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giovedì 10 luglio 2008

I bloggers gay insorgono contro Mancuso. Giu' le mani dalla Guzzanti.

(Livingston, il blog di Marco Mazzei) Arcigay fa un comunicato contro la Guzzanti: NON CE LA POSSIAMO FARE
L’Arcigay emette un comunicato a firma Aurelio Mancuso (the president), dove tra le altre cose c’è scritto:

"Speriamo che Sabina Guzzanti abbia l’onestà intellettuale di informarsi meglio, e di provare quella giusta vergogna che gli permetta di chiedere scusa ad un Pride nazionale partecipato da oltre 200mila persone e ad un’associazione, che da quasi 25 anni, in splendida solitudine, senza alcun aiuto di partiti ed intellettuali di sinistra, conduce una battaglia culturale, sociale e politica, che va ben oltre uno sporadico e consolatorio girotondo."
Io non mi sono sentito offeso dalla Guzzanti, che avrà anche fatto casino sul fatto che il Pride non si è trasferito da Roma a Bologna perché c’erano i preti a San Giovanni, ma pur facendo casino ha detto un sacco di verità: che il Pride deve stare a Roma, che a Bologna ci hanno fatto fare il giro della circonvallazione. E ha detto un sacco di altre cose ragionevoli e sensate sulla laicità, come nota anche Aelred.

Poi nel complesso potrà anche non essermi piaciuta, ma Aurelio, ti prego: usiamo meglio il nostro tempo. Usate meglio il vostro tempo di dirigenti di Arcigay, invece che perdere tempo con dei comunicati che ci rendono ridicoli.

Per chi se lo fosse perso, ecco qui il video incriminato (ascoltate almeno i primi 6 minuti):
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Ndr. Ma per capire quanto abbia floppato il Mancuso basterebbe leggere i vari commenti lasciati su Gay.it ad un pezzo in forte odore di Pd e su Gay.tv in questo caso ad un articolo "pilatesco" (della serie... dicci la tua...) della redazione che, al solito, se ne guarda bene dal prendere una posizione. Paura di perdere il posto...? (Aspis)

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mercoledì 9 luglio 2008

Forchettoni? Padova Gay Village.

(Fireman) Il Mattino di Padova riporta la notizia: Gay Village per tutto agosto all’ex Foro Boario.

Non è nuova, gira già da un po di giorni e io non so bene come prenderla, è una buona notizia o una cattiva notizia?
ArciGay prova a mettere anch'essa le mani su un marchio- mi chiedo se le volpi romane abbiano o meno registrato il marchio - che nacque 7 anni fa come evento per diffondere la cultura GLBT. Il GV è stato in passato una bomba lanciata nel nulla. Vedere quella scritta con lettere cosi grandi nel centro di Testaccio era rivoluzionario - indipendentemente da quanto accadeva all'interno - ma col passare degli anni si è rivelato per quello che è: un operazione commerciale avviata da imprenditori GL già padroni quasi incontrastati delle notti invernali romane.
Anche la presenza - non casuale - del DGP non è mai andata oltre uno stand informativo - e sappiamo bene tutti quanto siano interessati gli avventori tipo alle attività di una piccola associazione - e non ha mai organizzato nulla che attirasse pubblico e che avesse un reale impegno sociale.

Ora Alessandro Zan prova anche lui a far soldi e ad avere un po di visibilità in più. Con la differenza che - sembra - i soldi non se li intaschi lui ma bensi ArciGay.

Sono malizioso? Forse, ma perché negarsi l'evidenza? Di più, io penso che le volpi romane siano d'accordo ed in qualche modo coinvolte.
Ma quello che conta è: cosa significa il proliferare di GV a mò di format?
Qualcuno mi dirà "Dov'è il male"? Da nessuna parte, se non fosse che si mascherano come iniziative culturali vere e proprie macchine per far soldi.

Zan dichiara "[...] noi pensiamo a una grande festa popolare, senza etichette né steccati. Ci sarà, naturalmente, attenzione alle battaglie per i diritti civili, ma proporremo soprattutto musica, teatro, spazi espositivi, spettacoli, ristorazione. Insomma, una nuova opportunità di svago rivolta a tutti i padovani. Nelle prossime serate d’agosto vorrei vedere passeggiare tra i nostri stand tante famiglie con i bambini al seguito, come avviene da anni al Village di Roma"
Bhé di famigliole felici al GV io non ce ne vedo più da un po di anni, comunque le intenzioni sono buone, vedremo poi l'attuazione.

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martedì 8 luglio 2008

Cinema. "Milk" o il ritorno alle origini del movimento glbtq.

(Napoligaypress) Sono terminate da poche settimane le riprese di “Milk”, il nuovo flm di Gus Van Sant che racconta la storia di Harvey Milk, uno dei primi attivisti per i diritti degli omosessuali, primo gay dichiarato ad essere eletto consigliere comunale di San Francisco (fu anche il primo in una manifestazione pubblica a portare la bandiera “rainbow” che sarebbe poi diventata simbolo internazionale del movimento lgbt) che fu ucciso da un’altro membro del consiglio (Dan White, conservatore) insieme al sindaco George Moscone.

“Milk” racconta le origini del movimento omosessuale negli Stati Uniti (e nel resto del mondo) ma è anche un film sullo storico quartiere Castro di San Francisco (Milk era soprannominato il sindaco di Castro Street) e su un periodo tutto sommato idialliaco per i gay americani. Periodo che si è concluso con la morte di Harvey Milk prima e con la diffusione dell’aids dopo.

Era dal 1991 che Craig Zadan e Neil Meron, produttori originali del progetto, sognavano di portare la storia di Milk su grande schermo. Registi come Oliver Stone e Brian Singer si dimostrarono interessati e attori come Robin Williams e Kevin Spacey furono contattati per interpretare il ruolo di Milk. Dopo varie peripezie la parte è stata affidata a Sean Penn.

Il film sarà presentato ufficialmente al prossimo Festival del Cinema di Venezia. Uscirà negli Stati Uniti a dicembre e in Italia ad inizio 2009.

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sabato 5 luglio 2008

Catania. Diecimila, no, tremila, anzi cinquemila, al solito i numeri corrono nei gaypride.

GAY PRIDE: MANIFESTAZIONE A CATANIA CON GRILLINI E LUXURIA.
Ad aprire il corteo e' un'auto decappottata con persone vestite come Crudelia De Mon.
(Ansa) Colorato e rumoroso ha preso il via a Catania il corteo del Gay pride che attraversera' la citta' per raggiungere la centrale piazza Universita' dove si terranno incontri e spettacoli fino a notte fonda. Come ogni anno accade la citta' osserva incuriosita, anche con sfotto' e sorrisi, ma con la massima tolleranza. Ad aprire il corteo e' un'auto decappottata con persone vestite come Crudelia De Mon, del cartone animato 'La carica dei 101', che espone un cartello con la scritta 'Crudelia Carfagna'. All'iniziativa partecipano, tra gli altri, il presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini, l'ex parlamentare Wladimir Luxuria e il deputato del Pd ed ex segretaria dei Radicali Rita Bernardini. ''Da Catania - ha detto poco prima che il corteo si muovesse Luxuria - dovrebbe partire un movimento di liberta' che investa tutto il Paese''. L'ex parlamentare ha auspicato ''un cambio deciso nella mentalita' degli italiani''.
Diecimila i partecipanti per l'ex on.le Grillini, tra i tre ed i cinquemila, secondo la Questura etnea.
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Con Catania finiscono i pride ma i rapporti restano avvelenati.
(Redazione) Diecimila per gli organizzatori tra i tre ed i cinquemila per la questura. Queste le prime cifre relative all'affluenza del gaypride catanese. Con Catania si chiude la stagione dei pride e si apre quella della resa dei conti all'interno delle organizzazioni glbt stesse ed i rapporti politici tra le stesse.

