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domenica 7 settembre 2008

Dossier di Panorama. Gli italiani che comprano le bambine a Malindi.

Baby prostitute a Malindi

(Senio Bonini - Panorama) “Lui mi ha preso la prima volta che avevo 9 anni. Da allora lo incontro tutte le settimane, l’ultima volta due giorni fa. Arriva, ferma la macchina. Io entro, mi porta nella villa. A volte ci sono altri uomini con lui. Poi, quando tutto è finito, mi riporta a casa. I soldi? Cinquecento scellini, più o meno 5 euro”. In fondo lui paga bene. È puntuale. E si comporta come tanti qui. “E poi lui non picchia. E non vuole neanche quelle cose strane…”. È anche gentile, lui. “Qualche volta mi fa anche dei regali, vestiti, una collana, caramelle”. Lui è un “mzungu”, un uomo bianco. Agisce indisturbato, forte del suo portafoglio. Lui ha modi morbidi e morbosi. Lui è italiano. E non è solo, ma in buona compagnia.

Evelyne vive a Maweni, sobborgo d’argilla e lamiera di Malindi, in Kenya. Poche centinaia di metri dai resort a cinque stelle, dalle spiagge bianche miste a saponaria che disegnano la costa, a un palmo dalle “villas” di Casuarina, Mayungo e Mambrui, muri di protezione alti 3 metri e buganvillee. Ed è lei una delle vittime silenziose dell’orco italiano che in questa cittadina un tempo portoghese si macchia di violenze che guai a commetterle in patria.

“Karibuni italiani”, benvenuti. La sua infanzia si sgretola quando diventa “proprietà degli italiani” e in un sol colpo donna, seppure violata. “Il mio si chiama Angelo, viene da Roma” racconta sull’uscio della baracca che divide con la madre e due sorelline. Avrà sì e no 13 anni, anche se come una nenia ripete di averne 18. In fondo spera di trovarsi di fronte a un altro acquirente, magari l’ultimo, pronto a strapparla dall’inferno quotidiano che è la sua esistenza. Pronto a portarla via, laggiù in Italia. “È il mio lavoro” dice con un filo di voce mentre violenta la magliettina rossa incapace di coprire una pancia sospettosamente pronunciata. Al suo fianco c’è la madre, meno di 40 anni e il volto solcato dalle rughe. Un passato da “malaya”, prostituta: sette figli e la convinzione che Evelyne non possa far altro che emulare il suo passato. Prende le mie mani, le guida sulla pelle ancora liscia della figlia e in swahili sibila qualcosa, come a garantire della qualità della merce. “È roba buona, te la sta consegnando” interviene Alì, la nostra guida nei bassifondi di Malindi. Non sono solo le spiagge o la buona cucina ad attrarre gli italiani a Malindi. C’è anche il suo serbatoio umano a buon mercato. Ragazzine e ragazzini a portata di mano, ma soprattutto a rischio zero. “Di bambine come Evelyne ne trovi a centinaia qui” spiega Alì, un tempo trafficante d’eroina a Mombasa, oggi venditore di conchiglie, quattro figli da sfamare. “Gli italiani fanno quello che vogliono, prendono i nostri bambini, li violentano, ne abusano e nessuno fa niente. I poliziotti non intervengono, ogni tanto ne beccano uno sulla spiaggia, si fanno dare un ‘kitu kidogo’, una bustarella di 5 mila scellini (50 euro, ndr), e lo lasciano andare. Però quelli più organizzati, quelli che qui ci vengono da anni, non si fanno trovare. Prendono i bambini e li portano nelle ville che affittano o che hanno comprato. E i genitori lasciano fare, è normale”. In un Paese dove un cameriere riesce a guadagnare 60 euro al mese, e dove secondo le usanze tribali sposarsi a 13 anni è considerato naturale, lo sfruttamento sessuale dei bambini appare fisiologico. E alcuni italiani (2.500 i residenti solo a Malindi, molte migliaia quelli che ogni anno vi si recano in vacanza) ne approfittano. Nero su bianco, c’è un rapporto diffuso dall’Unicef che mette spalle al muro la comunità italiana di Malindi (qui il report in pdf).
Non solo Thailandia, Filippine, Cambogia: il nuovo confine del sesso proibito è qui. Si legge che nel tratto di costa compreso tra Mombasa e Lamu sarebbero 10-15 mila ragazzini e adolescenti fino a 18 anni vittime dello sfruttamento e del turismo sessuale. Il 10 per cento al di sotto dei 12 anni. E gli italiani (il 18 per cento dei clienti) occuperebbero saldamente la prima posizione nella triste classifica delle nazionalità che ne fanno uso e abuso. Prima di tedeschi (14 per cento), svizzeri (12), poi a ruota ugandesi, tanzaniani e britannici. Un mercato a luci rosse accettato dal 75 per cento dei keniani.
Procurarsi un minorenne è semplice. Basta rivolgersi a loro, i beach boy sulla spiaggia, i disperati di Uhuru Park, gli accattoni dei quartieri malfamati. Solerti imprenditori di se stessi, pronti a consegnarti per poche centinaia di scellini una bambina o un bambino, a seconda dei gusti.

La rete sommersa. Oppure frequentare i locali giusti. Le più giovani aspettano fuori. “Italiano? Scopare?”. Ti avvicinano, trucco e vestiti scelti per celare l’età. “Io ci vado tutte le sere” spiega Chris, 13 anni e un rossetto sbavato sulle labbra. “Gli italiani sono i clienti migliori. Pagano fino a 2 mila scellini, quasi 20 euro. Di più senza preservativo. Del resto tu le caramelle mica le mangi con la carta”. Poche battute e l’affare è fatto. Altrimenti, “per le cose fatte bene” come dice Alì “per il servizio a domicilio, pochi rischi e divertimento assicurato”, non resta che votarsi alla “rete”.
“Esiste, eccome, è tutto in mano loro”: Philip Opiyo è un giovane poliziotto a capo della stazione di Malindi. Scuote la testa: “Molti italiani hanno formato negli anni una rete neppure troppo sotterranea che controlla il traffico sessuale dei nostri bambini. Sono imprenditori, proprietari di bar, ristoranti, tour operator. Gli ’shugada’, i pedofili, si rivolgono a loro per avere i piccoli che vengono presi e portati nelle ville. Sappiamo che spesso partono dall’Italia tour organizzati con tanto di ordinazioni. Gli intermediari ci guadagnano e non di rado partecipano ai festini. Noi difficilmente riusciamo a fare qualcosa. In primo luogo perché le ville sono come fortini, blindati, inaccessibili. Secondo perché povertà e corruzione inquinano i nostri uomini”.

Corruzione e rassegnazione. Tesi sostenuta anche da Fred Olouch, giornalista del Nation, il più importante quotidiano del Kenya, da anni in prima linea nella battaglia contro lo sfruttamento dei bambini. “Perché un poliziotto che coglie in flagranza un italiano con un minorenne dovrebbe denunciarlo? Con il suo silenzio guadagna in 5 minuti l’equivalente di mesi di lavoro. Senza considerare che, se anche fa il suo dovere, c’è sempre la possibilità che l’italiano sorpreso con un minorenne la faccia franca corrompendo un giudice o pagando una cauzione di poche decine di migliaia di scellini: niente per le vostre tasche”.
Toni rassegnati come quelli che usa Haman Shambi, una sorta di prefetto della città, per disegnare la cartina e la storia del potere degli italiani a Malindi. “I primi arrivarono qui negli anni 80, ma il boom vero e proprio esplose 10 anni più tardi. Attirati dalla bella vita e dalle belle donne a buon prezzo e, per alcuni di loro, qualche camorrista e brigatista in fuga dall’Italia, dalla certezza di non poter essere estradato”.
Oggi Malindi parla italiano, le insegne e i cartelli stradali sono in due lingue e il tricolore sventola dai palazzi. La comunità si riunisce attorno agli esercizi commerciali: il Bar Bar, il Sultana Cottage, il Baby Marrow. “Sotto sotto qui molti odiano gli italiani” puntualizza Alì. “Ci hanno comprato, fanno quel che vogliono e non puoi ribellarti, non ci metterebbero molto a fartela pagare”. Evelyne, Chris, Maria, Jenny recitano un rosario fatto di nomi e cognomi. E così scopri che nella rete vengono inclusi imprenditori, turisti qualsiasi e gente che qui è venuta per ricominciare una nuova vita, addirittura qualcuno degli storici rappresentanti della comunità italiana.
“È vero, la situazione è gravissima” conferma Robert Nyagah, un tempo giornalista e ora tour operator. “Questo è il regno degli italiani che sfruttano il lassismo delle istituzioni e del governo, delle organizzazioni non governative interessate solo ai fondi della cooperazione internazionale, in un paese dove il turismo, anche in questo periodo di disordini, resta la terza risorsa economica”.

