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venerdì 22 agosto 2008

Il Papa ricorda vescovo Bressanone morto improvvisamente ma dimentica la pedofilia.

Oggi i funerali. Di recente le vacanze di Benedetto XVI.
(Apcom) La morte improvvisa del vescovo di Bolzano e Bressanone è stata "una perdita dolorosa" per il Papa, che ha incontrato mons. Wilhelm Egger durante le recenti vacanze trascorse proprio a Bressanone.
"Non solo la Diocesi di Bolzano-Bressanone, ma anche l'intera Chiesa ha perso con il Vescovo Wilhelm Egger un Pastore tanto erudito quanto amabile e pio, che instancabilmente ha portato alla gente la Buona Novella di Cristo, a lui affidata in modo particolare nell'Ordinazione sacerdotale ed episcopale", scrive Benedetto XVI in un messaggio inviato in occasione dei funerali del presule, che si sono svolti oggi nel duomo brissinese.
"Anche per me personalmente la morte di Mons. Wilhelm Egger, che mi è stato caro amico e che ancora una settimana fa in occasione del mio congedo da Bressanone ho potuto salutare, significa una perdita dolorosa", ha aggiunto il Papa. Mons. Egger, che era anche segretario speciale del Sinodo che si svolgerà ad ottobre in Vaticano aveva, per il Papa, "un rapporto profondo con la Sacra Scrittura, che ha totalmente pervaso e plasmato la sua vita".
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Il vescovo Egger e i processi per pedofilia contro due preti della sua diocesi.
Il vescovo Egger passerà alla storia anche per aver violentamente attaccato la magistratura in occasione dei processi che hanno visto la condanna di due preti in processi per pedofilia.

Nel procedimento contro don Giorgio Carli (foto a fianco), prete di Bolzano condannato dalla Corte di appello di Trento a 7 anni e 6 mesi per violenze su una bambina dai 9 anni ai 15 anni, il vescovo Egger, durante le indagini si avvalse della facoltà di non rispondere (segreto professionale):

Nel corso del processo aveva testimoniato sulla buona reputazione di don Carli (come se il suo giudizio sulla sua reputazione nel clero lo scagionasse dalle accuse).

Dopo la sentenza il vescovo ha attaccato la magistratura, rea di aver condannato il prete. Un giudizio ribadito lo scorso 30 luglio "Ho detto al papa che don Carli è innocente".

Nel caso di mons Hansjoerg Rigger, decano dei teologi e docente del seminario di Bressanone, condannato a 1 anno e 6 mesi per possesso di materiale pedopornografico, il vescovo ha attaccato la magistratura per non essere stato avvisato delle indagini e perché, secondo il vescovo, il teologo era in buona fede nel detenere immagini pedopornografiche.

Don Rigger (foto a fianco), tra l'altro, non si è mai difeso dalle accuse, essendosi fatto difendere dall'avvocato di ufficio nel processo al Tribunale di Siracusa in cui è stato condannato.

In tutto ciò nemmeno una parola di pietà per le vittime.

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giovedì 14 agosto 2008

Usa. Il quarterback omofobo vittima di una vendetta?

L'immagine del quarterback dei Cleveland Browns, Brady Quinn, è stata utilizzata a sua insaputa da un sito di incontri gay. Una sua immagine a torso nudo (foto sotto) è stata usata per parecchio tempo da Findman4man all'insaputa di Quinn che ritiene di essere stato vittima di una forma di vendetta per una vecchia storia. Una storia che risale a gennaio quando assieme ad un gruppo di amici insultò dei passanti gay fuori da un bar di Columbus cercando di causare una rissa.
Il legale di Quinn ha fatto rimuovere l'immagine minacciando una causa legale al sito. Il fatto ha suscitato un particolare rumore nell'ambiente sportivo e l'avvocato ha dovuto smentire che il suo cliente fosse gay.

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Mamma inglese da Facebook a sito porno.

Qualcuno ha usato abusivamente le sue immagini. L'ex marito tempestato di telefonate di aspiranti clienti.

(Monica Ricci Sargentini - Il Corriere della Sera) Mettere le proprie foto su Facebook, per rimanere in contatto con gli amici sparsi per il mondo, può essere molto pericoloso. Lo sa bene Becky Spraggs, 22 anni, tre bambini piccoli e una vita tranquilla nell’Hertfordshire, in Inghilterra. Occhi azzurri, capelli biondi, un viso carino, Becky si è ritrovata ammiccante su FetLife, un sito porno canadese. Accanto alla sua foto le immagini di una donna, del tutto simile a lei, impegnata in atti sessuali: «Voglio essere usata e abusata», il messaggio più che esplicito.

RICHIESTE SESSUALI - Nel profilo, pubblicato dal sito, Spraggs si diceva «pronta a tutto» pur di diventare un’attrice porno e invitava i suoi ammiratori a chiamare il suo agente su un cellulare. Il numero, in verità, appartiene a Paul Farrow, suo ex partner e padre dei suoi figli. L’uomo, in pochi giorni, è stato subissato di richieste sessuali. Dapprima ha pensato a uno scherzo di una ragazzina innamorata di lui, poi ha chiamato Becky. «E’ incredibile – ha detto la donna al Daily Mail – che qualcuno mi possa aver fatto una cosa del genere». Becky ha messo le foto su Facebook un anno fa pensando che soltanto i suoi 167 amici potessero vederle.

RISCHI - La ragazza ignorava che invece il suo profilo era accessibile ai tre milioni di persone iscritte al London network. Lo scorso 28 giugno le immagini sono apparse su FetLife. «Mi sento totalmente in balia degli altri – si è sfogata Becky -. Se penso che ho messo on line anche le foto dei miei bambini che facevano il bagno e che dei pervertiti potrebbero averle prese, mi viene un brivido lungo la schiena. La gente non capisce a che rischi si espone quando va su Facebook». La ragazza si è rivolta alla polizia che si è dichiarata incompetente e le ha consigliato di fare riferimento all’Internet Watch Foundation, l’organismo britannico che vigila sugli abusi compiuti sul web. Inutili le email di reclamo spedite al sito porno. «Non mi hanno nemmeno risposto», ha detto Spraggs.

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lunedì 11 agosto 2008

La tragedia dei pedofili sposati. Molestie al figlio degli amici, arrestato.

In cella un uomo insospettabile. La vittima: abusi per due anni. Il giovane si è ribellato dopo l’ultimo approccio e lo ha denunciato.

(Trentino) Due anni di abusi sessuali sul figlio degli amici, vicini di casa. All’ultimo tentativo di approccio, però, il giovane si è ribellato ed ha raccontato tutto prima ai genitori, poi alla polizia. Ieri mattina gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della procura si sono presentati a casa dell’uomo, in Valsugana, con in mano un ordine di custodia cautelare in carcere richiesto dalla pm Alessandra Liverani e firmato dal Gip Marco La Ganga. L’ipotesi dell’accusa è di violenza sessuale, aggravata dal fatto che le presunte molestie sarebbero iniziate quando la vittima aveva solamente quattordici anni.

La brutta vicenda è maturata all’interno di un contesto apparentemente «normale». L’uomo contro cui sono rivolte le pesantissime accuse - che dovranno trovare conferma nel corso delle indagini - è incensurato, sposato e padre di alcuni figli.

La storia è venuta a galla recentemente. L’uomo, secondo la denuncia presentata dalla vittima, avrebbe per l’ennesima volta avvicinato il ragazzo, figlio dei vicini di casa, amici di famiglia. Un legame rinforzato dal fatto che la presunta vittima è un amico del figlio dell’uomo arrestato ieri mattina. Insomma, un clima di grande fiducia reciproca.

L’indagato avrebbe avvicinato sessualmente il giovane, approfittando del fatto che quel giorno era a casa da solo. Questa volta, però, il ragazzo si è ribellato con forza. La rabbia lo ha sconvolto, tanto che, temendo di lasciarsi andare ad un gesto di violenza (vicino a lui in quel momento c’erano dei coltelli da cucina), ha deciso di chiamare il padre. A quel punto il vicino di casa, spaventato, avrebbe tolto dal portafoglio tutto il denaro contante, quasi duecento euro, per comprare il silenzio della vittima. Una reazione che non ha sortito alcun effetto.

Il giovane ha raccontato tutto ai genitori, descrivendo nei dettagli due anni di molestie sessuali subite da quello che ritenevano un amico. Poi, insieme al padre e alla madre, si è rivolto alle forze dell’ordine per la denuncia.

