivolto alla Rizzoli, dove ho trovato Carlo Alberto Brioschi, altrettanto in gamba, che mi ha accolto a braccia aperte. Le mie proposte gli sono piaciute, ma un giorno mi ha telefonato. “Ho un’idea. Non mi mandare a fare in culo, però.” Era Lettera di padre omosessuale alla figlia. Ho detto subito sì, era una grande idea. Ho solo chiesto il parere di mia figlia, e lei è stata d’accordo.

Prima – Mica te la prendi se ti copio le domande. Hai lavorato con l’editor?

D. Scalise – Ho avuto due tipi di editor. Manuela Galbiati, che mi ha fatto un editing di struttura, aggiunte, tagli, spostamenti. Ho accolto il 99.99 per cento delle sue richieste. Poi ho avuto un editing parola per parola con Cristiana Lelli, che mi ha fatto le pulci su ogni virgola, ogni parola. Ho imparato quanto sia necessario l’editing, almeno per me: quante banalità, sciocchezze, errori mi evita.

Prima – Come Brioschi ti dico non mi mandare a fare in culo, però non ti è venuta voglia di far fare l’editing anche a un tuo pezzo giornalistico?

D. Scalise – Ma la scrittura lunga è un’altra cosa, problemi di ritmo, di ripetizioni.

Prima – Hai trovato differenza di peso – distribuzione, ufficio stampa – fra Mondadori e Rizzoli?

D. Scalise – Sostanzialmente no. La distribuzione arriva ovunque, l’ufficio stampa è una macchina da guerra. Però sono convinto fin dal primo libro che il vero ufficio stampa lo fa l’autore. Non possono stare dietro a tutti i libri. E’ l’autore che si deve muovere, andare in giro, parlare con i giornalisti, mandare il libro alle persone giuste, sollecitare le recensioni, interessare le televisioni e le radio eccetera. L’ho sempre fatto anche se è la parte che più mi ripugna, perché mi sento come una puttana che va in giro a vendere la propria merce.

Prima – Non come un padre che aiuta il suo bambino a crescere?

D. Scalise – Questa è la versione buona, però è una fatica. Comunque evito le presentazioni: devi chiedere dei favori, preoccuparti della sala e che sia piena, tutto si svolge in un clima compiacente e con un effetto sulle vendite nullo. Questo soprattutto in ambiente gay, mentre faccio volentieri le presentazioni nelle comunità ebraiche, perché mi piace conoscerle, sono sempre diverse e di solito il dibattito è molto alto. Fra i gay è sempre un darsi ragione. Ma meglio di tutto è la televisione, perché acchiappi un sacco di gente. In ogni modo siamo alla seconda ediz…

Prima – Passi subito all’argomento preferito degli autori. Prima tiratura? Ristampa?

D. Scalise – Settemila e duemila.

Prima – Su questo gli autori mentono sempre, tutti. Ma ti credo, perché non vorrai mica inquinare la tua rubrica. Ottimo, in tre settimane.

Prima – La pubblicità l’hai trattata?

D. Scalise – No. No, e mi ha insegnato qualcosa il mio intervistato Maurizio Molinari, che l’ha ottenuta per contratto.

Prima – Difficile da ottenere. Ma puoi chiedere almeno una pubblicità a ogni ristampa. E la durata del contratto? Sarà 10 anni. Puoi scendere facilmente a 7.

D. Scalise – Mi segno anche questa.

Prima – Anticipo, percentuali?

D. Scalise – Gli autori mi fanno sempre resistenze di soldi, ma te lo dico senza problemi. Ho avuto 15.000 euro di anticipo e il 14 per cento fisso sulle vendite.

Prima – A 15 euro a volume, con 7000 copie vendute hai già coperto l’anticipo. Puoi chiedere di più, la prossima volta. Hai un agente? E quanto ci hai lavorato?

D. Scalise – Non ho un agente, ma me la cavo nelle trattative. Il libro l’ho scritto in un mese, più la revisione. Per Il caso Mortara mi sono dovuto licenziare dall’agenzia dove lavoravo, ci ho investito la liquidazione per fare ricerche in tutto il mondo e ci ho messo tre anni, di cui uno di scrittura.

Prima – Perché gli ebrei e gli omosessuali?

D. Scalise – Gli omosessuali perché sono omosessuale. A me non è mai successo di subire discriminazioni o situazioni sgradevoli, ma sento molto la sofferenza di tanti omosessuali. Gli ebrei mi interessano per il motivo opposto, perché non sono ebreo: e da non ebreo ho trovato nell’ebraismo un orizzonte morale e culturale straordinario. Solido. Quando ero di sinistra, avevo i soliti pregiudizi nei confronti di Israele. Li ho superati nel ’91, mentre ero inviato nella guerra del Golfo. Sentivo i pregiudizi contro Israele e sentivo che se fosse scomparsa Israele sarebbe scomparsa anche una parte mia, profonda.

Prima – Quando hai smesso di essere di sinistra?

D. Scalise – Nel ’94. Ho visto un antiberlusconismo feroce. Non sopporto l’ideologismo. Già non mi piaceva la sinistra per il suo antiisraelismo. Dal ’94 non vado più a votare, ho deciso che non sono degni del mio voto. Comunque non sono ancora a destra e non so se mai lo diventerò. In Italia non ci sono né una destra né una sinistra dignitose e serie, come piacerebbe a me. Il grosso problema dell’Italia è che non c’è una vera leadership politica.

Prima – Però sei rimasto all’Espresso fino al 2002, prima di passare al Foglio con la memorabile rubrica “Froci”.

D. Scalise – All’Espresso mi aveva accolto Giulio Anselmi con una rubrica che si chiamava “Gaywatch”. La nuova direttrice Daniela Hamaui mi ha fatto fuori, com’era suo diritto. Mi è dispiaciuto che me l’abbia fatto dire da un suo vice.

Prima – A destra non hai trovato un atteggiamento di maggiore chiusura verso gli omosessuali?

D. Scalise – Sì, c’è un residuo moralista e conservatore più duro che a sinistra. Nella sostanza però le posizioni sono identiche. Né i governi di sinistra né quelli di destra hanno fatto nulla per gli omosessuali. E Prodi ha rischiato di cadere per quella robetta sui Dico. Io, se fossi un eterosessuale, sarei indignato perché parte dei cittadini di questo Paese è discriminata. C’entra la Chiesa, ma c’entra molto di più la classe politica, inginocchiata davanti alla Chiesa. E questo è un disastro per tutti.

Prima – Ti risulta che gli omosessuali sentano questo gran bisogno di una normalizzazione, o meglio di una normativa?

D. Scalise – Sempre di più. Soprattutto i più giovani, che vivono l’omosessualità come la cosa più naturale della terra. Sono stupiti di una società che li guarda ancora come qualcosa di strano, vogliono vivere come tutti gli altri. Sono i gay più anziani che ancora amano i sotterfugi, la condizione anomala, perché la vivono come bizzarria e trasgressione. Sono nostalgici.

