(TGCom) "Mi piacciono gli uomini, ma anni fa ho amato una donna, Sarah, con cui ho condiviso tutto": Vladimir Luxuria non smette di stupire e, prima di partire per "L’Isola dei famosi" non solo si fa fotografare per la prima volta senza veli, ma confessa al settimanale Chi la sua passione per una lei. Oltre al nome, Luxuria rivela la nazionalità, inglese, e una caratteristica fisica, la sua grande bellezza.
Una storia di coinvolgimento totale, quella raccontata dall’ex deputato di Rifondazione che proprio nei giorni scorsi ha ammesso di aver avuto delle avances anche in Parlamento.
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mercoledì 10 settembre 2008
Luxuria: "Ho amato una donna!" Fotografata nuda per la grancassa pubblicitaria.
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lunedì 8 settembre 2008
Forse transgender la prossima top model Usa.
Si chiama Isis e parteciperà all’edizione di quest’anno del programma di Tyra Banks.
(Corriere Canadese) È il momento dei transgender in tv: se Vladimir Luxuria è pronto a sbarcare sull’Isola dei Famosi, ecco Isis (in foto) protagonista di “America’s Next Top Model”, la trasmissione che l’ex modella nera Tyra Banks dedica, con grande successo, alle future star delle passerelle.
Secondo il sito web della Abc, la nuova edizione della popolare trasmissione della Cw Television Network, avrà tra i suoi protagonisti Isis, 22 anni, scovata per caso in un rifugio per senzatetto.
L’undicesima stagione di “America’s Next Top Model” è iniziata il 3 settembre e secondo l’Abc scegliere un transgender rappresenta una nuova tappa per lo show che, un po’ in perdita di audience, vuole avvicinarsi ai reality.
Il produttore Ken Mok spiega: «Abbiamo voluto ridefinire la nozione di bellezza: puoi essere alta, bassa, un po’ rotondetta o anche trasgender. Non devi per forza corrispondere a quello che l’industria tenta di importi. Questa è sempre stata una delle missioni primarie di Tyra», per anni considerata la pendant americana di Naomi Campbell, ora più rotonda (ma anche più tranquilla e manageriale) della venere nera.
Come racconta la Abc, né Mok né la Banks avevano in partenza l’intenzione di fare sfilare un transgender accanto ad altre 13 aspiranti modelle provenienti da tutti gli Stati Uniti. Ma le foto inviate ai responsabili della trasmissione da Isis erano le più convincenti tra le migliaia di immagini ricevute e nessuno ha avuto dubbi sulla scelta.
Isis è tecnicamente ancora un maschio, ma ha l’intenzione di cambiare sesso appena ne avrà i mezzi finanziari, che i produttori della popolare trasmissione potrebbero presto fornirgli, se la modella finirà tra le finalisti.
La Abc ricorda che Isis non è il primo trasgender del mondo della moda. Negli anni Ottanta Teri Toye e Billy Beyond sfilarono rispettivamente per la Chanel e per Todd Ondham.
E un’altra star della tv (anche italiana), Amanda Lear, ha per decenni giocato sull’ambiguità del suo sesso, pur proclamando con decisione di essere stata sempre una donna (ma i rumour parlano di cambiamento di sesso).
L’ambiguità sessuale è spesso presente sulle passerelle, dove non di rado le modelle hanno un aspetto androgino e il seno appena abbozzato.
Fatto sta che far sfilare un trasgender in una trasmissione che fa audience è un rischio negli Stati Uniti, uno dei Paesi più bacchettoni (almeno in tv).
E l’eco del seno scoperto (per poco più di un secondo) di Janet Jackson durante l’intervallo del Super Bowl del 2004 non si è ancora spenta dal tutto.
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12:29:00
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Bolzano. I vicini dicono basta alla trans prostituta e fracassona. Padrone di casa un politico.
Le critiche non danno fastidio alla prostituta: «Fatevi gli affari vostri».
La denuncia Disperati gli abitanti del condominio. L'appartamento è di proprietà di un noto politico tedesco. I vicini di casa: basta con le urla e con il via vai di uomini ogni notte. Cade dalle nuvole l'amministratore.
(Susanna Petrone - Alto Adige) La notizia fa sorridere chi la legge, ma non tanto i vicini di casa, che notte dopo notte sono costretti a sentire le «urla di passione» che provengono dalla camera da letto di una residente al piano terra.
Siamo nei quartiere Piani- Rencio. L'edificio, nuovo di zecca, contiene sedici appartamenti. Famiglie felici, che finalmente hanno realizzato il sogno di acquistare un'abitazione, in una zona più o meno tranquilla del capoluogo altoatesino. Invece è proprio la tranquillità che sta venendo a mancare agli abitanti dell'edificio. Come riportato dal quotidiano di lingua tedesca Tageszeitung, infatti, in uno degli appartamenti vive un transessuale, che dalle 22 alle 5 di mattina, «invita» tra le propria lenzuola uomini di ogni età. La «passione» è udibile da tutto il condominio, che ora non ce la fa più e che per questo motivo ha denunciato il fatto sul quotidiano. Dopo alcune verifiche sull'identità della vicina «fracassona » gli abitanti del condominio si sono rivolti all'amministratore. Alcuni genitori, infatti, sono stanchi di dover spiegare ai propri figli la provenienza delle urla, così come sono stanchi del via vai di uomini che non cessa mai.
