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venerdì 5 settembre 2008

Venezia. Un ricatto omosessuale per "Il primo giorno d'inverno".


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Il film è stato presentato alla mostra del cinema.
(Marco Contino - La Nuova Venezia e Mestre) Solitudine, bullismo e omosessualità. Sono i temi principali affrontati dal regista Mirko Locatelli ne Il primo giorno d’inverno, in Orizzonti. Il film racconta la storia di Valerio, adolescente introverso ed emarginato, che abita con la madre e la sorella in una desolata casa di campagna della bassa padana. Quando Valerio scopre la relazione omosessuale tra due suoi compagni di classe, crede di poterli ricattare, ma una delle vittime della sua piccola estorsione non reggerà il peso della vergogna. Mirko Locatelli prende spunto da un episodio di bullismo, osservandolo da una angolazione inusuale. Valerio non fa parte del branco; i suoi atti di prepotenza nascono dalla solitudine e diventano un’occasione di riscatto, il mezzo per affermarsi in quella realtà dalla quale finora è rimasto escluso. Il regista, che dall’adolescenza è costretto su una sedia a rotelle, confida di essere arrivato a Venezia per sbaglio, dopo aver investito quasi tre anni della sua carriera per realizzare questo film. Bella e languida la fotografia di Ugo Carlevaro: argini e campi a vista d’occhio che ricordano molto da vicino i paesaggi familiari del cinema di Carlo Mazzacurati.

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giovedì 31 luglio 2008

Il primo giorno d’inverno, un film sul bullismo alla 65a Mostra del cinema di Venezia.

Sarà presentato in anteprima mondiale alla 65a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Il primo giorno d’inverno, opera prima del regista milanese Mirko Locatelli.

Il film, in concorso nella sezione Orizzonti, è prodotto dalla casa di produzione cinematografica Officina Film in associazione con Deneb Media e con il supporto dell’Assessorato all’Istruzione della Provincia di Milano.

Scritto a quattro mani con la compagna e produttrice Giuditta Tarantelli, il lungometraggio vede i suoi giovani protagonisti quasi tutti alla prima esperienza cinematografica: Mattia De Gasperis, Alberto Gerundo, Andrea Semeghini e la piccola Michela Cova, alla sua primissima e sorprendente prova recitativa; nel cast inoltre si segnala la partecipazione di Giuseppe Cederna.

Il film racconta la storia di Valerio, un adolescente solitario che osserva il mondo dei suoi coetanei stando in disparte. Valerio ha una sorella di dieci anni, un vecchio motorino e due nemici che lo tormentano. Un giorno però gli si presenta una possibilità, finalmente può vendicarsi provando a combattere con le stesse armi del nemico. Ma ad attenderlo troverà solo il dolore e la disperazione.

“Il film affronta temi presenti, talvolta anche in modo drammatico, nel mondo degli adolescenti – dichiara Mirko Locatelli, il regista – è una riflessione sulle relazioni basate su prepotenza e sopraffazione: racconta una storia di bullismo e identità sessuale in adolescenza, il bullismo meno visibile però, quello che non agisce esclusivamente perpetrando violenza fisica ma che si manifesta attraverso altre forme di prepotenza che determinano l’esclusione dal gruppo e l’emarginazione di chi è considerato diverso. Parla di ragazzi vicini fisicamente ma personalmente soli e abbandonati, figli di una società omologante che li ha abituati a pensare individualmente e ad esprimersi con il linguaggio della violenza, ragazzi che spesso faticano a trovare unità in un progetto comune e che, spinti dal disprezzo per le diversità, non possono che generare dolore ed emarginazione, rischiando di esserne a loro volta vittime.

Il primo giorno d’inverno ha un significato simbolico: è il momento del solstizio, in cui il sole sembra abbandonarci completamente per cedere il passo alla notte più lunga di tutte. L’anno che si è avvicinato alla fine, portando con sé la totale oscurità, ora viene lasciato alle spalle e il flusso si inverte. E’ un momento di morte e rinascita, come la fine dell’adolescenza ma anche come una ruota che compie il suo giro. Nella nostra storia il momento del dolore più grande obbliga i personaggi a tentare un’altra strada, un percorso diverso, dove la fiducia nell’altro sarà la chiave per nuove possibili relazioni.”

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giovedì 22 maggio 2008

Bullismo: Agrigento, gay 18enne denuncia torture da compagni.

(Agr) Un ragazzo di 18 anni di Licata in provincia di Agrigento ha denunciato di aver subito per mesi vessazioni e violenze dai suoi compagni solo perche' gay. I suoi aguzzini sarebbero tre ragazzi e due ragazze coetanei. Ai poliziotti del commissariato il giovane ha raccontato che i suoi compagni gli avrebbero piu' volte spento delle sigarette sulle braccia e gli avrebbero anche piu' volte danneggiato lo scooter.

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Bullismo. «Ami la danza? Allora sei gay».

Un bambino di una quinta elementare si rifiuta di tornare in classe perché teme le ritorsioni dei bulli.
(Luca Fazzo - Il Giornale) Il Billy Elliot di Città Studi ha 11 anni e sta per finire la quinta elementare. Ma in classe non ci vuole più andare. Continua a studiare, cerca di portare il programma alla sua conclusione naturale, ma di rimettere piede in quella classe «Billy» proprio non se la sente. «Billy» è vittima di un bullismo pesante ed ostinato. E, per incredibile che possa sembrare, a scatenare i maltrattamenti è stata la passione di Billy per la danza. Quando ha scoperto di amare il ballo, il bambino lo ha raccontato in classe, con l’entusiasmo e l’allegria di chi vuole condividere con gli amici una scoperta. Era meglio che non lo avesse mai fatto. Perché gli altri maschi della classe lo hanno marchiato immediatamente: «Sei gay». L’equazione «ballerino dunque omosessuale» gli è piombata addosso. E per «Billy» non c’è stata più pace.

La scuola dove tutto accade è un’elementare di buon nome, ben frequentata. Eppure, nel racconto del bambino e della sua famiglia, quel che colpisce è l’apparente sordità della scuola alle richieste d’aiuto lanciate dal ragazzo. È stata l’indifferenza delle insegnanti e dei vertici scolastici, racconta l’avvocato incaricato dalla famiglia, a rendere inevitabile la decisione di ritirare almeno per un po’ «Billy» da scuola: «A quel punto - dice il legale - mancavano le condizioni minime perché il bambino potesse entrare in classe, sapendo perfettamente quel che l’attendeva».