Il pride bolognose con i suoi maldestri incidenti, sintomo più che altro di mala organizzazione e mancanza di chiarezza, ha avvelenato, e molto, i rapporti tra le varie organizzazioni, associazioni e gruppuscoli che si richiamano all'universo glbt del nostro paese. Oggi, da sinistra a destra, i gay sono tutti contro tutti, sono snobbati e scaricati dalla politica del potere i gay sono soli più che mai con organizzazioni ormai nemiche tra loro e mal gestite oltre che mal governate.

Forse saranno necessari dei congressi straordinari, (ma veri congressi e se c'è da andare a casa, si va a casa...) è la situazione politica stessa a richiederli dopo che le ultime elezioni hanno messo al di fuori dal parlamento quei partiti di sinistra che erano i punti di riferimento di una grande maggioranza dei gay italiani.

Oggi in parlamento i gay non sono affatto rappresentati (ci scusi 'onorevole Concia ma da sola se non qualche comunicato che puo' fare?), di lobby gay non parliamone, è un fatto concreto che quella che c'è pensa soprattutto ai vari interessi personali o di parte che all'interezza omosessuale.

Ricominciare, ripartire, rialzarsi, rifare e resistere una stagione di 5 erre per ridare dignità, speranza, forza e coraggio al nostro mondo e ritornare sulla ribaltà dei diritti negati.

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venerdì 4 luglio 2008

La risposta di un cieco Grillini alle critiche di Barbagli sulle sconfitte del movimento.

Per Barbagli la rottura del rapporto con i partiti e la mancata approvazione delle leggi sui diritti rappreesentano una disfatta del movimento.

(Franco Grillini - Il domani di Bologna) Ogni anno in tutto il mondo dove esistono regimi democratici si tengono, nelle capitali e spesso anche nelle città minori, le manifestazioni del gay pride, poi ribattezzate semplicemente “pride” per consentire a chiunque vi partecipi di riconoscersi in quella che di fatto rappresenta dappertutto la principale manifestazione per i diritti, per le libertà, per la laicità dello Stato. La più imponente di queste manifestazioni è ormai senza dubbio quella di San Paolo del Brasile, dove in tre giorni di corteo ininterrotti hanno sfilato cinque milioni di persone, segno del clamoroso cambiamento che ha interessato negli ultimi decenni tutta l’area dell’America Latina. Anche in Italia le manifestazioni del pride sono andate via via crescendo, in termini numerici e di importanza politica, a partire da quell’eroico migliaio che il 28 giugno 1982 manifestò per le vie di Bologna arrivando a Porta Saragozza per inaugurare il primo “Centro di cultura omosessuale” dato in affitto da una amministrazione pubblica, fino alla manifestazione di Roma del 1994 voluta dal congresso dell’Arcigay di Riccione e che per la prima volta in Italia diede vita ad un pride di massa.

Da allora di strada ne è stata fatta moltissima e Marzio Barbagli ha perfettamente ragione quando dice che il movimento omosessuale ha “sfondato nella società”, perché non solo siamo riusciti a fare anche in Italia grandi manifestazioni di massa (dal world pride ai pride regionali come quelli di Padova e di Bari, per finire alla gigantesca manifestazione di un anno fa in risposta al family day) ma, quel che più conta, siamo riusciti a garantire a molte decine di migliaia di persone in tutto il paese una vita migliore, spesso anche un’integrazione serena e soprattutto quella “visibilità” che ha cancellato definitivamente secoli di omertà e di doppia vita. Mi convince invece assai di meno il ragionamento dell’amico Barbagli (autore insieme a Colombo del fondamentale testo “Omosessuali moderni”, il Mulino) sulla presunta sconfitta politica del movimento omosessuale per il quale sarebbe addirittura “annullato” il suo potere politico. È vero che si è ridotta drasticamente la rappresentanza parlamentare diretta del movimento Lgbt italiano in parlamento, la quale, però, rappresentava nella scorsa legislatura un caso quasi unico in Europa: in genere ad essere eletti nei parlamenti non sono i rappresentanti del movimento ma le lesbiche e gli omosessuali dei partiti. In realtà, quello che è venuto meno dopo lo tzunami elettorale non è soltanto la rappresentanza della sinistra alla Camera e al Senato, ma, con la fine dei partiti tradizionali della sinistra italiana, è venuta meno anche la rappresentanza del mondo laico, nel suo insieme. Se si esclude infatti l’opera benemerita della pattuglia radicale, le forze parlamentari del centro-sinistra rappresentano di fatto forze politiche neodemocristiane o comunque più di centro che di sinistra, per stessa ammissione dei loro leader. Pertanto il problema non esiste ovviamente solo tra gli omosessuali ma è comune ad una fetta assai rilevante di popolazione, che non condivide una politica sotto scacco della gerarchia, ma che non riesce ad essere efficacemente rappresentata nell’attuale parlamento.

In realtà, il movimento Lgbt italiano conserva una fortissima influenza politica e quindi anche un altrettanto rilevante ruolo politico, per diverse ragioni. La prima sta nella sua capacità di mobilitazione che appare assai rilevante, anche nella tornata dei ben cinque gay pride italiani di giugno che hanno già visto la presenza alle manifestazioni di centinaia di migliaia di persone, mentre anche il pride di Bologna si preannuncia imponente. Segno del permanere, nella società e nella politica, di un conflitto che è ben lungi dall’essere risolto. Si pensi ad esempio all’enorme ruolo politico avuto da quel milione di persone che un anno fa ha sfilato per oltre otto ore per le vie della capitale in risposta al family day, family day che, nelle intenzioni degli organizzatori, aveva il compito non solo di bloccare il disegno di legge governativo sui Dico (per altro già deceduto in culla) ma, soprattutto, di rappresentare la base per la costruzione del ruiniano “partito di Dio”, che doveva riunificare tutte le anime del cattolicesimo politico per ricostruire in Italia una grande democrazia cristiana, sogno e nostalgia senile della nostra gerarchia vaticana. È bastata quell’imponente manifestazione per cancellare questo progetto, e il mesto pensionamento del suo ideatore Ruini, avvenuto qualche giorno fa, rappresenta il suggello definitivo alla sconfitta di una grande progetto politico a causa e per merito del movimento Lgbt italiano.

La seconda ragione per cui il movimento Lgbt italiano conserva un forte ruolo politico sta nella sua ragion d’essere, e cioè nella battaglia per i diritti e le libertà. Proprio in questo giorno mi è capitato di essere al centro di una polemica con “ringhio” Gattuso, a proposito della sua definizione dei matrimoni gay spagnoli come “scandalo” in occasione della partita Italia-Spagna. Si è visto come è andata a finire: non solo l’Italia è stata battuta a calcio, ma praticamente tutti gli indicatori economici e sociali ci danno ormai indietro rispetto alla Spagna di Zapatero. È appena il caso di dire che mentre “ringhio” faceva le sue battute tradizional-machiste, tra i diecimila tifosi spagnoli che hanno seguito la partita di calcio era stato ammesso ufficialmente un gruppo di tifosi gay, che ha seguito la partita nello stadio di Vienna. Il caso Spagna dimostra la superiorità politica, sociale ed economica, di un modello, quello libertario spagnolo, sul tradizionalismo clericale che domina il nostro paese e che rappresenta uno dei principali fattori di freno del suo sviluppo. È evidente, quindi, che il ruolo politico del movimento Lgbt italiano da questo punto di vista diventa molto rilevante, perché era e continua ad essere uno dei pochi movimenti politici capace di mobilitazione e di presenza costante sul territorio, ma soprattutto perché è, nei fatti, un importantissimo elemento della necessaria modernizzazione del Paese.
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Ndr. La risposta data da Grillini a Barbagli, che è forse il maggiore studioso del movimento gay e delle sue problematiche, è a dir poco grottesca. Con posizioni come queste, per quanti anni la sinistra sarà costretta a perdere? Ma soprattutto quanti anni ancora i gay dovranno attendere a veder riconosciuti i loro diritti con esponenti "ciechi" come l'ex on.le Franco Grillini che vede un movimento (quale?) in forma e che, secondo lui, sarebbe addirittura riuscito ad evitare il ripetersi del family day. Meno male che almeno questo l'han mandato a casa. (Apis)

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sabato 19 aprile 2008

Polemica tra i bloggers di sinistra. Kilombo inizia a puzzare.