Prostitute in attesa a Malindi

Prostitute in attesa a Malindi

“Nessuna emergenza”. “Non ho niente da dichiarare, gli italiani qui godono di ottima reputazione. Questa storia dei bambini non ha senso. Arrivederci”: Roberto Macrì, console onorario di Malindi, liquida così qualsiasi discussione che sfiori le accuse che molti qui muovono contro i nostri connazionali. “Non c’è alcuna emergenza, queste sono infamie belle e buone contro un’intera comunità che qui è ben vista”. Ma decine di testimonianze, le voci dei bambini, il dito puntato contro degli organi di polizia… “Niente da aggiungere. Arrivederci”. E quel rapporto dell’Unicef? “Figuriamoci. Non ci hanno neppure contattato per sentire il nostro parere, per noi quel dossier non ha alcun valore”. Perché allora non avete affidato a una lettera, a un intervento pubblico, il vostro risentimento contro quello che considerate un affronto? “Non è mio compito. Vi prego di andarvene adesso”.
Diverso il registro di Pierandrea Magistrati, ambasciatore italiano a Nairobi. “Non lo possiamo nascondere, la situazione a Malindi è preoccupante. Più fonti in nostro possesso confermano quanto avete raccolto sul campo in queste settimane, per questo bisogna affrontare seriamente il problema. Dobbiamo promuovere un’efficace azione di cooperazione internazionale del nostro ministero degli Esteri”.
Promessa mantenuta: tutto è pronto al ministero degli Esteri per l’avvio ufficiale di un progetto di cooperazione internazionale per combattere la piaga dello sfruttamento della prostituzione minorile a Malindi. “Il nostro progetto, preparato in collaborazione con Unicef, Ecpat e Cisp, sta per muovere i primi passi” spiega Paola Viero, responsabile dei progetti per i minorenni dell’Unità tecnica centrale del ministero: 1,5 milioni di euro, corsi di formazione per operatori sociali, funzionari di polizia, psicologi. “Per sensibilizzare da un lato le popolazioni locali, sviluppando quella che noi definiamo un’educazione inclusiva, tutta rivolta ai loro piccoli, dall’altro per infittire i rapporti di collaborazione con organi di sicurezza e procure che oggi sono ancora scarsi”. Un modo per agire chirurgicamente sul campo, ma anche per aggirare “quella rete di nostri rappresentanti sparsi per il mondo che troppo spesso si rendono complici silenziosi di questi traffici” puntualizza Viero. Un po’ come è avvenuto per Malindi, se è vero che “proprio nei giorni immediatamente successivi al vostro colloquio con l’ambasciatore Magistrati” prosegue la funzionaria della Farnesina “al ministero è arrivato un telegramma a sua firma che chiedeva immediati provvedimenti per contrastare l’emergenza pedofilia sulla costa keniana”.

La guerra all’orco. Sono almeno una ventina i progetti di cooperazione internazionale attivati dalla Farnesina negli ultimi 10 anni: 20 milioni di euro investiti a partire dal 1998. Un’azione capillare riconosciuta dal Consiglio d’Europa che lo scorso anno, in occasione della firma della Convenzione per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, “ha individuato nell’Italia l’avanguardia dei progetti di cooperazione a livello europeo” ricorda Paola Viero. “Siamo sulla strada giusta” è il commento di Marco Scarpati, presidente della sezione italiana dell’Ecpat (End child prostitution, pornography and trafficking). “Però c’è ancora molto da fare. Il problema è che le leggi italiane contro lo sfruttamento della prostituzione minorile, introdotte nel 1998 e ampliate nel 2006, non bastano. Sebbene siano tra le migliori e più rigide al mondo, mancano di un tassello fondamentale: gli strumenti di raccordo tra le polizie e le procure dei diversi stati. Quando in Italia viene scoperta un’organizzazione criminale che si muove all’estero, la nostra polizia non sa con chi parlarne”.
Opinione condivisa da Antonio Sclavi, presidente dell’Unicef Italia: “Questo gap vanifica ogni sforzo in termini di contrasto allo sfruttamento dei bambini, in più si aggiunga la complicata questione delle prove. Si pensi a quanto può essere difficile portare a testimoniare in Italia un bambino vittima all’estero di violenze sessuali”. Ed è in questa direzione che si inscrivono le ultime iniziative dell’Unicef e dell’Ecpat: sostenere le spese di viaggio e alloggio dei testimoni che si costituiscono parte civile nei processi. “La nostra sfida resta comunque quella di convincere i paesi finiti nella rete della criminalità transfrontaliera a denunciare chi si macchia di reati contro i bambini” precisa Scarpati. “Deve passare il principio secondo il quale la denuncia, in termini di sostegno, aiuti economici, cooperazione, paga più del silenzio”.

Una prostituta a Malindi

Prostituta in attesa a Malindi

L’identikit. Già, la denuncia: un passaggio che spesso resta lettera morta. “Il più delle volte dei nostri connazionali fermati all’estero non si sa proprio niente perché le nostre ambasciate non ne vengono informate” spiega il colonnello Giorgio Manzi, del reparto analisi criminologiche dei carabinieri del Ris di Roma. “E spesso, contrariamente a quanto si possa pensare, sono gli stessi pedofili arrestati a preferire la via del giudizio all’estero, vuoi perché le pene sono meno dure, vuoi perché possono sempre sperare che il giudice applichi il cosiddetto principio della corruzione del maggiorenne. Attenzione, non si tratta di una categoria giuridica vera e propria, ma della diffusa convinzione che l’adulto possa essere, come dire, indotto in tentazione dal minorenne. Vuoi, infine, perché così salvano la loro reputazione in patria”. Non sono invece riuscite a farla franca quelle 30, 40 persone condannate fino a oggi in Italia per turismo sessuale. “Dal primo caso, quello di Roberto Rossinelli, anche noto come “il Thailandese”, condannato nel 1998 a 12 anni, sono alcune decine i pedofili che abbiamo incastrato” continua Manzi. “Ma almeno il doppio hanno subito condanne all’estero”. E questa sarebbe solo la punta visibile: “Dai dati che abbiamo sono centinaia quelli che non vengono mai presi”. C’è da crederci. Secondo i dati forniti dall’Ecpat, sarebbero 80 mila gli italiani che ogni anno si dedicano al turismo sessuale, dei quali il 3 per cento (circa 2.400 persone) alla ricerca di minorenni. Uno scenario sconcertante reso ancora più torbido dall’identikit dei moderni orchi. “Giovani, di età compresa in media tra i 25 e i 27 anni, ricchi o meno abbienti non importa” spiega Manzi. “I viaggi low cost hanno reso accessibili un po’ a tutti le mete turistiche anche più lontane”.
Insospettabili in Italia, non appena varcato il confine queste persone “vengono prese da quella particolare condizione che indichiamo come “craving”, uno stato d’ansia e frustrazione crescente, quasi patologico, alimentato dalla privazione dell’oggetto del desiderio, in questo caso il bambino. E poi ci sono i cosiddetti pedofili di reflusso, persone che in questa società all’insegna della libertà sessuale hanno già provato tutto e cercano nei minorenni l’ultima trasgressione possibile”.

Il miraggio di una vita nuova. In fondo Evelyne, la bambina di Malindi, sa che il sapore amarognolo del marungi, l’erba oppiacea dei poveri della costa keniana, non è altro che un modo per ingannare se stessa e le sue giornate alla luce del sole. Per le notti non c’è niente da fare: bisogna viverle, lavorarle con l’ultimo mzungu, l’uomo bianco di turno, dall’accento italiano ormai maledettamente familiare. L’erba in bocca, i soldi nel pugno, un “grazie” sommesso, rassegnato. Nonostante i 13 anni Evelyne ha capito benissimo il perché le siano stati dati questi 2 mila scellini: per i suoi racconti e “senza mangiare nemmeno la caramella”, come dice lei. L’altra mano è sempre lì, testarda come a tormentare quella magliettina esausta. Di parole come craving, procure, convenzioni internazionali non ha mai sentito parlare e forse mai ne sentirà. Per lei la vita è questa, è sempre stata questa e sembra accettarla così com’è. O forse no, quando ti si avvicina e chiede, apparentemente distratta: “Com’è l’Italia?”. “Karibuni italiani”, benvenuti.

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mercoledì 3 settembre 2008

Telefono Arcobaleno: la pedofilia on line cresce del 40 per cento.

(Panorama) Oltre 30 mila siti internet a contenuto pedo-pornografico denunciati da Telefono Arcobaleno nei primi otto mesi del 2008, con un incremento del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007, che già presentava un dato record. L’organizzazione ha segnalato 3.790 siti al mese, 875 siti alla settimana, 125 siti al giorno. Con punte che hanno sfiorato i 5 mila siti in un mese e superato i 300 in un giorno. “Solo nel mese di agosto, abbiamo presentato 4.125 denunce in tutto il mondo - dichiara Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno - Al di sotto della prima posizione, nella quale si conferma ancora una volta la Germania, si colloca la Cina, vera e propria novità nello scenario della pedofilia su internet, segno che la massiccia presenza internazionale in occasione dello svolgimento dei Giochi olimpici ha imposto l’apertura delle maglie della censura della rete internet”. Il report di Telefono Arcobaleno riguarda esclusivamente i siti con espliciti contenuti e materiali pedofili e pedo-pornografici che sono segnalati a Interpol e polizie nazionali, secondo le rispettive competenze, e sono resi immediatamente disponibili all’Autorità giudiziaria italiana e al Nucleo investigativo telematico, che ha accesso al database delle segnalazioni di Telefono Arcobaleno. Il rapporto può essere consultato e scaricato dal sito internet dell’associazione che da dodici anni in prima linea nel contrasto internazionale della pedofilia informatica.