Prima – Come ha accolto il tuo libro la stampa gay?

D. Scalise – La stampa e il movimento gay sono molto sbilanciate a sinistra, e mi hanno spesso chiesto se sono di destra. Rispondo che a volte sono d’accordo con la destra, a volte con la sinistra, che non posso essere di sinistra perché sono omosessuale. La stampa classica è stata molto più interessata di quanto credessi, dal Corriere della Sera, a Libero al Messaggero. L’Avvenire mi ha molto divertito, prendendomi a esempio del fatto che gli omosessuali sono liberi di esprimersi. Però la stampa cattolica non mi sembra molto aperta al dialogo. Ho avuto la prima pagina del Secolo d’Italia, con Luciano Lanna, e poi quella dell’Unità, con Delia Vaccarello. Lanna ha avuto un coraggio strepitoso, dicendo ai lettori che sapeva di far arricciare qualche naso, ma che era un libro importante, da leggere. Poi è stato forte l’interesse delle televisioni e delle radio, Augias, Costanzo, tiggì di La7 e via dicendo.

Prima – Non sospetti che sia l’interesse per la donna cannone?

D. Scalise – Certo che sì. Anch’io, come giornalista, sono attirato dalle donne cannone. Ma se l’istinto è basso, spero che il contenuto veicoli un interesse più ampio.

Prima – E’ solo quando ricevo un mio libro stampato, che mi rendo conto di qualche difetto che non avevo visto durante il lavoro. Tu? A me sembra che manchi la figlia, in questo libro.

D. Scalise – Me lo aveva segnalato anche Carlo Alberto Brioschi appena letto il dattiloscritto: che c’è poca autobiografia, rispetto alla parte storico-politica. Ho avuto pudore a coinvolgere troppo mia figlia, che è anche una collega. Così come siamo stati d’accordo, con lei e con sua madre, che non avrebbero partecipato a interviste né tantomeno a trasmissioni televisive, dove le avrebbero volute sempre, più di me. D’altra parte, non ho una vita così romanzesca, né ho la stoffa del narratore capace di esaltare un dettaglio fino a renderlo appassionante. Insomma, non sono capace di fare letteratura. Quanto alla mia vita sessuale, non sono pudico, ma non ha davvero interesse, e soprattutto non mi veniva di raccontarla a mia figlia. A me premeva raccontare come è cambiata l’omosessualità negli ultimi quarant’anni. Un cambiamento epocale – dalla clandestinità alla libertà – che ho avuto la ventura di vivere. Dopo quello degli Stati, cambierà sempre di più anche l’atteggiamento della gente verso gli omosessuali.

Prima – Non hai l’impressione che ormai si sia stufi di sentir parlare di omosessuali?

D. Scalise – Certo, anche noi ci siamo rotti i coglioni. Ma bisognerà arrivare al diritto al matrimonio. Dopo, che ci sarà ancora da discutere?

Prima – Del problema dell’adozione da parte di una coppia gay, se non di fare figli naturali con tecniche di inseminazione. Tu sostieni che “basta che un bambino sia amato” e anch’io credo che una famiglia sia quasi sempre meglio di un orfanotrofio. Ma, da quando ho avuto un figlio, mi rendo conto che ha bisogno di un padre e di una madre. I bambini sono conservatori.

D. Scalise – Sono sicuro che un bambino abbia assolutamente bisogno di una madre, mentre non sono sicuro che un padre gli sia indispensabile. Però ho conosciuto figli cresciuti solo con il padre, e erano equilibrati. E’ vero che ci sono dei condizionamenti sociali, anche pesanti, ma sono destinati a cambiare. Come una volta per i figli dei divorziati o dei genitori maturi, che venivano sbeffeggiati, e ora sono una cosa normale.

Prima – Tu sfati anche il mito dell’omosessuale brillante, creativo, sempre sopra la media.

D. Scalise – Per carità, te ne posso presentare a migliaia di omosessuali cupi, rozzi, noiosi.

Prima – Il prossimo libro?

D. Scalise – Ho un’altra ossessione: la misoginia. Voglio raccontare quanto i maschi odino le femmine.

Prima – Stavolta non ti basterà un mese.

D. Scalise – Lo so, bisognerà fare ricerche. Ma basterebbe anche sentire cosa dicono gli uomini, in palestra, delle mogli. Che carico di disprezzo, di derisione, di disgusto. Ogni volta penso, “poverette”.

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lunedì 10 marzo 2008

Giochi gay a Roma. Vergognose e faziose polemiche a destra e a sinistra per poche briciole.

GIOCHI GAY, LA DESTRA ALL’ATTACCO DELLA MELANDRI.
La replica del ministro: «La cifra finanziata è solo lo 0,38% del fondo».

(Alessandro Ferrucci - L'Unità) Si fanno le pulci. E gli si dà il clamore di un «elefante». Secondo il Giornale, il ministro Giovanna Melandri è da crocifiggere per un finanziamento statale di «dubbia» utilità: i Giochi olimpici dei gay in programma a Roma nel 2009 e organizzati dall’Arcigay. La somma? 55mila euro. Apriti cielo. «La cifra - precisa una nota del ministero - fa parte dei 15 milioni di euro complessivi a disposizione del Fondo per gli eventi sportivi di rilevanza internazionale». Insomma solo «lo 0,38% del totale». Ma questo per l’esponente di Forza Italia, Isabella Bertolini, «poco importa. I Gay Games non hanno alcuna rilevanza, e quindi non dovevano avere il becco di un quattrino. Si elargisce pubblico denaro agli amici degli amici che organizzano un evento inutile».
«Peccato» che oltre i Gay Games, il ministero finanzia altre «52 eventi e manifestazioni di diverse discipline». Nella lista dei progetti ammessi, sulla base dei criteri contenuti in un decreto ministeriale risalente al 25 giugno 2007, pubblicato su Gazzetta Ufficiale del 26 luglio 2007, «figurano eventi e manifestazioni relativi a numerosissime e diverse discipline sportive, a sport famosi e meno famosi, ricchi e meno ricchi, noti e meno noti», si legge in una nota del ministero guidato da Giovanna Melandri. «Nell’iter di selezione delle molte domande pervenute è stata soprattutto valutata la capacità, che è diffusa nell’intero settore sportivo italiano, di organizzare eventi di caratura e prestigio internazionale nonché di valorizzare il ruolo di promozione sociale (lotta alla discriminazione, inclusione etc) che può essere svolto dallo sport». Tra i tanti eventi, infatti, ne figurano alcuni molto noti come i Campionati Mondiali di nuoto che si terranno a Roma nel 2009 o la Finale di Champions League 2009 ed altri meno noti «ma di alto valore sociale come la Coppa del Mondo di pallacanestro per disabili che si terrà nel Lazio nel 2008 ed altre iniziative promosse dal Comitato Paralimpico Nazionale, i Giochi Europei Maccabi 2007, le Universiadi di Torino 2007 e la Homeless Cup di calcio». Anche quest’ultima messa all’indice dal Giornale come «prebende per sedurre l'elettorato progressista che rischia di scivolare a sinistra». Per loro 47mila euro mal spesi, nonostante, come ricorda il preambolo della Carta Olimpica, lo sport «ha come scopo di contribuire alla costruzione di un mondo migliore e più pacifico educando la gioventù per mezzo dello sport, praticato senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play». Ma, questo, a loro, non interessa; a loro piace più attaccare e cercare della raffinatissima ironia, mascherata da spunto di riflessione: «In cosa consistono le olimpiadi gay non lo sappiamo...» si chiede, appunto, un «incuriosito» Paolo Bracalini. Forza delle elezioni.