(Frammenti nomadi) Stamattina mi ritrovo tre email della redazione.

La prima, perfettamente condivisibile, chiede ad un blogger di inserire una verifica ad un post in cui si afferma che tutta la comunita LGBT appoggia Rutelli sindaco. Cosa evidentemente falsa dalle dichiarazione della comunità stessa e dai giornali: ognuno per me è libero di scrivere quello che vuole se parliamo di opinioni, ma esiste anche regole minime di verità per un post che non possono che ispirarsi a quelle del giornalismo se riporti fatti non opinioni. per di più un aggregatore serve a stimolare una discussione che non può mai nascere da una così evidente menzogna. Quindi condivido pienamente la richiesta.

Guardo bene e trovo l’email di risposta dell’altro redattore incriminato. e siamo alla burocrazia pura che sinceramente non so stabilire minimamente se sia stata rispettata o no, ma ritengo superiore un minimo criterio di realtà che in questo caso ha poco a che fare con procedure burocratiche e molto col fatto che chiunque non vuole fingere sa che ha scirtto una cavolata. Tanto più che anche all’interno di Kilombo e della bloggosfera, come dell’associazionismo, la voce della comunità si fa sentire fortemente contro rutelli. Una rettifica è la minima correttezza per restare se no per me ti possono pure cacciare perchè un conto sono le opinioni Valerio, che non condivido ma difendo la tua libertà di esprimerle qui e altrove, un conto è mentire e pretendere di parlare per altri.

Poi leggo la terza. La redazione esprime solidarietà per qiualcosa che è accaduto. (per me di gravità inaudita) Ma kilombo mi sa che non è la dittatura di chi viene eletto, così che possa portare avanti le sue opinioni. Kilombo è un luogo di discussione dove la redazione garantisce un minimo di coordinamento e correttezza, questo significa che per solidarietà o altre iniziative a chiaro carattere politico la redazione non ha alcun diritto.

Se a questo ci aggiungiamo che negli ultimi giorni anche oggi noto che alcune persone aggregano più di un post costantemente, quando ciò è vietato. (a me è capitato la prima volta e subito email e una volta per errore e subito secnda email) (il bello è che per me si potrebbe anche stabilire una regola più flessibile ad una persona può capitare di avere due cose interessanti da dire, ma non che chi comanda ne mette di più degli altri)

Allora mi chiedo, ma questo è un posto per discutere o per imporre le proprie idee ad altri?

Da una parte si scontra una parte di Kilombo quasi di destra e bugiarda dall’altra un’altra parte che ha temi molto più condivisibili, che però porta avanti in modi che io non condivido per niente e sfiorano il fascismo.

Kilombo deve essere vicino al Circolo Mario Mieli? per me dovremmo mettere un bel bannere grande quanto una casa, ma prima dobbiamo votarlo o dobbbiamo cambiare la carta e fare della redazione una sorta di comitato politico. Io non sarei d’accordo perchè deve essere un posto dove chiunque può discutere senza fazioni, ma se proprio le volete allora fondiamole su un procedimento approvato e condiviso di funzionamento “democratico” non sull’arbitrio del potere e gli interessi politici o personali dei singoli.

Io sono per votare su temi come questi. inserire sondaggi ci vogliono due minuti e se no, più semplicemente lo facciamo per email chi risponde in un certo tempo almeno 36 ore vota chi no si frega. Ma altri arbitri del potere vi prego basta o questo aggregatore diventa di destra non per i temi per il concreto comportamento delle persone. Questo sarebbe dialogo? che cazzo sperate di ottenere così? io mi sto proprio rompendo.

Kilombo puzza di marcio come la sinistra che è stata sconfitta sempre più. Ognuno chiuso nella sua verità assoluta da difendere in ogni modo anche contro l’evidenza dei fatti nudi e crudi.

Valerio la comunità LGBT non è un’ astrazione sono persone concrete e quelle ti smentiscono, quindi hai torto marcio.

Alla redazione altra mi sono rotto della vostra gestione personalistica del potere.

In ogni caso se ricevo altre simili email mi inaczzo sul serio. I litighetti da bimbi fateli altrove non nella mia casella email.

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Gay in fuga dall'Arcobaleno.. "Avete difeso i diritti solo a chiacchere".

(Davide Varì - Liberazione) «E perché mai avrei dovuto votare un partito che non è stato capace di portare mezzo risultato a casa e che ha sempre scelto e messo in primo piano la stabilità di un governo che ha sistematicamente ignorato i diritti delle persone omosessuali?». Il più duro è Marco, 37 anni, architetto, gay e compagno di Luca. Marco è uno dei tanti che il 13 e 14 aprile scorso ha scelto di non votare Sinistra arcobaleno. «Sì, non ho votato la sinistra, finora avevo sempre votato Rifondazione ma stavolta ho scelto di punirli per fargli capire che la loro presenza ha un senso ed un significato preciso: difendere i diritti dei più deboli. E non c'è dubbio che noi gay in questo momento siamo tra i più deboli».

Continua su Il voto gay.

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mercoledì 16 aprile 2008

Terza Repubblica. E i diritti degli omosessuali?

La trappola si è chiusa... ed i diritti gay, ideologizzati dagli attuali vertici associativi, in parlamento non hanno nemmeno un rappresentante dello specchietto per le allodole...

(Manliok - Aprile online) Tranne pochi coraggiosi omosessuali e transessuali, che hanno scelto di continuare con il PD apertamente un discorso per i diritti cercando compromessi con la popolazione cattolica di questo paese, tutti gli altri (che poi ovviamente sono la minoranza reale ma hanno impropriamente le leve del potere delle associazioni per i diritti) hanno gettato l'intero movimento gay (Arcigay e Contro:Arcigay) nella Trappola!
Adesso la trappola si è chiusa... ed i diritti gay, ideologizzati dagli attuali vertici associativi, in parlamento non hanno nemmeno un rappresentante dello specchietto per le allodole...

Son contento...

Ogni movimento inoltre oggi è distrutto... ma possiamo finalmente ripartire a costruire dei ponti con la realtà degli italiani e degli stessi omosessuali, perché è ovvio che hanno votato PD... come avevo già annunciato... laddove non sono stato CENSURATO da questi vertici arroganti...e secondo me hanno votato pure PdL... anche se con minore onore per la minore visibilità... ma sempre con uguale diritto e sono loro che hanno vinto!

Questi direttivi aggressivi e di parte fino in fondo, per me e per la maggioranza dei gay che ancora li ignorano, non hanno più motivo di esistere come tali, perché hanno ingannato i loro elettori a cui avevano promesso la distanza dai partiti e ci hanno invece gettato tutti nella trappola dello specchietto per le allodole....che voleva solo ricattare il PD, mentre chi non ha votato cercava solo una rivalsa senza consenso e quindi senza senso!

