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domenica 10 agosto 2008

Bulgaria, un'indagine rivela quanto sia omofoba.

Indagine dell'istituto 'Gallup International' resa nota a luglio.
(Ansa) Forti pregiudizi nei confronti degli omosessuali in Bulgaria dove vengono considerati nemici della societa', della morale e della crescita demografica: e' quanto emerge da un'indagine dell'istituto 'Gallup International' resa nota a luglio.

I bulgari risultano ''estremamente insofferenti'' verso persone di diverso orientamento sessuale e sarebbero i piu' infelici fra i cittadini Ue se avessero come vicino di casa un gay o una lesbica. Sempre secondo l'indagine, nel migliore dei casi la gente in Bulgaria e' propensa a ritenere che l'omosessualita' sia una posa: dirsi gay sarebbe una scusa per attirare l'attenzione. Nel peggiore dei casi l'omosessualita' e' considerata una grave malattia, pericolosa anche per gli altri.

Su tale sfondo creera' sicuramente vivaci polemiche la recente posizione della Commissione nazionale antidiscriminazione, la quale ha chiesto al governo e al parlamento di autorizzare le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso. Dopo le vacanze estive dovra' essere votato in parlamento l'emendamento della legge per la famiglia che presenta per ora il vecchio testo, secondo cui il matrimonio puo' essere contratto soltanto tra uomo e donna.

Il 28 giugno scorso a Sofia si e' svolta la prima sfilata del gay Pride organizzata in Bulgaria, coordinata dall'organizzazione gay 'Gemini' al motto di 'Io e la mia famiglia'. Un centinaio di attivisti hanno marciato attraverso il centro di Sofia per protestare contro la discriminazione degli omosessuali. La polizia ha arrestato circa 60 estremisti di destra per lancio di bottiglie incendiarie, sassi e uova contro i manifestanti. Il patriarca della Chiesa ortodossa bulgara, Maxim, ha definito la parata ''un raduno oltraggioso ed empio, opera delle tenebre, amorale e turpe, contraria alla coscienza cristiana''.

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martedì 5 agosto 2008

Rivelazioni: Solo il 20% dell'8x1000 è destinato ad opere di carità.

(La Stampa) La televisione, dove l’unico spot circolante è quello della Chiesa Cattolica, ci ha abituati a pensare all’8x1000 come a una magnifica occasione per aiutare i derelitti della Terra. Nelle pubblicità compaiono bambini di Paesi poveri, fame e miseria.
Far tornare un sorriso su quei volti emaciati è facile: basta apporre una firma sulla dichiarazione dei redditi e si destina una quota dell’Irpef a quelle popolazioni in difficoltà. Una bella favola. Peccato che resti, appunto, una favola.

La Chiesa Cattolica destina solo il 20% di quello che riceve con l’8x1000 per fare della carità (fonte Cei). Il resto lo incamera. Le istituzioni laiche non fanno meglio. Tra il 2001 e il 2006 lo Stato italiano, attraverso l’8x1000, ha destinato all’Africa 9 milioni di euro per combattere la piaga della fame: un quinto di quanto ha dato per la regione Lazio (43 milioni). E pensare che il Continente Nero, con i suoi oltre 800 milioni di abitanti, ha preso più degli altri. All’Asia, 4 miliardi di individui, è arrivato un milione e mezzo: il prezzo di una villa in Sardegna. O se si preferisce un quarto di quanto il governo ha stanziato - prelevandolo dallo stesso fondo - al solo Molise (7,2 milioni di euro).

Seguono l’America Centrale con 610mila euro e quella Meridionale con 560mila, poco più e poco meno di 10mila euro all’anno. E sarebbe andata ancora peggio se nel 2006 tutta la quota statale, ovvero 4,7 milioni di euro, non fosse stata completamente destinata a progetti contro la fame nel mondo. Evidentemente la beneficenza va di moda solo negli spot. Secondo la sezione di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti dal 2001 al 2006 lo Stato italiano ha elargito 272 milioni di euro grazie all’8x1000 degli italiani. Ma se si vanno a guardare le aree di intervento, le differenze sono enormi: 179 milioni (il 66%) sono serviti per finanziare progetti di conservazione di beni culturali; 59 milioni (il 22%) per affrontare calamità naturali; 22 milioni (l’8%) per l’assistenza ai rifugiati; solo il 4% è andato a progetti contro la fame nel mondo. Una scelta difficile da spiegare, a meno che non si entri nel dettaglio e s’intuiscano alcuni meccanismi che governano la classe politica italiana.

