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venerdì 22 agosto 2008

Colpi di caldo. I gay di destra invocano a Roma la presenza dell'esercito contro i prostituti omicidi.

No comment, non è necessario alcun commento, basta leggere quel che scrivono i gay destrorsi su come controllare la prostituzione alla Stazione Termini di Roma e con essa scongiurare altri omicidi. Può esserci qualcosa di più ridicolo? Comunque grazie, crediamo di aver scoperto dei nuovi autori per comici televisivi... perlomeno uno, il rubicondo Priori.
L'esercito con le marchette ma a fare che visto che l'esercito nulla può fare (neppure chiederti un documento) senza la presenza della polizia? Oppure il rubicondo Priori immagina altro? Orge in mimetica? Ma ci pensate... che divertimento... e soprattutto mancanza di idee e senso della politica. Povera patria!
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ROMA, OMICIDIO GAY. GAYLIB AD ALEMANNO: “MANDI L’ESERCITO A CONTROLLARE LE MARCHETTE DELLA STAZIONE TERMINI”.
Comunicato stampa.

"L’ennesima marchetta romena assassina. Basta parole. A Roma servono i fatti. Alla stazione Termini e nei luoghi di battuage gay, frequentati da potenziali assassini omofobi, deve intervenire l’esercito".
Con queste parole il vicepresidente di GayLib, Daniele Priori interviene a nome dell’associazione di centrodestra dopo la cattura del prostituto rumeno Iulian Muscocea, indagato per l’omicidio dell’architetto omosessuale Alberto Falchetti.
"Giacché l’esercito è stato inviato nelle città – prosegue Priori – e siccome tutti sanno che la stazione Termini, Valle Giulia, Montecaprino sono luoghi di ritrovo dove le marchette aspettano i clienti potenziali vittime, ci appelliamo al sindaco Alemanno e al prefetto Mosca perché si aumentino i controlli nei riguardi di questi riconoscibili quanto pericolosi ragazzi di vita. Tutto questo – conclude la nota – non per razzismo né per moralismo ma per la semplice e chiara necessità di sicurezza che emerge dopo l’ultimo violento omicidio gay a scopo di rapina".
GayLib – Il Direttivo

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sabato 16 agosto 2008

Versilia. Quella maratona sui tacchi che fa arrabbiare i gay di destra.

E' genovese il vincitore della maratona sui tacchi.
L'inusuale competizione a Torre del Lago.
(Ansa) Federico Bacigalupo, genovese di 22 anni, ha vinto la prima maratona sui tacchi per gay, lesbiche, transessuali ed etero che si e' corsa ieri sera sulla marina di Torre del Lago, a Viareggio (Lucca).

Il premio finale consisteva in una scarpa di pitone realizzata da un'azienda di calzature da donna per piedi fino al 48. Per partecipare alla corsa l'unica regola era indossare un paio di scarpe con tacchi di almeno sei centimetri di altezza.

Lungo il chilometro di percorso si sono cimentate oltre cento persone. Accanto a gay, lesbiche e trans hanno corso anche una coppia sposata che ha gareggiato sui tacchi insieme al figlio di tre anni sul passeggino e molti ragazzi incitati dalle rispettive fidanzate.

'E' la prima volta che indosso i tacchi a spillo - ha detto Federico ricevendo la scarpa di pitone - e ho seriamente temuto per le mie caviglie: correre non e' che mi piaccia molto, ho partecipato solo perche' era una occasione di festa'.

La maratona di Torre del Lago e' dedicata a Sylvia Rivera, transessuale americano icona della comunita' Glbt.
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GAYLIB CONTRO LA MARATONA SUI TACCHI A SPILLO "COSì CI METTONO IN RIDICOLO".
«Era meglio fare una fiaccolata silenziosa».
Non piace, al movimento GayLib, associazione vicino al centrodestra, la “maratona sui tacchi a spillo” organizzata ieri sera dai locali Priscilla e Mamamia. La parola utilizzata da Luisella Audero, referente per la Toscana è «indignazione».

«Se il movimento Gay, lesbiche, bisex e transgender in tanti anni non ha ottenuto gli stessi riconoscimenti e diritti di altri paesi europei - spiega GayLib - non è per la tanto “sventolata” ingerenza vaticana, ma per l’incapacità di proporre qualcosa di serio e costruttivo, limitandosi il più delle volte a manifestazioni che mettono in ridicolo la comunità Glbt e di conseguenza anche certi temi che invece sono fondamentali. Manifestazioni che fanno apparire gay, lesbiche, transessuali non come persone, ma come individui superficiali, pervertiti, sessualmente promiscui, come se queste stesse non fossero caratteristiche del tutto analoghe al mondo eterosessuale».

Secondo il movimento, «avrebbe avuto più senso e attenzione una fiaccolata silenziosa tra i locali della Marina, coinvolgendoli tutti, in memoria di tutte le vittime della comunità Glbt e in favore dei diritti di chi, transessuale, cerca una vita dignitosa e un lavoro che non sia quello della strada. GayLib si dissocia da questo tipo di iniziative e sostiene invece una profonda riflessione sui temi relativi alle tematiche legate alla transessualità, alla mancanza di opportunità di lavoro, all’approfondimento delle conoscenze delle leggi che disciplinano la materia e alla concreta possibilità di far prostituire i transessuali in strutture protette, con controlli sanitari e tutela per la salute propria e dei clienti».
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ndr. Di ridicolo in questa storia probabilmente c'è solo il comunicato di GayLib che, al solito, parla a sprooposito. Se dovessimo usare il loro metro, a questo punto si dovrebbero eliminare anche i gaypride visto la notevole dose di folklorismo che troviamo nelle parate gay... a meno che i gay di destra non vogliano proprio questo... Non possiamo che prendere atto di quanto i gay di destra si siano immediatamente adeguati al regime di divieti installato da questo governo. Non sarebbe stato sufficiente suggerire anche la fiaccolata "silenziosa" senza demonizzare una forma di divertimento qual'era la maratona sui tacchi? (Aspis)

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martedì 29 luglio 2008

I gay postfascisti difendono la Mussolini per bocca di un suo "Ministro penombra"...

(Redazione) Questa destra vergognosa, impresentabile ed incapace di governare, trova nella Mussolini una spalla degna dello spirito di revisionismo che la anima. Dopo le risibili dichiarazioni dell'on.le Mussolini (e che comunque non hanno aggiunto ne tolto nulla alla violenta dittatura di Mussolini), autoelettasi "Presidente del Governo penombra", sul duce ed i gay, ecco saltar fuori i gay postfascisti che con il loro solito comunicatino dove solidarizzano con la Mussolini condividendone pensieri e parole. Probabilmente le bordate di critiche mosse contro l'on.le Mussolini da ogni parte, hanno obbligato quelli di GayLib a prendere carta e penna tentando di buttar giù qualche parola di solidarietà, che, al solito, han fatto più male che bene alla causa omosessuale. Il giorno che impareranno a tacere su certi temi ed a riflettere maggiormente, è ancora lontano a quanto sembra. Al solito l'Oliari (tra l'altro eletto dalla Mussolini ministro del governo penombra...) dimentica quel "grido di battaglia" lanciato dalla nipote del duce e di Sophia Loren.. : "Meglio fascista che frocio"! Come dire... "Camerati a noi!
E la Mussolini per attirare l'attenzione è maestra, usa tutti i mezzi proprio come suo nonno... Un comunicato, quello di GayLib, che si commenta da solo, zeppo di inesattezze, mistificazioni e faziosità.
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SBAGLIATO MINIMIZZARE LE APERTURE DI ALESSANDRA MUSSOLINI IN MATERIA DI ADOZIONI E DI COPPIE GAY.
“Sbaglia chi minimizza le aperture della Mussolini alle adozioni e alle coppie di fatto: i diritti civili non sono monopolio delle sinistre e trovo puerili le reazioni denigratorie alle sue coraggiose dichiarazioni“. Lo afferma in una nota Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra), il quale sostiene che “l’intervista rilasciata a Klauscondicio denota il grado di sensibilità dell’on. Alessandra Mussolini e tutti sappiamo quanto siano importanti tali posizioni espresse nel centro-destra: essere europei significa anche rimuovere le discriminazioni per le coppie omoaffettive, non solo percepire contributi economici”. Oliari ha poi concluso sostenendo che “con le solite, volute, esagerazioni nell’intervista si è parlato di 10.000 omosessuali confinati durante il fascismo: trovo francamente ingiusto che si strumentalizzino i drammi personali ai fini dialettico-politici arrivando a inventare la storia. Gli omosessuali confinati erano infatti circa trecento, quasi sempre per motivi riconducibili ad altri reati (prostituzione, ricatto…) e l’Italia restò, anche durante il Ventennio, l’unico Paese a non avere una legge contro i gay, mentre negli altri Paesi vi erano le prigioni, i Lager ed i Gulag (gli ultimi condannati in Russia sono del 1993)”.

Enrico Oliari

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lunedì 7 luglio 2008

I gay post fascisti si chiedono che c'entrano i rom con i gaypride?

(...) Un esempio? Quest’anno dal palco del gay pride si è parlato anche dei diritti dei rom… che c’entrano i rom con la causa gay? Conseguenza: gli omosessuali che non seguono la linea ufficiale del movimento gay sui diritti dei rom si dissociano e non militano con il movimento. (...) Enrico Oliari

(La redazione) E' veramente sconcertante leggere ancora frasi del genere e in sovrapprezzo da chi strombazza la sua omosessualità in ogni dove e appena può. Questa frase fa parte di ciò che l'Oliari chiama "editoriale" ma che somiglia più ad un "panettone" dato l'alto numero di ingredienti adoperati per confezionarlo. Gli ingredienti-argomenti utilizzati alla rinfusa sono i più disparati e confusi tali da lasciare il lettore perplesso con una smorfia sul volto. Bho?