Io ho di fronte una strada in salita, ma questa è la realtà dei rapporti tra omosessuali e popolo italiano, mentre il trionfalismo di altri è appunto solo lo specchietto per emarginarci politicamente...

Adesso tocca a voi... le luci dell'emarginazione o la serietà?

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giovedì 3 aprile 2008

Politica frocia o legge pro coppia?

(Fireman) L'Agenzia Giornalistica Italiana (AGI) pubblica ieri questo articolo Defence: General Del Vecchio Says Gay Men Unfit for Army e la notizia fa il giro del mondo, ad esempio su Towleroad:

Italian NATO Commander Mauro Del Vecchio says "gays in the army are unsuitable" in an interview by Italian writer and columnist Klaus Davi scheduled to air online today
e cosi la figura è internazionale.

Dopo le dichiarazioni di Marianna Madia non possiamo che fermarci a riflettere a chi siano queste persone che il PD sta candidando in posizioni - tra l'altro - sicure.
Trovo normale che personaggi come Ivan Scalfarotto, Andrea Benedino e Cristiana Alicata (qui e qui) reagiscano, ma diciamocelo chiaro, fanno il loro mestiere di candidato e di attivista.
Ciò che però mi chiedo è per cosa questi attivisti/giovani politici si stiano dando tanto da fare. Un commento della stessa Alicata tra quelli al suo ultimo post, dice:
Ma noi dobbiamo pensare al futuro, a cosa sarà il partito tra dieci anni. Con il PS e la Sinistra Arcobaleno non avremo mai la legge. Non mi fate ripetere sempre le stesse cose…
Bene, io gradirei sapere di che legge sta parlando (e gliel'ho chiesto) perché secondo me stiamo perdendo di vista quello che dovrebbe essere il reale obbiettivo di noi tutti GLBT: vivere felici.
Invece ho la netta sensazione che la legge in questione sia una qualsiasi leggiucola per il riconoscimento delle coppie GLBT.
E questo non mi piace. Come ho sempre asserito non è il matrimonio (o simili) a dare dignità alle persone, e non dimentichiamo che se la discussione sui DiCo si è arenata (con i DiCo poi diventati quella cazzata dei CUS che tanto piacciono a Franceschini), quella sulla legge contro l'omofobia ha fatto votare un esponente di rilievo della maggioranza contro il suo stesso governo. Con il rischio di farlo cadere. Quest'ultimo episodio è - sempre a mio parere - indicativo di quanto una politica GLBT debba fondarsi prima sulla persona e successivamente - di conseguenza direi - sulle coppie.

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giovedì 17 gennaio 2008

Omosessuali in Italia. 35 anni di movimento: 0 risultati.

(Lampi di pensiero) Nel 2007 si è celebrato il 35 anniversario della nascita del movimento italiano per il riconoscimento e l’affermazione delle istanze e dei diritti delle persone che vivono un’affettività ed una sessualità soggetta a discriminazioni sociali, giuridiche e politiche.

Ho intenzionalmente abbandonato la “putrida” definizione di GLBT(etuttoilresto) poiché comincio a rifiutare questo approccio per categorie di minoranza. Questi problemi non sono solo della comunità glbt(etuttoilresto), ma di tutti coloro che a causa della propria affettività e della propria sessualità soffrono discriminazioni giuridiche, sociali, economiche e politiche. Giusto per fare un esempio, faccio riferimento ai diritti di affettività e sessualità per gli anziani, i portatori di handicap, gli intersessuali (altrimenti noti come middlesex), unigenitorialità, ecc. E’ quindi, spero, abbastanza chiaro che tali diritti e tali istanze appartengono solo in parte alla comunità glbt(etuttoilresto), poiché sono (o dovrebbero essere) in maggioranza appannaggio di tutti coloro che tali discriminazioni le soffrono indipendentemente dall’essere omosessuali, trans o bisessuali.

Ebbene, si diceva, 35 anni sono trascorsi e, andando al sodo, il movimento glbt italiano non ha ottenuto nessun risultato degno di rilievo sul piano economico e giuridico. Nessuno. Diversamente, sul piano sociale e del costume si possono registrare favorevoli progressi, seppur non si possa parlare di piena emancipazione, poiché la piaga dell’omofobia diffusa non ha ancora cessato di provocare vittime.

Per riassumere il senso delle affermazioni tranchantes che ho fatto, è opportuno vedere quali sono i principali fronti aperti e i relativi risultati:

  • riconoscimento dei diritti di unione (matrimoniali o meno): è rimessa ai singoli Comuni la possibilità di istituire registri delle unioni affettive con alcune conseguenze sul piano pratico e giuridico (non sostanziali);
  • introduzione dei reati contro la persona per motivi di discriminazione sessuale: non ce n’è traccia e non si prevede a breve che la materia sia regolamentata;
  • genitorialità per le coppie omosessuali o per i singoli: non c’è;
  • matrimonio omosessuale: la questione sembra definitivamente archiviata con un no che appartiene a quasi tutto l’arco costituzionale;
  • supporto delle persone transessuali nel cambiamento di sesso: regolato, anche se con notevoli rigidità e inapplicabilità di soluzioni più leggere.

Questo è il succo. Vuol dire che il movimento ha fallito? No, semplicemente che deve continuare a muoversi, a costruire presenza politica e rivendicazione. E lo dovrebbe fare seguendo questo direttrici:

  • Coscienza e consapevolezza: non solo visibilità, ma comprensione del fondamentale ruolo sociale che possiede chi “non è nel coro”, quello di essere propulsore del cambiamento. Una volta si sarebbe detto “rivoluzionario”, oggi questa parola spaventa, ma il concetto è lo stesso. La società si muove se si innesca una dinamica di opposti che si confrontano, altrimenti si avvita su sé stessa e diventa conservatrice ed egoista e perde il senso del futuro.
  • Solidarietà e cultura: lavorare per costruire una rete di solidarietà materiale e per costruire un interscambio culturale fra le numerose realtà territoriali costituisce un elemento essenziale di umanità. Senza solidarietà non si fa la politica, senza la cultura non si sa dove si va e alla fine non si cambia nulla.
  • Vision: il movimento si deve costituire nazionale e con una prospettiva internazionale. La pur importante dimensione locale deve necessariamente trovare una sua collocazione estesa, coordinata e partecipata a livelli territorialmente più estesi. La politica dei Comuni non può determinare cambiamenti sostanziali, ma solo particolari e comunque difformi sul territorio, acuendo, piuttosto che risolvendo, la disparità fra uguali.
  • Inclusione: i referenti sociali del movimento non possono essere solo i soggetti che appartengono storicamente all’area glbt(etuttoilresto). Occorre continuare ad estendere la rete e a rivolgersi a chi fa parte delle categorie interessate.
  • Lobbying: molti parlano della necessità di fare lobbying. E’ innegabile che questo possa portare grandi risultati: il principale avversario che abbiamo (il tradizionalismo cattolico e religioso in genere) ne è un eccellente esempio. Ma non si parte dal lobbying, ci si arriva quando si può contare su una massa di persone che costituisce un referente economico o politico in grado di “muovere” denaro, voti o consenso. Tutto il resto sono chiacchiere.

Senza la pretesa di essere profetico, queste potrebbero essere delle “linee strategiche di azione” da cui far discendere programmi e attività coordinate e condivise. Magari sono discutibili, emendabili, da riscrivere, ma questo è un punto di partenza. O si discute da questi elementi oppure ci saranno altri 35 anni di risultati 0.

