(River-blog) Ieri riferivo del probabile rifiuto del presidente del I municipio, Orlando Corsetti, di concedere la pedonalizzazione della Gay Street romana. In serata l’assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi - braccio destro del sindaco Gianni Alemanno - era stato possibilista: “Nessuna chiusura culturale verso quella strada. Valuteremo la situazione, anche se le pedonalizzazioni non competono all’assessorato alla Cultura”. Oggi una nuova presa di posizione, da parte di Sandro Medici, presidente del Municipio X, ed esponente della sinistra del Prc. “Quello che mi da particolarmente fastidio, quasi mi indigna è l’atteggiamento del mio collega Corsetti - ha detto poco fa ai microfono di Radio Popolare - Abbiamo perso le elezioni per una serie di ragioni e perseveriamo con questa linea bacchettona e perbenista che chiude la porta e il dialogo alle realtà associative”. “Non scherziamo”, ha continuato, “ci prenderemmo la responsabilità di interrompere un’iniziativa serena e tranquilla? E non il sindaco Alemanno, esponente della destra, ma un presidente eletto dal centrosinistra. Io“, ha concluso Medici, “sarei disponibile a ragionare col movimento omosessuale, ma mi rendo conto che arrivare a Cinecittà non è molto agevole e poi il posto lo hanno già scelto loro”.
Da segnalare anche una piccata presa di posizione della Rosa Arcobaleno, verso l’Arci Gay Roma, che ieri ha diramato il comunicato stampa, senza aver sentito le altre associazioni romane. “Arcigay Roma ha voluto muoversi autonomamente senza interpellare le associazioni glbt e neppure i consiglieri comunali, come ad esempio Gianluca Quadrana, che l’anno scorso hanno reso possibile la prima Gay street a Roma. Una azione politica solitaria come quella di Arcigay è doppiamente lesiva perchè determina una sconfitta per tutti i gay, le lesbiche e i trans di roma, che si trovarenno senza gay street, e continua ad alimentare un clima non collaborativo tra associazioni gay“.
lunedì 14 luglio 2008
Roma, gaystreet. Il municipio X contro il I. “Vi ospito a Cinecittà”.
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lunedì 7 luglio 2008
In piazza contro Silvio, chi ci sarà e chi no. Per i glbtq ci saranno i gay moderati ma non l'Arcigay.
(Carta) Domani alle 18 a piazza Navona c’è il No Cav Day, ma le polemiche sulla manifestazione neogirotondina, convocata da MicroMega e sostenuta con forza da Antonio Di Pietro e dall’Italia dei Valori sono molte. Per forza di cosa, quasi fisiologicamente, l’iniziativa raccoglie anche il consenso di quelli che cercano in qualche modo di fare opposizione al governo Berlusconi. Di sicuro, nonostante qualche adesione individuale, non ci sarà il Partito democratico, preoccupato dal fantomatico «abbraccio mortale» diprietusta che intravedono gli osservatori vicini al governo, più che dalle manovre berlusconiane. Veltroni ha promesso che in piazza andrà, mma in autunno. Le polemiche dei giorni scorsi nascono dalla presenza, in videoconferenza, di Beppe Grillo e dal rischio che l’evento diventi anti-Pd: una sorta di bis del Nanni Moretti che nel 2002, all’indomani di un’altra sonora sconfitta elettorale, attaccò duramente la classe dirigente di centrosinistra di allora con la frase «con questi dirigenti non vinceremo mai». Ma secondo Paolo Flores D’Arcais, direttore di MicroMega «in questi giorni i rapporti con Grillo li ha tenuti Di Pietro–spiega Flores D’Arcais–non credo che ci saranno problemi». Hanno aderito i partiti della ex sinistra Arcobaleno: Verdi, Comunisti italiani. Per Rifondazione comunista, sempre più divisa, ci saranno solo i seguaci di Paolo Ferrero. Quelli di Nichi Vendola diffidano dell’impostazione «giustizialista». «La nostra opposizione al governo Berlusconi tiene strettamente legati diritti sociali, politici e giurisdizionali–afferma il comitato dio gestione del Prc–Non vedere questa unitarietà strategica del governo Berlusconi significa essere miopi. Per questo, iscritti ed elettori di Rifondazione comunista hanno partecipato al corteo nazionale di rom e sinti, a quelli del gay-pride e sono presenti nelle diverse lotte e vertenze territoriali e settoriali. Saremo presenti in piazza Navona, con le nostre bandiere e le nostre proposte. Le norme salva-potenti hanno sempre incontrato la nostra contrarieta’ e la nostra opposizione»
Nel mezzo, numerosi gli interventi di personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura: Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri [che leggerà alcune delle sue «poesie incivili»], Rita Borsellino, Moni Ovadia, Lidia Ravera, Margherita Hack, Marco Revelli, il neodeputato dipietrista Pancho Pardi [che ha allertato tutti a riprendere col telefonino eventuali autori di «provocazioni»], Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom. Nei giorni scorsi aveva annunciato la sua adesione anche il comitato «Verità e giustizia per Genova», per sottolineare che il decreto «blocca processi» rischia di vanificare i procedimenti penali contro la polizia per le tortire alla scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto di Genova, nei giorni del G8 del luglio 2001. In videocollegamento ci saranno Umberto Eco e Beppe Grillo.
Tra i promotori, c’e’ anche Furio Colombo, che è del Pd. Ed è arrivata anche l’adesione di Giovanni Bachelet, membro della direzione nazionale del Pd. La scaletta, al momento, prevede che ad aprire gli interventi sul palco sia Rita Borsellino, che presenterà il suo movimento «Un’altra storia». Poi la parola passerà a Flores D’Arcais; parlera’ anche Di Pietro; chiuderà Colombo, che ha annunciato un discorso in difesa del popolo rom. Tre gli slogan scelti: «L’articolo 3 della Costituzione–spiegano i promotori–che parla dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; la scritta che campeggia in tutti i tribunali, ‘La legge e’ uguale per tutti’. Infine, il terzo: la frase di una sentenza della Corte Suprema degli Stati uniti del 1972 che sembra scritta per l’Italia di oggi: ‘Nessun governo potrà censurare la libertà di stampa affinché la stampa sia libera di censurare i governi’».
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Ndr. Vi abbiamo già dato conto che a tutt'oggi solo alcuni esponenti dell'Mgl, Movimento gay liberali di Milano saranno presenti alla manifestazione.
Stravagante la posizione dell'Arcigay, infatti ha dato la sua adesione l'Arci ma non l'Arcigay.
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sabato 28 giugno 2008
In morte dei Verdi.