Le critiche rivolte al transessuale, che vende il proprio corpo notte dopo notte, però, non sembrano disturbare l'inquilino chiassoso, che messo alle strette dai vicini avrebbe risposto loro di «farsi gli affari loro». Che in quell'appartamento si fosse trasferito una prostituta sembra che non lo sapesse né l'amministratore del condominio né il proprietario dell'abitazione, il quale è un noto politico tedesco di Bolzano. Quest'ultimo, infatti, avrebbe dato l'incarico ad un'agenzia, ignaro di chi alla fine gli paga l'affitto.
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09:42:00
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sabato 6 settembre 2008
Venezia. Il regista iraniano di "Khastegi" rifiuta il premio degli atei.
Il regista iraniano Bahman Motamedian, autore di Khastegi, ha rifiutato di ricevere il Premio Brian, assegnato dagli atei italiani al film più laico tra quelli presentati alla Mostra del Cinema di Venezia.
L’UAAR, nel ribadire il valore di un film che ha saputo trattare delicatamente il tema dell’identità sessuale in un contesto difficile come quello della società iraniana, non nasconde la propria amarezza: «è la dimostrazione che, quando si deve agire in un ambito fortemente intriso di religione, il rispetto e il dialogo possono venire meno, anche da parte di chi ha saputo esprimere questa sensibilità sul grande schermo».
La vicenda, concludono gli atei italiani, finisce per evidenziare una volta di più la necessità di affermare a ogni livello i valori della laicità e li incoraggia a proseguire il loro impegno. Per questo motivo, l’UAAR sarà lieta di assegnare il Premio Brian anche il prossimo anno.
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18:28:00
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venerdì 5 settembre 2008
Venezia. Al film sui trans iraniani il premio degli atei italiani.
Mostra del cinema di Venezia: il premio Brian a un film iraniano.
(Uaar) Sarà assegnato a Khastegi, del regista persiano Bahman Motamedian, il premio Brian, il premio degli atei italiani per il film che più degli altri porta i valori del laicismo sul grande schermo, assegnato per la terza volta dagli atei italiani in visita alla Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia.
Dopo Le ragioni dell’aragosta di Sabina Guzzanti e Azul oscuro, casi negro di Daniel Sanchez Arevalo, gli atei hanno premiato un film che “affronta la problematica dell’identità sessuale di ragazzi e ragazze che, nella difficile realtà dell’Iran contemporaneo, non accettano il ruolo assegnato loro dalla società in base al sesso biologico”, si legge nelle motivazioni. “Il tema è affrontato in modo asciutto, senza semplificazioni, toni retorici o slogan, dunque con quello che riteniamo un approccio autenticamente laico”.
Il premio è una scultura d’oro opera del maestro Giovanni Corvaja. La giuria era composta dal notaio Paolo Ghiretti e dalle professoresse Maria Chiara Levorato, dell’università di Padova, e Maria Turchetto, dell’università Ca’ Foscari di Venezia, direttrice del bimestrale L’Ateo.
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17:41:00
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mercoledì 3 settembre 2008
Bologna. Cambia sesso, da vigile a vigilessa. "I miei colleghi mi hanno accettato".
La storia L'esperienza di un bolognese di 31 anni operato al Sant'Orsola.
(Benedetta Boldrin - Il Corriere della Sera, edizione di Bologna) «A Bologna si sta meglio che in altre città: se ti spieghi la gente può capire». Stefano ha 31 anni e fa il vigile in un comune del bolognese. Ma fino a cinque anni fa si chiamava Katia. Aveva 21 anni quando ha chiamato il consultorio del Mit per la prima volta e 25 quando è stato operato al Sant'Orsola, diventando uomo. Con una storia travagliata alle spalle, e una psicanalisi ancora da seguire, dice di essere «riuscito a farsi accettare dai colleghi». E, superate le difficoltà con i genitori, ora vive vicino a loro. Con due cani, che gli servono «per sublimare il fatto di non avere figli».
Quando ha capito che non si sentiva una donna?
«Già a due anni, ricordo che quando giocavo con un'amica lei faceva la principessa e io il cavaliere. Poi mi hanno spiegato che ero una femmina e la sera mi addormentavo sperando di svegliarmi maschio».
Poi, l'adolescenza.
«Stavo male. Non sapevo bene chi fossero i trans, pensai di essere lesbica e a 18 anni lo dissi ai miei. La presero malissimo. Mi allontanai da loro».
Come decise, invece, la strada del cambio di sesso?
«Incontrai un ragazzo di cui mi innamorai: era una donna ma diceva di sentirsi un uomo. Mi resi conto che volevo essere come lui. Un giorno decisi di tagliare i capelli e mettermi solo jeans e maglie larghe».
Cominciava a sentirsi meglio?
«No, perché nessuno mi riconosceva come maschio. La prima volta che una persona si rivolse a me al maschile, fui felice per tre giorni: capii che andavo nella direzione giusta».
E decise di chiamare il Mit.
«Anche quello fu un momento di forte crisi: avevo faticato per accettarmi come lesbica, ora la mia vita prendeva un'altra piega. Il mio compagno mi lasciò, perché voleva stare con una donna. Dopo un po', dissi a casa e al lavoro della mia svolta».
Il suo cambiamento è stato accettato?
«I miei mi hanno ripreso in casa, anche se c'è voluto del tempo perché si rivolgessero a me al maschile».
E i suoi colleghi?
«Nel complesso mi sento accettato. Ho parlato con tutti, mi hanno fatto le domande più assurde. Ho venduto la mia privacy pur di aiutare gli altri a capirmi».
Poi, l'operazione.
«Mi hanno asportato utero, ovaie e seno. Non ho fatto la ricostruzione. Quasi nessuno la fa, anche perché questa chirurgia non dà ancora risultati ottimali».
