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venerdì 29 agosto 2008

C'è anche Calimero al FilmFest di Roma.

Il Festival Internazionale del Film di Roma, in programma dal 22 al 31 ottobre prossimi, renderà omaggio ad alcuni grandi dell’animazione italiana, nella sezione Alice nella città.

Oltre alla presentazione dei film West and Soda del 1965 e Allegro non troppo del 1976 di Bruno Bozzetto, sarà celebrata l’opera di Giulio Gianini e Emanuele Luzzati, che ci regalarono lavori che hanno lasciato il segno nella storia dei cartoni animati italiani come La gazza ladra del 1964, il corto Pulcinella del 1973, e Il Flauto magico, del 1978, tratto dall’opera di Mozart.

Ma non é finita. Verrà ricordato anche Nino Pagot che con il fratello Toni diedero vita al personaggio di Calimero, il pulcino nero di Carosello. Mi sono intenerita al ricordo del personaggino nato nel 1963 dalle penne di Pagot e Colnaghi e apparso per la prima volta negli spot della marca di detersivi Mira Lanza. La prima serie del 1961 era intitolata La costanza dà sempre buoni frutti, mentre quella ufficiale, Calimero pulcino nero, prodotta del 1963. I cartoni all’interno dello spot erano brevi (circa un minuto e mezzo), ma rispetto alle serie a colori realizzate dal 1974 in poi, hanno un altro fascino. Il bianco e nero mi rende nostalgica.

Il personaggio mitico della tv é il sedicesimo pulcino della gallina padovana Cesira con il fazzolettone in testa che non lo considera suo perché nero, e del brutalone Gallettoni. Il piccolo non lascia mai il suo uovo (la metà la porta sulla testa a mo’ di cappellino) da cui si è schiuso. Appena uscito é bianco come i suoi fratellini ma una volta caduto in una pozza di acqua sporca apparirà in tutto il suo splendore di colore nero. Gira per l’aia alla ricerca della sua mamma, ma é dura per lui apprendere che la madre non lo accetta. Alla fine il pulcino tenero e bisognoso di protezione incontrerà l’Olandesina della Mira Lanza che lo aiuterà a svelerà l’arcano: non é nero, é solo sporco!

Ecco il primo spot in bianco e nero, con la nascita del pulcino.
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giovedì 21 agosto 2008

Usa, messe in campo anche le tette per sostenere Obama.

Se anche le tette potessero votare Barack Obama avrebbe vinto da un pezzo. Mi spiego. Continua in America la campagna a sostegno di Barack Obama, il candidato democratico alle presidenziali USA, considerato da una parte dell'America il volto nuovo della politica del cambiamento.
In questi mesi le inziative pro Obama sono state innumerevoli, vedi l'Obama Girl, e alcune molto originali. Quella più stravagante di tutte, secondo noi, è stata la campagna "Boobs for Barack" (Tette per Barack")...

Continua su Sessi news

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martedì 29 luglio 2008

Ritirata pubblicità “omofoba” di Mr. T per gli Snickers.

mrtsnickers by you.

(River-blog) Una campagna pubblicitaria degli Snickers, che vede per protagonista Mr. T., è stata ritirata dagli schermi del Regno Unito. Il motivo? E’ offensiva nei confronti dei gay. Nello spot, Mr. T se la prende con un ragazzo che corre sculettando. “Sei una disgrazia per la razza umana - gli urla il personaggio televisivo - non farlo mai più”. Contro il corridore una scarica di Snickers sparati da un mitra. A denunciare lo spot sono stati due americani, che hanno presentato un reclamo all’ente britannico che monitora le pubblicità, l’Advertising Standards Agency. “Questa pubblicità non fa altro che rinsaldare l’idea che i gay siano cittadini di serie B, e che la violenza nei loro confronti è accettabile nel caso in cui sia divertente”, dice un membro della Human Rights Campaign. La Mars, che ha lanciato la campagna, ha risposto: “Lo comicità è soggettiva, e noi non volevamo offendere nessuno. Per questo motivo abbiamo deciso di ritirare la pubblicità”.
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Un manifesto che simula un p****no? Usa, i gay contro la Nike: "Spot omofobico".

L'azienda si difende: reazioni esagerate, nella foto c'è solo un'azione sportiva. Nel mirino della comunità una reclame in cui due giocatori di basket sembrano impegnati in una fellatio.
(Il Corriere della Sera) La Nike ha deciso di ritirare una pubblicità per le scarpe di basket, dopo che un cartellone che la riproduceva è stato ritenuto offensivo dalla comunità gay di San Francisco, la città della California in cui gli omosessuali sono particolarmente attivi.

FELLATIO SOTTO CANESTRO - La Nike omofobica? Questa è l'accusa che gli attivisti omosessuali hanno rivolto alla più famosa società di scarpe e abbigliamento sportivo del mondo, dopo l'uscita dei nuovi cartelloni pubblicitari ora ritirati. Nella pubblicità incriminata, realizzata in occasione dell' uscita di uno nuovo modello di scarpe, le Hyperdunk, si indovina la faccia di un giocatore di basket tra le gambe di un suo avversario, mentre schiaccia il pallone. Forse un pò esagerando, l'immagine è stata giudicato un riflesso dell'implacabile omofobia degli eterosessuali, perchè potrebbe far pensare ad un atto di fellatio.

