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lunedì 25 agosto 2008

Violenze sessuali su ragazzino, arrestato 56enne.

Un paio di birre in compagnia, una sigaretta, quattro innocenti chiacchiere.
(La Repubblica) Poi l'invito a salire in auto con la scusa di accompagnarlo a casa. Invece, una volta raggiunto un parcheggio di Menaggio, averebbe abusato di lui approfittando dello stato di intontimento che pare fosse dovuto a qualche sostanza messa nella sigaretta. Con le accuse di violenza sessuale aggravata e continuata è finito in manette un 56enne di Corrido (Como), Carlo Caccia, arrestato dai carabinieri di Porlezza dopo la denuncia fatta da un giovane. L'uomo, impiegato all'ufficio postale, è stato bloccato attorno all'una di sabato notte quando è caduto in una trappola costruita dai militari che da una settimana attendevano il momento giusto.

Ovvero quando il 56enne è tornato alla carica per incontrasi nuovamente con un 18enne residente in zona. Secondo quanto riferiscono i carabinieri, i due si erano incontrati una prima volta nel maggio scorso quando il giovane era ancora minorenne, tentando più volte di avere con lui rapporti sessuali. Il primo incontro in un locale pubblico dove gli aveva offerto da bere e una sigaretta probabilmente drogata. Stando alle accuse la sera del 16 agosto scorso sarebbe tornato alla carica nello stesso pub: avrebbe nuovamente incontrato il ragazzo e, adducendo, la volontà di chiarire quello che a suo dire sarebbe stato nulla più che un equivoco, lo avrebbe convinto a salire ancor una volta sulla sua auto ripetendo lo stesso copione della prima volta, in questo caso, però, appartandosi in una zona buia ai piedi del Monte Galbiga.

In questo caso, però, la 'preda' per nulla intontita, sarebbe riuscita a fuggire. Stanco di una situazione divenuta insopportabile, il ragazzino si è quindi rivolto ai carabinieri che hanno fatto scattare la trappola: all'ennesimo invito il giovane si è presentato all'incontro con due microspie: una per il collegamento diretto con i militari, l'altro per registrare il colloquio fra i due.

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giovedì 14 agosto 2008

Pedofilia: in Australia arrestato sacerdote accusato di 30 reati.

Un prete cattolico di 65 anni, Sidney Denham, è stato arrestato a Sydney con l'accusa aver commesso 30 reati a sfondo sessuale su minori negli anni '70 e '80. Gli abusi - informa la polizia del Nuovo Galles del sud - sarebbe stati commessi contro 18 ragazzi di età fra 11 e 17 anni, nella scuola media S. Pio X di Adamstown e successivamente in due parrocchie rurali dello stato, nell'area di Newcastle, 160 km a nord di Sydney. Le indagini contro il prete sono partite dopo una prima denuncia presentata lo scorso aprile.

Padre Denham, a cui è stata negata la libertà su cauzione, andrà a giudizio il primo ottobre davanti al tribunale centrale di Newcastle.

Gli investigatori hanno ricevuto valida assistenza dalla diocesi di Newcastle della chiesa cattolica, ha sottolineato un portavoce della polizia. E domenica scorsa nella cattedrale di Newcastle, davanti a una congregazione di 500 persone che comprendevano vittime e loro familiari, esponenti politici e religiosi, il vescovo dell'arcidiocesi Michael Malone, applaudito dai fedeli, aveva chiesto perdono alle vittime anche, aveva detto, per i suoi propri errori nell'affrontare la questione.

Appena il mese scorso il pontefice, Benedetto XVI, aveva espresso le scuse alle vittime, concludendo la Giornata mondiale della gioventù a Sydney.

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venerdì 18 luglio 2008

Sydney. Il papa non si scusa con le vittime di abusi da parte di preti pedofili.

(Uaar) Chris MacIsaac, portavoce di un gruppo di sostegno a persone abusate da sacerdoti cattolici, ha oggi esplicitamente accusato il papa di non essersi scusato in maniera significativa con le vittime.
Sull’argomento, il clima ha iniziato a surriscaldarsi martedì, quando ad ABC TV sono intervenuti i genitori di due ragazze ripetutamente violentate da un prete negli anni ‘90: una di esse è poi finita nel tunnel dell’alcolismo, mentre l’altra si è suicidata all’inizio di quest’anno. La coppia ha dichiarato di aver inutilmente chiesto di essere ricevuti dal papa e dall’arcivescovo di Sydney. Il vescovo Anthony Fisher, coordinatore della GMG, commentando la vicenda ha affermato che l’attenzione dei mass media sui casi di pedofilia ecclesiastica sarebbe diretta “a sminuire l’importanza del raduno” in corso in Australia. Il padre ha ribattuto che le parole del vescovo Fisher “attestano una completa mancanza di comprensione verso le vittime”.

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domenica 13 luglio 2008

Australia e preti pedofili. Per associazione 'Broken Rites' le parole del Papa non bastano.

"Le vittime di abusi sessuali da parte della Chiesa vogliono azioni, non solo parole". L'associazione 'Broken Rites', che tutela le vittime di preti pedofili in Australia, non si ritiene soddisfatta per le parole espresse da Benedetto XVI sulla questione. Ieri il pontefice, nel corso di una conferenza stampa sull'aereo che lo portava in Australia, aveva dichiarato che "essere prete e' incompatibile con gli abusi sessuali". L'associazione risponde: "Il Papa deve scusarsi per le coperture perpetrate dai vescovi australiani".

