Lapidario sulla frase di Alemanno è stato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna: “Le leggi razziali furono emanate dal regime fascista”. Più cauto invece il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: “Ho motivo di credere, alla luce dei molti incontri privati di questi mesi, che il pensiero espresso dal nostro sindaco volesse arrivare a conclusioni diverse”.
Di fascismo parla il deputato del Pd Emanuele Fiano: “Forse non tutti sanno cosa fu il fascismo nel nostro Paese, un ventennio di repressione culturale, l’alleanza con i nazisti, l’uccisione e la tortura di migliaia di partigiani e di antifascisti. Le leggi razziali furono elemento essenziale della storia del fascismo”.
Il centrodestra difende Alemanno appellandosi alla complessità del pensiero espresso dal sindaco. “Alemanno ha categoricamente definito come male assoluto il fascismo”, ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, “strappargli di bocca un giudizio o un atto di plenaria indulgenza verso il fascismo sarebbe un’operazione mistificante e menzognera”. Chiede di smetterla con “speculazioni meschine e inutili” il senatore del Pdl Andrea Augello, mentre per il vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello “la sinistra è a caccia di fantasmi”. Il deputato del Pdl Vincenzo Piso sostiene che quella di Alemanno “non è un’assoluzione storica del fascismo, quanto piuttosto una volonà di distinguere tra alcuni aspetti ed alcuni periodi del regime fascista”.
Oggi il sindaco Alemanno ha parlato dell’ 8 settembre del 1943, dal palco allestito a Porta San Paolo in occasione del 65mo anniversario della Difesa di Roma e dell’inizio della guerra di Liberazione. “Se nei momenti piu’ bui si accende una luce questa rischiara piùche in altre circostanze” ha detto. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Alemanno ha parlato di ‘’un giorno indicato come quello della morte della Patria, per l’abbandono in cui furono lasciate le truppe e le strutture statuali italiane di fronte alla reazione tedesca all’armistizio'’.
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La Russa rende omaggio ai “patrioti” repubblichini. Siamo all’apologia del fascismo.
La Russa, ministro della Difesa, ha reso omaggio ai militari dell’esercito della Repubblica sociale italiana (Rsi) che combatterono credendo nella difesa di Roma “meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni”. Nel suo discorso durante la cerimonia per il 65.mo anniversario della difesa di Roma.
L’ha motivato così:
"Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, oggettivamente e dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani, e meritando quindi il rispetto pur nella differenza di posizioni di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia."
lunedì 8 settembre 2008
Su Alemanno (”Il fascismo non fu male assoluto”) si scatena la polemica.
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sabato 6 settembre 2008
Napoli. La Iervolino stoppa ancora il registro delle unioni civili alla V municipalità (Vomero).
In piazza il 27 settembre per una manifestazione anti omofobia e anti camorra di tutte le associazioni omosessuali e transessuali napoletane programmata già da diverso tempo.
(Cristina Zagaria - La Repubblica, edizione di Napoli) Arriva il secondo stop del sindaco al registro delle unioni civili. La Iervolino blocca la V Municipalità e delude il mondo gay, che insorge. Le unioni civili riguardano tutti, coppie omosessuali ed eterosessuali, ma l´istituzione del registro per il mondo omosessuale è un simbolo e «anche i simboli hanno importanza, altrimenti possiamo cominciare a togliere i crocifissi dalle scuole e le immagini del presidente della Repubblica dagli uffici pubblici» tuona Salvatore Simioli, presidente provinciale di Arcigay.
La V Municipalità da un anno cerca di istituire il registro. A dicembre 2007 il sindaco Iervolino aveva scritto al presidente, Mario Coppeto, per bloccare l´iniziativa («non avete potere in materia»). A fine luglio, però, il parlamentino del Vomero, ignorando il parere contrario di Palazzo San Giacomo, aveva portato a termine la missione, votando la delibera. In questi giorni si stava appunto lavorando al regolamento attuativo. Ma è arrivato il secondo no della Iervolino. La lettera (protocollo numero 9024) è datata 21 agosto, ma Mario Coppeto l´ha vista solo due giorni fa, al rientro dalle vacanze e ieri se ne è discusso in consiglio di Municipalità.
Il linguaggio usato dalla Iervolino è tecnico. La lettera stringata. Appena dieci righe. «In relazione alla sua lettera, con la quale mi trasmette l´ordine del giorno, approvato all´unanimità dal vostro Consiglio, nella seduta del 23 luglio 2008, desidero farle rilevare che la materia non rientra nelle competenze delle Municipalità». Motivo? Per il sindaco sarebbe anticostituzionale. «Infatti l´articolo 117 della Costituzione (così come rivisto dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001 numero 3) prevede espressamente che la materia dello stato civile rientri nella competenza legislativa esclusiva dello Stato». Risultato? La Municipalità viene diffidata dal procedere: «Di conseguenza è preclusa qualsiasi possibilità di intervenire». Simioli ride: «Il sindaco accusa di incostituzionalità mezza Italia. A Bologna il registro esiste da dieci anni e anche in moltissime altre città». E il presidente Arcigay, che è anche avvocato, affonda il coltello: «I termini della questione utilizzati dalla Iervolino sono giuridicamente infondati, visto che il provvedimento non ha niente a che fare con l´istituzione di nuove figure di stato civile. La delibera della V Municipalità prevede semplicemente l´istituzione di un registro anagrafico come previsto dal Testo unico per gli enti locali (legge 267 del 2000), che dice che fermi restando i registri previsti dalla legge e dal regolamento anagrafico, il Comune può istituire uno o più registri per fini diversi ed ulteriori rispetto a quelli propri dell´anagrafe». E Simioli, togliendosi di nuovo i panni del legale, spiega: «Il registro non ha valore sul piano giuridico. Non é assolutamente equiparato al matrimonio. Però può essere riempito di contenuti. Per esempio, come è accaduto già in altre città d´Italia, il Comune potrebbe fare un provvedimento per l´assegnazione delle case popolari, includendo anche le coppie del registro delle unioni civili».
Mario Coppeto non si arrende. «Ho chiesto un incontro urgente al sindaco - dice - Voglio capire perché si ostina a bloccarci. Non credo che il Vomero risolverà i dibattiti sui Dico o sui Pacs, ma l´ordine del giorno è stato votato all´unanimità, vuol dire che c´è una parte dei residenti nella nostra municipalità che ha questo bisogno e noi non possiamo ignorarlo. È solo un segnale politico quello che vogliamo dare, non crediamo certo di poter modificare lo stato civile. E mi stupisce che questo segnale politico non sia condiviso dal sindaco».