Nella ricostruzione dei fatti fornita dalla vittima, l’indagato avrebbe approfittato della fiducia dei genitori del ragazzo per invitarlo ad uscite piuttosto frequenti, e della durata di più giorni, cui era costretto per motivi di lavoro. Con la scusa di risparmiare qualcosa sul conto dell’albergo - questa è la versione del ragazzo - chiedeva sempre una stanza con letto matrimoniale, dove dormivano insieme. Durante la notte l’adolescente avrebbe subito le attenzioni sessuali dell’uomo, mai sfociate in un rapporto completo.

La vittima fino a poco tempo fa aveva confidato quelle attenzioni morbose solo alla fidanzata. Per paura, per vergogna, non aveva mai trovato il coraggio di denunciare quella situazione.
Sulla vicenda ha aperto un fascicolo la pm Alessandra Liverani, con l’ipotesi di reato di violenza sessuale. Al termine degli accertamenti il magistrato ha chiesto una misura cautelare, eseguita ieri mattina. Incredula la moglie dell’arrestato, che difende a spada tratta il marito: secondo la donna si tratta di un clamoroso equivoco, determinato dal fatto che il coniuge ha un carattere particolarmente espansivo.

Nelle prossime ore l’uomo, che si trova in carcere a Trento, riceverà la visita del difensore, l’avvocato Francesco Moser. L’interrogatorio di garanzia si svolgerà nelle prossime ore: potrà essere la prima occasione per l’indagato di fornire la propria versione dei fatti.

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giovedì 10 luglio 2008

Silvio Berlusconi e le donne. Ne salta fuori una nuova.

Decreto Sanjust.
L'incontro con la giovane annunciatrice. Il feeling immediato. Poi gioielli, inviti, regali in denaro. E una nomina a Palazzo Chigi. Ancora una volta il premier mescola pubblico e privato.

(P.Gomez e M.Lillo - L'Espresso) Questa volta non è solo una questione di stelline e raccomandazioni. Per l'ex annunciatrice Rai Virginia Sanjust di Teulada, Silvio Berlusconi ha fatto di più. Niente a che vedere con le intercettazioni in cui il Cavaliere chiedeva ad Agostino Saccà di far lavorare un manipolo di attricette "per tenere su il morale del capo" o conquistare al centrodestra, tramite i favori alle ragazze, alcuni senatori del centrosinistra. No. Stavolta, per far felice Virginia, Berlusconi ha messo in moto la presidenza del Consiglio. Ha promosso atti concreti, con tanto di numeri di protocollo e stanziamenti a valere sul bilancio dello Stato. O almeno così sostiene l'ex marito di Virginia, l'agente segreto Federico Armati.

In una singolare causa contro il premier lo 007 ha depositato al tribunale dei ministri un decreto con cui la ragazza, il 20 ottobre 2003, veniva nominata da Berlusconi "esperta della presidenza del Consiglio". E ha chiesto ai giudici di acquisirne un secondo: quello con cui Palazzo Chigi, alla vigilia delle elezioni del 2006, dopo aver licenziato dal Sisde lo stesso Armati, lo riassume per trasferirlo al Cesis, l'organismo di coordinamento tra i servizi segreti civili e militari.

Oggi l'inchiesta, in cui il Cavaliere è indagato su denuncia dell'agente segreto per abuso d'ufficio e maltrattamenti, potrebbe essere archiviata. Secondo la Procura di Roma non ci sono elementi per sostenere che Berlusconi abbia in qualche modo influito negativamente sulla carriera dello 007 o che si sia interessato delle vicende della coppia separata Sanjust-Armati, da anni in guerra per l'affidamento del loro unico figlio. L'indagine però fa sorgere altri interrogativi, tutti politici, sulle capacità di Berlusconi di separare la propria vita privata dagli affari di Stato.

Tutto inizia il 29 settembre 2003, quando il premier va in tv per illustrare il suo progetto di riforma delle pensioni. Ad annunciare il suo intervento è Virginia Sanjust, 26 anni, tre lingue parlate fluentemente, e alle spalle una famiglia di attrici (la madre è Antonellina Interlenghi) e di aristocratici romani. In quei mesi Virginia, che pure è separata, dorme spesso nella grande casa di Campo de' Fiori che il marito ha preso in affitto dalla Banca di Roma e dove vive loro figlio.

Berlusconi appena vede Virginia in tv le invia un mazzo gigante di gardenie e rose, accompagnato da un biglietto gentile: "Un debutto storico a reti unificate evviva e complimenti". Poi la invita a colazione a Palazzo Chigi. Dopo il pranzo con Letta e Tremonti, secondo l'esposto di Armati, il discorso scivola su soldi e lavoro. Virginia ha qualche difficoltà economica, Berlusconi però la trova professionalmente capace e bellissima. Immediatamente le annuncia l'intenzione di farla entrare tra i portavoce di Palazzo Chigi. Convoca un segretario e fa prendere gli estremi del suo curriculum. Il decreto è pronto per la firma di Letta: "Il presidente del Consiglio dei ministri... vista l'esigenza di avvalersi della collaborazione della signora Virginia Sanjust di Teulada in qualità di esperto, nell'ambito dell'ufficio stampa... decreta: è conferito l'incarico di esperto per il periodo 20 ottobre-31 dicembre 2003. Per lo svolgimento dell'incarico è attribuito un compenso annuo lordo di 36 mila euro e Iva. La relativa spesa trova copertura per euro 7 mila e 200 oltre Iva nelle disponibilità finanziarie iscritte nel capitolo 167 del bilancio". Poi, racconta lo 007, il premier accompagna il regalo pubblico con uno privato: un bracciale di brillanti di Damiani.

I problemi nascono nel febbraio del 2004, quando 'Il Messaggero' scrive: "Berlusconi ha proposto a Virginia di diventare la donna immagine di Forza Italia". Segue un'interrogazione parlamentare e una smentita. La notizia è imprecisa. Palazzo Chigi corre comunque ai ripari. Il decreto, secondo Armati, viene ritirato: un autista del Cavaliere si fa consegnare da Virginia la copia in suo possesso. L'annunciatrice, d'altro canto, non ne ha più bisogno. In Rai sta facendo carriera: è stata appena promossa a conduttrice del programma 'Oltremoda'. E anche per lo 007 le cose si sono messe bene. Il 13 novembre 2003 il Sisde lo ha promosso. Virginia, secondo l'ex marito, in quei mesi vive un mondo da favola: vede spesso Berlusconi, riceve regali su regali (a volte in denaro), e per contraccambiare prepara collezioni di cd musicali per lui. La ragazza però ha un problema: è affascinata dal mondo della new age, frequenta guru e comunità pseudo-religiose sparse tra Asia, America e Italia.

Federico Armati non vede di buon occhio la svolta mistica dell'ex moglie, è preoccupato per il suo stato di salute e per le troppe telefonate del Cavaliere. Nega il permesso al figlio di andare con la madre in una comunità piemontese. Nel braccio di ferro però c'è una novità: Armati è sempre stato la parte forte della coppia (ha un lavoro da 4.500 euro al mese, una casa, una famiglia solida alle spalle, un padre magistrato) e ora si ritrova improvvisamente debole. La ruota gira: il 20 marzo 2006 lo 007 è trasferito dal Sisde alla Cassazione. Lo stipendio crolla a 1.700 euro al mese. Il 30 marzo 2006 deve prendere servizio alla Corte e usa i dieci giorni rimasti per reagire contro chi, forse a torto, ritiene sia il mandante del trasferimento. Il 21 e il 28 marzo incontra la moglie e le chiede di intervenire su Berlusconi perché, se non fosse rimasto ai servizi segreti, avrebbe presentato una denuncia contro di lui rivelando anche il rapporto tra il Cavaliere e la Sanjust.
Del colloquio esiste una registrazione depositata agli atti. Ma a inciderla non è stato lo 007. È stata Virginia, che a caccia di prove da produrre nella causa per l'affidamento del figlio, si sarebbe mossa, secondo la denuncia di Armati, su consiglio di Nicoletta Ghedini, collega di Nicolò, il parlamentare e avvocato di Berlusconi. In quei nastri Armati grida la sua rabbia contro il Cavaliere e contro Mario Mori, il suo ex capo che lo ha cacciato dal Sisde.

Armati minaccia sfracelli legali
e non è uno che scherza. Ha già denunciato il padre, procuratore generale di Perugia, per una vecchia vicenda di presunti regali ricevuti da un costruttore e per le sue intromissioni nel procedimento del Tribunale dei minori sull'affidamento del bambino. Quando lo 007 pone a Virginia l'ultimatum: "Tutto deve essere fatto entro giovedì 30 marzo perché altrimenti denuncio tutto",Berlusconi si rabbuia. O almeno così racconterà l'annunciatrice in un drammatico interrogatorio davanti ai magistrati.