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sabato 1 marzo 2008

Veltroni dichiara a El Pais: "Siamo riformisti non di sinistra".

"I cittadini sono cittadini innanzitutto, non di centrodestra".
(Apcom) - Il Partito democratico è riformista, "non di sinistra", e ha chiuso l'alleanza con la sinistra radicale perché "c'erano differenze abissali": ma in caso di pareggio alle urne con Silvio Berlusconi, non ci saranno accordi di governo, ma solo un'apertura per le "riforme istituzionali". E' quanto afferma oggi Walter Veltroni in un'intervista al quotidiano spagnolo di centrosinistra 'El Pais', che lo ha seguito a Perugia per un reportage.

Continua su Il voto gay.

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mercoledì 27 febbraio 2008

Intenzioni di voto. Gay.it da i numeri del suo sondaggio ma al solito sono sballati. Messe insieme le percentuali analizzate danno il 110%.

Sondaggio elettorale tra i gay: il sito gay.it bisticcia con la matematica!

(Il mio canto libero) Ci risiamo... in piena campagna elettorale fioriscono sondaggi e commenti politici.
Tra gli altri non poteva mancare quello propinato gay.it ai propri elettori. di cui oggi leggevo gli esiti sul sito di gaynews. Incuriosito da quelle che mi sembrano delle imprecisioni risalgo alla fonte che non visitavo da quando avevo lanciato il boicottaggio.
Bisogna innanzitutto precisare, cosa che il buon Daniele Nardini, direttore comunicazione di gay.it non fa, che questo sondaggio NON ha alcun valore statistico in quanto non è stato sotoposto a un campione statistico ma a un inidentificato pubblico di visitatori di un sito internet*, non in grado di rappresentare la popolazione glbt in generale.

Tra l'altro in home page, collegato in basso all'articolo sul sondaggio, si vede il titolo di un articolo, decisamente fuorviante (di cui avevo letto qualche giorno fa la caustica critica), che sostiene che il PD sarebbe favorevole al riconoscimento di coppie gay e reati omofobici, cosa non corrisponde al vero ma che avrebbe potuto per lo meno condizionare le preferenze espresse nel sondaggio del medesimo sito
Anche fatta questa premessa lasciano per lo meno perplessi l'interpretazione dei numeri per cui è meglio passare alla lettura integrale del pezzo...
"Il Partito Democratico ottiene il 50% delle preferenze di gay e lesbiche. È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Gay.it al quale hanno partecipato circa 10.000 lettori.
La Sinistra Arcobaleno, invece, raccoglie il 15% dei voti fra i nostri lettori. Buono anche il risultato ottenuto dai Socialisti di Enrico Boselli che ottengono il 5% delle preferenze. Ben altra cosa rispetto al dato nazionale che li vede al momento a 1%. Merito, sicuramente, delle posizioni sostenute da questo partito che, sui temi gay, procede senza esitazioni.
Il Popolo della Libertà di
Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini raccoglie il voto di un gay su tre. Il dato rimane sostanzialmente immutato rispetto alle intenzioni espresse dai lettori alla precedente tornata elettorale nonostante Berlusconi, durante il periodo in cui ha governato Romano Prodi, sia cresciuto a livello nazionale di 10/15 punti percentuali rispetto al centrosinistra.
I "piccoli" del centro cattolico si spartiscono uno scarso 3%: Casini è al 2%, Rosa Bianca ottiene lo 0,3%, Udeur lo 0,5%. Meno di quanto riesce a conquistare La Destra di Storace alla quale va comunque il 4% delle simpatie. Si deve accontentare del 1,6% il PCL di Ferrando".

Se facciamo due conti con le percentuali raccontateci dal volenteroso Nardini arriveremmo intorno al 110%, e capisco che quando si commentano i sondaggi qualche arrotondamento ci può stare, ma questo è un po' troppo e allora cerchiamo dei lumi nella tabella con le preferenze espresse che accompagna l'articolo...
Scopriamo, intanto, che il PD viene considerato insieme all'Italia dei Valori e raccoglie il 48,46%, ma il dato più macroscopico e che PDL+ Lega Nord+ MpA ottengono in realtà il 23,65% delle indicazioni di voto... come queste si siano traformate in "un gay su tre", pari quindi a un 33,33% è un mistero che solo un buon alchimista o Gesù Cristo, che come sappiamo moltiplicava pani e pesci, potrebbero spiegare. Ma la chicca deve ancora arrivare nel commento finale dell'articolo che vi ho conservato:
"Non sorprende vedere come, nonostante la Sinistra Arcobaleno sia più determinata del PD a portare avanti le istanze dal mondo gay, Bertinotti raccolga solo un terzo delle preferenze espresse. La comunità lgbt ha ancora fiducia nel partito di Veltroni nonostante sui temi a lei cari - DiCo, Cus, omofobia e stalking - abbia ricevuto delusioni cocenti dal precedente governo. Gay e lesbiche hanno capito che lo scontro tra laici e cattolici è una questione che non può essere portata all'estremo. Per questo Veltroni ha una grande responsabilità nei confronti della comunità lgbt che, a quanto sembra, è intenzionata a rinnovare la fiducia alla sua parte politica".
Soprassediamo sulla convinzione che i gay abbiano capito che lo scontro tra laici e cattolici non può essere portato all'estremo. Questa estremizzazione in Italia non esiste e se esistesse non sarebbe condotta e rappresentata dalla Sinistra Arcobaleno, purtroppo, come ha dimostrato, per esempio, il voto per garantire l'esenzione dell'ICI ai beni ecclesiastici.