La prima lettera del legale alla direttrice è dell’11 aprile: «I miei assistiti hanno segnalato mesi orsono alle insegnanti che il minore era oggetto di continua derisione da parte di nove compagni per la decisione di partecipare a un corso di danza. Ad onta delle richieste di intervento a suo tempo inviate al corpo docente, la situazione è rimasta pressoché invariata». La direttrice della scuola risponde programmando una serie di interventi teoricamente destinati a risolvere la situazione che però continua a peggiorare: il 13 maggio l’avvocato scrive nuovamente alla responsabile dell’istituto, «gli interventi da lei effettuati non hanno sortito gli effetti sperati, infatti i bulli - passati nelle more da nove a dieci - continuano imperterriti a deridere il minore e a farsi belle dell’Autorità». Nella lettera, l’avvocato dei genitori di «Billy» minaccia di chiedere i danni alla scuola se le prepotenze ai danni del bambino continuassero a venire tollerate. Ma non cambia niente.

Anzi, a leggere l’ultima lettera del legale alla direttrice, si ha la netta impressione che a ritrovarsi sotto accusa sia stato, paradossalmente, «Billy». «I signori E. mi comunicano che ieri lei ha convocato il minore, anziché i bulli, facendogli presente che non avrebbe effettuato alcun intervento diretto sugli artefici delle molestie. I miei assistiti sottoporranno il caso alle competenti autorità e la riterranno personalmente responsabile» di ogni danno causato a «Billy».

E adesso? Fortunatamente tra due settimane l’anno scolastico sarà finito, l’anno prossimo «Billy» andrà alle medie. Con compagni meno ottusi, spera: anche perché di smettere di ballare non ha, giustamente, alcuna intenzione.

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giovedì 8 maggio 2008

Bullismo: abusi sessuali su uno studente. Molestato nei bagni da 4 compagni e ricattato: costretto a pagare il «pizzo».

Indagine dei carabinieri dopo la denuncia di un ragazzo dell’alberghiero.
I soprusi, terribili, ripresi con i cellulari: i filmati ora all’esame dei Ris.
Minorenne si è sfogato con i genitori dopo aver subito in silenzio per mesi umiliazioni e brutalità.
(La tribuna di Treviso) Costretto a seguire i compagni in bagno durante la ricreazione e a subìre molestie sessuali. E poi violenze e maltrattamenti di ogni tipo, fino al pagamento di un «pizzo». E’ il drammatico episodio di bullismo che ha per teatro un istituto alberghiero trevigiano e per protagonisti cinque ragazzi tra i 17 e i 18 anni. Sul caso, denunciato dalla famiglia del giovane, sono ora in corso le indagini dei carabinieri. Accertamenti sono stati affidati anche ai Ris, in particolare l’esame di alcuni filmati girati col telefonino dei ragazzi. L’analisi del materiale è decisivo per stabilire la fondatezza di quanto riferito dal ragazzo agli investigatori e l’identità dei suoi persecutori. I primi accertamenti sono scattati lo scorso dicembre.
Sull’accaduto il riserbo degli inquirenti è massimo, ora si attendono i riscontri tecnici che permetteranno contestazioni specifiche ai ragazzini coinvolti.
Tutto ha inizio alla fine dello scorso anno quando uno studente minorenne racconta sconvolto ai genitori una serie di violenze a cui è soggetto a scuola da parte di un gruppo di suoi compagni. Il giovane si sfoga dopo aver subìto in silenzio per mesi ogni sorta di brutalità. Le violenze, spiega, si consumavano per lo più durante l’ora di ricreazione nei bagni dell’istituto alberghiero da lui frequentato.
Il ragazzo racconta di vere e proprie torture fische e psicologiche, fino a molestie sessuali di cui sarebbe stato ripetutamente vittima. I particolari sono drammatici, il livello di violenza è molto alto. Ma non ci sono soltanto le aggressioni e le umiliazioni: il giovane sarebbe stato costretto anche a pagare i suoi persecutori versando loro periodicamente un pizzo, dietro minaccia di più gravi maltrattamenti se non avesse obbedito. Quattro i suoi aguzzini: due diciassettenni e gli altri diciottenni. Una vera e propria banda, secondo il racconto del giovane, specializzata nel terrorizzare e maltrattare gli studenti apparentemente più deboli.
I genitori, ascoltato il drammtico sfogo, si rivolgono immediatamente ai carabinieri, denunciando l’inferno quotidiano al quale il ragazzino è costretto. Scattano le indagini, coordinate dal comando trevigiano: la materia è delicata vista l’età delle persone coinvolte e occorre procedere con la massima cautela. Verificando, innanzittutto, la fondatezza della ricostruzione fatta dallo studente. A sostegno di quanto da lui riferito, gli investigatori avrebbero trovato un importante riscontro: in mano ai carabinieri ci sono infatti alcuni filmati girati con la camera del cellulare, che documentano le violenze a scuola. Le immagini non sono limpide, così come non lo è il sonoro: per questo gli investigatori hanno deciso di inviare ai carabinieri del Ris il materiale girato per «pulirlo» e renderlo utiizzabile ai fini investigativi. Nel frattempo la segnalazione è stata trasmessa sia alla Procura di Treviso che a quella dei Minori di Venezia. Le indagini devono inoltre verificare se ci sono state anche altre vittime.
Quanto accaduto all’Alberghiero, se troverà conferme dall’attività investigativa in corso, rappresenta un episodio estremo di un fenomeno in espansione anche nella Marca. Tanto che proprio lunedì scorso, davanti ai cancelli della «Anna Frank» di Sant’Angelo, una coppia ha distribuito volantini antibullismo con il seguente testo: «Genitori, sapete davvero ciò che accade nei bagni della scuola? Fate attenzione a ciò che succede ai vostri figli». L’iniziativa è stata decisa dopo che, secondo la denuncia dei genitori, un ragazzino è stato costretto da un suo compagno ad abbassarsi i pantaloni, sotto minacce. L’accaduto risale all’inizio della scorsa settimana, mentre è dello scorso anno il caso di un bambino di Nervesa pestato dai suoi compagni e finito all’ospedale con un trauma cranico.

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venerdì 14 marzo 2008

Corsi anti-bullismo per mille studenti. L’idea della Provincia di Pescara.

