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giovedì 22 maggio 2008

E tra i democratici romani le primarie non vanno più di moda.

Nicola Zingaretti

(Filippomaria Battaglia - Panorama) Democratico si, ma fino a un certo punto. Che il rapporto fra primarie e Pd in questi mesi non fosse stato tra i più idilliaci non era certo un mistero: nonostante le ripetute richieste di consultazioni popolari per la scelta dei candidati alla Camera e al Senato, non c’era stato infatti niente da fare. Motivo? Troppo poco tempo a disposizione, avevano commentato i dirigenti del partito di Veltroni. Così, alle scelte di segreteria, si erano aggiunte perfino le polemiche per le decine di candidati paracadutati e “imposti” dal loft (che ai democratici il 13 aprile non hanno portato fortuna, anzi).

Ora, però, il Partito Democratico sembra continuare a marciare nella stessa direzione. L’elezione che incombe, stavolta, è quella del coordinatore laziale, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, rieletto presidente della provincia di Roma. E sul metodo che verrà utilizzato? Il primo stop arriva proprio da uno dei diretti interessati: “Sono contrario all’idea di selezionare e scegliere il segretario regionale attraverso le primarie” ha detto ieri Zingaretti. Al suo posto, sarebbe meglio “che venga scelto nell’assemblea regionale costituente perché legittimata dal voto popolare del 14 ottobre e che lo si faccia in tempi certi”.

Per succedergli, i candidati in lizza finora sono quattro: il senatore Luigi Zanda, il deputato Roberto Morassut, il consigliere regionale Mario Di Carlo e l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Per loro, se verrà confermata la scelta di metodo, più che un viaggio tra “il popolo delle primarie” sarà meglio farsene uno tra i dirigenti delle varie sezioni di partito. Con ogni probabilità, saranno loro infatti a scegliere il nuovo coordinatore.

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domenica 10 febbraio 2008

Piepoli: Il voto di aprile è una formalità, "Berlusconi e Fini hanno già vinto".

(Il Giornale) Professor Piepoli, allo stato attuale Berlusconi avrebbe vinto?
«Non avrebbe, ha». Tutte le novità di questi giorni (Veltroni che corre da solo, Forza Italia e An in lista insieme) non cambiano niente? «Partiamo dal dato di oggi: la somma di An e Forza Italia è 40 per cento, 16 milioni di voti. Con questo tipo di configurazione politica, Berlusconi ha vinto le elezioni».

La lista unica di centrodestra non penalizza i due partiti?
«Non muta nulla. I voti non si muovono, non si inventano. Per ora sono semplicemente trascinati. Stiamo votando con la peggiore legge elettorale, e la gente si aggrappa ai partiti».

L'azzardo di Veltroni non lo ripagherà?
«Il Pd è al 30%, 12 milioni di voti. Siamo a 16 milioni per il centrodestra berlusconiano-finiano contro 12 milioni del centrosinistra veltroniano».
Da qui ad aprile nessuna variazione?
«Ci potrebbe essere un 6% di voti portato al nuovo partito se ipoteticamente fosse sponsorizzato dalla Chiesa cattolica, ma non si espone la Chiesa e non si espone il nuovo partito».
E l'Udc?
«L'Udc è un po' debole, soprattutto con questa configurazione di nuovo conio che è la Rosa Bianca, che prenderà voti non sappiamo ancora precisamente a chi. Dopo la conferenza stampa d'esordio, le ricerche le danno un minimo di 400mila voti, 1%».

È bastata l'idea di Baccini per indebolire il partito di Casini?
«Credo che l'Udc paghi la mancata chiarezza».

Che percentuale ha?
«Un 6% scarso. Ma è prevedibile una crescita della Rosa Bianca». Veltroni da una parte e Berlusconi dall'altra si sono mossi con chiarezza. «E la gente lo apprezza. In questo momento se dico chiaramente quello che voglio la gente mi segue di più».

Fino a che punto il Pd si rafforzerà correndo da solo?
«Il Pd sta salendo lentamente, è in assestamento al 30%. Ma il centrodestra ha vinto. Certo tutto è possibile: può darsi che ci sia un improvviso crollo, non so, se Fini viene trovato a rubare la marmellata. Le rotture di trend sono difficili, non le ho quasi mai viste».

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martedì 6 novembre 2007

Italia politica e generazioni: Il trentenne è da buttare.

(Giornalettismo militante) Non ci si può scegliere la famiglia in cui si nasce, il luogo ed i parenti. Non ci si può scegliere, ahimè, nemmeno il tempo e, soprattutto, la generazione. Per un mero dato anagrafico ti ritrovi quindi spesso a fianco una serie di personaggi che non ami, non stimi, talvolta giudichi francamente imbarazzanti. Pazienza se questi coetanei hanno il buon gusto di stare zitti, rendendosi conto che fra te e loro l'unico legame è la coincidenza fortuita. Ma quando alcuni di questi decidono di divenire la bandiera di una generazione, e presentarsi come portavoci di una intera categoria anagrafica (i trentenni, i quarantenni, i cinquantenni), come individuo singolo trentenne mi sento infastidita. Non so, forse è un portato dell'età anche questo: a trent'anni si comincia a diventare acidi. C'è tutto un gran parlare perché in Italia la generazione under quaranta è quella che trova maggiori difficoltà ad inserirsi nel luogo di lavoro, a trovare un posto stabile, a metter su famiglia e avere soddisfazioni nella carriera.

TRENTENNI ALLA RISCOSSA - Tutto giusto, condivido. Ma chi poi sui media si elegge a punto di riferimento di questa accolita di discriminati, e sostiene che lo siano perché sono esclusi dal potere ad onta delle loro maggiori competenze e meriti, non mi pare che dia poi prova di averceli, questi grandi meriti per cui meritare. Partiamo dal buon Ivan Scalfarotto, candidatosi per primo alla guida del Centro Sinistra da outsider, in quanto giovane e in quanto deciso a cambiare le regole della politica. Attualmente, dopo – se non erro – essersi trasferito a Mosca, è ospite di un siparietto da Maurizio Crozza. In cui fa il giovane, e sta fuori dallo studio, in quanto escluso. Non si capisce da cosa, escluso: non dallo show, e nemmeno, a giudicare dalla sua carriera, dal mondo del lavoro. Dalla stanza dei bottoni? Là ci si dovrebbe entrare non in base all'anzianità, o alla gioventù: dimostri di averne la stoffa, semmai lo si vota. Vera icona dei trenta-quarantenni dovrebbe essere il buon Mario Adinolfi, che del dato anagrafico ha fatto una professione. Il dato anagrafico è però quanto mai scivoloso, perché, di sua natura, transitorio. Quindi dopo essersi candidato alla Segreteria PD raccogliendo una percentuale irrisoria, ha cercato di accreditare una manciata di voti come un grande successo. È riuscito a dimostrare solo che di matematica capisce poco – cosa preoccupante per chi potrebbe un domani doversi occupare di Finanziarie ed Economia ad alto livello - forse perché la matematica è scienza esatta, che non può essere intortata giocando sull'età. In compenso, fra campagna elettorale, film fatti con il telefonino, comparsate e interviste, è riuscito ad ottenere un programma su Mtv. Dimostra di essere avanti, l'Adinolfi: tutti stanno lì a preoccuparsi di quelli che usano la televisione per arrivare alla politica, lui ha già capito che il vento è cambiato: ha usato la politica per arrivare alla tv. Onore al merito: prima di lui ci era riuscita solo la Pivetti. Aspettiamo Adinolfi alla conduzione della prossima serie del Brutto Anatroccolo.