Si è mai sentito discriminato?
«No. Ma credo dipenda molto da come ci si pone. Io ho parlato tanto con chi mi stava attorno. Manca la cultura, in genere, di cos'è un trans, ma a Bologna si sta meglio che altrove».
In che senso?
«Qui se ti spieghi la gente può capire».
Ha mai pensato di aver sbagliato tutto?
«Ogni tanto. Ma se sai chi sei, puoi anche metterti in discussione».
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15:30:00
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martedì 2 settembre 2008
Ogni anno in 100 cambiano sesso. L'uomo che diventa donna prova più piacere.
(Agi) Cambiare sesso conviene, almeno a livello di piacere fisico. Contrariamente a quanti si pensa, infatti, la chirurgia plastica e' arrivata a un tale livello di perfezione che l'uomo che diventa donna non solo riesce ad avere una vita sessuale completa, ma spesso prova piu' piacere persino di una donna "vera". E' quanto spiega il professor Aldo Felici, direttore della Struttura complessa di Chirurgia plastica e ricostruttiva del S.Camillo-Forlanini di Roma. "In Italia si fanno in media 100 interventi l'anno per cambiare sesso. Di questi, i due terzi sono uomini che diventano donne, un terzo donne che diventano uomini". Un'operazione molto complessa, ma che, almeno per gli uomini, ha ormai raggiunto livelli di perfezione incredibili: "Il cambiamento maschio-femmina - conferma Felici - da' risultati molto soddisfacenti. Vengono utilizzate le strutture sessuali maschili, che hanno un enorme potere erogeno, per ricreare una vagina. E questo da' piu' piacere alle "nuove" donne che alle donne biologiche: i maschi trasformati in femmine riescono ad avere piu' orgasmi delle femmine naturali". Spesso, confessa il chirurgo, "il risultato e' cosi' perfetto che gli uomini che si sono operati non dicono neanche ai partner di essere stati maschi: e' difficile accorgersene".
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17:54:00
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Luxuria corteggiata dai politici. "Non volevano amore, cercavano solo una botta e via".
«Sono stata corteggiata da famosi della politica e della tivù. Ma non volevano amore, cercavano solo una botta e via». Lo rivela Valdimir Luxuria al settimanale "Tu" in edicola domani. L'ex onorevole, in partenza per l'Isola dei Famosi, spiega che in Parlamento ci sono molti omosessuali: «È la verità e soprattutto a destra tendono a non dirlo... Credo che l'outing sia orrendo - spiega - ma chi ha una posizione di rilievo dovrebbe dichiararsi, sarebbe più etico». E motiva così la scelta di partecipare all'Isola: «Ho accettato per provare a vivere lontano da tutto e perchè Simona mi è simpatica. Se dovessi vincere - aggiunge - l'ho messo a contratto, metà del premio andrà a bambini disagiati. Per me, comunque, sarà già una vittoria non mollare, finchè il pubblico mi voterà». Politica anche attraverso un reality show? «Sì, perchè avrò modo di parlare dei trans e di come vivono. Molti si prostituiscono ed è successo anche a me - racconta -. Per fortuna è durato poco, era un momento difficile. Però, capisco chi lo fa: prova ad andare a chiedere un posto da commessa o a fare un concorso alle Poste se sei trans!».Sphere: Related Content
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14:30:00
Etichette: isola dei famosi, luxuria, reality, rifondazione comunista, televisione, transessuali
venerdì 29 agosto 2008
Versilia, è l'ora di miss Trans.
Da qualche anno è ospitato dal Priscilla Caffè sulla marina di Torre del Lago.
(La Nazione) E’ vigilia per miss Italia trans il concorso di bellezza più trasgressivo che come tradizione è un appuntamento di fine estate in Versilia. La selezione con l’assegnazione delle tradizionali fasce avverrà sabato sera dalle 22 al Priscilla Caffè (nella foto la vincitrice dello scorso anno). Quanto tempo è passato dal 1992 quando l’idea di Regina ed Anastasia, leader non solo versiliesi del movimento transessuale, fece balzare il concorso alla ribalta nazionale e internazionale. Tutto nacque dopo l’esclusione di una ragazza trans da miss Italia a Salsomaggiore. L’evento si svolse prima al Frau e poi alla Casina Rossa. Da qualche anno è ospitato dal Priscilla Caffè sulla marina di Torre del Lago. Quest’anno la conduzione della serata finale del concorso è affidata a Fabio Canino. In giuria sono attesi molti personaggi del mondo dello spettacolo. Ma domani ci sarà un’anteprima più impegnata dell’evento mondano e spettacolare. Alle ore 19 al priscilla Caffè incontro dibattito sulla condizione dei transessuali in Italia: progetti e azioni passati, presenti e futuri. Intervengono Marcella Di Folco presidente del movimento identità transgender, Porpora Marcasciano del direttivo «Facciamo breccia», Regina Satariano responsabile del consultorio transgenere e Alessandro Comeni di Ireos Firenze. Coordina Fabianna Tozzi presidente dell’Associazione transgenere.
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14:41:00
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mercoledì 27 agosto 2008
Milano. Guerra fra trans: il misterioso manifesto di Piazzale Lagosta.
Da qualche tempo in piazzale Lagosta sono comparsi questi manifesti: uno incollato su un albero, uno sul muro di cinta di una delle villette disseminate verso viale Zara, altri strappati o cosparsi di materiale che ricorda molto feci umane. Cosa c’è scritto? Potete scoprirlo da soli cliccando sull’immagine, ma vi faccio comunque una breve sinossi: guerra fra trans e protettori per il giro della prostituzione all’Isola. Imperdibile.
