banda http://blografando.splinder.com
Visualizzazione post con etichetta clero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta clero. Mostra tutti i post

venerdì 22 agosto 2008

Il Papa ricorda vescovo Bressanone morto improvvisamente ma dimentica la pedofilia.

Oggi i funerali. Di recente le vacanze di Benedetto XVI.
(Apcom) La morte improvvisa del vescovo di Bolzano e Bressanone è stata "una perdita dolorosa" per il Papa, che ha incontrato mons. Wilhelm Egger durante le recenti vacanze trascorse proprio a Bressanone.
"Non solo la Diocesi di Bolzano-Bressanone, ma anche l'intera Chiesa ha perso con il Vescovo Wilhelm Egger un Pastore tanto erudito quanto amabile e pio, che instancabilmente ha portato alla gente la Buona Novella di Cristo, a lui affidata in modo particolare nell'Ordinazione sacerdotale ed episcopale", scrive Benedetto XVI in un messaggio inviato in occasione dei funerali del presule, che si sono svolti oggi nel duomo brissinese.
"Anche per me personalmente la morte di Mons. Wilhelm Egger, che mi è stato caro amico e che ancora una settimana fa in occasione del mio congedo da Bressanone ho potuto salutare, significa una perdita dolorosa", ha aggiunto il Papa. Mons. Egger, che era anche segretario speciale del Sinodo che si svolgerà ad ottobre in Vaticano aveva, per il Papa, "un rapporto profondo con la Sacra Scrittura, che ha totalmente pervaso e plasmato la sua vita".
---

Il vescovo Egger e i processi per pedofilia contro due preti della sua diocesi.
Il vescovo Egger passerà alla storia anche per aver violentamente attaccato la magistratura in occasione dei processi che hanno visto la condanna di due preti in processi per pedofilia.

Nel procedimento contro don Giorgio Carli (foto a fianco), prete di Bolzano condannato dalla Corte di appello di Trento a 7 anni e 6 mesi per violenze su una bambina dai 9 anni ai 15 anni, il vescovo Egger, durante le indagini si avvalse della facoltà di non rispondere (segreto professionale):

Nel corso del processo aveva testimoniato sulla buona reputazione di don Carli (come se il suo giudizio sulla sua reputazione nel clero lo scagionasse dalle accuse).

Dopo la sentenza il vescovo ha attaccato la magistratura, rea di aver condannato il prete. Un giudizio ribadito lo scorso 30 luglio "Ho detto al papa che don Carli è innocente".

Nel caso di mons Hansjoerg Rigger, decano dei teologi e docente del seminario di Bressanone, condannato a 1 anno e 6 mesi per possesso di materiale pedopornografico, il vescovo ha attaccato la magistratura per non essere stato avvisato delle indagini e perché, secondo il vescovo, il teologo era in buona fede nel detenere immagini pedopornografiche.

Don Rigger (foto a fianco), tra l'altro, non si è mai difeso dalle accuse, essendosi fatto difendere dall'avvocato di ufficio nel processo al Tribunale di Siracusa in cui è stato condannato.

In tutto ciò nemmeno una parola di pietà per le vittime.

Sphere: Related Content

lunedì 30 giugno 2008

Roma. Successore di Ruini dice d'essere alleato in difesa di generici diritti fondamentali. Non cambia nulla.

(L'Avvenire) "Come pastore e concittadino mi sento vicino, amico e alleato di ogni persona nella promozione e nella difesa dei diritti fondamentali e della dignità di ciascuno" e "mi sono presenti le grandi sfide della modernità, che hanno creato in tanti uomini e donne una situazione di smarrimento spirituale, d'incertezza e di paura rispetto al futuro, quali altrettante provocazioni alla Chiesa...". Così il nuovo vicario di Roma, Agostino Vallini, in una lettera ai fedeli della diocesi quale messaggio di saluto per il suo insediamento. Nel messaggio il cardinale saluta le autorità civili, a cominciare dal presidente della Repubblica, il predecessore Camillo Ruini, "le famiglie, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i poveri, le persone sole" e i vari collaboratori ecclesiastici e i rappresentanti delle altre chiese cristiane. Un pensiero speciale ai sacerdoti: "conosco per esperienza personale - dice - le gioie intime e profonde del ministero, ma anche le fatiche nel portarlo avanti, la delusione nel sopportarne gli insuccessi, il peso della solitudine e l'amarezza delle ore oscure e pericolose dell'incomprensione. Soprattutto in questi momenti difficili - spiega - mi piacerebbe essere capace di vicinanza, di amicizia e sostegno". Oltre alle sfide della modernità, il porporato ribadisce la propria attenzione per la "emergenza educativa".

Sphere: Related Content

martedì 24 giugno 2008

Quando la chiesa era ignorante. La controversa figura del cardinale Siri: Il nazismo, le donne, l'aids.

(Chiesa cattiva) Giuseppe Siri è stato uno dei più importanti cardinali della Chiesa Cattolica del 900. Dal 1959 al 1965 fu Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e guidò la diocesi di Genova per oltre quarant'anni. Fu un estremo conservatore, aiutò numerosi criminali nazisti a fuggire in Argentina, era contro l'uguaglianza tra uomo e donna, considerava l'AIDS una punizione divina.
Terminata la seconda Guerra Mondiale, Genova divenne il punto di partenza verso il Sud America di numerosi e importanti criminali nazisti. Dalla città ligure iniziò la fuga di Joseph Mengele (il dottor morte), Adolf Eichmann (cordinatore dei campi di sterminio), Erich Priebke (protagonista dell'eccidio delle Fosse Ardeatine) e Klaus Barbie (il macellaio di Lione). Siri divenne arcivescovo della città nel 1946 e fondò due organizzazioni che fornirono le coperture necessarie ai gerarchi nazisti. A gestire la rete era il prete croato Karl Petranovic che si occupava di ottenere il benestare del Vaticano per ogni singolo criminale, i documenti falsi dalla Croce Rossa e di nascondere i nazisti nel conventi.
"Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore", Efesini 5,22. Siri era fedele a questo insegnamento biblico e predicava la subordinazione della donna all'uomo. Arrivò al punto di condannare l'uso dei pantaloni. "E' un castigo di Dio, evidentemente, perché prima non c’era. [...] È una malattia terribile che colpisce il peccato direttamente. Purtroppo la malattia si espande da costoro agli altri, innocenti, e così li hanno sulla coscienza. [...] Il mondo ha progredito soprattutto nei sette peccati capitali. Dio per risposta ci ha mandato l’AIDS". Questo era il pensiero del cardinal Siri, sulla scia della tradizione cattolica di Papa Leone XII che nel 1826 disse: "Chiunque procederà alla vaccinazione cesserà d’essere figlio di Dio: il vaiolo è un castigo voluto da Dio, la vaccinazione è una sfida contro il cielo".

Sphere: Related Content

lunedì 23 giugno 2008

Bologna, a pochi giorni dal gaypride scoppia il caso Caffarra.