CARTELLONI E STREETBALL - I cartelloni erano apparsi nei giorni scorsi in molte strade tra San Francisco e New York, in particolare nei quartieri «cult» dello streetball, cioè basket in strada, come Harlem, lo storico quartiere nero della Grande Mela. Le prime critiche, però, sono arrivate subito, a partire dal sito web dedicato al costume Gawker.com, uno dei più popolari negli Usa, che non ha esitato a prendere in giro i gay americani chiedendosi se non siano «baskettofobi». «L'intenzione della pubblicità non è di offendere gli omosessuali, ma si riferisce puramente al basket, con il gesto tipico gesto sportivo di schiacciare la palla contro l'avversario» ha spiegato la Nike alla stampa, dichiarandosi stupita dalla reazione decisamente esagerata dei gay americani.
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mercoledì 23 luglio 2008

Notizie gay va in vacanza.

Una parte della redazione è in vacanza pertanto il numero degli articoli pubblicati sarà ridotto.
Ritorneremo in pieno organico da fine agosto. Continuate a seguirci e buone vacanze a tutti.

La redazione.

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martedì 15 luglio 2008

L’Authorithy: “Rai da riformare subito. E basta ai processi in tv”.

(Panorama) Non più rinviabile. La riforma della Rai va fatta subito, perché l’azienda non può competere “impacciata” dalle norme amministrativo-contabili e “paralizzata da spinte e controspinte politiche”. Chiaro e secco, ecco il monito del presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, che nella Relazione annuale al Parlamento avanza l’ipotesi di un provvedimento ad hoc per cambiare la governance della tv pubblica. Calabrò chiede che “alla riforma della Rai si arrivi al più presto, puntando sull’efficienza” e coniugando “il carattere imprenditoriale della governance con il perseguimento degli obiettivi di fondo di un servizio pubblico con marcate finalità d’interesse generale, svincolato dall’abbraccio dei partiti”.
Tra i principali compiti della Rai c’è il recupero della qualità, secondo Calabrò, che cita l’esempio positivo della Bbc: la nostra tv pubblica si è infatti appiattita sulla tv commerciale, con una “omologazione al ribasso che sbiadisce la missione del servizio pubblico e colloca la nostra televisione al di sotto di altre televisioni europee”. “Il contratto di servizio con la Rai” ricorda Calabrò nella Relazione “prevede l’elevazione della qualità, e si è insediato l’apposito Comitato chiamato a monitorare l’osservanza di quella indicazione”.
Ricerca di qualità che l’azienda di Viale Mazzini deve riprendere, abbandonando la “mimesi del processo” televisivo, con schemi, riti e tesi tipicamente processuali. “La giustizia viene percepita soprattutto per come appare, ed essa appare per come è rappresentata dai media”. E così finisce che dall’informazione sul processo, giustificata dal diritto di cronaca, si è passati al “processo celebrato nei mezzi di informazione: un’aula mediatica che si costituisce come foro alternativo, un modo onnivoro di raccogliere ogni conoscenza che arriva a un microfono e a una telecamera”. Per Calabrò, il paradosso è che in tale dinamica “è la sentenza pronunciata nel processo vero a risultare la meno attendibile e comunque tardiva”, perché l’opinione pubblica ha invece già registrato come “vera” la sentenza “subliminalmente propinata dal mezzo audiovisivo”.
Parlando poi dell’evoluzione del settore tv Calabrò afferma che si sta passando dal duopolio, che ancora caratterizza la distribuzione degli ascolti, al “mercato a tre” (formato da Rai, Mediaset e Sky) grazie alla crescita del satellite: “permane la concentrazione binomiale di emittenti per quanto riguarda l’audience” (Rai e Mediaset sono all’82.3% e raggiungono insieme l’84.1% dei ricavi nel mercato della raccolta pubblicitaria), ma “in un assetto economico complessivo che vede ormai tre soggetti in posizioni comparabili, per il ruolo sempre crescente assunto da Sky Italia”. Nel 2007 la Rai ha registrato ricavi per 2.739 milioni di euro, Rti per 2.411 milioni, Sky per 2.347 milioni. Fatturati che, fa notare l’Autorità, si riferiscono al mercato italiano e prendono in considerazione solo ricavi netti da pubblicità e pay tv.
Nell’ultimo anno, sottolinea Calabrò nella Relazione, si sono registrati “un ulteriore consolidamento del peso della televisione a pagamento rispetto all’ammontare complessivo delle risorse del settore, un rafforzamento delle nuove piattaforme digitali, satellitare e terrestre, a scapito della tv analogica (con oltre metà delle famiglie, il 54.3%, dotate di tv digitale), un aumento della pressione competitiva determinato da un processo di transfluenza che vede le televisioni tradizionalmente free fare il loro ingresso nella tv a pagamento e l’acquisto di crescenti quote di mercato pubblicitario da parte degli operatori di pay tv”.
Ma, ricorda l’Autorità delle telecomunicazioni, “l’auspicio è che entro i prossimi 24 mesi oltre la metà della popolazione italiana possa fruire del passaggio al digitale”. Il che, scandisce Calabrò, “può rappresentare una svolta”. In particolare, il presidente dell’Autorità si riferisce “alla gara per l’assegnazione del 40% della capacità trasmissiva dei maggiori broadcaster integrati (Rai, Mediaset e Telecom Italia)”: “Siamo ormai alle battute finali della procedura di selezione ad evidenza pubblica, che ha visto la presentazione di 25 domande da parte di 18 soggetti (molti stranieri)”, spiega. E, ancora, “per la normalizzazione del mercato sarebbe opportuno, come ho già segnalato nella passata legislaturaa, sopprimere la tassa di concessione governativa sugli abbonamenti”, conclude Calabrò.
Intanto, oltre alla riforma del sistema televisivo pubblico, va riscritta anche la legge sulla par condicio, “per adeguare la legge sia alla realtà cui intendeva riferirsi sia al mutamento tecnologico intervenuto”. Valutazioni che Calabrò fa alla luce delle “difficoltà riscontrate nell’applicazione” della normativa vigente in occasione delle ultime elezioni politiche e del fatto che, nonostante il proliferare dei nuovi media, “la campagna elettorale si fa ancora quasi interamente in televisione”. L’Autorità, spiega Calabrò, si è trovata di fronte a uno scenario “ben diverso da quello presupposto dalle leggi da applicare, vale a dire la convergenza degli attori della campagna elettorale su due coalizioni”, dovendo gestire “diciotto liste in competizione e quindici candidati premier che reclamavano tutti uguale spazio in televisione e confronti incrociati”.
L’Autorità, poi, “darà puntuale esecuzione - nei limiti della sua competenza - alle sentenze del Consiglio di Stato del 6 maggio di quest’anno sui ricorsi proposti da Europa 7 e fornirà supporto tecnico al Ministero dello sviluppo economico per gli adempimenti ad esso demandati”.