(Luigi Rossi) (Apcom) - Il Pd organizzerà "una grande convention del governo-ombra aperta ai Verdi" per discutere dello sviluppo sostenibile e sulle energie alternative nella quale verrà presentato "il documento elaborato sul nucleare da Ermete Realacci e Matteo Colaninno, un testo non ideologico che rappresenta un punto di sintesi delle nostre diverse culture". Lo ha annunciato Walter Veltroni intervenendo all'assemblea degli Ecodem, dove erano presenti anche Angelo Bonelli e Paolo Cento.
Questa notizia riportata da varie agenzie di stampa rappresenta la morte di un partito. I Verdi invece di "scontrarsi" al loro interno, traendo beneficio dal confronto serrato tra le varie anime del partito scelgono, come sempre negli ultimi anni, di nascondere le differenze raggiungendo un compromesso al ribasso che ha come unico risultato il liquefarsi all'ombra del Pd, quel partito che a detta dei vertici Verdi (per me ha rappresentato solo una concausa) ha rappresentato la causa principale del disastroso risultato elettorale (il fantomatico voto utile caro a Veltroni). Un partito, il Pd, che è lontano anni luce dalla cultura ecologista, un partito che ha le stesse deleterie ricette su ambiente ed energia del Pdl, un partito che ha reintrodotto i Cip 6 in questa legislatura.
La mozione Ritorno al futuro (la mozione che vincerà il congresso farsa dei Verdi) rappresenta davvero la cultura gattopardesca che sembra l'unica stella polare che guida i vari caporali che gestiscono il partito. Per loro bisogna fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla, solo in questo modo possono nutrire qualche speranza di tornare a occupare qualche poltrona (nel loro caso va bene anche una seggiola). Ho sempre criticato la gestione del partito da parte di Pecoraro Scanio, ma ora è chiaro che lui rappresentava bene tutto il gruppo dirigente, nessuno escluso.
A questa farsa io non partecipo. In questo ultimo periodo tra la nascita del mio piccolo Yari e la febbre che ha colpito la piccola Luna e che ancora non è sparita, non ho avuto tempo da dedicare al mio partito, ma ora vedo che non è più necessario, se i Verdi ritengono giusta questa strada vuol dire che è inutile continuare a stare in un partito del genere...aspetto il 20 luglio sperando in uno scatto di orgoglio dei veri ecologisti.
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sabato 7 giugno 2008
Gaypride, il punto. A Roma col bus fino a piazza Navona, a Milano coi cerotti e a destra a visitar tombe...
(Lampi di pensiero) Bene bene, alla fine al decisione è presa: il corteo del Roma Pride sfilerà fino a Piazza Navona. Vado ad intuito sul percorso, ma mi sembra una degna conclusione, che permetterà al corteo di passare davanti ad alcuni importanti palazzi del Potere: l’Altare della Patria (piazza Venezia), Palazzo Grazioli (residenza romana di Berlusconi), il Senato. Il corteo non mancherà di fare mostra di civiltà, ma anche di dare segnali importanti di dissenso rispetto ai recenti fatti sull’assegnazione della piazza, di appelli ai più alti livelli istituzionali, di appartenenza.
Qui di seguito alcuni importanti lanci di agenzia che esprimono appelli politici per chiamare a raccolta quante più persone possibili alla manifestazione:
- Aurelio Macuso, presidente Aricgay: Un cerotto sulla bocca quando il corteo del Gay Pride di Milano giungerà a piazza Duomo. Sarà contestata così «la volontà da parte delle gerarchie cattoliche e di una parte consistente della politica di ricacciare il movimento lgbt nella clandestinità sociale». «A Milano il corteo sfilerà per le vie del centro, così come concordato da tempo e si concluderà in piazza Castello. Quando il corteo giungerà a piazza Duomo si spegneranno la musica e le voci e nel silenzio assoluto s’indosserà un cerotto sulla bocca»
- Vladimir Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista: «Invito a partecipare al Gay Pride di Roma tutti coloro che ancora credono nella scuola laica e pubblica». «il corteo sarà un conforto per tutti gli adolescenti gay, lesbiche e trans troppo spesso criminalizzati durante l’ora di religione o che frequentano scuole private cattoliche purtroppo finanziate anche con i soldi della nostra comunità»
- Andrea Maccarrone, in una lettera al Presidente Napolitano: “chieda alle autorità competenti di riconsiderare il divieto di concludere il Romapride 2008 in piazza San Giovanni”. Mi sento un «cittadino di seconda classe», la decisione di vietare piazza San Giovanni è «un fatto molto grave, che mette a rischio la stessa tenuta democratica del Paese e costituisce un ulteriore passo dell’Italia verso un clima di oppressione». «Non credo sia mai accaduto che per un evento culturale (il concerto nella chiesa di San Giovanni) si limiti così pesantemente una libera manifestazione. Un precedente pericoloso che colpisce una comunità, quella glbt, già vittima di insicurezza, discriminazioni, aggressioni, violenze verbali e fisiche». Questo fatto va a mettere Roma «nel novero delle città omofobe e razziste, come Mosca, Varsavia e i regimi repressivi del mondo, dove i Pride sono impediti».
- Elettra Deiana, esponente del Prc: «Con Alemanno è tornata la Roma dei papi». Annunciando la sua partecipazione al Gay Pride, esprime preoccupazione per la decisione presa dal Comitato per la sicurezza di confermare il diniego a concedere piazza San Giovanni al corteo. “Il pride è un appuntamento programmato da tempo. Le ragioni addotte sono pretestuose, tant’ è che gli organizzatori della manifestazione avevano dato ampia disponibilità a rivedere gli orari di chiusura del corteo in modo da non creare sovrapposizioni con l’iniziativa religiosa all’interno della basilica. L’insofferenza nei confronti delle diversità e in particolar modo verso il gay pride, dimostrata da Alemanno subito dopo la sua elezione, produce oggi i suoi effetti. Quanto accaduto è grave e contrasta la storia democratica delle istituzioni capitoline e la vocazione di libertà e di accoglienza di Roma e dei romani”
- Ivano Peduzzi, gruppo del Prc alla Regione Lazio: “Saremo in piazza sabato prossimo per difendere i diritti delle persone gay, lesbiche e trans contro ogni forma di discriminazione e omofobia e per un’effettiva parità che solo uno Stato laico può garantire”. «Come ogni anno il Gay Pride sarà una grande manifestazione popolare, un’occasione di impegno civile e sociale per rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono il pieno riconoscimento dei diritti della comunità omosessuale e l’allargamento delle libertà civili. Una manifestazione che metterà al centro anche il valore della laicità dello Stato che in un paese come il nostro stenta ad affermarsi pienamente”
- Massimiliano Smeriglio, segretario della federazione romana del Prc: “Dopo giornate di confronti serrati, ad oggi arriva la decisione ufficiale della Prefettura e della Questura di non concedere la piazza di San Giovanni per la conclusione del gay pride di sabato. Per noi il divieto appare incomprensibile, tanto più che risuona fortissimo il silenzio e l’indifferenza del Comune di Roma. Ricordiamo poi che lo scorso anno la chiusura del pride a San Giovanni non ha creato nessun tipo di problema, né di disordine pubblico”. “La federazione romana del Prc invita tutti i cittadini romani a mobilitarsi al massimo, rispondendo così, con la partecipazione numerosa, a chi vorrebbe mettere a tacere o marginalizzare la pacifica manifestazione e rivendicazione di pari diritti per tutti”.
