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lunedì 7 luglio 2008

Budapest. Tra molotov e cariche della polizia spunta il gay più bello e l'italiano era un poliziotto.

E così a Budapest tra le molotov lanciate dai neonazisti contro la polizia che tentava di allontanarli dal corteo del Gaypride per eviarne il contatto ed i relativi scontri che ne sarebbero derivati, insomma tra bombe, manganelli, fumo e urla, veniva eletto il "Mr Gay Europe 2008". Il vincitore è uno spagnolo (quest'anno fanno man bassa di tutto...) e i chiama Antonio Pedro Almijez. La gara ha visto sfidarsi concorrenti di 20 paesi diversi.
L'Italia era rappresentata da Fabrizio Caiazza, 33enne milanese ed ufficiale di polizia, stando alla sua scheda qui sotto.
Ce ne da conto con una galleria fotografica anche La Stampa.

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giovedì 12 giugno 2008

California. Secondo uno studio le unioni tra gay aumenteranno i posti di lavoro.

Lo studio e' stato condotto dalla Los Angeles School Law presso la University of California.
(Ansa) I matrimoni omosessuali in California aumenteranno i posti di lavoro e - in generale - faranno bene all'economia. Uno studio in tal senso e' stato condotto dalla Los Angeles School Law presso la University of California, ed ha accertato, sulla base di una proiezione ecnomico-matematica, che nell'arco di tre anni a partire da oggi saranno almeno 50mila le coppie gay che si sposeranno, e altre 68 mila voleranno in California da tutti gli Stati Uniti, con l'intenzione appunto di sposarsi, con conseguenti feste nuziali.

Tutto cio' fara' si' che intorno ai matrimoni gay si creera' un 'indotto' pari a 64 milioni di dollari, tutti spesi in fiori, fotografi, torte e banchetti, e si creeranno 2.200 nuovi posti di lavoro. Senza contare - sottolinea lo studio - l'effetto positivo in termini economici che i matrimoni gay avranno sul turismo. E nelle casse dello Stato entreranno tasse per 9 milioni di dollari.

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martedì 27 maggio 2008

Patacche. Pestaggio del Dj gay a Roma. Uno dei presunti aggressori avrebbe chiamato la sua vittima durante la diretta radio.

Ormai ai finti scoop gay.it e compagnia bella ci ha abituato tant'è che neppure i loro affezionati frequentatori li perdonano quando tirano delle sonore patacche. E' capitato ancora. Questa volta durante l'intervista telefonica ai danni di Christian Floris, il giornalista di radio Deegay aggredito la notte fra venerdì e sabato da due sconosciuti, il ragazzo ha ricevuto la telefonata da uno di loro. Timido, molto timido che non ha praticamente profferito parola per cui non è possibile sapere o immaginare si tratti di uno degli aggressori o meno. Un pò più di serietà non guasterebbe.
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L'intervista a Paolo Floris.

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Lo spezzone della presunta telefonata dell'aggressore.

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lunedì 24 marzo 2008

A Hollywood il bagnino è gay.

Vi ricordate i bagnini di "Baywatch"? Uno di loro si è dichiarato gay.
E' il biondone Jaason Simmons, l’attore australiano che per tre anni ha interpretato la parte di Logan Fowler. Lo ha rivelato in un’intervista di essere gay. Da 8 mesi fa coppia con l’attore irlandese John O’Callaghan; hanno adottato un bambino ugandese di 6 anni e contano di sposarsi in Canada, dove le unioni omosessuali sono riconosciute.

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martedì 12 febbraio 2008

Saranno Divine e Jodie Foster le "icone" del Torino Glbt Filmfest.

(Tuzone) Da Sodoma a Hollywood” Torino International GLBT Film Festival si avvia verso la XXIII edizione dal 17 al 25 aprile: si tratta della terza volta sotto il tetto del Museo Nazionale del Cinema per la gestione e l’organizzazione: 23 anni di ricerca di un cinema che esplora e costruisce l’immaginario gay. Grazie a uno sguardo acuto e sensibile, anno dopo anno il Festival è cresciuto diventando una delle principali finestre e occasioni di dialogo per la comunità glbt e il grande pubblico. Il Festival ha inoltre il merito di aver fatto conoscere in Italia le prime opere di registi come François Ozon, Gus Van Sant, Derek Jarman, Todd Haynes. Ecco alcune anticipazioni su alcune delle molte sezioni del Festival.

