mercoledì 2 luglio 2008
Adesso all’arte ci pensa la moda.
Così il 27 giugno, nell’ambito del Festival di Ravello, sulla Costiera Amalfitana, apre al pubblico Mediterraneo 2008, mostra che inaugura la neonata Fondazione Perna, istituzione non profit dedicata all’arte contemporanea del mare nostrum, voluta dall’imprenditore e collezionista molisano Tonino Perna, presidente di It Holding, società che controlla, tra gli altri, marchi come Ferrè e Malo. A dirigere la Fondazione è la moglie, Giovanna Palumbo Perna, che ha ragionevolmente deciso di avvalersi di un comitato scientifico di cui fanno parte anche Alanna Heiss, direttrice del museo Ps1 di New York, centro di arte contemporanea, e Vincente Todoli, direttore della Tate Modern di Londra. Nel frattempo, Giovanna Furlanetto, presidente della Furla, apporta un restyling al premio che porta il nome del suo marchio, tra le più importanti gratificazioni per giovani artisti italiani, ma soprattutto annuncia la costituzione della nuova Fondazione Furla, che diventerà operativa nel 2009, in concomitanza con la Biennale di Venezia, occupandosi di arte e moda con l’obiettivo di sostenere e internazionalizzare la giovane creatività italiana.
Sullo sfondo, poi, c’è il superprogetto di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli per gli spazi di via Isarco, a Milano, già sede operativa di Luna rossa, dove nell’arco di un triennio, con un investimento di 25 milioni di euro, nascerà un’area museale di oltre 17 mila metri quadrati per raccogliere le diverse identità della Fondazione Prada, tra collezionismo, nuovi progetti, cinema, design e architettura. «Sarà una macchina espositiva adatta a qualsiasi tipo di opera» ha detto Bertelli, che ha affidato la ristrutturazione dell’area all’architetto Rem Koolhaas e la direzione artistica a Germano Celant.
Continua la sua attività la Fondazione Nicola Trussardi, anch’essa milanese che da lunedì 30 giugno fino al 27 luglio, sul megaschermo montato in piazza Duomo per gli Europei di calcio, manderà in onda Tarantula, rassegna di video d’artista che raccoglie firme dell’arte contemporanea come Pipilotti Rist e John Bock, accanto a quelle di giovani promesse mantenute della scena italiana come Roberto Cuoghi e Patrick Tuttofuoco. Dice Beatrice Trussardi: «Abbiamo scelto di pensare all’arte contemporanea come a qualcosa che può comparire all’improvviso in città e per questo può utilizzare anche canali non tradizionali. L’obiettivo della fondazione è mettere alcune opere a disposizione di tutti».
Quello dell’arte contemporanea sembra essere un campo sempre più interessante anche per chi, come Alberta Ferretti, non sostiene direttamente un museo o una fondazione, ma colleziona opere e frequenta costantemente musei, fiere e gallerie.
«In un momento in cui nemmeno le analisi di mercato e gli specialisti del marketing riescono a dare indicazioni precise, la sensibilità degli artisti è la lente migliore attraverso la quale guardare al futuro». A parlare è Renzo Di Renzo, sino allo scorso anno direttore artistico di Fabrica, il laboratorio creativo di Benetton, oggi a capo della Fondazione Buziol di Venezia, presieduta da Paola Dametto Buziol, la moglie dell’imprenditore trevigiano che ha portato nel mondo il marchio Replay e ispirato un laboratorio di idee aperto a tutte le discipline. Dello stesso avviso è Giovanna Furlanetto. Che aggiunge: «Sono gli artisti la punta di diamante della creatività, in Italia come all’estero. Lavorando con loro credo di aver compiuto un percorso importante imparando a guardare ai giovani e al futuro con una mentalità più aperta».
Certo, investire nell’arte richiede grosse disponibilità finanziarie ma i risultati poi arrivano, non solo sul piano economico. Chi lavora con la creatività l’ha capito e ormai da qualche anno colma lo spazio lasciato vuoto dalle istituzioni pubbliche, in Italia concentrate soprattutto sulla conservazione del patrimonio storico.
A volte sono gli stessi creativi ad avere una doppia identità, come il designer cipriota Hussein Chalayan, che passa con disinvoltura dalle passerelle del prêt-à-porter agli spazi delle gallerie d’arte, coltivando in eguale misura prodotti destinati al mercato della moda e opere d’arte per i collezionisti. O come il vulcanico e raffinato Hedi Slimane, già delfino di Yves Saint-Laurent, che dalla visione inedita della silhouette maschile formulata per Dior qualche anno fa è passato all’installazione e alla fotografia, traducendo nell’immagine d’arte il rigore formale della moda. Una sua mostra personale è aperta sino al 7 settembre al Musac di León, in Spagna.