- Paola Concia, parlamentare del Pd: «Si sta creando un caso attorno un evento che ha tutta un’altra mission», una manifestazione «pacifica, inclusiva, allegra a cui partecipano omosessuali ma anche etero, famiglie, bambini». Registrando la puntata di «E la nave va» (Ecotv, Sky 906), parla anche di timori per possibili episodi di violenza contro il Gay Pride, sabato a Roma. C’è il rischio di episodi sgradevoli? «Ovviamente, timore c’è. Il clima non è bello. Anche per questo ho fatto un appello a chi partecipa al Gay Pride perchè si dimostri in prima fila che vogliamo Roma città aperta». «È chiaro però che se tu crei attorno al gay pride dei sentimenti di chiusura, di negatività dai la possibilità, a chi è già pronto, di fare cose contro questa manifestazione». In questo senso, «gli atti che ci sono stati in quest’ultimo periodo a Roma contro gli omosessuali -conclude Concia- sono gesti che nascono da un clima di chiusura creato dal governo»
- Israele, Gerusalemme: un gruppo di deputati israeliani, in gran parte religiosi, chiede di vietare per legge lo svolgimento del gay pride a Gerusalemme. Il gruppo ha firmato una petizione indirizzata al presidente della commissione Legge e Giustizia, Menahem Ben Sasson, esortandolo ad accelerare l’iter dell’emendamento, fermo da quasi un anno. Eliyahu Gabbay. deputato del Partito Nazional Religioso-Unione Nazionale ha accusato Sassoon di comportamento «inaccettabile» e «antidemocratico». Il gruppo ha anche anticipato che contro il gay pride a Gerusalemme verranno organizzate dieci manifestazioni di massa nello stesso giorno. Alla polizia verrà anche chiesto di vietare la manifestazione, per motivi di ordine pubblico.
- Giovanardi e Imma Battaglia: a Otto e Mezzo, in onda il 6 giugno su La7 alle 20:30
- Sergio Rovasio, Certi Diritti: propone una “manifestazione spontanea” alle ore 21 di Sabato tutti imbavagliati davanti all’ingresso di San Giovanni quando il coro inizierà a cantare.
- Circolo Mario Mieli: Il carro principe sarà allestito con una prigione con gay, lesbiche e transessuali imprigionati, a simboleggiare la loro esclusione dai diritti. Il carro si chiamerà «Sobrietà», quale omaggio ironico al mancato patrocinio della manifestazione deciso dal ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna nei giorni scorsi. Saranno inoltre riproposti sul carro allegorico da drag queens e gogo boys alcune pose del calendario in cui il ministro si fece fotografare qualche anno fa. Nella parata dell’orgoglio omosessuale sfileranno anche carri delle associazioni Glbt e della Cgil Nuovi Diritti. Il corteo sarà aperto da un pullman color fucsia a due piani del Comitato Roma Pride, con a bordo la madrina Rita Rusic e personalità del mondo gay, tra le quali sono attese Franco Grillini, Vladimir Luxuria e Peter Boom.
- Vittoria Franco, senatrice PD e ministra Pari Opportunità del Governo ombra: aprirà il corteo del RomaPride domani 7 giugno alle ore 16.00 a Piazza della Repubblica, mostrando concretamente come si deve stare vicino a cittadine e cittadini che non hanno pari opportunità perché nei fatti sono discriminati e non sono tutelati da leggi. La ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna, invece, ha speso tutte le sue energie per sottovalutare i problemi delle persone omosessuali e transessuali e per screditare i Pride. Differenze che contano. Il corteo dunque partirà con un ministro che non c’è ma sembra vero, al posto di un ministro vero che è inesistente. Un ministro che, come del resto il sindaco di Roma, hanno preso più volte le massime distanze dai Pride, non cogliendone valori ed esigenze.
- Circolo Mario Mieli: «In attesa della mega parata del RomaPride di sabato, venerdì dalle 17 alle 21 ci sarà una gustosa anticipazione. Un bus fuxia a due piani, che rappresenta il coordinamento che organizza la manifestazione, sfilerà per le vie della capitale per mostrare l’orgoglio della comunità lgbtq, sensibilizzare la cittadinanza e far conoscere il nuovo percorso della parata del Pride». Così in una nota il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. «Al grido ‘Testardamente. Dignità, Parità, Laicità’ e sulle note delle canzoni più amate da gay, lesbiche e trans - prosegue la nota - il coloratissimo e orgoglioso bus percorrerà in lungo e in largo la Città Eterna: il Pride Bus farà sosta in luoghi turistici del centro storico distribuendo divertenti gadget, palloncini e flyer della manifestazione e dirigendosi anche verso le zone popolari dell’Appia e della Tuscolana. Uno dei luoghi simbolici lungo i quali il bus transiterà sarà Piazza di Porta San Giovanni, la piazza che la Questura non ha concesso per l’arrivo della manifestazione». «Sabato 7 giugno il bus fuxia sarà in testa al corteo del RomaPride».
- Daniele Priori, GayLib: «I leader delle principali associazioni gay si impegnino ad abbassare i toni su piazza San Giovanni per non rischiare che per la prima volta il Pride di Roma diventi una manifestazione pericolosa». Così il vicepresidente dell’associazione Gaylib, auspica alle altre associazioni di calmare gli animi dopo la decisione definitiva da parte della questura di Roma di non concedere piazza San Giovanni come punto d’arrivo della manifestazione romana in programma sabato 7 giugno. «Facciamo in modo che la nuova stagione di confronto con l’amministrazione Alemanno prosegua serenamente a prescindere dalla scelta della questura di non concedere lo spazio antistante San Giovanni. Prendiamo quello che è l’ennesimo divieto come un incentivo a continuare la nostra battaglia di libertà in termini più seri, efficaci e senza pregiudizi nè pretesti». «Si sente parlare di possibili deviazioni al corteo con gruppi di manifestanti pronti a giungere ugualmente a San Giovanni. Tutto ciò sarebbe inopportuno oltre che sleale verso l’amministrazione civica che ha concesso i patrocini agli eventi culturali e ha aperto notevoli spazi di confronto».