Dalla relazione del presidente Agcom emerge nuovamente la passione degli italiani per la telefonia mobile. “Lo sviluppo delle settore delle tlc - ha spiegato Calabrò - è stato, fino a tempi recentissimi, a getto continuo”. Secondo le rilevazioni dell’Autorità “siamo all’avanguardia nell’innovazione ed evoluzione tecnologica e nelle offerte innovative. Al primo posto in Europa e al secondo nel mondo per diffusione dei servizi mobili di terza generazione; leader mondiale nel mercato dei contenuti e servizi per la telefonia mobile (con un fatturato di 1,2 miliardi di euro e un tasso di crescita del 15%, quasi invariato rispetto al 2006) e in particolare per la televisione su cellulare”. “L’espansione del settore tlc con le vecchie tecnologie, che pure ha registrato tanti successi, è ormai giunta al capolinea” chiude Calabrò, secondo il quale “senza il passaggio alla banda larga il digital divide” si estenderà.
Telecom Italia mantiene il suo primato storico di ex monopolista nella telefonia fissa, ma negli ultimi tre anni la sua quota di mercato è scesa di 10 punti, dal 94 all’84%, rimanendo ciò nonostante più elevata che altrove. Tracciando il bilancio del fisso nell’ultimo triennio, dove la quota dell’84% attribuita a Telecom è riferita alla linee di accesso alla rete fissa (nella spesa totale la quota dell’operatore è invece del 70%, nei ricavi da servizi voce del 76%), Calabrò ha spiegato che in parallelo vi è stato “un deciso recupero di redditività degli operatori alternativi a Telecom, con incrementi che arrivano al 60%”.

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lunedì 14 luglio 2008

La sconsiderata logorrea di Ingrid Betancourt.

(Annalisa Melandri - Giornalismo partecipativo) Sono sempre più convinta che la mossa più saggia che poteva fare Ingrid Betancourt una volta liberata e che ovviamente non ha fatto, era quella di decretare un saggio e prudente silenzio stampa e godersi la sua famiglia per un mese.

Giusto il tempo di riprendersi, farsi un’idea di quanto accaduto nel frattempo, parlare con i suoi familiari della linea da seguire e poi agire di conseguenza.

Mi stupisce e mi infastidisce quest’irruenza logorroica che sta caratterizzando la sua prima settimana di libertà.

Mi stupiscono certe sue dichiarazioni che ad analisi non dettate dalla pietà e dal buonismo sembrano eccessivamente affrettate.

Tutti noi proviamo compassione per l’aspetto umano e doloroso che ha caratterizzato la sua vicenda, la lontananza dai figli, la lunga prigionia in condizioni non certo facilissime. Ovviamente consideriamo inaccettabile il sequestro come pratica di lotta rivoluzionaria.

Ma noi, che con scritti, articoli, mobilitazioni, appelli e solidarietà alle vittime silenziose e dimenticate di una guerra civile che dura ormai da mezzo secolo, noi che ci impegnamo perchè sulla Colombia non cali mai il silenzio rigorosamente imposto dalle multinazionali dell’informazione , abbiamo ora più che mai il dovere di ricordare che in Colombia vengono continuamente commessi crimini e barbarie dalla parte “legittima” del paese. La stessa che ora si fregia agli occhi del mondo come paladina delle libertà civili per aver restituito Ingrid Betancourt alla sua vita. Noi coerentemente con le nostre posizioni, per esempio non possiamo accettare che un presidente corrompa una deputata comprandogli il voto per la sua rielezione. Coerentemente con le nostre posizioni, non possiamo accettare che in una democrazia che si vanta di essere tale, a innocenti contadini metta le uniformi della guerriglia e li ammazzi per testimoniare il successo della politica governativa di sicurezza nazionale o che utilizzi i loro cadaveri come giustificativo di spesa davanti al Congresso degli Stati Uniti. Non possiamo accettare e tacere il fatto che in Colombia la Fiscalía sta indagando sulla sparizione di 15.645 persone di cui il 97% ad opera di paramilitari e agenti dello stato. Di queste, 1.259 denunce di sparizione forzata si collocano nel periodo compreso tra l’inizio del primo mandato di Uribe e la metà del 2007.

E quindi, coerentemente con le nostre posizioni, espresse sempre con forza e determinazione, proprio per questi motivi non comprendiamo come Ingrid Betancourt, che al momento del suo sequestro era in prima linea nella lotta alla corruzione in Colombia e favorevole al dialogo con la guerriglia, appena libera dichiari che “Uribe è stato un buon presidente” o che i “colombiani hanno scelto liberamente Uribe”, o il “perchè no?” che si è lasciata sfuggire commentando l’opportunità di un terzo mandato del presidente colombiano.