Secondo un sondaggio di Eurobarometro, invece, nell’età compresa tra i 12 e i 15 anni, il 74 per cento utilizza giornalmente internet per almeno tre ore e praticamente tutti i bambini intervistati hanno risposto di essere stati esposti accidentalmente ad immagini pornografiche. Lo sfruttamento sessuale dei bambini on line ha un valore stimato di oltre 4 miliardi di dollari l’anno e la pedopornografia è un fenomeno prevalentemente europeo, il 61 per cento dei clienti e dei consumatori della pedofilia in rete proviene infatti dal Vecchio continente. Lo scorso luglio il Parlamento europeo ha presentato il nuovo programma comunitario “Safer internet”, per il periodo 2009-2013, di cui relatrice è la parlamentare italiana Roberta Angelilli, con l’obiettivo di promuovere un uso più sicuro di internet e delle altre tecnologie della comunicazione, in particolare a favore dei minori. Sono previsti 55 milioni di euro, 10 milioni in più rispetto all’edizione precedente, che serviranno per la creazione di un database europeo per la raccolta di immagini pedopornografiche, a disposizione delle forze di polizia ed operatori interessati; per la diffusione di software per le investigazioni di polizia, che supportino le operazioni di ritrovamento del minore sfruttato; per l’individuazione dei sistemi di tracciabilità dei movimenti finanziari legati allo scambio di queste immagini; per la diffusione di un marchio comune “children friendly”, attribuibile a siti considerati “sicuri” per i minori e per le famiglie.

In Italia, l’età media stimata dei bambini sfruttati passa dai 10 anni del 2003 ai 7 anni del 2007, con punte di età talora molto più basse. La fascia di età dei bambini maggiormente coinvolti va dai 7 ai 14 anni, ma è in aumento l’offerta pedopornografica con immagini di bimbi anche molto piccoli. I dati della Polizia postale italiana, aggiornati al giugno 2008, annunciano l’arresto di 205 persone e la denuncia di altri 4.007 individui, nel quadro di operazioni per la lotta alla pedopornografia on line. Inoltre la polizia ha fornito ai provider una lista nera di siti che, ad oggi, contiene 163 indirizzi. In Italia sono stati rilevati ed oscurati 177 siti pedopornografici, e altri 11 mila, la cui origine era di altra nazionalità, sono stati segnalati ai rispettivi organi di polizia all’estero. Le regioni più a rischio pedofilia sono quelle del nord con in testa la Lombardia (121 decreti di perquisizione nel 2007). Crescono, inoltre, secondo la Angelilli, i fenomeni di “grooming” e “cyberbullismo“. Secondo l’articolo 23 della convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, si definisce grooming la manipolazione psicologica per scopi sessuali. In questo processo, ancora scarsamente studiato in Italia, colui che abusa, cura (”grooms”) la vittima, inducendo gradualmente il bambino a superare le resistenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Il termine cyberbullying (bullismo in rete) è stato coniato dall’educatore canadese Bill Belsey e si distingue dalla cybermolestia, che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne. In Europa, studi recenti indicano che mediamente il 15 per cento degli adolescenti tra gli 11 e i 15 anni sono stati già vittime di prepotenze on line, attraverso intimidazioni, minacce, maltrattamenti e sopraffazioni tra minori, anche utilizzando messaggi e foto via web, sms, mms o video su social network come You Tube.

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giovedì 28 agosto 2008

GB, al via programma di castrazione chimica per i pedofili.

Con i farmaci si riduce il testosterone a livelli preadolescenziali. Non è obbligatoria e non è un'alternativa al carcere. Chi è stato condannato per pedofilia e vuole 'curarsi', potrà prendere i farmaci entrando a far parte del programma di sperimentazione.

(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Castrazione chimica per i pedofili in Gran Bretagna. E' l'iniziativa del governo d'Oltremanica, sulla base delle ricerche che mostrano come l'assunzione di farmaci anti-libido possa ridurre il rischio di nuovi abusi sessuali sui bambini.

Non sarà obbligatoria: chi è stato condannato per pedofilia e vuole 'curarsi', potrà prendere i farmaci entrando a far parte del programma di sperimentazione. Il ministero della Salute ha dato l'incarico allo psichiatra Don Grubin, dell'Istituto di neuroscienze dell'università di Newcastle, di coordinare l'iniziativa in tutto il Regno Unito.

Non è un'alternativa al carcere, specifica l'esperto: "Ci si potrà sottoporre al trattamento dopo aver scontato la condanna", si legge sul quotidiano britannico 'Telegraph'. Innanzitutto, verranno identificati i soggetti che beneficeranno dei farmaci in grado di spegnere la libido, fra cui antidepressivi come il Prozac o anti-cancro.

Si riduce il testosterone a livelli preadolescenziali, con effetti simili a quelli della castrazione. Programmi del genere sono già stati adottati sui pedofili in Svezia, Danimarca, Canada e in otto Stati negli Usa.

E i dati che arrivano dalla Scandinavia sembrano provare l'efficacia della castrazione chimica. La reiterazione del reato ai danni dei più piccoli si è ridotta da oltre il 40% al 5%.

Sul fronte degli scettici, invece, l'Australia: il Governo ha sempre rispedito al mittente gli appelli ad avviare una simile iniziativa, perché convinto che non ci siano prove sufficienti che funzioni. Non solo. Poco si sa sugli effetti collaterali dei farmaci, che possono indurre uno stato letargico e scatenare problemi ormonali. Tant'è. La Gran Bretagna ha deciso, fornendo la possibilità di affiancare, al temine della condanna, i farmaci al trattamento psichiatrico per chi ha commesso reati sessuali, primo tra tutti la pedofilia. Il contratto triennale fra il ministero della Salute, il Northumberland Tyne e il Wear Nhs Trust è stato siglato lo scorso ottobre, ma solo ora sono stati resi noti i dettagli.

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lunedì 25 agosto 2008

Violenze sessuali su ragazzino, arrestato 56enne.

Un paio di birre in compagnia, una sigaretta, quattro innocenti chiacchiere.
(La Repubblica) Poi l'invito a salire in auto con la scusa di accompagnarlo a casa. Invece, una volta raggiunto un parcheggio di Menaggio, averebbe abusato di lui approfittando dello stato di intontimento che pare fosse dovuto a qualche sostanza messa nella sigaretta. Con le accuse di violenza sessuale aggravata e continuata è finito in manette un 56enne di Corrido (Como), Carlo Caccia, arrestato dai carabinieri di Porlezza dopo la denuncia fatta da un giovane. L'uomo, impiegato all'ufficio postale, è stato bloccato attorno all'una di sabato notte quando è caduto in una trappola costruita dai militari che da una settimana attendevano il momento giusto.

Ovvero quando il 56enne è tornato alla carica per incontrasi nuovamente con un 18enne residente in zona. Secondo quanto riferiscono i carabinieri, i due si erano incontrati una prima volta nel maggio scorso quando il giovane era ancora minorenne, tentando più volte di avere con lui rapporti sessuali. Il primo incontro in un locale pubblico dove gli aveva offerto da bere e una sigaretta probabilmente drogata. Stando alle accuse la sera del 16 agosto scorso sarebbe tornato alla carica nello stesso pub: avrebbe nuovamente incontrato il ragazzo e, adducendo, la volontà di chiarire quello che a suo dire sarebbe stato nulla più che un equivoco, lo avrebbe convinto a salire ancor una volta sulla sua auto ripetendo lo stesso copione della prima volta, in questo caso, però, appartandosi in una zona buia ai piedi del Monte Galbiga.

In questo caso, però, la 'preda' per nulla intontita, sarebbe riuscita a fuggire. Stanco di una situazione divenuta insopportabile, il ragazzino si è quindi rivolto ai carabinieri che hanno fatto scattare la trappola: all'ennesimo invito il giovane si è presentato all'incontro con due microspie: una per il collegamento diretto con i militari, l'altro per registrare il colloquio fra i due.

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venerdì 22 agosto 2008

Il Papa ricorda vescovo Bressanone morto improvvisamente ma dimentica la pedofilia.

Oggi i funerali. Di recente le vacanze di Benedetto XVI.
(Apcom) La morte improvvisa del vescovo di Bolzano e Bressanone è stata "una perdita dolorosa" per il Papa, che ha incontrato mons. Wilhelm Egger durante le recenti vacanze trascorse proprio a Bressanone.
"Non solo la Diocesi di Bolzano-Bressanone, ma anche l'intera Chiesa ha perso con il Vescovo Wilhelm Egger un Pastore tanto erudito quanto amabile e pio, che instancabilmente ha portato alla gente la Buona Novella di Cristo, a lui affidata in modo particolare nell'Ordinazione sacerdotale ed episcopale", scrive Benedetto XVI in un messaggio inviato in occasione dei funerali del presule, che si sono svolti oggi nel duomo brissinese.
"Anche per me personalmente la morte di Mons. Wilhelm Egger, che mi è stato caro amico e che ancora una settimana fa in occasione del mio congedo da Bressanone ho potuto salutare, significa una perdita dolorosa", ha aggiunto il Papa. Mons. Egger, che era anche segretario speciale del Sinodo che si svolgerà ad ottobre in Vaticano aveva, per il Papa, "un rapporto profondo con la Sacra Scrittura, che ha totalmente pervaso e plasmato la sua vita".
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Il vescovo Egger e i processi per pedofilia contro due preti della sua diocesi.
Il vescovo Egger passerà alla storia anche per aver violentamente attaccato la magistratura in occasione dei processi che hanno visto la condanna di due preti in processi per pedofilia.