Concorso Internazionale
Tre sezioni competitive: lungometraggi, corti e documentari. Tre giurie internazionali (una per sezione) assegnano il Premio Ottavio Mai al miglior lungometraggio e un premio alla miglior opera delle altre sezioni. Per ogni sezione competitiva è previsto anche un premio del pubblico.

Panorama
Tre sezioni non competitive (lunghi, corti e doc) con la più recente e interessante produzione in pellicola e in video.

La Retrospettiva: “ j-ender: big bang love in Japan”
Il Festival presenta per la prima volta in EUROPA una retrospettiva che percorre, lungo le trame del genere e dei generi, la storia del cinema giapponese dagli anni 60 a oggi e di riflesso la cultura del Sol Levante.

Omaggio a Divine
A vent’anni dalla morte di Divine, icona per eccellenza del camp, scomparsa prematuramente a soli 43 anni nel 1988 (e già omaggiata indirettamente con i film di John Waters nel 2005) il Festival la ricorda attraverso l’immagine-regalo di Francesco Vezzoli e con la proiezione di un film di Paul Bartel, Lust in the Dust (1985), dove appare in coppia con Tab Hunter: fu il loro più grande successo.

EUROPA Mon Amour: “Fantasmas do amor”
Un viaggio in Portogallo, terra di confine d’EUROPA, territorio d’amore e di desiderio imprigionato. La scoperta di un cinema-garage, pre-almodovariano e fuori legge nei lavori di Óscar Alves, realizzati tra la metà e la fine degli anni settanta; il cinema degli anni ottanta, con i film di Joaquim Pinto, tra cui Onde Bate o Sol (1989) con Laura Morante, uno dei titoli più significativi della cinematografia portoghese queer, e Na pedra no bolso (1988), uno dei più belli; i fiammeggianti ritratti notturni di Paulo Rocha nel suo A Raíz do Coração (2000); fino a João Pedro Rodrigues, a Torino con O Fantasma (2000), uno dei più amati-odiati dalla comunità gay, e Odete (2005).

Voice Over
La sezione, nata tre anni fa per promuovere il cinema più sperimentale, anti-narrativo e la video-arte, dà spazio a una serie di artisti e registi di fama internazionale, del passato e del presente, il cui lavoro analizza i vari aspetti e caratteri dell’identità queer.

Jodie: un’icona
Una serata dedicata al talento di Jodie Foster, attrice capace da sempre di incarnare un’icona lesbica pur non avendo mai interpratato film aesplicita tematica. Il documentario di Pratibha Parmar Jodie: An Icon racconta come questo sia avvenuto nel corso di più di trent’anni di carriera.

INFO:
www.tglff.com

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16 Febbraio 2008, a Milano "Diversità sessuale e teologia in America Latina".

La teologia latinoamericana da tempo si misura sulla Diversità sessuale attraverso la teologia della liberazione, i cui capisaldi sono il pensare Dio a partire dal povero (il cui volto viene identificato nelle vittime dell'esclusione morale) e riflettendo in maniera critica su certi modelli di chiesa che esclude.
Il Dossier Diversità sessuale e teologia in America latina , edito dalla rivista Confronti, che raccoglie queste nuove voci e l'esperienze di una teologia proveniente dalle periferie ecclesiali dell’America latina sarà presentato Sabato 16 Febbraio 2008 alle ore 17.00 presso Libreria Claudiana di Milano da Mauro Castagnaro (curatore del dossier), Anne Zell (pastora valdese) e dal Gruppo del Guado - Cristiani Omosessuali di Milano.

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mercoledì 6 febbraio 2008

In Sardegna. A settantasei anni e coltello alla mano violenta un ragazzo di sedici anni.

Assemini, in manette il facoltoso ex socio della discoteca Eurogarden. Sotto la minaccia di un coltello l’ha fatto salire sull’auto.