Sono dichiarazioni pesanti e cariche di significato politico. Che pertanto potevano attendere.

Dire che Felipe Calderón, presidente del Messico, possa essere un valido aiuto alla Colombia per la liberazione di tutti gli ostaggi è un’affermazione grave oltre che avventata. Non credo che Ingrid Betancourt non sappia nulla di quanto accaduto a Oaxaca due anni fa, non credo che Ingrid Betancourt non conosca la grave situazione di violazione dei diritti umani in Messico, tanto che perfino gli Stati Uniti hanno vincolato la concessione degli aiuti previsti al paese centroamericano nell’ambito del Plan Mérida al rispetto di tali diritti. E se Ingrid Betancour non sapeva queste cose, avrebbe comunque fatto bene a tacere e a informarsi prima. E’ difficile pensare che lei nella selva sia stata tenuta all’oscuro di quanto accadeva nel paese e fuori. Era in grado di ascoltare la radio ogni giorno ed era perfino informata sulla testata di Zidane a Materazzi, figuriamoci se non sapeva che il secondo mandato di Uribe rischia di essere giudicato illegale. Altro che il terzo. Figuriamoci se la guerriglia, se i capi della sorveglianza dei prigionieri, con uno dei quali ha ammesso di avere un rapporto intimo di amicizia, non commentavano fra loro e magari con lei gli scandali quasi quotidiani della parapolitica, con circa 70 parlamentari inquisiti e 30 in carcere per reati di vario tipo e per vincoli con il paramilitarismo.

Ora se è vero che nessuno ha il diritto di giudicare e criticare chi ha passato sei anni da prigioniera in una foresta, strappata all’affetto dei suoi cari, pensando giorno dopo giorno ai suoi figli che altri gli hanno negato la gioia di veder crescere, è pur vero che a un certo punto ci sono delle assunzioni di responsabilità ben precise che vanno rispettate quando si decide di rivestire un ruolo pubblico e politico. E Ingrid Betancourt il ruolo di paladina dei diritti del popolo colombiano lo aveva assunto prima del suo sequestro e, ipotizzando o lasciando immaginare una sua candidatura presidenziale lo assume tutt’ora. E lo assume anche e maggiormente, dichiarando di voler fare della liberazione degli altri ostaggi nelle mani della guerriglia la sua battaglia. Ma è una battaglia politica quella che dovrà condurre e non militare, anche se ha dichiarato di voler essere un soldato in più dell’esercito colombiano. Politica perchè in Colombia i prigionieri nella selva non stanno lì per giocare a mosca cieca. Il fatto che lei stessa sia stata prigioniera per sei anni, il fatto che ci siano altri ostaggi da più tempo ancora (ricordiamo il figlio del maestro Moncayo, sequestrato da 10 anni), il fatto che nelle carceri colombiane ci siono centinaia di guerriglieri in condizioni non certo migliori di quelle in cui si trovano i prigionieri delle FARC, dimostra chiaramente anche ai più ignoranti in materia, che nel paese è in corso una guerra. E per liberare gli ostaggi di una guerra o sei un soldato o sei un politico. E cosa può fare Ingrid Betancourt una volta smesso l’elmetto da soldato che le hanno infilato in testa nell’aereo che la stava riportando a casa? Una volta finito il concerto a Parigi dove canterà con Miguel Bosé, Manu Chao e Juanes, cosa potrà fare Ingrid Betancourt per tutti gli ostaggi che ancora sono prigionieri della Colombia? E ha chiaro lei che liberare gli ostaggi vuol dire anche mediare per uno scambio umanitario, trattare per una smobilitazione che non sia mandare diecimila uomini a marcire in carcere o peggio ad essere sventrati dalla rappresaglia delle motoseghe dei paramilitari? Ha chiaro Ingrid Betancourt che esiste la guerriglia perchè esiste conflitto sociale ed esiste conflitto sociale perchè c’è ingiustizia, perchè c’è povertà, perchè c’è repressione? Sembrerebbe di sì, perchè ha dichiarato che mentre Uribe concepisce il problema della Colombia legato alla sicurezza e alla violenza, lei lo concepisce come un problema legato al malessere sociale che conseguentemente produce violenza. E allora, visto che lo sa, come si fa a dire che Uribe ha fatto molto per la Colombia e che è stato un buon presidente?

Ingrid non scarta a priori l’ipotesi di candidarsi alle prossime elezioni e un suo compagno di prigionia liberato prima di lei parla anche di un programma elettorale già pronto di circa 200 punti, che lei stessa avrebbe preparato e scritto durante la sua prigionia.

Un’assunzione di responsabilità del genere implica comunque, obbligatoriamente prudenza. Chi dice di non scartare l’ipotesi di candidarsi a futuro presidente della Colombia, non può tre giorni dopo dire che per il momento non metterà piede in Colombia.

Chi si proclama leader della battaglia per la liberazione di tutti i sequestrati nelle mani della guerriglia non può dire tre giorni dopo che non andrà alla manifestazione del 20 luglio prossimo a Bogotà organizzata per le vittime dei sequestri perchè teme rappresaglie e quindi ne organizza una alternativa nella più comoda e sicura Parigi.

