Dura. Nei toni e nei concetti: “Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi”. Nel rapporto, reso noto oggi e composto da una ventina di pagine, Hammamberg osserva che “il ripetuto ricorso a misure legislative d’emergenza” per affrontare i problemi legati all’immigrazione sembra indicare “una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo” che dovrebbe quindi essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Hammarberg guarda anche con “forte preoccupazione” ai provvedimenti che nel pacchetto sicurezza sembrano essere mirati in particolar modo ai Rom e per la volontà espressa dal governo di estendere a tutto il territorio italiano lo stato di emergenza già in vigore in tre regioni.
Hammarberg sottolinea come “la decisione di rendere la presenza illegale in Italia una aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione”. Anche le espulsioni di cittadini Ue condotte sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza potrebbero sollevare, secondo il commissario, “seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani”, su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo.
Il commissario si è detto anche “estremamente preoccupato” per tutti gli atti di violenza avvenuti in Italia ai danni di campi nomadi “senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta” accusa Hammarberg “hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti” di questi gruppi. Nonostante gli sforzi delle autorità, secondo il commissario, “sono stati fatti pochi progressi nell’effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti“.
Hammarberg ricorda che le autorità hanno il dovere di investigare efficacemente su questi fatti e che lo Stato deve garantire la sicurezza di Rom e Sinti. “L’approvazione, diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli politici e da parte di alcuni organi di informazione è particolarmente preoccupante” afferma il commissario nel suo rapporto.
martedì 29 luglio 2008
Il Consiglio Ue censura l’Italia: “Raid violenti contro i nomadi”.
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Etichette: centrodestra, discriminazioni, governo, razzismo, rom, unione europea
giovedì 3 luglio 2008
Francia. La destra che marcia al passo della realta'. Non sembrerebbe...
(Queerway) Siamo talmente abituati ad una destra nazionale conservatrice che quasi non ci stupisce più niente di quanto il dibattito politico possa partorire.
Siamo anche talmente abituati a vedere l'enorme differenza che c'è tra la destra conservatrice italiana e le altre formazioni di destra europee che nemmeno ci poniamo più il problema di quanto sia ampio il divario che separa le nostre forze politiche da quelle degli altri paesi membri dell'Unione.
Il discorso vale sicuramente in generale ma diventa quasi paradossale se l'ambito del confronto diventa quello dei riconoscimenti dei diritti civili delle coppie formate da persone dello stesso sesso.
Un esempio lampante del divario intellettuale, politico e sociale che c'è tra l'Italia e il resto del mondo progredito è proprio il raffronto delle dichiarazioni e dell'operato tra la destra di governo italiana e quella dei cugini francesi.
Italia e Francia, da sempre storiche rivali ma fortemente unite da storia, fondamenta di diritto e politica, sono governate da maggioranze di destra.
Dichiaratamente di destra e liberiste.
Per molti aspetti, economici, sociali e politici, i programmi dei due premier sono addirittura sovrapponibili. Molte idee del programma del PdL erano parte del programma di Sarkozy così come visioni forziste del precedente governo sono state riprese dal Presidente francese (fatte le dovute distinzioni ovviamente e i dovuti adeguamenti alle differenti realtà socio-economiche!).
Inoltre entrambe le forze di governo fanno della fede cattolica una sorta di vessillo da sbandierare.
La situazione, quindi, è quanto mai paragonabile.
Bene: tra i primi atti del governo Sarkozy c'è stata una legge di tutela delle persone omosessuali. Non leggi o decreti contro l'omofobia (la Francia ne è ben fornita da anni) ma direttamente per le coppie di conviventi.
Là, dove le coppie composte da persone dello stesso sesso possono accedere ai PACS, il Presidente ha ritenuto fosse un obbligo morale per il proprio governo di ispirazione liberale estendere l'esenzione tributaria sulla successione a chi avesse contratto proprio i PACS.
Nel programma dello stesso Sarkozy poi c'era l'esplicita promessa di una legislazione che permettesse di superare i PACS e di equiparare le coppie omosessuali a quelle eterosessuali sposate. Il tutto, ovviamente, senza intaccare le conquiste già raggiunte.
Inutile paragonare i provvedimenti presenti e futuri del governo Berlusconi e le promesse in tal senso nel programma elettorale: erano semplicemente brutalmente assenti!
Ad ogni modo in questi giorni il Presidente della Repubblica Francese sta mettendo mano proprio a quella promessa elettorale fatta alle coppie gay e lesbiche e ha preparato la bozza di una legge che permetterà la nascita di un istituto parallelo al matrimonio, del tutto simile al matrimonio civile ma esplicitamente dedicato alle coppie omosessuali sul modello della Civil Partnership anglosassone.