L’esperimento all’Aterno e all’Acerbo, a lezione anche i docenti. La Laad di Cordova curerà il biennio.
(Monica De Panfilis - Il Centro di Pescara) I primi ad essere coinvolti saranno i mille studenti degli istituti Aterno e Acerbo. Partirà da loro la guerra che la Provincia dichiara al bullismo con il progetto sperimentale «E se la vita fosse un gioco di squadra?», al via a fine mese. In questo modo - con i corsi anti-bulli indirizzati agli alunni - il fenomeno del momento, che solo negli ultimi mesi in città ha fatto registrare diversi episodi finiti anche sulle cronache nazionali, entra a poco a poco nelle scuole.
Questa volta il bullismo entra dalla porta principale con seminari e percorsi didattici organizzati dalla Laad, la Lega abruzzese antidroga. Il progetto biennale ha come scopo l’istituzione di un osservatorio anti-bullismo. «Contiamo di estendere l’iniziativa ad altri istituti, aspettiamo l’adesione di una scuola media di Montesilvano, ma per il prossimo anno scolastico puntiamo a coinvolgere una fascia molto più ampia della poolazione scolastica per diffondere gli strumenti in grado di contrastare questo fenomeno», ha detto ieri mattina l’assessore alla Tutela sociale Mauro Di Zio presentando l’iniziativa con il presidente della Provincia Giuseppe De Dominicis, Gianni Cordova e i presidi dei due istituti, Eliseo Marrone e Annateresa Rocchi. «Il progetto», ha spiegato Cordova, «è strutturato in due fasi: la prima è rivolta ai docenti, per i quali sono stati pensati dei seminari formativi che indaghino il problema bullismo e le sue dinamiche; la seconda è rivolta direttamente agi studenti (per quelli dell’Acerbo sono coinvolte le classi del biennio) con percorsi didattici-esperenziali». Otto ore complessive di lavoro per ciasuna classe con lo scopo di focalizzare l’attenzione dei ragazzi sull’ascolto delle proprie emozioni e sui processi di integrazione sociale con l’obiettivo di riscoprire il gruppo-classe come luogo in cui instaurare relazioni. In entrambi i casi gli incontri saranno tenuti dallo psicologo e dal sociologo della Laad, Carlo Ambrosini e Paolo Balducci, affiancati dal sociologo Christian Gretter e dall’operatrice sociale della Lega antidroga, Margherita Cordova.
«L’esperienza didattica che coinvolgerà i ragazzi servirà a far comprendere loro la drammaticità del problema», ha auspicato De Dominicis. «Che è più forte tra i ragazzi iscritti alle prime classi, quelli che nel momento iniziale della socializzazione incontrano grosse difficoltà», ha sottolineato la preside Rocchi riportando la sua esperienza tra gli studenti dell’Acerbo. «La scuola può fare qualcosa ma non può risolvere tutti i mali della società», ha ammonito Marrone, dirigente scolastico dell’Aterno, auspicando la collaborazione delle famiglie. «Perchè il bullismo altro non è che lo specchio della società, fatta da quelle famiglie permissive che fanno scivolare i ragazzi nel vittimismo e da quelle dedite alla repressione che producono violenza come atto di imposizione».

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sabato 1 marzo 2008

«Bugie ai giudici sulle violenze sessuali all’Ipia». Nel 2004 la denuncia: «Nostro figlio vittima del branco per anni nella palestra della scuola.

Il pm Giovanni Porcheddu ha chiesto al gup tre rinvii a giudizio per falsa testimonianza. Nei guai un professore di ginnastica, una bidella e un compagno di classe del disabile.
(La Nuova Sardegna) I giudici del tribunale per i minori non avevano usato mezzi termini quando, motivando due condanne per violenza di gruppo su uno studente disabile, avevano accusato gli insegnanti e i compagni di scuola della vittima di avere fatto mancare a forze dell’ordine e magistratura «quel minimo di leale collaborazione civica oggettivamente richiesta dalla gravità dei fatti». Ora il pm chiede tre rinvii a giudizio per falsa testimonianza. Oltre a non collaborare per smascherare i responsabili di uno sconvolgente episodio di bullismo all’Ipia, insomma, nel 2005 qualcuno avrebbe anche mentito.
Il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha depositato nella cancelleria del Gup la richiesta di rinvio a giudizio per un compagno di scuola della vittima, un insegnante di ginnastica e una bidella dell’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato di Sassari. Secondo una sentenza di condanna emessa in primo grado e confermata in appello (i due imputati hanno presentato ricorso in Cassazione), tra il 2003 e il 2004 ogni martedì la palestra della scuola ospitò un branco che infieriva su un ragazzo affetto da «ritardo cognitivo e relazionale». Abusi sessuali, umiliazioni, scherzi atroci in una escalation insulsa e risaputa da tanti nella scuola. In un caso le violenze sessuali sarebbero state immortalate con i telefonini.
Quando quattro anni fa la denuncia dei genitori della vittima fece esplodere lo scandalo, con tre studenti finiti dietro le sbarre, in tanti all’Ipia giurarono di non sapere. Stando all’accusa formalizzata dal pm Porcheddu, qualcuno si spinse al punto da «affermare deliberatamente il falso» davanti ai giudici del tribunale per i minori. Si trattava del primo dei processi scaturiti dall’inchiesta. L’altro, a carico degli studenti maggiorenni, è ancora in corso in tribunale.
La richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza riguarda Pietro Gavino Solinas, 23 anni, sassarese, ex compagno di scuola della vittima e degli imputati. Il giovane, ventenne quando venne chiamato a testimoniare, negò di avere assistito ad abusi sessuali sul ragazzo disabile e disse di non avere visto nessuno fotografare il «branco» in azione sulla preda.
La richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza riguarda anche Sabrina Carboni, 38 anni, di Porto Torres, bidella all’Ipia. L’ausiliaria è accusata di avere affermato il falso affermando «che dalla sua postazione di lavoro si poteva sentire a tutto ciò che i ragazzi si dicevano negli spogliatoi della palestra» e che «nessuno degli alunni della classe frequentata dalla vittima entrava nei bagni per fare la doccia». Circostanza rivelatasi invece vera al processo.
Per il pm, merita di andare a processo anche Costantino Pulino, 53 anni, di Sorso, da oltre venti insegnante di ginnastica all’Istituto professionale sassarese. Il professore è imputato di avere mentito quando giurò che la vittima «non entrava negli spogliatoi della palestra per cambiarsi».
Queste ed altre affermazioni furono stigmatizzate dai giudici dei minorenni con una sentenza che rappresentò un atto di accusa alla scuola. «Deve con rammarico prendersi atto - si legge nella sentenza - che scarso o addirittura nullo è stato il contributo probatorio proveniente dall’ambiente scolastico: sia i compagni di classe, sia gli operatori scolastici, sia i docenti. Differenti i rispettivi ambiti ma comune la causale, consistente nel tenere il più possibile lontano da sé sospetti di complicità o comunque di omesso o insufficiente controllo».
All’udienza preliminare per le presunte false testimonianze si parlerà soprattutto dell’ambiente scolastico. Gli imputati, difesi dagli avvocati Pietro Diaz e Chiara Maninchedda, si difenderanno. Davanti al gup non dovrà presentarsi Generosa Trabacco, 47 anni, sassarese, insegnante di ginnastica inizialmente indagata per falsa testimonianza. Dopo avere ricevuto una memoria difensiva dalla docente, assistita dall’avvocato Pier Luigi Carta, il pm ha deciso di archiviare l’accusa che la riguarda. Il gup Salvatore Marinaro, che si occuperà del delicato caso, ha già stralciato la posizione della professoressa.