Nel procedimento contro don Giorgio Carli (foto a fianco), prete di Bolzano condannato dalla Corte di appello di Trento a 7 anni e 6 mesi per violenze su una bambina dai 9 anni ai 15 anni, il vescovo Egger, durante le indagini si avvalse della facoltà di non rispondere (segreto professionale):

Nel corso del processo aveva testimoniato sulla buona reputazione di don Carli (come se il suo giudizio sulla sua reputazione nel clero lo scagionasse dalle accuse).

Dopo la sentenza il vescovo ha attaccato la magistratura, rea di aver condannato il prete. Un giudizio ribadito lo scorso 30 luglio "Ho detto al papa che don Carli è innocente".

Nel caso di mons Hansjoerg Rigger, decano dei teologi e docente del seminario di Bressanone, condannato a 1 anno e 6 mesi per possesso di materiale pedopornografico, il vescovo ha attaccato la magistratura per non essere stato avvisato delle indagini e perché, secondo il vescovo, il teologo era in buona fede nel detenere immagini pedopornografiche.

Don Rigger (foto a fianco), tra l'altro, non si è mai difeso dalle accuse, essendosi fatto difendere dall'avvocato di ufficio nel processo al Tribunale di Siracusa in cui è stato condannato.

In tutto ciò nemmeno una parola di pietà per le vittime.

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mercoledì 20 agosto 2008

Milano, a scuola un decalogo anti-pedofili.

Darà agli insegnanti le regole per riconoscere le vittime di abusi. Sarà studiato da psicologi in una elementare di Quarto Oggiaro dove l´anno scorso fu arrestato un maestro accusato di violenza.

(Franco Vanni - La Repubblica, edizione di Milano) Combattere la pedofilia sui banchi di scuola. Fare un elenco dei segni di disagio che manifestano i bambini vittime di abusi sessuali, affinché le maestre possano riconoscerli e intervenire subito. Questo lo scopo del progetto che partirà alle elementari di Quarto Oggiaro dove l´anno scorso un maestro fu arrestato con l´accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di nove bambini di una quarta, fra cui una ragazzina disabile.
Da settembre un gruppo di psicologi della Asl lavorerà nella classe, con le maestre e con i bimbi (se autorizzati dai genitori), per poi stilare un decalogo dei comportamenti che possono assumere i ragazzini vittime di abusi. E delle possibili risposte che può dare l´insegnante. Un documento sintetico, che dopo l´approvazione del consiglio d´istituto sarà inviato alla Direzione scolastica regionale. Il direttore Annamaria Dominici annuncia: «Il decalogo sarà messo a conoscenza di tutte le maestre della regione, attraverso il nostro sito internet e tramite i provveditorati. Il progetto è utile e intelligente, bisogna impedire che episodi simili si ripetano». Dominici prevede anche un secondo passo: una serie di incontri rivolti ai presidi con psicologi preparati, che indichino alla scuola come attrezzarsi per intervenire in caso i bambini subiscano o abbiano subito abusi.
Nella scuola elementare di Quarto Oggiaro, sarebbero passate diverse settimane fra l´inizio delle presunte molestie da parte dell´insegnante e quando la scuola se ne è accorta. La maestra che per prima venne a conoscenza dei racconti dei bambini, riportati da una mamma, è convinta dell´utilità del progetto con la Asl: «Noi insegnanti abbiamo bisogno di strumenti per capire cosa vivono i ragazzi. Il nostro cruccio è di non esserci accorti subito di quello che stava succedendo. I segnali di disagio c´erano: i bambini erano diventati nervosi, a volte violenti, avevano un comportamento scostante. Tutti indicatori che non siamo riusciti a cogliere, perché nessuno ci ha mai insegnato a farlo».
Il maestro accusato, un 42enne arrivato a scuola nel settembre scorso per una supplenza, da dicembre è agli arresti domiciliari nel Napoletano, sua terra di origine. E´ indagato anche il preside, con l´accusa di non avere subito fatto denuncia dopo essere venuto a conoscenza della situazione, e anche per truffa ai danni dello Stato, in quanto avrebbe consigliato al maestro di mettersi in malattia dopo l´accaduto. Oggi il preside, mai sospeso dal suo incarico, sostiene l´utilità dell´intervento degli psicologi: «Se la scuola imparerà a riconoscere nei comportamenti dei bambini un possibile disagio, si potranno evitare storie tristi come quella che ha riguardato il nostro istituto». Il pm Marco Ghezzi ha formulato nei confronti del maestro e del preside la richiesta di rinvio a giudizio, l´udienza preliminare è fissata per il 18 settembre.

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giovedì 14 agosto 2008

Pedofilia: in Australia arrestato sacerdote accusato di 30 reati.

Un prete cattolico di 65 anni, Sidney Denham, è stato arrestato a Sydney con l'accusa aver commesso 30 reati a sfondo sessuale su minori negli anni '70 e '80. Gli abusi - informa la polizia del Nuovo Galles del sud - sarebbe stati commessi contro 18 ragazzi di età fra 11 e 17 anni, nella scuola media S. Pio X di Adamstown e successivamente in due parrocchie rurali dello stato, nell'area di Newcastle, 160 km a nord di Sydney. Le indagini contro il prete sono partite dopo una prima denuncia presentata lo scorso aprile.

Padre Denham, a cui è stata negata la libertà su cauzione, andrà a giudizio il primo ottobre davanti al tribunale centrale di Newcastle.

Gli investigatori hanno ricevuto valida assistenza dalla diocesi di Newcastle della chiesa cattolica, ha sottolineato un portavoce della polizia. E domenica scorsa nella cattedrale di Newcastle, davanti a una congregazione di 500 persone che comprendevano vittime e loro familiari, esponenti politici e religiosi, il vescovo dell'arcidiocesi Michael Malone, applaudito dai fedeli, aveva chiesto perdono alle vittime anche, aveva detto, per i suoi propri errori nell'affrontare la questione.

Appena il mese scorso il pontefice, Benedetto XVI, aveva espresso le scuse alle vittime, concludendo la Giornata mondiale della gioventù a Sydney.

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lunedì 11 agosto 2008

La tragedia dei pedofili sposati. Molestie al figlio degli amici, arrestato.

In cella un uomo insospettabile. La vittima: abusi per due anni. Il giovane si è ribellato dopo l’ultimo approccio e lo ha denunciato.

(Trentino) Due anni di abusi sessuali sul figlio degli amici, vicini di casa. All’ultimo tentativo di approccio, però, il giovane si è ribellato ed ha raccontato tutto prima ai genitori, poi alla polizia. Ieri mattina gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della procura si sono presentati a casa dell’uomo, in Valsugana, con in mano un ordine di custodia cautelare in carcere richiesto dalla pm Alessandra Liverani e firmato dal Gip Marco La Ganga. L’ipotesi dell’accusa è di violenza sessuale, aggravata dal fatto che le presunte molestie sarebbero iniziate quando la vittima aveva solamente quattordici anni.

La brutta vicenda è maturata all’interno di un contesto apparentemente «normale». L’uomo contro cui sono rivolte le pesantissime accuse - che dovranno trovare conferma nel corso delle indagini - è incensurato, sposato e padre di alcuni figli.

La storia è venuta a galla recentemente. L’uomo, secondo la denuncia presentata dalla vittima, avrebbe per l’ennesima volta avvicinato il ragazzo, figlio dei vicini di casa, amici di famiglia. Un legame rinforzato dal fatto che la presunta vittima è un amico del figlio dell’uomo arrestato ieri mattina. Insomma, un clima di grande fiducia reciproca.

L’indagato avrebbe avvicinato sessualmente il giovane, approfittando del fatto che quel giorno era a casa da solo. Questa volta, però, il ragazzo si è ribellato con forza. La rabbia lo ha sconvolto, tanto che, temendo di lasciarsi andare ad un gesto di violenza (vicino a lui in quel momento c’erano dei coltelli da cucina), ha deciso di chiamare il padre. A quel punto il vicino di casa, spaventato, avrebbe tolto dal portafoglio tutto il denaro contante, quasi duecento euro, per comprare il silenzio della vittima. Una reazione che non ha sortito alcun effetto.

Il giovane ha raccontato tutto ai genitori, descrivendo nei dettagli due anni di molestie sessuali subite da quello che ritenevano un amico. Poi, insieme al padre e alla madre, si è rivolto alle forze dell’ordine per la denuncia.