E' evidente che, anche da destra, non ci si può che rendere conto di quello che succede nella realtà sociale e che la società stessa già vive situazioni delle quali va preso atto e che la politica non può ignorare certe realtà.
Il dibattito interno francese, quindi, si è acceso sulla proposta del Governo di "contrats d'union civile" e sulla necessità di eguaglianza dei cittadini GLBT. D'altronde la Francia ha nei geni stessi della propria democrazia i principi libertà, fratellanza e uguaglianza.
Lo scontro politico, quindi, si è spostato dal triste piano della necessità di una legislazione (necessità ormai data per scontata da tutte le forze in campo) al piano più strettamente costituzionale/giuridico.
A sostenere la proposta di Sarkozy le forze di destra (quelle che in Italia invocano garrote e pulizie etniche!) mentre contrari alla stessa proposta sono le forze più progressiste e le stesse associazioni GLBT.
Il motivo del dissenso è semplice: sarebbe in contrasto con i "valori universali della Repubblica". L'istituto delle unioni civili, infatti, creerebbe un istituto giuridico riservato ad una sola fetta della popolazione escludendo, da una parte, tutti gli altri e formando una sorta di "contratto ghetto" per chi possa accedervi.
L'unica soluzione, secondo le associazioni GLBT e le forze socialiste, sarebbe quella di aprire l'accesso all'istituto matrimoniale civile a tutte le coppie senza distinzione e senza preclusioni per le coppie formate da due uomini o due donne.
Il progetto del Governo, secondo la federazione delle associazioni GLBT (anche questo sarebbe un modello da imitare in Italia, ma questa è un'altra storia...), non rispetta il principio di uguaglianza tra tutte le coppie che, oltre ad essere sancito dalla Repubblica, era proprio la promessa fatta dal ex candidato alla presidenza Sarkozy.
Nicolas Sarkozy, infatti, durante la campagna elettorale, dall'emittente TF1, aveva dichiarato in maniera inequivocabile di voler "garantire l'eguaglianza dei diritti di successione, sociali e fiscali" della coppie omosessuali.
Al di la delle diverse formule in gioco nel dibattito c'è da rilevare un dato: presto il governo di destra francese varerà una legge che o darà la luce ad un istituto in tutto simile al matrimonio civile ma riservato alle coppie omosessuali o, se le associazioni GLBT riusciranno nella loro battaglia, aprirà le porte delle Meries alle coppie gay e lesbiche per la celebrazione dei matrimoni civili.
La conquista, al di la della formula, per i francesi sembra ormai dietro l'angolo.
A questa importantissima conquista si sta affiancando anche un'altra importantissima discussione politica.
Dopo una sentenza della Corte Europea che dovrebbe obbligare lo Stato Francese a dare in adozione dei figli anche alle coppie gay e lesbiche, i single in Francia già possono adottare, sembra pronto anche il dibattito per l'inseminazione artificiale e, soprattutto, per la Surrogacy.
Il fenomeno delle coppie che vanno in Ucraina, all'est, o in Canada per affittare un utero è ormai talmente vasto che la Francia sta pensando ad una legge per regolamentare una simile pratica e consentire questo particolare metodo di "filiazione".
A quanto pare, infatti, sono sempre di più le coppie europee che vanno a Kiev, o nella Repubblica Ceca, o in Polonia dove la maternità surrogata non è illegale e si è ormai trasformata in un business potentissimo. Alcune ricerche stimano in 300/400 coppie all'anno quelle che dalla Francia vanno all'estero per cercare una soluzione ai propri problemi d'infertilità. Le coppie, ovviamente, sono tanto eterosessuali che anche gay.
La pratica della surrogacy è illegale dal 1994 in Francia ma ora si sta pensando di rivedere quella norma proprio perchè ormai sono molte le coppie francesi che, dopo aver trovato una soluzione all'estero, tornano in patria e scoprono di non poter registrare il neonato come figlio proprio.
A far meditare la politica sulla possibilità di cambiare la legge ed abolire il divieto, oltre al numero crescente di casi, è stato anche uno studio dell'Agence de la biomédicine, pubblicato nel 2007, che ha rivelato che 53% dei cittadini francesi è favorevole alla legalizzazione della maternità surrogata.
Così, dopo un'analisi durata sei mesi, un gruppo di lavoro del Senato di Parigi (una sorta di commissione parlamentare) ha proposto all'Assemblea Parlamentare una proposta di legge per la legalizzazione regolamentata della maternità surrogata. Decisione presa anche in vista della futura revisione della legge bioetica nazionale prevista per il 2009.
Al gruppo ristretto di lavoro hanno partecipato senatori, medici e avvocati capeggiati dalla socialista Michèle André ed hanno prodotto un testo che approderà presto alla discussione delle parti politiche.
