((TGCom) I maligni quando lo avevano visto disteso in mutande sui cartelloni pubblicitari di Armani avevano detto: "Ma sarà tutta roba sua?". La moglie con una imbarazzante gaffe aveva confermato le misure da Guinness del marito calciatore. E ora anche una radio australiana ne ha le prove: David Beckham è superdotato. Un dj racconta un incontro ravvicinato con l'asso britannico e non ha dubbi sulle sue doti naturali.
Le immagini appese nelle grandi città di David avevano fatto scalpore. Un fisico scultoreo – i suoi addominali sono stati definiti da una rivista i più belli del pianeta – e una bellezza proverbiale, ma soprattutto a colpire erano state le dimensioni del campione che appariva disteso in posa da modello.
La moglie Victoria, durante le sfilate milanesi, si era lasciata sfuggire una dichiarazione “grossa”, quando aveva indicato le misure del marito in ben sette metri. Ora, però a fugare ogni dubbio, arriva il commento di un dj australiano che per caso si è trovato in bagno con Beckham.
Secondo l’edizione inglese di Metro, il dj Kyle Sandilands, dopo aver passato una notte in un club di Los Angeles, avrebbe condiviso il bagno con il campione. "Il bagno era decisamente piccolo e non ho potuto fare a meno di dargli un'occhiata – ha dichiarato Sandilands. - Per la prima volta in vita mia mi sono sentito davvero in imbarazzo. Ora posso giurarlo a tutti: quello che si vede nelle pubblicità non è opera di un ritocco al computer".
martedì 9 settembre 2008
Beckham è un superdotato, ecco la prova!
venerdì 5 settembre 2008
E' morta Mila Schon.
(La Repubblica) È morta stanotte a Milano la stilista di origini dalmate Mila Schon, al secolo Maria Carmen Nutrizio, 89 anni.
Proprio nei prossimi giorni Mila Schon avrebbe celebrato i 50 anni della sua carriera con una mostra a Palazzo Reale. La Schon ha vestito personaggi del jet set internazionale come Jacqueline Kennedy e Marella Agnelli. Un tema che ha sempre caratterizzato le sue creazioni è il rapporto fra ricerca artistica e progettazione: le onde, i cerchi concentrici e colorati, gli intarsi si ispirano alle opere di artisti moderni quali Mondrian, Calder, Klimt, Pollock, nella dimensione di un presente proiettato verso il futuro. “Io noto solo il brutto delle cose, eliminandolo rimane il bello”, amava dire.
Sphere: Related Contentmercoledì 3 settembre 2008
Gattinoni, il made in Italy nel mondo con i materiali di recupero.
venerdì 29 agosto 2008
A Venezia entusiasma tutti l'ultimo imperatore Valentino.
A Venezia 65 critici e pubblico d'accordo nell'acclamare il documentario di Matt Tyrner sullo stilista Valentino un film perfettamente riuscito. Parte importante del film il suo sodalizio di una vita con Giancarlo Giammetti.
(Cinemagay) Valentino Garavani, in arte solo Valentino, l'aveva promesso: "costruirò un evento sul mio film", e così è stato alla presentazione, in anteprima mondiale, del documentario "Valentino, The Last Emperor" del giornalista-regista Matt Tyrner, al secondo giorno della Mostra del cinema di Venezia.
La maggior parte pensava però che sarebbe stato solo un evento mondano, un'ennesima celebrazione di ricchezza e alta moda, la celebrazione di un artista, oggi 76enne, che ha appena abbandonato il suo impero (ma non il suo attivismo: in questi giorni ha appena terminato di allestire la sua seconda retrospettiva delle sue creazioni al museo del Louvre e si appresta a una storica rivisitazione dei costumi impiegati nell'opera classica italiana).
Invece ci siamo trovati davanti ad un vero film, che ha richiamato nelle recensioni di alcuni critici opere come "Prêt-à-porter" e "Gosford Park" di Altman, a volte impietoso e quasi ironico verso il protagonista, con scene che sembravano provenire da tagli a "Il vizietto" e momenti che di primo acchito potrebbero lasciare perplessi (dei collaboratori gli avevano chiesto di tagliare alcune sequenze troppo imbarazzanti ma Valentino ha replicato che erano importanti perché facevano "spettacolo"). Marco Mueller, il direttore della Mostra, aveva visto giusto affermando che questo documentario era in realtà una delle più belle opere di fiction che aveva visto in questi ultimi anni.
Anche se il tema del film, che segue passo passo Valentino negli ultimi due anni di lavoro (250 ore di registrazione) è soprattutto un'acuta analisi di come lo stilista consideri la moda e il suo mondo, non viene trascurato l'aspetto privato e umano del protagonista, colto in momenti di intima vita domestica, mentre ad esempio spazzola i denti dei suoi amatissimi Carlini (sono cinque, Milton, Maude, Monty, Margot, Molly, sempre sostituiti ad ogni decesso, magnifici nella loro "bruttezza") o battibecca col suo compagno di sempre Giancarlo Giammetti (che gli fa notare di avere preso un'abbronzatura troppo pesante e al quale replica di pensare piuttosto alla sua pancia). Il film è infatti anche una preziosa testimonianza dell'amore che ha unito per cinquant'anni Valentino e Giancarlo, conosciutisi quando erano ancora ragazzi, che fa dire a Natalia Aspesi nell'articolo su Repubblica di oggi che il "film racconta non solo la straordinaria carriera di uno dei più grandi couturier del mondo ... Ma anche una storia di complicità, complementarità, sopportazione, comprensione, rispetto e autoironia che fa del lungo legame (quasi 50 anni) di Valentino e Giammetti, l´esempio più ammirevole di come dovrebbero essere un matrimonio felice e un´autentica, libera, fortunata storia d´amore."
