Le associazioni gay pensano a organizzare una manifestazione nazionale in città.
(La Repubblica) Pallone e violenza. La coesistenza stretta fra questi due mondi è confermata dall´arresto ieri di un uomo ritenuto fra i responsabili dell´aggressione, avvenuta una settimana fa, a tre ragazze lesbiche in piazza Bellini. Il punto è che l´arrestato è un ultrà del Napoli, che ha ammesso di aver partecipato alla disgraziata spedizione di domenica scorsa a Roma. L´episodio ai danni delle ragazze lesbiche avvenne nella notte fra il 29 e il 30 agosto. Tre giovani furono affrontate a male parole e una di esse venne sfregiata con un bicchiere. La polizia si è messa subito sulle tracce del gruppo di aggressori, anche grazie alla collaborazione delle vittime e delle associazioni gay. Si è giunti così ieri all´arresto di Luigi Del Bono, 36 anni, con l´accusa di tentata violenza sessuale e lesioni aggravate in concorso con altre persone che naturalmente sono ancora in fase di identificazione. Del Bono è stato catturato all´interno di un albergo di via Mezzocannone, dove aveva trovato rifugio. Ad arrestarlo sono stati gli uomini del commissariato Decumani, guidati dal vicequestore Maurizio Casamassima. Ultrà dichiarato, Del Bono è anche pregiudicato con precedenti in tema anche di devastazioni e saccheggi. I reati tipici insomma degli ultras in trasferta. E infatti era sul treno per Roma domenica scorsa anche se ha negato di aver partecipato a incidenti. Circostanza che naturalmente è ora al vaglio della Digos.
Di sicuro da ieri Del Bono è accusato anche di un atto di tipica violenza urbana, che si inscrive nel clima di crescente omofobia in varie città italiane. L´Arcigay di Napoli aveva già denunciato a luglio una aggressione a due giovani gay all´interno di un convoglio della Circumvesuviana. E nessuno ha dimenticato le aggressioni dell´agosto 2007 ai danni di ragazzi gay, sempre a piazza Bellini (nella foto sopra una manifestazione contro l´intolleranza). Episodi a cui fa esplicito riferimento la nota con la quale Arcilesbica Napoli commenta l´arresto di ieri: «Un anno è trascorso, ma non inutilmente. É stato infatti un periodo pieno d´iniziative finalizzate al coinvolgimento della cittadinanza nella lotta all´omofobia. Riconfermiamo la nostra denuncia nei confronti di autorità statali e locali, che mancano di portare a realizzazione pratica uno stato sociale di diritto in grado di garantire pari diritti e pari dignità a tutti i cittadini, siano donne, immigrati, omosessuali o transessuali». E, mentre analoga soddisfazione viene espressa dall´avvocato Elena Coccia per la «Associazione giuristi democratici» che assiste le tre vittime, si lavora a una manifestazione nazionale da tenersi a Napoli, come rivela l´assessore comunale Valeria Valente: «Domani dovremmo avere un incontro con le associazioni LGBT (è la sigla che racchiude i sodalizi lesbian, gay, bisexual e transgender, ndr) per approntare una piattaforma comune».
Probabile che la convocazione della manifestazione scatti per fine settembre. D´altro canto negli ambienti gay napoletani si lavora anche alla possibilità di convocare il gay-pride del 2009 a Napoli. Intanto Valente plaude alle forze dell´ordine: «A loro va il compito della repressione, che è una delle strade da perseguire. A noi spetta l´altra, quella della prevenzione, per promuovere l´integrazione, far sì che le differenze siano percepite come un valore, non un problema. Spero che così la parte migliore di Napoli dia alla città il ruolo che merita e continui a relegare i protagonisti di questi episodi lì dove sono, in una ristretta minoranza».
domenica 7 settembre 2008
Aggressione a Napoli. Quell'ultrà di Piazza Bellini era sul treno per l'Olimpico.
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sabato 6 settembre 2008
Napoli. Individuati e fermati gli aggressori di Piazza Bellini.
Riceviamo un comunicato stampa da Arcilesbica Napoli che pubblichiamo.
LE VITTIME DI PIAZZA BELLINI E ARCILESBICA NAPOLI DENUNCIANO LE VIOLENZE.
Oggi, sei settembre duemilaotto, il commissariato di polizia presso via San Biagio dei Librai ha individuato e fermato, con l’accusa di tentata violenza sessuale, lo scellerato protagonista della violenta aggressione omofoba dello scorso ventinove agosto in piazza Bellini.
Il soggetto è stato segnalato alle forze dell’ordine in seguito alla coraggiosa denuncia delle vittime, rappresentate dall’avvocato Elena Coccia e sostenute dall’ associazione Arcilesbica Napoli, che ha a sua volta sporto querela per essere venuta a conoscenza dei fatti.
Esprimono soddisfazione per l’ottimo risultato ottenuto l’avvocato Coccia per l’associazione Giuristi Democratici e Arcilesbica Npoli per il Coordinamento Campano LGT, formato da i-Ken onlus e M.I.T. Napoli, nato proprio in seguito agli episodi di violenza omofoba verificatisi nell’agosto duemilasette sempre in piazza Bellini.