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sabato 19 aprile 2008
Milano. Phillippe Starck, l'artista che odia il design. I mobili a ergonomia sessuale
Phillippe Starck, il designer più famoso del mondo, presenta a Milano una microcentrale eolica 'da casa' e una collezione di mobili 'a ergonomia sessuale'. E in questa intervista dichiara: "Il design mi interessa poco, anzi nulla". Colloquio con Philippe Starck.
(Giacomo Leso - L'Espresso) Philippe Starck, 59 anni, è uno di questi uomini indomabili, pieni di sé, gentili nella vita di ogni giorno ma impossibili nel confronto, che trovano il conflitto stimolante. Designer più conosciuto al mondo, riceve una ventina di richieste di interviste al giorno e sta a sua moglie, Jasmine, ex giornalista, sceglierne una ed organizzarla. Le domande devono essere inviate prima, come ai ministri, le regole le detta lui. Prendere o lasciare.
Ha definito "ridicolo" il fatto che il Centro Pompidou abbia deciso di dedicargli un'esposizione cinque anni fa: vi si presentava in ologramma con la sua faccia proiettata su delle statue "E tutti sanno che fine fanno le statue" dice, spiegando che è contro ogni forma di credo. In "Starck contro Starck", documentario di Vassili Silovic, che un suo amico ha voluto produrre su di lui, non sta al gioco, gli fa cambiare film, fa quello che vuole e mostra in realtà il suo lato più debole: il suo ego naturalmente sovradimensionato. Un giorno anche lui, come Valeria Marini nei vecchi sketch della Marchesini, finirà per far causa alla sua immagine.
In questa intervista a L'espresso, va a ruota libera. Dichiara che "fra due anni" smette, che il "design non lo interessa", che "i giornalisti sono impostori almeno quanto lui", che l'importante è lasciare un segno. Ma parla anche dei suoi "mobili ad ergonomia sessuale" e dell'eolica casalinga che presenta a Milano.
Ha dichiarato che fra due anni smette. Conferma?
Il design mi interessa poco, se non nulla. È per pigrizia che ho fatto questo mestiere che mi ha scelto più di quanto io lo abbia scelto. Il che è il più grande errore che si possa fare in una vita. Ai miei figli cerco di dire che anche se una persona è la più intelligente del mondo quando è la numero uno nel suo settore, se non ha scelto il suo mestiere questo è inutile.
Se il design la interessa poco, che cosa l'interessa?
Capire. Provare a comprendere i funzionamenti, le strutture, la materia, la chimica, la fisica delle cose, perché comprendendo quello si entra nella polpa nella ragione di esistere della nostra specie animale. Siamo "scimmie verticali", scimmie vestite. Il mio lavoro è provare a capire. Però, nonostante abbia avuto la gioia di ricevere corsi da un gran professore dell'astrofisica come Thibault Damour, membro dell'Accademia delle scienze e dell'Istituto di Francia, è impossibile per uno come me tentare di capire, per esempio la meccanica del cervello, la meccanica della comprensione. Quello che posso percepire, invece, quello che ascolto è la musica di questa meccanica, posso percepirne degli stralci e collegarli alla vita reale e trarne conclusioni per la vita reale e per la vita amorosa. Con un piccolo sforzo ne esce la più bella poesia dell'uomo che sono la matematica e l'astrofisica.
Sorprende che un designer si interessi all'astrofisica...
Mi sono sempre interessato alla mutazione. Ho una passione per la nostra specie animale e mi chiedo perché abbia deciso di diventare più intelligente, per diventare migliore, prendere il controllo della velocità, della qualità della sua rapidità di mutazione. Questa è l'unica differenza che abbiamo con l'animale. Questo è quello che mi appassiona, la zuppa primordiale, 4 miliardi di anni fa, un'esplosione, il batterio, il pesce, la rana, la scimmia e la super scimmia che siamo. Fra altri quattro milioni di anni il sole esploderà e questo farà implodere la terra. Siamo quindi oggi nel bel mezzo di questa grande e bella storia di 8 miliardi di anni. Il batterio dell'origine non aveva nessuna idea di quel che siamo noi oggi e noi non abbiamo alcuna idea di quel che saremo fra quattro miliardi di anni.
Quali sono le conclusioni che trae da questa riflessione?
Una delle regole è che un progetto non ha legittimità se non s'iscrive in questa storia, nella grande storia degli 8 miliardi di anni. Cerco di attenermi a quest'idea, con successo variabile in quanto sono solo un piccolo designer di regali di natale e quando si disegnano spazzolini da denti o da WC non ci si può stimare capaci di essere alla scala di tutto questo, ma nessuno è obbligato di definirsi un genio. Tutti, invece sono destinati a partecipare. Partecipo con i miei mezzi. Oggi osservo che la curva dell'evoluzione è positiva. La storia avanza. certo, tutto dipende dalla prospettiva: da lontano la curva è impeccabile. Da più vicino ci si accorge che sale e scende. Il basso può essere chiamato ombra e barbarie, l'alto luce e civilizzazione. ma oggi le cose non vanno poi così male.