Il film ha tutte le carte in regola per piacere ad un vasto pubblico, anche a quello allergico all'alta moda o agli ambienti simil-aristocratici (Valentino possiede appartamenti, ville e castelli nei luoghi più belli del mondo), perché ci fa capire che ciò che interessa a Valentino non è la ricchezza ma la bellezza, l'armonia, la purezza, e la spontaneità. Nel film abbiamo anche i "cattivi", quelli che invece pensano solo ai soldi e che per questi sono disposti a mettere in discussione tutto, a costruire e non a creare, a rincorrere le aspettative del pubblico piuttosto che a indirizzarle. Alla fine del film, uno di questi "cattivi", Matteo Marzotto, il socio che ha in pratica costretto Valentino ad abbandonare la società, verrà pagato con la stessa moneta.
Purtroppo, sembra volerci dire Valentino, con noi sparisce un'epoca, quella dei sarti artisti, che erano una cosa sola con l'azienda e le loro creazioni, estromessi dalla finanza e dai meccanismi delle "borse" che devono guardare più al successo commerciale che alla creatività artistica.
Il film sarà distribuito da Medusa a dicembre 2008.
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giovedì 28 agosto 2008
Venezia rende omaggio a Valentino l'Imperatore.
Una grande festa per Valentino. Il teatro la Fenice di Venezia ha aperto le porte, per la seconda volta nella storia, al cinema. È stato presentato, in occasione del festival di Venezia, il documentario del giornalista/regista Matt Tyrnauer Valentino: The Last Emperor. È il caso di dirlo, l'ultimo imperatore dell'alta moda si è lasciato seguire dalla macchina da presa per circa due anni. Con lui il compagno di ventura da cinquant'anni Giancarlo Giammetti. Un viaggio nel mondo Valentino, dai dietro le quinte alle passerelle, dai disegni ai vestiti imbastiti dalle sarte, dalle immagini di repertorio alla festa per i 45 anni di carriera all'Ara Pacis di Roma, dai momenti più irritanti a quelli più divertenti attraverso i quali scopriamo lo stilista/uomo. Un omaggio al made in Italy di prima classe che col tempo ha perso il suo charme, forse, come si dice nel film: "questo mondo non è più adatto per il nostro maestro di moda".
Cosa ne pensa?
"È cambiato moltissimo rispetto a cinquant'anni fa. Prima quello che contava era la fattura artigianale oggi tutto è industria. Il grande stile si deve quasi distruggere. Per poter sopravvivere si punta sui prezzi bassi, sulle frontiere allargate. Così l'alta moda soffre. Per me deve continuare la sua strada, ci sono dei gruppi di belle donne che tengono a vestirsi in un certo modo. La situazione sta combiando drasticamente, peccato, sono rimaste poche ditte che fanno moda ad alti livelli. Spero che continuino a farlo".
E dei nuovi stilisti?
"Si diventa grandi a piccoli passi, non credo agli stilisti che preparano due o tre collezioni e si credono già arrivati".
Come si è trovato ad essere seguito per due anni da Matt Tyrnauer?
"Ho cercato di essere il più naturale possibile. Matt aveva scritto un bellissimo articolo su di noi, così si è conquistato la fiducia. Da lì è partito per raccontare anche il mio rapporto con Giammetti. Lo abbiamo lasciato libero, non si tratta di un film sponsorizzato, non partecipiamo a livello produttivo. Sullo schermo sono me stesso nei momenti di collera, in quelli buffi e più emotivamente incalzanti. Amo il mio lavoro, sono sensibile e mi commuovo facilmente, purtroppo. Ricordo che quando vendemmo la ditta per la prima volta piansi al tg, mi trovai ridicolo. Poi mi telefonò l'avvocato Agnelli e mi disse: 'Sei stato fantastico, sei stato semplicemente te stesso'. Aveva ragione".
Avrebbe voluto cancellare qualcosa del film?
"Quando si sofferma sulla parte dedicata alla sortoria, il passaggio dal disegno alla realizzazione del vestito l'ho trovata lunga e noiosa, forse perché è da talmente tanti anni che mi trovo nel mezzo…".
Ora com'è la giornata tipo di Valentino?
"Di recente sono stato in Russia per una festa di beneficenza, poi a Parigi per una restrospettiva, infine abbiamo seguito gli ultimi passi del documentario. Solo ora mi sto riposando ma non riesco a non pensare al disegno".
Ha in mente qualcosa?
"Ho un sogno nel cassetto disegnare per l'Opera e i balletti classici".
E per il cinema?
"L'ho fatto qualche volta, ho vestito Virna Lisi, Elisabeth Taylor, Claudia Cardinale, ma quando l'ho fatto me lo hanno chiesto all'ultimo minuto e con la nostra sartoria era difficile lavorare con tempi così stretti".
All'inizio del film si accenna alla sua passione per il cinema, si dice l'ha aiutata a intraprendere la carriera di stilista.
"Molti film mi hanno ispirato, non certo quelli attuali per cui i produttori non vogliono spendere cifre eclatanti, parlo di film degli anni Quaranta, di Visconti che cercava l'eleganza anche nei mobili, non solo negli abiti".
Come reputa la nuova gestione di Alessandra Facchinetti?
"Sono molto attento a tutto ciò che ruota intorno alla maison, osservo".
Ha qualche rimpianto?