Se si scorrono i progetti finanziati nei sei anni presi in esame, si scopre che il 40% circa ha riguardato il restauro di chiese, abbazie, conventi e parrocchie. Un aspetto che non è sfuggito alla Corte che, in adunanza pubblica, ha chiesto conto alla rappresentante del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali di tanti finanziamenti a enti religiosi. La risposta è stata che il patrimonio artistico, culturale, storico e architettonico degli enti religiosi in Italia è di grande eccellenza. Vero, ma la Corte non ha potuto che richiamare alle norme che regolano la distribuzione dell’8x1000 e che parlano di bilanciamento nella scelta dei progetti e di urgenza degli stessi. La disparità di trattamento, invece, è evidente. Tanto più se si tiene conto di altri dati. I numeri parlano da soli: i 315 milioni di euro attribuiti allo Stato dal 2001 al 2007 impallidiscono di fronte ai 6.546 milioni ricevuti dalla Chiesa Cattolica. È il ritorno dello spot televisivo? I creativi sono bravi, ma non così tanto. A meno che non si voglia annoverare in questa categoria (e il personaggio di sicuro lo merita) anche l’attuale ministro delle Finanze Giulio Tremonti. È sua l’idea del meccanismo di redistribuzione che tanti mal di pancia fa venire ai laici che siedono in Parlamento ma non solo. Non tutti gli italiani dichiarano a chi deve andare il loro 8x1000. Solo il 40% lo fa scegliendo tra Stato, Chiesa Cattolica, Valdesi, Luterani, Comunità ebraica, Avventisti o Assembleari. E il restante 60%?

In altri Paesi, dove la donazione deve rispecchiare una volontà esplicita del contribuente, questa quota rimane allo Stato e quindi a disposizione di tutti. In Italia viene invece ridistribuita secondo le proporzioni del 40%, dove i cattolici vanno forte. Alla fine circa il 90% dell’intero gettito va alla Chiesa. Si tratta di quasi un miliardo di euro all’anno, 991 milioni nel 2007. E pensare che quando nacque l’8x1000, la sua funzione era quella di sostituire la congrua per il pagamento dello stipendio ai sacerdoti. Lo Stato era anche disposto a mettere di tasca propria il denaro necessario per arrivare alla cifra di 407 milioni di euro nel caso i fondi fossero risultati insufficienti. Oggi gli stipendi dei preti rappresentano un terzo dell’8x1000 che va alla Chiesa, ma nessuno ha mai osato mettere in discussione la cifra, nemmeno la commissione bilaterale italo-vaticana che aveva il compito di rivedere le quote nel caso il gettito fosse stato eccessivo. Del fiume di denaro che va alla Chiesa Cattolica, la Cei destina il 20% per opere caritatevoli, il 35% per pagare gli stipendi dei 38mila sacerdoti italiani e il resto, circa mezzo miliardo di euro, viene ufficialmente utilizzato per non meglio precisate «esigenze di culto», «catechesi» e «gestione del patrimonio immobiliare».

Forse anche per questo lo slogan scelto dai Valdesi per un loro spot radiofonico di qualche tempo fa era: «Molte scuole, nessuna chiesa». La pubblicità in questione è stata vittima di una sorta di censura: per mesi non è stata mandata in onda. Non è l’unica disparità che lamentano le altre confessioni religiose. Diversamente dai cattolici, infatti, Valdesi, Luterani, Comunità Ebraiche, Assembleari e Avventisti ottengono i fondi (volontariamente sottoscritti dagli italiani) solo dopo tre anni. Alla Cei, invece, lo Stato versa un anticipo del 90% sull’introito dell’anno successivo. Le vie del Signore, in alcuni casi, si fanno scorciatoie. Ma le disparità tra religioni diverse non sono le uniche che si possono riscontrare tra i finanziamenti statali dell’8x1000. Nonostante i criteri di scelta dicano che, per finanziare i progetti, è necessario tener conto di vari fattori, tra cui anche quello della maggiore o minore popolazione presente sul territorio su cui insiste il progetto, ci sono regioni che paiono baciate dalla fortuna. In sei anni all’Abruzzo sono andati 13 milioni di euro, quanto la Sicilia e la Toscana, e quattro volte l’Umbria (3 milioni di euro). E che dire delle Marche (22 milioni di euro), che ha ricevuto più del doppio di una regione come il Piemonte? Capire perché questo accade è praticamente impossibile. Il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio, che si occupa della distribuzione dei fondi, dichiara di aver tenuto conto dei criteri scelti dalla Presidenza, ma anche «della commissione tecnica di valutazione», dei «pareri non vincolanti delle Camere», di imprecisate «indicazioni arrivate da autorità politiche» e dei suggerimenti delle «commissioni parlamentari».

Come dire: di tutti. Il risultato è stata la solita guerra tra lobby, che però ha provocato un effetto perverso: l’enorme frammentazione dei finanziamenti. Se ognuno vuole la sua fetta di torta, per quanto piccola, l’esito è scontato: l’8x1000 si perde in una serie infinita di rigagnoli. Il 78% dei finanziamenti erogati, ovvero tre su quattro, è inferiore a 500.000 euro. Quasi la metà (43,22%) è compreso tra i 100 e i 500 mila euro. Chi dovrebbe evitare tutto questo è la Presidenza del Consiglio. Per legge dovrebbe essere il filtro che dà unitarietà e razionalità agli interventi, ma non accade. La Corte rileva che i ministeri si rivolgono direttamente al dicastero delle Finanze per i progetti. Questo ha un'ulteriore conseguenza: se si elimina la responsabilità della Presidenza del consiglio, chi controlla gli esiti dei lavori? Il regolamento stabilisce che, passati 21 mesi, se questi non sono iniziati, il finanziamento viene revocato. Sarebbe dovuto accadere per esempio per la Chiesa della Martorana di Palermo, per il Complesso di Santa Margherita Nuova in Procida o per la Chiesa di santa Prudenziana a Roma. Non è avvenuto.