L'Arcivescovo Caffarra al seminario dei medici cattolici. "I gay tradiscono la vera sessualità". "I rapporti omosex, pericolo sociale".
(Giovanni Panettiere - Il Resto del Carlino) A una settimana dal Gay Pride, l'arcivescovo Carlo Caffarra, intervenendo sabato al seminario dei medici cattolici di Brescia, s'interroga sull'origine della sessualità maschile e femminile e chiude le porte alle relazioni omosessuali. Una lezione sintetizzata dallo stesso cardinale sulla prima pagina di Bologna 7 di ieri. Per Caffarra l'orientamento sessuale, maschile o femminile, non è, a dispetto della teoria gender, "frutto della libertà che, nel progettare questa configurazione, non ha alcun referente naturale" e nemmeno il risultato della sola natura perché in questo modo "l'io é ridotto all'insieme dei processi biologici e psicologici". Da dove derivano allora l'orientamento sessuale maschile e femminile, se la spiegazione non la si può trovare nel divario tra "natura o cultura", tra "realtà o scelta"? "Quando parliamo di mascolinità e femminilità — risponde il cardinale — parliamo di un corpo, di una fisiologia e di una psiche che sono maschili e femminili. In una parola di natura maschile e femminile". Ma la natura non basta a spiegare il nostro essere uomo o donna, la nostra attrazione per l'altro sesso, sia questo maschile o femminile. Nel tempo il genere umano ha elaborato "una comprensione della propria mascolinità e femminilità" producendo "codici etici riguardanti il modo di viverla propria". Sono allora la natura e la cultura, la realtà e la scelta a determinare la sessualità. Dalle parole del cardinale è chiaro che è solo l’eterosessualità ad essere naturale. Per la Chiesa l'omosessualità resta "intrinsecamente disordinata" (Dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede, 1986), anche se, in un intervento del 1975, la stessa Dottrina Fidei ammette la possibilità di "omosessuali definitivamente tali per una specie di istinto innato". Secondo Caffarra "il significato veicolato dalla mascolinità/femminilità della persona è un significato sponsale: l'essere costituiti per una relazione con l'altro". Ecco allora il duro monito contro le unioni omosessuali che tradiscono "il significato originario della sessualità": sono relazioni di identici, "cioè alla fine con sé stessi".
---

Caffarra alla vigilia del Gay Pride: "Rapporti omosex, pericolo sociale". L'intervento del cardinale sul tema "Maschio o femmina. Realtà o scelta?"
(Michele Smargiassi - La Repubblica, edizione di Bologna) - Ignorare o confondere la distinzione fra uomo e donna non è solo irragionevole, ma "inficia ogni rapporto sociale"; insomma le rivendicazioni omosessuali sono una minaccia per la società tutta quanta. Lo dice da tempo il cardinale Carlo Caffarra, ma non è un caso che abbia voluto ribadirlo ieri con grande evidenza su Bologna Sette, il supplemento domenicale diocesano di Avvenire, a meno di una settimana dal Gay Pride che sta scuotendo, in città e non solo, i rapporti fra laici e cattolici in politica.

Il testo dell'arcivescovo, titolato a tutta pagina Maschio e femmina: realtà o scelta?, è frutto di una relazione presentata sabato scorso da Caffarra al centro pastorale Paolo VI di Brescia, ma Avvenire tiene a precisare che il cardinale ne ha "scritto di suo pugno" una sintesi specificamente per il settimanale. Nel testo il cardinale, col linguaggio del teologo morale, propone una "risposta cristiana" alle due opposte, e a suo parere sbagliate, interpretazioni della differenza fra i sessi: la "teoria del gender" che ammette che chiunque possa scegliere liberamente la propria appartenenza di genere senza sentirsi tenuto a rispettare alcun "referente naturale"; e la teoria della "rottamazione dell'io" per cui l'identità sessuale "è ridotta all'insieme dei processi biologici e psicologici" e non bisogna fare altro che seguire "una mera spontaneità". La risposta cristiana, per Caffarra, sta in mezzo: "natura e cultura, libertà e scelta": non una media matematica, ovviamente, ma il riconoscimento dettato dalla ragione che "la humanitas è bi-forme", che la relazione tra mascolinità e femminilità "non si contratta" perché ha già una sua naturale destinazione: il suo "significato sponsale, l'essere costituiti per la relazione con l'altro", che è poi "condizione dell'esistenza di un terzo: il figlio". E qui Caffarra affonda il giudizio sull'omosessualità: "La relazione omosessuale non veicola più il significato originario della sessualità, è relazione di identici, cioè alla fine con se stessi". Non solo: "Poiché la società uomo-donna è il paradigma fondamentale di ogni socializzazione della persona, l'errore e il disordine circa quella inficia ogni rapporto sociale". Ne deriva in particolare una minaccia per l'istituto matrimoniale e la famiglia, "che sta subendo una vera e propria de-costruzione, smontata pezzo per pezzo. Si parla ancora di coppia, di famiglia, di genitori, di paternità/maternità, ma queste parole veicolano significati tra loro contrari". Non è difficile, dietro il linguaggio cattedratico, leggere un riferimento alle unioni civili e al matrimonio omosex. Così come sembra trasparente il rimprovero di Caffarra al "pensiero cristiano" che "non è sempre stato vigile" su questi argomenti: quasi un invito ai cattolici bolognesi a levare la loro voce. Come in effetti le ACLI di Bologna hanno appena fatto, accusando il PD (che invece ha aderito alla manifestazione sui diritti omosessuali che solcherà sabato prossimo le vie di Bologna) di "appoggiare una manifestazione esibizionista e radicalmente anti-cattolica". Il PD ha risposto di avere aderito in nome della "lotta contro ogni discriminazione" senza far propria l'intera piattaforma della manifestazione. Ma dopo il richiamo dell'arcivescovo, la polemica potrebbe tornare ad allargarsi.

Sphere: Related Content

lunedì 28 aprile 2008

Una ricercatrice del Cnr racconta la sua contestazione. "Sì, ho fischiato Bagnasco questa Chiesa supera i limiti".

"Ma non ce l´ho con la religione, ad applaudire Don Gallo a Palazzo Ducale, dieci giorni fa, c´ero anch´io".

(Donatella Alfonso - La Repubblica, edizione di Genova) «Non so come sia partito il primo fischio. Ma sicuramente non è stato zittito, anzi si sono uniti progressivamente in tanti: ragazzi e persone anziane, signore con la bandierina tricolore, certo non quelle persone da cui ti aspetteresti una reazione così decisa. Mi sembra impressionante come anche a me sia venuto spontaneo unirmi, fischiare: lo confesso, mi è uscito dal cuore. Perché io rispetto chi ha fede e chi crede, ma l´ingerenza di questa Chiesa sta diventando così palese e oppressiva; e Bagnasco come presidente della Cei la rappresenta. Quella protesta non era contro la religione, ma contro un certo tipo di Chiesa: ad applaudire don Gallo a palazzo Ducale, una decina di giorni fa, c´ero anch´io...». Elisabetta Schiano, ricercatrice del Cnr, non ha esitazioni a spiegare perché, nel pomeriggio del 25 aprile, anche lei si è unita alla protesta - molti fischi, "buu", grida "vai via" - contro l´arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco, mentre raggiungeva a piedi palazzo Ducale per la cerimonia solenne del 25 aprile. Nella stessa piazza, poco dopo, l´arrivo del presidente Giorgio Napolitano è stato invece salutato da una vera e propria ovazione delle migliaia di presenti.
Ma la protesta di piazza Matteotti non c´entra nulla con la Resistenza, con gli eventi del passato, né con posizioni politiche contrapposte: tanto è vero che le bandiere dei partiti della sinistra si trovavano ai margini della piazza, lontane da dove sono partiti i primi fischi che hanno agilmente superato i primi applausi, peraltro non troppo nutriti. La ragione di questo malessere andrebbe invece ricercata negli atteggiamenti che la Chiesa, e la Cei in particolare, hanno preso sui temi più eticamente sensibili: dall´aborto ai Dico. «Io vedo molte polemiche anche sui costi della visita di Papa Ratzinger; se fosse stato Wojtyla, non si sarebbe detto nulla del genere - precisa Schiano - Ripeto, mi ha impressionato, e sicuramente come me tutti gli altri che hanno fischiato o gridato, pensare "veramente, di questa chiesa non se ne può più". E´ vero che è anche colpa dei politici che non sono capaci a contrastare un´ingerenza eccessiva non solo negli affari del paese, ma nelle scelte quotidiane delle persone».
Resta il fatto che la democratica Genova, in cui sicuramente la componente laica è molto forte, mai aveva contestato così apertamente un arcivescovo. E che questo ha sicuramente creato una macchia , ma anche un elemento di riflessione, in una giornata di festa indiscussa com´è stata davvero quella del 25 aprile. «Io non sono genovese, ma ci vivo da tempo - risponde Elisabetta Schiano - Penso che Genova abbia un profondo senso dello stato, ma qui si è oltrepassato il limite: è questa Chiesa, e Bagnasco che la rappresenta, ad aver fatto di tutto per arrivare a questo....». Rispetto per chi crede e per chi ha rispetto delle opinioni degli altri, invece; dissenso verso chi «ha un eccesso di presenza nella vita di uno stato e dei suoi cittadini. E mi chiedo: é necessario che in ogni manifestazione pubblica ci sia sempre una presenza della religione?».