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Iraq: Abusi sessuali su ragazzo 14enne, accuse a soldati britannici.

Nel maggio del 2003 avrebbero costretto un ragazzo di 14 anni a praticare sesso orale a un suo compagno di prigionia. E' la pesante accusa rivolta ad alcuni soldati britannici di stanza presso la base di Camp Breadbasket, a Bassora, in Iraq. Il ministero della Difesa inglese ha confermato di aver avviato un'indagine sulla vicenda. La storia e' stata raccontata proprio dalla vittima, oggi 19enne, al quotidiano 'The Independent'.

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sabato 12 luglio 2008

Il Papa chiedera' scusa per gli abusi sessuali di cui si sono macchiati i sacerdoti cattolici in Australia.

(Agi) Lo ha annunciato lo stesso benedetto XVI in volo verso Sydney dove partecipera' alla Giornata mondiale della gioventu'. La pedofilia, ha aggiunto il pontefice conversando con i giornalisti, e' "incompatibile" con il sacerdozio. Le dichiarazioni che fara' in Australia, ha anticipato il Papa, saranno simili a quelle che ha gia' fatto negli Stati Uniti in aprile, quando le scuse per gli scandali che sono costati alla Chiesa credibilita' e ingenti risarcimenti furono al centro della sua visita pastorale.

"E' essenziale per la Chiesa rappacificare, prevenire, aiutare e vedere la colpa insita in questo problema" ha detto Benedetto XVI, "deve essere chiaro che il vero sacerdozio non e' compatibile" con gli abusi sessuali "perche' i preti sono al servizio di nostro Signore".

Per il pontefice, e' il nono viaggio internazionale, il piu' lungo mai realizzato finora, perche' la distanza tra Roma e Sidney e' di 16.418 chilometri e il volo durera' 21 ore (ma e' previsto uno scalo a Darwin, per riposare). All'aeroporto Benedetto XVI e' stato salutato -tra gli altri- dal decano del collegio cardinalizio, il cardinale Angelo Sodano, e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta a nome del governo italiano. Il papa viaggia accompagnato da una delegazione formata dal segretario di Stato vaticano, cardinale Tarciso Bertone, e da vari porporati, oltreche' dal suo medico personale, Renato Buzzonetti; inoltre il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, uomini della sicurezza della Santa sede e oltre 40 persone tra giornalisti, fotografi e cameraman. Subito dopo l'arrivo a Sydney, Benedetto XVI si trasferira' nella residenza dell'Opus Dei chiamata 'Centro Kenthurst'. a circa 40 chilometri dalla citta', dove si riposera' fino a giovedi', il 17, quando comincera' ufficialmente il viaggio: una pausa per riprendersi dal fuso orario in cui potra', oltreche' passeggiare e pregare, anche suonare il piano. A partire da giovedi', poi, la fitta agenda di incontri: prima con le autorita' locali, poi i giovani, ma anche i rappresentanti di altre religioni e un gruppo ristretto di bambini in rappresentanza dei 5 continenti. Ma i momenti piu' importanti della XXIII Giornata Mondiale della Gioventu' saranno venerdi' 18, quando seguira' nella cattedrale di Sydney la 'Via Crucis' preparata da migliaia di giovani; sabato 19 quando si incontrera' con migliaia di bambini e domenica 20, quando officera' la Messa solenne che conclude l'incontro, prima di rientrare a Roma nella notte del 21 luglio. L'Australia e' un Paese fortemente laico dove i cattolici sono una minoranza. L'arcivescovo di Sydney , George Pell ha detto che anche se nel Paese c'e' "meno ostilita'" rispetto agli Stati Uniti, c'e' anche "meno entusiasmo". Oltre a chiedere perdono per gli abusi sessuali commessi da alcuni sacerdoti, papa benedetto XVI dovrebbe anche affrontare il rapporto intessuto negli anni dalla chiesa con gli aborigeni, con cui lo stesso governo australiano sta ancora facendo i conti. A questa Giornata Mondiale della Gioventu' assisteranno, secondo gli organizzatori, 250mila persone, delle quali meta' saranno giovani provenienti da 77 Paesi (25mila in arrivo dagli Stati Uniti, 10mila dall'Italia).

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Brescia. Pedofilia, don Marco Baresi a giudizio. Imbarazzo della Curia vecovile.

Le richieste della procura sono state accolte in pieno. Don Marco Baresi, il vicario del Seminario Vescovile accusato di aver abusato di un ex seminarista e di detenzione di materiale pedopornografico, sarà processato. La data, il 4 Novembre davanti alla 1° Sezione del tribunale di Brescia.
(Adelaide Pierucci - Epolis) Altra giornata di imbarazzo per la Curia. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri dal gip Carlo Bianchetti, al termine di un’udienza preliminare svoltasi in due giornate, mercoledì e ieri, e che è durata complessivamente un’ora e mezzo, Mercoledì ha parlato il pm Simone Marcon che ha ricostruito la sua accusa e chiesto il processo, seguito dal difensore del sacerdote, l’avvocato Luigi Frattini; ieri invece, la parola è passata al legale della parte civile, Pieranna Maria Civera. In pochi minuti poi il giudice ha sciolto la prognosi. All’uscita dall’udienza bocche cucite.