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domenica 13 gennaio 2008

Domenica prossima alla commemorazione di Alfredo Ormando non ci sarò.

Ndr. Pubblichiamo questo areticolo in quanto sottoscriviamo parola per parola ed anche noi come Andreas, domenica non ci saremo.

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(Il blog di Andreas Martini) Domenica prossima alla commemorazione di Alfredo Ormando non ci sarò.

Chi mi consoce può immaginare che questo gesto per me non sia dovuto a problemi contingenti, impegni improrogabili o al morettiano dilemma. Non ci sarò per scelta.
È il decimo anniversario del suo suicidio in Piazza San Pietro e per questo, lo so, sarebbe ancora più importante partecipare, ma non lo farò.
La commemorazione di Alfredo Ormando non è mai stata centrale per il movimento GLBT, ma negli ultimi anni ho sempre cercato di esserci: perché da quando ho scoperto la sua figura e il suo gesto, l’ho sentito molto vicino a me, giovane studente ancora alle prese con il difficile percorso d’accettazione, complicato proprio da una ancora fervente fede cattolica.
Una vicinanza, dicevo, che ho sempre voluto dimostrare con la partecipazione alla commemorazione nella piazza antistante il Colonnato di San Pietro. Per me era simbolico esserci, aldilà dei numeri, aldilà della visibilità della manifestazione stessa.
Ora sono stanco. Stanco di partecipare a manifestazioni deprimenti e per pochi intimi (per usare un eufemismo). Stanco perché quest’anno, che ricordo di nuovo è il decimo anniversario della morte, un sit in, che a conti fatti è il solito pro forma non è più, per me, tollerabile. Si pensa già e solo alla manifestazione del 15 marzo, l’ennesima – per quanto possiamo vedere noi semplici membri della comunità – organizzata per l’idea di qualcuno, lanciata prima ancora che altri potessero proporre altre idee. Arcigay (e pochi altri) propone, se gli altri vogliono sostengono.
L’importanza della ricorrenza, la delicatezza del momento storico, la necessità di essere continuamente visibili, di entrare nel dibattito pubblico e di farci conoscere e far conoscere la storia del nostro movimento e dei singoli personaggi, avrebbe dovuto prevedere una manifestazione più forte, organizzata, partecipata.
Molti, anzi la stragrande maggioranza, non sanno nemmeno chi sia Alfredo Ormando. A loro per primi va fatta conoscere la nostra storia.
La colpa di questa diffusa lacuna non è di nessun’altro se non di chi la sua memoria ed il suo ricordo non li hanno saputi mantenere vivi, eccezion fatta per il preziosissimo, ormai scomparso, Massimo Consoli. Mi auguro, a questo punto, che non tocchi a lui lo stesso oblio!
Per altre manifestazioni, più politiche e quindi contingenti, a cui si teneva di più, si è partiti con molto anticipo, sapendo che per muovere più gente è necessaria un’organizzazione pianificata e preventiva. Per fare due soli esempi: Diritto Ora e il Roma Pride.
Quest’anno come tutti gli altri anni Arcigay Roma si sta arrabattando per ricordare Ormando con qualcosa all’ultimo minuto. A poco servirà il dibattito collaterale su omosessualità e religioni, che prevedibilmente sarà desertico. A poco serve il richiamo formale di Fabrizio Marrazzo: “L'iniziativa per il decennale della sua morte sarà una grande occasione di confronto e di crescita culturale”. Parlare di grande occasione è pura ipocrisia quando si è fatto poco per fare in modo che fosse tale.
La memoria di Alfredo richiedeva e meritava, già negli altri anni, qualcosa di più. Si può non condividere il suo gesto, ma non si può nascondere che è stato un precursore dei tempi: chissà cosa avrebbe fatto in questo periodo di recrudescente omofobia cattolica; chissà cosa sta pensando ora che ci guarda incapaci di contrastarla.
Proprio su queste pagine con i primi editoriali del 2008 si discute e ci si interroga sulla definizione di movimento, sulla sua reale e concreta presenza. E di conseguenza su queste stesse pagine si è trasposto il dibattito asfittico tipico delle associazioni GLBT, con l’unica differenza che qui a farlo sono singoli militanti o cittadini: ci si accusa reciprocamente di mancata coerenza, si denigra chi si affaccia con timidezza all’impegno per la comunità, si millanta una presunta, e non meglio specificata, superiorità di chi ha partecipato a tutte le manifestazioni o di chi usa il proprio nome o la propria faccia.
Ci si dovrebbe impegnare a far conoscere e ad unire per convincere anche chi, per varie ragioni, percorre lentamente sia il percorso sia di accettazione di sé, sia quello verso un impegno concreto e visibile all’interno del movimento e invece, ancora una volta, si sta sprecando tempo in un confronto, forse stimolante, ma tutt’altro che produttivo.
Chi andrà, farà la solita magra conta e sarà pronto a sentenziare la “vigliaccheria” di chi non c’era. Chi non andrà, vedrà come al solito, un movimento allo sbaraglio, un gruppetto sparuto di attivisti – che visti da fuori possono sembrare anche un po’ patetici. Percepirà un qualcosa che non lo attraeva prima e che continuerà a non attrarlo. Qualcosa che non lo spingerà a fare lo scatto in più: nulla spingerà il dubbioso a provare a sentirsi parte di un soggetto sociale più grande, unito, visibile. Forse perché questo soggetto sociale non esiste?
Esiste, invece. Ne sono convinto: basta riuscire finalmente e definitivamente a mettere da parte i propri interessi particolari e cominciare a lavorare per qualcosa che interessi tutta la nostra comunità.
Continuerò a lavorare per un movimento organizzato e unito, senza porgere il fianco a coloro che, stretti nella loro superbia e nel loro protagonismo, preferiscono andare in piazza e ergersi a giudici tra buoni e cattivi.
Contatemi tra coloro che non saranno in piazza, io sarò a onorare la memoria di Alfredo cercando di conoscerlo e cercando di farlo conoscere al numero maggiore possibile di persone. A partire da quelle che mi hanno appena letto e che, spero, incuriosite cercheranno qualcosa su di lui.

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sabato 12 gennaio 2008

I rapporti tra il Cicolo Mieli e Arcigay. Libera l’Italia, le riflessioni del Mieli

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto da Arcigay varie comunicazioni rispetto alla manifestazione Libera Italia, con l’invito a fornire contributi da parte di chiunque fosse interessato. Riteniamo importante da parte del Mieli fornire ai promotori, e non solo, le nostre riflessioni in merito, anche perché la manifestazione si svolgerà a Roma, la qual cosa evidentemente ci riguarda. L’avvertenza a considerare il tutto come franca e sincera espressione di pensiero politico, e non come critiche o peggio, dovrebbe essere pleonastica, ma meglio prevenire interpretazioni sbagliate; del resto potremmo tenercele per noi e agire di conseguenza, ma già troppi si tengono inutilmente le cose per sè…..

E’ evidente che dopo il Pride di Roma di giugno e l’incontro autunnale al Cassero di Bologna il movimento lgbt si è lasciato con un programma di questo tipo: 1) ognuno per sé, con la possibilità aperta di collaborazioni; 2) consapevolezza della necessità di contenere le litigiosità intergruppi; 3) presenza di due o tre Pride nel 2008; 4) l’importanza di incontri successivi: prossima volta Napoli; 5) valutazione sulla situazione politica esterna come particolarmente critica per omosessuali e trans; 6) nel movimento si produrranno autonome iniziative, autonomi momenti di lotta, autonome valutazioni politiche, con la consapevolezza del minimo comun denominatore del motto del Pride: Parità, Dignità, Laicità.
Il programma, o meglio la consapevolezza unanime dello stato dell’arte e le dirette conseguenze operative si stanno ovviamente attuando; nessuno può dunque permettersi di indicare quali modalità qualunque altro debba seguire, purchè queste non travalichino il programma suddetto.
E così sia anche per noi del Mieli; è evidente però che si possono esporre anche delle valutazioni o delle perplessità sugli effetti, che gli autonomi percorsi possono produrre anche sugli altri. Così non si rompe affatto lo schema riassunto sopra, ma si è funzionali all’esistenza stessa di un movimento che è di idee, prima ancora che di associazioni e singoli.