Di fronte a questi risultati non stupisce la disaffezione dei cittadini. Nel 2004 il 10,28% dei contribuenti aveva affidato il suo 8x1000 allo Stato. La percentuale è scesa all’8,65% nel 2005, all’8,38% nel 2006 e al 7,74% nel 2007. Forse avranno contribuito le leggi che in questi anni hanno decurtato la quota statale senza tener minimamente conto delle finalità per cui era stato istituito l’8x1000. Nel 2001 sono stati prelevati 77 milioni di euro per finanziare la proroga della missione dei militari italiani in Albania e nel 2004 il governo Berlusconi ha deciso una decurtazione di 80 milioni di euro anche negli anni successivi per sostenere la missione italiana in Iraq. Le decurtazioni dal 2001 al 2007 sono ammontate a 353 milioni di euro, più dei 315 milioni rimasti nel fondo 8x1000. Siamo lontani anni luce dai bambini dello spot in tv.
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Il meccanismo dell' 8 Per Mille spiegato da "Report".

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lunedì 30 giugno 2008

Il 75% dei ragazzi italiani sotto i 19 anni fa sesso e solo lo 0.3% conosce i metodi anticoncezionali

(Affari italiani) Adolescenti e sessualità. Un rapporto davvero difficile. Parole di esperto. Più di un quarto della popolazione al di sotto dei sedici anni, secondo quanto riferiscono gli studiosi, è sessualmente attivo: lo è addirittura il 50 per cento dei giovani al di sotto dei 15 anni e il 75 per cento di quelli sotto i 19 anni. Tuttavia il "mondo" degli anticoncezionali e l'importanza della prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale risulta ai più quasi totalmente sconosciuto. In Italia solo lo 0,3 per cento delle ragazze con meno di 19 anni ha infatti una buona educazione sessuale e soltanto una su quattro si attesta su un livello appena sufficiente.

Secondo i ricercatori l'Italia si trova tra agli ultimi posti per quanto riguarda la contraccezione: il 46,4 per cento dei giovani non utilizza nessun metodo anticoncezionale mentre l'8,5 per cento si affida al coito interrotto. La conseguenza? Delle 356.000 confezioni di pillola del giorno dopo consumate tra il giugno 2006 e il luglio 2007, ben il 55 per cento risulta utilizzato dalle giovani sotto i 20 anni. Inoltre, dato anche lo scarso utilizzo del preservativo vi è un'alta diffusione tra i giovani di malattie sessualmente trasmesse come l'HPV, il citomegalovirus, la sifilide e la clamidia, la cui incidenza negli individui tra i 14 e i 25 anni è in costante aumento.
Ma non tutti i ragazzi accettano passivamente la loro “non conoscenza” e sono quindi costantemente alla ricerca di notizie, conferme, dati che li aiutino a vivere con serenità questo aspetto della vita, che da qualche anno li coinvolge in età sempre più precoce.

Le fonti preferenziali di informazione per i giovani sono internet (blog, forum e siti dove rispondono specialisti) e gli amici. Internet è ormai vista come una vera a propria “fonte del sapere”. Secondo uno studio recentemente pubblicato su Sexologies, infatti, circa il 44 per cento dei giovani ricorre al web per cercare informazioni sui temi della salute e della sessualità. Il web offre infatti il vantaggio dell'anonimato.

Molti giovani, infatti, incontrano grandi difficoltà ad affrontare discorsi legati alla sessualità, e di conseguenza anche legati alla contraccezione, in famiglia. Secondo alcune ricerche almeno il 60 per cento delle giovanissime non parla di contraccezione con la propria madre.

Alcuni adolescenti si avvalgono del sostegno offerto dai consultori e dai centri appositamente istituiti. Infine, tra le altre fonti di informazioni vi sono libri e riviste.

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martedì 24 giugno 2008

Berlusconi ha paura della galera, lo dice Bossi. E Luigi Crespi spiega il perche'.

"Sui magistrati, a questo giro, Berlusconi ha ragione. Il problema è che lui poi esagera un tantino, è troppo ossessionato da queste cose, ha troppa paura di finire in galera…” Di chi sono queste parole?

(Luigi Crespi - Clandestino web) Forse del peggior nemico del Silvio nazionale, di un’infuriato Di Pietro o di un diffamatore che tenta di minare le fondamenta carismatiche della leadership del Premier?
Ma no! Queste parole sono di Umberto Bossi, amico e fedelissimo alleato che attraverso un apparente ed innocuo intercalare dice una verità spaventosa che condiziona la nostra storia e la nostra convivenza civile.
Il capo, il generale, il comandante ha paura nel momento di massima estensione della sua forza, espressa attraverso un consenso plebiscitario che non si limita alla sua persona e alla simpatia che può generare ma si estende alle sue scelte, al suo pensiero, a tutte le sue iniziative.