L'obiettivo principale era quello di evitare la commercializzazione della pratica, cosa che, purtroppo, sta invece accadendo proprio nei paesi dell'Est. "Sempre più paesi autorizzano la maternità surrogata, situazione che genera un vero e proprio turismo procreativo. Se non andiamo verso la legalizzazione, lasceremo spazio a pratiche lucrative", ha spiegato la stessa André.
A questo punto la palla passerà alla politica, propriamente detta, e c'è già chi avanza pareri contrari.
Veltroni Berlusconi In ogni caso, quello che c'è da notare, tanto per la controversia sui contrats d'union civile che sulla surrogacy è che sono ipotesi avallate anche dalla destra francese, la prima addirittura dal "conservatore" presidente Sarkozy mentre in Italia sono soluzioni impensabili perfino dal PD che è la forza più prograssista del Parlamento Italiano. E' tutto dire!
In buona sostanza si può tranquillamente sostenere, con la prova provata dei fatti che il partito più progressista italiano è assai più conservatore di un partito convintamente di destra d'Oltralpe. Se continuiamo così va a finire che anche i partiti xenofobi superano le nostre forze politiche e si ritrovano a sinistra di Veltroni!
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E' evidente che all'amico che ha scritto questo articolo è sfuggito qualcosa della Francia di destra di Napoleon- Sarkozy. Vi invitiamo, e con voi anche lui, a leggere questi articoli:
- Gaypride Parigi. Fischi e contestazioni per i gay di centrodestra.
- Sarko: "Il matrimonio? E’ riservato a un uomo e a una donna".
- Francia. Dalla rivoluzione all'involuzione francese.
- Cittadino francese perde la cittadinanza dopo le sue nozze gay contratte in Olanda.
- No adozioni agli omosessuali: la Corte europea condanna la Francia.
- Francia, minacciato d'espulsione una giovane gay africano tenta il suicidio.
- E Sarkò "paggio del Papa" inquieta anche la destra. Polemiche dopo il richiamo del Presidente alle "radici cristiane della Francia".
- Rottura sulla laicità dello stato francese da parte di Sarkozy a Roma.
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Etichette: adozione, destra, francia, questione omosessuale, sarkozy, unione europea, unioni civili
martedì 1 luglio 2008
Ricerca Ue. Gli italiani poco entusiasti di avere vicini omosex.
Per italiani in Italia molto presenti forme di discriminazione.
(Apcom) Dall'indagine di Eurobarometro emerge che davanti alla possibilità di avere un vicino di casa rom, gli europei sono "di gran lunga meno" a loro agio che se si trattasse di un vicino di una qualunque altra etnia. Per il 58% dei polacchi non sarebbe un problema, così come per il 52% degli svedesi. Meno tranquilli davanti a questa eventualità, invece, gli irlandesi (40%), gli slovacchi (38%), i bulgari (36%) e i ciprioti (34%).
In generale - osserva Eurobarometro - i giovani, chi ha studiato più a lungo e chi ha idee politiche di sinistra è più aperto alla possibilità di convivere con i rom. L'inchiesta ricorda tuttavia che nel 2006 il 77% degli europei aveva dichiarato che essere rom rappresenta un inconveniente sociale.
Dall'indagine emerge che gli italiani ritengono che nel loro paese le forme di discriminazione siano tutte molto presenti. Il 76% - contro la media europea del 62% - pensa che quella su base etnica sia piuttosto o molto diffusa, così come il 72% afferma per quanto riguarda quella sull'orientamento sessuale. Il 56%, contro il 45% Ue, afferma che anche i disabili sono discriminati, e il 55%, contro il 42% Ue, lo ritiene per quanto concerne l'orientamento religioso. "Nel complesso, tutti i tipi di discriminazione sono ritenuti diffusi da una percentuale di italiani superiore alle corrispondenti percentuali europee", si legge.
In oltre, "su un periodo di 12 mesi, circa 1 italiano su 5 riferisce di essere stato discriminato o maltrattato" per la sua età, genere, origine etnica, religione, handicap, orientamento sessuale o per altri motivi. "Si tratta di una proporzione più alta di quella europea", spiega il rapporto, osservando: "Questo si può in parte spiegare a causa del fatto che una quantità maggiore di italiani riferiscono di essere stati discriminati per orientamento sessuale o ragioni di genere".
Tornando ai vicini di casa, gli italiani sono in generale meno entusiasti rispetto alla media europea all'idea di abitare accanto ad un disabile, ad una persona di religione diversa, di un'altra etnia o omosessuale. E anche per quanto riguarda i leader politici, gli italiani sono nettamente meno a loro agio del resto degli europei all'idea di essere guidati da un primo ministro omosessuale o di etnia diversa. In compenso sono più favorevoli della media sia all'ipotesi di un leader con meno di 30 anni, sia a quella di uno con più di 75.