Da parte di post-fascisti (e oggi sedicenti gay e lesbiche di centrodestra ma anche gay liberali di centrodestra, un'etichetta dove, tanto per non sbagliare ci mettono dentro di tutto...) , a settant'anni esatti dall'entrata in vigore delle leggi razziali del '38, scrivere cose del genere significa una sola cosa: essere rimasti con il cervello, la mentalità ed i metodi al 1938 e tentare di imbrigliare in una sorta di ghettizzante, chiusa ed esclusiva ideologia gay gli omosessuali di oggi.
Proprio nel '38 dopo la storica visita di Hitler a Roma, il duce del fascismo decise, motu proprio, che anche l'Italia doveva fare piazza pulita degli ebrei. Il clima dell'epoca è reso in modo magistrale dal film "Una giornata particolare" dove un Mastroanni gay è in attesa di essere "deportato" al confino fascista. Perseguitati anch'essi dal macho fascismo al pari degli ebrei. Un film che molti chiedono si faccia vedere nelle scuole ed a cui ci associamo. E' forse il segno più appariscente che un certo nucleo di postfascisti non è ancora pronto per una democrazia completa qual'è l'Italia, e a leggere certe frasi pare di si...
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E ancora una volta quello slogan urlato da Bologna a Biella, da Roma a Catania e prossimamente a Pozzallo: "Meglio froci che fascisti" fu più attuale e deve rimbombare in modo ossessionante nelle orecchie dell'Oliari, Ministro "penombra" del governo Mussolini del 2008.

M quello che maggiormente turba della frase dell'Oliari è (...) "gli omosessuali che non seguono la linea ufficiale del movimento gay sui diritti dei rom si dissociano e non militano con il movimento."(...)
Non ho letto da nessuna parte di omosessuali
dissociatisi perchè oltre ai loro diritti si manifesta anche per i diritti di altre minoranze, anzi... E non occorre essere di sinistra per manifestare a favore delle minoranze, occorre solo avere qualche grano di buonsesenso e sale nella zucca...
Fra i valori glbt c'è anche la solidarietà, evidentemente un valore che non fa parte della paccottiglia ideologica della destra.
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E' chiaro a questo punto che l'Oliari si riferisce ad altri movimenti in altri stati perchè quello di cui scrive, in Italia non è mai successo e probabilmente mai succederà, se poi per rodimenti personali si riferisce al suo "manipolo" di gay post-fascisti sono affari suoi.

Un secondo punto riguarda poi Franco Grillini, tirato in ballo sempre dall'Oliari e si badi bene, solo dall'Oliari:
(...)"mi riferisco a segnali palesi Franco Grillini, che non è un signor nessuno, non ha parlato dal palco del gay pride della sua città, né era in scaletta la presentazione del suo libro, cosa che ha fatto in modo autonomo presso una libreria."(...)

Se Grillini ha rimostranze da fare agli organizzatori del pride bolognese, le faccia pubblicamente, non lasci che in un momento così delicato e difficile per il mondo Glbt, diventino "sassate strumentali" da parte della destra. E' grottesco che un ex onorevole della Repubblica sia difeso da avvocati così maldestri. Probabilmente abbiamo fatto demagogia in questo articolo ma è sempre bene mettere dei paletti.

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martedì 1 luglio 2008

Gaypride Parigi. Fischi e contestazioni per i gay di centrodestra.

Nel corso del pride parigino che diversamente da quello bolognese ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di francesi, il carro di GayLib, associazione di gay e lesbiche dell’UMP (il partito del presidente Sarkozy), è stato bloccato per più di un’ora da militanti delle Panthères Roses, di ActUp e di Aides e da un centinaio di partecipanti, che protestavano contro la politica del governo Fillon-Sarkozy che a gran voce chiedevano la parità tra omosessuali ed eterosessuali.

Il boicottaggio è stato ben studiato, ed è stato accompagnato da slogan come: “Niente UMP al Pride!” o “Sarko, Boutin (esponente ultracattolica dell’UMP, oggi ministro, Vanneste, (esponente dell’UMP condannato più volte per omofobia), vi detestiamo!”. Il carro la cui parola d'ordine era comicamente «Le changement, c'est Nous!»... è così giunto alla Bastiglia, luogo d'arrivo della parata, alle 19, con un'ora di ritardo.

Risulta anche in questa occasione emblematica la posizione di Emmanuel Blanc: fondatore di Gaylib in Francia, strenuo sostenitore di Sarkozy e, nello stesso tempo, incapace di rendersi conto che il suo appoggio viene totalmente ignorato come nel caso si altri sedicenti gruppuscoli europei di sedicenti gay liberali o di destra.

Autocritica è stata fatta da Jean-Luc Romero, esponente indipendente del partito di Nicolas Sarkozy (UMP) che ha ammesso: “sotto i governi di destra le questioni sociali non fanno mai molti progressi. È da un anno che le personalità più aperte della maggioranza non si fanno sentire”.

Fonte| Libération
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I tg francesi sul pride parigino.


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Il corteo con il carro contestato di GayLib.

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lunedì 30 giugno 2008

Bolognapride. Caso Bertozzo polemiche in internet.

(Redazione) E polemica nell'ambiente lesbico per l'incidente occorso sabato al Gaypride di Bologna nelle adiacenze del palco a Gabriella Bertozzo, (in foto) militante omosessuale di “No Vat”, movimento laico anti-clericale, strattonata ed alla fine portata in questura dalla Digos per accertamenti. Ne diamo conto in questo articolo.
Molto interessante l'intervento pubblicato sul forum EllexElle in cui una responsabile della security del gaypride da' la sua versione.
Lo trovi qui con tutto il dibattito che segue.

Della faccenda compare, tanto per cambiare, un comunicato in cui GayLib, tramite Oliari, solidarizza con la Bertozzo, gli unici del movimento Glbt...
Ci sarà una spiegazione?
Eccolo:

Oliari (GayLib): “Graziella Bertozzo è una militante pacifica: sono convinto che si tratti di un equivoco dovuto allo stress”.

"Sono stupefatto di quanto accaduto a Graziella Bertozzo: non conosco i fatti, ma la persona e, pur non condividendone le idee politiche, so che si tratta di una militante pacifica, dalla lotta ghandiana”.

Lo afferma in una nota Enrico Oliari, presidente di GayLib, l'associazione dei gay di centrodestra, il quale continua la nota dicendo che “I gay pride, come tutte le manifestazioni di piazza, possono rappresentare un momento di stress e sono convinto che qualunque cosa sia successa si possa ridurre ad un equivoco che spero si possa chiarire presto”.

Enrico Oliari.

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sabato 28 giugno 2008

Coerenza. E dopo tante chiacchere e rifiuti, GayLib va al gaypride?

Ecco perché porto il centrodestra al Gay Pride.

(Benedetto della Vedova* - Il Giornale - a fianco un'immagine di Daniele Priori al Gaypride di Roma di quest'anno) Oggi parteciperò nuovamente al Gay Pride. E, nuovamente, vi parteciperò con un certo fastidio verso le idiosincrasie ideologiche e il settarismo di una parte del movimento gay italiano, che ritiene che la destra politica sia tout court «fascista» e i gay di destra (come Daniele Priori, animatore di Gay Lib) dei rinnegati o dei traditori della causa omosessuale.
Perciò, la ragione principale per cui sarò al Gay Pride è un’altra. La mia presenza di deputato berlusconiano non è rivolta al movimento gay, alle sue storiche richieste e ai suoi discutibili riflessi pavloviani. È rivolta, nel suo spirito gay-friendly, proprio al centrodestra italiano e, in particolare, al Popolo della libertà che rappresento in Parlamento.
In Italia, senza che sia venuta del tutto meno la discriminazione anti-omosessuale (che sul piano sociale è tuttora alimentata da sacche di velenoso pregiudizio) è divenuta culturalmente e politicamente insostenibile la legittimazione morale di questo peculiare e un tempo radicatissimo atteggiamento discriminatorio.
Nondimeno, se non viene più pubblicamente stigmatizzata l’omosessualità come categoria morale o antropologica, continua però ad essere pesantemente negata la riconoscibilità sociale e civile delle relazioni fondate su questa «preferenza sessuale». Non si tratta più, in senso stretto, di una discriminazione, ma di una sempre meno sostenibile rimozione. Tutte le polemiche riservate al riconoscimento giuridico delle unioni gay non derivavano solo dai limiti della proposta del governo Prodi (i cosiddetti Dico), ma da un presupposto più generale: l’omosessualità è pienamente «sdoganata» o ampiamente tollerata come identità e forma di espressione individuale, ma il suo riconoscimento «sociale» è da considerarsi un fattore di intollerabile disordine civile.
Dunque, anche se ormai l’omosessualità struttura convivenze, relazioni durature, forme di vita comune fondata sulla reciproca dedizione e solidarietà, queste «cose nuove» che sono le unioni gay non devono beneficiare di alcuna tutela o di alcun riconoscimento giuridico.
Ecco: io penso che nella cultura del centrodestra (non che nel centrosinistra le cose vadano meglio, ma io mi occupo del mio campo) vada messo seriamente in discussione questo presupposto, che confina l’omosessualità nel privato e condanna la politica all’ipocrisia. Sia chiaro: non voglio affatto che le cosiddette unioni civili divengano un nuovo onerosissimo capitolo di spesa pubblica e un canale di accesso a prestazioni sociali privilegiate. Ma non voglio neppure che la realtà sociale di queste unioni sia ancora a lungo giuridicamente rigettata.
Le coppie gay chiedono un quadro normativo che consenta loro di ordinare, in forma giuridicamente obbligante, anche verso terzi, i rispettivi impegni e le reciproche responsabilità. Per i partner di una coppia omosessuale la relazione stabile assolve ormai a esigenze di espressione, integrazione e protezione del tutto analoghe a quelle che sono poste a fondamento delle famiglie eterosessuali (siano o no esse giuridicamente ordinate nella forma «matrimoniale»).
Questo cambiamento - e per altro verso la più generale «normalizzazione» dell’omosessualità - ha segnato la società occidentale contemporanea e ha profondamente mutato anche la cultura omosessuale, affrancandola da una patologica «separatezza», cui l’obbligavano la discriminazione e il pregiudizio. Le coppie gay non sono, in senso proprio, famiglie. Ma non sono più quel «nulla sociale» che qualcuno vorrebbe tornassero ad essere.
Il centrodestra europeo ha pressoché ovunque preso atto che le unioni gay sono divenute una realtà sempre più diffusa e caratteristica, resa possibile proprio dall’evoluzione del costume e della cultura civile. Per questo, con un sano realismo, ha accettato anche su questo piano la sfida dell’innovazione sociale. Non mi pare che i leader del Ppe siano oggi impegnati nei rispettivi Paesi e sul piano europeo a contrastare i princìpi e gli effetti delle diverse discipline giuridiche che riconoscono e disciplinano le unioni omosessuali. Solo sul «matrimonio gay» il Ppe ha una posizione esplicitamente contraria, che io condivido. Sul resto, prende atto della realtà e guarda avanti.
Al Gay Pride di Bologna la gran parte dei manifestanti (almeno quelli genuinamente interessati alle questioni e non condizionati dal settarismo) applaudirebbe a scena aperta le posizioni di Sarkozy, di Cameron e di Rajoy.
Il Pdl può ritenere che questo non sia un problema o che sia, al limite, un problema degli altri leader del Ppe. Io invece penso francamente che a questa «singolarità» il Pdl dovrebbe guardare in modo più problematico, aprendo, al proprio interno, una discussione sincera.