Per spuntare il rinvio a giudizio il pm ha tirato fuori quelli che riteneva i tre assi dell’inchiesta: la perizia psicologica sulla preunta vittima, un ex seminarista all’epoca dei fatti (il 2006) 14enne;
la ricostruzione dell’eccessivo attaccamento del sacerdote al ragazzo (avrebbe dormito anche una notte nella sua stanza); i riultati di un consulente che ha scandagliato il pc di don Marco, dal quale avrebbe fatto riemergere circa 600 file a fondo pedopornografico cancellati poche settimane prima, quando l’inchiesta era già in corso.

L’incubo vero e proprio, però, per don Marco si è aperto il 27 novembre scorso, quando gli uomini della Squadra Mobile, diretti dal vicequestore Carmine Grasi, con un’ordinanza di cutodia cautelare in mano, erano andati a prelevarlo nel Seminario Vescovile di Mompiano, dove alloggiava. Lui era rimasto zitto. Le uniche parole: "
La verità emergerà presto. Mi dà forza la fede". Gli agenti gli usano l’accortezza di evitare le manette e lo trasferiscono direttamente nel carcere di Canton Mombello in isolamento. Trentasei ore dopo la scarcerazione. L’avvocato aveva chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari. La lontananza dal "Maria Immacolata" fa decadere il pericolo di inquinamento delle prove e della reiterazione è la sua tesi, accolta.

Don Marco, 38 anni, originario di Chiari, così, torna in famiglia: finché la vicenda giudiziaria non sarà chiarita, viene deciso, non potrà tornare nel suo alloggio presso l’istituto di Mompiano, dove da anni insegna ai seminaristi del triennio. E’ là che sarebbero stati commessi gli abusi contestati. E’ là che gli invetigatori, su mandato del pm, gli hanno sequetrato il pc dove sarebbero emerse immagini pedopornografiche.

Per la Curia, dal momento dell’arresto in subbuglio, la carcerazione era sembrato un primo passo vero la liberazione. Il vescovo si era spinto a compattare i fedeli e a difendere il vicario con una lettera. Ma poi sono seguiti due appuntamenti giudiziari difficili: la bocciatura della revoca degli arresti domiciliari e ieri il rinvio a giudizio.

L’avvocato Frattini, tra i più stimati e riservati della città, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. La sua convinzione però è nota. Don Marco è un uomo irreprensibile e al Seminario vescovile nessuno ha mai avuto sospetti.

Una carriera intrerrotta ma la Chiesa resta con lui
Una carriera interrotta, quella di don Marco. Il sacerdote è finito nell’occhio del ciclone della giutizia quando nell’etate del 2007 i genitori di un ex seminarista lo denunciano per presunti abusi sessuali nei confronti del figlio 14enne. Don Marco, nel periodo scolastico lo avrebbe cercato con insitenza coinvolgendolo in effusioni sessuali. La Procura apre un’inchiesta. Il vicario viene formalmente indagato, ma la Curia sceglie di non sospenderlo, anche a livello cautelativo, dall’incarico.
Nell’ufficio del sacerdote viene sequestrato un pc. Il pm lo affida a un consulente per scoprirne i segreti. Ne salta fuori uno, imbarazzante. Dal portatile erano stati cancellati circa 600 file pedopornografici scaricati da internet. "
Non usavo solo io quel pc", si difende il sacerdote, senza riuscire a spiegare chi e come avesse potuto utilizzarlo. Il giorno dell’arresto, però, la Curia si compatta: "Un brutto equivoco. Don Marco è un sacerdote conociuto e stimato da tutti".

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giovedì 10 luglio 2008

Il papa a Sydney. Si protesta indossando una t-shirt con i nomi di 107 preti pedofili.

Nella maglia elenco dei 107 sacerdoti accusati di abusi sessuali.
(Apcom) Le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi accoglieranno il Papa che arriva a Sydney la prossima settimana con una t-shirt con cui si condanna lo scandalo dei preti pedofili. La protesta contro la visita del Papa in Australia parte dall'associazione 'Broken Rites Australia', che raccoglie le famiglie e le vittime di abusi sessuali.

La maglietta riprodurrà i nomi dei 107 preti cattolici australiani che sono stati condannati dalla corte per casi di pedofilia e abusi sessuali, raccolti dall'associazione dal 1993, anno della sua istituzione. "Ma la maglietta è così grande da contenere tutti i 107 nomi?", si domanda provocatoriamente l'associazione. Sotto i nomi, la t-shirt riprodurrà la scritta "107 preti condannati per crimini sessuali".

Intanto, a pochi giorni dall'arrivo di Benedetto XVI previsto domenica, lo scandalo dei preti pedofili si abbatte come un ciclone su Sydney. Il cardinale George Pell è stato accusato di aver coperto casi di abusi sessuali, secondo un reportage della tv Abc. In una conferenza stampa, il porporato ha negato di aver coperto alcun caso di pedofilia.

Anthony Jones ha accusato padre Terrence Goodall di aver abusato di lui nel 1982, quando Jones aveva 28 anni ed era coordinatore dell'istruzione religiosa a Sydney. Jones ha riferito le accuse alla chiesa australiana nel 2003 che ha aperto le indagini che hanno dimostrato "comportamenti omosessuali" tra padre Goodall e Jones, secondo quanto riporta la Abc.

Ma l'arcivescovo Pell non ha seguito le raccomandazioni previste durante le indagini e ha persino scritto a Jones dicendogli che non era stato possible provare la denuncia di "tentata violenza sessuale aggravata". Pell ha sottolineato che mentre la sua lettera a Jones è stata "mal scritta", non c'è stata violenza sessuale, perchè "l'atto è stato consensuale".