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12:45:00
Etichette: milano, prostituzione, transessuali
martedì 26 agosto 2008
Ad Agropoli il film-scandalo sui trans maltrattati in Turchia.
(Napoligaypress) Parte il 28 agosto a Marina di Agropoli (e proseguirà fino al 31) l’undicesima edizione del Mediterraneo Video Festival, concorso internazionale del cinema documentario del mediterraneo che dedica particolare attenzione ad un cinema che riflette la diversità umana, la comprensione delle differenze promuovendo il rispetto delle identità dei luoghi favorendo il dialogo interculturale.
Tra gli eventi di questa edizione l’incontro venerdì 29 con l’artista e regista turca Sukran Moral (nella foto) di cui sarà proiettato il film Tranistanbul Demet: una lunga intervista ad una trans turca che racconta dei maltrattamenti subiti dalla polizia locale.
E’ la prima volta che il film, in Turchia contestato e censurato, viene proiettato in Europa. Sempre della Moral sarà proiettato il corto-performance “Zina” (in turco “adultera”) in cui viene messa in scena la lapidazione e la sepoltura ancora viva di una donna accusata di adulterio.
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21:15:00
Etichette: cinema, discriminazioni, transessuali, turchia, violenze
Khastegi, il film provocazione sui trans iraniani scandalizza la 65esima edizione della Mostra del Cinema.
(Gianmaria Lucca - Affari italiani) Vivere la propria transessualità a Tehran, nel regime più integralista del medioriente. E' destinato a far parlere di sè il film del regista iraniano Bahman Motamedian che in laguna porta la sua opera "Khastegi (Tedium)", il primo dei due film sorpresa della sezione 'Orizzonti' della 65esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
La pellicola è ambientata a Teheran e narra la storia di sette transessuali iraniani che vivono stralci della loro vita sullo schermo. Le anime dei protagonisti, ragazzi che amano essere ragazze e una ragazza con lo spirito e l'energia di un ragazzo, sono in stridente disaccordo con i loro corpi e questo, soprattutto nella società islamica iraniana, con i suoi precetti religiosi e la sua tradizione patriarcale, è un problema non da poco. "Volevo mostrare l'atteggiamento della società iraniana nei confronti dei transessuali -spiega Bahman Motamedian - cosa non semplice vista la cultura profondamente tradizionale del paese. "Khastegi' è un film sulla 'nostra identità' nel senso più ampio del termine".
"Fare un film sui transessuali - continua il regista- e sui problemi che devono affrontare in Iran è stato tutt'altro che facile. Più mi accorgevo che mi stavo allontanando dal mio ruolo di regista per assumere quello di chi si unisce alla lotta dei protagonisti, più capivo che la mia stava diventando una sorta di sfida, al tempo stesso, però, dovevo stare attento a non cadere nella trappola degli slogan politici del momento e riuscire inoltre a mettere in evidenza gli aspetti pluridimensionali e mutevoli della societa' in cui vivo con tutti i suoi fenomeni".
Bahman Motamedian nasce a Teheran nel 1969. Scrittore, fotografo e regista, Motamedian si forma all'Experimental Theatre Institute, per poi studiare fotografia al Youth Cinema Institute di Teheran. Ha messo in scena le opere teatrali di Eugène Ionesco tra cui "La cantatrice calva", "Maid to Marry" e "Jacques ovvero la sottomissione" e poi è passato al cinema come regista e sceneggiatore. Con il cortometraggio Akvarium ha vinto il premio per il migliore cortometraggio sperimentale al Festival delle Nazioni a Ebensee in Austria.
Nel frattempo al Lido si stanno ultimando i preparativi per l'inizio della 65esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia che si parirà ufficialmente domani con la cerimonia d'apertura e seguita dalla proiezione in anteprima mondiale dell'ultimo film dei fratelli Coen ''Burn After Reading'' che vedrà lo sbarco in laguna anche dei superdivi di Hollywood George Clooney e Brad Pitt, con tutta probabilità accompagnato dalla moglie Angelina Jolie.
La formula della mostra di quest'anno si articolerà in quattro le sezioni principali: Venezia 65, Fuori concorso, Orizzonti e Corto Cortissimo. A queste si affiancano ''Questi fantasmi: Cinema italiano ritrovato (1946-1975)'' (cantiere di riproposte e restauri) e le sezioni autonome e parallele ''Settimana Internazionale della Critica'' e ''Giornate degli Autori''.
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13:15:00
Etichette: cinema, festival del cinema di venezia, iran, transessuali
lunedì 25 agosto 2008
Picchiano e rapinano trans a Roma, arrestati due giovani.
(La Repubblica) Hanno abbordato un trans brasiliano per picchiarlo e rapinarlo, e quando si sono accorti di essere inseguiti da una 'gazzella' dei carabinieri hanno tentato di speronarla.
Sono comunque finiti in manette due romani, di 18 e 20 anni, fermati dopo un breve inseguimento dai militari del Nucleo Radiomobile nella zona di via Prenestina, a Roma. I due balordi, che hanno compiuto l'aggressione intorno alle 3 di questa mattina, saranno giudicati con il rito direttissimo. La vittima è stata giudicata guaribile in cinque giorni.
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12:02:00
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Arcigay Roma. Federica Pezzoli una speranza di rinnovamento.
Intervista a Federica Pezzoli.
(Lampi di pensiero) D. Federica, tu sei una donna. In effetti, sei un’ex transessuale, poiché il tuo percorso di trasformazione si è completato e adesso, dopo tanto tempo, il tuo “involucro biologico” corrisponde alla tua “identità di genere”, in sostanza hai potuto essere ciò che sentivi di essere. Come ti senti oggi?