Nella ricostruzione dei fatti fornita dalla vittima, l’indagato avrebbe approfittato della fiducia dei genitori del ragazzo per invitarlo ad uscite piuttosto frequenti, e della durata di più giorni, cui era costretto per motivi di lavoro. Con la scusa di risparmiare qualcosa sul conto dell’albergo - questa è la versione del ragazzo - chiedeva sempre una stanza con letto matrimoniale, dove dormivano insieme. Durante la notte l’adolescente avrebbe subito le attenzioni sessuali dell’uomo, mai sfociate in un rapporto completo.

La vittima fino a poco tempo fa aveva confidato quelle attenzioni morbose solo alla fidanzata. Per paura, per vergogna, non aveva mai trovato il coraggio di denunciare quella situazione.
Sulla vicenda ha aperto un fascicolo la pm Alessandra Liverani, con l’ipotesi di reato di violenza sessuale. Al termine degli accertamenti il magistrato ha chiesto una misura cautelare, eseguita ieri mattina. Incredula la moglie dell’arrestato, che difende a spada tratta il marito: secondo la donna si tratta di un clamoroso equivoco, determinato dal fatto che il coniuge ha un carattere particolarmente espansivo.

Nelle prossime ore l’uomo, che si trova in carcere a Trento, riceverà la visita del difensore, l’avvocato Francesco Moser. L’interrogatorio di garanzia si svolgerà nelle prossime ore: potrà essere la prima occasione per l’indagato di fornire la propria versione dei fatti.

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martedì 22 luglio 2008

Costretto a difendere i minori dalla sua gente. Ecco i dolori del Papa.

Ratzinger e gli abusi sessuali dei preti australiani: la tecnica delle scuse come politica di governo.
(Brett Neilson* - Il Manifesto) A un certo punto, durante la sua visita per la Giornata mondiale della gioventù, il pontefice ha indossato un berretto della polizia del Nuovo Galles del Sud, lo stato dell'Australia di cui Sydney è la capitale. La foto-op, scattata durante la benedizione da un poliziotto malato in fase terminale, ha rapidamente invaso i media. Secondo i giornali australiani, con questo gesto scherzoso il papa ha dato un suo tocco personale alla cerimonia. Ma per chi non è contento della blindatura della città per la presenza di Ratzinger e dei suoi 250.000 pellegrini, quella foto ha un altro significato.

Pochi giorni prima dell'arrivo del pontifice a Sydney, il tribunale federale dell'Australia aveva bocciato una legge speciale promulgata dal governo del Nuovo Galles del Sud con lo scopo di impedire qualsiasi interruzione della grande festa dei cattolici da parte dei contestatori della biopolitica vaticana. La legge prevedeva un'estensione dei poteri di polizia e multe fino a 5.500 dollari per chi importunasse i pellegrini. Nonostante la bocciatura, il tribunale federale ha sottolineato che le leggi generali contro il turbamento della quiete pubblica rimangono in vigore, facendo riferimento alle misure che sono state decise nel contesto della «guerra al terrore», come in occasione degli scontri anti-musulmani a Cronulla nel sud di Sydney nel 2005 e della visita di George W. Bush durante il vertice Apec nel settembre 2007.

La bizzarria di quel berretto da poliziotto al posto dello zucchetto papale va letto in questo quadro. Un quadro che mostra lo sbiadire della distinzione fra il «potere pastorale» identificato da Foucault come base della governance moderna e il potere poliziesco che suggella le nuove forme della sovranità. Altro che gli scontri medievali fra papa e imperatore: oggi va emergendo un amalgama in cui governance e sovranità diventano due lati della stessa medaglia. Per un verso avanzano processi di depoliticizzazione, decostituzionalizzazione, mediatizzazione. Per l'altro verso, la violenza sovrana aumenta avvalendosi del richiamo ai valori e al culto dell'autorità e con l'aiuto della spettacolarità. Più lo stato moderno cede il suo potere sovrano alla tecnica e all'amministrazione, più si aggrappa a un supplemento teologico che gli fornisce l'ultima giustificazione mentre le altre svaniscono. Detto altrimenti, il papa ha bisogno della polizia e la polizia ha bisogno del papa.

Vale la pena di ricordare che per Foucault l'oggetto del «potere di polizia» era la regolazione del traffico prodotto dalla circolazione di persone, beni e merci. Per la maggioranza degli abitanti di Sydney, il problema della visita del papa non era la sua posizione sull'aborto, la contraccezione, l'omosessualità, la posizione delle donne nella Chiesa, ma il traffico, gli ingorghi e a mobilità ridotta in città. Tantissimi infatti se ne sono andati al mare. Fra quelli che sono rimasti, una minoranza piccola ha dato vita a un collettivo «no-to-pope», una specie di esercito di omosex, trans, queer e altri alieni che ieri, il giorno della grande processione verso la messa all'ippodromo, hanno lanciato preservati gonfiati verso i pellegrini e fatto il controcanto ai loro slogan. Una manifestazione molto politicizzata, che per qualche ora ha conteso i titoli dei giornali alle scuse di Ratzinger alle vittime degli abusi sessuali dei preti australiani.

Significativamente, il papa ha molto insistito sul fatto che come pastore di queste vittime ne condivide il dolore e la sofferenza. Anche qui però si vede l'intreccio fra il pastore e il poliziotto. Negli anni '90, la tecnica delle scuse come tecnica di governo ha avuto i suoi pionieri fra i leader dei paesi più potenti e liberisti del mondo. Nel '97, Clinton si scusò con le vittime dell'esperimento di Tuskegee e Blair per la grande fame di patate dell'800 in Irlanda; e all'inizio di quest'anno il premier australiano Kevin Rudd - per questo molto elogiato ora da Ratzinger - si è scusato (finalmente, dopo il silenzio di Howard) per la sottrazione dei bimbi indigeni alle loro famiglie. Le scuse di Ratzinger sono un'eco ritardata di queste voci precedenti, il gesto del nuovo leader che enuncia quello che il vecchio leader non poteva dire.

Ovviamente questi gesti di contrizione pubblica sono importanti perché cambiano la percezione del significato di eventi passati e il modo in cui se ne può pubblicamente parlare. Tuttavia, le scuse restano pur sempre un gesto del sovrano. La pubblica richiesta di perdono per l'imperdonabile non comporta mai una perdita di potere per chi lo detiene; anzi lo rinforza e ne giustifica la continuità. Le scuse di Ratzinger non diminuiranno né correggeranno il potere della chiesa che ha protetto per decenni i preti pedofili, come le scuse di Rudd non hanno diminuito il potere sovrano dello stato australiano e la finzione legale della terra nullius che l'ha sostenuto fin dal primo atto della colonizzazione inglese nel '700.

C'è chi vede nella scelta di Sydney per la giornata mondiale della gioventù un tentativo di rovesciare le sorti alquanto misere della chiesa cattolica in un paese molto laico e culturalmente diversificato. Senza dubbio uno degli aspetti rilevanti di questa giornata mondiale della gioventù sono stati i tanti eventi inter-religiosi in cui i giovani cattolici hanno incontrato musulmani, hindu, ebrei, buddisti, ecc. Anche qui però è importante tenere presente la complessità del rapporto fra potere sacro e potere secolare.

Il multiculturalismo australiano - che, non va dimenticato, è una politica ufficiale promossa dal governo - fornisce l'antidoto perfetto allo scandalo delle parole sui musulmani pronunciate da Ratzinger a Ratisbona nel 2006. D'altra parte è probabile che lo stato australiano, secolare e multiculturale, abbia bisogno del mistero spettacolare offerto dalla visita del papa come la chiesa ha bisogno di questa visita in un paese che gode fama di esser tollerante per migliorare la sua posizione a livello globale. Del resto, la tolleranza multiculturale comporta sempre una frattura di potere fra quelli che tollerano e i tollerati, esattamente come le scuse sono una tecnica di governance che mantiene la frattura di potere fra vittime e persecutori. Anche l'ateismo laico e tollerante occidentale è marcato da una storia inseparabile dal contesto dell'eredità monoteistica.

(*Università di West Sydney)
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Scuse papali
«Provo vergogna per gli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in Australia» Lo ha detto papa Benedetti XVI parlando ieri nella cattedrale di Sidney durante la messa con i vescovi (in occasione della giornata mondiale della gioventù) intervendendo sulle violenze contro minori commessi da appartenenti al clero cattolico in diverse nazioni del mondo, compresa l'Australia dove lo scandalo ha suscitato proteste e accusa contro la Chiesa da parte dell'opinione pubblica.

Non bastano
Le parole di rincrescimento espresse da Benedetto XVI non hanno però soddisfano neanche un po' i gruppi di sostegno delle vittime dei preti pedofili: «Il papa - hanno detto gli operatorid el gruppo di supporto Broken Rites - deve chiedere scusa di persona alle vittime, le quali avrebbero dovuto essere inviatate alla messa, e senza la loro presenza le scuse restano senza significato». Per Anthony e Christine Foster, le cui due figlie furono ripetutamente stuprate da un prete da bambine, e una delle quali si è poi suicidata - tutte le arcidiocesi dovrebbero offrire sostegno pratico e illimitato alle vittime e smettere di bloccare le azioni legali».
Preservativi Gay
Poco prima della messa papale nella cattedrale di Sidney, centinaia di esponenti del movimento «No To Pope Coalition, hanno manifestato a esponendo magliette con scritte contro Ratzinger lanciando anche preservativi contro i pellegrini che stavano raggiungendo l'ippodromo di Randwick, dove Ratzinger ha poi officiato la veglia di preghiera con i giovani. Un pellegrino è stato arrestato per aver aggredito uno dei manifestanti.