Galleria fotografica.
mercoledì 16 aprile 2008
Milano, il Salone del Mobile mette insieme arte, ambiente e design.
(Panorama) Il Salone internazionale del mobile, organizzato a Milano da Cosmit e giunto alla sua 47esima edizione, rianima la città per sei giorni (dal 16 al 21 aprile). E si popola di manifestazioni culturali, incontri, dibattiti e performance artistiche che coinvolgono tutti, dagli addetti ai lavori agli studenti, dagli appassionati ai semplici curiosi.
Come ogni anno, alla fiera di Rho-Pero arrivano i marchi più prestigiosi del design italiano. Le firme sono quelle di Philippe Starck, Ron Arad, Antonio Citterio, Rodolfo Dordoni, Tokujin Yoshioka, Konstantin Grcic, Patricia Urquiola, Paola Navone e molti altri, tette star del design contemporaneo. Alcuni saranno presenti anche con esposizioni personali, come l’italiano Fabio Novembre che presenta, fino all’8 giugno alla Rotonda della Besana, Insegna anche a me la libertà delle rondini, una mostra che ripercorre il suo lavoro di architetto e designer attraverso oggetti, fotografie, progetti e installazioni.
Accanto ai numerosissimi eventi che arricchiranno la città, due sono gli appuntamenti culturali organizzati dallo stesso Cosmit. Il primo, L’ultima cena di Leonardo, è un evento multimediale ideato dal regista inglese Peter Greenaway: un omaggio a Milano e a una delle sue opere d’arte più importanti, in scena dal 16 aprile al 4 maggio alla Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Il secondo si intitola Segno Arte Uffici ed è una grande installazione realizzata all’interno della Loggia dei Mercanti dall’artista Michelangelo Pistoletto e dalla fondazione Citadellarte da lui stesso fondata a Biella negli anni Novanta. È un’opera ispirata al tema degli uffici e del mondo del lavoro, suddivisa in otto stanze modulari ognuna delle quali rappresenta emblematicamente un ufficio della struttura civile.
L’alternativa al Salone del Mobile si chiama invece Settimana del Design Pubblico. Ma non si contrappone alla fiera milanese e al suo corollario chiamato Fuorisalone, anzi li completa. Organizzata da Esterni, un centro di progettazione, organizzazione e comunicazione legati all’architettura e al design, la settimana quest’anno propone il tema del “cantiere”, come simbolo positivo della città che cresce, ella sua possibilità di essere eco-compatibile. Quest’anno giunge inoltre alla sua quarta edizione La Casa dei Designer, l’iniziativa che offre ospitalità alternativa agli appassionati di design che non riescono a trovare sistemazione in città nei giorni del salone: in collaborazione con il Politecnico di Milano, è allestito nell’Aula magna e, fino al 21 aprile, potrà ospitare 150 persone alla volta. Oltre l’area notte e i servizi igienici, l’ostello temporaneo (disegnato da Tobias Lehmann del gruppo Nohotel) avrà anche libreria, area ristoro, internet point, assistenza multilingue, zone relax, big bazar e uno spazio esterno (progettato da Lagostudio e dal collettivo francese Exyzt che ha allestito il padiglione francese alla scorsa Biennale di Venezia) dove i giovani designer potranno esporre i propri progetti, partecipare a incontri e iniziative culturali compreso un “risveglio mattutino” con breakfast insieme a nomi del design. A supporto della Casa dei Designer, l’iniziativa di “bed sharing” che invita i milanesi a offrire ospitalità.
sabato 1 marzo 2008
Torino world design capital. Parola d’ordine: sostenibilità.
Torino è la capitale del design 2008. Per un anno la città sarà un laboratorio di grandi temi quali riconversione industriale, sviluppo ed eco-compatibilità.
(Eleonora Palermo - Cafèbabel - Foto: ©Stefano Fassone) «Torino senza l’Italia sarebbe suppergiù la stessa, l’Italia senza Torino sicuramente no». A sostenerlo è Umberto Eco. Conosciuta all’estero soprattutto come la città della Fiat e della Juventus, Torino è molto di più.
Città dove, nel Risorgimento, si è deciso di fare l'Italia, è stata attraversata dal boom industriale e dalla recessione di fine secolo, ma ha saputo reinventarsi fino ad ospitare le olimpiadi invernali del 2006.
Capitale della moda e del cinema, oggi è il quartiere generale dell’italian style di Giugiaro e di Pininfarina, del Politecnico e dell'Istituto europeo di design (Ied). Non è quindi un caso che i designers di tutto il mondo abbiano deciso di darsi appuntamento, nel 2008, all'ombra della Mole.