Ad ogni modo scopriamo che il 15,46% delle preferenze destinate date alla Sinistra (prima le uniche arrotondate al ribasso come 15%) divengano adesso in conclusione "un terzo". Nel corso dell'articolo hanno fatto a tempo anche loro a moltiplicarsi, con straordinari risultati!
Consiglio a Daniele Nardini: se vuole continuare a commentari sondaggi ripassi le tabelline e le frazioni... eviterebbe inutili brutte figure e commenti velenosi come quello rilasciato da federicotm "complimenti al compilatore 23,65 = un gay su tre. Due braccia ingiustamente strappate all'agricoltura".
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Ndr. *Vogliamo aggiungere che con ogni probabilità non sono tutti gay coloro i quali hanno votato per cui non è assolutamento rappresentativo delle intenzioni di voto dei gay.

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lunedì 25 febbraio 2008

Elezioni, l'Arcigay vuol fare l'esame ai candidati per non prendere l'ennesima fregatura

L'1 e il 2 marzo si riuniranno a Bologna gli stati generali dell'associazione per decidere sull'orientamento politico in vista delle elezioni di aprile.

(La Repubblica, edizione di Bologna) "Se Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini vorranno chiarire meglio le loro posizioni sui diritti di cittadinanza delle donne e degli uomini lgbt, avranno l'occasione per esporle davanti ai rappresentanti della rete territoriale di Arcigay". L' invito viene da Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, che l'1 e il 2 marzo riunirà a Bologna i suoi stati generali per decidere l'orientamento dell' associazione.

Nell'ordine del giorno dei lavori - spiega Mancuso in una nota - "potremmo ritagliare uno spazio per un confronto tra i quattro candidati a premier delle formazioni più importanti che si contenderanno il governo del paese. Naturalmente, sottolineando la nostra autonomia da tutti i partiti ed alleanze - precisa - l'incontro ha un carattere puramente informativo e presuppone la presenza di tutti e quattro gli invitati, senza delega a loro rappresentanti più o meno autorevoli. Il confronto sarebbe condotto da un giornalista, che darà agli interlocutori lo stesso tempo per esporre le proprie tesi".

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Un appello da prendere sul serio. Paola Binetti nel Pd: Se c’è lei non vi votiamo!


(Bioetica) La presenza di Paola Binetti e della pattuglia teodem (Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Dorina Bianchi, Marco Calgaro, Enzo Carra) all’interno dell’Ulivo prima e del Partito Democratico poi è stata fin dall’inizio causa di grave sconcerto per gli elettori e i simpatizzanti del centrosinistra. Cos’ha a che fare un membro dell’Opus Dei, animatrice del Comitato Scienza & Vita a favore della Legge 40, nemica della Legge 194, con forze politiche che – nonostante tutte le prudenze tattiche imposte dai tempi – si vogliono ancora progressiste e liberali? A quale scopo è stata ammessa questa presenza?
Conosciamo tutti la risposta immediata: per acquistare favore agli occhi di Camillo Ruini e delle gerarchie vaticane. Ma questo favore quanti voti ha portato al Centrosinistra? C’è qualcuno che può credere veramente che un cattolico integralista darà mai il suo voto a quelli che per lui rimarranno sempre i «comunisti»? I cattolici sono già rappresentati al meglio all’interno del Partito Democratico: si pensi al senatore Ignazio Marino, la cui opera generosa e autenticamente laica come Presidente della Commissione Sanità è stata non a caso vanificata proprio dai veti della Binetti e dei suoi amici.

Ci sarà probabilmente qualche calcolo astuto che giustifichi lo spazio concesso ai teodem; ma come molte italiche astuzie, anche questa ha mostrato le gambe corte. Il bilancio del Governo Prodi sarebbe stato meno fallimentare, e il Partito Democratico si presenterebbe oggi agli elettori con maggiori chance di successo, se alcune riforme liberali (niente affatto espressione di una minoranza di esagitati «laicisti») fossero passate in Parlamento: il testamento biologico, i Pacs, una drastica revisione della Legge 40. Se questo non è successo si deve appunto al veto dei teodem, in una situazione – ampiamente prevedibile prima delle scorse elezioni – che li ha visti essere l’ago della bilancia in Senato.
Questa situazione rischia oggi di ripresentarsi. In un Senato di nuovo spaccato a metà i teodem potrebbero far lega con i loro omologhi, che quasi monopolizzano la destra.
Per questo motivo, ma anche e soprattutto per un’elementare scelta di coscienza, che ci impedirebbe di votare una persona che giudica l’omosessualità una malattia, non daremo il nostro voto al Partito Democratico se i teodem continueranno a essere presenti nelle liste elettorali. Nessuna presenza di segno contrario, che pure si annuncia, potrà farci cambiare idea.

Non crediamo che si possa giudicare antidemocratica questa scelta. Un partito è di parte; deve fare delle scelte, e non può riprodurre al suo interno ogni articolazione della società. Anche in questo modo – e non solo riducendo il numero dei partiti – si contribuisce alla semplificazione della politica. La stessa Binetti, del resto, non ha risparmiato giudizi pesanti, al limite del veto, su alcune candidature annunciate del PD, come quella di Umberto Veronesi.
Paola Binetti, come sa chi l’ha conosciuta di persona, è umanamente molto simpatica; ma il suo posto non è nel Partito Democratico. L’Italia ha bisogno di scelte nette, non della filosofia del «ma anche».

(Chi condivide queste considerazioni può esporre il banner che abbiamo preparato – una versione ridotta si trova in alto nella sidebar – e, se crede, linkare questo post. Grazie ad Albina Regalzi per l’assistenza grafica.)


Petition on line: Paola Binetti free! Libera il PD da Paola Binetti, libera Paola Binetti dal PD!
Per firmare (con nome e cognome, grazie) qui.

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sabato 16 febbraio 2008

Mastella, Casini, Bertinotti, Ferrara, Veltroni, Berlusconi. La settimana politica secondo La7.

I servizi del tg con un sommario degli avvenimenti politico-elettorali della settimana.