Il report di Abc riferisce che anche un secondo uomo, non ben identificato, ha denunciato di abusi sessuali padre Goodall. Un'altra lettera di Pell, segnata nello stesso giorno di quella a Jones, ha informato il secondo uomo che le accuse di abusi sessuali non erano sufficienti. "Non ho intenzione di ingannare", ha detto Pell alla conferenza. "La Chiesa ha preso tutte le azioni contro Goodall basate sulle accuse delle due vittime".

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lunedì 7 luglio 2008

Il papa a Sydney. Cardinale Pell: "Mi attendo scuse del Papa per abusi sessuali".

Benedetto XVI sarà in Australia dal 15 al 20 luglio.
L'arcivescovo di Sydney, il cardinale George Pell, ha dichiarato oggi di attendersi le scuse di Papa Benedetto XVI per gli abusi sessuali commessi in passato dai sacerdoti, durante la sua partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù.
Parlando alla Abc Radio, l'arcivescovo ha sottolineato come il Papa abbia già trattato l'argomento in maniera ineccepibile durante la recente visita negli Stati Uniti, affermando di aspettarsi che lo faccia anche in Australia. Il Papa sarà a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù dal 15 al 20 luglio.

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domenica 29 giugno 2008

Nuove forme di pornografia Africana.

(Crimeblog) L’Europa, Francia e Inghilterra in primis, è tra i principali responsabili della sempre più fiorente industria pornografica africana, che si sta specializzando in forme estreme di pratiche sessuali come zoofilia, scatologia e chi più ne ha più ne metta.
Allettanti ma ingannevoli annunci di matrimonio su siti internet, chat e addirittura in alcune riviste attirano sempre più giovani ragazze africane si ritrovano intrappolate nell’industria pornografica occidentale.
Troppo spesso, però, non si tratta di semplici atti sessuali, ma di vero e proprio orrore per soddisfare i capricci di una sessualità perversa di alcuni uomini: scene di sesso con animali, escrementi, oggetti affilati e cera bollente possono far guadagnare fino a 4.500 euro all’ora ed è proprio di fronte a cifre come queste che ragazzine innocenti decidono di non tirarsi indietro pur di mantenere le loro famiglie.

Nei video, che hanno una specifica clientela ed un fervente mercato nero, queste ragazze hanno rapporto sessuali di ogni genere con cani e animali di simil stazza, mentre vengono incitate con oscenità dalle persone presenti sulla scena.
Un’altra pratica consiste nel cospargersi di escrementi e mangiare vere e proprie pietanze a base di feci, umane ma anche animali, mentre è sempre più crescente la domanda di filmati in cui durante l’atto sessuale viene inflitto dolore fisico alle ragazze, tramite l’uso di coltelli e lame affilate, in veri e propri atti da kamikaze.
Perversioni e mostruosità fuori controllo che purtroppo trovano un mercato in netta crescita da un parte e povertà e disperazione dell’altra.

Per un ulteriore approfondimento sull’argomento, ecco il link del reportage firmato da Arnold Sènou e Theophilus O’Donkor per il sito Afrik.com, che segue da vicino un gruppo di ragazze protagoniste di una di queste pellicole.

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venerdì 20 giugno 2008

Brescia. L’orgoglio pedofilo fà insorgere la citta'.

Domani in corteo contro il gruppo olandese.
La città insorge contro la “Giornata dell'orgoglio pedofilo-love boy day” che sarà celebrata domani in rete da un gruppo olandese. Nel pomeriggio di sabato in corso Zanardelli, a partire dalle 16.30, si leverà la protesta corale alla quale Brescia è stata chiamata dall'associazione “Sto united”, presieduta da Sara Balsamo, e dal sito www.fermaipedofili.org, protesta che ha subito ricevuto il patrocinio del Comune, della Provincia e l'appoggio sia del Brescia calcio che del Rugby Calvisano. Ma oltre 5mila sono già le adesioni dall'intero Paese, di personaggi più o meno illustri.

Molte le associazioni, da “Famiglie numerose” a “Bimbo chiama bimbo” a “vivicentro”, a “Coldiretti”; fra i nomi quelli del rettore Augusto Preti, dei tre segretari di Cgil, Cisl e Uil, dell'onorevole Viviana Beccalossi, di Laura Castelletti, Donatella Albini, Annalisa Voltolini, Aida Satta Flores, di Savino Pezzotta presidente della 'Rosa bianca'.

La mail info@fermaipedofili.it è stata subissata; l'elenco andrebbe aggiornato ogni minuto.

L'appello è a tutti i cittadini di accendere candele bianche alla finestra e partecipare alla fiaccolata di domani. L'associazione ha scritto alla Ue dove è stata presentata un'interrogazione che non ha ricevuto risposta. Ora l'avvocato Pascal Winter presenterà un ricorso alla Corte europea per l'oscuramento dei siti pedofili, mentre un'analoga manifestazione sarà organizzata a Parigi.

Il programma prevede l'avvio della manifestazione da parte di Chiara e Cino Tortorella, il noto mago Zurlì. Poi si alterneranno il Coro delle voci bianche di Novara, con la canzone di Danilo Amerio “Il mercato degli Angeli”, il mago Gabriele, i Tachipirina clown, “Momento jazz” a cura del Panathlon club.

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mercoledì 18 giugno 2008

Pedofilia, scoperto a Varese garage dell'orrore. Arrestato un operaio 30enne.