Un anno quasi esatto è trascorso dall’episodio di violenza omofoba che tanto scosse ed indignò la comunità omosessuale napoletana ed eccoci costretti a dover assistere ad una nuova ondata di brutalità dove, stavolta, si è infierito contro ragazze poco più che maggiorenni,profittando del medesimo “palcoscenico”: quella piazza napoletana che ancor oggi appare più come luogo votato al conflitto che alla socializzazione e all’incontro di gruppi differenti.
Un anno è trascorso, ma non inutilmente. E' stato infatti un periodo pieno d’iniziative finalizzate al coinvolgimento della cittadinanza nella lotta all’omofobia. Forte dell’azione portata dunque avanti, riconfermiamo oggi la nostra denuncia nei confronti delle Autorità statali e locali, che mancano di portare a realizzazione pratica uno “ stato sociale di diritto” in grado di garantire a tutti i cittadini, siano essi donne, immigrati, omosessuali o transessuali, pari diritti e pari dignità, a partire dalla libertà di aggregazione e dalla coesistenza di realtà sociali e culturali diverse.
Quest’atto di denuncia, oltre alla manifestazione di un grande coraggio personale, è forse anche il risultato di una politica per i diritti su cui molto abbiamo lavorato e lavoreremo e che rende il senso più profondo del nostro ruolo di associazioni; tuttavia, ciò non può impedirci –anche in un momento di soddisfazione- di ricordare come restino gravi le innumerevoli mancanze dell’organizzazione pubblica, che per prima dovrebbe apportare gli strumenti di sicurezza e integrazione necessari a che tra i cittadini –non solo omosessuali- fiorisca un senso di sicurezza e una cultura delle differenze.
In qualità di associazioni a tutela dei diritti civili non ci tireremo mai indietro di fronte a questi obiettivi ma siamo nelle condizioni di dovercene assumere tutto il carico, quando il perseguimento di questi dovrebbe essere prima di tutto compito dello Stato.
Insieme intendiamo continuare a lavorare per una società diversa da questa, in cui non esistano cittadini “minori” capro espiatorio dell’ignoranza e della violenza del branco. Una società dove il branco non esista. E dove la donna sia sempre persona. Ovunque. E non bastonata comunque.
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20:53:00
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venerdì 5 settembre 2008
All'Arcilesbica di Napoli una risposta su una presunta acidità che non c'è!
Dal forum Arcilesbica Napoli:
ContessaGeshwitz
Anch'io sono concorde con chi ha espresso la necessità IMMINENTE di mettere in funzione il sito. Proprio in vista della manifestazione nn è accettabile che sia aggiornato a febbbraio.
Valeria, che lo sta curando, ha spesso ricevuto pressioni dal direttivo e mi auguro che appena tornata dalle ferie concluderà il lavoro (che dovrebbe essere agli sgoccioli tra l'altro)!!
Ciò nn toglie che il redattore di questo blog di notizie gay ce l'ha con noi, è di una acidità pazzesca, chissà chi è...
Non c'è problema, mi presento, mi chiamo Federico e sono il coordinatore della redazione di Notizie gay. Vorrei tranquillizzarla gentile contessa, non abbiamo assolutamente nulla contro l'Arcilesbica di Napoli, anzi...
La nostra critica, come anche alcune di voi hanno ammesso (e lei stessa alla fine ne prende atto e spinge per rimettere in funzione il sito), è semplicemente la registrazione di fatti.
Fatti anche da altri registrati ovvero da chi come noi sono venuti a cercarvi per capire cosa stesse succedendo a Napoli, cercare notizie ed una posizione ufficiale (reputiamo l'aggressione alla ragazza un fatto gravissimo) ed hanno avuto davanti agli occhi la desolazione assoluta, senza trovarvi neppure la notizia della violenza subita dalla ragazza.
Per fortuna su Napoli ci è venuto in aiuto Napoligaypress, ottimamente gestito (desidero sottolineare, ottimamente, per fugare qualsiasi dubbio su facili e puerili polemiche circa l'affidabilità e l'efficienza dei napoletani).
Dovevamo tacere? E perchè mai mettere la sordina ad una tale indecenza?
Ci siamo sentiti offesi due volte, come gay e come giornalisti.
Il nostro mestiere è informare e poi, mi consenta gentile contessa, ma la polemica non l'abbiamo iniziata noi.
Alla fine di tutte queste chiacchere ci sembra di capire che la nostra critica ha fatto quel che si proponeva di fare, spronare ad una maggior attenzione istituzionale ed alla fine par di capire che il sito ripartirà e sicuramente darà di se stesso un'altra immagine: quella dell'efficienza, dell'autorevolezza e della solidità che sono quelle cose che cercano chi chiede aiuto e solidarietà!
E voi che siete donne e lesbiche dovreste capirle e saperle meglio di me queste necessità perchè siete sempre doppiamente discriminate se confrontate con gli omosessuali.
Tanto le dovevamo, cara contessa, ma non solo: ci mettiamo anche a vostra completa e totale disposizione se avete necessità di spazio su Notizie gay.
In chiusura, prima di salutarla vorrei farle una confidenza personale: le mie origini sono napolentane, veracissime..., una mia bisnonna nacque e visse la sua gioventù a Napoli in via Monte di Dio, e studiò (beata lei...) con Sibilla Aleramo. E chi è cchiù felice e me?
Per noi la polemica finisce qui,
Tanto le dovevo, un caro saluto.
Federico Salvati.