Entro brutalmente nel merito. Al Mieli non abbiamo capito cosa sarà la manifestazione Libera Italia promossa da Arcigay, Arcilesbica, Agedo e Famiglie Arcobaleno. O meglio per come è stata esposta nelle varie e-mail, e nel breve scambio di idee fra me e Aurelio Mancuso, potrebbe essere cose molto diverse tra loro, non per questo meno interessanti.

Se tale manifestazione riguarda i temi indicati nell’appello, cioè “libertà sociali e civili, cultura, formazione, precariato, convivenza interculturale e ambiente” e se si vogliono convogliare anche altre soggettività non lgbt, evidentemente almeno qualcuna di queste andava coinvolta prima di indire la manifestazione, affinché vi fossero contributi, elaborazione e partecipazione. Non a caso l’appello tratta poi solamente di libertà e diritti civili, limitati a loro volta a questioni lgbt, femminili e di laicità. Difficile dunque che ci saranno mobilitazioni “altre”. Se invece il richiamo a quei temi più generali vuole dare l’indicazione di un’affinità rispetto a un quadro politico più vasto, il messaggio non è irrilevante, e per esempio trova il Mieli pienamente in sintonia. Ma c’è la consapevolezza che la manifestazione darebbe indicazioni profonde di un posizionamento, quanto meno ideale, a sinistra, in un’Italia dove per esempio la sinistra e il Pd stanno facendo di tutto per dimostrare che non sono propriamente la stessa cosa? Forse non vuole essere nemmeno questo, ma quei temi sono posti solo come un richiamo di sensibilità etica e di contiguità concettuale; va benissimo anche questo, ma è un riferimento che però non avrà molti effetti concreti e di affluenza di manifestanti.

Se la manifestazione aspira invece ad essere l’inizio di un percorso per la formazione di una soggettività nuova, siamo dinanzi a una prospettiva completamente diversa. Ma quale soggetto? Un embrione di lobby? Un embrione di partito? Un embrione di gruppo di pressione? Un embrione di sinergia con movimenti individuati, tipo quello femminile? Le quattro cose sono straordinariamente differenti, come è facile intuire, ed è altrettanto ovvio che non tutte e quattro possono piacere alle stesse persone, promotori compresi suppongo. Dunque è necessario esplicitare a cosa si è pensato, dato che le frasi dell’appello e delle altre e-mail sembrano fare alternativamente riferimento alle varie ipotesi (“autonomia dai partiti e decisione, a tempo opportuno, se indicare formalmente delle formazioni politiche a fini elettorali” - “ colleghiamo le battaglie lgbt con le battaglie delle donne contro il maschilismo” - “ mettere in campo un soggetto politico e sociale di diretta rappresentanza d’idee, percorsi e rivendicazioni rispetto a tutele e diritti non riconosciuti” etc.) E’ulteriormente indispensabile chiarire, perché sulle quattro diverse ipotesi molto si parla, si parteggia, si rifiuta, e a volte c’è solo confusione. Se Libera Italia vuole dare un’indicazione e necessario lo faccia e in modo più comprensibile, se si vogliono ulteriori adesioni e promotori, sempre che vi sia consapevolezza su quale specifico vaso di Pandora si pensi di aprire. In tutti casi una manifestazione non è il luogo ideale per lanciare un soggetto politico nuovo senza che ci siano state discussioni e confronti precedenti, nel momento in cui tale soggetto voglia andare oltre i proponenti. A meno che la manifestazione non voglia essere proprio l’occasione per indicare quale sarà il futuro approccio politico dei proponenti stessi, ma in tal caso l’intento e il contenuto specifico vanno comunque esplicitati chiaramente, altrimenti non capiranno nemmeno i singoli associati delle realtà in esame. Se così fosse, non sarebbe affatto peregrina la motivazione di Arcigay etc della opportunità di svolgere una manifestazione con lo scopo di affermare un proprio percorso identitario nuovo; è chiaro però che la tal cosa lascerebbe tutti gli altri soggetti del movimento e della società, non interessati a un apparentamento, nella posizione di semplici spettatori, più o meno incuriositi, ma con scarse motivazioni per la partecipazione.

Se infine la manifestazione vuole essere semplicemente un’occasione in più per portare in piazza le rivendicazioni lgbt e i temi dei diritti civili e della laicità, per il Mieli e di sicuro per tanti altri potrebbe andare bene ugualmente, purché si chiarisca che semplicemente di questo si tratta. Una manifestazione in più non farà certo male, anzi, purché si stia attenti a muovere un numero cospicuo di partecipanti, considerando la scelta di dargli un valore nazionale, nella consapevolezza immagino “universale” che non ci si avvicinerà nemmeno lontanamente ai numeri da Pride. In tal caso Libera Italia assomiglia nei contenuti per taluni aspetti a No Vat, per altri ai Pride in genere, e questo può rendere la manifestazione facilmente condivisibile per coloro che a No Vat e ai Pride aderiscono, ma fatica a dare dei valori aggiunti rispetto a queste. Non a caso l’elenco delle rivendicazioni è quello generale che grosso modo si pone nei Pride, presumibilmente anche in quelli di quest’anno. Analogamente il forte richiamo alla laicità è il fulcro di No Vat e un elemento dei Pride. Le “consuete manifestazioni nazionali che Arcigay e Arcilesbica promuovono in inizio primavera a Roma”, cui si fa riferimento nell’appello di Libera Italia, negli anni precedenti erano settorizzate rispetto a richieste specifiche e alle vicende politiche del momento (tutte legate ai Pacs-Dico). Potevano più o meno piacere, il Mieli per esempio ha sempre aderito, mentre altri no, ma sicuramente avevano una logica politica individuata e individuabile, utile, e diversa da tutte le altre manifestazioni lgbt. Quest’anno invece manca l’indicazione di un target specifico, o di determinati antagonisti, o di un tema o di un evento catalizzatori, quindi è diversa dalla “consueta manifestazione a Roma in primavera promossa dagli”Arci”, e rischia per tutto quello detto sin ora di diventare solo la necessità di non mancare un appuntamento. Con tale impostazione si rivelerebbe un po’ uno spreco e un po’ una fotocopia blanda di quello che si sarà svolto prima, NoVat, e soprattutto di quello che si svolgerà dopo, i Pride.

Ci sorge uno speranzoso dubbio, che però non trova in effetti nessun riferimento nei vari “lanci” di Libera Italia. Che i promotori abbiano colto la necessità di non perdere la “manifestazione di primavera romana” e di farla con convinzione e impegno, al di là delle incongruenze dell’appello, anche a seguito dei noti eventi della bocciatura del registro delle unioni civili al Comune di Roma, che palesemente ha avuto rilevanza politica nazionale e ha dato chiari segnali sull’impossibilità di raggiungere qualsivoglia risultato utile in Parlamento sui temi lgbt. E’ anche risultato chiaro che il tappo principale di tutta la vicenda è il Partito Democratico e le sue contraddizioni interne. Del resto l’attenzione proficua che il Vaticano rivolge agli amministratori del Lazio, come si è visto anche con l’ultimo incontro del Pontefice con costoro, deriva specificatamente dal fatto che il Sindaco di Roma è il leader del Pd, principale partito della maggioranza. Se quindi la manifestazione volesse scegliere il suo fulcro in questa bruciante attualità pseudo-romana, dovrebbero però emergere in modo esplicito tutte le singole responsabilità della fase politica attuale e bisognerebbe denunciare l’episodio “comunale” in tutta la sua ampiezza e pesantezza.