(Alessandra Sallemi - La Nuova Sardegna) Un uomo di 76 anni, Basilio Trudu, da domenica pomeriggio è in cella con l’accusa di aver violentato per un’ora nella campagna di Assemini un ragazzo di 16 sotto la minaccia di un coltello. Secondo l’accusa, quando l’ha riportato in paese per scaricarlo in via Sardegna, a 50 metri da dove l’aveva sequestrato, il vecchio gli avrebbe sparato in faccia anche un’altra minaccia: «Se parli coi tuoi genitori t’ammazzo, tanto noi ci rivediamo di sicuro».
Ma il ragazzino, pur impaurito e in lacrime, non stava pensando ai genitori: è andato dritto dai carabinieri che, dopo averci parlato un poco, mentre cominciavano le ricerche del bruto, l’hanno accompagnato in ospedale per farlo curare. Il ragazzino piangeva ma era lucido e ha descritto parecchi particolari che hanno portato i carabinieri in casa di Trudu, facoltoso e molto conosciuto perché è stato socio dell’Eurogarden, una delle discoteche più grosse della Sardegna meridionale, fra le prime ad aprire durante il boom della discomusic negli anni Settanta, oggi è chiusa.
L’adolescente non conosceva il suo aggressore, un uomo con i capelli bianchi che l’aveva cacciato dentro la sua auto, una Mercedes, intorno alle 18.30 nella via Sassari, mentre lui stava tornando a casa dopo un pomeriggio trascorso in una delle feste di parrocchia organizzate per il carnevale.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri della stazione di Assemini guidata dal maresciallo Eugenio Lampis, il ragazzino sarebbe stato bloccato per strada contro l’auto dall’uomo il quale, nonostante l’età, viene descritto come una persona forte. L’uomo aveva in mano un coltello a serramanico di grosse dimensioni, arma che dal racconto del ragazzo si è capito aver avuto un ruolo determinante nella violenza: Trudu non avrebbe mollato il coltello neppure un attimo e in campagna l’avrebbe continuamente punzecchiato per non fargli passare la paura e approfittare di lui.
Ad Assemini, Trudu l’avrebbe afferrato sul marciapiede, dove in quel momento non passava nessuno. Secondo l’accusa l’ha sbattuto contro la macchina che aveva la portiera aperta e l’ha cacciato dentro serrando gli sportelli col telecomando. Ha raggiunto il posto di guida, è salito tenendo sempre il coltello saldamente in mano contro il viso della vittima e poi è partito, non senza aver bloccato gli sportelli, comando che poteva azionare soltanto lui dal posto di guida.
Il viaggio fin troppo lungo è finito dietro il supermercato Emmezeta, fuori dal paese e dall’altra parte della statale 130 nel comune di San Sperate. La violenza è avvenuta lì, il ragazzo l’ha descritta tutta. Alla domanda inevitabile, vista l’età di tutti e due, «com’è che non sei scappato?», ha risposto di averci provato più di una volta, ma l’aguzzino lo teneva stretto col coltello puntato al collo e alla fine s’è ritrovato di nuovo sulla strada di casa, affranto e disperato, ma vivo. Davanti all’ultima minaccia («se parli...»), quasi da copione, il ragazzino ce l’ha fatta a superare tutto, anche il timore di essere seguito dal bruto. I carabinieri gli hanno aperto la porta che non erano ancora le 20.30. La famiglia lo stava cercando ovunque, gli amici erano stati raggiunti da telefonate: «L’hai visto?». E tutti dicevano: «Sì ma è andato via dopo le 18...».
Il maresciallo Lampis l’ha ascoltato, i particolari non mancavano e si è deciso di portare il ragazzo all’ospedale, per cure ed esami. Ma intanto si è cominciato a cercare l’uomo coi capelli bianchi e la Mercedes connotati che, sommati ad altri, hanno convinto i carabinieri a indirizzarsi verso Trudu. C’è riserbo attorno ad alcuni particolari, si sa soltanto che in macchina è stato trovato il coltello descritto dal ragazzo. L’uomo è a Buoncammino, in stato di fermo e in attesa di convalida da parte del gip, il giudice per le indagini preliminari.
Le accuse: sequestro di persona, violenza sessuale, minacce gravi, porto abusivo di un coltello a serramanico. Ma la vicenda non è finita con la violenza interamente compiuta sul povero ragazzo. E’ detto in modo esplicito nella nota diramata dagli inquirenti come non si escluda che l’arrestato possa essere responsabile di altre violenze, forse mai denunciate dalle vittime per paura di ritorsioni. Da qui l’invito rivolto alle eventuali vittime affinché si facciano avanti e vadano alla stazione dei carabinieri di Assemini.
L’uomo è residente a Pula, dove possiede una villa, e ha casa anche ad Assemini, dove abita la sua famiglia. E’ nato ad Assemini e lo si vedeva spesso in giro in strada

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lunedì 4 febbraio 2008

Gay, Iran, Seimila firma per fermare la condanna a morte di Hamzeh e Loghman. Ne occorrono altre.