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giovedì 4 settembre 2008
Il "branco" e gli "indifferenti" ecco il racconto del raid omofobo. Si innescano le polemiche.
Piazza Bellini. Parlano le ragazze lesbiche vittime dell'aggressione di venerdì: Una di loro è stata sfregiata. "Erano in tre, ci hanno inseguito, picchiato e minacciato. Ma nessuno ci ha teso un amano.
(Amalia De Simone) "Pronto? Siamo noi.. le ragazze aggredite in piazza Bellini.
Grazie. Grazie soprattutto per averci cercate. È stato peggio di quello che si detto: erano in tre, ci hanno inseguito, picchiato e soprattutto nessuno ha alzato un dito per aiutarci. Non sappiamo cosa fare: possiamo incontrarvi?». Una mail e poi una telefonata all'Arcilesbica. Alla fine si sono fatte vive. Gli appelli delle attiviste dell'associazione partiti subito sul web e sui giornali, il tam tam tra gli amici, non sono stati inutili e già martedì sera quattro ragazze e un ragazzo della comitiva vittima dell'aggressione avvenuta tra venerdì e sabato, erano insieme al direttivo di arcilesbica per chiarire quanto accaduto.
Nella cucina di una delle componenti del direttivo dove, per motivi di privacy e sicurezza è avvenuto l'incontro, si avvertiva lo stesso calore e lo stesso senso di protezione di una famiglia: le ragazze hanno fatto quadrato intorno alle nuove arrivate, le hanno ascoltate a lungo, consigliate e alla fine hanno discusso su come concretamente “reagire” a questo nuovo, anzi ormai rituale, vergognoso caso di omofobia.
La prima a prendere la parola è Livia (il nome è di fantasia per ragioni di riservatezza), ha solo 19 anni e una parlantina da dieci parole al secondo. Nel suo racconto la tensione da “arancia meccanica” e una storia di ordinaria indifferenza. «Tutto è cominciato quando un gruppo di ragazzi trasudanti alcool, ha notato la nostra comitiva composta quasi tutta da donne. Cercavano, a modo loro e quindi insistentemente, un approccio.
Noi glissavamo, proprio per evitare problemi. Allora ci siamo spostate ad un tavolo di un pub ma loro ci hanno seguite e anche lì hanno continuato con osservazioni pesanti. Ad un certo punto uno di loro ha esclamato “Ma non lo vedi che queste sono lesbiche" Ora ve lo faccio vedere io il pisello!” Si è abbassato i pantaloni e ha cominciato ad inseguire la mia ragazza per i tavoli. Poi si è incazzato e ha afferrato bicchieri e altri oggetti a portata di mano. Ce li ha scagliati contro. Una pinta si è infranta contro la ringhiera che delimita l'area archeologica e un coccio ha colpito al viso una di noi. Sanguinava ed eravamo terrorizzate da tutta quella violenza. Anche altri due avevano cominciato a colpirci, tutti guardavano senza far nulla, così ci siamo rifugiate all'interno del pub. Non riuscivamo più ad uscire, urlavano, ci minacciavano e quindi abbiamo chiesto ad uno dei gestori del locale di chiamare la polizia. Lui però ci ha risposto che non l'avrebbe fatto, che era inutile e inopportuno creare tanto clamore, soprattutto perchè gli aggressori sono degli abituè della piazza ed era meglio non avere conti in sospeso con loro. Io invece ci ho provato ma ero nel pallone e così ho digitato il 118. Mi hanno fatto tremila domande e allora ho lasciato perdere anche perchè nel frattempo si erano avvicinate alcune loro amiche che con tono intimidatorio ci invitavano a mettere via i cellulari. Eravamo arrivate con due auto e invece siamo fuggite via infilandoci in fretta in una sola macchina. Abbiamo passato la notte a litigare tra di noi aspettando che le amiche ferite tornassero dal pronto soccorso. La ragazza sfregiata non ha voluto farsi mettere i punti ma il taglio era profondo e non ha potuto evitare altri tipi di sutura. Ora lei non è a Napoli, ma appena torna la inviteremo a sporgere denuncia. Noi pensavamo che non servisse a nulla ma ci hanno convinto le ragazze dell'arcilesbica, le uniche ad esserci state davvero vicine».
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Omerta?
"Sfiorato il favoreggiamento. Tradite dal gestore del pub".
"Quella che si è vista a piazza Bellini è una connivenza che sfiora il favoreggiamento. Scoraggiare, impedire alle ragazze di chiamare la polizia, evitare qualsiasi intervento per non avere “conti in sospeso” con gli aggressori è più che vile. Un'indifferenza che però non ci aspettavamo dal gestore
del pub in cui si sono rifugiate le ragazze: lì avevamo una convenzione e ci aspettavamo che condividesse le nostre “cause”. Ci sentiamo tradite. Non lasceremo la piazza ma cercheremo un posto che ci garantisca non solo la sicurezza ma anche quel rispetto che il locale che per mesi abbiamo frequentato abitualmente ci ha indecorosamente negato".
Dopo aver ascoltato il racconto delle ragazze vittime dell'aggressione omofoba, le attiviste dell'arcilesbica lanciano ancora un affdo alla cosiddetta società civile. L'associazione, insieme con Arcigay, IKen e Mit, da oltre un anno collabora con il comune di Napoli per realizzare una serie di iniziative a favore dell' integrazione, della sicurezza e della solidarietà. Una delle proposte per cui si sono a lungo battute e che sperano di ottenere è l'attivazione di un numero verde.