"Non essere stati abbastanza duro quando dovevo esserlo".
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Etichette: festival del cinema di venezia, moda, stilisti
sabato 23 agosto 2008
La sindrome Lolita: ragazzi cresciuti troppo in fretta.
(Panorama) Televisore acceso, Ipod nelle orecchie, computer collegato, palmare in funzione. “Claudio, quindici anni, sta facendo una ricerca per la scuola su internet. Arriva un messaggio sul telefonino a cui risponde immediatamente. Di lì a qualche minuto invierà a YouTube un video buffo girato in classe, visiterà alcuni blog e si connetterà a una chat dove parlerà con altri ragazzi di musica rap. Prima di andare a dormire, invierà alcune foto scattate con il telefonino su MySpace”.
Claudio è solo uno dei “ragazzi che crescono troppo in fretta” raccontati nell’ultimo libro dalla psicologa Anna Oliviero Ferraris. La sindrome Lolita, aldilà del riferimento letterale, è infatti un fenomeno trasversale. Coinvolge maschi e femmine, centri e periferie senza distinzioni di sorta. Così, storie simili a quella di Claudio, ne esistono a migliaia: piccole femme fatale e giovani latin lover in erba; tredicenni impaurite e ventenni pieni di complessi, e via proseguendo in un piccolo vortice che si trsforma spesso in psicodramma. Con simili premesse, inevitabile che i primi ad entrare in cortocircuito sono proprio i genitori.
La soluzione – suggerisce la Ferraris – nasce dal chiarimento di un equivoco: non è vero infatti che “la libertà delle persone coincide con il fruire di una meteora inesauribile di emozioni”. Il punto è che se è vero che “un’intelligenza senza emozione ci rende simili ad automi”, è altrettanto assodato che “un’emozione senza intelligenza ci lascia troppo esposti ai maghi della suggestione”. Più che i bambini e gli adolescenti, il vero problema riguarda dunque innanzitutto gli adulti, vittime, in queste come in altre circostanze, di una “generazione di transizione”. A loro, la possibilità di sciogliere l’arcano, che con il libro della Ferraris sembrerebbe più a portata di mano.
martedì 19 agosto 2008
Positano, festa gay per rievocare lo sbarco dei saraceni.
In una lussuosa villa di Positano uno sbarco dei saraceni versione gay per una festa a sopresa per un artista inglese in vacanza a Sorrento. Alla festa hanno partecipato vari Vip della Costiera Amalfitana, da Positano, Ravello, Amalfi e Penisola Sorrentina e Capri. La festa si doveva fare in spiaggia ma per le condizioni del mare è stata trasferita in una villetta di Positano per un artista e professionista della moda dell'Inghilterra England, che sembrava un normale inglese in vacanza in un residence fra i Colli, al confine fra Sorrento, Sant´Agnello e Piano. Costumi d´epoca, balli e per finire body painting, come racconta con dovizia di particolari il quotidiano Metropolis a firma di Fabio Orecchiuto, tutto è stato preparato alla perfezione con tanto di costumi d´epoca e un fine serata stile anni sessanta con una rievocazione dello sbarco dei saraceni avvenuto il 13 giugno del 1558 e festeggiato in quegli anni a Positano con una ripresa storica del regista Citto Maselli. L´episodio racconta di quando i saraceni assalirono alle spalle, dai colli, i sorrentini, ma anche Positano e Praiano, catturando 3.000 persone riducendole in schiavitù. Evento che è stato ricordato, dopo Positano, di recente anche a Meta di Sorrento. Intanto è attesa per l´evento gay dell´anno a Sorrento anticipato dalla agenzia di viaggi Travel Gay
Love & sex. Quelle fantasie inconfessabili che non oseremo mai mettere in pratica o rivelare.
(Img press) L'orgasmo clitorideo non è un orgasmo. Non fa media. Gli uomini che durano poco, vogliono punire le donne non facendole godere. Lo fanno perché hanno dei conflitti irrisolti con la mamma. Quest'anno va di moda farlo con psicologia. E sono guai. Che se già è difficile a cose normali con tutte queste improvvise e bizzarre rivelazioni diventa ancora più complicato. Lesbo, gay o banalmente etero sono in aumento single e coppie che si sdraiano sul lettino dello psicanalista alla ricerca del perché e per come nella propria vita qualcosa non quadra. E la causa ultima è sempre quella: il sesso. C'è anche chi essendone già consapevole salta lo specialista e si butta nel fai da te. Abbuffate su abbuffate di manuali con spiegazioni e consigli pronti all'uso. Le premesse sono sempre quelle: meglio per amore, se ti fa soffrire, non è quello giusto e nell'intimità è fondamentale essere rilassati. L'effetto contrario in pratica di quello che suscitano questi libri. Ansiogeni per definizione e a volte anche un po' moralisti. Del tipo che non c'è piacere se non c'è sentimento. E poi attaccano con una serie infinita e anche un po' sconsolante di divieti che mettono all'indice tutto ciò che si fa più spesso. Per esempio pensare a qualche fantasia erotica particolare durante la penetrazione. Che non significa immaginare di farlo con qualcun altro, ma mettere a fuoco location o posizioni o contesti particolari capaci di scatenare l'eccitamento. Fantasie inconfessabili che non oseremmo mai mettere in pratica o rivelare ad anima viva. Eppure o forse proprio per questo fanno uscire fuori di testa. Soprattutto le donne, che si autocensurano di più e sono