Gli italiani non trovano sufficienti gli sforzi fatti per combattere le forme di discriminazione: solo il 39% è soddisfatto, mentre il 55% - soprattutto donne - pensa che bisognerebbe fare di più. In generale, però, gli italiani frequentano meno persone con opinioni religiose diverse dalle loro, origini etniche diverse dalle loro, disabili o omosessuali rispetto agli altri cittadini europei.
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Agenzia UE: Anche ai gay gli stessi diritti degli eterosessuali.
"Preoccupazione" per disparità trattamento da Stato a Stato Ue.
(Apcom) Il mancato riconoscimento in Italia dei matrimoni gay o delle unioni civili contratte in un altro Stato membro dell'Ue "restringono la libertà di movimento" degli omosessuali ed è fonte di "incertezza giuridica". E' l'opinione - non vincolante - espressa nel primo rapporto dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali di Vienna, dedicato al tema dell'omofobia e della discriminazione in base all'orientamento sessuale.
"La parità di trattamento è un diritto fondamentale di cui dovrebbero godere tutti i membri della nostra società", afferma in un comunicato il direttore dell'Agenzia, il danese Morten Kjaerum, ricordando che è il principio è tutelato dall'articolo 21 della Carta europea dei diritti fondamentali dell'uomo. "Il fatto che le lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali non vengono trattati in modo uguale da alcuni aspetti della legislazione Ue, particolarmente per quanto riguarda le coppie dello stesso sesso, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per tutti noi", continua Kjaerum, esortando gli Stati membri ad assegnare maggiori poteri e risorse alle Agenzie nazionali contro le discriminazioni.
Nel rapporto viene citato espressamente il caso di due cittadini italiani di sesso maschile, che non sono riusciti a farsi riconoscere dalla magistratura il valore legale del matrimonio contratto in Olanda. L'Agenzia sottolinea che oltre all'Italia, ci sono 10 Paesi Ue che non riconoscono le unioni e i matrimoni gay: Estonia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. Belgio, Spagna e Olanda sono gli unici tre Stati membri che hanno legalizzato i matrimoni gay, riconosciuti anche da Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Francia, Lussemburgo, Romania, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna. In Bulgaria, Cipro, Ungheria e Austria, invece "la situazione non è chiara".
"In assenza di indicazioni chiare agli Stati membri sui loro obblighi ai sensi del diritto Ue in queste situazioni, le discriminazioni contro le coppie dello stesso sesso, in violazione del principio della parità di trattamento in base all'orientamento sessuale, persistono in almeno 11 Stati membri" denuncia l'Agenzia, riferendosi al gruppo di Paesi Ue di cui fa parte anche l'Italia.
Il rapporto dell'Agenzia è mirato semplicemente a 'fotografare' la situazione nell'Ue e non è vincolante per le istituzioni comunitarie. Tuttavia, è stato pubblicato oggi per contribuire al dibattito che sarà lanciato tra i Ventisette sulla comunicazione contro le discriminazioni che la Commissione europea presenterà mercoledì a Bruxelles, nell'ambito del pacchetto sulla 'Agenda sociale'.
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martedì 25 marzo 2008
Coppie di Fatto, Gay e omossesuali sempre più riconosciuti in Europa. Legge o direttiva Ue?.
(Aprile online) Un lungo percorso, quello del riconoscimento delle coppie di fatto e degli omosessuali, partito dall'Olanda nell'aprile del 2001 con la normativa che consente a gay e lesbiche di sposarsi e anche di adottare dei figli.
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19:30:00
Etichette: diritti, europa, legge, omosessualità, parità, parlamento europeo, unione europea, unioni civili
giovedì 20 dicembre 2007
La riforma del vino europeo: un bicchiere mezzo vuoto e zuccherato.
L’Italia dice “tutto bene”, i nordici esultano, le associazioni di categoria, al solito, dicono che il bicchiere è mezzo pieno. Mezzo pieno e pure zuccherato. Qualcuno che perde in realtà c’è: i consumatori che dovranno attendere anni per avere un’etichetta obbligatoria più trasparente. In compenso hanno la certezza che i vini italiani, spagnoli, portoghesi, greci e ciprioti continueranno ad essere privi di saccarosio.
Questi ultimi sono stati tre giorni di battaglia, a Bruxelles. Alla fine i 27 ministri Ue dell’Agricoltura si sono accordati su nuove regole. Se si guarda alle ambizioni di partenza, l’aspetto è di una “mini-riforma”: “Non abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo” ha ammesso il commissario europeo all’Agricoltura Mariann Fischer Boel “ma abbiamo finito per avere un accordo equilibrato. Invece di spendere gran parte del nostro bilancio per sbarazzarci delle eccedenze, potremo promuovere i nostri vini nei confronti dei concorrenti, per riguadagnare mercato”.