*dei Riformatori Liberali, deputato del Pdl
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Ndr. Ci sono arrivate in redazione alcuni mail che denunciano lo strano comportamento di GayLib nel tesseramento. Pare che quest'anno non sia stato rinnovato (che venga effettuato solo negli anni dispari...?) e che i tesserati dello scorso anno non siano neppure stati contattati per sapere se intendessero rinnovare la loro adesione, a meno che l'iscrizione sia a vita (come la carica i Presidente Nazionale ricoperta dall'Oliari). Del congresso poi neppure l'ombra. Ma poi per eleggere chi che le cariche all'interno di GayLib pare siano vitalizie... Forse è questo il motivo per cui l'Arcigay non intende più avere rapporti con GayLib dove ognuno, alla fine rappresenta se stesso ed il primo che si sveglia stende un comunicato. Non basta avere giornali e giornalisti compiacenti che pubblicano interviste o articoli su GayLib purchè attacchi la sinistra ed il suo apparato. Di queste pagliacciate i gay moderati che si richiamano al centrodestra non ne possono più. (Aspis)

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venerdì 27 giugno 2008

La Concia fa un appello alle imprese: Aiutatemi a trovare i soldi per l'ISTAT e completare l'indagine sull'omofobia.

(Redazione) La vicenda è nota. Il Ministro Carfagna per problemi di bilancio taglia una ricerca curata dall'Istat sull'omofobia. Immediate le reazione dell'On.le Paola Concia e dell'Arcigay mentre GayLib decide di stare con il Ministro. Oggi la novità, L'On.le Paola Concia decide di lanciare una sorta di "sottoscrizione pubblica" alle imprese per raccogliere i 180 mila euro per L'Istat e permettere così il completamento dell'indagine sulle discriminazioni per orientamento sessuale. E' demagogia, d'accordo, dalla sinistra non si può pretendere di più, ma perlomeno sono coerenti.
Forse basterebbe raccogliere un paio di euro per ogni partecipante del gaypride bolognese di domani per raggiungere la cifra ma, allora, lo stato cosa c'è per fare? Incassare le tasse e dissiparle? Probabilmente anche l'On.le Concia e come lei il Ministro Carfagna, non hanno ben presente che cos'è il senso dello stato verso lo stato. Questo i cittadini lo sanno, pagano le tasse, ma il governo dello stato lo conosce? In questo caso, trattandosi di una minoranza, sembra di no.
Comunque vogliamo aiutare la Concia ad individuare un "pool" di aziende che apre il portafoglio?
Noi andremmo ad esempio a battere casa da quelle simpatizzanti della sinistra, ad esempio:

  1. Unicredito
  2. Gruppo L'Espresso/La Repubblica
  3. Gruppo Marchini
  4. Gruppo De Benedetti
  5. Gruppo Della Valle
  6. Coop
  7. Unipol
  8. Tiscali, ecc.
Solo questi potrebbero mettere assieme quattrini per almeno quattro indagini Istat...
Una domandona, forse maliziosa, giudicate voi: l'Arcigay fa parte delle imprese? E se si, quanto caccia? Ecco il comunicato diramato dall'On.le Concia.
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"La Carfagna taglia? E io lancio un appello alle impreseitaliane, perché mi aiutino a trovare i soldi per permettere all'ISTAT di completare l'indagine sulle discriminazioni per orientamento sessuale".
E' quanto afferma l'on. Anna Paola Concia - deputata PD - sul taglio operato dal Governo dei fondi stanziati per la ricerca dell'ISTAT sulle discriminazioni che subiscono gay e transessuali in Italia.
"Le aziende - dice la Concia - mi aiutino a trovare i 180.000 euro necessari all'ISTAT per concludere il lavoro: così, compiendo un atto di Responsabilità Sociale di Impresa, le stesse aziende aumenteranno il proprio valore economico-finanziario e contribuiranno al benessere della comunità".
"Cara Carfagna - conclude la Concia - il denaro lo troviamo noi, e vedremo se il taglio dipende dai soldi o, come sospetto, dalla omofobia della destra italiana".

On. Anna Paola Concia

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Fondi negati dal governo per una ricerca sull'omofobia. GayLib sta con la Carfagna.

Ci è stato girato da un'importante agenzia giornalistica, questo comunicato inviato dal "coordinatore" di GayLib Lombardia. Che dire... un comunicato maldestro con parole che si commentano da sole e per quel che ci riguarda le troviamo particolarmente inopportune e stonate.
Soprattutto, caro Maggioni, l'omofobia non è una "problematica" come scrive lei (e chissà quante volte ne sarà stato oggetto anche lei, forse senza accorgersene) ma una realtà, vedi un pò qui, qui, qui, qui, qui, per non parlare poi dei fatti romani...).
E' chiaro che il nostro Presidente del Milan ha deciso di seguire una linea "negazionista" alla Ahmadinejad, del tipo: "Da noi non esistono gay e quelli che ci sono, sono dall'altra parte", ricorda? In pratica, lei che si proclama omosessuale di centrodestra è stato messo alla porta da Berlusconi. Oppure il presidentissimo è stato frainteso o stava raccontando una barzelletta. E' vero, quell'uomo è lieve, non pesa le parole ed è proprio per questo che, secondo noi, dovrebbe fare altro e non il premier.
E' proprio con atti come quelli del Ministro Carfagna che non si affronta la questione omosessuale, allontanandola o addirittura negandola.
Ora, che per mettersi un mostra e per mendicare un posto in una qualsivoglia commissione,(e dopo la vittoria del centrodestra nelle scorse elezioni è chiaro a tutti che lo pretendete...), si giustifichi l'azione di un Ministro dilettante che fa disastri ogni giorno, non è far politica ma semmai gli affari propri e poi andare controcorrente a tutti i costi può anche essere grottesco o paradossale come in questo caso e, soprattutto, è la negazione della politica.
A proposito, a Milano ed in Lombardia in questi giorni si sono superati i 35 gradi... Si sa, a volte il caldo... A Maggioni consigliamo del ghiaccio... sulla testa però. Insomma non si riesce mai a stare tranquilli con questi di GayLib. Una ne pensano e cento ne fanno. Per rinfrescarsi le idee leggete un po...
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Gentile Ministro Carfagna, leggo da alcune agenzie di stampa che ha deciso di eliminare un finanziamento su di una ricerca sulla discriminazione sessuale che avrebbe dovuto essere svolta dall'Istat. Il finanziamento per questo studio e' di 180.000 euro, mica noccioline. Bene ha fatto a sospendere questo finanziamento, in quanto lo studio di questa problematica e' inutile. Lei sa che la discriminazione nel nostro paese esiste e quindi non ritiene utile spendere altri soldi per ribadire questa sua idea che e' comune a molti. Non comprendo tutto questo stracciarsi le vesti da parte di alcuni rappresentanti di associazioni omosessuali, ma come direbbe il nostro Presidente, sono solo comunisti, che amano fare polemica inutilmente. Lei e' tanto certa della necessita' di mettere rimedio a questo problema che in Consiglio dei Ministri, presentera' a brevissimo una legge sulla discriminazione sessuale, come del resto a fatto nei giorni scorsi per lo stalking e la violenza sessuale. La sua azione e' meritoria, ha risparmiato soldi che possono essere girati a scopi umanitari o di aiuto agli indigenti e lo sara' doppiamente quando sara' approvata la tanto attesa legge. Signora Ministro, ma e' questa la sua intenzione vero ? Son certo di si.
Con stima

Luca Maggioni
Gaylib Lombardia

gay liberali di centrodestra

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giovedì 26 giugno 2008

Bologna. Gaypride, il Pd manda il ministro ombra. Assente quello "penombra".