anche molto più cerebrali. Hanno sempre bisogno di uno stimolo mentale. Fra i più gettonati c'è il pensiero (stupendo) di fare sesso con più uomini insieme, a pagamento (il mito della donna oggetto che non sempre dispiace), con uno sconosciuto o magari con un lui e una lei insieme a ruoli interscambiabili. C'è anche chi sostiene che l'orgasmo vero sia quello vaginale. Mentre quello clitorideo non conta. Ovviamente a dirlo sono degli uomini. Una donna non potrebbe mai farlo. In primo luogo perché la maggior parte di quelle già fortunate che ci arrivano, provano solo quello. E poi perché è già un patire godere nell'intimità che quando ci si riesce non si va tanto per il sottile. O l'uno o l'altro fa lo stesso. Basta che ci sia. È innegabile e chi lo conosce lo sa, che quello vaginale sia di livello nettamente superiore. Ma da questo a scrivere che il clitorideo di fatto vale zero, ce ne corre. Ci vogliono anche insegnare quali sono i punti in cui dobbiamo avere più sensibilità. Quando la cura è peggiore del problema. Si cerca di dire addio ai tabù con l'aiuto dell'esperto e ci si ritrova impantanati in paranoie e complessi mai sperimentati prima. Che ti fanno passare direttamente la voglia di sesso o che ti portano a farlo come un robot. Tentando invano di scacciare pensieri erotici e concentrando tutta l'attenzione sulle zone del tuo corpo in cui ti senti in dovere di essere particolarmente ricettivo. Altro che rilassamento e piacere. E il bello è che a chiusura di tutti questi discorsi, dicono anche che è assolutamente out ricorrere ai tempi supplementari. Lui non deve portarti manualmente al dunque, se tu non hai quagliato durante la penetrazione. Se queste sono le vie per il piacere di coppia, si capisce perché sempre più persone scelgano l'autoerotismo. L'unica via (pare) per essere liberi di dire, fare e pensare quello che ci va. E ci fa godere
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Etichette: eterosessuali, lesbiche, moda, omosessualità, rapporti sessuali, sesso, tendenze
sabato 16 agosto 2008
Olimpiade e questione d'immagine? Nuoto: Nalesso, costume ko e addio gara.
(Il Corriere della Sera) Quattro anni di fatiche sprecate per colpa di un costume. Niente batterie dei 100 farfalla per l'azzurro Mattia Nalesso. La corsia 5 della quarta batteria è rimasta vuota. Purtroppo l'azzurro ha strappato il costume in camera di chiamata e non è riuscito a cambiarlo. Voleva averlo il più aderente possibile al corpo, così anzichè indossare la sua taglia 26, ha messo una 22. Troppo stretto: e infatti si è rotto. E l'azzurro è stato costretto a rinunciare.
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Nuoto m, 4x100 misti: Italia in finale.
(Caw) La staffetta azzurra 4x100 misti maschile si è qualificata per la finale dei Giochi Olimpici di Pechino. Mirco Di Tora, Alessandro Terrin, Mattia Nalesso e Filippo Magnini hanno ottenuto l'ottavo tempo assoluto (miglior prestazione per gli Stati Uniti), stabilendo anche il nuovo primato italiano in 3"34'32. Particolarmente soddisfatto Filippo Magnini che in un'ultima frazione ha fatto registrare il parziale di 47"06. "Abbiamo fatto un ottimo risultato - ha spiegato il campione del mondo dei 100 metri - La qualifica era difficile ma siamo riusciti a centrarla. Dopo la delusione dei 100 avevo voglia di riscattarmi, ho fatto vedere che il grande campione nei momenti che servono viene fuori".
giovedì 14 agosto 2008
Pari diritti per tutti, “anche gli uomini liberi di indossare collant”.
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venerdì 8 agosto 2008
Moda. Lacroix 'incontra' la fotografia.
In Memory of the Late Mr. and Mrs. Comfort: A Fable. Nadja Auermann as Mrs. Comfort and A Person Unknown as Mr. Comfort, New York, 1995. Photograph Richard Avedon. © 2008 The Richard Avedon Foundation.
Lo stilista ha curato Rencontres d'Arles, esposizione di cui sono protagonisti i migliori fotografi del mondo: fino al 14 settembre oltre sessanta mostre e tante iniziative per addetti ai lavori e appassionati. E la città nel sud della Francia si prepara, nei prossimi anni, a diventare punto di riferimento internazionale in materia di fotografia.
(Giacomo Leso - L'Espresso) Christian Lacroix e i migliori fotografi del mondo passano l'estate al festival di Arles. Due mesi di manifestazioni in cui, in un percorso di 60 esposizioni fotografiche turisti ed esperti potranno farsi un'idea precisa della creazione fotografica contemporanea.
Il celebre stilista, che è commissario d'esposizione, ha aperto lunedi 7 luglio - al fianco della ministro della Cultura francese Christine Albanel e delle tradizionali "Arlesiennes" in costumi tradizionali - i Rencontres d'Arles, manifestazione giunta ormai alla 39esima edizione, un evento culturale che ritmerà le giornate dei residenti estivi di questa cittadina del sud della Francia.
Arles dedica per i suoi mesi estivi decine di luoghi d'esposizione disseminati in tutta la città. La manifestazione, che chiude il 14 settembre, invaderà musei, chiese, ex-depositi delle ferrovie dello stato francesi, palazzi industriali e piazze. Protagoniste saranno le fotografie di Christian Lacroix, arlesiano di sempre, dei suoi fotografi di moda preferiti, di alcuni dei suoi ritrattisti preferiti.