PREFERISCO - Altro bell'esemplare è Daniele Capezzone. Giovane pupillo di Pannella, poi fondatore di un movimento decisionista fin dal logo, alla fine pare abbia deciso una cosa sola: passare ad Arcore armi e bagagli, peraltro senza nemmeno avvertire i colleghi di cordata. Il bel Daniele, con il suo angelico volto da Ciccio Bello, un siparietto in tv ce l'aveva già, da Chiambretti. Potrebbe passare al cinema: dopo Sordi la commedia all'italiana manca di maschere come la sua. Ma i recenti e per ora non confermati accordi con Berlusconi fanno temere il peggio: niente grande schermo, al massimo una comparsata dalla De Filippi.
Ecco, se questi sono i simboli della mia generazione, Signori, lancio un appello: vecchietti, adottatemi. Pur se donna e vanitosa come poche, sono disposta, anzi determinata, a dichiarare anche molti decenni in più. Preferisco essere una vecchia ciabatta, coetanea però di un Enzo Biagi, di una Rita Levi Montalcini, di una Margherita Hack. Gente che ha le sue idee, condivisibili o meno, ma non ha mai accettato di piegare la schiena, nemmeno oggi che le vertebre sono incrinate dall'artrite. Gente che si è trovata ad affrontare un'Italia ben più disastrata di quella nostra – c'era stata la guerra, ricordate? – e problemi un po' più seri di una dichiarazione di Schifani, e non ha ceduto al lagno, ma si è rimboccata le maniche, seriamente, mantenendo sempre il rispetto per le istituzioni e anche una forma di coerenza e dignità personale. Non consideratemi una trentenne, per favore. Preferisco far parte della categoria di questi vecchi intronati. (nella foto gli escluso-sfigati Scalfarotto e Grillini, presidente emerito dell'Arcigay, alla trasmissione di Crozza su La7)

- ciao, Enzo.

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lunedì 29 ottobre 2007

Effetto Pd: Unione in rosso al Senato.

(ww.noipress.it) L'entusiasmo generato dalla kermesse inaugurale del Partito democratico e del suo nuovo leader Walter Veltroni, tenutasi sabato a Milano, era stato in parte mitigato già nel corso della stessa giornata dalle polemiche sorte immediatamente in seno alla nuova formazione, sulla nomina degli organi dirigenti.
Ma un altro risultato, al Senato, non è proprio di quelli di cui andare fieri, poiché alla voce "variazioni dei gruppi parlamentari", dall'inizio della legislatura e al netto degli avvicendamenti per dimissioni o elezione a magistrature più alte (come quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), il bilancio per l'Unione è in "rosso" di 26 senatori, che virtualmente salgono a 31, visto l'annunciato e imminente abbandono dei Liberaldemocratici Dini, Scalera e D'Amico e dei senatori di Ud Willer Bordon e Roberto Manzione.

All'apertura della legislatura, infatti, quando ancora i dubbi sulla reale prospettiva del Partito democratico erano superiori alle certezze, il gruppo ulivista di Palazzo Madama contava 114 componenti, risultando la componente più numerosa. Ora, il dato statistico informa che i componenti si sono ridotti a 88 ufficiali (83 virtuali), mentre quello politico spiega che, a parte un "prestito" iniziale alla componente delle Autonomie di sei senatori, necessari per costituire un nuovo gruppo da far partecipare alla ripartizione dei seggi nelle commissioni in virtù degli equilibratissimi rapporti di forza tra i due schieramenti, il resto delle defezioni sono state un effetto direttamente legato alla costituzione del Pd.

La "transumanza" vera e propria ha inizio infatti nel maggio di quest'anno, dopo il congresso della Quercia che sancisce lo scioglimento del partito: ad abbandonare il gruppo ulivista per non avallare il nuovo progetto sono prima Roberto Barbieri, e poi 12 senatori diessini che andranno a formare il gruppo Sinistra democratica, dal quale a loro volta si distaccheranno Gavino Angius e Accursio Montalbano per dare vita, assieme a Barbieri, alla componente di Costituente socialista all'interno del gruppo.
Sempre nello stesso mese, Bartolo Fazio abbandona l'Ulivo per andare a fare compagnia agli altri ex-ulivisti del gruppo Autonomie, mentre all'inizio di giugno c'è spazio per un'iniziativa in controtendenza, e cioè l'adesione del leader dell'Italia di Mezzo Marco Follini.
Ma si tratta di un episodio isolato, perchè dopo la pausa estiva, con l'avvicinarsi delle primarie per il leader e per la Costituente del partito democratico, arrivano gli annunci di abbandono (ancora non formalmente registrati a livello parlamentare) di Lamberto Dini, Giuseppe Scalera, Natale D'Amico, Willer Bordon e Roberto Manzione, cui fa seguito per ultimo quello di Domenico Fisichella, che ha atteso il giorno delle primarie per "sganciarsi" dal Pd e contestualmente dal gruppo ulivista.

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sabato 20 ottobre 2007

A proposito dell'incontro di ieri con Prodi: Quel che non ha capito Aurelio Mancuso.

Berlusconi ha vinto, tra pochi giorni si va a casa" Prodi annuncia la crisi.

(Il Foglio) "Berlusconi ce l'ha fatta, è finita, tra pochi giorni si va a casa". Stavolta l'ha detto Romano Prodi in persona. L'ha detto ieri ai promotori della manifestazione contro il protocollo sul welfare prevista per il 20 ottobre. Quelli erano arrivati a Palazzo Chigi per convincere (in un'ora) il premier che il loro corteo non sarà contro il governo né contro il sindacato. E lui, Prodi, con un'allegria quasi liberatoria, ha cordialmente annunciato che il governo da lui presieduto non supererà novembre: "Ora non è più un'ipotesi, è una cosa certa. Berlusconi ce l'ha fatta". Protetto da una muta ostilità verso la maggioranza e il suo nuovo leader, Walter Veltroni, Berlusconi avrebbe infine portato a compimento il proprio piano: conquistare il cuore di almeno sette senatori disillusi e scontenti, pronti a fiancheggiare la svolta isolazionista del senatore Lamberto Dini e dei suoi due colleghi.


E' appunto a lui che Prodi attribuisce l'inesorabilità della caduta. Perché la settimana prossima il Senato dovrà cominciare le operazioni di voto sulla legge finanziaria, i numeri sono quelli che sono, anzi lo erano: sarà quella della manovra 2008, ha assicurato Prodi agli interlocutori, la pietra tombale sul suo secondo e tribolato esperimento di governo. Sempre tranquillo, il presidente del Consiglio ha anche intrattenuto gli ospiti sulla prospettiva che si aprirà dopo la crisi. Nessun governo istituzionale, ha preannunciato Prodi. Non ci sono le condizioni, non ci sono le disponibilità. Sicché si scioglieranno le Camere. Il premier lo dà per scontato e prevede che a gennaio - "passato il Natale" - si terranno le nuove elezioni.

Ai vertici del Pd non tutti ne sono stati informati, e quelli che ne sono informati preferirebbero sorvolare. Ma il fatto è che tra i costituenti appena proclamati, peraltro dopo ben 72 ore di attesa - e sempre con l'eccezione dei collegi Campania 1 e 2 - circa un centinaio (tra assemblea nazionale e assemblee regionali) rischia di perdere il posto prima ancora dell'inizio dei lavori. In compenso, un centinaio di trombati, qualora decidesse di fare ricorso, avrebbe altissime probabilità (per non dire la certezza) di rientrare all'ultimo minuto tra i 2.800 eletti.