ELEZIONI, L'UDEUR CORRERÀ DA SOLA.
Lo ha annunciato Mastella al termine dell'ufficio politico del partito.
L'Udeur si presentera da sola alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Lo ha annunciato il segretario Clemente Mastella, al termine della riunione dell'ufficio politico del partito. "L'Udeur andra da solo, c'è spazio al centro", ha fatto sapere in conferenza stampa." Vogliamo correre da soli, ma non in solitudine: vogliamo con noi i cattolici inquieti rispetto alla normalizzazione che si sta tentando di fare della politica"ha affermato il leader dell'Udeur
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A CASINI L'ULTIMA PAROLA: DOMANI DECIDERA' SE L'UDC CORRERA' DA SOLA.
La condizione irrinunciabile per i centristi è il mantenimento del simbolo.
Giornata decisiva domani per definire la scacchiera delle alleanze nel centrodestra. Pier Ferdinando Casini scioglierà infatti la riserva sulla possibilità che l'Udc decida di correre in solitudine alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. L'intesa con il Pdl è però ancora sul tavolo : Casini ha detto che nelle prossime ore sentirà Berlusconi. La condizione per i centristi è sempre la stessa: il mantenimento del simbolo, considerato irrinunciabile. "La nostra preferenza è per un accordo con il centrodestra- ha dichiarato Casini - Se si potrà fare bene, altrimenti - la nostra decisione è quella di andare da soli". Una cosa è certa, se il centrodestra non avrà la maggioranza l'Udc non è disponibile ad alleanze dopo il voto, definite da Casini "una cosa che sta tra il grottesco e il ridicolo". Ha invece sciolto i dubbi l'Udeur di Mastella, che al termine del consiglio politico del partiti fa sapere che correrà da solo e parla di una "umiliazione" dei cattolici in politica e di "un'intesa molto forte tra Berlusconi e Veltroni nella direzione di una normalizzazione della vita politica".
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ABORTO, PRIVACY: ACCERTAMENTI SUL CASO DI NAPOLI. LITE FERRARA -PANNELLA.
Sull'interruzione di gravidanza scontro tra Giuliano Ferrara e Marco Pannella per un mancato confronto televisivo.
Il Garante per la privacy ha avviato accertamenti sul caso verificatosi al Policlinico "Federico II" di Napoli, dove tre giorni fa la polizia ha fatto irruzione in seguito a una segnalazione anonima, rivelatasi falsa, che denunciava un aborto illegale. Gli agenti avevano eseguito sequestri di materiale clinico e interrogatori, ma l'aborto terapeutico era regolare. Oggi l'Authority ha chiesto alla Questura di Napoli, alla Procura e all'Azienda ospedaliera informazioni sul caso per valutare eventuali violazioni della privacy, ma anche per "verificare il quadro delle misure organizzative e tecniche adottate per assicurare la tutela dei diritti delle persone ricoverate per interventi relativi all'interruzione volontaria della gravidanza". Intanto infuria la polemica sull'aborto. Oggi a tenere banco è la lite tra Giuliano Ferrara e Marco Pannella. Ferrara, fondatore di una lista anti-abortista, ha rifiutato di presentarsi in un studio televisivo per confrontarsi in diretta con il leader radicale sul tema dell'interruzione di gravidanza. Pannella ha dato in escandescenze in diretta tv polemizzando sull'assenza di Ferrara.
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VELTRONI: "SE VINCERÒ PIÙ AIUTI AI PRECARI E ALLE FAMIGLIE".
Il leader del Pd ha presentato alcune delle sue idee elettorali a Porta a Porta. "No alle larghe intese".
Giornata intensa quella di ieri per Walter Veltroni. Il segretario del Pd si è dimesso da sindaco di Roma, ha trovato l'accordo elettorale con Antonio di Pietro sull'alleanza con l'talia dei valori e infine ha presentato le due idee programmatiche alla "terza camera" del Parlamento: il salotto di Bruno Vespa. Qui, Veltroni sgombra subito il campo dalle ipotesi di inciucio: (niente larghe intese...)

Il leader del Pd però invita Silvio Berlusconi a cambiare "insieme" e prima del voto i regolamenti parlamentari. Poi alcuni dei punti che presenterà sabato all'Assemblea costituente del partito. Innanzitutto la questione salariale: se vinceremo le elezioni - spiega Veltroni - stabiliremo "un compenso minimo legale" di circa 1.000 euro al mese anche per i lavoratori atipici. E poi ci sarà il "sostegno alla famiglia e alla natalità" con una "detrazione fiscale per ogni figlio di circa 2.500 euro".
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ECCO IL SIMBOLO DELLA COSA ROSSA.
Niente falce e martello per la Sinistra Arcobaleno.
Rifondazione Comunista, i Verdi, i Comunisti italiani e Sinistra Democratica. Fausto Bertinotti, che ha escluso una sua candidatura come capolista in tutte le circoscrizioni, ha detto che l'obiettivo della sinistra deve essere l'unità per rompere il duopolio PD-PDL. "Ognuno la porta con sè" è stata la risposta di Bertinotti ai cronisti che gli chiedevano dell'assenza della falce e martello dal simbolo della Sinistra Arcobaleno che, ha proseguito il presidente della Camera, punterà alla doppia cifra alle elezioni politche di aprile.
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LA STRATEGIA DELLE ALLEANZE IN VISTA DELLE ELEZIONI.
Berlusconi ha invitato Casini ad abbandonare il proprio simbolo. Veltroni ha incontrato i radicali e Di Pietro.
Quella di oggi è una giornata cruciale per le alleanze in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile, date in cui si andrà alle urne anche per le amministrative. Nel centrodestra, Silvio Berlusconi ha infatti invitato l'Udc ad abbandonare il proprio simbolo. Il leader del Popolo delle libertà Berlusconi ha rivolto il suo appello al leader dell'Udc chiedendogli di fare a meno di un simbolo - ha detto il cavaliere - che non ha una storia come quella dello scudocrociato. Pronta la risposta di Casini: "Sì alle unioni, no alle annessioni". Sul fronte opposto, Walter Veltroni, che stamane lascerà il Campidoglio, è chiamato a sciogliere il nodo dell'intesa con l'Italia dei Valori. In tarda mattinata il segretario del Pd Veltroni incontrerà l'ex pm Antonio Di Pietro. Se questo matrimonio si può fare, difficile appare l'intesa invece con i radicali che sono gia arrivati al loft del Pd di piazza Sant'Anastasia.
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La "gaia" puglia... Nichi ciurla nel manico.

(Dagospia) Al giro di boa della sua avventura in Regione, Nichi Vendola ha deciso di stringere i ranghi e creare una sua squadra strategica di otto supermanager. La struttura, che prende il nome della riforma burocratica approvata, si chiama Gaia e sarà avviata a marzo quando i manager, che avranno la responsabilità sia delle aree politiche che amministrative dell'ente, verranno assunti.
Non ci sarà concorso ma soltanto un avviso pubblico perché i manager avranno un rapporto fiduciario con il governatore che considera già la pattuglia "una squadra d'attacco". Il contratto durerà cinque anni, quanto una legislatura, ha spiegato Vendola. Peccato che la legislatura, iniziata nel 2005, finisca nel 2010, mentre i contratti scadranno nel 2013, quando il governatore potrebbe essere un altro. (A. Cal.)

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lunedì 11 febbraio 2008

Elezioni Le frustrazioni dei gay di sinistra e l'illusione di essere utili dei gay di destra.

(Andreas Martini) Prime indiscrezioni sul manifesto dei valori del Partito Democratico le si possono leggere solo su Gay.it - e non è difficile intuire perchè solo lì -, dove si dà grande risalto alla presenza di richiami più o meno forti alla laicità e alle unioni civili. Su queste ultime si legge: "In questo quadro, vanno riconosciuti i diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto".