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Polemiche?
L'inspiegabile rivalità.
La notizia del raid omofobo è rimbalzata su vari forum e blog. Mentre l'Arcilesbica si dava da fare per conttare le vittime, su alcuni siti di "genere" comparivano commenti per screditare e scoraggiare l'operato dell'associazione.
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Ndr. Non sappiamo se il trafiletto riportato sopra siano le considerazioni della cronista o siano state ispirate da Arcilesbica. Tra l'altro non sappiamo a chi è rivolto.
Sono parole dal sapore particolarmente polemico e vagamente strumentale.
Se l'Arcilesbica napoletana ha qualcosa da lamentare, recriminare, denunciare o da dire che lo faccia direttamente dal suo sito, questa è anche l'occasione buona per rimetterlo in movimento visto che nella home page non si da neppure la notizia di questa aggressione (vedi sopra) e l'ultimo aggiornamento pare essere del giugno scorso... e non se ne trova traccia neppure su un giornale aperiodico sempre dell'Arcilesbica di Napoli fermo al maggio 2006!
"E' una sciocchezza", qualcuno potrà ribattere, la concretezza è altro. Possiamo anche essere d'accordo ma molte volte la "sciatteria" allontana anzichè avvicinare può far credere che quegli strumenti non siano funzionanti dando una cattiva immagine. Non basta un forum, grazie al cielo, particolarmente attivo e discuterne, il sito è un'immagine istituzionale e l'istituzione a quel che si vede, non da alcuna notizia di un fatto così grave. (Aspis)
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martedì 2 settembre 2008
Aggressione a Napoli, Dopo quattro giorni la posizione di Arcigay e Arcilesbica in un comunicato.
Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato.
Le associazioni napoletane per la difesa dei diritti degli omosessuali Arcilesbica, Arcigay e i Ken denunciano il gravissimo episodio di violenza avvenuto a Napoli venerdì 29 agosto in piazza Bellini, riportato dal quotidiano Il Napoli nell’edizione del primo settembre.
Vittima dell’accaduto è una ragazza diciannovenne che sostava nella piazza insieme ad un gruppo di amici e per il sol fatto d’essersi intrattenuta teneramente con la compagna si è trovata a subire insulti, molestie sessuali e lesioni sotto gli occhi terrorizzati dei presenti, rimasti impotenti di fronte a tanta violenza. La giovane non ha sporto denuncia nei confronti dell’aggressore, nel frattempo allontanato dai suoi amici, perché dissuasa da alcuni dei presenti che, probabilmente, avevano tutto l’interesse a non avere “questioni in sospeso” con certe frequentazioni -purtroppo abituali- del posto.
Questi i fatti. Di seguito le dichiarazioni delle associazioni.
Arcilesbica Napoli esprime vicinanza e solidarietà nei confronti di chi ha dovuto subire questa ignominiosa aggressione, invitando lei e chiunque si sia trovato a patire abusi e brutalità del genere a rivolgersi senza paura a chi di dovere e alle associazioni di genere perché vengano tutelati i diritti e le libertà di ciascuno.
Oltre a manifestare sdegno di fronte al vergognoso perpetrarsi di simili episodi di violenza ai danni dei cittadini omosessuali di questo paese, Arcilesbica Napoli intende esprimere seria preoccupazione verso l’indifferenza generale -e in particolare delle amministrazioni- nei confronti di un conflitto sociale che lungi dall’essere affrontato con interventi mirati, viene incalzato e legittimato da una politica nazionale che troppo spesso esprime intolleranza verso ogni manifestazione dell’ “altro”, alimentando così nella società che dovrebbero educare, fenomeni di discriminazione e di esclusione.
Come Organizzazione al servizio della cittadinanza per la difesa dei diritti delle persone omosessuali, Arcilesbica Napoli chiede a viva voce che i governi locali e nazionali acquisiscano la responsabilità necessaria al fine di realizzare interventi immediati volti ad una reale integrazione della società civile che parta dall’affermazione dei diritti, delle libertà e della dignità di tutte e tutti.
Arcigay Napoli oltre ad esprimere sdegno per il ripetersi di tali atti di inciviltà ed intolleranza è vicina a quanti subiscono ogni giorno situazioni discriminatorie e di violenza che ripetute, scarsamente contrastate anche da chi ha il dovere di vigilare sul rispetto di tutti gli individui e purtroppo da taluni ostentate portano poi al verificarsi di tragici eventi come questo.
L'ennesima aggressione in quella piazza che da tutti è riconosciuta come luogo di incontro della comunità lesbica gay bisex e trans napoletana è il sintomo inequivocabile che esiste un'emergenza omofobia a Napoli; non esistono alibi per transigere sui diritti e la legalità.
Arcigay Napoli invita tutte le persone omosessuali bisessuali e transessuali oggetto di violenza omofoba a denunciare immediatamente i fatti o a rivolgersi per ogni supporto alle associazioni napoletane.
L’Associazione i Ken ONLUS di Napoli invita tutti e tutte le cittadini napoletani a vigilare sulla piazza e a proteggere chi subisca una violenza chiamando tempestivamente il 112 o il 113.