LA MAGGIORANZA CON SILVIO La maggioranza degli italiani è convinta che stia facendo bene per la sicurezza e l’economia, che stia sistemando i rifiuti di Napoli e la questione Alitalia, la maggioranza si schiera con lui quando pretende il ritorno al nucleare, e addirittura quando bacchetta il Papa chiedendo l'eucarestia per i divorziati.
La maggioranza è con Berlusconi anche contro i giudici colpevoli di avere ordito nel tempo una vera persecuzione nei suoi confronti, e per questo chiede l’immunità, torna a fare la faccia cattiva, rompe con il suo “benefattore” Veltroni e la gente, anche in questo caso è con lui.
Ma il leader più amato d'Italia ha paura di andare in carcere e questo gli impedisce di utilizzare l'enorme consenso che ha nel Paese e la stragrande maggioranza parlamentare per determinare quelle riforme della giustizia indispensabili, come ad esempio la separazione delle carriere o il feticcio dell'obbligatorietà dell'azione penale, e si limita scongiurare il rischio di una condanna a oltre 5 anni che il processo Mills gli potrebbe riservare.

COME NEL 2002... Si ripropone la situazione del 2002 quando Berlusconi ha optato per una serie di leggi ad personam anzichè affrontare delle giuste ed eque riforme del sistema giudiziario. All'epoca però il clima politco era differente, la Magistratura vantava una fiducia maggioritaria nell'opinione pubblica che ha perso dopo vicende come quella di De Magistris, inoltre l'opposizione non era certamente nelle condizioni in cui si trova oggi ed il consenso del Premier non era ai livelli odierni.
Ma su una cosa certamente Berlusconi sbaglia: le toghe non sono nè rosse, nè gialle, non sono determinate da una ideologia politica ma rappresentano una visione della società di una casta di eletti, di chi per concorso sa cosa è giusto e sbagliato e soprattutto definisce chi sta dalla parte del bene e chi da quella del male, ben lontani da quelle figure atte a tutelare i diritti dei cittadini ed il rispetto delle leggi.

UNA TESTIMONIANZA, DENTRO LE COSE. La persecuzione nei confronti di Berlusconi è ormai un dato di fatto e lo testimoniano le migliaia di atti giudiziari posti in essere in questi anni che, al netto delle leggi ad personam, non hanno intaccato la fedina penale del Cavaliere, nè tantomeno la sua credibilità.
Ma se quella di Berlusconi è un'ossessione devo dire che anche i giudici ne sono a loro volta ossessionati e la mia esperienza diretta, personale, ne è una prova inconfutabile. Quando nel 2003 ero a capo della HDC e mi sono trovato in conflitto con i miei soci finanziatori della Banca Popolare di Lodi e nonostante tutte le carte, i documenti e le normative fossero a mio favore, tanto da far sperare in una rapida e soddisfacente chiusura della vicenda, ho avuto modo di verificare come la paura possa condizionare Berlusconi tanto da "consigliarmi" in quel caso di non procedere nell'azione contro la BPL e di cedere alla stessa il pacchetto azionario di tutte le mie società, in virtù del fatto che negli anni che avevano preceduto la vittoria del 2001 ero stato il gestore, cioè avevo incassato, pagato, gestito i soldi delle campagne elettorali di Forza Italia, lavoro tra l'altro svolto in modo ineccepibile e con ottimi risultati. Fu questo lavoro a legittimare e gettare le basi del successo temporaneo di HDC, ma al contempo rappresentava un potenziale pericolo, che io non vedevo, ma di cui è evidente Berlusconi aveva paura.
La paura spesso è compagna della viltà e così dopo aver "ceduto", il silenzio intorno a me è stato tombale, soprattutto quando la BPL non ha mantenuto nessuno dei suoi impegni. Io che ho sempre creduto, un pò ingenuamente, nella Magistratura e ho sempre ritenuto che Berlusconi esagerasse un pò, non ho esitato ha denunciare la banca per estorsione contrattuale e truffa, denuncia incardinata nel processo che mi auguro che prima o poi vedrà la luce.

OTTO GIORNI IN CARCERE, MA SENZA PAURA La vicenda, manco a dirlo e secondo me solo perchè coinvolgeva Berlusconi, mi è costata 8 giorni a San Vittore e un lunghissimo interrogatorio che sempre di più si allontanava dai fatti e dalle responsabilità oggettive che avevano determinato il dissesto dell'azienda, e sempre di più mi sono tovato nella condizione di dover spiegare ai PM e dimostrare cose per me inconcepibili, cioè che le mie aziende non erano una fonte di fianziamento illecito per le campagne elettorali di Berlusconi e che quel modello aziendale era stato creato per essere quotato in Borsa e non per costruire ingegnosi fondi neri. Ritenevo risibile che qualcuno potesse solo pensare che il rapporto tra me e Berlusconi fosse fondato sul fatto che gli passassi sotto banco dei soldi, eppure non è stato così.
Il fatto che io non avessi nomi o denunce clamorose da fare, mi ha reso debole, poco interessante, ma d'altronde nei 7 anni vissuti ad Arcore, non ho mai visto nulla di illegale e quindi il fatto che dopo di me non siano stati fatti altri arresti e che la vicenda non avesse i risvolti attesi, non ha certamente rafforzato gli anni di intercettazioni telefoniche che però hanno dilaniato la vita privata e pubblica di persone, spesso amici che magari nulla centravano con le indagini. Questo però alimentava bene l'idea preconcetta che tutto ciò che ha a che fare con Berlusconi rappresenti malaffare e intrigo, ben alimentata dai giornali come ad esempio il Corriere della Sera che in questo caso hanno agito come veri e propri amplificatori della Procura, senza mai degnarsi di sentire, nemmeno una volta quelle che erano le posizioni della difesa.