Accanto a Coppeto i consiglieri Francesco Fabozzi (Prc) e Norberto Gallo (Decidiamo insieme). E Gallo, promotore del registro, è determinato ad andare fino in fondo: «Ovviamente il problema è politico - culturale e quindi riguarda il Pd, ma riguarda anche la volontà della Sinistra Arcobaleno rappresentata in giunta municipale da presidente e due assessori che a maggioranza potrebbero tranquillamente emanare il registro richiesto dal consiglio. Coppeto ha i numeri e la possibilità di istituire il registro anche senza il via libera del sindaco». Alla V Municipalità annunciano battaglia e l´Arcigay porterà la lotta per l´istituzione del registro civile al Vomero, in piazza, per la manifestazione nazionale del 27 settembre, in piazza Bellini, piazza simbolo di violenza e discriminazione contro gli omossessuali.
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martedì 26 agosto 2008
Bertrand Delanoe si candida alla guida dei socialisti francesi.
Sara' il principale avversario di Segolene Royal.
(Gian Paolo Accardo - Apcom) Bertrand Delanoe si candida alla guida del Partito socialista (Ps). Un annuncio, quello contenuto in un intervista a Le Monde datato 27 agosto, che non ha sorpreso nessuno, poiche' era noto da mesi che il sindaco di Parigi punta alla successione del segretario socialista Francois Hollande.
Almeno da quando, nel maggio scorso, aveva dichiarato le sue intenzioni in occasione dell'uscita del suo libro-intervista con il direttore di Liberation Laurent Joffrin, "De l'audace!" ("Audacia!").
Si terrà fra tre mesi il congresso di Reims, che dovra' scegliere il nuovo gruppo dirigente del principale partito dell'opposizione e che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovra' segnare la rinascita del PS dopo la batosta delle presidenziali e delle legislative dell'anno scorso. E si terrà fra tre giorni l'"Universita' d'estate" del Ps, il seminario che riunisce ogni anno a La Rochelle i leader del partito e i militanti.
Due eventi chiave in vista dei quali i candidati alla guida dei socialisti affilano le armi. Dopo l'ex aspirante presidente della Repubblica Segolene Royal, che ha annunciato la sua candidatura alla guida del Ps mesi orsono e punta all'investitura per le presidenziali del 2012, e' toccato infatti questo fine settimana all'ex ministro per gli Affari comunitari, il riformista Pierre Moscovici, dichiararsi interessato.
Ma per molti è al sindaco di Parigi che appartiene il futuro.
Nell'intervista al quotidiano Delanoe dichiara di voler essere il "primo firmatario di una mozione politica" da presentare al congresso di novembre "chiara, riformista, europea, ambientalista e dedicata a un'efficacia di sinistra". Il sindaco della capitale, che gode sin da ora del sostegno dell'ex primo ministro Lionel Jospin e dell'ex guardasigilli Elisabeth Guigou, punta a formare una coalizione che raggruppi le personalita' vicine a Hollande e all'attuale direttore generale del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn e l'ala ambientalista del Ps, ma anche il sindaco di Lilla Martine Aubry, che ha dalla sua parte le potenti federazioni del Nord, e lo stesso Moscovici.
Aubry non ha pero' ancora sciolto la riserva sulla sua posizione in vista del congresso: al momento e' considerata fra i capofila di un fantomatico "terzo polo", detto dei "ricostruttori", un gruppo di dirigenti vicini all'ex Primo ministro Laurent Fabius (di cui Delanoe e' un avversario) e a Strauss-Kahn.
Eletto a Parigi nel 2001, primo sindaco di sinistra della capitale, Delanoe ha guidato fino al 2008 una giunta rosso-verde che si e' distinta per l'impegno nel settore della viabilita', con la creazione di numerose piste ciclabili (per non parlare delle ormai famose biciclette municipali, le 'velib') e di discusse corsie preferenziali, dell'edilizia popolare e dello svago, con la creazione in particolare delle 'notti bianche'.
Rieletto con ampio margine nel marzo scorso, Delanoe, nato a Tunisi 58 anni fa, omosessuale dichiarato, gode di un notevole sostegno popolare: secondo un sondaggio pubblicato questo fine settimana infatti il 27% degli intervistati ritiene che sia il miglior candidato per guidare il Ps, contro il 18% per Segolene Royal. Un margine che si riduce tuttavia fra gli elettori socialisti (29%-27%).
Il suo successo alla guida della capitale, malgrado la sconfitta contro Londra per l'assegnazione delle olimpiadi del 2012, e la popolarita' conquistata sul piano nazionale lo collocano fra le poche personalita' in grado di risollevare una "gauche" frammentata e litigiosa.
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lunedì 25 agosto 2008
Le aggressioni a Roma. Propaganda e realtà sono due cose ben distinte.
(Giornalismo partecipativo) Con la propaganda ed il martellamento “pubblicitario” a colpi di slogan sulla sicurezza il centrodestra ha vinto le elezioni. Ricordo la volgare strumentalizzazione, durante la campagna elettorale per il sindaco di Roma, del caso della stazione “la storta”: un vergognoso linciaggio mediatico contro la giunta del centro-sinistra, dalla pdl ritenuta in qualche modo corresponsabile del brutale episodio. Da quando Alemanno è il nuovo sindaco a Roma ne sono successe di tutti i colori: omicidi, violenze, stupri (commessi da italiani e stranieri), pedofilia (addirittura un prete che, secondo i giornali, è stato nominato garante per la famiglia e le periferie da Gianni Alemanno durante la campagna elettorale. Da pelle d’oca). Di tutto questo solo piccoli trafiletti, oscurati dai proclami sulla sicurezza che il governo attuale continuamente ci propina con quell’ operazione di pura facciata che è l’ invio di qualche militare sulle piazze. La sicurezza finalmente adesso c’è.
Semplice: basta non dare le notizie o minimizzarle a brevi fatti di cronaca. Un pò più di fatica fanno a nascondere gli sbarchi dei disperati. Il ministro La Russa, in una puntata a Ballarò annunciava, comicamente, la fine degli arrivi via mare. Apprendo oggi che a Roma una turista olandese è stata violentata e derubata: dov’ era il “pacchetto sulla sicurezza”? Dov’ era l’ esercito? Dov’ era il sindaco Alemano, che in vesti da “pubblico ministero” accusava sempre Veltroni ad ogni episodio di cronaca che succedeva nella capitale ??