Sphere: Related Content

giovedì 17 aprile 2008

Scandalo pedofilia: il papa se la prende con pornografia, violenza e i cattolici aperti.

(Libération) Papa Benedetto XVI ha riconosciuto, mercoledì, davanti ai vescovi degli Stati Uniti che lo scandalo dei preti pedofili americani era stato “gestito molto male”, ma chiama anche in causa la “pornografia” e la “violenza” onnipresenti nella società americana. Questo scandalo è un motivo di “vergogna profonda” e di “sofferenze enormi” per la Chiesa cattolica, ha confermato il papa, dopo aver già espresso la sua “vergogna” martedì sull’aereo che l’aveva condotto negli Stati Uniti. “Rispondere a questa situazione non è facile e, come ha detto il presidente della conferenza episcopale (il cardinale Francis George), è stata talvolta gestita molto male”, ha riconosciuto. Benedetto XVI ha sottolineato che “la compassione e l’attenzione per le vittime” doveva essere una “priorità”. Ma ha anche ritenuto che l’azione della Chiesa dovesse dispiegarsi in un “contesto più ampio”, collocando il “peccato degli abusi” sessali nel contesto “dei costumi sessuali” della società americana. “Che cosa significa parlare di protezione dell’infanzia quando la pornografia e le violenze possono essere viste in numerose case attraverso i media, largamente accessibili oggi?”, ha detto il papa.

“Tutti hanno il loro ruolo da giocare” per offrire una “formazione morale ai giovani come agli adulti”, ha detto: “non solamente i genitori, gli esponenti religiosi, gli insegnanti e i catechisti, ma anche i media e l’industria dello svago”.

Il grande scandalo degli abusi sessuali su minori, progressivamente emersi nella Chiesa americana a partire dal 2002 ha coinvolto più di 4.000 sacerdoti (su 45.000), citati in giudizio dalle vittime che hanno anche accusato i vescovi di aver chiuo gli occhi e persino di proteggere i colpevoli. La Chiesa americana ha dovuto versare più di tre miliardi di dollari alle vittime, ma molte tra loro ritengono che il mea culpa della gerarchia sia insufficiente. Mercoledì, il papa ha d’altra parte criticato il carattere a volte superficiale della religiosità americana.

“L’America è una terra di grande fede”, rimarchevole per il “fervore religioso” del suo popolo, ha detto. Ma “è coerente professare la nostra credenza in chiesa la domenica (…) e ignorare o sfruttare i poveri e gli emarginati, di promuovere comportamenti sessuali contrari all’insegnamento della Chiesa o adottare delle posizioni che contraddicono il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale?”, ha detto. Ha denunciato “lo scandalo offerto dai cattolici che promuovono il cosiddetto diritto all’aborto”.
---

Sphere: Related Content

lunedì 14 aprile 2008

Bologna. Gay Pride, il settimanale della Curia contro Guglielmi.

Il caso - Per le parole sull´estate culturale. Il corsivo: si diano all´assessore solo le varie e eventuali. La replica: non è un giornale serio.

(La Repubblica, edizione di Bologna) Il settimanale della Curia "Bologna Sette" critica l´assessore alla Cultura Angelo Guglielmi, secondo il quale "L´estate culturale bolognese comincia con il Gay Pride", e a stretto giro replicano Franco Grillini, presidente onorario Arcigay, e il comitato organizzatore del Pride, che sfilerà per le strade il 28 giugno. Nel mezzo l´assessore alla Cultura, che replica piccato: «Bologna Sette non è un giornale serio. E´ una menzogna assoluta, una balla che l´estate bolognese del Comune cominci con il Gay Pride. Stanno smerciando una notizia falsa».
A sollevare la nuova polemica tra via Altabella e Palazzo d´Accursio è il corsivo apparso ieri sul settimanale di Avvenire, siglato dal responsabile del supplemento Stefano Andrini. «Abbiamo forti dubbi che una manifestazione di costume (peraltro discutibilissima) come il Gay Pride debba rientrare nella programmazione culturale del Comune di Bologna e ne sia in qualche modo il punto di partenza. E´ questo l´ideale che viene proposto alla città?. Cultura è al contrario tensione all´elevazione dello spirito, espressione della ricerca del bello. Guglielmi, nel suo incontenibile entusiasmo per il Gay Pride, tace sugli autentici fatti culturali di cui il suo ufficio dovrebbe occuparsi (la cultura bolognese è stata fatta grande nel mondo non da rivendicazioni di identità sessuale ma, per esempio, dalla sua università e dalla coltivazione del diritto). Dopo questa uscita infelice non ci resta che sperare che all´assessore sia affidata con urgenza solo la delega alle ‘varie ed eventuali´. O che Guglielmi tiri finalmente i remi in barca prima che in barca ci vada il suo assessorato».
Pronta la risposta di Grillini: «La Curia di Bologna si rassegni: gli assessori per ora li nomina il sindaco e anche le deleghe. Non c´è ancora quello Stato teocratico nel quale si chiede il permesso alla Curia prima di assumere decisioni amministrative. L´articolo di ‘Bologna Sette´ sul Gay Pride ci dice che la manifestazione non piace alla Curia di Bologna. Lo sapevamo già, d´altra parte nemmeno la politica della Curia piace a noi per cui siamo pari». Il presidente dell´Arcigay ha aggiunto un «consiglio» alla diocesi bolognese: «Evitare gli insulti se si vuole una manifestazione che non ricambi e non rispedisca al mittente i toni offensivi dell´articolo. La Curia si metta il cuore in pace e rispetti il Pride».

Sphere: Related Content

martedì 25 marzo 2008

Don Gelmini: Chiesto rinvio giudizio.

Nessun avviso ufficiale ancora giunto ai difensori del sacerdote.
(Ansa) La Procura di Terni avrebbe chiesto il rinvio a giudizio di don Gelmini per presunti abusi sessuali su ex ospiti della Comunita' Incontro. Nessun avviso del provvedimento e' comunque finora giunto ai difensori del sacerdote. Riserbo assoluto anche da parte degli inquirenti, e nessun commento da parte dello stesso don Gelmini e dalla Comunita' Incontro di Amelia. Il sacerdote e la struttura hanno annunciato che intendono rimanere in silenzio finche' il provvedimento non sara' ufficiale.

Sphere: Related Content

venerdì 14 marzo 2008

Il Vescovo di Edinburgo contro Sir Ian McKellen. "Gli omosessuali dovrebbero stare in carcere come ai tempi di Oscar Wilde".