(Imgpress) La petizione lanciata dal Gruppo EveryOne per la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour (www.petitiononline.com/irangay), i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano, il 23 gennaio scorso con le accuse di “Mohareb” (nemici di Allah) e “lavat” (sodomia) – reati per i quali, secondo il codice penale iraniano, è prevista la pena di morte –, ha raggiunto in pochi giorni oltre 6.000 firmatari da tutto il mondo. La mobilitazione, sostenuta anche da Nessuno Tocchi Caino e dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, cresce di minuto in minuto, raggiungendo media, blog e siti web di tutto il mondo. “Ci auguriamo” dicono i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau “che le Nazioni Unite si mobilitino quanto prima per evitare un’ennesima tragedia. La vita di Hamzeh e Loghman è in bilico, e la probabilità della loro salvezza è minima. Tuttavia” tengono a precisare gli attivisti “la vicenda di Hamzeh e Loghman non deve passare inosservata. Il regime di Ahmadinejad ha già oppresso troppe vittime innocenti: dissidenti, omosessuali, giornalisti alla ricerca della verità, attivisti per i diritti umani, uomini e donne, ragazzi e ragazze, accusati di reati assurdi e usati come capri espiatori di una follia fondamentalista”. E’ di ieri la notizia (fonte agenzia iraniana Irna) che il capo supremo della magistratura iraniana, l'ayatollah Mahmoud Hashemi – destinario anche lui delle petizione del Gruppo EveryOne – ha stabilito tramite decreto che le esecuzioni in Iran non si terranno più pubblicamente. Il decreto prevede inoltre la messa al bando della pubblicazione di fotografie e della trasmissione di immagini relative alle esecuzioni. Il Gruppo EveryOne chiede aiuto ai media nazionali e internazionali affinché diffondano le voci della verità, della libertà, della pace e della giustizia, condannando apertamente le azioni repressive perpetrate dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che si configurano ogni giorno di più come un crimine contro l’umanità di proporzioni incalcolabili. “Ci affidiamo all’Alto Commissario per i Diritti Umani Louise Arbour,” concludono i rappresentanti del Gruppo “alla sua sensibilità e al suo senso di giustizia, affinché vengano espresse indignazione e una dura condanna internazionale per quanto sta accadendo”.

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venerdì 18 gennaio 2008

Glbt: Gay, lesbiche, bisex e trans... marketing e comunicazione.

(Emmegipress) Le ricerche di mercato non riescono a stimare quanti sono i gay in Italia, considerando che per saperlo bisogna oltrepassare la cortina protettiva della privacy; però sembra che la popolazione «Glbt» (gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) oscilla tra i 1,5 milioni e i 4 milioni di persone.

E nel resto del mondo ?

La comunità spagnola, supera di poco i 2,6 milioni; quella britannica è di 3,6 milioni di persone. Gli americani gay sono 19 milioni, con un potere d'acquisto intorno agli 800 miliardi di dollari l'anno (oltre 547 miliardi di euro). In tutto il mondo, invece, ci sarebbero almeno 45 milioni di gay su una popolazione complessiva intorno ai 6 miliardi d'individui.

Le marche che fanno pubblicità all'estero su misura e con protagonisti gay sono: Nokia, American Express, Fiat e ancora Lufthansa o Lancome, Volvo, D&G, gli alberghi Holiday Inn e Ikea.

Il paradosso del marketing è, però, il marchio di convergenza: pensato per o fatto proprio dalla comunità gay, ma sdoganato dalla società. Una conferma? Il numero di eterosessuali che conosce la canzone dei Village People, Ymca.

In Italia, comunque, c'è già chi ha iniziato a segmentare i prodotti, per dare a ogni marca il posizionamento che preferisce e aggirare così temute definizioni.

I clienti eterosessuali finiscono spesso per appropriarsi di stili di abbigliamento gay friendly, sia per emulazione sia per per assuefazione. Seguono i prodotti funzionali, come quelli di agenzie turistiche o d'incontri personali dedicati al target «Glbt», tagliati su misura per il segmento ma certe volte rifiutati perché segno di ghettizzazione sociale, e infine quelli simbolici. Come Gucci, Prada, Alessi, Bmw-Mini o Coca-Cola che spingono sull'idea di appartenenza, autoidentificazione, piacendo a entrambi gli schieramenti perché cavalcano i binomi lusso-esclusività, trash-eccesso oppure originalità-orgoglio da trendsetter.