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venerdì 29 febbraio 2008

Bullismo a Milano. «Sei gay» e lo fanno spogliare nudo in classe.

(Augusto Pozzoli - Il Giornale) Per intere settimane bersaglio di un gruppo di compagni di classe: deriso, insultato, umiliato. E l’altro giorno, in una prima di un liceo milanese nella zona di Baggio, viene immobilizzato sulla cattedra e denudato. Un odioso caso di bullismo destinato forse a restare sconosciuto se non fosse stato segnalato attraverso un messaggino arrivato sul cellulare dello studente preso di mira, inviato dai suoi stessi aguzzini: «Sei un gay». La mamma del ragazzino aveva quasi subito intercettato il messaggio e la mattina dopo si era precipitata a scuola per chiarire col preside la situazione.

Scatta l’indagine. È così viene a galla una verità che era sfuggita agli stessi insegnanti, perché gli episodi di bullismo avvenivano normalmente durante l’intervallo o nei corridoi della scuola. Il preside non perde tempo: chiama uno dei servizi di emergenza istituiti dall’Asl di Milano per fronteggiare il bullismo e si avvia l’intervento per rimediare alle pesanti conseguenze provocate da questa vicenda. Sul ragazzo vittima delle prevaricazioni dei compagni, ma anche sulle responsabilità degli studenti bulli. «Abbiamo già incontrato il consiglio di classe – dice Nicola Iannaccone, lo psicologo dell’Asl che ha in carico il caso –. Lavoreremo con i docenti, ma anche con i ragazzi. L’importante è che ciascuno faccia la sua parte nel modo dovuto». Un intervento provvidenziale anche per evitare che il caso potesse finire in mano alla magistratura. La madre del ragazzino in un primo tempo, infatti, avrebbe voluto denunciare la situazione alla polizia. Il preside l’ha convinta ad accettare un’altra via d’uscita. Mentre si sta ancora cercando di ricostruire l’intera situazione raccogliendo prove e testimonianze, presto il consiglio di classe alla presenza dei rappresentanti dei genitori e degli stessi studenti dovrà riunirsi per valutare il comportamento dei bulli e decidere quali sanzioni dovranno subire. Non potrà passare inosservata, comunque, nemmeno la responsabilità di coloro che hanno assistito passivamente agli episodi di bullismo, in particolare quello dell’altro giorno durante il quale il ragazzino è stato a forza denudato. Ma l’intervento più impegnativo dello psicologo dell’Asl riguarderà la vittima di questa situazione. «Se non ci fosse stato quel messaggino intercettato dalla mamma – spiega Iannaccone – il caso sarebbe ancora rimasto coperto: ancora adesso quel povero studente ha paura di parlare. È una classica vittima di bullismo: ragazzino complessato perché piuttosto cicciottello, timido, incapace di fare del male a una mosca. Dovrà essere aiutato a capire che cosa gli è successo e perché. Perché possa relazionarsi alla sua classe, ai suoi coetanei senza soccombere».

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lunedì 18 febbraio 2008

Preso a calci, ha un ginocchio lesionato. Picchiato dai bulli perché vuole fare il ballerino.

Il ragazzo vittima delle percosse, nella sua abitazione.
Racconta la sua passione in un tema.
(Lodovico Poletto - La Stampa) Andrea non ha mai sognato di essere Ronaldo. E se avesse un mito quello sarebbe il ballerino russo Rudolf Nureyev. Andrea ha 13 anni, suona la chitarra, il pianoforte e va benissimo a scuola, in tutte le materie. Ma invece di tirare calci al pallone va a scuola di danza per imparare a muoversi leggero sulle punte, come un esperto ballerino di danza classica. Andrea lo hanno picchiato due suoi compagni di classe, una seconda media di un paese della cintura di Torino, con calci e pugni e botte alle gambe e alle ginocchia. Lo hanno insultato, umiliato, sfottendolo in modo pesante per quella sua passione così poco usuale tra i ragazzini. Volevano spaccargli le gambe: «E adesso prova a ballare se ci riesci».

Andrea da quel giorno è bloccato a casa. Ha le gambe fasciate e il medico che l’ha visitato parla di lesioni ai legamenti del ginocchio sinistro e di ematomi al quadricipite destro. Deve muoversi con due stampelle: se vuol tornare a danzare, se vuole che il suo sogno possa un giorno diventare realtà, ha bisogno di riposo e di tante cure.

Ennesima storia di bulli, verrebbe da dire. Ma questa, in realtà, è molto di più: è la storia di una grande passione e di grande intolleranza. È un film che diventa realtà. È Billy Elliot - pellicola inglese del 2000 - ambientato in un comune di 6 mila anime alle porte di Torino. Diceva Billy: «Quando ballo sento un fuoco che mi brucia dentro. Elettricità pura. Entro in un mondo mio e mi scordo del resto». Andrea ha scritto anche lui della sua passione nell’ultimo tema in classe, quello che gli è costato l’umiliazione e le botte. Ha usato altre parole ma la stessa intensità per ricordare gli inizi di questa sua passione - «Vedevo i ballerini della mia scuola eseguire i «pas de chat», i «double tour en l’air» e altri passi molto complicati e rabbrividivo. Si muovevano e saltavano in modo impressionante: erano fantastici» - per descriverla alle sue insegnati. Una in particolare, Carla: «È stata lei a farmi amare la danza più di ogni altra cosa al mondo».

Il giorno prima di San Valentino il tema di Billy-Andrea, sulla sua vita di adolescente e sulla sua passione, è passato di mano in mano in quella classe. Lo hanno letto tutti i suoi compagni. Qualcuno si è complimentato con lui. Altri hanno ripreso con gli sfottò. «Succede da sempre: ci sono due ragazzi in particolare che fanno i furbi con lui. Sapesse quante volte lo hanno picchiato» racconta Angela, la mamma di Andrea. Lo scorso anno gli hanno anche fatto infilare la testa nel gabinetto. Lo hanno preso in giro con insulti irripetibili. Stavolta sono passati direttamente alle botte sulle gambe.