(Tiscali notizie) Non solo il garage sotto l'abitazione della nonna a Tradate (Varese) adibito a sala a luci rosse dove, stando alle accuse, praticava sesso con il suo compagno alla presenza di tre bambini, a loro volta messi nelle condizioni di subire le sue voglie, ma anche un altro che l'uomo arrestato la scorsa settimana dalla Mobile e dalla Polizia Postale di Varese usava per i suoi turpi fini. Sono gli ultimi risvolti delle indagini che hanno portato in carcere un 30enne tradatese con le accuse di violenza sessuale su minori e produzione, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

L'indagine - L'operaio avrebbe cominciato la sua attività di pedofilo dal 2000 fino a pochi giorni prima di finire in manette, approfittando di bambini che i suoi genitori, molto stimati e impegnati in attività parrocchiali, accettavano di accudire di tanto in tanto. Quando non c'erano li affidavano al figlio, che con scuse banali li portava in uno dei due garage dove si abbandonava a scene di sesso con il suo compagno (pure trentenne e denunciato a piede libero), filmando le scene per scambiarle via internet con altri pedofili. Centinaia di filmini riuniti su tre dvd finiti nelle mani degli investigatori, insieme a 150 file trovati nel suo computer e di uguale contenuto ma scaricati da internet

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lunedì 16 giugno 2008

Dopo tante esitazioni il vescovo di Como rimuove il parroco condannato per violenza su minori.

Il vescovo di Como, mons. Diego Coletti, ha ritenuto necessario, dopo un “lungo colloquio”, “non confermare la presenza” e “il ministero nelle parrocchie della zona di Colico” di don Mauro Stefanoni, il sacerdote condannato in primo grado per violenza su minori. E’ quanto fa sapere la diocesi di Como in un comunicato diffuso oggi. La diocesi esprime “prudenza e rispetto per la magistratura” ma ricorda anche che l’ordinamento giuridico del nostro Paese prevede “altri due gradi di giudizio che sottopongono ad ulteriore verifica quanto è stato fatto e deciso nel primo”. Pertanto, si legge nel comunicato, “fino a condanna definitiva, si deve presumere che la persona sottoposta a processo possa ancora dimostrare in sede giuridica la propria innocenza”. “Questo, tuttavia – prosegue la nota – non permette di considerare irrilevante e senza conseguenze il pronunciamento in primo grado”. A questo proposito la diocesi esprime la sua “doverosa attenzione per tutte le persone coinvolte nella vicenda” e assicura che “la Chiesa, nei limiti della sua competenza e responsabilità di fronte ad un suo presbitero” assumerà “tutti i provvedimenti che meglio salvaguardano la dignità dello stesso e insieme evitano di dare l’impressione i sottovalutare la situazione”. La legge della Chiesa prevede infatti in questi casi che la giurisprudenza ecclesiastica promuova “gli opportuni accertamenti e indagini”.

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sabato 14 giugno 2008

Tradate. Abusava di ragazzini nel garage e li filmava. Trentenne arrestato per violenze su minori.

(Il caffè) La scena dell’orrore pedofilo questa volta è un garage insonorizzato, dove un trentenne ha attirato dei bambini per violentarli e filmare gli abusi sessuali.

In manette con l’accusa di gravi reati è finito un uomo di Tradate, in provincia di Varese, arrestato questa mattina dagli agenti della Squadra mobile varesina e della Polizia Postale.

Stando ai primi risultati delle indagini l’uomo, incensurato, avrebbe violentato almeno tre bambini di un’età inferiore ai dodici anni. Un insospettabile che sarebbe rimasto tale, se non ci fosse stata una segnalazione alla polizia. Perquisita l’abitazione del trentenne, dove è stato ritrovato materiale ritenuto interessante dagli investigatori, gli inquirenti sono arrivati al garage.

Un locale appositamente insonorizzato, dove l’uomo arrivava le sue vittime, una trappola da cui non potevano fuggire, né invocare aiuto. Tre i bambini per i quali si sarebbero già accertati gli abusi sessuali, che il trentenne filmava, probabilmente, per scaricare le immagini in rete o cederle a qualche altro pedofilo.

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giovedì 12 giugno 2008

Nuova prostituzione. Vengono dalla Thailandia le nuove “schiave” del sesso.

(Silvana Fossati - Il secolo XIX) Giovani e graziose, partivano dalla Thailandia con un visto turistico per la Svezia, dove avrebbero dovuto lavorare in alberghi e in ristoranti. Ma in realtà la loro destinazione era l’Italia. Milano per la precisione. Arrivate a Malpensa, venivano accolte da alcuni connazionali che ritiravano i loro documenti e le portavano a prostituirsi in appartamenti di Alessandria e della provincia.

Le giovani “schiave” guadagnavano circa mille euro al giorno, ma dovevano pagare il viaggio (dai 10 ai 20 mila euro) prima di riuscire ad affrancarsi. A gestire la vasta rete un’organizzazione gestita da quattro asiatiche abitanti in città, che si avvalevano della collaborazione di altri thailandesi per la parte operativa relativa alla pubblicità, alla gestione dei rapporti con i clienti, alla sistemazione delle ragazze in nuove case. Il “giro” è stato scoperto dagli agenti della squadra mobile, che in sei mesi di indagini ha ricostruito i vari ruoli dei personaggi coinvolti. L’operazione, coordinata dalla procura della Repubblica, coinvolge una cinquantina di persone. Su ordinanza di custodia del gip, ieri sono finiti in carcere 14 thailandesi; due si trovano agli arresti domiciliari mentre altri due, tra cui un alessandrino autista-tuttofare, hanno l’obbligo di presentarsi due volte al giorno in questura.