R. Lotto da anni per affermare la pari dignità sociale delle persone LGBT - e non solo.
Sempre fiera del mio passato, oggi sono orgogliosa di essere una ex-transessuale. Sono una DONNA a tutti gli effetti di legge con sentenze passate in giudicato e sigilli.
Sentenze nelle quali si riconosce, per me, il diritto ad essere me stessa, la mia identità femminile - donna alla pari con le altre, a chiamarmi, ed essere chiamata - FEDERICA.
D. Quanto ti è costato in termini umani e di impegno raggiungere questo risultato?
R. Ho lottato otto anni, lunghi, lunghissimi. Fatti di tribunali per vedere riconosciuto un mio Diritto, ma anche di 4 interventi chirurgici. Ed infine quella sentenza, la seconda, la più importante - un bel “foglio di carta” dattiloscritto, pieno di diritti - In nome del popolo Italiano … “Federica”.
Ma…
D. Non è bastato, dunque?
R. No. C’é sempre un ma. Donna, si! Federica, si! “Ma” solo per lo Stato, per la legge.
Molte, troppe, persone che con me dividono quello spazio territoriale chiamato città, non perdono occasione di ricordarmi la loro omo/transfobia sbagliando come minimo il pronome. Apostrofandomi come una lesbo-zoccola-travestita quando passeggio per la città - mia dalla nascita.
D. Vuoi dire che non basta avere un documento dove c’é scritto: Federica Pezzoli?
R. No, è solo un altro bel “foglio di carta”, dattiloscritto, pieno di diritti.
La città eterna, una città dove le esistenze LGBT sono impossibili. Salvo vivere nell’oscurità. Nascosti. Confinati.
D. Senti Federica, di recente hai posto la tua candidatura alla presidenza nelle elezioni del congresso Arcigay di Roma che si terrà il 13 settembre. Puoi spiegarmi come mai hai sentito il bisogno di fare questo passo? A chi rivolgi la tua proposta politica?
R. Io sento di appartenere alla comunità LGBT, bear, handygay, queer ed è a chi la compone che io mi rivolgo. C’è bisogno di imprimere una forte spinta dinamica nell’associazione LGBT che conta più aderenti nel territorio del Lazio e che ha una vasta rete nazionale di presenze e di attività. Per questo, convinti della mia passione e delle mie proposte, un gruppo di soci di Arcigay Roma ha deciso di dare vita ad un Comitato per sostenere la mia candidatura e quella di altri soci che si presenteranno per essere eletti negli organi dell’Associazione.
D. Quindi, oltre al tuo impegno professionale, se riuscirai ad avere la fiducia dei soci, dovrete spendere molte delle vostre energie per portare avanti un programma molto denso di cose da realizzare.
R. E’ un impegno che non mi spaventa. Sono una persona che ha messo in gioco tutto per essere se stessa e lotto da anni per i diritti LGBT.
Non mi nascondo dietro ad un Nick. Cammino a testa alta, da Monte Caprino, alle dune di Capocotta. Nel supermercato, come nei Tribunali e in Cassazione. L’indirizzo di casa è visibile ovunque, anche nel web, come il mio telefono di studio - molte persone chiamano grazie a quel numero, anche lui visibile, dietro alle loro parole disperazione e richieste di aiuto, di una strada per la normalità. Rischio in prima persona per una pari dignità sociale di tutt*. 24 ore su 24. Il prezzo che pago è alto. Pochi e rari affetti. Una vita blindata. Telecamere a circuito chiuso, per vigilare. Non mi qualifico mai nel movimento per quello che sono, professionalmente. Titoli e curriculum ricchi di qualifiche, così come le sentenze che sanciscono una
identità, in Italia non bastano - serve lavorare per un cambio culturale. In una società dove le persone come me vengono considerate e raccontate come esseri con sembianze umane utili all’occorrenza come
dispensatori di piaceri sensuali e, se non utili, brutalmente ammazzate dal boia omo/transfobico che si materializza ovunque - anche dentro casa.
In Italia, ci sono vite e vite, morti e morti - per le nostre, l’ultima pagina della peggiore cronaca nera dell’ultimo giornaletto di quartiere. C’é molto da fare.
D. Quindi tu stai ponendo una questione legata alla tua “comunità di appartenenza”, oppure fai riferimento a problemi più complessi e di rilievo generale?
R. Ovviamente la questione che mi sta a cuore è quella dei diritti lgbt e di tutto il resto della comunità delle persone che sono soggetti di discriminazione e di violenza a causa delle loro scelte affettive e sessuali, o della loro impossibilità di scegliere. Ma in questo contesto brutale, repressivo e liberticida, io mi identifico e sono slidalmente unita anche con Rom e Sinti, con la (ex)transessuale ammazzata con sei accetate vicino Pescara mentre preparava il caffè al suo carnefice; con i sette operai della Thyssen Krupp morti carbonizzati, con il commerciante costretto a pagare il “pizzo” alla criminalità organizzata; con il magistrato fatto saltare in aria dalla mafia; con il blogger cinese al quale hanno tolto la connessione ad internet, censurando così la sua libertà di pensiero; con l’iranianiano/a impiccato/a per il suo orientamento omo-affettivo; con la transessuale costretta a prostituirsi sulla Salaria o in Via Togliatti per assenza di politiche di avviamento al lavoro pulito; con la giovane lesbica o il giovane gay morti suicidi, perché il senso di sconfitta ha prevalso sull’istinto di sopravvivenza. E poi, ovviamente, penso anche a lesbiche, gay, travestiti/e, transgender, handygay, queer e bear.