Il pm Olga Capasso, in una richiesta di archiviazione di un altro procedimento questa volta contro Armati, nato dalle denuncie della ex moglie, riporta così il racconto della donna: "A telefonare alla Sanjust era stato lo stesso Berlusconi molto preoccupato che la sua relazione (...) e i favori che aveva fatto all'Armati divenissero di dominio pubblico". La telefonata con Berlusconi risalirebbe al 23 marzo, cinque giorni dopo c'è il secondo incontro e la seconda registrazione. L'agente è furioso e "chiede con insistenza alla moglie se si è data da fare per avere un contatto con Berlusconi". Parallelamente Armati cerca un canale con alcuni manager Mediaset come Nicolò Querci. A tutti dice: "Entro il 30".

A 24 ore dallo scadere dell'ultimatum la questione si sistema. "Nella mattinata del 29 marzo 2006", scrive Armati, "sono stato convocato dal capo del personale del Sisde il quale mi rendeva noto che era stata richiesta la mia professionalità al Cesis". Così il 29 marzo 2006 con il decreto basato sulla nota Cesis 4310- c/16359 viene revocato il trasferimento alla Cassazione. Poi il primo aprile del 2006 con un'altra nota Cesis (4310-16935) si dispone la nuova assegnazione al Cesis stesso. Lo stipendio di Armati è salvo. L'onore di Berlusconi anche. Ma quello delle istituzioni? Come si giustifica la retromarcia?

L'avvocato di Virginia Sanjust, Domenico De Simone, scrive in una denuncia: "Armati ha preteso la revoca del trasferimento dal Sisde e poi ha ottenuto la chiamata dal Cesis", "minacciando il danno ingiusto di propalare la falsa rivelazione della relazione sessuale della signora Sanjust con il dottor Silvio Berlusconi". Per l'avvocato, "è uno scandalo anche se artatamente costruito fondato su elementi in parte veri perché è innegabile il rapporto di amicizia tra Sanjust e Berlusconi".

Per corroborare le sue accuse contro il Cavaliere, Armati elenca una serie di circostanze che dimostrerebbero i rapporti con l'ex moglie. A partire dalla strana storia della sua casa di Campo de' Fiori, dove lo 007 viveva dal 1998. Quando la proprietà vende, lui non ha i soldi per acquistare. La casa finisce a un produttore americano, Stephen Joel Brown, e Armati deve lasciarla. Pochi mesi dopo Virginia si presenta da Brown dicendo che conosce dei milanesi che cercano una casa con cinque finestre su Campo de' Fiori. Brown capisce cosa sta accadendo e spara: o mi date 2 milioni e e 250 mila più Iva (l'aveva pagata un milione e 50) o non vendo.

Il sì è immediato. A comprare è Salvatore Sciascia, ex responsabile fiscale Fininvest, condannato per le mazzette alla Finanza e oggi onorevole. In sua rappresentanza stipula il contratto Francesco Magnano, geometra di fiducia di Berlusconi. Subito dopo l'acquisto l'appartamento passa nella disponibilità di Virginia che lo lascerà solo pochi mesi fa.

I rapporti tra Berlusconi e Virginia Sanjust, secondo la denuncia, continuano almeno fino all'estate scorsa. Il marito lo scopre per caso, lui dice, quando trova una sacca abbandonata dalla moglie nel giardino. All'interno ci sono due cuccioli di cane e un estratto del conto corrente. Tra un versamento e un assegno in data 14 giugno 2007 risulta un bonifico di 50 mila euro.

'L'espresso' ha visionato il documento, senza però riuscire a verificarne l'autenticità. L'ordinante è: 'Berlusconi Silvio'. La causale: 'Bonifico prestito infruttifero'. Per la Procura di Roma tutte queste carte, in ogni caso, non dimostrano "che il presidente del Consiglio abbia intenzionalmente recato danno a terzi", né che fosse in conflitto di interessi quando Palazzo Chigi ha rimosso e ripescato il marito-rivale della sua amica.

L'argomentazione del pm Roberto Felici è che, "se fosse vera l'ipotesi, non si comprenderebbe il motivo per il quale a distanza di un mese la stessa autorità abbia ricollocato Armati in una posizione sostanzialmente analoga, previa revoca del precedente decreto". Ora la parola passa al Tribunale dei ministri e al Copasir, l'organo di controllo sui servizi segreti presieduto da Francesco Rutelli. Il comitato ha già ricevuto l'incartamento e potrebbe sentire presto lo 007. Armati lo ha chiesto. Ancora non ha avuto risposta

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mercoledì 9 luglio 2008

Pedofilia. Favoreggiamento a un sacerdote: in due dal giudice.

(Il secolo XIX) Federico Licciardello e Francesco Bianchi, il poliziotto e il medico che informarono padre Di Rienzo di un’indagine di polizia a suo carico, compariranno davanti al Gup, Domenico Varalli, il prossimo 29 ottobre, data in cui si svolgerà l’udienza preliminare.

Entrambi sono accusati dal pm Maria Paola Marrali del reato di favoreggiamento nell’ambito della scabrosa e delicata inchiesta che lo stesso pm sta svolgendo nei confronti di padre Francesco, l’ex cappellano dell’ospedale di Imperia, sospettato di abusi sessuali, in particolare di aver toccato nelle parti intime un adolescente, accusa sempre respinta dal sacerdote, appartenente all’ordine dei Camilliani, ora trasferito a Torino.

Il Pm ha contestato a Licciardello (difeso dall’avvocato Renato Giannelli) e a Bianchi (i suoi interessi sono invece tutelati dall’avvocato Erminio Annoni), di aver fatto sapere al religioso che sul suo conto erano in corso accertamenti. Secondo il sostituto procuratore Marrali, Federico Licciardello, una cariera da poliziotto lunga 35 anni, avrebbe sbirciato tra le carte negli uffici di piazza Duomo per verificare l’esistenza di un’indagine a carico del prete e riferito la notizia al medico di fiducia di padre Francesco, che a sua volte avrebbe informato il diretto interessato. Il quale, qualche giorno dopo, durante la celebrazione della messa nella cappella dell’ospedale aveva annunciato che presto sarebbe andato via da Imperia a causa di voci sul suo conto messe in giro ad arte da qualcuno che stava complottando alle sue spalle.

La “fuga” di notizie, avrebbe ovviamente compromesso l’indagine condotta dagli uomini della squadra mobile diretti dal commissario Raffaele Mascia e vanificato le intercettazioni telefoniche in atto che da quel momento avrebbero perso consistenza.

Se l’indagine sui due amici del sacerdote è conclusa ed entrambi sono in attesa di sapere che cosa deciderà il gup nell’udienza di fine ottobre, i periti stanno verificando l’attentibilità e la capacità di narrare i fatti del ragazzino che sarebbe stato oggetto delle attenzioni dell’ex cappellano del nosocomio del capoluogo.

E’ infatti in corso l’incidente probatorio chiesto dalla difesa del padre camilliano (lo tutela l’avvocato Carlo Fossati) che ha lo scopo di accertare quanto il minore, un ragazzino undicenne, sia in grado di spiegare i fatti che la scorsa estate aveva raccontato alla madre. Appreso che il figlio, sarebbe stato toccato nelle parti intime dal sacerdote la donna si era rivolta alla polizia. La sezione delle squadra mobile specializzata nei casi di violenza aveva avviato l’indagine che l’intervento di Licciardello e Bianchi ha molto probabilmente interrotto prima che potessero venire falla luce ulteriori riscontri in merito ad altri eventuali episodi di molestie.
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Pedofilia: la maggior parte dei bambini non sa cosa sia.
(osservatoriosullalegalita.org) Confermato anche a Lodi il dato sulla conoscenza della pedofilia da parte dei bambini. Circa il 70% non sa cosa sia. Una percentuale preoccupante già riscontrata in altre Regioni italiane.

Più dell’80% dei bambini intervistati, poi, non sa dire "chi e' un pedofilo". Tra coloro che rispondono pochissimi ne hanno un’idea sufficientemente precisa. Anche quando vengono simulate situazioni a rischio, i bambini dimostrano di non comprendere il pericolo.

Il 70% di loro si allontana con uno sconosciuto che li invita a giocare, trascurando le raccomandazioni dei genitori che pure dimostrano di sapere. Quando la simulazione propone il comportamento di seduzione fatto di segreti, ricatti e “giochi da grandi” di figure prossime, tipiche del pedofilo, solo un allarmante 20% riesce ad individuare il pericolo.

I dati sono stati riscontrati dalla TRE – Formazione e Ricerca – attraverso l’applicazione del progetto “Sembra un gioco”, una metodologia didattica che, attraverso il gioco, insegna ai bambini a riconoscere i comportamenti tipici del pedofilo e a riferirli.