Le accuse sono di associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Per il reato di favoreggiamento della prostituzione è stata denunciata anche una albanese residente in città. Sono alcune decine le giovani prostitute trovate negli alloggi a luci rosse. L’ufficio immigrazione sta controllando la loro posizione: se risulteranno irregolari, saranno rimpatriate. Le indagini proseguono, come hanno sottolineato il questore Mario Rosario Masini e il dirigente della squadra mobile Domenico Lopane, per accertare se l’organizzazione agiva da sola o faceva parte di un sistema molto più vasto e ramificato anche a livello europeo. L’attività investigativa è iniziata a novembre nell’ambito del contrasto alla prostituzione e ai reati connessi. Dopo che i continui servizi di prevenzione del crimine hanno fatto praticamente sparire le lucciole dalla strada, l’attenzione si è concentrata sulle inserzioni gratuite e a pagamento e su internet, individuando una ventina di casa d’appuntamento. Le tenutarie operavano in collegamento con connazionali di Bangkok, dove una specie di agenzia si incaricava di reclutare le ragazze per farle venire in Italia a fare le prostitute con la prospettiva di un successivo salta di qualità come imprenditrici del sesso. E forniva la documentazione per il viaggio, comprese le false prenotazioni in alberghi italiani in modo da rendere regolare la loro presenza. All’arrivo, le giovani donne venivano prese in consegna e sistemate negli alloggi dove dovevano “lavorare”, controllate da altre ragazze thailandesi già affrancate o che avevano il loro debito ormai in via di estinzione.

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mercoledì 21 maggio 2008

Adescava i ragazzi all’oratorio, arrestato. Blitz della polizia municipale a Jesolo.

Il giovane albanese accusato di violenza sessuale su quattro minori.
(La Nuova Venezia) Indiziato del reato di violenza sessuale per aver adescato quattro ragazzi fra i sette e i 14 anni nei pressi di un oratorio e di una scuola elementare a Cologno al Serio (Bergamo), il cittadino albanese D.A., di 31 anni, è stato fermato a Jesolo dove risiede da un anno con regolare permesso di soggiorno. Il fermo è stato eseguito dalla polizia locale di Jesolo, in collaborazione con quella di Cologno al Serio, sulla base di un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Bergamo per evitare la fuga dell’uomo. I reati ipotizzati nei suoi riguardi sono quelli di violenza sessuale su minori e violenza privata continuate.
L’immigrato si avvicinava ai ragazzi e, con la scusa di giocare, entrava in confidenza con loro. I giochi si trasformavano però sempre più spesso in avance e palpeggiamenti, anche nelle parti intime. Le giovani vittime sono state ascoltate dagli inquirenti, con l’assistenza dell’ufficio tutela minori dell’Asl, e hanno riconosciuto l’albanese nelle fotografie che gli agenti avevano scattato durante l’indagine, raccontando tutto.
In particolare - da quanto si è riusciti a sapere - magistratura e Polizia giudiziaria hanno raccolto indizi secondo i quali l’uomo, in più occasioni, nel marzo scorso, ha adescato i quattro bambini mentre si trovavano in un campo sportivo vicino all’oratorio e in altri luoghi di ritrovo di ragazzi a Cologno al Serio. L’uomo è stato fermato nell’abitazione nella quale vive da solo a Jesolo.
E’ stata un’operazione lampo quella condotta dagli agenti jesolani, coordinati dal comandante Claudio Vanin. A Jesolo non ci sono segnalazioni o denunce sul turpe reato da parte del 31enne, anche se gli accertamenti sono ancora in corso anche per ricostruire le vicissitudini che lo hanno condotto al lido.
L’assessore alla sicurezza Andrea Boccato ha voluto evidenziare l’azione dei vigili di Jesolo. «Esprimo il mio elogio per l’attività della polizia locale - ha detto - che si è coordinata con quella di Cologno al Serio per l’arresto. Rilevo allo stesso tempo l’importanza delle attività di controllo delle residenze e di prevenzione messe in atto con la delibera Bitonci, adottata anche dall’amministrazione in carica, per un’azione di generale controllo del territorio. Si tratta di un’attività da potenziare, soprattutto quella che riguarda la verifica dell’assegnazione delle residenze».

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Treviso. Violenta un quattordicenne: arrestato. Il trentenne liberiano ha convinto il ragazzino a seguirlo, poi gli abusi.