Chiediamolo a Iván Cepeda, a Piedad Cordoba, al maestro Moncayo, a tanti altri anonimi coraggiosi e umili difensori dei diritti umani quanta paura hanno di lottare e nonostante tutto continuano a vivere in Colombia, magari senza scorta, magari con Uribe che non li abbraccia come ha fatto con Ingrid Betancourt in questi giorni, mentre invece dalle televisioni e dai giornali li mette continuamente a rischio accusandoli di essere simpatizzanti della guerriglia.

Avremmo potuto chiederlo a John Fredy Correa Falla, membro dei Comitati Permanenti per la Difesa dei Diritti Umani di Chinchiná e di Caldas se ha avuto paura nel momento in cui sabato scorso è stato avvicinato da quattro uomini ed è stato ucciso a colpi di arma da fuoco.

Godeva di qualche misura di protezione, evidentemente insufficiente, John Fredy, perchè lui e la sua famiglia avevano ricevuto minacce di morte da alcuni paramilitari della zona.

Allora mi chiedo, come si fa a parlare di liberazione di tutti gli ostaggi colombiani nella maniera in cui lo sta facendo Ingrid Betancourt, tra un accenno ai capelli lunghi e un altro ai vestiti e i rossetti che le sono mancati, tra un viaggio a Lourdes e un’udienza papale?

Comprendiamo benissimo i timori di Ingrid e della sua famiglia legati ad evidenti motivi di sicurezza, comprendiamo che le FARC le possano sembrare quanto di peggio ci sia in Colombia e in tutto il mondo in questo momento, comprendiamo anche che se l’avesse liberata Hitler in persona lo avrebbe abbracciato come ha abbracciato il generale Montoya (controversa figura dell’esercito colombiano, vicino a gruppi paramilitari) ma la Colombia, e Ingrid Betancourt non può non saperlo, è un paese difficile, dove si muore da tutte le parti e dove la violenza di Stato supera di gran lunga quella della guerriglia e se non altro è meno accettabile. Per tutti questi motivi, forse, era auspicabile un decoroso silenzio da parte di Ingrid Betancourt. Almeno per il momento.

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venerdì 11 luglio 2008

I boss gay ed un incomprensibile comunicato Arcigay. Colpo di caldo?

MAFIA: INGROIA, ANCHE TRA BOSS CI SONO OMOSESSUALI.
(Ansa) Ci sono ''boss mafiosi omosessuali, ma si nascondono e non escono allo scoperto''. E' quanto ha affermato il pm di Palermo Antonio Ingroia in un'intervista a 'Klauscondicio', il programma di Klaus Davi in onda su You Tube, sottolineando che questi boss non hanno ancora fatto coming out ''per paura di essere estromessi dall'organizzazione''.
''Se l'essere gay costituisce ancora un tabu' per la societa' italiana - dice Ingroia - figuriamoci in una societa' arcaica come quella mafiosa. Percio' questi boss vivono la loro omosessualita' clandestinamente e con paura perche', se scoperti, rischiano di essere estromessi''. Diverso invece il discorso per i mafiosi americani. ''Nelle nuove generazioni piu' aperte, come la mafia italo-americana - sottolinea ancora il magistrato - c'e' una maggiore tolleranza verso l'omosessualita' e quindi ci sono boss gay piu' palesi''.
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MAFIA: ARCIGAY, BOSS OMOSESSUALI SI DISSOCINO.
(Ansa) Il fatto, rivelato dal magistrato antimafia Antonio Ingroia, che di boss mafiosi e gay ve ne sarebbero in quantita' non stupisce Arcigay, ''anche perche' sarebbe davvero curioso il contrario''. ''Si tratta, e' bene precisarlo - spiega il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso - di omosessuali nella quasi totalita' dei casi assolutamente 'velati' e attenti a non farsi scoprire, anche perche' oltre ai boss diversi sono gli omosessuali tra i mafiosi con funzioni meno importanti. Il codice d'onore delle varie mafie prevede sanzioni dure, fino all'assassinio per chi viene scoperto omosessuale. Si tratta di una triste realta', inserita dentro un contesto criminale che tiene sotto scacco intere zone del paese. Per questo non possiamo in alcun modo considerarci 'onorati' dal fatto che anche dentro le organizzazioni criminali mafiose esistano omosessuali''.
Arcigay esprime la propria vicinanza e solidarieta' nei confronti della magistratura e delle forze dell'ordine impegnate in prima fila nel contrastare e sconfiggere il ''tumore'' della mafia. ''Come gay consapevoli, che si battono per il riconoscimento dei diritti civili, delle liberta', della legalita' - conclude Mancuso - possiamo solo sperare che questi omosessuali riflettano bene sulla loro condizione personale e decidano di dissociarsi''.
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Ndr. Con questo ennesimo comunicato, inopportuno e non richiesto, è ormai chiaro a tutti che la dirigenza dell'Arcigay necessità di un buon periodo in terapia intensiva. Ha bisogno di cure urgenti... (Aspis)

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mercoledì 2 luglio 2008

Reality show per aspiranti preti.

(TGCom) L’idea è venuta alla diocesi francese di Besançon e dovrebbe servire a far fronte alla crisi delle vocazioni: un reality show per aspiranti sacerdoti. E’ nato così “Prêtres Academy”, scuola per preti. Va in onda su Internet. E naturalmente non poteva mancare l’angolo del confessionale.
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venerdì 27 giugno 2008

La mayonese con papà e "mammo" scandalizza gli Inglesi. Ritirato.