- Luigi Nieri, assessore al Bilancio, programmazione economico-finanziaria, partecipazione della Regione Lazio: «Sabato sarò presente al Gay Pride di Roma. Sono convinto che, come sempre, la manifestazione sarà allegra, serena e assolutamente pacifica, in quanto veicola un messaggio unicamente positivo: la parità di diritti di tutte e tutti. Spero quindi che Piazza Navona sia talmente colma di persone da riempire le strade circostanti fino ad arrivare al Vaticano».
- Titti De Simone, PRC: Il Prc parteciperà alla manifestazione del Gay Pride di sabato a Roma con una delegazione ufficiale del partito composta tra gli altri da Maurizio Acerbo, Titti De Simone, Rosa Rinaldi, Saverio Aversa. «Giudichiamo incomprensibile la mancata concessione di Piazza San Giovanni per la conclusione del Gay Pride soprattutto in un momento in cui sarebbe opportuno che dalle istituzioni giungesse un segnale di apertura e sostegno alla comunità Glbt romana e nazionale, bersaglio di aggressioni omofoniche». «Il tentativo del ministro Carfagna di ridimensionare la gravità della decisione di non autorizzare la piazza è irrisorio. In tutta Europa, anche nei Paesi governati dalle destre, le istituzioni sostengono questo genere di manifestazioni. Vorrei ricordare inoltre alla Carfagna che nel corso della scorsa legislatura la Commissione Giustizia della Camera ha approvato un testo contro i reati di omofobia e lo stalking. Quindi invitiamo il ministro Carfagna a sostenere questo testo e a portarlo al prossimo Consiglio dei ministri».
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- 7-8 giugno 2008, i gay cristiani al Gay Pride di Roma
(Gionata) Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali ed eterosessuali il 7 giugno 2008 sfileranno nel cuore della città eterna . Parità, Laicità, Dignità, saranno le parole fulcro del Pride romano, perchè un paese mostra il suo valore, la sua solidità e la sua giustizia sociale se c’è una cittadinanza piena per tutti. Ci saranno anche i gay cristiani al Pride del sabato, mentre domenica 8 daranno vita ad un culto ecumenico presso la Comunità Cristiana di Base di San Paolo di Roma che vedrà insieme diverse confessioni religiose, diverse provenienze, diversi orientamenti sessuali e diverse identità sessuali unite nel messaggio di Cristo, Misericordia voglio e non sacrifici . - GayLib in pellegrinaggio sulla tomba di Fortuyn
L’associazione GayLib (gay liberali di centrodestra) interverrà Sabato 21 giugno 2008, in occasione delle giornate internazionali dedicate al Gay Pride, presso il cimitero di Provesano (Pn) col fine di commemorare il grande Pim Fortuyn, leader della destra olandese, divenuto martire della libertà e simbolo per tutti gli omosessuali di destra. - Palermi (Pdci), domani in piazza per i diritti di tutti
"Domani sarò in piazza per il Gay Pride a manifestare per l'eguaglianza dei diritti e contro ogni forma di discriminazione, in piazza anche per ribadire con forza i principi e le priorità di uno Stato laico che dovrebbe essere veramente garante delle libertà civili". Lo dichiara Manuela Palermi della segreteria nazionale del Pdci.
"La presenza di tutti e di tutte è ancora più importante e necessaria - aggiunge Palermi - in un momento in cui il nuovo governo innalza barricate contro chi rivendica riconoscimenti di diritti basilari; un governo che cerca in ogni modo di dare la caccia al 'diverso' (per nazionalità, credo, orientamento sessuale); un governo che ha già mostrato il suo volto intollerante e oscurantista".
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giovedì 22 maggio 2008
La sinistra a Palermo. "Non capiamo più i poveri". L´autocritica dei salotti rossi.
Pd e Arcobaleno prendono voti nella città-bene ma sono spariti dalle periferie.
(Sandra Rizza - La Repubblica, edizione di Palermo) Lontana dalle fabbriche, vicina al "ceto medio riflessivo". Dov´è la sinistra a Palermo? Tra le terrazze fiorite e i bar alla moda, invece che nelle borgate e nelle periferie. In via Libertà e al Politeama, invece che a Borgo Nuovo e allo Zen. Tra i maitre-a-pensèr della società civile, invece che tra gli operai della Fiat e dei Cantieri Navali. Questa la ragione per cui, secondo illustri esperti e fior di commentatori, il Pd in Sicilia ha perso le elezioni con una forbice da thriller, e la lista Arcobaleno ha dovuto dire addio ai banchi parlamentari.
Le accuse? Sempre le stesse: la sinistra è diventata elitaria e borghese. Beve champagne millesimato e non Tavernello in tetra-pak. Fa militanza party-giana, nel senso di festaiola, piuttosto che attivismo sul territorio. È uno schieramento d´opinione e non di lotta.
Ma come si è arrivati a questo capitombolo sociale e politico? Spiega l´economista Mario Centorrino, ex leader del Movimento dei Professori, che nel 2002 mobilitò la società civile a Palermo a sostegno del centrosinistra: «Prima le fasce più deboli, se non coinvolte in processi clientelari, votavano necessariamente a sinistra. Oggi questa equazione è saltata, perché le fasce più deboli non credono più nella protezione della sinistra. È successo che le risposte ai bisogni primari, gli sfruttati non le cercano più a sinistra, attraverso la difesa dei loro diritti, ma a destra».
È vero dunque che i partiti di centrosinistra rappresentano in città solo una certa borghesia intellettuale? È vero che hanno perso i contatti con la gente che per decenni li aveva votati? «È vero. Sul territorio la sinistra non c´è più - risponde Antonella Monastra, consigliere comunale di ‘´Un´altra storia´´– la vecchia militanza è finita. Nessuno vuole più andare nei quartieri poveri, nessuno ha voglia di girare casa per casa. La discontinuità nel rapporto col territorio rende impossibile interpretare i bisogni della gente, e non costruisce consenso durevole».
Un esempio? Il Pd, alle ultime regionali, ha ottenuto il miglior risultato nella circoscrizione Libertà, cuore della Palermo-bene. È la zona della città dove Antonello Cracolici, rieletto all´Ars, ha preso più voti: circa un migliaio su 4.255. Il salotto sta ormai alla sinistra come la periferia sta alla destra? A Palermo, guai a parlare di salotti, parola che evoca un certo tipo di borghesia reazionaria, capace solo di radunarsi per chiacchierare di bridge, clubini esclusivi, affari e viaggi. «Non parlerei di salotti, piuttosto di luoghi di aggregazione dove il ceto intellettuale, i docenti, i professionisti, quel che resta della società civile responsabile, prova a riflettere su quanto accade in città», dice Rosanna Pirajno, della rivista "Mezzocielo" e componente del parlamentino del Pd. «Noi siamo di sinistra - aggiunge- ma non siamo animali da salotto. Siamo persone che cercano di mantenere vivi i propri ideali, e che sognano una società più solidale. Gente che in questo momento sconta la delusione del flop elettorale e la crisi della partecipazione spontanea, oggi al minimo storico, anche rispetto all´impegno antimafia».