Un problema non da poco, che rischierebbe oltretutto di alimentare veleni e sospetti a non finire. Ragion per cui, al momento, sembra che la linea prevalente nel Pd sia quella di non dire niente a nessuno, sperando che le incolpevoli vittime non si avvedano della fregatura. Il problema riguarda i voti non sufficienti a far scattare un seggio (i "resti") raccolti dalle liste, computati in un complicatissimo sistema di compensazione circoscrizionale. Talmente complicato che in 19 regioni è stato applicato in un modo, quello (quasi certamente) sbagliato, e in una sola, la Toscana, nel modo (quasi certamente) corretto.

Si tratterebbe insomma di stabilire chi debba beneficiare dei seggi previsti per il "recupero" dei resti: coloro che hanno preso più voti in assoluto (più esattamente: i primi dei non eletti nelle liste, bloccate, che hanno preso più voti in assoluto) o coloro che hanno preso più voti in proporzione al numero dei voti validi nel collegio? Buon senso e regolamento - almeno secondo i toscani, che così l'hanno applicato - dicono che la risposta corretta è la seconda. Tutti gli altri, per ora, preferiscono non dire niente.

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martedì 16 ottobre 2007

Veltroni - Guzzanti: La Satira che ci manca,,,

(Tv blog) Il mondo politico è in fermento, weekend di grandi passioni con gli elettori del centrosinistra chiamati alle urne per le Primarie del Partito Democratico.
Tre milioni e mezzo di cittadini (dicono) che hanno tributato, non esattamente “contro ogni previsione”, un autentico plebiscito a Walter Veltroni, nuovo segretario del PD.

Certo, la realtà fornisce già alcuni spunti ironici senza bisogno di grandi elaborazioni, ma la Tv italiana è ancora preda della totale assenza di un programma di Satira degno di questo nome. Luttazzi torna (forse), su La7, Santoro imperversa (anche troppo) su Raidue, ma la satira della tv di stato rimane la grande assente del palinsesto. Per farci due risate sul nascituro PD ci sono giusto le canzoni del Marcorè-Ligabue, infilate quasi clandestinamente nel talk-show Parla con me, nulla di più.

Allora viene naturale ricordare ancora una volta “i tempi che furono”, quando al Pippo Chennedy Show Corrado Guzzanti dipingeva Veltroni, al tempo Vice Premier del primo governo Prodi e Ministro ai Beni Culturali, come un leader politico lamentoso ed infantile, distratto dalle sue passioni che prova ad affabulare gli italiani con i suoi “sogni” e le sue “visioni” scimmiottando Kennedy e Martin Luther King.
Insomma, era il 1997, son passati 10 anni ma sembra oggi.

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Questa volta Scalfarotto ce l'ha fatta.

Ivan Scalfarotto, che nel 2005 sfidò Prodi nelle primarie dell’Unione, domenica era uno dei giovani candidati de “iMille” nelle primarie del Pd.
Come è andata lo racconta lui stesso nel suo blog. “Per quanto mi riguarda la novità sostanziale è che ho fatto un centesimo del rumore mediatico di due anni fa, ma sono stato eletto, e molto bene. Vi dirò la verità, ne sono contentissimo. Non tanto dell’elezione in sé, ma per il fatto che la scelta di non essermi candidato alla segreteria nazionale - come molti mi avevano chiesto di fare - ha dimostrato di essere stragiusta. Entro in assemblea nazionale, e non da solo. iMille saranno presenti anche in alcune assemblee regionali, senz’altro nel Lazio e in Lombardia. Era questo che volevamo, non altro. Nessuna pubblicità personale, ma la possibilità concreta di fare, di partecipare al cambiamento, di dare un contributo vero al possibile riscatto del nostro paese”. “Io credo che questo sia ciò che ci ha unito, e questa sarà la sola molla che ci muoverà nel lavoro all’interno del Partito, un lavoro di apertura e di dialogo, di conoscenza e di incontro con tutte le persone che hanno creduto a questo Partito come abbiamo fatto noi. Penso ai giovani che sono stati eletti, ai tanti candidati che ho conosciuto in campagna elettorale a Milano che hanno deciso di spendersi su di un progetto politico per la prima volta nella propria vita. iMille ripartono da qui, con molta umiltà e moltissimo entusiasmo, consapevoli (e orgogliosi) di assomigliare parecchio a tante delle persone che domenica sono andate a votare."

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lunedì 15 ottobre 2007

Figuracce: E i gay litigano in nome del Pd.

Un violento scambio di lettere sui siti lgbt.

Uno può pensarla come crede, ma che il Partito Democratico sia un colosso saldo, granitico e ben piantato è solo una chimera. Scelto Veltroni come leader, con percentuali degne di un partito unito, la realtà è un'altra. Il futuro Pd andrà a sistemarsi molto più a centro dell'attuale governo Prodi, e creerà una spaccatura profonda fra chi ancora crede nella sinistra. Prendete i movimenti gay: domenica, il giorno stesso delle primarie, ecco un vivace scambio di lettere poi pubblicate sui due principali siti lgbt.
Ad aprire le ostilità il sito gay.tv con un titolo sparato sulla home-page: 'I candidati gay del Pd ci chiedono il voto. Con quale coraggio?'. Più chiaro di così...

Risponde dopo poco Alessio De Giorgi, direttore dell'altro sito, gay.it, e uno dei nomi del movimento lgbt presenti nelle liste del Pd. Anche lui, senza troppi peli sulla lingua, accusa il sito Gay tv per la 'piccola carognata' del titolo. Segue una lettera di risposta da parte di Giuliano Federico di gay tv e poi commenti vari.

L'intero epistolario potete trovarlo sui siti. Nulla di nuovo sotto il sole, quello che mi ha spinto a scrivere questo post è soltanto il pensiero di quel che accadrà, i miliardi di litigi che dovremo subire nei prossimi mesi, forse anni, prima delle elezioni, in nome dell'unità del Partito Democratico.

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Ndr: dimentica di dire o forse non sanno a La Stampa, che entrambi hanno partecipazioni azionarie l'uno dell'altro. Democrazia o stupidità? Ma, di questi tempi...

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Pd: All'Assmblea Nazionale passano alcuni candidati gay.

Tra questi Andrea Benedino, Alessio De Giorgi e Sergio Lo Giudice.
I dati sono costantemente aggiornati.

(Stefano Bolognini - Gay news) Dei trenta candidati glt alle primarie per il Partito Democratico, che nei giorni scorsi hanno diffuso un appello per spiegare il loro sostegno al nascente progetto politico, sei (su 2400 componenti l'assemblea), ma il dato sarà aggiornato nelle prossime ore, sono stati eletti all'assemblea costituente nazionale: Andrea Benedino, Alessio De Giorgi, Matteo Cavalieri, Maurizio Caserta presidente di Arcigay Catania, Sergio Lo Giudice e Carmela Antonino.

Sergio Lo Giudice (nella foto) , ex-presidente nazionale di Arcigay, ringrazia, sul suo blog, chi lo ga sostenuto: "Entro in questo partito per contribuire a farne un partito laico che sappia migliorare il livello di libertà da ogni dominio ed eliminare le cause delle discriminazioni. Il tempo mi dirà se ho fatto bene, ma oggi sono convinto che questo è il luogo da cui si può riformare in meglio questo paese".

Matteo Cavalieri, il più giovane della truppa glbt dichiara: "i dati definitivi saranno diffusi oggi, al 99% dovrei essere letto, sono soddisfatto, nel nel mio collegio abbiamo raggiunto quasi il numero di voti delle primarie per Prodi del 2005. Il cammino è appena incominciato, speriamo sia in salita. I temi che ci stanno a cuore saranno comunque posti all'ordine del giorno".