La Heinz avrebbe sospeso la sua ultima campagna pubblicitaria in seguito a 202 lettere di protesta giunte alla Advertising Standards Authority del Regno Unito. Il motivo dello scandalo sarebbe l'aver mostrato una famiglia omosessuale con tanto di figli e "mammo" che saluta il padre che va al lavoro con un bacio. Gli attivisti gay di tutta la Gran Bretagna hanno annunciato il boicottaggio dei suoi prodotti.
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mercoledì 25 giugno 2008

Gay e tv. Grillini risponde a Gasparri. Una gaya tv pubblica e sul satellite.

(Asca) ''La presenza di omosessuali e lesbiche nelle trasmissioni televisive di grande ascolto e' un fatto positivo e necessario perche' e' anche in questo modo che si combatte il pregiudizio che sta alla base delle discriminazioni''. E' quanto scrive il presidente di Gaynet, Franco Grillini in risposta alle dichiarazioni del presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, che oggi si e' espresso in merito alla presenza di gay in programmi diffusi dalla tv.

''Purtroppo cio' avviene assai di rado - prosegue Grillini - e per lo piu' succede che si parli spesso di omosessualita' senza che sia dia la parola agli interessati o, peggio ancora, senza il diritto di replica quando a parlarne sono preti e cardinali i quali esprimono le solite e tradizionali invettive omofobiche di natura clericale. Non si tratta di certo di ''imporre le proprie tenedenze'', come dice Gasparri, ma di garantire l'accesso ad una informazione non diffamatoria per milioni di cittadini che non hanno voce in capitolo''.

''Da questo punto di vista - conclude Grillini - sarebbe necessario un impegno della tv pubblica a costruire un canale satellitare dedicato sul modello delle gay tv italaine e straniere che hanno avuto altissimi indici di ascolto ma una scarsa raccolta pubblicitaria. Il servizio pubblico, che e' di tutti, dovrebbe investire anche in questo senso''.
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Ndr. Se dovessimo dare ascolto Grillini, e per non discriminare nessuno dovremmo fare un canale satellitare pubblico anche per i Valdesi, i Testimoni di Geova, gli ebrei, i giocatori di risiko, di monopoli, ecc. C'è un mercato, perchò non lo apre l'Arcigay e non ci mette le sue soubrettes? L'ex onorevole Grillini dimentica che la sinistra radicale in Italia ha perso proprio per queste uscite qualunquiste ed infelici. Non è bastato il fallimento (è vero non di ascolti) imprenditoriale e politico di gay.tv? (Aspis)

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Cagliari, censurati dalla destra il manifesto omosex.

Protesta di An e Fiamma contro uno striscione del Mos.
(L'Unione sarda) Non è piaciuto ai militanti della Destra giovanile il 6X3, raffigurante un bacio tra due uomini, affisso in viale Diaz dal Movimento omosessuale sardo. I giovani di AN hanno coperto quell'immagine con uno striscione con la scritta “Sì alla famiglia tradizionale, no alle coppie di fatto”. «Abbiamo voluto dare un segnale contro chi strumentalmente immagini forti per provocare - afferma Simone Spiga, promotore della protesta. «L'omosessualità è una scelta personale è non può essere una provocazione nei confronti di chi non è come loro. Nessuno condanna gli omosessuali ma è necessario far capire che non si possono accettare né provocazioni, né imposizioni. La campagna del Mos è la peggiore promozione che si possa fare per gli stessi omosessuali sardi». Al fianco di Spiga si è schierata anche Sardegna non conforme e Fiamma Tricolore. «Ottima iniziativa - sostiene Andrea Palmas - fortunatamente nell'Italia degli scandali c'è ancora chi crede nei fondamentali valori della vita, della tradizione e della famiglia. Il Movimento omosessuale sardo, attraverso iniziative di pessimo gusto e completamente prive di etica, cerca di trasformare quelle che sono ostentazioni personali in un volere collettivo». Alcune ore dopo l'affissione, lo striscione di AN è stato strappato da ignoti

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venerdì 20 giugno 2008

Patta vuota? Bocciata la foto in slip di Beckham: “Sono photoshoppate”.

(River-blog) Mentre a San Francisco centinaia di ragazze hanno assistito all’inaugurazione di un nuovo maxi-cartellone con David Beckham in slip (fa parte della nuova campagnia per Emporio Armani), il Daily Mail boccia gli scatti che, da qualche giorno, si vedono sul web. E lo fa confrontando una foto candid del 2006 con il nuovo scatto (sotto, a sinistra, la foto nuova; a destra quella rubata nel 2006 dai paparazzi): ”Ad un attento esame - scrive il giornale in un articolo che non ambisce al Pulitzer - il pacco del 33enne sembra aver ricevuto un aiutino dal computer. Due anni prima gli slip non erano così pieni”.
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(Ndr.Anche lui un patta-vuota come tanti? Che compagnia...)

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Francia: Ministero della sanità dà 1 milione di preservativi ai giovani.

(AdnKronos) Oltre un milione di preservativi in regalo ai giovani francesi che si preparano a celebrare, come ogni anno, la festa della musica in programma sabato 21 giugno. L’iniziativa è del ministro della Sanità francese, Roselyne Bachelot, che ha deciso di ’sfruttare’ l’appuntamento, molto seguito dai giovani, per lanciare la nuova compagna di lotta al virus dell’Aids. Di concerto in concerto, e in 38 città francesi, ai nottambuli che si attarderanno a seguire le diverse manifestazioni musicali saranno distribuiti i preservativi accompagnati da opuscoli informativi sull’infezione. Obiettivo della campagna indirizzata alle giovani generazioni - che punta anche all’informazione in Rete, diffusa su diversi siti Internet - è tenere alta l’attenzione sui rischi di contagio. Una seconda fase del progetto di informazione è invece dedicato alle coppie, per ricordare l’importanza di fare il test per l’Hiv prima di smettere di usare il preservativo. In Francia i casi di infezione e malattia sono in diminuzione, ma il problema è ancora serio in alcuni gruppi di popolazione, in particolare omosessuali, migranti provenienti dall’Africa Sub-sahariana, e nei dipartimenti d’oltremare come Martinica, Guyana, Nuova Caledonia e Isola di Riunione.