Capisco, prendere il potere era importante. Machiavelli docet. Ma almeno non ci prendano in giro. Come ha fatto un assessore leghista che affittava un laboratorio clandestino con nove cinesi costretti a lavorare in condizioni pietose. Se c’era bisogno, ma non ce n’ era bisogno, si è visto che la propaganda e la realtà sono due entità ben distinte.
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domenica 24 agosto 2008
La destra ottusa. Alemanno, un fascista è per sempre.
(Luigi Rossi) Ecco le parole dell'illuminato camerata Alemanno riguardo lo stupro e l'aggressione di due turisti olandesi "Quello che è accaduto, ripeto, è un caso limite: due turisti che arrivano in bici e poi decidono di accamparsi con la tenda ai margini della città, tra l’altro con un comportamento illegale nel senso che non è consentito il campeggio libero. Voglio dire che non sarebbe successo nulla se avessero pernottato in un camping autorizzato e protetto. Ogni persona dovrebbe essere prudente, non esponendosi a rischi evidenti".
In poche parole la colpa è della donna e dell'uomo aggrediti. Questo ometto che grazie al Cicoria (Rutelli) e all'americano patacca (Veltroni) si trova a essere il Sindaco della nostra capitale, dimostra per l'ennesima volta quanto sia meschina la sua piccola mente fascista: quando è stata aggredita la povera Giovanna Reggiani la colpa era del lassismo di Prodi e Veltroni, ora che il duo Prodi Veltroni è stato sostituito dal duo oscuro Berlusconi Alemanno la colpa è dei due turisti.
Cari Romani ve la siete cercata, voi avete eletto questo mediocre fascista.
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sabato 16 agosto 2008
L'italietta della destra 2. Al mare e in montagna: è l’estate del “non si può".
(Panorama) Tempi duri per caciaroni, ciabattoni, disturbatori dalle mille mode. Quelli che in vacanza liberano l’anima cafona e impongono a tutti la loro presenza. Mare e montagna off limits per chi non rispetta le regole. Estate 2008 con un decalogo fitto di divieti, vecchi e nuovi. E una lista infinita di comuni di villeggiatura dove vige il più assoluto “non si può fare”.
Forti del decreto legge n. 92, effettivo dal 5 agosto e dotati di superpoteri, ora i sindaci si sono visti allargare la maglie del loro intervento, e ora sono incaricati della vigilanza “su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto”. La voce “sicurezza e ordine pubblico” prende così svariate sfaccettature: oltre ai classici topless (in diverse località) e giochi in spiaggia (persino i castelli di sabbia a Eraclea, nel veneziano), sono proibiti i massaggi in spiaggia (in Versilia multe fino a 10mila euro e il sequestro di oli e creme). Dopo anni di nudismo, al Lido di Dante a Ravenna è ora vietato il look total nude.
E ancora: niente bagni di notte e la mattina presto, niente windsurf entro i 100 metri dalla battigia, banditi il pallone, i racchettoni e tutti gli altri giochi che possono arrecare disturbo, vietati i tuffi con corsa in mare, lasciare rifiuti in spiaggia, portare gli animali, ecc. Basta pure con la sciatteria: vietato circolare in costume e a torso nudo nelle città marittime. A Forte dei Marmi e a Riccione multe alle bagnanti in bikini per strada. A Capri il divieto è esteso pure agli zoccoli (quelli di legno che fanno clac, clac). Fin qui la salvaguardia del decoro.
Quest’anno guerra agli ambulanti che vendono la loro svariata mercanzia sulla spiaggia. Addio, dunque, agli acquisti sotto l’ombrellone (condite da estenuanti trattative) di asciugamani, braccialetti, bandane, occhiali da sole, borse pseudo-griffate, artigianato etnico, collane di pietre dure, parei velati, vestiti da baiadera, cose che improvvisamente diventano utilissime e poi, una volta, comprate nessuno ha più il coraggio di indossare. E poi addio anche a tutte quelle cineserie in offerta speciale (compreso la racchetta elettrica fulmina insetti, il must del 2008).
Non va meglio per chi volesse lasciarsi (un po’ troppo) andare, tra i monti. A Cortina d’Ampezzo vietata la sosta dei camper in centro perché occupano troppo spazio. In Alto Adige, poi, è vietato danneggiare i cartelli di divieto. A Montecatini Terme, invece, sanzioni da 25 a 500 euro per chi si sdraia su una panchina o ci appoggia i piedi.
mercoledì 13 agosto 2008
Unioni civili. 60 sindaci puntano sui registri anche se il numero degli iscritti resta ridotto.
L'intervento dei sindaci non elimina le criticità.
(Il Sole 24ore) Eleonora Della Ratta Michela Finizio) Il primo è nato quindici anni fa nel Comune di Empoli, in Toscana,l'ultimo lo scorso 23 luglio a Napoli, nella Municipalità del Vomero. Sono i registri delle unioni civili a cui si possono iscrivere le coppie di fatto (637mila secondo i dati Istat del 2006). A oggi se ne contano quasi 60, ma non esiste un coordinamento nazionale che raccolga le iniziative.
In mancanza di una legge nazionale che riconosca la convivenza more uxorio molte città hanno deciso di anticipare il legislatore, istituendo un elenco per dare un riconoscimento alle coppie di fatto iscritte. Si tratta di un riconoscimento che non implica alcun diritto specifico e non modifica lo stato civile dal punto di vista anagrafico.
Ogni anno si allunga la lista delle giunte comunali che votano per l'approvazione del registro. Tra le grandi assenti emergono soprattutto Milano, Roma e Torino, in particolare dopo la recente decisione di Napoli. Tra gli ultimi arrivati c'è l'amministrazione di Sesto Fiorentino, che ai primi di luglio ha approvato l'istituzione dell'elenco.
Non si riscontra, però, molto successo da parte della cittadinanza visto lo scarso numero di iscrizioni. A Padova in poco più di un anno hanno chiesto la registrazione 28 coppie, delle quali due omosessuali: «I certificati rilasciati valgono tre mesi ma spesso non vengono rinnovati alla scadenza –spiegano dal Comune – Sul mancato rinnovo incide il costo delle marche da bollo, oltre al fatto che il certificato non ha alcun valore legale».
Anche in Toscana il numero degli iscritti cala di anno in anno. A Firenze si sono iscritte 57 coppie in sette anni (tra cui sette omosessuali).