L´accusa rivolta alla sinistra, però, oggi è proprio quella di fare non più attivismo, ma "atticismo" militante, nel senso di attico con vista, ovvero di un certo modo di far politica elitario, snob e con la puzza al naso. È così? «Non voglio sentir parlare di salotti, parola che evoca solo banalità– dice Leontine Regine, ex dei "girotondi" di Palermo, che pure, in passato, ha ospitato nella sua terrazza su piazza Marina il più elitario degli intellettuali di sinistra, Nanni Moretti, ma anche il giornalista Gianni Barbacetto e l´ attore Carlo Cecchi – noi siamo, semmai, la cittadinanza attiva di Palermo: le nostre case private sono diventate luoghi aperti all´aggregazione e all´elaborazione politica; forse gli unici luoghi, visto che i partiti sono sempre più distanti, e la stagione delle grandi assemblee sembra finita».
Gli unici luoghi? E le periferie? E le fabbriche? Dove sono finite le officine della sinistra? Riflette a voce alta Simona Mafai, record di militanza nel Pci (dal ´44 al ´91): «Ma perchè i cosiddetti poveri dovrebbero votare per il Pd? Nel dopoguerra, il Pci offriva alla classe operaia una speranza di riscatto radicale, il sogno di una società dove gli sfruttati sarebbero diventati classe dirigente. Il crollo dell´ Urss ha dimostrato l´impraticabilità di questa utopia. E oggi i ceti diseredati hanno bisogno di soldi, lavoro, sicurezza. E li cercano a destra, presso chiunque promette loro una risposta ravvicinata. Noi parliamo molto di legalità: è una cosa giusta e importante, ma la legalità non è un tema attraente per i più bisognosi». E il Pd? «Unire la soluzione dei bisogni dei ceti più poveri all´obbiettivo di una comunità democratica, solidale e libera (prospettiva meno affascinante, ma più realistica del famoso socialismo) sarebbe il compito del Pd. Ma è un lavoro pratico e ideale tutto da cominciare».
C´è una crisi di linguaggio, dunque, dietro il fallimento elettorale della sinistra, che non riesce a convincere l´elettorato debole, che non riesce a intercettare i bisogni dei quartieri popolari, che non consente alla povera gente di identificarsi con un progetto alternativo di società. Ne è convinta Rita Borsellino che, due anni fa, attorno alla sua candidatura alla presidenza della Regione, ha ricompattato la società civile: «Si è creato uno stacco: la sinistra parla alla fantasia, ai valori ideali, alla coscienza, ma non riesce a parlare ai bisogni. È come se parlasse in latino, che è una lingua ricca di storia, affascinante, ma oggi non serve più».
Non è solo un problema di latino, però. C´è da affrontare la questione della sconfitta di un´intera leadership politica. Renato Ruggero, cardiochirurgo, componente dell´ assemblea costituente del Pd, ha chiesto le dimissioni del segretario regionale Francantonio Genovese («un segretario politico scelto – dice- con un accordo in cui ha avuto un ruolo di primo piano Salvatore Cardinale»), pur accettando di rinviare la resa dei conti a dopo le elezioni provinciali. Quella di Ruggero, esponente della «terza componente» del Pd, che raccoglie i non iscritti, è una critica radicale ai metodi del partito: «La politica del centrosinistra siciliano è la peggiore d´Italia. Il processo costitutivo del Pd qui ha raggiunto il suo punto più basso: solo 5 donne su 21 eletti tra Camera e Senato, di cui una è la moglie di Fassino, e una è la figlia di Cardinale. Altro che apertura ai giovani, alle donne e alla società civile. Qui siamo alle pratiche da tardo impero romano, quando Caligola nominava senatore il suo cavallo». In fondo, che c´è di male? Anche questo, direbbe Veltroni, si può fare.
mercoledì 21 maggio 2008
La marcia a ostacoli di Vendola alla leadership di Rifondazione.
Ormai da giorni, in casa Rifondazione, a disputarsi ledaership e programmi sono in due: l’ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e il governatore pugliese Nichi Vendola. E quest’ultimo è dato nettamente in svantaggio: l’eredità che porta con sé è infatti quella della vecchia gestione firmata dal ticket Franco Giordano-Fausto Bertinotti, veri sostenitori della sua corsa alla segreteria. Proprio l’ex leader di Prc era ieri a Bari per partecipare all’assemblea di presentazione del “Manifesto per la Rifondazione“.
Una presenza che si potrebbe rivelare ingombrante per Vendola, anche perchè sono state le stesse sezioni pugliesi del partito ad aver nutrito dubbi e perplessità sulla sua decisione: dai dirigenti provinciali a quelli comunali, in queste ore è stata una corsa a smarcarsi da posizioni nette ed appoggi entusiastici in favore del governatore. Una delle obiezioni che si muovono al presidente della Regione è infatti quella del doppio incarico. Incompatibilità che per Franco Giordano non esiste, dal momento che “anche Veltroni ha fatto la stessa cosa, sebbene per un lasso di tempo inferiore”.
E proprio riguardo al rapporto con l’ex sindaco di Roma e con il Pd si sono intraviste le prime mosse politiche di Nichi Vendola: ai messaggi di riconciliazione di Walter, sempre più orientato a riaprire il dialogo con gli alleati alla sua sinistra, sono seguite le parole nette del governatore pugliese. “Il Pd non può pensare di rappresentarci in Parlamento. Il Pd di Veltroni, con la sua deriva neo-centrista non può inglobare la nostra voce, Rifondazione parlerà con la propria ugola” ha intimato il presidente della Regione.
Un no secco insomma, probabilmente pronunciato più per gli umori interni al partito che per le agenzie e i microfoni della stampa. Il rischio che intravede parte di Rifondazione è infatti quello che a medio termine la leadership di Nichi possa trasformarsi in un potenziale biglietto di ingresso all’interno dell’area democratica (lo stesso pericolo che sta “correndo” Sinistra Democratica del neo leader Claudio Fava).
Anche per questo, ma forse soprattutto per questo, per Vendola la strada per la segreteria è tutta in salita.
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lunedì 12 maggio 2008
Sinistra Arcobaleno, Vendola in campo. Il governatore si contrapporrà a Ferrero per la designazione.
Verso la candidatura alla leadership: "Ma resta presidente".