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venerdì 18 luglio 2008

Sydney. Il papa non si scusa con le vittime di abusi da parte di preti pedofili.

(Uaar) Chris MacIsaac, portavoce di un gruppo di sostegno a persone abusate da sacerdoti cattolici, ha oggi esplicitamente accusato il papa di non essersi scusato in maniera significativa con le vittime.
Sull’argomento, il clima ha iniziato a surriscaldarsi martedì, quando ad ABC TV sono intervenuti i genitori di due ragazze ripetutamente violentate da un prete negli anni ‘90: una di esse è poi finita nel tunnel dell’alcolismo, mentre l’altra si è suicidata all’inizio di quest’anno. La coppia ha dichiarato di aver inutilmente chiesto di essere ricevuti dal papa e dall’arcivescovo di Sydney. Il vescovo Anthony Fisher, coordinatore della GMG, commentando la vicenda ha affermato che l’attenzione dei mass media sui casi di pedofilia ecclesiastica sarebbe diretta “a sminuire l’importanza del raduno” in corso in Australia. Il padre ha ribattuto che le parole del vescovo Fisher “attestano una completa mancanza di comprensione verso le vittime”.

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lunedì 14 luglio 2008

Sidney: Giallo sull’irruzione nella residenza del Papa.

Ratzinger

(Panorama) Riposo obbligato e blindato per il Papa a Sidney in una residenza dell’Opus Dei. Ma scoppia il giallo su un tentativo di irruzione che sarebbe stato sventato dalla polizia. E si sparge la voce che Benedetto XVI avrebbe intenzione di ricevere le vittime dei sacerdoti pedofili australiani. Appena giunto in Australia, per la Giornata mondiale della gioventù, il Papa si è trasferito a Kenthurst, a 40 chilometri da Sidney (circa un’ora di macchina), con il panorama delle suggestive Montagne Blu, dove si trova il Kenthurst Study Center, la residenza dell’Opus Dei, costruita con le caratteristiche di una casa di campagna, circondata da 10 ettari di terreno, più un campo da tennis, una piscina e una cappella privata dedicata alla Nostra Signora della Famiglia.

Il Papa (81 anni) si riposerà tre giorni per recuperare la fatica del viaggio e le otto ore di differenza di fuso orario. Accanto a lui ci sono solo i suoi due segretari e il personale della casa (in tutto dodici persone). Il seguito papale, compreso il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, è alloggiato invece in un hotel in centro. Il Papa ha iniziato la giornata con una Messa in privato nella cappella, alla presenza del personale della residenza. Dopo colazione ha passeggiato nel giardino, quindi si è ritirato nello studio per rivedere gli undici discorsi che pronuncerà nei prossimi giorni. Alle tredici sono arrivati il cardinale George Pell, arcivescovo di Sidney e monsignor Anthony Fisher, vescovo coordinatore della Gmg, che hanno pranzato con il pontefice per aggiornarlo sui preparativi e i partecipanti alla Giornata. Dopo pranzo la consueta passeggiata con i segretari per la recita del rosario. Successivamente il pontefice è tornato a lavorare nello studio. Alle 17 ha assistito ad un concerto organizzato per lui nella villa, con musiche di Schumann, Mozart e Schubert, suonato da sette componenti del Sydney Symphony Fellows. Nella residenza è rimasto il pianoforte a coda utilizzato per il concerto, qualora il pontefice volesse suonare come fa nel tempo libero in Vaticano. Alle 19 Ratzinger ha cenato ed è andato a dormire.

Il portavoce del papa, padre Federico Lombardi ha tenuto a sottolineare che “il Papa si riposa e la sua salute è molto buona”. Resterà tra i boschi delle Montagne Blu fino al 16 luglio, quando si trasferirà nell’arcivescovado di Sidney per partecipare alle celebrazioni della Giornata mondiale della Gioventù. Nel frattempo è scoppiato un giallo: un poliziotto dell’Unità di Operazione Tattica, di guardia alla residenza del pontefice, la scorsa notte è stato ricoverato al Westmead Hospital di Sidney con un dito fratturato, tagli ed escoriazioni sul braccio. Ha dichiarato di essersi ferito con uno “strumento del suo equipaggiamento personale”. Ma non tutti sono convinti di questa versione dei fatti: c’è chi ipotizza che vi sia stato un tentativo di irruzione nella residenza del Papa sventato dalla Polizia. Un’ipotesi che il portavoce del Papa ha smentito. Nei giorni scorsi c’erano già state proteste in piazza della “No Pope Coalition” e il governo dello Stato di New South Wales ha promulgato una legge che punisce con l’arresto chi protesta in piazza contro il pontefice. In Australia molti attendono infine un importante gesto di riconciliazione da parte del pontefice, poiché si sono verificati diversi casi di minori abusati da sacerdoti. La Chiesa australiana sta correndo ai ripari ma nei prossimi giorni si parla di un possibile incontro tra il Papa e le vittime, come è avvenuto anche negli Stati Uniti quale gesto di riconciliazione.
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domenica 13 luglio 2008

Australia e preti pedofili. Per associazione 'Broken Rites' le parole del Papa non bastano.

"Le vittime di abusi sessuali da parte della Chiesa vogliono azioni, non solo parole". L'associazione 'Broken Rites', che tutela le vittime di preti pedofili in Australia, non si ritiene soddisfatta per le parole espresse da Benedetto XVI sulla questione. Ieri il pontefice, nel corso di una conferenza stampa sull'aereo che lo portava in Australia, aveva dichiarato che "essere prete e' incompatibile con gli abusi sessuali". L'associazione risponde: "Il Papa deve scusarsi per le coperture perpetrate dai vescovi australiani".

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sabato 12 luglio 2008

Il Papa chiedera' scusa per gli abusi sessuali di cui si sono macchiati i sacerdoti cattolici in Australia.

(Agi) Lo ha annunciato lo stesso benedetto XVI in volo verso Sydney dove partecipera' alla Giornata mondiale della gioventu'. La pedofilia, ha aggiunto il pontefice conversando con i giornalisti, e' "incompatibile" con il sacerdozio. Le dichiarazioni che fara' in Australia, ha anticipato il Papa, saranno simili a quelle che ha gia' fatto negli Stati Uniti in aprile, quando le scuse per gli scandali che sono costati alla Chiesa credibilita' e ingenti risarcimenti furono al centro della sua visita pastorale.

"E' essenziale per la Chiesa rappacificare, prevenire, aiutare e vedere la colpa insita in questo problema" ha detto Benedetto XVI, "deve essere chiaro che il vero sacerdozio non e' compatibile" con gli abusi sessuali "perche' i preti sono al servizio di nostro Signore".

Per il pontefice, e' il nono viaggio internazionale, il piu' lungo mai realizzato finora, perche' la distanza tra Roma e Sidney e' di 16.418 chilometri e il volo durera' 21 ore (ma e' previsto uno scalo a Darwin, per riposare). All'aeroporto Benedetto XVI e' stato salutato -tra gli altri- dal decano del collegio cardinalizio, il cardinale Angelo Sodano, e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta a nome del governo italiano. Il papa viaggia accompagnato da una delegazione formata dal segretario di Stato vaticano, cardinale Tarciso Bertone, e da vari porporati, oltreche' dal suo medico personale, Renato Buzzonetti; inoltre il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, uomini della sicurezza della Santa sede e oltre 40 persone tra giornalisti, fotografi e cameraman. Subito dopo l'arrivo a Sydney, Benedetto XVI si trasferira' nella residenza dell'Opus Dei chiamata 'Centro Kenthurst'. a circa 40 chilometri dalla citta', dove si riposera' fino a giovedi', il 17, quando comincera' ufficialmente il viaggio: una pausa per riprendersi dal fuso orario in cui potra', oltreche' passeggiare e pregare, anche suonare il piano. A partire da giovedi', poi, la fitta agenda di incontri: prima con le autorita' locali, poi i giovani, ma anche i rappresentanti di altre religioni e un gruppo ristretto di bambini in rappresentanza dei 5 continenti. Ma i momenti piu' importanti della XXIII Giornata Mondiale della Gioventu' saranno venerdi' 18, quando seguira' nella cattedrale di Sydney la 'Via Crucis' preparata da migliaia di giovani; sabato 19 quando si incontrera' con migliaia di bambini e domenica 20, quando officera' la Messa solenne che conclude l'incontro, prima di rientrare a Roma nella notte del 21 luglio. L'Australia e' un Paese fortemente laico dove i cattolici sono una minoranza. L'arcivescovo di Sydney , George Pell ha detto che anche se nel Paese c'e' "meno ostilita'" rispetto agli Stati Uniti, c'e' anche "meno entusiasmo". Oltre a chiedere perdono per gli abusi sessuali commessi da alcuni sacerdoti, papa benedetto XVI dovrebbe anche affrontare il rapporto intessuto negli anni dalla chiesa con gli aborigeni, con cui lo stesso governo australiano sta ancora facendo i conti. A questa Giornata Mondiale della Gioventu' assisteranno, secondo gli organizzatori, 250mila persone, delle quali meta' saranno giovani provenienti da 77 Paesi (25mila in arrivo dagli Stati Uniti, 10mila dall'Italia).