Nei due Comuni toscani di Scandicci e Campi Bisenzio rispettivamente 15 e 3 in nove anni. Alcune amministrazioni, inoltre, dopo la delibera del consiglio comunale, non hanno ancora redatto il regolamento necessario per dare il via alle iscrizioni.
Recentemente, invece, i riflettori si sono accesi sul tema dei figli e del loro rapporto coni genitori conviventi. La parlamentare Alessandra Mussolini, presidente Pdl della Commis-sione per l'Infanzia, alcune settimane fa ha invitato la politica ad autorizzare le adozioni anche per i single e le coppie di fatto.
L'Italia ha già recepito convenzioni internazionali in materia, tra cui quella di Strasburgo del 1967, che estendono le adozioni anche ai single, ma solo in casi particolari,e l'eventuale revisione della norma infiammerebbe subito il dibattito politico.
Intanto è la giurisprudenza a fare i primi passi: per la prima volta l'anno scorso la Corte d'Appello di Roma (17 luglio 2007) ha riconosciuto la possibilità a due genitori conviventi e non sposati che avevano scelto di separarsi di decidere, con accordo consensuale, l'affido dei figli, così come avviene in caso di divorzio. Una possibilità finora negata: in caso di coppie di fatto la decisione spetta di norma al Tribunale dei Minori.
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venerdì 8 agosto 2008
I socialisti scaricano Grillini.
(La Repubblica) I Socialisti ‘azzerano’ la candidatura di Franco Grillini a sindaco («è un’autocandidatura») e tornano alla carica del Pd per chiedere non solo primarie di coalizione, ma aperte anche ai non iscritti ai partiti. E’ questa la linea tracciata dal neosegretario nazionale, Riccardo Nencini, nell’incontro con i nuovi vertici locali del Partito socialista alla festa dell’Avanti in corso in città.
GRILLINI giudica «scorretto» l’affondo di Nencini, annuncia le dimissioni da tutte le cariche «nazionali e locali», minaccia di lasciare il partito «nei prossimi mesi» e contesta la sua presunta «autocandidatura»: «Era stata decisa dal partito con Enrico Boselli. Evidentemente è un intralcio ai rapporti di subalternità con il Pd». Nencini precisa che saranno gli organi dirigenti bolognesi del Ps a decidere «se presentare un candidato e, se sì, se sarà o meno Grillini».
venerdì 1 agosto 2008
Rutelli e la crisi economica che rischia la città di Roma.
“Ad esempio nel prossimo quinquennio - spiega Rutelli- ci saranno 200 mln di euro in meno per i tre atenei statali di Roma. Gli interventi per i beni culturali si ridurranno di un terzo. Il bilancio degli enti di ricerca come il Cnr, subiranno tagli per circa il 30%. Preoccupanti anche i riflessi sul settore del turismo, per la prima volta in calo. Per quanto riguarda, invece, le grandi aziende sono previsti tra i 5 mila e i 7 mila posti in meno per Alitalia-Air One, un numero imprecisato per la fusione Unicredit-Capitalia, e altri esuberi per Telecom. Il sindaco Alemanno dica con quanti posti di lavoro in meno ci dobbiamo misurare dal prossimo autunno”.
Roma, inoltre, fa notare l’ex sindaco, dovrà confrontarsi coi i mancati introiti dell’Ici frutto della scelta di Governo di abolire la tassa sulla prima casa: “La valutazione del governo - dice - sembra sottostimare la perdita del gettito Ici sulla prima casa, oggetto di compensazione per i comuni. Roma rischia di avere quasi 300 milioni di euro in meno”. A cui vanno sommati, c’è da dire, i 1200 milioni di euro che il Comune, secondo quanto stabilito dal Patto di stabilità interno, dovrà risparmiare per il triennio 2009-2011.
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mercoledì 30 luglio 2008
Sorpresa, Sgarbi sceglie Salemi: “Mi dimetto da assessore di Milano”.
Sgarbi rinuncia a Milano e resta in Sicilia, a Salemi dove è stato eletto sindaco un mese fa. Ma, ci tiene a sottolinearlo, a testa alta: “Ho verificato l’incompatibilità fra due alte cariche nello stesso ordine di amministrazione”. “La soddisfazione di essere riabilitato nella funzione di assessore alla Cultura del Comune di Milano, con l’annullamento del provvedimento del sindaco da parte del Tar, e la prospettiva delle importanti iniziative che quel ruolo consente di realizzare, in una città ricca di potenzialità e di entusiasmo” spiega Sgarbi “non può prevalere sulla responsabilità di aver assunto il nuovo impegno di sindaco di Salemi, eletto direttamente dai cittadini che non è in alcun modo consentito deludere anche di fronte all’inatteso e gradito colpo di scena che mi riporta alla situazione di 3 mesi fa”.
Tutti felici e contenti, quindi? Sgarbi ha ottenuto la vittoria di facciata e Letizia Moratti avrà tirato un sospiro di sollievo e potrà chiudere le sessioni estive del consiglio comunale in tranquillità. Ma occhio al critico, imprevedibile, come sempre. Milano gli è rimasta sullo stomaco e lascia intendere che il suo rapporto con la città potrebbe non finire qui: “Scelgo dunque Salemi con assoluta convinzione, ma non rinuncio alla prospettiva di un ritorno a Milano, a pieno regime, non in virtù di una sentenza riparatrice del Tar, ma attraverso libere elezioni” conclude Sgarbi.
“Il ruolo di Presidente della Provincia o di Assessore (le elezioni sono tra un anno, ndr) è perfettamente compatibile, nella diversità delle amministrazioni, con il ruolo di sindaco. Il ritorno, così clamorosamente annunciato in questi giorni, è dunque soltanto riandato. A presto arrivederci”. Chilometri permettendo.
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martedì 29 luglio 2008
Il Tar dà ragione a Sgarbi: “Tornerò in giunta a Milano”.
(Panorama) Che il suo nuovo impegno come sindaco di un paesino di 11mila anime nella Sicilia profonda non sarebbe durato molto, erano in molti a scommetterlo. Ma l’”esilio” da Milano potrebbe durare ancora meno del previsto, per Vittorio Sgarbi. Il Tar della Lombardia ha dato ragione al critico d’arte e ha accolto il ricorso (presentato il 3 luglio) con cui il critico contestava il “licenziamento” in tronco da parte del sindaco Letizia Moratti l’8 maggio scorso. E lui a restarsene a guardare il mare dagli agrumeti e a unire giovani coppie in matrimonio (con Oliviero Toscani come assessore) non ci pensa neanche un po’.