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giovedì 19 giugno 2008

David Beckham e Armani Underwear. Nuovi poster da Macy’s.

Continua la campagna underwear di Giorgio Armani con altre immagine del campione inglese David Beckham.
Ieri da Macy’s, New York, è comparsa la nuova comunicazione della campagna pubblicitaria e quindi il nuovo poster particolarmente “mozzafiato” con l'immagine intera del giocatore.

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lunedì 16 giugno 2008

Sardegna. Una comunicazione all'avanguardia contro l'omofobia.

Nel mese di Maggio il MOS ha dato vita alla prima campagna regionale contro l'omofobia. Si tratta della prima campagna in assoluto con una valenza affermativa che rigetta la logica paternalistica delle campagne eterosessuali (vedi Toscana, Venezia ecc.) e il vittimismo di quelle omosessuali, sempre incentrate su violenza e discriminazione.
Secondo il Mos, il messaggio antidiscriminatorio deve essere implicito nella presentazione di situazioni di naturalità affettiva omosessuali contestualizzate in luoghi facilmente riconoscibili per chi guarda. Ovvero un attacco alle fondamenta dell'ignoranza sull'omosessualità con immagini di coppie omosessuali in contesti cittadini. Le foto infatti sono state scattate dal Mos in luoghi della città e le persone ritratte sono tutte di Sassari ed hanno realmente delle relazioni. Immagini quindi non di particolari o di situazioni immaginarie ma di realtà in cui è possibile imbattersi camminando per strada. Questo il senso principale della campagna, che nella costruzione ha rispettato alcuni punti cardine contenuti nel progetto che trovate qui.
Oltre alla campagna, da un incontro con il Presidente Soru sono partite alcune iniziative che dovrebbero culminare nel patrocinio della campagna che diventerebbe così un'iniziativa regionale. Le richieste del Mos vertevano tutte sulle modifiche che potevano essere fatte sulla legislazione regionale in modo tale da eliminare tutte le discriminazioni verso le persone/coppie gay e lesbiche. La prima azione è stato l'inserimento delle coppie gay e lesbiche nel bando per l'assegnazione di 25.000 euro a fondo perduto per tutte le coppie che acquistano o ristrutturano la casa (la verifica della coppia viene fatta in base alla legge sulla famiglia anagrafica che, come è noto, giò riconosce le coppie gay e lesbiche dal 1989). La seconda è l'introduzione dei problemi derivanti dall'orientamento sessuale e dell'identità di genere fra i motivi che permettono l'accesso alle strutture sociali (case famiglia, centri antiviolenza, ecc.), il terzo sarà la modifica del regolamento di accesso alle strutture sanitarie, che dipendono dalla regione, per equiparare i conviventi ai familiari (sempre basandosi sullo stato di famiglia, ovvero sulla famiglia anagrafica). Tutte le altre modifiche sono state demandate alla presentazione di un elenco di interventi legati alla Giunta regionale che il Presidente Soru ha assicurato portare a termine senza alcun problema, poichè si tratta dell'eliminazione di discriminazioni legislative che non dovrebbero sussistere e per le quali non hanno nemmeno bisogno di passare dal consiglio. Pernoi è stata una notizia fantastica :)). I manifesti appesi sono durati assai poco tra scritte e distruzioni totali, ma hanno sortito un effetto molto forte e una grossa discussione in città.

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martedì 27 maggio 2008

Roma. Polemiche Gayvillage Oliviero Toscani su campagna pubblicitaria.

(Agi) ”Troppo forte”, “fallocentrica”, “fuori tema”, sono queste le motivazioni che hanno spinto l’organizzazione del Gay Village nella persona di Imma Battaglia a rifiutare la campagna pubblicitaria commissionata al famoso fotografo Oliviero Toscani per l’inaugurazione del piu’ importante evento gay estivo che ogni anno attrae migliaia di presenze da tutta italia. Riprendendo i colori della citta’, il rosso e il giallo, l’immagine ideata da Toscani raffigura un preservativo srotolato e sopra la scritta S.P.Q.R. Duro il giudizio di Toscani che non ha preso bene il rifiuto: “Imma Battaglia e’ diventata una signora per bene. Si e’ imborghesita. In realta’ ha paura di fare un torto ad Alemanno: siamo all’autocensura”. Secca la replica della Battaglia: “Non ha seguito le specifiche che gli avevamo dato. Il Gay Village e’ molto di piu’ della sessualita’ che esprime quell’immagine cosi’ anni ‘70″. La campagna dello scorso anno non manco’ di sollevare dubbi e polemiche. Le immagini, in quel caso, raffiguravano due orsetti maschi e due bambole femmine che si scambiavano effusioni.

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domenica 25 maggio 2008

Chi nega e chi "sfrutta" l'esistenza del mondo lgbt.


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(Il Tempo) Per un ministro delle Pari Opportunità che rifiutando il patrocinio al Gay Pride sembra negare l'esistenza di una fetta di popolazione, c'è tutto un mondo, quello delle aziende e della comunicazione, che a questa fetta fa sempre più attenzione. Con iniziative forse un po' furbette, come accusa qualcuno, ma certamente coraggiose, innovative ed esemplari.