Passa all'assemblea Costituenete regionale del Lazio Alfredo Capuano e probabilmente Ennio Trinelli in Emilia Romagna e Marco Volante per la Lombardia.

Non passano Enrico Pizza, che, ci spiega "ero solo candidato di sostegno alla lista", Anna Paola Concia e Vanni Piccolo.

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Il Giornale smaschera la farsa delle elezioni del Partito democratico.

(Emanuela Fontana - Il Giornale) «Cristian, ti aspetto qui». E Cristian va. Con la sua maglia rossa, gli occhiali da sole, il permesso di soggiorno in mano. Cristian lavora fino a notte, ma per votare cinque volte si è svegliato due ore prima. Cinque volte, che ridere: «Da morire!». Il gioco diventa una giostra. Sempre lo stesso giro: cinque file ai seggi, cinque seggi diversi, cinque coppie di schede. Cinque euro. Cinque ricevute. Cinque voti. Per Walter Veltroni. Tutta la vita? «No, soltanto cinque volte!». Alla fine indossa il grembiule e offre caffè e cornetto al cioccolato.

È un amico. Cristian Constantin Zaharia, 31 anni, in Italia da sei, rumeno, cameriere in un bar di Roma, ha votato cinque volte sotto i nostri occhi alle elezioni primarie del Partito democratico. Quattro dei suoi cinque voti per Veltroni sono quindi non validi. Cristian non ha fatto appostamenti, raggiri, trucchi, non c'è stata nessuna dichiarazione falsa. Ha mostrato sempre il suo documento d'identità con la residenza italiana, via del Fontanile Arenato, e ha votato per cinque volte con il suo nome e cognome, come dimostrano le ricevute che gli sono state rilasciate in qualità di «partecipante al processo costituente» del Pd. A seguire Cristian per i seggi delle primarie in effetti si muore dal ridere. Bastano due ore e quindici minuti. Si parte all'una dalla zona ovest di Roma, dai quartieri che abbracciano il grande parco di Villa Pamphilj, in direzione del Gianicolo, e poi più giù, verso San Pietro.

La giornata è splendida e le file ai seggi non sono fastidiose: ci sono sette, otto persone. Tanti stranieri, tantissimi filippini. Fuori da una sezione dei ds, a Bravetta, è anzi scritto, in stampatello: «Possono votare anche sedicenni e stranieri». Inizia così, a piazza San Giovanni di Dio, la giornata del «penta-voto» di Cristian. Mostra il permesso di soggiorno, anche se non gli serve più, perché è cittadino dell'Unione Europea. Versa l'euro alla cassiera, prende le due schede, va dietro a un manifesto elettorale, segna la sua croce e vota. Per la prima volta. Chi? «Veltroni-Zingaretti». Segretari nazionale e regionale.

Agli italiani chiedono il certificato elettorale, agli stranieri no, solo il documento. Sulla carta di Cristian è indicata la via, non dovrebbe votare in quella zona. Ma gli dicono solo due parole: «Un contributo». Si va avanti. Il quartiere è lo stesso, via Paola Falconieri, 84. È un circolo ricreativo. Su un tavolo sono accatastate pile di volantini su corsi di planoterapia e fiori di Bach. E questa volta a Cristian fanno una domanda: «Sai che non è la zona in cui dovresti votare?». Cristian spiega che non lo sapeva, e in effetti è così. «Okay, non ti perdiamo!», sospira una scrutatrice. Cristian non delude e vota per la seconda volta. Ci si sposta un po', ma non tanto, verso piazza Pio XI. Qui c'è ancora un gazebo, accanto a due bancarelle di pachistani che vendono magliette colorate. Neanche in questo seggio Cristian potrebbe votare. Glielo fanno notare. E il presidente dice a uno scrutatore: «Fallo votare però scrivilo a verbale». Lo scrutatore non scrive niente. Cristian vota per la terza volta. Lo salutano, e se ne va. Finalmente si trova una sezione dei ds nella zona di residenza di Cristian, a Bravetta, in via della Pisana. È il seggio dove è esposto l'avviso per i sedicenni. Qui non ci sono problemi. Il quarto voto è velocissimo. Piccola fila, euro, ricevuta, schede, croce sulla coppia Veltroni-Zingaretti. A questo punto si decide: se si vota dappertutto, lanciamo la monetina. Piazza del Risorgimento. C'è un grande gazebo vicino alla fermata dei taxi. Si sceglie perché davanti al gazebo c'è l'enorme calotta della cupola di San Pietro contro il cielo. È un bel posto per votare. E Cristian vota, per la quinta volta. È fuori zona, ma che importa ormai? Che ridere: «Un saluto a Veltroni e a Zingaretti, se vogliono un caffè forse un giorno gli dirò dove lavoro».

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Veltroni stravince le primarie del Pd: 75,7%. Alle urne oltre 3 milioni di persone.

(RaiNews24) Walter Veltroni segretario del Pd con il 75,7% dei voti. E' il risultato delle primarie secondo la sesta e definitiva proiezione della Ipsos.

In attesa dei risultati definitivi, a Rosy Bindi viene assegnata una previsione del 13,3% dei voti, mentre Enrico Letta otterebbe il 10,8%.

Si fermano allo 0,1% Mario Adinolfi e Piergiorgio Gawronski.

Lo spoglio
Per quel che riguarda i dati reali, quando sono stati completati gli scrutini nel 54,23% dei seggi, Veltroni è al 75,63%. Al secondo posto segue Rosy Bindi con il 14,04% e poi Enrico Letta con il 10,14%. A Mario Adinolfi va lo 0,13% dei consensi e a Piergiorgio Gawronsky lo 0,06%.

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Continua la baruffa tutta casalinga: Gay,tv e il partito democratico.

In risposta all`editoriale del direttore di Gay.it Alessio De Giorgi che non ha condiviso il nostro chiedere ai candidati LGBT del PD `con qualche coraggio ci chiedete il voto`.

In merito all’accusa mossa dal direttore di Gay.it Alessio De Giorgi di aver fatto una ‘piccola carognata’ titolando sul sito di GAY.tv I CANDIDATI GAY DEL PD CI CHIEDONO IL VOTO. CON QUALE CORAGGIO?’ desidero a nome di tutta la redazione fissare alcuni punti.
1. Ringrazio Alessio De Giorgi per essersi tuffato in una politica attiva che spero lo conduca a calcare scene nazionali, come tante volte gli ho suggerito privatamente, auspicando un suo impegno fattivo. E lo ringrazio
anche per aver messo mano alla tastiera e aver scritto il suo editoriale di critica al nostro articolo. La democrazia è esattamente questo. La democrazia non è figlia dei muscoli dei più forti, non è la maggioranza che schiaccia la minoranza, la democrazia, per dirla con il mio conterraneo Flaiano, non è correre in soccorso del vincitore.