A non convincere le associazioni agricole italiane è la norma dello zuccheraggio (per innalzare il grado alcolico), da sempre praticata nei Paesi del Nord Europa (dove il sole scarseggia). Il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, ha spiegato di aver detto sì alla riforma complessiva del settore vinicolo europeo, ottenendo in cambio una serie di concessioni a sostegno della produzione italiana.
In particolare De Castro ha portato a casa l’aumento dei fondi comunitari destinati a chi ricorre ai mosti (e non allo zucchero) per incrementare la gradazione alcolica: ora i produttori italiani potranno beneficiare di aiuti per i mosti che passano da 190 a 251,3 milioni di euro nel 2008-2009. Le nuove regole stabiliscono che con pratiche di arricchimento si possano aggiungere dal 2009-10 solo tre gradi al vino della zona A del Nord Europa, due gradi a quello della zona B, del Centro Europa, Francia e Germania comprese, e di 1,5 gradi nella zona C, del Sud Europa (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Cipro), dove tuttavia l’utilizzo dello zucchero è vietato a livello nazionale e si possono usare solo mosti.
Una disparità di trattamento che non può convincere i produttori del Mediterraneo, soprattutto quelli italiani: “L’Italia” dice infatti il presidente della Coldiretti Sergio Marini “ha perso un’altra battaglia a Bruxelles, a vantaggio dei produttori del Nord Europa che potranno continuare a utilizzare lo zucchero e addirittura chiamare vino anche il fermentato ottenuto dalla frutta”. Senza nemmeno che le etichette lo dichiarino…
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21:26:00
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domenica 16 dicembre 2007
Trattato di Lisbona. L'Avvenire critica la carta dei diritti: Ambiguità sul matrimonio.
D'Agostino: "Tendenze sessuali" anche pedofilia e necrofilia.
Vi sono "ambiguità" e "omissioni" nella Carta dei diritti dell'Unione europea firmata da poco a Strasburgo che offrono il fianco a interpretazioni 'aperturiste' sul matrimonio gay e sulle "tendenze sessuali": è l'allarme di un editoriale del quotidiano dei vescovi 'Avvenire'.
"E' dovere di onestà intellettuale, una volta riconosciuti alla Carta i suoi meriti, rilevare come in essa siano state insinuate ambiguità e siano presenti omissioni, che ne possono purtroppo favorire una lettura francamente inaccettabile", scrive Francesco D'Agostino. Le critiche del presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani si appuntano, in particolare, sull'articolo 9 sulla famiglia ("Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio") e sull'articolo 21 sulle discriminazioni (fondata, tra l'altro, sulle "tendenze sessuali").
Quanto al primo, "interpretare questo articolo come una intenzionale apertura al matrimonio tra omosessuali è un'autentica forzatura ermeneutica ed ideologica", scrive D'Agostino. Secondo l'editorialista di 'Avvenire', poi, il secondo articolo è "linguisticamente infelice e giuridicamente troppo vago". "Possiamo certamente riferirci all'omosessualità come a una tendenza sessuale'", prosegue, "ma come negare che possono parimenti essere ritenute 'tendenze sessuali' la pedofilia, il sadismo, la necrofilia, ecc? E' troppo pretendere da una Carta dei diritti che alcuni ritengono abbia un valore epocale un uso rigoroso del linguaggio?". La Carta dei diritti diventa giuridicamente vincolante con l'entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona.
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sabato 15 dicembre 2007
Trattato di Lisbona: l’Europa potenzia i diritti, anche di Rom e Gay.
(Miriam Bolaffi - secondo protocollo) Con il trattato firmato ieri a Lisbona l’Europa si è data nuove regole che, se vogliamo, ne snelliscono notevolmente la struttura pur potenziandola molto, specialmente sotto l’aspetto dei diritti umani e delle regole da adottare su questo delicatissimo e importante tema.
Infatti, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, nata come documento non vincolante con il Trattato di Nizza del 2000, dai ieri diventa vincolante fatte salve alcune eccezioni riguardanti Gran Bretagna e Polonia. Di fatto con il Trattato di Lisbona l’Europa potenzia notevolmente il settore del rispetto dei Diritti Umani, in particolare e per quanto riguarda l’Italia, si accettano i vincoli che la Carta dei Diritti Europea stabilisce, tra i quali in questo momento proprio per l’Italia risalta l’art. 21
L’art. 21 fa parte del Capo III intitolato “Uguaglianza” e tratta di discriminazione, vietandone qualsiasi forma. Interessante quanto riportato dall’art.21 al punto 1: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali”.
Da notare che, avendo l’Italia firmato il Trattato di Lisbona, e quindi avendo accettato il vincolo della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea non può più esimersi dal rispetto delle minoranze e giocoforza dovrà confrontarsi con gli ultimi avvenimenti di discriminazione successi in Italia in particolare verso i Rom.