Si ritiene che a 12 mesi esatti dalle ultime aggressioni di piazza Bellini, la comunità napoletana ( non solo omosessuale e ovviamente non solo a piazza Bellini) debba manifestare con solidarietà il sostegno a chiunque, in pace, viva la propria libertà di amare e di essere amata o amato.
Con cinismo occorre dire che questo da solo non basta!
Occorre che chi subisca la violenza sporga denuncia presso le autorità di Pubblica Sicurezza e alle associazioni Gay e Lesbiche di Napoli perchè è sbagliato lasciare alla cronaca del giornali costruire fobie ed odi inutili.
Ci rifiutiamo d immaginare che l’esercito risolva il problema vivibilità e chiediamo con decisione una maggiore attenzione alle troppe violazioni della legalità verso persone e verso il patrimonio a cui piazza Bellini è abbandonata. La Napoli che ci meritiamo non questa è ben altra.
Le associazioni Arcilesbica, Arcigay e i Ken chiedono all’assessore Valeria Valente ed al Sindaco Rosa Iervolino Russo una riunione del gruppo di lavoro del Tavolo per le Pari Opportunità LGT per discutere del grave fatto accaduto in piazza Bellini.
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Ndr. Formidabile i tutori dei diritti Lgbt scoprono i fatti dai giornali e tre giorni dopo e ne fanno il solito "minestrone" ideologico ... (Aspis)
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11:09:00
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venerdì 4 luglio 2008
Si cerca di superare il caso Bertozzo. La proposta e' farla parlare al pride di Catania.
La comunità glbt lacerata dall'arresto dell'attivista di Facciamo Breccia.
(Benedetta Aledda - Liberazione) La coda spiacevole e inaspettata del festoso Pride di Bologna, il fermo dell'attivista di Facciamo Breccia Graziella Bertozzo, continua a far discutere il movimento lgbt. Secondo il Comitato promotore, «la signora Bertozzo» durante la manifestazione di sabato scorso «ha ripetutamente e arrogantemente tentato di accedere al palco rivendicando una titolarità che non aveva» e «ha assunto atteggiamenti pesantemente offensivi e fisicamente violenti (...) costringendo una delle volontarie a richiedere il supporto delle forze dell'ordine». Affermazioni a cui Marcella Di Folco, una dei portavoce del Pride, non ha apposto la propria firma: «E' un comunicato troppo duro», spiega la presidente del Mit che, come organizzatrice, dice di sentirsi in parte responsabile per un episodio sfuggito di mano al servizio d'ordine.
Si dicono stupiti e addolorati dell'atteggiamento di Di Folco Aurelio Mancuso e Francesca Polo, i due presidenti nazionali che firmano una «presa di posizione di Arcigay e di Arcilesbica nei confronti di Facciamo Breccia»: l'accusa a Bertozzo è di aver «creato un incidente di cui è la sola responsabile»; le negano ogni solidarietà e annunciano di chiudere ogni rapporto politico con Facciamo Breccia, a sua volta accusata di comportamenti sleali.
Per il Comitato promotore del corteo di Bologna, invece, i due episodi, il fermo di Bertozzo e la corsa dei suoi compagni per srotolare lo striscione durante l'intervento di Porpora Marcasciano (che parlava per il Mit), sono distinti. Il primo viene letto come «improvvisa e incomprensibile violenza (...) espressa da una lesbica all'interno di un contesto pacifico come il pride»; il secondo come una scelta «incoerente, irrispettosa e prevaricante» da parte di chi non ha condiviso il documento politico della manifestazione. Il presidente Flavio Romano e i portavoce Paola Brandolini ed Emiliano Zaino si dicono certi che «entrambe le situazioni avrebbero potuto essere discusse e risolte con modalità diverse», senza il ricorso alla polizia e alla presa del palco. «Falso parlare di polzia sul palco», ribattono a Facciamo Breccia, perché gli agenti erano «nel backstage». I No-Vat replicano dal loro sito: «L'uso della polizia per la gestione del dissenso interno ad un movimento è la fine della politica, significa scivolare verso lo stato di polizia». Il risvolto più grave della vicenda è dal loro punto di vista l'attacco personale a una lesbica tramite l'arma tipica della repressione misogina: «l'accusa di isteria violenta».
Perché c'era la polizia in borghese vicino al palco e perché l'agente che ha bloccato Bertozzo non si è identificato come poliziotto? Sono le domande che i parlamentari del Pd Marco Beltrandi e Matteo Mecacci porranno al ministro degli Interni, chiedendogli di verificare cosa sia successo in piazza VIII agosto.
In una lettera Porpora Marcasciano si dichiara incredula che il servizio d'ordine abbia preso una esile donna cinquantenne per Schwarzenegger. «Questo il clima dell'Italia che dà i suoi frutti», prova a interpretare Marcasciano: la voglia di festeggiare viene intepretata come un pericolo.
Sul sito di Fb si moltiplicano gli attestati di solidarietà a Graziella. All'interno delle associazioni che hanno organizzato il Pride emerge qualche posizione dissonante: Eva Mamini, della segreteria nazionale di Arcilesbica, per esempio, si dissocia dal comunicato ufficiale sostenendo che la critica legittima al comportamento di Fb non giustifichi il ricorso alla polizia e non debba far venir meno la «solidarietà a una lesbica arrestata durante un pride».