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martedì 8 luglio 2008

Sydney. Cardinale George Pell accusato di coprire la verità su preti pedofili.

(Apcom) Lo scandalo dei preti pedofili si abbatte come un ciclone a Sydney, proprio a pochi giorni dalla visita del Papa in territorio australiano.
Il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney, è alle prese con l'imbarazzante scandalo dei preti pedofili. Pell ha negato di aver coperto casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Il porporato ha risposto a un report televisivo della Abc in cui si sosteneva che Pell avesse dato informazioni fuorvianti a un uomo che accusava un prete di abusi sessuali più di 25 anni fa.
Anthony Jones ha accusato padre Terrence Goodall di aver abusato di lui nel 1982, quando Jones aveva 28 anni ed era coordinatore dell'istruzione religiosa a Sydney. Jones ha riferito le accuse alla chiesa australiana nel 2003 che ha aperto le indagini che hanno dimostrato "comportamenti omosessuali" tra padre Goodall e Jones, secondo quanto riporta la Abc.
Ma l'arcivescovo Pell non ha seguito le raccomandazioni previste durante le indagini e ha persino scritto a Jones dicendogli che non era stato possible provare la denuncia di "tentata violenza sessuale aggravata". Pell ha sottolineato che mentre la sua lettera a Jones è stata "mal scritta", non c'è stata violenza. La sua conclusione è che l'atto è stato consensuale. "Accetto tutti i documenti, e l'investigazione interna alla chiesa, incluso il comportamento omosessuale, ma l'accusa di violenza è insufficiente".
Il report di Abc riferisce che anche un secondo uomo, non ben identificato, ha denunciato di abusi sessuali padre Goodall. Un'altra lettera di Pell, segnata nello stesso giorno di quella a Jones, ha informato il secondo uomo che le accuse di abusi sessuali non erano sufficienti. "Non ho intenzione di ingannare", ha detto Pell, che ha riferito come la Chiesa abbia preso tutte le azioni contro Goodall basate sulle accuse delle due vittime. Non c'è alcuna copertura. Le accuse contro padre Goodall sono state verificate sia dalla Chiesa che dalla Polizia e padre Goodall è stato rimosso dall'incarico. Le autorità ecclesiastiche - conclude il porporato - hanno cooperato ad ogni stadio".

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lunedì 7 luglio 2008

Cocaina, sesso e travestiti: La nuova moda.

(Alberto Giannino - Img press) Consumo di cocaina, festini nella casa di papà, club privè riservati e accesso con tanto di tessera, dark room, orge con ballerine e con travestiti, giovani benestanti, calciatori di fama mondiale, studenti universitari costretti a prostitutirsi per pagare affitto di casa e coca, modelli/e, starlette, politici, uomini d'affari, imprenditori, veline, letterine e non, che sniffano la "droga dei ricchi". La cronaca è impietosa. E' un susseguirsi anche di notizie di giovani e meno giovani che fanno uso di cocaina, droga che, unita all'edonismo, all'abuso alcool, e al sesso sfrenato degrada l'uomo e lo abbassa al rango di uomo animale. Questo è oggi il quadro morale della nostra società post industriale e post moderna nell'era della globalizzazione. E i giovani che si drogano - piaccia o no- sono i figli sono i figli della nostra società neopagana, secolarizzata e scristianizzata. Assistiamo a un degrado morale pari solo a quello del tardo Romano Impero e della Grecia antica. E' opinione corrente degli esperti che la causa, forse, maggiore, della forza di presa della droga nell'animo giovanile sta nella disaffezione alla vita, nella caduta degli ideali, nella paura del futuro. Senza la prospettiva dei grandi valori, la persona umana, specie se ancora nella sua primavera, quando non ha ragione di vivere e di pensare con suggestione all'avvenire, cerca di fuggire dal presente per rifugiarsi nei surrogati o nel nulla. I giovani si sentono minacciati da una società che non hanno scelto, una società che non hanno costruito loro , ma della quale tuttavia fanno parte con responsabilità crescenti. Questa società sembra presa da follia quando mobilita tutte le proprie energie, per spingersi verso ciò che ne costituisce la distruzione. Il progresso scientifico e tecnologico ha reso l'uomo apparentemente padrone del mondo materiale. L'esperienza mostra, purtroppo, che non si tratta di un dominio scientifico neutro, come alcuni hanno pensato. L'uomo moderno, infatti, è tentato di considerare ogni cosa come un oggetto manipolabile ed ha finito spesso per porre tra gli oggetti manipolabili anche se stesso. Questa è la grande minaccia dell'epoca nostra! Sta ai giovani con quella attenta ponderazione che può benissimo congiungersi col loro naturale entusiasmo, offrire un personale contributo al superamento di situazioni insoddisfacenti, traendo ispirazione dalla loro fede e forza dal loro dinamismo. Loro lo possono fare mantenendo aperto il dialogo con gli adulti e parlando loro con franchezza, libera da ogni acrimonia: " Noi diremo loro: riconosciamo e traiamo vantaggio da ciò che ci offrite; noi non vi addebitiamo i frutti e i "confort" del progresso; noi non neghiamo i vostri meriti; ma vi chiediamo di poter essere al vostro fianco nell'eliminare certe storture, nel superare le perduranti ingiustizie. Noi vogliamo che il progresso sia positivo, e non micidiale; che sia di tutti e per tutti, non solo per alcuni; che serva alla causa della pace, e non alla guerra." La prima causa che spinge giovani ed adulti alla deleteria esperienza della droga è la mancanza di chiare e convincenti motivazioni di vita. Infatti, la mancanza di punti di riferimento, il vuoto dei valori, la convinzione che nulla abbia senso e che pertanto non valga la pena di vivere, il sentimento tragico e desolato di essere dei viandanti ignoti in un universo assurdo, può spingere alcuni alla ricerca di fughe esasperate e disperate. Stiamo assistendo infatti al diffondersi e al radicarsi in tutti gli Stati di una "morale laica", che prescinde quasi totalmente dalla morale oggettiva, cosiddetta "naturale", e dalla morale rivelata dal Vangelo. Noi non vogliamo fare il processo alla società: dobbiamo però constatare che tante carenze nella struttura della società, come la disoccupazione, la mancanza di alloggi, l'ingiustizia sociale, l'arrivismo politico, l'instabilità internazionale, l'impreparazione al matrimonio, la legalizzazione dell'aborto e del divorzio, delle unioni gay, causano fatalmente un senso di sfiducia e di oppressione che può sfociare talvolta anche in esperienze paurosamente negative. Se si vuole un umanesimo autentico, pieno e concreto bisogna pervenire ad un'antropologia più profonda e più globale, che consideri l'uomo come un soggetto personale, trascendente la sua esistenza ed operante lui stesso la sintesi di tutte le dimensioni del suo essere, senza isolare le une dalle altre, e senza lasciarle sviluppare a detrimento delle altre. Non è stato in effetti troppo privilegiato l'"avere" a spese del valore qualitativo dell'"essere", troppo identificato l'uomo col possessore delle cose, e praticamente ridotto l'uomo a sistemarsi lui stesso e a sistemare i suoi simili nel mondo delle cose, con la volontà di potenza, la paura, la lotta delle classi che ne deriva? Anche sul piano della scienza e della storia l'uomo tende a considerarsi come un risultato, il risultato del suo proprio processo evolutivo o dei meccanismi della vita sociale, come spossessato della sua soggettività, mentre invece è creatura di Dio, libera per realizzare l'unità del suo essere, per promuovere i valori umani fondamentali. Si tratta di ricomporre eticamente la personalità di ciascuno e della comunità.L'"uomo tecnologico", che pone ogni sua fiducia ed ogni interesse nella scienza e nella tecnica per ottenere il massimo del benessere, si trova poi deluso ed amareggiato di fronte allo scacco fatale della malattia, della sofferenza morale, della morte inesorabile. L'"uomo tecnologico" diventa perciò l"'uomo solo", perché affranto, minacciato, sconfitto. Il dolore fisico, unito a quello morale diventa un "dolore esistenziale", e apertamente o nascostamente si fa "dolore religioso", suscitando i supremi interrogativi e la domanda di significato. Una delle tendenze che si è andata intrecciando con l'incremento del benessere materiale nei nostri giorni, è l'indifferenza religiosa. Questo fenomeno si accompagna all'abbassamento del livello di moralità e al senso del vuoto. Ne portano il peso maggiore le vite giovanili, spogliate spesso del loro slancio e avviate ad effimeri e negativi surrogati della felicità. Occorre tornare continuamente, con disponibilità, alle ragioni profonde della fede. Allora si comprende che esse coincidono pienamente con le ragioni dell'uomo, poiché vi è nell'uomo «un abisso infinito, che non può esere colmato che da un oggetto infinito e immutabile, cioè da Dio stesso» (Pascal, Pensées). Allora si ricollocano in onore i grandi valori: la vita, innanzi tutto, dal suo primo sbocciare nel grembo materno fino all'ultimo respiro; l'amore umano, riflesso di Dio-Amore di cui parla Benedetto XVI nella sua prima Lettera Enciclica; la dignità del matrimonio: la santità e la stabilità del vincolo coniugale. L'uomo ha un bisogno estremo di sapere se merita nascere, vivere, lottare, soffrire e morire, se ha valore impegnarsi per qualche ideale superiore agli interessi materiali e contingenti, se, in una parola, c'è un "perché" che giustifichi la sua esistenza terrena. Questa dunque resta la questione essenziale: dare un senso all'uomo, alle sue scelte, alla sua vita, alla sua storia. "Gesù - ripeteva continuamente Mons. Luigi Giussani ai giovani - possiede la risposta a questi nostri interrogativi; Lui può risolvere la 'questione del senso" della vita e della storia dell'uomo. Dio si è incarnato per illuminare, anzi per essere il significato della vita dell'uomo. Questo bisogna credere con profonda e gioiosa convinzione; questo bisogna vivere con costanza e coerenza; questo bisogna annunziare e testimoniare, nonostante le tribolazioni dei tempi e le avverse ideologie, quasi sempre così insinuanti e sconvolgenti." E credo, senza dubbio alcuno, che Mons. Luigi Giussani, leader di Comunione e Liberazione, esperto in umanità, oltre che ministro di Dio, alter Christus, avesse profondamente ragione.