In effetti l’art. 21 apre altri scenari anche per quanto riguarda le leggi in materia di diritti degli omosessuali in quanto stabilisce in modo chiaro e inequivocabile che sono vietate discriminazioni sotto qualsiasi forma anche per quanto riguarda le “tendenze sessuali”. Mi torna in mente la vicenda che vede due nostri cari amici, Matteo Pegoraro e Francesco Piomboni, scontrarsi con le Istituzione per ottenere il permesso di sposarsi. Da oggi quel permesso gli viene riconosciuto in quanto negandolo sarebbe una chiara forma di discriminazione.
Nei prossimi giorni naturalmente seguiremo con attenzione i lavori del Parlamento Italiano che dovrà mettere in pratica quanto firmato ieri a Lisbona soprattutto per quanto riguarda il rispetto della Carta dei Diritti Europea e seguiremo l’evolversi delle vicende che riguardano gli episodi di discriminazione verso la minoranza Rom e l’applicazione della normativa europea per quanto riguarda i diritti degli omosessuali. Qualcosa è cambiato, ora l’importante è che quanto deciso ieri a Lisbona venga effettivamente applicato.
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11:17:00
Etichette: diritti, europa, libertà, matrimonio gay, parità, parlamento europeo, unione europea, unioni civili
mercoledì 12 dicembre 2007
Unione Europea sempre più restrittiva. Il divieto di Stato al sesso fra adolescenti. Se ne discute in parlamento dopo una direttiva ue.
Berlino, offrire il cinema può diventare un reato.
«Legge ambigua per proibire tutto».
(Danilo Taino - Il Corriere della Sera) Svolta nei costumi dei più giovani: «Vogliamo ostacolare lo sfruttamento dei minori» Ma il Paese insorge. Se un sedicenne tedesco comprerà un bratwurst a una coetanea e poi tenterà di baciarla, rischierà di commettere un reato penale. Non tanto per via della salsiccia, ma per il fatto che una legge in discussione al Bundestag, il Parlamento della Germania, interviene pesantemente sui comportamenti sessuali, ma anche sulle semplici effusioni, dei teenager. Il progetto sta suscitando critiche e opposizioni fortissime, al punto che ha mandato in confusione il governo di Angela Merkel: sul provvedimento i deputati dovevano votare domani, ma la coalizione cristiano-socialdemocratica, di fronte alle proteste, ieri pomeriggio ha deciso di rinviare tutto.
La vicenda nasce da una direttiva- cornice dell'Unione europea che impone ai Paesi membri di adeguare le legislazioni alla lotta contro la prostituzione giovanile e la pornografia infantile. La ministra della Giustizia tedesca, Brigitte Zypris, socialdemocratica, ha dunque preparato un progetto per mettere il Paese in linea con le indicazioni di Bruxelles e cercare di creare ostacoli allo sfruttamento sessuale dei minori. La novità più importante sta nel fatto che la legge in questione prevede di abbassare l'età in cui si è punibili penalmente da 18 a 16 anni nei casi di prestazioni sessuali (ma anche effusioni spinte) nelle quali intervenga qualche forma di compenso materiale. A legislazione vigente, se un maggiorenne (o una maggiorenne, ovviamente) «adesca» una minorenne usando denaro o un regalo è perseguibile. Con le nuove norme, l'età viene abbassata di due anni, con il risultato che nel rapporto tra ragazzi viene gettata la minaccia concreta del reato penale. Se la legge passasse, due sedicenni, per esempio, dovrebbero guardarsi da se stessi ma, probabilmente, soprattutto dalla non impensabile reazione di genitori contrari alle effusioni di uno dei due teenager.
Si aprirebbero le porte a ingerenze senza fine. Secondo l'ex giudice federale Wolfgang Neskovic, del partito Die Linke (Sinistra), la riforma «criminalizza il corteggiamento dei teenager», che finora è stato libero. Jerzy Montag, rappresentante dei Verdi, dice che il progetto è ambiguo perché non chiarisce se un giovane si rende colpevole di un reato quando invita a cena o al cinema una ragazza nella speranza di un «avvicinamento sessuale ». Ancora più netti i liberali: Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, che fu ministro della Giustizia, dice che la nuova legge «è in linea con le idee dei cristiano-democratici e dei socialdemocratici di proibire tutto e di regolare tutto». Al di là delle reazioni delle opposizioni politiche, però, anche gli esperti sono critici. Helmut Graupner, un sessuologo citato ieri dal quotidiano Berliner Morgenpost, sostiene che, oltre al diritto di esser protetti dal pericolo della prostituzione, i giovani hanno soprattutto «il diritto di esprimersi anche sessualmente: ma questo progetto limita la loro possibilità di decidere».