(Fabrizio Gentili) Il vescovo di Edinburgo fa un’accusa non solo infondata ma che risuona un pò ridicola e quasi da anatema e caccia alle streghe. Joseph Devine (nella foto) è il suo nome e per chi segue John Waters non può che associare questo nome ad uno dei suoi personaggi (Divine).
Il vescovo accusa di cospirazione i gruppi di attivisti LGBT che “con la loro presenza ogni anno alle commemorazioni dell’olocausto” vorrebbero “creare un’immagine di un gruppo sotto costante persecuzione”.
Il vescovo scozzese spinge la polemica fino a meravigliarsi degli onori conferiti a Ian McKellen, Sir Ian McKellen per la precisione portando a confronto il fatto che l'essere gay cento anni fà si finiva in prigione, riferendosi ad Oscar Wild.
Sir Mckellen e’ uno dei fondatori del gruppo Outrage nato dopo l’assassinio dell’attore gay Michael Boothe nel maggio del 1990. Avrei veramente voglia di ricordare al signore in rosso della capitale scozzese che sotto il paragrafo 175 del codice penale tedesco, i devianti sessuali, che includevano gli omosessuali, erano obbligati ad indossare il triangolo rosa, equivalente allo stigma della stella gialla per gli ebrei, ed erano sottoposti ad esperimenti medici, che includevano lobotomie, e obbligati in campi di concentramento, luoghi dove in numeri che variano dai 5000 ai 15000, erano condannati alle camere a gas.
Per fortuna ci hanno pensato quelli di Stonewall Scotland. Alla richiesta di scuse ufficiali da parte di Irving Calum, il vescovo ha semplicemente risposto che non ha nulla di cui scusarsi. Sarebbe interessante sapere cosa invece ne pensa il vescovo di Roma, ovvero Benedetto XVI, di tali asserzioni che non solo portano la stigma di essere gay associata ad oltre un secolo prima, ma rinforzano la credenza che sia giusto non riconoscere il sacrificio e i soprusi che i gay hanno dovuto subire sotto vari regimi e che in qualche maniera sono stati anche spalleggiati dai ranghi ecclesiali cattolici. Il pericolo e' che tali credenze riprendano piede in strati culturali come quelli che portarono all’ascesa di crudeli dittature populiste e pseudo-sociali che noi tutti non rimpiangiamo, tranne ovviamente il vescovo Devine in Scozia e Ahmadinejad in Iran, e che non dobbiamo mai dimenticare.
La tenace ignoranza con la quale sempre piu’ spesso gli attacchi degli estremisti religiosi sembrano rinvigorirsi, mostra come si sia arrivati ad estremi di patetica demagogia populista, di fronte alla perdita dell’egemonia cattolica sul sistema di valori fondamentali della societa’ moderna.
Vorrei poter provare meno rabbia e piu’ pena per questi disperati appelli al rinnegare evidenze storiche, ma non ho la capacita’ di cancellare con un colpo gli orribili eventi che marcheranno, che ci piaccia o no, quel che siamo come individui e come realta’ storica, in un europa dove essere gay oggi non è più un crimine contro natura ne’ contro nessuna legge temporale.
Spero che il vescovo di Edimburgo possa trovare una pace tra le sue credenze e la realta' di innegabili fatti. E per le sue scuse ne faccio a meno, e forse i cattolici, quelli veri, quelli che credono piu' in amori fraterni che in ipocrite paternali, forse loro invece dovrebbero chiedere le scuse del vescovo.

Sphere: Related Content

martedì 11 marzo 2008

Il primate di Spagna dopo la vittoria di Zapatero: «Matrimonio, aborto, eutanasia: Così condurrà il Paese al disastro».

Il cardinale Antonio Cañizares: «Giusta la battaglia di Giuliano Ferrara». Difendere valori in pericolo non è ingerenza.

(Aldo Cazzullo - Il Corriere della Sera) Prima di parlare, il cardinale Antonio Cañizares (a fianco), primate di Spagna, arcivescovo di Toledo, ha piacere che si veda la sua cattedrale. «Qui è nata la Spagna. Nel 593, con la conversione del re visigoto Recadero. Anzi, Benedetto XVI mi ha detto che a Toledo è nata l’Europa, con l’incontro nel cattolicesimo tra tedeschi e latini, due secoli prima di Carlo Magno. Poi la chiesa fu distrutta e divenne moschea. Poi fu distrutta la moschea e fu ricostruita la chiesa…». Lo chiamano il piccolo Ratzinger, per i capelli candidi, il tratto cortese, la fermezza.
Cardinale, avete perso le elezioni? La vittoria di Zapatero è la sconfitta dei vescovi spagnoli?
«No. Mi congratulo con Zapatero. Siamo pronti a collaborare con lui, purché si muova nel solco della Costituzione e persegua, come fa la Chiesa, il bene comune. Noi non siamo contro il governo. Certo, i conflitti con il potere costituito sono per la Chiesa una condizione storica». In Italia si pensa il contrario, al punto talora da identificare la Chiesa con il potere. «Forse, in passato. Oggi la Chiesa non è il potere, anche se può subirne la tentazione; ma in fondo anche Cristo fu tentato. E noi non cesseremo di reclamare contro alcune cose che il governo ha fatto o potrà fare».

Lei ha parlato di una «rivoluzione culturale laicista» di Zapatero. Che cosa intende? Questa rivoluzione continuerà?
«Sì, è in corso una rivoluzione culturale. Non solo in Spagna; in tutto l’Occidente. La denuncia Benedetto XVI, quando paventa la dittatura del relativismo. La Spagna rappresenta la punta più avanzata di questa rivoluzione, con le sue leggi “di genere”, che vanno ben oltre il femminismo tradizionale, questa sorta di lotta di classe tra uomo e donna. Il governo spagnolo ha varato leggi che negano l’evidenza della natura e della ragione, che affidano allo Stato la formazione morale dei giovani, che si propongono di fondare una nuova cultura su una concezione falsa della libertà».

Una rivoluzione che ora continuerà. Cosa deve fare la Chiesa?
«Quanto ha fatto finora. La sinistra parla di allargare i diritti. Ma i diritti non si creano in Parlamento. La Chiesa vuole collaborare a costruire una società di convivenza e di pace. Ma quale convivenza può esserci al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna? Quale convivenza può esserci se si intende eliminare Dio dalla vita sociale? Quale convivenza può esserci se si nega il diritto alla vita? Non abbiamo nulla da rimproverarci: sarebbe un tradimento se rinunciassimo a difendere la vita, dal concepimento alla morte naturale. Noi non siamo contro la democrazia, ma a favore; chi nega il diritto alla vita è contro la democrazia, e conduce la società al disastro. Noi difenderemo i valori in pericolo. E ci batteremo contro l’ampliamento della legge sull’aborto, e contro l’eutanasia».

L’aborto in Italia è tornato nell’agenda politica. In Spagna la legge è più restrittiva che in Italia. Teme che Zapatero intenda cambiarla?
«Ci sono a sinistra persone e gruppi che lo chiedono. Ma la Corte costituzionale ha riconosciuto i diritti del nascituro. Noi dobbiamo innanzitutto chiedere la piena applicazione della legge in vigore: sono convinto che molti dei centomila aborti che avvengono in Spagna ogni anno sarebbero evitati. Conosco la battaglia di Giuliano Ferrara per la moratoria, e vi aderisco. Per il futuro, mi batterò per l’abolizione dell’aborto. Che è il peggior degrado della storia dell’umanità».
Zapatero è stato polemico con i vescovi in campagna elettorale. Che effetto le ha fatto?
«Non l’ho capito. E tuttora, dopo il suo trionfo, continuo a non capirlo. Le sue aggressioni verbali si basavano su parole manipolate, come quelle del cardinale Rouco Varela, o riferite dai media in modo incompleto, come quelle del cardinale García Gasco. Comunque, non ho nulla contro la persona. Lui stesso ha detto di non voler ripetere gli errori. Prego per lui che imbocchi la strada giusta».

Questo significa che può cominciare una nuova stagione nei rapporti tra governo e Chiesa?
«Da parte nostra non esiste, non può esistere nessuna nuova stagione. In questi anni la Chiesa spagnola non ha compiuto un solo atto di ingerenza. Il cristianesimo è l’unica religione che separa fede e politica: a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare. Di Dio sono la vita, la verità, l’uomo».

La destra non ha fatto propria la battaglia culturale della Chiesa. Ora cosa dovrebbe fare, secondo lei, l’opposizione a Zapatero, in Parlamento e nella società?
«Non mi permetto di dare indicazioni a un partito. Dico che il futuro della nostra società si gioca in una grande battaglia culturale, e che nessun cattolico, in qualunque partito militi, può disertare. Al contrario: il parlamentare, il medico, il docente universitario, ognuno deve fare la sua parte. E la Chiesa deve evangelizzare la Spagna. Noi non vogliamo essere fattore di divisione, ma del progresso autentico; non del progresso che rinchiude la ragione nel recinto della scienza».