2. Considero la definizione ‘piccola carognata’ dell’articolo del direttore di Gay.it un po’ eccessiva, ma conosco la tempra toscana dell’uomo e mi rifiuto di leggerla come una conformazione all’irrespirabile aria di censura che attanaglia la sinistra di governo di questo scorcio di decennio. A scanso di equivoci comunque, caro direttore: a GAY.tv critichiamo e chiediamo conto a nome dei nostri lettori, fornendo loro anche un sempre presente spazio di commento, ciò che reputiamo opportuno rispetto alla nostra coscienza di professionisti.
3. A GAY.tv non ci arroghiamo il diritto di difendere la causa LGBT, secondo noi non è nostro dovere decidere e imporre ciò che è più funzionale alla causa. Quello lo fanno le organizzazioni rappresentative, le associazioni, i deputati eccetera. GAY.tv è un organo di informazione, non di propaganda. È nostro dovere raccontare, far emergere incongruenze e chiedere conto del proprio operato a chi si espone nella rappresentanza delle istanze LGBT. Quando i gay sbagliano, a GAY.tv lo raccontiamo. Troppo facile criticare solamente fascisti e destra. Troviamo molto costruttivo e utile invece criticare chi, più vicino alla causa, continua a peccare di timore reverenziale e attaccamento al potere. La politica si fa altrove, noi siamo i controllori della politica. Soprattutto: cerchiamo di offrire ai nostri lettori gli strumenti per controllare la politica. Debbo essere sincero: non ci riusciamo sempre. Ma con altrettanta sincerità posso dire che sempre ci proviamo. Davvero.
4. GAY.tv ha fatto il suo dovere informativo. Abbiamo mandato messaggi dei nostri lettori a Walter Veltroni in persona, pubblicati in una pagina de L’Unità. Abbiamo fatto votare in un sondaggio i nostri lettori sulle preferenze. Abbiamo informato sul fatto che ci fossero le primarie e che ci fossero candidati LGBT. La proprietà di GAY.tv (che detiene anche una consistente quota di Gay.it) non ha mancato di fare una telefonata in cui si lamentava un’eccessiva pubblicità al Partito Democratico. Ma abbiamo mantenuto la linea, pensando e riconoscendo come eccezionale l’evento delle primarie del Partito Democratico. Questo grazie anche ad una proprietà che ci lascia completamente liberi.
5. Alessio De Giorgi farebbe cosa utile, da candidato LGBT al PD, erede di questo governo (non è forse il PD l’erede di questo governo in carica? Come negarlo? Pensate davvero che tutti gli Italiani siano disposti a farsi prendere in giro? Tanti sì, tutti no), a rispondere alle domande poste dalla lettera da noi pubblicata, che sintetizzo:
a. sul librone giallo di programma di governo steso insieme alla sinistra radicale, non c’è alcun diritto pubblico alle coppie di fatto (la Bonino esce sbattendo la porta, anche se poi finisce al governo e fa ancora oggi il ministro).
b. Coppie gay inesistenti nella politica di esenzione fiscale per i nuclei familiari che aggregano la società e favoriscono i meccanismi di solidarietà sociale.
c. Reintroduzione dell’imposta di successione per le coppie gay con aliquote massime, una specie di legge di strozzinaggio per scoraggiare la nostra affettività gaylesbo e la nostra propensione a costruire vite insieme.
d. Proposta di legge DICO, che è un topolino offensivo, dopo l’annuncio di due anni prima di Prodi rilanciato da una homepage di Gay.it che strillava ‘PRODI PER IL PACS’: i DICO sostanzialmente non riconoscono nessuna esistenza di una affettività tra gay e lesbiche degna di un riconoscimento di tutela quale vincolo sociale. Una legge fatta dalla sinistra che dice: il vostro amore non è degno di essere riconosciuto dalla nostra repubblica.
e. I DICO, rilasciati da un Consiglio dei Ministri, non vengono mai presentati al parlamento, grazie all’abile regia di uomini del Vaticano che ringraziano pubblicamente il segretario dei DS Fassino, che è il king maker del PD per cui Alessio De Giorgi e gli altri candidati LGBT ci hanno chiesto il voto. Grottesco davvero.
f. In commissione giustizia al Senato i DICO vengono ribattezzati CUS, per morire definitivamente, confermando la strategia della foglia di carciofo. Prodi promise i Pacs, con grande rilancio di una homepage di Gay.it, poi in tre anni le foglie volano una dopo l’altra e non resta nulla.

Può darsi che il titolo di GAY.tv in cui chiedevamo ‘con quale coraggio ci chiedete il voto’ sia denigrante del lavoro dei candidati LGBT del PD e giochi alla sfascio. Può darsi che nel PD lavorerete così bene voi candidati LGBT da costruire certezze che diventino leggi. Ne daremo notizia prima di tutti e gioiremo e riconosceremo i meriti, direttore. Stanne certo.

Giuliano Federico
redazione@gay.tv

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Ma Gay tv oltre a questa sbrodolata è in grado di indicarci un'alternativa o è "propaganda". E come mai si accorgono solo ora dell'inadeguatezza e delle incapacità politiche di quelli che si sono auto investiti quali rappresentanti dei Gay dando precise indicazioni di voto? Probabilmente anche loro, come molti, s'illudevano.
E poi, le adunate nelle piazze, non hanno alla fine sortito un effetto contrario a quello che gli organizzatori si proponevano lasciando sconfitti, impotenti, frustrati ed umiliati qualche migliaio di persone? E tutti quei personaggi che girano attorno e dentro al movimento che si richiama alla sinistra ed al centrosinistra che non perdono occasione per promuovere personali iniziative sgangherate (Circolo Mieli vs Arcigay Roma vs, Marrazzo contro Panariello, Mancuso/omofobia contro Malgioglio, ecc.) dimenticando di rappresentare molte persone. Un po di cautela e prudenza non guasterebbe, o è solo una ricerca di visibilità per future carriere politiche?
La misura è colma non è venuto il momento di fare pulizie anche negli angoli? Quanta strada c'è da fare ancora. E con lo sconquasso della politica italiana non sappiamo con chi si farà

La redazione di Notizie gay.
Federico Salviati.

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A Wa... te piace 'o presepe?

Gli hanno già fatto la statuina del presepe.

(Luca Ricci) Walter Veltroni in testa con il 76,1 per cento dei voti:
È quanto risulta dalla terza proiezione della Ipsos. Al secondo posto Rosy Bindi, che sarebbe attestata al 12,7%, terzo Enrico Letta con l'11%.
A Mario Adinolfi e a Piergiorgio Gawronski è attribuita la stessa percentuale: 0,1%.
I dati ufficiali saranno comunicati a mano a mano nel corso della serata. Difficile, tuttavia, che vi siano variazioni di rilievo. Come pronosticato alla vigilia, il sindaco di Roma ha fatto man bassa di consensi.
Tutti e cinque i candidati alla leadership, oltre al premier Romano Prodi (che ha parlato anche di «governo più forte) e ai leader del centrosinistra, hanno comunque espresso soddisfazione per la grande partecipazione popolare. Secondo quanto comunicato dai coordinatori del partito, i votanti nel corso dell'intera giornata sarebbero stati più di tre milioni e in diversi seggi è stato necessario prolungare l'orario di apertura dei seggi (il termine delle operazioni era stato inizialmente fissato nelle ore 20) per smaltire le lunghe file di iscritti e simpatizzanti desiderosi di dare il proprio contributo.

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Pd, oltre tre milioni di voti Veltroni segretario (76,1%).

ULTIM'ORA
Confermate le previsioni della vigilia.
Le proiezioni: Walter Veltroni al 76,1%.

Dietro il sindaco di Roma si piazzano Bindi con il 12,7%; Letta (11%), Adinolfi e Gawronski (0,1% per entrambi).