La denuncia che mamma Angela ha presentato ai carabinieri è dettagliata: «Hanno attaccato briga negli spogliatoi della palestra. Erano in due, si chiamano...». Era l’una del pomeriggio, o poco dopo. L’ora di ginnastica era appena finita e Andrea aveva fretta come non mai. Doveva cambiarsi rapido e poi correre a scuola di danza. Ma le sue scarpe non erano al loro posto. Erano sul pavimento dello spogliatoio, tra la panchina e i borsoni da ginnastica, riempite d’acqua da qualcuno con troppa voglia di scherzare. Andrea s’è arrabbiato. E in due lo hanno aggredito. Giù spintoni, i pugni nello stomaco e calci alle gambe: «Così impari a fare il furbo con noi, ballerino». Andrea lo hanno portato due ore dopo all’ospedale Molinette per un controllo. Lesioni confermate, ha bisogno di riposo assoluto, hanno sentenziato i medici. E la mamma è corsa dai carabinieri a fare denuncia: «Hanno capito il mio dramma e sono subito andati a scuola a parlare con gli insegnati».

«Una follia» dice adesso Loredana Furno, titolare di una delle scuole di danza più famose dei Torino. Quella, tra l’altro, dove va a ballare anche Andrea. «Credo che questa sia una storia di intolleranza senza senso» insiste, spiegando che Andrea è un buon allievo, che s’impegna come pochi altri, che davvero per lui la danza classica è una passione che brucia dentro.

Loro, i bulli massacratori del ballerino, ovviamente non parlano: hanno tredici o quattordici anni. Qualcuno li difende: «Hanno famiglie complicate, bisogna capirli». Altri li criticano: «Se ci sono guai arrivano sempre da loro». Andrea non li odia, ma pensa al male che gli hanno fatto: «Soltanto perché a me piace danzare». E intanto sogna Nureyev. E il giorno in cui, come Billy Elliot, danzerà nel «Lago dei cigni».

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martedì 12 febbraio 2008

Polemiche corsi anti-bullismo e gay a Roma. Il Circolo Mieli risponde a L'Avvenire.

Un pessimo Avvenire.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli respinge con forza l’attacco del quotidiano cattolico L’Avvenire, effettuato senza alcuna cognizione di causa, ribadendo che il progetto preso così tanto attaccato vuole promuovere, tramite la libera espressione degli studenti, una riflessione sulle tematiche del bullismo per favorire lo scardinamento delle dinamiche che provocano gli innumerevoli ed incresciosi episodi e fornire spazi di ascolto per gli studenti. Peraltro già il titolo del progetto, “Smontiamo i bullismi” dovrebbe far riflettere della serietà con la quale il Circolo Mario Mieli affronta il tema del bullismo, del quale non ha assolutamente una visione da “parrocchietta” come le illazioni contenute nell’articolo dell’Avvenire vorrebbero far credere, ma un’assoluta visione a 360° il cui obiettivo è sensibilizzare studenti, insegnanti e genitori sulle difficoltà che i ragazzi incontrano durante la crescita in un contesto che generalmente non prevede o non accetta le diversità (non solo di orientamento sessuale, ma anche di religione, etnia e disabilità).

Il progetto non prevede quindi in alcun modo l’affermazione di una specifica visione “culturale” della sessualità umana né di alcuna posizione politica o ideologica, a differenza di quanto invece spesso avviene nelle attività e nelle strutture gestite da organismi collegati alla chiesa cattolica, che bene farebbero a metter più spesso in pratica il vecchio detto della pagliuzza e della trave.

E’ oltremodo doveroso per il Circolo Mario Mieli ringraziare gli Istituti che ancora una volta hanno accordato la propria fiducia alla nostra Associazione, che già in passato ha avuto modo di dar prova di serietà e professionalità nel corso di interventi in diverse scuole romane.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria Politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 – 348/7708437

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L'Avvenire attacca il Comune di Roma sulle inizitive anti-bullismo.

A scuola di bullismo.

(L’Avvenire ) Il Comune di Roma ha deciso di patrocinare un’iniziativa anti-bullismo «a 360 gradi» che – «per ora», viene sottolineato – si svilupperà in 6 scuole superiori romane e si articolerà in 60 incontri «obbligatori» per insegnanti, famiglie e studenti delle classi prescelte.

Presentata così, la cosa meriterebbe solo applausi. Invece hanno subito preso a fioccare da più parti allarmi e riserve. E può sembrare strano, ma solo fino a quando non si colgono gli esatti e sconcertanti contorni dell’operazione. Basta, infatti, informarsi appena un po’ per scoprire che questa meritoria battaglia, col beneplacito dell’amministrazione capitolina, è stata appaltata al ’Mario Mieli’, un’organizzazione che si definisce «circolo di cultura omosessuale».

Gli «operatori» che verranno inviati nelle sei scuole di Roma sono stati, insomma, selezionati all’interno di una precisa e unica realtà militante, da anni polemicamente impegnata per l’affermazione della sua parziale visione «culturale» della sessualità umana. Perché? In base a quali criteri si è stabilito che la «non sopraffazione» e la «non discriminazione delle diversità» per diventare finalmente materie di studio e di formazione debbano finire per concidere, incredibilmente, con le posizioni sostenute in certi ambienti gay? La scuola non può e non deve diventare campo libero per imposizioni propagandistiche e scorribande pseudo-educative. Il bullismo del ’politicamente corretto’ non fa meno danni di ogni altro bullismo. E l’autentico rispetto per ogni persona ci impone di denunciarlo con la stessa determinazione.

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sabato 9 febbraio 2008

Roma, bullismo, scuole e gay. Per Telefono Rosa meglio pluralità di voci.

Presidente Moscatelli: evitare provocazioni, essere costruttivi.

(Apcom) - Posto che è sempre un bene quando ci si confronta con gli adolescenti di bullismo, forse i corsi organizzati dal circolo omosessuale Mario Mieli che partiranno la prossima settimana in alcune scuole di Roma "avrebbero potuto essere strutturati in altro modo". Per Maria Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, sarebbe infatti stato "meglio fare dei corsi che danno voce a tutti, nei quali diversi esperti si alternino nel parlare ai ragazzi esplorando i diversi punti di vista sulla diversità e la violenza".