Tra gli artisti presenti sia nomi prestigiosi che sconosciuti della fotografia, come quelli di Richard Avedon, Françoise Huguier, Jean-Christian Bourcart, Tim Walker, Guido Mocafico o Joachim Schmid.
Dopo la settimana "professionale", momento privilegiato dell'incontro fra fotografi, galleristi, editori, giornalisti, le esposizioni saranno aperte al pubblico. Sulle strade e sui marciapiedi della città sono state strappate e disseminate delle fototessere, quelle piene di effetti speciali sbagliati, come quelle tipiche dei matrimoni, sono state riesumate e messe in scena da Joachim Schmid e Jean-Christian Bourcart.
Il primo è un artista tedesco dall'ossessione confessata per le foto trovate "per la strada" da 26 anni. Oggi espone, nell'ordine cronologico della loro scoperta, tutte le 914 foto che ha raccolto. Il risultato è un'immenso decoro di cartoni bianchi con sopra esposte foto sbagliate, dalle
inquadrature bizzarre, tagliate e ricostituite, incomplete. Il gioco artistico è quello di far riflettere sull'uso del cliché nella vita quotidiana.
Il secondo, Jean-Christian Bourcart, è un francese di 48 anni che, all'inizio della sua carriera ha lavorato in una società specializzata nelle foto di matrimoni. Stampate il giorno stesso, le foto erano proposte la sera stessa agli invitati. Il fotografo - che non è l'autore delle foto esposte - le ha riesumate negli archivi degli invenduti della società ed ha voluto salvarle dall'oblio. Foto sbagliate, pellicole sovraimpresse, pose ridicole, tutto quello che non si vuol vedere in una foto è esposto qui. Con un certo cinismo ma anche con molta umanità. Come se le foto imperfette parlassero ancora di più e ancor meglio di noi.
LA CITTÀ VERSO IL FUTURO
Nel 2011, i Rencontres d'Arles potranno svolgersi all'interno di una vera e propria Cité de l'Image, in un palazzo disegnato dall'architetto americano Frank Gehry. In questo "campus culturale" di 15 ettari, si troveranno luoghi d'esposizione e un centro d'archivio e di restauro dedicato alla fotografia e all'arte video.
L'obiettivo è fare di Arles una punto di riferimento internazionale in materia di fotografia, ma anche dell'immagine più in generale. Nello stesso luogo si troveranno infatti riuniti la Scuola Nazionale superiore della Fotografia, gli uffici del Festival dei "Rencontres", la Fondazione Luma consacrata all'immagine, uno studio fotografico, degli ateliers e delle residenze d'artisti, un annesso universitario dedicato alle immagini. Allora la città sarà il regno della foto tutto il tempo dell'anno.
INFO: www.rencontres-arles.com
lunedì 4 agosto 2008
Miti estivi alla prova, infradito e creme solari sotto accusa.
(Panorama) Viva le vacanze ma attenti a creme e infradito. L’allarme viene dagli Stati Uniti dove due équipe di ricercatori, rispettivamente dell’Auburn University e dell’ Environmental Working Group di Washington hanno letteralmente fatto a pezzi quelli che erano due miti cui aggrapparsi in mezzo alla calura estiva. Le hawaiane, che hanno accompagnato tante estati scanzonate di intere generazioni, si sono rivelate nocive per i piedi. Un team di ricercatori di biomeccanica ha infatti monitorato e filmato una quarantina di persone che hanno indossato per giorni solo infradito. Il loro modo di camminare risultava alterato dalla scarpa fino a creare problemi seri alle anche e al bacino. Non solo, ma tutta la fascia muscolare risultava infiammata a causa del continuo sforzo compiuto dal piede per non perdere l’infradito. Insomma quella che sembrava essere la panacea della camminata estiva sarebbe in realtà un incubo che sforza il nostro corpo in modo innaturale. Lo stesso dicasi per le creme solari
L’Environmental Working Group di Washington ha fatto uno screening su un migliaio di marche. Ogni 5 prodotti analizzati ben 4 si sono rivelati poco efficaci in termini di protezione dai raggi solari. E secondo i test dei ricercatori la maggior parte di questi prodotti sarebbero poco efficaci anche sul fronte della prevenzione dei tumori della pelle. Il che significa che forse è meglio affidarsi al buon vecchio cappello e alla camicia a maniche lunghe se si è particolarmente sensibili.
E per i consumatori più attenti il centro americano ha anche creato un database interamente consultabile su Internet.
venerdì 1 agosto 2008
Parità tra i sessi: l'uomo con i collant.
(Pinkblog) Immaginate il momento…appuntamento romantico, lui ti fa ridere, ti ricopre di attenzioni, ti inonda di complimenti, lui ti piace molto e decidi che si, stasera farai sesso con lui.
Baci, carezze e via si comincia a cercare i primi centimetri di pelle sotto i vestiti. Slacci i pantaloni e cosa vedi? (rumore della puntina che graffia il vinile). Lui porta i collant! Ora è vero che il calzino corto che scherza con la caviglia non si affronta, ma cosa fareste se il vostro uomo dei sogni portasse i collant?
Su E-mancipate, tanti modelli, immagini e tanto di istruzioni del caso per indossare al meglio il collant. Quindi come vi comportereste faniculle?
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giovedì 31 luglio 2008
Tutti gli uomini di Carla Bruni: gaffe della first lady di Francia.
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Carla Bruni - Quelqu’un m’a dit.
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Marc Jacobs si sarebbe sposato con un brasiliano.