Tutto questo permetterebbe anche alle associazioni romane di essere meno sole ad affrontare l’anomalia della politica locale trasformata totalmente in politica nazionale. Soprattutto le realtà come il Mieli che testardamente da mesi hanno puntato il dito sulle omissioni, incongruenze, dimenticanze, depistaggi e scelte negative di Veltroni, consapevoli che non si tratta affatto dell’impazzimento di una persona. Ci lascia stupiti però il fatto che, dopo la famosa bocciatura del consiglio comunale, il Mieli abbia effettuato una scelta politica indubbiamente forte uscendo dal Tavolo di Coordinamento lgbt del Comune di Roma e sia stato seguito solo da Nuova Proposta, e ci sia un silenzio totale delle altre associazioni romane, anche semplicemente in termini di commenti, come se la cosa fosse irrilevante. Questo fatto non ci fa molto ben sperare, anzi diciamo che ci turba. Comunque se Libera Italia volesse assumere il taglio che stiamo qui esponendo, il Mieli ne sarebbe entusiasta; se invece si rientrasse nelle altre varie ipotesi sopra esposte, la nostra adesione o il nostro coinvolgimento dipenderanno dai tipi di chiarimenti che ci saranno.
Ci auguriamo che questa lunga missiva possa essere utile e costruttiva per il lavoro dei promotori di Libera Italia, e per il successo della manifestazione, ma anche per le riflessioni di tutti gli altri.
Un saluto a tutti.


Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

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martedì 18 dicembre 2007

Unioni civili a Roma e il registro mancato. A sinistra e nelle organizzazioni gay tutti contro tutti. Per non parlare della ex Cdl.

UNIONI CIVILI, BONELLI «ROMA E' TORNATA AI TEMPI DELLA POTENTE DC».
(PRIMA) ROMA - “Il voto congiunto di Pd, Fi, An, Udc, che ieri ha affossato il registro delle Unioni Civili è un passo indietro nelle conquiste civili di questa città. L’aula Giulio Cesare di ieri sembrava quella di vent’anni fa, controllata da una potentissima Dc. Ieri è stata sancita un’odiosa discriminazione”. Lo afferma il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli. “In Italia – aggiunge Bonelli - il registro delle coppie di fatto esiste già a Padova, Ancona ed altre città, così come esiste nelle principali città d’Europa. A Roma questa possibilità è stata negata e, senza voler alimentare polemiche politiche, è triste constatare che il Pd ha voltato le spalle alle tante famiglie che chiedevano uguali diritti nell’accesso ai servizi”.
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OMOSSESSUALI: ROSA ARCOBALENO SI ESPRIME SULLE CURE PER I GAY DI MONSIGNOR SGRECCIA.
(PRIMA) ROMA - La Rosa Arcobaleno, associazione gay socialista, vuole ricordare, a chi se ne sia scordato che "gli omosessuali non hanno bisogno di nessun tipo di terapia non essendo affetti da nessuna malattia. Non ci addentreremmo, al posto di Monsignor Sgreccia, su questo campo. Altrimenti dovremmo far notare all'alto prelato che se c'è qualcuno che abbisogna di terapie e di aiuto è colui che vivendo tra gli uncini del cilicio e immerso in un percorso contro natura caratterizzato dalla astinenza vede la propria vita sessuale trasformarsi in una forma di voyeurismo figurato rappresentato dalla profonda propensione ad infilarsi nelle camere da letto degli altri, senza essere invitato".
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Gay, Bernardini e Rovasio: gravi e offensive le affermazioni sulle persone gay fatte da Monsignor Elio Sgreccia. Non gli bastano i privilegi di 4 miliardi di euro ogni anno?
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e Sergio Rovasio, radicale, membro della Direzione della Rosa nel Pugno.

Le affermazioni fatte oggi su Repubblica da Monsignor Elio Sgreccia sulle persone gay, sono gravi e offensive. Dire infatti che gli omosessuali "vanno aiutati con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate…" è lesivo della dignità e dei diritti civili e umani della persona. Non gli bastano i privilegi di casta di 4 miliardi di Euro che le gerarchie cattoliche incamerano ogni anno? Adesso siamo passati anche all'offesa?
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UNIONI CIVILI/ ARCIGAY: DIRIGENTI PD HANNO UN PROBLEMA, LA LAICITA'.
Veltroni si autosmentisce.Chiti dimostra cambio politico-genetico.

(APCom) - "Ci preoccupa quello che sta accadendo o potrà accadere in Parlamento con lo spostamento oltre Tevere della linea politica del Partito Democratico, soprattutto dopo le esternazioni dell'ex mite ministro Vannino Chiti. Anche lui, dopo D'Alema, preme dichiarare a Radio Vaticana che è contrario al matrimonio gay e alle adozioni per le coppie omosessuali facendo capire che dentro al PD sta avvenendo una trasformazione politico-genetica di cui bisogna tenere conto". E' quanto viene affermato in una nota dall'Arcigay denunciando che il tutto accade "mentre Veltroni, che diserta la seduta del Consiglio Comunale di Roma che discute di Registro delle Unioni Civili, afferma dalle colonne de 'il Foglio' che lui guarda alle cose concrete e non alle iniziative simboliche che non servono a nulla".

"Evidentemente - prosegue la nota - Veltroni non ha problemi a smentire se stesso e il suo tratto fortemente simbolico che porta avanti da anni a favore dell'Africa, dei dissidenti di tutto il mondo, per i diritti umani e contro la pena di morte. Ma tutto ciò può essere comodamente rimosso o ignorato quando si tratta di diritti delle persone lgbt. Non intendiamo spiegare al PD, come a nessun altro partito, che i temi posti da noi e da altri movimenti, come quello delle donne, non riguardano questioni ideologiche ma il vissuto concreto di tante persone. Ci preme invece evidenziare che tutto ciò che sta avvenendo in questi giorni fa riflettere ci porta a fare alcune considerazioni: se negli anni '70 ci fosse stato il PD conquiste di civiltà e di libertà come il divorzio, il diritto di famiglia e l'interruzione volontaria di gravidanza non sarebbero diventate realtà".

"Ora - conclude l'Arcigay - attendiamo come si concluderà la pasticciata e tragicamente comica vicenda del decreto sicurezza e delle norme antidiscriminazione per pronunciare un giudizio articolato e definitivo. Intanto registriamo che il Vaticano ha occupato con plurisecolare bravura ogni spazio del nuovo loft democratico, con buona pace di una laicità ormai disprezzata e ridotta a scontro politico".
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UNIONI CIVILI/ GRILLINI: PD INCAPACE GESTIRE RAPPORTI CON CATTOLICI
Voto Campidoglio non ferma battaglia in Parlamento sui Cus.

(Apcom) - "L'esito negativo del voto sul registro delle unioni civili a Roma dimostra quantaltromai che il Pd non è in grado di governare il dialogo tra laici e cattolici, se non cedendo a questi ultimi". Lo afferma Franco Grillini., presidente onorario dell'Arcigay e parlamentare Sd.