Il confronto tra Stato e Chiesa è un tema anche della campagna elettorale italiana. Qual è la differenza tra la Chiesa spagnola e la nostra?
«La Chiesa italiana ha più spazio sui media. Quando ci fu il Family Day, tutti i giornali dedicarono più pagine alla manifestazione di piazza San Giovanni, emezza pagina a quella laicista di piazza Navona. In Spagna molti giornali avrebbero fatto il contrario. Da qui l’impressione che la Chiesa italiana sia più ascoltata. Ma guardi che anche in Spagna la gente ci sta a sentire. Quando mi incontrano in stazione o all’aeroporto, i passanti mi incoraggiano: “Don Antonio, avanti così!”. Quando il cardinale Rouco ha invitato i madrileni in piazza, sono venuti in due milioni. Finora c’è stato un deficit dei cattolici nella vita pubblica, ma le cose stanno cambiando, e il futuro sarà diverso».

L’unità nazionale spagnola è in pericolo?
«L’unità della Spagna è un bene morale che appartiene a tutti, e che tutti dovrebbero difendere. Ad esempio evitando qualsiasi trattativa, qualsiasi riconoscimento politico al terrorismo ».

Che cosa pensa della legge sulla memoria? Non è forse giusto eliminare anche dalle chiese lapidi, iscrizioni, simboli del franchismo?
«È una legge non necessaria. Le sofferenze del passato si possono riparare in altri modi. E molte sono già state riparate. Fare una legge significa rievocare e rinfocolare le divisioni tra di noi. Abbiamo invece bisogno di più riconciliazione, di più unità. La vera legge per la memoria è la Costituzione del 1978; lì c’è già tutto; il di più è inutile o dannoso».

Sphere: Related Content

Sui pedofili il silenzio è sacro. Il memoriale spedito a Wojtyla sugli abusi in Messico.

Le accuse ai preti italiani. In un libro, le omissioni della Chiesa.
(Gianluca Di Feo - L'Espresso) Forte con i deboli e debole con i potenti. A leggere le inchieste e le rivelazioni sulle coperture del Vaticano ai sacerdoti accusati di pedofilia sembra di assistere a un capovolgimento dei valori della Chiesa. Scandali come quelli statunitensi o come l'incredibile vicenda di don Gelmini aprono crepe nella credibilità delle istituzioni ecclesiastiche e soprattutto nella loro capacità di prevenire e punire gli abusi sessuali del clero. Adesso un volume in uscita per l'editore Chiarelettere contribuisce ad aumentare i dubbi. In 'Viaggio nel silenzio' Vania Lucia Gaito raccoglie testimonianze e documenti inediti, fondendoli in una panoramica planetaria delle coperture concesse dalle curie ai protagonisti dei reati.

Alcune delle storie raccolte sono paradossali. C'è la lettera-memoriale inviata a Giovanni Paolo II da un gruppo di sacerdoti e fedeli messicani contro padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. E c'è il racconto del calvario di Alessandro Pasquinelli: "Nel gennaio del 2004 ho patteggiato una condanna per pedofilia. A quell'epoca ero parroco alla Vergine dei Pini, a Monsummano Terme. Ho patteggiato senza saperlo. E ho da scontare tre anni senza aver fatto nulla". Perché accettare una pena senza difendersi? L'ex parroco Pasquinelli sostiene di avere potuto provare la sua innocenza e mostra all'autrice del volume documenti e testimonianze. "Mi fecero firmare un foglio in bianco. Dissero che ci avrebbero scritto un mandato per l'avvocato. Invece ci scrissero il patteggiamento. E il patteggiamento ci fu senza che io neanche ne sapessi nulla. Mi venne comunicato a cose fatte dal mio vescovo".

Che interesse poteva avere un vescovo a far condannare un suo sacerdote innocente? Pasquinelli viene descritto come un prete dinamico, preparato. Entra persino nell'Opus dei e racconta di avere diviso il suo tempo tra l'Opera e la parrocchia. Lì a Monsummano, nel pistoiese, si lancia nel progetto di una casa famiglia, da cui nascono le accuse contro di lui. Non le accetta: dichiara di avere reagito alle prime voci con denunce e con una gestione ancora più rigorosa della struttura. Mentre il vescovo di Pescia gli avrebbe consigliato il quieto vivere: "Con me fu chiarissimo: 'Io obbedisco al Vaticano: il Vaticano dice di trasferire senza scandali, e io ti trasferisco'. E così fece. Senza accertare i fatti, senza fare alcun genere di indagine, nulla". Pasquinelli elenca perizie a sostegno della sua innocenza. Ma quando diventa formalmente indagato entra in depressione. Fino a quella firma sul foglio bianco che si trasforma in una condanna 'benedetta' dal vescovo. Perché, sostiene nel libro, la Curia non voleva che la sua difesa al processo potesse far emergere ben altri scandali.

Uno tra tanti: "Non voleva che si sapesse, poi, di Enrico Marinoni, un sacerdote che aveva preso dalla diocesi di Fiesole, che aveva alle spalle storie di adescamento di minori. Il vescovo l'aveva nominato responsabile dell'Azione cattolica bambini. Era stato come affidare le pecore al lupo, don Enrico si era scatenato, alla fine c'erano state le denunce e aveva patteggiato due anni e sei mesi".

Pasquinelli dopo la sentenza ha reagito, chiedendo gli atti per andare al dibattimento e il vescovo lo ha sospeso. Da lì un percorso che lo ha visto lasciare la diocesi, per poi prendere moglie e diventare un alfiere dei preti sposati. Ma il suo racconto colpisce. Perché parte dal seminario: "Ho l'impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte". La più esplicita "venne da un mio compagno che, quando io ero in seminario, era già stato ordinato sacerdote". Descrive l'approccio, il bacio: "Lui continuò ad abbracciarmi e mi disse: 'La nostra è un'amicizia sacra'. Io non riuscivo a dire nulla, l'imbarazzo era troppo forte. Ero pietrificato. E a quel punto lui cercò di sbottonarmi i pantaloni".

Non è solo questione di seminari. A Roma viene indirizzato "a un prelato del Vaticano con un ruolo molto importante. Telefonai e mi fu fissato un appuntamento. I miei amici, quando lo seppero, esplosero in risate e battutine: 'Ah, ma vai da Jessica! Attento! Mettiti la cintura di castità!'. Pensavo che scherzassero, e invece avevano ragione. In Vaticano mi ricevette in uno studio splendido, elegantissimo... Cominciò a lisciarmi le gambe, poi ad accarezzarmi. Io ero gelato. Poi arrivò alla cerniera dei pantaloni. Mi salvò il telefono, come nei film di terza categoria. Lui dovette rispondere e io mi alzai e andai alla porta".

Sphere: Related Content

giovedì 28 febbraio 2008

Sanremo, il Cardinale Tonini 'scomunica' la canzone della Tatangelo: “Strumentalizza e danneggia gli omosessuali". Intervista.

(Bruno Volpe - Papanews) Sanremo non vuol dire solo musica ma anche critiche. Se ne saranno resi conto Pippo Baudo (dall’alto della sua esperienza) e Piero Chiambretti, i conduttori di questa edizione, che ben presto hanno dovuto fare i conti su un vorticoso calo degli ascolti. Che il Festival di quest’anno non piaccia agli italiani? Difficile dirlo, anche se non sembrano esserci particolari entusiasmi all’interno stesso dell’entourage Rai. Di sicuro, la kermesse nazional-popolare non è di gradimento del Cardinale Ersilio Tonini, che ha trovato particolarmente di cattivo gusto l’ammissione in gara della canzone ‘Il mio amico’, che tratta una storia tra omosessuali, della super-favorita Anna Tatangelo.