Sbaglio o sono esattamente le stesse parole presenti sul programma dell'Unione, per altro non attuato? Molto sinteitcamente, a caldo, mi chiedo: perchè si criticò quel programma, anche sullo stesso Gay.it, ed invece si esalta questo manifesto?
Anche qui non è difficile intuire la risposta, che è la stessa all'intuizione di poche righe più su.

A parte il prevedibile sostegno di Gay.it al PD, sono convinto che in pochi si faranno di nuovo gabbare da queste parole, ormai prive di senso, e altrettanto pochi - forse qualche amic* dei quattro eletti nella costituente - riversaranno le loro speranze in questo "nuovo" partito democratico!
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Campagna elettorale: con Silvio anche i gay di destra.
Al via il progetto di Silvio Berlusconi per un partito Forza italia più AN in vista delle prossime elezioni politiche. Con il centrodestra correranno anche i gay con una loro proposta.

(Gay.it) «Fondiamo assieme un partito che sia nuovo e davvero di tutti i gruppi per la libertà» è questo lo scopo dichiarato da Gaylib, associazione che da anni milita per un riconoscimento nelle file del centrodestra, in vista delle prossime elezioni politiche di aprile.

GayLib farà dunque parte del Popolo della Libertà, il progetto di Silvio Berlusconi che riunisce sotto un unico simbolo Forza Italia e Alleanza Nazionale per rispondere alla corsa in solitaria di Walter Veltroni e del suo Partito Democratico.
«Ci troviamo di fronte a un passaggio che potrebbe essere storico» fanno sapere dall’associazione gay di centrodestra. «Nelle corde di questa nuova realtà politica, così simile nei propri geni all’Ump del presidente francese Sarkozy, c’è certamente anche il riconoscimento dei diritti alle coppie omoaffettive, passaggio politico già compiuto da tutti i governi di centrodestra in Europa.»

La proposta di legge di GayLib è alternativa a quelle sino ad oggi elaborate dalla sinistra in quanto, a fianco alla tutela delle coppie omoaffettive, «mira a proteggere il matrimonio eterosessuale e i valori, comuni, tradizionali e cari a tutti noi, della famiglia».

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domenica 10 febbraio 2008

Piepoli: Il voto di aprile è una formalità, "Berlusconi e Fini hanno già vinto".

(Il Giornale) Professor Piepoli, allo stato attuale Berlusconi avrebbe vinto?
«Non avrebbe, ha». Tutte le novità di questi giorni (Veltroni che corre da solo, Forza Italia e An in lista insieme) non cambiano niente? «Partiamo dal dato di oggi: la somma di An e Forza Italia è 40 per cento, 16 milioni di voti. Con questo tipo di configurazione politica, Berlusconi ha vinto le elezioni».

La lista unica di centrodestra non penalizza i due partiti?
«Non muta nulla. I voti non si muovono, non si inventano. Per ora sono semplicemente trascinati. Stiamo votando con la peggiore legge elettorale, e la gente si aggrappa ai partiti».

L'azzardo di Veltroni non lo ripagherà?
«Il Pd è al 30%, 12 milioni di voti. Siamo a 16 milioni per il centrodestra berlusconiano-finiano contro 12 milioni del centrosinistra veltroniano».
Da qui ad aprile nessuna variazione?
«Ci potrebbe essere un 6% di voti portato al nuovo partito se ipoteticamente fosse sponsorizzato dalla Chiesa cattolica, ma non si espone la Chiesa e non si espone il nuovo partito».
E l'Udc?
«L'Udc è un po' debole, soprattutto con questa configurazione di nuovo conio che è la Rosa Bianca, che prenderà voti non sappiamo ancora precisamente a chi. Dopo la conferenza stampa d'esordio, le ricerche le danno un minimo di 400mila voti, 1%».

È bastata l'idea di Baccini per indebolire il partito di Casini?
«Credo che l'Udc paghi la mancata chiarezza».

Che percentuale ha?
«Un 6% scarso. Ma è prevedibile una crescita della Rosa Bianca». Veltroni da una parte e Berlusconi dall'altra si sono mossi con chiarezza. «E la gente lo apprezza. In questo momento se dico chiaramente quello che voglio la gente mi segue di più».

Fino a che punto il Pd si rafforzerà correndo da solo?
«Il Pd sta salendo lentamente, è in assestamento al 30%. Ma il centrodestra ha vinto. Certo tutto è possibile: può darsi che ci sia un improvviso crollo, non so, se Fini viene trovato a rubare la marmellata. Le rotture di trend sono difficili, non le ho quasi mai viste».

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sabato 9 febbraio 2008

Piergiorgio e Angelo, due gay insiema da 28 anni e delusi dai politici. A quando i Pacs?

Pensavano che arrivasse con governo Prodi, ma non si arrendono.

(Apcom) Pier Giorgio e Angelo, nel 2005, erano quasi sicuri che il via libera alle unioni civili e al riconoscimento delle coppie di fatto fosse questione di poco tempo. Si presentarono mano nella mano in piazza del Campidoglio insieme ad altre 50 coppie gay per un sì simbolico in una delle piazze più belle della loro amata Italia, e per sperare ancora nell'approvazione parlamentare del disegno di legge sui Patti civili di solidarietà, i Pacs. Loro, che da 28 anni condividono a Roma lo stesso tetto, mostrano con orgoglio al dito l'anello che si sono regalati per le nozze d'argento, traguardo passato con successo tre anni fa. E mentre parlano si scambiano dolci sorrisi e tenere occhiate d'intesa. "Ci sembrava che in quel periodo si potesse davvero fare qualcosa - dice Angelo - per noi e per tutti quelli che vivono nella nostra condizione".

Il sogno di vedere riconosciuti i diritti come coppie di fatto per ora si è fermato, dopo le grandi difficoltà incontrate dai Dico e il successivo accantonamento dell'argomento da parte del governo Prodi. Ma Pier Giorgio e Angelo torneranno alla carica sabato 23 febbraio alle 11.00 nella sala conferenze di Piazza Montecitorio, dove centinaia di coppie di fatto incontreranno i politici per strappare un preciso impegno sul tema. "Ora per lo Stato italiano non siamo nessuno, abbiamo soltanto la stessa residenza", dice Angelo che ricorda: "Due anni fa ci hanno proposto di andare in Canada, a Montreal, per sposarci davanti a un notaio". La tentazione di regolarizzarsi all'estero c'è stata: "Molti lo fanno". Invece dissero di no: ci tengono a sposarsi in Italia: "Ci hanno anche chiesto 700 euro, ma ci sembrava una cosa così anomima", osserva un po' sconsolato Pier Giorgio.