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Papa verso Sydney dichiara; "Essere prete è incompatibile con abusi sessuali".

Appello ai politici, dopo il G8: "Accettino sfida ecologica".
(Il Corriere della Sera) Benedetto XVI vola verso l'Australia a bordo dell'aereo che lo conduce a Sydney. Lì tutto è ormai pronto per dare ufficialmente il via alla 23/ma Giornata Mondiale della Gioventù. E ancora prima di atterrare Ratzinger coglie l'occasione per lanciare un duro monito contro i preti pedofil. «Essere prete - spiega il Pontefice - è incompatibile con gli abusi sessuali, con questo comportamento che contraddice la santità» dichiara Ratzinger rispondendo ai giornalisti che gli domandano se ha intenzione di chiedere scusa per gli abusi sessuali commessi da alcuni sacerdoti in Australia, come ha fatto recentemente negli Stati Uniti. Benedetto XVI non si tira indietro e ricorda che negli Usa è stato «portato a parlare degli abusi per la centralità del tema in America», aggiungendo che «anche in Australia sarà lo stesso».

LA SFIDA ECOLOGICA - Interpellato dai giornalisti sui risultati del recente G8 circa i cambiamenti climatici e l'ecologica, Ratzinger ha anche invitato politici e tecinici a «rispondere alla grande sfida ecologica», essendo all'altezza di tale sfida. Le questioni ambientali, ha detto il Papa, «saranno molto presenti» alla Gmg di Sydney «perché lo Spirito Santo è creazione e c'è una nostra responsabilità nei confronti della Creazione: non ho la pretesa di intervenire su questioni tecniche e politiche, ma la Chiesa deve dare gli impulsi essenziali perché la politica sia capace di rispondere a questa grande sfida» ha detto Ratzinger. «Dobbiamo riscoprire la nostra responsabilità - ha aggiunto - e trovare la capacità etica per uno stile di vita, necessario se vogliamo cambiare e risolvere e trovare soluzioni positive. Dobbiamo risvegliare le coscienze, vedere il grande contesto - ha concluso - ma le risposte le devono trovare la politica e gli specialisti».

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Brescia. Pedofilia, don Marco Baresi a giudizio. Imbarazzo della Curia vecovile.

Le richieste della procura sono state accolte in pieno. Don Marco Baresi, il vicario del Seminario Vescovile accusato di aver abusato di un ex seminarista e di detenzione di materiale pedopornografico, sarà processato. La data, il 4 Novembre davanti alla 1° Sezione del tribunale di Brescia.
(Adelaide Pierucci - Epolis) Altra giornata di imbarazzo per la Curia. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri dal gip Carlo Bianchetti, al termine di un’udienza preliminare svoltasi in due giornate, mercoledì e ieri, e che è durata complessivamente un’ora e mezzo, Mercoledì ha parlato il pm Simone Marcon che ha ricostruito la sua accusa e chiesto il processo, seguito dal difensore del sacerdote, l’avvocato Luigi Frattini; ieri invece, la parola è passata al legale della parte civile, Pieranna Maria Civera. In pochi minuti poi il giudice ha sciolto la prognosi. All’uscita dall’udienza bocche cucite.

Per spuntare il rinvio a giudizio il pm ha tirato fuori quelli che riteneva i tre assi dell’inchiesta: la perizia psicologica sulla preunta vittima, un ex seminarista all’epoca dei fatti (il 2006) 14enne;
la ricostruzione dell’eccessivo attaccamento del sacerdote al ragazzo (avrebbe dormito anche una notte nella sua stanza); i riultati di un consulente che ha scandagliato il pc di don Marco, dal quale avrebbe fatto riemergere circa 600 file a fondo pedopornografico cancellati poche settimane prima, quando l’inchiesta era già in corso.

L’incubo vero e proprio, però, per don Marco si è aperto il 27 novembre scorso, quando gli uomini della Squadra Mobile, diretti dal vicequestore Carmine Grasi, con un’ordinanza di cutodia cautelare in mano, erano andati a prelevarlo nel Seminario Vescovile di Mompiano, dove alloggiava. Lui era rimasto zitto. Le uniche parole: "
La verità emergerà presto. Mi dà forza la fede". Gli agenti gli usano l’accortezza di evitare le manette e lo trasferiscono direttamente nel carcere di Canton Mombello in isolamento. Trentasei ore dopo la scarcerazione. L’avvocato aveva chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari. La lontananza dal "Maria Immacolata" fa decadere il pericolo di inquinamento delle prove e della reiterazione è la sua tesi, accolta.

Don Marco, 38 anni, originario di Chiari, così, torna in famiglia: finché la vicenda giudiziaria non sarà chiarita, viene deciso, non potrà tornare nel suo alloggio presso l’istituto di Mompiano, dove da anni insegna ai seminaristi del triennio. E’ là che sarebbero stati commessi gli abusi contestati. E’ là che gli invetigatori, su mandato del pm, gli hanno sequetrato il pc dove sarebbero emerse immagini pedopornografiche.

Per la Curia, dal momento dell’arresto in subbuglio, la carcerazione era sembrato un primo passo vero la liberazione. Il vescovo si era spinto a compattare i fedeli e a difendere il vicario con una lettera. Ma poi sono seguiti due appuntamenti giudiziari difficili: la bocciatura della revoca degli arresti domiciliari e ieri il rinvio a giudizio.

L’avvocato Frattini, tra i più stimati e riservati della città, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. La sua convinzione però è nota. Don Marco è un uomo irreprensibile e al Seminario vescovile nessuno ha mai avuto sospetti.

Una carriera intrerrotta ma la Chiesa resta con lui
Una carriera interrotta, quella di don Marco. Il sacerdote è finito nell’occhio del ciclone della giutizia quando nell’etate del 2007 i genitori di un ex seminarista lo denunciano per presunti abusi sessuali nei confronti del figlio 14enne. Don Marco, nel periodo scolastico lo avrebbe cercato con insitenza coinvolgendolo in effusioni sessuali. La Procura apre un’inchiesta. Il vicario viene formalmente indagato, ma la Curia sceglie di non sospenderlo, anche a livello cautelativo, dall’incarico.
Nell’ufficio del sacerdote viene sequestrato un pc. Il pm lo affida a un consulente per scoprirne i segreti. Ne salta fuori uno, imbarazzante. Dal portatile erano stati cancellati circa 600 file pedopornografici scaricati da internet. "
Non usavo solo io quel pc", si difende il sacerdote, senza riuscire a spiegare chi e come avesse potuto utilizzarlo. Il giorno dell’arresto, però, la Curia si compatta: "Un brutto equivoco. Don Marco è un sacerdote conociuto e stimato da tutti".

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giovedì 10 luglio 2008

Il papa a Sydney. Si protesta indossando una t-shirt con i nomi di 107 preti pedofili.

Nella maglia elenco dei 107 sacerdoti accusati di abusi sessuali.
(Apcom) Le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi accoglieranno il Papa che arriva a Sydney la prossima settimana con una t-shirt con cui si condanna lo scandalo dei preti pedofili. La protesta contro la visita del Papa in Australia parte dall'associazione 'Broken Rites Australia', che raccoglie le famiglie e le vittime di abusi sessuali.

La maglietta riprodurrà i nomi dei 107 preti cattolici australiani che sono stati condannati dalla corte per casi di pedofilia e abusi sessuali, raccolti dall'associazione dal 1993, anno della sua istituzione. "Ma la maglietta è così grande da contenere tutti i 107 nomi?", si domanda provocatoriamente l'associazione. Sotto i nomi, la t-shirt riprodurrà la scritta "107 preti condannati per crimini sessuali".

Intanto, a pochi giorni dall'arrivo di Benedetto XVI previsto domenica, lo scandalo dei preti pedofili si abbatte come un ciclone su Sydney. Il cardinale George Pell è stato accusato di aver coperto casi di abusi sessuali, secondo un reportage della tv Abc. In una conferenza stampa, il porporato ha negato di aver coperto alcun caso di pedofilia.

Anthony Jones ha accusato padre Terrence Goodall di aver abusato di lui nel 1982, quando Jones aveva 28 anni ed era coordinatore dell'istruzione religiosa a Sydney. Jones ha riferito le accuse alla chiesa australiana nel 2003 che ha aperto le indagini che hanno dimostrato "comportamenti omosessuali" tra padre Goodall e Jones, secondo quanto riporta la Abc.

Ma l'arcivescovo Pell non ha seguito le raccomandazioni previste durante le indagini e ha persino scritto a Jones dicendogli che non era stato possible provare la denuncia di "tentata violenza sessuale aggravata". Pell ha sottolineato che mentre la sua lettera a Jones è stata "mal scritta", non c'è stata violenza sessuale, perchè "l'atto è stato consensuale".