Allora, Eminenza, ci illustri le Sue perplessità.
"Ad esser sincero, anche per l'età piuttosto avanzata (questo illustre porporato ha 93 anni, ndr) vado a letto presto e non guardo il Festival, ma ho sentito ugualmente parlare della canzone della Tatangelo. Ritengo che un tema così scottante, così delicato e tanto controverso come l’omosessualità non possa essere oggetto di una canzonetta. Mi sembra assurdo, oltre che offensivo verso gli omosessuali stessi, fare di questa diversità l’oggetto di un concorso televisivo. Ma si sa, oggi si sacrifica tutto sull'altare dell'audience, sia per rendere il prodotto più morboso e prurigginoso, sia per riempirsi il portafogli ai danni di quella parte debole che si pretende, falsamente e con ipocrisia, di difendere. Non ho dubbi: boccio su tutta la linea la canzone di Anna Tatangelo quella canzone, e penso che neppure ai gay piacerebbe".


Il Suo è davvero un giudizio molto severo, una vera e propria stroncatura…
"Parlo così in difesa degli omosessuali. Ma, aggiungo, anche se oggi ormai vale tutto e la morale sembra non contare più nulla, non è plausibile che un argomento delicato come quello dell’omosessualità, sia pure in termini musicali, venga trattato in prima serata, e per giunta al Festival di Sanremo, durante la cosiddetta ‘fascia protetta’, quando cioè ci sono milioni di bambini e adolescenti davanti alla Tv. Così si lanciano messaggi sbagliati”.


Lei sembra davvero avere molto a cuore i problemi degli omosessuali.
“Guardi, sono stato parroco a Salsomaggiore, e le assicuro che i ‘diversi’ vivono un grandissimo dramma interiore, per questo mi dà fastidio che si speculi su di loro. Dio solo sa quanti di essi mi hanno chiesto aiuto piangendo per uscire dalla loro diversità o, comunque, per essere aiutati a superare i pregiudizi della gente. Con questo non voglio dare giustificazioni all’omosessualità, perché si tratta comunque di una tendenza contro-natura e di un gravissimo disordine mentale ed esistenziale, ma è palese che i gay vivano una immensa tragedia interiore".


Cardinale Tonini, dalle Sue parole emergono accoglienza e fermezza.
"Nutro verso gli omosessuali, come del resto fa la Chiesa, dolcezza, carità e misericordia. Ma con ciò non legittimo l'omossessualità sotto l'aspetto etico. Chi sbaglia nei confronti dei gay è chi scrive racconti e canzonette per lucrare sulle loro disgrazie".


I dati Auditel, intanto, hanno mostrato un calo degli ascolti: c’è già chi parla di un flop del festival di Sanremo.
"Mi dispiace. La musica è una cosa bella e buona, serve per distendersi e passare ore di svago. Ma se vi è stato un pesante calo, penso che gli organizzatori debbano riflettere seriamente e prendere esempio da questa salutare lezione".


Eminenza, l'Italia è in piena campagna elettorale: ritiene che i valori etici e i cosiddetti principi non negoziabli debbano essere al centro del dibattito pubblico e politico?
"Ovvio: la difesa della vita, della famiglia, la lotta contro l'aborto non possono essere ingorate. Il dibattito politico deve mettere al centro i valori irrinunciabili e i cattolici, ma anche i non credenti, ne devono tenere conto quando andranno a votare".

Sphere: Related Content

mercoledì 27 febbraio 2008

Cardinale Tonini: Canzoni su gay offendono etero e omosessuali.

(Agi) La Chiesa si rivolge agli omosessuali con "dolcezza, carita' e misericordia". "Chi sbaglia nei confronti dei gay e' chi scrive racconti e canzonette per lucrare sulle loro disgrazie". Lo afferma il card. Ersilio Tonini, che ha trovato particolarmente di "'cattivo gusto" la presenza a Sanremo della canzone "Il mio amico", che tratta una storia tra omosessuali: "penso - dice in un'intervista a 'papanews.it' - che neppure ai gay piacerebbe e comunque non e' plausibile trasmetterla in un orario nel quale anche i bambini possono essere davanti alla tv". Tonini, che ha 93 anni, va a letto presto e non guarda il Festival, ma della canzone della Tatangelo si e' fatto un'idea precisa: "ritengo - spiega - che un tema cosi' scottante, cosi' delicato e tanto controverso come l'omosessualita' non possa essere oggetto di una canzonetta. Mi sembra assurdo, oltre che offensivo verso gli omosessuali stessi, fare di questa diversita' l'oggetto di un concorso televisivo". Secondo Tonini, la vicenda delle canzoni gay ha soprattutto motivazioni commerciali: "oggi - conclude - si sacrifica tutto sull'altare dell'audience, sia per rendere il prodotto piu' morboso, sia per riempirsi il portafogli ai danni di quella parte debole che si pretende, falsamente e con ipocrisia, di difendere".

Sphere: Related Content

martedì 19 febbraio 2008

Anglicani: Vescovi ugandesi contro gli americani: Ordinano pastori omosessuali.

(Toscana Oggi) I vescovi anglicani ugandesi boicotteranno la “Lambeth Conference”, l’incontro che raccoglie ogni dieci anni i 38 primati anglicani, per protestare contro la Chiesa episcopale americana che ordina pastori omosessuali e benedice unioni omosessuali. All’incontro che si terrà quest’anno a Canterbury dal 16 luglio al 4 agosto non parteciperanno, per lo stesso motivo, i vescovi della diocesi australiana di Sydney, della Nigeria e del Rwanda. Secondo la stampa britannica anche la diocesi del Kenya non verrà a Canterbury ma l’annuncio ufficiale è stato rimandato per la difficile situazione politica del Paese. Quasi un quarto degli 880 Vescovi anglicani saranno assenti alla Lambeth conference considerata uno dei quattro strumenti di unità. La maggior parte dei Vescovi dissidenti parteciperà a una conferenza alternativa la “Global Anglican Future conference”, ovvero “Conferenza Anglicana Globale del futuro” organizzata da evangelici conservatori in Israele a giugno. L’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, il leader teologico di settanta milioni di anglicani in tutto il mondo, non ha invitato alla “Lambeth Conference” il Vescovo gay del New Hampshire Gene Robinson, la cui ordinazione nel 2003 avviò le divisioni sul problema dell’omosessualità’ tra gli anglicani nel tentativo di calmare le diocesi più conservatrici.

Sphere: Related Content

sabato 16 febbraio 2008

Germania. Per il Presidente dei vescovi le unioni omosessuali sono una realta’ di cui bisogna tenere conto.

(Agi) Il celibato dei preti non e’ un precetto di diritto divino, ma di diritto ecclesiastico e le unioni omosessuali sono una realta’ di cui bisogna tenere conto. Lo ha affermato il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Friburgo, Robert Zollitsch (nella foto). In un’intervista al settimanale ‘Der Spiegel’, monsignor Zollitsch, 69 anni, afferma di essere “contrario al divieto di riflessione (sull’abbandono del celibato, ndr.)”. E spiega: “Constatiamo la diminuzione delle vocazioni, perche’ la sfida del Vangelo e’ difficile da trasmettere. E’ ovvio che il collegamento tra l’essere prete e il celibato non e’ teologicamente necessario”. L’arcivescovo di Friburgo prende atto del fatto che consentire il matrimonio dei preti “sarebbe una rivoluzione che una parte della Chiesa non accetterebbe”. Per questa ragione “a mio avviso non si puo’ cambiare nulla senza convocare prima un Concilio, giacche’ l’abolizione del celibato inciderebbe molto nella vita interna della Chiesa”.

In fatto di unioni omosessuali Zollitsch afferma che si tratta di “una realta’ sociale” anche se “come cattolico” il suo ideale “sono ovviamente il matrimonio e la famiglia”. Ma “se esistono persone con questa predisposizione, lo Stato puo’ adottare le opportune regolamentazioni, anche se considero sbagliato il concetto di matrimonio omosessuale, poiche’ lo mette sullo stesso piano del matrimonio tra uomo e donna”. Sull’apertura del sacercozio alle donne, invece, il prelato non lascia spiragli: “Gesu’ Cristo ha chiamato soltanto uomini a fare gli apostoli. La funzione sacerdotale e quella episcopale restano riservate agli uomini, anche se in determinate cerimonie religiose le donne possono predicare. Siamo interessati ad avere donne come assistenti spirituali”.