Dalla manifestazione del 23 febbraio, 'un Politico per Due', si aspettano "precisi impegni e non più prese in giro o promesse fumose come finora è accaduto". Per loro, che hanno faticato per "farsi accettare da subito in famiglia e sul posto di lavoro", e che adesso stanno "subendo proprio dallo Stato" le più grandi discriminazioni, la vita trascorre tra i molti amici e l'impegno nel sociale, nel mondo del nuoto, con i progetti di un'associazione che combatte la discriminazione nello sport. Pier Giorgio e Angelo stanno assieme "come una coppia normale", come tutti gli altri "dividiamo tutto", dicono.

Ma il grande desiderio per entrambi è quello di poter un giorno adottare un figlio. "Ci siamo messi assieme quando io avevo 28 anni e lui 23 - ricorda Pier Giorgio - e ci dispiace molto che così come stanno le cose, per noi non ci sia la possibilità in Italia, una volta che non ci saremo più, di lasciare qualche traccia di noi in questo mondo". Del resto, spiega Angelo, fare gli zii "non è la stessa cosa che fare i genitori". "L'amore - dicono sorridenti - è condividere qualsiasi cosa. E noi lo facciamo". Ogni giorno i continui squilli e i messaggini al cellulare aiutano a tenere vivo un sentimento "profondo". "Non smettiamo mai di giocare, ci piace così", chiosa Angelo. E per San Valentino? "Non ci importa, del resto per noi è una festa tutti i giorni".

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giovedì 7 febbraio 2008

Pasticcio all'italiana. Bologna, assessorato ai gay, dura la posizione di An.

Bologna: An no ad assessorato che unisce donne a gay e disabili.

(Bologna 200) “Ritengo non solo inutile ma assolutamente pericolosa l’istituzione di un mini assessorato che vada ad occuparsi genericamente della condizione femminile, trattandola fra l’altro assieme alle problematiche delle differenze, ad esempio dei disabili e dei gay” – afferma Claudia Rubini, Consigliere provinciale AN e Responsabile regionale femminile del partito in Emilia Romagna.
“In questo modo, ancora una volta e proprio dalle forze di sinistra, - continua la Consigliera Rubini - le donne vengono trattate come dei panda, come una razza da tutelare e difendere perché diverse e pertanto deboli: non è assolutamente così ed è paradossale, ma anche molto triste che anni di femminismo sbandierati come assolutamente provvidenziali abbiano portato a questi risultati!”

“La donna – conclude Claudia Rubini - ha la propria specificità, il proprio ruolo all’interno della famiglia e nella società e la propria dignità di persona che deve essere valorizzata anche nelle istituzioni, ma con politiche trasversali a tutti gli assessorati che ne esaltino il valore aggiunto e ne tutelino l’immagine: esattamente il contrario di ciò che farà il Comune di Bologna”.

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I Gay sempre più a destra? E' l'accusa che viene da sinistra e tutto ruota attorno a Berlusconi.

GAY E DESTRISMI SECONDA PARTE.

La ''comunità glbt'' (che sempre e comunque metterò tra virgolette, evitando di fornire esempi affinché nel XXI secolo ancora si parli di gruppi con relative nicchie di comprensioni) si è animata, si è sbizzarrita e si è riscaldata di un calore strano. Lo stesso del quale, come parlavo nell'articolo, si carica lo stato di Israele nella discussione della propria ricchezza paragonata a quella palestinese.

(Roberto Iacono) Con la presente intendo rispondere educatamente e professionalmente a commenti, post e insulti espliciti e giù di lì comparsi a seguito del mio articolo : ''Silvio, difensore dei gay''... pubblicato anche su questa rivista medesima con il titolo: "E se fosse Silvio...?" si interrogò Gay.it in nome dell'ennesima ''comunità'' !!

Chiedo innanzi tutto scusa per aver fatto un errore di scrittura. Nell'articolo in questione si parla del sito Gay.it. L'articolo intende invece riferirsi esplicitamente al indirizzo Gay.tv.

Avevo in mente già da tempo di scrivere un pezzo dedicato a questi due siti e alle anime che ne illuminano la programmazione quotidiana. Ma un solo articolo per una tale mole di materiale è troppo poco. E la ''maggioranza'' di questi gratuiti insulti, se non la totale assenza nel web di critiche costruttive è ora una chiara richiesta di maggiori precisazioni, dunque la stesura della parte secondaria di questa ''ricerca''.

Gay.it e Gay.tv sono i due siti gay italiani più cliccati in assoluto. Sono quelli meglio e più facilmente raggiungibili, ma dietro entrambi comunque, a mio avviso, si nasconde un solo ideale. La destra...!
Gay.it viene a mostrarsi sempre, o meglio ci prova a farlo, come un sito diretto e gestito da tesserati Ds e Arcigay. Così raccogliendo le varie simpatie della ''comunità glbt'' orientata verso il centro sinistra e la sinistra.
Gay.tv è invece il sito sul quale compariva l'articolo dedicato alla potenziale (auspicata in nome di Cus e Pacs e Dico) vittoria della presidenza del consiglio da parte di Silvio Berlusconi.
Dunque, dati alla mano, entrambi trattano la ''questione'' omosessuale. Il primo in maniera dichiaratamente sinistroide, l'altro in modo indipendente come vuole lasciar credere.

Eppure mi rimane difficile credere ad entrambi, e non per una questione personale. Semplicemente per un livello di giustizia, d' intelligenza che mi pare vada esplicitamente scemando in voce di un promontorio sempre più opportunista e soprattutto voltagabbana.
L'età del ''gioco della sedia'', nel quale allo stopparsi della musica bisognava fermarsi, e al suo rincalzare occupare un posto nuovo sulle sedie di paglia, (nella vecchia casa di mia zia), credevo si potesse essere chiuso con la fine della mia infanzia. Ma la politica e i vari cambi, scambi e giri delle personificazioni delle nostre idee in Parlamento, mi fa ricredere giorno dopo giorno. L'età del gioco della sedia, per me almeno, è finita. Ma non è finita per la classe politica, quella dirigente e quella imprenditoriale in un' Italia dove la continua abiurazione del proprio credo politico è l'unica via percorsa. Battuta e ribattuta come i rabdomanti in cerca d'acqua.