In conclusione, quale risultati ci sono ? In Italia le aziende non fanno marketing, salvo casi sporadici. Il motivo ? Le loro iniziative all'estero non hanno raggiunto gli obiettivi economici attesi.

fonte: Brokeback MOTEL

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lunedì 14 gennaio 2008

La bambinificazione genitoriale dei gay.

(Cadavrexquis) Padri e madri italiani cercano di trattenere il più a lungo possibile i figli nel loro ruolo di figli. Superata un'età in cui è indecoroso essere considerati ancora alla stregua di minorenni da essere accuditi, ci sono uomini grandi e grossi che vengono salutati dalla mamma italiana con frasi del tipo "il mio bambino!", accompagnate dall'occhio umido e da ricatti nemmeno troppo sotterranei se il bambino in questione cerca di sottrarsi a questo abbraccio mortale. Tuttavia c'è un momento in cui anche i genitori più ostinati sono costretti a rassegnarsi alla realtà delle cose: i loro figli sono diventati adulti. In genere questo momento coincide con il matrimonio e, in Italia, con l'uscita di casa degli adorati pargoli. Il figlio viene riconosciuto in quanto adulto - anche se di malavoglia - quando crea la sua famiglia. Vittime designate di una perenne bambinizzazione sono invece i gay. Il figlio che non si sposa e non forma una famiglia (in senso tradizionale) - anche perché per legge non gli è consentito farlo - viene, a maggior ragione, fagocitato dalla famiglia d'origine: mamma e papà hanno una scusa in più per vedere in lui il bambino che non è più. (Tra l'altro, un riconoscimento pubblico delle unioni gay - e delle relative famiglie che ne risulterebbero - servirebbe anche, in certa misura, a rendere adulti i gay stessi, innanzitutto ai loro stessi occhi, oltre che a quelli dei genitori). Di riflesso, lo sguardo dei genitori inchioda il figlio a una perenne infanzia, tanto che lui stesso finisce a volte per convincersene e non di rado si comporta di conseguenza. Il figlio omosessuale, anche se è uscito di casa e vive la sua vita indipendente, non è ancora un adulto vero e proprio, ma resta una propaggine, un'estensione dei genitori. La sua autonomia non è presa sul serio: siccome non si è formato a sua volta una famiglia, l'unico ruolo in cui può essere incastrato è quello di figlio. Figlio minorenne, il mio bambino, insomma. Lo avranno notato in prima persona tutti quei gay che, vivendo lontano dalla famiglia d'origine, vi rientrano per le feste comandate e sono circondati da fratelli, cugini o parenti vari accasati e quindi, ipso facto, "adulti", mentre loro no, restano sempre "figli di". E' anche per questo motivo che ai più sensibili - e permalosi - tra di noi sono particolarmente invise le feste comandate: perché accade qualcosa che ci risucchia verso le nostre origini, bambinificandoci, un po' come accade al protagonista di Ferdydurke, il romanzo di Witold Gombrowicz, che una mattina si sveglia ed è di colpo trattato da tutti come se fosse un bambino. Questo è un vulnus di cui fatichiamo a liberarci, perché ci resta attaccato addosso, come un odore fastidioso o come una seconda pelle. E' vero, almeno in parte, che, così come veniamo percepiti, noi ci percepiamo a nostra volta, sicché occorre uno sforzo in più per uscire da questa coazione a ripetere. Soprattutto in un paese familista come il nostro, dove la tendenza delle famiglie a fagocitare gli individui è comunque molto forte. Così, molto spesso, quando faccio qualche nuova conoscenza - e tasto il terreno per capire se questa conoscenza possa svilupparsi in una relazione - mi sorge il dubbio di non avere conosciuto una persona adulta ma il "figlio di sua madre" o di essermi imbattuto in un'offerta del tipo "paghi uno (un uomo) e prendi due (l'uomo e sua madre o suo padre)": insomma, il mio uomo ideale è quello la cui mente non è colonizzata in modo permanente dai genitori e che perciò non sente il bisogno di vedere mammà ogni fine settimana. Quella che in questo paese bisogna ingaggiare è una battaglia culturale. Se è vero che per diventare adulti bisogna, metaforicamente, uccidere il padre e la madre, è altrettanto vero che anche i genitori devono, a loro volta, uccidere i figli per consentire loro di crescere. E se non sanno farlo da soli, bisogna aiutarli in quest'impresa rifiutando, in primo luogo, di farsi trattare da bambini - anche se questo comporta la perdita di alcuni piccoli privilegi e comodità.

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