D. Insomma, per te la questione dei diritti è centrale e la stai proiettando, come riferimento principale, sulla comunità LGBT e sulla volontà di portare aria nuova in casa Arcigay?
R. Esattamente. Federica Pezzoli (ex)transgender da uomo a donna, oggi è in corsa con il comitato promotore per assicurare alla comunità LGBT di Roma una progettualità che finora è mancata e che passa necessariamente attraverso un forte impegno nella cultura e nella promozione dei diritti finora non riconosciuti e che non possono che essere diritti per tutta la comunità lgbt e per le sue componenti troppo spesso ignorate perché considerate marginali: hanygay, bear, queer. Tutti uniti per il cambiamento
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domenica 24 agosto 2008
Dalle pernacchie alle ovazioni. Luxuria al gayvillage romano.
Luxuria brilla sul palco del Gay village.
"All'Isola vi mostrerò chi è un trans". Prima i fischi del pubblico alla menzione del programma Rai, poi le canzoni e gli applausi. Il pubblico del Gay village si diverte alle battute e agli aneddoti satirici di Luxuria. Parla anche dell'Isola dei famosi, che tra pochi giorni diventerà casa sua: "Vado lì perché sono curiosa, ma voglio entrare nelle case della gente per difendere i diritti dei gay e dei transgender".
(Matteo Marini - la Repubblica) Spregiudicata e senza peli sulla lingua, vestita di un lungo abito di raso con strascico, l'ex onorevole transgender Vladimir Luxuria ha strappato grasse risate a un pubblico che, in contumacia, l'aveva poco prima condannata per la sua scelta di andare all'Isola dei famosi. Lo scenario era quello del Gay village all'Eur.
Non era ancora entrata sul palco, quando il presentatore ha esortato tutti a farle un "in bocca al lupo" per la prossima avventura dell'ex parlamentare. A quel punto una bordata di fischi e di buuh hanno invaso per un attimo l'aria seppellendo i pochi applausi. Ma il pubblico ha fatto subito pace con la cantante-comico-attrice che con la sua presenza, un attimo dopo, ha messo d'accordo favorevoli e contrari.
La serata è scivolata via tra canzoni dal gusto più vario, da Gabriella Ferri a Cocciante, dal classico napoletano a Caterina Caselli. Fino a the Doors con "People are strange". Accompagnata da un pianoforte, un'impostazione un po'approssimativa della voce potente e del vibrato ma le canzoni erano scelte e rivisitate per raccontare, a modo suo, la vita di chi è emarginato e discriminato, come è stato anche per lei all'inizio: "Io vengo da Foggia – spiega – una ridente città, nel senso che le prime volte che giravo vestita da donna la gente mi rideva dietro. E mi gridavano finocchio".
Tra una canzone e l'altra lo spazio è per la comicità, la satira e il riso. Il bersaglio preferito è papa Ratzinger poi, naturalmente, gli ex colleghi parlamentari: a tutti loro è dedicata "Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu" . Gli aneddoti e le storie fanno presa sul pubblico più di tutto il resto. Come l'imitazione di Patti Pravo: "Una volta le chiesi quale fosse il suo segreto e lei rispose «Mi alzo tutte le mattine con un sorriso, anche se mi sono successe cose brutte. Anche se la sera prima ero troppo ubriaca per ricordare cos'era successo, mi alzo e sorrido»". Scherza anche sull'omosessualità e sul suo essere transessuale "Io sono nata da un utero e in un utero non ci ho fatto più rientro".
Ora Vladimir Luxuria è pronta per la prossima scena, quella della rassegna Todi Arte festival in uno spettacolo, "Discarica", che la vedrà protagonista pochi giorni prima della partenza per i famosi lidi. Proprio parlando della sua scelta più contestata ha voluto chiudere la serata. "Finalmente non scandalizza più vedere un transessuale in tv all'isola dei Famosi – ha detto – ma fa più discutere il fatto che io sia un ex parlamentare. Porterò nelle case della gente anche temi di solito non si trattano. Finalmente vedranno e capiranno chi è un trans".
Gli applausi a suggello della performance e delle ultime parole non lasciano spazio ad altre contestazioni in un ambiente, quello del Gay village, dove Luxuria non si può non amare.
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giovedì 21 agosto 2008
Il bidello diventa bidella. E la scuola lo appoggia.
(River-blog) Brian Bonin è un bidello che, il prossimo autunno, si trasformerà in Brianna Bonin. Dopo 55 anni vissuti da uomo, Brian, che ha due figli, ha deciso di diventare donna. La scuola del Massachusetts in cui lavora lo ha supportato dall’inizio alla fine del suo processo. “E’ stato un impiegato modello per molti anni, e crediamo che continuerà a esserlo anche dopo questo cambiamento”, ha detto il preside dell’istituto. Lo stesso ha anche messo in guardia i genitori dei bambini: “Li abbiamo informati in tempo, per non farli trovare impreparati. E’ la vita di Brian. Non tollereremo alcun tipo di pregiudizio, perché noi insegniamo ai nostri bambini tolleranza e comprensione”. Chi non l’ha presa bene è l’ex moglie di Brian, che ha deciso di trasferirsi in Florida. “Si sente ferita - ha detto l’ex marito - ma deve capire che Brian non esiste più”.
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mercoledì 20 agosto 2008
Olimpiadi. Ma i trans sono atleti "dopati"?
Niente affatto: la transizione dal genere maschile a quello femminile è un handicap, non un aiuto.