(Il Corriere della Sera) Walter Veltroni in testa con il 76,1 per cento dei voti: È quanto risulta dalla terza proiezione della Ipsos. Al secondo posto Rosy Bindi, che sarebbe attestata al 12,7%, terzo Enrico Letta con l'11%. A Mario Adinolfi e a Piergiorgio Gawronski è attribuita la stessa percentuale: 0,1%. I dati ufficiali saranno comunicati a mano a mano nel corso della serata. Difficile, tuttavia, che vi siano variazioni di rilievo. Come pronosticato alla vigilia, il sindaco di Roma ha fatto man bassa di consensi. Tutti e cinque i candidati alla leadership, oltre al premier Romano Prodi (che ha parlato anche di «governo più forte) e ai leader del centrosinistra, hanno comunque espresso soddisfazione per la grande partecipazione popolare. Secondo quanto comunicato dai coordinatori del partito, i votanti nel corso dell'intera giornata sarebbero stati più di tre milioni e in diversi seggi è stato necessario prolungare l'orario di apertura dei seggi (il termine delle operazioni era stato inizialmente fissato nelle ore 20) per smaltire le lunghe file di iscritti e simpatizzanti desiderosi di dare il proprio contributo.

«PRIMI IN ITALIA» - «Sarò ottimista, ma già oggi siamo il primo partito» è stata la prima dichiarazione dello stesso Veltroni che ha parlato di un «voto per cambiare» che conferma che «il paese è più avanti di chi lo rappresenta e di chi lo racconta». «Stasera confermiamo il pieno sostegno al governo che sta guidando il Paese e che questo Paese sta trasformando - ha aggiunto il sindaco di Roma - Il bilancio di questo governo è molto migliore dell'immagine che dà a causa della frammentazione». Veltroni ha parlato di quello con Romano Prodi come di un «rapporto a prova di bomba» (ricevendo a stretto giro di replica, dal premier, una dichiarazione significativa: «siamo nati insieme, siamo cresciuti insieme»).

IL NUOVO PARTITO - Il neo segretario, che ha parlato della grande affluenza come di «una risposta all'antipolitica», ha poi spiegato come sarà il suo Pd: «Non sarà un partito di correnti - ha assicurato Veltroni - e il 50% degli organismi dirigenti sarà composto da donne. Non sarà un partito che nasce dal leader o per un leader ma per le persone reali per questo paese reale».

«LA CDL DOVRA' CAMBIARE» - Veltroni ha contrapposto le modalità che hanno portato alla nascita del nuovo partito, e della sua leadership, con la situazione del centrodestra. «Lo schema della Cdl - ha detto il sindaco di Roma - è vecchio e corrisponde ad una vecchia stagione politica italiana. Hanno governato per sette anni con quella conformazione visto che non possono fingere di aver attraversato quegli anni come dei passanti. Sono convinto che anche la Cdl verificherà il suo schema».

«OLTRE OGNI PREVISIONE» - Anche Prodi è tornato ad intervenire dopo la conclusione delle operazioni di voto, evidenziando che il successo è stato «oltre ogni previsione» e che «dopo dodici anni il cammino è compiuto». Il premier ha spiegato che con la grande prova di partecipazione «la politica oggi si trasforma» tornando a far sovrapporre il mondo della politica e la società civile. «E' una bella giornata per la democrazia italiana» ha chiosato il presidente del Consiglio.

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Primarie Pd: Comunque andava, sarebbe stato un successo.

(Elfobruno blog) Le primarie dovevano essere un successo. Anche se non lo sono state, in verità. È vero che a votare sono andate tantissime persone e penso sinceramente che la stragrande maggioranza di esse sia stata in buona fede. Soprattutto se, come nel mio caso, sono state importunate - pardon! - invitate a votare tramite mail, sms e quant'altro agitando ora lo spettro di Berlusconi ora quello dell'antipolitica con sicure derive nazional-socialiste rappresentate da Beppe Grillo. Eppure a molti sfuggono almeno due aspetti che, a mio modo di vedere le cose, sono preoccupanti.

Il primo: le primarie perdono un corpo elettorale, rispetto a quelle del 2005, che oscilla attorno 25%.

Il secondo: la gente non si è resa conto che non ha votato per una serie di progetti alternativi ma per il mantenimento di uno status quo, quello attuale.

Per queste ragioni le primarie, dicevo, dovevano andar bene (si, col corsivo). Troppo interessi in gioco, a cominciare dalle poltrone dei leader. La macchina da guerra, stavolta non gioiosa, è stata messa in moto. All'insegna del "comunque vada sarà un successo". Chiambretti contro Grillo, a ben vedere.

E d'altronde lo hanno confermato gli stessi organizzatori: si aspettavano una massa meno corposa di quella che si è presentata. Loro stessi non erano molto convinti del successo dell'iniziativa. Per cui si sono ritrovati un "tesoretto" di votanti in più rispetto a quelli stimati. E la macchina da guerra, e di propaganda, ha decretato che il successo sarebbe stato un trionfo senza precedenti.

Senza precedenti?

Facciamo un passo indietro e andiamo al primo aspetto.

Nel 2005 andarono a votare qualcosa come quattro (4) milioni di elettori. Logica vuole che è un successo se vanno a votare altrettanti elettori o poco più. Un trionfo, invece, è se da quattro si passa a cinque, sei, sette milioni di persone. Possibilmente senza sms. E senza brogli e irregolarità, denunciate queste ultime da Enrico Letta e non certo dall'anonima laica o dalle brigate gay.

Per le primarie di adesso si arriva a tre milioni (dichiarati, ma poi davvero tali?). Cifra considerevole, nessuno può negarlo. Ma il restante milione, dov'è sparito?

Ok, mi si dice che le elezioni di due anni fa erano di coalizione e si estendevano a tutto l'elettorato di centro-sinistra. Eppure: questa tornata era aperta a tutti gli elettori italiani e non solo agli iscritti dei DS e della Margherita; se la memoria non mi inganna, allora non era possibile far votare pure minorenni ed extracomunitari. Insomma, il voto era rivolto praticamente a tutti.

Alla luce di tutto questo, e dell'ecumenismo veltroniano il flop è ben più grave di quello che non ci diranno. La morale della favola, se di favola si tratta, è che ne hanno abbindolati un bel po', ma non tutti.

Il secondo punto della questione è quello che mi preoccupa di più.
La gente è andata a votare credendo di scegliere il proprio futuro. Tuttavia ha di fatto avallato un progetto che renderà l'Italia meno libera, più precaria, più disposta al compromesso con i poteri forti e con quelli meno puliti. Non è un mistero per nessuno che Fassino ha detto a chiare lettere che in Sicilia il pd si alleerà con l'UDC. Un partito che ha candidato un governatore in carica in odor di mafia. E tra i primi che si sono congratulati (con se stessi) per il "successo" di queste elezioni, ci sono persone come Massimo Moratti e monsignor Fisichella. Insomma, tutto lascia ben pensare che si faranno battaglie per la legalità (quella vera, non quella contro i lavavetri), per i lavoratori e le fasce deboli e per la laicità.

La gente, purtroppo, questo non l'ha capito.

Verrebbe da dire che purtroppo siamo in Italia. Qui da noi anche Mussolini e Berlusconi hanno avuto il loro seguito (quest'ultimo sembra ancora di gran moda). Non si capisce perché non dovrebbe essere l'ora del cialtronismo di sinistra. Questo all'elettore medio del pd può andare pure bene. Ma l'Italia aveva bisogno di una politica sana, non del vecchio - che è già al potere - e che fino ad adesso nulla ha fatto per mantenere le promesse di ieri che verranno riproposte nei programmi di domani.

L'unica cosa che semmai cambierà, da domani, sono le alleanze. Lega e UDC, Fassino dixit. Per vincere in Lombardia e in Veneto (Casini, intanto, lancia messaggi in codice...). E tutto questo grazie anche a molti nostri amici, persone tutte rispettabilissime che però lavoreranno per permettere che si eleggano ancora candidati processati per mafia e ex ministri e vicesindaci che auspicano pulizie etniche contro extracomunitari e culattoni. Grazie mille, sentivamo davvero il bisogno di gente innovativa e motivata come voi.