NON SAI NIENTE DI BERLUSCONI, MA ALMENO DI SACCA'... Certo, i PM devono scoprire reati, ma una persona che sta in carcere, privata della sua libertà, quanto può essere attendibile, e quanto può essere giusto chiedergli di denunciare reati? E quanti hanno la schiena dritta e non hanno mentito sulle responsabilità altrui solo per riconquistare la libertà?
Io non ho mentito nemmeno su Agostino Saccà che da direttore generale della Rai, mi affidò, dopo la vittoria di una gara, l'appalto dei dati elettorali, proiezioni ed exit, e non può essere sfuggito che l'ultimo lavoro decente in Rai è stato proprio firmato dal sottoscritto e chi ha preso il mio posto spesso si è reso ridicolo. Ma i PM queste cose non le guardano loro vanno a caccia di reati, ed in quel caso l'idea era che io avessi ottenuto il lavoro grazie a Saccà e a funzionari resi compiacenti da sollecitazioni economiche, ignorando che in quel caso era stata fatta una gara, con tanto di commissari e che è stata la prima volta che questo lavoro è stato assegnato con questo metodo, confrontando gli istituti per il rapporto qualità/prezzo e che la quantità di denaro che la Rai avrebbe speso era inferiore a quella che aveva speso nel passato affidando senza gara, sempre ai soliti, questo appalto.
Le indagini hanno poi dimostrato la trasparenza di quella vicenda e allora non dico che bisognerebbe dare un premio a Saccà perchè ha fatto risparmiare milioni di euro alla sua azienda, ed è giusto indagare su qualsiasi cosa, ma allora perchè non indagare anche sulle assegnazioni fatte in passato senza l'espletamento di nessuna gara?
Ma esisteva un pre-giudizio che nel caso di Saccà non è rimasto circoscritto solo a Milano. Immaginate cosa sarebbe successo se io avessi testimoniato nel senso in cui stavano indagando i PM per la mia libertà personale, i protagonisti sarebbero finiti nel tritacarne mediatico e forse solo dopo i tre gradi di giudizio sarebbe emersa la verità, ma sarebbe stato troppo tardi.
L'IDEA DEI PM Quello che ho tratto dalle oltre 40 ore di interrogatorio è che i PM abbiano un'idea criminogena dei rapporti tra le persone e questo per uno come me che si è sempre fidato della giustizia e che mai in questi anni ha parlato di questa vicenda personale per rispetto delle indagini in corso, oggi chiuse e che ben prima di questa storia aveva lasciato Berlusconi perchè aveva smesso di credere in lui come leader politico, diventa un elemento di sofferenza civile e di perdita di fiducia nelle istituzioni.

OLTRE LA PAURA Ma è tempo che Berlusconi vada oltre le sue paure e metta in opera quelle riforme attese e condivise dall'opinione pubblica, non tanto per determinare la sua salvezza ma per garantire una giustizia giusta a tutti i cittadini italiani, è paradossale per uno dei massimi esponenti delle istituzioni temere il giudizio in un processo, a cui dovrebbe sottoporsi con serenità anche perchè la magistratura non è fatta solo di PM in cattiva fede e ossesionati da Berlusconi, questi sono una minoranza sempre meno presenti nelle aule dei tribunali e sempre di più invece negli studi televisivi e nelle aule del Parlamento. L'unico giudizio che è giusto temere, ma per rispetto non certo per paura, è quello della Storia.

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lunedì 16 giugno 2008

Matrimonio tra preti gay, la chiesa anglicana non si da pace e dispone un'inchiesta.

La Chiesa anglicana ha disposto un'inchiesta interna per appurare come sia potuto accadere che il mese scorso in una delle chiese piu' antiche di Londra due preti omosessuali abbiano potuto consacrare la loro unione. Il vescovo di Londra, il reverendissimo e onorevolissimo Richard Chartres (nella foto), ha chiesto al suo arcidiacono di chiarire le circostanze della celebrazione nella chiesa di San Bartolomeo il Grande a Smithfield, durante la quale, il reverendo Martin Dudley benedisse, alla presenza di 300 invitati, lo scambio di promesse e di fedi tra il reverendo neozelandese David Lord e il prete inglese Peter Cowell. "Peter e David si sono uniti con rito civile -non in chiesa perche' non siamo autorizzati a farlo- poi sono venuti in chiesa per la celebrazione", ha spiegato Dudley all'agenzia Reuters, "Molti degli elementi di un matrimonio consistono in una benedizione del certificato dell'anagrafe, anche se non si procede necessariamente al matrimonio. In virtu' dell'impegno di una persone verso l'altra, non fa una gran differenza il come. Quindi vi sono stati aspetti simili a un matrimonio. Ma la differenza di fondo sta nel fatto che io non credo che persone dello stesso sesso possano sposarsi". Dudley ha detto anche di avere accettato di celebrare il servizio perche' Cowell e' un suo collega e amico. Insieme hanno lavorato a lungo al testo del rito, per non infrangere alcuna regola.