Meglio l’afa di Milano e il sapore della vendetta. “Certo che torno” dice all’Ansa, “venerdì sarò a Milano per l’ultima seduta del consiglio comunale prima delle vacanze. E vedrete che spettacolo. L’atto del sindaco è illegittimo e moralmente esecrabile”. Letizia Moratti è avvisata. L’ex “scheggia impazzita” della sua squadra di assessori potrebbe tornare per uno dei suoi show. Uno di quegli exploit che l’hanno reso celebre prima come personaggio televisivo e hanno poi lanciato la sua carriera politica. Fino all’approdo a palazzo Marino con la delega alla Cultura. Due anni di polemiche, tra il successo della mostra sulla “Street art” (mentre la giunta voleva inasprire le pene per i writers) e le censure morattiane a “Vade retro“, l’esposizione su arte e omosessualità. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso di donna Letizia era stata la partecipazione di Sgarbi ad Annozero dove aveva battagliato con Marco Travaglio. E il patrocinio a una rassegna di teatro omosessuale. Così, l’8 maggio scorso l’allontanamento, con queste motivazioni: “Mancanza di lealtà nei confronti del sindaco, di rispetto verso i cittadini e la giunta”.
Motivazioni che il Tar ha considerato “carenti e generiche”, secondo gli avvocati di Sgarbi. Ma la giunta, pur non avendo rilasciato ieri nessuna dichiarazione ufficiale, non è certo contenta di ritrovarsi l’ingombrante assessore alla cultura. Così ci sono due possibilità: o un ricorso al Consiglio di Stato (che però non impedirebbe a Sgarbi di presentarsi a palazzo Marino venerdì) o la riscrittura delle motivazioni del licenziamento. “In tal caso” annuncia il sindaco (ma per quanto?) di Salemi, “devono risarcirmi per i tre mesi in cui non ho potuto svolgere legittimamente la mia attività”. Comunque vada, è convinto, sarà un successo. Tanto che ha già pronto un libro il cui titolo, provvisorio, la dice lunga: “Clausura a Milano. Da suor Letizia a Salemi (e ritorno)”.
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Vittorio Sgarbi intervistato da Klaus Davi parla della gestione Moratti.
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lunedì 14 luglio 2008
Roma, gaystreet. Il municipio X contro il I. “Vi ospito a Cinecittà”.
(River-blog) Ieri riferivo del probabile rifiuto del presidente del I municipio, Orlando Corsetti, di concedere la pedonalizzazione della Gay Street romana. In serata l’assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi - braccio destro del sindaco Gianni Alemanno - era stato possibilista: “Nessuna chiusura culturale verso quella strada. Valuteremo la situazione, anche se le pedonalizzazioni non competono all’assessorato alla Cultura”. Oggi una nuova presa di posizione, da parte di Sandro Medici, presidente del Municipio X, ed esponente della sinistra del Prc. “Quello che mi da particolarmente fastidio, quasi mi indigna è l’atteggiamento del mio collega Corsetti - ha detto poco fa ai microfono di Radio Popolare - Abbiamo perso le elezioni per una serie di ragioni e perseveriamo con questa linea bacchettona e perbenista che chiude la porta e il dialogo alle realtà associative”. “Non scherziamo”, ha continuato, “ci prenderemmo la responsabilità di interrompere un’iniziativa serena e tranquilla? E non il sindaco Alemanno, esponente della destra, ma un presidente eletto dal centrosinistra. Io“, ha concluso Medici, “sarei disponibile a ragionare col movimento omosessuale, ma mi rendo conto che arrivare a Cinecittà non è molto agevole e poi il posto lo hanno già scelto loro”.
Da segnalare anche una piccata presa di posizione della Rosa Arcobaleno, verso l’Arci Gay Roma, che ieri ha diramato il comunicato stampa, senza aver sentito le altre associazioni romane. “Arcigay Roma ha voluto muoversi autonomamente senza interpellare le associazioni glbt e neppure i consiglieri comunali, come ad esempio Gianluca Quadrana, che l’anno scorso hanno reso possibile la prima Gay street a Roma. Una azione politica solitaria come quella di Arcigay è doppiamente lesiva perchè determina una sconfitta per tutti i gay, le lesbiche e i trans di roma, che si trovarenno senza gay street, e continua ad alimentare un clima non collaborativo tra associazioni gay“.
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domenica 13 luglio 2008
Niente pedonalizzazione della gay street romana. E' solo business.
Per il minisindaco Corsetti (Pd): "Non è un´iniziativa che ha motivi politici o ideologici, ma solo un business per i locali". No del Municipio: "Niente pedonalizzazione".
(Laura Mari - La Repubblica, edizione di Roma) Da giorni si domandano come mai quell´autorizzazione, chiesta nel mese di maggio, ancora non sia arrivata. «Ormai siamo agli sgoccioli, c´è da preparare l´inaugurazione di venerdì prossimo» fa sapere Fabrizio Marrazzo, presidente dell´Arcigay di Roma. Il problema, però, è che quest´anno il nulla osta per la pedonalizzazione estiva (dalle 20 alle due di notte) di via San Giovanni in Laterano, meglio nota come la "Gay street", non arriverà.
«Non ho alcuna intenzione di firmare l´autorizzazione - annuncia il presidente del I Municipio Orlando Corsetti - perché alla base della richiesta non ci sono motivi politici o ideologici, come invece fu in occasione del Gay Pride, giorno in cui decidemmo di concedere la pedonalizzazione della strada. Credo piuttosto - precisa Corsetti - che si tratti solo di un modo per aumentare il business e le entrate economiche dei locali di via San Giovanni in Laterano».
Assolutamente diversa, invece, l´opinione del presidente dell´Arcigay, Fabrizio Marrazzo, secondo cui «la Gay street da anni è il punto di ritrovo della comunità gay e lesbica romana, un luogo che simbolicamente rappresenta l´apertura culturale di una città in cui da anni si lavora per bandire discriminazioni e forme di violenza contro gli omosessuali». Proprio per questo motivo, l´Arcigay ha intenzione di avviare una raccolta di firme per chiedere all´assessore alla Cultura Umberto Croppi la pedonalizzazione permanente di via San Giovanni in Laterano e l´apposizione di una targa che ricordi che quel tratto di strada è noto come la "Gay street" capitolina.