Sabato 5 l'orgoglio omosessuale e transessuale sfilerà a Catania, dove il comitato promotore alla fine ha ottenuto di concludere, come tradizione, nella piazza dell'Università, inizialmente negata dal Comune. Perché non invitare Graziella Bertozzo a parlare dal palco di Catania, a chiarire quello che è successo a Bologna? E' l'invito rivolto al comitato catanese da Saverio Aversa, responsabile nazionale Diritti e culture delle differenze del Prc, e Sergio Rovasio, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti: sarebbe un modo, si augurano, «per riprendere serenamente e rafforzati la difficile e lunga battaglia per i diritti negati».
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Ndr. Incredibile, fatti, parole e slogan che ci riportano indietro di almeno trent'anni, al periodo degli anni di piombo e dei movimentini extraparlamentari sempre in lotta tra loro. Siamo ancora alle "piattaforme" ed ai documenti politici e poi pretendiamo di portare a casa qualcosa con quest'aria di omostalinismo. Quando andate a casa?
martedì 27 maggio 2008
Palermo: storia di Paolo, accoltellato dal padre perché gay.
“Voleva solo che lavorasse” spiega. “Ha la testa piena di fantasie: vuole fare il fotomodello, insegue la bella vita. Noi non abbiamo soldi, non possiamo mantenerlo”. “Gli ho chiesto di aiutarmi a trovare un lavoro” replica la vittima “ma lui si rifiutava: diceva che si vergognava di presentarmi in giro perché ero gay”.
Tensioni di un anno, dunque, che sabato scorso sono esplose nella violenza. Alessandro torna dal mare e comunica ai genitori che uscirà di lì a poco. Il padre si arrabbia.
“Ero sotto la doccia” racconta il ragazzo, “quando l’ho visto davanti. Aveva in mano il coltello e mi ha aggredito”. I carabinieri, chiamati dai vicini, trovano il giovane con le braccia coperte di sangue. Seduto a terra in un angolo, terrorizzato. Il padre finisce in carcere.
Ma la storia di Paolo esce presto dai confini delle mura domestiche e da dramma familiare diventa emblematica, secondo politici e esponenti delle associazioni che difendono i diritti degli omosessuali, del “clima di omofobia” che si sta diffondendo nel Paese”. “Il governo vari al più presto una legge contro le violenze nei confronti di gay , lesbiche e trans”, è il grido unanime di Arcigay e Arcilesbica.
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lunedì 26 maggio 2008
I gay, l'Arcigay e quegli appelli al governo ed alle istituzioni sempre di parte.
Qualcuno ci sa spiegare perchè in Italia non esiste un unico movimenti Glbt ma tanti movimenti quasi quanti sono i partiti nel nostro paese e cioè un'infinità?
Perchè ogniqualvolta i gay sono al centro di un atto discriminatorio ci giungono in redazione almeno una decina di comunicati a firma diversa? Perchè l'Arcigay che dovrebbe essere un organismo super partes è invece un megafono della sinistra più radicale? Perchè ad esempio GayLib ricopia i comunicati del movimento di sinistra (e probabilmente manco se ne accorge...) salvo poi rimangiarsi tutto e stilare un comunicatino molto di maniera ma con toni che credono essere di destra? Perchè l'ex on.le Grillini si fa i comunicati per i fatti propri come pure l'on.le Paola Concia? Perchè il Circolo Mario Mieli non perde l'occasione per tirare le orecchie all'Arcigay nazionale come a quella romana diretta dal presenzialista Marrazzo? Perchè, appena è possibile ognuno snobba le manifestazioni dell'altro. E' così difficile trovare un'unità di intenti? Probabilmente si, ci sono troppi soldi in gioco, questa e la verità, ed intanto godiamoci l'ennesimo quanto inutile comunicato dell'Arcigay. A ore seguirà certamente quello del Circolo Mieli, dei Gay Rosa arcobaleno, di Grilini, della Concia, di GayLib (questi arrivano almeno un paio di giorni dopo...) , ecc. ecc. Sembra quasi che ognuno tenda a rassicurare il propri pollaio fregandosene degli altri, ovviamente con toni e finalità diverse. Ma alla fine, gratta, gratta, sempre economiche o, comunque, molto personali...
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(Adnkronos) - "Facciamo appello alla Presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ai capigruppo di maggioranza ed opposizione, affinche' sia nuovamente messo all'ordine del giorno il provvedimento su stalking ed omofobia, stralcio dell'intero pacchetto contro la violenza alle donne e alle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) presentato nella scorsa legislatura dal governo Prodi, che era stato licenziato dalla Commissione Giustizia". E' il testo della richiesta rivolta oggi agli organi competenti dai presidenti nazionali di Arcigay, Aurelio Mancuso, e di Arcilesbica, Francesca Polo. "Si tratta -sottolineano le associazioni nell'appello- di affrontare con urgenza e con gli strumenti parlamentari che permettono una rapida discussione e approvazione di due questioni urgenti, che possono dare una risposta concreta ed efficace all'ondata di violenza contro le donne e le persone lgbt. L'introduzione del reato di stalking sarebbe uno strumento efficace in mano alle forze dell'ordine e della magistratura per impedire sul nascere le molestie ripetute ai danni delle donne, che purtroppo sfociano quasi sempre in violenze sessuali". "L'estensione della legge Mancino -ricordano inoltre Arcigay e Arcilesbica- che si occupa delle aggravanti per i reati ad odio anche per l'orientamento sessuale (gay e lesbiche) e per identita' di genere (trans) aiuterebbe nei fatti migliaia di persone a non avere piu' paura e a denunciare le aggressoni, perche' finalmente tutelati da norme giuridiche ad hoc. Entrambe i reati sono codificati in quasi tutti i paesi europei ed occidentali e accompagnati da politiche di aiuto, sostegno e campagne di sensibilizzazione, hanno ottenuto ottimi risultati".