In tempi straordinariamente brevi questa città ha saputo ridisegnare il suo assetto urbano e recuperare il patrimonio culturale attraverso un’operazione di marketing territoriale, senza dimenticarsi poi di convertire l’industria alla ricerca e alla produzione dei nuovi materiali ecocompatibili. Per queste ragioni l’Icsid (International Council of Societes of Industrial Design) ha deciso di promuoverla a capitale mondiale del design, quale vetrina per favorire il dibattito e lo scambio internazionale sui grandi temi d’attualità: la sostenibilità, il recupero e la riconversione nel design.
Sostenibilità, la via europea del design
Da Vancouver a Singapore, da Stoccolma a Aukland, l’imperativo è uno solo: dare vita a un futuro sostenibile. Le preoccupazioni con cui devono confrontarsi oggi designers, architetti, ingegneri e industriali non sono di facile gestione: cambiamento climatico e fonti di energia scatenano dibattiti politici inesauribili e le soluzioni sono tutt’altro che univoche.
Ad esempio, le severe normative Ue sui componenti elettronici, entrate in vigore da poco più di un anno, stanno già dando risultati sulla progettazione e la realizzazione di prodotti di consumo, destinati soprattutto ad ambiti domestici. Per ora però nessuna associazione dell’industria del design ha puntato il dito sulla necessità di legislazioni internazionali che regolino processi industriali sostenibili che tengano in conto l'utilizzo di materiali ecologici. Insomma: concretamente si può fare poco, se i protocolli di Kyoto restano pagine piene di buone intenzioni e ogni paese continua con la sua politica.
In questo panorama frammentario, le direttive europee che indirizzano i paesi dell’Unione in una stessa direzione hanno comunque il loro peso. Non è infatti forse un caso che nella lista delle venti città più vivibili al mondo stilata da Monocle e discussa sull’International Herald Tribune, compaiano ben undici città europee: se il podio va a Monaco di Baviera, Copenhagen e Zurigo, sono in lista anche Vienna, Helsinki, Stoccolma, Madrid, Barcellona, Amburgo, Parigi e Ginevra. Senza dimenticare Dublino e Tallin, anch’esse tra le più vivibili, che rappresentano un ottimo esempio di riqualificazione territoriale ecocompatibile e sviluppo culturale, in risposta alla crisi industriale di fine secolo.
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Gli appuntamenti del Torino world design capital
Se i temi d’attualità sono l’ecosostenibilità, l’innovazione e riconversione dell’industria, e lo sviluppo culturale, Torino non poteva che essere un teatro di design in progress. All’ombra della Mole, le celebrazioni del World Design Capital sono già iniziate nell’autunno 2007 con le mostre su La trilogia dell’automobile e Le Corbusier, dipinti e disegni. Tra i prossimi appuntamenti di rilievo c'è la convention Virtual Design and virtual Testing il 20 marzo.
Inoltre a fine giugno Torino ospiterà eccezionalmente la premiazione de Il Compasso d’Oro, uno dei più prestigiosi riconoscimenti del design a livello europeo.
Il calendario, che viene continuamente aggiornato, è consultabile sul sito.
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venerdì 25 gennaio 2008
Collect, la fiera d'arte internazionale per oggetti da collezione.
Unica nel suo genere in Europa, la fiera ospitata al V&A museum, riunisce insieme 42 gallerie internazionali con lavori di 350 artisti di arti applicate. Una fusione di artigianato, design e arte per oggetti da collezione. L’evento presenta anche un calendario di appuntamenti con incontri tenuti sia nella città di Londra che di Edinburgo (Scozia), per educare e riunire collezionisti e artisti di un mercato nuovo e in ascesa.
Tra le galleria anche l’italiana Alternatives Gallery di Roma.
Ultimo giorno della fiera il 29 gennaio.
lunedì 31 dicembre 2007
L'architetto Ettore Sottsass è morto.
(Wikinotizie) È morto in giornata il noto architetto e designer Ettore Sottsass nella sue abitazione di via San Tomaso a Milano. La causa della morte è uno scompenso cardiaco avvenuto dopo una comune influenza. Sottsass nacque il 14 settembre 1917 nella città austriaca di Innsbruck, aveva quindi 90 anni. Secondo la sua volontà non saranno effettuati i funerali religiosi, ma il corpo sarà cremato mercoledì prossimo.
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22:57:00
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martedì 11 dicembre 2007
Galleria Post Design: a Milano il design inscatola l’arte.
(Artsblog) La galleria Post Design di Milano, dal 5 dicembre fino al 26 gennaio, ospita “Xmart Design - Il design inscatola l’arte“, una mostra evento curata da Jacopo Perfetti con la collaborazione di Vittorio Locatelli, dove l’arte di strada incontra il design d’interni.