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sabato 5 luglio 2008

Liguria. Feste hard con ragazzini, denunciato.

(Il secolo XIX) Un uomo di 35 anni è stato denunciato dai carabinieri del comando di Santa Margherita Ligure perché durante una perquisizione domiciliare, scattata nelle ultime ore, nel suo appartamento e nel suo computer è stato trovato materiale pedopornografico.
L’operazione dei militari è scattata dopo che i genitori di alcuni ragazzi di 15-16, residenti nel Golfo Paradiso, avevano segnalato di avere visto spesso i figli girare in macchina con l’uomo.

Secondo le prime indiscrezioni, pare che gran parte del materiale a luci rosse presente nella casa dell’uomo sia stato scaricato da Internet e che abbia per protagonisti soprattutto adolescenti maschi.
I militari avrebbero trovato anche fotografie e filmini che ritraggono i ragazzini visti dai genitori in compagnia dell’uomo; pare che partecipassero a veri e propri festini, in cui si consumava hashish e si proiettavano filmini pedopornografici. Nel materiale recuperato, però, non vengono evidenziati reati sessuali dell’uomo nei loro confronti.
Alcuni dei giovanissimi coinvolti sono già stati ascoltati dai carabinieri, cui avrebbero confermato le frequentazioni e l’uso di droghe leggere; altri saranno ascoltati nei prossimi giorni.

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mercoledì 2 luglio 2008

Pedofilia. Il sacerdote arrestato a Roma era tra i “saggi” di Alemanno.

(Il Messaggero) «È stato un grande dolore. Chiedo ai magistrati e agli inquirenti di fare tutta la chiarezza possibile e non fare sconti a nessuno». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno commentando l’episodio di pedofilia che ha visto protagonista un sacerdote 55 anni, C.R. le sue iniziali, della parrocchia romana Natività di Maria Santissima, in via di Selva Candida, che lo stesso sindaco aveva inserito, nel periodo della campagna elettorale, in una commissione speciale di «saggi».«Quando si parla di pedofilia - ha continuato Alemanno - bisogna essere estremamente rigorosi e netti, perché questo è un male che va combattuto in tutti i modi».

Dopo l’arresto il vescovo della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Gino Reali, aveva espresso «piena fiducia» nell’operato della magistratura e vicinanza a quanti «sono feriti da questa vicenda».

Parla di complotto «per gelosia e cattiearia» ordito ai suoi danni per screditarlo il sacerdoe finito in carcere a Regina Coeli. Assistito dagli avvocati Anna D’Alessandro e Riccardo Olivo, il religioso è stato interrogato dal gip Andrea Vardaro che ha firmato l’ordine di custodia cautelare e a lui ha chiesto di essere rimesso in libertà o quantomeno di ottenere gli arresti domiciliari. Una decisione, comunque, sarà presa dopo che un accertamento medico legale, sollecitato dai difensori, stabilirà se, come sostengono i due penalisti, lo stato di salute del religioso non è compatibile con la detenzione in carcere. Nel caso di rigetto i difensori, ai quali stanno giungendo molti attestati di stima verso il sacerdote, decideranno se rivolgersi al Tribunale del Riesame.

L’accusa I legali di R.C. hanno detto di avere ricevuto numerose telefonate attestanti dichiarazioni di stima nei confronti del loro assistito. Secondo l’accusa, R.C., approfittando delle fragilità caratteriali dei ragazzi affidati alle sue cure, negli ultimi 10 anni avrebbe abusato ripetutamente di minorenni. L’accusa è di violenza sessuale continuata e aggravata, compiuta tra il 1998 e il marzo scorso. Sette, al momento, le vittime accertate (tutti maschi); per l’accusa, però, potrebbero esserci state altre violenze. Tant’è che starebbero sentendo anche altre presunte vittime. A dare il via all’indagine è stata la denuncia di un altro sacerdote. R.C., secondo gli inquirenti, si era accattivato le simpatie di alcuni bambini, e li aveva convinti a subire gli abusi, spesso attirandoli nella propria abitazione dietro la promessa di soldi, cd, dvd o capi d’abbigliamento. In casa, nel corso di una perquisizione, furono trovati anche film pornografici. Secondo quanto si è appreso, già in passato il sacerdote era stato sospeso per un mese dal suo incarico proprio in relazione ad alcune voci su presunti abusi sessuali commessi.

I radicali: il comune si costituisca parte civile. «Nella drammatica vicenda degli abusi su minori nella parrocchia romana di Selva Candida colpisce la scelta del sacerdote che con la sua denuncia ha dato il via alle indagini, in aperto e prezioso contrasto con la politica pluridecennale delle gerarchie della Chiesa cattolica volta a secretare le notizie criminis all’interno dell’ordinamento canonico. Sono ancora in vigore, infatti, le norme della Santa Sede che, a partire dalla Crimen sollicitationis del 1962, hanno l’effetto di evitare l’accertamento della verità da parte dell’autorità giudiziaria di fronte a reati sessuali compiuti da esponenti del clero». Lo afferma in una nota Mario Staderini, della direzione nazionale di Radicali Italiani.

«Al vescovo di Roma, anche alla luce delle recenti, gravi condanne di altri preti operanti nelle parrocchie romane, mi permetto di porre la questione urgente del pubblico superamento della politica di oggettiva copertura sin qui tenuta dal Vaticano, indispensabile anche per affrontare il problema strutturale della libertà, della responsabilità, dell’amore, e quindi anche della sessualità, dei religiosi - aggiunge -. Al sindaco Alemanno, del cui programma per le politiche sulla famiglia l’indagato era garante, chiedo di passare dalle parole di oggi ai fatti: il Comune si costituisca parte civile nel procedimento penale per meglio assicurare assistenza a chi è doppiamente debole, così come il precedente sindaco ha ripetutamente fatto nei casi di violenza sessuale a danno delle donne».

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martedì 1 luglio 2008

Roma. Prete arrestato per pedofilia, protetto da anonimato.

Abusi all'oratorio e ai campeggi. Arrestato un sacerdote a Roma. Il prete della parrocchia 'Natività di Maria Santissima' è finito in carcere con l'accusa di violenza sessuale continuata e aggravata: attirava i ragazzi con la promessa di cd, dvd e abbigliamento. Coinvolti anche altri ragazzini?

(Quotidiano.net) Abusi durante le ore d'oratorio, le gite in campagna, i campeggi estivi. Avvenuti negli ultimi dieci anni. Per l'accusa di violenza sessuale continuata e aggravata, è finito in carcere un sacerdote della parrocchia 'Natività di Maria Santissima', in via di Selva Candida, a Roma.

Nei confronti del prete, R.C., 55 anni, è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare dal gip Andrea Vardaro, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo. Già in passato il prete sarebbe stato rimosso, per un breve periodo, dal suo incarico, dopo alcune voci che lo chiamavano in causa per i fatti oggetto ora dell'inchiesta penale.