Anche perché, grazie a belle persone come voi, tutto diventerà più bello e la sinistra (ma ha ancora senso chiamare così una cosa biancastra che ha l'avallo di chiesa e destra economica non del tutto becera?) canterà vittoria, mentre le magnifiche sorti progressive saranno assicurate per l'ennesima volta e tutto si scioglierà in un applauso liberatorio.

Un applauso...

Non so chi di voi ha visto l'ultimo episodio di Star Wars, quello che doveva essere il terzo del progetto originale. Palpatine, ormai trasfigurato e deforme (un po' come questa sinistra irriconoscibile e brutta) fa il suo discorso all'assemblea di tutti i mondi che governa. Un'era nuova sta sorgendo e tutti applaudono. Tutti, meno una persona. Una donna, una donna soltanto. La quale dice: è così che muore la libertà. Con un applauso.

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domenica 14 ottobre 2007

ULTIM'ORA
Tre milioni di italiani alle urne per scegliere il segretario del futuro Partito Democratico.
Una forma di partecipazione democratica unica nel suo genere in Italia.

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Il PD pensa al futuro: il Grande Centro.


Ad urne ancora aperte (quelle delle primarie), già si delinea il futuro del PD.

Infatti l’UDC cinguetta all’idea di aggregarsi al centro con il PD ed ovviamente fa i primi passi. Inizia chiedendo chiarimenti:

l leader dell’Udc Pierferdinando Casini saluta con favore la partecipazione alle primarie del Partito democratico ma chiede al segretario in pectore Walter Veltroni di chiarire “se sta con la sinistra estrema o con i moderati e con i riformatori”

[…]

Quando le gente vota è sempre un fatto democratico. Ma questo partito dovrà chiarire se sta con la sinistra estrema o se sta con i moderati e i riformatori. Veltroni dovrà dirci se sta con i 300.000 studenti che dicono no agli esami di riparazioni o con il ministro Fioroni che chiede più merito nella scuola; se sta con chi vuole cambiare il protocollo Welfare o con chi ha fatto la legge Biagi. Sono quesiti fondamentali. Senza queste risposte - osserva - ci sono solo buone intenzioni.
Chiarissimo, no? Noi siamo disponibili,ma scrollatevi di dosso ’sta sinistra. Tanto siete già avanti con il lavoro, viste le ultime scelte.

E Cesa indica anche la via d’uscita:

“Si è firmato un protocollo, si sono fatte votare milioni di persone poi si cambia l’accordo. Mi sembra che la sinistra estrema - osserva a margine del terzo congresso regionale dell’Udc lombarda- ancora una volta condizioni questo Governo, i moderati di questa coalizione contano veramente poco”.

Secondo Cesa “il Governo è ogni giorno a rischio: non penso che una coalizione che abbiamo dentro democristiani e no global possa coesistere”.
Bene, il quadro è chiaro. Si fa cadere il Governo da destra incolpando la Sinistra.

Sgobio (Pdci) fa notare:

Questa sera, quando Walter Veltroni sarà eletto con ogni probabilità leader del Pd, nascerà ufficialmente un “nuovo partito moderato” e i Ds “abbandoneranno definitivamente le loro radici”.
Due milioni di compagni, quindi, stanno in queste ore seppellendo ciò che resta del più grande partito della Sinistra italiana. E’ un giorno triste.

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Pd, la prova delle primarie.

Solo per il 20% l'esponente ds come leader porterà «molti più voti».
Pd, in calo l'effetto-Walter.

Previsto un milione alle urne.
Il favorito è al 70%, la Bindi conquista i consensi extra partiti.
(Renato Mannheimer - Il Corriere della sera) Diversamente da gran parte delle consultazioni elettorali, l'interesse per le prossime primarie del Partito Democratico — e il parametro di misura del loro successo o insuccesso — non sta tanto nell'esito in sé, ormai scontato, quanto nell'ampiezza della partecipazione e del consenso ottenuto dagli «altri» candidati, al di là del vincitore.

In una ricerca di opinione svoltasi pochi giorni fa, ha dichiarato di volersi «sicuramente» recare a votare il 14 ottobre quasi metà dell'elettorato di Democratici di Sinistra e Margherita nel loro insieme. Come spesso accade nei sondaggi, molte — la gran parte — di queste dichiarazioni non si tradurranno poi in comportamenti veri. Ma, al di là della sua effettiva (scarsa) capacità previsiva, il dato resta assai significativo: esso indica l'interesse, che, malgrado tutto, la creazione del nuovo partito suscita nell'elettorato del Partito Democratico. E la presenza di intenzionati a partecipare anche al di fuori degli elettori di Ds e Margherita mostra come l'attenzione nei confronti della prossima consultazione sia assai estesa. Lo prova anche il fatto che, rispetto ad un analogo sondaggio effettuato prima dell'estate, si registra un incremento nelle intenzioni di voto dichiarato. La partecipazione preannunciata è all'incirca simile negli elettorati Margherita e Ds, con una lieve accentuazione in quest'ultimo. Ancora, paiono più propensi a recarsi a votare i meno giovani, forse più legati all'identità tradizionale dei partiti che daranno luogo alla nuova forza politica.

Alle precedenti primarie, quelle che indicarono Prodi quale candidato alle elezioni, parteciparono, si dice (ma nessuna documentazione affidabile è stata mai fornita), circa quattro milioni di persone. In quel caso, tuttavia, si trattava al tempo stesso di un voto «per» Prodi, e, forse ancor più, di un segnale «contro» Berlusconi. Non è questo il caso alle prossime consultazioni del Pd. Per questo, le previsioni sulla partecipazione sono assai più contenute e gran parte degli osservatori ritiene che l'afflusso di un milione di persone potrebbe già essere considerato un successo.

Come si è detto, la vittoria di Veltroni è scontata. Preannuncia il voto favorevole verso il sindaco di Roma addirittura il 70% dell'elettorato potenziale, ancora una volta con una (comprensibile) accentuazione tra i Ds. Tra gli altri candidati appare molto quotata Rosy Bindi, che sembra attirare maggiormente i voti degli elettori meno «organici » a Ds e Margherita e quelli provenienti dagli altri partiti. Enrico Letta si classificherebbe terzo.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze delle primarie del Pd sullo scenario politico complessivo? Gran parte degli intervistati, a destra come a sinistra, è scettica e prevede che l'elezione di Veltroni a leader del Pd farebbe affluire al massimo «qualche voto in più» e avrebbe scarsa influenza sulla popolarità del governo.

Quest'ultima affermazione appare fondata. Il governo sta attraversando un periodo tormentatissimo. Lacerato al suo interno da contrasti apparentemente insanabili e minato dall'esterno, non tanto da parte dell'opposizione, quanto dal diffondersi tumultuoso degli atteggiamenti e dei comportamenti legati all'antipolitica. Queste difficoltà si riflettono ovviamente anche sui livelli di consenso — giunti ai minimi storici — e su quelli delle intenzioni di voto espresse nei sondaggi, che vedono il centrodestra in vantaggio di poco meno di dieci punti.
Va detto però che quella attuale è una situazione da sempre caratteristica del periodo precedente al varo della Finanziaria. Tutti gli esecutivi che si sono succeduti nel nostro Paese, di destra o di sinistra, hanno vissuto in modo tormentato, talvolta drammatico, le settimane antecedenti all'approvazione della legge. Per questo, la futura popolarità dell'esecutivo sembra dipendere più dai contenuti della Finanziaria che dalle sorti del Pd.
La cui nascita potrà, come molti osservatori sostengono (lo ha di recente suggerito in modo assai efficace Michele Salvati nel suo ultimo libro) dare un forte impulso al centrosinistra. Ma non aiuterà ad accrescere il consenso per il governo. Anzi, con l'emergere dell'alternativa Veltroni, potrebbe forse produrre l'effetto contrario.