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19:49:00
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mercoledì 14 maggio 2008
"Universiinversi". A Trento è polemica sui finanziamenti avuti dal comune.
(Il Corriere del Trentino) Lucia Maestri è arrabbiata. «Quella di Sergio Divina è una strumentalizzazione pesante. È un senatore e come tale dovrebbe essere un garante della Costituzione» tuona l'assessore alla cultura del capoluogo.
Che non ha digerito per niente le critiche dell'esponente della Lega nord sul finanziamento previsto dal Comune all'iniziativa «Universi inversi», evento organizzato da Arcigay e Arcilesbica in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia (da giovedì 15 a domenica 18 maggio).
«È discutibile che un'amministrazione comunale sostenga iniziative con risvolti così profondamenti etici» aveva detto Divina. «Il rischio — aveva aggiunto — è che la gente faccia confusione, visto che prima si celebra la famiglia tradizionale, poi si appoggiano iniziative che vanno nel senso opposto».
La replica della Maestri è netta. «In passato — dice — abbiamo già sostenuto una mostra sulla condizione dei gay al tempo dei nazisti, nell'ambito della giornata della memoria». E spiega: «Si tratta di riconoscere un principio sancito dalla Costituzione, secondo la quale i cittadini hanno pari dignità sociale senza discriminazione alcuna. La stessa Costituzione della quale Divina, come senatore, dovrebbe essere garante. Per questo le sue affermazioni sono ancora più gravi».
L'assessore precisa: «L'evento rappresenta un contributo al percorso di conoscenza di una tematica che esiste e che va riconosciuta».
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14:25:00
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lunedì 12 maggio 2008
Autodifesa di Francesca Grossi dopo la sospensione dall'Arcilesbica.
Io son tra color che son sospesi.
Pubblichiamo il comunicato stampa di Francesca Grossi in risposta alla sua sospensione da Arcilesbica per aver sottoscritto una lettera che invitava al dialogo con il Sindaco di Roma.
Roma - Tra Alemanno e il Gay Pride prova di disgelo, così il Corriere della Sera di sabato 10 maggio. Alle compagne di Arcilesbica sembra non sia piaciuta la mia iniziativa di disgelo e di firmare la lettera aperta al Sindaco di Roma Gianni Alemanno insieme al Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso, a Imma Battaglia Presidente del Di Gay Project e al Presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, fino a concludere in perfetto stile dirigistico che la sottoscritta agisce in “malafede” e decretare testualmente che “Francesca Grossi e' diffidata dall'usare il nome dell'associazione, fino a chiarimenti e decisioni degli organismi preposti dallo statuto per il reintegro o l'espulsione”.
Mi confortano le offerte di asilo politico che mi vengono in queste ore da esponenti del resto del movimento lgbt, che mi esprimono solidarietà, così come sono determinata a proseguire nella mia iniziativa, convinta come sono che l’avanzamento dei diritti delle lesbiche e delle persone lgbt, non sia un fatto privato da gestire con comitati di disciplina – da tempo subisco ormai un vero e proprio ostracismo, se non censura all’interno di Arcilesbica, sin da quando ho visto di buon grado l’apertura nei confronti del movimento romano del candidato Sindaco Rutelli – ma un fatto pubblico, che apra un serio confronto su quale sia la politica più efficace da portare avanti per un progresso culturale e politico dei diritti lgbt. In una fase politica, culturale e sociale come quella romana, in vista di una manifestazione così importante come il Gay Pride, si può scegliere di cedere ad un clima di scontro, oppure in modo più responsabile cercare un dialogo democratico – essendo noi per primi a proporlo - che valorizzi, seppure in un confronto serrato, le istanze e le ragioni di cui il movimento lgbt è portavoce. Perché innanzitutto in gioco ci sono i diritti da conquistare anche e soprattutto per coloro che non fanno parte del movimento e che in queste ultime elezioni, gay, lesbiche, trans, hanno visto espulsi i diritti civili dall’agenda politica - tranne che per la rappresentanza che ne hanno dato alcuni qualificati candidati – e, nella gran parte se hanno votato lo hanno fatto, ma su altre questioni.
Per quanto riguarda Roma, ribadisco le ragioni che mi hanno portata a firmare la lettera aperta definita “di disgelo” al Sindaco Gianni Alemanno, insieme con i dirigenti di Arcigay e Di Gay Project, ribadendo che da lesbica, conosco bene cosa sia la cultura della diversità e del pregiudizio. Innanzitutto per questo, credo, che con la prima carica istituzionale della città di Roma, non solo sia mio diritto cercare di dialogare, ma sia mio dovere e ovviamente se necessario scontrarmi. Quindi, alle compagne di Arcilesbica, non posso che dire che il metodo e la sostanza delle decisioni prese nei miei confronti sono sbagliate e augurare loro di ripensarci e di non continuare ad assumere atteggiamenti di censura che poco hanno a che fare con il lavoro responsabile che ho portato avanti in questi anni. Se ci sarà un incontro con il Sindaco o con un suo incaricato mi recherò ugualmente, in qualità di sospesa Presidente del Circolo di Roma di Arcilesbica, insieme con i dirigenti di Arcigay e Di Gay Project, sperando di dovermi confrontare in modo costruttivo o critico con il Campidoglio, e non di scontrarmi con le persone con cui ho condiviso un percorso. Fermo restando che l’attivismo politico, quando ci si crede, si può fare anche se sospese o addirittura espulse, sebbene in nuovi luoghi.”