(River-blog) Lo stilista Marc Jacobs si sarebbe sposato, in Francia, domenica scorsa. La sua metà si chiama Lorenzo Martone, ed è brasiliano. I due sono stati uniti grazie ai patti civili di solidarietà, istituiti nel 1999. Non tutti confermano la versione delle nozze.
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mercoledì 30 luglio 2008
Tendenze moda. Arriva la matita per gli occhi da uomo.
E' pronto anche il «Manscara», un gel che mette in risalto ciglia e sopracciglia. Si chiama «Guyliner» e sarà in vendita in Gran Bretagna già dalla prossima settimana.
(Monica Ricci Sargentini - Il Corriere della Sera) Renderà lo sguardo più profondo e penetrante la matita per gli occhi pensata dalla «Superdrug» appositamente per gli uomini. Si chiama Guyliner e sarà in vendita in Gran Bretagna già dalla prossima settimana. Il primo a lanciare la moda è stato il tenebroso Johnny Depp, seguito a ruota dal cantante inglese Pete Doherty, dalla pop star Robbie Williams o da personaggi come Jared Leto e Russell Brand. La scommessa degli stilisti ora è conquistare il cittadino comune. L’uomo metrosessuale, amante della moda e attento al look. Quello, per intenderci, che in bagno ha una sfilza di prodotti cosmetici da far invidia alla sua compagna.
PRODOTTO PER TUTTI - Il prodotto non è pensato per gli omosessuali. Anzi. “Al giorno d’oggi – assicura il direttore della sezione commerciale di Superdrug, Jeff Wemyss – puoi essere molto macho e truccarti. Gli uomini sono molto attenti al look e non c’è nulla di male nell’essere un po’ vanesi”. Oltre al Guyliner è pronto anche il Manscara, un gel chiaro che promette di mettere in risalto ciglia e sopracciglia. E, tra qualche settimana, saranno lanciati anche un balsamo per le labbra e un prodotto coprente per nascondere le occhiaie. “E’ un trucco sottile – ha spiegato Peter Kelly, ideatore di cosmetici -, non certo da drag queen”. Il mercato dei prodotti maschili, dicono gli esperti, è promettente. In Gran Bretagna si pensa di fatturare 700 milioni di sterline quest’anno e 820 il prossimo. Ma molti uomini recalcitrano. Intervistati dal Guardian giovani e meno giovani si dichiarano poco disposti a passare qualche minuto davanti allo specchio per diventare più belli. “Non me lo metterei mai – ha detto Damon Aston, 17 anni -, non è da uomo e non penso che alle ragazze piacerebbe”. Anche i venditori sono perplessi. “Non conosco nessuno che lo comprerebbe, staremo a vedere” dice il padrone di un negozio londinese. Non è d’accordo Iain Robertson, bancario: “A me sembra una bella idea. Penso che piacerà agli uomini un po’ metrosessuali. Potresti ritrovarti in un ufficio con una sbronza sulle spalle e metterti qualcosa in faccia per nasconderla”. Chi lo prova, però, è soddisfatto. “In effetti mi sembra che dia un bel tocco – dice Tom Done, aspirante attore – ma me lo metterei solo in occasioni speciali, non certo per andare a lavorare o per bere una birra con mio padre”. E il maschio latino? Sarà pronto ad abbracciare la nuova moda?
mercoledì 2 luglio 2008
Adesso all’arte ci pensa la moda.
Così il 27 giugno, nell’ambito del Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana, apre al pubblico Mediterraneo 2008, mostra che inaugura la neonata Fondazione Perna, istituzione non profit dedicata all’arte contemporanea del mare nostrum, voluta dall’imprenditore e collezionista molisano Tonino Perna, presidente di It Holding, società che controlla, tra gli altri, marchi come Ferrè e Malo. A dirigere la Fondazione è la moglie, Giovanna Palumbo Perna, che ha ragionevolmente deciso di avvalersi di un comitato scientifico di cui fanno parte anche Alanna Heiss, direttrice del museo Ps1 di New York, centro di arte contemporanea, e Vincente Todoli, direttore della Tate Modern di Londra. Nel frattempo, Giovanna Furlanetto, presidente della Furla, apporta un restyling al premio che porta il nome del suo marchio, tra le più importanti gratificazioni per giovani artisti italiani, ma soprattutto annuncia la costituzione della nuova Fondazione Furla, che diventerà operativa nel 2009, in concomitanza con la Biennale di Venezia, occupandosi di arte e moda con l’obiettivo di sostenere e internazionalizzare la giovane creatività italiana.
Sullo sfondo, poi, c’è il superprogetto di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli per gli spazi di via Isarco, a Milano, già sede operativa di Luna rossa, dove nell’arco di un triennio, con un investimento di 25 milioni di euro, nascerà un’area museale di oltre 17 mila metri quadrati per raccogliere le diverse identità della Fondazione Prada, tra collezionismo, nuovi progetti, cinema, design e architettura. «Sarà una macchina espositiva adatta a qualsiasi tipo di opera» ha detto Bertelli, che ha affidato la ristrutturazione dell’area all’architetto Rem Koolhaas e la direzione artistica a Germano Celant.
Continua la sua attività la Fondazione Nicola Trussardi, anch’essa milanese che da lunedì 30 giugno fino al 27 luglio, sul megaschermo montato in piazza Duomo per gli Europei di calcio, manderà in onda Tarantula, rassegna di video d’artista che raccoglie firme dell’arte contemporanea come Pipilotti Rist e John Bock, accanto a quelle di giovani promesse mantenute della scena italiana come Roberto Cuoghi e Patrick Tuttofuoco. Dice Beatrice Trussardi: «Abbiamo scelto di pensare all’arte contemporanea come a qualcosa che può comparire all’improvviso in città e per questo può utilizzare anche canali non tradizionali. L’obiettivo della fondazione è mettere alcune opere a disposizione di tutti».