Gli organizzatori ora premono su D´Alema: "Aderisca almeno Red".
(Micol Lavinia Lundari - La Repubblica, edizione di Bologna) Quello che chiedono tutti, indistintamente, è che finalmente si torni a parlare dei temi portanti del Pride nazionale che sfilerà sabato a Bologna, i diritti civili di omosessuali e trans: lo fa Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, lo fanno esponenti del centrosinistra. Ma è proprio Mancuso, allo stesso tempo, ad alimentare il fuoco della polemica e a riportare la discussione su un piano politico: il Pd bolognese ha dato da tempo il suo appoggio alla manifestazione, mentre da Roma tutto tace.
A due giorni dall´evento inizia la conta dei sostenitori ufficiali. Seguendo la linea della Provincia, anche la Regione in parte si smarca, scegliendo di dare il patrocinio a singoli appuntamenti (come dibattiti e iniziative) ma non alla manifestazione nel suo complesso: come mancherà sabato il gonfalone di Palazzo Malvezzi, così non ci sarà il simbolo di viale Aldo Moro. Ma è un´altra assenza a pesare di più: lamenta Mancuso che una posizione ufficiale del Partito democratico nazionale non sia ancora arrivata. Condizione strana, «visto che dal 1994 a oggi i Democratici di sinistra ci hanno sempre sostenuti, e ora il Pd si trova ad essere l´unico partito di opposizione, e per giunta opposizione parlamentare, a essere rimasto in silenzio». Un silenzio che per il presidente di Arcigay sta diventando assordante e colpevole. «Sia chiaro, noi non abbiamo chiesto adesioni formali ai partiti quest´anno perché vogliamo parlare dei diritti civili, delle nostre battaglie, senza indossare bandiere politiche. Il movimento gay non può essere strumentalizzato, né da sinistra né da destra». Eppure richiama in maniera ufficiale il partito di Walter Veltroni ad appoggiare la manifestazione e trascina nel dibattito anche la neocorrente dalemiana Red, prendendo a prestito un motto morettiano: «Massimo D´Alema adesso si dice ancora più di sinistra. E allora dica davvero qualcosa di sinistra», dica sì, in sostanza, al Pride 2008.
Tace il vertice del Pd nazionale, ma di qualche voce (distinta, singola) arriva eco fino a Bologna. Sono la deputata Paola Concia e il ministro-ombra per le Pari opportunità Vittoria Franco a voler smorzare i toni della polemica e a tentare di riportare la discussione sui binari giusti. «Ma quale silenzio assordante», commenta a caldo Concia. «Il Pd nazionale sarà presente a Bologna, io e Vittoria Franco ne siamo le rappresentanti istituzionali.
L´adesione del Partito democratico c´è, eccome se c´è. Di queste polemiche non si sente davvero il bisogno, soprattutto in una città come Bologna che accoglie questo evento come dovrebbe avvenire in tutta Italia. Stiamo portando avanti una battaglia che con il Governo di oggi si preannuncia lunga e difficile: non dobbiamo dividerci, dobbiamo aiutarci». Della stessa opinione anche il ministro-ombra Vittoria Franco: «Bizzarra davvero la posizione di Aurelio Mancuso. Il Pd nazionale sarà a Bologna perché nel nostro manifesto di valori è compresa l´importanza della lotta per i diritti di tutti».
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La destra gay. "Er penombra" offeso a Bologna non ci va. Ma i gay moderati saranno comunque presenti.
(Redazione) Niente di più azzeccato da parte della Mussolini mettere L'Oliari, a fare il Ministro delle pari opportunità del Governo penombra da lei inventato in un momento di difficile digestione sia del governo vero e proprio (che la vede fuori) che del governo ombra messo in piedi da Veltroni. Niente di più azzeccato dicevamo perchè ogg,i l'Oliari, nella rete è chiamato dal popolo gay "Er penombra" così come Rutelli è sopprannominato "Er cicoria" dalla sinistra.
Così l'Oliari furioso non va a Bologna perchè a sentir loro, quelli di GayLib, si sentono discriminati dalla sinistra. Sarà anche così, non c'è motivo per dubitarne anche se, francamente questa è una storia che va avanti da anni e lascia particolarmente perplessi il silenzio dei sedicenti gay liberali e di centrodestra dopo la durissima nota contro di loro rilasciata dall'Arcigay. Comunque, sotto sotto, l'Oliari una speranza ce l'ha ancora, quello di essere invitato sul palco tra gli oratori della manifestazione anche se, dopo le parole di Aurelio Mancuso contro i gay di destra, rischia di prendersi una piogggia di fischi e pernacchie dai manifestanti.

Intanto giunge notizia in redazione che un gruppo di gay milanesi moderati, e che si richiamano al centro dello schieramento politico ed al Pdl, parteciperà al gaypride di Bologna in forma assolutamente privata non essendo attualmente un gruppo legalmente rappresentativo di nessuna associazione o gruppo politico. Annunciandoci altresì di aver convenuto con dei collaboratori del Sindaco Moratti e con la zona 6, sempre di Milano, di intitolare un parco a Pier Paolo Pasolini. Un piccolo passo avanti in un dialogo tra i gay milanesi e l'amministrazione comunale. Come si dice: c'è chi chiacchera e chi fa...

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mercoledì 25 giugno 2008

Gaypride e polemiche. Una guerra tra "aquile", mandiamoli a casa.

Mancuso risponde con una nota dura a GayLib.
Chi ci segue sa che con GayLib non siamo particolarmente teneri ma crediamo che, anche se da parte loro sono state illustrate in modo confuso, abbiano delle ragioni.
Comunque a tutti gli effetti è una "guerra in Famiglia" ed il fratello più prepotente zittisce il più debole
Intanto per correttezza e buona educazione si fanno nomi e cognomi e non "(...) uno di questi gay (...)" è il minimo da parte di un personaggio pubblico qual'è il Presidente dell'Arcigay. Poi ci spiegano dall'Arcigay come mai la proposta della "Lectura dantis" avanzata da GayLib da loro rifiutata ce la ritroviamo in programma a Bologna fatta dal cattolico poeta Rondoni?

Per il resto sono tutte parole al vento, inutili prese di posizione che non giova alla causa gay. Sorprende comunque il fatto che GayLib non prenda le difese da chi, omosessuale, si sente discriminato dal fatto che l'unica (ripeto, l'unica) iniziativa omosessuale sia una parata in costume.

Ci vuole aria nuova basta con slogan e manifestazioni ammuffite e maldestre iniziative episodiche gestite come pensate, in modo amatoriale, incompetente e dilettantesco, degno più di una filodrammatica che di organizzazioni sociali. Quando leggeremo delle dimissioni di qualcuno? Quando leggeremo nomi nuovi? E da parte di GayLib ad esempio sarebbe anche ora.

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Mancuso risponde a GayLib: "Gay di destra, giù le mani dal Pride!".

Migliaia di gay, lesbiche, trans, etero, sfileranno per le vie di Bologna sabato prossimo 28 giugno 2008 indifferenti dei continui gratuiti attacchi da parte di sparuti gruppetti che si dichiarano gay di destra.

Oggi su Il Giornale uno di questi gay, ha attaccato frontalmente il Pride nazionale di Bologna, dichiarando di esser stato discriminato e non gradito alla manifestazione.

Si tratta di falsità gratuite, funzionali ad una certa destra italiana, cui il rappresentante di Gay Lib si presta, per alimentare una campagna d’odio e disprezzo nei confronti degli e delle
omosessuali italiani.

In nessun Pride è mai stata chiesto quale orientamento ideale, tessera di partito, voto, avessero le persone che partecipano, l’unica cosa importante è che condividano il fatto che i gay, le lesbiche, i/le trans sono cittadine e cittadini che hanno gli stessi diritti delle altre persone.

Quindi, respingo al mittente le accuse di discriminazioni e spererei che gruppi come Gay Lib lavorassero a sostegno di tutto il movimento, in particolare nel PDL dove l’omofobia è ancora assai diffusa e concretamente attiva.

Ma vorrei anche fare un’annotazione alla sinistra. Ieri abbiamo visto che è nata ReD, fondazione capeggiata da Massimo D’Alema e molti altri esponenti politici del PD. Chissà se questa nuova fondazione aderirà al Pride a differenza del PD nazionale, da dove non giunge alcuna notizia, nonostante l’adesione del ministro ombra Vittoria Franco e della deputata lesbica Paola Concia.

Sembra che a destra e a sinistra non si sappia più che pesci prendere, perché, nonostante i tentativi di narcotizzare il paese, la questione del riconoscimento dei diritti civili e della libertà delle persone non può essere elusa.

Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay

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Propaganda. Priori (GayLib) "Io, omosessuale e di destra. Solo la sinistra mi discrimina". Ma dimentica...

(Paola Settivo - Il Giornale) Per dirla come la dice lui: «C’è qualcosa di peggio che esser gay in un Paese cattolico. Ed è essere di destra in un Paese in cui la cultura e il movimentismo sono appannaggio della sinistra». Era in viaggio per Lubiana, sabato scorso: gli organizzatori del Gay pride sloveno lo hanno poco gentilmente invitato a tornarsene a casa. Voleva partecipare al Gay pride di Bologna, sabato prossimo: il Comitato italiano gli ha fatto capire che non è il benvenuto. Allora ha scritto una testimonianza al Secolo d’Italia, che l’ha titolata così: «Io, gay discriminato da quelli del Gay pride».
Daniele Priori, non le resta che cambiare sponda.
«Politica o sessuale?».
Veda lei.
«Mi domando perché un gay di destra deve rinunciare a rivendicare i suoi diritti».
Ma cosa è successo?
«Nel febbraio scorso con GayLib, l’unica associazione gay di destra, decidiamo di proporre al Gay pride di Bologna un convegno su Dante Alighieri e gli omosessuali».
Bell’idea, il Sommo Poeta vi ha sbattuti all’Inferno.
«Era un modo per elevare il dibattito, l’analisi dei canti della Divina Commedia ci pareva più utile dell’ostentazione di tette e culi».
E?
«Ci rispondono solo a maggio, dicendo che non ci sono i soldi, che peraltro non abbiamo chiesto, né gli spazi. Insomma, non è aria».
Quindi?
«Decidiamo di fare il Pride della destra gay, a Provesano, sulla tomba di Pim Fortuyn, il leader della destra olandese, gay dichiarato, ucciso nel 2002 da un fanatico di sinistra a quattro giorni dalla vittoria elettorale che lo avrebbe reso primo ministro».
Poi partite per Lubiana.
«Ma durante il viaggio ci telefonano e dicono: “Se onorate un fascista xenofobo evitate pure di venire”. Aggiungono che i berlusconiani non sono bene accetti».
E voi?
«Noi abbiamo preso atto e siamo tornati a casa, perché da liberali e libertari siamo rispettosi delle opinioni di tutti. Al contrario di questa sinistra ormai extraparlamentare che per tornare in auge sta allungando le mani con violenza sui movimenti, cercando di fagocitarli».
Si nota una punta acida.
«Sono inferocito. Per ottenere dei risultati i movimenti devono essere trasversali alla politica, non appiattirsi su un unico partito. Infatti in Italia non si ottiene mai niente».
Roberto Calderoli vi chiama «culattoni».
«A Provesano c’erano tutti i vertici leghisti locali».
Vabbè, ma le uniche battaglie per i vostri diritti le fa il centrosinistra.
«Questo è un falso storico. Negli anni Novanta, prima dell’11 settembre che ha reso tutti bacchettoni in difesa della cristianità, c’erano state molte aperture dalla Casa della Libertà. Nel 2003, 50 deputati di centrodestra hanno firmato una proposta di legge per i Pacs. Alessandra Mussolini nel suo “governo penombra” ha messo alle Pari opportunità Enrico Oliari, presidente di GayLib. Per non parlare delle aperture di Gianfranco Fini sulle coppie di fatto».
Vladimir Luxuria si è battuto per i Dico.
«Vladimir al massimo rappresenta i transgender, certo non me. I Dico sono un compromesso al ribasso inaccettabile, perché non riconoscono la coppia».
Vorrebbe il matrimonio?
«Sarebbe il compimento dell’uguaglianza sociale».
Per la Chiesa sarebbe la fine della famiglia.
«Ma qui parliamo di matrimonio civile. Comunque, visto che in Italia bisogna confrontarsi con il sentire cattolico, ci accontenteremmo di veder riconosciuti i diritti della coppia, come la reversibilità della pensione, il diritto alle case popolari, alle visite in ospedale, all’eredità».
Come si fa?
«Intanto bisogna cambiare il Gay pride: troppo folklore è controproducente».
Adesso è lei il bacchettone.
«Sono realista. O si dice che è solo un carnevale, oppure, se si carica questa giornata di un significato politico, allora bisogna pensare a chi c’è dall’altro lato del tavolo delle trattative, e andarci in giacca e cravatta».
Lei è fidanzato?
«Convivo da un anno e mezzo».
Vorrebbe adottare un bambino?
«No, i bambini non sono cavie. Hanno diritto a una famiglia naturale. E l’Italia non è pronta».
È mai stato boicottato?
«Mai. Anzi. Sono portavoce della giunta di centrodestra del Comune di Marino, in provincia di Roma. Il sindaco Adriano Palozzi mi ha messo in prima linea. Il solo boicottaggio che ho subito è quello della sinistra».
---