(Piero Ricci - La Repubblica, edizione di Bari) Nichi Vendola è pronto a scendere in campo per rifondare la sinistra dopo la scoppola elettorale che l´ha esclusa dal Parlamento. Oggi il governatore pugliese parlerà. Al comitato politico nazionale di Rifondazione comunista ufficializzerà il suo impegno a sostegno della mozione degli ultimi due ex segretari, Fausto Bertinotti e Franco Giordano. «Se la comunità mi chiederà una disponibilità, io sono pronto a riflettere», ha detto ieri Vendola vestendo i panni di leader ‘in pectore´ se al congresso vincesse la "mozione" vicina all´ex presidente della Camera. Il governatore pugliese potrebbe essere il candidato alla segreteria, ma questo non è necessario che avvenga ora: il congresso si celebrerà a fine luglio. C´è tempo per riflettere e magari tirare la volata per qualche giovane, come fece in Puglia quattro anni fa con Nicola Fratoianni.
Il governatore, a margine dell´ultima giunta regionale, dicono sia stato abbastanza «rassicurante», escludendo un coinvolgimento diretto nella segreteria del partito perché gli preme, ora, far vincere una linea di rifondazione della sinistra che dialoghi col partito democratico e salvi Rifondazione da «secche identitarie». Sarebbe, questo sì, un padre nobile del nuovo corso. E forse qualcosa in più, visto che da governatore di una regione come la Puglia può essere l´applicazione di quel dialogo col Pd. In questo scenario, Vendola, piuttosto che dimettersi da governatore, sarebbe pronto a ricandidarsi per succedere a se stesso. E la partita, per quanto si sia fatta in salita dopo l´esito delle elezioni politiche di un mese fa, non è persa in partenza dal momento che le indiscrezioni sul fronte opposto non escludono un battaglia campale, tutta interna al Pdl, tra il capogruppo di Forza Italia, Rocco Palese che non smette mai di marcare a uomo il governatore Vendola, e la neo senatrice Adriana Poli Bortone, esclusa dalle nomine ministeriali.
Per Vendola, le prossime saranno comunque settimane difficili. Cruciali. Non solo per le sorti del "suo" partito ma anche del "suo" governo. Nel Pd in molti battono il chiodo della verifica. E il pressing sul governatore sarà più intenso dopo il 16 maggio, quando il Pd riunirà la direzione generale. Il partito di maggioranza relativa è impegnato nell´elezione del suo capogruppo. Ma pare che si temporeggi perché si vuole legare la nomina a un possibile rimpasto di giunto. C´è una parte del partito, quella jonico-salentina, che spinge per ridurre il peso degli assessori tecnici nell´esecutivo: tra Silvia Godelli, Marco Barbieri, Angela Barbanente e lo stesso Massimo Ostillio, il Pd cerca spazio. Se riuscisse a piazzare nell´esecutivo il tarantino Michele Pelillo che viene dalla Margherita lettiana, nulla osta per l´ex diessino Antonio Maniglio alla guida del gruppone Pd. Ma questa non sarebbe l´unica ipotesi. C´è quella più impegnativa che porterebbe non alla sostituzione di assessori ma alla loro riduzione attraverso l´accorpamento di deleghe. I servizi sociali con la sanità, ad esempio. Oppure le opere pubbliche con i trasporti. E l´assetto del territorio con l´ambiente. Finora il presidente non s´è pronunciato su nulla. «Ma non è detto che non stia riflettendo», chiosa più d´uno nel centrosinistra
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lunedì 28 aprile 2008
Prime dichiarazioni. La Binetti a tutto campo, contro i Radicali e contro la Sinistra Arcobaleno.
Pd. Binetti, spero che i Radicali restino fuori dal gruppo in Parlamento.
"Secondo una linea che è a loro congeniale".
(Adnkronos) "Spero che i Radicali scelgano di stare fuori dal gruppo parlamentare del Partito democratico". E' l'auspicio che esprime Paola Binetti, dal comitato elettorale di Rutelli. "Mi auguro che i Radicali, seguendo una linea che peraltro e' a loro congeniale restino fuori dal Pd. Ma il mio -tiene a precisare la Binetti- e' un parere personale, se vogliamo anche molto facile da immaginare...".
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Elezioni Roma. Binetti a Sinistra Arcobaleno, Rutelli-Sansone non morirà con i filistei.
"Ho il dubbio che non l'abbiano sostenuto nel voto per il Campidoglio".
(Adnkronos) "Sinceramente, penso che vi sia stato un disimpegno della Sinistra arcobaleno nell'appoggiare la candidatura di tutto il centrosinistra di Francesco Rutelli a sindaco di Roma". Il dubbio viene espresso dalla parlamentare del Pd Paola Binetti, all'ADNKRONOS, al suo arrivo nella sede del comitato elettorale per Rutelli sindaco.
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lunedì 21 aprile 2008
Mirafiori ha bocciato l’Arcobaleno: “Pensa solo a froci e zingari, non a noi”.
(Maurizio Pagliassotti - Liberazione) Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all’altro giorno» E’ il commento lapidario di Luca, quaranta anni, operaio Fiat alle carrozzerie Mirafiori da undici. Tira un vento gelido in corso Settembrini mentre uno sciame di operai entra dalla mitica porta due dentro lo stabilimento metalmeccanico più importante d’Italia.
Pochi metri più in là c’è la cinque, quella nel 1980 fa era chiamata “porta Karl Marx.” Venti giorni fa Franco Giordano era venuto a volantinare proprio tra questa gente e l’accoglienza era stata fredda ma non rabbiosa, come invece era capitato qualche mese prima ai capi dei sindacati...
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sabato 19 aprile 2008
Inchiesta su Pecoraro Scanio gli atti al Tribunale dei ministri.
L'ex titolare dell'Ambiente indagato insieme al fratello ed altre persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzara alla corruzione.
(La Repubblica) Sono stati inviati al tribunale dei ministri gli atti relativi alla posizione del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e di altre persone, fra cui il fratello Marco in merito ad una ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Si tratta dell'inchiesta avviata dal Pm di Potenza Henry John Woodcock. Ad inviare gli atti al collegio competente per i reati ministeriali è stata la procura di Roma alla quale erano arrivati gli atti per competenza territoriale.
L'inchiesta giudiziaria riguarda un presunto scambio di favori tra imprenditori di vari settori ed il ministro, con particolare riferimento a voli e soggiorni gratuiti in alberghi di lusso in Italia ed all'estero da parte di alcune agenzie di viaggio, in cambio di appalti nel settore del turismo e, in qualche caso, nello smaltimento dei rifiuti campani. I fatti risalirebbero al 2005.
Il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara ed il sostituto Sergio Colaiocco hanno inviato al tribunale dei ministri le posizioni di Pecoraro Scanio, del fratello Marco, senatore dei Verdi, Mattia Fella, titolare di un'agenzia di viaggi di Perugia, ed altre cinque-sei persone tra imprenditori e funzionari ministeriali.