Gli abusi sarebbero avvenuti - stando all'atto d'accusa - tra il 1998 e il marzo scorso, a danno di almeno 7 minori. Anche se secondo chi indaga le vittime del sacerdote potrebbero essere di più. A dare il via all'indagine è stata la denuncia di un altro prete. Gli investigatori del nucleo operativo di via In Selci, poi hanno sentito i ragazzi che hanno raccontato le violenze subite quando frequentavano l'oratorio e le altre attività della parrocchia, e che oggi hanno ormai tra i 16 ed i 24 anni.

Gli abusi e le violenze, sarebbero avvenuti, in alcuni casi, nello stesso appartamento del prelato, all'interno della canonica. R.C., dopo esser riuscito ad accattivarsi le simpatie di alcuni bambini, che si stavano preparando a ricevere la prima comunione, li avrebbe invitati a pranzo o a cena, per poi vincerne le resistenze. In altri casi la scusa era quella di impartire lezioni private. Le violenze sarebbero avvenute anche nel corso dei campi estivi che il sacerdote, responsabile dell'oratorio, organizzava in località di montagna.

Il prete, secondo gli atti d'accusa, attirava i ragazzi nella sua dimora dietro la promessa di soldi, cd, dvd, capi d'abbigliamento. Il prete, inoltre, avrebbe fatto vedere ai bambini, prima degli abusi, film pornografici. Questi, inoltre, sarebbero stati trovati addirittura nell'appartamento del sacerdote, nel corso di una perquisizione.

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martedì 13 maggio 2008

Arrestato a Venezia un guardone che riprende 3000 fondoschiena.

(Sexcity) A Venezia un caso di upskirting. Un uomo di Padova, insospettabile dirigente con moglie e figli, è stato sorpreso dai carabinieri intorno a Rialto intento a riprendere con una macchina fotografica e una telecamera le parti intime delle turiste in visita nella città.
I carabinieri lo hanno colto in flagrante mentre cercava di riprendere una ragazza in minigonna che stava raccogliendo qualcosa da terra in piazza San Marco. Nell'arco di tre anni, come hanno scoperto i carabinieri, l'uomo aveva archiviato circa tremila sederi ripresi con la videocamera in modo rocambolesco.

Ogni fine settimana e soprattutto d'estate, l'uomo si recava a Venezia in cerca dei suoi soggetti preferiti, approfittando del 'sali e scendi' per le numerose salite e ponticelli della città, posizionava la sua telecamera nascosta scegliendo il fondoschiena più interessante da immortalare.

Bloccato, il maniaco è stato denunciato per interferenza illecita nella vita privata, articolo 615 bis del codice penale. Il voyeur ai militari che lo hanno interrogato ha detto: "Lo so che non è normalissimo, ma non ci posso fare niente, e non faccio poi nulla di male".

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domenica 11 maggio 2008

Comincia dall’Italia la lotta ai viaggi del sesso. Parla la ministra del Turismo brasiliano.

Marta Suplicy, ministro del Turismo
(Paolo Manzo - Panorama) Marta Suplicy, 63 anni ben portati, è una psicologa ma soprattutto una politica brasiliana importante. Membro di spicco del Partito dei Lavoratori fondato dal presidente Lula nel 1980, potrebbe essere lei la prossima sindaco di San Paolo, metropoli che ha già guidato tra il 2001 e il 2004. La sua candidatura per le elezioni d’autunno si deciderà nei prossimi giorni. Dal marzo del 2007 è ministro del Turismo del Brasile. Panorama.it l’ha intervistata per affrontare due problematiche spinose: la violenza di Rio e i viaggi del sesso, che vedono spesso coinvolti turisti italiani.

Ministro, in Italia spesso non si sceglie il Brasile come meta turistica a causa della violenza…
Oggi il mondo è un mondo violento, molte volte pericoloso. Ma tutto il mondo, mica solo il Brasile.
Non crede però che l’immagine a tinte forti che il film vincitore dell’Orso d’Oro di Berlino Tropa de Elite ha dato di Rio, per esempio, possa influenzare negativamente il flusso di turisti europei verso il Brasile?
Non abbiamo nessun dato su questo ma non penso. Il grande feed-back negativo c’è quando un turista straniero subisce una violenza.
Ma non crede che quella di Rio sia un’emergenza costante?
Rio de Janeiro non è una città molto differente dalle altre metropoli mondiali. Tutti i sondaggi dell’Embratur, il nostro Ente del turismo, ci dicono che quando uno straniero lascia il Brasile pensa che i timori per la sicurezza che aveva al suo arrivo non fossero giustificati.
Allora come mai questa percezione?
Rio occupa nell’immaginario mondiale un luogo molto privilegiato, per il suo Carnevale e le sue bellezze, per cui quando accade qualcosa qui si ha una ripercussione mediatica che normalmente in altri luoghi non si verifica. Se lo stesso episodio violento accadesse a Buenos Aires o a Lima, eventualmente uscirebbe un articolo solo nel paese d’origine del turista. Se accade a Rio invece rimbalza in genere in tutto il mondo. Sono i vantaggi e gli svantaggi di essere una “città sogno”.
Altro tema collegato al Brasile è quello del turismo sessuale: un fenomeno che in tempi recenti ha visto protagonisti anche alcuni italiani.
Facciamo attenzione a non etichettare il Brasile come un paese meta di turismo sessuale. Non lo siamo. Esistono invece alcuni epicentri, sia dal lato dell’offerta che di domanda. Uno degli epicentri dell’offerta è Fortaleza, capitale dello stato del Ceará, nel nord-est. Qui facciamo molto, soprattutto agiamo sulla prevenzione, coinvolgendo il più possibile le ragazze e i ragazzi a rischio e le loro famiglie in corsi di formazione professionali. Perché non ha senso togliere le prostitute dalla strada sic et simpliciter. Se non si dà loro un’alternativa concreta, tornano in strada il giorno dopo. È una problematica economica. È fame, gente, è fame. La formazione è l’unica via percorribile per risolvere questo problema.

La spiaggia di Copacabana

E per combattere quelli che lei definisce gli “epicentri della domanda”?
Stiamo facendo uno studio per localizzare gli agenti emissivi, ovvero i tour operator italiani e non, coinvolti in questo tipo di turismo ignobile, per porre un freno ai flussi che non vogliamo. L’obiettivo è creare barriere all’entrata.
Ministro, può essere più precisa?
Stiamo agendo in modo segreto per prendere in flagranza di reato questi operatori internazionali. L’unica informazione che posso fornirle è che ci stiamo muovendo in congiunto con altre istituzioni. Ma su questo non posso aggiungere altro.

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giovedì 8 maggio 2008

Busto Arsizio, frate laico abusa di una minorenne col pretesto di guidarla alla santità.

 La violenza contro le donne è un flagello mondiale che una su tre subisce almeno una volta nella vita, e in 192 stati tra quelli che fanno parte delle Nazioni Unite non esistono leggi che puniscano gli uomini protagonisti di tali violenze. Lo afferma un rapporto dell'Onu | Foto Ansa

(Panorama) Un uomo di 50 anni, un frate laico, è stato arrestato dagli investigatori del commissariato di polizia di Busto Arsizio (Varese) con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su una ragazza di età inferiore ai 14 anni. Secondo quanto si è appreso, l’uomo, conosciuto e stimato dalla famiglia della ragazza, aveva proposto alla giovane un “percorso mistico di preghiera” che avrebbe potuto farla giungere alla santità. In realtà, stando ai risultati dell’indagine, l’educatore durante queste sedute, approfittava sessualmente della ragazzina. Il frate laico è anche accusato di produzione e detenzione di materiale pedopornografico ritrovato in un computer nella sua abitazione.

Secondo la ricostruzione, il frate laico, appartenente all’ordine religioso secolare francescano, aveva convinto i genitori di una ragazzina ad affidargli la figlia sostenendo che era stata prescelta per sconfiggere il demonio. Ha cominciato così con lei un “percorso mistico” che avrebbe elevato l’adolescente al ruolo di “angelo”. L’uomo, fermato ieri pomeriggio dai poliziotti dell’Ufficio minori e della Squadra investigativa del Commissariato di Busto Arsizio e condotto in carcere dove si trova in stato isolamento, avrebbe consumato le violenze, durate qualche mese, da settembre a novembre dello scorso anno, durante queste sedute spirituali. Nel corso della perquisizione domiciliare nell’abitazione del frate laico sono stati trovati e sequestrati tre computer portatili contenenti centinaia di file con immagini pedopornografiche e foto che ritraggono la minore nelle parti intime. L’operazione è stata coordinata dal pm Roberto Pirro della Procura della Repubblica di Busto Arsizio.

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Milano. Nudi in classe, arrestato il maestro. L'uomo avrebbe detto ai piccoli: spogliate un vostro compagno, poi vi dò il Viagra.