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venerdì 11 aprile 2008

Tendenze, Sesso: boom di richieste per la ricostruzione della verginita'.

(Agr) Cresce in Italia il ricorso alla chirurgia per rifare l'imene e riguadagnare la verginita' perduta. I numeri sono ancora piccoli: 47 i casi di ricostruzione dell'imene presso strutture pubbliche, dove pero' le liste di attesa sono tutte piene. Ma sembra sia solo la punta di un iceberg e di una nuova tendenza che riguarda soprattutto le donne che hanno superato i 30 anni: su internet fioriscono le agenzie di viaggi che organizzano soggiorni tutto compreso di intervento di ricostruzione della verginita' in Sudamerica, dove la pratica costa molto meno: 1.300 euro contro i 4.000 chiesti in Italia. Si ritorna in Italia vergini, abbronzate e con le borse dello shopping. Pronte per un vero matrimonio in bianco.

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domenica 6 aprile 2008

Sempre più ragazzi fanno sesso solo per amore.

Un'indagine ha scoperto che il 12% dei giovani sotto i 24 anni è vergine: il 76% del campione è risultato essere in coppia.

(Il tam tam) In materia di sessualità sembra che i giovani italiani si dividano con due categorie agli opposti e sicuramente con un “centro silenzioso”.
Da un lato ci sono quelli che hanno cercato e sperimentato ogni emozione possibile e che poi per tornare a fare attività sessuale devono ricorrere agli espedienti della chimica. Dall’altro lato si assiste ad una riscossa della castità.

Secondo un'indagine condotta da Ipsos per conto di Bayer, presentata nella giornata di apertura del 23esimo Congresso annuale dell'Associazione europea di urologia (Eau), aumentano gli italiani che dicono no al sesso senza amore: il 12% dei single della penisola confessa di non avere mai avuto rapporti, con un picco massimo di nuovi 'puri' fra i giovani under 24.
La ricerca ha coinvolto un campione di mille connazionali over 18. Il 76% è risultato essere in coppia (con un 20% circa che non convive ancora), mentre la 'fetta' restante ha dichiarato di non vivere al momento una relazione stabile.
I single italiani hanno in media 43 anni e sono ottimisti per il futuro (il 31%, contro il 20% di chi è in coppia, è convinto che "i miei anni più belli me li riserva il futuro").

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lunedì 18 febbraio 2008

Delitto di Garlasco, colpo di scena. "Alberto lavorava al pc: Non ha ucciso Chiara". La difesa porta le prove.

(Tiscali notizie) Alberto Stasi, sempre unico indagato per l'omicido di Chiara Poggi, non sarebbe affatto un depravato con il vizietto della pedopornografia nè tantomeno avrebbe ucciso la sua fidanzata. A sostenerlo, prove alla mano, sono i legali dello studente bocconiano. Secondo la perizia informatica da loro depositata in procura a Vigevano, Alberto Stasi avrebbe lavorato sulla sua tesi di laurea tra la sera del 12 e la mattina del 13 agosto, giorno in cui è stata uccisa la sua fidanzata Chiara Poggi.

"Mentre Chiara veniva uccisa lui lavorava alla tesi" - Secondo la perizia emergerebbe che la sera del 12, prima dell'ora di cena, l'elaborato era di 151 pagine mentre, al momento della chiusura del pc, da parte dei carabinieri, il 14 agosto mattina le pagine erano 155. "Abbiamo cercato di dare un contributo oggettivo alla ricostruzione dei fatti - ha spiegato il professor Angelo Giarda, uno dei difensori - soprattutto per dimostrare che il racconto di Alberto era vero e che l'elaborato della tesi è stato arricchito proprio nei momenti in cui la ragazza veniva aggredita".

L'altra inchiesta - Dalla perizia tecnica informatica è anche risultato che nei due hard disk consegnati alla difesa di Alberto Stasi nell'ambito dell'indagine avviata in parallelo a quella sull'omicidio di Chiara Poggi, non è stata trovata alcuna fotografia o filmato di natura pedopornografico.
Utilizzando le sigle indicate dall'accusa nell'invito a comparire fatto avere al giovane, l'esperto informatico nominato dai difensori di Stasi non sarebbe riuscito a fare emergere alcuna foto 'pedopornografica'.

Altri indizi a favore di Stasi - La difesa di Stasi ritiene inoltre che Chiara sia stata uccisa tra le 9.00 e le 9.30 di lunedì 13 agosto: un orario diverso da quello indicato nell'autopsia (il decesso sarebbe stato fissato tra le 10 e le 12. Inoltre, da rilievi effettuati nella villa del delitto, gli avvocati del fidanzato avrebbero rinvenuto orme di scarpa di un numero inferiore a 40: Alberto calza il 42.

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mercoledì 30 gennaio 2008

Milano. Chiesta dal PM Alessandra Dolci l'archiviazione del caso Oldani. L'omosessualità non c'entra e non è certo l'assassinio.