Ndr. Sono talmente tante le omissioni e le inesattezze che forse vale la pena rileggere i nostri articoli scritti propio in merito al Macabropride di Provesano, la spedizione a Lubjana ed il relativo can-can mediatico sollevato da quelli di GayLib e sodali anche in questa occasione. E poi Berlusconi dice che la sinistra è maestra nel mistificare... E a proposito di Berlusconi, Priori ha la memoria corta. Leggete un po come sono stati accolti ai comizi del cavaliere, al grido di "(...) la famiglia per noi è composta da un uomo e una donna (...)" (Aspis)

Ps. Ma ci avete fatto caso che quando si parla di GayLib è sempre in negativo? Non c'è mai nulla di buono o perlomeno molto raramente. Provate un po' a leggere...

Vedi anche:

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lunedì 23 giugno 2008

GayLib. Dal Macabropride al cimitero a Lubiana. Le disavventure tragicomiche di una compagnia di giro...

Riceviamo da un lettore e pubblichiamo:

Buona sera.
In relazione al vostro ultimo articolo su gaylib a Lubiana, avendo notato che l' Oliari si è preso la briga di rispondervi tramite il sito di gaylib, vi invito a pubblicare l' immagine della lettera con cui ritiene di avere "dato la propria adesione accettando in toto la piattaforma politica della manifestazione slovena", per citare la presidente di "certi diritti".

L' email in questione (http://www.gaylib.it/varie/fumo3.jpg) è interessante per svariati motivi:

  1. è stata inviata il 17 giugno sera nonostante sul sito battessero la grancassa da settimane.
  2. è stata inviata ad un indirizzo pescato a casaccio sul sito del gaypride, nessun contatto diretto con gli organizzatori.
  3. è scritta prima in italiano (21 giugno), poi in una lingua misteriosa che testimonia la superiore padronanza dell' anglo idioma dell' italo Oliari.
Ammesso che qualcuno abbia letto questa mail, è assai probabile sia stata ritenuta uno scherzo o opera di qualche minorato psichico. Da notare che per levarsi i gaylib dai piedi abbiano autonomamente provveduto a recuperare il numero di Oliari e l'abbiano cortesemente chiamato (Ndr. di non ne siamo proprio sicuri. Quasi certamente qualche "anima buona" dall'Italia deve avere avvertito quelli di Lubiana di quale giro avrebbe fatto la gayband. A sinistra molte volte non sono particolarmente teneri con Oliari e soci.).
Avete ragione nel suggerire che a Lubiana avessero saputo dell' improvvisata "di sguincio".
Chiedo perdono per l'intervento di gusto opinabile ma ritengo che la strumentalizzazione e la spettacolarizzazione dei fatti di sabato ad opera di gaylib abbiano raggiunto livelli non più accettabili.
Mi auguro comunque che Oliari & soci abbiano più fortuna col gay pride di Addis Abeba.
Felice sera,
Federico
---

Ndr. L'irritazione e la nevrastenia del povero Oliari è palpabile nell'email che ci ha inviato il 21 giugno quindi fresco di calcione appena preso e avente per soggetto: "smettetela di rendervi ridicoli davanti a tutti..." Leggiamola:
"NotizieGay, tramite il suo gay non dichiarato, il vigliacco e allegro "Aspis", dimostra ancora una volta tutta la ristrettezza e la bassezza di cui si caratterizza: il contatto con il comitato organizzatore del gay pride sloveno è del 17 giugno, ad opera del presidente di GayLib. Ancora una volta Notiziegay si distingue per il becero che è ed ancora una volta è lei a compiere la figura di m..."
---

Ce ne siamo accorti subito ed in Redazione abbiamo riso tutti. Abbiamo preferito non rispondere all'Oliari per non infierire ulteriormente e per chiudere qualsiasi vana polemica con GayLib e per non dare a loro una visibilità così importante qual'è quella che rappresenta oggi Notizie gay. Ci siamo messi il cuore in pace non cambiano, anzi peggiorano.
Ma ora siamo costretti a riprendere in mano il caso grazie a questo lettore. Premesso che non si tratta del nostro Federico (non siamo tanto babbei o piccini da scriverci delle finte lettere aventi poi per argomento GayLib... per carità...). Come se ne e' accorto questo lettore della macroscopica bufala, ovviamente ce ne siamo accorti anche noi e chissà in quanti staranno ridendo di questa ennesima comica... Un fatto è certo: con questa compagnia teatrale la gloriosa commedia dell'arte italiana ha nuovo ossigeno e si perpetua... e per questo grazie!
Lo ammettiamo all'inizio di questa avventura un pensierino per stringere un eventuale stretto rapporto collaborativo con GayLib l'avevamo avuto. Meno male che è stato solo un pensierino...
Pare che anche nel centrodestra si stia muovendo qualcosa, perlomeno dalle parti di Milano, visto che la Moratti ha ritenuto opportuno non snobbarli. Purtroppo abbiamo poche notizie di questi ultimi arrivati. Abbiamo una speranza: che siano più seri, meno maldestri, più organizzati e meno superficiali di quelli di GayLib.
A quando le dimissioni caro Oliari, pataccate del genere non sono sufficienti? E con questo articolo non parleremo mai più di GayLib, è una promessa. Sarà dura ma cercheremo di farcela. (Apis)
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sabato 21 giugno 2008

GayLib respinta dagli organizzatori del gaypride di Lubjana. Non sono graditi.

Rifiuto in relazione con la commemorazione, svolta stamani dagli attivisti del movimento, del politico olandese Pim Fortuyn.
(Ansa) La delegazione italiana dell'associazione GayLib (Gay liberali di centro destra) e' stata invitata a non partecipare al Gay Pride in programma oggi a Lubiana (Slovenia).

Lo ha reso noto all'ANSA il presidente dell'associazione, Enrico Oliari (nella foto), al quale e' giunta la comunicazione poco prima di superare il confine di Stato.

Il rifiuto nei confronti dei 'GayLib' sarebbe da mettere in relazione con la commemorazione, svolta stamani dagli attivisti del movimento, del politico olandese Pim Fortuyn, la cui tomba si trova nel cimitero di Provesano di San Giorgio della Richinvelda (Pordenone).

'Quando gli organizzatori del Gay Pride hanno appreso cio' che avevamo fatto - ha spiegato Oliari - ci hanno comunicato che siamo persone non gradite alla loro manifestazione. Noi abbiamo girato le auto senza ribattere, perche' non andiamo certo in ambienti antidemocratici dove le nostre idee non sono ben tollerate. Purtroppo - ha concluso - siamo stati discriminati dai nostri stessi fratelli, ma noi continueremo a batterci per le liberta' degli omosessuali, che sono anche di destra e non solo di sinistra'.

Fortuyn, gay dichiarato, fondatore dell'omonima lista di estrema destra xenofoba, fu assassinato nel maggio 2002 da un militante di sinistra. Fu sepolto in Friuli per sua volonta'.
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GAY LIB ESCLUSA DAL PRIDE DI LUBIANA PERCHÈ ASSOCIAZIONE DI CENTRODESTRA.
(Img press) L'Associazione radicale Certi Diritti esprime piena solidarietà all'Associazione Gaylib (gay liberali di centro destra) in seguito alla loro "esclusione" dal Gay Pride di Lubiana al quale la stessa associazione di omosessuali di centro destra aveva dato la propria adesione accettando in toto la piattaforma politica della manifestazione slovena. La comunicazione di non essere graditi al gay pride, ricevuta dal presidente di Gay Lib, è stata riferita all'Associazione Radicale Certi Diritti che pure ha aderito e preso parte alla commemorazione del politico olandese Pim Fortuyn celebrata questa mattina a Provesano. La presidente di Certi Diritti, Clara Comelli, ha voluto sentire gli organizzatori del gay pride sloveno per avere conferma di questa esclusione. Mitja Blasich, dell'Associazione Slovena Dih e membro del comitato organizzatore, ha confermato alla stessa le motivazioni espresse ad Oliari, riferendo anche che al gay pride di Lubiana sono state invitate tutte le autorità politiche slovene senza esclusione di sorta. Non si capisce perciò - sostiene Clara Comelli - che criterio politico sia stato adottato nell'escludere un'associazione gay italiana anche se schierata nel centro destra. L'essere filoberlusconiani e l'aver commemorato una figura come quella di Pim Fortuyn (sulla cui storia forse ci si dovrebbe documentare di più, prima di bollarlo come xenofobo), non rappresenta certo, secondo Certi Diritti, motivo valido per un'esclusione tanto grave. Difendere i diritti civili delle persone in generale deve restare una priorità cara a ogni persona libera e democratica, a prescindere dal contesto politico in cui si sceglie di agire le proprie rivendicazioni. Certi Diritti , che pure doveva essere presente al gay pride di Lubiana, ha deciso di non presenziare alla manifestazione ritenendo che fosse venuto a mancare lo spirito di libertà e tolleranza necessario.
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Ndr. Probabilmente a Lubjana l'hanno saputo di "sguincio" che arrivano quelli di GayLib con il loro gagliardetto e non dalla viva voce dei nostri eroi, per cui gli han detto di alzare i tacchi e tornarsene al cimitero. Sarà certamente così e che figura di m... (Aspis)

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Gaypride. GayLib dice no a Bologna e preferisce un pic-nic al cimitero.