Gay. it che oggi si fa grande di se stessa e si protegge dietro le proprie barricate ideologiche sinistroidi, non ha ancora chiarito come mai nel 2001 accettò la pubblicità di Forza Italia sul suo sito. Lo spiegò allora (come si può vedere nel link) ma non oggi, non più! E come mai ? Chi all'interno della direzione del sito si era preso la libertà di pubblicizzare un partito politico che aveva, già allora, poco a che fare con i diritti glbt?...Alessio de' Giorgi, che ne è l'attuale direttore. Noto per essere il primo cittadino italiano a formare una coppia unita col rito del Pacs. L'imprenditore che creò l'idea di ''Frendly-Versilia'', il prodotto commerciale rivolto al ''turismo omosessuale'' estivo in Versilia. Dal 2000 al 2006 è stato presidente regionale dell' Arcigay, per poi candidarsi alle primarie del 2007 con il Partito Democratico ed esserne eletto membro dell'Assemblea Nazionale. Una virata la sua, totale e repentina direi, da destra a sinistra. Dal Partito di Silvio Berlusconi in ricerca disperata di maggiori elettori, al Partito Democratico.
Il gruppo di Azione Gay e Lesbica Toscana da più di un anno ha dato vita ad un’operazione di informazione e battaglia a questo ''spadroneggio'' di potere. Chiede spiegazioni e , in merito, ha redatto un dossier nel quale, secondo loro informazioni, addirittura Alessio de' Giorgi sia stipendiato dalla Regione Toscana come consulente per la questione Glbt pur non facendo nulla. Chiedono così chiarimenti e delucidazioni circa le modalità materiali e tangibili, nelle quali i soldi della ''normativa contro la discriminazione sessuale'' della Regione Toscana siano investiti. Ma triste, seppur scontato aimè, alcuna risposta giunge loro.
Gay.tv, invece, è stato molto più leale nell' affrontare la questione politica. Non ha mai smentito la sua appartenenza democratica-centro-destrista, che come evidenziava il loro articolo di cui ho parlato recentemente, si poneva addirittura il quesito dell'equazione ''diritti glbt/ Silvio Berlusconi'' Certo non è segreto che l'ex direttore del sito: Francesco Italia, altro giovane imprenditore stavolta milanese, si sia candidato alle elezioni comunali 2006 con il centro destra per Letizia Moratti. Difatti il suo nome nella lista ''Letizia Moratti'' per Milano era oltrechè chiaramente visibile, sicuramente di chiaro impatto nell'ambiente omosessuale milanese.

Viene da porcisi parecchie, nuove domande. Ma la questione rimane solamente una a mio parere, e sarò breve. Dietro questi alti muri di buonismi e di diritti si nasconde una realtà assai chiara e politicamente ben orientata. Il lavorio di una lobby attenta, ben attenta, all'educazione dell'intrattenimento nel pieno stile Mediaset. Si nasconde chi continua a volerci insegnare che un omosessuale è normale, e così facendo ritira fuori un termine inutile (normale), vetusto e scevro nel mondo contemporaneo dal senso di ogni sua singola lettera. Chi continua a pensare di poter proteggere il suo orticello dorato solo difendendo a spada tratta qualsiasi messa in discussione di assunti liberamente discutibili. La questione dei diritti, quella vera che si è pronti a rivendicare con i denti, è gestita dai circoli di serie B. Così designabili non per la loro importanza, non per la loro intelligenza. Ma solo per l'incidenza dei loro audience mediatici. La grossa fetta del ''mercato di nicchia'' omosessuale viene divorata tra due colossi, tutt'intorno rimangono solo le briciole. Non occorre essere omosessuali per capire certe cose. Qui si sta parlando di chi continuamente in anni di attività ha pubblicizzato la possibilità che la destra accolga tra le sue braccia le questioni gay, lesbiche, bisessuali e transessuali! Ma queste questioni oggi riguardano tutti noi se si parla di Pacs, Dico e Cus. Le elezioni sono prossime, e nell'aria, questione di giorni inizierà un lento processo urbano, nel quale dall'alto vedremo piovere chili e chili di carte di manifesti e litri di colla. Le nostre orecchie sentiranno proposte, pareri, promesse, ma per quel che riguarda la ''questione glbt'' credo sia inammissibile uno schieramento a destra. L'ennesimo.
''La Destra'' così come si chiama il mega partitone di Francesco Storace alla sua Assemblea Costituente ha già stretto entrambe le mani a Silvio Berlusconi. In questo grosso girarrosto di destre ed estreme destre confluiranno MOLTO probabilmente quei 500 mila voti che fin'ora erano sempre rimasti appesi tra AN, Forza Italia e gli altri compari. Questi 500 mila sono l' 1,5 % dell'elettorato nazionale. Sono i nostalgici senza vergogne, sono i ''giovani'' e non più giovani di forza nuova, fiamma tricolore, trifoglio, ecc. etc. Chi rimarrà fuori, solo per ora, è l ''alternativa sociale'' della Mussolini. Fuori perchè è storica la inconsunstanzialità tra Storace e la Mussolini. Ma lei, la Signora che aveva ammesso ''meglio fascisti che froci'' non fà mistero della sua stima per Silvio. .... così come l'estrema destra non ha mai fatto mistero del suo odio raziale, xenofobo, anticomunista ed omofobo... Dunque se davvero Berlusconi vincesse. Che posto occuperebbe quella iconologica stretta di mano tra lui e l'uomo che ha forgiato la destra riuscendo, forse, per la prima volta a mettere daccordo tutta l'estrema destra italiana ?
Cus, Pacs e Dico sono una prerogativa SOCIALE non omosessuale. Una legge occorre, ma che non sia lo specchietto delle allodole di una o dell'altra sponda. Che non sia la quotidiana giustificazione ad un valore e una ricerca dei Diritti. Certo per fare questo ci vorrebbe laicità si! ma io chi si sentì un tempo, non troppo lontano, in dovere di farci presente che si sentiva ''l'unto del Signore'' me lo ricordo ancora....
e chi ha voluto capire ha capito!

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lunedì 4 febbraio 2008

Sondaggi. Si al centrodestra ma no a Berlusconi premier.

(Sostenibile) Tra i tanti sondaggi che cominciano a circolare in vista delle sempre piu' probabili elezioni anticipate, uno merita di essere segnalato perché offre un quadro interessante dello scoramento del cittadino nei confronti dei leader politici.

Il sondaggio IPSOS, pubblicato lo scorso 31 gennaio, mostra come nessun ipotetico candidato premier abbia, ad oggi, piu' del 20% dei consensi degli italiani.
Nell'ambito di un sondaggio che sembra mostrare un chiaro vantaggio del centrodestra nelle intenzioni di voto degli elettori (58% contro il 42% del centrosinistra), agli intervistati è stato chiesto di indicare quale sia il loro candidato premier ideale. In testa troviamo Silvio Berlusconi, con il 17% (ovvero l'83% del campione preferirebbe non avere Berlusconi come premier), seguito da Fini e Veltroni (16%), Prodi, Casini, Montezemolo e Grillo (8%), Draghi e Bertinotti (4%) ed infine D'Alema (3%).

Quando in un sondaggio si offrono agli elettori piu' delle solite due o tre scelte, emerge che il consenso reale di cui godono leader politici e partiti è molto minore di quello che emerge dai sondaggi blindati, in cui spesso il voto-contro, prevale sul voto convintamente a favore.

Di quei dieci nomi, tre non sono politici e pur ottengono complessivamente il 20% dei consensi.

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