Zollitsch constata poi un allentamento del legame tra la Chiesa cattolica tedesca e il partito cristiano-democratico, perche’ “la Cdu si e’ piu’ fortemente attestata su tesi neoliberiste e rischia di non tenere piu’ nel debito conto l’ economia sociale di mercato e i temi sociali. Per questi motivi c’e’ meno vicinanza tra la Chiesa cattolica e la Cdu”. Del resto, conclude Zollitsch, “la Spd e gli altri partiti tematizzano piu’ che in passato alcuni aspetti che per noi sono importanti. Oggi molti Verdi difendono sulle nostre stesse posizioni la tutela della vita”.

Sphere: Related Content

La Chiesa anglicana rischia di spaccarsi per l'aumento di gay in Canada.

(Reuters | A nord del mondo) La Chiesa anglicana canadese ha espresso ufficialmente sgomento dopo il voto di una congregazione che vuole staccarsi dalla Chiesa nazionale per il problema dell'omosessualità.
St John's Shaughnessy (foto a fianco), parrocchia di Vancouver, ha annunciato la sua decisione di lasciare la Chiesa canadese per seguire la Chiesa anglicana conservatrice del Sud America, che si oppone al matrimonio tra gay.
La crepa sulle unioni omosessuali e sul clero gay ha minacciato di spaccare la Chiesa anglicana, che ha 400 anni, a livello internazionale, infossando una minoranza liberale, tra cui alcuni capi in Canada e Stati Uniti, contro una maggioranza conservatitrice, per la maggior parte da Africa, Asia e America Latina.
"Esprimiamo rammarico per la decisione di qualsiasi persona di lasciare la nostra Chiesa" ha scritto Dean Elliot, commissario della diocesi del New Westminster, in British Columbia, in una dichiarazione in cui avvertiva che il voto di mercoledi potrebbe portare anche ad una battaglia legale per le proprietà della chiesa.
I matrimoni tra omosessuali sono legali in Canada, ma non è necessario che le organizzazioni religiose cerebrino le cerimonie. In Canada ci sono 800.000 anglicani registrati.
La diocesi del New Westminster - che include Vancouver, sulla costa Pacifica canadese - ha approvato la benedizione dei matrimoni gay mentre tre altre diocesi l'hanno respinta.
I rami africani e latino-americani della Chiesa anglicana si sono offerti di prendere le congregazioni conservative del Canada e degli Stati Uniti sotto la propria ala.
Elliot ha dichiarato che la Chiesa canadese non riconosce l'autorità degli arcivescovi del Sud America, quindi St John's Shaughnessy non può mantenere le proprietà della Chiesa in una delle zone più ricche del Canada se si stacca.

Sphere: Related Content

venerdì 15 febbraio 2008

Il cardinale belga Danneels non è Papa per colpa del nipote porno star.

Secondo la stampa fiamminga a sbarrare la strada del soglio pontificio al primate del Belgio, potrebbe essere stato il mestiere di suo nipote, un noto attore di cinema porno, probabilmente il più famoso del Paese.

(Quotidiano.net) Finora si pensava che il primate del Belgio, il cardinale Godfried Danneels, non fosse stato eletto papa al posto di Joseph Ratzinger, durante il conclave dell'aprile 2005, per le sue posizioni troppo 'progressiste'; oggi, tuttavia, la stampa belga emette una nuova ipotesi: a sbarrare la strada del soglio pontificio al cardinale, afferma il settimanale fiammingo 'Dag Allemaal', potrebbe essere stato il mestiere di suo nipote, un noto attore di cinema porno, probabilmente il più famoso del Belgio.

Il nome di Danneels è uno di quelli che circolavano tra i 'papabili' dopo la morte di Giovanni Paolo II (che lo creò cardinale nel 1983), ma la scelta cadde su Ratzinger, andando in direzione opposta a quel che speravano il cardinale belga e i suoi sostenitori, imponendo una virata della Chiesa verso posizioni più conservatrici.

Il Dag Allemaal - ripreso, anche da alcuni quotidiani belgi francofoni - ha rivelato che la più grande pornostar maschile fiamminga, conosciuta con lo pseudonimo 'Byrne', è in realtà il figlio adottivo di Paul Breyne e Godelieve Danneels, rispettivamente cognato e sorella del cardinale Danneels.

Dries Breyne, questo il vero nome dell'attore, ha 36 anni, è nato a Lilla, città del Nord della Francia al confine con il Belgio, e fu adottato dai suoi nuovi genitori fiamminghi dopo essere stato abbandonato dalla madre. Risiede oggi a Praga, ma torna frequentemente in Belgio per partecipare alle riunioni di famiglia. "Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare - ha detto 'Byrne' ai suoi intervistatori fiamminghi - non c'è il minimo problema. I tempi sono cambiati e le mentalità si sono evolute: è finita l'epoca in cui la mia famiglia era imbarazzata per il il mio mestiere".

Nell'intervista comunque, Breyne ha escluso di poter essere la causa, sia pure indiretta, della fallita elezione di suo zio: "Non ha alcun senso, sono solo voci. Il mio mestiere di attore porno non ha influenzato alcun membro del conclave". D'altra parte lo stesso cardinale afferma oggi: "non sono responsabile per la mia famiglia".

Monsignor Danneels, 74 anni, arcivescovo di Malines-Bruxelles, è molto conosciuto per le sue doti diplomatiche, la sua intelligenza e le sue posizioni 'progressiste' su temi come l'uso del preservativo contro l'Aids, il celibato dei preti, l'attenzione ai diritti umani e alla lotta contro la povertà, l'attitudine riformatrice.

Una volta, a una bambina che gli chiedeva come avrebbe voluto chiamarsi se fosse stato eletto papa, rispose: "Giovanni XXIV, perché ho dei bellissimi ricordi di Papa Giovanni". Sull'uso del preservativo fece scalpore la sua dichiarazione in cui osservava che, se un sieropositivo ha rapporti sessuali, non prendere precauzioni nei confronti del partner equivale a violare il comandamento "non uccidere". Sul celibato di preti, invece, ha sostenuto che "è una regola della Chiesa che può cambiare".

Sphere: Related Content

giovedì 14 febbraio 2008

Gli editori cattolici pubblicano i libri per curare i gay. Libri superati dalla storia e dalla scienza.

(Chiesa Cattiva) Nelle ultime settimane si è polemizzato molto sulle cure che gli psicologi cattolici propinano agli omosessuali. Queste terapie coercitive arrivano dagli USA e sono state difese a spada tratta da illustri menti della chiesa romana. Monsignor Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha dichiarato che "chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate". La Senatrice del Partito Democratico Paola Binetti, membro dell'Opus Dei, ha dichiarato che questi psicologi svolgono in lavoro eccellente.


Negli Stati Uniti esistono veri e propri centri di cura che, a giudicare dalle regole, sembrano più simili a campi di concentramento che a cliniche. In Italia, le organizzazioni che propongono queste cure stanno trovando terreno fertile grazie all'appoggio politico e vaticano. Come testimoniato dal giornalista Davide Vari, ci sono psicologi italiani che applicano queste teorie (prima, seconda, terza e quarta parte dell'inchiesta di dicembre 2007), ma già nel 2005 Stefano Bolognini aveva pubblicato questo dossier.

Sulle ipotetiche cure dell'omosessualità (che non è una malattia) ci sono numerosi testi anche in italiano, tutti pubblicati da editori cattolici.