Telefono Rosa sta curando dei corsi 'tipo' per alcune figure di operatori, finanziati dal Comune e avviati in quattro municipi di Roma, strutturati sul principio di diversi esperti che trattano ognuno un argomento: questo, per la Moscatelli, sarebbe "l'esempio giusto da seguire, non quello di 'corsi-accetta' che affrontano il problema bullismo da un unico punto di vista. Se anche i corsi organizzati dal Mario Mieli raggiungessero il bersaglio - prosegue in una intervista telefonica - si svilupperebbe prima, come sta già accadendo, una tale polemica che i ragazzi ne uscirebbero confusi. Il corso, già prima di partire, si snatura: in queste cose è inutile fare provocazioni - conclude - c'è spazio per tutti, meglio cercare di essere costruttivi".

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I cattolici: che c'entrano i gay con delle lezioni antibullismo? E a Milano denunciate violenze contro un gay all'oratorio.

Dopo il Forum delle famiglie e Alleanza nazionale, anche 'Avvenire', il quotidiani dei Vescovi italiani, critica l'iniziativa anti-bullismo di alcune scuole romane promossa dal circolo gay Mario Mieli e patrocinata dal Campidoglio. "Che c'entra quel circolo?", si domanda il quotidiano dei vescovi in un corsivo.
"In base a quali criteri si è stabilito che la 'non sopraffazione' e la 'non discriminazione della diversità' per diventare finalmente materie di studio e di formazione debbano finire per coincidere, incredibilmente, con le posizioni sostenute in certi ambienti gay?", si domanda 'Avvenire'. "Il bullismo del 'politicamente corretto' non fa meno danni di ogni altro bullismo. E l'autentico rispetto per ogni persona ci impone di denunciarlo con la stessa determinazione".

A Milano intanto dopo l'arresto di due adolescenti accusati di violenze e aggressione nei confronti di altri due ragazzi all'interno dell'oratorio dei Padri Sacremantini continuano le indagini per chiarire se vi siano stati precedentemente nell'oratorio altri atti di questo genere.

Risulta stridente e sgradevole per i lettori verificare che l'Avvenire si occupa di più di politica ed ideologie anzichè di fatti concreti come l'aggressione bullista ed omofoba avvenuta in un suo oratorio e soprattutto stupisce che non sia stata stampata da parte del giornale nessuna nota chiarificatriche che spieghi il perchè i responsabili siano stati all'oscuri di tali atti, atti che in sostanza avvenivano sotto i loro occhi.

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venerdì 8 febbraio 2008

Milano. Bullismo contro un ragazzo gay? Si secondo l'Arcigay ma il Corriere nel suo pezzo non ne parla.

Finiscono in manette due bulli di 15 e 17 anni.
(Il Corriere della Sera) Insultavano e malmenavano pesantemente due ragazzi “in difficoltà” all’interno dell’oratorio Padri Sacramentini (Orpas) della parrocchia di Sant’Angela Merici in zona Greco-Turro a Milano. Per questo la polizia ha denunciato un 15enne e un 17enne che capitanavano una banda di coetanei nota tra i ragazzi che frequentano l’oratorio per i continui atti di sopraffazione e bullismo. Le vittime sono due amici di 22 e 21 anni, entrambi descritti come introversi, timidi ed emotivamente molto fragili.

Le aggressioni nei loro confronti sono state continue, soprattutto sul 21enne che il 28 novembre e il 25 gennaio scorsi si è fatto visitare in ospedale dove gli è stata diagnosticata una prognosi di sette giorni nel primo caso e di dieci nel secondo. Dopo almeno otto aggressioni in un paio di mesi, sostenuti dai loro genitori, i due ventenni hanno deciso di denunciare i loro aguzzini al commissariato di zona, che ha organizzato un appostamento. Così, quando i due giovani sono stati circondati dal gruppetto e i due bulli si sono fatti avanti per l’ennesima aggressione, il 21enne hanno inviato un sms agli agenti appostati nei pressi che sono entrati nell’oratorio e hanno fermato i due minorenni, entrambi studenti di istituti della zona, denunciati per violenza e minacce al Tribunale per i minorenni a cui è stato richiesta anche la diffida a frequentare l’oratorio.
I sacerdoti dell’oratorio erano a conoscenza delle prepotenze messe in atto dai due minorenni, ma hanno sempre ritenuto che si trattasse di episodi casuali e saltuari non destinati a ripetersi. Nell’ottobre scorso, il 21enne e il 22enne erano state vittime di un ventenne brasiliano che, forte della sua prestanza fisica, li aveva in più occasione picchiati e derubati, prima di essere arrestato dalla polizia.
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BULLISMO/ ARCIGAY: SERVONO URGENTI POLITICHE INTERVENTO SOCIALE
Sconcerta costante presenza insulti contro omosessuali.
(Apcom) - Oggi a Milano un 'branco' di minorenni ha compiuto un nuovo gesto di violenza nei confronti di un giovane "ritenuto" gay e di un altro giovane 'diverso' che cercava di difenderlo. Luogo della vicenda un oratorio 'Orpas' della parrocchia Sant'Angela Merici a Milano.

L'episodio di bullismo, spiega in una nota l'Arcigay, conferma che "sono urgenti politiche di intervento sociale e culturale per combattere ogni forma di violenza nei confronti di ragazzi perpetrata da altri ragazzi. Quello che sconcerta, oltre il ripetersi degli episodi in tutta Italia, è la presenza costante di insulti e di provocazioni contro ragazzi accusati di essere omosessuali".

Secondo l'Arcigay questo avviene perché "il clima d'odio, alimentato dalle gerarchie cattoliche e dalle destre italiane, favorisce l'emulazione di atteggiamenti razzisti e omofobi". "Non stupisce infine l'atteggiamento dei preti dell'Oratorio che, come accade agli insegnanti delle scuole medie e superiori, non danno il giusto peso a questi atti violenti valutandoli come semplici bravate. Bisognerebbe strutturare in tutte le scuole del paese corsi di formazione sul bullismo e di educazione alle differenze - concludono - Questo sarebbe utile alla chiesa italiana, che potrebbe usare una piccola parte dell'ingente introito dell'8 per mille incassato grazie ad un meccanismo truffaldino, per istruire meglio i suoi preti a contatto con le giovani generazioni".

Una nota di condanna per i fatti di Milano è giunta anche dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma che "respinge con fermezza l'ondata di violenze perpetrate ai danni di giovani gay e si è adoprato sin dalla sua nascita contro la discriminazione alle persone gay, lesbiche e transessuali".
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Ndr. Arcigay ci ha ormai abituato a notizie di questo tipo che poi o vengono dimenticate oppure ridimensionate o, peggio ancora, smentite. A chi dobbiamo credere..? All'Arcigay o al Corriere? E se anche fosse vero, perchè strumentalizzare e "sputtanare" così dei giovani adolescenti. Non è meglio scegliere un rispettoso silenzio invece di accendere l'altoparlante dei comizi? Staremo a vedere.