Violenza sessuale su 9 bambini a Quarto Oggiaro. Denunciato il preside. Sono stati i genitori a dare l'allarme.
(Biagio Marsiglia - Il Corriere della Sera) «Forza bambini, che aspettate, tutti addosso a Mario... e levategli anche i pantaloni... poi venite qua che vi do il Viagra..». Ora di geografia, quarta elementare a Quarto Oggiaro, periferia Nord-Ovest di Milano. Dovrebbe parlare d'altro, il maestro venuto da Napoli. E invece la lezione prende un'altra piega. E Mario, che in classe resta in mutande, dopo l'assalto corre in un angolo a piangere, il viso rosso, pieno di vergogna e rabbia. Lacrime a scuola e a casa. E così si scopre, di mamma in mamma, che quel maestro di cose strane ne fa parecchie. Prende i bambini in braccio, soprattutto i maschietti, e gli infila le mani sotto i pantaloni, poi dice e fa altre cose che non dovrebbe dire e fare. Avrebbe approfittato anche di una bambina che vede poco o niente.

«No, è un pedofilo, va cacciato...», vanno a dire alcuni genitori al preside. E così inizia la brutta storia del «cattivo maestro», ora agli arresti domiciliari con un'accusa infamante, violenza sessuale su minori con l'aggravante di essere il loro tutore. Ma nei guai c'è anche il preside. Si sarebbe mosso troppo tardi, consigliando al maestro di mettersi in malattia anziché denunciare subito i fatti alla magistratura e al Provveditorato. Cosa che è avvenuta solo nel dicembre scorso, sotto Natale, quando per disperata protesta i genitori dei bambini della quarta elementare di Quarto Oggiaro hanno tenuto i figli a casa da scuola e al preside hanno spedito una sorta di ultimatum: «O quello se ne va per sempre, o i bambini restano a casa».

Una rivoluzione furibonda, e finalmente sono partite le segnalazioni e l'inchiesta. Il maestro è stato messo agli arresti e il preside è finito sul registro degli indagati per concorso in maltrattamenti, violenza sessuale aggravata e truffa ai danni dello Stato per avere consigliato all'insegnante contestato di marcare visita quando ammalato non era. Il magistrato che guida le indagini, Marco Ghezzi, per il maestro 42enne aveva chiesto il carcere, ma il gip Giovanna Verga, che proprio ieri ha ultimato gli interrogatori delle nove piccole vittime alla presenza di uno psicologo, ha deciso per una misura restrittiva più morbida, ai domiciliari. Intanto, la squadra mobile ha raccolto decine di deposizioni. Ha ascoltato le colleghe del maestro, che qualcosa di strano avevano notato e denunciato già all'inizio dell'anno scolastico, e così pure ha raccolto le testimonianze dei genitori dei piccoli alunni maltrattati. Dunque, alla chiusura del caso mancano davvero pochi tasselli e pochi giorni.

«Non vogliamo clamore, ma che sia fatta giustizia in fretta — precisa uno degli avvocati che assistono le famiglie dei bambini, Laura De Rui — almeno due delle vittime stanno soffrendo le pene dell'inferno. Sono nell'età in cui possono leggere i giornali, vedere la tivù, e per questo è giusto che sulla vicenda cali il silenzio. Per non aggiungere dolore a dolore...». Ma dall'altra parte raccontano tutta un'altra storia. Il preside giura d'avere fatto il suo dovere fino in fondo, e lui, A. S., il «cattivo maestro», ci tiene a dire che è «povera vittima di una maldestra congiura, proprio come i maestri d'asilo di Rignano Flaminio...». E dice ancora: «È tutta una montatura per un rimprovero fatto a un bambino dopo un compito in classe...». E spiega bene, il maestro, che quelle pasticche distribuite a scuola mica erano Viagra per davvero. Erano soltanto caramelline alla menta.

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venerdì 2 maggio 2008

Famiglia Cristiana, il Papa e i preti pedofili...

LA VERGOGNA DEI PRETI PEDOFILI.
Tutta la comunità deve impegnarsi in un’opera di purificazione, invocando la misericordia di Dio e degli uomini. Ma senza trascurare la speranza che deve alimentare la Chiesa e l’umanità.

Sono un laico non credente, ma da ragazzino facevo parte degli Scout, ero iscritto all’Azione cattolica, frequentavo la parrocchia e facevo il chierichetto. Mi sono allontanato dalla Chiesa dopo che il parroco, poi diventato monsignore, aveva tentato nei miei confronti un "approccio" non proprio ortodosso. Per fortuna, sono riuscito a scappare a gambe levate, e in parrocchia non ci ho più rimesso piede: non volevo che il prete ci riprovasse! Capisco che sia quasi fisiologico che in ogni struttura si trovino persone d’ogni tipo: santi, idealisti, profittatori, delinquenti..., e che anche la Chiesa non ne sia immune, ma chi ha autorità dovrebbe intervenire. Soprattutto, quando in queste situazioni scabrose sono coinvolti degli ecclesiastici. Io sono fiorentino e certe storie di sesso tra "chierici e verginelle" mi richiamano alla mente le novelle del Boccaccio. Perché la Chiesa non è più drastica nei suoi interventi, non foss’altro per tutelare i tanti preti perbene, che vanno distinti dalle "mele marce"? Proprio oggi leggo che un prete è stato arrestato perché coinvolto in un giro di prostituzione. Mi auguro che le gerarchie ecclesiastiche intervengano subito, sospendendolo o allontanandolo almeno fino a quando la sua situazione non sarà chiarita. Non vorrei che si giustificasse l’inerzia dietro l’ipocrisia del dire che «ognuno è innocente fino a prova contraria». I sacerdoti, lo dico da laico, devono essere al di sopra d’ogni sospetto. Nell’interesse di tutti coloro che credono in voi. Temo, purtroppo, che non sarà così. Ovviamente, so che non mi risponderà. Lettera firmata

(Don Antonio Sciortino*) Benedetto XVI nella sua recente visita negli Stati Uniti ha denunciato ben cinque volte la vergogna dei preti pedofili. E ha chiesto alla Chiesa d’impegnarsi in un’opera di purificazione, invocando la misericordia di Dio e degli uomini. Con altrettanta forza, ha ricordato la speranza che deve sempre alimentare la comunità ecclesiale e l’umanità.

La Chiesa è più grande del peccato dei suoi membri, e se dei sacerdoti ne hanno offuscato il volto, ha in sé le risorse per rialzarsi e continuare a essere sorgente e via di salvezza per gli uomini. Sui preti pedofili, come su tutto, è sbagliato generalizzare. Quando condanniamo, con amarezza e rabbia, i sacerdoti che hanno tradito la loro missione, non possiamo ignorare che tantissimi preti, suore e missionari spendono la loro vita nel silenzio e nella dedizione totale al prossimo, in Italia e nel mondo.

L’insistenza e la forza con cui Benedetto XVI, già da cardinale e ora da Papa, ha condannato i preti pedofili, ha cambiato radicalmente il modo con cui questa "vergogna" era affrontata in passato.

Per paura di scandalizzare i fedeli e per timore che perdessero la fiducia nei loro preti, si tendeva a coprirli col silenzio o a non dedicargli un’attenzione specifica. I superiori intervenivano con rimproveri o trasferendo i colpevoli ad altre sedi o ad altri incarichi, pensando – con molta ingenuità – che un trasferimento bastasse a sanare la situazione. Non si accorgevano che si spostava il "male", togliendolo da una parte e trapiantandolo altrove.

Oggi il Papa ha affrontato il problema alla radice, chiedendo un esame più accurato di chi vuole farsi prete. Vale sempre il consiglio che san Tommaso dava a proposito dei giovani che desideravano andare in monastero: «Bisogna giudicarli in base a quello che sono oggi, e non cullarsi nella speranza di un futuro cambiamento, specialmente quando si tratta di persone cui verranno affidati compiti di guida e di azione salvifica».

La Chiesa non purifica sé stessa limitandosi a denunciare i preti pedofili, emarginandoli e mettendoli in situazioni di non nuocere. Questo è il primo passo. Nel delitto di pedofilia non va dimenticata la vittima, violata e ferita, che spesso si chiude nel silenzio, pagando pesanti conseguenze per tutta la vita. Se qualcuno ha avuto modo di incontrare chi, nell’infanzia o nell’adolescenza, ha subìto questa ferita, sa che la vittima cerca di dimenticare e rimuovere il passato.

Ma, anche a distanza di anni, il trauma fa sentire i suoi devastanti effetti, e si acuisce quando si sta per stabilire un rapporto affettivo con un’altra persona. Le ferite del passato sono radici avvelenate che, prima o poi, generano fiori marci. Quando il Papa parla di purificazione, invita la Chiesa a curare e sanare le "piaghe aperte" di questi suoi figli. L’ha fatto intendere con chiarezza, anche nel recente viaggio negli Usa, accettando di incontrare le vittime dei preti pedofili.