A PROVESANO OGGI MANIFESTAZIONE DEL GAY PRIDE.
Lo organizza Gaylib, i gay di centro-destra.
(Il Gazzettino) Sono molte le adesioni e le partecipazioni al Gay Pride della memoria organizzato dall'associazione GayLib (gay liberali di centrodestra) oggi, alle 11, presso la tomba di Pim Fortuyn, leader della destra olandese, omosessuale dichiarato, ucciso il 6 maggio di sei anni fa e sepolto nel cimitero di Provesano. Ha garantito la propria presenza anche l'assessore alle Identità Culturali della Provincia, il leghista Eligio Grizzo. «L'appoggio e la presenza di molti amici di centrodestra alla piccola manifestazione con cui GayLib intende celebrare quest'anno la giornate internazionale del Gay Pride rappresentano un segnale forte per chi vorrebbe ancora confinate al buio dell'indegnità le vite di tante persone e coppie omoaffettive» dichiara il presidente nazionale Enrico Oliari. Al termine della mattinata a Provesano la delegazione di GayLib si trasferirà a Lubiana in Slovenia dove sfilerà al Gay Pride ricordando gli orrori dell'omofobia nei paesi comunisti.
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Ndr. Una volta se si era di destra e si andava per cimiteri si andava al sacrario di Redipuglia. Eh si i tempi cambiano... (Aspis)

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lunedì 9 giugno 2008

Adesso anche i gay scaricano la sinistra.

(Maria Giovanna Maglie) L´anima giocosa e trasgressiva marcia in sordina, giusto i carri delle
discoteche, Alpheus e Muccassassina, giusto gli Orsi in mutande, giovanotti molto in carne che riscuotono grande successo. Qualche striscione ricorda un vecchio calendario che fotografò la bellezza dell'attuale ministro per le Pari Opportunità, qualche maglietta reca scritto «Meglio frocio che fascista», la canzone guida è dell'Equipe 84 «Tutta mia la città», dimenticando che è
anche «un deserto che conosco».

È il mio primo Gay Pride in Italia, a New York non me ne perdevo uno, era una festa che faceva parte della città come il Saint Patrick day degli irlandesi o il Columbus italiano. In testa marciava il sindaco sceriffo, un vero uomo di destra, Rudy Giuliani. Tolleranza zero, rivoltò il crimine e le mafie come un calzino, ma la sera andava a Broadway e si vestiva come Liza Minnelli. Qui è
tutto diverso, l'Italia per me è un Paese maschilista e omofono, e questo non ha niente a che vedere con il giustificato rifiuto di pretese eccessive e velleitarie.

Le statistiche dicono che il dieci per cento della popolazione è omosessuale.
Qui a Roma, o a Milano, il 27 giugno nel Pride finale di Bologna, ne avremo visto una sparuta minoranza. Gli altri? Non toccherebbe a un governo liberale fissare regole più adeguate al tempo? Chiedono cose serie gli omosessuali del Gay Pride di ieri a Roma, vogliono il riconoscimento delle unioni civili, per ora si accontentano di unioni simboliche. Le celebrano sul carro dell'Arcigay.
Confetti, fiori rosa, torta nuziale e lanciodi riso hanno accompagnato il rito celebrato dalla deputata del Partito democratico, PaolaConcia, lesbica dichiarata, l'unica nel Parlamento italiano, e dal giornalista del Tg1 Stefano Campagna, omosessuale ed elettore dichiarato delPopolo della libertà,anche in questo caso l'unico, in Rai.

Poi ci sono gli altri, la sinistra antagonista, quelli che sono venuti ad agitare la piazza: i centri sociali, i rifondaroli, come se si fossero mai occupati finora di diritti dell'individuo e di libertà civili; c'è la Cgil, che ha fatto carro con gli studenti estremisti dell'università della Sapienza, e chiede nuovi diritti, non sapendo niente, nemmeno che quei diritti sono vecchi, e che nei Paesi europei e oltreoceano, da loro tanto disprezzati, sono stati ottenuti da tempo, e consolidati nel tempo. Sono loro, insieme a deputati radicali sempre più trasformati in macchiette, caricature del passato glorioso che fu, ad annunciare che a sera si imbavaglieranno o si incateneranno, o forse tutt'e due le cose, per protestare contro la concomitante cerimonia religiosa in San Giovanni che ha fatto decidere la Questura a non concedere la piazza per l'arrivo della sfilata del Gay Pride.

È cambiato qualcosa in realtà, partendo da piazza della Repubblica, per arrivare a piazza Navona, luogo storico degli appuntamenti civili, invece che a piazza San Giovanni, sindacal-politica di una parte? Certo che no, se qualcuno lo sostiene è perché cerca rogna. Però, attenzione, che quest' anno ci sono pure gli iscritti a Di Gay Project, omosessuali, uomini e donne, che non ne possonopiù di steccati ideologici, di realtà immodificabili, del genere che «siccome siamo froci siamo compagni», al contrario sono pronti a rischiare pur di vedere se nei prossimi cinque anni si riesce a dialogare con il premier e il governo italiano di centro destra, e con il sindaco e la giunta romana di centro destra..

Un po' perché non ritengono astuto restarsene fermi per cinque anni, un po' perché ormai hanno capito che la sinistra per loro non ha fatto niente. Imma Battaglia, leader storica, lo ha già detto in un convegno in Campidoglio tre giorni fa. Patrocinato da Gianni Alemanno, presente Umberto Croppi, assessore alla Cultura (che c'era anche ieri pomeriggio, e guardava il corteo del Gay
Pride sfilare su Corso Vittorio Emanuele), moderato da me, con ospiti di qualità sicura, cito solo Roberta Tatafiore e Daniele Scalise, nel suo intervento Imma Battaglia ha spiegato che il Gay Pride non alza muri ideologici ma apre il confronto a tutta la società.

«Da anni come Di Gay Project cerchiamo di puntare sull'importanza della trasversalità politica, perché non potremmo mai raggiungere i nostri obiettivi sui diritti civili senza avere un ampio consenso politico e sociale. Il tema dei diritti civili apre un dibattito sulla riforma sul diritto di famiglia che deve essere elaborata da tutti». Al corteo sfila Francesca Grossi, che dirigeva
l'Arci Lesbica diRomae che ha firmato la lettera aperta ad Alemanno, col risultato di essere espulsa e, in perfetto stile da comunismo sovietico, cancellata perfino dal sito web dove compariva in fotografia. Con lei hanno firmato il presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, naturalmente Imma Battaglia Presidente del Di Gay Project, e il Presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, È un´occasione da cogliere.
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Ndr. E' chiaro che, seppur bello l'articolo dimostra che del mondo gay la Maglie ci capisce poco. E' sbagliato dire che i gay han scaricato la sinistra, è solo molto critica nei suoi confronti. E' anche sbagliato credere che i gay abbiano votato Pdl con convinzione, han solo dato un voto di protesta e l'hanno consegnato a Berlusconi sapendo che tanto non avrebbero portato a casa nulla come nulla si è portato a casa con la sinistra, se non blande promesse e fumo, molto fumo. A destra nessuno ha saputo cogliere questa protesta anche se qualcosa si muove. Pare che sabato, a Milano, mentre in piazza la insultavano, il sindaco Moratti incontrava, in forma del tutto informale e privata, un gruppo non ben identificato di autonominati gay di centrodestra. Sappiamo solo che non era GayLib e questo solleva tutti non poco, segno che l'incontro era serio. Di cosa si sia parlato non è dato a sapere, Ci riserviamo di scoprire innanzitutto di chi si tratta e poi di cosa si sia discusso. Uno spiraglio di dialogo a Milano? Forse. (Aspis)

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sabato 7 giugno 2008

Quando la "gaya" destra sale in cattedra diventa noisa.