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sabato 13 ottobre 2007

Perche’ un gay dovrebbe andare a votare alle primarie del PD.

(Wordwrite blog) Fino a qualche mese aborrivo l’idea di questo partito democratico. Facevo parte della schiera di persone che non comprendeva quello che consideravo un suicidio della sinistra. Applaudivo Diliberto che chiamava i DS a guardarsi a sinistra per fare la Cosa Rossa e litigavo ogni giorno con chi si batteva per questo partito di vecchi, maschi, bianchi, eterosessuali.

Nel corso di questi mesi e’ accaduto che due donne del futuro PD, sulla base di questa maggioranza che va da Giordano a Mastella, non siano nemmeno arrivati al voto. Il governo e’ quasi caduto quando Andreotti ha lanciato un chiaro segnale omofobo. Questo governo non ha i numeri per fare passare i DICO, ma in questo governo c’e’ la Bonino della Rosa del Pugno, ci sono i socialisti, ci sono i verdi e i comunisti. Nessuno di loro ha minacciato di fare cadere il governo per i diritti di 4 froci e quindi considero TUTTO il centro sinistra responsabile di questo. Non Prodi. Non la Bindi. Non Fassino. Tutti, nessuno escluso.

E’ accaduto anche che su tutti i problemi del Paese piu’ importanti, nessuno, da sinistra, sia stato in grado di produrre ragionamenti dignitosi: energia, scuola, universita’. Si sentono gli eco dei no o vaneggiamenti sulla conversione ad energia solare di tutto il Paese. La politica non e’ un gioco, non e’ la gara a chi la spara piu’ grossa. La politica tiene i conti delle risorse e delle necessita’ del Paese e non puo’ dire no a tutto e nemmeno si’ a qualsiasi cosa. E’ vero che in questo momento il partito piu’ gay firnedly e’ la costituente socialista. E’ vero. Ed e’ bello che esista. Ma non basta. La battaglia da portare avanti deve essere trasversale e profonda: dal coming out quotidiano al dibattito politico sulla questione omosessuale, questione che non puo’ essere condotta solo da macchiette che fanno audience, ma da da persone di profilo completo (come Vendola per esempio).

Nessun diritto degli omosessuali passera’ senza il partito democratico(viviamo in democrazia…per sfortuna): questa consapevolezza deve essere il discrimine delle nostre volonta’: vogliamo morire sposati o incazzati?

Cosi’, tappandomi il naso sulla questione dei miei diritti e delle persone che con me fin dalla nascita condividono dolore e discriminazione, ho capito che se questo Paese ha una possibilita’ c’e’ l’ha in un grande partito progressista, leggero, non ideologico.

Lunedi’ i nomi vecchi di tanto burocrati riempiranno le fila della costituente del nuovo partito. E’ vero. Accanto a loro forse ci saro’ io, forse ci saranno tanti IMille (cervelli in fuga, giovani studenti, imprenditori, gente che prima di ora non aveva fatto politica e che non vuole farla per mestiere), ci saranno giovani che ho visto persino piangere in una riunione organizzativa perche’ avevano sperato di avere piu’ spazio. La meta’ saranno donne. Questa e’ la vera novita’ e malgrado io non sia affatto femminista ritengo che la femminilita’ (che non sono tacchi a spillo e fondo tinta) possa dare un’impronta diversa, grazie allo sguardo di ascolto e accoglienza che le donne hanno per natura. Le primarie hanno avuto e avranno il merito di avere creato molta aspettativa in giovani e donne.

In ogni collegio ci saranno almeno 5/6 liste. Di ognuna (tranne per i due outsider) e’ possibile che i capolista passino. Questo significa che a prescindere dalla battaglia per i candidati segretari, ognuno di noi puo’ scegliere delle persone migliori di altre.

Se lunedi’ questo partito non ci piacera’ sara’ anche colpa di chi a votare non ci e’ andato. Ma intanto sara’ cominciato (da lontano, lo so) un cammino inarrestabile. E’ certo che se questo partito riuscira’ con i suoi numeri ad emanciparsi da Dini e Mastella, nella prossima legislatura metteremo la prima pietra: una qualche schifezza di diritto, ma pur sempre un inizio. Il primo passo per il matrimonio.

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Countdown per il Partito Democratico. La vera sfida è sul web .

(Francesca Macciachini - Agenzia Radicale) A poche ore dal fatidico giorno, domenica 14 ottobre 2007, la macchina delle primarie è ormai pronta. Ed il countdown verso la nascita del Partito Democratico è agli sgoccioli, tra le ultime apparizioni mediatiche dei candidati alla segreteria, proposte e rilanci sul web, che ha giocato sicuramente un ruolo da protagonista in questa campagna elettorale.

E mentre i tre coordinatori del Comitato 14 ottobre, Mario Barbi, Maurizio Migliavacca e Antonello Soro si dichiarano fiduciosi - "Domenica sarà una grande giornata di partecipazione. Siamo certi che i tanti volontari garantiranno lo svolgimento delle operazioni elettorali nel massimo della trasparenza e della collaborazione" - la sfida all'ultimo sangue corre sul web.
Fra i "voterò perché..." di personaggi famosi come Michele Placido, Gad Lerner, Simona Izzo, Ricky Tognazzi, Giorgio Panariello, Claudia Gerini, Umberto Veronesi, Monica Guerritore, Gigliola Cinquetti, solo per fare qualche nome, emergono i pareri più istituzionali, come quello del Presidente del Consiglio Romano Prodi, che ricorda come finalmente domenica si raggiunga la meta iniziale dell'Ulivo, il grande progetto democratico, grazie al contributo popolare aperto e diffuso. Una meta che Rosy Bindi definisce "Una scelta di grande innovazione che segna una vera discontinuità con il passato". Mentre Mario Adinolfi mobilita il popolo del web che, attraverso tv, telefonini e YouTube, si è davvero espresso e continuerà certamente, con commenti post elettorali, a farsi sentire.

Jacopo G. Schettini invece, si "appropria" della strategia epistolare che il sindaco di Roma ha utilizzato per la sua campagna elettorale, scrivendo all'intero target elettorale, per indirizzare una lettera di auguri proprio a Veltroni ed un'altra agli elettori. Quest'ultima, con delle previsioni sulle primarie, che si conclude con un monito: "Occorre sempre ricordare che quando nel 1700 i Primi ministri britannici, come William Pitt erano già sotto scacco di giornali indipendenti e dell'opinione pubblica ben informata, noi avevamo il Marchese del Grillo e Benedetto XIV. Ora loro hanno la BBC, il Guardian ed i Laburisti. Noi ancora il Grillo, Benedetto XIV e i giornali meno venduti d'Europa. Fate voi...".
Enrico Letta infine, pensa a lungo termine, con "2020: Missione Compiuta", prevedendo per il 2008 la cancellazione del privilegio delle pensioni parlamentari, auspicando per il 2011 di un Pd aperto a tutti, fino a raggiungere, nel 2014, un livello d'età della nostra classe dirigente in linea con quello degli altri paesi dell'Ue, ed il baby boom nel 2017.

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