Infine, una parola anche sui pedofili. Premesso che occorre "tolleranza zero", la Chiesa deve aiutarli a prendere coscienza della loro perversione, per contenerla e guarirne. Non basta "stracciarsi le vesti", bisogna anche "redimerli". Opera non facile, né di breve durata, che richiede l’impegno serio del pedofilo e l’aiuto di persone esperte.

*Direttore di Famiglia Cristiana.

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mercoledì 30 aprile 2008

Finto fotografo condannato a Bari. Realizzava film porno con minorenni.

Il Tribunale ha condannato un finto fotografo di 33 anni, che estorse le prestazioni in video a due ragazzine, promettendo in cambio dei “book” .
(La Gazzetta del Mezzogiorno) Spacciandosi per fotografo accreditato presso importanti riviste di moda nazionali, un agente di commercio barese di 33 anni, Flavio Stancarone, indusse due ragazze minorenni a girare filmini pornografici per ottenere in cambio book fotografici da inviare ai giornali: oggi l'uomo è stato condannato a Bari a tre anni di reclusione per diffusione di materiale pornografico minorile. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal giudice Antonio Lovecchio.
Il finto fotografo fu arrestato dalla Polizia nel maggio 2007 in esecuzione di un provvedimento cautelare. Le indagini erano state avviate dalla Squadra mobile dopo le denunce presentate dalle mamme delle due ragazzine vittime del trentatreenne: durante una perquisizione nell’abitazione dell’uomo furono sequestrati book fotografici realizzati con la promessa di portarli all’attenzione delle riviste di moda e, successivamente, un computer con otto cd rom contenenti le immagini pornografiche.

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venerdì 18 aprile 2008

L'insegnante fa sesso con padre e figlio. Confessa la storia all'uomo che la denuncia.

La donna, sotto processo per rapporti sessuali con tre minori consenzienti, avrebbe confessato la vicenda al padre di uno dei ragazzi divenuto nel frattempo suo amante.

(Quotidiano.net) Una giovane insegnante è sotto processo per aver avuto rapporti sessuali e di libidine con tre minori consenzienti. Lo rende noto l'edizione palermitana de 'La Repubblica' indicando nel padre di un ragazzino, divenuto poi l'amante dell'insegnante, l'autore della denuncia della donna.

L'uomo sarebbe venuto a conoscenza degli atti di libidine commessi dalla donna col figlio durante i loro rapporti sessuali. Oltre al figlio dell'amante, l'insegnante avrebbe compiuto atti di libidine o rapporti sessuali con altri due ragazzini di dodici anni durante le lezioni di ripetizione. Il processo, che è in corso, è stato aggiornato al 29 maggio.

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Pedofilia e Chiesa. Le scuse del Papa: "Le parole non bastano a noi abusati dai religiosi".

(Arturo Zampaglione - La Repubblica) Le vittime dei preti pedofili non si accontentano nè delle espressioni di «profonda vergogna» di Benedetto XVI, ne dell'incontro di ieri del Papa con alcuni di loro.
«Ci aspettavamo un atteggiamento più fermo nei confronti di vescovi e cardinali che hanno nascosto le nefandezze dei sacerdoti», si lamenta Peter Isely. «Invece il Papa non ha redarguito nessuno e si e li-mitato a pregare assieme a un piccolo numero di vittime, scelto con molta cura, rifiutandosi di incontra-re i membri della nostra associazione».
Molestato da un sacerdote del Wisconsin quando aveva appena 13 anni — e rimasto cattolico —, Isely è uno dei leader dello Snap (Survivors network of those abused by priests), l'associazione cui fanno parte 4500 vittime e che in questi giorni accompagna la visita pontificia con mani-festazioni di protesta. Gli obiettivi? «Chiediamo che sia dato il buon esempio, punendo alcuni prelati che hanno protetto i pedofili ed estendendo le norme introdotte negli Stati Uniti al resto della Chiesa», dice Isely in un colloquio con Repubblica.

Non è importante, per voi, la grande attenzione del Papa per un problema che ha scosso e indebolito la Chiesa americana?
«Abbiamo apprezzato le parole del Santo Padre: ma sono rimaste per aria, a l0mila metri d'altezza, cioè alla stessa quota dell'aereo che lo portava qui negli Stati Uniti, senza mai scendere sulla terra e tradursi in azioni concrete. II Papa si è seduto accanto al cardinale di Chicago, Francis George, senza mai rimproverarlo. E ha deplorato l'onnipresenza della pornografia e dei temi sessuali in televisione come se fossero una causa della pedofilia dei sacerdoti».

Che ha fatto di male il cardinale di Chicago?
«Nel 2005, invece di sospendere Daniel McCormack, un sacerdote arrestato per pedofilia, il cardinale lo trasferì in un'altra parrocchia, dove il prete continuò a molestare i bambini, tanto da essere arrestato una seconda volta. Vede: non sarà mai possibile evitare casi di pedofilia, ma se vengono scoperti non si può proteggere il colpevole. Invece è proprio quello che ha fatto la Chiesa: rifiutandosi di denunciare alla magistratura i sacerdoti pedofili, o trasferendoli in altre diocesi o persino all'estero».

Ora però la Chiesa americana ha voltato pagina.
«E vero, ma ci sono ancora molte ambiguità. Secondo i dati forniti dai nostri vescovi, ci sono stati 5180 sacerdoti pedofili: alcuni sono morti, come quello del Wisconsin che molestò 40 ragazzini tra cui il sottoscritto, ma altri sono stati semplicemente nascosti. E non e mai stato punito alcun responsabile dell'insabbiamento istituzionale».

Perché ha da ridire sulle critiche di Ratzinger alla pornografia?
«Capisco che il Papa abbia difficoltà nell'accettare che la sacralità del sacerdozio venga tradita dalla pedofilia. Ma questa è la realtà. E per combattere il problema non bisogna dare la colpa alla cultura di massa perché incensa la sessualità, ma allertare la magistratura e soprattutto allontanare i complici, anche se indossano la porpora. Mi sorprende pure che le sanzioni del diritto canonico per i sacerdoti pedofili si applichino soltanto agli Stati Uniti, non a tutta la Chiesa: come se il problema fosse solo americano, mentre sappiamo bene che è mondiale».

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domenica 13 aprile 2008

Molestava i ragazzi minorenni col cellulare. Quarantamila sms porno, allenatore in manette.

(Il Secolo XIX) Allenatore di squadre giovanili di calcio per hobby, adescava adolescenti con gli sms - i “messaggini” del telefonino - fingendosi una loro coetanea disinibita e li convinceva a spedirgli mms (gli sms con allegati) con immagini delle loro parti intime; poi, se loro non volevano più stare al “gioco”, li minacciava di spedire le immagini agli amici e di raccontare tutto ai genitori.

Per questo, un operaio genovese di 35 anni, Marco B., è stato arrestato dai carabinieri ed è da ieri sera nel carcere di Marassi. È accusato di violenza sessuale, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico e molestie continuate e aggravate.

Le indagini sono partite lo scorso agosto, dopo la denuncia di una mamma che aveva controllato per caso il cellulare del figlio: in cinquanta giorni di intercettazioni, i militari hanno accertato che l’uomo aveva scambiato con 98 ragazzi - dai 12 ai 16 anni - ben 40.000 sms e circa 2000 mms pornografici.

Secondo quanto reso noto dai carabinieri, per non meglio precisate «ragioni di lavoro», il pedofilo riusciva a ottenere senza particolari problemi il numero di telefono delle giovani vittime, scelte nel mondo dello sport giovanile; solo in un secondo tempo le contattava “da ragazza”.

I carabinieri (nelle foto mentre mostrano gli sms spediti dal pedofilo) hanno confermato che l’uomo - che arrivava a offrire ricariche telefoniche alle vittime che non potevano permettersi lo scambio di foto - non sarebbe riuscito a ottenere incontri con i ragazzini che aveva preso di mira, residenti a Genova e provincia.

Ecco il testo di uno dei messaggini spediti dal malvivente: «6 timido? 6 disposto a scambiare foto? 6 fida?»; subito dopo, incalzava: «Io ho quasi 14! Vuoi scambiare foto o sei timido? Dimmi te! Se vuoi ti mando foto mia nuda».

Infine, nonostante l’elevato numero di ragazzini raggiunti dal malvivente, i carabinieri fanno notare che appena sei genitori, in totale, hanno segnalato alle forze dell’ordine che qualcosa non andava; per padri e madri, insomma, il consiglio è quello di essere più assidui nei controlli.

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