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mercoledì 6 febbraio 2008

Roma, "Unisci le differenze" il concorso che divide il Comune di Roma.

Roma si divide sull'omofobia. Il concorso della discordia.

(Italia Oggi) Promosso dall'assessorato alla pari opportunità di Roma, si rivolge ai giovani tra 13 e 25 anni. È il concorso contro l'omofobia che nel Lazio è diventato un caso politico. Un concorso di idee per i giovani sull'identità sessuale dal titolo: «Unisci le differenze». Sottotitolo: «Etero, gay, lesbiche, bisessuali e trans: una città senza pregiudizi. Sì alle diversità. No alle discriminazioni». Obiettivo: superare stereotipi legati all'omosessualità e all'identità di genere tra i giovani dai 13 ai 25 anni. Il rischio però è alimentare le discriminazioni e generare confusione tra gli adolescenti nella visione della sessualità. Almeno a sentire le critiche piovute in questi giorni sul sindaco capitolino, Walter Veltroni, e l'assessore alle pari opportunità, Cecilia D'Elia, promotrice del concorso. Il gruppo consigliare di Alleanza nazionale, infatti, il 12 gennaio ha presentato un'interrogazione (primo firmatario Fabrizio Ghera) per annullare il bando e sostituirlo con uno nuovo «che stimoli una completa conoscenza dei pericoli sessuali che gravano sugli adolescenti, come la pedofilia, gli abusi sessuali e le malattie sessuali». Presentato il 21 dicembre in collaborazione con i rappresentanti delle associazioni Glbt, «il progetto», spiega D'Elia, «spinge i ragazzi a utilizzare le nuove tecnologie per testimoniare le esperienze di convivenza positiva fra tutte le diversità». Il bullismo omofobo, che riguarda «il 30% delle 15 mila telefonate alla nostra help line», sottolinea Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. Dato confermato dal Codici secondo cui il 60% delle segnalazioni al proprio osservatorio sul bullismo riguardano le diversità. «È assurdo che An si stupisca», spiega Marrazzo, «da 15 anni esiste un protocollo d'intesa, sempre confermato, tra noi e il ministero per corsi di formazione nelle scuole». An però attacca sull'inopportunità di coinvolgere ragazzi dai 13 anni e rincara la dose. «L'iniziativa è una vera e propria deriva laicista», denuncia Ghera. Interviene anche il Moige, il movimento genitori. «Sarebbe necessario», commenta Bruno Iadaresta, «un maggior ascolto dei genitori nel progettare iniziative come questa. Il bullismo omofobico è una parte delle nuove forme di bullismo».
Info: www.comune.roma.it

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mercoledì 30 gennaio 2008

Inghilterra. Per abituare i bambini delle elementari all'idea che ci potrebbero essere genitori dello stesso sesso, basta dire «mamma e papà».

La proposta fatta propria dal ministro per la scuola e l’infanzia Ed Balls. Contro l'omofobia meglio parlare di «genitori».

(Il Corriere della Sera) Nelle scuole elementari britanniche sarà proibito usare l'espressione «mamma e papà» e diventerà obbligatorio utilizzare l'espressione neutra «genitori», in modo particolare nelle comunicazioni a casa. Come scrive mercoledì il popolare quotidiano Daily Mail, il ministro per la Scuola e l’infanzia Ed Balls farà propria la proposta lanciata dall'organizzazione per i diritti degli omosessuali Stonewall, mirante ad abituare i bambini britannici delle elementari all'idea che potrebbero esserci genitori dello stesso sesso.

DIRITTI GAY - Secondo gli attivisti di Stonewall, l'espressione «mamma e papà» lede i diritti dei genitori omosessuali e favorirebbe pregiudizi anti-gay, inoltre ritengono che i bambini non dovrebbero avere un'idea «convenzionale» della famiglia. Ma non solo: l'iniziativa prevede che, quando si discuterà di matrimonio nelle scuole medie, gli insegnanti dovranno parlare anche delle unioni civili e dei diritti sulle adozioni gay.

TOLLERANZA ZERO - La proposta di Balls tende inoltre a combattere l'intolleranza nei confronti degli omosessuali e prevede punizioni per chi offenderà un compagno chiamandolo gay. Tra le espressioni che dovrano essere bandite dalle scuole britanniche ci sono anche: «comportati da uomo» e «siete un branco di donnicciole». Il ministro Balls si è detto «orgoglioso che il governo e il dipartimento siano stati fermi su questa strada. Il nostro punto di vista è che ogni scuola debba mettere in pratica azioni chiare contro ogni forma di bullismo, incluso quello a sfondo omofobico».

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domenica 13 gennaio 2008

Una ragazza si uccide a 14 anni perché derisa come "lesbica".

(Timesonline via Gayweb) Belinda Allen, 14 anni, si è uccisa impiccandosi con una sciarpa ad un albero nella sua città natale di Horsham, in West Sussex (Inghilterra) dopo l’ultimo di una lunga serie di episodi di bullismo durati un anno.

La ragazza veniva derisa e chiamata “lesbica” perché “vestiva diversamente” dagli altri e perché “preferiva i vestiti da maschio rispetto a quelli trendy da femmina” ha dichiarato un amico.
La ex compagna di classe di Belinda alla Tanbridge House ha aggiunto: “Sapevo che Belinda era vittima di atti di bullismo, ma non mi ero resa conto di quanto li stresse prendendo male. Dall'esterno era felice e frizzante”.

La rappresentante degli insegnanti della scuola, Jules Whire, non è stata in grado di stabilire con esattezza se il suicidio di Belinda sia correlato o meno agli atti di bullismo.

Certo è che il Consiglio Regionale del West Sussex era stato costretto a creare lo scorso anno un’apposita rete antibullismo in seguito alla morte di un altro alunno della stessa scuola, Ben Vodden, impiccatosi con le stringhe delle scarpe al letto a castello dopo aver subito vari atti di bullismo.

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mercoledì 9 gennaio 2008

Un falso "blog" con la foto dell'amico e la descrizione: Sono bisex, mi piacciono alcool e droghe. Rischiano il carcere per uno scherzo.

Si spacciano per un compagno su Internet, denunciati: è diffamazione.