Insomma, mentre finora si è punito il «vantaggio» di cui è portatore il maggiorenne rispetto al minorenne, ora si passerebbe a punire l'autodeterminazione. A parere di Graupner, si tratta di un comportamento irrazionale dei politici: «Nessuno vuole essere sospettato di favorire abusi sessuali, ma questa riforma è la semplice traduzione di norme degli Stati Uniti, un misto di pruderie e di panico i fronte al problema della pornografia in relazione ai giovani». Anche l'Italia dovrà adeguarsi alla direttiva. Almeno in questo caso, però, il modello tedesco non è per ora il migliore: ogni gesto di cavalleria, un invito a cena, un anellino tra ragazzini, diventerebbe tabù.
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Etichette: diritti, europa, germania, minori, restrizioni, sessualità, teen-agers, unione europea
venerdì 30 novembre 2007
In Europa solo i vescovi investono ancora sul matrimonio.
(Stefano Fontana - L'Occidentale) Una politica a sostegno della coppia e del matrimonio. Sì, della coppia e del matrimonio. Coraggiosi questi vescovi dell’Unione Europea. Mentre alcuni Stati riconoscono il matrimonio tra omosessuali, altri approvano il divorzio breve, qualcun altro parla del matrimonio “a termine”, i vescovi della COMECE approvano un articolato documento in cui chiedono l’esatto opposto.
Prevenire i fallimenti di coppia, evitare tensioni esistenziali laceranti (i 2/3 dei matrimoni delle famiglie che emigrano per lavoro entrano in crisi) aiutare la coppia ad allevare i figli, investire nel matrimonio. Il Documento dal significativo titolo “Proposal for a Strategy of the European Union for the Support of Couples and Marriage” non parla tanto di famiglia, quanto proprio di coppia e di matrimonio. A ben vedere, però, si tratta di un coraggio richiesto dalla realtà se, come afferma il Documento, le separazioni e i fallimenti familiari sono tra le principali cause della povertà, penalizzano i figli nella lotta della vita, mettono in difficoltà soprattutto la donna. La debolezza dei legami di coppia, la fragilità del matrimonio indebolisce il capitale sociale e, quindi, è anche un costo.
Il Documento ricorda che una ricerca UNICEF del febbraio 2007 pone in relazione l’aumento delle famiglie con un solo genitore e l’aumento del rischio di povertà. In questi casi aumenta anche la possibilità di insuccessi scolastici per i figli, una salute più carente, minori competenze nel futuro lavoro e, spesso, una paga inferiore. Inoltre, dato che le famiglie monoparentali fanno capo per l’85% ad una donna, come mostra una ricerca su “Donne e povertà” condotta dall’Unione Europea, le principali danneggiate sono appunto le donne. La crisi della famiglia diminuisce la capacità di aiutare gli anziani e i disabili ed aumenta la dipendenza dai meccanismi statali di protezione sociale. I bambini che vivono con il solo padre o la sola madre hanno maggiore possibilità di vivere la povertà. Anche per questo, forse, dagli anni Ottanta in poi la povertà infantile è aumentata in molti Paesi europei tra cui - strano ma vero – l’Austria, la Germania, l’Itala, l’Irlanda, l’Olanda e il Regno Unito, secondo una ricerca della OECD.
Per questi motivi, secondo la COMECE, l’alto tasso di divorzi nell’Unione Europea dovrebbe rappresentare per i parlamenti e i governi una seria preoccupazione. Negli ultimi 25 anni (1980-2005) il numero dei divorzi è aumentato di oltre il 50%. Negli ultimi 5 anni oltre 13,5 milioni di divorzi hanno riguardato più di 21 milioni di bambini.
I vescovi dell’Unione europea fanno molte proposte, diciamo, di tipo tradizionale: dalle politiche per la casa a legislazioni che favoriscano la conciliabilità tra casa e lavoro. Ma dove il Documento è maggiormente coraggioso e innovativo è laddove si chiede una politica preventiva a sostegno della coppia, anche con percorsi di formazione per i giovani che intendano “metter su famiglia”, con interventi di counseling sull’educazione e l’allevamento dei figli, con il sostegno di psicologi per aiutare la coppia a saper gestire le inevitabili crisi senza che ciò comporti – con il divorzio facile a portata di mano – il crollo del quadro familiare. Nuovo e coraggioso perché in totale controtendenza, l’invito ad attuare programmi di formazione affinché – udite, udite – il matrimonio ritorni ad avere un suo appeal nei confronti dei giovani. E’ come dire che se oggi questa è la situazione è anche perché il matrimonio viene deriso nei media, presentato sotto falsa luce, mentre le case sono invase da messaggi televisivi a carattere individualistico ed edonistico.