Francesca Grossi
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19:39:00
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C'è confusione sotto il sole di Roma... ArciLesbica non sottoscrive la lettera a Alemanno.
A proposito della lettera inviata ad Alemanno dalle associazioni Lgbt romane, riceviamo e pubblichiamo:
Comunicato stampa
L'associazione ArciLesbica dichiara la sua totale estraneita' alla lettera aperta diffusa oggi e indirizzata al sindaco di Roma, sottoscritta oltre che da Aurelio Mancuso, Imma Battaglia e Fabrizio Marrazzo, anche da Francesca Grossi come presidente del circolo ArciLesbica di Roma.
Attualmente Francesca Grossi e' sospesa da ArciLesbica, ribadiamo pertanto che l'associazione ArciLesbica non sottoscrive la lettera al sindaco Alemanno.
La Presidente
Francesca Polo
Le Segretarie
Paola Brandolini
Giovanna Cametoni
Debora D'Amico
Cristina Gramolini
Eva Mamini
Anna Maria Palumbo
Julia Pietrangeli
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08:00:00
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sabato 19 aprile 2008
Gay in fuga dall'Arcobaleno.. "Avete difeso i diritti solo a chiacchere".
(Davide Varì - Liberazione) «E perché mai avrei dovuto votare un partito che non è stato capace di portare mezzo risultato a casa e che ha sempre scelto e messo in primo piano la stabilità di un governo che ha sistematicamente ignorato i diritti delle persone omosessuali?». Il più duro è Marco, 37 anni, architetto, gay e compagno di Luca. Marco è uno dei tanti che il 13 e 14 aprile scorso ha scelto di non votare Sinistra arcobaleno. «Sì, non ho votato la sinistra, finora avevo sempre votato Rifondazione ma stavolta ho scelto di punirli per fargli capire che la loro presenza ha un senso ed un significato preciso: difendere i diritti dei più deboli. E non c'è dubbio che noi gay in questo momento siamo tra i più deboli».
Continua su Il voto gay.
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martedì 18 dicembre 2007
Le frequentazioni dei salotti gay e le voci "velenose" su mons. George. Il segretario del Papa potrebbe tornare in Germania.
(Maurizio Di Giacomo - Agenzia radicale) Il Natale 2007 si avvicina in tutta la sua portata sostanziale e simbolica anche alle Mura Vaticane. Al tempo stesso si infittiscono le voci di un ritorno di mons. George, il segretario personale di Benedetto XVI, nella natia Germania. Magari come nuovo vescovo di Treviri (la cittadina dove nacque Carlo Marx) resasi disponibile perché il suo titolare è stato promosso alla diocesi di Monaco di Baviera che, entro due anni, lo porterà alla berretta cardinalizia.
Segretari del pontefice che in corso d'opera ritornano in patria non sono una novità. Sotto papa Wojtyla è successo con mons. Hemerik Kabombo che guida una diocesi nella Repubblica Democratica del Congo.
Mons. George che per il suo profilo e per la sua capacità di giocare a tennis e per saper essere accanto a Benedetto XVI (in Austria nel settembre 2007 poche ore prima di ripartire da Vienna era stato immortalato assai provato accanto al Papa molto più disteso) da tempo è al centro di malignità interessate da parte di lobby curiali.
Malumore ha destato un'intervista, corredata da molte interessanti e esclusive foto, a Anna Maria Turi per il settimanale ''Visto''. I veleni nei confronti di mons. George hanno comunque radici più profonde, talvolta irrobustite da libertà che un segretario si prende, dimenticandosi che chi assurge a quel ruolo sale sulla croce di essere di fatto l'uomo-ombra del pontefice.
Circa un anno orsono, in un dibattito pubblico, la teologa e biblista Marinella Perroni, presidentessa del Coordinamento Teologhe Italiane (una delle realtà più interessanti, nonostante prudenze e cautele, dell'area ecclesiale italiana) è rimasta interdetta quanto si è sentita dire, in una riflessione su testimonianza cristiana e condizione omosessuale ''Nessun imbarazzo. Anche mons. George frequenta i nostri stessi salotti...''. Parola di Irma Battaglia, la coriacea portavoce delle organizzazioni lesbiche federate nell' Arci.
E se a simili voci ''distruttive'' tutte da documentare, si aggiungesse un qualche dossier pilotato, per colpire mons. George, da parte di un ecclesiastico rampante, desideroso di ottenere un posto di molta responsabilità dentro la Curia Romana?
Qualcuno ipotizza che se mons. George ritornerà in Germania c'è già un connazionale pronto a sostituirlo: il vescovo mons. Joseph Clemeens, attuale segretario del pontificio Consilium Pro Laicis (molto vicino a Comunione e Liberazione) e per alcuni anni segretario del cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede.
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