Il report di Abc riferisce che anche un secondo uomo, non ben identificato, ha denunciato di abusi sessuali padre Goodall. Un'altra lettera di Pell, segnata nello stesso giorno di quella a Jones, ha informato il secondo uomo che le accuse di abusi sessuali non erano sufficienti. "Non ho intenzione di ingannare", ha detto Pell alla conferenza. "La Chiesa ha preso tutte le azioni contro Goodall basate sulle accuse delle due vittime".

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mercoledì 9 luglio 2008

Pedofilia. Favoreggiamento a un sacerdote: in due dal giudice.

(Il secolo XIX) Federico Licciardello e Francesco Bianchi, il poliziotto e il medico che informarono padre Di Rienzo di un’indagine di polizia a suo carico, compariranno davanti al Gup, Domenico Varalli, il prossimo 29 ottobre, data in cui si svolgerà l’udienza preliminare.

Entrambi sono accusati dal pm Maria Paola Marrali del reato di favoreggiamento nell’ambito della scabrosa e delicata inchiesta che lo stesso pm sta svolgendo nei confronti di padre Francesco, l’ex cappellano dell’ospedale di Imperia, sospettato di abusi sessuali, in particolare di aver toccato nelle parti intime un adolescente, accusa sempre respinta dal sacerdote, appartenente all’ordine dei Camilliani, ora trasferito a Torino.

Il Pm ha contestato a Licciardello (difeso dall’avvocato Renato Giannelli) e a Bianchi (i suoi interessi sono invece tutelati dall’avvocato Erminio Annoni), di aver fatto sapere al religioso che sul suo conto erano in corso accertamenti. Secondo il sostituto procuratore Marrali, Federico Licciardello, una cariera da poliziotto lunga 35 anni, avrebbe sbirciato tra le carte negli uffici di piazza Duomo per verificare l’esistenza di un’indagine a carico del prete e riferito la notizia al medico di fiducia di padre Francesco, che a sua volte avrebbe informato il diretto interessato. Il quale, qualche giorno dopo, durante la celebrazione della messa nella cappella dell’ospedale aveva annunciato che presto sarebbe andato via da Imperia a causa di voci sul suo conto messe in giro ad arte da qualcuno che stava complottando alle sue spalle.

La “fuga” di notizie, avrebbe ovviamente compromesso l’indagine condotta dagli uomini della squadra mobile diretti dal commissario Raffaele Mascia e vanificato le intercettazioni telefoniche in atto che da quel momento avrebbero perso consistenza.

Se l’indagine sui due amici del sacerdote è conclusa ed entrambi sono in attesa di sapere che cosa deciderà il gup nell’udienza di fine ottobre, i periti stanno verificando l’attentibilità e la capacità di narrare i fatti del ragazzino che sarebbe stato oggetto delle attenzioni dell’ex cappellano del nosocomio del capoluogo.

E’ infatti in corso l’incidente probatorio chiesto dalla difesa del padre camilliano (lo tutela l’avvocato Carlo Fossati) che ha lo scopo di accertare quanto il minore, un ragazzino undicenne, sia in grado di spiegare i fatti che la scorsa estate aveva raccontato alla madre. Appreso che il figlio, sarebbe stato toccato nelle parti intime dal sacerdote la donna si era rivolta alla polizia. La sezione delle squadra mobile specializzata nei casi di violenza aveva avviato l’indagine che l’intervento di Licciardello e Bianchi ha molto probabilmente interrotto prima che potessero venire falla luce ulteriori riscontri in merito ad altri eventuali episodi di molestie.
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Pedofilia: la maggior parte dei bambini non sa cosa sia.
(osservatoriosullalegalita.org) Confermato anche a Lodi il dato sulla conoscenza della pedofilia da parte dei bambini. Circa il 70% non sa cosa sia. Una percentuale preoccupante già riscontrata in altre Regioni italiane.

Più dell’80% dei bambini intervistati, poi, non sa dire "chi e' un pedofilo". Tra coloro che rispondono pochissimi ne hanno un’idea sufficientemente precisa. Anche quando vengono simulate situazioni a rischio, i bambini dimostrano di non comprendere il pericolo.

Il 70% di loro si allontana con uno sconosciuto che li invita a giocare, trascurando le raccomandazioni dei genitori che pure dimostrano di sapere. Quando la simulazione propone il comportamento di seduzione fatto di segreti, ricatti e “giochi da grandi” di figure prossime, tipiche del pedofilo, solo un allarmante 20% riesce ad individuare il pericolo.

I dati sono stati riscontrati dalla TRE – Formazione e Ricerca – attraverso l’applicazione del progetto “Sembra un gioco”, una metodologia didattica che, attraverso il gioco, insegna ai bambini a riconoscere i comportamenti tipici del pedofilo e a riferirli.

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martedì 8 luglio 2008

Sydney. Cardinale George Pell accusato di coprire la verità su preti pedofili.

(Apcom) Lo scandalo dei preti pedofili si abbatte come un ciclone a Sydney, proprio a pochi giorni dalla visita del Papa in territorio australiano.
Il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, è alle prese con l'imbarazzante scandalo dei preti pedofili. Pell ha negato di aver coperto casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Il porporato ha risposto a un report televisivo della Abc in cui si sosteneva che Pell avesse dato informazioni fuorvianti a un uomo che accusava un prete di abusi sessuali più di 25 anni fa.
Anthony Jones ha accusato padre Terrence Goodall di aver abusato di lui nel 1982, quando Jones aveva 28 anni ed era coordinatore dell'istruzione religiosa a Sydney. Jones ha riferito le accuse alla chiesa australiana nel 2003 che ha aperto le indagini che hanno dimostrato "comportamenti omosessuali" tra padre Goodall e Jones, secondo quanto riporta la Abc.
Ma l'arcivescovo Pell non ha seguito le raccomandazioni previste durante le indagini e ha persino scritto a Jones dicendogli che non era stato possible provare la denuncia di "tentata violenza sessuale aggravata". Pell ha sottolineato che mentre la sua lettera a Jones è stata "mal scritta", non c'è stata violenza. La sua conclusione è che l'atto è stato consensuale. "Accetto tutti i documenti, e l'investigazione interna alla chiesa, incluso il comportamento omosessuale, ma l'accusa di violenza è insufficiente".
Il report di Abc riferisce che anche un secondo uomo, non ben identificato, ha denunciato di abusi sessuali padre Goodall. Un'altra lettera di Pell, segnata nello stesso giorno di quella a Jones, ha informato il secondo uomo che le accuse di abusi sessuali non erano sufficienti. "Non ho intenzione di ingannare", ha detto Pell, che ha riferito come la Chiesa abbia preso tutte le azioni contro Goodall basate sulle accuse delle due vittime. Non c'è alcuna copertura. Le accuse contro padre Goodall sono state verificate sia dalla Chiesa che dalla Polizia e padre Goodall è stato rimosso dall'incarico. Le autorità ecclesiastiche - conclude il porporato - hanno cooperato ad ogni stadio".

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lunedì 7 luglio 2008

Il papa a Sydney. Cardinale Pell: "Mi attendo scuse del Papa per abusi sessuali".

Benedetto XVI sarà in Australia dal 15 al 20 luglio.
L'arcivescovo di Sydney, il cardinale George Pell, ha dichiarato oggi di attendersi le scuse di Papa Benedetto XVI per gli abusi sessuali commessi in passato dai sacerdoti, durante la sua partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù.
Parlando alla Abc Radio, l'arcivescovo ha sottolineato come il Papa abbia già trattato l'argomento in maniera ineccepibile durante la recente visita negli Stati Uniti, affermando di aspettarsi che lo faccia anche in Australia. Il Papa sarà a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù dal 15 al 20 luglio.

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sabato 5 luglio 2008

Liguria. Feste hard con ragazzini, denunciato.

(Il secolo XIX) Un uomo di 35 anni è stato denunciato dai carabinieri del comando di Santa Margherita Ligure perché durante una perquisizione domiciliare, scattata nelle ultime ore, nel suo appartamento e nel suo computer è stato trovato materiale pedopornografico.
L’operazione dei militari è scattata dopo che i genitori di alcuni ragazzi di 15-16, residenti nel Golfo Paradiso, avevano segnalato di avere visto spesso i figli girare in macchina con l’uomo.

Secondo le prime indiscrezioni, pare che gran parte del materiale a luci rosse presente nella casa dell’uomo sia stato scaricato da Internet e che abbia per protagonisti soprattutto adolescenti maschi.
I militari avrebbero trovato anche fotografie e filmini che ritraggono i ragazzini visti dai genitori in compagnia dell’uomo; pare che partecipassero a veri e propri festini, in cui si consumava hashish e si proiettavano filmini pedopornografici. Nel materiale recuperato, però, non vengono evidenziati reati sessuali dell’uomo nei loro confronti.
Alcuni dei giovanissimi coinvolti sono già stati ascoltati dai carabinieri, cui avrebbero confermato le frequentazioni e l’uso di droghe leggere; altri saranno ascoltati nei prossimi giorni.

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