Pur annunciando di non voler concedere l´autorizzazione, il presidente del I Municipio si dichiara comunque disponibile ad allestire altrove la Gay street. «I residenti del rione Celio - precisa Corsetti - hanno più volte lamentato i disagi, soprattutto in termini di schiamazzi e rumori molesti, provocati dalla pedonalizzazione notturna della strada. Per questo motivo - prosegue il minisindaco - non concederò il nulla osta, ma sono pronto a spostare la Gay street in un altro spazio, un´altra strada o un´altra piazza da individuare in accordo con l´Arcigay».
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mercoledì 9 luglio 2008
Sgarbi torna a parlare:"Di Salemi parlerà tutto il mondo, la Moratti è un'imbecille".
(02blog) Lo avevamo lasciato che si scambiava bigliettini affettuosi con Letizia Moratti: ma ora Vittorio Sgarbi torna all’attacco e da Salemi, dove è stato eletto Sindaco, crea una giunta lisergica e rivolge alla sindachessa meneghina l’epiteto “imbecille”.
Ma stiamo sulla giunta: oltre alle chicche come Graziano Cecchini, il “futurista” che tinse di rosso e pallini monumenti romani - e che Gaia smascherò con saggezza qui - nominato Assessore al Nulla*, ci sono Oliviero Toscani, Carlo Petrini, Peter Glidewell - è un mercante d’arte, lo si legge su questo pezzo di guidasicilia - in pratica un consiglio comunale all star più di un Eastern Conference - Western Conference.
Finale di Sgarbi, a margine della conferenza stampa in cui ha presentato gli assessori, una modesta previsione di successo per la Conferenza delle Religioni che organizzerà il 10 ottobre:«Sarà un evento colossale, da far impallidire l’Onu». Grande.
*Non è un modo di dire, l’ha davvero nominato Assessore al Nulla.
lunedì 7 luglio 2008
Resa dei conti. La sconfitta del Pd a Roma? Colpa anche di Rutelli. Lo dice Bettini.
Ma tante variabili, loro avevano più voglia di vincere.
(Apcom) -Sono diversi i motivi che hanno portato alla sconfitta del centrosinistra nella corsa per il Campidoglio. Tra questi c'è senza dubbio anche la scelta del candidato sindaco. Parlando all'assemblea di 'A sinistra', il coordinatore democratico e braccio destro di Walter Veltroni, Goffredo Bettini, archivia la "diplomazia" e analizza le ragioni di una sconfitta inaspettata, precisando tuttavia che il risultato del Pd "è stato buono visto che ha preso il 41 per cento dei voti".
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sabato 5 luglio 2008
Roma, Alemanno affronterà la voragine nelle casse comunali.
La nota diramata da Palazzo Chigi precisa che il commissario straordinario dovrà presentare entro il 30 settembre il piano di rientro al governo: sarà approvato entro i trenta giorni successivi con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, individuando le coperture finanziarie necessarie, nei limiti delle risorse destinate dalla legislatura vigente.
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mercoledì 2 luglio 2008
Pedofilia. Il sacerdote arrestato a Roma era tra i “saggi” di Alemanno.
(Il Messaggero) «È stato un grande dolore. Chiedo ai magistrati e agli inquirenti di fare tutta la chiarezza possibile e non fare sconti a nessuno». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno commentando l’episodio di pedofilia che ha visto protagonista un sacerdote 55 anni, C.R. le sue iniziali, della parrocchia romana Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, che lo stesso sindaco aveva inserito, nel periodo della campagna elettorale, in una commissione speciale di «saggi».«Quando si parla di pedofilia - ha continuato Alemanno - bisogna essere estremamente rigorosi e netti, perché questo è un male che va combattuto in tutti i modi».
Dopo l’arresto il vescovo della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Gino Reali, aveva espresso «piena fiducia» nell’operato della magistratura e vicinanza a quanti «sono feriti da questa vicenda».
Parla di complotto «per gelosia e cattiearia» ordito ai suoi danni per screditarlo il sacerdoe finito in carcere a Regina Coeli. Assistito dagli avvocati Anna D’Alessandro e Riccardo Olivo, il religioso è stato interrogato dal gip Andrea Vardaro che ha firmato l’ordine di custodia cautelare e a lui ha chiesto di essere rimesso in libertà o quantomeno di ottenere gli arresti domiciliari. Una decisione, comunque, sarà presa dopo che un accertamento medico legale, sollecitato dai difensori, stabilirà se, come sostengono i due penalisti, lo stato di salute del religioso non è compatibile con la detenzione in carcere. Nel caso di rigetto i difensori, ai quali stanno giungendo molti attestati di stima verso il sacerdote, decideranno se rivolgersi al Tribunale del Riesame.
L’accusa I legali di R.C. hanno detto di avere ricevuto numerose telefonate attestanti dichiarazioni di stima nei confronti del loro assistito. Secondo l’accusa, R.C., approfittando delle fragilità caratteriali dei ragazzi affidati alle sue cure, negli ultimi 10 anni avrebbe abusato ripetutamente di minorenni. L’accusa è di violenza sessuale continuata e aggravata, compiuta tra il 1998 e il marzo scorso. Sette, al momento, le vittime accertate (tutti maschi); per l’accusa, però, potrebbero esserci state altre violenze. Tant’è che starebbero sentendo anche altre presunte vittime. A dare il via all’indagine è stata la denuncia di un altro sacerdote. R.C., secondo gli inquirenti, si era accattivato le simpatie di alcuni bambini, e li aveva convinti a subire gli abusi, spesso attirandoli nella propria abitazione dietro la promessa di soldi, cd, dvd o capi d’abbigliamento. In casa, nel corso di una perquisizione, furono trovati anche film pornografici. Secondo quanto si è appreso, già in passato il sacerdote era stato sospeso per un mese dal suo incarico proprio in relazione ad alcune voci su presunti abusi sessuali commessi.
I radicali: il comune si costituisca parte civile. «Nella drammatica vicenda degli abusi su minori nella parrocchia romana di Selva Candida colpisce la scelta del sacerdote che con la sua denuncia ha dato il via alle indagini, in aperto e prezioso contrasto con la politica pluridecennale delle gerarchie della Chiesa cattolica volta a secretare le notizie criminis all’interno dell’ordinamento canonico. Sono ancora in vigore, infatti, le norme della Santa Sede che, a partire dalla Crimen sollicitationis del 1962, hanno l’effetto di evitare l’accertamento della verità da parte dell’autorità giudiziaria di fronte a reati sessuali compiuti da esponenti del clero». Lo afferma in una nota Mario Staderini, della direzione nazionale di Radicali Italiani.