Al di là della prassi politica in atto, nell’ufficialità dell’Unione Europea, che posto ha il matrimonio? Il Documento della COMECE informa che La Convenzione Europea sui diritti dell’Uomo e la Carta sui Diritti Fondamentali dell’Unione Europea affermano entrambe il “diritto al matrimonio”. La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha stabilito in una sentenza che «il matrinonio è strettamemente collegato con le tradizioni culturali e storiche di ogni società e le sue più profonde convinzioni sull’unità della famiglia». La Corte Europea di Giustizia si è rifatta al tradizionale e generalmente accettato concetto di matrimonio, affermando in una sentenza: «Le nozioni comunitarie di matrimonio e coppia riguardano esclusivamente una relazione fondata sul matrimonio civile nel tradizionale senso del termine». In altri termini, le istituzioni europee rimandano agli Stati nazionali per la legislazione sul matrimonio, ma nello stesso tempo ritengono che le prescrizioni della legge internazionale garantiscono gli standard minimi per la tutela dei diritti umani in materia. L’esistenza di un “diritto al matrimonio” e nella Convenzione e nella Carta preclude ogni tentativo di eliminare il matrimonio come categoria giuridica.
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giovedì 8 novembre 2007
L´Europa: "I fondi ci sono già" si allargano i confini di Schengen.
"La lettera dei due premier sarà esaminata con attenzione. Bene la cooperazione".
(Alberto D'Argenio - La Repubblica) La via da seguire è quella dell´integrazione, non solo perché il 21 dicembre cadranno le frontiere con altri nove paesi europei, prevalentemente dell´ex blocco sovietico, ma anche perché da oggi al 2050 nel Vecchio Continente arriveranno 40 milioni di nuovi immigrati. L´Europa osserva con attenzione le vicende italiane innescate dall´omicidio di Giovanna Reggiani, si compiace del dialogo tra il premier Romano Prodi e il collega romeno Colin Popescu Tariceanu e chiede a Roma di evitare «reazioni emotive» contrarie alle regole Ue.
Quanto alla lettera inviata dai due premier al presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, Bruxelles si esprime con cautela: «Ci è appena arrivata - ha commentato il portavoce di Barroso - la analizzeremo con attenzione anche se non possiamo che compiacerci per la cooperazione tra Italia e Romania», considerata la via maestra per fare rientrare l´emergenza. Ma a parte i primi commenti a caldo una cosa è certa: per la Commissione le regole e i fondi europei esistenti offrono già gli strumenti per integrare chi arriva dagli altri paesi dell´Unione. Come emerso dalle parole dello stesso portavoce di Barroso e da quello del suo vicepresidente, Franco Frattini, secondo cui per integrare i rom ci sono già i soldi messi a disposizione dal Fondo sociale di Bruxelles. Intanto lunedì anche l´Europarlamento si occuperà del caso Romania-Italia con un dibattito e una risoluzione che sarà votata il giorno successivo.
Ma ieri Bruxelles ha risposto anche alle dichiarazioni rilasciate da Prodi al Financial Times (l´Europa ha sottostimato i flussi migratori di Romania e Bulgaria), osservando che la maggior parte di romeni era nel nostro Paese già prima di gennaio, mese in cui Bucarest è entrata all´Ue. «I romeni che hanno preso la residenza in Italia dopo l´allargamento non sono aumentati in modo significativo», ha sottolineato il portavoce dello stesso Frattini: nel 2006 erano 273 mila e quest´anno sono 306 mila, una cifra pari allo 0,8% della popolazione lavorativa italiana (si parla però di quelli registrati, non degli effettivi). Un dato che colloca il Belpaese al secondo posto tra le mete più amate dai romeni, che al nostro territorio preferiscono solo quello spagnolo (là sono 555 mila).
Oggi intanto i ministri degli interni dei Ventisette decreteranno l´abbattimento delle frontiere per altri nove paesi Ue, otto dei quali dell´ex blocco comunista come Polonia, Slovenia e le repubbliche baltiche, tutti quanti entrati nell´Unione nel 2004 (rimangono fuori da Schengen romeni e bulgari e ciprioti). Dal 21 dicembre, quindi, più di 300 milioni di europei potranno viaggiare da Lisbona ai confini con l´Ucraina senza mostrare i documenti alle frontiere. E lunedì prossimo anche i ministri delle Finanze affronteranno il tema immigrati: in un documento preparato per la loro discussione dalla Commissione si sottolinea che l´immigrazione «è diventata un fattore predominante» nella crescita demografica ed economica dell´Ue, anche se da sola non sarà sufficiente a risolvere tutti i problemi legati all´invecchiamento. E pensare che Bruxelles da qui al 2050 prevede l´arrivo di altri 40 milioni di extracomunitari. La parola d´ordine, anche per loro, è «integrazione».
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mercoledì 7 novembre 2007
Studentesse Ue e prostituzione: «Faccio sesso per pagarmi gli studi».
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