Le Edizioni San Paolo sono il più importante editore cattolico italiano, lo stesso di Famiglia Cristiana, Il Giornalino e Jesus. Ha pubblicato numerosi testi sull'omosessualità e sulle fantomatiche cure. Il più sconcertante è il testo di Joseph Nicolosi, il principale promotore delle teorie di redenzione eterosessuale, ''Oltre l'omosessualità - Ascolto terapeutico e trasformazione'', edito nel 2007. In catalogo ci sono anche ''ABC per capire l'omosessualità'' a cura di Obbiettivo Chaire, un'altra delle organizazioni che si occupa di trafornare i gay in etero e che tiene i propri incontri all'Istituto Padre Beccaro di Milano. Sempre della San Paolo segnaliamo di Andrew Comiskey ''L'identità ferita: come superare le ferite sessuali e relazionali''.


Le Edizioni Ares hanno pubblicato il libro di J.M. van den Aardweg ''Omosessualità & speranza - terapia e guarigione nell'esperienza di uno psicologo''. Questa casa editrice è legata all'Opus Dei e ha in catalogo opere di papa Ratzinger, del fondatore dell'opera Josemaría Escrivá, dell'eurodeputato UDC e presidente del Movimento per la vita Carlo Casini. La Ares pubblica anche il mensile Studi Cattolici che ha come collaboratori, tra gli altri, il card. Biffi, don Gianni Baget Bozzo, Rocco Buttiglione, il vescovo Alessandro Maggiolini.

Città Nuova, casa editrice del movimento dei Focolari, ha pubblicato il libro di Gerard J. M. van den Aardweg ''Una strada per il domani - Guida all'auto-terapia dell'omosessualità''.


La casa editrice SugarCo, ha pubblicato due testi di Joseph Nicolosi dal titolo ''Omosessualità maschile: un nuovo approccio'' e ''Omosessualità: una guida per i genitori''. La SugarCo edita anche testi di padre Livio Faganza (direttore di radio Maria), dello scrittore cattolico Vittorio Messori e di Massimo Introvigne (dirigente di Alleanza Cattolica). Padre Livio ha anche curato la postfazione di un testo di Nicolosi, mentre Chiara Atzori, madrina italiana delle terapie per omosessuali, la prefazione.

Queste teorie sono superate da trent'anni, ma la chiesa cattolica continua a difonderne i manuali attraverso i propri editori.

Sphere: Related Content

mercoledì 13 febbraio 2008

"Family Day due", torna il 2 marzo in 134 piazze e si riunisce anche l'Arcigay per decidere chi appoggiare alle elezioni.

(Agnese Malatesta - Ansa) Il popolo del Family Day è ancora vitale. Si mobilita di nuovo contro le tasse per chi ha figli. Lo fa con la stessa filosofia del 2007 ma cambiando formula, si allarga sull'intero territorio nazionale, opta per una "rete". Non sceglie quindi una sola piazza ma ben 134, seppure abbia in attivo una scenografia e un risultato imponente come fu quello di Roma dello scorso maggio. L'appuntamento è per domenica 2 marzo. Ha per l'occasione un progetto: raccogliere quante più firme per una petizione popolare in cui si chiede una riforma fiscale a dimensione familiare: deduzioni dall'imponibile pari al costo di mantenimento di ogni soggetto a carico. Le aspettative dei promotori sono ambiziose visto che nelle piazze saranno complessivamente a disposizione 18 milioni di schede. Potranno dare la loro adesione anche i minorenni.

Da oggi per il popolo del Family Day2 - una settantina di associazioni guidate dal Forum delle associazioni familiari in rappresentanza di 3 milioni di nuclei - comincia la campagna elettorale. "Non per candidare una persona - ha spiegato il vertice del Forum, il presidente Giovanni Giacobbe e i due vicepresidenti Paola Soave e Giuseppe Barbaro - ma per inserire nel programma elettorale dei partiti la nostra proposta su un sistema fiscale più equo per le famiglie. Siamo convinti che il fisco è il portale della politica familiare". Una decisione che potrebbe avere qualche effetto sul risultato elettorale del 13 e 14 aprile. Come? "Siamo autonomi" hanno tenuto a dire i tre. Ma "informeremo le famiglie su chi si impegna per un'equità fiscale. I nostri interlocutori sono tutti i partiti a cui vogliamo presentare la nostra proposta. Chi la realizzerà avrà il nostro placet. Non sarà una vera e propria indicazione di voto ma crediamo che l'impegno di un partito orienterà le scelte delle famiglie, non sarà un impegno ininfluente. Noi però non siamo collaterali a nessuno, tant'é vero che abbiamo amici in tutti i partiti". La strategia del popolo del Family Day2 è quindi politica. Ora è anche alla ricerca di un Garante per le firme, di alto profilo. Ha infatti perso il leader della prima edizione, Savino Pezzotta che ha scelto un impegno diretto con la Rosa Bianca. "Pezzotta - hanno spiegato - ha adempiuto alla funzione che aveva e di questo gli siamo grati. Il rapporto con lui è esaurito. La sua scelta politica è personale. Noi siamo autonomia, non siamo collaterali a nessun partito".

La misura che propone il Family Day2 (deduzioni di 7 mila euro a figlio) potrebbe interessare 10 milioni di famiglie e il costo per lo stato si aggirerebbe intorno ai 3 miliardi di euro, secondo stime del primo governo del centrosinistra. Per loro la famiglia è quella fondata sul matrimonio; tutele però vanno assicurate, come dice la Costituzione, anche ai figli nati al di fuori. Il Family Day 2 marzo si terrà in tutta Italia ma in alcune città (Roma, Napoli, Milano, Parma, Assisi, Verona) saranno organizzati eventi più articolati. I sindaci di queste città sono stati invitati a firmare la petizione. Per ora ha dato la sua adesione - secondo quanto riferiscono gli organizzatori - il vicesindaco di Roma Mariapia Garavaglia. La raccolta firme durerà fino al 15 maggio, Giornata internazionale della famiglia. Le adesioni saranno presentate al presidente Giorgio Napolitano.
---

L'Arcigay si riunisce per decidere chi appoggiare alle elezioni.
L'1 e il 2 marzo Arcigay terrà la propria Direzione Nazionale a Bologna e in quell'occasione verranno resi pubblici gli orientamenti dell'associazione rispetto alle elezioni politiche ed amministrative.

Sphere: Related Content

martedì 12 febbraio 2008

L'Avvenire attacca il Comune di Roma sulle inizitive anti-bullismo.

A scuola di bullismo.

(L’Avvenire ) Il Comune di Roma ha deciso di patrocinare un’iniziativa anti-bullismo «a 360 gradi» che – «per ora», viene sottolineato – si svilupperà in 6 scuole superiori romane e si articolerà in 60 incontri «obbligatori» per insegnanti, famiglie e studenti delle classi prescelte.

Presentata così, la cosa meriterebbe solo applausi. Invece hanno subito preso a fioccare da più parti allarmi e riserve. E può sembrare strano, ma solo fino a quando non si colgono gli esatti e sconcertanti contorni dell’operazione. Basta, infatti, informarsi appena un po’ per scoprire che questa meritoria battaglia, col beneplacito dell’amministrazione capitolina, è stata appaltata al ’Mario Mieli’, un’organizzazione che si definisce «circolo di cultura omosessuale».

Gli «operatori» che verranno inviati nelle sei scuole di Roma sono stati, insomma, selezionati all’interno di una precisa e unica realtà militante, da anni polemicamente impegnata per l’affermazione della sua parziale visione «culturale» della sessualità umana. Perché? In base a quali criteri si è stabilito che la «non sopraffazione» e la «non discriminazione delle diversità» per diventare finalmente materie di studio e di formazione debbano finire per concidere, incredibilmente, con le posizioni sostenute in certi ambienti gay? La scuola non può e non deve diventare campo libero per imposizioni propagandistiche e scorribande pseudo-educative. Il bullismo del ’politicamente corretto’ non fa meno danni di ogni altro bullismo. E l’autentico rispetto per ogni persona ci impone di denunciarlo con la stessa determinazione.

Sphere: Related Content