In particolare, gli inquirenti di piazzale Clodio hanno sollecitato i colleghi di piazza Adriana ad interrogare indagati e testimoni, ad utilizzare, previa richiesta al Parlamento, le intercettazioni telefoniche e ad acquisire documenti.
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18:43:00
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Gay in fuga dall'Arcobaleno.. "Avete difeso i diritti solo a chiacchere".
(Davide Varì - Liberazione) «E perché mai avrei dovuto votare un partito che non è stato capace di portare mezzo risultato a casa e che ha sempre scelto e messo in primo piano la stabilità di un governo che ha sistematicamente ignorato i diritti delle persone omosessuali?». Il più duro è Marco, 37 anni, architetto, gay e compagno di Luca. Marco è uno dei tanti che il 13 e 14 aprile scorso ha scelto di non votare Sinistra arcobaleno. «Sì, non ho votato la sinistra, finora avevo sempre votato Rifondazione ma stavolta ho scelto di punirli per fargli capire che la loro presenza ha un senso ed un significato preciso: difendere i diritti dei più deboli. E non c'è dubbio che noi gay in questo momento siamo tra i più deboli».
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15:26:00
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lunedì 14 aprile 2008
Il probabile crollo della Sinistra Arcobaleno premierà il Pdl al Senato.
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19:21:00
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lunedì 7 aprile 2008
Bertinotti, i gay e le domande senza risposta.
(Gaytoday) Non ci si può aspettare molto da incontri-vetrina pre-elettorali. Mea culpa tardivi, critiche ed autocritiche, buoni propositi e promesse per il futuro. Qualche spiraglio, ma sempre a titolo personale. Il prevedibile, insomma. Così è andata anche ieri all’incontro, ospitato dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, tra le associazioni GLBT ed il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti.
Vuoi il ritardo del compagno Bertinotti, vuoi il suo poco tempo a disposizione, vuoi le contestazioni di Helena Velena, vuoi i successivi interventi abbozzati senza troppa cura per i particolari, la conferenza stampa è stata priva di spunti particolarmente interessanti.
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Dopo le elezioni addio alla Sinistra Arcobaleno? In fuga dalla Cosa Rossa.
Nuova sede e giornale per Diliberto, pronto a ripartire con falce e martello.
(Fabio Martini - La Stampa) La nuova casa è già pronta. Telefoni allacciati, fax fruscianti, maniglie lucidate, stanze assegnate. Si tratta soltanto di far passare le elezioni e poi ai primi di maggio il Pdci di Oliviero Diliberto inaugurerà la sua nuova sede in via Tevere, a due passi dalla breccia di porta Pia. Per anni i comunisti dilibertiani hanno vissuto in affitto, ma ora hanno deciso di metter su casa e, per acquistare questo appartamento di mille metri quadrati nel borghese quartiere Salario, hanno messo in cantiere un investimento corposissimo. E sono pronti a farne un altro, altrettanto oneroso, per metter su un quotidiano di partito, destinato ad andare in edicola a partire dall'autunno. C'è già un'idea di titolo («Pietre»), che però potrebbe cambiare. Progetti eloquenti: il Pdci di Diliberto si pensa come se avesse davanti a sé un lungo avvenire da vivere per conto suo, anziché assieme ai tre partiti (Rifondazione, Verdi, Sinistra...
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Aurelio Mancuso (Arcigay) accusa "Liberazione": "I miei articoli vengono puntualmente scartati e censurati".
Quando censura liberazione.
(Aurelio Mancuso) Liberazione è un bel giornale, anzi da quando ha cambiato veste grafica è diventato proprio leggibile. Da quasi un anno ci collaboro, ogni tanto ci scrivo editoriali, riflessioni e così via. Ma negli ultimi tre mesi i miei articoli vengono puntualmente scartati e censurati. L'ultimo in ordine di tempo è quello pubblicato quì come post 455. Cosa sarà successo? Boh evidentemente non starò più simpatico all'ottimo direttore Piero Sansonetti. Forse non sono sufficientemente organico in questo periodo i elezioni. Forse la candidatura di Grillini a Roma e il sostegno di Arcigay non sono piaciute. Forse le critiche alla infausta collocazione di Luxuria in Sicilia, o la critica sui reali impegni di Sinistra Arcobaleno sulla rappresentanza lgbt, saranno risultati indigesti. Magari invece, si è sviluppata una improvvisa antipatia personale nei miei confronti. Peccato, perché è chiaro che dialogare anche con questa parte importante del paese è nell'interesse di Arcigay, ma evidentemente il sentimento non è reciproco. Comunque tutto è avvenuto nel più classico dei modi comunisti d'antan: prima grandi sorrisi, telefonate, sollecitazioni a scrivere su questo e quello, poi il gelo, il muro, l'abbandono. Tutto molto scontato e se posso dire a livello personale, un po' deludente....Comunque Liberazione rimane un bel giornale.
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venerdì 4 aprile 2008
Pecoraro Scanio accusato di corruzione si difende: "Non ho mai chiesto regali sono sorpreso e allibito".
Il ministro Pecoraro Scanio replica alle accuse della Procura di Potenza. "L'avvocato Fella? Me lo presentò un magistrato come persona abbastanza in gamba".
(La Repubblica) "Ho appreso di questa storia dalle agenzie di stampa e sono assolutamente sorpreso e allibito per quanto mi viene attribuito. Viene fuori ad una settimana dal voto e questo mi offende molto". Alfonso Pecoraro Scanio replica così alle accuse della Procura di Potenza: "Io non ho mai sollecitato appalti di alcun genere. - dice - Anzi credo che la ditta in questione di cui si parla nell'indagine abbia perso gli appalti sotto il mio ministero. Tra l'altro questa agenzia di viaggi aveva già dei rapporti con il ministero dell'Ambiente prima ancora che io ne diventassi il ministro".
E per quanto riguarda i telefonini che gli sarebbero stati forniti dall'azienda "Modus vivendi" cosa dice?
"Io non ho mai ricevuto telefonini, quello che ho attualmente è quello di servizio che appartiene al ministero dell'Ambiente. Poi gli altri telefonini che ho avuto non so da dove provengano perché sono cellulari forniti dal partito e quindi se ne è occupata la tesoreria".
Ma conosce Mattia Fella, titolare dell'agenzia viaggi Visetour?
"Sì che lo conosco. Fella fa delle manifestazioni per noi, si occupa del sito delle notizie verdi".
E il fratello di Fella è stato assunto come consulente?
"Sì, è vero fa parte dei duecento membri della commissione del mio ministero. Tra l'altro Fella è un avvocato referenziato che mi è stato presentato dall'ex presidente del Tribunale di Orvieto come persona abbastanza in gamba. Per questo ha ottenuto la nomina, ma nulla di più".