«Al vescovo di Roma, anche alla luce delle recenti, gravi condanne di altri preti operanti nelle parrocchie romane, mi permetto di porre la questione urgente del pubblico superamento della politica di oggettiva copertura sin qui tenuta dal Vaticano, indispensabile anche per affrontare il problema strutturale della libertà, della responsabilità, dell’amore, e quindi anche della sessualità, dei religiosi - aggiunge -. Al sindaco Alemanno, del cui programma per le politiche sulla famiglia l’indagato era garante, chiedo di passare dalle parole di oggi ai fatti: il Comune si costituisca parte civile nel procedimento penale per meglio assicurare assistenza a chi è doppiamente debole, così come il precedente sindaco ha ripetutamente fatto nei casi di violenza sessuale a danno delle donne».
martedì 1 luglio 2008
Il proclama di Vuam Sgarbi a Salemi.
(Ideateatro) Sulle tracce di Garibaldi che emanò un proclama a Salemi con cui dichiarava di assumere la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II, anche Vuam (Vittorio Umberto Antonio Maria) Sgarbi dichiara di assumere legittimamente la dittatura della cittadina siciliana con gli aggiornamenti metodologici e culturali che gli sono congeniali.
Il grande critico, che non è siciliano, ha già deciso di infilare le pale eoliche nel retrocarica di chi vorrebbe installarne tante altre.
Il grandissimo critico, che è stato adottato come un quasi siciliano, ha deciso che tutti i suoi assessori saranno intelligenti e “quasi siciliani” come Peter Glidewell che si occuperà di Cultura e Agricoltura, come dire: Zappa e Divina Commedia; come Oliviero Toscani, che non è siciliano ma che si occuperà di Comunicazione meglio di un siciliano (noi siamo abituati agli antichi pizzini); come Alain Elkann che non è siciliano ma farà l'assessore alla Religione e ai Diritti umani; che ci siano guerre di religione mediorientali a nostra insaputa a Salemi?; ma quella pace trireligiosa che già esiste in comune sarà d’esempio ai combattenti in terra di Palestina come viatico di interiori stati d’animo non più conflittuali e portatrice di benessere psicofisico, anche per le pance del popolo siciliano, che come ben si sa, sanno discernere tra una fame (concreta) atavica e una fame di cultura (di là da venire).
Salemi, quindi, punta di diamante della Sicilia nel campo della cultura internazionale, altro che mafia; avanguardia della ipermodernità, mostruosamente satura di cultura millenaria; ma la gente lo sa che sta per laurearsi?
La cultura che cala dall’alto, la cultura con la C maiuscola che prenderà il sopravvento, quella che farà grande Salemi e, per riflesso tutta la Sicilia, che non vede l’ora di autodeterminarsi come primo popolo non aggiogato dal colonialismo straniero.
Questa è la scelta culturale, LEGITTIMA PERCHÉ VOTATA, di una terra usa e avvezza all’altrui titillamento colonialista.
Ben ci sta.
Ma per onestà morale, bisognerebbe fare un’indagine e chiedere a tutti i cittadini salemitani se sanno chi sono questi che li governeranno e quali benefici ne otterranno: direi che è nel loro diritto di sapere, visto che li hanno votati. Ma non basta “l’immenso dio di cultura” a trasformare l’asservimento culturale di un popolo in qualche cosa di luminoso! Ci vuole ben altro, quindi...
al grido di Salemi meglio di Milano, avanti tutta con il neocolonialismo sgarbiano.
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venerdì 27 giugno 2008
I gay romani flirtano con Alemanno? Pare di si...
Gay Village/ Il debutto dell’assessore di Alemanno nel “mondo” gay.
(River-blog) La visita di Umberto Croppi, assessore capitolino alla cultura, era nell’aria da giorni. Ma al Gay Village, che ha aperto i battenti circa un’ora fa, non si dava niente per scontato. L’assessore di Alemanno, infatti, aveva preannunciato un primo sopralluogo, in via delle Tre Fontane, intorno alle 21, a Village ancora chiuso. Un modo, dicono le malelingue, per capire che aria tirasse (e, soprattutto, se ci fossero manifesti o “cose” strane). Poco fa, mi informano due valenti river-collaboratori, Croppi è salito sul palco allestito nella nuova location. Un intervento, il suo, per spiegare che il Comune non ha niente contri i gay, ecc. ecc. Insieme a lui la deputata del Pd, Paola Concia (che è l’unica rappresentante del mondo Glbt in Parlamento), i vertici dei Eur Spa (che ha affittato l’area), il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti (storicamente vicino alla comunità omosessuale romana), e l’assessore provinciale alla Cultura, Cecilia d’Elia.
Imma Battaglia, leader di DìGayproject e organizzatrice del Village, è contenta e non fa niente per nasconderlo. Anzi: a tutti sottolinea quella presenza politica sul “suo” palco. La visita di Croppi è una sorta di “legittimazione” della sua associazione da parte della nuova giunta guidata da Alemanno. Con l’Arci Gay di Roma, apertamento schierato per Rutelli in campagna elettorale - e ora in posizione d’angolo - la Battaglia potrà essere un interlocutore privilegiato con il Campidoglio. Finché, prevedo io, non si tornerà a parlare in maniera coraggiosa di diritti gay.
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giovedì 19 giugno 2008
Scommessa cinese a Bologna per il nuovo sindaco.
La spaccatura nel Pd. Gli avversari interni. Cazzola e Guazzaloca possibili sfidanti. La strada in salita di Cofferati verso la nuova candidatura a sindaco.
(Marco Damilano - L'Espresso) Alle nove di sera di un giovedì di giugno il pratone delle Due Madonne è una sporca pozza di fango. Diluvia sulla festa dell'Unità del quartiere, qui a Bologna si chiama ancora così. Chiusa la libreria, sbarrata la sala riunioni, deserto lo spazio dibattiti, solo il ristorante resiste. 'Bersani annullato', avvisa malinconicamente un cartello scritto a matita. Colpa del maltempo, e non solo. Il Pd per ora ancora c'è: alle elezioni del 13 aprile in città ha toccato quota 49,7 per cento, 123 mila voti, più il 5,7 di Antonio Di Pietro, percentuali record: eppure tra i democratici non c'è pace.
Veleni, divisioni, l'incubo di perdere Palazzo d'Accursio tra 12 mesi, come successe dieci anni fa, nel 1999, quando arrivarono inviati da tutto il mondo per raccontare l'evento. La moltiplicazione dei candidati: dopo Giorgio Guazzaloca, il vincitore del '99, è pronto a scendere in campo il presidente del Bologna calcio, Alfredo Cazzola, sostenuto da Forza Italia. Anche il cardinale Carlo Caffarra si è fatto sentire: "La città non è più sazia", come denunciò il suo predecessore Giacomo Biffi, "ma è ancora disperata".