(Davide Carlucci - La Repubblica) La morte di Maurizio Oldani rimane un mistero. L´omosessualità non c´entra nulla. E non è neppure certo che sia stato assassinato. Il pubblico ministero Alessandra Dolci, infatti, ha chiesto l´archiviazione del fascicolo sull´omicidio del commercialista - dirigente della Margherita e tra i fondatori, a Milano, del Partito democratico - trovato agonizzante, in una pozza di sangue, all´alba del 3 giugno in via Porta Tenaglia, nel centro della città. Le indagini non hanno dato risultati utili e l´esito della perizia potrebbe essere compatibile anche con uno scenario diverso dall´aggressione, persino con un urto dovuto a un malore. L´avvocato, Ivana Maffei, si riserva di presentare opposizione all´archiviazione, chiedendo indagini più approfondite. E secondo il fratello, Massimo Oldani, «non si può morire così per un malore, è più probabile che si sia trattato di una rapina». «Così, alla fine, mio fratello è stato ucciso due volte - accusa Oldani - e sul suo conto sono circolate tante calunnie ma non è arrivata la verità sulla sua fine. La sua vicenda, a differenza di altri delitti, come quello di Garlasco, è caduta nel silenzio. E anche nel mondo politico nel quale si stava impegnando così tanto, a Milano, molti, anche se non tutti, sembrano aver dimenticato». Di sicuro, però, non si può dare la colpa alla polizia, che oltre a sentire decine di testimoni, ha controllato i telefonini di più di 3mila persone che sono passati nei dintorni di via Porta Tenaglia quando Oldani stava morendo.

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giovedì 10 gennaio 2008

Sesso per curare le malattie mentali. Indagini e polemiche nelle Marche.

Il caso a Ancona coinvolge anche uno psichiatra dipendente della Regione. Il Metodo della salute è una prassi del medico foggiano Mariano Loiacono. L'assessore Mezzolani: "E' uno scontro di dottrine che attraversa l'Italia". La denuncia: "Malati di mente si toccano nudi come pratiche della vita rigenerativa".

(La Repubblica) Toccarsi, meglio se nudi e in compagnia, fa bene alla salute, specie quella mentale. Gli effetti migliorano se il tutto è accompagnato da canti ossessionanti e così ripetitivi da annullare sempre di più le individualità. Si chiama "Metodo della salute", fa parte di un progetto più generale "Nuova specie" e ha un suo guru, il medico foggiano Mariano Loiacono. Da oggi "Il metodo della salute" ha anche qualche guaio giudiziario. L'assessore alla Salute della Regione Marche Almerino Mezzolani (nella oto) ha avviato un'inchiesta interna. E Roberto Boldrini, responsabile del centro e vicepresidente dell'Associazione onlus "Alla salute" che ospita il nuovo e rivoluzionario metodo, è stato sospeso.

La vicenda, al di là delle solite pruderie, è molto seria e coinvolge persone con problemi psichici e coinvolge una questione di dottrina e di psicoterapia che sta attraversando l'Italia dividendo pareri e umori. Mezzolani (Pd) è molto cauto. "Ho avviato l'ispezione interna e abbiamo sospeso Roberto Boldrini, psichiatra e collaboratore di Loiacono - spiega - ma solo perché è un dipendente della Regione Marche e abbiamo ritenuto opportuno, soprattutto nel suo interesse, vederci chiaro in questa vicenda".

La vicenda nasce con una segnalazione del consigliere di An Daniele Silvetti. Secondo il suo esposto "il Metodo della Salute" propugnato dall'onlus "Alla salute" e sperimentato nel centro diurno Soledalia sarebbe "in totale contrapposizione con le tradizionali terapie farmaceutiche e le prassi psicoterapeutiche e riabilitative". Silvetti parla di "un non meglio identificato percorso rigenerativo, in cui i pazienti sarebbero assistiti con canti ossessionanti, coinvolti in riti o manifestazioni di totale annullamento dell'individuo", "spogliati e incoraggiati a toccamenti sessuali come normali pratiche della vita rigenerativa".

Per capire qualcosa di più occorre visitare il sito "Verso una nuova specie" dove il dottor Mariano Loiacono spiega di cosa si tratta. Innanzitutto il curriculum di Loiacono: 60 anni, una laurea in medicina alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specializzato in psichiatria e dal 2001 dirigente del Centro di medicina sociale per alcoldipendenza, farmacodipendenza e disagio diffuso dell'Azienda ospedaliero-universitaria ospedali Riuniti di Foggia. Il metodo "Alla salute" è una "psicoterapia atipica che supera il solo livello di setting tradizionale". Si propone di "creare una dinamica rigenerativa complessa tra tutte le persone in trattamento, superando la settorializzazione e la divisione delle varie tipologie di disagio". Il metodo, che esclude l'uso dei farmaci, è "aperto a tutte le forme di espressioni di vita e di disagio asintomatico e sintomatico", comprese le sindromi psicotiche.