(Sandra Tognarini - Affari italiani) La trentesima puntata di “Generi” è dedicata alle Olimpiadi di Pechino. O, meglio, alla querelle che riguarda la partecipazione alle varie gare delle persone transessuali (molti giornalisti sportivi continuano a definirle, chissà perché, “ermafroditi”...).
C’è chi ritiene che la condizione transessuale costituisca un “aiuto”, una sorta di doping. Ciò non corrisponde alla realtà.
Se si considera l’abnorme sviluppo muscolare delle atlete della ex Germania Est, imbottite negli anni Settanta di testosterone (quasi certamente sempre contro la loro volontà), è ovvio che una donna genetica, sottoposta a una cura mascolinizzante, subirebbe uno sviluppo muscolare impensabile per la condizione femminile standard. Tale sviluppo, però, a parità di peso, sarebbe sempre inferiore a quello di un uomo genetico sottoposto allo stesso tipo di allenamento.
In occasione delle Olimpiadi di Pechino, si parla soprattutto dei casi della judoka brasiliana Edinanci Silva e della keniana Pamela Jelimo, regina annunciata degli 800 metri nell’atletica (che, dicono, non rilascia mai interviste perché “avrebbe” una voce da uomo).
Nel caso di Pamela Jelimo, si è in presenza di un pettegolezzo: l’ipotesi di transessualità si basa soltanto sulla sua voce. Un pregiudizio duro a morire, per il quale tutte le transessuali “devono” conservare una voce da baritono. Sì, certo, di voci baritonali se ne sentono ancora. Ma meno di prima. Chi transiziona in giovanissima età, ha adesso ottime possibilità di non scurire la voce. E poi ci sono dei nuovi corsi di fonetica che aiutano a femminilizzare la propria tonalità. Insomma, non è valida l’equazione trans = voce cavernosa. Anche perché ci sono moltissime donne genetiche con la voce più maschile di molte transessuali. E anche di molti uomini. Il “gossip” in questo caso è soltanto virtuale: Pamela Jelimo potrebbe essere vittima dell’invidia delle avversarie per i suoi successi sportivi. Con tanti saluti a De Coubertin.
La transizione di Edinanci Silva è invece stata ammessa dalla diretta interessata. Il fatto è che, dal punto di vista delle prestazioni sportive, la transizione dal genere maschile a quello femminile costituisce un handicap, non un aiuto. Almeno per quanto riguarda gli sport che richiedono sforzi prolungati.
Se un soggetto maschile (per DNA) viene infatti sottoposto a cura estrogenica, si assiste con il tempo a una redistribuzione dell’adipe, ma, se l’attività fisica rimane costante rispetto al passato, anche a una inevitabile riduzione della massa muscolare. Tutto questo su uno scheletro che non subisce alcun cambiamento. Ciò significa che una transessuale, a parità di peso con una donna genetica, ha una “zavorra” ossea maggiore e raggiunge con più difficoltà una massa muscolare tale da poter “tenere in piedi” lo scheletro.
Cambiare sesso è un diritto. Il Brasile approva la nuova legge.
Da oggi il sistema sanitario garantirà "cure complete" e libere da "discriminazione". La decisione era stata anticipata dalla sentenza di un tribunale di Porto Alegre.
(La Repubblica) Da oggi in Brasile si potrà cambiare sesso a spese dello Stato. Lo sancisce un decreto del ministero della Sanità pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale: le operazioni potranno ora essere fatte nel sistema sanitario pubblico che si farà carico di ogni spesa. E dovrà garantire cure "complete" e libere "da ogni discriminazione", ha sottolineato il ministro della salute Jose Temporao che ha firmato il provvedimento.
Già lo scorso anno un tribunale di Porto Alegre aveva deciso in tal senso in una sentenza e il ministero aveva annunciato che non avrebbe fatto ricorso. Ora la cosa è divenuta legge.
L'Organizzazione mondiale della sanità descrive il transessualismo come una malattia psichica. Studi in Brasile indicano che i transessuali siano uno ogni 10 mila uomini e una ogni 30 mila donne.
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sabato 16 agosto 2008
Limena (Pd), dalle auto sassi contro i transessuali.
La denuncia di "Milly": «Non è una guerra per il marciapiede, ho visto dei giovani accanirsi contro di noi».
(Matteo Bernardini - Il Gazzettino) L'ultimo episodio risale a sabato scorso quando da due auto in corsa è partito un lancio di pietre che ha rotto il parabrezza della macchina di una prostituta parcheggiata vicino al Cinecity la grande multisala - di Limena.
«Ma queste azioni violente nei nostri confronti da almeno tre mesi a questa parte sono continue» denuncia Milly, un transessuale che ha scelto le strade del Comune di periferia per ricevere i suoi clienti. «Ci siamo rivolti alle forze dell'ordine portando loro anche i numeri di targa delle autovetture dalle quali ci lanciano i sassi però nessuno si è mosso, anzi, ci hanno risposto che questa è solo una guerra da marciapiede scatenata contro di noi dai romeni che vogliono piazzare le loro protette. Noi invece sappiamo bene che le cose non stanno così. Chi ci lancia le pietre sono sempre gli stessi. Giovani per i quali rappresentiamo la feccia della società. La nostra speranza è quella che qualcuno intervenga, a meno che non stiano aspettando che prima ci scappi il morto».
«Ho scelto di fare la vita di strada perché non avevo alternative continua il trans, che è separato e padre di due figli - ma questo non significa che qualcuno mi debba lapidare. Sino a prova contraria in Italia la prostituzione di strada non è reato».