I due si conoscevano da tempo, abitano poco distanti. L’adolescente, dopo il fatto, si è confidato con i genitori. Indaga la squadra Mobile.
Potrebbero esserci altri casi non denunciati Adesca un ragazzino e tenta di violentarlo. Un liberiano di 30 anni, Basco Bento, è accusato di violenza sessuale. E’ stato arrestato dalla Squadra Mobile. L’adolescente si era confidato con i genitori che si sono rivolti alla polizia. Il racconto è risultato attendibile ed è scattata l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Elena Rossi.
Secondo la ricostruzione compiuta dagli inquirenti, si tratta di un solo episodio accaduto alla fine di febbraio. E’ stato lo stesso ragazzino a riferirlo prima ai genitori, poi davanti ad una psicologa delegata dal magistrato. Entrambi i racconti coinciderebbero e costituirebbero l’accusa nei confronti del liberiano. Da parte sua, l’uomo continua a proclamarsi innocente, ma emergerebbero tentativi di adescamento da parte del trentenne nei confronti di altri ragazzini del quartiere. A questi è difficile risalire visto che nel suo appartamento perquisito ieri, subito dopo l’arresto, i poliziotti non avrebbero trovato nulla. Ne’ fotografie, ne’ materiale compromettente informatico o rubriche con nomi e numeri di telefono. La polizia spera che la notizia dell’arresto di Basco Bento convinca altri adolescenti a farsi avanti. Al momento, dunque, nei confronti del liberiano ci sono solo le accuse del quattordicenne che vive poco distante dalla sua abitazione.
I due dunque si conoscevano. Ed è proprio dopo un incontro casuale che il liberiano sarebbe riuscito a convincere il ragazzino a seguirlo nel suo appartamento. A questo punto, secondo la versione fornita dall’adolescente sia ai suoi genitori che alla psicologa, l’uomo l’avrebbe spogliato poi costretto a subire le sue attenzioni erotiche. A nulla sarebbero valsi i tentativi di sottrarsi. Una situazione difficile da cui è riuscito finalmente a fuggire.
Una volta tornato a casa, ai suoi genitori sono bastati un paio di giorni per capire che c’era qualcosa nel loro ragazzo che non andava. Silenzioso, non usciva più di casa, aveva perfino rinunciato ad andare in gita scolastica. Qualche domanda ed è saltata fuori la verità. Dalla confessione alla denuncia i genitori hanno fatto trascorrere appena poche ore. Ieri l’arresto e la fine di un incubo.

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martedì 13 maggio 2008

A Como indagato l'ex vescovo Maggiolini. L'accusa è di favoreggiamento nei confronti di un prete accusato di violenza sessuale su un disabile.

Per Don Stefanoni, ex parroco di Laglio chiesti 8 anni di carcere.
(Il Corriere della Sera) Una brutta storia. Il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini è stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como per il reato di favoreggiamento personale di don Mauro Stefanoni, l'ex parroco di Laglio (Como) attualmente a processo per violenza sessuale.

L'ACCUSA - Secondo l'ipotesi accusatoria, Maggiolini nel novembre del 2004 avrebbe convocato in Curia don Stefanoni per riferirgli dell'esistenza dell'indagine penale nei suoi confronti per violenza sessuale. Dell'iscrizione sul registro degli indagati, che non si sa a quando risale, si è appreso a margine del processo a carico di don Stefanoni. Proprio lunedì il pm Vittoria Isella ha chiesto nei confronti del sacerdote una condanna a otto anni di reclusione. Il prete è accusato di violenza sessuale nei confronti di un ex parrocchiano, all'epoca dei fatti minorenne, affetto da un lieve ritardo mentale, che lo denunciò nel 2004. L'imputato ha sempre respinto ogni accusa, ma secondo quanto ha ricostruito in aula il pm «la videocassetta omopornografica trovata nella casa parrocchiale, la tipologia dei film acquistati sulla tv via satellite, i siti internet navigati, le chat line frequentate, i soprannomi utilizzati per farlo, e i rapporti intrattenuti con un suo ex parrocchiano di Ponte Tresa costituiscono una cornice perfetta per il quadro dipinto dalla vittima». Oggi ci sarà una nuova udienza per le arringhe difensive.
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giovedì 8 maggio 2008

Bullismo: abusi sessuali su uno studente. Molestato nei bagni da 4 compagni e ricattato: costretto a pagare il «pizzo».