Memphis, in collaborazione con gli artisti di Art Kitchen, ha organizzato un insolito incontro e invitato alcuni dei protagonisti del movimento street art e alcuni designer a personalizzare un oggetto studiato per l’occasione.
L’oggetto scelto è un cubo, precisamente 15 cubi, che verranno personalizzati da ivan, pus, sonda, shineroyal, tvboy, squaz, nais, kunoz, pao, seacreative, wany, gatto, più Nathalie Du Pasquier, Alessandro Mendini, Massimo Giacon.
lunedì 10 dicembre 2007
Sottsass: parla il design.
Ha amato molte donne, da Fernanda Pivano, sua prima moglie, a Barbara Radice, bellissima in una foto con lui in bianco e nero di Helmut Newton, appesa sulla parete colorata. Scrittrice e giornalista che, come dice lui, “mi protegge dalla mattina alla sera” e che anche ora si affaccia a controllare che non si stanchi troppo.
Sottsass non ama le autocelebrazioni: “Io non c’entro, hanno chiesto agli amici di scrivere qualcosa su di me, non ne sapevo nulla. Quando i miei collezionisti mi hanno domandato se consigliavo loro di prestare le mie opere, ho risposto no”. Ironico e amaro, dice di sé: “Non credo di aver lasciato alcuna traccia del mio lavoro, forse qualcosa in Aldo Cibic”.
Certo, non sono più i tempi di Adriano Olivetti e della celebre macchina per scrivere Valentine. Sottsass ricorda: “Scriveva solo maiuscole come i telegrammi, era di moplen, come i secchi per lavare per terra, ed è piaciuta solo agli intellettuali americani”.
Sottsass ha sempre coniugato il design con la critica sociale. Dalla libreria-totem Carlton, oggetto culto del periodo di Memphis, il gruppo fondato nell’81 con Arata Isozaki, Hans Hollein, Michele De Lucchi e Andrea Branzi, ai mobili Beverly e Casablanca, i suoi oggetti sono icone della modernità.
“Oggi le riviste di architettura sono soprattutto cataloghi di pubblicità” dice “pagine di sedie e divani, perché quello si vende. Quello è l’arredamento. Invece una stanza non è solo un divano per ricevere gli amici, è un luogo dove si vive a lungo, dove si consumano arrivi e abbandoni. Un luogo che bisogna conoscere”.
Architetto, laureato al Politecnico di Torino, Sottsass è figlio d’arte: “Anche mio padre era un architetto, ricostruiva i paesetti nelle Dolomiti, distrutti dalla Prima guerra mondiale. Per me l’architettura era già allora il disegno di uno spazio da vivere, non da guardare”. Ad alcuni colleghi riconosce la capacità di progettare attorno all’uomo. “Come Marco Zanuso, Vico Magistretti o Aldo Rossi, con cui eravamo amici. Cercavano disperatamente di disegnare architettura”.
E ai giorni nostri? “È un mestiere che può fare solo chi è ricco di famiglia”.
I suoi progetti più recenti non tradiscono questa filosofia: così la costruzione di un luogo di svago a Nanchino, in Cina, diventa un nuovo intervento in chiave umanistica. “L’ho fatto diventare un villaggio, un luogo dove la gente abbia del verde dove camminare e ritrovarsi in una dimensione consona”.
Poi aggiunge il suo consueto “forse mi sbaglio”, perché nelle sue parole non c’è mai un’affermazione assoluta, come gli indiani che per dire sì scuotono dolcemente la testa come se non fossero d’accordo. Dunque, forse si sbaglia, “ma l’architettura deve essere misurata sul corpo umano”. Per questo non gli piacciono i grattacieli che, dice “sono edilizia, non architettura. E questa è una distinzione cui tengo molto. Sono tutti uguali, in qualunque parte del mondo. Per me l’architetto è chi tiene conto dei percorsi, dell’orientamento, dell’uso delle stanze. È come nei grandi templi, da quelli indiani a quelli di Paestum, dove era massima questa cura tra l’uso dell’interno e dell’esterno. Il tempio è la casa di Dio, deve comunicare intensità”.
A quale dio si riferisce? “Esiste l’ignoto, la sacralità. L’ignoto è infinitamente più sofisticato di Dio”. L’ignoto che può diventare bellezza, perché, come Sottsass ha detto più volte, se qualcosa ci salverà sarà proprio la bellezza. “La frase, tra l’altro molto bella, non è mia. È tratta dall’Idiota di Fëdor Dostoevskij e ai tempi del principe Mishkin la bellezza era considerata un’apparizione rara, rarissima. Quasi più divina che umana. Oggi penso piuttosto che sia una convenzione tra gruppi di persone, tribù o nazioni che hanno avuto nel tempo storie culturali comuni. Sono loro che nei tempi lunghi hanno deciso che cosa è la bellezza”.