È il caso della Philips, il colosso dell'elettronica. Che per pubblicizzare il suo nuovo epilatore elettrico indolore ha ingaggiato un transgender. «Sentirsi una donna è difficile con tutti i miei peli», dice mentre si depila il venticinquenne Karis, modello di Los Angeles, nella campagna per Satinelle Ice ideata dall'agenzia DDB. Spiegando, non senza una punta d'ironia, che essendo uomo non sopporta il dolore. Un commercial simpatico e di buon gusto, insomma, che però non ha mancato di scatenare le solite polemiche, tra accuse di "appoggiare chi va contro natura" e altre amenità da Medioevo.

Potenza del marketing. Che dire poi di L'Oreal Paris, che - riporta Prima Comunicazione - vanta come direttore generale internazionale l'algerino Youcef Nabi, un personaggio che "a vederlo non sembra né un uomo né una donna - forse le due cose insieme o forse una terza identità". Un individuo che il caso vuole ami vestirsi in abiti femminili, e che ha portato nuova linfa al mercato della cosmesi. Come quando arruolò l'allora 68enne Jane Fonda e la fece diventare un'icona di bellezza per tutte le età. Un individuo che è riuscito, scrive il mensile, a trasformare lo slogan da lui stesso inventato («Perché io valgo») «in un qualcosa di più sostanzioso, più serio, più consapevole e più moderno». E scusate se è poco. «L'Oreal non valuta le persone in base all'orientamento sessuale, politico o religioso, ma in base al talento e alle capacità», commenta l'azienda. Che tra l'altro è tra gli sponsor del Life Ball, il più grande evento di beneficenza europeo per le vittime dell'Aids: un'enorme festa «en travesti» nel municipio di Vienna, tra piume di struzzo, body art e qualche frustino.

Insomma, mentre chi la governa resta miopemente al palo, la società si evolve, trovando i propri modi per certificare le varie realtà che la compongono. «La pubblicità - scrive un blogger a proposito di Philips - ha fatto quello che dovrebbe fare uno Stato civile: riconoscere l'esistenza di tutti i propri cittadini e trattarli nello stesso modo, senza differenze di classe, religione, sesso o gusti personali». Chissà che un giorno non lo faccia anche il ministro delle Pari Opportunità.

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martedì 20 maggio 2008

Da Bologna l'organizzazione del Gaypride lancia una campagna di boicottaggio del Tg1.

(Dire) Il Gay Pride invita a spegnere "la tv della violenza: sabato sera chi ha cuore la democrazia boicotti il Tg1". Il perche' lo spiega una furente Marcella Di Folco, storica rappresentante del Movimento transessuale (Mit) e portavoce del Pride: "Il servizio andato in onda sul Tg1 delle 20 di ieri e' stato indegno per il servizio pubblico. Il racconto di un linciaggio, un accanimento mascherato da giustizia privata, nello quale lo Stato, cioe' le sue divise, sospende leggi e diritti e abdica le sue funzioni alla folla inferocita. Una grave legittimazione della furia di strada. Riprese e tono del servizio degne di un filmato amatoriale di Forza Nuova".

Per questo, dice Di Folco in una nota, "invitiamo tutti coloro che non condividono questo tipo di informazione a boicottare un servizio pubblico che non corrisponde piu' a tale caratteristica ma che e' piuttosto propaganda di Stato, uno Stato sull'onda di una deriva fascista, verso il quale e' bene reagire subito". Dal direttore del Tg1, Gianni Riotta, vengono invece pretese scuse pubbliche "in particolar modo con la comunita' trans per l'indegno spettacolo". Intanto, Di Folco, getta altra benzina sul fuoco: "E' gia' da un po' di tempo che anche l'informazione, anche quella che dice di non aver colore, si e' piegata alle logiche dello strillone senza esercitare alcuna razionalita' critica contro questa strategia dell'odio verso tutto cio' che e' diverso, verso tutto cio' che 'non puo' stare nel mio giardino'".

In questo contesto, "i soggetti sociali piu' deboli diventano un fastidio da eliminare, la violenza contro di essi legittima" e, protesta Di Folco, "questo clima d'odio, di violenza ed intolleranza transfobica, omofobica, e razzista sta divenendo un mefitico veleno che traspira dalla politica, passa attraverso l'informazione e sta corrodendo democrazia, senso civico e vivere comune. Le forze democratiche di questo paese debbono ribellarsi a tutto cio'".

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lunedì 5 maggio 2008

Seni prosperosi sui manifesti. A Napoli traffico impazzito.

(TGCom) Traffico in tilt a Napoli a causa di quattro manifesti pubblicitari che mostrano i seni prosperosi di una modella coperti soltanto dalle mani. Installati nel quartiere Fuorigrotta, da quattro giorni i cartelloni non passano certo inosservati e, come riferiscono i residenti, sono ormai tantissimi gli automobilisti che frenano improvvisamente per gustarsi il "Panorama" o che sostano in maniera prolungata davanti alle foto osè.

Le foto sono utilizzate per la campagna promozionale di una compagnia di navigazione nazionale. ''Nulla che non si sia già visto - ha commentato un passante che si e soffermato a pochi metri dalla grande foto - ma si rimane certamente impressionati dalle dimensioni. E non solo delle foto". L'immagine, ripetuta quattro volte sul maxi manifesto, è accompagnata dallo slogan "Vesuvio ed Etna mai così vicini" e fa riferimento alla possibilità di potersi spostare rapidamente con i collegamenti marittimi dalla Campania alla Sicilia.
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