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venerdì 28 marzo 2008
Appello dei candidati Glbt della Sinistra arcobaleno al governo per Mohamed.
(Ansa) Il ministro dell'Interno intervenga sulla convalida del permesso di espulsione a un immigrato senegalese omosessuale a Torino che potrebbe essere perseguitato per questo nel suo Paese. Lo chiedono i candidati e le candidate della Sinistra Arcobaleno Titti De Simone, Vladimir Luxuria, Gianpaolo Silvestri, Paolo Hutter e Antonio Soggia. "Il Ministro dell'Interno - scrivono in una nota - intervenga immediatamente per riaffermare quegli obblighi e quei valori sanciti nell'articolo 10 della Costituzione. Il giudice di pace di Torino ha riconvalidato, dopo quasi tre anni e mezzo, il decreto di espulsione a Mohammed, un immigrato senegalese gay, pur avendone accertato l'omosessualità e riconoscendo i pericoli a cui andrebbe incontro se rimpatriato". "Si è compiuto - attaccano - un totale rovesciamento della logica che aveva portato un altro giudice di pace, tre anni fa, ad annullare l'espulsione dello stesso giovane. Era stata la Cassazione a disporre di rifare il processo, per meglio accertare sia l'orientamento sessuale sia la sua perseguibilità in Senegal". "La protezione umanitaria degli stranieri omosessuali che rischiano la persecuzione nel loro Paese - proseguono - dovrebbe essere un principio acquisito. La sentenza di Torino non tiene conto di questa legge e confidiamo che prima o poi sarà cancellata, ma, nel frattempo, il Ministero degli Interni dia disposizioni umane e legali alla questura. Lo chiediamo come candidati della Sinistra Arcobaleno, auspicando che anche le altre formazioni politiche facciano lo stesso.
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Immigrato gay protetto in Italia rischia il rimpatrio.
(L'Unità) Nel 2005 era stato protagonista di una sentenza senza precedenti. «Mohamed», 24 anni, cittadino senegalese irregolare, aveva ottenuto di poter restare in Italia per la sua dichiarata omosessualità. In patria, se scoperto, avrebbe rischiato fino a cinque anni di carcere. Oggi la sentenza è stata capovolta.
Tre anni fa il questore di Torino aveva ordinato l’espulsione di Mohamed ma il giudice di pace aveva bloccato il provvedimento facendo riferimento all’articolo 19 del Testo Unico sull’Immigrazione Bossi-Fini che recita: «In nessun caso può disporsi l'espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali».
Il legale di Mohamed, Maurizio Cossa, aderente all’Associazione studi giuridici per l’immigrazione, aveva dichiarato: « Per fortuna, ci siamo imbattuti in un giudice di pace, che ha interpretato con serietà e attenzione i codici. In Senegal, l’omosessualità, oltre ad essere punita per legge, è considerata una grave colpa anche in ogni ambiente. I gay e le lesbiche sono pesantemente discriminati, isolati, spesso subiscono angherie fisiche».
Dopo che la Cassazione ha disposto la revisione del processo per accertare sia l'orientamento sessuale del ricorrente sia la sua perseguibilità in Senegal, un altro giudice di pace ha ribaltato la vecchia sentenza e ora Mohamed rischia il rimpatrio forzato.
In una lettera firmata i candidati della Sinistra Arcobaleno Titti De Simone, Vladimir Luxuria, Gianpaolo Silvestri, Paolo Hutter e Antonio Soggia, definiscono «gravissimo» l’episodio.
Quest’ultima sentenza cita la legge senegalese che infligge “da uno a cinque anni di carcere a chiunque commetta un atto impudico o contro natura con un individuo dello stesso sesso” e ne trae la conclusione che essa colpisce un comportamento e non la “mera” condizione di soggetto omosessuale. Quindi non ci sarebbero gli estremi per includere il caso nelle eccezioni all’espulsione, previste dalla legge sull’immigrazione.
I firmatari della lettera chiedono al «ministero degli Interni di intervenire per evitare il rischio che Mohamed venga fermato, trattenuto e rimpatriato in Senegal».
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sabato 8 marzo 2008
Vladimi Luxuria, le donne siciliane non la vogliono "La sua candidatura porta via il posto ad una donna". Solidarietà alla trans dall'Arcigay.
ELEZIONI: DA ARCIGAY SICILIA SOLIDARIETA' A VLADIMIR LUXURIA.
(GrNet) Il Coordinamento regionale Arcigay Sicilia, i Comitati provinciali siciliani ed i circoli affiliati, esprimono in una nota "entusiasmo per la candidatura, nelle liste di Sinistra Arcobaleno, di Vladimir Luxuria alla Camera, in Sicilia 1, e di Gianpaolo Silvestri al Senato".
"Vladimir Luxuria e Gianpaolo Silvestri - prosegue la nota - sono due personalita' realmente espressive del Movimento LGBT; dei valori della legalita', dell'affermazione dei diritti civili e dei principi di parita', dignita' e laicita' sanciti dalla Piattaforma Roma Pride del 2007. Le loro candidature avranno il nostro pieno e concreto sostegno su tutto il territorio regionale".
Il Coordinamento regionale Arcigay Sicilia, i Comitati provinciali siciliani ed i circoli affiliati, esprimono "sdegno per l'attacco sferrato contro Vladimir Luxuria, attraverso una raccolta firme che denunciamo, nei modi e nelle ragioni che l'hanno accompagnata, come un atto di gravissima e vergognosa intolleranza, che squalifica chi ha scelto di compierlo. A Vladimir tutta la nostra solidarieta' ed il nostro affetto".
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venerdì 7 marzo 2008
Grillini sindaco. Disperata utopia.
(Queerworld) L'Arcigay nazionale ed il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma esprimono la propria solidarietà all'Onorevole Franco Grillini del Partito Socialista, già presidente onorario di Arcigay, per la sua candidatura a sindaco di Roma (insieme a Gianni Alemanno di AN come rappresentante del Popolo delle Libertà e a Francesco Rutelli per il Partito Democratico).
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giovedì 6 marzo 2008
Arcigay scaricata da tutti i partiti. La Sinistra Arcobaleno, esclude Zan. Sempre più evidente la disastrosa gestione di Aurelio Mancuso.
Bene le candidature De Simone e Luxuria, le sosterremo.
(Apcom) "Siamo molto dispiaciuti per l'esclusione di Alessandro Zan, presidente veneto e della segreteria nazionale di Arcigay, dalle liste di Sinistra Arcobaleno". E' quanto dichiara in una nota Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, ricordando che "i partiti padovani dell'alleanza avevano sottoscritto un documento a sostegno della sua candidatura, e tutte le realtà territoriali venete di Arcigay avevano chiesto un segnale positivo".
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20:15:00
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