Ha viaggiato ovunque e ha vissuto da sempre a Milano. “Non c’è niente di poetico in questa città, specialmente nelle grandi periferie, oggi abbandonate dai politici e luogo di rifugio per stuoli di disgraziati e migranti. Forse la parte più poetica di questa città sono gli zingari, con la loro capacità di affrontare difficoltà per noi impensabili”.
E pensa un po’ a se stesso, che mentalmente nomade lo è stato sempre. Anche se da 10 anni sta in questa “vecchia casa, un po’ ripitturata”, vicino a via Dante, dai colori pastello, i molti libri, i suoi vasi antropomorfi, le divinità indù decorate da sottili collane.
“Dallo studio di Barbara si vede una magnolia incredibile nel giardino del vicino. Ogni notte la luna illumina questa nostra magnolia”, si ferma e le mani sottili scivolano sulle ruote della sedia a rotelle: “Non ho paura di nulla, neanche della morte. Piuttosto ho nostalgia, melanconia. Altri tipi di tristezza. Ma lo sa che la vita è più complicata di come ne abbiamo parlato oggi?”
venerdì 7 dicembre 2007
Patacche. L'arcobaleno in fondo a sinistra.
(sdz aiap) Facili profeti. Quando si tratta di politica italiana andiamo sempre sul sicuro. E così ieri è stato presentato, con un po' di incertezze, il nuovo simbolo del raggruppamento dei partitini di sinistra che andrà sotto il nome "la Sinistra l'Arcobaleno", non sappiamo se con virgola, trattino o punto nel mezzo.
Che si tratti di gente poco avvezza alla comunicazione lo dimostra la riunione di ieri. Là dove Veltroni aveva fatto della presentazione del nuovo simbolo del Pd un evento mediatico, in cui spacciare la favoletta del "giovane grafico molisano", e Berlusconi aveva organizzato addirittura un plebiscito ai gazebo, i dirigenti di Rc, Pdci, Sinistra democratica e Verdi sono usciti dal meeting cercando di nascondere il marchio che avevano sotto braccio.
Per diverse ore è poi circolato un marchio, definito un "tratto grafico" (sic!), con la scritta l'arcobaleno in uno script tipo Mistral fino a quando i Verdi hanno fatto sapere che la versione da loro approvata prevedeva la scritta in un carattere molto più grande (anche se più piccolo de La Sinistra). Il nuovo simbolo rappresenta dunque una grande vittoria tipografica, quanto politica, di Alfonso Pecoraro Scanio (uno capace a suo tempo di firmare i propri manifesti elettorali). Con le pive nel sacco, se ne esce invece Marco Rizzo e il Pdci che insistevano per il mantenimento nel simbolo della falce e martello e che già oggi minacciano di invalidare la scelta.
Il nuovo marchio nasce vecchio. Rossi e Verdi, su fondo bianco, vanno a formare ancora un altro tricolore nazionale mentre sotto campeggiano, nell'arcobaleno, le pennellate multicolori, un effetto grafico che funesta i simboli politici fin dai tempi de "I progressisti" nel 1994.
Non è escluso che questo simbolo venga utilizzato solo per gli "stati genarali" della costituenda formazione politica che si terranno sabato e domenica prossimi.
[A lato presentiamo due delle proposte scartate per il logo de La sinistra, presentate da Sinistra democratica e realizzate dallo studio Lance Libere di Bologna]
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10:51:00
Etichette: comunicazione, design, pollitica, sinistra italiana
Domani si inaugura il nuovo Museo del Design.
Le cronache lo descrivono come un “… museo dinamico, che cambia la concezione stessa del museo, perché capace di rinnovarsi continuamente. Un museo in cui la storia dialoga con il presente.”
Un progetto voluto fortemente e tanto atteso da una città considerata da sempre uno dei centri più dinamici e polo creativo a livello internazionale.
Il tema portante dell’inaugurazione è stato“Che cos’è il design italiano?” a cura di Andrea Branzi e la rassegna, nelle parole del curatore, definirà “… il concetto di design attraverso le sue ossessioni, non tanto attuali, quanto storiche e ataviche”.
Il Museo fungerà da catalizzatore di nuovi stimoli ed idee e farà da nodo per intessere relazioni tra le diverse realtà del Design: dall’Archivio Campari alla Galleria Ferrari, dal Museo Piaggio all’Archivio Olivetti. Tutti insieme essi rappresentano i fondamenti del progetto italiano e la loro messa in rete ne permetterà la percezione approfondita e simultanea presso il grande pubblico.
via | socialdesignzine
sabato 24 novembre 2007
E alla fine fu Barcamp…
Abbiamo deciso più o meno le date (19 gennaio 2008 o il weekend dopo).