Solo Sergio Cofferati ostenta tranquillità: "Il Pd? È calmo, per definizione. Ogni tanto gli do qualche scossa per fargli prendere vita...", sembra divertirsi il sindaco. Vestito di grigio e abbronzato, la settimana scorsa il Cinese ha consegnato ai giocatori del Bologna calcio la medaglia della città per la promozione in serie A. C'era tutta la squadra, tranne il rivale Cazzola, in violenta polemica dopo l'ultima giornata di campionato, quando mezzo stadio ha intonato cori di vaffa contro Cofferati, assente causa vacanza marina in famiglia. "Non sono andato allo stadio per tutto l'anno", si difende l'ex segretario della Cgil: "Se mi fossi fatto vedere all'ultima partita mi avrebbero accusato di mettere il cappello sulla vittoria. O peggio, se il Bologna avesse mancato la promozione, avrebbero detto che porto iella".
"Se ci fosse un partito serio, facciamo conto il vecchio Pci, qualcuno avrebbe già telefonato a Cofferati e lo avrebbe convinto con le buone che al Parlamento europeo c'è un gran bisogno di lui", sbotta Antonio La Forgia, un bel pezzo di storia del Pci-Pds della città, oggi a capo della minoranza interna al Pd, pronto a correre alle primarie per sbarrare la strada alla riconferma del Cinese. Anche la presidente della Provincia, la cattolica Beatrice Draghetti, ha attaccato durante l'assemblea del Pd bolognese: "Servono primarie, non primariette". Più applaudita del segretario cittadino Andrea De Maria che annunciava la disponibilità al bis di Cofferati.
L'eventualità di una candidatura Cazzola, il terzo uomo, l'alternativa ai duellanti del 2004 Cofferati e Guazzaloca, ha fatto perdere il sonno ai capi del Pd. La reazione ufficiale è un fuoco di sbarramento: Cazzola è un Berlusconi alla bolognese, impastoiato nel conflitto di interessi, vuole solo salvare il suo progetto, il polo sportivo Romilia con annesso stadio da 30 mila posti bocciato dalla Provincia di Bologna... "Ci spaventa di più Guazzaloca che pesca nel nostro mondo", si spingono a dire nel Pd.
Tutto vero. Ma la divisione reale passa all'interno del partito di Walter Veltroni. Cinque anni dopo il suo arrivo in piazza Maggiore, Cofferati continua a essere considerato un corpo estraneo, uno straniero. E il tentativo di crearsi un suo gruppo all'interno del partito ha accentuato la spaccatura tra le diverse anime del Pd. Ci sono gli innovatori, i cofferatiani, cherivendicano di aver capito prima di Veltroni e del Pd nazionale che l'alleanza con la sinistra radicale non reggeva più. "La vocazione maggioritaria del Pd, la scelta di andare da soli alle elezioni, è nata qui, è qui che abbiamo cominciato a parlare di un tema come la sicurezza quando a sinistra era un tabù", spiegano gli uomini del sindaco, i quarantenni ex diessini, l'assessore all'Urbanistica Virginio Merola, il capogruppo del Pd Claudio Merighi, cui si è aggiunto il segretario De Maria.
Ci sono i continuisti, fedeli alla tradizione del Pci di Dozza: dialogo con tutti e poi si decide, i figli di un modello di governo molto imitato e molto invidiato nel corso dei decenni. "Consociativismo", per i cofferatiani che citano gli articoli di Pier Paolo Pasolini su 'Nuovi Argomenti', la malattia che blocca Bologna: "Gli intellettuali alla Pasquino, la sinistra radicale, un certo pezzo di mondo cattolico sono legati al rito petroniano, per questo attaccano Sergio". E contrappongono la nuova socialdemocrazia di Cofferati, un sistema di valori con la politica che riprende capacità di decidere.
Anche se, obiettano gli avversari del Cinese, a Bologna negli ultimi anni si è deciso molto poco: ferme le grandi infrastrutture, il passante nord, il progetto della grande stazione, la metro, il people mover, il tram su gomma... E in difesa del modello emiliano e contro il Cinese, si schierano il sindaco di Imola Daniele Manca, quello di Ravenna Fabrizio Matteucci ("Quella di Cofferati è una regressione settaria") e soprattutto il presidente della Regione, Vasco Errani. Più defilato Pierluigi Bersani. Anche il retroterra dell'ex partitone rosso è spaccato: i vertici della Lega coop tifano Cofferati. L'ex amministratore di Unipol, il protagonista delle scalate bancarie, Giovanni Consorte, appoggia Cazzola, con cui è socio nella finanziaria Intermedia.
Infine, ci sono gli ulivisti, l'area che più preoccupa il Cinese. Un pensierino a candidarsi l'ha fatto l'ex ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro. La settimana scorsa Pier Ferdinando Casini ha sondato la sua disponibilità come candidato trasversale, dall'Udc a un pezzo di Ds. Non se ne fa nulla, per ora. Ma l'inquietudine dell'area più legata all'Ulivo è arrivata fino al portone di via Gerusalemme, dove abita l'ex premier Romano Prodi. Che nelle conversazioni riservate pesa bene le parole, ma alla fine non nasconde la sua opinione: "Con Sergio si rischia di perdere".
Altro il Professore non aggiunge, ma per i suoi amici impegnati nel Pd il messaggio è chiaro: bisogna provare a cambiare cavallo. Il candidato alternativo nel Pd fatica a farsi avanti: potrebbe essere la Draghetti, che gli ex ds tengono in sospeso, ancora non ha incassato la riconferma alla presidenza della Provincia. Ma per ora è solo un'ipotesi. Cofferati sfida i critici a uscire allo scoperto: "Le primarie le voglio fare io per primo, voglio vedere se i miei avversari hanno la forza di trovare le firme per farle", ha dettato prima di partire per l'Elba. Le elezioni sono la sua prova finale: se vince, ragionano i fedelissimi, Bologna tornerà a essere un laboratorio politico nazionale per la terza volta in cinquant'anni: prima il buongoverno del Pci, poi l'Ulivo di Prodi, ora la socialdemocrazia targata Cofferati, con il Cinese rilanciato come leader nazionale. Bisognerà vincerle le elezioni, però.Sphere: Related Content
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