E a scendere al fianco dei transessuali e delle prostitute di Limena, chiedendo un immediato intervento delle forze dell'ordine contro i raid anti-lucciole, è anche Kristal, il trans brasiliano che lo scorso anno ha organizzato la Sex-parade per protestare contro l'ordinanza-Zanonato che ripristinava la multa per i clienti delle prostitute che contrattavano la prestazione sulla strada.
«La sicurezza dichiara decisa Kristal è un bene di tutti. Anche dei trans e delle lucciole. Troviamo spregevole che i tutori dell'ordine dopo aver ricevuto determinate denunce liquidino il caso con un semplice vedetevela da voi. Ma cosa vuol dire? Forse ci siamo già dimenticati di quanto è accaduto a Milano, dove pochi giorni fa uno di noi è stato pestato e ucciso da alcuni bravi ragazzi?».
«Il punto è riprende Kristal che in un clima in cui si continua ad invocare la sicurezza e in cui tutti si sentono sceriffi, ci sono persone che credono di incarnare lo spirito dei nuovi giustizieri della notte. Ma questo metodo fai da te è tremendamente pericoloso, proprio come le pietre che ci lanciano addosso. E' come fossimo tornati ai tempi di Maria Maddalena quando si lapidavano le prostitute, mentre invece siamo nel 2008 e certe cose non possono e non debbono accadere».
Però questa volta, per la nuova battaglia anti-discriminazione, all'orizzonte non si profilano manifestazioni: «Non è il tempo, ma soprattutto non è il caso di manifestare. Qui il folclore non c'entra proprio niente. Qui stiamo parlando della vita delle persone, e quindi ci rivolgeremo direttamente al tribunale. Alla Magistratura. E alle forze dell'ordine, ai politici che ci governano e amministrano diciamo che anche noi vogliamo un pezzettino di quel pacchetto-sicurezza di cui tanto si sta parlando. Siamo essere umani, con la nostra dignità, e il diritto di essere difesi».
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Come si costruisce l'identità di "uomo" in un corpo femminile.
(Lorenzo Bernini - Liberazione) In questo articolo racconterò brevemente la mia esperienza in un gruppo di autocoscienza maschile di Milano, senza pretendere di riassumere nella mia voce quelle degli altri uomini che ne fanno parte. Il gruppo non si è convocato sul tema della violenza, ma più in generale su quello dell'identità maschile. Il suo progetto è antecedente alla manifestazione lesbica e femminista contro la violenza sulle donne del novembre 2007 e risale almeno al 2003, anno di nascita del movimento italiano degli uomini transessuali e transgender. Attualmente è frequentato da due uomini trans, un uomo etero, e due uomini gay (uno dei quali sono io), accomunati dalla volontà di mettere in discussione la propria mascolinità.
Nel piccolo campione di uomini gay che hanno frequentato, saltuariamente o stabilmente, il gruppo di autocoscienza, la mia posizione di genere - che già sapevo non essere molto popolare tra i gay del movimento antagonista italiano, prosecutori del pensiero di Mario Mieli e della sua critica radicale della mascolinità - è risultata minoritaria. Io, infatti, pur essendo gay, nel mio percorso di vita non ho decostruito ma anzi ho costruito la mia identità di "uomo". Nel 2003, ho sentito che in qualche modo le parole del nascente movimento degli uomini trans mi riguardavano, perché per me, come per loro, la mascolinità non è stata affatto un "dato" immediato di natura, ma il risultato di un "processo" che ha richiesto un'autonoma ridefinizione tanto della mia mascolinità quanto della mia omosessualità.
L'identità maschile tradizionale è caratterizzata non solo e non tanto dagli attributi del corpo maschile, ma anche e soprattutto dalla negazione simbolica di tutto ciò che viene ricondotto al femminile: per il desiderio e la sottomissione del femminile e per il disprezzo dell'omosessualità e del transgenderismo. Ma l'esperienza del nostro gruppo di autocoscienza maschile dimostra che è possibile sentirsi uomini pur essendo nati con corpi femminili, pur non provando desiderio verso le donne, pur combattendo il maschilismo, l'omofobia e la transfobia. A chi, a questo punto, volesse sapere da me "che cosa" resta della soggettività maschile quando si mettano in discussione maschilismo, omofobia e transfobia, risponderei, però, che la domanda è mal posta, perché non ha alcun senso chiedere a un soggetto "che cosa è la tua soggettività?". Come insegna Hannah Arendt, a un soggetto si può chiedere solo "chi sei?", disponendosi ad ascoltare la sua storia confusa: accettando che egli non è sovrano sulle sue identificazioni, perché esse dipendono dal riconoscimento degli altri e da un mondo di significati culturali di cui egli non è padrone. Ma da cui neppure è completamente padroneggiato.
Uno di questi significati è, appunto, il genere. Nessuno, infatti, sceglie di venire al mondo in una realtà in cui la sessualità è regolata da una logica binaria e gerarchizzante che distingue tra uomini e donne. E tuttavia ogni soggetto è libero di agire almeno parzialmente sul binarismo sessuale a cui è assoggettato, "dislocando" (per usare un termine caro a Judith Butler) il genere di cui si sente portatore. È possibile, ad esempio, che alcuni uomini poco tradizionali riflettano assieme su quel che resta in loro del maschilismo, dell'omofobia e della transfobia tradizionali, cercando di non lasciarsene determinare e di rendere così praticabili, prima di tutto a loro stessi, nuove declinazioni della mascolinità. È questo appunto, almeno io credo, il significato politico del lavoro che stiamo facendo nel gruppo di autocoscienza maschile di Milano.
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