Quello dell’arte contemporanea sembra essere un campo sempre più interessante anche per chi, come Alberta Ferretti, non sostiene direttamente un museo o una fondazione, ma colleziona opere e frequenta costantemente musei, fiere e gallerie.
«In un momento in cui nemmeno le analisi di mercato e gli specialisti del marketing riescono a dare indicazioni precise, la sensibilità degli artisti è la lente migliore attraverso la quale guardare al futuro». A parlare è Renzo Di Renzo, sino allo scorso anno direttore artistico di Fabrica, il laboratorio creativo di Benetton, oggi a capo della Fondazione Buziol di Venezia, presieduta da Paola Dametto Buziol, la moglie dell’imprenditore trevigiano che ha portato nel mondo il marchio Replay e ispirato un laboratorio di idee aperto a tutte le discipline. Dello stesso avviso è Giovanna Furlanetto. Che aggiunge: «Sono gli artisti la punta di diamante della creatività, in Italia come all’estero. Lavorando con loro credo di aver compiuto un percorso importante imparando a guardare ai giovani e al futuro con una mentalità più aperta».
Certo, investire nell’arte richiede grosse disponibilità finanziarie ma i risultati poi arrivano, non solo sul piano economico. Chi lavora con la creatività l’ha capito e ormai da qualche anno colma lo spazio lasciato vuoto dalle istituzioni pubbliche, in Italia concentrate soprattutto sulla conservazione del patrimonio storico.
A volte sono gli stessi creativi ad avere una doppia identità, come il designer cipriota Hussein Chalayan, che passa con disinvoltura dalle passerelle del prêt-à-porter agli spazi delle gallerie d’arte, coltivando in eguale misura prodotti destinati al mercato della moda e opere d’arte per i collezionisti. O come il vulcanico e raffinato Hedi Slimane, già delfino di Yves Saint-Laurent, che dalla visione inedita della silhouette maschile formulata per Dior qualche anno fa è passato all’installazione e alla fotografia, traducendo nell’immagine d’arte il rigore formale della moda. Una sua mostra personale è aperta sino al 7 settembre al Musac di León, in Spagna.
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lunedì 30 giugno 2008
Ruslana Korshunova, il mistero della modella morta a New York. Le novità.
E questo è un mistero piu grande. Cosa spinge una giovane donna, apparentemente felice, a buttarsi dalla finestra? Gli ultimi a vedere Ruslana viva sono stati il suo ex ragazzo, Artem Perchenok, e il portiere di notte, Mahmoud Nakeeb. Il primo ha precisato di averla lasciata “tranquilla ” dopo aver trascorso con lei un paio d’ore guardando il film Ghost. Il secondo ha scambiato un veloce saluto nel pomeriggio di venerdì: “Mi sembrava normale”, poi ha aggiunto “era davvero molto gentile. Diceva sempre buongiorno e buonasera”. “Non vedo alcuna ragione” ha detto un altro conoscente “perché dovesse fare una cosa del genere”. Kira Titeneva, la sua migliore amica, nata come lei ad Almaty, ha pianto: “Non prendeva droghe, non beveva, era un angelo, lavorava sempre. Era appena ritornata da Parigi, era al settimo cielo, abbiamo spettegolato al telefono”.
Aveva tutto: successo, apprezzamento della gente, speranze per il futuro. Ruslana, 20 anni, viveva nel mondo della moda dal 2003, quando era arrivata a Manhattan dal Kazakistan grazie all’intuito di Debbie Jones. Ruslana ha lavorato per le migliori agenzie di Mosca, Parigi, Londra e New York, ultimamente per l’agenzia IGM (la stessa di Kate Moss e Heidi Klum) e ha posato per firme famose. Da Marc Jacobs a DKNY, da Vera Wang a Christian Dior. Per cinque anni la modella si è divisa tra pubblicità, copertine, sfilate, servizi fotografici per riviste come Elle e Vogue che l’ha definita “una bellezza fiabesca ed eterna”. Ultimamente aveva iniziato a scrivere poesie, alternando il russo con inglese. “La vita è breve, vìola le sue regole, perdona in fretta, bacia adagio, ama veramente, ridi e non ti rammaricare mai di ciò che ti ha dato gioia”. Un’altra poesia, l’ultima trovata, datata 30 maggio, parla di amore: “L’amore è cieco, t’incendia il cuore. Non confondere l’amore col desiderio. L’amore è sole, il desiderio è solo carne. Il desiderio ti stordisce, l’amore ti dà forza”. E ancora: “L’amore non ti toglie qualcosa per darlo a un altro. È l’essenza della vita. Ma tu non dai la tua vita a un altro”.
E un’altra ancora, che forse rileva uno stato d’ animo non tranquillo: “Mi fa male, come se qualcuno avesse preso una parte di me, l’avesse strappata, calpestata e buttata. Sogno di volare, ma il mio arcobaleno è così lontano”. Il poeta e premio Nobel Joseph Brodsky (nato in URSS e vissuto e morto a New York) ha scritto una volta: “niente vale una vita…”. Ruslana avrebbe potuto realizzare il suo “sogno di volare” in un altro modo e magari trovare il suo arcobaleno. Ormai è troppo tardi.
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Tendenze. Le bambole tornano a far sognare anche gli adulti.