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Lo "Chic pride" delle ragazze in frac e peplo.
(Roberta Tatafiore - Il Secolo) Oggi al comune di Roma accade qualcosa di speciale dopo che qualcosa di specialissimo è già accaduto. Mi riferisco al primo incontro tra il sindaco Alemanno e le associazioni omo-lesbo-bisex-tans cittadine di una settimana fa e al convegno “Gay Pride Made in Italy, quale modello?” del pomeriggio, organizzato dal DI’Gay Project romano, patrocinato dagli assessorati alle politiche culturali del Comune e della Provincia. Mi aspetto scintille, di quelle che quando scoppiettano non bruciano ma accalorano piacevolmente i volti.
Infatti: il tradizionale corteo del 7 giugno, a Roma, sarà il banco di prova di una svolta, e non solo perché è cambiato il colore politico dell’amministrazione capitolina. Infatti serpeggiano nuove domande tra il popolo organizzato delle e degli uguali-diversi fin dal giorno dopo l’imponente, e divertente, appuntamento dell’anno scorso: nudità o decoro? Provocazione o captatio benevolentie? Manifestazione ghettizzata per mostrare la forza dell’opposizione o presenza diffusa per affermare (come suggerisce Daniele Priori) che “tutta nostra è la città”? Di questo si palerà.
L’anno scorso c’ero e non è da me scandalizzarsi per i giovani maschi seducenti in tanga o per le trans svestite da francobolli di stoffa. Notavo però che le lesbiche (mai così tante) erano tutte vestite come quando vanno all’università, al lavoro o stanno a casa. Perché? Lungi da me imputare la differenza all’innata purezza femminile, all’altrettanto innata impurità maschile e alla
sfacciataggine connaturata alle trans: tutte e tutti siamo la storia che abbiamo alle spalle. Ho perciò molto apprezzato che tra le proposte presentate al sindaco dal Gay Lib ci sia quella di istituire un archivio storico aperto agli studiosi e agli studenti intitolato a Massimo Consoli, ricostruttore di storia, il quale, nella sua vita piena di affetti e di passioni, ha scritto libri
esemplari e catalogato lo scibile omosex. Una delle sue ultime genialate è legata al nome di Karl Heinrich Ulrichs giudice mancato a causa del suo coming-out ottocentesco e guglielmino. Colui che per primo apre una breccia contro le persecuzioni legali dei “diversi”, infatti, nasce in un paesino tedesco nel 1825 e muore a L’Aquila nel 1895. Già ammalato, Consoli si reca colà, va alla ricerca della tomba e la trova: sbriciolata, affossata e coperta da rovi. Smuove mari e monti, con la sua consueta grazia, informando tanto le autorità civili quanto quelle religiose su chi sia e perché sia così importante quel sepolto sconosciuto. Oggi la tomba è salva.
Ulrichs è troppo precursore dei tempi per esibire l’orgoglio del corpo omosessuale, ma la nudità maschile come affermazione della bellezza e della cura del sé, è il tratto che caratterizza la pamplettistica “di movimento” a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, per impulso di un altro grande tedesco: Hans Magnus Hirschfeld. Medico e filosofo, è il primo a creare una vera e propria
corrente d’opinione a favore della depenalizzazione del reato di omosessualità.
(Il che avrà corso solo dopo la seconda guerra mondiale.) Hirschfeld vive nella capitale del Reich, dove i processi per omosessualità sono all’ordine del giorno e la galera per i rei, pure. Che però non lo toccano perché lui si muove come un pesce nell’acqua grazie alla fama di studioso e alle conoscenze nelle alte sfere dell’impero. Dirige un ambulatorio sanitario e un centro studi nei quali
vengono curate e classificate tutte le devianze sessuali possibili: maschili, femminili e quant’altro. La classificazione serve a fondare la teoria dell’omosessualità come “terzo sesso”, che al medico-filosofo sta molto a cuore.
La cura consiste nella “terapia dell’accettazione” che vuol dire anche fornire ai pazienti un attestato di “malattia” per ottenere il permesso della polizia a indossare in pubblico abiti non conformi allo stato anagrafico. Già, perché la passione del travestimento è clamorosa nei maschi (l’hit è il frac con calze e giarrettiere al posto dei pantaloni) ma piace anche alle femmine che adorano indossare tanto pantaloni neri e candide camicie a piegoline quanto fantasmagorici abiti da sera stile cafè chantant. Tutte e tutti trans-vestiten, vagano nella notte berlinese per club e ritrovi privati. Il loro luogo simbolo è il café Eldorado.
Nel 1910 Hirschfeld conosce il dottor Benjamin, sessuologo alle prime armi interessato a coloro che non stanno a proprio agio con il sesso genetico.
L’intenzione dei due è di trovare una cura per lenire le sofferenze di queste creature. Ma arriva la guerra e poi il Nazismo: Hirschfeld emigra in Svizzera dove morirà, Benjamin si trasferisce negli Stati Uniti. A San Francisco apre uno studio di consulenza sessuale. Transessuali di ambo i sessi, che non sanno ancora di chiamarsi tali, accorrono perché vengono curati con miscugli di
ormoni, mentre se vanno o vengono mandati dagli psichiatri vengono sottoposti alla psicoterapia freudiana e se non funziona per riportarli sulla via gentica, con l’elettroshock e la lobotomia. Nel 1953 il dottor Harry Bejamin stupisce il mondo e l’America presentando al pubblico George William Jorgensen, ufficiale danese, operata e con seni da maggiorata. Il New York Daily News titola: "Ex-GI becomes blond beauty". Bellezza bionda. Si capisce perché le trans da uomo a
donna non resistano ai lustrini e alle paillettes, anche se non fanno per mestiere le mine vaganti del sesso commerciale ma le cassiere al supermercato. E si capisce perché quella delle donne omosessuali sia tutta un’altra storia.
Persecuzione legale vera e propria nei loro confronti non c’è mai stata. La loro sessualità, per quanto considerata pericolosa, è stata diluita nella “naturale propensione femminile alle perversioni”. Storicamente, del resto, è dimostrato che esse ricavano i loro spazi di libertà grazie al minor interesse che la legge e la scienza dimostrano nei loro confronti. Inoltre emergono, come singole e come “gruppo”, più tardi degli uomini.
Se l’eldorado berlinese degli anni 10, 20 e 30 dell’ultimo secolo del secondo millennio è il loro primo palcoscenico – un palcoscenico straordinariamente democratico che raduna dalle operaie alle contesse - la Parigi del pre e post terza guerra mondiale é “tutta la loro città”. Si muovono tra caffè e ristoranti, mostre artistiche, convegni letterari. Cosmopolite, vengono da tutti i paesi europei e dagli Usa. Sono scrittrici, libraie, fotografe, giornaliste, pittrici, perfettamente integrate nell’industria culturale delle due epoche e nella società “mista” intellettual-borghese dei tempi. Tranne la scrittrice Gertrude Stein che infagotta la corpulenta figura in informi gonne e blusotti,
sono elegantissime e per lo più molto femminili. Una delle “regine”, l’americana Janet Flanner, corrispondente per il New Yorker, di bellezza severa strepitosa, nelle serate più mondane indossa morbidi pepli. Solo in tempo di guerra, predilige la divisa militare US, ma le sue labbra sono sempre tinte di rossetto. Così la vediamo in una foto assieme a Ernest Hemingway. In un epoca in cui le società occidentali non sono ancora così di ma massa, il lesbismo é connotato da
un tocco di classe e rappresenta le élites femminili. Questo vorrà pur dire qualcosa.

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Gaypride, il punto. A Roma col bus fino a piazza Navona, a Milano coi cerotti e a destra a visitar tombe...


(Lampi di pensiero) Bene bene, alla fine al decisione è presa: il corteo del Roma Pride sfilerà fino a Piazza Navona. Vado ad intuito sul percorso, ma mi sembra una degna conclusione, che permetterà al corteo di passare davanti ad alcuni importanti palazzi del Potere: l’Altare della Patria (piazza Venezia), Palazzo Grazioli (residenza romana di Berlusconi), il Senato. Il corteo non mancherà di fare mostra di civiltà, ma anche di dare segnali importanti di dissenso rispetto ai recenti fatti sull’assegnazione della piazza, di appelli ai più alti livelli istituzionali, di appartenenza.

Qui di seguito alcuni importanti lanci di agenzia che esprimono appelli politici per chiamare a raccolta quante più persone possibili alla manifestazione:

  • Aurelio Macuso, presidente Aricgay: Un cerotto sulla bocca quando il corteo del Gay Pride di Milano giungerà a piazza Duomo. Sarà contestata così «la volontà da parte delle gerarchie cattoliche e di una parte consistente della politica di ricacciare il movimento lgbt nella clandestinità sociale». «A Milano il corteo sfilerà per le vie del centro, così come concordato da tempo e si concluderà in piazza Castello. Quando il corteo giungerà a piazza Duomo si spegneranno la musica e le voci e nel silenzio assoluto s’indosserà un cerotto sulla bocca»
  • Vladimir Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista: «Invito a partecipare al Gay Pride di Roma tutti coloro che ancora credono nella scuola laica e pubblica». «il corteo sarà un conforto per tutti gli adolescenti gay, lesbiche e trans troppo spesso criminalizzati durante l’ora di religione o che frequentano scuole private cattoliche purtroppo finanziate anche con i soldi della nostra comunità»
  • Andrea Maccarrone, in una lettera al Presidente Napolitano: “chieda alle autorità competenti di riconsiderare il divieto di concludere il Romapride 2008 in piazza San Giovanni”. Mi sento un «cittadino di seconda classe», la decisione di vietare piazza San Giovanni è «un fatto molto grave, che mette a rischio la stessa tenuta democratica del Paese e costituisce un ulteriore passo dell’Italia verso un clima di oppressione». «Non credo sia mai accaduto che per un evento culturale (il concerto nella chiesa di San Giovanni) si limiti così pesantemente una libera manifestazione. Un precedente pericoloso che colpisce una comunità, quella glbt, già vittima di insicurezza, discriminazioni, aggressioni, violenze verbali e fisiche». Questo fatto va a mettere Roma «nel novero delle città omofobe e razziste, come Mosca, Varsavia e i regimi repressivi del mondo, dove i Pride sono impediti».
  • Elettra Deiana, esponente del Prc: «Con Alemanno è tornata la Roma dei papi». Annunciando la sua partecipazione al Gay Pride, esprime preoccupazione per la decisione presa dal Comitato per la sicurezza di confermare il diniego a concedere piazza San Giovanni al corteo. “Il pride è un appuntamento programmato da tempo. Le ragioni addotte sono pretestuose, tant’ è che gli organizzatori della manifestazione avevano dato ampia disponibilità a rivedere gli orari di chiusura del corteo in modo da non creare sovrapposizioni con l’iniziativa religiosa all’interno della basilica. L’insofferenza nei confronti delle diversità e in particolar modo verso il gay pride, dimostrata da Alemanno subito dopo la sua elezione, produce oggi i suoi effetti. Quanto accaduto è grave e contrasta la storia democratica delle istituzioni capitoline e la vocazione di libertà e di accoglienza di Roma e dei romani”
  • Ivano Peduzzi, gruppo del Prc alla Regione Lazio: “Saremo in piazza sabato prossimo per difendere i diritti delle persone gay, lesbiche e trans contro ogni forma di discriminazione e omofobia e per un’effettiva parità che solo uno Stato laico può garantire”. «Come ogni anno il Gay Pride sarà una grande manifestazione popolare, un’occasione di impegno civile e sociale per rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono il pieno riconoscimento dei diritti della comunità omosessuale e l’allargamento delle libertà civili. Una manifestazione che metterà al centro anche il valore della laicità dello Stato che in un paese come il nostro stenta ad affermarsi pienamente”
  • Massimiliano Smeriglio, segretario della federazione romana del Prc: “Dopo giornate di confronti serrati, ad oggi arriva la decisione ufficiale della Prefettura e della Questura di non concedere la piazza di San Giovanni per la conclusione del gay pride di sabato. Per noi il divieto appare incomprensibile, tanto più che risuona fortissimo il silenzio e l’indifferenza del Comune di Roma. Ricordiamo poi che lo scorso anno la chiusura del pride a San Giovanni non ha creato nessun tipo di problema, né di disordine pubblico”. “La federazione romana del Prc invita tutti i cittadini romani a mobilitarsi al massimo, rispondendo così, con la partecipazione numerosa, a chi vorrebbe mettere a tacere o marginalizzare la pacifica manifestazione e rivendicazione di pari diritti per tutti”.
  • Paola Concia, parlamentare del Pd: «Si sta creando un caso attorno un evento che ha tutta un’altra mission», una manifestazione «pacifica, inclusiva, allegra a cui partecipano omosessuali ma anche etero, famiglie, bambini». Registrando la puntata di «E la nave va» (Ecotv, Sky 906), parla anche di timori per possibili episodi di violenza contro il Gay Pride, sabato a Roma. C’è il rischio di episodi sgradevoli? «Ovviamente, timore c’è. Il clima non è bello. Anche per questo ho fatto un appello a chi partecipa al Gay Pride perchè si dimostri in prima fila che vogliamo Roma città aperta». «È chiaro però che se tu crei attorno al gay pride dei sentimenti di chiusura, di negatività dai la possibilità, a chi è già pronto, di fare cose contro questa manifestazione». In questo senso, «gli atti che ci sono stati in quest’ultimo periodo a Roma contro gli omosessuali -conclude Concia- sono gesti che nascono da un clima di chiusura creato dal governo»
  • Israele, Gerusalemme: un gruppo di deputati israeliani, in gran parte religiosi, chiede di vietare per legge lo svolgimento del gay pride a Gerusalemme. Il gruppo ha firmato una petizione indirizzata al presidente della commissione Legge e Giustizia, Menahem Ben Sasson, esortandolo ad accelerare l’iter dell’emendamento, fermo da quasi un anno. Eliyahu Gabbay. deputato del Partito Nazional Religioso-Unione Nazionale ha accusato Sassoon di comportamento «inaccettabile» e «antidemocratico». Il gruppo ha anche anticipato che contro il gay pride a Gerusalemme verranno organizzate dieci manifestazioni di massa nello stesso giorno. Alla polizia verrà anche chiesto di vietare la manifestazione, per motivi di ordine pubblico.
  • Giovanardi e Imma Battaglia: a Otto e Mezzo, in onda il 6 giugno su La7 alle 20:30
Aggiornamenti (Lampi di pensiero)
  • Sergio Rovasio, Certi Diritti: propone una “manifestazione spontanea” alle ore 21 di Sabato tutti imbavagliati davanti all’ingresso di San Giovanni quando il coro inizierà a cantare.
  • Circolo Mario Mieli: Il carro principe sarà allestito con una prigione con gay, lesbiche e transessuali imprigionati, a simboleggiare la loro esclusione dai diritti. Il carro si chiamerà «Sobrietà», quale omaggio ironico al mancato patrocinio della manifestazione deciso dal ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna nei giorni scorsi. Saranno inoltre riproposti sul carro allegorico da drag queens e gogo boys alcune pose del calendario in cui il ministro si fece fotografare qualche anno fa. Nella parata dell’orgoglio omosessuale sfileranno anche carri delle associazioni Glbt e della Cgil Nuovi Diritti. Il corteo sarà aperto da un pullman color fucsia a due piani del Comitato Roma Pride, con a bordo la madrina Rita Rusic e personalità del mondo gay, tra le quali sono attese Franco Grillini, Vladimir Luxuria e Peter Boom.
  • Vittoria Franco, senatrice PD e ministra Pari Opportunità del Governo ombra: aprirà il corteo del RomaPride domani 7 giugno alle ore 16.00 a Piazza della Repubblica, mostrando concretamente come si deve stare vicino a cittadine e cittadini che non hanno pari opportunità perché nei fatti sono discriminati e non sono tutelati da leggi. La ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna, invece, ha speso tutte le sue energie per sottovalutare i problemi delle persone omosessuali e transessuali e per screditare i Pride. Differenze che contano. Il corteo dunque partirà con un ministro che non c’è ma sembra vero, al posto di un ministro vero che è inesistente. Un ministro che, come del resto il sindaco di Roma, hanno preso più volte le massime distanze dai Pride, non cogliendone valori ed esigenze.
  • Circolo Mario Mieli: «In attesa della mega parata del RomaPride di sabato, venerdì dalle 17 alle 21 ci sarà una gustosa anticipazione. Un bus fuxia a due piani, che rappresenta il coordinamento che organizza la manifestazione, sfilerà per le vie della capitale per mostrare l’orgoglio della comunità lgbtq, sensibilizzare la cittadinanza e far conoscere il nuovo percorso della parata del Pride». Così in una nota il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. «Al grido ‘Testardamente. Dignità, Parità, Laicità’ e sulle note delle canzoni più amate da gay, lesbiche e trans - prosegue la nota - il coloratissimo e orgoglioso bus percorrerà in lungo e in largo la Città Eterna: il Pride Bus farà sosta in luoghi turistici del centro storico distribuendo divertenti gadget, palloncini e flyer della manifestazione e dirigendosi anche verso le zone popolari dell’Appia e della Tuscolana. Uno dei luoghi simbolici lungo i quali il bus transiterà sarà Piazza di Porta San Giovanni, la piazza che la Questura non ha concesso per l’arrivo della manifestazione». «Sabato 7 giugno il bus fuxia sarà in testa al corteo del RomaPride».
  • Daniele Priori, GayLib: «I leader delle principali associazioni gay si impegnino ad abbassare i toni su piazza San Giovanni per non rischiare che per la prima volta il Pride di Roma diventi una manifestazione pericolosa». Così il vicepresidente dell’associazione Gaylib, auspica alle altre associazioni di calmare gli animi dopo la decisione definitiva da parte della questura di Roma di non concedere piazza San Giovanni come punto d’arrivo della manifestazione romana in programma sabato 7 giugno. «Facciamo in modo che la nuova stagione di confronto con l’amministrazione Alemanno prosegua serenamente a prescindere dalla scelta della questura di non concedere lo spazio antistante San Giovanni. Prendiamo quello che è l’ennesimo divieto come un incentivo a continuare la nostra battaglia di libertà in termini più seri, efficaci e senza pregiudizi nè pretesti». «Si sente parlare di possibili deviazioni al corteo con gruppi di manifestanti pronti a giungere ugualmente a San Giovanni. Tutto ciò sarebbe inopportuno oltre che sleale verso l’amministrazione civica che ha concesso i patrocini agli eventi culturali e ha aperto notevoli spazi di confronto».
  • Luigi Nieri, assessore al Bilancio, programmazione economico-finanziaria, partecipazione della Regione Lazio: «Sabato sarò presente al Gay Pride di Roma. Sono convinto che, come sempre, la manifestazione sarà allegra, serena e assolutamente pacifica, in quanto veicola un messaggio unicamente positivo: la parità di diritti di tutte e tutti. Spero quindi che Piazza Navona sia talmente colma di persone da riempire le strade circostanti fino ad arrivare al Vaticano».
  • Titti De Simone, PRC: Il Prc parteciperà alla manifestazione del Gay Pride di sabato a Roma con una delegazione ufficiale del partito composta tra gli altri da Maurizio Acerbo, Titti De Simone, Rosa Rinaldi, Saverio Aversa. «Giudichiamo incomprensibile la mancata concessione di Piazza San Giovanni per la conclusione del Gay Pride soprattutto in un momento in cui sarebbe opportuno che dalle istituzioni giungesse un segnale di apertura e sostegno alla comunità Glbt romana e nazionale, bersaglio di aggressioni omofoniche». «Il tentativo del ministro Carfagna di ridimensionare la gravità della decisione di non autorizzare la piazza è irrisorio. In tutta Europa, anche nei Paesi governati dalle destre, le istituzioni sostengono questo genere di manifestazioni. Vorrei ricordare inoltre alla Carfagna che nel corso della scorsa legislatura la Commissione Giustizia della Camera ha approvato un testo contro i reati di omofobia e lo stalking. Quindi invitiamo il ministro Carfagna a sostenere questo testo e a portarlo al prossimo Consiglio dei ministri».
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Altri aggiornamenti.
  • 7-8 giugno 2008, i gay cristiani al Gay Pride di Roma
    (Gionata) Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali ed eterosessuali il 7 giugno 2008 sfileranno nel cuore della città eterna . Parità, Laicità, Dignità, saranno le parole fulcro del Pride romano, perchè un paese mostra il suo valore, la sua solidità e la sua giustizia sociale se c’è una cittadinanza piena per tutti. Ci saranno anche i gay cristiani al Pride del sabato, mentre domenica 8 daranno vita ad un culto ecumenico presso la Comunità Cristiana di Base di San Paolo di Roma che vedrà insieme diverse confessioni religiose, diverse provenienze, diversi orientamenti sessuali e diverse identità sessuali unite nel messaggio di Cristo, Misericordia voglio e non sacrifici .
  • GayLib in pellegrinaggio sulla tomba di Fortuyn
    L’associazione GayLib (gay liberali di centrodestra) interverrà Sabato 21 giugno 2008, in occasione delle giornate internazionali dedicate al Gay Pride, presso il cimitero di Provesano (Pn) col fine di commemorare il grande Pim Fortuyn, leader della destra olandese, divenuto martire della libertà e simbolo per tutti gli omosessuali di destra.
  • Palermi (Pdci), domani in piazza per i diritti di tutti
    "Domani sarò in piazza per il Gay Pride a manifestare per l'eguaglianza dei diritti e contro ogni forma di discriminazione, in piazza anche per ribadire con forza i principi e le priorità di uno Stato laico che dovrebbe essere veramente garante delle libertà civili". Lo dichiara Manuela Palermi della segreteria nazionale del Pdci.
    "La presenza di tutti e di tutte è ancora più importante e necessaria - aggiunge Palermi - in un momento in cui il nuovo governo innalza barricate contro chi rivendica riconoscimenti di diritti basilari; un governo che cerca in ogni modo di dare la caccia al 'diverso' (per nazionalità, credo, orientamento sessuale); un governo che ha già mostrato il suo volto intollerante e oscurantista".

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