Non abbiamo deciso il nome. Non sappiamo con sicurezza il posto. Ma qualcosa sappiamo…
Dovrà essere un barcamp nato con l’obiettivo di attirare nuovi pubblici e nuovi volti. Quindi massima apertura ad esperienze come BDigital e simili. Dovrà essere un barcamp di interstizi, e quindi non prevedere interventi annunciati prima e dovrà avere nel suo dna qualche sano momento di riflessione per capire dove stanno andando i media sociali in Italia, con un occhio di riguardo al design (Torino è capitale mondiale del Design 2008) e quindi all’accessibilità (in tutti i sensi).
Non ci dispiacerebbe che trovassero posto anche temi classici come la letteratura e temi ricchi di enfasi come la misurazione delle reti sociali con metriche più serie e mature.
Pensiamo quindi ad un barcamp generalista, ma con una forte apertura verso chi non conosce questo mondo e verso chi lavora nelle nicchie per creare piccoli mondi reali sempre più accessibili e meglio organizzati, quindi più ricchi.
InterstizioCamp non ci piace, Bagnacauda Camp ci fa sorridere, per ora si chiama semplicemente TorinoBarcamp 2008.
E il tempo è poco. Noi organizziamo, voi per favore … partecipate.
E per chi porta un “non addetto ai lavori” doppia razione di gianduiotti.
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20:53:00
Etichette: conferenze, design, gayfriendly, internet, lifestyle, torino, web
Misteri. Il simbolo del Pd.
Per quanto riguarda il nuovo marchio del neonato Partito democratico quello che mi rende perplesso è questo logo che ho trovato sul sito olandese http://www.ad.nl, dalle forme decisamente simili.
Il designer del marchio del Pd è un giovane molisano di 25 anni, si chiama Nicola Storto e ha studiato disegno industriale all’Università di Camerino, proseguendo gli studi in comunicazione visiva allo IUAV di Venezia dove ha conseguito la laurea specialistica nel 2007. Ha avuto come docenti, tra gli altri, Leonardo Sonnoli, Thomas Bisiani e soprattutto Michel De Boer, quest’ultimo direttore creativo di Studio Dumbar in Olanda (che ha realizzato il logo sopracitato). Attualmente Nicola vive a Roma, dove da tre mesi collabora con Inarea, network internazionale specializzato nella creazione e gestione di brand identity.
Certamente questa situazione è piena di stranezze o meglio “coincidenze”, e come disse qualcuno “a pensar male si fa peccato ma di solito ci si azzecca”.
venerdì 23 novembre 2007
Milano, Happy B.: Un party per festeggiare il design e la creatività di Zona Bovisa.
Un anno di eventi, iniziative, mostre, convention, laboratori, party, incontri e progetti.
Insomma, in una parola, un anno di creatività sfrenata che da novembre 2006 ad oggi ha permeato BaseB, sede operativa di Zona Bovisa e vera fucina di nuove idee e progetti stimolanti.
Proprio per suggellare i successi e i consensi raccolti durante questo anno, BaseB vuole festeggiare il suo compleanno con tutti quelli che hanno permesso loro di proporre e proporsi: con le aziende, con i partner, con gli amici. Una FESTA in onore del design e della creatività in cui non mancherà tanta buona musica e divertimento.
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10:04:00
Etichette: convention, design, feste, gayfriendly, giovani, incontri, mostre, progetti
mercoledì 21 novembre 2007
Foscarini LAB, workshop per giovani designer.
(Designerblog) Nasce Foscarini LAB il workshop ad invito che l’azienda veneta propone ad alcuni fortunati laureati delle più importanti università di design italiane.
In questa prima edizione, che ha visto gli interventi di Alberto Bassi, Paolo Tamborrini, Gaddo Morpurgo, Alberto Pasetti, Leo Breeidveld, Bruce Fifield, Roberto Bandiera e Marco Zito, l’obiettivo è l’industrializzazione di alcuni dei progetti presentati. Un’ottima iniziativa da parte di un’azienda sempre attenta alla sperimentazione e un’occasione da non perdere per i progettisti che si trovano ad avere l’opportunità di collaborare con una delle aziende leader nel settore luce.
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07:47:00
Etichette: design, gayfriendly, moda, tendenze
martedì 20 novembre 2007
La carta da parati che emette luce.
(Designerblog) Da qualche tempo il trend della carta da parati è tornato di gran moda e le sperimentazioni attorno a questo concept si sono fatte sempre più interessanti.
Ma la creatività del designer Jonas Samson si è spinta oltre il concetto di creare pattern e grafiche accattivanti ed originali, fino ad abbracciare un progetto molto più complesso: la carta da parati che emette luce.
Infatti, Light-emitting wallpaper è una carta da parati high-tech che può assolvere anche alla funzione di illuminare e a quella di fungere da oggetto decorativo 3D.
Dite addio alampade da terra, da tavolo o a sospensione, perchè l’effetto di Light-emitting wallpaper è davvero di forte impatto.