A Magerit è stato perfino dedicato un blog come se fosse un personaggio in carne ed ossa. Ma anche in Italia, soprattutto a Milano è esploso il boom delle bambole da grandi, meglio se ispirate al mondo del fantasy e dei manga. L’età media di chi le compra e se le espone in salotto va dai 25 ai 40, tutti appassionati del genere e rigorosi collezionisti. Tanto da aver trasformato in veri e propri santuari quelli che già erano negozi di riferimento. Da La Borsa del Fumetto se ne possono trovare addirittura d’epoca mentre da Milano Fumetto le fanciulle sono accompagnate da campioni dello sport e del cinema. Il loro successo ha scatenato la curiosità degli esperti secondo i quali si tratterebbe solo dell’evoluzione, per di più al femminile dei soldatini di latta dove l’importante non era alla fine il gioco ma il possesso. Perfino Paris Hilton ha creato una bambola a sua immagine e somiglianza. Resta da chiedersi se troverà collezionisti disposti a giocare con lei.Sphere: Related Content
sabato 28 giugno 2008
Yves Saint Laurent e Pierre Bergè. L'amore censurato dai media italiani.
Il Presidente Sarkozy, la moglie Carla Bruni e Pierre Bergé al funerale di Yves Saint Laurent.
Pierre Bergè, compagno dello stilista, o scompare, o diventa il socio.
Scrive France 2: "Pierre Bergé, compagno di Yves Saint Laurent ha accolto con calore il presidente Nicolas Sarkozy e sua moglie Carla".
Tutti i media francesi hanno sottolineato come sia stato il compagno di vita di Yves Saint Laurent ad accogliere la coppia presidenziale alle esequie e come siano state sue le parole di saluto finali. Molti media italiani, invece, hanno preferito glissare.
Nelle foto pubblicate sui siti dei quotidiani italiani, si vede un uomo anziano, dai capelli bianchi, abbracciare la coppia presidenziale francese, ma Repubblica.it, nella sua photogallery, non cita nemmeno il suo nome: "Non poteva mancare per l'ultimo saluto a Yves Saint Laurent. Carla Bruni e il marito Sarkozy sono stati tra i primi ad arrivare nella chiesa di Saint Roch dove si sono svolti i funerali del grande maestro della moda scomparso all'età di 71 anni. Tantissimi gli amici dello stilisti che hanno partecipato alla funzione. Con loro anche Catherine Deneuve sua grande amica".
Si cita l'amica, non il compagno.
Su Messaggero.it, Bergè è fotografato di spalle e anche qui la didascalia lo ignora: "Presenti alla cerimonia, tra gli altri, il presidente della repubblica Nicolas Sarkozy con la moglie Carla Bruni, il sindaco della capitale francese Bertrand Delanoè, la moglie dell'ex presidente francese, Bernadette Chirac, Catherine Deneuve, la modella e attrice Laetitia Casta con il marito Stefano Accorsi, gli stilisti Valentino, Christian Lacroix, Ines de la Fressange, Jean Paul Gaultier".
Un pieno di mogli ma neanche una riga sul compagno del defunto.
Questa, invece, la didascalia tratta da Paris Match:
"Nicolas Sarkozy e sua moglie Carla Bruni-Sarkozy sono stati accolti nella chiesa di Saint Roch da Pierre Bergé, il compagno di Yves Saint Laurent".
Ma che il tema dell'omosessualità sia ancora "scomodo" per la stampa italiana, è evidenziato clamorosamente dalla Reuters.
Questo il lancio della Reuters nella versione francese : il presidente Nicolas Sarkozy e sua moglie Carla, sono stati accolti dall'uomo d'affari Pierre Bergé, compagno del defunto per 50 anni". Mentre per la Reuters Uk, Bergè è il "Saint Laurent's long time partners"
Questo, invece, Il lancio della Reuters italiana: "Anche se sei scivolato dentro le mode qualche volta, sei sempre rimasto fedele al tuo stile, e avevi ragione, perché quello stile ora è dappertutto, forse non nella moda, ma nelle strade del mondo intero", ha detto durante la cerimonia socio (sic!) dello stilista Pierre Bergé ".
La mannaia ha tagliato anche l'articolo determinativo?
Aveva fatto meglio l'Ansa riportando il commovente saluto di Bergè al suo compagno, ma è caduta proprio sul finale:
"Presto le tue ceneri raggiungeranno la sepoltura che ti attende ai giardini di Majorelle della nostra residenza a Marrakech su cui guardavamo assieme il sole tramontare, ha detto il suo compagno di lavoro e di vita, Pierre Bergé. Per lui Yves Saint-Laurent ha "tutto il rispetto e l'ammirazione".
Peccato ce l'avevano quasi fatta: la frase conclusiva che ha commosso i presenti seduti sotto le navate di Saint Roch era questa: "nel lasciarti Yves, vorrei dirti della mia ammirazione, del mio profondo rispetto... e del mio amore".
Come si fa a tagliare l'amore?
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Il video tratto da France 2.
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All'asta le creazioni Yves Saint Laurent.
(Sky tg24) A un mese dalla morte di Yves Saint Laurent a New York Chiristie's mette all'asta gioelli e abiti del grande stilista francese. L'asta, pensata prima di tutto come un tributo allla genialità di Saint Laurent, mette in vetrina diverse creazioni che vanno dagli anni Cinquanta, quando lo stilista firmava per Dior fino ad alcuni esemplari della collezione primavera estate 1990.
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Pubblicato da
Redazione
alle
18:20:00
Etichette: censura, coppie gay, francia, italiani, media, moda, omosessualità, stilisti