Indagine dei carabinieri dopo la denuncia di un ragazzo dell’alberghiero.
I soprusi, terribili, ripresi con i cellulari: i filmati ora all’esame dei Ris.
Minorenne si è sfogato con i genitori dopo aver subito in silenzio per mesi umiliazioni e brutalità.
(La tribuna di Treviso) Costretto a seguire i compagni in bagno durante la ricreazione e a subìre molestie sessuali. E poi violenze e maltrattamenti di ogni tipo, fino al pagamento di un «pizzo». E’ il drammatico episodio di bullismo che ha per teatro un istituto alberghiero trevigiano e per protagonisti cinque ragazzi tra i 17 e i 18 anni. Sul caso, denunciato dalla famiglia del giovane, sono ora in corso le indagini dei carabinieri. Accertamenti sono stati affidati anche ai Ris, in particolare l’esame di alcuni filmati girati col telefonino dei ragazzi. L’analisi del materiale è decisivo per stabilire la fondatezza di quanto riferito dal ragazzo agli investigatori e l’identità dei suoi persecutori. I primi accertamenti sono scattati lo scorso dicembre.
Sull’accaduto il riserbo degli inquirenti è massimo, ora si attendono i riscontri tecnici che permetteranno contestazioni specifiche ai ragazzini coinvolti.
Tutto ha inizio alla fine dello scorso anno quando uno studente minorenne racconta sconvolto ai genitori una serie di violenze a cui è soggetto a scuola da parte di un gruppo di suoi compagni. Il giovane si sfoga dopo aver subìto in silenzio per mesi ogni sorta di brutalità. Le violenze, spiega, si consumavano per lo più durante l’ora di ricreazione nei bagni dell’istituto alberghiero da lui frequentato.
Il ragazzo racconta di vere e proprie torture fische e psicologiche, fino a molestie sessuali di cui sarebbe stato ripetutamente vittima. I particolari sono drammatici, il livello di violenza è molto alto. Ma non ci sono soltanto le aggressioni e le umiliazioni: il giovane sarebbe stato costretto anche a pagare i suoi persecutori versando loro periodicamente un pizzo, dietro minaccia di più gravi maltrattamenti se non avesse obbedito. Quattro i suoi aguzzini: due diciassettenni e gli altri diciottenni. Una vera e propria banda, secondo il racconto del giovane, specializzata nel terrorizzare e maltrattare gli studenti apparentemente più deboli.
I genitori, ascoltato il drammtico sfogo, si rivolgono immediatamente ai carabinieri, denunciando l’inferno quotidiano al quale il ragazzino è costretto. Scattano le indagini, coordinate dal comando trevigiano: la materia è delicata vista l’età delle persone coinvolte e occorre procedere con la massima cautela. Verificando, innanzittutto, la fondatezza della ricostruzione fatta dallo studente. A sostegno di quanto da lui riferito, gli investigatori avrebbero trovato un importante riscontro: in mano ai carabinieri ci sono infatti alcuni filmati girati con la camera del cellulare, che documentano le violenze a scuola. Le immagini non sono limpide, così come non lo è il sonoro: per questo gli investigatori hanno deciso di inviare ai carabinieri del Ris il materiale girato per «pulirlo» e renderlo utiizzabile ai fini investigativi. Nel frattempo la segnalazione è stata trasmessa sia alla Procura di Treviso che a quella dei Minori di Venezia. Le indagini devono inoltre verificare se ci sono state anche altre vittime.
Quanto accaduto all’Alberghiero, se troverà conferme dall’attività investigativa in corso, rappresenta un episodio estremo di un fenomeno in espansione anche nella Marca. Tanto che proprio lunedì scorso, davanti ai cancelli della «Anna Frank» di Sant’Angelo, una coppia ha distribuito volantini antibullismo con il seguente testo: «Genitori, sapete davvero ciò che accade nei bagni della scuola? Fate attenzione a ciò che succede ai vostri figli». L’iniziativa è stata decisa dopo che, secondo la denuncia dei genitori, un ragazzino è stato costretto da un suo compagno ad abbassarsi i pantaloni, sotto minacce. L’accaduto risale all’inizio della scorsa settimana, mentre è dello scorso anno il caso di un bambino di Nervesa pestato dai suoi compagni e finito all’ospedale con un trauma cranico.

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Pedofilia. Marcelletti, sms con una ragazzina.

Il cardiochirurgo avrebbe scambiato material hard con una tredicenne.

(La Stampa) La Procura e il Gip di Palermo hanno avviato le procedure per l’intervento del tribunale dei minorenni, nella vicenda del cardiochirurgo Carlo Marcelletti, agli arresti domiciliari da ieri con le accuse di truffa, peculato, concussione e detenzione di materiale pedopornografico. I magistrati minorili stanno adesso valutando il comportamento dei genitori della tredicenne con cui Marcelletti avrebbe avuto rapporti: il tribunale potrebbe anche decidere che la ragazzina, appartenente alla "Palermo-bene", venga tolta alla famiglia e affidata a un istituto.

La decisione è attesa nei prossimi giorni. Intanto, secondo quanto si è appreso, sarebbero decine e decine, se non proprio centinaia, gli sms che sarebbero stati scambiati da Marcelletti con la ragazzina, figlia di un’amica del chirurgo pediatrico. Gli sms erano stati inviati a commento di altri messaggi-video, gli mms, spediti e letti in precedenza, e dal contenuto che in ambienti investigativi viene definito "inequivocabile".

Gli inquirenti avevano messo il cellulare del medico sotto controllo per le vicende riguardanti gli appalti e le operazioni effettuate in regime ’intra moenià e si sono imbattuti in messaggi di ben altro tipo. Secondo quanto si è appreso, l’intercettazione degli mms non sarebbe stata autorizzata dal Gip e il loro contenuto è stato ricostruito grazie ai successivi sms di commento.

Sempre in ambienti investigativi è emerso che Marcelletti si sarebbe fatto passare per il proprio figlio e alla ragazzina avrebbe fatto credere di essere molto più giovane, quasi suo coetaneo, per poi rivelare la propria reale identità. La giovanissima (che usava il cellulare della madre) è stata ascoltata in Procura, alla presenza di una psichiatra, e ha confermato tutto. Sebbene non abbia ritenuto di dare l’autorizzazione ad intercettare gli mms, il gip Pasqua Seminara aveva ipotizzato la possibilità di contestare l’accusa di violenza sessuale.

Ma la possibilità di aggravare le accuse spetta ai pm Fabrizio Vanorio e Caterina Malagoli, che hanno ritenuto di non esercitarla. I due rappresentanti della Procura hanno intanto fatto ricorso al tribunale del riesame contro il mancato arresto in carcere di Marcelletti, al quale il gip, nonostante la richiesta dei pm, ha concesso i domiciliari. Il cardiochirurgo sarà sottoposto oggi alle 16 al primo interrogatorio.
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L'ospedale di Palermo: "Ci costituiremo parte civile".
(Tg sky24) Carlo Marcelletti, direttore della Divisione di Cardiochirurgia pediatrica del Civico di Palermo, è agli arresti domiciliari con l'accusa di concussione, truffa e peculato. Ai microfoni di SKY TG24 parla il direttore generale del nosocomio, Francesco Licata di Baucina, il quale dice: "Se le accuse saranno confermate, ci costituiremo parte civile".
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