(Alessandra Pieracci - La Stampa) Bullismo via internet. Un diciannovenne messo alla berlina con un blog a suo nome, in cui «dichiarava» bisessualità e propensione ad alcol e droghe, ha avuto un crollo psicologico, non se l’è più sentita di tornare nella scuola dove tutti, o quasi, sapevano e ridevano di lui, ha saltato la sessione di maturità e ha perso l’anno scolastico. Ora gli autori di quello che hanno definito «solo uno scherzo», due ragazzi e una ragazza, coetanei e studenti nella stessa scuola, sono stati denunciati per diffamazione. Uno anche per sostituzione di persona: chattava fingendosi il protagonista del blog.

E’ l’ultimo episodio di un fenomeno emergente tra giovani e meno giovani, la persecuzione via internet, la diffusione dei dati personali e del numero di cellulare abbinati a presunte disponibilità sessuali. «Ormai i casi arrivano a decine», conferma Lorella Balducci, direttore operativo della polizia postale in Liguria. «Ci sono ex che infangano il partner - spiega - e persone che sfogano in quel modo violenti rancori. Di solito specificano le specializzazioni erotiche nel dettaglio, corredando il tutto con foto autentiche o fotomontaggi porno. Le reazioni sono diverse: qualcuno arriva furibondo a denunciare la situazione, qualcuno ci ride sopra e cambia numero di telefono, qualcun altro, come in quest’ultimo caso, subisce conseguenze devastanti». Un fattore accomuna tutti gli episodi: «Gli autori vengono comunque identificati e rischiano da sei mesi a tre anni e 500 euro di multa. Non è una ragazzata».

Una chiamata inattesa
Nel maggio scorso il giovane preso di mira ha ricevuto un paio di telefonate da un uomo che voleva fissare un incontro. «So che cosa ti piace, quando possiamo vederci?», gli ha detto. All’inizio il ragazzo ha pensato a uno scherzo telefonico, poi l’interlocutore ha cominciato a far riferimento al blog, stupito della sua reazione. Così il giovane ha scoperto tutto. Quando è andato a controllare è rimasto sconvolto. C’erano diverse sue immagini, ricavate da foto di gite scolastiche, e una presentazione con nome e cognome, e numero di cellulare: «Sono un ragazzo dell’alta borghesia, sono bisessuale, mi piace bere e quando bevo divento l’animatore della serata. Fumo di tutto, mi piace provare».

Il blog era attivo da 5 mesi, a sua insaputa. Il giovane ha raccontato tutto in famiglia ma non è riuscito a superare il trauma, sentendosi ridicolizzato e preso di mira dai compagni di scuola. Prigioniero di un incubo da cui non riusciva più a uscire. I genitori lo hanno spinto a denunciare la situazione in procura, il pm Lari ha affidato le indagini alla polizia postale.

Gli investigatori hanno subito oscurato il blog e tramite il provider hanno individuato gli indirizzi di connessione. Il computer di partenza era quello di uno dei due ragazzi coinvolti.

I tre giovani, famiglie della media borghesia, nessun precedente, sono maggiorenni e quindi ritenuti pienamente responsabili dell’accaduto. Dopo una serie di accertamenti, durati un paio di mesi, sono stati interrogati. Hanno detto che volevano solo fare uno scherzo.

Uno scherzo comunque durato a lungo e con la possibilità di mettere il ragazzo preso di mira in situazioni difficili e pericolose. Per la vergogna e la rabbiosa delusione dovuta al tradimento dei presunti amici, non è più uscito di casa, temendo di essere riconosciuto. Nei giorni scorsi i tre persecutori sono stati denunciati a piede libero.

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giovedì 13 dicembre 2007

Scuola. Figli bulli scolastici? Pagheranno i genitori.

(Agenzia radicale) Verrà pubblicato la prossima settimana sulla Gazzetta Ufficiale, lo ‘statuto delle studentesse e degli studenti’, che troverà così ufficiale operatività. Il documento prevede un inasprimento delle sanzioni disciplinari.

Le sanzioni che possono arrivare anche a 15 giorni di sospensione ed allontanamento dalla scuola, ma anche, nei casi più gravi, alla non ammissione dello studente agli scrutini di fine anno o alla non ammissione alla prova d’esame di Stato, più tutta una serie di pene di ‘riparazione’, come la pulizia e la manutenzione delle aule e all’attività di volontariato.

Da sottolineare come la carta voglia inserire maggiormente i genitori nel novero dell’educazione scolastica dei figli, rendendoli responsabili, in buona sostanza, nel caso in cui i pargoli violino le regole dell’istituto presso il quale sono iscritti, pagando anche gli eventuali danni arrecati. Intanto sono stati resi noti i dati relativi al numero verde anti-bullismo, 800 66 96 96, istituito dal ministero della Pubblica Istruzione, che ha registrato una media di 70 chiamate al giorno fra febbraio e novembre di quest’anno, per un totale di 12.874 in 10 mesi.

Un’indagine ha inoltre rilevato anche che 3/4 dei ragazzi ha assistito, almeno un volta nel corso della propria carriera scolastica, ad episodi di bullismo tra giovani, anche se ufficialmente il 95% degli studenti interpellati ha dichiarato di trovarsi a proprio agio con i coetanei e l’85% ritiene che i compagni si comportino correttamente nei loro confronti.

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martedì 11 dicembre 2007

Avevano scritto gay accompagnata da una svastica sulla schiena del compagno. Sospensione e volontariato per i bulletti di Finale.

Il Secolo XIX) Mano pesante del Consiglio di classe nei confronti dei sei studenti dell’Alberghiero di Finale che avevano scritto con una biro la parola “gay”, accompagnata da una svastica, sul petto di un compagno.

I tre autori materiali dell’episodio sono stati sospesi per sessanta giorni dalle lezioni; per i tre ragazzi che hanno invece solo appoggiato l’atto, assistendo inermi, scatteranno quindici giorni di sospensione. Il Consiglio ha però stabilito che i ragazzi dovranno restare lontano dalle lezioni solo pochi giorni: sette gli autori del gesto e due gli altri. Il restante tempo della pena verrà commutato nella partecipazione a un corso di formazione al volontariato organizzato dalla Croce Rossa Italiana. Al mattino a scuola al pomeriggio in Croce Rossa.

«Ci ha fatto molto piacere che siano state due delle famiglie dei ragazzi coinvolti nella vicenda, ad avanzare questa proposta, a cui avevamo già pensato come consiglio di classe e che riteniamo molto interessante anche per un percorso di recupero dei ragazzi» ha sottolineato il dirigente scolastico Giovanni Claudio Bruzzone.

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