(via josh spear)
Oggi è il World Toilet Day - gabinetti per tutti!
Dichiarata dalla World Toilet Organisation per ricordare i 2,6 miliardi di persone al mondo che non hanno mai usato un gabinetto, che non conoscono i principi base dell’igiene, e che quindi di solito vivono in condizioni ambientali ed igieniche precarie se non addirittura gravissime. Ne abbiamo parlato in occasione del Summit Mondiale del Gabinetto.
L’idea di questa “celebrazione”, secondo la WTO (no, non quella WTO) è di sensibilizzare le persone intorno al mondo sul diritto ad avere servizi igienici migliori e di comportarsi meglio per mantenere l’igiene e la pulizia in servizi pubblici e privati.
Per divertirsi un po’ sul tema, che diciamoci la verità a prima vista fa sorridere tutti, anche se invece nasconde problematiche piuttosto serie, sul sito della WTO ci sono una serie di giochini simpatici e/o disgustosi per insegnarci ad usare meglio un bagno. Ad esempio, che punteggio riuscite a fare in Catch a Shit? E care femminucce, provate a cimentarvi con una situazione notoriamente maschile di uso del bagno in condizioni un po’ alticce dopo qualche pinta in Toilet Splash… Via | WorldToilet.org
venerdì 16 novembre 2007
Set Piece, la nuova poltrona di Peter Andersson.
(Designerblog) Il designer svedese Peter Andersson ha da poco lanciato un suo nuovo progetto che è in vendita presso il prestigioso shop on-line 20ltd che ospita i più grandi nomi del design e del fashion legati al lusso.
“Set Piece” è una poltrona caratterizzata da un forte rigore geometrico: sembra che il posto seduta sia stato proprio scavato in un cubetto di morbida pelle candida.
Ma la poltroncina dall’allure solo apparentemente classico e formale, scopre un’altra facciata e rivela la struttura in legno di pino, un po’ come succede tra palcoscenico e “dietro le quinte” di una piece teatrale. Andate dopo il salto per vedere l’altra faccia di Set Piece.
(via davidreport)
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17:43:00
Etichette: design, gayfriendly, lifestyle, style
giovedì 15 novembre 2007
Milano: G.Spot Zona Tortona: giovani designer under 33.
(Designerblog) Se volete scovare ed apprezzare qualche giovane talento nel campo della progettazione, non perdetevi l’esposizione che si terrà dal 29 novembre al 24 dicembre al temporary shop G.Spot di via Tortona a Milano.
Design Under 33 è un progetto che ha dato vita alla prima collezione G.Spot fortemente voluta e sviluppata da Giovanardi S.p.a. in collaborazione con POLI.design (consorzio del Politecnico di Milano).
Per l’occasione sono stati selezionati 13 progetti di 6 giovani designer italiani, oggetti unici ed originali che ben interpretano il fermento creativo che aleggia tra le nuove leve del design.
Tra i vari oggetti ci sarà anche l’ironica gabbia porta-cioccolatini intitolata “Posso ma non voglio” che vedete in foto.
mercoledì 14 novembre 2007
Capodanno a Torino, capitale del design 2008.
Infatti, in attesa di proclamare Torino Capitale Mondiale del Design 2008, ci sarà una festa di capodanno nella suggestiva Piazza Castello.
Tra le iniziative in programma Waiting for the early bus di Botto & Bruno, un’installazione in cui scenari urbani e paesaggi reali saranno trasposti in un mondo virtuale dai due torinesi di fama internazionale. La proiezione nel mondo virtuale continua con Design-ME un’installazione interattiva che permetterà alle persone presenti in piazza di interagire tra loro ed essere parte dell’installazione stessa.
Il verde di T2008WDC diventa lo strumento per diffondere punti di luce con Led Thorwies Workshop un piccolo manufatto tecnologico luminoso pronto a illuminare tutti gli angoli della città. Nel segno della continuità del gioco e dell’identità di T008WDC le sfere luminose di Zygote - Tangible Interaction si libereranno in volo sulla piazza assumendo, ad ogni tocco, tonalità di verde diverse.
Ma non finisce qui. Infatti, il divertimento continua con la distribuzione delle cosiddette Design leaves cartoline/stickers che riportano una definizione del concetto di design associata ad un prodotto di design di uso quotidiano.
Non mancate al party dell’anno!
martedì 13 novembre 2007
perBacco, il cavatappi di Alberto Opalio.
Il nome ironico ricodesnduce al celebre dio del vino e la forma circolare ed elegante trasforma questo cavatappi in un oggetto molto bello e raffinato.
Ma oltre all’aspetto estetico, perBacco è caratterizzato anche da una buona funzionalità: infatti, facendo leva sulla spalla della bottiglia diventa complementare ad essa, e la forma circolare consente di mantenere buona aderenza e stabilità in fase di estrazione del tappo.