"Sono moltissimi - ricorda- i Comuni che hanno varato il registro delle unioni civili, con il concorso determinate degli ex DS. Purtroppo lo scioglimento del più grande partito della sinistra laica in Italia esporrà sempre di più la politica alle pretese egemoniche del clericalismo. Dal punto punto di vista le forze laiche, socialiste e radicali giocheranno sempre di più un ruolo fondamentale nella difesa della laicità dello Stato. Anche per questo è insopportabile l'idea e la pratica di una riforma elettorale che spazzi via le piccole formazioni".

"Nei prossimi mesi - conclude- proseguirà la battaglia in parlamento sui CUS, i contratti di unioni solidale. Anche in quel caso ci si dovrà schierare e non si potrà rimandare ad un altra istanza come è stato fatto nel Consiglio comunale di Roma".
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UNIONI CIVILI/ VOLONTE': DA LOBBY GAY SOLO APPELLI ISTERICI
Appello al laicismo non fa i conti con i numeri della democrazia.

(Apcom) - "La secca bocciatura al registro delle unioni civili dimostra che il buon senso ha prevalso sulle pressioni delle lobby omosessuali". Lo afferma in in una nota il capogruppo dell'Udc alla Camera Luca Volontè.

"La democrazia è fatta di numeri: ieri in Campidoglio la stragrande maggioranza ha detto 'no' a una norma forzata e incompatibile sia con il sistema giuridico che culturale del Paese. La presunta invasione di campo della Chiesa denunciata dai sindacati gay, rifugiati politici delle sinistre estreme, è il solito pretesto di comodo - dice Volontè - per non ammettere il fallimento totale di questi registri su tutto il territorio nazionale".

"Il loro appello al laicismo di Stato somiglia più a un atto d'insofferenza isterica tanto nota quanto scontata, che non fa i conti né con la ragione, né con la realtà, né con la democrazia",conclude Volontè.
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UNIONI CIVILI/ CHITI: CONTRARIO A MATRIMONI E ADOZIONI GAY
Ma omosessuali non vanno discriminati, ci vuole rispetto.

(Apcom) - "Dico personalmente, come convinzione personale, che io non sono convinto dei matrimoni gay e non penso neppure che ci possa essere l'adozione di figli: un figlio è abituato ad avere un padre ed una madre, e non credo che funzionerebbe con o due madri o due padri". Lo dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, intervistato da Radio Vaticana

"So che su questo punto - prosegue - si solleveranno polemiche a non finire, ma questa è la mia convinzione. Detto questo, io penso che qualsiasi visione, religiosa o meno, debba avere a fondamento il valore della persona, la sua dignità e la sua irripetibilità. Allora io penso che nei confronti di tutte le persone occorra un grande rispetto, una grande attenzione e che bisogna assolutamente non accettare discriminazioni che possano essere operate sul lavoro, nei rapporti civili, nei confronti di persone che abbiano un orientamento sessuale diverso. Quindi, una questione è il matrimonio gay, un'altra questione è il fatto che nei confronti di chi è omosessuale ci possano essere forme di discriminazione o di pregiudiziale che non sono giuste se si ha al centro il valore della persona e il rispetto per la persona umana".

Per evitare discriminazioni, secondo Chiti, "in alcuni casi, servono delle leggi e, in generale, serve una cultura, perché se una cultura è una cultura rispettosa che tiene al centro il valore della persona e delle persone, allora è una cultura che rifiuta le violenze, e le violenze possono essere sia fisiche che morali, che concettuali".
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COPPIE DI FATTO: BERTOLINI (FI), A ROMA DE PROFUNDIS PER CUS
(Adn/Kronos) "Il no del Campidoglio all’istituzione del registro sulle unioni di fatto sancisce la fine dei Cus a livello nazionale. In Parlamento non esiste e forse non è mai esistita una maggioranza per l’approvazione di questo pasticcio legislativo. Chi parla di ingerenze del Vaticano vuole nascondere la debolezza di una coalizione non autosufficiente nemmeno a
livello locale. La sinistra radicale, sonoramente sconfitta, tenterà il colpo di mano nelle aule parlamentari. Sono convinta che si scontrerà con la ferma opposizione nostra e di tutti i moderati dell’Unione". E’ quanto afferma la vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Isabella Bertolini.
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Ndr. "La giornata della vergogna", in tutti i sensi. Il Pd ha svenduto la sua dignità pur di compiacere la chiesa con la speranza di poter tornare a governare. E le organizzazioni gay del nostro paese ipocritamente si stracciano le vesti quando già in anticipo sapevano come andava a finire. Nel programma di governo di questo sgangherato centrosinistra la questione delle unioni civili è presa molto alla larga ed in modo estremamente amibiguo, tale e quale alla questione omosessuale.
Le "prefiche" dell'Arcigay che han fatto "floppare" tutte le manifestazioni romane pro-registro non partecipandovi in massa (Fabrizio Marrazzo è influnzato o sta leggendo i testi dello spettacolo di Panariello per censurarlo di nuovo...), addirittura prefigurano la nascita di un partito di omosessuali. E per tutelare gli interessi di chi oltre a quelli del popolo gay?
Un partito ha e deve avere una maggioranza più ampia di quella omosessuale e chi seguirà Mancuso e la sua band? I tesserati dell'Arcigay? Quali, quelli che frequentano saune e dark? Teniamo i piedi per terra e cerchiamo di fare il punto. Un primo punto ad esempio sarebbe cambiare una dirigenza inadeguata, vecchia e "brezneviana" delle organizzazioni gay. Non li ascolta più nessuno.

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venerdì 14 dicembre 2007

Gay italiani. Proclami da destra e da sinistra. Un movimento trasformista e senza identità allo sbando.

GayLib con Berlusconi (forse) e Arcigay preannuncia la nascita del partito arcobaleno.

(Babilonia) «GayLib ha dato la disponibilità ad aprire un dialogo diretto con l’obiettivo di portare l’associazione ad aderire al Popolo della Libertà». Lo rende noto una comunicato dell’associazione glbt liberale e di centrodestra.
«Il voto espresso dal consiglio direttivo nazionale dell’associazione – prosegue la nota - è originato dopo i numerosi contatti che la dirigenza di GayLib ha avuto negli ultimi mesi in particolar modo con il presidente dei Circoli della Libertà, Michela Vittoria Brambilla.
La decisione ultima mirata a una adesione organica che sia, però, ragionata e successiva a un confronto tra i vertici di GayLib e quelli della nuova formazione politica, è stata presa dopo l’annuncio, da parte di Berlusconi, di voler costituire il Popolo della Libertà come una rete di associazioni che, all’interno del Popolo della Libertà, possano mantenere intatta la propria identità».


Intanto Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, ha dichiarato di voler «costruire uno strumento politico e sociale di cui sia la sinistra e sia la destra dovranno tenere conto». Un partito gay? Forse. Per il momento, ha fatto sapere Mancuso, Arcigay, insieme ad altre associazioni del movimento, promuoverà a febbraio una grande manifestazione nazionale.

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mercoledì 12 dicembre 2007

L'Olanda lotterà per i diritti dei gay a livello globale.

L'annuncio del Governo ''determinati a lottare contro le discriminazioni nel nostro Paese e nel mondo''.

(lamanicatagliata.com) E' una bella notizia quella che arriva dall'Olanda. Il Governo del Paese ha infatti espresso la sua ferma determinazione a lottare contro l'Omofobia e per i Diritti delle persone omosessuali in Patria e in tutto il mondo. Lo riprota il sito pinknews.co.uk. Molti dei paesi con i quali l'Olanda intrattiene rapporti - in Africa come in Asia - considerano l'omosessualità un crimine punito con multe e prigione. Soddisfazione delle Associazione Gay del Paese.

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