Insomma, un approccio un po' diverso rispetto "alle pratiche di tipo sessuale a scopo rigenerativo" di cui parla Silvetti nel suo esposto. A cui farà seguire, ha annunciato, un dossier su quelle che, a suo avviso, sono le "turbative" create da questo metodo "sperimentale" usato in una struttura pubblica, e che lo stesso Loiacono "definì eversivo in una conferenza nel gennaio scorso".

Per tutti questi motivi, che sono tanti e complessi, l'assessore Mezzolani ha avviato l'ispezione interna. "Ma questa vicenda è uno scontro che attraversa l'Italia e dubito che potremo avere noi la competenza per stabilire fin dove arriva il lecito e se e dove comincia l'abuso".

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venerdì 7 dicembre 2007

Censis: “La società italiana sta diventando una poltiglia di massa” .

(Noi press) La società italiana sta diventando una “poltiglia di massa”, inconcludente e senza sguardo al futuro.
E’ questo l’allarme lanciato oggi dal Censis nel 41° rapporto sullo stato sociale del Paese.
Disillusa dalla politica e dalle istituzioni, il Bel Paese descritto dal Censis appare infatti frammentarsi sempre più e muoversi verso la perdita dell’identità collettiva.

Così, sebbene lo sviluppo economico si confermi positivo, la nostra società non rispecchia lo stesso trend ma anzi se ne distacca.
Lo sviluppo economico si muove, infatti, su dinamiche di minoranza (come quella industriale che “non sprigiona le energie necessarie per uscire dallo stallo”) che non penetrano fra la gente (che rimane, quindi, distante da questi processi elitari) e non si traducono in processo sociale.
Dare un nuovo impulso allo sviluppo, ammonisce il Censis, è “senz’altro una sfida faticosa, ma desiderabile. E non si tratta di inventare nulla di nuovo, ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati”.
Ovvero, per uscire dall’attuale stato di “poltiglia sociale”, dice l’Istituto di ricerca, dobbiamo puntare sulle tante minoranze attive nell’economia, nella società e nelle scienze.

Ed ecco, dunque, la fotografia che il Censis fa dell’Italia:

Paese aggressivo e litigioso
Il nostro è innanzitutto un Paese “aggressivo e litigioso”, frutto di una “degenerazione antropologica” che rappresenta la modalità espressiva quotidiana degli italiani. Ne sono teatro ad esempio gli stadi e le famiglie, dove aumentano violenze e separazioni.

Telefonini
La mania dei telefonini continua a crescere. Lo confermerebbe l’aumento esponenziale del numero di cellulari in circolazione nel nostro territorio: li possiede l’86,4% della popolazione contro il 92,1% delle tv. Il telefonino è utilizzato dal 76,9% degli uomini e dal 75% delle donne con punte di oltre il 96% fra i giovani di età compresa fra i 14 e i 29 anni. Il record di telefonini è al centro, dove si registra un indice di penetrazione dell’84,5%.

Internet
I fruitori della rete ha raggiunto il 45,3% della popolazione, più 10% degli utenti abituali. Il 68,3% è costituito da giovani tra i 14 e 29 anni.

Diffidenza verso la politica
Gli italiani diffidano poi della politica. La pensano così 8 italiani su 10. Il 76,1% dice che “nessuno si preoccupa di ciò che accade agli altri, mentre per il 56,4% valgono di più i propri interessi che gli altri”. Una sfiducia che investe anche le istituzioni. In particolare, il 32,7% dice di essere poco o per niente soddisfatto dell’operato dei Comuni, e ben il 52,4% di quello dello Stato.

Redditi
Casa ed energia rappresentano le principali spese degli italiani. A questi scopi va il 31% degli stipendi. E’ diminuita invece la spesa per gli alimenti (dal 21,1% del 1996 al 18,9% del 2006).

Carceri
Solo quattro detenuti su dieci hanno una condanna definitiva. E, dopo l’indulto, i detenuti sono diventati 43.957. Nei penitenziari oltre un terzo è costituito da stranieri, per lo più clandestini.

Criminalità organizzata
Il 22% della popolazione italiana (ossia circa 13 milioni di persone) vive in zone in cui è presente la criminalità organizzata. Si tratta di cittadini del sud, pari al 77,2% della popolazione di quattro regioni (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia).

Università
Sono 350 mila gli studenti che preferiscono Atenei lontani dalla propria città. La spesa media mensile per le loro famiglie ammonta a 1.100 euro.

Imprese
L’Italia è al terzo posto in Europa per numero di servizi pubblici destinati alle imprese on line, pari all’87,5% del totale. Diversa la situazione per i cittadini: su questo, si trova infatti al di sotto della media europea.

Pensioni
Il 31% dei pensionati, se potessero tornare indietro, ritarderebbero l’uscita dal lavoro. Non a caso l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile non è più un tabù per la società italiana.

Bilanci comunali
Nei Comuni, salgono del 52% le entrate derivanti dalle multe degli automobilisti.

Solidarietà
Per il 69% degli italiani, in caso di bisogno, si può contare sull’aiuto degli altri. E’ infatti intensa la partecipazione dei cittadini ai problemi della comunità: il 17,9% si organizza, spesso o molto spesso, con altri per un obiettivo comune. Soprattutto riguardo la sicurezza nei confronti degli immigrati.

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